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mercoledì 23 luglio 2014

La tela di Penelope si ingarbuglia in Procura

Diversi immobili a rischio crollo della città vecchia di Taranto sono stati posti sotto sequestro preventivo d’urgenza da militari del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza, nell’ambito di una indagine condotta dal sostituto procuratore Enrico Bruschi su appalti assegnati per eseguire lavori di ristrutturazione.
Sarebbero nove le persone indagate tra imprenditori, dirigenti e funzionari comunali per ipotesi di reato di omissione di lavori su edifici a rischio crollo e truffa aggravata. Le famiglie che occupavano gli immobili - una ventina in tutto - sono state fatte sgomberare. Il Comune sta procedendo a trovare loro una sistemazione alternativa. A quanto si è saputo, una perizia disposta dal magistrato inquirente avrebbe appurato che diversi lavori di consolidamento risultavano solo sulla carta ma non erano stati mai realizzati. I finanzieri, guidati dal tenente colonnello Giuseppe Micelli, hanno anche proceduto al sequestro per equivalente di beni per 700mila euro. L’indagine nasce da una attività mirata a verificare la regolarità degli appalti per i lavori di ristrutturazione assegnati dal Comune, che ha usufruito di finanziamenti regionali. Si tratta del secondo filone di una indagine che era già sfociata nell’acquisizione di documentazione negli uffici delle imprese Volpe e Geoga, che si erano occupate, tra l’altro, della ristrutturazione del palazzo storico Pantaleo.

GLI IMMOBILI A RISCHIO E GLI INDAGATI - Sono quattro gli edifici ritenuti pericolanti della città vecchia di Taranto, in cui abitano una ventina di famiglie, sottoposti a sequestro preventivo d’urgenza Si tratta di Pietro Galiuto, titolare della ditta ‘Volpe Scavì, che si aggiudicò i lavori; Antonio Liscio (co-progettista), Marcello Traversa (direttore dei lavori), Mario Pepe (progettista), Antonio Mancini (responsabile unico del procedimento), Silvio Rufolo (dirigente Urbanistica), Angelo Catapano (responsabile unico del procedimento), Vincenzo Carbone (collaudatore tecnico-amministrativo) e Vincenzo La Gioia (dirigente pro tempore Ufficio Risanamento Città Vecchia). I finanzieri hanno proceduto al sequestro per equivalente di beni per oltre 700 mila euro riconducibili ad alcuni indagati. Gli edifici a rischio crollo si trovano in Vico Santi Medici.
LE CONNIVENZE - Secondo la procura, le persone coinvolte, avrebbero beneficiato di un ingiusto profitto quantificato in circa 725mila euro grazie all’attestazione di lavori in realtà mai effettuati per il consolidamento di diversi edifici della città vecchia di Taranto. È la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche uno dei reati contestati ad alcuni imprenditori tarantini, che rispondono in concorso con dirigenti e funzionari comunali anche del reato di omissione di lavoro in edifici a rischio crollo. Il procuratore in una nota stampa sottolinea che l’illecito profitto è stato conseguito dall’impresa aggiudicataria «anche grazie alla connivenza dei funzionari comunali che talvolta, hanno omesso ogni forma di controllo e, in altre circostanze, hanno collaudato opere mai realizzate. Tra gli aspetti tecnici emersi nel corso delle indagini e delle perizie tecniche è da segnalare quello relativo all’assenza di opere di sostegno dette fondazioni degli stabili oggetto dei lavori». In particolare, precisa il procuratore, «la ditta appaltatrice avrebbe dovuto supportare la statica degli edifici con pali radice a livello di circa sedici metri nel sottosuolo. In realtà l’imponente struttura architettonica riguardante aree per circa mille metri quadrati non sarebbe mai stata realizzata, così come altre opere di rilievo, tanto per l’equilibrio statico e dinamico delle costruzioni quanto per la salubrità e qualità della vita delle persone che hanno ricevuto in assegnazione gli immobili dopo la loro presunta riqualificazione». Le indagini hanno riguardato i lavori di ristrutturazione e consolidamento edilizio di alcuni stabili della città vecchia finanziati dalla Regione Puglia, con riferimento all’appalto denominato Vicolo 2-Lotto 3. (CdM)

sabato 13 luglio 2013

Palazzo Pantaleo: il museo delle vergogne

Taranto, tangenti al Comune sette avvisi di garanzia per truffa e corruzione

Corruzione, truffa aggravata, ricettazione. Sono i reati ipotizzati dal sostituto procuratore Enrico Bruschi in una indagine, delegata al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, che rischia di provocare un vero e proprio terremoto a Palazzo di Città.
Sono sette gli avvisi di garanzia che il magistrato titolare dell’inchiesta ha dovuto firmare per consentire ai finanzieri guidati dal tenente colonnello Giuseppe Micelli di compiere al meglio la loro attività, pur correndo il rischio di scoprire parzialmente le carte.
Nel mirino sono finiti gli imprenditori Pietro Galiuto, 71 anni, e suo figlio Antonio, 42 anni, entrambi difesi dall’avvocato Gaetano Vitale. I due Galiuto sono titolari di di due aziende (Volpe e Geoga) che hanno svolto numerosi lavori pubblici per conto del Comune di Taranto, soprattutto in città vecchia. Nell’isola, infatti, le imprese in questione si sono occupate, tra l’altro, della ristrutturazione di palazzo Pantaleo, il contenitore culturale ubicato nei pressi della chiesa di San Domenico. L’edificio è stato restituito alla fruizione dei cittadini nel marzo scorso, dopo lavori per 3,6 milioni di euro, finanziati dai fondi Urbani II, con quota di partecipazione comunale, e diretti dall’architetto Enzo La Gioia, responsabile per il Comune dell’ufficio di Area Vasta.
Proprio La Gioia, difeso dall’avvocato Egidio Albanese, è uno degli altri cinque indagati: assieme all’ex presidente dell’ordine degli architetti di Taranto, sotto i riflettori delle Fiamme Gialle sono finiti il geometra Antonio Mancini, funzionari dell’ufficio comunale Risanamento Città vecchia già coinvolto nell’inchiesta sul tartarugaio, il funzionario dei lavori pubblici Marcello Traversa, e Francesco Scialpi.
L’inchiesta avrebbe preso le mosse da un dettagliato esposto presentato da un ex dipendente dei Galiuto e concernenti le modalità di realizzazione dei lavori oggetto di appalto, lavori riguardanti non solo Palazzo Pantaleo ma anche ulteriori interventi fatti in città vecchia. Lo scorso 4 luglio i finanzieri hanno eseguito una approfondita perquisizione negli uffici delle imprese dei Galiuto, procedendo inizialmente per l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dello Stato.
Nel corso della perquisizione, però, i militari avrebbero rinvenuto documentazione tale da far compiere un clamoroso salto di qualità all’inchiesta, accreditando l’ipotesi di corruzione poi formalizzata l’altro giorno, quando i finanzieri sono piombati nelle abitazioni e negli uffici dei funzionari pubblici, compiendo una ispezione finalizzata ad accertare se davvero, come sembrerebbe da alcune carte sequestrate nei giorni precedenti, gli imprenditori hanno corrotto i loro interlocutori e controllori tramite lavori eseguiti nelle rispettive proprietà, senza alcun corrispettivo. (GdM)