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venerdì 23 ottobre 2015

Scatole cinesi, pardòn, all'italiana!

Incontro al MiSE, molte le novità sul futuro dell'acciaio tarantino

Un primo incontro per fare il punto della situazione, per poi tirare le somme e stilare una tabella di marcia nel vertice del 29 a Roma. Di questo hanno discusso mercoledì sera nelle stanze del ministero dello Sviluppo Economico il titolare del dicastero, Federica Guidi, i tre commissari straordinari dell'Ilva in amministrazione straordinaria e i segretari nazionali di Fiom, Fim e Uilm.
La novità più importante riguarda la vita della fabbrica per i prossimi tre mesi: il ministro Guidi ha assicurato il pagamento degli stipendi e la tenuta economica dell'azienda, grazie a 100-150 milioni di euro che deriverebbero dal residuo del prestito di 400 milioni di euro delle banche, che ad un certo momento è stato sospeso e adesso è stato invece riattivato.
Altra novità importante riguarda la nascita della new.co che, secondo quanto annunciato dal ministro Guidi, vedrà la luce entro il mese di dicembre. La nuova società dovrebbe vedere al suo interno la Cassa Depositi e Prestiti con una quota che oscillerebbe tra il 50 e il 60% (anche se bisognerà stare molto attenti nel rispettare lo statuto dell'istituto a cominciare dal vincolo della partecipazione temporanea e della natura positiva del bilancio dell'azienda in cui si interviene), alcune banche (tra cui è lecito credere ci saranno Unicredit, Banca Intesa e Banco Popolare che sono i tre istituti di credito più esposti nei confronti della vecchia Ilva Spa e che da tempo sostengono l'azienda con una serie di prestiti che per legge rientrano nei crediti prededucibili) ed infine anche alcuni soggetti privati italiani operanti nel campo della siderurgia. Che in sintesi è molto vicina alla linea che da tempo soprattutto Federacciai e Confindustria hanno sposato.
La new.co, una volta creata, prenderà in affitto per 2-3 anni gli impianti produttivi con cessione del ramo specifico, in modo tale da ripartire da “zero” lasciando così i debiti in quella che sarà a tutti gli effetti la vecchia Ilva Spa, sulle cui vicende e sui cui creditori a novembre ci sarà presso il tribunale fallimentare di Milano (nello scorso gennaio ha constatato uno stato di insolvenza per quasi tre miliardi di euro) la prima udienza: sono infatti oltre 20mila le istanze di insinuazione al passivo presentate dai creditori, tra cui sono presenti in gran numero le aziende dell'indotto. Una volta affittati gli impianti, la new.co gestirà l'Ilva per un periodo che, nelle previsioni del governo, oscilla tra i 24 e i 36 mesi, durante i quali dovrà avvenire il tanto agognato e sin qui poco realizzato risanamento ambientale, con l'attuazione di tutte le prescrizioni presenti nel piano ambientale dei commissari che ha recepito le 96 prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA). Proprio nella riunione di giovedì prossimo a Roma potrebbe avvenire la presentazione del piano di ristrutturazione elaborato dai commissari, che dovrà essere approvato dal ministero e dal governo. In quella sede si discuterà anche della costituzione del Fondo turnaround, una società di servizio approvata dal governo con un decreto la scorsa estate, che prevede l'ingresso nel fondo di enti e fondi d'investimento: secondo indiscrezioni si parla di una cifra intorno agli 1,6-1,8 miliardi di euro. Staremo a vedere. (Siderweb)

lunedì 13 luglio 2015

I supporters fanno il tifo!

Per l’Ilva è in arrivo un tour de force

Arriva un fine mese impegnativo per l’Ilva. L'azienda è infatti chiamata a certificare l'avvenuta attuazione dell'80 per cento delle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale e a presentare alla Procura di Taranto il piano con le misure aggiuntive per la sicurezza dell'altoforno 2 dopo il sequestro giudiziario.
Sull'Aia la relazione al ministero dell'Ambiente potrebbe essere presentata il 27 luglio, giorno in cui la Camera avvierà la discussione per la conversione in legge del decreto numero 92 del 4 luglio, quello che ha evitato lo stop dello stesso altoforno.
L'applicazione dell’Aia è periodicamente soggetta a verifiche dell'Ispra - organo tecnico del ministero dell'Ambiente - e dell'Arpa Puglia, ma quella prossima non è di routine. Come ricorda il ministero dell'Ambiente in una lettera del 12 giugno all'Ilva e all'Ispra, «il piano ambientale si intende attuato se entro il 31 luglio 2015 sia stato realizzato almeno nella misura dell'80 per cento il numero delle prescrizioni in scadenza a quella data». A ciò si aggiunga che il piano ambientale è uno dei capisaldi del rilancio dell'Ilva e che lo stesso piano è normato da un Dpcm del 14 marzo 2014. Ma l'azienda sta dentro l'80 per cento richiesto? Ai sindacati giorni fa ha detto sì, al ministero dell'Ambiente l'8 maggio ha scritto parlando di percentuale di completamento del 75 per cento, ma è chiaro che il riscontro lo daranno sia l'esame della relazione dell'Ilva che l’accertamento sul campo di Ispra e Arpa Puglia. Spesso, in passato, le parti non si sono trovate concordi nel giudicare lo stato attuativo di alcune prescrizioni. Ora l'Arpa, proprio per agevolare con l'Ispra «la condivisione operativa dell'attività di verifica e controllo in ambito Aia», ha scritto all' istituto e al ministero indicando quello che ritiene necessario vedere attuato. Vengono quindi richiamate le specifiche prescrizioni per gli altiforni 1 e 3 - quest'ultimo da demolire con bonifica dell'area -, i sistemi di aspirazione nell'acciaieria 1 e nell'agglomerato, la copertura dei nastri trasportatori. E anche per ciò che l'Ilva indica come attuato, l'Arpa dichiara che la realizzazione definitiva dovrà essere comprensiva delle opere accessorie relative alla «corretta gestione delle acque meteoriche, di processo, scarichi idrici industriali e dei rifiuti».
Ma oltre a prepararsi all'obiettivo Aia all'80 per cento, l'Ilva deve anche presentare alla Procura il piano di sicurezza sull'altoforno 2.
Il decreto ha solo evitato che il sequestro senza facoltà d'uso ordinato dalla Procura dopo l'incidente mortale spegnesse l'impianto e bloccasse l'impresa. Ora però l'Ilva deve dire all'autorità giudiziaria come intende intervenire sull'altoforno 2 per renderlo più sicuro con «misure e attività aggiuntive anche di tipo provvisorio». E per far questo il decreto non concede molto tempo all'azienda visto che il piano va presentato all'autorità giudiziaria entro 30 giorni dal sequestro (si è quindi nel pieno del periodo) e gli interventi effettuati entro 12 mesi. E giorni fa l'Ilva ha annunciato che si sarebbe subito messa al lavoro.(Sole24h)

Ilva, tre scadenze significative entro fine luglio

Tre scadenze attendono l'Ilva nei prossimi giorni: verifica sull'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale; piano da presentare alla Procura di Taranto per le misure aggiuntive per la sicurezza dell'altoforno 2 dopo il sequestro giudiziario e il decreto legge del Governo che ne ha comunque consentito l'operativita'; avvio, dal 27 luglio alla Camera, della discussione per la conversione in legge del decreto 92 del 4 luglio scorso. Delle tre scadenze significativa e' quella relativa allo stato dell'Aia: l'azienda e' infatti chiamata a certificare l'avvenuta attuazione dell'80% delle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale. Prescrizioni relative all'abbattimento dell'inquinamento e al rifacimento degli impianti (il restante 20% andra' completato ad agosto 2016). Sull'Aia la relazione al ministero dell'Ambiente potrebbe essere presentata il 27 luglio, proprio il giorno in cui comincera' alla Camera la discussione per la conversione in legge del decreto del 4 luglio. Lo stato di applicazione dell'Aia e' periodicamente soggetto a verifiche da parte dell'Ispra - organo tecnico del ministero dell'Ambiente - e dell'Arpa Puglia, ma quella in arrivo e' particolarmente impegnativa e non routinaria. Come evidenzia anche il ministero dell'Ambiente in una lettera del 12 giugno all'Ilva e all'Ispra, "il piano ambientale si intende attuato se entro il 31 luglio 2015 sia stato realizzato almeno nella misura dell'80 per cento il numero delle prescrizioni in scadenza a quella data". A cio' si aggiunga che il piano ambientale e' uno dei capisaldi del rilancio dell'Ilva, che lo stesso piano e' anche regolamentato da un Dpcm del 14 marzo 2014, e che le scadenze temporali dell'Aia, insieme allo stesso Dpcm, sono anche richiamate nei provvedimenti legislativi sull'Ilva. (corrierequotidiano)

venerdì 10 aprile 2015

Il gruzzolo verde si avvicina?

Ilva: risanamento ambientale, istanza azienda per soldi sequestrati

E' la legge numero 20 dello scorso 4 marzo che riconferma l'uso dei soldi sequestrati ai fratelli Riva nel risanamento e rilancio dell'Ilva. Riconferma perche' gia' le leggi numero 89 dell'agosto 2013 e numero 6 del febbraio 2014 hanno stabilito il trasferimento del miliardo e 200 milioni all'Ilva. Ma, mentre i provvedimenti precedenti ne disponevano diversamente l'uso - quella del 2014, per esempio, all'aumento di capitale dell'Ilva -, la legge di un mese fa indica invece il risanamento ambientale come obiettivo unico.
  In pratica, se il gip D'Arcangelo accogliera' l'istanza dell'Ilva, a fronte dello svincolo del miliardo e 200 milioni, l'amministrazione straordinaria dell'azienda, guidata dai commissari Gnudi, Carrubba e Laghi, emettera' delle obbligazioni di pari importo che saranno consegnate al Fondo unico Giustizia. Il sequestro si trasferira' dalle somme, attualmente in gran parte in Svizzera, alle obbligazioni.
  L'emissione di queste ultime servira' a vincolare l'uso dei soldi sequestrati all'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale nello stabilimento di Taranto il cui costo e' stimato in un miliardo e 800 milioni, di cui gia' 500 milioni, secondo dati dell'Ilva di qualche mese fa, gia' spesi o in fase di cantierizzazione.(AGI)

venerdì 3 aprile 2015

Galletti: un marchio di garanzia!

Ilva: Galletti, 80% vincoli ambiente rispettati entro agosto

"L'80% delle prescrizioni Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) dovrà essere adottato entro l'agosto 2015 e ci impegniamo per questo''. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, a margine della messa pasquale celebrata oggi nello stabilimento siderurgico tarantino. ''Che sia chiaro: la legge - ha aggiunto - stabilisce che tutto il piano ambientale dovrà essere realizzato entro il 4 agosto 2016. E' una sfida molto ambiziosa e vedremo se riusciremo ad arrivare a quella scadenza avendo completato tutti gli interventi. La novità è che il piano ambientale parte''. Il ministro ha fatto presente che ''c'è una tabella con le prescrizioni e che il piano ambientale prevede anche la copertura dei parchi minerali''.
Per finanziare il piano ambientale saranno usati i soldi dei Riva. ''Con l'ultimo decreto abbiamo individuato delle fonti di finanziamento importanti: 150 milioni da Fintecna che sono già arrivati, altri 400 milioni garantiti dallo Stato e poi ci sono un miliardo e duecento milioni che vanno a finanziare il piano di ambientalizzazione, che sono quelli che stiamo sequestrando ai Riva'' ha sottolineato Galletti. In merito al ricorso del gruppo Riva contro il sequestro, il ministro auspica che non ci siano ''condizionamenti o ritardi''. ''Mi auguro e credo - ha spiegato - di no. Noi abbiamo fatto una legge e siamo supportati da pareri legali molto forti. Noi andiamo avanti. Abbiamo firmato insieme al ministro (dell'Economia, ndr) Padoan e insieme al ministro (dello Sviluppo Economico, ndr) Guidi l'atto, il decreto, che avvia questa operazione. Quindi, l'emissione del prestito obbligazionario e l'arrivo dei soldi''.
Galletti ha tenuto a spiegare di essere andato a Taranto per dire alla città e ai lavoratori dell'Ilva ''che il governo c'è. Taranto ha bisogno dell'Ilva e l'Ilva ha bisogno di un piano di ambientalizzazione che la metta in sicurezza''. In occasione della visita erano presenti anche i commissari straordinari dell'Ilva Piero Gnudi, Corrado Carruba ed Enrico Laghi. ''Questa - ha aggiunto Galletti - è la grande sfida che abbiamo davanti: conciliare l'industria col rispetto dell'ambiente. Ce l'abbiamo a Taranto e in tante altre parti d'Italia. Oggi i cittadini non sono più disposti a scambiare il valore del lavoro con il rispetto dell'ambiente. Questi due valori devono andare di pari passo e devono trovare una convivenza l'uno con l'altro''.
Il ministro ha visitato alcuni impianti produttivi. ''La situazione è molto difficile come tutti sanno. Il fatto che si sia individuata una soluzione non solo sull'Ilva, ma anche per tanti altri problemi ambientali che esistono a Taranto vuole dire che il governo ha intenzione di risolvere questi problemi. Bisogna farlo con tanti sacrifici purtroppo, anche ricorrendo agli ammortizzatori sociali per i lavoratori'' ha dichiarato Galletti. ''Il nostro obiettivo sin dall'inizio - ha precisato il ministro - è stato uno solo: quello di salvaguardare la produzione industriale insieme all'ambiente. Sono le due facce della stessa medaglia. Non ci può essere un'impresa che non rispetti l'ambiente e Taranto, lo ripeto, ha bisogno dell'impresa Ilva''.
''Noi abbiamo accolto il desiderio e la disponibilità del ministro dell'Ambiente, Galletti, a partecipare alla messa. Io ho dato il mio messaggio. Evidentemente si nota l'interesse del governo. Anch'io però ho detto che alle promesse devono seguire i fatti'' ha rilevato l'arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, parlando con i giornalisti dopo la messa pasquale celebrata all'interno dello stabilimento tarantino. ''Perciò - ha aggiunto - ora siamo in una posizione di speranza ragionevole, continueremo con la vicinanza ai lavoratori e questa messa serve come segno tangibile e poi servirà una vigilanza attenta sui fatti e sugli interventi che sono stati promessi''.
Sono diversi gli impianti dell'area a caldo dell'Ilva che attualmente non sono in attività per i lavori di ristrutturazione previsti dall'Aia (Autorizzazione integrata ambientale). In seguito alla fermata dell'Altoforno 5, il più grande d'Europa, e dell'Acciaieria 1, è aumentata anche la platea dei lavoratori in contratto di solidarietà. Il picco massimo è previsto a giugno e saranno 3.178 i dipendenti coinvolti. Per questo Galletti ha parlato di ''sacrifici necessari per ambientalizzare la fabbrica salvaguardando al contempo la produzione''. (ANSA)

lunedì 9 giugno 2014

Il galletto nel pollaio vuoto. Lo spiedo è pronto!

lva, Galletti: "Il risanamento ambientale è la soluzione per il futuro"

"Il risanamento ambientale non è una parte del problema produttivo-finanziario del polo siderurgico tarantino: è la soluzione". Lo afferma in una nota il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti.
"Nell'importante dibattito in corso sul futuro dell'Ilva - sottolinea il ministro - non si deve perdere di vista questo dato: l'applicazione puntuale delle prescrizioni ambientali dell'Aia è il presupposto della prosecuzione dell'attività dell'Ilva e l'unica garanzia per il mantenimento dei posti di lavoro e per il ripristino di un rapporto corretto fra fabbrica e città".
Quel sito industriale "avrà un futuro- rileva ancora Galletti- se saprà rinascere come esperienza pilota di una acciaieria tecnologicamente avanzatissima e che adotta i più moderni standard e le migliori

soluzioni di tutela ambientale. Su questo punto non sono possibili mediazioni nè sconti. Sono certo che il neo-commissario Gnudi è consapevole di questo elemento fondamentale, che rappresenta il nocciolo duro e insostituibile del progetto di rilancio della siderurgia italiana". (Rep)

sabato 26 aprile 2014

Tutta colpa del "traffico"!

La burocrazia blocca l'Ilva

Burocrazia e ricorsi rendono complicato il risanamento dell'Ilva di Taranto. A oltre un mese dal varo, in Consiglio dei ministri con Dpcm, del piano ambientale dello stabilimento siderurgico (l'approvazione c'è stata il 14 marzo), manca ancora la registrazione della Corte dei Conti. Un "bollino" che permette la pubblicazione del documento sulla «Gazzetta Ufficiale» e quindi lo rende ufficiale e operativo.
Nel frattempo, la realizzazione di una delle due discariche interne al siderurgico (quella per rifiuti non pericolosi), autorizzata anche dalla legge 125 del 2013, trova un ulteriore ostacolo: sul filo di lana il Comune di Statte ha infatti presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar di Lecce aveva dato il via libera al sito di "Mater Gratiae".
«C'è l'ipotesi che la Corte dei Conti si possa pronunciare sul piano ambientale martedì prossimo - dice il sub commissario dell'Ilva, Edo Ronchi -. Attendiamo quindi, perché sin quando non avremo questo "placet" rimarrà tutto bloccato. Non potremo presentare il piano industriale, in quanto la legge ci prescrivere di presentarlo dopo il piano ambientale, né avviare la manovra dell'aumento di capitale finalizzato al risanamento del siderurgico».
Intanto, nei primi giorni della prossima settimana lo stesso Ronchi e il commissario Enrico Bondi incontreranno il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, per parlare proprio del piano industriale, di fatto già pronto e in queste settimane sotto la lente di ingradimento dei consulenti della Roland Berger, incaricata dalle banche con cui l'Ilva sta trattando sia per l'aumento di capitale che per il prestito ponte. Nei giorni scorsi la Roland Berger ha spedito i suoi emissari a Taranto per una ricognizione sul campo dei singoli investimenti previsti dal piano industriale che nel frattempo ha allargato il suo orizzonte temporale dal 2016 al 2020 ed ampliato i costi. Da 3 miliardi a 4,3 miliardi in quanto sono stati inclusi 700 milioni di costi per la sicurezza. Inoltre, è stata prevista la possibilità di produrre a Taranto il preridotto di ferro che ora l'Ilva sta acquistando dall'estero e utilizzando sperimentalmente negli altiforni e nelle acciaierie. «Stiamo negoziando i finanziamenti - spiega Ronchi - ma penso che non si muoverà nulla sin quando non ufficializzeremo il piano industriale. Stando alla legge, infatti, la prima risposta attesa è quella della proprietà dei Riva: partecipa o non partecipa all'aumento di capitale? Se non arrivano nuove risorse, la crisi di liquidità dell'azienda resta grave e non si possono nemmeno lanciare ordini impegnativi per i nuovi investimenti».
Intanto il Comune di Statte prova a fermare in Consiglio di Stato la discarica "Mater Gratiae". È il sito che deve accogliere sia i rifiuti non pericolosi della bonifica che quelli già stoccati nello stabilimento, quest'ultimi pari a un milione e mezzo di tonnellate. La discarica usata attualmente è al limite: c'è spazio per altre 20mila tonnellate. Dopodichè l'Ilva dovrà rivolgersi a discariche esterne con un sensibile aggravio di costi. Per "Mater Gratiae" il Comune di Statte il 4 marzo del 2013 ha notificato all'Ilva un'ordinanza di demolizione delle opere costruite nel sito e il successivo 7 agosto un verbale di inottemperanza. Statte ha eccepito all'Ilva come per i lavori fosse necessaria l'autorizzazione edilizia mentre l'azienda ha ottenuto nel 2010 solo la compatibilità ambientale. Su ricorso dell'azienda, il Tar, a febbraio scorso, ha annullato sia ordinanza che verbale, nonchè respinto la domanda di risarcimento, affermando che «i provvedimenti non sono stati portati ad esecuzione» e quindi «non hanno arrecato alcun danno». Per il Tar, in base alla legge 243/2007 i gestori «possono procedere all'esecuzione degli interventi» finalizzati all'adeguamento dell'impianto se «sia stato già emanato provvedimento favorevole di conformità ambientale». Tant'è che il ministero dell'Ambiente ha escluso «il rilievo dell'assenza di un separato titolo edilizio». (D. Palmiotti - Sole24h)

sabato 25 gennaio 2014

Ogni scarrafone (industriale) è bello al Sole 24 ore!

Confindustria all’amatriciana su ILVA e ambiente

Il prevedibile entusiasmo con cui Confindustria applaude all’ultimo Decreto Legge sull’ILVA di Taranto traspare dal giornale di famiglia: il Sole 24 Ore del 21 Gennaio dedica all’argomento l’intera pagina 39 con richiamo dalla prima. Nell’analisi di Jacopo Giliberto si legge testualmente: ‹‹Sull’ILVA di Taranto ci sono molti luoghi comuni e molte incertezze. Il luogo comune dice che la città è inquinatissima da una delle acciaierie più sporche del mondo, e non è vero. Le emissioni dello stabilimento di oggi sono molto migliori di molte delle più ammirate e moderne acciaierie modello d’Europa e, al contrario di quello che pensano molti, la qualità dell’aria di Taranto è assai meglio dell’aria respirata dai cittadini di una qualunque città padana. Esempio: ieri nell’aria di Milano sono stati rilevati 143 microgrammi di azoto, a Taranto 22 microgrami››. Forse Giliberto non ha mai visto le graziose nuvolette rosse che ogni tanto colorano il cielo della città – lì non c’è solo azoto – né il “vapore acqueo” (definizione dell’On. Perillo) che imbianca i tramonti del Rione Tamburi. In merito alla presunta salubrità degli vecchi impianti tarantini, alcuni delegati e dirigenti sindacali FIOM hanno visionato la fabbrica Thyssen Krupp di Duisburg in Germania, così simile a quella di Taranto per capacità produttiva, tecnologia (a ciclo continuo con cockeria) e vicinanza al centro abitato, e riferiscono di non aver notato fumi e di aver visto operai entrare ed uscire “puliti” in una fabbrica circondata da alberi in piena salute – a chi vive a Taranto è ben nota, invece, l’immagine degli asfittici alberi  sulle collinette ecologiche. Cosa dire poi dell’acciaieria VoestAlpine di Linz, in Austria, la cui ecocompatibilità è acclarata sia da Peacelink  che da  FIOM CGIL ?
Sulla stessa pagina del Sole, Paolo Bricco descrive quello che dovrebbe essere il progetto di Bondi – se e quando il commissario si degnerà di rendere noto un piano industriale – : riconvertire la fabbrica passando alla produzione di acciao con gas – adoperando la tecnologia del preridotto – e chiudendo così definitivamente le cockerie che, finalmente, azzererebbero i famigerati Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) altamente cangerogeni e ridurrebbero del 63% l’emissione di CO2. La riconversione avverrebbe grazie ad un aumento di capitale dal 3 mld di Euro richiesto, in prima battuta, alla famiglia Riva, e, in caso di rifiuto, a Unicredit, Intesasanpaolo e Cassa Depositi e Prestiti (cioè lo Stato). Domenico Palmiotti, sempre sul Sole 24 Ore, chiarisce che questa operazione ‹‹ dovrà essere espressamente finalizzata al risanamento›› e Confindustria Taranto parla di ‹‹interesse di notevoli proporzioni che, allontanando definitivamente tentazioni di tipo disfattista e ostruzionista, dovrà meritare da parte nostra [….] un’ampia condivisione›.
Abbiamo chiesto qualche commento in merito ad Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink e decano dell’ambientalismo tarantino.
Alessandro, come commenti l’annuncio di un’eventuale modifica del processo di produzione d’acciaio con conseguente riduzione dell’impatto ambientale?
Si tratta di operazioni di pubbliche relazioni messe in atto da Confindustria. L’ Autorizzazione Integrata Ambientale prevede un iter dimensionato su tecnologie che hanno poco a che vedere con il tipo di riconversione annunciata sul Sole 24 Ore e che non sono compatibili con un taglio della CO2 annunciato per far vedere che anche il nostro sistema industriale ha a cuore la riduzione dei gas serra proposta dalla UE. Fin quando una modifica strutturale di tal portata non è prevista in una nuova A.I.A. (che è un vero e proprio contratto con un cronoprogramma da seguire) si parla di aria fritta.
Quando Palmiotti scrive che l’aumento di capitale dovrà essere finalizzato al risanamento (come tutte le somme spese dal commissario), cosa vuol dire?
Anche qui c’è una bella operazione di depistaggio che va chiarita: la normativa dice testualmente che va evitato qualsiasi rischio di inquinamento al momento della cessazione definitiva delle attività ed il sito deve essere ripristinanto ai sensi della normativa vigente in materie di bonifiche e ripristino ambientale. Ciò significa che l’AIA, oltre ad una “bonifica” delle tecnologie – termine che, per le teconologie non esiste ma che viene confuso apposta con il risanamento citato da Palmiotti – dovrebbe prevedere un’accantonamento periodico delle somme necessarie ad ammodernare gli impianti e a bonificare (questa si sarebbe la vera bonifica) terreno e falda inquinate una volta cessata l’attività di produzione. Ci vorrebbe una caratterizzazione veritiera di suolo e falda per quantificare gli investimenti da effettuare al fine di permettere l’utilizzo del nuovo proprietario finanche a fini agricoli.
E questo ripristino è previsto nell’AIA?
Certo, anche se non c’è pubblicità in merito. Da quello che so io non è stata quantificata la somma da accantonare anno per anno e, comunque, ci vorrebbero fidejussioni bancarie vista la presumibile entità delle cifre. Comunque, secondo l’ultima AIA, ILVA non potrebbe investire tutto in ammodernamento degli impianti senza creare fondi per il ripristino a nuovo.
Vuoi commentare le dichiarazioni di Confindustria?
Chi lotta e si impegna per la tutela di ambiente e salute non può essere disfattista, e comunque quando si utilizza un termine così forte bisognerebbe avere il coraggio di fare nomi e cognomi. A questo punto io potrei chiedere: cosa significa non essere disfattisti?
E vuoi commentare l’analisi di Jacopo Giliberto sulla qualità dell’aria di Taranto?
Bisognerebbe avere il buon senso di fare confronti sull’intero spettro di inquinanti, non su uno solo. Se anche fossimo a norma con riferimento al singolo inquinante, il cocktail complessivo è micidiale. A tal proposito la perizia sulle emissioni inquinanti dei consulenti incaricati dalla magistratura è stata molto chiara: partiamo da 4000 tonnellate annue di polveri dalle sole emissioni controllate fino ad arrivare ad una serie di altre emissioni – ben quantificate nella perizia – che non hanno pari in Italia. Peacelink ha analizzato l’archivio INES (ora confluito nell’archivio europeo EPRTR): Taranto è un’enciclopedia a cielo aperto di inquinanti di tutti i tipi. Poi, per fortuna, non tutte le emissioni si tramutano in immissioni: i venti ed i fenomeni atmosferici possono diluire le emissioni inquinanti, ma anche farle ristagnare per ore sul nostro cielo. Per questo motivo talvolta, in presenza di correnti ascensionali, le centraline rilevano poco inquinamento anche in presenza di spettacolari colonne di fumo, salvo poi misurare con il nostro analizzatore portatile di IPA picchi rilevantissimi di immissioni dopo diverse ore.(Siderlandia)

giovedì 16 gennaio 2014

Le banche? Mica fesse: "Togliete i soldi di mano ai Riva!"

Ilva: banche dettano condizioni per sostenere piano

Le banche dettano le condizioni per sostenere il rilancio dell'Ilva: degli 1,3 mld chiesti dal commissario Enrico Bondi e' necessario sapere preliminarmente quanto sia disposto a versare Riva Fire, azionista di controllo. Ieri pomeriggio a Milano, secondo quanto si legge sul Messaggero, si sarebbe tenuto un nuovo vertice con le banche e i dirigenti della societa' hanno presentato la bozza del piano industriale 2020. Le banche, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Popolare, hanno pero' posto paletti, visto il verdetto della Cassazione che ha consentito alla famiglia Riva di rientrare in possesso di 2,1 mld, che potranno quindi essere utilizzati per sostenere Ilva (CdS)

sabato 28 dicembre 2013

L’Ilva è alla canna del gas


Tutti i nodi, anche se lentamente, stanno venendo al pettine. Pur passando tra sequestri, dissequestri, decreti legge, ricorsi, intercettazioni, arresti, sentenze, commissariamenti e quant’altro, il problema dei problemi resta sempre lo stesso. Che tutti conoscevano da anni, molto prima di quel famoso 26 luglio 2012: ovvero che l’Ilva è una fabbrica irrecuperabile da un punto di vista prettamente impiantistico. Il risanamento ancora oggi sognato, rincorso, annunciato e preannunciato, non ci sarà mai. Certo, sarebbe potuto essere realizzato qualora fosse stato programmato e messo in atto nel corso degli ultimi 20 anni (ad essere generosi): ma essendo che nessuno lo ha preteso, imporlo oggi attraverso leggi ad hoc ed un’AIA talmente complessa da essere stata scritta e riscritta diverse volte negli ultimi 10 anni, è assolutamente illogico.
Del resto, su queste colonne lo abbiamo scritto per anni: se Riva non ha investito un euro sull’ammodernamento degli impianti, non è stato soltanto per rispondere al credo della logica del profitto che è stata la stella polare di tutto il capitalismo italiano dalla sua nascita ad oggi. Quella scelta, anche se ancora oggi nessuno ha il coraggio di ammetterlo, è stata anche e soprattutto figlia di una visione dell’economia dell’acciaio premonitrice e a lungo respiro: Riva sapeva perfettamente che nel corso di poco più di un decennio il mercato si sarebbe capovolto, soprattutto a causa della prepotente entrata in scena di competitor mondiali a cui nessuno avrebbe potuto opporre adeguata resistenza (specie con un impianto vecchio e non più competitivo come è oggi l’Ilva).
E a fronte del fatto che nessuno, tra istituzioni nazionali e locali, sindacati e Confindustria, nel corso degli anni ha preteso e imposto il risanamento ambientale della fabbrica (per convenienze e connivenze che l’inchiesta portata avanti dal 2009 dalla Procura di Taranto ha potuto rivelare soltanto in minima parte), Riva ha fatto “l’unica” scelta economicamente razionale: continuare  a produrre il più possibile (ed è soltanto grazie a questo se Bondi ha potuto mantenere in piedi l’Ilva Spa nell’ultimo anno proprio grazie al destoccaggio) in barba ad ogni regola in materia di rispetto dell’ambiente e della salute di operai e cittadini. Con i danni che oggi tutti conosciamo.
E ieri, durante l’audizione in commissione Ambiente alla Camera dei commissario Enrico Bondi ed Edo Ronchi, accompagnati dall’assessore regionale alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, tutta la drammaticità della situazione attuale dell’Ilva è apparsa ancora una volta chiara ed indiscutibile. Del resto, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, la decisione dei giudici della VI sezione penale della Cassazione che venerdì scorso hanno annullato senza rinvio il sequestro preventivo per 8,1 miliardi di euro nei confronti della Riva FIRE (Finanziaria Industriale Riva Emilio) emesso dal gip Todisco lo scorso 24 maggio, oltre ad essere stata una vittoria per i Riva rischia di trasformarsi nella spallata decisiva che metterà al tappeto il più grande impianto siderurgico d’Europa. E Bondi, tutto questo, lo sa molto bene. Non è un caso del resto se ieri, durante l’audizione, ha lasciato intendere che l’unica possibilità realistica per far sì che l’Ilva realizzi tutti i lavori previsti dall’AIA, è un aumento di capitale che inietti quanto prima nella casse dell’azienda risorse liquide ingenti. Operazione che dovrebbe essere garantita dalla proprietà: ovvero dai Riva. “Credo che sarebbe molto conveniente – ha ironizzato con il suo accento toscano irriverente Bondi – ragionare di aumento di capitale”. Lo ha detto sorridendo, avendo accanto Ronchi e guardando i deputati presenti. “Il mio è un suggerimento – ha “precisato” Bondi – ma credo che un test con la proprietà andrebbe fatto perché se ci fosse una risposta positiva alla richiesta di ricapitalizzare, cosa che non so, migliorerebbe anche l’atteggiamento delle banche nei nostri confronti”. Il ragionamento è fin troppo chiaro. La legge 89 del 4 agosto scorso che ha convertito il decreto del 4 giugno imponendo il commissariamento, prevede che quest’ultimo duri tre anni al termine dei quali l’Ilva ritornerà nella gestione dei legittimi proprietari.
A tutt’oggi, almeno nel campo della siderurgia italiana, soltanto il gruppo Riva potrebbe sostenere un’operazione finanziaria del genere. Che come ha lasciato intendere Bondi, sarebbe anche una garanzia in più per le banche. Le quali, come è stato dichiarato anche ieri, dovranno andare a finanziare il futuro piano industriale che “deve ancora vedere la luce”, come dichiarato dallo stesso commissario (i sindacati, lo ricordiamo, sono impegnati in questa caccia al tesoro da oltre un anno). Dunque, il piano di risanamento ambientale dovrà essere finanziato per forza di cose con altre risorse. Ma per quale motivo il gruppo Riva dovrebbe investire per risanare gli impianti di una fabbrica che ha gestito per quasi vent’anni, non avendolo mai fatto prima? Operando in modo tale da potersi arricchire a dismisura ed avendo tutto il tempo per trasportare i capitali guadagnati nei paradisi fiscali offshore e facendoli rientrare soltanto in minima parte attraverso lo scudo fiscale nel 2009, peraltro in maniera illecita come sta tentando di dimostrare la procura di Milano?
Probabilmente Bondi, anche se non è dato sapere con quanta speranza, ha lanciato un messaggio ad eventuali e improbabili investitori esteri. Perché se i Riva continueranno a comportarsi come sempre hanno fatto, l’unica strada per un eventuale aumento di capitale è la cessione di quote azionarie dell’Ilva Spa ad altri investitori interessati a subentrare alla gestione del siderurgico. Ma quello di Bondi, molto più semplicemente, è stato un atto dovuto. Visto che lui stesso ieri si è definito un “amministratore delegato sui generis (dimessosi lo scorso maggio dal ruolo di ad, tutto il Cda Ilva fu azzerato, ma attualmente, per effetto del commissariamento, è più adeguato dire che i ruoli sono tutti congelati): ho bisogno di fare delle cose e chiedo risorse”.
Il discorso, dunque, è molto semplice. Le risorse finanziarie per effettuare i lavori di risanamento sugli impianti dell’area a caldo, al momento non ci sono. Sono stati programmati investimenti per 160 milioni sia a gennaio che a febbraio, e 6-700 milioni per tutto il 2014. Se queste risorse non saranno trovate in tempi celeri, i lavori non si faranno. E c’è da credere che il piano ambientale allungherà ancora di più nel tempo le scadenze di ultimazione dei lavori previste dall’AIA.
Ma non pensiate che l’Ilva Spa navighi in acque buone. Certo, il siderurgico produce e continua a vendere acciaio. L’indebitamente con le banche non è aumentato, a detta di Bondi. Ma il futuro è nero. E non soltanto perché si produce meno che in passato. La richiesta del mercato frena, gli incassi diminuiscono (6 milioni e 230 mila tonnellate prodotte nel 2013 contro gli 8 milioni e 248 mila del 2012, con una differenza nei ricavi di 41 euro a tonnellata), e se il costo delle materie prime diminuisce (25 euro per tonnellata), aumenta il costo dell’energia e soprattutto della manutenzione degli impianti (24 euro a tonnellata): i conti, quindi, non tornano. Bondi ieri è stato infatti chiarissimo: “A gennaio non so se saremo ancora in grado di mantenere questa situazione: c’è bisogno di un provvedimento veloce altrimenti in gennaio faticheremo a fare tutto quello che dobbiamo fare”.
E come segnaliamo da tempo, a breve bisognerà fare i conti con un problema ancora maggiore. Che ieri è stato pronunciato da Bondi quasi come fosse una condanna per tutti i presenti: “Ricordo che nel 2014 dovremo rinegoziare la cassa integrazione e la solidarietà per diversi stabilimenti, non solo per Taranto”: a Genova si tratta di 700 lavoratori, ma a Taranto parliamo di 2.400 persone in solidarietà; con Bondi che ieri ha chiesto ulteriori ammortizzatori per “altri interventi minori”.
Volete fare due calcoli insieme a noi? Bene. Da sempre all’Ilva il rapporto tonnellate di acciaio/lavoratori è di 1/1000 (un milione di tonnellate per 1000 dipendenti): l’azienda ha prodotto 2 milioni di tonnellate in meno, dunque siamo nell’arco di almeno 2mila lavoratori in esubero, esattamente quanti quelli di cui si dovrà discutere a marzo, come confermato anche ieri dallo stesso Bondi. Lo scriviamo da tempo: l’Ilva va incontro ad un notevole ridimensionamento di produzione ed occupazione, i cui risvolti sociali saranno pesantissimi. E mai più recuperabili. Il problema, come sempre in questo Paese, è che siamo governati da inetti a tutte le latitudini, oltre che “difesi” da sindacati inesistenti e “rappresentati” da una società civile che lascia sempre più a desiderare. Un esempio sui politici di cui sopra? Ieri, al termine dell’audizione, Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, ha testé dichiarato: “Ci vogliono garanzie sui tempi e certezza sulle risorse per il risanamento ambientale dell’Ilva: fondi, questi ultimi, che non possono che venire dai beni della famiglia Riva”. Serve altro?

domenica 22 settembre 2013

Un titolo ambiguo...



Pare brutto, nel 2013, pensare di "buttare via" tutti quei soldi per migliorare (manco risolvere) la compatibilità ambientale? Costavano meno quattro tarantini tumorati e una fetta d'Italia trasformata in discarica per sempre?
E come "scongiuriamo" l'infrazione, col certificato medico taroccato come gli studenti che si assentano nel giorno delle interrogazioni?
Ah, che brutta cosa il giornalismo ambiguo (e manco troppo...)!

L'ilva produrrà acciaio pulito. Ma a che prezzo?
A Taranto si produrrà acciaio pulito. Quando non si sa. Nel frattempo, gli scarichi dell’Ilva finiscono sotto la lente della Commissione europea che, salvo dietrofront dell’ultimo minuto, giovedì prossimo aprirà una procedura di infrazione in materia ambientale contro l’Italia. Contraddizioni, ennesime, di una vicenda, quella dello stabilimento siderurgico più grande d’Italia, che è ben lontana da una soluzione.
Circa 2 milioni di tonnellate annue, sulle otto in totale concesse dalla nuova Aia, potrebbero essere prodotte con una tecnologia che non avrà più bisogno dell’agglomerato e delle cokerie. Il vantaggio è quello di un drastico abbattimento dell’inquinamento e un incremento della produttività degli altoforni. Saranno usati pallets di ferro preridotto e metano al posto del carbon coke. Inoltre, verrebbero ridimensionati i parchi minerali e lo spolverio, purtroppo tipico di queste aree, subirebbe una riduzione complessiva dovuta anche al fatto che il preridotto si presenta in forma spugnosa.
“Una sfida - ha detto il sub commissario Edo Ronchi - non solo per risanare la fabbrica, ma anche per produrre acciaio in modo pulito”. E annuncia un accordo con un pool di banche da 2,4 miliardi di euro per finanziare i lavori dell’Autorizzazione integrata ambientale. Un miliardo e 800 milioni per la stessa Aia in tre anni, il resto, invece, per manutenzioni e innovazioni impiantistiche.
LA SIDERURGIA ECOLOGICA IN EUROPA
Taranto, quindi, come la siderurgia austriaca. Il siderurgico di Linz è stato in grado, nel tempo, di adeguare le sue tecniche produttive alle migliori disponibili al momento diventando punto di riferimento normativo a livello europeo in materia ambientale. Inoltre, è riuscito a mantenere competitiva la propria produzione nei confronti della concorrenza degli operatori dei paesi emergenti. La città austriaca ospita un’acciaieria che produce più della metà dell’acciaio che si produce a Taranto. Eppure Linz è la seconda città dell’Austria per salubrità dell’aria.
O come a Dortmund, conosciuta come la città dell’acciaio e della birra nella Ruhr più profonda e industrializzata. Ma al giorno d’oggi non ci sono più minatori all’opera e gli altiforni sono ormai raffreddati da tempo. Restano in città le ex fabbriche diventate musei e luoghi di ritrovo culturale. E ancora Duisburg ed Essen, completamente riconvertite e ora fiori all’occhiello della cultura tedesca.
Metz, in Francia, Bilbao, in Spagna, Heerhungowaard, in Olanda. Tutte città riconvertite all’acciaio pulito. Tutte, tranne Taranto, dove invece si è ad un punto di non ritorno: o la salute o il lavoro.
VIOLATI I LIMITI, ITALIA A RISCHIO INFRAZIONE
“L’Ilva ha violato i limiti di vari permessi ambientali concessi dalle autorità italiane, e l'Italia non ha monitorato a sufficienza queste violazioni e non ha preso misure adeguate”, spiega una fonte della Commissione Ue. Al ministero dell’Ambiente, che è in costante contatto con la Commissione sui vari temi ambientali, al momento non è ancora arrivata nessuna comunicazione ufficiale. Però, secondo quanto apprende l’agenzia Ansa, già nelle prossime ore il ministro Orlando invierà una lettera al commissario all’ambiente Janez Potocnik, con tutti gli aggiornamenti inerenti la salvaguardia ambientale dell’Ilva, resi possibili dal commissariamento dell’azienda.
Dal marzo 2012 è attivo un fitto carteggio tra la Commissione e l’Italia finalizzato all’acquisizione, da parte di Bruxelles, delle informazioni necessarie a valutare la situazione. Le risposte italiane date finora non sono però bastate a rassicurare la Commissione sul rispetto delle norme europee in materia di ambiente. Tanto che la proposta di avvio della procedura d’infrazione ha superato la fase istruttoria ed è pronta per essere esaminata dal collegio dei commissari. Si lavora per scongiurarla. (panorama)

martedì 3 settembre 2013

E intanto Riva continua a produrre e guadagnare...


Bondi: un esperto millenario nel prender tempo. 
Ora si aspetta un suo cenno...  


Piano Ilva, Bondi prende tempo 

Per il piano industriale dell’Ilva bisognerà attendere ancora. Se ne riparlerà a novembre. Questo, in sintesi, l’esito dell’incontro svoltosi ieri nella sede di Federmeccanica a Roma fra il commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi e i rappresentanti dei sindacati nazionali, locali e territoriali dei metalmeccanici.
Una lunga attesa a cui è seguita una grande delusione, anche se i sindacati commentano in maniera diversa la riunione. Secondo Mario Ghini della Uilm il rinvio ad ottobre «è un fatto che non ci fa stare tranquilli. Non vorremmo che l’attenzione sia tutta sull’applicazione dell’Aia e vengano sottovaluti gli investimenti in sicurezza, ricerca e sviluppo verso nuovi prodotti, necessari per riconquistare fette importanti di mercato».
Ghini riferisce inoltre che nel corso del confronto è emersa la necessità, da parte del Commissario straordinario, di reperire le risorse per dare applicazione agli interventi previsti dall’Aia, ricercando quegli spazi di mercato che erano in capo all’Ilva prima delle vicissitudini giudiziarie. «Riteniamo che questo impegno non sia sufficiente; è invece necessario – dice il sindacalista – guardare a questa fase come una importante opportunità per rendere l’Ilva ecocompatibile, ma anche efficiente e produttiva, in grado cioè di garantire all’azienda siderurgica un futuro basato su livelli occupazionali importanti». Nell’incontro la Uilm ha posto al Commissario straordinario la necessità che «siano rispettati i tempi della presentazione del piano industriale, che siano definiti, oltre agli interventi previsti dall’Aia, anche gli interventi ordinari e straordinari per il mantenimento produttivo del Gruppo, e il coerente sostegno ad investimenti in ricerca e sviluppo. E’ inoltre necessario che la riduzione della capacità produttiva prevista dalle disposizioni dell’Aia rispetto alle attuali non sia penalizzante per i livelli occupazionali, sui quali come Uilm non siamo disponibili a fare sconti a nessuno. Diventa, quindi, indispensabile che i tempi di realizzazione del piano industriale siano rispettati e che il suddetto piano, oltre agli impegni verso l’Aia, contenga anche azioni e investimenti sul mantenimento della capacità produttiva e del livello occupazionale del Gruppo».
Secondo il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli, dalla riunione sono emerse alcune novità importanti. «L’azienda sta recuperando sul fronte commerciale visti i drammatici dati di giugno e maggio in cui Ilva ha dimezzato i risultati rispetto a settembre 2012 e che parrebbero in forte recupero. Inoltre il Commissario ha confermato la possibilità di ottemperare alle prescrizioni dell’Aia previste per il 2013 senza necessità di proroghe e il massimo impegno per la realizzazione di quelle previste per il 2014 e 2015. L’importo complessivo dell’Aia è stata quantificata in un ammontare di circa 1,5-1,8 miliardi».
Sono tre le linee finanziarie a cui il commissario Bondi può far ricorso: istituti di credito, Bei (Banca europea per gli investimenti) e Unione europea. «Ma prima dell’ok delle banche – spiega Bentivogli – è necessario che l’Ilva recuperi lavoro e commesse dalle grandi aziende italiane che nel frattempo si sono rivolte all’estero. Serve uno sforzo affinchè l’azienda snellisca le sue immobilizzazioni riallineandosi alle modalità di processo alle aziende a flusso teso».
Al prossimo incontro, previsto per metà novembre, sarà fondamentale, secondo la Fim Cisl, «avere un quadro delle risorse finanziarie sia per l’attuazione del piano industriale sia per l’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale), sia per il rilancio competitivo dell’azienda. E’ stata esclusa dal commissario un’integrazione strutturale con la Lucchini di Piombino, immaginando qualora il mercato ripartisse un supporto solo temporaneo».
Per la Fim Cisl, «far ripartire Taranto è una sfida che il Paese deve assolutamente vincere, serve un cambio di passo sul fronte dell’ambientalizzazione, e dimostrare che è possibile produrre acciaio di qualità in maniera eco-sostenibile. Per l’attuazione dell’Aia ci sono 36 mesi e nonostante i ritardi l’azienda è in grado di recuperarli entro il 2013 e stare nel cronoprogramma anche nei due decisivi anni seguenti. Su questa azienda e questo settore si gioca la credibilità del paese, quella che lo pone di fronte al continuo bivio tra la soluzione dei problemi e le polemiche fuorvianti che a Taranto hanno fatto la fortuna dei polemisti a scapito di ambiente, cittadini e lavoratori». (CdG)

venerdì 8 giugno 2012

Annunciaziò annunciaziò!

Inquinamento Taranto, ass. Nicastro: “Via libera al piano di risananamento dell’aria”

(8 giugno 2012) TARANTO – “Siamo in dirittura d’arrivo per quello che riguarda il piano di risanamento dell’aria per la zona di Taranto. Nei prossimi 15 giorni i tecnici che hanno confermato il lavoro fatto sino ad ora, dovranno integrare il testo perché si arrivi alla presentazione in Giunta per l’adozione’’: a dichiararlo l’assessore alla Qualità dell’Ambiente Lorenzo Nicastro che stamattina ha preso parte al tavolo tecnico con il Comune di Taranto, l’Arpa e l’Asl nel corso del quale si è discusso della questione ambientale della città dei due mari. Il provvedimento, stando a quanto riferito da Nicastro, prevedrà una serie di prescrizioni e indicazioni da seguire che interesseranno tutti i settori, che saranno quindi chiamati ad assumere comportamenti finalizzati alla riduzione del particolato e del benzo(a)pirene. “Le misure di risanamento contenute nel piano richiamano tutti gli attori dell’area tarantina a compartecipare al comune interesse di ridurre i dati relativi a Benzoapirene e PM10 che nell’ultimo anno hanno sforato ben 40 volte i limiti massimi consentiti – ha riferito l’assessore – auspichiamo una presa di coscienza collettiva ed una fattiva collaborazione di tutti nel percorrere la necessaria e non più procrastinabile via del risanamento”. Una risposta chiara e concreta al problema dell’inquinamento: è ciò che auspica e vuole anche il sindaco del capoluogo ionico Ippazio Stefàno con questa serie di soluzioni, alcune attuabili immediatamente ed altre realizzabili a lungo termine. (Quotidianoitaliano)

giovedì 1 aprile 2010

Buongiorno Tamburi!

Il Comitato Cittadino 'Taranto libera', insieme ad altre associazioni ambientaliste, è stato convocato per un nuovo consiglio circoscrizionale, l'8 Aprile, ore 15.30 presso la Circoscrizione Tamburi.

Il Comitato per Taranto, nel diffondere la notizia invitando tutta la cittadinanza a partecipare, informa che prenderà parte al consiglio con alcuni dei suoi membri per sostenere la popolazione martoriata del quartiere Tamburi e richiamare gli amministratori al loro dovere, fino ad oggi tragicamente omesso, di tutela della salute dei cittadini e del loro benessere.

Ecco cosa era accaduto il 19 marzo :
A seguito di una denuncia a mezzo stampa del Presidente delle Circoscrizione Tamburi-Lido Azzurro di Taranto in merito all'impossibilità del rifacimento del manto stradale, pare a causa di una contaminazione da Berillio, un consigliere di minoranza(Franco Fanelli) ha prima chiesto in maniera formale e poi ottenuto attraverso l'occupazione per mezzo di un sit-in, un consiglio circoscrizionale monotematico su questo tema. L'intento era di capire quanto di vero ci fosse in tale denuncia e che cosa si intendeva fare una volta verificata la veridicità di tale situazione(che ovviamente dimostrerebbe l'assoluta drammaticità delle condizioni del quartiere situato a 100 metri dal famigerato Camino E312 dell'Ilva di Taranto)
Al consiglio erano stati invitati il Sindaco(non pervenuto...), il vice sindaco(non pervenuto ma impegnato in campagna elettorale per le regionali 2010), l'assessore ai lavori pubblici Spalluto(giunto con un'ora e mezzo di ritardo e andato via con un coup de theatre, prima ancora di aver capito il tema del contendere, dopo le incalzanti domande di uno dei consiglieri che chiedeva tempistiche di risoluzione della situazione e risposte certe) e l'assessore all'igiene, alla sanità, allo sport e al tempo libero Romeo.



Ed ecco il documento citato da Daniela Spera, scaricato, sfogliabile, salvabile, copiabile e soprattutto stampabile!
Risanamento Tamburi 21051 All.1 Relazione

mercoledì 1 aprile 2009

MEGLIO TARDI CHE MAI?

Comunicato stampa che riceviamo dai Verdi di Modugno:

I Verdi di Modugno apprendono sorpresi le dichiarazioni del Sindaco di Modugno pubblicate sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 26 marzo u.s. dove Egli dichiarerebbe: “ i recenti report di Arpa Puglia sulla zona in questione propongono dati allarmanti. Ho già scritto agli Enti interessati per intervenire. E’ una zona da sottoporre a bonifica di risanamento ambientale. Ogni nuovo insediamento, seppure nei limiti di legge, diventerebbe assolutamente incompatibile”.

Finalmente l’ha capito? O siamo dinanzi ad una nuova strategia pre elettorale?

Sono anni che ripetiamo anche con missive ufficiali indirizzate al Sindaco ed a tutti i gruppi politici Cittadini la necessità di adottare un Piano di Risanamento dell’Aria, ma di fatto l’Amministrazione Comunale non ha mai preso in considerazione la nostra iniziativa né ci ha mai degnato di un cenno di riscontro!

Ciò che davvero appare singolare è che solo ora, a giochi che volgono al termine…….., l’Amministrazione Comunale si accorga della gravità della situazione ambientale!

Purtroppo dobbiamo subire le scelte di un assessore all’Ambiente (Prof. Fedele Pastore) che pare sia interessato a tutt’altro. Infatti con i fondi che potrebbero servire ai Piani di Risanamento si pensa a ristrutturare antiche masserie per organizzare non ben definiti dibattiti ambientali, e assistiamo impotenti ad una raccolta differenziata a livelli bassissimi e che poi viene sistematicamente rimescolata in un unico camion di recupero!
E ci fermiamo qui, ma potremmo abbondantemente continuare nell’elencare le scelte tanto dispendiose quanto inutili del “Professore alla qualità della vita”.
Va sottolineato che la Regione Puglia non possiede, ovvero non esiste delibera di Consiglio Regionale che renda cogente , i vincoli del Piano di Risanamento e Tutela della Qualità dell’Aria ( previsto dall’art 4 del decreto Presidente della Repubblica n 203/1988 , dalle norme di tutela dell’aria DLgs n 351 del 4 agosto 1999 e dal decreto legislativo 183 del 21 maggio 2004 ) e il Piano delle Acque.
L’esistenza di tali Piani avrebbe consentito, coerentemente con le finalità della direttiva IPPC, di concedere o meno l’AIA per la centrale Sorgenia o la VIA per l’inceneritore di Marcegaglia, tenendo conto non solo delle MTD (migliori tecnologie disponibili) ma anche dei suddetti, importantissimi Piani che in pratica “fotografano” sotto l’aspetto ambientale l’impatto complessivo esistente sull’ intera Regione Puglia.

Che ora, a Centrale turbogas ormai realizzata, ci si ricordi di questa necessità, appare una soluzione quantomeno tardiva!
Comunque il Comune di Modugno collocato in fascia “C” (inquinamento da traffico e da industria) ha, per legge, il dovere di sollecitare la Provincia e La Regione ad accelerare l’attuazione dei succitati Piani di Risanamento e Tutela della Qualità dell’Aria e delle Acque e a prescindere dalle determinazioni che possano assumere questi Enti può dotarsi di un Piano di Risanamento Ambientale, purchè abbia come obbiettivo primario la salute pubblica!
In conclusione non possiamo non evidenziare che nel Consiglio Provinciale, la città di Modugno, vanta la bellezza di tre Consiglieri Provinciali, ma ad oggi, non risulta che qualcuno di questi abbia mai sottoposto, all’attenzione del Consiglio Provinciale, l’adozione del suddetto Piano di Risanamento e Tutela della qualità dell’Aria e delle Acque, che sarebbe stato indispensabile, dal punto di vista strategico, per ostacolare la concessione dell’AIA alla Centrale e condizionare anche la VIA dell’inceneritore.

Che sia la volta buona? Lo dubito!

Modugno, 30 marzo 2009
Giancarlo Ragnini – Portavoce dei Verdi di Modugno

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I verdi di Taranto si sono espressi in merito alla questione inceneritore? Cosa dicono?
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Comunicato stampa: SORGENIA E LE SUE LEGGI!

Ancora una volta Sorgenia, in spregio alle leggi di uno stato, vorrebbe imporre le sue! Infatti annuncia arbitrariamente la messa in moto della centrale turbogas di Modugno in data 2 aprile, affermando di aver ottemperato alle prescrizioni e di essere autorizzata alle prove funzionali dell’impianto. Evidentemente dimentica che una prescrizione prevedeva la dichiarazione del Sindaco riguardo la compatibilità della centrale con altri siti a rischio di incidente rilevante, e la società del gruppo De Benedetti “ritiene” ottemperata tale prescrizione con una dichiarazione di un non meglio identificato responsabile dell’ASI.
Inoltre non è chiaro se la prescrizione riguardo l’utilizzo delle acque reflue fin dalle fasi di cantiere sia stata ottemperata.
Sorgenia dimentica che proprio riguardo le prove funzionali della centrale è aperto un contenzioso con la Regione e, fino a definizione di questo, l’impianto, di certo, non potrà andare in esercizio!
Tali prove vanno concordate con tutti i soggetti interessati e su questo noi Verdi chiediamo la massima attenzione!
Per questi aspetti abbiamo presentato numerosi esposti che sono al vaglio della Procura della Repubblica di Bari e nel cui operato poniamo la nostra fiducia.
Al tempo stesso facciamo appello pubblicamente al Presidente della Regione Puglia per sollecitare la commissione VIA della Regione ad esprimersi urgentemente (i 90giorni previsti dalla legge sono abbondantemente scaduti) e senza tentennamenti reverenziali sul progetto dell’inceneritore di Modugno della società a cui fa capo la Presidente di Confindustria e di cui abbiamo dimostrato, attraverso le osservazioni presentate in agosto scorso, tutta l’incompatibilità ambientale di questo impianto tanto inutile quanto dannoso per i Cittadini di Modugno e dei paesi limitrofi, Bari compresa.

Modugno, 31 marzo 2009
Giancarlo Ragnini - Portavoce dei Verdi di Modugno