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sabato 5 dicembre 2015

Non respirate troppo forte oggi: parola di ASL!

Ilva, inquinamento Taranto. Asl: “Sport all’esterno e finestre aperte solo dalle 12 alle 18″

Sport all’esterno e finestre delle abitazioni aperte solo per sei al giorno, dalle 12 alle 18. Sono queste le limitazioni decise dall’Asl di Taranto per salvaguardare la salute della popolazione. Le direttive, inviate al sindaco Ippazio Stefano, sono da adottare quando lo stato di inquinamento da Ipa (Idrocarburi policlici aromatici), causato dai tanti anni di attività della polo siderurgico dell’Ilva, supera i 100 micro grammi/metrocubo. Negli ultimi due giorni la concentrazione  da Ipa è oscillata tra 130 e 160, giovedì 3 dicembre, e tra gli 80 e i 129, venerdì 4 dicembre. Con queste condizioni è consigliato stare il più possibile in ambienti chiusi.
Le misurazioni sono state effettuate da Peacelink, l’associazione che con la sua campagna di sensibilizzazione ha spinto l’Asl a consigliare le limitazioni per gli abitanti. “Questi dati e le raccomandazioni fornite sono da vero e proprio bollettino di guerra e ci fanno comprendere che la situazione di Taranto è grave – ha dichiarato Angelo Bonelli dei Verdi – e lo è ancor di più il silenzio e l’inazione del sindaco di Taranto, del ministro dell’Ambiente e della Sanità che non solo non dicono nulla ma che nulla fanno per impedire che i cittadini respirino veleni. Il ministro Galletti e tutti quei parlamentari che hanno votato i decreti salva Ilva – ha concluso Bonelli – vengano a vivere nel quartiere Tamburi comprenderanno cosa significa respirare ogni giorno Ipa e veleni vari”.
Non è la prima volta che a Taranto vengono adottate delle limitazioni a causa dell’inquinamento: nel giugno del 2010, il sindaco Ippazio Stefano (ancora in carica) vietò l’accesso a diverse aree proprio di Tamburi, il rione più colpito dalle emissioni del polo siderurgico. Intanto ieri, proprio sulla questione Ilva, il governo Renzi ha annunciato di aver stanziato 300 milioni di euro per il gruppo siderurgico, un prestito che dovrà essere restituito da chi rileverà lo stabilimento. L’obiettivo il percorso di transizione nella cessione di complessi aziendali del gruppo di Taranto la cui data ultima è indicata al 30 giugno 2016. (FQ)

giovedì 12 novembre 2015

La città di IPAzio!


Taranto, sostanze cancerogene emesse dall'Ilva nell'aria. La denuncia di Peacelink: 'La Asl lanci l'allerta Ipa e informi i cittadini'

“Stamattina per via delle condizioni meteo (vento da nord-ovest, ossia dall'area industriale) gli Ipa alle 7 di mattina hanno superato la soglia di 100 nanogrammi a metro cubo. Nessuno a Taranto avvisa i cittadini sui comportamenti da adottare". È la comunicazione diffusa dal presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti.  “Gli Ipa – continua - sono cancerogeni e, secondo Arpa, provengono dall'Ilva per il 99% delle emissioni totali locali. Chiediamo alla Asl di lanciare le allerta Ipa e di creare un sistema di 'Wind Days per i cittadini' in modo da avvisarli quando si prevedono picchi di aria cancerogena. Basta consultare le previsioni meteo e avvisare la popolazione, non è difficile”.
Secondo Marescotti la comunicazione tempestiva ai cittadini servirebbe per evitare che in quelle ore avvenga il cambio dell’aria in casa: “Cambiare l’aria durante i momenti di picco significa riempire la casa di aria cancerogena. Non riteniamo completo il sistema dei Wind Days attuale. Tale sistema avvisa solo l'Ilva: vogliamo anche che si avvisino i cittadini”. (Ilikepuglia)

"Gli IPA sono killer cancerogeni che viaggiano sulle micropolveri e che vengono sospinti dal vento sulla città quando il vento viene da nord-ovest. Questa mattina non c'è il tempo per produrre grafici e calcolare medie. Ma i valori erano e sono ancora molto elevati. Consiglio pratico: cambiate l'aria dopo le 10. Con il sole si dilata lo strato d'aria inquinata e la concentrazione di IPA diminuisce. Evitate adesso di riempirvi la casa di aria più cancerogena di quanto non lo sarebbe nelle prossime ore."

martedì 3 novembre 2015

La città dei "soliti" picchi

Taranto, picchi di aria cancerogena

Comunicato Stamattina una delegazione di europarlamentari doveva fare visita all'ILVA per verificare lo stato di messa a norma degli impianti. Stamattina abbiamo misurato, con la stessa attrezzatura dell'ARPA Puglia, gli IPA cancerogeni. Gli IPA sono gli idrocarburi policiclici aromatici che, secondo ARPA, provengono al 99% dall'ILVA. Il risultato è inquietante. Stamattina gli IPA cancerogeni, per via dei venti provenienti dall'area industriale (NNO), hanno superano di tre volte la media 2009-2010 nelle 100 misurazioni che PeaceLink ha effettuato. I dati PeaceLink e dati ARPA raffrontati nell'immagine sono rilevati con la medesima strumentazione (Ecochem PAS 2000). ILVA continua a inquinare. Ed è grave che per l'assenza di alcuni europarlamentari l'ispezione all'ILVA sia saltata. La situazione di forte inquinamento determinata dai venti da Nord -NordOvest (NNO) dovrebbe proseguire anche domani, come si evince dalle previsioni meteo.
Alessandro MarescottiPresidente di PeaceLink

sabato 27 giugno 2015

I dati dell'ARPA e l'aria della città

Relazione ARPA: Taranto è fuori pericolo?

Risposta alla Relazione ARPA sui dati della qualita' dell'aria 2014 di Taranto e Statte
 
Alessandro Marescotti
 
Vorrei fare alcune osservazioni a proposito della relazione sui dati 2014 della qualità dell'aria che Arpa ha consegnato ai Sindaci di Taranto e Statte.

1. Uno degli aspetti più evidenti è il calo delle polveri (PM10), che scendono a 27 microgrammi a metro cubo nella centralina di via Machiavelli, situata nel quartiere Tamburi di Taranto. Il limite di legge è 40. Siamo dunque al sicuro? Vorrei far notare a tutti che, per il PM10, i limiti suggeriti dall'Oms sono 20 microgrammi per metro cubo. Non solo. Le polveri di Taranto, ce lo spiega lo studio epidemiologico SENTIERI, hanno un impatto sulla salute 2,2 volte più alto rispetto alle polveri di Milano o Torino. E pertanto - moltiplicando i 27 microgrammi di via Machiavelli per 2,2 - otteniamo il valore preoccupante di 59,4 che è un numero che indica una pericolosità complessiva, associata alle polveri. E' un dato che ci spinge a dire che Taranto non è fuori pericolo. Questo significa che 59,4 microgrammi di Pm10 a metro cubo a Milano producono un impatto sulla salute paragonabile ai 27 microgrammi a metro cubo di Taranto Tamburi. Ma mentre a Milano 59,4 microgrammi a metro cubo di Pm10 fanno scattare l'allarme, 27 microgrammi a metro cubo a Taranto Tamburi fanno scattare paradossalmente una reazione di soddisfazione, come se non avessero alcun impatto sulla salute dato che non superano il limite di legge, mentre invece lo hanno, eccome. In altri termini non è solo la quantità delle polveri di Taranto che va valutata ma è anche la loro tossicità.
2. L'Arpa non fa la speciazione delle polveri, ossia l'analisi dettagliata e diversificata delle loro caratteristiche, creando un inventario delle polveri, disaggregando ad esempio la frazione più sottile e studiandone la pericolosità. Sarebbe importante capire cosa finisce nel sangue dei tarantini tramite la frazione più sottile delle polveri industriali. Il PM1 – dieci volte più intrusivo del PM10 – riesce ad arrivare fino in profondità negli alveoli polmonari e a oltrepassarli. Una volta oltrepassati gli alveoli, questo particolato finissimo entra in circolazione nel sangue. Questo particolato, tramite il flusso sanguigno, può arrivare nel fegato. Le nanoparticelle sono pericolosissime, arrivano persino nel cervello. Per cui pesare queste nanopolveri serve a poco, non pesano quasi nulla! Occorre invece la speciazione delle polveri. Le altissime temperature dei processi siderurgici (lo dimostrano gli studi fatti su nanoparticelle e su tessuti studiati al microscopio elettronico) possono produrre un particolato ultrasottile con potere di penetrazione nell'organismo, capace di oltrepassare le barriere biologiche.
3. Altra cosa che l'Arpa non fa è lo studio dei Nitro-Ipa. Gli Ipa sono gli idrocarburi policiclici aromatici, che calano soprattutto d'estate, e con essi anche il benzo(a)pirene. Tuttavia gli Ipa d'estate in realtà non spariscono ma si trasformano in Nitro-Ipa, che sono cancerogeni e mutageni non meno degli Ipa. Sarebbe auspicabile che l'Arpa studiasse anche questo aspetto che per ora rimane in ombra. E che lo studio del benzo(a)pirene fosse schermato dall'interferenza dell'ozono, come già chiedemmo.
4. In rapporto al 2010 la riduzione del PM10, si legge sulla relazione Arpa, è del 35%. Per il PM2,5 il calo è solo del 20%. Considerando che il PM2,5 può essere considerato un tracciante dell'inquinamento industriale, mi chiedo quali grandi risultati siano stati ottenuti, tenendo conto che la produzione dell'ILVA si è dimezzata.
5. Se con i dati 2010 i periti del Tribunale stimavano 30 decessi in più attribuibili all'inquinamento industriale, quanti decessi sarebbero correlabili a questi dati?

mercoledì 14 gennaio 2015

Aria buona!

Lettera all'ARPA Puglia, livelli elevati di IPA cancerogeni a Taranto

Stamattina le misurazioni effettuale con il nostro analizzatore portatile di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) hanno dato valori eccezionalmente alti attorno alle 7.30. Ciò si è verificato con situazione meteo particolare caratterizzata da venti deboli variabili che hanno fatto ristagnare sulla città gli inquinanti. Riteniamo che in condizioni di stasi di vento o di vento debole e variabile si riscontrino concentrazioni di IPA cancerogeni superiori rispetti ai "wind days", essendo proprio il ristagno di aria inquinata il principale fattore di aumento dei valori.
Fin da ieri era visibile sulla città una cappa orizzontale evidente che voi siete in grado di verificare con i vostri sistemi di monitoraggio e modellizzazione e quantificazione analitica.
Vi chiediamo di verificare pertanto con i sistemi DOAS e Lidar che avete in dotazione quali siano state le condizioni che abbiano consentito di avere questa mattina dei valori così elevati di IPA.
Facciamo presente che sono valori alti di dieci volte rispetto alla media del 2010 nel quartiere Tamburi. Questi valori sono stati misurati a 5 chilometri dall'ILVA nella zona Bestat.
Sulla base della nostre misurazioni al tubo di scappamento di una vecchia auto a benzina si riscontrano 80 nanogrammi a metro cubo di IPA e stamattina ve ne erano tre volte tanto, oscillando le nostre misurazioni dai 210 ai 250 nanogrammi a metro cubo.
In ambiente chiuso il fumo passivo oscilla fra i 30 e gli 80 nanogrammi a metro cubo assestandosi in un'aula scolastica attorno ai 40 nanogrammi a metro cubo.
Quello che hanno respirato stamattina i tarantini è qualcosa che riteniamo non normale e non sano. Chiediamo ad ARPA quale sia stata la fonte emissiva che ha generato questa abnorme impennata di IPA.
ARPA, essenso dotata di sistema di monitoraggio DOAS e Lidar e di centraline Ecochem PAS 2000 (ossia la stessa tecnologia da noi utilizzata) è sicuramente in grado di poter definire la fonte emissiva.
In tal caso invitiamo l'ARPA a comunicare questo evento al Sindaco e all'ASL per verificare se vi possano essere effetti avversi sulla salute dei cittadini, e alla Procura della Repubblica per quanto possa essere di competenza della magistratura,
Chiediamo infine perché non venga dato un preavviso al sindaco e ai cittadini di queste situazioni abnormi al fine di poter mettere in atto tutte le misure di precauzione da parte della ASL e del sindaco, nonché delle famiglie.
Chiediamo pertanto da ora in poi un sistema di preavviso che venga comunicato anche ai media (TV, radio, giornali) in modo da sapere con anticipo quando la città viene investita da situazioni critiche simili a quella di stamattina.
 Alessandro Marescotti

martedì 21 ottobre 2014

Si "fuma" di più all'aria aperta?

Ilva, la nostra rivoluzione copernicana

A scuola stiamo studiando Galileo Galilei. Mi piace molto ‘Vita di Galileo‘, di Bertolt Brecht. La rivisitazione che ha fatto Brecht di Galileo ha molto da insegnarci ancora oggi. Non è facile spiegare come mai la scienza, nata come spina nel fianco della cultura dogmatica, oggi non sfidi più il potere come un tempo. Prevale la cautela e il passo felpato.
Brecht esalta il potere dell’evidenza e della ragione, a cui gli uomini dovrebbero prima o poi cedere e fa dire al suo Galileo: “Ma la vecchia donna che, la sera prima del viaggio, pone con la sua mano rozza un fascio di fieno in più davanti al mulo; il navigante che, acquistando le provviste, pensa alle bonacce e alle tempeste; il bambino che si ficca in testa il berretto quando lo hanno convinto che pioverà, tutti costoro sono la mia speranza: perché tutti credono al valore degli argomenti. Sì: io credo alla serena supremazia della ragione tra gli uomini. A lungo andare, non le sanno resistere. Non c’è uomo che possa starsene inerte a guardarmi, quando io (prende in mano un sasso e lo lascia cadere a terra) lascio cadere un sasso e dico: questo sasso non cade. Non c’è essere umano in grado di far questo. Troppo grande è il potere di seduzione che emana dalla prova pratica; i più cedono subito, e alla lunga tutti. Il pensare è uno dei massimi piaceri concessi al genere umano”.

A tutto ciò ho pensato quando a scuola abbiamo realizzato un “esperimento galileiano” per verificare cosa succede quando si fuma una sigaretta in classe. Cosa proibita dalla legge. E infatti l’esperimento è stato fatto rigorosamente senza studenti. Lo strumento per l’“esperimento galileiano” è l’analizzatore Ecochem PAS2000, lo stesso che usa l’ARPA per misurare in tempo reale gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici), che sono potenzialmente cancerogeni.
Il risultato dell’esperimento è nel grafico blu che indica l’intero lasso di tempo il cui la sigaretta viene fumata, dalla sua accensione al suo spegnimento. E’ stata effettuata una misurazione della concentrazione di IPA ogni 5 secondi. Per una buona metà della sigaretta chi era al terzo banco (l’analizzatore di IPA è stata collocato al terzo banco) non si è accorto quasi di nulla, poi c’è stato l’impatto significativo, il picco e infine gli IPA si sono dispersi e stabilizzati facendo innalzare la concentrazione nell’ambiente chiuso, come si può vedere dal diagramma.
Nel grafico si può vedere anche cosa è successo stamattina a Taranto, affacciandosi al balcone, in un punto non influenzato dal traffico.
Questa è l’altra parte dell’“esperimento galileiano”. La nostra ipotesi di lavoro era: chi fuma in classe vien giustamente multato. E chi inquina – e non viene multato – che impatto produce? Inferiore, uguale o superiore?
Oggi c’era calma di vento e i valori degli IPA cancerogeni sono apparsi subito molto elevati, tali da superare di gran lunga il fumo passivo. Il grafico rosso parla da solo. Poi è arrivato il vento provvidenziale dal mare e gli IPA sono crollati a 2 nanogrammi a metro cubo. Non ci ha salvato il governo ma il meteo.
Su Facebook ho chiesto di fare delle foto mentre gli IPA toccavano il picco di 300 nanogrammi a metro cubo. Le ecosentinelle hanno subito risposto. E le immagini confermano i numeri: una striscia orizzontale opaca offusca la città e l’orizzonte.
Appare assurdo come tutto questo sia diventato a Taranto normalità e non faccia notizia.
Matteo Renzi non ha trovato il tempo per incontrare i pediatri di Taranto che gli volevano parlare.
Tanta indifferenza sta portando il governo ad essere richiamato a livello europeo alle sue responsabilità di protezione della salute e dell’ambiente mentre ILVA continua a produrre emissioni incontrollate.
Il governo appare impegnato – come al tempo di Galileo – a negare l’evidenza. E ormai nel Pd è abitudine non guardare nel telescopio. Non si vedono i fumi. Non si conta i malati. Non si scandalizza di fronte all’eccesso di mortalità. Ci si volta dall’altra parte.
Per fortuna c’è un processo in corso per disastro ambientale, Galileo si prende la rivincita su chi credeva nella teoria tolemaica.
Per nostra fortuna la Commissione Europea è galileiana e prima o poi tutto questo finirà.
La rivoluzione copernicana è cominciata. (A. Marescotti- FQ)

mercoledì 1 ottobre 2014

La polvere del tempo immobile

PeaceLink prosegue il monitoraggio dell’aria tarantina: ecco i nuovi dati choc

Oltre alle lamentele e alle proteste contro le industrie e contro le politiche per nulla di welfare dello Stato nei confronti dei cittadini tarantini, a Taranto c’è chi fa sul serio con precise e quotidiane rilevazioni eseguite grazie all’utilizzo di strumenti certificati CE, grazie ai quali si ottengono dati certi e reali.
Anche stamattina Alessandro Marescotti di PeaceLink ha effettuato il monitoraggio dell’aria tarantina e anche oggi sono emersi dati incredibili.
Come si vede nel grafico realizzato dallo stesso Marescotti, la mattina è il momento di picco degli IPA (Idrocarburi Policicli Aromatici dannosi per l’uomo), dovuto al raffreddamento e alla ricaduta al suolo delle emissioni notturne. Nello stesso grafico si evidenzia soprattutto la clamorosa e allarmante differenza tra i dati relativi alla media IPA nel quartiere Tamburi rilevati nell’anno 2009-’10 (20 ng/m3) e quelli rilevati stamattina (104 ng/m3 !). In pratica, la situazione, nonostante proteste, attenzione nazionale, sit-in, morti ammalati, morti di lavoro… peggiora!

Ieri è andato pure in onda il servizio a “Striscia la notizia” (clicca qui per vederlo) che ha ulteriormente evidenziato e testimoniato l’incredibile situazione di invivibilità cui sono costretti gli abitanti della città di Taranto. Fabio e Mingo, recandosi presso l’abitazione di una signora che abita in un appartamento del quartiere Tamburi (distante pochissimi km dall’Ilva), hanno raccolto la “polvere nera” accumulatasi nel balcone, hanno avvicinato una calamita a quella “polvere” che magicamente veniva attirata dalla calamita. Cosa vuol dire questo? Che trattasi non di polvere ma di.. metallo che viene sistematicamente e quotidianamente respirato da donne, uomini e bambini!
Chissà se i “ciechi” continueranno a non vedere ciò che è ormai davanti agli occhi di tutti e chissà come lo Stato italiano cercherà di difendersi di fronte alla Corte di Giustizia dell’UE quando verrà chiamata di fronte alle proprie responsabilità.

martedì 26 agosto 2014

IPASSENNATO

Ilva: emissioni Ipa al 99,4%, ecco la prova che Peacelink non farnetica


Se date un’occhiata a questo video vi renderete conto di cosa significa vivere e respirare nel quartiere Tamburi di Taranto quando il vento viene dall’area dell’Ilva. All’alba di oggi  il quartiere Tamburi era in buona parte “avvolto” dagli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici), che sono inquinanti potenzialmente cancerogeni. Gli Ipa nel 2009-2010 – in quel quartiere accanto al quale sbuffano le cokerie (fonte di Ipa) – si erano attestati attorno alla media di 20 nanogrammi a metro cubo. I valori che vedrete nel filmato, girato oggi da Luciano Manna, sono di gran lunga superiori, e – oltre che trascritti con la penna sul blocco note – sono andati a finire nella memoria elettronica dell’analizzatore portatile utilizzato da PeaceLink.
Ma proprio sul monitoraggio degli Ipa a Taranto PeaceLink si è presa una solenne bacchettata dal direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato. “Quelle di PeaceLink sono farneticazioni”, ha dichiarato. Aggiungendo con disappunto: “C’è un’organizzazione ambientalista che fa del terrorismo psicologico il suo strumento di penetrazione”. Va tuttavia sottolineato che i dati diffusi negli scorsi giorni da PeaceLink non erano stati rilevati con l’analizzatore portatile che vedete nel filmato. I dati diffusi da PeaceLink erano invece rielaborazioni ottenute partendo da dati dell’Arpa stessa e utilizzando un modello matematico sempre dell’Arpa Puglia.
PeaceLink non aveva fatto altro che aggiornare al 2014 il modello matematico che stava alla base del rapporto Arpa del 4 giugno 2010, da cui nacque la furibonda girandola di telefonate e di intercettazioni della Procura in cui è finito anche Vendola. Aggiornando i dati di quel modello matematico, PeaceLink aveva fornito una notizia: Ilva, anche solo con 4 cokerie attive su 10, continua a emettere il 99,4% di tutti gli  Ipa censibili a Taranto. Questa altissima percentuale spiega perché a Taranto siano così importanti gli Ipa e perché la gente da tempo guardi con apprensione i dati di queste sostanze potenzialmente cancerogene e genotossiche, fra cui il pericolosissimo benzo(a)pirene. Questa è anche la ragione per cui PeaceLink si è “armata” dello strumento di misurazione in dotazione di Arpa.
E tuttavia – come già detto – quello che ha fatto discutere negli scorsi giorni non sono state le misurazioni di PeaceLink ma quelle di Arpa, risultate per gli Ipa particolarmente elevate: 28 nanogrammi a metro cubo nella centralina in via Orsini (a poca distanza dall’Ilva). Il valore di 28 nanogrammi a metro cubo e un dato superiore a 20 nanogrammi a metro cubo, ossia il valore registrato nella centralina del quartiere Tamburi di via Machiavelli nel 2009-2010 quando scoppiò lo il problema “benzo(a)pirene”. C’è da preoccuparsi? No, è solo colpa del traffico, non dell’Ilva, ha messo le mani avanti il direttore generale dell’Arpa Puglia.
Quella centralina tuttavia va detto che avrebbe lo scopo di monitorare il processo di diffusione degli Ipa provenienti dalla cokeria, fornendo misurazioni seriali dettagliate e continue (in gergo tecnico si parla di “alta risoluzione temporale”). La posizione è stata scelta in un tavolo tecnico a cui partecipava Arpa. I dati di quella centralina – deputata a controllare l’Ilva – non possono però essere usati da PeaceLink perché darebbero valori eccessivi e indurrebbero a “farneticazioni”. Questa è la posizione in buona sostanza del professor Assennato che ha dichiarato: “Che piaccia o no in via Orsini c’è un problema  locale specifico che non ha niente a che fare con le emissioni del siderurgico. Quella di Marescotti è pura propaganda ideologica. Purtroppo, però, ottengono più riscontro le sue farneticazioni che le nostre valutazioni scientifiche. E’ una cosa che Taranto pagherà per secoli”.
Per curiosità io e il fotoreporter Luciano Manna oggi ci siamo svegliati presto e siamo andati in via Orsini per controllare questa autorevole dichiarazione. Armati di analizzatore Ipa, telecamera, macchina fotografica e smartphone per controllare il meteo, ci siamo appostati monitorando la situazione. E dobbiamo dire che il direttore generale dell’Arpa Puglia ha ragione. Abbiamo registrato picchi altissimi dovuti a veicoli molto inquinanti, assieme a momenti in cui i valori erano ben inferiori. Conclusione: l’Arpa ha lasciato malamente posizionare una centralina in mezzo a due distributori di benzina, ad un’arteria di traffico non indifferente e non distante dal punto in cui stazionano gli autobus urbani, molti dei quali diesel. In quel punto non andava messa nessuna centralina degli Ipa finalizzata al controllo dell’Ilva. E ci chiediamo come mai l’Arpa abbia fatto un simile errore. In quel punto abbiamo registrato una media di 87 nanogrammi a metro cubo di Ipa.
Ma siccome siamo curiosi, abbiamo fatto anche altre misurazioni nelle case più vicine all’Ilva, quelle di via Lisippo ad esempio. Lì  i valori erano addirittura superiori: ben 90 nanogrammi a metro cubo. Nelle condizioni meteo odierne (vento da Ilva) nel 2009-2010 si registravano tra i 20 e i 28 nanogrammi a metro cubo nella centralina di via Machiavelli (Tamburi). Oggi invece abbiamo registrato concentrazioni tre-quattro volte superiori in condizioni meteo simili. Questo non significa che la situazione sia peggiorata rispetto a quattro anni fa, ma solamente che se ci si avvicina al muro di cinta dell’Ilva i dati solo molto alti, e – come documenta il video - non sono “farneticazioni”.
Della questione si è occupato anche Antonia Battaglia su MicroMega. L’articolo è consultabile qui. (Marescotti - FQ)

Taranto abbandonata

Taranto continua a essere il paradosso della politica italiana. 


La città nella quale si scontrano i poteri forti, che la tengono ostaggio di interessi economici sovrastanti. La città nella quale la Magistratura tenta di bloccare il laissez-faire imposto dal Governo, ma viene intimidita da leggi che depotenziano la portata dei provvedimenti adottati. La città dove le Istituzioni Europee portano avanti un braccio di ferro con un Governo che promette ma che mai realizza, posponendo all’infinito. La città dove, in un clima di scontro continuo, i cittadini e le loro associazioni, in una lotta senza quartiere contro lo stato di adattamento e di abbandono, sono rimasti l’unica risorsa per sollevare la cortina spessa di fumi, IPA, diossina, omertà, corruzione, indulgenza, collusione, che ha fatto di Taranto una delle città più isolate e disperate del Paese.

Il 14 agosto scorso, la Commissione Europea ha inviato a Peacelink una lettera nella quale il Commissario all’Ambiente Potočnik si dice preoccupato per le condizioni sanitarie ed ambientali nelle quali versa la città, come confermato dall’aggiornamento recente dello studio “Sentieri”: 21% di mortalità infantile in più rispetto al resto del Paese, solo per citare uno dei tanti dati allarmanti.

La Commissione, in questa lettera che fa seguito a numerosi scambi ed incontri avvenuti con Peacelink, reitera che l’annoso inquinamento è una questione molto complicata, che deve pur essere risolta con l’impegno del Governo Italiano! Perché, effettivamente, si potrebbe pensare che a Taranto i diritti garantiti dalla Costituzione non siano gli stessi che altrove.

La lettera del Commissario fa venire in mente, in maniera indiretta, che il responsabile primo dello stallo in cui versa la mia città è l’assenza totale delle istituzioni, che avrebbero dovuto fare il proprio dovere, proteggendo noi tarantini dal pericolo al quale siamo ancora esposti. Ma lo Stato non c’è. Dovrebbe fare più notizia il fatto che lo Stato abbia venduto i propri cittadini al mercato dell’acciaio, che una processione religiosa che si inchina ai mafiosi. La Commissione europea, interviene, per quanto la legislazione europea consenta, si fa carico della sofferenza della città, e nella lettera dice testualmente che «essa perseguirà la strada intrapresa fino a che piena soddisfazione non sarà stata data alla popolazione di Taranto direttamente toccata dalla questione Ilva ».

Sono parole tristi, che testimoniano della situazione di abbandono. Sono parole che avrebbe dovuto pronunciare lo Stato, garante dei diritti inderogabili dei suoi cittadini. Ma lo Stato, scomparso da tempo, si nasconde dietro una coperta divenuta ormai troppo corta e affollata già dallo stesso Governo e dalle Istituzioni locali. Non si entra a Taranto nelle questioni vere, e se si viene in visita ufficiale è per fare il giro della sposa: una bella passeggiata in un’Ilva con gli impianti chiusi per l’occasione, con gente che sorride felice sotto minaccia.
L’Arpa Puglia ha definito frutto di farneticazioni i dati, prodotti dalla stessa Arpa, ed elaborati da Peacelink che ha solo aggiornato al 2014, con il modello matematico Arpa, i dati relativi all’inquinamento da IPA (idrocarburi policiclici aromatici, sostanze potenzialmente molto cancerogene) al 2013-2014.

A maggior conferma, e per fugare ogni dubbio, Peacelink ha effettuato la mattina del 26 agosto scorso delle nuove rilevazioni presso il quartiere Tamburi a ridosso dello stabilimento. Le concentrazioni di IPA sono risultate tre-quattro volte superiori ai valori del periodo 2009-2010, pre-AIA, pre-leggi Ilva, pre-Commissariamento del Governo!

Dopo ben sei decreti, siamo oggi al punto in cui sembra che la situazione ambientale sia addirittura peggiorata. Oltre alle rilevazioni strumentali, ci sono centinaia di foto e segnalazioni continue, a Taranto siamo tutti eco-sentinelle e sappiamo, secondo i venti, se possiamo aprire le finestre o meno.

Le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) non sono state realizzate, ma dal 2011 (data in cui fu elaborata la prima versione) ad oggi, esse sono state solo modificate per allungarne la messa in attuazione, che ormai sembra cosa alquanto remota.

Le due ultime leggi sull’Ilva (n.6 del 6/2/2014 e n.100 del 16/7/2014) appaiono come un attacco al bilanciamento dei poteri sancito dalla Costituzione ed una contrapposizione netta al diritto comunitario. A parte la violazione flagrante della direttiva EU sulla riduzione e la prevenzione dell’inquinamento, la legge attuale autorizza l’Ilva a non realizzare il 20% delle prescrizioni del permesso AIA (in questo 20% potrebbero esserci le misure più urgenti, importanti e quindi più costose) e di conseguenza a produrre senza rispettare le leggi approntate precedentemente.

Sembra che il Governo e lo Stato si pongano al di là della legge italiana ed europea e vadano contro i dettami della Corte Costituzionale, che in una sentenza del maggio 2013, ha sancito la persistenza del vincolo cautelare sulle aree e sugli impianti dello stabilimento posti sotto sequestro dal Gip Todisco il 26 luglio del 2012.

La Corte Costituzionale ha affermato che l’attività produttiva è ritenuta lecita solo se è garantito il pieno rispetto del permesso AIA, che prevedeva una messa a norma dello stabilimento entro il luglio del 2014. Il piano ambientale contenuto nelle nuove leggi parla del 2015 e del 2016 per la realizzazione di alcune prescrizioni. Eppure il tempo non va indietro e la situazione sanitaria peggiora di giorno in giorno.

Secondo la Corte Costituzionale, la deviazione dal percorso di messa a norma, che era l’assicurazione di un bilanciamento tra il diritto al lavoro ed il diritto alla salute, doveva ritenersi illecita e pertanto perseguibile ai sensi delle leggi vigenti.
Il bilanciamento di tali diritti viene meno nel momento in cui l’Ilva dichiara di non poter mettere in opera l’AIA a causa di mancanza di fondi.
Svuotata la legge di ogni suo valore, relegate le direttive europee in un angolo, protetta l’Ilva e la sua produzione anche attraverso incredibili opere di propaganda mediatica quale la nomina di un nuovo sub-commissario, quali ridondanti piani industriali futuri, ecco che il Governo sembra aver posto in essere ancora una volta tutte le garanzie volte a garantire la continuità di una produzione i cui effetti per la popolazione e gli operai appaiono devastanti, lo dicono perizie e studi.

Il 7 Ottobre prossimo la Corte di Cassazione si pronuncerà sulla rimessione o meno del processo “Ambiente Svenduto”. L’Ilva-Gate ha 53 imputati, tra i quali tre società appartenenti alla famiglia Riva (Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici); il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola; l’ex Presidente dell’Ilva (ed ex prefetto di Milano) Bruno Ferrante; altri due ex direttori dello stabilimento, Luigi Capogrosso ed Adolfo Buffo; l'ex addetto alle relazioni istituzionali dell'Ilva, Girolamo Archiná; il direttore dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia (Arpa), Giorgio Assennato; l’assessore all'Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro (IdV); l'ex consigliere regionale della Puglia, oggi deputato di Sel, Nicola Fratoianni; l'attuale consigliere regionale Donato Pentassuglia (Pd) e l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva (Pd).

Quasi tutti i politici per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio sono ancora nell’esercizio delle proprie funzioni. Mentre la città assediata dalle malattie aspetta, il Governo continua ad utilizzarla come une enorme esperimento a cielo aperto. A Taranto non ci sono ospedali attrezzati per far fronte all’emergenza cancro e per curare e diagnosticare le altre malattie che gli esperti dicono generate dall’inquinamento. I suicidi fanno parte ormai della cronaca quotidiana. Non si vive, si sopravvive.

In aggiunta al problema Ilva, come se non bastasse, ad aggravare il carico negativo, c’è il progetto Tempa Rossa. E’ di qualche giorno fa la notizia della già avvenuta approvazione di questo progetto di sfruttamento del ricchissimo giacimento petrolifero, situato in località Tempa Rossa nella valle del Sauro, in Basilicata. Esso prevede una centrale di smistamento del petrolio greggio in arrivo nel porto di Taranto, che diventerà un esteso terminal petrolifero. Il materiale arriverà per essere trasportato verso diverse raffinerie in Italia e all’estero, una parte di esso invece sarà lavorato e stoccato a Taranto presso la raffineria Eni che nel frattempo sarà stata raddoppiata.

I problemi sono più che evidenti e sono legati alla concentrazione alla raffineria e al porto di tutto il petrolio del Sud Italia, e di conseguenza alla pericolosità che attività del genere possono avere in maniera definitiva sull’ecosistema, già pesantemente provato dalla presenza dell’industria siderurgica e della grande base Nato.
C’è bisogno urgente di un cambio di passo, di una nuova visione, di una nuova classe dirigente che sappia affrontare le drammatiche condizioni in cui versa non solo Taranto ma l’intero Paese. Che nasca un movimento qui, da chi ha più sofferto e che non ha null’altro in cui sperare se non l’energia che scaturisce dalle proprie forze.

La società è profondamente cambiata. Nuovi bisogni emergono giorno dopo giorno senza trovare risposta. C’è bisogno di stabilità nello sviluppo, di coesione e di giustizia sociale diffusa, in cui le località siano artefici del loro stesso futuro: Taranto non ha mai avuto accesso alla “stanza dei bottoni”, in cui sono state prese le decisioni che così drammaticamente l’hanno riguardata e la riguardano. E’ ora di darsi una strategia per cambiare un futuro che sembra già segnato.

La crisi della città potrebbe essere risolta con un’energica azione di valorizzazione economica delle risorse locali e con un programma di diversificazione economica e produttiva. Ad esempio, la riconversione industriale affrontata con iniezioni di nuove tecnologie, l’allargamento delle attività portuali, nuovi contratti di lavoro che tengano conto della drammatica situazione occupazionale delle aree meridionali come quella di Taranto e che incentivino il radicamento di iniziative imprenditoriali.

La società si deve arricchire delle attività delle municipalità, le quali per ben contribuire hanno bisogno di mettersi all’altezza in termini di conoscenza e di una più ampia prospettiva europea, abbandonando il miope localismo. Agganciare l’Europa, le occasioni internazionali. Proprio per fare questo, si deve puntare sulla cultura, sull’innovazione, sulla valorizzazione delle competenze locali.
Lanciamo una politica che riparta dai giovani della Puglia, della Calabria, della Sicilia, dal Sud tutto che più del resto del Paese ha bisogno di un cambiamento epocale. Creiamo progetti alternativi coerenti con i cambiamenti già avvenuti in questa società e affatto interpretati dalla politica attuale. Ricerca, informatizzazione, innovazione, cultura, ambiente, per realizzare uno sviluppo economico, sociale, che pongano l'individuo al centro dell’attività umana.
Dare respiro all'azione locale in Europa, inserendola in un contesto del quale beneficiare in modo concreto ed immediato. Ripartire da Taranto e dal Mezzogiorno offeso. Riportare la periferia al centro.(Antonia Battaglia - Micromega)

sabato 23 agosto 2014

Calura d'agosto: a Taranto o a Bari?

Inquinamento e Ilva «Allarme su emissioni? Sono farneticazioni»

«Sono farneticazioni». La scienza, o meglio la struttura scientifica, contraddice l'ambientalismo. E si ripropone la guerra di numeri e di interpretazioni tra l'Arpa Puglia e l'associazione Peacelink, che nei giorni scorsi ha fornito uno studio autonomo ed aggiornato sui livelli di Ipa. Il direttore generale dell'Agenzia regionale di protezione ambientale, Giorgio Assennato, interpellato dalla Gazzetta, risponde con fastidio alle «elucubrazioni - dice - di Marescotti». Non vuole scendere nel dettaglio delle argomentazioni tecniche ma bolla come «propaganda» la versione degli ecologisti.
Professore, ritiene attendibili questi dati che attribuiscono all'Ilva il 99,4% delle emissioni Ipa? «Non voglio nemmeno commentarli. Mi rifiuto di farlo perchè non attengono ad osservazioni scientifiche ma al mondo della propaganda. Eventualmente l'Arpa farà delle osservazioni strutturate con il centro regionale di qualità dell'aria. Francamente non ci sto al gioco al massacro fatto di propaganda e cattiva informazione successiva. L'Arpa dimostrerà abbondantemente il vuoto culturale che sta dietro le osservazioni di Marescotti».
Dal punto di vista tecnico ritiene di fare delle osservazioni? «Non c'è nulla di tecnico perchè Marescotti è un professore di liceo, faccia il suo mestiere. Lui può dire quello che vuole, capisce di avere le sponde mediatiche che amplificano le sue farneticazioni. Considero umiliante dal punto di vista professionale rispondere al professor Marescotti» .
È giusto, però, interpellare “l'altra campana...”. «Non c'è un'altra campana. C'è un organo tecnico che ha una sua struttura, un suo direttore, e poi c'è un'organizzazione ambientalista che fa del terrorismo psicologico il suo strumento di penetrazione. Lui usa le sue campane, noi abbiamo le nostre trombe».
La prima domanda che rivolge Marescotti è: perché quello studio dell’Ipa che tanto rumore aveva fatto nel 2010 non è stato aggiornato? «Ma di quale studio si tratta? Noi facciamo rapporti continui sugli Ipa e il benzo( a)pirene a Taranto. Ma di cosa stiamo parlando, mi scusi? Stiamo scherzando? Noi siamo un organo tecnico scientifico che opera ogni giorno per controllare, monitorare e informare. Non siamo uno strumento demagogico di disinformazione di massa».
Pur diminuendo gli Ipa per la riduzione degli impianti dell’Ilva, il quantitativo di 3500 kg l’anno è considerato sempre elevato. A Genova, dice Marescotti, fu tra le conseguenze della richiesta di trasferimento dell’area a caldo. «Ma questo è un delirio. La chiusura dell'area a caldo di Genova fu imposta dalla magistratura e sciaguratamente l'Ilva aveva Taranto su cui contare».
Il raffronto che pone l’associazione ambientalista sui livelli di Ipa tra il 2010 e il 2014 riguarda il rione Tamburi, ma lo studio di quattro anni fa si riferiva alla centralina di via Machiavelli e quello attuale alla rilevazione in via Orsini. Il paragone è possibile? «Noi abbiamo due centraline per la qualità dell'aria in via Archimede e in via Machiavelli, che sono quelle storiche. Poi, dopo, come è noto siamo riusciti a obbligare l'Ilva a fare di più rispetto a quello che faceva a Cornigliano con centraline di controllo dentro il perimentro. Lì loro hanno aggiunto, secondo me erroneamente, quella di via Orsini su cui noi abbiamo fatto approfondimenti di tipo scientifico anche con il supporto dell'Università di Bari. C'è una situazione diversa rispetto a via Archimede e via Machiavelli verosimilmente per la presenza di sorgenti locali come il traffico. Noi stiamo continuando a fare approfondimenti. Quella di via Orsini non è una centralina di qualità dell'aria per i Tamburi, ma fa parte della rete Ilva per il controllo dell'impatto. Dal punto di vista degli indicatori di qualità dell'aria che noi utilizziamo per il benzo(a)pirene e comunque dai dati che abbiamo in via Machiavelli il livello è bassimissimo, uguale a quello riscontrato nel resto della città. Questa è una situazione temporanea e va garantito ai cittadini che rimanga negli anni e non raggiunga livelli peggiori». (GdM)

martedì 19 agosto 2014

Chi di Arpa ferisce...

PeaceLink ha aggiornato i dati utilizzando lo stesso modello di calcolo di ARPA Puglia. Che cosa si ottiene? Se nel 2010 gli IPA di provenienza ILVA erano il 99,8%, nel 2014 gli IPA di provenienza ILVA sono ancora al 99,4%

Taranto, altissima percentuale di IPA attribuibile ad ILVA. Conferenza stampa di PeaceLink

Gli IPA sono gli Idrocarburi Policiclici Aromatici. Sono cancerogeni. Nonostante la diminuzione della produzione degli altiforni (-50%) e delle cokerie (-60%) la concentrazione degli IPA nel quartiere Tamburi è ancora molto elevata e riserva delle sorprese. Nel 2009-2010 la concentrazione degli IPA era di 20 ng/m3 in via Machiavelli (nel quartiere Tamburi). Nel 2013-2014 sale a 28 ng/m3 in via Orsini (sempre nel quartiere Tamburi).
19 agosto 2014 - Associazione PeaceLink
«Vendola ha detto che l'Arpa può andare a casa». La mail di Archinà al patron Emilio Riva era del 22 giugno 2010.
Ma cosa aveva fatto di così grave l'Arpa nel 2010?
Il 4 giugno l'ARPA - sotto la forte pressione del movimento ambientalista che a maggio aveva manifestato sotto il municipio di Taranto - presentava una severa relazione sul benzo(a)pirene e gli IPA che conteneva dati schiaccianti ed evidentissimi. Lo studio ("attribuzione alla sorgenti emissive") era il primo di questo tipo mai presentato sull'ILVA e indicava nello stabilimento siderurgico la forte preponderante di questo inquinamento (99,8% degli IPA).
Mappa quartiere Tamburi. A nord-ovest l'ILVA. Posizionamento delle centraline per monitorare gli IPA. Il rombo rosso sta ad indicare il luogo della conferenza stampa del 20 agosto 2014. Il segnalino grigio indica la postazione di monitoraggio della cokeria. Il segnalino grigio con pallino blu indica la postazione di monitoraggio Arpa di via Orsini. Il triangolino blu indica la postazione di monitoraggio ARPA di via Machiavelli, che dista circa un chilometro dall'ILVA.
GLI IPA NEL 2010: 99,8% DALL'ILVA
L'ILVA - sulla base di quella relazione ARPA che nel 2010 aveva tanto indispettito più di qualcuno - era responsabile nel 2010 del 99,8% di tutti gli IPA emessi a Taranto.
Nel 2010 per la precisione tutti gli IPA emessi a Taranto erano stimati in 8278 kg/anno; di questi all'ILVA sono attribuibili 8257 kg/anno. Ossia il 99,8%.
Vedere pagina 15-16-17 della relazione Arpa Puglia del 4 giugno 2010.
 GLI IPA NEL 2014: 99,4% DALL'ILVA
PeaceLink ha ripreso quello studio, aggiornandolo al 2014 e inserendo i nuovi dati emissivi di cokerie, altoforni e agglometato.
Il risultato del modello di calcolo è che nel 2014 ILVA emette ancora il 99,4% di tutti gli IPA emessi a Taranto.
Precisamente: tutti gli IPA emessi a Taranto sono stimabili in 3490 kg/anno; di questi all'ILVA sono attribuibili 3469 kg/anno. Ossia il 99,4%.
Conferenza stampa alle ore 11 di oggi

La Commissione Europea ha inviato a PeaceLink una lettera sulla situazione Taranto/Ilva.  Per questo indiciamo una conferenza per distribuire e illustrare la lettera ai giornalisti.
Oggi alle ore 11 conferenza stampa di PeaceLink nel quartiere Tamburi nella piazzetta DE VINCENTIS. 
La piazzetta è vicino alla casa dove morì il signor Peppino Corisi. Bisogna percorrere via Lisippo, svoltare per via Troilo e girare a destra: lì c'è la via/piazzetta DE VINCENTIS.

Lì fu affissa la famosa TARGA:  “Nei giorni di vento nord – nord/ovest, veniamo sepolti da polveri di minerale e soffocati da esalazioni di gas provenienti dalla zona industriale “Ilva”. Per tutto questo gli stessi “maledicono” coloro che possono fare e non fanno nulla per riparare” (I cittadini di via De Vincentis, Lisippo, Trojlo, Savino).
Il luogo della conferenza stampa è simbolico in quanto PeaceLink presenterà nuovi dati che dimostreranno la persistenza di un'altissima percentuale di IPA cancerogeni ancora attribuibile all'ILVA nonostante lo spegnimento di alcuni impianti. I dati verranno forniti e spiegati ai giornalisti.
 
ATTUALITA' DELLA RELAZIONE ARPA DEL 4 GIUGNO 2010
Perché abbiamo ripreso questo modello di calcolo e lo abbiamo aggiornato?
Perché quel modello di calcolo ("attribuzione alla sorgenti emissive") era diventato un atto di accusa e stata creando molti problemi. Toccava un nervo scoperto e metteva a nudo una questione delicatissima.
Vi ricordate la telefonata fra Vendola e Archinà del 6 luglio 2010?
Archinà parla di "una scivolata" del Direttore Generale dell'ARPA, che il mese precedente aveva firmato quella relazione così severa verso ILVA.
Perché i vertici di ILVA erano preoccupati nell'estate 2010? Per il benzo(a)pirene. (1)
In quel periodo esplodono i dati scomodi dei primi cinque mesi del 2010: essi aveva superato di ben tre volte i limiti di legge. Rischiavano di essere fermate le cokerie ILVA (come chiedeva il movimento ambientalista) che sono la principale forte di benzo(a)pirene e di IPA. Arpa proponeva una riduzione della produzione, ma anche questa idea non era accettata dall'ILVA. (2)
E Archinà (addetto alle pubbliche relazioni dell'azienda) avvertiva Vendola che la situazione "sta degenerando veramente sta degenerando".
Il Direttore Generale dell'Arpa, Giorgio Assennato, nella successiva conferenza stampa sugli IPA e il benzo(a)pirene non parlò con i giornalisti - raccontano i cronisti - e la discussione fu guidata dall'assessore Nicastro. (3)
Ecco perché la questione degli IPA è ancora così centrale e attuale. Da allora PeaceLink ha avviato il progetto di effettuare misurazioni degli IPA con lo stesso strumento dell'Arpa, ossia l'Ecochem PAS 2000, progetto che è si è concretizzato l'anno successivo grazie all'aiuto del Rotary Club di Taranto e del dott. Luigi Romandini che allora lo guidava.

IL RAPPORTO FRA IPA E BENZO(A)PIRENE
Che rapporto c'è fra benzo(a)pirene e IPA?
Il benzo(a)pirene è una molecola estremamente cancerogena che è contenuta nella "famiglia" degli IPA, una miscela pericolosa di molecole. La sigla IPA sta per Idrocarburi Policiclici Aromatici.
Gli IPA nel quartiere Tamburi. La prima colonna rappresenta la postazione di via Machiavelli. La seconda quella di via Orsini.
QUARTIERE TAMBURI NEL 2009-2010: IPA A 20 NG/M3 IN VIA MACHIAVELLI
Emerge nella già citata relazione ARPA Puglia del 4 giugno 2010 (si veda pagina 7 e 8) che nel 2009-2010 l'Arpa ha misurato gli IPA nella centralina di via Machiavelli, rilevando una media di 20 ng/m3 con l'analizzatore IPA Ecochem PAS 2000. Allora il benzo(a)pirene contenuto negli IPA oscillava fra 1.3 e 1,8 ng/m3.
QUARTIERE TAMBURI NEL 2013-2014: IPA A 28 NG/M3 IN VIA ORSINI
I dati elaborati sugli ultimi 12 mesi (agosto 2013 - luglio 2014) forniscono una media degli IPA di ben 28 ng/m3 nella centralina di via Orsini in cui è stato installato l'Ecochem PAS 2000.
Come mai?
Il risultato più elevato si spiega probabilmente con la posizione più "avanzata" del punto di rilevazione degli IPA, come si può vedere nella piantina allegata.
E' quindi plausibile che nel punto dove terremo la conferenza stampa del 20 agosto si registrerebbe un valore annuo medio di benzo(a)pirene ben superiore a 1 ng/m3.
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IPA, LA STRANA SITUAZIONE IN COKERIA
Stendiamo un velo pietoso invece sul monitoraggio in cokeria che - stando ai dati IPA registrati (22 ng/m3) - risulterebbe addirittura essere meno inquinata del quartiere Tamburi (28 ng/m3).
Ecco perché nella cartina abbiamo scritto: valore attendibile?
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SECONDO SCENARIO: AUMENTO DEL TRAFFICO
Al fine di valutare uno scenario differente, abbiamo inserito nel modello di calcolo una decuplicazione delle emissioni da traffico automobilistico e una decuplicazione delle emissioni da traffico portuale (scenario Tempa Rossa). Il risultato è stato disarmente: ILVA continuerebbe a guidare la graduatoria degli IPA con il 98,5%. 
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PEACELINK OFFRE QUESTI DATI ALLA VALUTAZIONE PUBBLICA
Pur essendo dati di fonte ufficiale e pur non essendovi dubbi - ci sembra - sull'evidenza di queste cifre, siamo disposti ad un pubblico e trasparente confronto con chi ha valutazioni differenti.
Note: (1) Nell'agosto 2010 l'ILVA fu salvata grazie ad un provvidenziale intervento legislativo del governo (dlgs 155/2010) che rimosse per due anni il limite sul benzo(a)pirene, suscitando la reazione di pediatri, scienziati e ambientalisti: http://www.peacelink.it/ecologia/docs/3612.pdf
(2) Archinà, il braccio destro dei Riva, lavora ai fianchi di Assennato. Si lamenta con Vendola degli scienziati che hanno redatto lo studio, Massimo Blonda e Roberto Giua, iniziando a ottenere qualche risultato. È lo stesso Assennato a chiamare Archinà, ai primi di giugno, per lamentarsi di essere stato “delegittimato”. La ragnatela di Archinà diventa di ora in ora più fitta. Il 22 giugno scrive a Fabio Riva. Sostiene che Assennato è stato sconfessato e descrive la posizione di Vendola: “Per nessun impianto Ilva si deve ipotizzare una sia pur minima restrizione”. E soprattutto: spiega che ha un accordo con il governatore. La lettera, che Ilva sta scrivendo ad Arpa, deve essere inviata, per conoscenza, anche a Vendola che “al ritorno dalla Cina affronterà direttamente la questione”. Ed effettivamente, tornato dalla Cina, Vendola chiamerà Archinà per ricordargli: “Non mi sono defilato”. (Il Fatto Quotidiano 6/12/2013)
(3) La cosa viene riferita sempre sul Fatto Quotidiano del 6/12/2013. Ecco uno stralcio dell'articolo.
“Testa bassa – scrive il cronista Michele Tursi – sguardo rassegnato. Quello che le veline non dicono riguarda il professor Giorgio Assennato”. Quel giorno in Regione si tiene la conferenza stampa per il “monitoraggio diagnostico” dell’Ilva. “Strana conferenza stampa convocata, poi revocata e poi di nuovo convocata”, racconta Tursi. “Strana – continua – l'assenza di Assennato nell'incontro con i giornalisti. Strano che fosse stato avvisato all'ultimo momento con un sms e poi lasciato fuori dalla porta... ”. Il Fatto ha rintracciato il cronista che racconta: “Quella mattina, effettivamente, parlai con Assennato e non era sereno”.(Peacelink)

Allegati

lunedì 4 agosto 2014

Nasce Peacelink Air Monitoring!


Analisi degli IPA con l'analizzatore portatile Ecochem PAS 2000 CE
    We have a technodream
    PeaceLink ha lanciato dal 2010 il progetto di "monitoraggio dal basso".


    Nel 2010 PeaceLink affrontò il problema degli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) nella città italiana in cui l'inquinamento da IPA aveva dimensioni particolarmente critiche: Taranto.
    Coltivammo un sogno, anzi un "tecnosogno". Ossia quello di dotarci di un analizzatore portatile di questi cancerogeni dell'aria che si chiamano IPA.
    L'analizzatore è stato consegnato a PeaceLink da parte del Rotary Club di Taranto, sotto la presidenza del dottor Luigi Romandini, e il Centro Servizi per il Volontariato di Taranto ha assicurato la formazione tecnico-scientifica per il progetto. Un contributo importante per il progetto è stato fornito dal Fondo Antidiossina Taranto che ha contribuito all'acquisto.
    E' una cosa unica in Italia. L'analizzatore non richiede analisi chimiche ma si basa su uno spettro di luce che analizza in tempo reale gli agenti inquinanti. Ecochem PAS 2000 CE, l'analizzatore portatile di IPA

    Ecochem PAS 2000 CE, l'analizzatore portatile di IPA
    : Alessandro Marescotti
    Fonte: PeaceLink
    CHIUDI
    L'idea di fondo è che PeaceLink possa utilizzare tutte le tecnologie digitali per fare azioni alla Greenpeace. Solo che al posto dei "gommoni" si compiono dei "blitz" con questo strumento potentissimo, capaci di produrre una marea di informazioni e di mappare il territorio.
    Sono "tecnologie di pace" al servizio di quello che abbiamo di più caro da difendere: la salute dei nostri bambini, in primo luogo, che sono molto più fragili di noi. E poi sono strumenti che attirano i media, i giornalisti, "fanno notizia", sono tecnologie verdi che puntano sulla produzione di informazioni circa la qualità dell'ambiente e la sostenibilità della mobilità e dello sviluppo.
    E infine c'è una cosa che vogliamo dire: sono tecnologie che dovrebbero essere acquistate al posto delle bombe.
We have a technodream.

Sito Web: http://www.peacelink.it/zeroipa/

giovedì 17 luglio 2014

Ipa, ipa, ipa, coccoipa, chicchiripa!!!

Ecco uno dei diagrammi di emissione Ipa diffusi dal ministro!

Ilva: sulle rilevazioni IPA il M5S chiede chiarezza al Ministro Galletti

Il deputato del Movimento 5 Stelle Diego De Lorenzis ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti per fare luce suii dati contrastanti tra la cokeria ed il confinante quartiere Tamburi di Taranto. E’ di pochi  giorni fa infatti la notizia relativa alle rilevazioni dei livelli di IPA (idrocarburi policiclici aromatici), inquinanti tra cui si annida il pericolosissimo Benzo(a)pirene, delle centraline all'interno dello stabilimento ILVA di Taranto che riportavano dati inferiori rispetto a quelle registrate nel vicino quartiere Tamburi. “Il Ministro – dichiara il politico salentino - dovrà spiegarne i motivi ai cittadini tarantini ma anche allo stesso sub-commissario Ronchi, il quale ha incredibilmente dichiarato che l'aria di Taranto è 'buona'. Confidiamo nel fatto che Galletti non offenderà la nostra intelligenza, evitando di raccontarci che è solo una questione di spifferi o correnti d'aria”. “Gli stessi dati ARPA degli ultimi 9 mesi – sottolinea - lo sconfesserebbero. La sopportazione ad una perenne presa in giro ha un limite anche per un territorio colonizzato e occupato forzatamente come quello di Taranto: tale limite è stato raggiunto e non può più esser tollerato. Dopo il regalo ottenuto dal Governo di centrodestra con la legge 155/2010 sulla liberalizzazione senza limiti di uno dei più pericolosi IPA, il benzo(a)pirene, i cittadini del territorio tarantino continuano ad ammalarsi ed a morire". “Una conferma che giunge anche dal recente aggiornamento dello studio ‘Sentieri’ – precisa il pentastellato - in cui si attesta che a Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale nonché si registra un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni pari al 54%. Sulle rilevazioni all'interno dello stabilimento ILVA, vi è l'attenzione della stessa ARPA Puglia che, sul proprio sito internet, ha precisato che "sull'analizzatore IPA della stazione cokeria sono in corso ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici al fine di verificarne l'accuratezza". "Il Ministro  - esorta De Lorenzis - non sia evasivo e non provi a convincerci che i livelli così bassi siano dovuti ai lavori per l'Autorizzazione Integrata Ambientale, quando l'ultima ispezione dell'ISPRA ha rilevato, per l'ennesima volta, la costante disattesa delle prescrizioni”. “Pretendiamo dal Ministero dell'Ambiente risposte esaurienti di fronte a questa situazione paradossale che ha conseguenze dirette e drammatiche sulla salute dei cittadini e dei lavoratori".  “Il Ministro Galletti – prosegue - dovrà rispondere se, a fronte di quanto sostenuto da ARPA Puglia in merito agli ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici sull'analizzatore della stazione "cokeria",  ritenga pienamente affidabile il sistema di rilevazione ambientale, ovvero quali provvedimenti intenda adottare se la presenza di margini di errore rendono inefficace il monitoraggio. Quali siano, alla luce dei molteplici rilievi sulla affidabilità delle rilevazioni effettuate presso lo stabilimento dell'ILVA di Taranto, le apparecchiature utilizzate, quale sia il loro grado di accuratezza e di sicurezza e quali attività di verifica siano state poste in essere da parte dei soggetti deputati al controllo ambientale, con riferimento a ciascuna delle apparecchiature citate e se possa indicare chi siano i soggetti che possono fisicamente avere accesso ai sistemi di rilevazione ambientale. Se, inoltre, condivida quanto sostenuto da ARPA Puglia in merito alle criticità e al nuovo apporto emissivo aggiuntivo che si avrebbe con la riattivazione delle batterie di forni a coke attualmente fermi e, a fronte di ciò, adoperarsi per impedirne la riaccensione. E, infine – conclude -se ritenga sufficiente, come metro di controllo dell'attività inquinante dell'Ilva, la sola rilevazione della qualità dell'aria attraverso i sistemi di rilevazioni ambientali attualmente utilizzati”. (Cosmpolismedia)

giovedì 10 luglio 2014

Oops. Non stavamo monitorando niente!!! C'è wwf e WWF!

Ilva, Ronchi e quella centralina posizionata male – Intervista a Fabio Millarte (Wwf Taranto)

L’episodio risale a nove mesi fa. Durante un’audizione con alcune associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf e Greenpeace), tenuta il 14 ottobre scorso a Roma, Ronchi si era soffermato sull’errata collocazione della centralina di rilevamento delle emissioni inquinanti presso la cokeria dell’Ilva. Fabio Millarte, presidente del Wwf Taranto, se lo ricorda bene. E a distanza di tempo ne parla con InchiostroVerde. Durante il colloquio nella Capitale, Ronchi aveva ammesso che quella centralina era stata posizionata troppo in basso e lungo un corridoio d’aria. Tale posizione non avrebbe consentito, quindi, di rilevare le sostanze inquinanti che (ovviamente) si dirigono verso l’alto. Inoltre, in base alla direzione del vento si sarebbero avuti valori troppo bassi o – in caso di direzione contraria – picchi di emissione di Ipa. Una collocazione non corretta, ritenuta fin troppo vicina alla fonte inquinante, che avrebbe pregiudicato l’affidabilità delle rilevazioni e fornito dati incoerenti con quelli registrati dalle centraline posizionate in altre aree fuori e dentro lo stabilimento. Tutte parole uscite con disinvoltura dalla bocca di Ronchi(*). Eppure non si è avvertita l’urgenza di intervenire immediatamente per rimediare a tali evidenti anomalie e garantire ai cittadini di Taranto e agli stessi operai impegnati nello stabilimento la conoscenza di dati reali.

Millarte, su Ronchi si registra una diversità di vedute tra il Wwf nazionale, sostenitore di una sua riconferma, e quello locale che  critica aspramente l’operato del sub commissario. Ci vuole spiegare perché?
 ”La differenza fondamentale è che a Taranto abbiamo compreso le evidenti difficoltà del risanamento. L’Ilva non sarà mai sostenibile da un punto di vista ambientale. Per questo motivo non crediamo alle speranzose parole del sub commissario, magari spinte anche da buone intenzioni, ma non supportate da una reale comprensione del tremendo problema sanitario vissuto dalla città. Il prezioso rapporto Sentieri ha confermato il trend di crescita delle malattie correlate all’inquinamento, in special modo per i bambini per i quali si registra un tasso di mortalità di +21% rispetto alla media regionale. Il comunicato congiunto delle tre maggiori associazioni ambientaliste italiane – Wwf, Legambiente e Greenpeace – che promuoveva l’azione dell’ ex ministro Ronchi e ne richiedeva la sua riconferma, è stato diramato sulla scia della comunicazione ufficiale dei dati registrati nelle centraline dell’Ilva, che ci raccontano di un forte abbattimento degli inquinanti, cosa a cui noi non crediamo. Ed è stato lo stesso Ronchi, durante l’audizione di ottobre, a parlare di un  errato posizionamento della centralina di controllo delle cokerie”.

Cosa non vi convince del percorso intrapreso da Ronchi?

“Non crediamo che il metano possa essere una soluzione per il problema Ilva. Il metano per essere utilizzato ha bisogno di essere stoccato. Ciò aggraverebbe ulteriormente le criticità ambientali del territorio aumentando a dismisura il pericolo di incidente rilevante. Infatti, in una piccola porzione di territorio si concentrano già diversi impianti impattanti e a rischio di incidente rilevante. Aggiungere un rigassificatore per produrre il preridotto sarebbe un ulteriore schiaffo alle giuste ambizioni di rinascita e riconversione di una città come la nostra, già profondamente oppressa da scelte industriali scellerate, a cominciare dalla realizzazione del siderurgico a pochi metri della città”.

In merito alla qualità dell’aria nel quartiere Tamburi e nel resto della città, cos’altro vi preoccupa?
“Riteniamo che si debba fare molto di più per monitorare in maniera efficace le emissioni del siderurgico e i micidiali cocktail che derivano dalla miscelazione di gas e  fumi prodotti dall’area industriale. In particolare, l’affermazione che le polveri sottili sono diminuite, anche se vera, è collegata ad una ridotta produzione di acciaio. Ma l’attuale livello di produzione è incompatibile con le reali necessità produttive dell’impianto. Produrre 6 milioni di tonnellate non consente la sopravvivenza economica del siderurgico. Tutti gli sforzi mirati alla sopravvivenza dell’industria porteranno ad abbassare la guardia e a riprendere la produzione a pieno ritmo per accontentare gli appetiti economici dei nuovi proprietari. Inoltre, se le sperimentazioni sul preridotto dovessero fallire o non saranno accettate dai vecchi o nuovi proprietari, ci ritroveremo nelle stesse condizioni di partenza. Per questo abbiamo fortemente richiesto un radicale cambiamento nel processo produttivo. Ma ciò resterà una chimera se mancheranno i soldi per realizzare la trasformazione. A questo punto bisogna osare di più e non sperare che l’Ilva si salvi. Occorre una presa di coscienza collettiva. E mentre si attende una soluzione che non arriva i nostri figli continuano a soffrire e morire”.

Fin qui l’intervista a Millarte. Per completezza di informazione ricordiamo che nell’ultima relazione sull’esito delle ispezioni condotte in Ilva da Ispra e Arpa viene affrontata un’altra criticità emersa nei mesi scorsi. In merito al funzionamento delle centratine di monitoraggio di qualità dell’aria interne allo stabilimento, in particolar modo all’esercizio della centralina di monitoraggio della qualità dell’aria ambiente nell’area cokeria, si legge che  “Ilva ha comunicato l’interruzione della bagnatura della strada attigua alla medesima centralina ed ARPA ha verificato tale circostanza in occasione dei sopralluoghi per la validazione dei dati monitorati dalle citate centratine ambientali”. L’operazione di bagnatura comportava un’alterazione dei dati ottenuti dalla centralina. I dettagli relativi alla relazione erano stati divulgati dal collega Gianmario Leone (TarantoOggi) in questo articolo.
(Alessandra Congedo - Inchiostroverde)

Hanno scoperto il modo per rendere pulita l'Ilva!

Pensavate fosse questo?
E invece no!
E' questo!!!




La cokeria a "zero IPA"

Nell'ILVA di Taranto valori più bassi di IPA rispetto a Locorotondo

Facendo il raffronto con Locorotondo, uno con i comuni dall'aria più salubre della Puglia, esce vincente la cokeria ILVA di Taranto
9 luglio 2014 - Alessandro Marescotti
PeaceLink ritiene che i valori degli IPA rilevati nella cokeria ILVA continuino a non essere rappresentativi del reale inquinamento prodotto dall’impianto.
Gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) a Taranto sono i principali cancerogeni presenti nell’aria e pericolosi per inalazione.

Se si effettua un’analisi delle rilevazioni interne all’ILVA dal 1° giugno al 7 luglio 2014 si può notare che per ben 7 volte in cokeria si è registrata la media di 2 nanogrammi a metro cubo di IPA (si veda l'allegato Excell a questa pagina web).
E’ un valore che appare inverosimile. Nel 2010 infatti nel quartiere Tamburi la media degli IPA era di 20 nanogrammi a metro cubo: come è possibile che oggi in cokeria si registri tale valore?
Legenda IPA
Valori della legenda per gli IPA:
0-5 ng/m3 – aria buona (VERDE)
6-10 ng/m3 – aria accettabile (GIALLO)
11-15 ng/m3 – aria mediocre (ARANCIONE)
16-20 ng/m3 – aria cattiva (ROSSO)
21-40 ng/m3 – aria cattiva (ROSSO SCURO)
Oltre 40 – aria pericolosa (VIOLA)
Alcuni riferimenti:
- 20 ng/m3 valore medio IPA nel quartiere Tamburi nel 2010, centralina via Machiavelli.
- 40 ng/m3 valore IPA corrispondente al fumo passivo
Per ottenere un simile risultato in cokeria vuol dire che per una buona parte della giornata la strumentazione misuri “zero IPA”. Per verificare se questi valori ILVA siano attendibili, siamo andati in Valle d’Itria a monitorare la qualità dell’aria: i migliori risultati li abbiamo riscontrati nel centro storico di Locorotondo. Nel centro storico di Locorotondo infatti, in condizioni ottimali, gli IPA scendono a livelli così modesti da far registrare una media di 3 nanogrammi a metro cubo (per la precisione 2,6 ng/m3 che equivalgono a 3 ng/m3 con l'arrotondamento utilizzato per tutte le altre misurazioni). Il centro storico di Locorotondo – oltre che uno dei borghi più belli d’Italia – si conferma come uno dei luoghi in cui l’aria è più pulita.
La conclusione paradossale che ricaviamo da questo raffronto fra la cokeria ILVA e il centro storico di Locorotondo è che in alcune giornate nella cokeria si respira aria addirittura migliore rispetto a Locorotondo.
Dati IPA dal 1 giugno al 7 luglio 2014 nel quartiere Tamburi di Taranto
 
La media di giugno e luglio in cokeria è – considerando anche i giorni in cui si registrano picchi di IPA – di 12 nanogrammi e metro cubo, un dato inferiore a quello registrato nel quartiere Tamburi nello stesso periodo, ossia 16 nanogrammi a metro cubo. Come è possibile che la qualità dell’aria nella cokeria sia migliore di quella del quartiere Tamburi di Taranto? Il dato del monitoraggio all’interno dell’ILVA è sconcertante.
Vi è poi un altro dato sconcertante. Nel secondo quadrimestre del 2013 gli IPA nel quartiere Tamburi il valore medio degli IPA era 36 nanogrammi a metro cubo. Era un dato elevato, di gran lunga superiore al dato medio 2009-2010 degli IPA nel quartiere Tamburi che oscillava fra i 19 e i 20 nanogrammi a metro cubo, così come riportato nella relazione Arpa del 4 giugno 2010. Abbiamo considerato quello come un dato provvisorio, influenzato dal periodo invernale che è caratterizzato da più elevate concentrazioni IPA. Il dato estivo ora registrato nel quartiere Tamburi (16 nanogrammi a metro cubo) ci fornisce la possibilità di calcolare la media inverno/estate: 26 nanogrammi a metro cubo.
E’ evidente che il dato ottenuto è comunque superiore a quello medio del 2009-2010. La conclusione è una e una sola: nel quartiere Tamburi il dato medio oggi ricavato nella postazione prevista dall’AIA per gli IPA del quartiere Tamburi è più elevato rispetto a quello del 2009-2010 nella postazione di via Machiavelli.
Chi parla di grandi cambiamenti nella qualità dell’aria deve confrontarsi con questi dati.
I dati odierni nel quartiere Tamburi li abbiamo classificati in un grafico e il risultato è che i giorni in cui gli IPA erano in concentrazioni accettabili (da 6 a 10 ng/m3) erano solo il 9%. I giorni con aria mediocre (con valori IPA fra 11 e 15 ng/m3) sono il 36%. I giorni nel quartiere Tamburi con aria cattiva sono invece il 55% (IPA fra i 16 e i 20 ng/m3). Di giorni con aria buona (sotto i 6 ng/m3) sono il 0% (non ve ne è nessuno!), mentre in cokeria i giorni con aria buona nello stesso periodo sono il 47%!
Avevamo già evidenziato con sconcerto la questione in passato con questo comunicato del 2 gennaio 2014 http://www.peacelink.it/ecologia/docs/4602.pdf
In esso evidenziavamo che in cokeria l’Ilva misurava concentrazioni medie di IPA che oscillavano fra i 27 e i 31 ng/m3, inferiori rispetto ai valori registrati nel corrispondente periodo nel quartiere Tamburi. L’Arpa aveva promesso di rimuovere il sistema di “protezione” e di “bagnatura” attorno alla strumentazione di rilevazione degli IPA in cokeria. Ma a distanza di mesi il risultato è che gli IPA in cokeria addirittura scendono a livelli minimi, inferiori a quelli che si registrano in città: 12 ng/m3.
Questo monitoraggio dell’AIA è talmente sconcertante che non occorrono commenti: bastano le evidenze.
Chi si assume la responsabilità di definire attendibili questi risultati? (Peacelink)
Allegati

giovedì 3 luglio 2014

Andiamo tutti a vivere nell'Ilva!

Ilva, sei volte meno inquinata della città di Taranto

Record positivo dell’Ilva di Taranto: la cokeria praticamente non inquina più.
La cokeria era sul banco degli imputati, la raccontavano come un reparto malsano. E invece ora dobbiamo dire che è cambiato tutto.
Gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) non hanno più il loro centro di diffusione nella cokeria dell’Ilva.
E’ la città che inquina l’Ilva. E – udite udite – fra tutti i posti dell’Ilva, la cokeria è diventato il più sano e pulito.
Nell’Ilva nel giro di pochi mesi è stata smentita la letteratura tecnico-scientifica che aveva sempre considerato la cokeria il posto più inquinato e più inquinante di un’acciaieria. Guardate qui, è un vero miracolo, i numeri parlano chiaro:
 
Cokeria IPA 2 
Direzione  IPA 8 
Meteo Parchi IPA 5 
Portineria C  IPA 5 
Riv1  IPA 7 
Tamburi  IPA 12 
I numeri sono in nanogrami a metro cubo. E’ tutto online sul sito dell’Arpa Puglia. I dati sono quelli del 1° luglio 2014, i più aggiornati.
La cosa che rincresce è che il miracolo potevano farlo prima, evitando che Vendola andasse sotto inchiesta e patisse 7 ore di interrogatorio.
Dovete sapere che dentro gli Ipa si annida quel micidiale benzo(a)pirene cancerogeno che – riferiva Archinà ai Riva – avrebbe fatto infuriare Vendola. “Così com’è l’Arpa Puglia può andare anche a casa perché hanno rotto”.
E il nodo erano proprio quei malefici nanogrammi. Vendola era proprio preoccupato per tutti quegli Ipa e per quel benzo(a)pirene. Nel 2010 infatti uno zelante rapporto Arpa datato 4 giugno accusava l’Ilva di essere la fonte da cui proveniva il 99% degli Ipa del quartiere Tamburi. La sola cokeria emanava il 98% del benzo(a)pirene presente in quel quartiere, secondo quel rapporto Arpa che è poi diventato un punto nevralgico dell’inchiesta giudiziaria.
Dopo quattro anni da quel rapporto, ora tutto si è ribaltato.
Grazie al miracolo, Ilva ha ora valori di Ipa sei volte inferiori della città.
Non è una burla: sono dati ufficiali.
Cosa mai vista in nessuna parte del mondo. Pur non rispettando l’autorizzazione Aia, l’Ilva ottiene risultati migliori di altre acciaierie che rispettano l’Aia.
Edo Ronchi, responsabile del piano ambientale dell’Ilva, ne va giustamente orgoglioso. “I dati – sono parole di Ronchi – non li invento io, sono quelli dell’Arpa. E se dicono che i tarantini godono dell’aria tra le migliori d’Italia, c’è da crederci”.
Ma la Divina Provvidenza ha fatto ancora di più: fra tutti i tarantini ha scelto di portare la sua grazia fin fra gli operai della cokeria. Con soli 2 nanogrammi a metro cubo di Ipa (a cui corrisponde zero benzo(a)pirene) non solo lavorano ma hanno il privilegio di vivere in un’oasi di benessere. Vivere con aria così buona non è da tutti. Quei lavoratori fortunati non avranno bisogno di una mascherina antismog, al limite la regaleranno a casa ai loro meno fortunati figlioli. (Marescotti - FQ)

Accade oggi a Taranto: il vento proviene dall'area industriale e l'inquinamento aumenta

Vi presentiamo le misurazioni effettuate stamattina da PeaceLink con l'analizzatore portatile Ecochem PAS 2000 CE
Questa è la foto dell'aria pessima misurata stamattina con l'analizzatore IPA.
QUALITA' DELL'ARIA PESSIMA IN CITTA'.

IL VENTO PROVIENE DALLA ZONA INDUSTRIALE A 10 KM/H.
In questo momento, a 5 chilometri dall'ILVA, gli IPA cancerogeni oscillano fra i 20 e i 30 nanogrammi a metro cubo.
Se potete, portate al mare i vostri figli.
Il cielo appare così.
Questa è la foto dell'aria pessima misurata stamattina con l'analizzatore IPA.

PeaceLink è dotatata di un analizzatore portatile di IPA, modello Ecochem PAS 2000 CE, identico a quello utilizzato da ILVA e ARPA, con il quale ha condotto una costante rilevazione degli IPA a Taranto.
Questi sono i dati raccolti stamattina (centro abitato sottovento rispetto all'area ILVA) e comparati con quelli racconti ieri (centro abitato sottovento rispetto all'area ILVA).
Il primo grafico (solo colonne rosse) rappresenta 25 misurazioni effettuate in mattinata oggi in un luogo privo in interferenze confondenti.
Questi sono i dati IPA misurati stamattina (25 campionamenti). Calcolati in nanogrammi/metrocubo.
Confrontando le misurazioni degli IPA effettuate ieri a 5 km dall'Ilva con quelle effettuate oggi (entrambe nella zona Bestat, via Dante, lontane dal traffico) si può notare la netta differenza delle concentrazioni quando l'abitato è sopravento (colonne blu) e quando è invece sottovento (colonne rosse).
Queste misurazioni contrastano con le dichiarazioni di Edo Ronchi, subcommissario dell'ILVA che si occupa del Piano Ambientale, secondo il quale a Taranto vi sarebbe un'ottima qualità dell'aria.



Questa è la comparazione fra ieri (città sopravento) e oggi (città sottovento rispetto alla zona ILVA). La differenza la fa la direzione del vento.
Interessante il terzo grafico che compara le concentrazioni di IPA di oggi con quelle riscontrabili in una stanza dove è stata fumata una sigaretta.
Le colonne rosse sono le misurazioni di oggi, le colonne blu sono quelle relative al fumo passivo.
In questo ultimo caso alcune misurazioni sono comparabili con il fumo passivo di sigaretta.

Sulle ordinate (asse verticale) i valori sono riportati nell'unità di misura nanogrammi/metrocubo (ng/m3).
Superando il valore di 20 ng/m3 di IPA è altamente probabile che venga superata la soglia di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene. (Daniele Marescotti - Peacelink)
Questa è la comparazione fra l'aria che vedete nella foto e gli IPA del fumo passivo di una sigaretta.