sabato 31 ottobre 2009

Taranto amara

Colangeli e la fuga da Taranto-Marpiccolo: andarsene è come partecipare all'Erasmus
L'attore romano sul film girato nella città pugliese: «Il protagonista non scappa, vuole solo sopravvivere»


TARANTO - Una città anche bellissima ma in cui «dell’inquinamento se ne sente l’odore, se ne vede il colore, è cosparsa ovunque di una polvere rossa, che entra negli occhi». Così Alessandro Di Robilant descrive Taranto, che per la presenza dell’impianto siderurgico dell’Ilva «è la terza città più inquinata d’Europa». È dove ha ambientato Marpiccolo, storia di scelte sbagliate, ribellione e voglia di fuga di un adolescente (Giulio Beranek), in uscita il 6 novembre in 30-50 copie distribuito da Bolero.
Il film, tratto dal romanzo Stupido di Andrea Cotti (Rizzoli), che ha nel cast Michele Riondino, Valentina Carnelutti, e Giorgio Colangeli, è stato in concorso nella sezione Alice nella Città al Festival del film di Roma. «Marpiccolo non è solo un film di denuncia su Taranto, ma come il libro racconta la vita in quartieri difficili, che in Italia sono tanti» precisa il regista. «Inizialmente - spiega - la sceneggiatura non aveva un’ambientazione. Poi un giorno sono passato per Taranto e mi ha molto colpito. È una città greca bellissima, con anime contrapposte, ferita da tante cose fra cui la presenza dell’Ilva».
La pellicola ruota intorno a Tiziano, 17 anni, che vive con la madre(Anna Ferruzzo) e la sorellina a Taranto, nel degradato quartiere Paolo VI. Il padre del ragazzo, schiavo del videopoker, si è indebitato fino al collo con il giovane boss locale, Tonio (Michele Riondino). Per ripagarlo, Tiziano accetta di lavorare per lui, compiendo scelte sempre più disperate. La speranza di ricominciare, magari altrove, gli arriva dall’amore per la coetanea Stella (Selenia Orzella), da un’insegnante che con lui non si arrende (Valentina Carnelutti) e da un educatore (Giorgio Colangeli) incontrato dietro le sbarre. «Il film mostra come in una situazione di degrado, la comunità non sia umiliata e offesa ma molto viva, con donne straordinarie capaci di reggere realtà difficilissime».
Per il bravissimo esordiente tarantino Giulio Beranek, 21 anni (un passato da calciatore, ora lavora come giostraio) «il mio personaggio è realissimo. Anche oggi l’unica via d’uscita per un ragazzo di determinati quartieri di Taranto è andare via, per non stare a contatto con certi soggetti e ambienti. Bisognerebbe dare ai giovani nuove possibilità di lavoro e studio per restare, perchè se i buoni se ne vanno, la gente che rimane è sempre la stessa». È d’accordo con lui Giorgio Colangeli: «Il film è positivo e ottimista, questo è il suo vero coraggio. Quella di Tiziano non è una fuga ma una strategia di sopravvivenza, è come un Erasmus (il programma universitario che consente periodi di studio e soggiorno all’estero, ndr). Andare in un posto dove forse si vive meglio, gli consentirà, una volta rientrato, di vedere meglio la propria realtà». (Corriere del Mezzogiorno)

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