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lunedì 16 giugno 2014

La scialuppa di Florido e Conserva

Inchiesta sull'Ilva giallo intercettazioni

Sembra vacillare uno dei due capi di imputazione formulati dalla Procura di Taranto contro l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, uno dei 52 imputati nell’udienza preliminare di «Ambiente svenduto», il maxi processo contro l’Ilva e i suoi presunti complici.
Florido, esponente di spicco del Partito Democratico e in passato segretario provinciale della Cisl, fu arrestato il 15 maggio del 2013 dai militari della Guardia di Finanza e si dimise dopo qualche ora, portando al commissariamento della Provincia. Nell’interrogatorio di garanzia, svoltosi al cospetto del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco, firmatario dell’ordine di arresto, e nei successivi sei mesi di custodia cautelare (dieci giorni in carcere, gli altri ai domiciliari) Florido, tramite i suoi avvocato Carlo e Claudio Petrone, ha sempre respinto le accuse di aver fatto pressioni su due dirigenti della Provincia per adottare provvedimenti favorevoli all’Ilva.
In particolare, Florido risponde di una tentata concussione (ai danni del dirigente Luigi Romandini) e di una concussione consumata (ai danni del dirigente Ignazio Morrone), reati che avrebbe commesso in concorso con l’allora assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, con l’allora segretario generale Luigi Specchia (il cui arresto è stato peraltro annullato seccamente prima dal tribunale del riesame e poi dalla Cassazione) e con l’allora potente responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archinà.
Ieri mattina i legali di Florido hanno depositato nella cancelleria del giudice per le udienze preliminari Vilma Gilli, chiamata da giovedì prossimo a vagliare la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Taranto, un dossier composto da documenti secondo loro comprovanti la regolarità degli atti adottati dalla Provincia nei confronti del siderurgico, gli interrogatori, compiuti nell’ambito di indagini difensive, dell’ex direttore generale dell’ente Domenico Mosca, dell’ex assessore provinciale all’ambiente Giampiero Mancarelli, che prese il posto di Conserva nel settembre 2012, e dell’ex dirigente del settore Ambiente Antonio Ruggieri, e soprattutto una consulenza tecnica di parte sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, firmata dai professionisti baresi Cataldo De Florio e Giuseppe Maringelli.
Nel mirino degli avvocati Petrone è finita in particolare la trascrizione di una conversazione ambientale tra Michele Conserva e Ignazio Morrone, avvenuta il 12 marzo del 2010. Nel capo di imputazione riguardante la concussione compiuta ai danni di Morrone, si legge che Florido, Conserva e Archinà avrebbero indotto il dirigente ad assumere un atteggiamento di generale favore nei confronti dell’Ilva e in particolare a sottoscrivere la determina di autorizzazione all’esercizio della discarica per rifiuti speciali in area «Mater Gratiae» pur non ricorrendone le condizioni di legge. A tale determinazione, gli inquirenti sono giunti in base alla trascrizione di quel colloquio durante il quale Morrone avrebbe detto «ripeto, non ho problemi a firmare», una frase che per la pubblica accusa rappresenta appunto la consumazione della concussione. Secondo la consulenza depositata ieri, però, Morrone non ha mai detto quella frase o meglio dice soltanto «però ripeto non ho problemi a». «È chiaro - scrivono i due periti - che non si ascolta alcuna altra parola, né tanto meno il verbo firmare. Infatti, nel brogliaccio non c’è il verbo firmare». Pesanti le conclusioni : «La trascrizione presente sul supporto informatico contenente l’intercettazione in oggetto sta a dimostrare che anche la polizia giudiziaria ha ascoltato la frase “ripeto non ho problemi a...” e quindi la parola “firmare” è stata aggiunta successivamente». I consulenti aggiungono, peraltro, che in tutta la conversazione in questione, Conserva e Morrone non pronunciano mai la parola discarica ma parlano unicamente di impianti termici.
Considerato che la consumazione del delitto di concussione nei confronti di Morrone si fonda proprio su quella frase, cioè sull’aver ascoltato il dirigente della Provincia dire di essersi deciso a firmare e dunque a soddisfare le richieste di Florido e Conserva per favorire l’Ilva, pare evidente che il caso sollevato formalmente ieri dagli avvocati Carlo e Claudio Petrone non potrà non avere tutti gli approfondimenti che merita. (GdM - Mazza)

Caso Ilva, ex assessore ricusa il giudice Gilli

Dopo l’istanza di rimessione firmata da 15 imputati sui 52 complessivi, dopo i dubbi sollevati dall’ex presidente della Provincia Gianni Florido sulla trascrizione delle intercettazioni, ecco un’altra tegola abbattersi sull’udienza preliminare del processo «Ambiente svenduto», in programa giovedì prossimo nella palestra del comando provinciale dei vigili del fuoco. Gli avvocati Michele Rossetti e Laura Palomba, difensori dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, hanno presentato istanza di ricusazione del giudice per le udienze preliminari Vilma Gilli, chiamata a valutare la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Taranto per il disastro ambientale provocato dalle emissioni dell’Ilva. Conserva risponde, in concorso con l’ex presidente Florido, l’ex segretario generale della Provincia Luigi Specchia e l’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archinà, di tentata concussione e concussione consumata ai danni di due dirigenti dell’ente. Il giudice Gilli, però, nelle vesti di giudice per le indagini preliminari, il 26 novembre del 2012 dispose l’arresto di Conserva per associazione a delinquere finalizzata alla concussione per aver indotto vari titolari di aziende interessate ad ottenere autorizzazioni in materia ambientale dall’assessorato guidato dallo stesso Conserva, ad avvalersi della consulenza della ditta Promed come «tecnico istruttore» per l’espletamento delle pratiche con corrispettivi «esorbitanti o comunque eccessivi rispetto al lavoro svolto».
Un disegno criminoso nel quale per una volta, secondo l’accusa, anche Conserva avrebbe ottenuto una somma di denaro pari a mille euro. Poi Conserva fu nuovamente arrestato il 15 maggio del 2013, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Patrizia Todisco, nel filone principale dell’indagine «Ambiente svenduto » ma secondo gli avvocati Rossetti e Palomba è evidente che il giudice Gilli non può valutare la richiesta di rinvio a giudizio per Conserva, avendolo già giudicato per gli stessi fatti e con gli stessi atti. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Gilli scrisse che era Conserva «a dirigere nella sostanza l'assessorato Ecologia ed Ambiente della Provincia, surrogandosi al dirigente in quanto ben conscio di poter garantire il successo delle operazioni illecite solo attraverso l'esautorazione del soggetto deputato, per legge, a gestire l'attività amministrativa».
Se è vero che l’inchiesta relativa al caso Promed non è giunta ancora al capolinea (non sono stati approntati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari), bisognerà vedere come sarà possibile separare le due vicende. Sull’istanza di ricusazione, deciderà il presidente del tribunale di Taranto. (Mazza - GdM)

sabato 18 maggio 2013

Compagni di merende

Il gip presso il Tribunale di Taranto Patrizia Todisco potrebbe decidere nella prossima settimana se scarcerare e disporre i domiciliari per il dimissionario presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, del Pd, che mercoledi' scorso e' stato arrestato dalla Finanza insieme ad altre quattro persone per concussione. Ieri Florido, presenti i suoi avvocati, e' stato interrogato in carcere ed ha respinto l'accusa che avrebbe fatto ripetute e insistenti pressioni sui dirigenti dell'assessorato all'Ambiente della Provincia, e in particolare su Luigi Romandini, affinche' all'Ilva venisse rilasciata l'autorizzazione all'uso della discarica "Mater Gratiae" all'interno del siderurgico.
  Nella sua deposizione al gip, Florido ha invece spiegato che non c'e' stata alcuna pressione ad operare illegalmente ma che ha solo chiesto agli uffici dell'ente di decidere o favorevolmente o negativamente sulle istanze dell'azienda per evitare che il contenzioso approdasse poi al Tar con un costo per la stessa Provincia. E infatti, ha rammentato Florido, piu' volte l'Ilva e' ricorsa al Tar contro gli atti della Provincia spesso avendo ragione.
  Oggi, intanto, ha lasciato il carcere per essere sottoposto ai domiciliari Girolamo Archina', ex consulente Ilva addetto ai rapporti istituzionali, che era stato arrestato il 26 novembre scorso. Mercoledi' scorso Archina' era stato colpito da una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere per la vicenda della discarica per la quale sono in carcere Florido e l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva, mentre e' ai domiciliari l'ex direttore generale dell'ente, Vincenzo Specchia.
  L'ultima ordinanza era stata notificata ad Archina' proprio il giorno in cui il Tribunale del Riesame, accogliendo l'istanza dei suoi avvocati, gli aveva concesso per ragioni di salute i domiciliari. Ed e' proprio a questa decisione del Riesame che gli avvocati si sono rifatti a fronte del secondo provvedimento restrittivo, chiedendo al gip la scarcerazione di Archina', disposta oggi.
  Negli atti dell'autoritá giudiziaria il ruolo di Archina' e' ampiamente descritto come colui che molto attivamente, e attraverso ripetute pressioni, interviene sul mondo politico, istituzionale e amministrativo tarantino e pugliese per fare gli interessi dell'Ilva ed evitare che l'azienda venisse "penalizzata". Un ruolo che per i magistrati si esplica contro regole e leggi. Nell'ultima ordinanza il gip Todisco afferma che Archina' era perfettamente a conoscenza delle decisioni della Provincia prima ancora che venissero formalizzate, e che sapeva benissimo anche degli avvicendamenti dei dirigenti. "Un maestro degli insabbiamenti" era stato invece definito Archina' da Emilio Riva, patron del gruppo siderurgico, stando ad un'altra intercettazione. Emilio Riva che, al pari del figlio Nicola, entrambi ex presidenti Ilva, e' ai domiciliari dallo scorso 26 luglio sempre nell'ambito dell'inchiesta sul siderurgico, mentre un altro figlio, Fabio, destinatario di un pe'rovvedimento restrittivo dallo scorso 26 novembre, e' ancora in Inghilterra dove e' stata richiesta l'estradizione in Italia.
  Archina', infine, era stato allontanato dall'Ilva gia' prima del suo arresto. Ai primi di agosto, infatti, appena vennero fuori le intercettazioni che lo riguardavano, il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, decise di inbterrompere il rapporto di lavoro. (AGI).

venerdì 17 maggio 2013

Auto blu? No, grigio discarica!

Ansa
Gazzetta del Mezzogiorno


Ilva, bufera su Taranto dopo gli arresti oggi gli interrogatori

Scatteranno oggi pomeriggio alle 15.30 nella casa circondariale di Taranto gli interrogatori di garanzia delle tre persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta denominata «Ambiente svenduto».
A comparire dinanzi al giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco, firmataria dei provvedimenti chiesti dalla Procura ed eseguiti dalla Guardia di Finanza, saranno il presidente della Provincia Gianni Florido (difeso dagli avvocati Carlo e Claudio Petrone), l’ex assessore provinciale Michele Conserva (assistito dall’avvocato Michele Rossetti) e l’ex responsabile delle pubbliche relazioni dell’Ilva Girolamo Archinà (difeso dagli avvocati Giandomenico Caiazza e Gianluca Pierotti). Sarà invece interrogato per rogatoria l’ex direttore generale della Provincia di Taranto Vincenzo Specchia, attualmente segretario generale al Comune di Lecce, finito agli arresti domiciliari e assistito dall’avvocato Andrea Sambati. Intanto è già stata fissata per il 23 maggio l’udienza dinanzi al tribunale del riesame contro i provvedimenti restrittivi, udienza che per ora riguarda il solo Archinà.

Il presidente Florido ieri mattina ha rassegnato le dimissioni con un fax inviato al segretario generale della Provincia dalla matricola del carcere, dimissioni irrevocabili che rappresentano la cesura con la vita politica ed un primo segnale nei confronti della magistratura. Il gip Patrizia Todisco ritiene sussistenti nei suoi confronti i gravi indizi di colpevolezza riguardo un episodio di tentata concussione ed uno di concussione consumata nei confronti di dirigenti della Provincia riguardo a permessi e autorizzazioni chieste dall’Ilva. Sotto il profilo delle esigenze cautelari, posti alla base del suo arresto e del trasferimento in carcere, invece vengono rilevate il rischio di inquinamento delle prove e quello di reiterazione del reato, esigenze cautelari che le dimissioni dalla carica potrebbero contribuire ad affievolire, almeno fino alla concessione degli arresti domiciliari pur se va ricordato che l’ex assessore provinciale Michele Conserva, dimessosi nel settembre scorso, pur avendo lasciato tutte le cariche politiche e nonostante quasi cinque mesi di custodia cautelare ai domiciliari nel primo round di «Ambiente svenduto», è comunque anch’egli finito in carcere l’altra mattina.
Secondo l’accusa, Florido e Conserva avrebbero agito in piena comunione di intenti per favorire l’Ilva, non lesinando pressioni sui dirigenti del settore ambiente della Provincia. L’ex dirigente Luigi Romandini ha dichiarato ai finanzieri del Gruppo di Taranto di essere stato invitato nell’ufficio di Florido e di essere stato invitato a evadere le richieste provenienti dall’Ilva quasi ad horas. «Di fronte alla mia legittima e doverosa richiesta di esaminarle nei tempi dovuti - ha detto Romandini nell’interrogatorio a cui è stato sottoposto dagli inquirenti - egli mi rispondeva “se non se la sente faccia due righe e si dimetta”... in concidenza con il conferimento di incarico al direttore generale Vincenzo Specchia le pressioni e le attività intimidatorie nei miei confronti divennero più accentuate e furono portate avanti da Specchia che mi dichiarava di agire su espressa volontà del presidente che asseriva essere scontento della mia attività perché non in linea con i suoi voleri e adirato con me tanto da avere deciso di allontanarmi con ogni mezzo dalla direzione del settore».
Per il gip Patrizia Todisco «dalle indagini è emerso che che le condotte di Florido, Conserva e Specchia fossero ispirate e pilotate da Archinà, il quale era talmente introdotto nei meccanismi di nomina dell’ente da essere al corrente anche delle nomine in cantiere. Archinà è informato di tutto, caldeggia nomine e spostamenti dei dirigenti, ispira ed orienta le condotte di Florido e Conserva (ed indirettamente di Specchia) e, senza la sua invasiva presenza, non si spiegano le ragioni per le quali negli uffici della Provincia si insistesse tanto per una solerte e positiva risposta alle istanze dell’Ilva. Del tutto evidente - scrive ancora il magistrato - è il vantaggio economico (e dunque l’utilità) che l’Ilva avrebbe conseguito con il rilascio della agognata autorizzazione all’esercizio della discarica in località Mater Gratiae, poiché essa evitava il ricorso a forme alternative di smaltimento di quelli che sono, si badi, rifiuti pericolosi, sicuramente molto onerose». (Mazza - GdM)

È stata spedita via fax dal carcere di Taranto alla segreteria generale della Provincia la lettera di dimissioni di Gianni Florido, il presidente dell'amministrazione provinciale arrestato ieri. Le dimissioni sono state protocollate nel pomeriggio. Florido da questo momento ha venti giorni di tempo per fare eventualmente dietrofront. Scaduto questo termine, il prefetto, d'intesa col ministero dell'Interno, è tenuto a nominare il commissario prefettizio che, dopo due mesi, in virtù di un decreto presidenziale assume la denominazione di commissario straordinario. Ma il consiglio provinciale potrebbe essere sciolto molto prima in seguito alle probabili dimissioni della maggioranza dei consiglieri (un minimo di 16).
La sospensione del prefetto. Il Prefetto di Taranto Claudio Sammartino ha dichiarato, nei riguardi del presidente della provincia Gianni Florido, arrestato ieri nell'ambito dell'inchiesta sull'Ilva denominata 'Ambiente svenduto', la sussistenza della causa di sospensione di diritto dalla carica. Una nota della Prefettura comunica che la decisione è ''conseguente all'applicazione delle misure coercitive disposte dall'Autorità giudiziaria''.
''Il provvedimento prefettizio si legge ancora - viene notificato al presidente e ai componenti del Consiglio provinciale che hanno convalidato l'elezione''. Florido avrebbe peraltro annunciato le dimissioni attraverso un telegramma dal carcere.
Le dimissioni Pd. I consiglieri provinciali e gli assessori del Pd hanno deciso di rassegnare le dimissioni dalle loro funzioni a seguito dell'arresto di Florido. Le dimissioni, sottolinea in una nota il gruppo consiliare del Pd, ''saranno depositate presso la segreteria generale della Provincia di Taranto non appena saranno pervenute quelle del presidente Gianni Florido'', che - a quanto si è saputo - ha già manifestato l'intenzione di dimettersi.
La solidarietà. «Siamo convinti che il presidente della Provincia di Taranto saprà fornire ai giudici i necessari chiarimenti in merito ai pesanti addebiti che gli vengono contestati». Lo dichiarano in una nota i gruppi consiliari di maggioranza alla Provincia di Taranto riferendosi all'inchiesta sull'Ilva denominata 'Ambiente svenduto' che ieri ha portato all'arresto del presidente Gianni Florido (Pd), accusato di concussione.
Insieme con Florido, 61 anni, esponente Pd, presidente della Provincia di Taranto e a capo dal 2004 di una giunta di centrosinistra, sono state arrestate ieri altre tre persone: l'ex assessore provinciale all'Ambiente Michele Conserva, 53 anni, che gia' il 26 novembre scorso era andato ai domiciliari per la stessa inchiesta, e, ai domiciliari, l'ex direttore generale della Provincia, e attuale segretario generale del Comune di Lecce, Vincenzo Specchia, 60 anni, che è stato sospeso dall'incarico; nel carcere di Taranto, dov'è detenuto sempre dal 26 novembre ma per l'inchiesta-madre sull'inquinamento, i finanzieri del comando provinciale di Taranto hanno notificato il provvedimento inoltre all'ex dirigente dell'Ilva Girolamo Archina', 67 anni.
«Crediamo che la giustizia - sottolineano Luciano Santoro (capogruppo Pd), Giorgio Grimaldi (capogruppo Sel), Mino Sampietro (Gruppo indipendente), Cosimo Lariccia (capogruppo Udc) e Domenico Pavone (capogruppo Lista Florido) - debba fare rapidamente il suo corso e confidiamo nell'azione della magistratura impegnata a fare chiarezza sulla vicenda». Al presidente Florido i componenti della maggioranza manifestano «vicinanza e solidarietà come amici oltre che come donne e uomini che hanno condiviso con lui una importante esperienza politica e amministrativa». Ieri intanto il coordinamento provinciale di Sel ha annunciato, con un comunicato, le dimissioni degli assessori Franco Gentile e Giovanni Longo e dei due consiglieri provinciali. (Quot)


giovedì 16 maggio 2013

Adesso sappiamo? Adesso??

A volte i giornalisti si lasciano prendere dalla foga apocalittica... L'eutanasia del PD trova nell'Ilva solo un piccolo ennesimo sintomo. E comunque, per realismo e non per qualunquismo, secondo la percezione generale (fino ad ora sempre tardivamente confermata da indagini), non c'è organizzazione politica o sindacale locale che sia estranea all'influenza del portafoglio Ilva!
 
Arresti Ilva, Pd a fine corsa
Adesso sappiamo che Ilva produceva, inquinava e ammazzava, non solo nell’inerzia del ministero dell’Ambiente; ma anche per via dei rapporti illeciti con la politica locale, gli arrestati presidente della Provincia Gianni Florido ed ex assessore all’ambiente Michele Conserva, entrambi del Pd. Fra qualche tempo sapremo se mazzette e autorizzazioni prezzolate ci sono state anche a livello nazionale.
Che Ilva continui a inquinare e ammazzare legalmente per via di una legge voluta da Clini e Monti è cosa nota a tutti: ottenuta l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia), Ilva ha potuto continuare a produrre nelle stesse condizioni che avevano portato al sequestro degli impianti. Questo perché l’Aia, di per sé, non ha eliminato l’inquinamento; si è limitata a prescrivere una serie di interventi che dovrebbero essere completati entro la fine del 2014 (sarà un miracolo se li completeranno – ammesso che vogliano farlo e che trovino i soldi – nel 2017); nel frattempo, respirate il meno possibile e, se potete, andate a vivere da qualche altra parte.
Il sindaco di Bari, Emiliano (Pd), ha espresso con chiarezza un dilemma che gli eredi di Gramsci, Togliatti e Berlinguer avrebbero dovuto risolvere da subito con sdegno: “Per mancanza di indirizzo politico non si capisce se dobbiamo andare fino in fondo senza guardare in faccia a nessuno o se bisogna trovare un punto di equilibrio sulla ragione di Stato, cioè sul fatto che non ci possiamo permettere di chiudere l’Ilva senza trovare un’alternativa occupazionale”. Il che riecheggia sinistramente le parole di Mussolini, quando giustificava l’entrata in guerra con le poche centinaia di morti (per Ilva si contano a migliaia) che gli avrebbero permesso di sedersi da vincitore al tavolo della pace.
E tuttavia, se i termini della questione fossero questi, si potrebbe anche giustificare la cinica realpolitik del Pd. Ma il punto è che la scelta in favore della continuità produttiva non è stata dolorosamente adottata per un superiore interesse collettivo; ma a seguito delle care, vecchie, appetitose mazzette. Ilva necessita di una discarica per smaltire, all’interno dello stabilimento, rifiuti industriali e polveri; discarica che non può essere autorizzata (mancanza di requisiti tecnico-giuridici; fra un po’ sapremo quali). Così Archinà (il facilitatore alle dipendenze di Ilva), risolve il problema nel solito modo: pressioni e quattrini. Dice sempre Emiliano: “In questa vicenda è chiaro che è possibile che qualche soggetto politico che aveva il controllo dei controllori sia rimasto impigliato perché non è facile il ruolo del sindaco di Taranto, così come quello del presidente della Provincia di Taranto e del presidente della Regione”. È chiaro, vero? E allora perché il Pd non si è dato da fare per controllare meglio? I controllori erano persone sue; Ilva non era una fabbrichetta di quartiere: che ci fosse un mostruoso inquinamento lo sapevano tutti. La scelta tra inquinare e ammazzare ancora per qualche anno, ma con la prospettiva di salvare un polo produttivo di immenso valore per l’occupazione richiedeva quantomeno informazioni corrette. Prescrizioni e autorizzazioni sono sufficienti? Sono state ottenute legalmente? Non è che la malattia endemica della nazione, la corruzione, ha colpito anche lì? Se lo sa Emiliano che “è possibile che qualche soggetto politico sia rimasto impigliato”, com’è che i vertici del partito non ci hanno pensato? Magari perché Ilva era tra i finanziatori del Pd?
Ma poi: i vertici del Pd si occupano solo di alleanze, di ministri e sottosegretari, insomma di poltrone? Dei problemi reali, dei cittadini di un’intera Provincia, dei lavoratori di tutto il paese (Ilva ne coinvolge decine di migliaia), della scelta tra morte per inquinamento e morte per inedia, chi diavolo deve occuparsi? Quando il Pd ha chiesto il voto degli abitantidi Taranto avrà pur preso qualche impegno sul problema Il-va. Poi, dopo le elezioni, se n’è dimenticato?
E infine: Clini, l’iperattivo ministro dell’Ambiente, il protagonista dello scontro con la magistratura tarantina, l’uomo privo di dubbi che ha imposto la riapertura degli impianti, come diavolo ha rilasciato l’Aia? Quali accertamenti ha fatto? Qui c’era una discarica che non poteva essere autorizzata; e che era essenziale nel quadro complessivo dell’attività produttiva poiché vi dovevano essere stoccati rifiuti tossici e nocivi e polveri inquinanti. Nessun controllo, le autorizzazioni ci sono, tutto bene. Ma dove vive?
La domanda, per la verità, non è nuova. Clini è stato per anni direttore generale del ministero dell’Ambiente. Le decennali malefatte dei padroni di Ilva sono state sempre ignorate, le autorizzazioni concesse, gli interventi omessi. Ma lui non ne ha mai saputo niente. “Mi occupavo di altro”, ha reiteratamente risposto a chi gli chiedeva come mai Ilva aveva potuto fare quello che voleva, in spregio della legge e delle sentenze di condanna che pure c’erano state. Di altro che? In realtà, tra il 1991 e il 2000, è stato direttore generale del Servizio prevenzione dell’inquinamento atmosferico e acustico nelle industrie, pubblicando perfino un rapporto sulle 18 aree a rischio di incidente rilevate in Italia. E, in quel periodo Ilva c’era, inquinava e ammazzava. Proprio come adesso. Sarebbe interessante sapere se, tra quelle 18 aree, Il-va compariva; e anche se Clini inviò alle competenti Procure della Repubblica uno straccio di denuncia: sapete, qui ci sono 18 aziende (magari di più) che inquinano, tanto che, secondo me, c’è un rischio ambientale; fate qualcosa. (FQ)


"Ho detto no all'Ilva e mi hanno cacciato"

“Dare quell’autorizzazione all’Ilva era come dare la patente a un non vedente”. Parla un ex dirigente del settore Ecologia della Provincia di Taranto, Luigi Romandini, allontanato dall’amministrazione dopo che si era rifiutato di concedere l’ok per la discarica interna allo stabilimento. Si tratta della vicenda per la quale il gip ha disposto gli arresti per il presidente della Provincia, l’ex assessore all’Ambiente e l’ex segretario, quest’ultimo ai domiciliari

venerdì 16 luglio 2010

Riqualificazione, bonifica, soldi e chiacchiere

Bella differenza tra il titolo positivo e il contenuto dell'articolo che si chiude, giustamente, con questa lucida osservazione:
"Sembra surreale lo scenario: caratterizzando le zone residenziali, presumibilmente verranno sempre fuori i metalli, si disporranno sempre gli appalti delle bonifiche, i tempi della resurrezione del quartiere si dilateranno, e poi nuovi metalli arriveranno a sedimentarsi nei terreni in un circolo vizioso di polveri rosse. Intanto, alle soglie della stagione delle bonifiche e di un nuovo ciclo di appalti mirati, alla Regione con urgenza si chiederà di iniziare a sbloccare altri milioni di quei presunti 78 (meno i primi 10 spesi), promessi in un avvenire non definibile al rione Tamburi."