Visualizzazione post con etichetta cimitero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cimitero. Mostra tutti i post

venerdì 13 febbraio 2015

Aspetta e spera

Taranto, via la terra inquinata dal quartiere Tamburi 

Un’operazione che durerà centocinquanta giorni su 36 mila e 400 metri quadrati di terreno del quartiere Tamburi. Operazione che somiglia davvero a un intervento chirurgico: saranno asportati i primi 30 centimetri di terra da aiuole e zone verdi. Il paziente è il quartiere più martoriato della città, a ridosso delle ciminiere che hanno colorato quella terra - e non solo - di un rosso ruggine. Quella stessa terra che indusse il sindaco Stefàno a emanare un’ordinanza che vietava l’accesso alle aree verdi non pavimentate del quartiere Tamburi su cui si riscontrava “un rischio sanitario non accettabile”.
Ieri è stato ufficializzato il via alle operazioni di bonifica nelle aree del Sottoprogetto 4. Il lotto in questione fa parte della riqualificazione della zona residenziale mentre una seconda fase riguarderà la zona più a nord, vicino al cimitero San Brunone. Ad aggiudicarsi l’appalto per circa 2 milioni di euro è stata l’azienda Axa: i quantitativi di terreno verranno rimossi, stoccati e depositati temporaneamente in un’area nei pressi del campo sportivo Atleti d’Italia.
Come anticipato, saranno asportati i primi trenta centimetri per ogni terreno e sostituiti da terra vergine acquistata dall’Amiu. La caratterizzazione aveva dato risultati incontrovertibili sui superamenti dei livelli di inquinanti.
In particolare, i risultati delle analisi relativi ai campioni di suolo/sottosuolo avevano evidenziato superamenti delle “concentrazioni soglia di contaminazione” nel suolo superficiale in maniera estesa per il Berillio (11 su 39 campioni) e sporadicamente per Antimonio, Piombo, Zinco, PCB, Idrocarburi pesanti mentre nel suolo profondo per Antimonio (4 su 39 campioni) e puntualmente per Arsenico, Berillio, Cromo totale, Nichel, Cobalto e Idrocarburi pesanti. Nel marzo 2011, l'analisi di rischio integrata evidenziò le criticità relative al rischio totale per sostanze cancerogene da suolo superficiale non accettabile. Come già riportato nella precedente analisi del maggio 2010, il rischio per singola sostanza cancerogena restava non accettabile per i parametri PCB e Benzo(a)Pirene. Si confermava, inoltre, il rischio per i bambini di entrare in contatto con sostanze come PCB, Antimonio, Piombo e Ferro.
Sarà una tensostruttura in depressione a fare da deposito temporaneo per questi cumuli che saranno ulteriormente analizzati prima di essere trasferiti e smaltiti verso i siti finali. I lavori proseguiranno per cinque mesi e inizieranno operativamente la prossima settimana.
Alla presentazione ufficiale c’erano il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, il commissario straordinario per le bonifiche, Vera Corbelli, l’amministratore delegato Gruppo Axa, Giampiero Corvaglia e i progettisti Maurizio Notarnicola, Gianluca Intini e Vincenzo La Gioia.
«Si avvia un’era nuova, fatti concreti, si entra nel vivo dell’ambientalizzazione» è stato il concetto espresso dai due rappresentanti istituzionali.
Propositi che però si scontrano con le fonti inquinanti ancora attive. Secondo quanto ammesso anche dall’ingegner Intini che ha ricordato le previsioni dell’Arpa Puglia: uno studio dell’agenzia regionale, emerso durante la cabina di regia dell’aprile del 2013, ha calcolato che i terreni bonificati potranno ritornare agli stessi livelli di inquinamento in un lasso temporale che varia dai 50 ai 150 anni. Ovviamente, a seconda dei livelli e del tipo di produzione delle industrie presenti a Taranto. Il progetto, infine, prevede l’intervento anche in alcune scuole. Anche qui è bene fare delle precisazioni. Per l’aspetto delle bonifiche, saranno interessate al momento tre scuole, Giusti, Gabelli e Vico poiché quelle che si trovano al confine settentrionale (D’Aquino, De Carolis e Deledda) erano escluse dal perimetro della vecchia caratterizzazione.
Quindi, il Comune ha dovuto realizzare nuovamente la caratterizzazione: nel giro di due mesi si comprenderà l’analisi di rischio e se ci dovesse essere un superamento degli inquinanti anche in quelle scuole, si procederà alla bonifica. Per quanto riguarda la riqualificazione strutturale, invece, il protocollo prevede l’adeguamento termico-impiantistico delle scuole de Carolis, Deledda, Gabelli, Giusti e Vico. (Quot)

martedì 10 giugno 2014

Boifiche? "Cavoli vostri, io me ne vado!" Parola di Pini, anzi, di Renzi

Bonifiche Taranto, il pasticcio della cabina di regia e le “dimissioni” di Pini

La questione è seria e andrà risolta nel più breve tempo possibile. La Cabina di regia istituita dal Protocollo d’intesa “per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” firmato a Roma il 26 luglio 2012, è infatti rimasta senza guida. Nell’ultima riunione svoltasi a Bari presso la Direzione Ambiente e Lavori Pubblici della Regione Puglia, e non come consuetudine nella sede del Comando dei Vigili del Fuoco di Taranto, si sono registrate le dimissioni di Alfio Pini dal ruolo di commissario straordinario e quelle di Antonio Strambaci da soggetto attuatore per l’attuazione degli interventi di bonifica. Secondo quanto dichiarato dall’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, le dimissioni del commissario Pini sarebbero dovute al sopraggiungere “del suo pensionamento”.
Al che, ci siamo subito posto la seguente domanda: ma com’è possibile che lo Stato nomini nel ruolo di commissario per l’attuazione di un Protocollo che prevede interventi così importanti, la cui durata di applicazione è prevista nel periodo di cinque anni (rinnovabili nel caso in cui gli interventi previsti non siano stati ultimati), un uomo prossimo alla pensione? Qualcosa non torna. Ed infatti, come al solito, le cose stanno in tutt’altra maniera. La risposta, come sempre, è nei documenti ufficiali. Esattamente nel decreto legge del 7 agosto 2012 n. 129, “Disposizioni urgenti per il risanamento ambientale e la riqualificazione del territorio della città di Taranto”, poi convertito dalla legge del 4 ottobre 2012 n. 171 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale 6/10/2012, n. 234), che recepiva il Protocollo sottoscritto a luglio. L’art. 1 prevede infatti che “è nominato, senza diritto ad alcun compenso e senza altri oneri per la finanza pubblica, un Commissario straordinario resta in carica per la durata di un anno, prorogabile con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”.
Dunque, al di là del fatto che proprio lo scorso 29 maggio il Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco abbia compiuto i 65 anni d’età (evento che lo ha portato alla pensione), l’incarico di commissario per le bonifiche dell’area SIN di Taranto e Statte gli andava semplicemente rinnovato dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro dell’Ambiente. La nomina di Alfio Pini avvenne nell’ambito della seduta della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’11 gennaio 2013, con decreto non sottoposto a delibera del Consiglio e registrato presso la Corte dei Conti il 13 marzo 2013 (Reg. n. 2 Fog. n. 2). Poi, lo stesso commissario, con successivo decreto (Prot. 0000002) del 24 aprile 2013, nominò quale soggetto attuatore Antonio Strambaci. Dunque, l’incarico di un anno è ampiamente stato superato. Domanda: possibile che nessuno dei soggetti facente parte la Cabina di Regia sapesse che il ruolo di Pini come commissario e quello del soggetto attuatore da quest’ultimo nominato, scadesse dopo un anno e andasse rinnovato? Possibile che nessuno al ministero dell’Ambiente abbia il compito di ricordare al ministro in carica un appuntamento del genere, visto che delle vicende di Taranto se ne parla quasi ogni settimana da almeno due anni? Mistero.
Fatto sta che al momento resta tutto bloccato. Lo stop alla Cabina di Regia “congela” infatti l’uso dei 60 milioni di euro stanziati dalla Regione Puglia per gli interventi previsti per le cinque scuole del quartiere Tamburi, per il cimitero di San Brunone, per le attività in corso sulla falda profonda e per le progettazioni avviate nel territorio del comune di Statte. Per non parlare del fatto che proprio in questi giorni, la Cabina di Regia si deve esprimere studio realizzato da ARPA Puglia, in collaborazione con CNR, Politecnico di Bari e Conisma, sullo stato reale in cui versa il bacino del I seno del Mar Piccolo. Lo studio è diviso in due parti: la prima riguarda la “Predisposizione del modello di circolazione e risospensione dei sedimenti”, mentre la seconda riguarda “l’individuazione delle fonti ancora attive e le dimensioni del loro inquinamento”. Lo studio fornirà un modello concettuale sito-specifico del sito e una stima del “rischio” ambientale associata alle varie opzioni di intervento ed indicherà le superfici del Mar Piccolo (in ettari) oggetto del/degli interventi di bonifica e/o MISE (messa in sicurezza d’emergenza), per i quali l’accordo del 2012 ha previsto una spesa totale 21.000.000 di euro (Delibera CIPE del 3 agosto 2012 n. 87). Tutto ciò detto, è sin troppo chiaro che più di qualcosa non ha funzionato e non è andata nel verso giusto. Nella speranza che chi di competenza, possa rimediare quanto prima all’ennesima commedia sull’ambiente di Taranto.  G. Leone (TarantoOggi, 09.06.2014)

venerdì 5 luglio 2013

Seppelliti nella diossina!!

San Brunone, il cimitero dei veleni

Revocato da quasi due mesi il divieto di utilizzo dei campi di inumazione, causa forte inquinamento dei terreni, resta il problema della sicurezza dei necrofori che operano a stretto contatto con un suolo contaminato dai veleni della grande industria.
L’area del «San Brunone», infatti, adiacente all’Ilva, risulta fortemente compromessa dalla presenza di pcb, diossina e polveri minerali che mettono a serio rischio la salute del personale addetto alla tumulazione, attività per la quale si movimenta il terreno.
Con lo sblocco delle sepolture, la cooperativa sociale “L’Ancora”, che attualmente si occupa dei servizi cimiteriali di Taranto, ha dotato i propri lavoratori di un adeguato abbigliamento che impedisca il contatto con il terreno inquinato.
E ha distribuito mascherine con appositi filtri per evitare l’inalazione tossiche.
Ma ciò non basta a tranquillizzare i lavoratori che, nonostante questi accorgimenti, non si sentono protetti e temono di ammalarsi come già è successo in passato a molti loro colleghi, spiegano.
Tantomeno trova d’accordo i visitatori, che non possono avvicinarsi ai campi inagibili perché esposti ad un elevata concentrazione di diossina, dannosa per la salute tant’è vero che tecnicamente anche loro dovrebbero essere attrezzati ed indossare una mascherina per proteggersi dall’inalazione di sostanze nocive.
«Vogliamo mettere in luce il fatto che nel cimitero i lavoratori stanno facendo di tutto per mantenere una normalità che in realtà non c’è – rileva Ernesto Palatrasio, coordinatore provinciale Slai Cobas – lavorare su terreni inquinati con delle mascherine non è la soluzione al problema».
L’amministrazione comunale si affidò all’Asl per monitorare l’osservanza delle procedure anti-contaminazione al di fuori dei campi già inquinati.
L’Asl, a detta dei dipendenti de “L’Ancora” «propose di installare delle docce all’interno del cimitero e il più vicino possibile alle zone di inumazione. Ciò, per consentire ai necrofori di disfarsi immediatamente degli indumenti da lavoro e ripulirsi dalle sostanze inquinanti , prima di lasciare il posto di lavoro. Promesse disattese – denunciano i lavoratori – queste strutture ancora non sono state realizzate. Eppure, si continua a lavorare con sempre maggiori disagi – commenta Palatrasio – Sappiamo anche che il cimitero è stato inserito tra le priorità degli interventi di bonifica, però ancora non capiamo in cosa consista questa “priorità” in termini pratici. Vogliamo che ci sia un’attività effettiva. In questo senso abbiamo chiesto di incontrare il commissario delle bonifiche, Alfio Pini».
Più in generale, i Cobas chiedono anche misure di sostegno nei confronti del personale «vittima dell’inquinamento industriale. Ci sono problemi relativi alla presenza sul luogo di lavoro. Questa attività non può esser svolta per sei ore al giorno e si può ben capire che serve una riduzione dell’orario – argomenta infine il coordinatore Cobas mostrando le cartelle cliniche dei cinquantadue dipendenti – I lavoratori sono tutti a rischio, non possono più essere soltanto vittime di questa situazione. Troppo spesso le uniche notizie che abbiamo sono quelle di operai colpiti da malattie. È inaccettabile» chiude Palatrasio. (Corgiorno)

domenica 7 aprile 2013

Situazione cogelata!

Cimitero inquinato dall’Ilva le salme restano nel freezer

Cimitero inquinato e salme nelle celle frigorifero. Accade a Taranto, la città soffocata dai veleni industriali. Sono tre i defunti che non trovano pace da oltre venti giorni. Sono parcheggiati nei freezer del camposanto, in attesa che arrivino delle mascherine per i necrofori. Quei morti non hanno cappelle o tumuli e sono destinate a finire nei campi di inumazione. Proprio quelli in cui le analisi dell'Arpa hanno riscontrato la presenza di livelli inquietanti di diossina, pcb, piombo e berillio. Nessun pericolo per i defunti, ovviamente, ma il timore è per i necrofori che devono scavare il terreno contaminato dai veleni. La grana è scoppiata all'ennesima caratterizzazione dei suoli dei Tamburi, il quartiere che ospita il cimitero San Brunone e che confina con ciminiere, altiforni e acciaierie targate Ilva.
Nel camposanto i livelli di sostanze tossiche non sono diversi da quelli di tutto il quartiere, nelle cui aiuole ai bambini è vietato persino giocare. Così ci si è posti il problema della sicurezza dei necrofori. L'imbarazzante quesito è stato girato al medico del lavoro della cooperativa "Ancora", che si occupa delle inumazioni. E lui ha decretato che i lavoratori devono scavare muniti di una particolare mascherina, con filtri idonei ad evitare l'inalazione delle sostanze tossiche.
Le mascherine, quindi, sono state ordinate e nel frattempo le sepolture sono state congelate. A farne le spese quelle tre salme, ma soprattutto i loro familiari. C'è una donna che attende di
seppellire la madre dal 18 marzo. Sino a quando non arriveranno le mascherine, però, di seppellire l'anziana e gli altri due cadaveri non se ne parla nemmeno. "La risposta del medico del lavoro ci ha imposto di adottare questa soluzione" spiega Vito Giannini responsabile del cimitero. "Le mascherine dovrebbero giungere la prossima settimana  -  continua  -  e il problema sarà risolto".
In teoria i familiari dei defunti parcheggiati nei freezer avrebbero anche dovuto pagare per la sosta nelle celle frigorifero. La tariffa è di sei euro al giorno, ma almeno questa umiliazione sarà risparmiata. "Quello che sta accadendo non è addebitabile a loro e quindi non pagheranno nulla"  rassicura il direttore del cimitero. Fatto sta che il calvario delle salme parcheggiate a causa dell'inquinamento ha fatto il giro della città. E sotto tiro è finita la grande fabbrica dell'acciaio del presidente Bruno Ferrante, già nel mirino della procura da luglio quando il gip Patrizia Todisco bloccò gli impianti dell'area a caldo per disastro ambientale. (Repubblica)

mercoledì 6 febbraio 2013

Non c'è pace neanche al cimitero!

Anche i becchini contro l'Ilva. "Sommersi dal carbone, risarciteci"


I becchini di Taranto chiedono i danni all'Ilva. I 52 lavoratori della Cooperativa Ancora, che si occupa dei servizi di tumulazione delle salme nonchè di custodia, guardiania, sorveglianza serale e notturna, pulizia e sistemazione del verde nella necropoli di San Brunone di Taranto, a ridosso dei parchi minerali dello stabilimento siderurgico, chiederanno un risarcimento all'Ilva per i danni alla salute subiti a causa dell'inquinamento. Lo ha annunciato in una nota lo Slai Cobas per il sindacato di classe.
I lavoratori del cimitero di Taranto, che invocano più tutele e controlli sanitari, fanno presente di essere costretti ogni giorno a raccogliere polveri minerali tra i loculi, ma anche negli uffici e nel posto di guardia. A questo proposito è stato preparato un dossier sullo stato di salute dei lavoratori. Lo Slai Cobas aveva già manifestato l'intenzione di costituirsi parte civile nell'ambito del procedimento per disastro ambientale a carico dell'Ilva. (Repubblica)

martedì 18 settembre 2012

Non c'è pace neanche al camposanto

Ilva: Cobas, lavoratori cimitero esposti

(ANSA) - TARANTO, 18 SET - Anche i lavoratori che prestano la propria opera nel cimitero 'San Brunone' del rione Tamburi di Taranto sono esposti alle emissioni nocive dello stabilimento Ilva, ma nessuno sembra interessarsene. E' quanto denuncia lo Slai Cobas per il sindacato di classe, che domani terrà un presidio davanti al cimitero. Il coordinatore provinciale Ernesto Palatrasio fa presente che nel provvedimento del tribunale del Riesame viene evidenziata "una allarmante compromissione ambientale'' della zona.

mercoledì 13 gennaio 2010

AMIU... nessun rispetto neanche per i morti!

- Taranto, 13 gen. - I carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico, di Lecce hanno sequestrato a Taranto l'impianto di termodistruzione dei rifiuti cimiteriali, all'interno del locale cimitero, gestito dalla "Amiu spa". Il provvedimento e' scaturito a seguito di un controllo ambientale, effettuato dal Noe dopo diverse segnalazioni pervenute in relazione ad esalazioni maleodoranti avvertite in zona, e durante il quale i carabinieri hanno accertato che l'impianto era sprovvisto delle autorizzazioni provinciali al trattamento ed all'incenerimento dei rifiuti e di quelle relative alle emissioni in atmosfera. Nella circostanza, anche un locale di pertinenza del termodistruttore, utilizzato per il deposito di resti non umani derivanti dalla esumazione, costituiti da addobbi funebri ed indumenti, e' stato sequestrato. Il legale rappresentante della societa' che gestisce l'impianto e' stato segnalato alla procura della repubblica di Taranto per le ipotesi di reato che vanno dalla gestione di rifiuti pericolosi non autorizzata all' esercizio d'impianto che provoca emissioni in atmosfera in assenza delle prescritte autorizzazioni. (AGI)

domenica 4 novembre 2007

Questione di stile...

Una fontana al cimitero di Taranto: così l’ILVA si lava la coscienza
Inaugurata con il sindaco. Ma gli esperti dicono che la fabbrica ha ucciso troppa gente. È una 2° Seveso. Il sindaco: «L’azienda fornisce un servizio ai cittadini. Dov’è lo scandalo?»

 «L’ILVA offre, su richiesta del sindaco, le fontane per il cimitero così i nostri morti avranno acqua per i fiori. Ma molti di quei morti, compresi mia madre e mio marito, figli, mogli, mariti, mamme, papà, amici sono morti di tumore a causa di un inquinamento insostenibile dovuto alla presenza di grandi industrie che non hanno adeguato gli impianti, grazie al silenzio colpevole dei politici o, addirittura, ad interventi di alcuni di essi volti a varare leggi ad hoc. Un insulto alla memoria dei nostri morti e alla nostra vita».
Utilizza le parole del dolore mai sopito Paola D’Andria, presidente dell’Associazione italiana contro le leucemie i linfomi e il mieloma (Ail) di Taranto nel definire «vergognosa» la cerimonia inaugurale delle fontanelle in cui il sindaco Ippazzio Stefàno, pediatra, ex senatore del Pci, oggi di Rc viene ritratto con l’assessore all’ambiente e il dirigente dell’Ilva.
Nonostante l'Oms l'abbia dichiarata la città con «mortalità per neoplasie molto superiore alla media nazionale» e l'Agenzia regionale per l'ambiente (Arpa) dica che è come se a Taranto vi fossero state due Seveso. Nonostante le denunce fatte dall'Ail (che ha scritto a Prodi, Pecorario Scanio, Vendola, al sindaco, ai parlamentari italiani, europei), nonostante i comitati di cittadini che raccolgono firme per il referendum sulla chiusura dell’Ilva e gli appelli delle associazioniambientaliste - che l’Unità ha raccontato il7 ottobre scorso inun articolo dal titolo: «Così l’Ilva contamina intere generazioni».
La rabbia dei parenti degli operai morti per le malattie professionali: «L’azienda offre l’acqua per i fiori dei nostri cari... è una vergogna!» Stefàno risponde: "Vergognoso è non far nulla"
Articolo in cui Patrizio Mazza, primario dell’Ematologia Oncologica dell’ospedale Moscati di Taranto, affermava: «Se quella fabbrica non chiude si muore tutti». Gli studi condotti sulla diossina prodotta dall’Ilva infatti dicono che «oltre ad avere un impatto devastante sul sistema immune, può anche determinare una modificazione del Dna chese si verifica sulle cellule germinali dei giovani o dei bambini si trasmetterà alle generazioni successive, un danno genotossico trasmissibile ereditariamente».
E il sindaco cosa fa? Utilizza150 mila euro dell’Ilva per fare la rete idrica al cimitero. Mentre l'ex candidato sindacodi FI grida allo scandalo perché con quei soldi era meglio realizzare altre opere. A fronte dell'avvenuta scadenza definitiva del termine (DL n.372 del 4 agosto ‘99) fissato dalla Direttiva Europea il 30 ottobre 2007, secondo cui tutti gli impianti per continuare ad operare devono essere in possesso dell’AIA.
Fino ad oggi il proprietario, Riva, condannato più volte per inquinamento - la più recente nel febbraio scorso, a tre anni in primo grado con l'interdizione, sempre per tre anni, dall'attività industriale, condannato per aver confinato nella struttura fatiscente, palazzina Laf (caso tra i più citati fra gli studiosi di mobbing) oltre 50 dipendenti, poi ammalatisi di depressione, che non avevano voluto accettare di lavorare con mansioni e qualifiche inferiori a quelle precedenti - non ha fatto altro che chiedere il rinnovo dell'AIA avvertendo governanti di ogni colore che il rispetto deiparametri di Kyoto avrebbe comportato migliaia di licenziamenti. Ricatto a cui non ha invece ceduto il Friuli Venezia Giulia -Regione a statuto speciale - che infatti ha obbligato lo stabilimento Ilva di Trieste ad adeguarsi alle disposizioni europee, mentre il Governo Berlusconi per salvare quello di Taranto ha innalzato la soglia della diossina consentita.

Ippazzio Stefàno risponde: "Troppo disfattismo. Vergognoso è nn far nulla"
È un fiume in piena il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, che rivendica la scelta fatta e respinge ogni critica al mittente: «Dopo 15 anni diamo a chi va al cimitero la possibilità di riempire i portafiori alle fontanine eidisfattisti di professione gridano: Vergogna! Perché a dare una mano alla città, spontaneamente, é stata l'Ilva, mostro da combattere e da cui non accettare neppure il saluto mentre in passato sono stati accettati fiumi di soldi, mai destinati a opere utili o a chi ne avesse bisogno, e nessuno ha protestato! Oggi perché l'Ilva, che ringrazio per aver saputo cogliere il senso delmio appello, ha voluto rendersi utile, senza nulla in cambio, ci dovremmo "vergognare"?. Non lo accetto».
Fare del bene alla città che la ospita è fare profitto inquinando, contro la normativa europea? È ciò che lei chiama «nulla in cambio»? «Devo andare contro l’Ilva? Ma se non c’è la fabbriac, le famiglie chi le sfama? Inquina? Che la chiudano. Rivolgetevi a Provincia, Regione, Governo». Ma la salute non può sottostare al ricatto dell'occupazione. Comunque la vergogna sta nel fatto che le fontanelle sono state pagate da chi ha procurato molte di quelle morti. «Chisi deve vergognare é chinonfa nulla per la città, é chi mesta nel torbido e fa affari di nascosto o cambia idea a seconda del vento, e peggio ancora... ».
Grazie all'Ilva, dunque, niente più bottiglie di plastica, poi abbandonate, per portare l'acqua da casa, che, come dice il suo assessore all'ambiente, degradano e inquinano. Altro che nube tossica... «Filosofia! Qui la gente sopravvive. Senza il diritto ad un lavoro per vivere e non permorire. L'Ilva ringrazia la città che la ospita pagando le fontanelle per i suoi morti. Mentre, com'ènoto, i giovani chiedono raccomandazioni ai politici per un posto all'Ilva». (Fonte: L'Unità)