Puglia, Basilicata e Calabria battaglia contro le trivelle «Sarà un’altra Scanzano»
Sarà un’altra Scanzano Jonico come contro il nucleare. Il Governo guidato da Matteo Renzi deve fare marcia indietro sulla prima autorizzazione alla ricerca di idrocarburi nel Golfo di Taranto rilasciata alla compagnia Enel Longanesi Developments srl. Il nostro è un no, secco e deciso, alle trivelle nello Jonio.Lo hanno dichiarato ieri, nel municipio del centro del Metapontino, nel corso di un incontro «operativo» convocato dal sindaco di casa Rocco Leone, l’assessore all’ambiente della Regione Basilicata, Aldo Berlinguer; gli amministratori, oltre che della città ospitante, di Scanzano Jonico, Nova Siri, Rotondella, Pisticci, Bernalda, Tursi, Taranto, dell’alto Jonio cosentino (Roseto Capo Spulico, Cassano allo Jonio, Rossano Calabro), più ambientalisti e operatori turistici.
Tutti hanno contestato l’autorizzazione rilasciata il 12 giugno scorso dal ministero dell’Ambiente, di concerto con il ministero dei beni culturali e del turismo, alla Enel Longanesi.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Siamo incazzati neri», hanno detto Vincenzo Baio, assessore all’ambiente di Taranto; il sindaco Leone; e Rodolfo Alfieri, assessore di Rossano Calabro. «Taranto – ha spiegato Baio - ha già l’Ilva e il progetto Tempa Rossa, che aumenterà l’inquinamento generale. Ora il regalo della Enel Longanesi. Così, distruggendo la speranza alternativa al nostro sviluppo rappresentato dal mare, il disastro sarà completato». E Leone: «Sottolineo l’attacco alla storia e alla cultura. Le trivelle nelle acque della Magna Grecia profaneranno luoghi sacri». «Basta – ha aggiunto Alfieri – col Sud terra di conquista. Invece che darci infrastrutture ci rifilano lo sfruttamento del territorio».
Tutti hanno assicurato che i loro Comuni proporranno ricorso al Tar contro la concessione già rilasciata. D’accordo anche su una manifestazione di protesta. «E se non ci ascolteranno - ha promesso Alfieri - bloccheremo la Statale 106 cosi l’Italia si accorgerà della nostra battaglia». Toni duri sono stati usati anche da Felice Santarcangelo, portavoce di Noscorie Trisaia, organizzazione nata nei frangenti del battaglia contro il deposito delle scorie nucleari a Scanzano Jonico e da allora impegnata su più fronti tra cui quello anti trivelle.
«Il petrolio come i rifiuti radioattivi? - si è chiesto Santarcangelo - No, è peggio. Anche perchè l’autorizzazione concessa prevede l’uso della tecnica di ricerca “Air gun”. Bombe di aria compressa esploderanno sotto i fondali per verificare la presenza di giacimenti. Una tecnica che può mettere in movimento gli ipotizzati carichi di ordigni carichi di sostanze chimiche smaltiti nel Mediterraneo affondando le «famose» navi dei veleni e la frana accertata dal Cnr e da tre università. E quali danni subirebbero i cetacei che hanno il loro habitat nel nostro mare? Un disastro. Vogliamo lo Jonio libero dalle trivelle». E Sigismondo Mangialardi, operatore turistico, si è detto «sicuro che il governo Renzi ripenserà alle trivelle nello Jonio».
«Noi, però, è bene che facciamo sentire e teniamo alta la nostra voce di protesta». Ha concluso l’assessore regionale Berlinguer che con il governatore Marcello Pittella ha firmato una lettera-appello inviata al ministro Galletti per invitarlo a ripensarci: «La Regione Basilicata non da oggi ha detto no alla ricerca di idrocarburi nel mar Jonio. Le trivelle sono incompatibili con le attività di sviluppo che abbiamo già finanziato. Riteniamo l’arco jonico un’area di grande pregio naturalistico e turistico. Non ci saranno concessioni da parte nostra su questo aspetto. Siamo contrari. E faremo forza comune con Calabria e Puglia. Non si possono fare scelte simili sulla testa dei territori». (GdM)
«Petrolio, non c’è il via libera»
«Non esiste
alcuna autorizzazione a svolgere attività di prospezione sismica, sui
fondali dell’Adriatico, alla ricerca di petrolio». Lo sostiene il
deputato barese Dario Ginefra (Pd) che, assieme alla collega Colomba
Mongiello, ha incontrato la sottosegretaria allo Sviluppo economico
Simona Vicari e il direttore generale del dicastero, il pugliese Franco
Terlizzese.
