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martedì 12 novembre 2013

Mancava il grande burattinaio...

Ilva, per addolcire l’Aia del 2011 pressing dei Riva su Gianni Letta

 
    Intercettando Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, latitante a Londra dal 26 novembre del 2012, e l’avvocato Franco Perli, l’amministrativista del gruppo finito sotto inchiesta per associazione a delinquere ed altri gravi reati, i militari delle Fiamme Gialle si imbattono in diversi colloqui nei quali Riva e Perli fanno costantemente riferimento a Gianni Letta.
    Ma per la Finanza, «la conferma che la famiglia Riva interloquisce con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on. Gianni Letta si rileva - è scritto nell’informativa - nuovamente da una conversazione a tre che avviene tra Fabio Riva, il fratello Daniele (responsabile dello stabilimento di Genova, non indagato ndr) e la dott.ssa Vittoria Romeo (responsabile dell’ufficio romano del gruppo, indagata per concorso in abuso e rivelazione di segreto d’ufficio con il presidente della commissione Aia, il componente Luigi Pelaggi e il funzionario regionale Pierfrancesco Palmisano, ndr) il 13 luglio 2010, nella quale i tre apportano delle correzioni al testo di una lettera che sarà sottoscritta dal presidente del gruppo Riva-Fire, cioè l’ing. Emilio Riva e sarà consegnata brevi manu al destinatario (Gianni Letta, appunto ndr), dalla dott.ssa Romeo». Per i finanzieri, la lettera è «finalizzata ad illustrare al destinatario le difficoltà che l’Ilva sta incontrando in quel periodo storico, sia per quanto attiene l’Aia, che per quanto attiene talune problematiche sui siti produttivi di Taranto e Genova». Perli riferì a Pelaggi della lettera inviata a Letta, suscitando agitazione nel capo della segreteria dell’allora ministro Stefania Prestigiacomo: «guarda... prima di tutto, guarda che i Riva - è quanto dice Perli a Fabio Riva, raccontando il suo colloquio con Pelaggi - sono incazzati come delle bisce, poi hanno già scritto a Letta....” e già quando gli ho detto Letta haaaa...... (…) no, no, no si è preoccupato, si è preoccupato!! Guarda che su sta roba qui non salta Ticali, salta la Prestigiacomo!». Una affermazione, quest’ultima, che secondo la Finanza fu fatta da Perli «proprio in relazione ai rapporti in essere con l’on. Gianni Letta».
Sarebbe stato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta il punto di riferimento per la famiglia Riva nella complessa e tribolata procedura di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento Ilva di Taranto, firmata il 4 agosto del 2011 dal ministro Stefania Prestigiacomo e riesaminata appena un anno dopo, alla luce del sequestro effettuato dall’autorità giudiziaria. È quanto si legge, come la Gazzetta è in grado di rivelare, nell’ultima informativa redatta dai finanzieri del Gruppo di Taranto e allegata alla montagna di atti messi a disposizione dei 53 indagati dell’inchiesta per disastro ambientale. (GdM)

martedì 24 settembre 2013

E si lamentano pure...

Il decreto 'salva Riva Acciaiò del ministro Flavio Zanonato "è pronto". Ma restano da sciogliere divergenze all’interno del governo su cui – a quanto si apprende - il premier Enrico Letta ha imposto uno stop, dagli Stati Uniti, avvertendo i colleghi dell’Esecutivo che sarà lui a dire l'ultima parola, al ritorno a Roma, giovedì; in tempo utile per portare il testo in Consiglio dei ministri venerdì prossimo. L'intervento del governo è urgente, anche sulla spinta dell’impatto sociale dei sequestri che hanno portato allo stop della produzione negli stabilimenti Riva. "Con "1.400 addetti senza lavoro, fornitori e clienti sull'orlo della chiusura", come ha ricordato Federacciai. Ma il varo del decreto appare ancora non facile.
Il ministro dello Sviluppo aveva annunciato già per ieri pomeriggio la convocazione di un Consiglio dei Ministri ad hoc, che non si è poi mai riunito. La linea d’azione decisa da Zanonato è chiara; emerge da un testo snello, in cinque articoli, con due punti chiave: estensione del commissariamento Ilva con più poteri nella gestione, e la possibilità di utilizzare beni e liquidità sotto sequestro preventivo per non fermare la produzione. Un testo che per il ministro è definitivo ma che potrebbe cambiare sulla spinta delle opposizioni interne al governo: due i nodi politici posti dal centrodestra, un no alla retroattività (che tecnicamente è essenziale), ed un no ad un aumento di perimetro e poteri del commissariamento Ilva. "Come Forza Italia, non accetteremo un altro commissariamento che espropri ulteriormente le imprese, che vanno tutelate e difese", ha puntualizzato ieri il ministro Maurizio Lupi.
Il decreto è "pronto" ed è "molto semplice", ha ribadito oggi Zanonato, riassumendone il principio cardine: quando il magistrato sequestra un’attività produttiva, l’attività prosegue con il controllo di un custode giudiziario e la gestione degli organi societari.
L'ultima stesura del decreto uscita dal ministero, secondo la bozza letta dall’ANSA, prevede l’estensione del Commissariamento Ilva alle società "controllate o collegate" (quindi agli stabilimenti Riva) con l’eventuale nomina di subcommissari, "fino a tre". E più poteri per commissario e subcommissari che "sono immessi nella titolarità e nel possesso delle azioni, delle quote sociali, dei cespiti aziendali e della liquidità delle società" sotto commissariamento, "e le amministrano al fine di perseguire l’esercizio delle attività d’impresa". Mentre sul nodo chiave dei beni sotto sequestro preventivo, compresi titoli, quote azionarie e liquidità, anche se in deposito, il testo prevede che, con immediata entrata in vigore e effetto retroattivo, il custode giudiziario "ne consente l’utilizzo e la gestione agli organi societari esercitando i necessari poteri di vigilanza".
GIP: SEQUESTRO NON PRECLUDE USO BENI AZIENDA
Con il decreto di sequestro preventivo di beni per equivalente, sino alla concorrenza di 8.1 miliardi di euro, al Gruppo Riva "non è stata posta alcuna preclusione all’uso dei beni da parte del soggetto proprietario": lo scrive il gip di Taranto Patrizia Todisco in risposta ad una istanza rivolta dall’azienda.
Il decreto di sequestro dei beni del Gruppo Riva "non riguarda i crediti" vantati dallo stesso nei confronti dei clienti. "Le liquidità sequestrate al Gruppo Riva - continua il gip - non confluiscono nel Fondo unico di giustizia" e le somme non possono essere reimmesse nel possesso della proprietà perchè ciò equivarrebbe ad un dissequestro".
Spetta all’amministratore giudiziario gestire i soldi sequestrati al Gruppo Riva, compresi i pagamenti, "purchè venga assicurata la prosecuzione dell’attività aziendale e salvaguardate le finalità del sequestro". E’ quanto disposto dal gip di Taranto Patrizia Todisco in un provvedimento di tre pagine notificato stasera al custode e amministratore giudiziario dei beni sequestrati, Mario Tagarelli. (GdM)

sabato 14 settembre 2013

Piccoli politici miserabili per giornali mantenuti: tutti addosso alla Todisco!

Quando il nord si accorse di dipendere dal sud...
 
Ilva: Cota, no lavoratori in balia magistratura, intervenga Governo
 
"Non siamo contro la magistratura ma la giustizia deve essere al servizio degli interessi generali. Non e' possibile che migliaia di lavoratori siano in balia della decisione di un singolo magistrato". Cosi' il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, incontrando una delegazione di lavoratori dello stabilimento Riva di Lesegno a margine della Festa dei popoli padani.
Sottolineando che la vicenda "e' una di quelle situazioni in cui lo Stato centralista crea problemi anziche' risolverli", il governatore piemontese ha richiamato la politica alle sue responsabilita': "il governo deve intervenire per affrontare e risolvere la situazione. Chiediamo un incontro urgente con il presidente Letta - ha concluso - sono in gioco migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti dei nostri territori".
Dopo l'incontro con Cota, un rappresentante dei lavoratori ha preso la parola dal palco sottolineando: "A noi non interessano i colori politici, ma chi si prende a cuore la nostra vicenda. Non chiediamo ammortizzatori sociali, vogliamo solo poter lavorare perche' e' per questo che veniamo pagati. Abbiamo bisogno che vengano sbloccati i fondi e venga ridata l'agibilita"'. (Libero)
 
Sacconi: Esempio  di anomalia giudiziaria
 
"Il caso Ilva e' espressione di una anomalia giudiziaria che investe da tempo non solo la dimensione politica ma l'intera società, a partire dalla produzione e dal lavoro in ragione della sua forte componente ideologica".
Lo afferma il Presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, che ne ha parlato a margine della festa nazionale di Scelta Civica a Caorle.
"È manifestamente in atto un tentativo di esproprio del grande gruppo siderurgico e, non a caso, si comincia a parlare nella sinistra di intervento della Cassa Depositi e Prestiti considerata come un nuovo ente per le partecipazioni statali - aggiunge Sacconi -. L'esproprio di aziende non gradite sembra essere la nuova frontiera della sinistra politica e giudiziaria come già si e' avvertito nel caso Fiat. Ci si chieda perché le aziende multinazionali stanno chiedendo un foro non italiano per risolvere le eventuali controversie con le nostre imprese e perche' molte società stanno esternalizzando la propria sede legale".
"Il blocco totale della liquidità di tutte le società - conclude - non poteva non condurre alla loro paralisi ed è' quindi da li che bisogna ripartire per riattivare il gruppo Ilva, proteggendo nel frattempo il reddito dei lavoratori". (tgverona)
 
 
Ilva, Zanonato: Proporrò norma sequestro che non fermi produzione

"Noi siamo perché continui l'attività produttiva in presenza del sequestro. La nostra legge non ha la possibilità di dire a chi sequestra, se i beni sequestrati sono legati ad un attività quotidiano, di sequestrare senza bloccarlo. Io proporrò una nuova norma semplicissima, secondo cui il custode del sequestro diventerà amministratore temporaneo del bene". Così Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo economico, nel suo intervento alla festa dell'Udc a Chianciano, sulla vicenda Ilva ed i sequestri del materiale dell'impianto di Taranto. (Lapresse)
 
 
Letta sull'Ilva: tutelare vita e lavoro
 
“Lunedì mattina è in programma una riunione per trovare soluzioni. La prima responsabilità è verso la vita delle persone e la tutela del lavoro”. Se l’è cavata così, Enrico Letta. Un passaggio che lascia aperte varie interpretazioni, quello fatto dal presidente del consiglio sul caso Ilva, oggi, nel suo discorso in occasione dell’inaugurazione della Fiera del Levante. Letta ha paventato “soluzioni in linea con quanto fatto con il commissariamento per decreto. (Tasera)
 

venerdì 13 settembre 2013

Pronto Ezio, c'è nessuno al municipio?

Michele Emiliano, il nuovo sindaco di Taranto

“L'Ilva va nazionalizzata e i tarantini dovranno essere indennizzati per le atroci sofferenze patite”.
Il sindaco di Bari sceglie la giornata inaugurale della Fiera del Levante per raccontare la tragedia ambientale e sanitaria del capoluogo jonico
“L'Ilva va nazionalizzata e i tarantini dovranno essere indennizzati per le atroci sofferenze patite”. Michele Emiliano, sindaco di Taranto, pardon di Bari, sceglie la giornata inaugurale della Fiera del Levante per raccontare la tragedia ambientale e sanitaria del capoluogo jonico. Una tragedia che non ha eguali nel Paese, che soffoca e azzera diritti fondamentali ed inalienabili. Primo fra tutti, e non potrebbe che essere così, quello alla vita.
Sono vere e proprie “grida manzoniane”, le sue. Un discorso pragmatico, duro, più tarantino dei tanti, ininfluenti e afoni tarantini presenti quest'oggi nel padiglione di rappresentanza della fiera barese. Di segno completamente diverso l'intervento del presidente Vendola. Sulla questione Ilva, la narrazione istrionica del massimo rappresentante regionale ha avuto, come suo solito, il solo merito di risultare incomprensibile. Una summa di deplorevoli ovvietà e buone intenzioni - “Dobbiamo tenere insieme salute e lavoro”; “La diossina è una maledizione della modernità che va estirpata” - alle quali non crede più nessuno.
Laconico il commento del premier Enrico Letta sulla vicenda tarantina: “Riteniamo di dover applicare, alla stregua di quanto già fatto con l'Ilva, il commissariamento a tutti i rami d'azienda della Riva Fire. Se non avessimo operato in quella direzione nei mesi scorsi, minacce di ritorsione occupazionale avrebbero potuto riguardare anche la città pugliese”. (Cosmopolismedia)