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martedì 26 agosto 2014

IPASSENNATO

Ilva: emissioni Ipa al 99,4%, ecco la prova che Peacelink non farnetica


Se date un’occhiata a questo video vi renderete conto di cosa significa vivere e respirare nel quartiere Tamburi di Taranto quando il vento viene dall’area dell’Ilva. All’alba di oggi  il quartiere Tamburi era in buona parte “avvolto” dagli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici), che sono inquinanti potenzialmente cancerogeni. Gli Ipa nel 2009-2010 – in quel quartiere accanto al quale sbuffano le cokerie (fonte di Ipa) – si erano attestati attorno alla media di 20 nanogrammi a metro cubo. I valori che vedrete nel filmato, girato oggi da Luciano Manna, sono di gran lunga superiori, e – oltre che trascritti con la penna sul blocco note – sono andati a finire nella memoria elettronica dell’analizzatore portatile utilizzato da PeaceLink.
Ma proprio sul monitoraggio degli Ipa a Taranto PeaceLink si è presa una solenne bacchettata dal direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato. “Quelle di PeaceLink sono farneticazioni”, ha dichiarato. Aggiungendo con disappunto: “C’è un’organizzazione ambientalista che fa del terrorismo psicologico il suo strumento di penetrazione”. Va tuttavia sottolineato che i dati diffusi negli scorsi giorni da PeaceLink non erano stati rilevati con l’analizzatore portatile che vedete nel filmato. I dati diffusi da PeaceLink erano invece rielaborazioni ottenute partendo da dati dell’Arpa stessa e utilizzando un modello matematico sempre dell’Arpa Puglia.
PeaceLink non aveva fatto altro che aggiornare al 2014 il modello matematico che stava alla base del rapporto Arpa del 4 giugno 2010, da cui nacque la furibonda girandola di telefonate e di intercettazioni della Procura in cui è finito anche Vendola. Aggiornando i dati di quel modello matematico, PeaceLink aveva fornito una notizia: Ilva, anche solo con 4 cokerie attive su 10, continua a emettere il 99,4% di tutti gli  Ipa censibili a Taranto. Questa altissima percentuale spiega perché a Taranto siano così importanti gli Ipa e perché la gente da tempo guardi con apprensione i dati di queste sostanze potenzialmente cancerogene e genotossiche, fra cui il pericolosissimo benzo(a)pirene. Questa è anche la ragione per cui PeaceLink si è “armata” dello strumento di misurazione in dotazione di Arpa.
E tuttavia – come già detto – quello che ha fatto discutere negli scorsi giorni non sono state le misurazioni di PeaceLink ma quelle di Arpa, risultate per gli Ipa particolarmente elevate: 28 nanogrammi a metro cubo nella centralina in via Orsini (a poca distanza dall’Ilva). Il valore di 28 nanogrammi a metro cubo e un dato superiore a 20 nanogrammi a metro cubo, ossia il valore registrato nella centralina del quartiere Tamburi di via Machiavelli nel 2009-2010 quando scoppiò lo il problema “benzo(a)pirene”. C’è da preoccuparsi? No, è solo colpa del traffico, non dell’Ilva, ha messo le mani avanti il direttore generale dell’Arpa Puglia.
Quella centralina tuttavia va detto che avrebbe lo scopo di monitorare il processo di diffusione degli Ipa provenienti dalla cokeria, fornendo misurazioni seriali dettagliate e continue (in gergo tecnico si parla di “alta risoluzione temporale”). La posizione è stata scelta in un tavolo tecnico a cui partecipava Arpa. I dati di quella centralina – deputata a controllare l’Ilva – non possono però essere usati da PeaceLink perché darebbero valori eccessivi e indurrebbero a “farneticazioni”. Questa è la posizione in buona sostanza del professor Assennato che ha dichiarato: “Che piaccia o no in via Orsini c’è un problema  locale specifico che non ha niente a che fare con le emissioni del siderurgico. Quella di Marescotti è pura propaganda ideologica. Purtroppo, però, ottengono più riscontro le sue farneticazioni che le nostre valutazioni scientifiche. E’ una cosa che Taranto pagherà per secoli”.
Per curiosità io e il fotoreporter Luciano Manna oggi ci siamo svegliati presto e siamo andati in via Orsini per controllare questa autorevole dichiarazione. Armati di analizzatore Ipa, telecamera, macchina fotografica e smartphone per controllare il meteo, ci siamo appostati monitorando la situazione. E dobbiamo dire che il direttore generale dell’Arpa Puglia ha ragione. Abbiamo registrato picchi altissimi dovuti a veicoli molto inquinanti, assieme a momenti in cui i valori erano ben inferiori. Conclusione: l’Arpa ha lasciato malamente posizionare una centralina in mezzo a due distributori di benzina, ad un’arteria di traffico non indifferente e non distante dal punto in cui stazionano gli autobus urbani, molti dei quali diesel. In quel punto non andava messa nessuna centralina degli Ipa finalizzata al controllo dell’Ilva. E ci chiediamo come mai l’Arpa abbia fatto un simile errore. In quel punto abbiamo registrato una media di 87 nanogrammi a metro cubo di Ipa.
Ma siccome siamo curiosi, abbiamo fatto anche altre misurazioni nelle case più vicine all’Ilva, quelle di via Lisippo ad esempio. Lì  i valori erano addirittura superiori: ben 90 nanogrammi a metro cubo. Nelle condizioni meteo odierne (vento da Ilva) nel 2009-2010 si registravano tra i 20 e i 28 nanogrammi a metro cubo nella centralina di via Machiavelli (Tamburi). Oggi invece abbiamo registrato concentrazioni tre-quattro volte superiori in condizioni meteo simili. Questo non significa che la situazione sia peggiorata rispetto a quattro anni fa, ma solamente che se ci si avvicina al muro di cinta dell’Ilva i dati solo molto alti, e – come documenta il video - non sono “farneticazioni”.
Della questione si è occupato anche Antonia Battaglia su MicroMega. L’articolo è consultabile qui. (Marescotti - FQ)

sabato 23 agosto 2014

Calura d'agosto: a Taranto o a Bari?

Inquinamento e Ilva «Allarme su emissioni? Sono farneticazioni»

«Sono farneticazioni». La scienza, o meglio la struttura scientifica, contraddice l'ambientalismo. E si ripropone la guerra di numeri e di interpretazioni tra l'Arpa Puglia e l'associazione Peacelink, che nei giorni scorsi ha fornito uno studio autonomo ed aggiornato sui livelli di Ipa. Il direttore generale dell'Agenzia regionale di protezione ambientale, Giorgio Assennato, interpellato dalla Gazzetta, risponde con fastidio alle «elucubrazioni - dice - di Marescotti». Non vuole scendere nel dettaglio delle argomentazioni tecniche ma bolla come «propaganda» la versione degli ecologisti.
Professore, ritiene attendibili questi dati che attribuiscono all'Ilva il 99,4% delle emissioni Ipa? «Non voglio nemmeno commentarli. Mi rifiuto di farlo perchè non attengono ad osservazioni scientifiche ma al mondo della propaganda. Eventualmente l'Arpa farà delle osservazioni strutturate con il centro regionale di qualità dell'aria. Francamente non ci sto al gioco al massacro fatto di propaganda e cattiva informazione successiva. L'Arpa dimostrerà abbondantemente il vuoto culturale che sta dietro le osservazioni di Marescotti».
Dal punto di vista tecnico ritiene di fare delle osservazioni? «Non c'è nulla di tecnico perchè Marescotti è un professore di liceo, faccia il suo mestiere. Lui può dire quello che vuole, capisce di avere le sponde mediatiche che amplificano le sue farneticazioni. Considero umiliante dal punto di vista professionale rispondere al professor Marescotti» .
È giusto, però, interpellare “l'altra campana...”. «Non c'è un'altra campana. C'è un organo tecnico che ha una sua struttura, un suo direttore, e poi c'è un'organizzazione ambientalista che fa del terrorismo psicologico il suo strumento di penetrazione. Lui usa le sue campane, noi abbiamo le nostre trombe».
La prima domanda che rivolge Marescotti è: perché quello studio dell’Ipa che tanto rumore aveva fatto nel 2010 non è stato aggiornato? «Ma di quale studio si tratta? Noi facciamo rapporti continui sugli Ipa e il benzo( a)pirene a Taranto. Ma di cosa stiamo parlando, mi scusi? Stiamo scherzando? Noi siamo un organo tecnico scientifico che opera ogni giorno per controllare, monitorare e informare. Non siamo uno strumento demagogico di disinformazione di massa».
Pur diminuendo gli Ipa per la riduzione degli impianti dell’Ilva, il quantitativo di 3500 kg l’anno è considerato sempre elevato. A Genova, dice Marescotti, fu tra le conseguenze della richiesta di trasferimento dell’area a caldo. «Ma questo è un delirio. La chiusura dell'area a caldo di Genova fu imposta dalla magistratura e sciaguratamente l'Ilva aveva Taranto su cui contare».
Il raffronto che pone l’associazione ambientalista sui livelli di Ipa tra il 2010 e il 2014 riguarda il rione Tamburi, ma lo studio di quattro anni fa si riferiva alla centralina di via Machiavelli e quello attuale alla rilevazione in via Orsini. Il paragone è possibile? «Noi abbiamo due centraline per la qualità dell'aria in via Archimede e in via Machiavelli, che sono quelle storiche. Poi, dopo, come è noto siamo riusciti a obbligare l'Ilva a fare di più rispetto a quello che faceva a Cornigliano con centraline di controllo dentro il perimentro. Lì loro hanno aggiunto, secondo me erroneamente, quella di via Orsini su cui noi abbiamo fatto approfondimenti di tipo scientifico anche con il supporto dell'Università di Bari. C'è una situazione diversa rispetto a via Archimede e via Machiavelli verosimilmente per la presenza di sorgenti locali come il traffico. Noi stiamo continuando a fare approfondimenti. Quella di via Orsini non è una centralina di qualità dell'aria per i Tamburi, ma fa parte della rete Ilva per il controllo dell'impatto. Dal punto di vista degli indicatori di qualità dell'aria che noi utilizziamo per il benzo(a)pirene e comunque dai dati che abbiamo in via Machiavelli il livello è bassimissimo, uguale a quello riscontrato nel resto della città. Questa è una situazione temporanea e va garantito ai cittadini che rimanga negli anni e non raggiunga livelli peggiori». (GdM)

giovedì 3 luglio 2014

Andiamo tutti a vivere nell'Ilva!

Ilva, sei volte meno inquinata della città di Taranto

Record positivo dell’Ilva di Taranto: la cokeria praticamente non inquina più.
La cokeria era sul banco degli imputati, la raccontavano come un reparto malsano. E invece ora dobbiamo dire che è cambiato tutto.
Gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) non hanno più il loro centro di diffusione nella cokeria dell’Ilva.
E’ la città che inquina l’Ilva. E – udite udite – fra tutti i posti dell’Ilva, la cokeria è diventato il più sano e pulito.
Nell’Ilva nel giro di pochi mesi è stata smentita la letteratura tecnico-scientifica che aveva sempre considerato la cokeria il posto più inquinato e più inquinante di un’acciaieria. Guardate qui, è un vero miracolo, i numeri parlano chiaro:
 
Cokeria IPA 2 
Direzione  IPA 8 
Meteo Parchi IPA 5 
Portineria C  IPA 5 
Riv1  IPA 7 
Tamburi  IPA 12 
I numeri sono in nanogrami a metro cubo. E’ tutto online sul sito dell’Arpa Puglia. I dati sono quelli del 1° luglio 2014, i più aggiornati.
La cosa che rincresce è che il miracolo potevano farlo prima, evitando che Vendola andasse sotto inchiesta e patisse 7 ore di interrogatorio.
Dovete sapere che dentro gli Ipa si annida quel micidiale benzo(a)pirene cancerogeno che – riferiva Archinà ai Riva – avrebbe fatto infuriare Vendola. “Così com’è l’Arpa Puglia può andare anche a casa perché hanno rotto”.
E il nodo erano proprio quei malefici nanogrammi. Vendola era proprio preoccupato per tutti quegli Ipa e per quel benzo(a)pirene. Nel 2010 infatti uno zelante rapporto Arpa datato 4 giugno accusava l’Ilva di essere la fonte da cui proveniva il 99% degli Ipa del quartiere Tamburi. La sola cokeria emanava il 98% del benzo(a)pirene presente in quel quartiere, secondo quel rapporto Arpa che è poi diventato un punto nevralgico dell’inchiesta giudiziaria.
Dopo quattro anni da quel rapporto, ora tutto si è ribaltato.
Grazie al miracolo, Ilva ha ora valori di Ipa sei volte inferiori della città.
Non è una burla: sono dati ufficiali.
Cosa mai vista in nessuna parte del mondo. Pur non rispettando l’autorizzazione Aia, l’Ilva ottiene risultati migliori di altre acciaierie che rispettano l’Aia.
Edo Ronchi, responsabile del piano ambientale dell’Ilva, ne va giustamente orgoglioso. “I dati – sono parole di Ronchi – non li invento io, sono quelli dell’Arpa. E se dicono che i tarantini godono dell’aria tra le migliori d’Italia, c’è da crederci”.
Ma la Divina Provvidenza ha fatto ancora di più: fra tutti i tarantini ha scelto di portare la sua grazia fin fra gli operai della cokeria. Con soli 2 nanogrammi a metro cubo di Ipa (a cui corrisponde zero benzo(a)pirene) non solo lavorano ma hanno il privilegio di vivere in un’oasi di benessere. Vivere con aria così buona non è da tutti. Quei lavoratori fortunati non avranno bisogno di una mascherina antismog, al limite la regaleranno a casa ai loro meno fortunati figlioli. (Marescotti - FQ)

Accade oggi a Taranto: il vento proviene dall'area industriale e l'inquinamento aumenta

Vi presentiamo le misurazioni effettuate stamattina da PeaceLink con l'analizzatore portatile Ecochem PAS 2000 CE
Questa è la foto dell'aria pessima misurata stamattina con l'analizzatore IPA.
QUALITA' DELL'ARIA PESSIMA IN CITTA'.

IL VENTO PROVIENE DALLA ZONA INDUSTRIALE A 10 KM/H.
In questo momento, a 5 chilometri dall'ILVA, gli IPA cancerogeni oscillano fra i 20 e i 30 nanogrammi a metro cubo.
Se potete, portate al mare i vostri figli.
Il cielo appare così.
Questa è la foto dell'aria pessima misurata stamattina con l'analizzatore IPA.

PeaceLink è dotatata di un analizzatore portatile di IPA, modello Ecochem PAS 2000 CE, identico a quello utilizzato da ILVA e ARPA, con il quale ha condotto una costante rilevazione degli IPA a Taranto.
Questi sono i dati raccolti stamattina (centro abitato sottovento rispetto all'area ILVA) e comparati con quelli racconti ieri (centro abitato sottovento rispetto all'area ILVA).
Il primo grafico (solo colonne rosse) rappresenta 25 misurazioni effettuate in mattinata oggi in un luogo privo in interferenze confondenti.
Questi sono i dati IPA misurati stamattina (25 campionamenti). Calcolati in nanogrammi/metrocubo.
Confrontando le misurazioni degli IPA effettuate ieri a 5 km dall'Ilva con quelle effettuate oggi (entrambe nella zona Bestat, via Dante, lontane dal traffico) si può notare la netta differenza delle concentrazioni quando l'abitato è sopravento (colonne blu) e quando è invece sottovento (colonne rosse).
Queste misurazioni contrastano con le dichiarazioni di Edo Ronchi, subcommissario dell'ILVA che si occupa del Piano Ambientale, secondo il quale a Taranto vi sarebbe un'ottima qualità dell'aria.



Questa è la comparazione fra ieri (città sopravento) e oggi (città sottovento rispetto alla zona ILVA). La differenza la fa la direzione del vento.
Interessante il terzo grafico che compara le concentrazioni di IPA di oggi con quelle riscontrabili in una stanza dove è stata fumata una sigaretta.
Le colonne rosse sono le misurazioni di oggi, le colonne blu sono quelle relative al fumo passivo.
In questo ultimo caso alcune misurazioni sono comparabili con il fumo passivo di sigaretta.

Sulle ordinate (asse verticale) i valori sono riportati nell'unità di misura nanogrammi/metrocubo (ng/m3).
Superando il valore di 20 ng/m3 di IPA è altamente probabile che venga superata la soglia di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene. (Daniele Marescotti - Peacelink)
Questa è la comparazione fra l'aria che vedete nella foto e gli IPA del fumo passivo di una sigaretta.

venerdì 28 marzo 2014

Il miracolo di Sant'ARPA?

Ecco come a Taranto l'ozono ha fatto miracolosamente crollare il benzo(a)pirene

COMUNICATO STAMPA DI PEACELINK


Dal 2010 al 2013 il benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi di Taranto è "crollato" da 1,8 a 0,18 nanogrammi a metro cubo.
E' stato un crollo clamoroso che nessuno si aspettava, anche perché la letteratura scientifica non aveva rilevato nel mondo casi di cokerie che, pur dotate di BAT, consentissero nel raggio di 1200 - 1700 metri una diminuzione della concentrazione di benzo(a)pirene sotto la soglia di 1 nanogrammo a metro cubo.
Il dato del quartiere Tamburi (0,18 ng/m3) è risultato paradossalmente il migliore in città per il benzo(a)pirene e l'ARPA ha evidenziato questo risultato come un importante punto di arrivo dell'attenzione nella gestione dell'Ilva.
I nuovi dati sul benzo(a)pirene annullerebbero le differenze fra i quartieri di Taranto, facendoli convergere tutti su un unico valore medio oscillante attorno a 0,2-0,3 ng/m3. E' un valore decisamente basso se confrontato con quello di altre citta'. Praticamente a Taranto non vi sarebbe più una fonte emissiva tale da determinare pericolo. L'Arpa certifica che non vi e' piu' un aumento del benzo(a)pirene se ci si avvicina all'ILVA.
Questo è un risultato stupefacente se si considera che l'ARPA - scatenando una girandola di telefonate intercettate dalla Procura - aveva valutato nel 2010 che il 98% del benzo(a)pirene del quartiere Tamburi proveniva dalla cokeria ILVA.
Ma come è stato possibile ottenere questo azzeramento completo del problema, risultato che ha dell'eccezionale se si considera il punto di partenza disastroso?
Come mai assistiamo a questo miracoloso calo del benzo(a)pirene?
Da tempo PeaceLink ha individuato contraddizioni e paradossi in questo miracoloso calo. Lo ha evidenziato anche conducendo proprie analisi che evidenziavano la persistenza di alte concentrazioni di IPA, all'interno dei quali si annida il benzo(a)pirene.
Ma la posizione di Arpa e' stata sempre quella di considerare assolutamente attendibile il vertiginoso calo del benzo(a)pirene. Mai un dubbio e' stato sollevato sull'attendibilita' di quei dati che servivano a certificare la fine del "pericolo" e a rendere inattuale ogni richiesta della magistratura di fermare impianti altamente inquinanti come la cokeria.
La diminuzione della concentrazione del benzo(a)pirene di ben dieci volte è stata spiegata da ARPA:
- con l'adozione dei wind days (il rallentamento della produzione quando il quartiere Tamburi era sottovento rispetto alla cokeria);
- con il fermo di 6 batterie su 10 in cokeria e l'acquisto di carbon coke già pronto (viene scaricato nel porto);
- con la diminuzione della produzione da 9 a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio;
- con l'allungamento dei tempi di distillazione del coke.
Ma le cose sono andate veramente cosi'?
Siamo proprio sicuri che nel far crollare le misurazioni non vi sia stato anche un importante fattore interferente che potrebbe aver determinato una riduzione significativa del benzo(a)pirene?
Abbiamo allora svolto un controllo accurato su quello che può essere un fattore interferente sulle misurazioni di benzo(a)pirene: l'ozono. E abbiamo scoperto, con grande stupore, che dal 2011 in poi l'ozono ha avuto dei picchi sorprendenti con il conseguente effetto di una degradazione del benzo(a)pirene.

sabato 23 novembre 2013

Niente sconti! E ricorso contro il Decreto bis!

Pessimo titolista: l'articolo dice il contrario!

Nuovo decreto sull'Ilva. Stop alle sanzioni e sblocco dei soldi sequestrati

    «Rimodulare i tempi dell’Autorizzazione integrata ambientale e pensare a ulteriori adeguamenti non previsti dall’Aia». A sorpresa, ma non troppo, alza il tiro il sub-commissario dell’Ilva Edo Ronchi soffermandosi sul disperato bisogno di tempo dello stabilimento siderurgico per tenere insieme ambiente, salute e lavoro. Non è facile il cammino della nuova legge per tirar fuori le acciaierie dalla strettoia creatasi con i ritardi nei lavori previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale. Ad ammettere le difficoltà formali (e sostanziali) lo stesso Ronchi, ieri al lavoro con i tecnici del ministero dell’Ambiente nella ricerca del percorso normativo più idoneo a incardinare le regole in fase di elaborazione.
    Se l’esigenza prioritaria è «rimodulare i tempi dell’Autorizzazione integrata ambientale» occorre un provvedimento «forte». Almeno così fa capire il sub-commissario dell’Ilva. Tuttavia questo appare «piuttosto complesso» nel suo confezionamento. «Con procedure ordinarie non è possibile - sottolinea Ronchi - rispettare i tempi». Una dichiarazione che fa riferimento all’Aia, ma con un pizzico di malizia, potrebbe sovrapporsi a quella sulla complessità della nascente legge (o decreto che sia). Un nuovo testo legislativo, l’ennesimo, con carattere d’urgenza, per consentire all’Ilva di procedere speditamente e recuperare il tempo perduto nella ristrutturazione degli impianti.
    L’esigenza di tempi «supplementari» per l’Aia, non è stata manifestata dallo stesso Ronchi, insieme al commissario straordinario Enrico Bondi, con la stessa nettezza giovedì scorso, durante la riunione a Palazzo Chigi insieme ai rappresentanti del governo. «Nel commissariamento - ricorda il sub-commissario dopo il vertice ministeriale di ieri - ci sono due direttrici: la continuità produttiva e il risanamento ambientale; entrambe devono essere garantiti ». Confermato il ragionamento portato all’attenzione della presidenza del Consiglio, ma ieri è spuntata la postilla della richiesta di proroga all’Autorizzazione integrata ambientale (ora oggetto, da più parti, di molti ripensamenti).
     Il cammino delle regole da scrivere (come scriverle, visto che devono armonizzarsi con la legge «salva-Ilva» e in quale contenitore normativo inserirle) riuscirà a rispettare i tempi che gli stessi vertici dell’Ilva auspicavano dopo la riunione a Palazzo Chigi? Riuscirà il decreto a vedere la luce martedì prossimo nel nuovo Consiglio dei ministri? Resta da chiarire la vicenda del miliardo e 900 milioni di euro sequestrati dalla magistratura e che appare arduo sbloccare per legge. L’Ilva vuol rientrarne in possesso al fine di realizzare l’Aia e pensare a ulteriori interventi contro l’inquinamento, come ha dichiarato Ronchi due giorni fa alla “Gazzetta”, con uno scarto rispetto alla «rimodulazione dei tempi dell’Aia» richiesta ieri. Nel frattempo, parlando di inquinamento, il leader di Peacelink Alessandro Marescotti ha inviato una nota al direttore dell'Arpa, Giorgio Assennato, segnalando nuovi valori alti di inquinanti (gli Ipa, idrocarburi policiclici aromatici) in un quartiere cittadino.
    Le misurazioni sono state effettuate dallo stesso Marescotti con un analizzatore portatile. Infine il Tar del Lazio ha accolto, in prima istanza, il ricorso presentato dagli ambientalisti di «Taranto Futura» contro i decreti sull’Ilva emanati dal governo. Ora il ministero dell’Ambiente dovrà depositare al Tribunale amministrativo regionale una relazione documentata sui rilievi mossi dagli ambientalisti - la violazione della Convenzione di Aahrus e del principio di precauzione - entro quaranata giorni. Successivamente il Tar deciderà se accogliere o meno la richiesta di sospensione dei decreti.
Fulvio Colucci - GdM


Ilva, l'obiettivo è allargare il mandato dell'Aia. Lunedì giorno decisivo per la nuova legge sblocca cantieri

   «La nuova legge sull'Ilva, oltre a confermare la rimodulazione dei tempi dell'Autorizzazione integrata ambientale, dovrà anche consentirci di affrontare quello che l'Aia di ottobre 2012 non ha previsto: gestione dei rifiuti e delle acque di prima pioggia, sporgenti dell'area portuale, smaltimento delle traversine ferroviarie e dei pneumatici accatastati nelle aree dello stabilimento siderurgico». Il sub commissario dell'Ilva, Edo Ronchi, vuole «allargare» il mandato dell'Aia per dare un segnale sul piano del risanamento dell'acciaieria.

lunedì 11 novembre 2013

Qualche "incomprensione" tra Arpa Puglia e Report Rai



(Mail inviata da ARPA Puglia, lunedì 21 ottobre 2013 (ore 16.42) alla Redazione Report). Oggetto: I: richiesta intervista Report Rai3 - Prof. Assennato

Spett.le Redazione Report,
in riferimento alla richiesta di una intervista ulteriore avanzata dalla dr.ssa Giannini per martedì 25 ottobre p.v., attese anche le Vostre esigenze redazionali, devo precisare di non avere disponibilità di tempo nell'immediato. Ciò anche in considerazione del fatto che nell'ultima intervista, cui ho prestato la massima disponibilità, non sono stati rispettati i tempi assicurati a causa del ritardo della troupe, nonostante fosse a Voi noto il mio impegno per un convegno a Massafra nella stessa mattinata. L'intervista si è protratta sino a quando, intorno alle 10:30 mi sono dovuto allontanare nonostante la dr.ssa Giannini continuasse a rivolgermi domande mentre impegnavo l'ascensore dell'ufficio. Pertanto, non volendo in alcun modo sottrarmi all'intervista, poichè il tempo è per tutti prezioso, mi rendo disponibile a rispondere ai Vostri interrogativi per iscritto anche per consentire la risposta a domande tecniche molto specifiche, per le quali avrei comunque il diritto ( e il dovere) di consultare il mio staff.
Cordiali saluti,
Giorgio Assennato, Dg Arpa Puglia
Testo dell'email

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Mail di Giannini Sabrina di sabato 2 novembre 2013 (13.35) al Dg Giorgio Assennato. Re: I: richiesta intervista Report Rai3 - Prof. Assennato

Gentile Prof. Assennato,
in riferimento alla sua e-mail del 21 ottobre 2013, tralascio commenti sulla vicenda del ritardo della troupe (ossia della sottoscritta, che è autrice del servizio di Report quindi giornalista, e della cameramen). D'altro canto posso anche capire che fosse importante non tardare a una riunione del PD a Massafra con Ronchi. Ubi maior, minor cessat
Le ricordo però che avremmo potuto liquidare la questione se lei avesse autorizzato il Dott. Vitucci, dirigente del settore Agenti Fisici, che mi avrebbe mostrato il laboratorio presso Tecnolopolis. Dall'altra parte si potrebbe anche obiettare che tali laboratori e uffici DOVREBBERO essere accessibili al pubblico e ancor di più ai giornalisti che al pubblico devono per dovere (di cronaca) riferire.
Le ricordo anche che le sono stati dati due giorni di tempo (il lunedì successivo e il martedì) per rilasciare un'intervista che lei non ha voluto o potuto rilasciare nonostante la mia disponibilità a tornare a Bari da Taranto. Questo per amore di verità.
Veniamo al dunque, ovvero alle mie richieste:
l. il Dipartimento di Taranto è dotato di un laboratorio radioattività e se si quali risultati ha prodotto? 2. il Centro Regionale Radioattività è funzionante? 3. L'esito dei campionamenti di radioattività fatti all’Ilva o a Taranto come peraltro previsto dai Piani di Monitoraggio e Controllo concordati con ISPRA; 4. Quanto costano i 15 fisici che lavorano tra Taranto-Bari e direzione e cosa hanno prodotto sulle tematiche radioattività, rumore sulla problematica Ilva; 5. Perché non sono stati trasmessi gli esiti della analisi chimiche e microbiologiche effettuate nell'ultimo anno da Arpa ed Ispra nell'ambito del controllo ordinario AIA? Mancano tutti gli esiti dei controlli su acque, rifiuti, emissioni. Come è possibile visto che la responsabile del Laboratorio di Taranto e del Dipartimento svolge anche la funzione di Dirigente del Servizio Ambiente della Provincia di Taranto? 6. Come mai non risulta ancora insediato il Centro Regionale Aria (CRA) presso il dipartimento di Taranto come previsto dalle delibere di Giunta Regionale? L'Arpa ha ricevuto 4 milioni di euro dal 2010 per la realizzazione di tale Centro, tutt'oggi esistente solo sulla carta. LE CHIEDO INOLTRE gli esiti del piano di rientro del benzo(a)pirene, ovvero sugli esiti del wind days che a detta delle società coinvolte (Ilva, Eni, Enipower, Cementir) non solo non ha sortito alcun effetto ma ha creato danni agli impianti in quanto una riduzione repentina di materie prime crea, di fatto, problemi tecnologici a valle.
Saluti cordiali,
Sabrina Giannini
Testo dell'email
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Documento Arpa Puglia trasmesso via mail Protocollo 63080 del 6 novembre 2013 a Sabrina Giannini. Oggetto: Nota di risposta ARPA Puglia ad istanza Sabrina Giannini, prot, 0063072 del 06.11.2013

Gentile dottoressa,
nel file allegato troverà le risposte preparate dalla nostra struttura. Non per una insensata "captatio benevolentiae" ma per rispetto del servizio pubblico che Report svolge, abbiamo anticipato la risposta in modo da poterla rendere eventualmente fruibile in tempo utile. Ci tengo però a precisare che per noi tutti i nostri interlocutori hanno la dovuta rilevanza. Non ci sono quindi interlocutori privilegiati rispetto ad altri. In una logica puramente utilitaristica qualcuno avrebbe potuto collocare Report su una scala prioritaria dato l'evidente impatto nella coscienza dell'opinione pubblica rispetto ad una riunione di partito, che in questo momento storico presenta indici di gradimento da prefisso telefonico. Ma dirigo un'agenzia di protezione ambientale, che deve rendere conto pubblicamente delle proprie prestazioni ambientali. Quando ho ricevuto la sua telefonata , ho chiarito che avevo già fissato l'impegno a Massafra per le 10:30. Questo è il motivo per cui ho dovuto interrompere l'intervista (in ogni caso sono arrivato in ritardo). Penso comunque che una risposta scritta sia più informativa rispetto ad un approccio immediato, magari più spettacolare ma meno adatto per funzioni tecniche che richiedono la necessaria elaborazione.

Cordiali saluti.
Giorgio Assennato
Testo del'email

martedì 5 novembre 2013

L'eccellenza assennata dei Tamburi a casa dei Vendolini. Botta e risposta sulla stampa



“Sulla base dei dati io dico che la qualità dell’aria ora al rione Tamburi di Taranto è eccellente”.
Sono le parole pronunciate il 24 ottobre scorso da Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, annoverato tra i 53 indagati nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto.

Il dirigente il 30 ottobre è stato accusato di favoreggiamento a seguito delle pressioni su di lui esercitate dal governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, indagato per concussione, perché ammorbidisse le sue posizioni sull’Ilva. Neppure una settimana prima dell’informazione di garanzia, Assennato ha partecipato alla conferenza “Ilva, tra salute, ambiente e lavoro”, organizzata dalla sezione tarantina di Sel. E le sue parole inequivocabili sullo stato ambientale del rione Tamburi hanno scatenato vibranti proteste e durissime contestazioni tra il pubblico. “E’ uno scandalo dire queste cose”, ha urlato qualcuno. “Non lo dico io, lo dicono i dati. E sono dati trasparenti”, ha replicato il funzionario, visibilmente imbarazzato nella ridda delle grida di dissenso. E alla fine ha sbottato: “Guardate che non ho nessuna paura. Comunque, vi dico che sono un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. E chiedo alle forze dell’ordine, se presenti, di identificare chi ha parlato, perché risponderà delle accuse infamanti che fa”. Il monito non ha sortito gli effetti sperati, ma al contrario ha arroventato la bagarre e scatenato un “buuh” all’unisono. “Basta, io non ho paura di nessuno” – ha rincarato Assennato – “né di chi alza la voce, né di chi alza le mani. Dico sempre che qualche anno fa telefonarono ai miei e dissero: ‘I fascisti hanno fracassato la testa a tuo figlio’. Per fortuna non era vero, ma mia madre si spaventò. Non ho certamente paura di due teppistelli locali, non ho assolutamente paura” (Gisella Ruccia-Fattoquotidiano)


Taranto, Assennato (Arpa Puglia): "L’aria è eccellente (fischi) quando le cokerie sono spente"

"Quando io dico, sulla base dei dati, la qualità dei dati è eccellente, è evidente, sono chiuse sei batterie (cokerie) su dieci". Lo ha affermato, il 24 ottobre scorso, Giorgio Assennato direttore generale dell’Arpa Puglia alla conferenza “Ilva, tra salute, ambiente e lavoro” organizzata dalla sezione tarantina di Sel. Fa discutere il modo, però, il modo in cui è stato presentato il video elaborato da il fatto quotidiano.it, senza citarne la fonte da cui ha tratto le immagini. Per dare profondità all’argomento e restituirne il senso al lettore, riportiamo il discorso del direttore dell’Arpa Puglia Assennato fino al punto in cui arriva la contestazione, rimandando alla parte della querelle all’articolo di Gisella Ruccia del fatto quotidiano.it, per poi nuovamente riportare la parte finale del discorso omessa, relativa cioè ai dati della qualità dell’aria.
“Non possiamo affrontare il problema (quello della qualità dell’aria di Taranto, ndr)- ha introdotto Assennato - se non chiariamo il contesto. Un contesto particolarmente non piacevole poiché è stato affrontato dal Governo a colpi di decreti legge, con una serie di misure imposte dall’esterno sulla città e anche sulle istituzioni. Non è stata una bella logica. Questi provvedimenti si inseriscono in una lunga logica di decisioni “romane” caratterizzate esattamente dal contrario di quanto si dovrebbe fare. Si dovrebbe fare trasparenza, pianificazione, crono programmi, e invece si fa il contrario. Nell’ultima legge (Legge n. 89 del 4 agosto 2013), il compito dei tre esperti, secondo una riduttiva impostazione ministeriale, si limita a definire gli spostamenti dei tempi di prescrizione dell’Aia dell’Ilva. Cioè cambiare l’Aia dell’Ilva, allungandone i tempi di prescrizione in funzione della constatata incapacità dell’Ilva a rispettarne i limiti temporali. I tre esperti hanno fatto anche questo, e all’Arpa Puglia non piace, perché non sufficientemente motivato, ma hanno anche inquadrato la situazione in un modello concettuale unitario che lega ambiente e salute, che lega l’ambiente di lavoro all’ambiente di vita. Ora tutto questo dovrà essere recepito dal Piano Industriale. E quello che definirà le prospettive sarà il piano industriale, e finché non lo vedremo, non sapremo. Quello che vediamo ora, dunque, è una realtà distorta. Quando io dico, sulla base dei dati, la qualità dei dati è eccellente, è evidente, sono chiuse sei batterie (cokerie) su dieci.
(Fischi e bagarre, leggi se sei interessato l’articolo del fatto quotidiano).
“Ovviamente quando si chiudono le cokerie - ha infine affermato Assennato - i livelli di benzopirene si abbassano ai livelli di soglia” consentiti dalla legge. I nostri dati (quelli dell’Arpa Puglia, ndr) – ha detto Assennato – piacciono quando mostriamo dei dati “alti” di benzopirene, ma vanno accettati “anche quando mostriamo dei dati “bassi”.
“E’ ovvio che sono bassi – ha infine spiegato – sono chiuse le cokerie! Quando si chiudono le cokerie si abbassa il benzo(a)pirene. Anche le polveri sottili (Pm10) sono molto basse, analogamente perché sono chiuse le cokerie”.
Quando il fattoquotidiano.it. non sussiste. L’articolo di Gisella Ruccia, offre una limitata e parziale, omettendo i motivi per i quali sarebbe “eccellente” la qualità dell’aria. La giornalista del Fatto Quotidiano.it, nell’articolo che ha pubblicato ieri sera, ha dimenticato di inserire tutte le frasi più rilevanti dal punto di vista “giornalistico” che “tecnico”, sulla qualità dell’aria nel quartiere Tamburi di Taranto che emergono nel video, (ri)tagliato e montato in modo tale da non farne comprendere il senso. Per acquisire profondità rimandiamo alla fonte originale, pubblicato su you tube da Massimo Turco, “SEL Taranto 24 /10 /13 Prof Giorgio Assennato ARPA Puglia”.
Eco dalle città riporta, tra i commenti scaturiti dall’articolo, quello dell’internauta “Taranto” che riesce non solo a restituire il senso dell’accaduto, ma anche a portare avanti il dibattito sulla qualità dell’aria a Taranto:
«Credo che Assennato abbia qualche problema di comunicazione: un giorno afferma che "la qualità dell'aria è eccellente", un altro giorno invece afferma che le attuali misure ambientali sono totalmente falsate "dal fatto che ora c'è la chiusura degli impianti di 6 batterie su 10 delle cokerie dell’Ilva e quindi in qualche modo il dato ambientale è drogato. La valutazione sanitaria sulla base di dati ovviamente positivi, legati alla chiusura degli impianti è priva di senso". Se dicesse entrambe le cose lo stesso giorno, farebbe chiarezza e non genererebbe confusione. Chissà quando potrà spiegare come mai le misurazioni degli IPA (idrocarburi policiclici aromatici, ndr) in continuo all'interno dello stabilimento ancora non funzionano». (Ecodallecittà)

giovedì 21 febbraio 2013

Ave Giorgio, morituri te salutant!


L'ARPA silenziosamente disegna i "morituri" che camminano dei Tamburi, tra l'indifferenza generale.
E intanto, sul suo sito, ci sono le mappe che inchiodano la città al suo destino di venti, correnti e polveri.
Buona lettura!



lunedì 17 settembre 2012

Anche il Corriere se ne accorge?

TARANTO - Ilva è grande due volte la città vecchia di Taranto. Ha un'attività incessante. Registriamo le immagini del servizio nel mese di agosto, proprio contestualmente al divieto di attività da parte della Procura di Taranto che pochi giorni prima ha sequestrato gli impianti inquinanti. Il procuratore Franco Sebastio infatti è stato costretto a chiarire: «Il sequestro degli impianti a caldo dell'Ilva impone l'eliminazione delle emissioni inquinanti e pericolose e inibisce qualunque attività produttiva degli impianti».

LO SLOPPING - Ma le ciminiere sono sempre lì a sputare fumi. Rosa, rossi, arancioni. Il colore è indefinito ma all'alba è ben visibile. Copre come una cappa tutta l'industria e le zone circostanti. Il fenomeno si chiama slopping (letteralmente: rovesciare, traboccare, fuoriuscire). Dal cielo cadono frammenti di minerali che ricoprono tutto sotto forma di una polvere sottilissima. Al sole brilla, sembra argento o oro rosa. E' metallo. Si deposita ovunque. Soprattutto nelle aree più vicine alle ciminiere: il cimitero, le scuole e un intero quartiere residenziale: Tamburi. Entra nei polmoni. Li distrugge.

L'INCREMENTO DI TUMORI - In questo quartiere attorno al quale è stata costruita l'Ilva, in ogni appartamento c'è almeno un malato di tumore. «E' solo la punta dell'iceberg» dice il dottor Patrizio Mazza, primario di Ematologia all'ospedale S. Annunziata di Taranto. I dati in suo possesso parlano di un incremento dei tumori di circa il 30% rispetto alla media nazionale. I più colpiti, secondo il professore, sono i bambini. «I bambini iniziano con malattie che coinvolgono il sistema respiratorio o il sistema immunitario ma sono solo il preludio per patologie maggiori che si scopriranno con il tempo». Non a caso la perizia tecnica ordinata dal tribunale parla di «emissioni che sono causa di malattia e morte».
Una situazione che va avanti dagli anni '60 ma che ha provocato scandalo solo negli ultimi tempi. Da quando, cioè, si fece analizzare un pezzo di formaggio prodotto nelle fattorie adiacenti e si scoprì che era zeppo di diossina. Alcune associazioni di ambientalisti hanno calcolato che il 92% della diossina prodotta in Italia proviene dall'Ilva. Secondo le tabelle dell'Ines (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) l'Ilva sfora tutti i limiti di emissioni nell'aria e nell'acqua.

I MOSTRI - Diossina e benzo(a)pirene (un letale idrocarburo policiclico aromatico) sono i due mostri contro i quali una parte della popolazione combatte. L'altra parte chiude gli occhi preferendo tutelare il posto di lavoro. «Se ci danno una casa più lontana e un lavoro più lontano andiamo via, altrimenti meglio morire qui che morire di fame altrove» dice il personale della scuola media De Carolis, proprio a ridosso di una delle ciminiere più tristemente note. E' quella che ricopre di "rosa" anche il cimitero.

IL CIMITERO ROSA - Le tombe un tempo erano di marmo bianco. Ora sono tutte colorate. Non per un effetto romantico ma per il minerale ferroso che con il vento si deposita sopra. Ma anche al cimitero di Brunone sono in pochi a volerne parlare. «Il posto di lavoro è sacro». Un operaio ci fa vedere i cumuli di polvere ferrosa che si raggranellano fuori le finestre degli uffici o sulle panchine. Quando c'è vento sono costretti a chiudere tutto o a girare con le mascherine. In fabbrica sono in tanti quelli che sanno di questo disastro. Compreso il sindacato che molti operai accusano di essere sovvenzionato dall'azienda. «E' quanto di più falso ci possa essere - controbatte Luigi D'Isabella della Cgil regionale -. L'Ilva elargisce 600 mila euro l'anno ma non sono soldi che arrivano a noi direttamente ma ad una fondazione, "Vivere solidali" (che però è gestita dagli stessi sindacati, ndr), che si occupa delle attività dopolavoristiche degli operai. Tra l'altro, proprio in seguito a tali polemiche, stiamo discutendo se sia il caso di investire diversamente questi soldi».

IL MOBBING - Eppure chi negli anni si è permesso di protestare è stato allontanato. O meglio, confinato. Come nel caso di Massimo Battista. Lavorava nei reparti Acciaieria 1 e 2. Poi quando iniziò a denunciare lo slopping hanno provato a licenziarlo. Tre volte. Non ci sono riusciti. Dal 2007 lo hanno "inviato" in una casupola sul mare di proprietà aziendale (che la gestisce tramite la suddetta fondazione) «a contare le barche che passano». Proviamo a chiedergli della famigerata palazzina Laf. E' uno stabile vuoto, senza nemmeno una sedia, in cui vennero rinchiusi per otto ore 60 operai che protestavano per le fuoriuscite inquinanti. Battista racconta che è solo uno dei casi venuti alla luce, uno di quelli in cui la magistratura ha messo le mani condannando 11 dirigenti per mobbing. «Ma nell'azienda si vede di peggio, c'è solo da togliere i paraocchi». (Finte prima parte)
Antonio Crispino - Corsera

lunedì 20 agosto 2012

C'è poco da scherzare

TARANTO: DIRITTO AL LAVORO O DIRITTO ALLA SALUTE?

I telegiornali hanno trasmesso immagini relative all’ILVA di Taranto che mostrano fatti recentissimi e sconvolgenti di inquinamento ambientale. L’Ordine dei Medici della Provincia di Taranto ha pubblicato un documento dove invita i genitori del quartiere Tamburi a impedire che i loro bambini possano giocare a contatto con la terra e sollecitandoli al ritorno a casa a fare immediatamente una doccia e lavare i vestiti, evitando in ogni circosatanza che corrano sul prato.  Un magistrato serio e rigoroso come Patrizia Todisco ha firmato una ordinanza di sequestro degli impianti dell’ILVA per gravissime violazioni accertate che hanno causato morti. Gli ultimi dati ambientali disponibili (resi noti a inizio 2012) indicano che nel 2010 l’ILVA ha emesso dai propri camini:
  • 4mila tonnellate di polveri
  • 11mila tonnellate di diossido di azoto
  • 11mila e 300 tonnellate di anidride solforosa
  • 1 tonnellata e 300 chili di benzene
  • 338,5 chili di IPA
  • 52,5 grammi di benzo(a)pirene
  • 14,9 grammi di composti organici di benzo-p-diossine e policlorodibenzofurani (PCDD/F)
Parliamo insomma di circa 150 kg di sostanze emesse ogni anno per ciascun residente.
Uno studio (denominato Sentieri), dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato sulla rivista scientifica “Epidemiologia e Prevenzione” nel dicembre 2011, indica il numero di morti in eccesso nelle popolazioni che vivono nei 44 Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (SIN). I dati dei ricercatori descrivono una media di 1.200 morti in eccesso all’anno nel periodo 1995-2002 (cioè 1.200 decessi in più di quanti statisticamente ne sarebbero stati attesi). Molti di questi decessi sono legati a tumori polmonari, a tumori della pleura e a tumori del fegato.
Tuttavia, i dati resi pubblici in queste ultime settimane non indicano la quantità di sostanze cancerogene presenti attualmente nel suolo, nel sottosuolo, nelle acque sotterranee e nei sedimenti marini di Taranto. Né indicano quanti bimbi, quante donne, quanti operai si sono ammalati e sono morti negli ultimi due-tre anni.
Io credo che il Ministero della Salute ed il Governo debba rendere immediatamente pubbliche tutte le informazioni scientifiche di cui dispone. Solo sulla base di dati scientifici recenti e certi si possono prendere delle decisioni che siano nell’interesse di chi vive e lavora a Taranto.
E comunque non si possono mettere in un conflitto irrisolvibile due diritti fondamentali come il lavoro e la salute. L’articolo 41 della Costituzione parla chiaro: l’iniziativa economica non può svolgersi in modo da recare danno alla sicurezza delle persone. Se qualcuno ha sbagliato deve pagare e farsi carico di riconvertire il sito industriale con percorsi lavorativi che abbiano come protagonisti gli stessi lavoratori dell’ILVA e dell’indotto.

lunedì 23 luglio 2012

Si sa da tempo...

La spietata analisi degli scienziati sull’inquinamento Ilva


Anche l’adozione di migliori tecnologie disponibili non è in grado di assicurare nel raggio di 1700 metri da una cokeria un valore concentrazione di benzo(a)pirene inferiore a 1 nanogrammo a metro cubo.
In quel grande cerchio rientra il quartiere Tamburi e una parte della città di Taranto. In quel grande cerchio troppo alti sono i rischi per la salute.
Molto chiari sono i risultati degli studi riportati in Atmospheric Environment 43 (2009) 2070–2079. Lo studio è stato condotto da Diane Ciaparra (Corus Research, Development and Technology, UK), Eric Aries (Corus Research, Development and Technology, UK), Marie-Jo Booth (Corus Research, Development and Technology, UK), David R. Anderson (Corus Research, Development and Technology, UK), Susana Marta Almeida (ISQ, Portogallo), Stuart Harrad (Division of Environmental Health & Risk Management, Public Health Building, School of Geography, Earth & Environmental Sciences, University of Birmingham, UK).
Alleghiamo a questo messaggio un file contenente una ricerca degli stessi autori che dimostra l’incompatibilità della cokeria con il quartiere Tamburi. Il file è di 62 pagine e a pagina 44 si può leggere che una cokeria con 10 anni di vita mediamente non è in grado di ridurre l’inquinamento da benzo(a)pirene in un raggio che va dai 1200 ai 1700 metri.

Pertanto il 26 luglio non vi è alcuna speranza che possano risolvere questo problema a Roma.
I dati che alleghiamo sono attendibili in quanto frutto delle ricerche più avanzate e recenti di esperti in campo siderurgico e scienziati.
La cokeria Ilva è a 300 metri dal quartiere Tamburi di Taranto. E fino a 1700 metri non vi può essere aria salubre. Continuare così significa far respirare ai bambini un quantitativo annuo di benzo(a)pirene equivalente a quello di circa mille sigarette.
Questo è il nodo cruciale che nessun tavolo tecnico, politico o sindacale potrà schivare e tanto meno risolvere né a Roma, né a Bari, né a Taranto.
Non è un caso che da anni nel quartiere Tamburi il benzo(a)pirene non scenda sotto 1 nanogrammo a metro cubo. Il problema è strutturale ed è legato alla distanza. L’acciaieria ha un difetto “di nascita” che consiste nell’aver costruito lo stabilimento più grande d’Europa troppo vicino alla città e nell’aver scelto di collocare l’impianto più pericoloso dello stabilimento – la cokeria – proprio a ridosso delle case. E’ una scelta compiuta cinquanta anni fa quando vi era molta ignoranza e tanti genitori fumavano addirittura davanti ai bambini. Oggi una persona non può fumare davanti a un bambino, è severamente vietato, però una cokeria può fumare. E’ paradossale, e questo accade a Taranto.
Il piano di risanamento della qualità dell’aria proposto dalla Regione (che prevede un taglio del 10% della produzione in caso di vento che spiri verso la città) è assolutamente inadeguato e inefficace.Infatti si è visto che anche con tagli del 40% della produzione la concentrazione del benzo(a)pirene si è attestata a 1,3 ng/m3. 
Se fosse stato possibile risolvere il problema dell’inquinamento della cokeria con questi sistemi, lo avrebbero fatto a Genova. Lì la magistratura ha dovuto sequestrare e fermare la cokeria.
Da allora la quota produttiva di Genova è stata trasferita a Taranto. Taranto è diventata in tal modo una città super-inquinata. I cittadini vivono e si ammalano in una bolla di emissioni inquinanti che non ha pari in Italia, la città è un accumulo di veleni altrove rifiutati e trasferiti grazie all’inerzia e alla complicità di chi poteva impedire un tale scempio.

Le problematiche sanitarie e di inquinamento non differiscono da Nord a Sud e chiediamo che non vi sia difformità nella tutela della salute fra Genova e Taranto.
Invochiamo il principio di uguaglianza e di pari dignità sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Il diritto inalienabile alla salute (art.32 della Costituzione) deve essere parimenti applicato a Taranto come a Genova.
In nome della Costituzione e del diritto alla salute è ora di dire basta a questo sviluppo malato che non ha futuro e che si è già inceppato da tempo (buona parte dell’Ilva è già ferma da ora per mancanza di commesse).

La svolta ecologica salverà i lavoratori da una chiusura annunciata da un mercato difficile e competitivo in cui Cina e India metteranno Taranto fuori dal mercato molto presto.

La svolta ecologica va attuata e non subita, va auspicata e non temuta, in quanto aprirà ai lavoratori dell’Ilva la possibilità di essere protagonisti delle bonifiche. Non un solo posto di lavoro deve essere perso. Taranto avrà bisogno di tutti i lavoratori dell’Ilva nella ciclopica impresa del disinquinamento. Lavorare per disinquinare e far ripartire un nuovo sviluppo con la “green economy” è il vero obiettivo per cui a Roma si dovrà lavorare tutti insieme, anche con la presenza e le proposte del movimento ambientalista. (LavocediManduria)
Fugitive and Stationary Source Emissions from Coke Plants

martedì 17 luglio 2012

Sarcasmo, sano sarcasmo

Se si potesse fare del sano sarcasmo e della satira come ai tempi dell'illuminismo si potrebbe dire che Vendola si è confermato come il più grande esperto a prendere per il culo!
Leggiamo da Repubblica, il giornale che a Berlusconi contava le pulci e ad altri stende i tappeti di velluto che bisogna essere fieri di questo giorno epocale in cui una legge è stata votata all'unanimità.
La classe politica pugliese e nazionale però, ci tocca dar ragione a Grillo, non è per nulla cambiata e... ad essere un po' svegli, dopo anni di inciuci e di complicità devastanti, si dovrebbe semplicemente inorridire davanti all'unanimità della politica italiana.
Ancora una goccia di sarcasmo (ci resta solo quella, con buona pace di tutto il rispettabilissimo mondo gay): Signori del circo, ortolani in ascolto, Vendola, il grande domatore, ha fatto ancora una volta saltare il cetriolo: dove andrà a finire?

Ilva, ecco la legge per disinnescare lo stop
Vendola: "300 milioni per le bonifiche"

Oggi l'approvazione all'unanimità del testo che prevede l'introduzione della Valutazione del danno sanitario (Vds), impone alle aziende di pagare i danni, stabilisce pesanti condanne per chi non rispetta le regole. La Regione getta sul piatto 100 milioni, ma chiede che il doppio di questa cifra sia a carico dello Stato

Oggi il consiglio regionale approverà all'unanimità la legge antinquinamento: riguarda le "aree a elevato rischio ambientale" di Brindisi e Taranto, devastate dalle polveri sottili, stabilisce per le aziende l'introduzione della Valutazione del danno sanitario (Vds), impone alle stesse aziende di pagare i danni, prevede una condanna pesante nei confronti di chi si ostina a non rispettare le nuove regole del gioco giacché "l'autorità sanitaria dispone la sospensione dell'esercizio dello stabilimento". Ieri la proposta di legge ottiene il via libera della quinta commissione (Ecologia), dove accettano di spalancare le porte agli emendamenti proposti dall'assessore all'Ambiente Lorenzo Nicastro per evitare che i sei articoli fossero bollati come incostituzionali. Preziosa al riguardo, è la collaborazione del ministro Corrado Clini, "che avrebbe tutto il diritto di denunciarmi per stalking" scherza il governatore Nichi Vendola: "Letteralmente assediato da noi, è stato sempre disponibile, di giorno e di notte, di sabato e di domenica".

La gara con il tempo che vede destra e sinistra vestire i panni dei "carissimi amici", ha un obiettivo: tentare di convincere i giudici tarantini a non scrivere una sentenza destinata a dare una spallata all'Ilva, sotto processo con l'accusa di disastro ambientale. Se il verdetto dovesse materializzarsi perfino nel giro di qualche ora, si ritroverebbero a stare con le braccia incrociate, dalla sera alla mattina, almeno 5mila operai. Sono quelli impiegati
all'interno della cosiddetta area "a caldo", indicata come la fonte di tutti i guai (di salute) del capoluogo ionico.

Vendola è chiaro: "Non possiamo interferire nell'operato della magistratura", ma vogliamo dimostrare che "la classe politica non ha l'intenzione di nascondere la testa sotto la sabbia ". Del resto, aggiunge, "nel momento in cui sono stati acclarati i dati sulla diossina, abbiamo varato la legge anti-diossina, è andata nella stessa maniera per la legge anti-benzoapirene". Adesso tocca a quella "per la tutela della salute, dell'ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti". Nessuno sa, tuttavia, se lo sforzo legislativo convincerà gli inquirenti a fare marcia indietro: il pericolo è che possa essere ordinato il sequestro del pachiderma metalmeccanico "senza licenza d'uso". Da Confindustria Taranto, si schierano: "Un eventuale provvedimento giudiziario drastico, provocherebbe una sorta di effetto domino per la miriade di attività legate all'acciaio".

L'altra faccia della medaglia, è il "faccia a faccia" col governo Monti perché finalmente "si possano fare i conti col passato, con decenni e decenni di inquinamento sistematico della realtà tarantina". L'ex Italsider era pubblica fino al 1995, quando spuntò il gruppo di Emilio Riva. Le operazioni di bonifica sono costose: 300 milioni di euro, per cominciare. La Regione getta sul piatto 100 milioni, ma chiede che il doppio di questa cifra sia a carico dello Stato. Vendola: "Giovedì a Palazzo Chigi vogliamo sapere quanti soldi hanno intenzione d'investire e quale sarà il programma di massima dei lavori di riqualificazione. Già avevo raccontato al premier del resto, che il disastro di Taranto è paragonabile al terromoto dell'Emilia Romagna".

Della delegazione del Tacco faranno parte anche i parlamentari Raffaele Fitto, Nicola Latorre, Ludovico Vico, Pasquale Nessa. Si ritrovano a Bari perché li mette insieme "come un buon padre di famiglia" il presidente dell'assemblea, Onofrio Introna. Latorre (Pd): "Attendiamo risposte precise per scelte che non sono più rinviabili". L'ex ministro pdl Fitto: "Nessuno può permettersi di far cadere in ginocchio l'economia ionica ". Le uniche voci fuori dal coro sono quelle di Michele Rizzi (Alternativa comunista): "L'Ilva va espropriata" e di Angelo Bonelli (Verdi): "Bisogna convertire un modello produttivo basato sulla diossina".

In realtà, Bonelli ha detto molto di più:

ILVA: BONELLI (VERDI), LEGGE REGIONALE NON RISOLVE EMERGENZA

(AGENPARL) - Roma, 17 lug - "La legge regionale della Puglia, non risolverà nell’immediato l’urgenza di tutelare la salute e quindi al vita dei tarantini dal drammatico inquinamento e presenta seri problemi di applicazione perché manca la parte attuativa, il tutto è rimandato ad un regolamento e alla realizzazione del registro tumori e alle mappe epidemiologiche che sino ad oggi la regione Puglia non ha fatto su Taranto". Lo dichiara il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Taranto, invece, ha bisogno di provvedimenti urgenti a tutela della salute e del lavoro. I 300 milioni per le bonifiche di cui si parla sarebbero una goccia nel mare se si considera che a Porto Marghera tra fondi pubblici e privati andranno 5 miliardi di euro.La legge prevede una Valutazione di Danno Sanitario (VDS) complessa che per essere realizzata dovrà prima vedere approvato un regolamento. Pertanto chiunque volesse presentare questa legge come risolutiva per l'oggi inciamperebbe in un falso clamoroso".
"I periti della magistratura hanno fatto la loro valutazione di Danno Sanitario e non ne ce ne' bisogno di un'altra che non si sa quando verrà fatta . Esiste un inquinamento in atto che provoca gravissimi problemi sanitari. La gente continua ad ammalarsi e a morire - continua -. Questo è il presente, ovvero come dice la Procura, un polo siderurgico che provoca inquinamento e morte. L'articolo 2 della legge dispone che gli enti regionali preposti alla tutela dell'ambiente e della salute 'dovranno congiuntamente redigere, con cadenza almeno annuale' il rapporto di Valutazione del Danno Sanitario (VDS). Inoltre specifica che per il primo anno "il rapporto VDS dovrà essere predisposto entro novanta giorni".
"Ma ciò avverrà a partire dalla promulgazione della legge? No. Il rapporto viene predisposto entro 90 giorni a partire dalla approvazione di un regolamento. Di quale regolamento? L'articolo 2 dice: 'Con separato atto regolamentare della Giunta regionale saranno fissati i criteri metodologici utili per la redazione del rapporto di VDS'. Quindi siamo ancora di fronte ad una legge senza parte attuativa - prosegue il leader verde -. Quando sarà emanato l'atto regolamentare? La legge non prevede tempistica per questo atto regolamentare! La legge pertanto non ha effetti immediati. Dopo di che l'azienda ha un mese di tempo per presentare le sue osservazioni una volta approvato il regolamento".
"Il rapporto VDS dovra' essere realizzato 'anche sulla base del registro tumori regionale e mappe epidemiologiche' (art.2) - conclude Bonelli -. Ma cosa ci si può aspettare se il registro tumori non è aggiornato e le mappe epidemiologiche non sono mai nate? Proprio quegli enti che in questi anni non sono stati in grado di aggiornare il registro tumori, saranno in grado di essere tempestivi? Inoltre i dati di emissione annua complessiva detta 'massiccia' della ilva sono autodichiarati dall'Ilva stessa. Si possono scrivere leggi belle ma il problema è la loro applicazione come nel caso del monitoraggio in continuo che i cittadini attendono da anni e che non viene fatto". (Agenparl)

lunedì 16 luglio 2012

Un colpo di Stato silenzioso – Clini, Vendola e Ferrante: la nuova triade che può salvare l’Ilva

Può sembrare anacronistico, ma è proprio in questi giorni di febbrili incontri e di grida “al lupo, al lupo”, che la città di Taranto rischia un nuovo silenzioso colpo di Stato per il suo futuro. Perché la storia degli uomini insegna che quando c’è da difendere un interesse comune, che tutti conoscono e riconoscono nel temine “potere”, allora magicamente scompaiono gli attriti, le diversità di vedute, gli obiettivi da raggiungere. E ti ritrovi “amici e nemici” in un sol colpo tutti schierati dalla stessa parte per raggiungere l’obiettivo comune. Se proviamo per un attimo ad astrarci fisicamente ed emozionalmente da ciò che sta accadendo in questi giorni, ci accorgeremmo di come, all’improvviso, si sia scatenato uno tsunami mediatico-istituzionale senza che vi sia stata alcuna scossa di terremoto: è bastato annunciare l’ipotesi di un ipotetico maremoto per generare un caos senza precedenti. Ed ancora una volta, ahinoi, dobbiamo riconoscere come chi ha il coltello dalla parte del manico in questo Paese, non è chi dovrebbe governarlo e tutelarlo, ma chi ha nelle sue mani la possibilità di cambiare per sempre il destino di migliaia di persone in un sol attimo. E’ bastato che nel giro di sei giorni si dimettessero il direttore e il presidente di uno dei gruppi industriali più potenti in Italia per far sì che, chi da sempre vive all’ombra e grazie agli interessi di questo potere, si facesse prendere dal panico più totale. Attenzione: dimissioni peraltro dovute e giunte con notevole ritardo, visto che parliamo di due dei cinque indagati che riguardano un’inchiesta partita oltre due anni fa, e di cui si conoscono gli imputati e i reati loro contestati da oltre un anno. Non solo. Perché più di qualcuno deve avere captato qualche spiffero proveniente dalla Procura se, in appena una settimana, sono stati convocati e previsti una serie di incontri che dovranno anticipare, o quanto meno reggere, l’urto delle decisioni e degli eventuali provvedimenti che prenderanno i giudici tarantini. Ma è bastata la minaccia, il sentore che qualcosa di storico stesse per accadere, per far sì che i “nostri prodi” si riunissero in tutta fretta: politici, sindacati, enti vari legati a doppio filo da un unico grande interesse. Silenzioso colpo di Stato, dunque. Sì, perché non sarà certamente un caso se all’improvviso, una legge regionale che sarebbe dovuta approdare soltanto a settembre in Consiglio come annunciato appena pochi giorni fa (vero Cervellera e Vendola?), è diventata di colpo prioritaria, strategica, per molti salvifica per l’immediato futuro. Legge regionale peraltro causa di acredini notevoli tra l’ente Regione da una parte e Confindustria Puglia e Ilva dall’altra, che proprio in quel testo intravedeva col fumo negli occhi un atto inaccettabile, perché minava alla base il futuro di tantissime industrie e aziende locali. La legge in questione, che noi abbiamo sin da subito criticato per la sua poca chiarezza, è quella sulle “Norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale”. Proprio venerdì, guarda caso, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha comunicato al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola le osservazioni tecniche alla bozza della legge antinquinamento approvata all’unanimità in quinta commissione consiliare il 23 maggio scorso. Il governatore Vendola ha assicurato il recepimento delle osservazioni ed ha quindi chiesto al Presidente del Consiglio regionale Introna, di convocare il Consiglio quanto prima, per l’esame e l’approvazione della proposta di legge emendata secondo le osservazioni del Ministro Clini. In questo modo, è praticamente scongiurato il rischio che la legge venga impugnata dal governo per ragioni di costituzionalità. È possibile che la riunione si tenga già martedì, o al più tardi il 24. Voci di corridoio però, dicono che sabato il presidente del consiglio Introna ha chiamato sia i capigruppo sia il presidente della commissione Ambiente Donato Pentassuglia: il disegno di legge tornerà all’esame della commissione per recepire gli emendamenti concordati dal governatore col ministro dell’Ambiente Corrado Clini già oggi e approderà in Aula, con un ordine del giorno concordato da tutti i capigruppo, domani. Tutto in “regola” e in tempo, dunque, per il vertice di mercoledì a Roma, preparatorio del nuovo incontro tra il presidente della Regione e i ministeri, con i tecnici regionali che si presenteranno con la legge approvata su un tavolo dove ci sarà il riesame dell’AIA rilasciata all’Ilva. Perché quella legge regionale ècosì importante? Perché essa contiene la famosa VDS (la valutazione del danno sanitario provocato da industrie inquinanti) incentrata proprio sui danni alla salute divenuti oggetto dell’inchiesta della Procura attraverso la perizia degli epidemiologi. Sì, perché sempre voci di corridoio dicono che proprio mercoledì la magistratura tarantina potrebbe sciogliere la “prognosi” tanto temuta: sigilli all’area a caldo e ai parchi minerali dell’Ilva, che per molti vorrebbe dire aprire le porte al blocco non solo dell’intera produzione nazionale dell’acciaio, ma anche della perdita di lavoro per almeno 18mila lavoratori, che tra azienda e indotto vivono grazie all’Ilva: il che ci pare un’ipotesi alquanto fantasiosa e al di fuori di ogni contesto storico e sociale. Ma tant’è. Che poi l’impianto siderurgico sia finito nel mirino della magistratura e dei carabinieri del NOE per disastro ambientale, sembra quasi essere un’inezia di cui nessuno pare intenzionato di tener conto. Dunque, il disegno per il colpo di Stato è fin molto chiaro: l’azienda siderurgica cambia in sei giorni i vertici del siderurgico e del gruppo industriale, affidandone la guida all’ex prefetto Ferrante, uomo di Stato in tutti i sensi, permettendo a Governo e Regione di accelerare sulla legge regionale sino all’altro giorno avversata, così come quella sul benzo(a)pirene. In più, sul tavolo saranno messi 300 milioni di euro (200 a carico dello Stato e 100 forniti dalla Regione tramite i fondi FAS) per la bonifica del sito di interesse nazionale di Taranto, che ha ricevuto l’ok dal premier Monti lo scorso aprile all’indomani dei famosi incontri per la “Vertenza Taranto”. Tutte queste iniziative dovrebbero “convincere” la magistratura tarantina a non esser troppo “severa”, accogliendo le buone intenzioni della politica e dell’azienda in tema di tutela dell’ambiente e della salute di Taranto e dei suoi abitanti. Peccato però che in molti dimenticano che la magistratura non è addetta a vagliare le buone intenzioni della politica, né delle risorse o delle leggi che essa pensa nel giro di pochi giorni, ma soltanto a far rispettare la legge. Peccato che ci si dimentica di come qui si deve stabilire se un’industria ha contribuito in maniera determinante ad inquinare e a far ammalare e morire non solo i suoi lavoratori, ma anche tanti, tantissimi cittadini. La politica, di contro, è invece pronta all’ennesimo colpo di spugna. Non è un caso, del resto, se si parla di bonificare un territorio in cui insistono e continueranno ad insistere fonti e sorgenti inquinanti di varia natura (Ilva, Eni, Cementir, discariche e inceneritori), ma si continua a tacere su quegli strumenti che potrebbero davvero consentirci di affrontare una questione così delicata in maniera seria e scientifica: registro tumori, mappe epidemiologiche, monitoraggio della presenza di diossine e metalli pesanti nel sangue e nel latte materno, studi sulle varie patologie dei nascituri e dei bambini. Niente di tutto questo. Per non parlare del fatto che i soldi per la bonifica, stante così le cose, le debba mettere lo Stato (Governo o Regione poco cambia) e non chi ha inquinato, con il serio rischio di veder perdere per sempre la possibilità di ottenere il risarcimento danni da parte dell’azienda siderurgica, per quanto gli compete dal ’95 ad oggi. Si pensa soltanto a tutelare un interesse “comune” che in realtà è il potere di pochissimi. “Democrazia: non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto” (Blaise Pascal). Gianmario Leone (dal TarantoOggi del 16 luglio 2012)

venerdì 9 marzo 2012

Proprio di petto...

Vendola e l’Ilva

Nichi Vendola ha preso di petto la questione Ilva. Con la consegna della seconda perizia sulla più grande acciaieria d’Europa, accusata - ora anche dalle relazioni dei periti - di avvelenare Taranto e un bel pezzo di Puglia e in misura decisamente inquietante, il governatore è partito in quarta. Quando gli esperti hanno consegnato il primo dossier, ha detto che era ora di porsi il problema della bonifica.
Poi è venuto a Roma, per portare i veleni di Taranto sul tavolo di Monti. “Stiamo assediando il Palazzo del Governo per la questione Taranto, ministro dopo ministro perché lo Stato nella sua interezza si possa assumere la responsabilità di Taranto, che è una questione nazionale, e di una storia di inquinamento che è anche la storia di un’industria pubblica che ha segnato la vita e la carne di una città”.
In particolare, il fiero e combattivo Nichi ha incontrato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, a cui ha chiesto più soldi per affrontare l’emergenza: “Un’addendum per Taranto perché quello che dicono le perizie epidemiologiche sono cose che meritano di essere approfondite anche sul piano dell’impegno per la prevenzione e la ricerca”. 10 milioni per il 2011 e il doppio per il 2012, queste sarebbero le risorse che Vendola chiede a Roma di sbloccare per migliorare “la storica inadeguatezza degli organici del sistema sanitario di Taranto”.
Sacrosante parole e lodevole missione, quella del governatore che ha approffittato anche della giornata Fiom per moltiplicare la forza delle proprie richieste all’esecutivo. Vendola è un politico a cui non manca il coraggio, a volte però anche la memoria andrebbe corroborata in modo adeguato. Leggendo le sue dichiarazioni vengono spontanee alcune considerazioni.
La prima: è vero, i presidi sanitari di Taranto sono clamorosamente inadeguati sotto molto profili, si è scoperto perfino che mancava un registro cittadino dei tumori, quindi non si potrà mai avere statistiche e numeri precisi per il passato. Non sapremo mai esattamente, in una parola, quante persone sono state uccise dai veleni. Ma dopo l’elezione di Vendola il registro ha continuato a mancare.
La seconda riguarda le perizie epidemiologiche che Vendola ha sfoderato davanti a Balduzzi per fargli capire la gravità della situazione. Bene, benissimo. Ma a noi risulta che nell’autunno del 2010, ossia un anno e mezzo fa, precisamente il 19 ottobre e il 10 novembre, la Federazione dei Verdi abbia chiesto a Vendola di “avviare un’indagine epidemiologica nell’area industriale di Taranto, Ilva compresa. Ad oggi, non ho avuto nessuna risposta e non ne comprendo la ragione”, scriveva nella seconda occasione il presidente Angelo Bonelli. Le due lettere, indirizzate personalmente al governatore, non hanno mai avuto nemmeno risposta dalla giunta di Nichi.
La terza riguarda l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale che nel luglio scorso il governo Berlusconi, tramite il ministro Prestigiacomo, ha emanato. Si tratta di una specie di decalogo di regole a cui deve attenersi l’Ilva, come tutti gli altri stabilimenti industriali, per volere della Comunità Europea. Quell’autorizzazione, applaudita da Regione, Provincia e Comune di Taranto, fu criticata da tutto il fronte ambientalista, che ne misero in luce tutte le contraddizioni e le criticità. Non furono ascoltati da nessuno, fino a che i periti del gup Todisco hanno letteralmente fatto a pezzi quel documento ufficiale, rivelando che si tratta di una “patente” industriale di manica non larga: larghissima. Tant’è che lo stesso Vendola, insieme al presidente della Provincia e al sindaco di Taranto, ha chiesto al governo di rivederla, facendo un’inversione a U. E rispetto a luglio scorso, mica 20 anni fa.
Richiesta accolta, ma mentre il governo ha comunicato ufficialmente che sarà rivista, il Tar di Lecce ne ha sospeso l’efficacia in alcune parti su ricorso della stessa Ilva. Ricapitolando: la commissione l’ha fatta, il governo l’ha timbrata, le istituzioni locali l’hanno applaudita, la società civile l’ha bocciata. E adesso, dopo che un giudice ha chiesto di vederci chiaro e sono saltate fuori le magagne, la tanto osannata Aia non ha più nè padri nè madri. Anzi, le istituzioni non la vogliono più e il governo la rivede. L’unica a cui va comunque riconosciuta coerenza è la fabbrica, alla quale non va bene la prima versione dell’autorizzazione e – a lume di ragione e di logica – tantomeno le andrà bene la versione beta, che dovrà per forza essere più severa dell’altra.
La quarta osservazione, per stare in tema di governa, riguarda il decreto sul benzoapirene che l’esecutivo Berlusconi ha approvato nello spazio di un amen, nell’agosto del 2010, cancellando una norma che era molto più severa e applaudita da tutta l’Europa. Rimuovendo il limite di 1 nanogrammo per metro cubo (1ng/m3), si è data praticamente la possibilità all’Ilva di alzare notevolmente la soglia di tolleranza per questo Ipa, idrocarburo policiclico aromatico, che è una delle sostanze più cancerogene e pericolose che respiriamo. Il decreto fu approvato in fretta e furia, con un’aula mezza vuota per il clima già vacanziero, e non risulta agli atti nessuna protesta o reazione della giunta Vendola.
La quinta riguarda i controlli sull’Ilva e la legge regionale entrata in vigore l’1 gennaio 2011. Un testo preparato per garantire che la terribile diossina resti nel limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Vendola l’aveva presentata come la panacea di tutti i mali, perché avrebbe costretto lo stabilimento a osservare un limite di emissioni compatibile con la salute. Il problema, però, non è la legge, ma come farla rispettare. La novità della norma, enfatizzata da Vendola anche davanti ai microfoni di “Striscia la notizia”, era il “controllo a campionamento continuo” che avrebbe permesso di tenere sott’occhio le ciminiere e i fumi in modo permamente. In pratica, invece di presentarsi ogni tanto con gli strumenti per le misurazioni (e pare che all’interno dello stabilimento sia tutt’altro che semplice entrare anche per le autorità sanitarie) quindi invece di fare controlli a sorpresa, si trattava di impiantare stabilmente un sistema di vigilanza. Ma, entrata in vigore la legge, del controllo di cui sopra nessuna traccia. “Regione ed Ilva hanno inoltre condiviso e stabilito di avviare quanto prima un tavolo tecnico che verifichi, in tempi ragionevoli, la fattibilità del campionamento in continuo” ha fatto sapere poi la giunta. La parola “fattibilità”, quindi il concetto che in realtà tutto quello che c’era scritto era praticamente poco più che teoria, è spuntata solo dopo che la legge era stata pubblicizzata, annunciata e applaudita. Con l’aggravante, peraltro, che in altre parti del mondo – in Germania per esempio – lo fanno senza problemi e lo stesso producono acciaio, quindi non è un questione di tecnologia: è un problema di volerle fare, le cose. O di coscienza, per chi ce l’ha. (SM Righi - L'unità)

giovedì 8 marzo 2012

Ilva: ma il Ministro lo sa? L'ARPA si!

Interpellanza urgente 2-01400
presentata da
ALESSANDRO BRATTI
martedì 6 marzo 2012, seduta n.598

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere - premesso che:

in data 2 febbraio 2012 il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Taranto, dottor Francesco Sebastio, ha inviato una lettera al Ministro interpellato, al presidente della regione Puglia, al presidente della provincia di Taranto, nonché al sindaco del comune di Taranto, allo scopo di segnalare i recenti sviluppi dell'indagine avviata nei confronti dei responsabili dell'impianto siderurgico di proprietà dell'ILVA s.p.a.;

l'indagine ha ad oggetto gravi ipotesi di reato in danno della comunità, quali il disastro doloso e/o colposo, l'avvelenamento di terreni e sostanze alimentari, il danneggiamento aggravato, nonché remissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, a cui si aggiungono numerose violazioni della normativa in materia di inquinamento atmosferico;

la comunicazione del procuratore Sebastio riporta che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto ha ammesso un importante incidente probatorio, disponendo una consulenza tecnica multidisciplinare, avente ad oggetto la ricostruzione dei fatti e le possibili conseguenze negative degli stessi sulla salute degli operai dello stabilimento e delle popolazioni che vivono nei centri abitati limitrofi;

in tale procedimento tutte le autorità destinatarie della lettera rivestono la qualifica di parti lese in senso tecnico e in quanto tali, hanno ricevuto notizia dell'indagine in corso e della possibilità di partecipare all'incidente probatorio mediante rituale costituzione;

come si apprende dalla predetta lettera, solo l'amministrazione provinciale ha provveduto in tale senso, mentre il sindaco di Taranto ha partecipato all'udienza stessa;

nell'ambito dell'incidente probatorio in corso, è stata depositata dal primo collegio peritale una rilevante relazione scritta relativa alla composizione e qualità delle emissioni all'interno e all'esterno dello stabilimento;

come confermato dal procuratore Sebastio in sede di audizione avanti alla Commissione d'inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in data 21 febbraio 2012, verrà a breve depositata anche la relazione avente ad oggetto gli aspetti sanitari dell'inquinamento, la cui discussione è stata fissata dal giudice per le indagini preliminari per il 30 marzo 2012;

la comunicazione del procuratore Sebastio, indirizzata anche, come visto, al Ministro interrogato, rileva segnatamente che: «Dal contenuto della relazione tecnica già depositata si desumono elementi conoscitivi tali da destare particolare allarme, prescindendo, ovviamente, dalla definizione di una connotazione penalistica che rientra nella competenza di questo Ufficio e che dovrà essere verificata all'atto del completamento delle ulteriori verifiche ancora in itinere»; e che «sta di fatto, però, che gli clienti fin qui accertati possono e debbono essere valutati dagli enti diretti destinatari di questa comunicazione, i quali sono titolari di specifici «poteri-doveri» di intervento in materia di tutela dell'ambiente e, soprattutto, in materia di tutela della salute ed incolumità delle persone, da esercitare senza ritardi». «Nel quadro di una doverosa collaborazione istituzionale e nell'assoluto rispetto delle relative competenze, i cui limiti non possono e non debbono essere superati, ritengo opportuno e doveroso segnalare la situazione, sì da consentire agli organi legittimati di poter esercitare poteri che la normativa loro attribuisce»; si richiede, infine, in vista degli eventuali successivi sviluppi dell'indagine, di informare con la massima urgenza la procura delle iniziative che i soggetti destinatari della comunicazione riterranno di adottare -:

se il Ministro interpellato sia a conoscenza della lettera sopra citata e, in particolare, dei preoccupanti elementi emersi, in sede di incidente probatorio, in merito alle sostanze pericolose che compongono le emissioni dell'impianto ILVA di Taranto e delle comunicazioni del 14 febbraio e 2 marzo 2012 in cui il servizio rischi industriali della regione Puglia fa rilevare che la perizia chimica introduce elementi nuovi rispetto all'autorizzazione integrata ambientale esponendo successivamente uguali perplessità in merito all'indagine epidemiologica;

quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere a seguito di queste segnalazioni, in doverosa collaborazione con l'autorità giudiziaria e gli enti territoriali, in qualità di ente preposto alla tutela dell'ambiente e della salubrità delle condizioni di vita e lavoro della popolazione e se alla luce di quanto esposto non ritenga opportuno riaprire i termini che nell'agosto del 2011 condussero il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare pro tempore a concedere allo stabilimento siderurgico tarantino la concessione dell'autorizzazione integrata ambientale.
(2-01400)
«Bratti, Pecorella, Vico, Franceschini, Mariani».
(dal sito della Camera)
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Ed ecco cosa ha aggiunto l'ARPA Puglia a questa richiesta: