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lunedì 11 marzo 2013

Precari in linea!

Sono una “risorsa” altro che “precari”. Sotto i fumi dell’acciaieria più grande d’Europa, e la più inquinante, può nascere anche la bellezza. Che non è un concetto astratto, ma risiede e cresce in un gruppo di ragazzi di Taranto, gli artefici, di un sito, dalla grafica lineare ed elegante, un blog aperto in divenire, un luogo dove poter parlare liberamente: Precari/eTA. Chi sono è spiegato perfettamente, nel primo editoriale, datato 3 marzo. Quindi questa pagina allargata sul mondo è recentissima. 



«Siamo le operatrici e gli operatori telefonici della più grande azienda di call center d’Italia – si legge – Siamo operai stanchi di subire il ricatto di dovere scegliere tra il lavoro e la salute. Prima di arrivare ai 30 anni abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle il significato di cassa integrazione. Siamo disoccupati. Siamo studenti lavoratori, ma viviamo ancora con i nostri genitori».
E’ un bacino larghissimo di anime che tenderebbero alla fuga, ma che prima di scappare, se mai decidessero di lasciare alle loro spalle casa e famiglia, hanno deciso di parlare. I loro nomi, sono nei lunghi scritti che compongono il mosaico del sito. Spulciandolo c’è una diversità di contenuti, tutti validi, ma un solo filo conduttore: la voglia di essere protagonisti di un riscatto generazionale. E Taranto, la città del «ce me ne futt a me», diventa, in un momento dove la politica a tutti i livelli latita, per questo le decisioni vengono prese dalla magistratura, l’ombelico del mondo, il “centro di gravità” del cambiamento. Gli argomenti trattati sono vari, seppure il sito www.precarieta.info sia giovane. Si spazia dalla nuova emergenza profughi a quella occupazionale, dal moto perpetuo di sdegno per una fabbrica che inquina, ad elaborati dove si discerne di cultura e tarentinità. Sono loro la Taranto di domani. Loro a cui oggi il futuro, quello di uno stipendio a fine mese, è negato. Quel futuro che li ingabbia nel “qui e ora”, sotto forma di precarietà permanente. Potevano restare in silenzio, continuare a argomentare tra di loro, ed invece hanno scelto di “essere la differenza”. Come? Mettendo benzina alla rabbia, ma colorandola di aspettative e visioni. È solo così che il rancore non uccide i sogni, semmai li alimenta, nel desiderio del riscatto. Si legge ancora nella presentazione, che è un frullato di emozioni in divenire: «Siamo consapevoli di essere i figli della sconfitta, ma abbiamo deciso di ribellarci. Oggi prendiamo parola perché vogliamo raccontare alla città tutta, della nostra generazione. Di una precarietà decisa sui nostri corpi e sulle nostre esistenze da padroni, sindacati e partiti. Sappiamo di essere in tanti e non vogliamo più rimanere isolati. La felicità è un diritto. Per tutti». (GdM)

mercoledì 28 marzo 2012

Per capirne di più..

Precari e veleni, Taranto muore
di Michele Azzu

Seicento operai senza futuro. E una fabbrica, l'Ilva, che continua a inquinare. Il risultato è una guerra senza fine tra chi vuole un lavoro e chi non vuole morire intossicato. E nemmeno Vendola riesce a venirne a capo
(28 marzo 2012)
«'A gueeerra, 'a gueeerra!» urlava il piccolo Giovanni per i vicoli di Taranto, mentre assieme agli amici lanciava sassi ai questurini. Era il 1963 e a Giovanni, il figlio del fornaio, pareva proprio di stare in guerra: da una parte i tarantini a protestare contro il taglio delle convenzioni mutalistiche, dall'altra la polizia a reprimere con forza la manifestazione. Se passate oggi nelle strade di quel quartiere antico che chiamano "L'isola", sembra proprio ci sia stata una guerra in quei palazzi mai ristrutturati che sembrano sventrati dalle bombe. E nonostante siano passati 50 anni - e Giovanni sia ora autore teatrale - a Taranto la guerra non è finita: da una parte gli operai Ilva che lottano per i contratti e per la sicurezza sul lavoro, dall'altra una gran parte della cittadinanza chiede la chiusura dello stabilimento per porre fine all'inquinamento.

E' una guerra fatta di solitudini.
Sono rimasti soli i 'somministrati' dell'Ilva, cioè i precari assunti tramite agenzia interinale: che per ben due volte - nel novembre 2010 e solo un mese fa - hanno occupato il ponte davanti la fabbrica per ottenere l'assunzione. Ci sono i sindacalisti come Lorenzo Semeraro, cancellato d'ufficio dalla Fiom, lui che chiedeva la messa in sicurezza del tubificio: «Sei mesi prima era morto un ragazzo, schiacciato dai tubi», racconta. Solo è anche Saverio Farilla, operaio che si denuncia vittima di mobbing e che su Facebook minaccia: «Al prossimo rapporto disciplinare la mia vita finirà».

Fuori dall'Ilva, invece, ci ci sono gli ambientalisti come Fabio Matacchiera, che è stato minacciato di morte: «Mi hanno mostrato la pistola all'uscita di casa», dice. «Taranto è una città che potrebbe essere bella come Taormina», spiega Marco che ha una piccola impresa e che pensa a trasferirsi altrove. Ma Taranto è anche una città devastata, con l'Ilva grande il doppio la città, e in mezzo a quei 12 comignoli di fumo che racchiudono l'orizzonte c'è ancora un gruppo di persone, sole, che combattono una guerra per la sopravvivenza.

I somministrati
Incontriamo Nico Leggieri e Vincenzo Collocolo, i due leader dei somministrati dell'Ilva, nel quartiere Tamburi, ai piedi dello stabilimento. Le case sono popolari, coi panni stesi fuori, e per la via principale il riferimento non è un campanile ma la ciminiera azzurra. «Ai cancelli abbiamo occupato il ponte per ben due volte - racconta Nico - l'ultima solo a febbraio».

Nel novembre 2010 erano in venti sul ponte, al freddo, e portavano avanti uno sciopero della fame. I somministrati erano 600 in Ilva nel 2008, e come da accordo con i sindacati dovevano essere tutti regolarizzati entro due anni. Due anni dopo, invece, vengono tutti licenziati: «A quel punto decidemmo di occupare il ponte», racconta Nico. Vendola fece un accordo con l'azienda: entro un anno i somministrati saranno assunti.

Nico e Vincenzo sono stati sì assunti, ma a tempo determinato e in due ditte appaltatrici differenti, non all'Ilva stessa come nell'accordo firmato da Vendola. «Sto otto ore al giorno in un magazzino, a non fare nulla», spiega Leggieri, «solo, con la compagnia di due cani». Per i due giovani operai, che hanno figli piccoli, lo scopo dell'assunzione sarebbe stato allontanarli dal resto dei lavoratori: «A me dopo qualche tempo mi hanno chiamato in direzione della ditta dove lavoro ora», spiega Vincenzo, «per chiedermi spiegazioni. Dall'Ilva chiamavano spesso per sapere come mi comportavo», sostiene il lavoratore.

Nel frattempo l'azienda ha assunto altri 140 somministrati, ex novo. Così i 'vecchi' operai somministrati, il 14 febbraio di quest'anno decidono di tornare sul ponte. Ancora al freddo, perchè l'accordo del 9 dicembre 2010 venga rispettato. «Mi ha chiamato la Fornero mentre stavo sul ponte», racconta Nico. «Aveva un tono molto serio e mi ha detto che la questione stava nelle mani di Vendola». Il governatore della Puglia arriva poco dopo e promette che in due settimane troverà una soluzione. «Stiamo inseguendo Vendola ad ogni incontro a Taranto e Bari. Gli stiamo col fiato sul collo». All'ultima visita i due operai sono riusciti ad incontrare il governatore, che ha assicurato una soluzione entro il 30 marzo.

Il sindacalista.
Lorenzo Semeraro fino al 2008 ha lavorato all'Ilva, e lì dentro è rimasto per sette anni. «Ero Rsu Fiom, ma dopo aver scritto una lettera a Rinaldini dove dicevo che la Fiom a Taranto era troppo morbida, mi sono allontanato dal sindacato», racconta l'ex sindacalista. «Ho subìto tanti provvedimenti disciplinari all'Ilva, e mi hanno lasciato solo - continua - alla fine mi firmavo "Rsu libero"». Ha lottato, Lorenzo, per tante battaglie, alcune vinte e molte perse: «Ricordo l'ultima, bloccammo la produzione perchè si mettesse in sicurezza un tubificio dove i tubi non erano bloccati per bene». Solo sei mesi prima era morto un operaio di 26 anni, Domenico Occhinegro, schiacciato dai tubi. Poi la lettera a Rinaldini, e la cancellazione d'ufficio dalla Fiom: «Nessuno mi disse che non ero più in Fiom - dice Lorenzo - lo scoprii quando mi accorsi di non aver ricevuto le trattenute sindacali in busta paga».

Così Lorenzo ha fatto il sindacalista gratis per alcuni mesi, poi non ce l'ha fatta più: «Ho accettato la mobilità e sono andato via. Vivere all'Ilva è stato massacrante, o ti pieghi o soffri. Non sono l'unico sindacalista finito male là dentro. Penso a Massimo Battista, che era il più 'pericoloso' dei delegati sindacali e ora è isolato da tutti».

Mobbing.
All'Ilva, da otto anni, lavora anche Saverio Farilla, che per due volte ha fatto parlare di sè. Nel 2008, da responsabile della sicurezza nel reparto di sua competenza aveva addirittura chiamato la Digos in stabilimento, per accertare la persecuzione che denunciava nei suoi confronti da parte dei dirigenti aziendali.

Saverio era stato carabiniere, poi aveva lavorato in un'agenzia di investigazione, e una volta entrato in Ilva era subito diventato caporeparto con mansioni di controllo sicurezza, poi rsu Fiom. Ma in fabbrica erano troppe, secondo lui, le misure di sicurezza regolarmente disattese. Anche lui come Lorenzo Semeraro inizia a protestare, e viene relegato in un reparto isolato.

Saverio inizia a soffrire di attacchi di panico, cosa che non gli era mai successa prima. Dopo aver chiamato la Digos cade tutto nel dimenticatoio: in Italia il reato di mobbing non esiste. Ad oggi sono 24 i provvedimenti disciplinari in cui Saverio è incorso al lavoro, una media da record, per questo ai primi di marzo ha scritto sul suo profilo Facebook: «Al prossimo rapporto disciplinare la mia vita finirà per sempre (...) Spero che poi si parlerà di me per aiutare tanti altri lavoratori». Ora Saverio ha una causa in corso tramite l'Inail per il riconoscimento della malattia professionale.

La fabbrica lavora di notte
Se la notte passerete nei paraggi dello stabilimento vedrete grandi volute di fumo rosso, sotto il cielo stellato. La fabbrica lavora anche di notte, e per gli ambientalisti come Fabio Matacchiera il buio potrebbe favorire l'assenza dei controlli alle emissioni, come sostiene in un video agli infrarossi del 2010, che gli è costato una querela. Matacchiera negli anni '80 è stato campione di nuoto, poi si è specializzato in riprese subacquee e ha collaborato a documentari per la Rai e Folco Quilici.

Ora ha fondato la onlus "Fondo Antidiossina Taranto" che è stata fondamentale per la rilevazione delle diossine nelle cozze del mar piccolo: «Segnalammo che le cozze del fondale erano inquinate e fui sottoposto a una gogna mediatica», racconta, «ma cinque mesi dopo Asl e Arpa ci hanno dato ragione».

In questi giorni sono in fase di svolgimento al tribunale di Taranto le indagini preliminari al processo che accusa l'Ilva di inquinamento, con l'ausilio di una maxi perizia che per la prima volta individua le patologie derivanti dalle emissioni inquinanti: «Il Gip Todisco sta facendo chiarezza», commenta Matacchiera, «e per la perizia si è affidata a periti esterni alla provincia di Taranto». Ma come si coniugano le richieste sull'inquinamento con l'esigenza di lavoro? «Io sono in contatto con molti operai, che vivono in condizioni difficili... l'inquinamento è prima di tutto un loro problema. Dalle bonifiche ci sarebbe lavoro per tutti, se si facessero». Nell'attesa Matacchiera da diversi anni gira armato, dopo essere stato minacciato di morte. Da bonficare, a Taranto, ci sono prima di tutti gli animi esasperati.
(L'Espresso)

martedì 15 marzo 2011

Somministrati

“Per uno schifo di lavoro”. La lotta disperata dei somministrati ILVA
di Greta Marraffa

“Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri.”
Cesare Pavese


Il governo nominato nel 2001 ha aperto la legislatura con la pubblicazione di un “Libro bianco” sul mercato del lavoro in Italia, nel quale vennero tratteggiate le strategie di intervento che sarebbero state perseguite nel corso del quinquennio in materia di lavoro.
Nel documento l’attenzione del governo si era concentrata soprattutto su una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro, sulla rivalutazione del ruolo dell’autonomia individuale nella definizione delle condizioni di lavoro e sul superamento dei vincoli derivanti dal precedente sistema di concertazione con le parti sociali – considerato scarsamente efficiente a fronte delle accelerazioni dei processi decisionali, rese necessarie dall’intensificazione della concorrenza sui mercati globali.
L’impostazione del “libro bianco” è stata recepita dalla normativa di riforma del mercato del lavoro del 2003 (la legge 30, ribattezzata “legge Biagi”), con la quale si è mirato ad eliminare – o comunque a ridurre – i preesistenti vincoli in materia di interposizione, di appalto e di trasferimento di azienda, facilitando in tal modo i processi di “esternalizzazione” di fasi o di parti dell’attività produttiva, funzionali ad una riduzione ed ottimizzazione dei costi di produzione.

La vicenda degli ex somministrati Ilva di Taranto è tutta interna alla vicenda del lavoro di questi ultimi anni in cui la flessibilità ha lasciato spazio ad un continuo attacco alle condizioni – INDISPONIBILI ed INDEROGABILI – di tutela del lavoratore.
In 600 riescono ad entrare in fabbrica tramite un’agenzia di lavoro interinale, la Gi Group, addetti ai settori manutenzione e pulizie. Nell’aprile 2008 viene siglato un primo accordo fra azienda, FIM-CISL e UILM-UIL, in base al quale i lavoratori avrebbero dovuto essere la stabilizzati entro 24 mesi. Passano i due anni e il 70% dei “somministrati” viene licenziato con un semplice sms da parte dell’azienda. Inizia allora la battaglia degli operai per essere assunti a tempo indeterminato. Nonostante le avversità e le difficoltà economiche, i lavoratori bloccano strade e tir merci diretti allo stabilimento e, nel novembre dello scorso anno, iniziano uno sciopero della fame e l’occupazione del ponte innanzi all’ingresso della direzione dell’azienda. Queste azioni hanno come esito l’incontro tra sindacati, dirigenza dell’acciaieria e il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.
Le trattative si chiudono il 9 dicembre 2010, quando l’azienda, FIOM, FIM e UILM sottoscrivono un accordo secondo il quale, in previsione della riattivazione dell’AFO4 (l’altoforno bloccato lo scorso anno in conseguenza della crisi del mercato dell’acciaio) – prevista per l’aprile 2011 – vi sarebbe stata la graduale assunzione dei lavoratori somministrati. Tutto in base alla ripresa della produzione.
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mercoledì 5 maggio 2010

Guerra Ilva-sindacati

Ilva, rotte le trattative. «Non si riconosce il lavoro degli operai»

«L’atteggiamento dell’Ilva è indisponente». Secco il giudizio di Peppe Lazzaro, segretario provinciale della Fim Cisl, all’indomani dell’incontro milanese sul rinnovo del contratto integrativo, risultato infruttuoso. L’azienda ha sospeso il negoziato perché non intende modificare le sue posizioni sulla parte salariale, sull’occupazione, sugli inquadramenti e altre parti normative.
«Riteniamo necessario - aggiunge Lazzaro - che l’azienda riconosca il valore del lavoro dei dipendenti dell’Ilva e modifichi posizioni di chiusura che impediscono di giungere a un positivo accordo». Fim, Fiom, Uilm nazionali e il coordinamento Ilva hanno programmato un pacchetto di otto ore di sciopero con iniziative di lotta a partire da venerdì 14 maggio.
«Il netto rifiuto dell’azienda di convenire almeno su una parte fissa di aumento salariale nell’anno - sottolineano i sindacati dei metalmeccanici in in comunicato congiunto - è incomprensibile anche perché è già stato praticato nel 2008 e nel 2009 (con una tantum che erano fisse e uguali per tutti), il risultato è che nel 2010 si avrebbe un importo economico inferiore al 2009». Fim, Fiom e Uilm hanno espresso un giudizio negativo sulle posizioni dell’azienda in quanto i punti salariali e normativi rappresentano, a loro dire, persino un arretramento rispetto a passate posizioni aziendali, in particolare sull’occupazione e il mercato del lavoro, dove le percentuali proposte per i contratti a termine e i somministrati vengono aumentate e non sono previsti percorsi di stabilizzazione.
Ma anche sugli inquadramenti c’è un’interpretazione riduttiva del contratto nazionale di lavoro: sul «tempo tuta», ovvero la possibilità di monetizzare le pause legate alla permanenza dei lavoratori negli spogliatoi, e le altre indennità, secondo le organizzazioni sindacali, «il meccanismo è troppo farraginoso e le entità (2 euro al giorno) sono ancora troppo basse».
Ancora, è lampante la diversità di vedute sulla parte economica. «La proposta di aumento sul premio di risultato variabile di 0,90 euro spalmata su 4 anni fino al 2013 - dicono le segreteria nazionali dei metalmeccanici - è aleatoria in quanto non si intendono rivedere i parametri standard/record (si tratterebbe solo di 0,80 euro in quanto si prende come base il valore del 2003 e non quello del 2007)». La trattativa, come si vede, è davvero in salita. Per ora è rottura con i vertici aziendali. Nell’ipotesi di accordo presentata ai sindacati, l’Ilva ricorda che «le prospettive per il 2010 e gli anni seguenti sono estremamente incerte ma una ripresa sostenuta del consumo di acciaio non è, allo stato, lo scenario più probabile». Il vento della crisi soffia ancora. (Giacomo Rizzo, GdM)

venerdì 30 aprile 2010

Verità sull'inceneritore in stampa!

Ecco il comunicato congiunto inviato ieri alla stampa.
Cogliamo l'occasione per ringraziare Tarantoggi per averlo pubblicato integralmente, facendo luce alla cittadinanza su molti aspetti che la giunta Stefàno preferisce tacere!


venerdì 23 aprile 2010

Il marchio Tamburi DOP finisce sulla stampa!

La segnalazione fatta due giorni fa dal Comitato per Taranto di un nuovo "logo" impresso sui muri dei Tamburi per ricordare la tragica situazione ambientale finisce sulla prima pagina locale della Gazzetta del Mezzogiorno.
Una nuova stagione di partecipazione si sta aprendo grazie alla comunicazione tra cittadinanza attiva e media.


Precari a vita...

Ilva di Taranto, protesta dei precari. In 650 manifestano davanti all'ingresso
Si tratta di 150 interinali e di 500 ex dipendenti con contratto a termine, che chiedono la stabilizzazione

Circa 650 lavoratori precari legati all’Ilva hanno manifestato dinanzi alla portineria C-ingresso merci dello stabilimento di Taranto chiedendo la stabilizzazione del loro posto. Si tratta di 150 interinali, ancora in attività, e di 500 ex dipendenti con contratto a termine, al momento disoccupati. La situazione dei precari ha diviso anche i sindacati. Un accordo del 2008 prevedeva l’assunzione degli interinali e dei lavoratori ai quali il contratto non è stato rinnovato. L’intesa fu siglata da Ilva, Uilm e Fim, mentre la Fiom si dissociò. L’azienda, a causa della crisi del settore siderurgico, non ha tuttavia stabilizzato questi lavoratori, che già il 25 marzo scorso protestarono occupando pacificamente il ponte girevole. I sindacati chiedono la stabilizzazione di tutti i 650 lavoratori, mentre l’Ilva ha proposto l’assunzione di coloro che sono stati già impiegati per 24 mesi, rimandando ogni decisione sugli altri precari.(CdM)

martedì 20 aprile 2010

Vivere una vita da precario

Questa notte, per chi non dorme, un operaio tarantino parlerà della sua situazione precaria in un servizio speciale dedicato al lavoro su Raitre.


Il tema è «Vite precarie», un viaggio nel mondo del lavoro, soprattutto giovanile, sempre più incerto. Ospite della puntata è Pierfrancesco Diliberto detto Pif (foto), giornalista e conduttore delle «Iene». Tra i materiali video inviati in redazione: la testimonianza di una donna che, allo scadere dell’ennesimo contratto e con una gravidanza all’ottavo mese, si è trovata costretta a occupare una casa; le parole di un operaio dell’Ilva di Taranto licenziato in tronco; la storia di un docente universitario cui viene proposto un contratto a zero euro.
Citizen report, Raitre, ore 1.10

sabato 10 aprile 2010

domenica 21 febbraio 2010

Precari ilva: sciopero del voto

Ilva Taranto, la rabbia dei precari «Alle regionali non voteremo»


«Noi, semplicemente, non voteremo». I padri e i figli, l’angoscia e la rab bia. Nico Leggieri, portavoce del Comitato somministrati Ilva, lo dice senza alzare la voce: «Vogliono strumentalizzarci. Non lo permetteremo. Oggi siamo padri e figli insieme; sia chiaro: non rubiamo la scena a nessuno. I padri pro testano per ottenere la pensione dopo anni e anni a respirare amianto. I figli il lavoro lo hanno perso in 36 mesi, il tempo di spaccarsi la schiena all’Ilva come precari nei servizi più umili. «Abbiamo “approfittato” dell’assemblea, ma lo scriva con molte virgolette. e siamo qui a dimostrare pacificamente la nostra delusione».
Del resto il parterre è di quelli che contano al salone della Provincia: i segretari di Fiom Cgil, Rosario Rappa e Fim Cisl, Giuseppe Lazzaro. Il neosegretario nazionale della Uilm, Rocco Palombella, tornato a Taranto per la sua prima uscita ufficiale «operativa» dopo il debutto a Roma. E poi i parlamentari: Pietro Franzoso (Pdl), Ludovico Vico (Pd), Pierfelice Zazzera (Idv). Si affaccia il sindaco Stefàno (la prossima settimana incontrerà i lavoratori precari), c’è il sindaco di Torricella Giuseppe Turco, il segretario di Rifondazione comunista Preneste Anzolin, i consiglieri comunali Voccoli (Rifondazione), Lemma (Pd), l’assessore al Lavoro del Comune Bitetti. C’è aria di elezioni...
«Siamo invisibili - spiega ai cronisti e alla platea Leggieri - vogliamo che ci ascoltino la città, i politici, i sindacati. Siamo 750. Cinquecento di noi lavoravano all’Ilva e sono stati licenziati; altri 250 lavorano ancora nello stabilimento siderurgico ma presto saranno fuori. L’accordo fatto dalla Fim Cisl e dalla Uilm con l‘Ilva ha finito per penalizzarci: non siamo stati assunti a tempo indeterminato ed è stata favorita la nostra sostituzione con altri lavoratori precari».
La spinosa vicenda dei lavoratori interinali ha contribuito ad approfondire il solco fra i sindacati dei metalmeccanici. La Fiom Cgil voleva la loro assunzione diretta, Fim Cisl e Uilm rag giunsero, invece, un’intesa con il Gruppo Riva per l’utilizzo temporaneo dei precari nella prospettiva del loro ingresso in fabbrica. Su questo punto, già qualche settimana fa, il segretario nazionale del la Uilm, Rocco Palombella, era tornato a chiedere la riapertura del confronto con Riva: «Quei lavoratori vanno assunti con contratto a tempo indeterminato» disse Palombella. Sulla stessa linea Lazzaro della Fim Cisl. Il segretario della Fiom Cgil, Rosario Rappa, ha incontrato a più riprese il Comitato somministrati Ilva. Una buona notizia, alla fine, è senz’al tro quella della ritrovata unità sul tema precari da parte di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm. Dalle segreterie è partita una richiesta all’Ilva perché si anticipi la di scussione sul delicato tema dei lavoratori interinali. Un passo avanti, ma la strada è ancora lunga. F. Colucci (GdM)

mercoledì 20 gennaio 2010

Precarietà e pensione

L’eterna precaria va in pensione. A 61 anni ancora senza cattedra
Lucia Longo vive a Taranto e insegna in un liceo di Laterza. 120 chilometri tra andata e ritorno a casa

«Peculiare assai», dice della sua storia. Anche questa mattina Lucia Longo si è svegliata presto, ore 6 del mattino. Vive a Taranto, insegna in un liceo di Laterza, il paese del pane buono, 120 chilometri tra andata e ritorno a casa. Le «utenze difficili » e lontane sono l’approdo annuale dei precari della scuola, specialmente al Sud. Nel 2008 le era toccata Crispiano, più vicina, prima c’erano state Grottaglie, Mottola, Massafra, e un’altra ventina di istituti. Eppure sembra una storia come tante, confusa nella massa dei duecentomila precari della scuola italiana. «Ma adesso esco dalla moltitudine — dice —. Finalmente sono prima in classifica». Ironia, molto amara. Il campionato che Lucia si appresta a vincere è quello delle precarie per sempre. A 61 anni compiuti, la professoressa Longo va in pensione dopo averne trascorsi 29 in cattedra, ma senza aver vissuto un giorno da insegnante di ruolo. È questo che fa di lei una specie di Gronchi rosa della Pubblica istruzione, un monito per chi resta. «Se non lo faccio ora, mi tocca aspettare anche per mettermi a riposo. Sinceramente, non ce la faccio più, a guardare gli altri che mi passano davanti, colleghi giovani che mi dicono "zitta, che non sei di ruolo". Chissà, forse hanno ragione loro. Forse sono una deficiente, la spiegazione è questa».
...
«Ero un’insegnante vecchio stampo, severa, ma dialogante, come si usa dire. La scuola mi mancherà. Ma a forza di aspettare, ti accorgi che è passata una vita intera ». (LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO sul Corriere della Sera)

mercoledì 8 aprile 2009

Mangiate speranza cristiana e respirate diossina!

Mons. Papa all'Ilva: nostra vita sotto il segno della precarietà
Messa per il precetto pasquale officiata oggi all'interno dello stabilimento siderurgico tarantino

TARANTO - "Questa triste vicenda unita alla crisi economica, ci mostra come la nostra vita sia sotto il segno della precarietà: nonostante il progresso della scienza, le catastrofi naturali restano una minaccia; nonostante lo sviluppo delle scienze economiche, viviamo in una crisi senza precedenti". Lo ha detto l’arcivescovo di Taranto, mons.Benigno Papa, nel corso della messa per il precetto pasquale officiata oggi all’interno dello stabilimento Ilva.
“Tutto questo – ha aggiunto il prelato – però non ci può far soccombere. Anche in questo periodo difficile, manteniamo viva la speranza cristiana. Con voi, lavoratori di questo stabilimento, ringrazio Dio, perchè nel periodo di questa crisi potete conservare un lavoro che vi dia una qual certa sicurezza”.
“Per voi e per le vostre famiglie – ha concluso mons.Papa riferendosi alle migliaia di cassintegrati dell’Ilva – prego affinchè un superamento veloce di questa crisi possa ridarvi ogni sicurezza e serenità”. (La gazzetta del Mezzogiorno)

Intanto prosegue la trattativa sul contratto Ilva

E’ proseguita oggi, a Milano, la trattativa per il rinnovo dell’integrativo del gruppo Ilva. Lo comunicano le segreterie nazionali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil spiegando che, per quanto riguarda l’accordo quadro sulle modalità di gestione della cassa integrazione guadagni ordinaria, “sono stati fatti alcuni passi avanti che, però, devono essere verificati rispetto alla praticabilità e alle forme di applicazione di tali modalità”. “Sulla parte economica – informano ancora i sindacati dei metalmeccanici -, che copre il periodo di rinvio della parte salariale della vertenza, la proposta di un’una tantum di 640 euro in due tranches, che l’Azienda ha avanzato, è ancora insufficiente”.
La trattativa è stata aggiornata al 27 aprile, a Roma. (Rassegna.it)

martedì 30 dicembre 2008

La guerra tra poveri

(Adnkronos) - Precari uguale disoccupati. L'impiego "temporaneo", infatti, non cancella lo "stato di disoccupazione". Lo sottolinea la Cassazione per la quale "un rapporto di impiego precario e temporaneo non puo' essere ritenuto sufficiente a fare venire meno il requisito dello stato di disoccupazione". In questo modo la Quinta sezione penale con la sentenza 48361, depositata oggi, ha annullato la doppia condanna per il reato di falsita' ideologica inflitta nei due precedenti gradi di giudizio a Donato D.C., un pugliese ultrasessantenne che, nonostante fosse stato assunto in via temporanea come coadiutore sanitario presso la Asl 1 di Taranto, in vista della sua partecipazione ad un concorso pubblico aveva nascosto ai funzionari l'avvenuta assunzione provvisoria.

Ne era scaturita una denuncia da parte della Asl che si era costituita parte civile nel processo contro il precario. Sia il Tribunale di Taranto che la Corte d'appello di Lecce, 7 gennaio 2008, avevano riconosciuto Donato D. C. colpevole di falsita' ideologica in atto pubblico per induzione in errore dei pubblici funzionari, condannandolo pure al risarcimento dei danni in favore della Asl. Contro la doppia condanna Donato si e' rivolto alla Cassazione, richiamandosi alla girusprudenza del Consiglio di Stato secondo la quale un impiego precario non fa venire meno lo stato di disoccupazione. Piazza Cavour ha accolto il ricorso e ha annullato la sentenza impugnata "perche' il fatto non sussiste".

In particolare, i supremi giudici, facendo propria la giurisprudenza di Palazzo Spada, hanno ricordato che "un rapporto di impiego precario non puo' essere ritenuto sufficiente a fare venire meno il requisito dello stato di disoccupazione, necessario ai sensi dell'art. 12 L. 482 del '78 per la partecipazione privilegiata ai pubblici concorsi". In ogni caso, la Suprema Corte rileva che quand'anche Donato D.C. "avesse correttamente segnalato la propria condizione di assegnatario in via provvisoria del posto di coadiutore sanitario presso la Asl, cio' non avrebbe comportato la sua cancellazione dall'elenco di disoccupati tenuto dall'ufficio provinciale del lavoro".