«Non sono possibili compromessi»
«All'Autorità giudiziaria non è consentita l'adozione di «misure di
compromesso», magari anche comprensibili da diversi altri punti di
vista, ma che non trovino il loro fondamento in specifiche disposizioni
normative processuali e penali».
LA NOTA - Lo scrive il procuratore di Taranto, Franco Sebastio,
sulla vicenda Ilva. «È possibile rivalutare, in tutto o in parte,
eventuali questioni poi insorte, però sempre nei limiti» delle
disposizioni normative processuali e penali. Sotto tale punto di vista -
prosegue la nota - non ci si sta sottraendo a tale valutazione, così
come evidenziato anche al signor ministro dell'Ambiente nel corso
dell'incontro, sereno e a tratti anche cordiale, con lui avuto». Franco
Sebastio, in cui fa il punto della situazione sul caso Ilva e interviene
soprattutto sul punto delle merci sequestrate (un milione e 700mila
tonnellate) per le quali ieri la Procura ha respinto l'istanza di
dissequestro vincolato avanzata dall'azienda che aveva chiesto lo
sblocco e la destinazione del ricavato a stipendi e interventi dell'Aia.
Sebastio spiega anche che «allo stato l'azienda può continuare la sua
attività di produzione in quanto la decisione di sospendere il giudizio
sul dissequestro delle merci rimettendo la legge alla Consulta non
riguarda tale diverso aspetto. Oggetto delle ulteriori contestazioni -
precisa il procuratore - è solo la richiesta del materiale prodotto nei
quattro mesi antecedenti il secondo provvedimento di sequestro la cui
disponibilità viene considerata dall'azienda assolutamente e
ineluttabilmente indispensabile per garantire la sua attività che, in
caso contrario, dovrebbe essere sospesa per insuperabili difficoltà
finanziarie. Tutto cio' pur essendo stata essa abilitata alla
commercializzazione dell'acciaio prodotto dalla data del decreto legge
in poi. Giova evidenziare a questo punto - rileva il procuratore di
Taranto - che, come ovvio e assodato, l'autorità giudiziaria può
assumere le sue determinazioni solo ed esclusivamente nell'ambito delle
vigenti disposizioni processual-penalistiche, mentre le è vietata una
qualunque decisione che dovesse invece basarsi su mere considerazioni di
opportunità anche di tipo sociale ed economico, specialmente nel caso
in cui tale determinazione potrebbe determinare una possibile
sopravvenuta decadenza (inammissibilità) della questione di legittimità
costituzionale per essere venuta meno la rilevanza della questione
stessa».
LA MERCE SEQUESTRATA- Sulla
possibilità di intervenire in qualche modo sul sequestro delle merci
dell'Ilva, ma sempre nell'ambito di quanto prevede il Codice penale e la
legge, il procuratore capo della Repubblica di Taranto, Franco
Sebastio, fa un'apertura: «E' quindi possibile - dice il procuratore in
proposito - rivalutare, in tutto o in parte, eventuali questioni poi
insorte, però' sempre nei limiti delle disposizioni esistenti. Sotto
tale punto di vista - dice il procuratore - non ci si sta sottraendo a
tale valutazione, così come anche evidenziato al signor ministro
dell'Ambiente nel corso dell'incontro - sereno e, a tratti anche
cordiale - con lui avuto».
(CdM)
Ed ecco cosa dice l'Ilva per "bocca" di uno dei suoi giornali-bollettino che anticipa scenari di custodi giudiziari che si trasformano in venditori porta a porta di acciaio e non perde occasione per sottolineare la versione della difesa Ilva sulla legittimità del sequestro.
Insomma, il solito attacco mediatico quotidiano alla magistratura!
Ilva, ai custodi la vendita delle merci
Si fa strada l'ipotesi che la Procura della Repubblica possa
dissequestrare le merci Ilva e affidarne la vendita ad uno dei custodi
giudiziari-amministratori nominati dal gip. Il ricavato della vendita,
però, non andrebbe all'Ilva, nè servirebbe a finanziare il pagamento dei
prossimi stipendi (servono 75 milioni di euro) e gli interventi per il
risanamento ambientale del siderurgico, ma verrebbe «congelato» in un
deposito sempre a disposizione dell'autorità giudiziaria, essendo coils e
lamiere beni soggetti a confisca. L'ipotesi è allo studio e la sua
applicazione è legata anche agli esiti di una perizia tecnica che dica
alla Procura se la merce stoccata tra magazzini e piazzali dallo scorso
26 novembre è deteriorabile (come asserisce l'Ilva) o meno.
Altro punto da chiarire è poi il valore della stessa merce: l'Ilva dice
che quel milione e 700mila tonnellate valgono un miliardo di euro («un
sesto del fatturato dell'azienda» ha affermato l'altro ieri il
presidente Bruno Ferrante), per la Procura, invece, si apprende da fonti
giudiziarie, potrebbero valere meno, circa 600 milioni di euro.
Se la Procura decidesse di vendere le merci, affidandone il relativo
incarico al custode-amministratore Mario Tagarelli (nominato dal gip
Patrizia Todisco insieme ad altri tre custodi per il sequestro degli
impianti dell'area a caldo), verrebbe sì incontro ai clienti dell'Ilva
che quei beni hanno ordinato, ma non sposterebbe di un millimetro la
situazione finanziaria aziendale. Che resterebbe pesante con gli
stipendi a fortissimo rischio. D'altra parte nel vertice di ieri col
ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, Ferrante è stato esplicito: quei
soldi servono all'Ilva per generare altra liquidità visto che le banche
hanno frenato sugli affidamenti all'azienda. L'Ilva oggi è un po' come
un'auto col serbatoio a secco e che ha bisogno di carburante per
ripartire. L'unica cosa che si otterrebbe dallo sblocco dei prodotti è
che si libererebbero piazzali e magazzini. L'Ilva, che oggi dice di non
avere aree in cui stoccare, avrebbe di nuovo i suoi spazi, e gli
impianti dell'area a freddo - fermi da fine novembre - potrebbero essere
rimessi in marcia, così come chiedono i sindacati. Se si sta studiando
un dissequestro con le caratteristiche prima dette, sembrano quindi
perdere attualità le ipotesi pure emerse l'altro ieri, ovvero la
possibilità di trasferire il fermo delle merci su soluzioni alternative
come il sequestro per equivalente o il deposito cauzionale.
Ieri, in una lunga nota, il procuratore capo di Taranto, Franco
Sebastio, non ha chiuso la porta a una possibile evoluzione. «È
possibile rivalutare, in tutto o in parte - scrive Sebastio -, eventuali
questioni poi insorte», ma ci sono dei paletti da rispettare, «limiti»
li definisce il procuratore che così spiega: «All'autorità giudiziaria
non è consentita l'adozione di misure "di compromesso", magari anche
comprensibili da diversi altri punti di vista, ma che non trovino il
loro fondamento in specifiche disposizioni normative processuali e
penali. Giova evidenziare - scrive ancora il procuratore - che, come
ovvio e assodato, l'autorità giudiziaria può assumere le sue
determinazioni solo ed esclusivamente nell'ambito delle vigenti
disposizioni processual-penalistiche, mentre le è vietata una qualunque
decisioni che dovesse basarsi invece su mere disposizioni di
opportunità, anche di tipo sociale-economico, specialmente nel caso in
cui tale determinazione potrebbe determinare una possibile decadenza
(inammissibilità) della questione di legittimità costituzionale per
essere venuta meno la rilevanza della questione stessa». Fermo restando
questi «limiti», perciò, afferma il procuratore, «non ci si sta
sottraendo» ad una possibile, nuova valutazione della vicenda, «così
come evidenziato anche al signor ministro dell'Ambiente nel corso
dell'incontro - sereno e, a tratti, anche cordiale - con lui avuto».
Al procuratore replica l'Ilva. «Il provvedimento di sequestro da parte
della magistratura - dice l'azienda - ha natura meramente facoltativa
così come l'eventuale confisca anche in caso di sussistenza dei reati
contestati; l'esercizio del potere discrezionale da parte dei giudici di
Taranto avrebbe consentito e consente quindi la valutazione di ogni
elemento di opportunità dell'emissione del provvedimento. Andrebbe in
primo luogo valutata ogni conseguenza sociale che ne deriva». E infine
«sulle questioni di legittimità costituzionale proposte» dai giudici,
l'Ilva parla di «manifesta infondatezza, posto che la tutela della
salute è costituzionalmente demandata agli organi di Governo che con la
decretazione d'urgenza ne ha tenuto conto, e non alla magistratura».
(Sole24h)