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giovedì 22 ottobre 2015

Bella di Abatantuono

«Belli di papà» dal Messico alla Puglia di Abatantuono

È stato quasi interamente girato a Taranto e in provincia il film Belli di papà prodotto dalla Colorado Film di cui è presidente Maurizio Totti, con la regia di Guido Chiesa e protagonista Diego Abantantuono, nelle sale dal 29 ottobre. Ispirata all’originale film messicano Nosotros Los Nobles, la versione italiana dal titolo Belli di papà mette il dito sul rapporto genitori/figli, un argomento di scottante attualità e che qui trova una declinazione inedita, quando il ricco padre decide di emigrare dal Nord al Sud, facendosi seguire dai suoi tre figli superficiali e spendaccioni i Belli di papà, per l’appunto, in cerca di una «redenzione», di una nuova vita e anche di un lavoro.

Li troveranno al Sud, con precisione a Taranto dove i tre figli dovranno convivere con un’altra realtà e assumere una nuova coscienza.

«Quando abbiamo deciso di realizzare il film – spiega Maurizio Totti della Colorado – siamo andati alla ricerca di un posto del Sud, che in qualche modo ricordasse Città del Messico, dove era ambientato Nosotros Los Nobles, perché abbiamo pensato che il Sud di tutto il mondo si somiglia. Il primo pensiero è stato per la Puglia, perché Diego Abatantuono si è sempre considerato pugliese a tutti gli effetti, con il padre nato a Vieste, dichiarando in ogni occasione che in Puglia si è sempre sentito a casa, tant’è che in quella terra è sempre venuto volentieri a girare alcuni suoi film».

Scelta la regione si è poi passati a individuare la giusta location, «che abbiamo trovato nella città di Taranto e nella sua provincia, non ancora sfruttate dal cinema e senza le solite immagini da cartolina. Un set adatto per ambientarci un film, lontano dal clamore e da un turismo eccessivo. E poi Taranto Vecchia è affascinante e nella sua decadenza mantiene ancora il fascino di un’antica nobiltà, lo splendore della greca Taras, racchiuso nelle vestigia del suo Museo Archeologico Nazionale. Ma nel capoluogo jonico s’affaccia anche il presente, quando dalla vecchia casa in cui si è rifugiata la famiglia milanese irrompe dai vetri di una finestra lo skyline delle luci dell’Ilva che si riflettono sul mare».

Ma continua Totti a proposito dell’Ilva: «Non abbiamo fatto un film di denuncia ambientale e sui danni che il siderurgico ha prodotto, perché la nostra intenzione era quella di realizzare una commedia che facesse ridere, ma anche riflettere». Ed ancora: «La scelta della Puglia si imposta anche perché c’è una Film Commission funzionante e molto attiva, ben avviata in tutti i suoi settori e per chi deve girare un film è importante trovare tecnici e personale competente in quanto si possono ridurre le spese di produzione e lavorare con sicurezza. Nel periodo di lavorazione non abbiamo trovato nessuna difficoltà o impedimento di qualsiasi natura ma tanta collaborazione e partecipazione da parte dei tarantini e dai cittadini della provincia che facevano a gara per darci il loro contributo e questo non solo: non solo a Taranto, ma anche a Manduria, San Marzano, Avetrana, che spero possa far dimenticare tutta quella cronaca negativa che in quest’ultimo periodo l’ha marchiata».

In conclusione Maurizio Totti si augura che il film possa portare a Taranto quella visibilità «che mie precedenti produzioni come Puerto Escondido e Mediterraneo hanno dato a quelle località del Messico e della Grecia, dove quei film sono stati girati». (GdM)

sabato 13 giugno 2015

Qualcosa di buono dall'Ilva e dintorni

A ‘Thriller’ ambientato a Taranto e nell’Ilva il David di Donatello 2015 per il cortometraggio.

Visita la pagina Facebook del film

"Thriller", diretto da Giuseppe Marco Albano e prodotto da Angelo Troiano con il sostegno di Apulia Film Commission, ambientato interamente a Taranto ha vinto il  David di Donatello 2015 per il cortometraggio.

A Taranto il 13enne Michele rincorre il suo grande sogno: partecipare ad un talent show per ragazzi imitando il suo mito di sempre, Michael Jackson, tra i vicoli del quartiere Tamburi. Negli stessi giorni a Taranto, la città più inquinata d’Europa, gli operai dell’industria siderurgica si mobilitano per la più grande protesta di sempre. Michele (ovviamente Michael per gli amici!) con l’aiuto del suo mito riuscirà a sconfiggere il Grande Mostro rosso. Giuseppe Marco Albano è scrittore, sceneggiatore e regista; il suo primo cortometraggio ‘Il cappellino’ partecipa a varie rassegne italiane ed internazionali tra cui ‘Giffoni Film Festival’, e viene inoltre candidato ai Globi d’oro 2009 come Migliore Cortometraggio Italiano. L’anno successivo torna a Giffoni con ‘XIE ZI’, cortometraggio finalista ai Nastri d’Argento 2011. Con il suo terzo lavoro ‘Stand by me’, Albano ottiene la prima candidatura ai David di Donatello. Nel 2013 esce nelle sale il suo primo lungometraggio, ‘Una domenica notte’. (grottaglieinrete)

Albano, che confessa di avere provato una "grande emozione vincendo il David di Donatello, un premio che sognavo fin da bambino", rivela di stare lavorando a un lungometraggio: "Lo sto scrivendo con altri due sceneggiatori e affronta una tematica importante, quella degli anziani, che saranno i protagonisti di questa commedia ambientata tra Napoli e Parigi. Sarà una commedia italiana - spiega Albano -con la quale spero di fare un salto di qualità. Ma non posso ancora dire nulla su produttori, attori o altro".
Intanto il giovane Albano si gode la soddisfazione del suo primo David, che "condivido con tutti quelli che hanno lavorato al film, prodotto da Angelo Troiano e finanziato grazie al contributo dell'Apulia Film Commission. In realtà - sottolinea - il film ha vinto tanti premi fin dalla sua partenza al Giffoni dello scorso anno, ma la vittoria del David è un sogno che si avvera".
Con 'Thriller', ambientato a Taranto, Albano ha dato il suo piccolo contributo alla città tormentata dall'inquinamento e dall'attenzione mediatica legata principalmente all'Ilva: "Taranto non è solo Ilva - puntualizza Albano, che è nato nel capoluogo pugliese nonostante viva in Basilicata - è anche una straordinaria città dove proprio per questo abbiamo voluto realizzare 'Thriller', film che vuole fare riflettere, con la consapevolezza di non potere risolvere i problemi della città, che sono non solo ambientali ma anche occupazionali, ma vuole anche affrontare questa tematica facendo sorridere. Ed è forse questo aspetto che ha colpito la giuria dei David", afferma il regista.
'Thriller' inoltre "è un omaggio a Michael Jackson che era un mio mito come lo è del protagonista Michele, che balla benissimo e vuole lasciare Taranto per andare a Roma e partecipare a un talent show televisivo, per ballare finalmente in tv come il suo amato Michael Jackson". (adnkronos)

“Sono molto felice ed orgoglioso di questo premio – sottolinea il regista –“ Parlo a nome di tutto il cast e la troupe che vi ha lavorato. Un successo che ci ripaga dei tanti sforzi fatti in questi anni e che dà una nuova carica per altre idee e progetti sui quali stiamo già lavorando. Un particolare ringraziamento anche alla città di Taranto che ci ha accolti e sostenuti per tutta la durata delle riprese”. (Lifestileblog) 

Clicca per vedere lo Storytelling digitale del film

venerdì 26 aprile 2013

E ri-buongiorno!

Un film realizzato insieme agli abitanti della città più avvelenata d'Europa
con la partecipazione di Michele Riondino
Un esorcismo, una sfida, un canto, un'immersione spericolata… Buongiorno Taranto è un progetto per costruire una narrazione fatta di immagini, suoni e parole della città più avvelenata d'Europa. Al centro del progetto, la realizzazione dell'omonimo film con la regia di Paolo Pisanelli, realizzato dalla cooperativa leccese Big Sur e dell'associazione OfficinaVisioni con il sostegno dell'Apulia Film Commission.
Il film è un viaggio attraverso le tensioni e le passioni di una città immersa in una nuvola di smog. Le rabbie e i sogni dei suoi abitanti sono accompagnati dalla cronaca di una radio nomade e intermittente, un cine-occhio digitale che scandisce il ritmo del film e insegue gli eventi che accadono ai confini della realtà, tra rumori alienanti, odori irrespirabili e improvvise rivelazioni delle bellezze del territorio.

Buongiorno Taranto - Storie ai confini della realtà - Promo from Big Sur, immagini e visioni on Vimeo.

lunedì 12 novembre 2012

Ci vuole poco a capire...

I premi Oscar Paul Haggis e Adrian Brody, in Città Vecchia per le riprese di "Third Person", indossano la maglia RespiriAMO Taranto in compagnia di Claudio Andriani e Mimmo Battista.

giovedì 22 dicembre 2011

Il grande botto!

"Fireworks" di Giacomo Abbruzzese in giro per i festival europei



"Fireworks" di Giacomo Abbruzzese in giro per i festival europei
"Fireworks" di Giacomo Abbruzzese è stato selezionato in concorso al Festival International du Court Métrage à Clermont-Ferrand (Francia), al Festival Premiers Plans d'Angers (Francia), Festival International de Programmes Audiovisuels de Biarritz (Francia) ed al Küstendorf Film and Music Festival (Serbia) 2012, il festival organizzato da Kusturica in Serbia e che ogni anno seleziona solo venti cortometraggi di giovani registi,

"Fireworks" racconta una storia di distruzione e riscatto sullo fondo di una Taranto dilaniata dall’Ilva. Tra i fuochi d’artificio della notte di Capodanno, un gruppo internazionale di ecologisti farà esplodere la grande industria siderurgica.

Il corto prodotto da Le Fresnoy con il contributo di Apulia Film Commission. Nel cast Saleh Bakri, Katia Goulioni ed i due attori tarantini Angelo Losasso e Angelo Cannata. (Cinemaitaliano)

giovedì 25 novembre 2010

Paolo Sesto a Torino!

Ecco il trailer di questo film-documentario “SCUOLAMEDIA” che sarà presentato in anteprima assoluta al 28° Festival di Torino (dal 26 novembre al 4 dicembre) in concorso nella sezione Italiana.doc.
Il film, prodotto con il sostegno di Apulia Film Commission, è stato interamente girato nella scuola media "Luigi Pirandello" del quartiere Paolo Sesto

venerdì 3 settembre 2010

Taranto alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola parteciperà alla 67^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sabato 4 settembre 2010 alle ore 20,30 presso la Villa degli Autori Cena di Gala organizzata dall’Apulia Film Commission in collaborazione con la Sezione Festivaliera delle Giornate degli Autori.

Seguirà la proiezione del documentario “La svolta. Donne contro l’Ilva” di Valentina D’Amico. Alla cena parteciperanno produttori, autori, attori e addetti ai lavori dell’industria cinematografica internazionale. (Connect)

mercoledì 20 gennaio 2010

Ciak: La Svolta delle donne per Taranto

Giovedì 21 gennaio alle ore 15.00 in via Lago di Montepulciano n. 10 (interno ClubHouse, citofonare Amodio) a Taranto, si terrà la conferenza stampa di presentazione del documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva”.


Le riprese sono iniziate lunedì scorso, 18 gennaio 2010, a Taranto.
Il documentario, scritto e diretto da Valentina D’Amico, prodotto dalla Filmare srl di Foggia e realizzato con il contributo dell’Apulia Film Commission, racconterà l’Ilva dal punto di vista delle donne: mogli e/o madri di operai che sono morti nello stabilimento; dipendenti mobbizzate e licenziate per aver osato dire no; madri di famiglia ammalatesi e costrette ad una vita di sacrifici. Partendo dalle loro storie umane, si conoscerà la vita in fabbrica raccontata dagli operai, la città con i suoi quartieri soffocati dai fumi. Vite spezzate dai ritmi del
lavoro e dello sviluppo. In cambio di cosa?

Per informazioni: 329.7152379 - 380.4593503, lasvolta.donnecontrolilva@yahoo.it

giovedì 5 novembre 2009

Taranto Far West d'Italia!

Marpiccolo, la recensione

In Italia non abbiamo un cinema di genere, o meglio non lo abbiamo più (si lo so che in teoria ancora si producono film di genere ma per decenza preferisco fingere che non vengano proprio girati), però fortunatamente esistono ancora delle nicchie più o meno di genere che affrontano determinati temi in determinate maniere disegnando nuove categorie.
Marpiccolo è a suo modo un film di un genere che sta tra il gangsteristico all’italiana, il melodrammatico e il realista. Si tratta di quei film che dipingono situazioni disperate di provincia (o meglio estrema periferia) utilizzando attori del luogo per raccontare storie di malavita con o senza redenzione (quello dipende).
Godard diceva che per fare un film servono due cose: una donna e una pistola, probabilmente aggiustando la sua provocazione si potrebbe dire che questo è indispensabile quantomeno per un film di genere e alle volte mi sembra che l’unico contesto in cui una pistola (intesa come estremizzazione del conflitto e rappresentazione della massima tensione tra il vivere il morire) non sembri ridicola in un film italiano sia questo.
Marpiccolo poi non è immune da cadute di stile e qualche fastidiosa leggerezza (almeno un paio di attori principali recitano in maniera davvero non accettabile e i dialoghi davvero potevano essere migliori) però centra in pieno le caratteristiche del suo genere, ovvero uno scenario disperato nel quale incastrare i personaggi (in questo caso la periferia di Taranto con dei terribili palazzoni e lo sfondo delle fabbriche inquinanti riprese in fantastici totali che non dimenticano mai di includere il cielo!), condizioni di vita al limite del tollerabile (povertà, mancanza di prospettive, obbligo di collusione con la mafia locale, famiglia disastrata) e una storia di fiori nel cemento.
Ecco se oggi è ancora possibile parlare di “azione” nel nostro cinema lo si può fare all’interno di queste regole e queste convenzioni. La scena della rapina in casa del boss locale (un perfetto Michele Riondino) è degna di stima e anche il modo in cui il protagonista si scontra con la violenza (dalle botte agli spari) è onesta senza mai suonare ridicola.
In più Marpiccolo è italiano nel senso migliore del termine, cioè riesce a guardare i suoi personaggi ad altezza uomo, trova senso in una lotta contro le istituzioni senza senso apparente e utilizza per i ruoli principali non attori ma corpi, non professionisti scelti per il volto che hanno per quelle facce molto più comunicative di qualsiasi altra cosa che hanno la stessa valenza in un inquadratura dei palazzoni aggressivi. Il nostro Far West esiste ed è questo.
(Screenweek)

lunedì 2 novembre 2009

Donne contro l'Ilva?

Diciotto ciak per Apulia Film Commission
Terza tranche annuale per lungometraggi, ma anche film per la tv, documentari e corti

Quattro lungometraggi, quattro film tv, otto documentari, un cortometraggio e un videoclip. Sono diciotto le nuove produzioni fi­nanziate dall’Apulia Film Commission, per un totale di investimento pari a 357mila euro: il consiglio di amministrazione dell’ente ha avalla­to mercoledì scorso le scelte dei critici cinema­tografici Carlo Gentile e Vito Luperto, assegnan­do i fondi della terza tranche 2009 destinati a produzioni cinematografiche da realizzarsi in Puglia. Sarà così girato in Salento I resti di Bisanzio, di Carlo Michele Schirinzi, che ha ottenuto un contributo di 30mila euro.
Fra Torre Guaceto e Torre dell’Orso i ciak di Luglio 80, opera prima di Massimo Natale (80mila euro). Fra San Catal­do e Lecce sarà girato W Zappatore, di Massimi­liano Verdesca, mentre fra Bari e Andria sarà ambientato L’altro mare di Riccardo Cannone. Per i film tv, fondi assegnati a Dario Diana per Mak piccolo detective –Tracce d’identità, a Cor­rado Veneziano per Accipicchia: ci hanno ruba­to la matematica, a Francesco Giase per C’era una volta e ad Enzo Strippoli per Parlami d’amo­re.
Otto, invece, i documentari finanziati: Un uo­mo in piedie la signora di Mimmo Mongelli, Adamà di Annamaria Gallone, Agente H: storie di un arsenale sommerso di Eugenio Laddago, La svolta. Donne contro l’Ilva, di Valentina D’Amico, Basis! Figli dei rospi di Niccolò Man­zolini, Le Murge: il fronte della Guerra Fredda di Fabrizio Galatea, Lo sceicco di Castellaneta di Giuseppe Sansonna e Le formiche testarde di Pa­olo De Falco. Per finire, 10mila euro al corto La decima onda, di Francesco Colangelo e 7 mila al videoclip Ta D’adattà di Enzo Piglionica.(Corriere del Mezzogiorno)

sabato 31 ottobre 2009

Taranto amara

Colangeli e la fuga da Taranto-Marpiccolo: andarsene è come partecipare all'Erasmus
L'attore romano sul film girato nella città pugliese: «Il protagonista non scappa, vuole solo sopravvivere»


TARANTO - Una città anche bellissima ma in cui «dell’inquinamento se ne sente l’odore, se ne vede il colore, è cosparsa ovunque di una polvere rossa, che entra negli occhi». Così Alessandro Di Robilant descrive Taranto, che per la presenza dell’impianto siderurgico dell’Ilva «è la terza città più inquinata d’Europa». È dove ha ambientato Marpiccolo, storia di scelte sbagliate, ribellione e voglia di fuga di un adolescente (Giulio Beranek), in uscita il 6 novembre in 30-50 copie distribuito da Bolero.
Il film, tratto dal romanzo Stupido di Andrea Cotti (Rizzoli), che ha nel cast Michele Riondino, Valentina Carnelutti, e Giorgio Colangeli, è stato in concorso nella sezione Alice nella Città al Festival del film di Roma. «Marpiccolo non è solo un film di denuncia su Taranto, ma come il libro racconta la vita in quartieri difficili, che in Italia sono tanti» precisa il regista. «Inizialmente - spiega - la sceneggiatura non aveva un’ambientazione. Poi un giorno sono passato per Taranto e mi ha molto colpito. È una città greca bellissima, con anime contrapposte, ferita da tante cose fra cui la presenza dell’Ilva».
La pellicola ruota intorno a Tiziano, 17 anni, che vive con la madre(Anna Ferruzzo) e la sorellina a Taranto, nel degradato quartiere Paolo VI. Il padre del ragazzo, schiavo del videopoker, si è indebitato fino al collo con il giovane boss locale, Tonio (Michele Riondino). Per ripagarlo, Tiziano accetta di lavorare per lui, compiendo scelte sempre più disperate. La speranza di ricominciare, magari altrove, gli arriva dall’amore per la coetanea Stella (Selenia Orzella), da un’insegnante che con lui non si arrende (Valentina Carnelutti) e da un educatore (Giorgio Colangeli) incontrato dietro le sbarre. «Il film mostra come in una situazione di degrado, la comunità non sia umiliata e offesa ma molto viva, con donne straordinarie capaci di reggere realtà difficilissime».
Per il bravissimo esordiente tarantino Giulio Beranek, 21 anni (un passato da calciatore, ora lavora come giostraio) «il mio personaggio è realissimo. Anche oggi l’unica via d’uscita per un ragazzo di determinati quartieri di Taranto è andare via, per non stare a contatto con certi soggetti e ambienti. Bisognerebbe dare ai giovani nuove possibilità di lavoro e studio per restare, perchè se i buoni se ne vanno, la gente che rimane è sempre la stessa». È d’accordo con lui Giorgio Colangeli: «Il film è positivo e ottimista, questo è il suo vero coraggio. Quella di Tiziano non è una fuga ma una strategia di sopravvivenza, è come un Erasmus (il programma universitario che consente periodi di studio e soggiorno all’estero, ndr). Andare in un posto dove forse si vive meglio, gli consentirà, una volta rientrato, di vedere meglio la propria realtà». (Corriere del Mezzogiorno)

martedì 20 ottobre 2009

Marepiccolo in piena

"Marpiccolo": il film di denuncia sociale di Alessandro di Robilant


"Marpiccolo": il film di denuncia sociale di Alessandro di Robilant
In concorso nella sezione Alice nella Città arriva "Marpiccolo" di Alessandro di Robilant. Ambientato nell'inquinatissima Taranto della Ilva, racconta la storia di un ragazzo ormai stereotipo delle città del sud Italia: inserito nel sistema locale di micro criminalità, in perpetuo allontanamento dalla scuola, affezionato alla famiglia, incurante delle regole, in cerca di riscatto. Ma Tiziano, il protagonista interpretato da Giulio Beranek, va oltre e grazie alla sua intelligenza cerca di uscire da questo giro vizioso, finendoci però immerso fino al collo grazie alla sua stupidità di ragazzino, al brutto carattere e all'idea romanzesca dell'ultimo colpo. Malgrado possa sembrare tutto già visto, lo schema portato sullo schermo da Alessandro Di Robilant appare originale nelle dinamiche e nei rapporti tra i personaggi che si muovono bene nell'ambientazione sotto proletaria di una città post industriale, dove dell'acciaieria è rimasto solo l'inquinamento e la malavita, piu' o meno organizzata, si sostiuisce alle istituzioni ormai ridotte a far da guardiano alle macerie della società. La Ilva, ormai fabbrica di morte, è sempre presente sullo sfondo, alle spalle degli attori, nei dialoghi o nel loro passato che ne ha segnato il presente. Credibili i dialoghi, a parte qualche lampo filosofico improbabile dei ragazzini di strada, che hanno il merito di non essere pensati e scritti per il passaggio televisivo, asciutti, con il ritmo giusto e spesso in tarantino stretto. Gli attori Giulio Beranek (Tiziano), Anna Ferruzzo (Maria), Selenia Orzella (Stella), Michele Riondino (Tonio), Nicola Rignanese (Franco), Roberto Bovenga (Trascene), Giorgio Colangeli (De Nicola) e Valentina Carnelutti (l'insegnante), sono giusti e fluidi nei propri ruoli. Il film di Alessandro di Robilant giunge come film di denuncia sociale, affrontando una lunga serie di problemi di stretta attualità italiana, raccontati attraverso una storia semplice e forse non originalissima ma che funziona e scorre senza intoppi fino alla fine quando arriva il tanto difficle tentativo di riscatto.
"La trasposizione dal libro al film è stata lunga e laboriosa. Abbiamo cercato di rielaborare la storia sull'esempio del film brasiliano La Città di Dio, dove la rappresentazione degli ultimi è di grande vitalità. Non volevamo raccontare la vita di questo gruppo persone in difficoltà con tristezza, perchè consapevoli della loro realtà, ma con fermezza e vigore" ha dichiarato Alessandro di Robilant, che poi ha continuato parlando dell'Ilva "non potevamo raccontare una storia ambientata a Taranto senza lo spettro di questo mostro".
Michele Riondino, tarantino puro sangue, nato nello stesso quartiere dove è ambientato il film ha parlato di come questo film "sia un'occasione per Taranto, ormai diventata la coscienza sporca dell'Italia" e che l'Ilva è per gli abitanti della città una presenza costante nel panorama cittadino tanto che "per noi è come il sole, non ci facciamo più caso". (Cinemaitaliano)

lunedì 19 ottobre 2009

Il 3 novembre proiezione di Marepiccolo a Paolo VI

Taranto, Tolstoj e il grande fantasy. Al festival di Roma «Marpiccolo»

Della Puglia, fino a poco tempo fa, non conosceva nulla. Poi, all'improvviso, Alessandro di Robilant, regista nato in Svizzera e cresciuto a Milano, se ne innamora. Tanto da farci un film, «Marpiccolo», prodotto da Marco Donati, con la partecipazione di Apulia Film Commission, che domani e dopodomani sarà presentato al Festival di Roma. Il regista, allievo di Comencini, Monicelli e Lattuada, preferisce il film sociale e dieci anni fa ha affrontato il tema spinoso della mafia nel lavoro Il giudice ragazz ino, film premiato tra l'altro al festival di Berlino.
Anche nel suo primo film pugliese, Di Robilant ha scelto non certo di decantare la bellezza delle spiagge, ma di approfondire la vita di Taranto in un quartiere molto particolare, il Paolo VI, dove - racconta - ho conosciuto persone incredibili, «alle quali manca solo un'alternativa».
Come nasce l'incontro con la Puglia e perché la scelta di Taranto? «Ho tardato molto a conoscere la Puglia, ma è stata una scoperta felice. Il libro che ha ispirato il film è Stupido, scritto da Andrea Cotti e in realtà non è ambientato in nessuna regione particolare. Io, invece, viaggiando in Puglia un giorno ho attraversato Taranto e sono rimasto profondamente colpito dalla sua potenza visiva. E' una città cinematograficamente interessante. Cosi in un attimo ho pensato ad un set perfetto. Nel quartiere Paolo VI ci siamo fatti conoscere lentamente, e la gente ha capito che volevamo raccontare una storia, che li riguardava, ma non in modo accusatorio».
Cosa l'ha colpita in questo quartere? «Anzitutto la vitalità e la forza di carattere della gente. Ho visto donne piene di allegria, e poi ho conosciuto un signore, che si chiama Giovanni Guarino, che ci ha aiutati in tutto. Lui, che praticamente fa l'educatore, è stato il primo a meravigliarsi della grande disciplina che la gente ha avuto nei nostri confronti. Abbiamo lasciato carissimi amici e una gioventù che mi fa rabbia... sarebbero ottime persone ma non hanno alternativa».
La Taranto che fa da scenografia al suo film è anche una città molto inquinata. «Il film si concentra più su esperienze umane che ambientali. Taranto è un palcoscenico ma non è mai in primo piano, anche se se ne sentono gli effetti».
Secondo lei, può un film «sociale» agire su un problema e contribuire a risolverlo? «Un regista spera di mettere una goccia nelle coscienze delle persone, soprattutto quando si tratta di una realtà poco visitata e quindi serve ricordarne l'esistenza. Il cinema sociale è una nostra tradizione italiana dimenticata a lungo e sostituita dalla tv, con molta superficialità. In passato, il cinema italiano ha sempre avuto un occhio sul sociale».
Il Festival di Roma è un traguardo. «Un festival è sempre una cassa di risonanza e mi auguro che il film desti la curiosità degli spettatori».
E' difficile per un regista farsi conoscere e far conoscere il proprio film? «Abbastanza difficile. L'ambiente si va restringendo così come le occasioni e spesso ci si rivolge sempre alle stesse produzioni, non lasciando molto spazio alle novità o alle persone che non hanno rapporti solidi prestabiliti con l'establishment e cioè le maggiori fonti di finanziamento, Raicinema e Medusa».
La gente del quartiere Paolo VI vedrà il film? «Il 3 novembre ci sarà una proiezione a Taranto; alcuni sono già venuti a vedere il film in una serata a Roma. A Taranto la proiezione sarà al Polo VI con musica dei Mokadelic, il 6 novembre saremo al Kismet a Bari». (La Gazzetta del Mezzogiorno)

martedì 12 maggio 2009

Otnarat. Cronache dal futuro prossimo



L'acciaio, l'acqua, la scultura di Nicola Carrino a Piazza Fontana sono gli elementi da cui un gruppo di ricercatori parte per ritrovarsi nella dimensione spazio temporale di Otnarat: città dell'immaginario, del ritorno alla speranza in un'altra Taranto possibile. Una Tarantosenza Ilva, senza diossina, senza Marina Militare e sommergibili atomici, senza raffinerie, cementifici, arsenale e progetti di gassificatori.
In questo futuro inverso, le scorie sono cadute, la dittatura della verità finita e l'agire collettivo, motore del cambiamento, riconsegna il presente ai tarantini.

Credits. Il film de ilmotorediricerca diretto da Nico Angiuli e prodotto dalla In iride sfoggio s.r.l., è stato realizzato nell’ambito del Progetto Memoria dalla Apulia Film Commission. Hanno collaborato Nicola Carrino, Giorgio de Finis (anche aiuto alla regia), Matteo Fraterno, Lorenzo Romito.