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sabato 18 aprile 2015

Caro operaio ti scrivo...

Ilva, in partenza 16mila raccomandate ai dipendenti sui crediti da rivendicare

Partiranno nella prossima settimana circa 16mila lettere raccomandate dell’Ilva ad altrettanti dipendenti dell’azienda - 11 mila solo a Taranto - affinchè possano rivendicare i loro crediti precedenti all’avvio dell’amministrazione straordinaria con la legge Marzano (21 gennaio scorso). Ogni lettera conterrà un documento illustrativo ed una password con la quale i dipendenti, collegandosi al sito dell’Ilva, potranno accedere ai loro dati. Il tutto in vista dell’udienza del 29 giugno prossimo al Tribunale di Milano nella quale il giudice delegato alla procedura dell’amministrazione straordinaria, Caterina Macchi, effettuerà la verifica dello stato passivo della società. I crediti dei dipendenti riguardano trattamento di fine rapporto, ferie, premi, riposi e quant’altro maturato dal singolo dipendente sino al 20 gennaio scorso. Predisposto un modulo specifico, intestato al Tribunale di Milano, sezione fallimentare, che andrà spedito al sito dell’Ilva solo via posta elettronica certificata. La spedizione dovrà avvenire un mese prima del 29 giugno ma, si apprende da fonti sindacali, siccome le lettere ai dipendenti dovevano già essere spedite nelle scorse settimane, l’Ilva, causa lo slittamento, ora non esclude di chiedere un rinvio dei termini. Anche perchè, osservano i sindacati, ciascun dipendente dovrà controllare i propri dati, verificarne la veridicità, e questo richiederà tempo. Inoltre, l’operazione coincide anche con quella dei modelli 730.
«Il decreto di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria - afferma l’Ilva nella sua comunicazione - determina, a partire dalla data del decreto di ammissione, e quindi dal 21 gennaio 2015, l’apertura del concorso dei creditori sul patrimonio dell’impresa insolvente, con la conseguenza che tutti i crediti sorti nei confronti della società prima della data del 21 gennaio 2015 dovranno essere accertati secondo le forme e con le modalità del procedimento di accertamento del passivo». Il riferimento è alla legge fallimentare.
Ai dipendenti, quindi, l’Ilva invierà un prospetto analitico in cui specificherà la posizione in ordine a Tfr maturato in azienda prima del 2007, ferie residue al 20 gennaio scorso, ore permessi annui retribuiti alla stessa data, rateo della 13esima maturato a gennaio. Verranno specificate anche le somme che ciascun dipendente avanza per quanto concerne altre «voci» della busta paga come il premio di risultato del quarto trimestre 2014 sommato all’importo dei primi 20 giorni di gennaio scorso, il premio di risultato infortuni del 2014, quello di anzianità aziendale, quello di produzione maturato solo a gennaio scorso, l’elemento variabile del 2014. In totale, sono 15 «voci» per le quali l’Ilva dirà a ciascun dipendente quanto deve ancora avere dall’azienda e indicherà anche il totale complessivo. Tutti gli oneri andranno considerati al lordo degli oneri fiscali e al netto degli oneri contributivi a carico del dipendente.(Sole24h)

martedì 13 aprile 2010

L'Italia ferita nell'ambiente dalle parole dei ragazzi

Reportage, racconti, inchieste e testimonianze per il Festival internazionale di giornalismo di Perugia. L'Italia dell'ambiente ferito raccontata dai ragazzi

Brevi reportage sulle condizioni dei fiumi. Analitici racconti sulla distruzione delle sempre più rare isole di verde in città. Sondaggi sulle opinioni dei giovani effettuati nei centri commerciali. Testimonianze di amarissimi disvelamenti sulla condizione della propria città e accorate dichiarazioni d'amore nei confronti degli animali e degli spazi a rischio nel nostro territorio. Tantissimi gli articoli che sono arrivati dalle oltre seimila scuole che partecipano al progetto di Repubblica@Scuola in occasione del concorso indetto dal Festival internazionale di giornalismo di Perugia e dal nostro giornale.
A vincere il concorso è Clara Macor, studentessa del Liceo Classico Alessandro Volta di Como. Clara sarà così l'inviata di Repubblica.it al festival e, il 21 aprile a Perugia, potrà incontrare e intervistare Leo Hickman, "firma" del Guardian ed esperto mondiale di ambiente.

Le colpe dell'Italiano Medio. Nel suo articolo, dall'esplicativo titolo "L'Italiano Medio", la studentessa ha messo in evidenza le contraddizioni, in tema d'ambiente, tra le opinioni e i comportamenti di ciascuno di noi: "Si fuma l'ultima sigaretta, la finisce e butta il mozzicone a terra, l'Italiano Medio. L'Italiano Medio si lamenta riguardo il "problema rifiuti", eppure non contribuisce a risolverlo. L'Italiano Medio si sposta solo ed esclusivamente in macchina. L'Italiano Medio odia lo smog. Egli pensa: "Non va bene così", ma non muove un dito per cambiare la situazione. Dal nord, al sud. Nessuno si salva. Dal petrolio nel Po alla Napoli dei rifiuti. L'Italiano Medio sa che ci vogliono anni per smaltire la plastica, la carta e tutto il resto. L'Italiano Medio butta piattini e fazzoletti di carta nell'erba fresca. L'Italiano Medio è così pigro che, anche con il cestino a mezzo metro di distanza, preferisce far cadere i suoi rifiuti sul terreno. "Tanto da solo non posso cambiare il Mondo" dice: e non li raccoglie. Questa è l'Italia".


Diossina a Taranto
di alkor2a (Medie Inferiori ) scritto il 27.03.10

Sono nato e cresciuto in una città chiamata Taranto: per me è sempre stata una città meravigliosa e nessuna è come lei. Mi piace perché ha due mari, Mar Grande e Mar Piccolo che i cittadini sfruttano coltivando i mitili più buoni di tutto il bacino mediterraneo; mi piace perché ha una grande storia, capitale della Magna Grecia e acerrima nemica dell’Impero Romano; mi piace anche per via dei suoi bei colori sfumati sul rossastro.
Da quando sono nato c’è una enorme industria siderurgica chiamata inizialmente Italsider e poi Ilva, che emana fumi da alcune ciminiere che per me sono quasi parte integrante della cittadina e ne esaltano le caratteristiche. Mi hanno sempre affascinato anche quelle piccole polveri trasportate dal vento, che coprono strade, palazzi, muri, monumenti……. e li rendono di un colore rossastro che tanto mi piace.
Pensavo inizialmente che tutti questi fossero una caratteristica “speciale” di Taranto: ma invece no. Crescendo ho scoperto che in tutta Italia le città sono molto diverse dalla mia. Avendo la possibilità di viaggiare ho scoperto che alcune città italiane sono più pulite, senza quei nuvoloni rossi sulla città, ma soprattutto hanno un aria più leggera rispetto alla nostra. Infatti tornando a casa ho notato che molte volte non riuscivo proprio a respirare per via dell’aria pesante che c’è in città.
Guardandomi intorno per la città ho notato strane cose. Sui balconi dei palazzi ho letto vari slogan tra cui il più comune è “Ti svegli la mattina respirando la diossina”. Questi slogan li ho ritrovati anche in alcune manifestazioni cittadine contro l’Ilva per la diossina che emana nell'atmosfera. Io, però, prendendo parte a queste manifestazioni sentivo sempre e ovunque parlare di diossina e mi chiedevo: Cosa è la diossina?
Essendo un po’ più grande mi sono documentato leggendo libri a riguardo, leggendo quotidiani cittadini, ma soprattutto facendo ricerche su internet ed ho potuto dare tante risposte alla mie domande. Ho scoperto che la diossina è il problema principale della mia città perché si va ad accumulare nei grassi degli esseri viventi, e anche se ne respiriamo poca, ne mangiamo tanta.
Mi chiedevo: Come si mangia la diossina? Semplice, intorno allo stabilimento dell’Ilva ci sono grandi pascoli di ovini, bovini e suini che mangiano il foraggio lì coltivato: è come se gli animali mangino solo diossina che poi automaticamente si trasferisce sulle nostre tavole causandoci gravi danni alla salute. Ho anche letto che Taranto è la città che emana circa il 93% della diossina prodotta in Italia e circa l’8,8% di quella europea, pertanto ha il primato della città più inquinata al mondo. Ho scoperto anche che Taranto emana una quantità di diossina all’anno che è quasi il triplo dei limiti imposti dall’Unione Europea; inoltre a Taranto ci sono circa 1200 decessi l’anno per via dei tumori causati dall’inquinamento. Ma ancor più grave, il WWF e la Legambiente hanno denunciato il Comune, la Provincia e l’Ilva per aver firmato un accordo che ha concesso all’Ilva il permesso speciale per emanare più diossina di un inceneritore, ma a questi incontri ed in tribunale non si è mai presentato nessuno. Quindi è evidente che nessuno vuole risolvere il problema.
L’inquinamento di Taranto non è dovuto solo alla diossina ma anche alle polveri sottili prodotte dai parchi minerali lasciati all’aperto dall’Ilva: quando si alza il vento, le polveri volano per tutta la città andando a ricoprire tutto ciò che incontrano sul loro cammino. Solo ora so cosa è quella polvere rossastra che tinge le nostre nuvole e ricopre la città, che mi sembrava tanto speciale. Ma ancor più grave è sapere che queste polveri causano tumori se respirate. La gente del luogo si chiede: Perché i parchi minerali devono essere all’aperto? Questo è quello che mi chiedo anch’io. A Taiwan, per esempio, sede di un’altra grossa industria siderurgica, le polveri minerali vengono messe al coperto evitando dunque questi problemi. Forse la copertura non si può realizzare perché costa troppo, ma almeno si eviterebbe di danneggiare la salute dei cittadini.
Costruendo l’Ilva si è tralasciato il problema della salute dei cittadini, infatti dal 1971 al 1996 il numero dei morti a causa dei tumori è quasi raddoppiato: si è pensato solamente all’arricchimento di alcune persone e della città, dando lavoro a migliaia di operai.
Penso che l’Ilva abbia dato molte opportunità di lavoro però abbattendola definitivamente si verrebbero a creare nuovi posti di lavoro, per esempio operai addetti allo smantellamento dell’area. Per me, chiudendo l’Ilva, Taranto potrebbe ridiventare una città pulita, bella e con una grande storia, e successivamente piena di turisti. Sicuramente togliendo l’Ilva verrebbero meno i posti di lavoro però la salute dei cittadini è certamente la cosa più importante per una città. Inoltre mi lamento di un’altra cosa: se l’Ilva deve essere presente sul nostro territorio perché non si controllano i livelli di inquinamento? Oppure perché, data questa situazione, non intervengono il Governo italiano e l’Unione Europea?
Spero che i miei desideri vengano esauditi perché nessuno in Italia e nel mondo sa come noi tarantini viviamo e spero che il territorio tarantino diventi una meta turistica grazie alla rivalutazione delle sue risorse naturali, storiche e culturali. Per ora sono solo desideri e chissà se verranno esauditi. Io sento di amare ancora la mia città ma vorrei che lei amasse di più me.

(clicca qui per andare al sito di Repubblica e votare questa lettera)

martedì 13 ottobre 2009

Chi ammazza gli alberi?

Ecco l'interessante discussione in rete riguardo all'eccidio di alberi nel centro sportivo Magna Grecia:

12 ottobre
Stamattina, non potendo recarmi sul posto perchè fuori Taranto, ho telefonato al centro sportivo Magna Grecia e la signora che mi ha risposto ha detto che il giardiniere del centro in collaborazione insieme ad uno probabilmente del comune avevano ripreso le operazioni di potatura finalizzate a suo dire alla sostituzione degli alberi.
PER CORTESIA VISTA L'URGENZA VOGLIAMO ANDARE SUL POSTO PER CHIEDERE CHIAREZZA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI, GRAZIE? SCRIVERE AI VARI ENTI è UN'OTTIMA IDEA PER QUANTO RIGUARDA I FUTURI LAVORI, NON CERTO PER QUESTO PER IL QUALE BISOGNA INTERVENIRE CON GRANDE URGENZA (SEMPRE SE NON SIA TROPPO TARDI).
ULTIMA COSA: MA PUò ESSERE CHE I CITTADINI, ASSOCIAZIONI INCLUSE, NON SI ACCORGONO MAI DI QUESTI EVIDENTISSIMI SCEMPI? MA PUò ESSERE CHE ME NE ACCORGA SEMPRE E SOLO IO ANCHE SE VENGO A TARANTO SOLO UNA VOLTA ALLA SETTIMANA? (L.)
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La potatura secondo i responsabili della cooperativa che gestisce il Centro Magna Grecia sarebbe avvenuta dietro stretta direzione tecnica della Forestale. Gli alberi saranno eliminati e sostituiti con nuove piante.
Comunque puoi fare una telefonata di verifica alla Forestale od una richiesta formale di chiarimenti su eventuali contestazioni tecniche.(R)
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13 ottobre

Sono andato al "Magna Grecia" ed il giardiniere mi ha detto che le piante abbattute saranno sostituite da altre siepi. Speriamo bene.(L)
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HO LETTO LA V.S. EMAIL SULLO SCEMPIO RELATIVO ALLA POTATURA ALBERI DEL CENTRO SPORTIVO MAGNA GRECIA. VORREI PRECISARE CHE NON VI E' ALCUNA CONCESSIONE ALL'UTILIZZO DI QUELLA STRUTTURA, MA DOPO IL CASO PARNASSO E IL PRESUNTO SEQUESTRO, LA STRUTTURA VIENE GESTITA ,SECONDO NOI E PARTE DELLA GIUNTA COMUNALE, ILLEGALMENTE. LIBERA E CITTADINANZATTIVA HANNO TEMPO FA DENUNCIATO ALL'ALLORA ASSESSORE COMPETENTE LA SITUAZIONE,MA NON E' ACCADUTO NULLA. NON SAPPIAMO NEPPURE SE VIENE PAGATO IL CANONE,SAPPIAMO CHE C'E UNA INCHIESTA DELLA MAGISTRATURA , CERTO I GROSSI LAVORI FATTI DAI PRIVATI... (IL)COMUNE QUALE ENTE PROPRIETARIO,...AVREBBE ,COME ANCHE PER I GIARDINI VIRGILIO, DOVUTO FARE UN APPALTO PUBBLICO. IN QUESTA CITTA' PURTROPPO CONTINUANO A PERMANERE SITUAZIONI DI ILLEGALITA'.A.M.B.

sabato 25 aprile 2009

Per non dimenticare cosa fu il FASCISMO!

Carissima Anna, eccomi a te con questo mio ultimo scritto prima di partire per la mia condanna. Io muoio contento d'aver fatto il mio dovere di Vero Patriota. Mia cara sii forte che dal cielo pregherò per tè, che tu per me sei sempre stata l'unica consolazione in questi momenti di grande dolore mi confortavo solo con tè. Quando tu venivi mi sembrava che la mia vita veniva più bella, mi sentivo più sollevato. Ti ricordi Anna che da quel giorno che mi hai visto piangere anche tu ti sono scesi le grosse lacrime dagli occhi mia piccola e cara Anna i tuoi capelli hanno asciugato quelle lacrime dei miei occhi. Cara ora ti racconto un po' della mia vita e incomincio subito «il giorno 27 fui preso portato a Vercelli in prigione dove passai senza interrogazione. Il mattino del 29 fui chiamato davanti a tutti i fascisti di Vercelli. Io non ho risposto mai alle loro domande le sole parole erano queste " che non so niente e che non sono partigiano". Ma loro mi hanno messo davanti mille cose per farmi dire di si ma non usciva parola dalla mia bocca e pensando che dovevo morire. Il giorno 31 mi fu fatto la prima tortura ed è questo mi hanno strappato le ciglia e le sopraciglia. Il giorno i la seconda tortura "mi hanno strappato le unghie, le unghie delle mani e dei piedi e mi hanno messo al sole che non puoi immaginare, ma portavo pazienza e dalla mia bocca non usciva parola di lamento". Il giorno 2 la terza tortura "mi hanno messi ai piedi delle candele accese ed io mi trovai legato su una sedia mi son venuti tutti i capelli grigi ma non ho parlato ed è passato". Il giorno 4 fui portato in una sala dove c'era un tavolo sul quale mi hanno teso in un laccio al collo per dieci minuti la corrente e fui portato per tré giorni fino al giorno 6 alla sera alle ore 5 mi dissero se avevo finito di scrivere tutto ciò che mi sentivo ma non ho ancora risposto e voglio sapere la mia fine che devo fare, per dirlo alla mia cara Anna e mi dissero quella tremenda condanna e mi feci vedere molto orgoglioso ma quando fui portato in quella tremenda cella di nuovo mi inginocchiai mi misi a piangere avevo nelle mie mani la tua foto ma non si conosceva più la tua faccia per le lacrime e i baci che ti ho fatto, questo cara Anna devi perdonarmi sii forte a sopportare questo orrendo delitto e fatti coraggio avrai il tuo amore fucilato alla schiena. Ma Dio paga non soltanto il sabato ma tutti i giorni, fai bene Anna, che il tempo passa e non tornerà più e la morte si avvicina».
Cara Anna mi devi promettere una cosa sola che saprai vendicare il sangue di un innocente che grida vendetta contro i fascisti. Nel tuo cuore non ci deve essere dolore ma l'orgoglio di un Patriota e anche ti prego di tenere per ricordo il mio nastrino tricolore che lo portai sempre sul cuore per dimostrarmi un vero Patriota. Anna non piangere per me che hai avuto il tuo caro papà morto. Io dal cielo ti guarderò ove tu andrai e ti seguirò ovunque. Mi trovo nelle mani dei Carnefici se mi vedessi Anna non mi riconosceresti più per lo stato che son ridotto molto magro grigio sembro tuo nonno tutto ciò non basta il peggio sarà domani sera senza un soccorso da tè e dai miei genitori senza veder più nessuno quale dolore sarà per la mia mamma.
Ti prego Anna a guerra finita va a Torino da mia sorella e racconta ciò che è avvenuto nei giorni della mia prigione e che per lei ho fatto questa morte le auguro che non le facciano del male come a suo fratello ma anche per lei verrà il giorno della riscossa; ella dirà che è colpa mia. Anna sii forte sopporta questa croce pesante che dovrai portare fino al disopra del cielo. Ora veramente devo terminare perché mi fanno molto male le mani e mi fanno sangue. Saluti e baci prega per me che io dal cielo pregherò per tè.

Antonio Fossati (condannato a morte)

Lettere della Resistenza

venerdì 26 ottobre 2007

Cara Senatrice Franca Rame....


Gentile sen. Franca Rame, qui la situazione è grave.......
Gentile direttore,
le invio la lettera indirizzata alla Senatrice Franca Rame con preghiera di pubblicazione.

Gentile senatrice, sono una cittadina di Taranto, forse si ricorderà di me perchè Le ho scritto pubblicamente ringraziandoLa per l’interrogazione parlamentare sulla diossina a Taranto.
Torno a scriverle perchè qui la situazione diviene ogni attimo più grave.
Taranto vive un momento particolarlmente delicato : il dissesto finanziario è stato per noi tutti un colpo durissimo.
La città sta, tuttavia, cercando, a fatica, di riemergere dalle ceneri di un fallimento
che non è solo economico ma è, per certi versi, anche sociale e morale.
Taranto è afflitta dalla piaga di un inquinamento selvaggio, incontrollato e insidiosissimo: diossina, pm10, mercurio, solo per citare alcuni degli inquinanti più dannosi per la nostra salute, raggiungono in città percentuali da brivido. ( si stima che il 90% della diossina prodotta in Italia si concentri a Taranto).
Ogni cittadino, grande, piccolo, anziano, respira quotidianamente veleni che compromettono seriamente la sopravvivenza delle generazioni presenti ma soprattutto di coloro che verranno dopo di noi.
La città ospita 9 impianti ad elevato rischio ambientale, trai quali ILVA, AGIP, CEMENTIR.
La città è stata dichiarata, per legge, città ad elevato rischio ambientale.
Da questo deriva il preciso obbligo ,per le istituzioni, di operare per garantire alla
città un progressivo alleggerimento del carico industriale presente sul territorio.
E invece, pensi, ci si sta muovendo esattamente nella direzione opposta.
Il ministero dello sviuppo economico, infatti, vuole imporre, contro il parere
dell’amministrazione comunale e scavalcando il piano regolatore portuale, un
impianto di rigassificazione a tutti i costi.
Questo a 700 metri dalle fiaccole sempre accese della raffineria, ad un chilimetro
dal complesso siderurgico più grande d’Europa e ad un chilomentro e mezzo dal centro abitato.
I pericoli di un possibile effetto domino sono elevatissimi.
(Senza dimenticare che in questi stessi giorni anche l’Eni si propone alla città
con un progetto di raddoppio della capacità produttiva della raffineria, sempre nella stessa area).
L’amministrazione comunale e l’autorità portuale hanno detto NO al rigassificatore
ma questo rischia di non servire a nulla.
La prego di aiutarci ad impedire che l’ennesima violenza sia perpetrata ai
danni del martoriato territorio jonico.
Il mondo politico si ostina ad imporre scelte dettate da principi assolutamente
estranei all’interesse generale e alla salvaguardia della salute pubblica e dell’ambiente in cui viviamo, scelte che paghiamo ogni giorno sulla nostra pelle e
su quella dei nostri figli.
La ringrazio infinitamente
Lea Cifarelli

Dal Corriere del Giorno, 25 ottobre 2007

venerdì 17 agosto 2007

Voltiamo le spalle all'Ilva


Dal Corriere del Giorno del 15 agosto 2007, riportiamo la lettera di un componente del Comitato per Taranto.

martedì 24 luglio 2007

Una risposta al Comitato per Taranto

Pubblichiamo qui di seguito una lettera pubblicata sul Corriere del Giorno di ieri 24 luglio 2007.


Stavolta, l'operato del Comitato per Taranto è stato messo in discussione.
Il Signor Luigi Romeo a cui "ci permettiamo di ricordare che l'area di Taranto è interessata da insediamenti industriali che rappresentano possibili fonti di inquinamento" ci chiede di individuare le soluzioni di cui " avremo bisogno per andare avanti in questa città disastrata".

Rispondere non è semplice a mio avviso. Ma mi permetto comunque di rispondere "individualmente" e non a nome del Comitato.
Come è scritto sulla sinistra di questo blog il Comitato nasce per uno scopo ben preciso che è quello di tutelare l'ambiente, il territorio jonico e allo stesso modo per diffondere la cultura del rispetto e dellasalvaguardia dell'ambiente in tanti modi e forme, secondo il metodo scientifico, e quello divulgativo, mirando sempre al coinvolgimento di tutta la cittadinanza.
Se abbiamo dato parere negativo sia al raddoppio della raffineria (oltrettutto bocciato anche dalla stessa Arpa) che allo stesso progetto dell'impianto del terminale di rigassificazione è perchè i risultati degli studi compiuti, con metodo rigoroso e scientifico hanno dato alla luce delle grosse anomalie e delle carenze insite nei progetti stessi. Dietro a quei pareri ci sono stati tanti studi di persone esperte :scienziati, docenti universitari e esperti in materie tecniche. Dietro a tutti quei pareri negativi, ci sono state tante discussioni, e tanti confronti avuti alle riunioni di ogni lunedì.

Noi consideriamo un bene prezioso il lavoro offerto dagli stabilimenti industriali.
Noi non cerchiamo di soffocare l'industria esistente, ma chiediamo semplicemente che vengano rispettate delle norme fondamentali che fino ad ora sono state calpestate.

Mi domando allora, noi davanti a questa situazione dovremo far finta di niente? no, noi denunciamo determinate situazioni che devono essere cambiate e chiediamo
1) alle istituzioni, che vengano rispettati i fondamentali principi di partecipazione democratica e di coinvolgimento popolare ai processi decisionali nelle tematiche ambietali.
2) agli industriali, il rispetto del nostro territorio e della salute dei cittadini e dei lavoratori.
Tutelateci, tuteliamoci!

Antonietta Podda



lunedì 2 luglio 2007

Solidarietà per chi denuncia il disastro ambientale di Taranto

Si riporta qui di seguito una lettera di solidarietà che è stata inviata dal Partito Umanista ai tre querelati:

"Il 31 maggio scorso si tiene una conferenza stampa in cui viene denunciato un caso di scempio dell’ambiente. (...)
L’arma del delitto è il mercurio. Il presunto colpevole è l’Ilva di Taranto che, secondo i dati snocciolati nella conferenza stampa, disperderebbe nel mare e nell’atmosfera la bellezza di due tonnellate all’anno di mercurio. Il mercurio versato solo nel mare di Taranto è passato dai 118 chili del 2002 ai 665 chili stimati per il 2005. Con tale aumento l'Ilva di Taranto si aggiudica la maglia nera a livello nazionale con il 62,5% di tutto il mercurio stimato per la grande industria.
Gli accusatori sono Alessandro Marescotti (presidente di PeaceLink), Francesco Sorrentino (segretario della Uil di Taranto) e Giulio Farella (Comitato contro il rigassificatore di Taranto).

Apprendiamo dal presidente di PeaceLink che il padrone dell’Ilva, Emilio Riva, li ha querelati per "diffusione di notizie false e tendenziose e procurato allarme".
Secondo l’industriale i dati presentati sono «il fuorviante frutto di una ricerca effettuata su parametri fittizi costituiti da limiti di rilevabilità mai superati dall’azienda ed in particolare effettuando una mera stima delle emissioni di sostanza inquinante».

La dichiarazione di Riva verrebbe però smentita dal fatto che, come si può anche leggere su www.tarantosociale.org dove esiste un vero e proprio dossier sull’argomento, i dati resi pubblici durante la conferenza stampa sono il frutto di una ricerca mirata sul mercurio negli archivi del sito dell’agenzia governativa APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici).
Il database INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) stima una dispersione in atmosfera per la grande industria italiana di 2821 chilogrammi di mercurio, di cui il 49% proviene da Taranto.
La reazione del padrone dell’Ilva rende ancora più probabile il fatto che i dati resi pubblici da Marescotti, Sorrentino e Farella corrispondano effettivamente alla verità.
Emilio Riva, proprio in questi giorni, è stato assolto dall’accusa di omicidio colposo per la morte, avvenuta nello stabilimento siderurgico di Taranto nel 2002, di un giovane allievo in corso di formazione, messo a svolgere un’attività ispettiva vicino ad un grosso macchinario in una zona non a norma di sicurezza, senza cintura di sicurezza e caduto da una camminata senza parapetto su un nastro trasportatore, da cui non è riuscito a svincolarsi perché aveva una gamba incastrata negli ingranaggi.
Riuscirà a sfuggire anche alle accuse per questo disastro ambientale?

Il Partito Umanista esprime tutta la sua solidarietà nei confronti di Marescotti, Sorrentino e Farella, che coraggiosamente hanno reso nota una situazione non più sostenibile, affrontando, con le mani nude della denuncia non-violenta, la violenza ambientale di personaggi resi potenti anche da ben nascoste connivenze politiche.

Carlo Olivieri – Partito Umanista"

venerdì 22 giugno 2007

Davanti a un cielo multicolore che presenta varie sfumature: che fare? per loro le cavie


Barbara Artioli manifesta con questa lettera uno stato di impotenza "davanti a un cielo multicolore che presenta varie sfumature". Come Barbara, quel cielo, noi abitanti di Taranto abbiamo la possililità di osservarlo ogni giorno e domandarci quali siano gli effetti di quei fumi, quali siano i rischi che corriamo ogni giorno a convivere con quei fumi.
Come cittadini a queste domande riusciamo al massimo ad ottenere risposte parziali e molto spesso dettate da una "altra e alta" sovranità latente e sconosciuta a molti, e studi, piccoli studi, e ricerche, piccole ricerche, piccole e spesso non buone.
Come cittadini ci sentiamo derisi. Le istituzioni oltre a essere poco propositive (perchè non propongono un monitoraggio continuo sulla diossina?) fanno poco e niente per garantirci un minimo di sicurezza, non solo non effettuando controlli continui e costanti sulle emissioni delle sostenze inquinanti, ma non impegnandosi nel coinvolgimento dei cittadini (come dovrebbe essere) alle decisioni che riguardano lo stato dell'ambiente in cui gli stessi vivono.
Come cittadini ci sentiamo a volte cavie......... Barbara scrive che a noi che abitiamo a Taranto non è consentito avere diritti e vederli tutelati questi diritti. Dobbiamo al massimo "aspirare" ad essere cavie dei loro esperimenti da laboratorio.
Sì, come quando da una ricerca del CNR venne fuori la notizia della quasi assenza di cocaina nell'aria di Taranto: si è gridato al miracolo! Taranto, città ad alto rischio ambientale, Taranto città con preoccupanti record negativi in termini di inquinamento industriale (sullo stato dell'aria e sulla qualità della vita)! Quando vogliono " loro" noi diventiamo cavie ........... "al punto da configurarsi una situazione limite di cavie in una città- laboratorio su cui sperimentare ancora oggi, gli effetti della più bieca e sordida speculazione industriale" (come scrissi in una lettera pubblicata l'11 giugno sul Corriere del Giorno)

Dal Comitato per Taranto, Antonietta Oliva... alias Antonietta Podda.