venerdì 31 agosto 2007

Iniziativa culturale:stasera alle 20 in Città Vecchia

parlando di importanti iniziative culturali, vorrei che prendeste in considerazione questa manifestazione che si svolgerà oggi, in città vecchia. Maggiori dettagli li trovate qui di seguito:

"per venerdì 31 agosto p.v., Palazzo Galeota aprirà alle ore 20,00 ancora una volta i suoi battenti alla città per una serata nata in collaborazione con l’Associazione culturale “Vito Forleo”, intitolata: “L’ultima lampara”. Una serata di poesia, arti, mestieri e musica durante la quale le poesie di N. Nasole, F. Massante, C. Sferra saranno declamate dalla poetessa Amelia Ressa. L’accompagnamento musicale sarà a cura del M° Antonio Peluso. Saranno presenti ’a retarul∂ (cucitrice di reti), ’a nassar∂ (lavoratrice di nasse), ’u cunzarul∂ (pescatore che prepara una corda con tanti ami), ’u conzagrast∂ (riparatore di vasi di ceramica), ’u molaforbic∂ (l’arrotino), ’u mastr∂ d’asc∂ (costruttore di barche), ’u sciajarul∂ (curatore di ostriche), coordinati da Nicola Giudetti. Ingresso libero e, come sempre, sarà possibile visitare il Museo Etnografico “A. Majorano”."

Il museo Etnografico A. Majorano si trova presso il PALAZZO GALEOTA, VIA DUOMO, 234 – CITTA’ VECCHIA.

Cerchiamo di riappropriarci del nostro territorio, spesso maltrattato e dimenticato, partecipando attivamente anche a queste bellissime iniziative, voltando per una volta le spalle all'Ilva, all'Eni, alla Cementir, etc etc....


martedì 28 agosto 2007

Per dire No alle discariche....



un'altra iniziativa interessante. Cerchiamo di esserci, anche perchè il problema dei rifiuti riguarda tutti. Grazie.

sabato 25 agosto 2007

Locandine del "V-day" e de "La fabbrica delle nuvole"




I nostri cari amici stanno organizzando due manifestazioni imperdibili: il V-Day e La Fabbrica delle Nuvole.
Fate sentire la vostra voce, perchè anche a Taranto sia data la possibilità di ricrescere più forte.
Vi aspettiamo numerosi: non mancate!
Grazie.






Aspettando il V-dAY, arriva la fabbrica della nuvole





La sindrome dei Due Mari


24 agosto 2007

Riportiamo qui di seguito per intero l'articolo pubblicato su LEFT AVVENIMENTI, e scritto da Marco Stefano Vitiello: buona lettura.

da http://ernesto.ilcannocchiale.it/post/1590486.html

LA SINDROME DEI DUE MARI
E’ ormai insostenibile l’inquinamento prodotto dall’ILVA di Taranto: il rischio genotossico valutato dai medici e dagli ambientalisti
di Marco Stefano Vitiello


Poco prima che il sole sia scomparso del tutto, pare che la città stia sospesa in una luce surreale. Al di là dei palazzi ammucchiati uno sull’altro, oltre la selva di antenne e parabole, il mostro respira affannosamente.
Il cielo è limpido ma il fiato velenoso del grande colosso si staglia netto sull’orizzonte.
Diossina, arsenico, mercurio e altri veleni di ogni tipo vengono eruttati dalle lunghe narici di quello che sembra un pachiderma addormentato.
Ricorda a tutti che è vivo e continua a sporcare ogni angolo della città, a inquinare l’acqua del Mar Piccolo e del Mar Grande, l’aria che respirano i bambini, gli adulti e gli anziani che boccheggiano per il caldo torrido e lo scirocco che non concede tregua.
Non c’è via di scampo, che si abiti vicino all’impianto o nelle zone più lontane, i miasmi mefitici dell’ILVA arrivano ovunque.
Occupa un'area che è tre volte più grande della città di Taranto ed è in grado di produrre 10 milioni di tonnellate di acciaio.
In nessuna altra città bisogna pulire i vetri delle macchine tutti i giorni anche se non piove da mesi: basta un colpo di tergicristallo per vedere quanta polvere, più o meno “sottile” si posa implacabile sul vetro.
In nessuna altra città bisogna lavare i balconi tutti i giorni per evitare di trasportare lo sporco dentro casa.
Migliaia di condizionatori accesi notte e giorno tentano di lasciare il veleno fuori dagli appartamenti.
I consumi energetici vanno alle stelle e l’acqua è meglio non berla: ti portano a casa gratis quella minerale, anche se sei all’ultimo piano di un palazzone senza ascensore.
A parlare con i medici, gli ambientalisti, le vittime, i testimoni, il quadro che esce fuori è quello di un territorio fuori legge in cui la salute è secondaria rispetto al profitto; l’affresco di una intera città sotto ricatto, nella quale le istituzioni sono troppo assorbite dal tentativo di risanare il fallimento del Comune (una voragine di 901 milioni di euro) per intervenire in maniera decisa e risolutiva sule questioni ambientali.

Il Dottor Patrizio Mazza, Direttore del Laboratorio di Ematologìa dell’Ospedale Nord, lavora da quindici anni a Taranto e di casi di tumori ne ha diagnosticati a centinaia.
E’ diretto, esplicito: “Stiamo preparando un dossier inattaccabile che possa consentire un intervento deciso e decisivo. La popolazione di Taranto non può più tollerare questa situazione.”
“Quello che colpisce di più – sostiene – è la diversificazione che si è verificata nel corso del tempo. Mentre all’inizio i tumori colpivano persone direttamente esposte alle sostanze tossiche, progressivamente si è verificato un abbassamento dell’età dei pazienti fino ad arrivare ai bambini. Ho avuto in cura un piccolo di dieci anni affetto da un carcinoma anaplastico del rinofaringe, una patologìa che si poteva riscontrare solo in pazienti adulti, purtroppo una patologìa non operabile come quasi tutti i tumori che riscontro qui a Taranto. Ora il ragazzo è in cura a Bologna con la radioterapia, ma è solo un caso tra i tanti che evidenzia in modo esplicito come i microdanni vengano trasmessi geneticamente dal genitore al figlio. E’ fuor di dubbio che gli abitanti del Rione Tamburi (quello più vicino allo Stabilimento dell’ILVA) risentono in maniera particolare del fall out che si spande nell’aria con il vento. In particolare, le categorie più a rischio sono le donne incinte e i bambini, ma alla fine tutti i cittadini indistintamente assumono il veleno non solo dall’aria che respirano, ma anche attraverso il cibo e l’acqua. Per ciò che affligge Taranto, a buon diritto si potrebbe parlare di Sindrome dei Due Mari.”

Il Dott. Roberto Brundisini, Responsabile della Unità di Cure Domiciliari Ematologiche della Provincia di Taranto, denuncia apertamente la mancanza di ricerche e studi approfonditi sull’argomento.
“A Taranto, non esiste un Registro Tumori che possa fornire dati statistici essenziali per stabilire l’incidenza delle patologìe cancerogene sulla popolazione e quindi poter determinare interventi adeguati.” “E’ indubbio – aggiunge – che i tarantini vivono una condizione di ricatto occupazionale. E’ come se fossero irretiti da un fattore psicologico perverso che li spinge a non pensare, a non riflettere sul dramma che hanno vissuto, che stanno vivendo e che vivranno i loro figli.”

Alessandro Marescotti di Peacelink, più volte querelato dall’ILVA, non è meno deciso dei medici: “ In quarant’anni si sono riversati sul cielo di Taranto chili e chili di diossina; è come se si fossero verificate due o tre Seveso, che, seppur diluite nel tempo, hanno avuto un effetto devastante. E’ stato calcolato che nella tragedia dell’ICMESA si sparsero nell’aria tra i due e i tre chili di diossina: a Taranto, secondo un calcolo riduttivo, ne sono stati prodotti tra i sei e gli otto chili. Dal 1970 al 2000 le morti per neoplasie sono aumentate del 100%. E pensare che in Iran, lo stabilimento siderurgico più vicino ad una città dista ottanta chilometri!”
Ma non è solo la diossina a preoccupare i medici e gli ambientalisti.
Gli effetti dell’arsenico e del mercurio sono meno vistosi ma altrettanto micidiali e, cosa ancor più importante, i dati che hanno suscitato scalpore infatti sono su Internet e sono raggiungibili mediante la consultazione del sito ufficiale dell'APAT (Agenzia Protezione Ambiente e Servizi tecnici): http://www.eper.sinanet.apat.it .
La ricerca sulla stima delle emissioni dell'Ilva si avvia in particolare da questo indirizzo http://www.eper.sinanet.apat.it/site/it-IT/Registro_INES/Ricerca_per_complesso_industriale
Basta inserire la parola "Ilva" e appaiono i dati statistici sul mercurio diffusi nel dossier.”

Ancora più dura è la posizione di Lucia Gentile che ha perso la sorella di trentatrè anni, nonostante un trapianto di midollo: ”Ricordo la città in cui gli operai erano quelli come mio padre che lavorava all’Arsenale Militare e che quando arrivò lo stabilimento si rifiutò di lasciare il suo posto per andare in quello che definiva l’inferno. La casa ai Tamburi ci fu assegnata e ci trasferimmo. Quando mia sorella si ammalò, tentammo tutte le strade possibili che la scienza ci offriva e lei non si arrese mai, anzi. Entrò a far parte dell’A.I.L. e combattè la sua battaglia fino alla fine. Ora ci vuole una consapevolezza in più, una coscienza in più”.

Di battaglia civile parla anche Piero Mottolese, ex operaio dell’ILVA, che ben conosce le condizioni di lavoro nella fabbrica: “ Ho perso la salute ma non rinuncio. So come funzionano i meccanismi di produzione e so che ai dirigenti interessa solo la velocità nel raggiungere gli obiettivi delle commesse. Poco conta se, per la fretta o l’imperizia, qualcuno ci lascia la pelle o resta mutilato. L’azienda deve andare avanti comunque.”

Puntualmente, pochi giorni fa, un giovane operaio di ventisei anni è morto schiacciato tra due enormi tubi in movimento. L’ILVA sostiene che non doveva essere lì, in una zona interdetta, i sindacati hanno proclamato una giornata di sciopero, il neo Sindaco Stefàno ha espresso le consuete parole di circostanza, il Presidente della Regione Puglia Vendola si è rivolto alla dirigenza dell'ILVA e ha chiesto di assumere, in accordo con i sindacati, scelte concrete di riorganizzazione del lavoro. "Dinanzi ad atteggiamenti di noncuranza - ha concluso - la Regione Puglia è pronta a denunciare il protocollo d'intesa con la nostra più grande azienda”. Intanto la magistratura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo.

“C’è scarsa informazione – dice il Dott. Brundisini – e ancor meno educazione sanitaria: la popolazione non conosce il rischio che corre o forse non vuol proprio pensarci.”
Fatto sta che Taranto vive una realtà abnorme: diecimila lavoratori tengono in scacco una popolazione di oltre duecentomila residenti.
Il 5% contro il 95%.

“L’area industriale di Taranto deve chiudere!” - è l’affermazione senza mezzi termini del Dott. Mazza – “Una riconversione è possibile e necessaria. Ci vorrebbe un decreto di assoluta incompatibilità ambientale che preveda il totale smantellamento entro dieci anni. Contemporaneamente dovrebbe partire un bando internazionale per un progetto alternativo che valorizzi le enormi potenzialità turistiche del territorio, sottraendole alle speculazioni di pochi furbi”.
Il Dott. Brundisini è più cauto: “Bisogna pubblicare giornalmente i dati delle centraline di rilevazione dell’inquinamento, perché la popolazione sia avvisata, informata ed educata ad una prevenzione sanitaria adeguata.”
“C’è anche da dire – aggiunge Alessandro Marescotti - che Taranto è stata inserita nelle aree destinate a risanamento ambientale (Dpr 23 aprile 1998 "Approvazione del piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Taranto"). Insomma, mentre a livello nazionale le associazioni contro il cancro e lo stesso ministro Veronesi parlano di "successi nella ricerca" e di diminuzione dell'incidenza tumorale, a Taranto invece, i dati registrano al contrario una crescita costante e indicano che la neoplasia causa di morte più frequente è quella a carico del polmone; in costante aumento sono anche le morti per leucemie e linfomi. La mortalità per neoplasia è passata da un tasso di 124 morti per 100.000 abitanti (1971) a 244 morti per 100.000 abitanti nel 1998. Mentre nel 1971 25 abitanti su 100.000 morivano di cancro ai polmoni, nel 1998 si è passati a 52 morti di cancro per 100.000 abitanti: un aumento di oltre il 100%.”

Il volto di Alessandro Marescotti si fa ancora più serio: “E’ triste considerare che chi inquina è punito, in base al codice penale, con pene meno severe rispetto a chi copia un dischetto per computer. La copia non autorizzata di programmi è considerata reato più grave dell'omicidio colposo connesso all'inquinamento cancerogeno”
Si è fatta notte e si è alzata una leggera brezza che increspa le acque del Mar Piccolo, ma dalle narici del pachiderma accucciato dietro il Rione Tamburi escono ancora sbuffi di fumo: il lavoro va avanti, l’inquinamento pure.

venerdì 24 agosto 2007

Statistiche Ambientali

Dal sito www.istat.it: è stato pubblicato in data 17 agosto 2007 un documento (scaricabile cliccando Qui ) dove sono riportate le statistiche ambientali curate dall' Istat relativamente agli anni 2005-2006: si trovano all'interno la pubblicazione integrale sia le tavole di dati statistici, che il glossario e la bibliografia. Qui sotto trovate la presentazione:

Statistiche ambientali

Periodo di riferimento: Anni 2005-2006
Diffuso il: 17 agosto 2007

Settori: Ambiente e territorio
Periodo dei dati: Anni 2005-2006
Collana: Annuari, n. 9
Anno di edizione: 2007
Periodicità: Biennale
Supporti: Volume cartaceo
In preparazione
Cod. ISBN: ISBN 978-88-458-1563-8
Cod. SIGED: 2A032007009000005

L'annuario rende disponibili le principali statistiche nazionali sull'ambiente fornendo una sintesi della situazione ambientale nel nostro Paese.
Le tematiche trattate sono: altimetria e meteorologia, aria, rumore, acqua, conservazione della natura, rifiuti, radioattività, sismicità, insediamenti abitativi, agricoltura, energia, industria, trasporti, turismo, ambiente urbano. I capitoli sono strutturati con testi di presentazione, tavole statistiche e glossari specifici sulle tematiche affrontate, nonché dettagliati riferimenti normativi che rappresentano uno strumento di approfondimento e di informazione sugli sviluppi delle politiche nazionali e comunitarie di gestione ambientale

venerdì 17 agosto 2007

mercoledì 8 agosto 2007

Discarica sotto le stelle



Accorrete numerosi...discariche sotto le stelle!
Inizio Ore 19:00, venendo da Grottaglie incrocio Strada
Provinciale Carosino- Francavilla, seguire indicazioni



_______________________________________________________________
Comitato di cittadini ed associazioni
"Vigiliamo per la discarica"
Via San Francesco, 3
74023 - Grottaglie (TA)
c/o Casa della Pace
www.vigiliamoperladiscarica.it
www.rifiutospeciale.it

L'ilva: da simbolo di orgoglio cittadino a simbolo della morte




giovedì 2 agosto 2007

Il patron non parla. Domenico potrebbe essere suo figlio




Il 12 giugno scorso è stata organizzata una manifestazione in ricordo del tragico evento che causò la morte di due giovani operai (Paolo e Pasquale) avvenuta per il crollo della gru, nella imponente fabbrica dell'acciaio l'Ilva. Lo stesso giorno in Piazza della Vittoria a Taranto sono stati ricordati tutti quei lavoratori che nella stessa fabbrica hanno avuto la stessa e tragica sorte, ed in particolare Andrea D'Alessano, giovane operaio di Oria che lavorava alla motomec ditta dell'appalto ILVA morto pochi giorni prima (per avere avuto il cranio fracassato da un martello cadutogli in testa da grande altezza).

Esattamente due giorni fa, un altro incidente, un altro giovane operaio morto, all'Ilva, tubificio 2. La stessa tragica sorte è toccata pure a lui.

Domenico Occhionegro, aveva 26 anni, e lavorava all'Ilva di Taranto. Ha perso la vita schiacciato da due tubi: “dai primi accertamenti sembra che non abbiano funzionato gli automatismi che bloccano i tubi a fine corsa”.

Dati e statistiche: Secondo il rapporto annuale Inail, le morti bianche sono aumentate nel 2006 del 2,2%: gli incidenti mortali sul lavoro sono stati infatti 28 in più. In crescita tra le vittime il numero di lavoratori parasubordinati e interinali. Aumentata anche la percentuale di infortuni a danno di extracomunitari (12,5 per cento contro l'11,9 per cento del 2005).

I dati relativi agli infortuni sul lavoro vedono la Provincia di Taranto ancora una volta terribilmente ultima nella classifica nazionale. “Per quanto riguarda la distribuzione territoriale degli infortuni (circa 950 mila nel 2005), l'Eurispes ha calcolato, rapportando il numero degli addetti e moltiplicandolo per 100, che la provincia con il maggiore tasso di incidenti (anno 2005) e' quella di Taranto (11,33), seguita da Gorizia e Ragusa".(Vi allego una mappa che interessa la nostra provincia... .)

Ed ancora secondo lo studio redatto dallo stesso Istituto la piaga degli incidenti sul lavoro in Italia ha causato più morti della seconda Guerra del Golfo! Il rapporto «Infortuni sul lavoro: peggio di una guerra», presentato alla Camera dei deputati, ha calcolato come dall'aprile 2003 all'aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita sono stati 3.520, mentre, dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati ben 5.252. Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti.

Ma se i militari caduti in guerra sono considerati dall’opinione pubblica "quasi" dei martiri, eroi della patria, dei numerosi lavoratori e lavoratrici che ogni giorno cadono vittime sul e del lavoro spesso e volentieri ci si dimentica.

Noi abbiamo il dovere di ricordarli tutti, perché quei lavoratori e lavoratrici potrebbero essere nostri fratelli e sorelle, nipoti, figli, come il giovanissimo Domenico Occhionegro, che è entrato all’Ilva insieme ai suoi sogni, speranze e voglia di vivere, e ci ha lasciato insieme ai suoi sogni e speranze crudelmente spezzate.

Ma basta solo ricordare?





La risposta del Comitato Per Taranto ad un nostro concittadino




mercoledì 1 agosto 2007

Da Arcoris.....



Considerato che..................
  • i siti web ministeriali ( ma anche quelli regionali) funzionano malissimo... o per meglio dire non funzionano (provate a scaricare la documentazione relativa alla domanda presentata dall'Ilva per la l'AiA - la trovate nel sito www.dsa.minambiente.it/aia/ : vi accorgerete che non è impresa facile! )

  • i ministri e i ministeri con i loro/nostri dipendenti ben pagati spesso e volentieri non si accorgono della nostra esistenza, e della esistenza dei nostri diritti, come quello del coinvolgimento dei cittadini ai processi decisionali in materia ambientale.....





Qualche informazione in più sulla A.I.A.


Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59
Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento
(G.U. 22 aprile 2005, n. 93)


Art. 5. Procedura ai fini del rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale

1. Ai fini dell'esercizio di nuovi impianti, della modifica sostanziale e dell'adeguamento del funzionamento degli impianti esistenti alle disposizioni del presente decreto, si provvede al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale di cui all'articolo 7. Fatto salvo quanto disposto dal comma 5 e ferme restando le informazioni richieste dalla normativa concernente aria, acqua, suolo e rumore, la domanda deve comunque descrivere:

a) l'impianto, il tipo e la portata delle sue attività;
b) le materie prime e ausiliarie, le sostanze e l'energia usate o prodotte dall'impianto;
c) le fonti di emissione dell'impianto;
d) lo stato del sito di ubicazione dell'impianto;
e) il tipo e l'entità delle emissioni dell'impianto in ogni settore ambientale, nonché un'identificazione degli effetti significativi delle emissioni sull'ambiente;
f) la tecnologia utilizzata e le altre tecniche in uso per prevenire le emissioni dall'impianto oppure per ridurle;
g) le misure di prevenzione e di recupero dei rifiuti prodotti dall'impianto;
h) le misure previste per controllare le emissioni nell'ambiente;
i) le eventuali principali alternative prese in esame dal gestore, in forma sommaria;
j) le altre misure previste per ottemperare ai principi di cui all'articolo 3.

2. La domanda di autorizzazione integrata ambientale deve contenere anche una sintesi non tecnica dei dati di cui alle lettere da a) ad l) del comma 1 e l'indicazione delle informazioni che ad avviso del gestore non devono essere diffuse per ragioni di riservatezza industriale, commerciale o personale, di tutela della proprietà intellettuale e, tenendo conto delle indicazioni contenute nell'articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, di pubblica sicurezza o di difesa nazionale. In tale caso il richiedente fornisce all'autorità competente anche una versione della domanda priva delle informazioni riservate, ai fini dell'accessibilità al pubblico.

3. Per le attività industriali di cui all'allegato I l'autorità competente stabilisce il calendario delle scadenze per la presentazione delle domande per l'autorizzazione integrata ambientale per gli impianti esistenti e per gli impianti nuovi già dotati di altre autorizzazioni ambientali alla data di entrata in vigore del presente decreto. Tali calendari sono pubblicati sull'organo ufficiale regionale o, nel caso di impianti che ricadono nell'ambito della competenza dello Stato, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Per gli impianti di competenza statale di cui all'allegato V del presente decreto il calendario di cui al presente comma è stabilito sentiti i Ministeri delle attività produttive e della salute.

4. Per gli impianti di competenza statale la presentazione della domanda è effettuata all'autorità competente con le procedure telematiche, il formato e le modalità stabiliti con il decreto di cui all'articolo 13, comma 3.

5. Qualora le informazioni e le descrizioni fornite secondo un rapporto di sicurezza, elaborato conformemente alle norme previste sui rischi di incidente rilevante connessi a determinate attività industriali, o secondo la norma UNI EN ISO 14001, ovvero i dati prodotti per i siti registrati ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, nonché altre informazioni fornite secondo qualunque altra normativa, rispettino uno o più dei requisiti di cui al comma 1 del presente articolo, possono essere utilizzate ai fini della presentazione della domanda. Tali informazioni possono essere incluse nella domanda o essere ad essa allegate.

6. L'autorità competente individua gli uffici presso i quali sono depositati i documenti e gli atti inerenti il procedimento, al fine della consultazione del pubblico.

7. L'autorità competente, entro trenta giorni dal ricevimento della domanda ovvero, in caso di riesame ai sensi dell'articolo 9, comma 4, contestualmente all'avvio del relativo procedimento, comunica al gestore la data di avvio del procedimento ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e la sede degli uffici di cui al comma 6. Entro il termine di quindici giorni dalla data di ricevimento della comunicazione il gestore provvede a sua cura e sue spese alla pubblicazione su un quotidiano a diffusione provinciale o regionale, ovvero a diffusione nazionale nel caso di progetti che ricadono nell'ambito della competenza dello Stato, di un annuncio contenente l'indicazione della localizzazione dell'impianto e del nominativo del gestore, nonché il luogo individuato ai sensi del comma 6 ove è possibile prendere visione degli atti e trasmettere le osservazioni. Tali forme di pubblicità tengono luogo delle comunicazioni di cui agli articoli 7 e 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

8. Entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dell'annuncio di cui al comma 7, i soggetti interessati possono presentare in forma scritta, all'autorità competente, osservazioni sulla domanda.

9. (abrogato dall'articolo 48 del decreto legislativo n. 152 del 2006)

10. L'autorità competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, convoca apposita conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 14, 14-ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, alla quale invita le amministrazioni competenti in materia ambientale e comunque, nel caso di impianti di competenza statale, i Ministeri dell'interno, della salute e delle attività produttive.

11. Nell'ambito della conferenza dei servizi di cui al comma 10 sono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265. In presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell'autorizzazione di cui al presente decreto, il sindaco, qualora lo ritenga necessario nell'interesse della salute pubblica, chiede all'autorità competente di verificare la necessità di riesaminare l'autorizzazione rilasciata, ai sensi dell'articolo 9, comma 4.

12. Acquisite le determinazioni delle amministrazioni coinvolte nel procedimento e considerate le osservazioni di cui al comma 8, l'autorità competente rilascia, entro centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda, un'autorizzazione contenente le condizioni che garantiscono la conformità dell'impianto ai requisiti previsti nel presente decreto, oppure nega l'autorizzazione in caso di non conformità ai requisiti di cui al presente decreto. L'autorizzazione per impianti di competenza statale di cui all'allegato V del presente decreto è rilasciata con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio; in caso di impianti sottoposti a procedura di valutazione di impatto ambientale, il termine di cui sopra è sospeso fino alla conclusione di tale procedura. L'autorizzazione integrata ambientale non può essere comunque rilasciata prima della conclusione del procedimento di valutazione di impatto ambientale.

13. L'autorità competente può chiedere integrazioni alla documentazione, anche al fine di valutare la applicabilità di specifiche misure alternative o aggiuntive, indicando il termine massimo non inferiore a trenta giorni per la presentazione della documentazione integrativa; in tal caso, il termine di cui al comma 12, nonché il termine previsto per la conclusione dei lavori della conferenza dei servizi di cui al comma 10, si intendono sospesi fino alla presentazione della documentazione integrativa.

14. L'autorizzazione integrata ambientale, rilasciata ai sensi del presente decreto, sostituisce ad ogni effetto ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione, fatte salve le disposizioni di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e le autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di recepimento della direttiva 2003/87/CE. L'autorizzazione integrata ambientale sostituisce, in ogni caso, le autorizzazioni di cui all'elenco riportato nell'allegato II. L'elenco riportato nell'allegato II, ove necessario, è modificato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri delle attività produttive e della salute, d'intesa con la Conferenza unificata istituita ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

15. Copia dell'autorizzazione integrata ambientale e di qualsiasi suo successivo aggiornamento, è messa a disposizione del pubblico, presso l'ufficio di cui al comma 6. Presso il medesimo ufficio sono inoltre rese disponibili informazioni relative alla partecipazione del pubblico al procedimento.

16. L'autorità competente può sottrarre all'accesso le informazioni, in particolare quelle relative agli impianti militari di produzione di esplosivi di cui al punto 4.6 dell'allegato I, qualora ciò si renda necessario per l'esigenza di salvaguardare, ai sensi dell'articolo 24, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e relative norme di attuazione, la sicurezza pubblica o la difesa nazionale. L'autorità competente può inoltre sottrarre all'accesso informazioni non riguardanti le emissioni dell'impianto nell'ambiente, per ragioni di tutela della proprietà intellettuale o di riservatezza industriale, commerciale o personale.

17. Ove l'autorità competente non provveda a concludere il procedimento relativo al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale entro i termini previsti dal comma 12, si applica il potere sostitutivo di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.

18. Ogni autorizzazione integrata ambientale deve includere le modalità previste per la protezione dell'ambiente nel suo complesso di cui al presente decreto, secondo quanto indicato all'articolo 7, nonché l'indicazione delle autorizzazioni sostituite. L'autorizzazione integrata ambientale concessa agli impianti esistenti prevede la data, comunque non successiva al 30 ottobre 2007, entro la quale tali prescrizioni debbono essere attuate. Nel caso in cui norme attuative di disposizioni comunitarie di settore dispongano date successive per l'attuazione delle prescrizioni, l'autorizzazione deve essere comunque rilasciata entro il 30 ottobre 2007. L'autorizzazione integrata ambientale concessa a impianti nuovi, già dotati di altre autorizzazioni ambientali all'esercizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, può consentire le deroghe temporanee di cui al comma 5, dell'articolo 9.

19. Tutti i procedimenti di cui al presente articolo per impianti esistenti devono essere comunque conclusi in tempo utile per assicurare il rispetto del termine di cui al comma 18. Le Autorità competenti definiscono o adeguano conseguentemente i propri calendari delle scadenze per la presentazione delle domande di autorizzazione integrata ambientale.

20. In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell'impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, d'intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l'armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi l'autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l'attuazione dell'accordo e la procedura di rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.


Il resto della legge è su

http://www.bosettie gatti.com/ info/norme/ statali/2005_ 0059.htm