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lunedì 12 ottobre 2015

Operai attivi

Ilva, processo dal 20. Cobas annuncia sit-in

I Cobas, organizzati nella "Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sui territori", stanno organizzando per il 20 ottobre, giorno in cui inizierà il processo per il presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva, un sit-in davanti al Tribunale di Taranto, allo stabilimento siderurgico e al quartiere Tamburi. "L'Ilva - è detto in una nota – mostra in maniera esemplare come lo Stato sia sempre e solo al servizio del capitale. La gestione attuale di Stato e di governo dell’Ilva mostra che l’intervento dello Stato borghese serve solo per socializzare le perdite e in futuro, nuovamente, privatizzare i profitti. Per questo il processo Ilva è una grande scadenza nazionale".
L'appello dei Cobas a partecipare ai sit-in di protesta è rivolto ad "operai dell’Ilva, lavoratori del cimitero, luogo di massima concentrazione di inquinamento ai Tamburi, proletari e famiglie dei quartieri Tamburi e Paolo VI, costituitisi parte civile". (GdM)

mercoledì 1 ottobre 2014

La nostra solidarietà e una riflessione sui "giusti"

Comunicato stampa

Nel pomeriggio di oggi 30 Settembre 2014 c’è stata la sentenza nei confronti di Roberto Aprile, componente dell’Esecutivo nazionale della Confedarazione Cobas e referente provinciale di Brindisi, insieme ad altri 28 disoccupati per le manifestazioni davanti alla Monteco l’1 ed il 2 Marzo del 2011.
I fatti sono riferiti alle mobilitazioni svoltesi nel lontano 2011 a seguito delle quali con l'”Operazione Escalation”  Bobo Aprile e altri disoccupati del Comitato promotore le manifestazioni vennero arrestati dalal DIGOS.
Roberto Aprile ha avuto la condanna maggiore, 10 mesi , il resto 8, 7, 5,  mesi.
Una condanna esemplare che vuole rappresentare un monito a chi vuole protestare per i propri diritti. Invece di condannare la Monteco per le assunzioni irregolari e clientelari effettuate in quei mesi, provenienti da Campi Salentina , si condanna chi si è opposto a questo scempio.
Le nostre denunce agli Enti Preposti per tante irregolarità sul problema della sicurezza dei mezzi Monteco, per la situazione negli ambienti di lavoro, invece, non sono mai arrivate  a buon fine.
Così come i tanti processi per tumore dovuti all’amianto e per gli impianti nocivi degli impianti industriali non hanno mai trovato un colpevole da parte della magistratura , che li ha sempre assolti.
Chi ammazza viene assolto e chi lotta contro la fame per lavorare come precario per qualche mese viene condannato.
Il vero significato di questa condanna è quello di lanciare un messaggio alla intera popolazione di non protestare per nessun motivo , altrimenti si può essere condannati come è accaduto per quelli che hanno bloccato la Monteco.
Vogliamo ricordare che la lotta per far lavorare cittadini brindisini il Sindacato Cobas l’aveva già vinta nel 2011.
L’allora Sindaco di Brindisi, Domenico Mennitti  chiese e ottenne dalla Monteco che i cosiddetti precari dovevano essere assunti nel territorio. Una clausola di  salvaguardia occupazionale che venne adirittura inserita nel capitolato d’appalto.
All’uscita del tribunale dopo i diversi commenti sulla sentenza i presenti hanno deciso di riunirsi per Venerdì 3 Ottobre alle ore 18,00 presso la sede Cobas di via Appia , 64.
La proposta è quella di organizzare una grande manifestazione cittadina per il diritto al lavoro, ad un ambiente bonificato, alla possibilità di mettere un piatto in tavola a mezzogiorno per i propri figli.
Brindisi 30.09.2014
Confederazione Cobas

lunedì 10 giugno 2013

Sveglia di classe e sonno di stato

Questione di punti di vista?
 
Ilva: Cobas, domani presidi a portinerie

(ANSA) Per domani presidi alle portinerie A e D dell'Ilva a Taranto sono annunciati dallo 'Slai Cobas per il sindacato di classe' allo scopo di invitare gli operai "a far sentire la loro voce di classe" rispetto al decreto che nomina commissario Enrico Bondi "per ristrutturare l'Ilva e riconsegnarla a Riva". Per lo Slai Cobas, "il governo e lo stato socializzano le perdite''.

Ilva: Rocca, governo ha deciso una nazionalizzazione di fatto
(ASCA) Il commissariamento dell'Ilva deciso dal governo rappresenta una ''nazionalizzazione di fatto'' per il colosso siderurgico di Taranto. Ne e' convinto il neo presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca, che nella suo discorso di insediamento non ha mancato di affrontare il caso Ilva.
Rocca ha puntato il dito contro ''uno Stato assente e incapace per anni di svolgere il suo ruolo nella negoziazione della tutela ambientale, che si trasforma ex post in uno stato punitivo, che porta alla chiusura di pezzi fondamentali dell'industria italiana o, in alternativa, alla loro nazionalizzazione di fatto''.
Il rischio, secondo il neo presidente di Assolombarda, e' quello di far vita a ''sempre piu' numerosi esiti analoghi in altri settori''.

martedì 18 settembre 2012

Non c'è pace neanche al camposanto

Ilva: Cobas, lavoratori cimitero esposti

(ANSA) - TARANTO, 18 SET - Anche i lavoratori che prestano la propria opera nel cimitero 'San Brunone' del rione Tamburi di Taranto sono esposti alle emissioni nocive dello stabilimento Ilva, ma nessuno sembra interessarsene. E' quanto denuncia lo Slai Cobas per il sindacato di classe, che domani terrà un presidio davanti al cimitero. Il coordinatore provinciale Ernesto Palatrasio fa presente che nel provvedimento del tribunale del Riesame viene evidenziata "una allarmante compromissione ambientale'' della zona.

martedì 26 giugno 2012

Se questo è un operaio

VENERDI' 29 GIUGNO 2012 "SE QUESTO E' UN OPERAIO" DI E CON ALESSANDRA MAGRINI, SUPPORTO TECNICO A CURA DI FRANCESCO MARCHESE

 Torna a Taranto, al teatro Turoldo lo spettacolo "se questo è un operaio" , città che ha visto nascere ed evolversi questa pièce teatrale. Lo spettacolo è ispirato alla condizione degli operai dell'Ilva di Taranto. La performance è incentrata sulla storia di una fabbrica in cui la totale mancanza di sicurezza sul lavoro, l'inquinamento responsabile di morti precoci porta gli operai ad una riflessione sul valore della vita umana, ma purtroppo solo dopo che loro stessi in prima persona saranno rimasti vittime di questo meccanismo infernale. Tutto è avvolto in un'atmosfera surreale, inoltre alcuni dei personaggi arrivano da pianeti lontani e assumono sembianze da protagonisti di una fiaba.nera. Una sperimentazione teatrale che proietta sul palco la dimensione umana degli operai e lecontraddizioni sociali che spingono troppo spesso al silenzio ed alla sopportazione di condizioni di lavoro disumane. "Mi sono avvicinata alla realtà dell'Ilva di Taranto con l'intento di costruire uno spettacolo teatrale, è stato come fare un viaggio all'inferno da cui ne è scaturita questa delirante performance della durata di un'ora circa." I palesi omicidi bianchi e lo scempio provocato alle vite non solo dei lavoratori ma anche alle famiglie che vivono a ridosso delle polveri tossiche non sotterrate sono state intessute in un atto unico suddiviso in 9 scene che gira su se stesso come una giostra di un terrificante lunapark. Spunterà anche il pagliaccio assassino che fiero e senz'anima vomiterà la sua ingordigia sul palco. Scritto, diretto e interpretato da lei stessa, Se questo è un operaio è stato realizzato grazie all'appoggio, in termini di documentazione della situazione in fabbrica, dello Slai Cobas Taranto oltre che dei famigliari di alcuni operai morti per l'amianto o per infortuni suo lavoro. Uno spettacolo asciutto, senza strutture drammaturgiche che segue l'intento di riportare fedelmente "le voci operaie" raccolte durante la preparazione. Un problema sempre attuale, portato in scena prima che scoppiasse il fenomeno mediatico delle morti bianche in passato ignorato dai mezzi d'informazione. Una sperimentazione teatrale che proietta sul palco la dimensione umana degli operai e le contraddizioni sociali che spingono troppo spesso al silenzio ed alla sopportazione di condizioni di lavoro disumane. "Mi sono avvicinata alla realtà dell'Ilva di Taranto con l'intento di costruire uno spettacolo teatrale, è stato come fare un viaggio all'inferno da cui ne è scaturita questa delirante performance della durata di un'ora circa." Alessandra Magrini, alias "AttriceContro", Alessandra Magrini, AttriceContro, ancora una volta si mette in gioco interpretando quello che la sua coscienza sociale le impone di trasmettere, convinta che il teatro sia strumento importante per istigare lo stimolo al cambiamento, sta girando l'Italia con il suo spettacolo Se questo è un operaio. Un monologo sulle morti bianche dell'Ilva di Taranto in cui l'attrice veste i panni di sei personaggi: un giovane operaio, un operaio anziano, la moglie di un operaio che partorisce un bambino nero, la caporeparto ed il padrone. C'è anche il cameo di una catwoman particolare e provocante. Scritto, diretto e scenografato da lei stessa, Se questo è un operaio è stato realizzato grazie all'appoggio, in termini di documentazione della situazione in fabbrica, dello Slai Cobas Taranto oltre che dei famigliari di alcuni operai morti per l'amianto o per infortuni suo lavoro. Un problema sempre attuale e sempre ignorato dai media, una tema di cui non si deve parlare. Ma Alessandra "AttriceContro" lo fa, e ne parla in modo ironico e duro, disincantato e ben documentato. Lo fa in quegli spazi che glielo consentono, di solito centri sociali e sale comunali. La stampa, nonostante ciò, si è accorta di lei, e non solo quella locale, come documentato nella rassegna allegata. Lo spettacolo è a titolo gratuito non è necessaria la prenotazione, si possono ritirare comunque gli inviti all' Ilva o contattando lo slai cobas Taranto

giovedì 20 ottobre 2011

Finalmente liberi Bobo Aprile e i disoccupati organizzati di Brindisi

Una notizia che avremmo voluto arrivasse prima: la decisione del Tribunale di Brindisi di revocare l'ordinanza di custodia cautelare a carico di Roberto Aprile e dei 17 disoccupati brindisini:

"Intorno alle 12,00 di Giovedì 20 Ottobre il Tribunale di Brindisi ha deciso di lasciare liberi Roberto Aprile, sindacalista dei Cobas e i 17 disoccupati.
Il Comitato dei disoccupati brindisini esprime una grande soddisfazione per la decisione del Tribunale di Brindisi per la cancellazione delle misure di custodia cautelare adottate nei confronti di 18 suoi aderenti .
Se qualcuno ha pensato che le denunce ed adesso il carcere faranno recedere dalle loro iniziative , mai state di protesta ma sempre di proposta , il Comitato dei disoccupati si sbaglia di grosso.
La solidarietà raccolta in questi giorni ci fa credere che la voglia di cambiare e migliorare questa città da parte dei suoi cittadini sia ancora più forte.
Se qualcuno ha ricordato lo slogan degli anni 70 “colpiscine uno per educarne cento” e lo ha trasformato in “colpisci 18 disoccupati per colpire in modo preventivo la città e i suoi movimenti”, rispondiamo che questo avvenimento ha costruito una “saldatura umana” tra i movimenti della nostra città.
Il movimento dei disoccupati fin dall’inizio ha posto una domanda:Cosa fa la politica per creare occupazione e difendere il nostro territorio?
Questa domanda purtroppo fin ad oggi non ha ricevuto risposta.Abbiamo visto solo denunce ed arresti.
Come tutti ben sanno il Comitato dei disoccupati ha chiesto di realizzare con gli enti locali,con le forze interessate , un “Patto per il lavoro ed il risanamento ambientale” che veda cambiare il volto alla nostra città positivamente creando occupazione.
Ringraziamo tutti quelli che ci hanno dato la loro solidarietà in questi giorni di difficoltà.
Ringraziamo in modo particolare l’Arcivescovo di Brindisi , Rocco Talucci , per il suo intervento pubblico che metteva al centro la necessità dell’ascolto per gli ultimi .
Ci sono stati vicini anche alcuni parroci di Frontiera(di quartieri periferici) che ci hanno comunicato la loro solidarietà perché nonostante le difficoltà abbiamo continuato a sostenere la possibilità di un cambiamento nella vita di tante persone bisognose.
Quindi la lotta continua…insieme a tanti altri."

Brindisi 20.10.2011
Per il Comitato dei disoccupati brindisini - Roberto Aprile

martedì 4 maggio 2010

Il Comune-rifiuto!


I lavoratori disoccupati e la festa del santo

Evidentemente, in una città ignorante e bacchettona è ritenuta una brutta figura che dei lavoratori senza posto di lavoro stiano sotto il municipio quando si "finge" la festa di San Cataldo sponsorizzata dall'Ilva...
Cosa chiedono questi "mendicanti"? Semplicemente di fare la raccolta differenziata dei rifiuti!
Eh no! Non si differenzia ancora nella città dei due inceneritori! Come mai, sindaco?

COMUNICATO STAMPA
Difendiamo la Tenda per il Lavoro!

Vogliono sgomberarci da Piazza Castello dove da giorni e notti i disoccupati organizzati hanno messo una tenda per continuare la lotta per il lavoro - per un piano di raccolta differenziata porta a porta in tutta la citta, che occupi 200 disoccupati organizzati- per un piano di bonifica ambientale e il risanamento dei quartieri per occupare altri 1000 disoccupati.
Una Tenda che è anche di tutti i lavoratori che perdono il lavoro, precari, cigs, ecc.
Ora, invece che lavoro, ci vogliono sgomberare, ci vogliono far sparire, per non fare niente.
Non permettiamolo!

Tutti alla Tenda ore 17 p.zza Castello martedi 4 maggio

Disoccupati Organizzati
slai cobas per il sindacato di classe via rintone 22 347-53010704

SECONDO COMUNICATO STAMPA

Uno sgombero incivile e violento della tenda per il lavoro in piazza castello è stato attuato dai vigili e polizia questa mattina i disoccupati organizzati dello slai cobas per il sindacato di classe hanno opposto una tenace, dignitosa, civile resistenza a tutto questo convinti come sono che si vuole torglierli di mezzo, Impedirgli che la loro presenza quotidiana e costante alla tenda tenesse alta l'attenzione alla necessità del lavoro subito per chi in questa città non ne ha, non lo ha mai avuto, lo ha perso pur avende famiglie e figli da mantenere si vuole impedire la pressione quotidiana verso Sindaco, giunta, istituzioni, per rispettare impegni subito e dare soluzioni parziali e generali al problema i disoccupati organizzati in questi giorni sono stati giorno e notte alla tenda con
grandi sacrifici in particolare delle donne disoccupate, non hanno fatto alcun atto di violenza o di inciviltà mentre ne hanno subiti parecchi in tutta questa lotta
ieri quando hanno buttato la spazzatura dei cassonetti davanti al portone del comune,
lo hanno fatto per mostrare alla cittadinanza e alla stampa cosa è la raccolta differenziata, come si fa non certo per sporcare il comune hanno fatto una protesta creativa e civile come se ne fanno tante nel nostro paese hanno voluto per l'ennesima volta evidenziare che in questa città la pulizia della città e la raccolta differenziata non è presa sul serio, e che i piani che chiediamo e promessi da Vendola, finanziati dalla Regione, approvati da Provincia e ATO sono urgenti e necessari e richiedono un passo davvero più serio e deciso per dare lavoro a 200 disoccupati a questa protesta si è risposto con la violenza dello sgombero e il Sindaco Stefano è direttamente responsabile di questo e ne deve rispondere non solo ai disoccupati organizzati dello slai cobas per il sindacato di classe , ma a tutta la città a casa non ce ne andiamo la tenda la rivogliamo chi semina vento raccoglie tempesta la lotta per il lavoro si ferma con il lavoro non con la repressione
oggi alle 17 assemblea generale alla TENDA SGOMBERATA in piazza Castello per decidere le nuove iniziative insieme a tutti coloro che vorranno solidarizzare e lottare con noi

mercoledì 17 marzo 2010

Assolti! Sono cittadini di diritto!

COMUNICATO STAMPA PROCESSO “NO GLOBAL”: TUTTI ASSOLTI!
Sabato 20 marzo tutti in piazza

Si è concluso quest'oggi (17/03/2010) il procedimento cosiddetto “No Global”, a carico di 19 militanti dei COBAS, dei Comitati di Quartiere e di altre strutture di base di questa città. La Corte d'Assise ha assolto con formula piena tutti gli imputati. Dunque oggi, ciò che da sempre è stato definito come un procedimento farsa riceve l'imprimatur anche da un punto di vista giudiziario.
E' stato riconosciuto, come in realtà è sempre stato, che le lotte condotte in tutti quegli anni, come quelle attuali hanno la piena legittimità di esistere ed il diritto-dovere di porre in essere, per cambiare in positivo questo territorio, questo Paese e per costruire un nuovo mondo possibile, fatto di uguaglianza e diritti. E' chiaro che la legittimità di queste lotte prima ancora dell'odierna assoluzione era data dalla grandissima solidarietà che gli imputati ricevettero dai lavoratori, dai precari, dagli ambientalisti, dalle associazioni di base e dai cittadini di questo territorio, compreso anche chi pur in una legittima diversità politica, riconosceva il valore e la giustezza di quelle lotte. Quest'assoluzione non ci esime però dal continuare a denunciare che questa città è ancora preda preferita di lobbies affaristico massonico mafiose che intendono prosegui re il “banchetto” sulla pelle dei cittadini di questa città, dalle quali ci si può liberare esclusivamente con il protagonismo attivo di tutti coloro ai quali vengono negati i diritti più elementari: un reddito e un lavoro sicuro e decoroso, un ambiente pulito, una decente abitazione, l'istruzione e la sanità pubbliche e garantite per tutti. Nel frattempo però appare proibito disturbare queste lobbies nelle loro luride manovre, tant'è vero che dobbiamo constatare che, negli ultimi anni soprattutto, qui come altrove, chi fa le lotte o rivendica un proprio diritto viene sistematicamente colpito da provvedimenti giudiziari.
Questo meccanismo dimostra che anche pezzi delle Istituzioni sono asservite a quelle lobbies, le cui porcherie vengono “scoperte” solo quando divengono palesi agli occhi di tutti, come la storia di questa città dimostra, almeno negli ultimi venti anni.
Infatti, mentre questa città veniva cannibalizzata dai vari primi cittadini e lobbies collegate, dagli anni ottanta ai duemila, in quello stesso periodo stranamente nasceva l'inchiesta, con i conseguenti arresti e processo. Ciò era finalizzato ad almeno tre obiettivi: spostare l'attenzione della città dalle sue vere problematiche; chiudere gli spazi di agibilità democratica; dare un segnale preventivo a tutti coloro i quali possano decidere di auto organizzarsi e lottare per i propri diritti.
Per tutto questi motivi, il nostro impegno non può che rivolgersi anche a tutti coloro i quali per le proprie idee, per le proprie lotte, per rivendicare diritti universali sono carcerati o sotto processo.
Per questo SABATO 20 MARZO, dalle ore 17.30 in poi, in Piazza Garibaldi, si terrà un presidio con un microfono aperto in difesa dell'agibilità politica di tutte le lotte. Si invitano tutte le organizzazioni, le associazioni e i singoli cittadini a partecipare al presidio portando il proprio contributo di idee, di tematiche e di proposte.
Taranto, 17 marzo 2010

lunedì 15 marzo 2010

Per il diritto di dissentire

GIORNATA IN FAVORE DELLE LOTTE.
INIZIATIVA SABATO 20 MARZO ALLE 17:30.
SIETE TUTT* INVITATI A PORTARE BANCHETTI INFORMATIVI SULLE VOSTRE LOTTE E SUI PERCORSI CHE STATE FACENDO

Nel mondo, oramai, si e' evidenziato maggiormente il divario tra
chi gestisce e si appropria delle risorse, per trarne i propri profitti e chi reclama a gran voce una società più giusta per essere protagonisti attivi nell'esercizio di un reale cambiamento.
Questa categoria sociale eterogenea ha dato vita a momenti come quelli di Seattle, di Genova, delle grandi mobilitazioni contro le guerre, per la salvaguardia dei territori e la difesa degli spazi di agibilità politica.
Proprio Genova, nelle giornate del luglio 2001 ha rappresentato un passaggio fondamentale dove la guerra non fu dichiarata dal movimento bensì dalle forze dell'ordine, e prima ancora da un potere sovranazionale tanto vuoto di positività da doversi blindare, recingere. Cariche violentissime
contro chiunque passasse per le vie della città, lacrimogeni
sparati ad altezza d'uomo, colpi di arma da fuoco, blindati
lanciati a tutta velocità contro la folla, un giovane manifestante ammazzato, il blitz sanguinoso alla scuola Diaz in notturna, la
tortura reintrodotta nelle caserme di Bolzaneto e Forte S.
Giuliano... Questo fu Genova: lo stato di diritto fatto a pezzi. Da quel luglio 2001 ad oggi, l'impressione che quella sia una data che abbia segnato uno spartiacque e' forte: da un lato l'esercizio della gente di affrontare collettivamente il bisogno comune,
(esperienze come No Tav, No Dal Molin,il Presidio contro le Discariche di Grottaglie o nelle tante mobilitazioni dei cittadini di Taranto e Provincia a difesa di salute, ambiente,a tutela del diritto al lavoro o contro la piaga endemica del precariato); dall'altro l'esercizio scientifico di rendere tutto plasmabile innescando paure e pregiudizi, polverizzando i diritti elementari, carcerando intere fette di società.
Per coprire delle enormi porcherie servono i capri espiatori da
mostrare in pubblica piazza; ciò funge da esempio e serve a
comprimere le liberta' individuali e collettive, svuotando di
contenuti proprio quelle enormi mobilitazioni che ci hanno visto in gran parte protagonisti.
Ed ecco che ciò si rende possibile attraverso "l'eccezione" che diventa una regola nelle aule dei tribunali, in quelle parlamentari e quotidianam ente per le strade.
Una storia che come si diceva iniziò alle soglie del 2000.
A Taranto le strutture di base denunciavano il malaffare della politica tarantina, il disastro ambiente e l'intreccio tra affaristi senza scrupoli e politici massoni. Cittadini che praticavano quotidianamente il cambiamento reale in questa città. No nei salotti bene, ma per le strade, nei posti di lavoro e nei quartieri.
La risposte sono state: vari arresti e un processo durato otto anni ternimatosi con l'assurda richiesta di condanna da parte del pubblico ministero Perrone per 18 Tarantini (per un totale di 44anni) per associazione sovversiva. Associazione che si “poggerebbe” su reati ridicoli come un lancio di uova, di slogan, scritte di contestazione, la partecipazione alle mobilitazioni di quegli anni tra le quali quelle di Napoli e Genova durante i vertici del Global Forum e del G8.
Da allora un movimento plurale ed eterogeneo viene colpevolizzato e portato nelle aule dei tribunali. Un vero e proprio schiacciamento dei diritti, anche di quelli più elementari, che incontrano sistematicamente una risposta violenta, negligente e collusiva: lavoratori picchiati, precettati e licenziati; immigrati espulsi, carcerati vessati in condizioni sempre più disumane, leggi ad personam, speculazioni sulle catastrofi naturali e privatizzazione dei beni pubblici. Muovendoci in questo quadro sarebbe stupido non accorgersi come questa categoria sociale repressa sia diventata così grande laddove l'applicazione sistematica, proprio di quella eccezione che diventa norma, trova la sua più diffusa estensione. È l'agibilità politica ad essere minata, compressa e osservata in maniera a ttenta e scrupolosa finalizzata a colpire le pratiche politiche "incompatibili”.
Per questo motivo chiamiamo tutte le forze che lottano quotidianamente sui nostri territori a partecipare a un momento di piazza dove tutti e tutte portino i loro percorsi di lotta.
Un microfono aperto dove ognuno possa parlare del clima repressivo che in questi anni è andato crescendo ogni giorno di più per riaffermare il valore delle lotte nel nostro territorio contro il restringimento degli spazi democratici.
Invitiamo tutt* quindi a partecipare al Presidio di Sabato prossimo 20 Marzo in Piazza Maria Immacolata alle ore 17.30

COMITATI DI QUARTIRE, COBAS CONFEDERAZIONE TARANTO
info e adesioni: processotaranto@yahoo.it, tel: 099 4716012

martedì 9 marzo 2010

Chi rivendica diritti e giustizia è un "sovversivo"!

Appello in favore degli imputati tarantini di "associazione sovversiva”

Nel mondo, oramai, si e' evidenziato maggiormente il distacco tra chi gestisce le risorse della politica in maniera da lucrarci, trovando necessario affamare le popolazioni, bombardandole, e chi reclama a gran voce una vita fuori dal liberismo e per una società più giusta, senza conflitti permanenti, per essere protagonisti attivi nell'esercizio del cambiamento reale dal basso. Questa categoria sociale eterogenea ha dato vita a momenti come quelli di Seattle, di Genova, delle grandi mobilitazioni contro la guerra, in lotta contro questo processo (speriamo non irreversibile) di autoannullamento del genere umano e del pianeta che lo ospita. Propri o Genova, nelle giornate del luglio 2001 è stato un grande passaggio dove la guerra non fu dichiarata dal movimento bensì dalle forze dell'ordine, e prima ancora da un potere sovranazionale tanto vuoto di positività da doversi blindare, recingere. Cariche violentissime contro chiunque passasse per le vie della città, lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo, colpi di arma da fuoco, blindati lanciati a tutta velocità contro la folla, un giovane manifestante ammazzato, il blitz sanguinoso alla scuola Diaz in notturna, la tortura reintrodotta nelle caserme di Bolzaneto e Forte S. Giuliano...
Questo fu Genova: lo stato di diritto fatto a pezzi. Da quel luglio 2001 ad oggi, l'impressione che quella sia una data che abbia segnato uno spartiacque è forte: da un lato l'esercizio della gente di affrontare collettivamente il bisogno comune, cercando di eliminare la delega (esperienze come in val di Susa, o a Vicenza, o in quel di Grottaglie o nelle tante mobilitazioni tarantine a difesa di salute, ambiente e a tutela del diritto al lavoro, per chi lo ha e chi no), dall'altro l'esercizio scientifico di rendere tutto plasmabile innescando paure e pregiudizi, polverizzando i diritti elementari, carcerando fette di società.
Per coprire delle enormi porcherie servono i capri espiatori da mostrare in pubblica piazza; ciò funge da esempio e serve a comprimere le libertà individuali e collettive, svuotando di contenuti proprio quelle enormi mobilitazioni che ci hanno visti in gran parte protagonisti.
Le richieste di condanna che il pubblico ministero Perrone ha chiesto, qualche giorno fa, per 18 persone di Taranto (per un totale di 44anni) coinvolti nell'inchiesta per associazione sovversiva datata 2002, sembrano collocarsi in questa logica. Basti ricordare c he le indagini nascono quando in questa città spadroneggiavano in sequenza Cito e la Di Bello, contro le cui politiche gli attuali imputati si batterono. Non serve ricordare che cosa Cito ha rappresentato e quali rapporti privilegiava sul territorio (la sua vicinanza ad un'associazione malavitosa è acclarata), che cosa la Di Bello ha costruito per questa città: il peggior dissesto finanziario d'Italia del dopoguerra. In sostanza, mentre in quel periodo il nostro territorio è stato sbranato da un sistema affaristico-massonico-mafioso che per troppo tempo ha goduto di varie connivenze di pezzi delle istituzioni, l'inchiesta tarantina del maggio 2002 porge ad alcuni che si opponevano l'accusa di associazione sovversiva di stampo locale(!), con reati contestati ridicoli (lancio di uova, slogan, scritte di contestazione, la partecipazione alle mobilitazioni di Napoli e Genova durante i vertici del Global Forum e del G8, l'aver occupato stabili in disuso restituendoli alla collettività per un uso sociale) che produssero nell'immediato una settimana di arresti domiciliari. Nelle inchieste di questo tipo, che si reggono con impianti accusatori fragili, serve l'uso di "effetti speciali"(supercarceri, carabinieri incappucciati, ecc.), ma proprio quella fragilità chiama in causa tutte le strutture del territorio che si battono per i diritti della cittadinanza: le strutture presenti allora ribadirono la loro solidarietà agli imputati,reputando giusto screditare la montatura di un processo definito dai più come una farsa orchestrata scientificamente;le nuove lo fanno adesso.

L'espressione della solidarietà concreta nei confronti di questi imputati non è altro che un pezzo di responsabilità collettiva nella difesa dell'agibilità politica di tutti.
Invitiamo le associazioni, i comitati e tutti coloro che si sentano colpiti da questa quotidiana aggressione alla libertà individuale e collettiva a firmare questo appello ed a intervenire materialmente all' INCONTRO-DIBATTITO che si svolgerà venerdi 12 Marzo ore 17:30 c/o comitato di quartiere città vecchia arco Paisiello. 099-4716012

Vi chiediamo di esprimere la vostra solidarietà all'indirizzo e-mail:
processotaranto@yahoo.it

Cobas conf.-- Comitati di quartiere

sabato 27 febbraio 2010

C'è chi può e chi non deve


Riceviamo e pubblichiamo volentieri:

AGGIORNAMENTI PROCESSO TARANTO

In merito al processo cosiddetto “no global” di Taranto la Confederazione Cobas e il Comitato di quartiere Città Vecchia esprimono la solidarietà ai propri militanti coinvolti ed a tutti gli imputati per le assurde richieste di condanna da parte della P.M..

Altrettanto assurdi appaiono i titoloni e il largo spazio dati su tali richieste, senza entrare nel merito di tutta la vicenda, quasi fosse un processo alla criminalità organizzata e non un processo smaccatamente politico, quale è in realtà.

Basti ricordare che le indagini nascono quando in questa città imperavano in sequenza Cito e la Di Bello, contro le cui politiche gli attuali imputati si battevano strenuamente ed alla luce del sole. A memoria degli smemorati, qui si vuole ricordare che, senza alcuna voglia giustizialista che non fa parte della cultura delle scriventi, nel caso di Cito c’è stata una condanna per il 416 bis, oltre a varie forme di corruttela e nel caso della Di Bello oltre a vari procedimenti penali in corso, Taranto ha subito il peggior dissesto finanziario d’Italia del dopoguerra, che i tarantini stanno pagando amaramente. In sostanza in quel periodo certamente questo territorio è stato dilaniato e sbranato da un sistema affaristico-massonico-mafioso che per troppo tempo ha goduto di varie connivenze anche di pezzi delle istituzioni. Altrimenti non si spiegherebbe come mai quei sistemi sono durati nel tempo (anche troppo) e solo quando non era più possibile nascondere tutte le porcherie perpetrate a danno di questa città, le stesse sono venute fuori.

Nel frattempo “ovviamente” si indagava (?) su coloro i quali, a viso aperto, denunciavano quel sistema, chiedendo spazi di libertà e di democrazia, diritti per chi se li vedeva negati, pulizia e trasparenza nella pubblica amministrazione. Ed è altrettanto “ovvio” che quei rompiscatole che scoprivano e denunciavano i vari altarini andavano colpiti con ogni mezzo necessario affinché fosse da monito a loro e a tutti coloro che sceglievano la lotta e il rivendicare i diritti negati. A dimostrazione di ciò una chicca su questo procedimento è che una delle accuse è “associazione sovversiva di stampo locale”: ovvero il tentativo degli imputati era forse costruire una repubblica autonoma tarantina? Ci sarebbe da ridere se le accuse non fossero così pesanti.

Inoltre questa indagine ha fatto in po’ da scuola in questo paese di come si devono colpire tutte le forme vere di opposizione politico-sindacale-sociale di questa nazione, che non ci stanno ad assistere passivamente alle progressive forme di diseguaglianza e di negazione di diritti, dove una casta sempre più ristretta è sempre più ricca e potente vive ai danni del resto dell’umanità. Un esempio per tutti è il famigerato processo di Cosenza, nel quale, peraltro, sono finiti gli atti del processo di Taranto e, inizialmente, buona parte dei suoi imputati (alla fine rimasti solo in due). Stesse accuse e stessi meccanismi,, anche se con un visibilità molto maggiore. Per la cronaca in quel processo sono stati tutti assolti con formula piena perché il fatto non sussiste, ovvero è stato riconosciuto il diritto ad esprimere liberamente una opposizione in questo paese (anche se non sappiamo fino a quando!).

Ma, tornando al processo di Taranto, sarebbe bastato leggersi gli atti e seguire le udienze per capire la insussistenza e talvolta il ridicolo delle accuse.

Infine, ma non per ultimo, per far ben comprendere la giustezza e la correttezza di quelle lotte, di quelle battaglie e di quelle rivendicazioni, qui vogliamo ricordare non solo l’enorme solidarietà di migliaia e migliaia di tarantini (oltre che da tutte le parti di Italia) che gli imputati ebbero all’atto degli arresti, ma anche che tutt’oggi parte di loro e le loro strutture continuano ad avere presso i lavoratori, i disoccupati, i precari, i giovani e le donne e tutti coloro che si battono per i diritti la stessa credibilità.

Questo rospo evidentemente non scende giù a quel sistema di potere che certamente non è sconfitto, e che vuole continuare a farla pagare in termini giudiziari.

Con l’auspicio che per correttezza di informazione questo comunicato stampa venga diffuso integralmente si porgono distinti saluti.

CONFEDERAZIONE COBAS

COMITATO DI QUARTIERE CITTA’ VECCHIA


martedì 26 gennaio 2010

Differenziata? Manganello e manette!

Comunicato dei Disoccupati organizzati Slai Cobas per il sindacato di classe

Taranto 26 gennaio 2010: assedio al Comune. Disoccupati e cariche poliziesche
Giornata di lotta pesantissima oggi a Taranto per iniziativa dei disoccupati organizzati dello slai cobas per il sindacato di classe

La lotta era appena terminata con il blocco dei camion dell’Amiu a mezzanotte di ieri, quando a mezzogiorno di oggi è cominciato il presidio al Comune; poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa per impedire una nuova occupazione del Comune, portoni del Comune sbarrati - con inevitabile disagio anche degli impiegati praticamente sequestrati dal blocco delle forze dell’ordine. Sindaco Stefano latitante- notizie dalla Regione niente, eppure in piena campagna delle primarie lo scorso giovedì Vendola e Stefano si erano guadagnati gli applausi dei disoccupati organizzati, che avevano invaso anche questa manifestazione, dicendo che lunedì il piano sarebbe stato pronto e sarebbe pervenuto agli organi competenti: provincia, ato, comune, amiu per la sua realizzazione. Il piano è quello della raccolta differenziata porta a porta, piano pilota per Taranto finanziato con ulteriori fondi, e siamo a 4 milioni di euro, per dare occupazione ai disoccupati organizzati- lo slai cobas sostiene lavoro per 200 disoccupati- con un piano per tutta la città; il piano parla di una 80 di lavoratori impiegati in alcuni quartieri ... purchè si parta ma lunedì il piano non è arrivato e neanche questa mattina, la tensione è cresciuta, il numero dei disoccupati anche , l’assedio si è fatto insistente; un disoccupato è salito su un cornicione del balcone minacciando di buttarsi - ma la situazione non si è sbloccata, vi sono state piccole cariche tutte respinte- dopo pochi minuti i disoccupati si ricompattavano e rilanciavano l’assedio il Sindaco non si fa vedere e fa l’offeso- rifiutando di riprendere la discussione; due disoccupati passano alla benzina - minacciando di bruciarsi- ma il fuoco lambiva anche i poliziotti e partiva una carica più dura con le donne disoccupate in prima fila a risponndere intanto tutta la zona veniva militarizzata e dovevano intervenire pompieri e autombulanza per un disoccupato che si sentiva male... alle 18 la manifestazione per scelta dei disoccupati organizzati dello slai cobas per il sindacato di classe terminava si passa all’organizzazione della manifestazione a Bari per giovedì... l’acclamato Vendola e i suoi assessori dovranno spiegare se a parole corrispondono fatti: i disoccupati organizzati crescono in numero e determinazione - non si fanno dividere- comprendono e solidarizzano con la disperazione di alcuni di loro che fanno gesti estremi ma perseguono con la lotta collettiva autorganizzata gli obiettivi di lavoro
Se il piano e il lavoro non partirà - non servirà certo la repressione a fermarli. (Pugliantagonista)

giovedì 7 gennaio 2010

Città Vecchia: e se la bombardassimo?

Ci risiamo con la scoperta dell'acqua calda.
E' possibile che ogni "geniale" idea del primo scaldapoltrone che spara la sua balla sulla Città Vecchia di Taranto e disegna scenari da sogno utopistici, debba essere osannata da quattro giornali che non sanno neanche dove sta di casa l'urbanistica?
Andiamo con ordine.
Qualche mattina fa, il neoassessore alla Città Vecchia si sveglia e decide che regalerà il patrimonio del comune ai privati. Un ottimo ex-comunista, non c'è che dire, di quelli che si sono venduti oltre agli ideali anche la ragione e ora, come le Di Bello di un tempo e il Berlusconi-D'Alema di oggi, invocano il "buon privato" come grande soluzione di tutto!
Secondo la teoria del nostro bravo assessore, io, privato danaroso, dovrei prendere un rudere nel quartiere più abbandonato e pericoloso d'Italia, lo dovrei poi restaurare come un bene culturale di pregio (cosa che costerebbe un occhio della testa se fatto seriamente, ma pochi euro se invece di restaurare si fanno le porcate alla tarantina con tanto di moltiplicazione di livelli e volumetrie a base di laterocementone!) e poi, dopo 20 anni, andrei a bussare al municipio per restituirne le chiavi al primo sindaco che incontro??? Una stretta di mano ed amici come prima...
Peccato che siamo nella città dove le barriere sociali si possono tracciare con il bisturi sulla maglia ortogonale. Peccato che a Taranto esistano due appartamenti per abitante (nonostante la giunta comunista si stia dando da fare a rinnegare ogni promessa di riqualificazione e a dare via libera ai palazzinari alla Salinella e Paolo VI...). Peccato che la città vecchia sia un ridente mostro in putrefazione a 200 metri in linea d'aria dalle fabbriche pestilenziali. E lo spaccio? E gli impianti?
La realtà è che l'elefante del menefreghismo e dell'ignoranza goffa ha partorito per l'ennesima volta il topolino, e lo ha tirato fuori dal cilindro dell'ultimo politico senza coscienza e senza il senso della storia. Se solo Nistri avesse letto almeno un libro del padre...(cui dobbiamo sicuramente, però, il merito di un tale assessore...).
Per tornare al nostro giornalista "colto" che ha scritto questo bell'articolo. Se solo avesse letto il piano Blandino che tanto osanna, si renderebbe conto che la "boutade" di Nistri è in assoluto contrasto con la logica di piano che vedeva nell'intervento pubblico l'unica affidabilità in termini di restauro degli immobili di pregio e non. Non a caso fu proprio il "tanto studiato piano" (se solo il giornalista sapesse che Blandino al contrario di quanto si continua a millantare, non se lo caga proprio nessuno nelle università italiane e figurarsi in quelle straniere! c'è giusto un rigo in qualche enciclopedia tuttologica, ma non di più del rituale di accoppiamento dell'opossum, e solo perchè nel resto del sud non arrivavano i soldi industriali...) che, nell'intento di strappare di mano ai privati un bene così rilevante sul piano storico-urbanistico, lo spezzettò in stralci senza senso e deportò tutti i veri tarantini nelle eterne case parcheggio, a marcire là per sempre con la loro incantevole cultura materiale e insediativa millenaria, persa irrimediabilmente! Soldi di esproprio, di costruzioni di case di cartone, di spopolamento e demolizioni, betoniere di cemento hanno stravolto, scrostandola fino nelle pietre più intime, la meraviglia che affascinò i viaggiatori sette-ottocenteschi e i dotti Benedetto Croce, Cesare Brandi, Roberto Pane (già affranti per i primi scempi...).
Basta con il clichè del premio olandese, basta con il piano esemplare: quello è un frutto inacidito di cinquanta (50) anni fa!!! Ma chi di voi si farebbe costruire una casa con un progetto di 50 anni fa??? l'urbanistica da allora è infinitamente cambiata, nuovi strumenti sono a disposizione e nuovi metodi di approccio scientifico ma anche architettonico e soprattutto sociologico al delicatissimo tema della complessità urbana. Nuovi si, ma a Taranto ancora avveniristici. Ad Amsterdam, dai tempi del premio Blandino, per fare una metafora, oggi usano l'Iphone. A Taranto, con questo piano, siamo fermi al telefono con la manovella di Totò!
Per favore, giornalisti, se proprio non ne capite una mazza di urbanistica, limitatevi alla cronaca e non dite "ingenuità"!


Per non parlare della Gru killer... a Firenze Pacciani, a Taranto la gru! Ognuno ha i suoi mostri! Se solo si avesse il coraggio di dare un nome a chi ammazza gli operai!

martedì 15 dicembre 2009

Civiltà è scioperare per la differenziata!

11:12 LAVORO:RIENTRA PROTESTA DISOCCUPATI TARANTO,INCONTRO VENDOLA

(ANSA) - TARANTO, 15 DIC - E' rientrata la protesta dei disoccupati organizzati aderenti allo Slai Cobas di Taranto - un centinaio in tutto - che hanno trascorso la notte negli uffici del Comune per ribadire la loro richiesta di essere impegnati nel servizio di raccolta differenziata porta a porta. Durante la protesta alcuni sono saliti anche su un cornicione esterno.
I disoccupati hanno interrotto il presidio nel Comune dopo aver ottenuto la promessa di un incontro con il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che si terrà il 22 dicembre prossimo a Bari, alla presenza del sindaco di Taranto Ippazio Stefano.

venerdì 6 novembre 2009

Differenziata? Manganello!

(note al video riportato nel post)Taranto, i disoccupati organizzati dello slai cobas,che da oltre una settimana lottano per un posto di lavoro ,in seguito ad una mancata convocazione di un serio incontro, sulla raccolta differenziata con la regione, dopo giorni di prese in giro, si sono arrabbiati, e hanno presidiato il ponte girevole.la risposta a un sacrosanto diritto è stata una carica della polizia ci sono state 5 persone che hanno riportato danni fisici ;teste rotte e piccole fratture.però non ci fermeremo la lotta continua,è inutile usare la repressione,noi a casa non ce ne andiamo e continueremo con tutti i mezzi la nostra lotta.