Visualizzazione post con etichetta Fornaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fornaro. Mostra tutti i post

mercoledì 23 settembre 2015

Quando la Giustizia fa battere il cuore

Non siamo abituati alla Giustizia.
Come Italiani, come meridionali, come tarantini.
Abbiamo sempre vissuto con la parzialità, le beffe dei potenti verso i deboli, i soprusi delle oligarchie e dei corruttori fino a portare anche nel piccolo delle scaramucce di strada la sbruffoneria del più forte che se ne frega: "cce me ne futt a me!"
Talmente radicata è questa abitudine ai "due pesi e due misure" che, da qualche tempo a questa parte, leggere che un pool di magistrati, fedeli alla Legge e alla Costituzione, stia letteralmente frantumando la tradizione millenaria del più forte e degli interessi dei ricchi, ci suscita un immediato, primo sentimento di ... paura!
Forse è la stessa paura che ebbero gli abitanti delle città attraversate dalle rivoluzioni o dai cambi di regime che avvenivano facendo piazza pulita dei potenti dei vecchi sistemi.
Fa innata paura pensare che i Don Rodrigo di tutte le estrazioni possano anche loro sudare freddo davanti alla lettura di una condanna, sentirsi minare sotto le loro certezze storiche e i loro possedimenti, e con loro anche il nostro mondo.
Forse perché fa paura perdere la consuetudine dell'ignavia, la legge delle ostriche verghiane per cui ogni opposizione alla legge della giungla è un sacrilegio e tutti bisogna accettare tutto. Lamentarsi si, anche tanto, ma in fondo stare zitti e sotto, accettare perché così è sempre stato.
Qualcosa è cambiato. La Legge è arrivata anche in riva allo Jonio?
E con lei i diritti universali degli uomini a chiedere Giustizia, a sentirsi parte di uno Stato civile, a credere nei valori di tutti.
L'ignavia e l'interesse sono duri da spezzare.
Anche per tante persone stimabili e convintamente oneste è difficile, soprattutto in età più avanzata e disillusa, immaginare un mondo in cui due cittadini siano pari di fronte alla Legge: una libertà faticosa, che richiede impegno, responsabilità, partecipazione.
Per questo immaginiamo che, così come noi all'inizio abbiamo letto con un pizzico di paura il terremoto della notizia che segue, la schiera dei conservatori benpensanti griderà allo scandalo e additerà ancora una volta i magistrati giusti come biechi persecutori, come sovvertitori del sistema, come estremisti alleati con sfaccendati idealisti anacronistici, relegati ai margini della società!
Le ragioni del GIP sono corrette al limite della banalità: in attesa di giudizio, è necessario sequestrare i beni privati dei presunti responsabili perché sono venute meno le garanzie patrimoniali societarie, quindi la parte civile «non può che trovare soddisfazione del proprio credito nei patrimoni personali degli imputati, in caso di condanna».
Ma potete immaginare che per far valere il diritto all'esistenza dignitosa di un "miserabile" allevatore si metta mano ad una delle famiglie più potenti d'Italia e ai suoi prossimi?
La storia si può scrivere anche così. Ed oggi è più bella che mai,perché anche quando tutto sembra già scritto, lei non finisce mai di stupirci!
E la paura diventa presto emozione e speranza.
Auguri Vincenzo Fornaro, non volevi essere un martire e sei diventato un cittadino di questo Stato!

 
Ilva, per gli ex dirigenti sequestro degli immobili. Sigilli per gli ovini abbattuti: 87 le proprietà



Negli anni scorsi, migliaia di capi di bestiame destinati all’alimentazione furono abbattuti per la contaminazione da diossina e pcb, in seguito all’attività di pascolo in zone aggredite dall’inquinamento prodotto dall’Ilva. Per numerose aziende che si occupavano dell’allevamnento ovino-caprino fu il tracollo.

Ora, nelle more del processo “Ambiente svenduto”, i titolari dell’azienda Fornaro, fra i più colpiti dall’ordine di abbattimento, si rivalgono sull’Ilva. Ma non più sulla società per azioni, quanto sugli allora dirigenti che, nei loro rispettivi ruoli, avrebbero concorso al disastro. I sequestri, per alcuni milioni di euro, sono stati disposti dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Taranto dottoressa Vilma Gilli, gup del procedimento sull’Ilva sfociato a processo.
In funzione di gip, la dottoressa Gilli ha emesso un ordinanza di sequestro conservativo sui beni, di varia natura: in tutto ben ottantasette proprietà.
Si tratta di beni che sarebbero nella disponibilità di Nicola Riva, Fabio Arturo Riva, Giuseppe Casartelli, Cesare Corti, Girolamo Archinà, Francesco Perli, Salvatore D’Alò, Salvatore De Felice, Ivan Di Maggio, Bruno Ferrante, Angelo Cavallo, Adolfo Buffo, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli e Lorenzo Liberti.

Quelli appena riportati sono, in pratica, i nomi di dieci degli imputati coinvolti nel processo che sarà celebrato dalla Corte d’assise di Taranto a partire dal 20 ottobre prossimo, nei confronti dei quali è stata avanzata istanza da parte degli imprenditori Angelo, Vincenzo e Vittorio Fornaro, titolari dell’azienda “Masseria Carmine”, situata in agro di Taranto.

Oltre a quelle dei fratelli Riva, nella procedura sono coinvolte le proprietà dell’ex presidente di Ilva Spa Ferrante, dell’ex legale della famiglia Riva, avvocato Perli, di alcuni degli ex fiduciari della famiglia di industriali lombardi. Ma anche quelle dell’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva, dei dirigenti di impianti siderurgici e dell’ex consulente della procura della Repubblica.

A quest’ultimo, cioè al professor Liberti, è contestato nel processo proprio di aver falsificato una consulenza tecnica disposta dalla magistratura, asserendo «falsamente che la diossina rinvenuta nelle matrici alimentari analizzate (che portarono all’azzeramento del bestiame dell’azienda Fornaro) non era compatibile con l’attività dello stabilimento siderurgico Ilva».

Nell’evidenziare la sussistenza delle condizioni di legge per l’emissione del sequestro conservativo, la dottoressa Gilli ha ricordato come a propria firma, a suo tempo, sia intervenuta una ordinanza di esclusione dal processo dei responsabili civili Ilva Spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici.

Il riferimento, sic et simpliciter, è del tutto pertinente per spiegare come alla luce di questa circostanza siano venute meno le garanzie patrimoniali societarie. Per questo motivo, secondo quanto evidenziato dalla dottoressa Gilli, la parte civile «non può che trovare soddisfazione del proprio credito nei patrimoni personali degli imputati, in caso di condanna». (Quot)



“Ambiente Svenduto” – I Fornaro chiedono sequestro immobili per i dirigenti e spronano: “Fatelo con i politici”


E’ risaputo oramai, come  la Masseria “Carmine” sia il simbolo di questa Taranto che lotta contro l’inquinamento. Una Taranto martoriata, abbandonata, alla quale si promette il mondo, e puntualmente tutto finisce in fumo. Si in fumo, lo stesso maledetto fumo che ha inquinato il nostro mare, che ha visto morire padri, madri, figli. Lo stesso fumo che fuoriesce dai quei camini, lì al bivio, il maledetto bivio tra salute e lavoro. E il danno peggiore per il cittadino di Taranto è stato costringerlo a scegliere, e non per vivere, ma per sopravvivere in entrambi i casi. Questa è la triste storia di una delle città più belle. Questa è la triste storia dei tarantini, e la Masseria “Carmine” è il simbolo del cambiamento, l’apice, il punto di inizio, di quello che oggi è il più grande processo nella storia per disastro ambientale. I titolari della Masseria, Vincenzo, Vittorio e Angelo Fornaro, allevavano capi di bestiame. Gli stessi qualche anno fa, sono stati abbattuti in quanto contaminati da diossina e pcb. La causa? Il pascolo in zone contaminate dall’attività dello stabilimento Ilva. Dunque, capi di bestiame abbattuti, un’azienda al collasso, e un mondo crollato addosso. Ma i Fornaro non si sono dati per vinti, e i primi risultati sono stati i 47 rinvii a giudizio e le prime condanne. Taranto si è improvvisamente mobilitata, e fioccano le prime costituzioni di parte civile nei confronti degli ex dirigenti. Il 20 ottobre prossimo, il processo presso la Corte di Assise di Taranto, per gli imputati Nicola Riva, Fabio Arturo Riva, Giuseppe Casartelli, Cesare Corti, Girolamo Archinà, Francesco Perli, Salvatore D’Alò, Salvatore De Felice, Ivan Di Maggio, Bruno Ferrante, Angelo Cavallo, Adolfo Buffo, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli e Lorenzo Liberti, avverso i quali i Fornaro hanno presentato una istanza di sequestro conservativo dei beni immobili. Le proprietà sarebbero in tutto 87.
“Bisogna insistere, bisogna essere più incisivi e non bisogna demordere” ci spiega – raggiunto dal PugliaPress – in un’intervista Vincenzo Fornaro.
Fornaro commenta i primi rinvii a giudizio, riferendosi anche  alla classe politica, quella “del bello e cattivo tempo”, affinché la responsabilità del disastro ricada anche  su di loro, che questa città avrebbero dovuto proteggerla. “La nostra istanza sia anche da monito – spiega Fornaro – verso tutti coloro che si sono costituiti parte civile nei confronti della classe politica. Io dico loro di fare la stessa cosa, di chiedere il sequestro degli immobili – e continua – sequestrate i beni di queste persone”.
“Tutti i decreti del mondo, ma non ci piegheranno” dice Fornaro.
La Masseria “Carmine” ha segnato l’inizio di questo lungo percorso, spronando anche altri allevatori del territorio a ribellarsi, senza temere poteri forti. Un segnale di forza e coraggio all’intera città, e un segnale di presenza e determinazione anche  al Governo, che per quanto cerchi disperatamente di salvare con vari decreti questa fabbrica di morte, non risolve la situazione di una  città messa in ginocchio, da quella che chiamavano la sua vocazione. (Pugliapress)

martedì 4 agosto 2015

Buone pratiche

La canapa può salvare i terreni dell'Ilva?

Canapa come rimedio naturale contro l'inquinamento dei terreni da diossina e altri metalli pesanti: è questa la teoria rivoluzionaria che sta cercando di affermarsi negli ultimi anni. E questo avviene soprattutto in situazioni e realtà che appaiono disperate, come quella degli agricoltori e allevatori che operano nei pressi dell'Ilva di Taranto.
Qualche tempo fa, vi abbiamo parlato della toccante storia di Vincenzo Fornaro e della sua masseria, nei pressi dell'Ilva di Taranto. Dopo aver perso tutto nel 2008 a causa dell'inquinamento, l'allevatore pugliese ha deciso di non arrendersi e ha avviato un esperimento che è insieme una provocazione: ha cominciato a coltivare tre ettari del proprio terreno con la canapa. L'idea era quella di sfruttare le naturali doti di fitodegradazione della pianta, ovvero il processo che consente ad alcuni vegetali di assorbire inquinanti organici dal terreno.
La sua caparbietà è stata di ispirazione per molti e oggi associazioni e istituzioni hanno cominciato a muoversi seguendo il suo esempio.
All'inizio di quest'anno, è stato attivato in Sardegna un progetto da 450mila euro per bonificare alcuni terreni a rischio con la canapa, rilanciando allo stesso tempo l'agricoltura nell'isola. I fondi sono arrivati dalla finanziaria 2015 a seguito di un'attività parlamentare intensa.
Allo stesso modo, le attività della masseria del Carmine hanno suscitato l'interesse dell'Abap (Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi), dell'associazione CanaPuglia e del Cra, Centro di Ricerca per l'Agricoltura. Insieme, questi enti stanno cercando di individuare una base scientifica ad alcuni quesiti fondamentali: la canapa può davvero aiutare la bonifica dei terreni nell'area dell'Ilva di Taranto? Se sì, in quale percentuale?
Proprio per questa ragione, l'Abap e il Cra stanno affiancando la masseria di Fornaro nell'analisi dei risultati del suo esperimento. In una recente intervista, uno dei responsabili dell'Associazione, Marcello Colao, ha spiegato i passi successivi e le difficoltà incontrate:
"Le analisi della canapa cresciuta alla masseria di Vincenzo Fornaro saranno effettuate a breve dal CRA. Il problema è che si tratta di esami molto costosi e stiamo cercando di raccogliere i fondi per farli eseguire da un laboratorio certificato. C'è da sottolineare che nonostante la valenza scientifica e ambientale il progetto non ha avuto nessun sostegno regionale, motivo per cui ci stiamo sobbarcando tutte le spese".
Colao ci tiene anche a denunciare la paradossale situazione in cui versa tuttora la provincia tarantina. Ad oggi, "continua la mattanza di bestiame: 54 bovini saranno abbattuti a breve nel comune di Massafra". L'inquinamento infatti "continua a imperversare: la bonifica ha senso se viene bloccata la fonte dell'inquinamento, non se, come in questo caso, si continua a inquinare".
Il progetto di Fornaro, in ogni caso, verrà presto implementato e ampliato: l'idea di associazioni e produttori è quella di creare una sorta di "cintura verde", costituita da campi di canapa, intorno a tutti i terreni inquinati della zona.
La grande attenzione intorno alla coltivazione e all'utilizzo della canapa, dimostra che c'è un mercato che non può più essere ignorato. Come abbiamo visto nel corso degli ultimi anni, infatti, l'utilizzo di questa pianta è stato sperimentato nei settori più svariati: dalla bioedilizia, passando per il fotovoltaico "tessile", per finire addirittura alla produzione di scooter elettrici completamente sostenibili per l'ambiente. (Globalist)

domenica 6 aprile 2014

E seme fu, mentre Taranto marcia per l'ambiente!

ph. Francesca Rana

ph. A. Congedo
“Per noi è una giornata di festa, finalmente si ricomincia”. Vincenzo Fornaro non nasconde il suo entusiasmo mentre è in corso un evento dal grande valore simbolico: la semina della canapa su tre ettari di terreno. Protagonista di questa storia di riscatto è la masseria Carmine, reduce da anni dolorosi a causa dell’abbattimento di circa 600 capi di bestiame contaminati da pcb e diossine provenienti dall’Ilva.
La semina è avvenuta sotto un cielo nuvoloso, che ha offerto anche qualche goccia di pioggia  (noi vogliamo interpretarla come una benedizione),  davanti agli occhi di un folto gruppo di cittadini sensibili alle tematiche ambientali e felici di poter condividere con la famiglia Fornaro l’inizio di questa nuova sfida.
Si punta sulla canapa, una pianta che ha proprietà disinquinanti e molteplici utilizzi: dalla bioedilizia al tessile, senza dimenticare l’uso alimentare e farmaceutico. Il primo raccolto è previsto a settembre. Poi, in base ai risultati delle analisi che si faranno sul prodotto ottenuto, si deciderà su cosa orientarsi. Ma quello di oggi non è stato solo il primo passo di un nuovo cammino. Ha rappresentato anche un’inedita occasione per ritrovare il sorriso. Ed è soprattutto di occasioni come queste che i tarantini hanno bisogno.
Alessandra Congedo

giovedì 3 aprile 2014

Oltre la diossina!

Sabato 5 aprile, dalle 10 alle 12, i cittadini potranno assistere alla semina della canapa.



"Siete tutti invitati ad assistere alla semina della canapa, l'ennesimo tentativo per resistere e per dimostrare che la nostra splendida terra può continuare a vivere''. Così Vincenzo Fornaro, allevatore di Taranto al quale nel 2010 vennero abbattuti 600 ovini contaminati da diossina e Pcb proveniente dall'Ilva, annuncia la 'riconversione' della masseria Carmine, proprietà di famiglia.

giovedì 5 dicembre 2013

Polvere su Roma



Lunedì 9 dicembre, alla presenza dei deputati del M5S e delle associazioni tarantine, sarà presentato a Roma il reportage dei documentaristi indipendenti Forte e Testa che mostra, senza filtri, quella che è diventata oggi la ex capitale della Magna Grecia

“La polvere dell’Ilva ricopre Taranto. E pesa sul futuro”. Questa la tagline del documentario “The Italian Dust” realizzato da Vincenzo Luca Forte e Giovanna Testa sulla odierna realtà quotidiana tarantina, spesso sottaciuta e messa in secondo piano dinanzi alle vicende politiche ed economiche del centro siderurgico. Un lavoro dal ritmo incalzante, che scivola dinanzi agli occhi dello spettatore, trascinato in un mondo sconosciuto ai più ed accompagnato dalle musiche veraci che completano lo scenario della Taranto del 2013. Senza filtri, ma attraverso le voci dei tarantini, le immagini ed i suoni di una città sconvolta dalla presenza di un mostro che sfama “pochi” ed uccide “molti”: la telecamera si muove tra inquinamento, tumori, corruzione delle istituzioni, periferie disagiate, disoccupazione. E polvere, soprattutto polvere. Quella polvere che per più di 50 anni è fuoriuscita dai camini dell’Ilva di Taranto e che è entrata nei polmoni di operai e abitanti del Rione Tamburi, quartiere adiacente al polo industriale. La stessa polvere che ha contaminato la mitilicoltura e l’agricoltura, settori sui quali l’economia tarantina si è sempre fondata.
L’anteprima nazionale dell’esclusivo reportage che ha già conquistato il web si terrà presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini a Roma, a partire dalle ore 15.00, e sarà corredato da un dibattito sulle ultime novità politiche che riguardano l’Ilva e Taranto e sull’evoluzione dell’informazione. Tra i relatori i comitati cittadini e le associazioni degli agricoltori, i deputati pugliesi del MoVimento 5 Stelle Diego De Lorenzis e Giuseppe L’Abbate ed i colleghi Angelo Tofalo e Arianna Spessotto che ripercorreranno la storia del centro siderurgico e gli ultimi 8 mesi di battaglie alla Camera. Al Presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico (M5S), invece, toccherà illustrare la seconda parte del convegno in cui si parlerà dei nuovi scenari dell’informazione e sui fenomeni underground in grado di portare alla luce narrazioni che i media generalisti non riescono a cogliere. Prenderanno parte, infine, i giornalisti parlamentari Gianni Dragoni (Il Sole 24 Ore) e Gianmario Leone (Il Manifesto), i reporter Vincenzo Luca Forte, Valentino De Petro, Vincenzo Fornaro, Giuseppe Carovigno, Giuseppe Roberto, Fabio Millarte, Anna Svelto e Piero Mottolese.
A moderare l’incontro Giovanni Vianello del meet-up tarantino.

lunedì 9 gennaio 2012

Consiglieri, medici, mitilicoltori, allevatori parlano di Taranto

“VERITà SULL’AMBIENTE A TARANTO”

CONFERENZA STAMPA Organizzata per giorno Martedì 10 Gennaio 2012 alle ore 10.30 presso Via Pertini n. 19 – al Quartiere Paolo VI di Taranto - Centro Direzionale Mar Piccolo dal Dr. Patrizio Mazza, consigliere regionale dell’Italia dei Valori, unitamente ad Egidio D’Ippolito rappresentante della categoria dei mitilicoltori e Vincenzo Fornaro, in rappresentanza della categoria degli allevatori di Taranto, che hanno subito l'abbattimento di capi contaminati da diossina.

Alla luce delle ultime dichiarazioni espresse dal presidente della regione Puglia, Niki Vendola, a seguito di quanto riscontrato dalla campagna annuale 2011 di rilevamento diossine effettuata da ARPA Puglia, il Consigliere Regionale Patrizio Mazza insieme ai rappresentati delle categorie economiche dei settori che maggiormente hanno risentito del grave inquinamento ambientale presenteranno un resoconto della questione.

Taranto inclusa nei Siti d’Interesse Nazionale per grave inquinamento si prepara alle elezioni amministrative della prossima primavera 2012 presentando già da ora un numeroso elenco di problemi di rilievo sanitario, ambientale ed economico.

L’incontro è aperto a media e cittadinanza.

sabato 10 aprile 2010

La rabbia degli allevatori: quali perizie???

Il Comitato per Taranto si unisce alla solidarietà di Taranto libera per la famiglia Fornaro che ha subito danni materiali e morali per l'impatto dell'industria inquinante nel Tarantino.
Vincenzo Fornaro (e tutta la sua famiglia) subisce ancora oggi vessazioni materiali e morali anche da parte di chi dovrebbe invece sostenerli e aiutarli ad ottenere giustizia.
Ecco la nota scritta e diffusa da Vincenzo
:

Quello che ho vissuto stasera potrebbe essere benissimo il titolo di un film...dopo una giornata di lavoro abbastanza pesante,torno a casa e dopo una doccia ristoratrice,mi siedo sul divano e comincio a sfogliare il Quotidiano di Taranto nella speranza di rilassarmi un pò ma subito un titolo a caratteri cubitali colpisce la mia attenzione immediatamente:"L'ARPA nell'Illustre persona del Dottor Assennato chiarisce che per le diossine nel fegato degli ovini non c'entrano le CRITICITà LOCALI"...Ma come,mi chiedo stupito,il Procuratore con tutte le varie perizie non riesce ancora ad individuare e stabilire le responsabilità dell'inquinamento e il Dottor Assennato ha già risolto il caso!!!!!Mi dico è proprio un "genio" il Dottore...mi addentro allora nella lettura dell'articolo in modo più approfondito per capire come abbia fatto il "professore" a giungere a questa conclusione....mi districo tra una montagna di dati e note a me "povero profano" abbastanza incomprensibili quando una frase mi colpisce molto:"verosimilmente la sorgente di diossina è di tipo diffuso,legata non a sorgenti attuali ma all'inquinamento storico,incluso il pesante inquinamento di FINE OTTOCENTO"....Incredibile!!!!!!Io che avevo sempre sostenuto che le grandi industrie erano venute a d inquinare i terreni della nostra Masseria,che è stata costruita proprio alla fine dell'ottocento,vengo miseramente smentito dal "Professore" il quale afferma verosimilmente che proprio mentre i miei bisnonni costruivano alla fine dell'ottocento la "Masseria" c'era già qualcuno che avvellenava i terreni,l'aria,l'acqua.....e che grazie a questi avvellenatori a distanza di un secolo le nostre povere capre e pecore si sarebbero contaminate e sarebbero state poi condannate a morte per aver avuto la colpa di pascolare su quei terreni,respirare e bere....Incredibile quest'uomo è un genio,alla magistratura non sono bastati 2 anni e mezzo di indagini ma Lui ha già brillantemente risolto il caso....questa è solo la metà dell'articolo non ho finito di leggerlo perchè la nausea ha preso il sopravvento e non sono riuscito ad andare avanti ma una domanda vorrei porla all'Esimio Professore Assennato:"NOI ALLEVATORI SECONDO LEI DA CHI DOBBIAMO ESSERE RISARCITI VISTO CHE L'INQUINAMENTO RISALE ALLA FINE DELL'OTTOCENTO..."?????????????????

Vincenzo Fornaro, Allevatore - Masseria Carmine

lunedì 22 marzo 2010

Confronto in masseria

Mercoledì 24/03/2010 ore 10,30, presso la Masseria Carmine, si terrà un incontro con la stampa e con i candidati alle elezioni regionali che vorranno partecipare. Lo scopo dell'evento è quello di presentare la proposta di legge per il risarcimento agli allevatori danneggiati dall'inquinamento da diossina. Siete tutti invitati ad esserci!

Per chi non conosce la strada l'appuntamento è alle ore 10,00 presso la Basile Petroli, alle spalle del Seminario.
Non mancate!

mercoledì 3 marzo 2010

Di che morte moriamo? Occhio alla comunicazione!

Ma come mai solo Cesare Bechis, canta fuori dal coro?
Invece di indignarsi per le misurazioni dell'ARPA che mostrano che oggi la diossina sui pascoli delle pecore abbattute proviene dalla direzione dell'Ilva si mette ad accusare con dati alla mano (troppi dati...) nientepocodimeno che l'apirolio degli anni '70 dell'arsenale?
Come mai si preoccupa così tanto di precisare che i contenitori di apirolio dell'Ilva oggi sono vuoti e puliti?
Perchè i periti della procura non richiedono misurazioni basate sulla direzione del vento in posti strategici? Perchè i periti della procura pare che non abbiano manifestato la volontà di andare a fondo sull'origine confrontando l'impronta delle diossine sui terreni con quelle industriali? E come mai Liberti che è perito incaricato dalla procura rilascia queste dichiarazioni ad un giornalista?
Misteri che... avvolgono la già fumosa Ilva...
A proposito, in questi giorni si sta monitorando... avete notato che dall'Ilva non si alza neanche una nuvoletta?

Non c’è solo la diossina, il vero pericolo è l’apirolio
Nelle pecore un livello ancora maggiore di veleni Inchiesta scopre terreni e acqua contaminati

Inviati a caccia della diossina che ha avvelenato le pecore della masseria Fornaro, i periti della procura di Taranto trovano che gli animali erano contaminati anche dall’apirolio. Il micidiale pcb (policlorobifenili), composto stabile, isolante termico ed elettrico, cancerogeno, utilizzato nei trasformatori, era stato brucato insieme con la diossina finita - solo lei - sul banco degli imputati. Ma come c’è arrivato nei terreni attorno all’area industriale il pcb? Visto che è materiale non prodotto nei processi industriali e nelle combustioni, come la diossina, ma è contenuto in apparecchiature chiuse c’è da chiedersi come sia finito nell’erba di cui si sono cibate le pecore poi finite al mattatoio. Ci sono stati sversamenti, perdite? Anni fa Ilva affidò dismissione e smaltimento dei trasformatori all’apirolio ad alcune ditte, tarantine e no. «Il nostro gruppo - dice il professor Lorenzo Liberti, responsabile dei periti incaricati dal pm Mariano Buccoliero di identificare le fonti della diossina e del pcb - ha controllato i capannoni adibiti allo stoccaggio dei trasformatori e li abbiamo trovati vuoti e puliti. Intanto nelle pecore abbiamo trovato il pcb in quantità addirittura superiore alla diossina. Da dove arriva? Abbiamo allora chiesto la relazione sullo smaltimento delle apparecchiature: dove, quando, come sono stadi smaltiti i trasformatori».

LA PROCURA - Dalle stanze della Procura di Taranto, intanto, nessun commento. Solo la conferma che la magistratura ha intenzione di approfondire i vari aspetti della questione, senza alcun allarmismo, ma con l’intento di trarre le giuste conclusioni non appena entrerà in possesso di tutti gli elementi di valutazione. I policlorobifenili, però, non avvelenano solo i terreni attorno all’area industriale. Sono sedimentati in mar Piccolo e sono presenti nell’area dell’Arsenale militare. Basta leggere il «Rapporto di caratterizzazione ambientale dell’ex area imprese private dell’Arsenale militare di Taranto» per averne la certezza. L’indagine sul pcb, condotta dai tecnici della Ecosud srl e della Direzione lavori Marigenimil in collaborazione con Arpa, ha riguardato una superficie di circa 35 mila metri quadrati comprendente sia quella messa sotto sequestro dalla magistratura nel 2005 sia il piazzale «dove era uso depositare imateriali da smaltire». È stata portata avanti dal 20 maggio al 30 luglio dell’anno scorso, fornendo dati ancora molto attuali. Sull’area, divisa in maglie quadrate 25x25 con 42 punti d’indagine ciascuna, sono stati eseguiti 57 sondaggi con carotaggi. Di questi, 42 fino a una profondità di 8 metri, 8 realizzati nei pozzetti della rete fognaria, 7 con piezometro fino a 9 metri di profondità.

LE ANALISI - I campioni di terreno e di acqua sotterranea sono stati sottoposti ad analisi e i risultati confrontati con le concentrazioni soglia di contaminazione (csc). La relazione I policlorobifenili, noti con la sigla Pcb, sono molto tossici e sono stati messi fuori legge dagli anni ‘70. Il loro uso, in particolare nei trasformatori, nasceva dalla capacità di agire come isolanti termici ed elettrici, ma la loro stabilità è anche responsabile della loro persistenza e circolazione nell'ambiente con conseguente accumulo lungo la catena alimentare. Gli effetti negativi riguardano la cute e l’esposizione produce una diminuzione delle difese dell'organismo con aumento della probabilità di contrarre malattie infettive ed i tumori conclude che «particolarmente diffusa sull’area, con margini di superamento elevati della soglia, risulta essere la contaminazione da pcb. Sono risultati contaminati da policlorobifenili un numero di campioni pari a 28. Esenti da contaminazione sono risultati solo i campioni prelevati sul nuovo piazzale. Anche le acque sotterranee hanno evidenziato contaminazione da pcb con valori di concentrazione ben più elevati del limite di legge. I punti di indagine contaminati risultano 35 rispetto ai 57 complessivi». (Cesare Bechis - CdM)

Requiem per gli innocenti

TARANTO...AD UN ANNO DALLA MATTANZA

A chi dà una mano?

martedì 2 marzo 2010

Fischia il vento, urla la diossina dall'Ilva!

Da dove viene la diossina? Altamarea invita la magistratura ad acquisire le ultime analisi ventoselettive dell'Arpa nella Masseria Fornaro

Sono estremamente significativi i dati della diossina emersi con le analisi “ventoselettive” dell’Arpa nella Masseria Fornaro, dove sono state abbattute le pecore e le capre contaminate da diossina.
Erano analisi che avevamo richiesto alla vigilia della grande manifestazione del 28 novembre contro l’inquinamento a Taranto, chiedendo che venisse utilizzata un’apparecchiatura molto sofisticata: il WindSelect.
I dati sono i seguenti: quando il vento soffiava dall’area industriale dove sorge l’Ilva verso la masseria sono stati riscontrati 206,8 fentogrammi per metro cubo di aria. Quando invece il vento soffiava in direzione opposta, ossia dalla masseria verso l’Ilva, la diossina è scesa a 69,8 fentogrammi per metro cubo di aria. Quindi i tre quarti della diossina sono stati riscontrati quando il vento proveniva dall’area industriale.
Sono dati molto evidenti e non sembrano lasciare molti dubbi sulla direzione da cui proviene la diossina.

Un fentogrammo è un millesimo di miliardesimo di grammo. E tuttavia il valore complessivo di 206,8 fentogrammi, sulla base della letteratura scientifica, è molto elevato. I valori non dovrebbero superare i 100 fentogrammi (e, sulla base di normative più restrittive, i 40 fentogrammi).
A ciò vanno associati i consistenti valori mensili di diossina rilevati con il deposimetro Arpa posizionato da tempo sulla masseria.
Un altro dato molto interessante rinvenuto nella analisi dell'Arpa è quello dei PCB (policlorobifenili) le cui emissioni persistono nonostante siano stati rimossi i trasformatori con PCB (apirolio).
A questi dati di aggiungono quelli degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) che servono ulteriormente a “tracciare” la direzione da cui proviene l’inquinamento.
La differenza è netta: quando il vento soffiava dall’Ilva alla Masseria Fornaro il WindSelect ha rilevato IPA totali per 1418 nanogrammi a metro cubo. Quando il vento soffiava dalla Masserie Fornaro verso l’lva gli IPA scendevano a 56 nanogrammi a metro cubo.
Stessa cosa è avvenuta per il componente più cancerogeno degli IPA, il benzo(a)pirene, il cui valore è salito da 0,3 a 2,48 nanogrammi a metro cubo quando i venti sono passati dalla direzione masseria-Ilva alla direzione Ilva-Masseria.
Abbiamo quindi tre conferme (diossina, IPA e benzo(a)pirene) che servono a tracciare in modo chiaro ed evidente la direzione di provenienza degli inquinanti. Di fronte all’evidenza di tali numeri riteniamo utile e opportuno che la magistratura acquisisca i rapporti di prova dell’Arpa e li utilizzi per le sue indagini, anche per effettuare altre indagini ventoselettive nel caso vi fossero altri dubbi sulla direzione della provenienza della diossina rinvenuta nell’aria controllata.
Per il pubblico che non conosca nello specifico le sostanze chimiche citate, vogliamo sottolineare che tali sostanze, di cui Altamarea ha chiesto l'analisi, sono tutte cancerogene e possono entrare nella catena alimentare, avvelenandola.
Altamarea ritiene utile la divulgazione di questi dati, attualmente inediti, per il loro altissimo interesse sociale.

Altamarea, Coordinamento cittadini e associazioni di Taranto

martedì 16 febbraio 2010

Piccoli campion(ator)i!

Ecco il video di un'attività promossa all'interno dell'Istituto Cabrini che promuove tra gli studenti dell'indirizzo chimico la sensibilità scientifica applicata alla conoscenza del territorio!
Conoscere per fare qualcosa!
E se il dubbio non fosse venuto ai cittadini, sai quanti piatti di orecchiette con il pecorino alla diossina o gnumerelli tossici!


Fasi preliminari del campionamento di aria e di suolo
Visita alla masseria " Carmine " Taranto

lunedì 20 luglio 2009

Quale Sviluppo Economico?

Grazie ad un articolo pubblicato sul Corriere del Giorno in data 15/07/09, sono venuto a conoscenza del fatto che Mercoledì 22 corrente mese si riunirà il tavolo istituzionale sulla siderurgia presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Quanto riportato ha naturalmente destato il mio interesse, soprattutto considerando che l’annuncio in questione è stato fatto dall'on. Pietro Franzoso, il quale con chiarezza ci informa che l'obiettivo del tavolo che si svolgerà con la partecipazione delle organizzazioni e delle parti sociali interessate, è quello di "individuare ulteriori misure a beneficio di questo importante settore industriale...". Inoltre ci ricorda, presumo per rimarcare l’importanza di simili iniziative, che su 13 mila dipendenti dell’Ilva di Taranto, oggi 6.700 sono in cassa integrazione. Senza entrare nel merito delle diverse questioni sollevate nell'articolo le due informazioni sopra citate mi hanno molto colpito. Non avrei niente in contrario alle misure a beneficio dei settori industriali in crisi, se non si dimenticasse costantemente di considerare le industrie in relazione alle norme o leggi, raramente rispettate dalle stesse, in relazione ad un preciso contesto e a dei soggetti mai interpellati. Sì, perchè le organizzazioni e le parti sociali interessate, citate nell’articolo dall’onorevole, non includono, per esempio, le associazioni dei cittadini che hanno pagato all’industria un caro prezzo. Ma ormai, forse, sarebbe meglio parlare di sudditi che per un periodo si sono creduti cittadini, persone che non possono decidere niente, costrette a delegare anche la vita. Ora le "organizzazioni e parti sociali interessate” individueranno certamente le misure più idonee a beneficio di chi, per anni, ha posto il profitto al di sopra di ogni cosa e ha usufruito a proprio esclusivo vantaggio di vite umane e animali, terre, piante, mari! I nostri, appunto! Per anni si è loro permesso di fagocitare tutto senza coltivare alternative in una città che di suo ne poteva avere diverse. Molto semplicemente e come sempre, il potere politico ha dato in pasto ogni cosa a quello economico, lasciando noi ex cittadini in una condizione di sudditanza che ci siamo stancati di subire...
A beneficio di questo tipo di "industria" però non bastano né la vita dei bambini malati di cancro, né il latte delle mamme contenente diossina. Non bastano i morti sul lavoro e l'avvelenamento dell'ambiente, non basta la contaminazione degli alimenti e l'abbattimento degli animali contaminati...no! Non basta mai. E pensare che tutto questo ha comunque portato alla cassa integrazione di metà dei dipendenti...complimenti, bel risultato! Meno male che c'è la crisi a coprire tutto; in un periodo di crisi si aprono nuove porte per chi senza scrupoli vuole continuare ad arricchirsi, perchè nei periodi di crisi tutto è consentito. Nel libro-inchiesta di Carlo Vulpio, " la
città delle nuvole", è scritto che per adeguare gli impianti dell'acciaieria basterebbero 100 milioni di euro equivalenti al 5% degli utili di due anni...senza contare gli imminenti interventi di cui si parlerà mercoledi...ma che importa! Per concludere vorrei dire all'on. Franzoso rivelatosi, in questa circostanza, quanto mai sensibile ai bisogni dei lavoratori e delle parti coinvolte, che
personalmente continuo a sperare in un suo intervento in risposta ad una lettera aperta, peraltro pubblicata dallo stesso Corriere in data 28/08/2008, che, come suo ormai ex elettore, mi permisi di indirizzargli circa un anno fa, quando "grazie" alla brillante gestione delle industrie ed ai benefici ad esse già elargiti, “grazie” agli anni passati nel silenzio sotto il ricatto di chi dava lavoro ed assenza di responsabilità da parte di chi avrebbe dovuto tutelarci, sono stati uccisi tutti i miei animali e distrutto il lavoro di una vita...

Cordialmente, Angelo Fornaro

lunedì 27 aprile 2009

Diossina a Taranto...e i responsabili?

E’ qualche tempo che non ci facciamo sentire come allevatori.
Una volta vissuta la nostra sventura abbiamo preferito stare lontani dai riflettori che non fanno parte del nostro mondo, anche perché in questo momento ci sono tanti nostri connazionali che meritano sicuramente più attenzione.
Nel nostro piccolo, comunque, desideriamo continuare a riflettere su quello che tanti, ma fortunatamente non tutti, hanno considerato solo un nostro problema.
Per questo vorremmo innanzitutto ringraziare chi ci ha permesso di rendere pubblico il nostro grido “disperato e di speranza”, chi ha seguito la nostra lenta agonia dietro
al sogno di una vita ormai infranta, raccontando le nostre storie, chi non ha avuto timore di schierarsi.
Vorremmo inoltre informare chiunque abbia ancora voglia di ascoltarci che solo da pochi giorni abbiamo ricevuto l’obolo stanziato dalla regione per il danno subito e così, a
distanza di quasi un anno dalla delibera, circa 30.000 euro sono finalmente comparsi a risarcire un anno di inattività dell’allevamento ovino e caprino, il valore di 504 fra pecore e capre ed un’attività economica che ormai è cessata…sembra uno scherzo!!! L’arrivo di questi soldi ci ha come risvegliati dal torpore in cui ci eravamo rifugiati,
forse nella speranza di non dover ammettere concretamente che tutto quanto fosse realmente accaduto con i tempi e le modalità che conosciamo.
Non so voi, ma noi non possiamo fare a meno di porci ancora una volta una semplice domanda: chi deve veramente pagare per lo scempio che si è compiuto per anni e da anni nella nostra città?
I responsabili verrebbe da rispondere.
E chi sono i responsabili?
Non si può pretendere una risposta da quella stessa politica che fino ad oggi ha permesso “La costruzione sulla sabbia”, per quanto l’imminenza delle prossime elezioni potrebbe rappresentare una buona carta da giocare per chi ama l’azzardo…purtroppo però noi siamo, anzi eravamo, semplici allevatori abituati a vivere del proprio lavoro e a questa porta abbiamo comunque più volte provato a bussare senza ottenere mai alcuna
risposta.
Quindi, perchè andare a votare? E soprattutto per chi?
L’unica speranza per noi resta la magistratura con i suoi tempi… è passato un anno da quando la magistratura, appunto, ha deciso di individuare i responsabili.
All’inizio si è sentito parlare di due-quattro mesi per risalire almeno alla fonte dell’inquinamento di Taranto e del nostro dramma (compito molto arduo quest’ultimo…). In
realtà di mesi ne sono trascorsi 12 e come sempre succede i riflettori si sono spenti e nonostante la morte di uomini e animali, gli innumerevoli dati ufficiali pubblicati dall’ARPA, l’infaticabile impegno dei volontari delle diverse associazioni e dei cittadini…ancora niente.
Per quello che ci riguarda solo l’obolo stanziato dalla regione per ripagare parte delle spese da noi sostenute e, più in generale, la speranza di una legge che temiamo destinata a subire ulteriori piccoli ritocchini prima di produrre un effetto vero!!!
A questo punto non possiamo non rivolgere l’ennesimo nostro accorato appello alle coscienze di coloro che con il proprio lavoro, ogni giorno, con solerzia e imparzialità, noi crediamo, stanno cercando di sbrogliare la matassa per fare giustizia. A coloro che ci hanno condotto, rispondendo non si sa bene alle esigenze di chi, ma certo non alle nostre, a questo triste epilogo e qui ci hanno abbandonati in balia di eventi giganteschi e dolorosi.
Dovesse anche per loro accendersi un lumicino…ricordando che, anche se siamo rimasti soli siamo diventati più forti e più consapevoli. Perché il veleno e il dolore o uccidono o fortificano. E noi viviamo nella città dei veleni e del dolore.
Ed è proprio in nome di questo sentimento,che concludiamo, estendendo l’accorato appello proprio a Taranto, la nostra città, chiedendole di non mollare, di continuare a combatterla questa battaglia per il futuro dei nostri figli; una battaglia che non è solo degli allevatori, dei
genitori degli operai morti sul lavoro, dei malati di ogni età che lottano per sopravvivere, insomma degli “altri”, è una battaglia che è di tutti noi, perché prima o poi, credeteci, toccherà, in un modo o nell’altro, ad ognuno di noi.
C'è un grande bisogno di ricostruzione.
Ricostruire! Un verbo in questi giorni molto usato, ma questa volta si dovrebbe costruire su un terreno solido e, oggi in modo particolare,seguendo principi diversi da quelli che fino a questo momento hanno ispirato chi di dovere. Qualcuno migliaia di anni fa ha parlato di costruire utilizzando il “Il mio metro sarà il diritto e la mia livella
la giustizia'”...DIRITTO e GIUSTIZIA, non chiediamo niente di più, ma neanche niente di meno per risorgere dalle macerie.

Famiglia Fornaro

sabato 28 febbraio 2009

Allo stremo gli allevatori del Tarantino: si attendono risposte urgenti dal governo

Questo che trovate qui sotto è il testo di un'interrogazione a risposta scritta indirizzata al Governo:

Allegato B

Seduta n. 112 del 12/1/2009

TESTO AGGIORNATO AL 15 GENNAIO 2009

Interrogazioni a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI e MECACCI. -

Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano Liberazione nella sua edizione del 2 gennaio 2009 ha pubblicato un lungo articolo della giornalista Angela Mauro, intitolato: «Diossina, abbattuti un migliaio di capi. Allo stremo gli allevatori del Tarantino.
Mattanza per l'inquinamento dell'Ilva, viaggio nella masseria della famiglia Fornaro: 504 tra pecore e capre finite al mattatoio»;
nel lungo articolo si riferisce che «i camini del gigante siderurgico dei Riva di Taranto diffondono da anni emissioni nocive "a ombrello": cioè su tutto il territorio circostante. Non solo morti sul lavoro, positivo ai controlli dell'Arpa il bestiame dell'area»;oltre al bestiame della famiglia Fornaro, «sono stati abbattuti altri 700 capi circa, individuati dalla procura di Taranto sulla base dei
test dell'ARPA sul latte e il grasso degli animali. È la prima volta che accade. E adesso i Fornaro e le altre due aziende più colpite (quelle dei Quaranta, 330 capi abbattuti, e quella degli Sperti, 130 capi) non sanno più che pesci prendere;
la famiglia Fornaro ha indirizzato al Ministro Fitto una lettera aperta nella quale si sostiene: «Vediamo un governo che prima contesta la realtà del problema relativizzando i dati raccolti dall'ARPA, poi si eclissa completamente, e oggi, usando il pretesto della crisi economica permette di porre in secondo piano la vita, la salute, il futuro e paradossalmente il lavoro, proprio quel lavoro che ci si vanta di preservare»
se quanto riferito nell'articolo corrisponda al vero;

in caso affermativo quali urgenti provvedimenti si intendano adottare;

che risposta intendano dare le istituzioni alla lettera aperta scritta dalla famiglia Fornaro qualche giorno prima di Natale.

(4-01995)

venerdì 16 gennaio 2009

Fornaro scrive a Zaia

On.le Sig. Ministro,
mi chiamo Angelo Fornaro e sono un imprenditore agricolo, per la precisione sono uno degli allevatori colpiti dalla sciagura “diossina” che, lo scorso 10 dicembre, ha condotto al massacro 1200 animali tra capre e pecore. Naturalmente scrivo da Taranto. Sono giunto alla decisione di rivolgermi direttamente a lei confidando nella determinazione con cui le ho visto affrontare svariate situazioni nel problematico mondo dell’agricoltura. Come le dicevo scrivo da Taranto, già, Taranto, la “città dei veleni”; la città dove ha sede il polo siderurgico più grande d’Europa; la città dove viene prodotto circa il 90% della diossina emessa in Italia; la città dimenticata certamente dagli uomini ma non da Dio, perché so che prima o poi, soprattutto grazie a Lui, anche per noi si aprirà uno spiraglio. Per la verità uno spiraglio già si è aperto ed è per allargarlo sempre più, che lavoriamo ormai ossessivamente giorno dopo giorno cercando di mantenere alta l’attenzione su un problema di cui non si è mai parlato, ma che ha raggiunto proporzioni che difficilmente uomini di coscienza potrebbero continuare ad ignorare. Eppure…Taranto sta morendo piano piano. I volti di noi cittadini hanno decisamente assunto il colore grigiastro dei fumi che da più di 40 anni invadono il nostro cielo. I nostri figli si ammalano sempre più sin da piccoli e ancora siamo costretti ad ascoltare, quando si ricordano di noi, politici che, pur comprendendo il nostro dramma, dichiarano che in un momento di crisi mondiale come questo bisogna sacrificarsi per conservare il posto di lavoro. Non considerando che, entrando nel caso personale, nonostante i nostri tanti sacrifici, ad oggi noi allevatori il lavoro lo abbiamo comunque perso, mi chiedo come si possa pensare di liquidare il problema dando a noi la responsabilità della scelta. Morire di fame o di cancro?
Tutto quello che noi vorremmo sarebbe semplicemente poter continuare a lavorare per vivere, non per morire…ma come fanno coloro che noi abbiamo eletto per rappresentarci, per tutelarci, coloro che lavorano grazie a noi e quindi per noi, ad ignorarci, fuorviando l’informazione e quindi l’attenzione collettiva, evitando di ascoltare con le loro occupatissime orecchie il nostro grido “disperato e di speranza”? Non è mio compito stabilire chi sia il responsabile dell’inquinamento tarantino. Per questo ci sono i magistrati che stanno lavorando alacremente e con imparzialità, con lo scopo di fornirci a breve delle
risposte chiare. Credo però che sia mio diritto, alla luce di quanto ho appena detto, esprimere il mio profondo rammarico nei confronti di tutti coloro che hanno permesso che ciò accadesse, pur apprezzando profondamente i recenti tentativi di rimediare effettuati dalla giunta regionale attualmente in carica, peraltro, mi dispiace sottolinearlo ma mi sembra doveroso farlo proprio in questa sede, nell’indifferenza totale da parte degli organi governativi. La giunta regionale per la verità ha anche stanziato per noi allevatori un risarcimento calcolato considerando il numero di animali abbattuti appartenenti a ciascuno,
comunque, quando lo riceveremo, a malapena sufficiente a colmare le spese sostenute nei mesi durante i quali le nostre aziende, sottoposte a vincolo sanitario, sono rimaste inattive. Concludo dicendo che noi tarantini per anni siamo stati abbandonati dalle istituzioni in balia di eventi giganteschi e dolorosi. Per anni abbiamo vissuto nel silenzio e nell’omertà ignorando o fingendo di ignorare ciò che stava accadendo.
Oggi tutto è cambiato perché abbiamo accumulato troppo veleno e troppo dolore. Il dolore per coloro che ci hanno lasciato per sempre vittime della malattia e degli infortuni sul lavoro; il dolore per tutte le possibilità di crescita economica ed occupazionale legate alla nostra terra, alla nostra storia, al nostro mare, che ci sono state sottratte; il dolore per la facilità con cui abbiamo permesso che ciò accadesse (e con questo la nostra unica vera responsabilità ce la assumiamo, noi!).
Nel caso specifico che riguarda noi allevatori, il dolore per un’attività che portiamo avanti con passione e dedizione da decenni, ereditata dai nostri padri e, speravamo, destinata ai nostri figli; un’attività che dava da vivere a noi e ai nostri dipendenti e, nonostante questo, soppressa perché avvelenata nostro malgrado. Poiché il veleno e il dolore o uccidono o fortificano, noi, più consapevoli che mai, non smetteremo di farci sentire nella speranza di ricevere ascolto e sostegno. Per questo le ho scritto, per chiederle di non dimenticarci.
Abbiamo passato un terribile Natale, ministro, vogliamo guardare con speranza al nuovo anno, ci aiuti, quindi, a capire cosa sarà del nostro futuro, ci aiuti a fare chiarezza in attesa che chi di dovere faccia giustizia. Per conoscenza, considerando che in un paese democratico l’informazione è tutto, invierò questa lettera anche ad alcune testate giornalistiche. Con questo la ringrazio della sua attenzione e la saluto.
Cordimente, Angelo Fornaro

mercoledì 14 gennaio 2009

OGGI TARANTO

Il settimanale "Oggi" questa settimana ha dedicato un'inchiesta di cinque pagine al "disastro dimenticato", quello della diossina a Taranto.
Ecco l'articolo:



Fiamma Tinelli e foto di Pigi Cipelli - Fonte: Oggi 14 gennaio 2009