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martedì 22 settembre 2015

Scuole di serie P come polvere

Comunicato dei Cittadini e lavoratori liberi e pensanti

I bambini vanno difesi e tutelati

La “Dichiarazione di Ginevra dei diritti del fanciullo” dichiara, al secondo punto, che “il fanciullo deve beneficiare di una speciale protezione e godere di possibilità e facilitazioni, in base alla legge e ad altri provvedimenti, in modo da essere in grado di crescere in modo sano e normale sul piano fisico intellettuale, morale, spirituale e sociale in condizioni di libertà e di dignità.”
La difesa e la tutela dei bambini può e deve essere un obiettivo comune a tutti: genitori, istituzioni scolastiche e politica. E’ questo lo spirito che ci ha spinto a denunciare la situazione in cui versano le scuole elementari del quartiere Tamburi di Taranto, il rione a ridosso della zona industriale, forse più inquinante d’Italia, quello in cui, qualche tempo fa, un prefetto (ci pare) impedì l’apertura di un istituto superiore a causa dell’inquinamento. Evidentemente il nostro voler veder chiaro ha dato fastidio a qualcuno che si è sentito accusato, senza alcuna ragione, di negligenza.
L’iniziativa di ieri mattina presso la scuola Vico, maturata dopo le dichiarazioni del sindaco Stefàno al Convegno “Oltre l’Ilva”, in cui ringraziava il premier Renzi per l’attenzione riservata alla nostra città, aveva lo scopo di misurare quanto concreto fosse l’impegno del Governo. Abbiamo così scoperto che, contrariamente a quanto sostenuto dal sindaco, il Comune di Taranto, per realizzare questi lavori, che sono partiti in ritardo proprio per la mancanza dei fondi, ha anticipato un milione di euro in attesa che il Governo, che non smette mai di proclamare l’importanza di Taranto per tutta la nazione, restituisca la somma.
Nell’incontro con la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Deledda, a cui ha partecipato anche il responsabile dei lavori, è emersa, per la sede centrale, la questione della palestra non ancora completata e usata come deposito di materiale fino alla fine dei lavori. Abbiamo chiesto come mai non si sia pensato ad un prefabbricato da adibire a deposito ma ci è stato risposto che “costa troppo”. Tradotto, significa che, garantire ai bambini frequentati la scuola, il diritto di svolgere attività psicomotorie, indispensabile per una corretta crescita, è un costo troppo oneroso.
Abbiamo anche chiesto se chi ha stilato il progetto di questi lavori abbia posto “particolare curaper quanto riguarda la presa dell’aria esterna”, così come previsto dagli art. 5.3.13 e 5.3.14 del Decreto Ministeriale del 18 dicembre 1975 in materia di trattamento dell’aria esterna nelle zone con condizioni particolarmente gravi d’inquinamento atmosferico. Prevedevamo che la risposta sarebbe stata negativa, ma non immaginavamo che i nostri interlocutori non conoscessero per niente questa normativa.
Qualche articolo di giornale in cui si “ridicolizza” l’iniziativa di ieri e si afferma che i bambini non subiscono alcun disagio (come se la polvere di cui è pieno l’edificio, i rumori continui, la mancanza della palestra e del giardino esterno non fossero disagi) non ci fermerà anzi, così come abbiamo sempre fatto, andremo a fondo anche interpellando la Magistratura.

giovedì 13 agosto 2015

L'Ilva da i numeri: paradossi e risate "old Ilva style"!

Ripartenza Afo 1, benefici ambientali ed energetici  a seguito degli interventi Aia. 

Con la ripresa delle attività dell’ Altoforno 1, tornato in marcia da qualche giorno, ILVA stima i benefici che si otterranno sia dal punto di vista dell’impatto ambientale che da quello energetico a seguito degli interventi effettuati sull’impianto stesso. In merito alle direttive dettate dall’AIA, i lavori di condensazione vapori loppa, di depolverazione campo di colata e di depolverazione Stock House hanno rappresentato gli impegni migliorativi sul versante ambientale e verso una sostanziale ottimizzazione dei consumi energetici, invece, sono incentrate le attività effettuate sul sistema di recupero gas e sul rifacimento Cowper . Nel dettaglio, i lavori sulla condensazione vapori loppa permetteranno di ridurre le emissioni diffuse di acido solfidrico (H2S) da 67g H2S/tghisa a 1g H2S/tghisa. Ipotizzando una produzione giornaliera di ghisa pari a 5500 t/giorno, la stima del beneficio ambientale in termini di riduzione di emissioni della sostanza chimica, come riportato nella tabella seguente, diverrà considerevole.


Gli interventi sulla depolverazione campo di colata permetteranno, inoltre, di aumentare il rendimento dei sistemi di captazione a monte del sistema di filtrazione tale da ridurre le emissioni diffuse e convogliate, come rimarcato in tabella:


Un altro intervento realizzato in Altoforno 1 è rappresentato dal nuovo sistema di depolverazione Stock House. L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni a carattere diffuso tramite il miglioramento della captazione della parte alta dei sili di caricamento delle Stock House. Come si evince dalla tabella di seguito, è stimato il rispetto del valore limite di emissione convogliata di 10 mg/Nm3, previsto nel riesame AIA, in sostituzione del limite di 40 mg/Nm3.


Per ciò che concerne gli interventi favorevoli all’ottimizzazione energetica, la ristrutturazione del sistema di recupero gas di altoforno permetterà il riciclo di una maggiore quantità di gas AFO disponibile alle centrali termoelettriche. Si eviterà, così, l’utilizzo di azoto necessario per la depressurizzazione. Il rifacimento del Cowper 14 consentirà, invece, un miglioramento dell’efficienza termica degli stessi Cowper con conseguente innalzamento della temperatura del fluido necessario alla marcia dell’altoforno con conseguente riduzione del fabbisogno energetico dell’altoforno (agenti riducenti). (Ilva)

martedì 26 maggio 2015

Inciviltà d'alto livello

Vota Antonio La Trippa: storie da una campagna elettorale

 
Comunicato stampa di Ammazza che Piazza
 
In questi giorni ci troviamo a subire l’ultima settimana di fantomatiche promesse ; 19 liste per 7 candidati alla carica di presidente della regione Puglia e 133 personaggi politici reclutati nelle varie liste anche sul territorio tarantino per la propaganda , volantini elettorali che volano a pacchi sull’asfalto dai finestrini delle auto, radio, giornali e televisioni invase da messaggi elettorali e per finire manifesti elettorali attaccati ovunque .
Vorremmo capire dove sono andati a finire gli addetti della polizia municipale del comune di Taranto, ATTENTI e RESPONSABILI, che multarono Ammazza che piazza con ben 8.000 euro, e che oggi consentono a questi personaggi politici il LOCANDINAGGIO SELVAGGIO.
Ma soprattutto con quale spirito i cittadini di Taranto dovrebbero dirigersi alle urne, in una città dove la politica ha praticamente FALLITO, portando il comune in dissesto e dimostrando di essere incompetenti nelle tematiche ambientali e nello sviluppo del territorio ?
Il nostro è un sistema politico corrotto , da destra passando per il centro fino a sinistra, come compare anche nelle ultime indagini di AMBIENTE SVENDUTO che vede coinvolta nel MALAFFARE la politica locale, regionale fino ai vertici nazionali , enti e agenzie di controllo ambientale , agenti della polizia di stato (sezione digos) , dirigenti ,imprenditori, personaggi pubblici , A DISCAPITO DELLA SALUTE E DEL LAVORO, creando una ragnatela fitta che è arrivata a manipolare una città intera per anni, consentendo la fortuna di pochi imprenditori e la MORTE di una comunità intera.
Un sistema di mala politica che è ancora presente sul territorio e che ha portato la città di Taranto alla desertificazione, riducendo il numero di abitanti nel giro di pochi anni da 210.000 a 180.000 abitanti , con ben 30.000 concittadini costretti ad andare via nel giro di qualche anno , per cause di malattia , per lavoro e per studio, oltre a chi ha pagato con la vita.
Ancora una volte ci sono problematiche come la mancanza di idee alternative all’industria, la mancanza di adeguate strutture sanitarie per far fronte all’emergenza malati , le linee ferroviarie ridotte, lo scalo aereo di Grottaglie condannato all’inutilità, l’ archeologia occultata , il turismo negato, le università mal gestite e il deturpamento del territorio, che vengono USATE dalla nostra classe politica in campagna elettorale e poi affrontate una volta occupate le poltrone con la COMPLETA ASSENZA.
Quindi concludiamo con questa citazione, invitando la cittadinanza a riflettere, e a capacitarsi che alla fine le campagne elettorali sono solo parole e discorsi fatti, e che il cambiamento di una collettività parte noi tutti dal nostro impegno come cittadini attivi e non da una delega altrui.
Se fai parte di una società che vota, allora vota. Forse non ci saranno candidati e decisioni per cui votare... ma senza dubbio ce ne saranno di quelli contro cui vorrai votare. Nel dubbio, vota contro. (Robert A. Heinlein)
AMMAZZA CHE PIAZZA

sabato 24 gennaio 2015

Il terrorismo non è solo quello dei mitra e dei coltelli


TARANTO SVEGLIATI, SINDACO DIMETTITI


Comunicato stampa del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Qualcuno sta facendo un brutto gioco. Siamo solidali con i lavoratori, che da mesi non percepiscono stipendio ma non possiamo permettere che vengano bloccate le arterie principali della città. Chiediamo le dimissioni del sindaco per incompetenza amministrativa. È gravissimo che abbia consegnato le chiavi della città a pseudo lavoratori (di cui invitiamo a verificare la reale operatività aziendale) che poi, guidati da sindacalisti pensionati, hanno bloccato la città. Sono incredibili i parallelismi con quanto accadde nell'estate del 2012 per ricattare la magistratura. Come allora, non è stato proclamato lo sciopero ma i lavoratori sono stati messi in libertà. Contemporaneamente, le aziende indispensabili all'attività dell'Ilva non si sono fermate un giorno, dai trasporti al servizio mensa. È lo stesso ricatto di tre anni fa con la città presa in ostaggio.
Cosa fare allora? Noi invitiamo tutti i lavoratori dell'indotto a proclamare uno sciopero e ad andare ad occupare la fabbrica. Saremo al loro fianco per pretendere l'unico decreto utile per salvare davvero le sorti della città e degli operai: un decreto salva lavoratori e quindi salva Taranto. L'unica soluzione è il fermo di tutte le fonti inquinanti, il finanziamento delle bonifiche con l'impiego di tutti gli operai dell'Ilva e dell'indotto. Non si facciano più strumentalizzare dai sindacati, dai politici e dagli imprenditori che vogliono solo manipolarli affinché l'Ilva continui a produrre senza alcuna solida prospettiva economica (e sostenibilità ambientale).
Ricordiamo che dall'ultimo decreto sono spariti la copertura parchi e il rifacimento dell'Afo 5. È un segnale eclatante di cosa si voglia che accada in quello stabilimento. Perché allora continuare a farsi strumentalizzare da chi gioca continuamente al ribasso? Perché i vostri attuali capi sindacali non vi permettono di spostare nella fabbrica la vostra protesta visto che le aziende è da essa che avanzano soldi e non dalla città?
Date una risposta a queste domande e capirete molte cose di ciò che sta accadendo a Taranto, facendovi pagare un prezzo altissimo. Osservate i movimenti di certi partiti e personaggi della politica che aspirano avidamente a un risultato pieno alle prossime elezioni regionali.
Il Comitato nei prossimi giorni consegnerà provocatoriamente al primo cittadino un mazzo di chiavi, simbolicamente di un monastero, un pacco di buste per lettere e una penna. Il nostro sarà un esplicito invito al Sindaco a dimettersi immediatamente e andarsi a chiudere laddove non possa più nuocere a nessuno.

giovedì 30 ottobre 2014

Controentusiasmo (razionale..)

Comunicato stampa del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

«Il miliardo di euro sequestrato, una volta concluso il processo, doveva risarcire lo Stato del danno erariale causato dai Riva. Se si usano questi soldi per applicare l'AIA del siderurgico è evidente che non ci sarà alcun risarcimento per le casse pubbliche» «Era il 14 maggio del 2013 quando circa 1 miliardo di euro in prodotti veniva dissequestrato con la scusante che “senza quei soldi non si poteva applicare l’AIA”. A distanza di un anno e 5 mesi, accompagnati da minacce e ricatti nei confronti di cittadini e lavoratori, la situazione in fabbrica e fuori è notevolmente peggiorata. Il GIP di Milano, Fabrizio D’Arcangelo, ha accolto la richiesta che il commissario straordinario Piero Gnudi ha avanzato lo scorso 11 settembre 2014. Oggi come allora, 1,2 miliardi di euro vengono “restituiti” per essere destinati interamente all'applicazione dell'AIA. Nulla di questa somma sarà destinato alle bonifiche; neanche un euro per risarcire Taranto, una città massacrata dall'inquinamento, anche dell'Ilva. La notizia del dissequestro di queste somme è stata presentata come una conquista!! Aggiungi un appuntamento per oggi il commissario Gnudi,una parte di politici,l'associazione degli industriali ionici,alcune organizzazioni sindacali e perfino legambiente urlano vittoria...ma tra le righe dichiarano a voce unanime che "ADESSO SI PUO CONTINUARE A SPERARE". Beh, certamente.. a TARANTO le "certezze" sono un optional...dobbiamo vivere di "speranze". L'unica CERTEZZA è l'aumento dei tumori infantili al 21%...ma nessuno ovviamente dei "soddisfatti" ne parla. Analizzando quindi la "nuova notizia", ci sorgono spontanee alcune domande: Quando sarà materialmente disponile la somma dissequestrata? In quale dei paradisi fiscali sono state nascoste queste somme sequestrate sulla carta alla famiglia Riva? A quanto ammonta il debito che l’ILVA ha accumulato fino ad oggi considerando il prestito ponte, le pendenze verso le ditte d’appalto, le spese di gestione ecc…? Siamo sicuri che i Riva non ricorreranno in appello E cosa accadrebbe qualora un giudice in appello invertisse la decisione? Se la "crisi di liquidità" è tale che anche questo mese si paventa la mancanza dello stipendio, credono davvero "lor signori" che il problema sia risolto e che si può stappare qualche bottiglia? L'apoteosi della contraddittorietà, però, viene raggiunta se si considera l'assoluta divieto dell'Unione Europea a ogni forma di aiuto di Stato alle imprese private. Troppo spesso si dimentica, infatti, che per quanto commissariata ,l'Ilva è una azienda privata. Il miliardo di euro sequestrato, una volta concluso il processo, doveva risarcire lo Stato del danno erariale causato dai Riva. Se si usano questi soldi per applicare l'AIA del siderurgico è evidente che non ci sarà alcun risarcimento per le casse pubbliche. Si sta a tutti gli effetti usando i soldi dei cittadini. A tutte le domande precedenti, dunque, ne aggiungiamo ancora un'altra: è legittimo un tale aiuto di Stato a una impresa privata? Diverso sarebbe stato se le risorse fossero destinate alle bonifiche e alla riqualificazione ambientale del territorio, devastato anche dall'Italsider pubblica negli anni passati. A nostro avviso, questa ulteriore concessione è la conferma che in questo territorio la “vendita di fumo” continua imperterrita».
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Comunicato stampa di Angelo Bonelli
«Ci sono consiglieri comunali, parlamentari che hanno esultato per lo sblocco del 1,2 miliardi di euro sequestrati ai Riva affermando che è stato applicato “il principio chi inquina paga”!
Ma applicare l'AIA negli impianti di proprietà degli stessi Riva non è applicare il principio chi inquina paga! Mai sciocchezza così grande era stata pronunciata! Nessun principio chi inquina paga è stato applicato, perchè quei soldi non saranno utilizzati per fare le bonifiche nelle aree contaminate, nei terreni agricoli interdetti al pascolo perché inquinati dalla diossina. Quei soldi non saranno utilizzati per disinquinare il mare e le falde, per risarcire agricoltori, allevatori , mitilicoltori e chi ha subito danni alla salute o la perdita dei propri cari. Il principio chi inquina paga non è stato applicato e chi lo dice o è in malafede o deve tornare a studiare. Rimettere a posto gli impianti a norma era un obbligo di legge che i Riva non hanno mai fatto perché così hanno aumentato i profitti,ma così facendo le terre,le acque di Taranto e la vita dei tarantini sono state contaminate. Sia chiaro mettere a posto gli impianti dei proprietà dei Riva con i soldi dei Riva non è applicare il principio chi inquina paga, perchè le terre, le acque e la vita di Taranto continua ad essere disseminata di veleni!».

lunedì 4 agosto 2014

Pecorelle smarrite (di brutto!)

Il Comitato per Taranto prende le distanze da questo comunicato provocatorio e gratuitamente offensivo distribuito da Ugo Carone e Biagio De Marzo.
Sebbene quest'ultimo, anni fa, sia anche stato componente del Comitato e addirittura presidente di una delle maggiori reti associative ambientaliste locali, non si riesce a capire il suo attacco ad immaginari "estremisti radicali" usciti dalle retoriche industrialiste più becere.
Non capiamo neanche la sua associazione ad uno dei torbidi ex-assessori all'ambiente della città all'epoca del massimo picco di inquinamento mai registrato e del più grande livello di collusione istituzionale e politica con le grandi industrie devastanti. Tra l'altro, una persona in evidente conflitto di interesse per la sua attività professionale.
Ci dispiace molto registrare questa plateale defaillance.
Non occorre aggiungere nulla riguardo ai contenuti del comunicato, basati sulla credibilità dell'ENI, una compagnia petrolifera che qui si è distinta per il ricatto occupazionale e la distruzione di ogni risorsa ambientale e culturale in tutta l'area circostante la sua mefitica e tossica attività.
Ci spaventa la sottomissione di De Marzo a queste logiche apocalittiche e all'ennesima operazione di divisione e contrapposizione dei tarantini di fronte a strade già tragicamente sperimentate.
Una brutta macchia che annebbia il ricordo di una persona che volle partecipare alla costruzione di un nuovo futuro per la città.
Resta la speranza che la via di Damasco non sia smarrita per sempre.



TEMPA ROSSA  - IL  SILENZIO DELL’ENI
 
L’ENI è una multinazionale nel settore petrolifero e deve ragionare ed operare in un mercato che vede la presenza di colossi mondiali come Esso, Shell, Total che hanno un bilancio superiore a quello dello Stato italiano. Pur non essendo del tutto al loro livello, ENI opera con successo in campo internazionale: a) aggiornando di continuo le proprie attività, produttive, industriali, logistiche, commerciali, ambientali; b) diversificando verso attività connesse (trasporto di combustibili attraverso oleodotti o gasdotti internazionali, trasporti navali) ed entrando in settori affini come la chimica, la produzione e vendita di energia elettrica, la logistica.
A Taranto l’ENI ha un sito centrato su una grande raffineria che, ovviamente, deve rispondere alle leggi del mercato e confrontarsi con la concorrenza, in un mondo con libera circolazione delle merci.
La crisi mondiale ha provocato un calo di domanda dei  prodotti del petrolio, con gravi ripercussioni specialmente per la raffinazione. L’ENI, in Italia, ha registrato gravi perdite che indurranno alla chiusura di alcune raffinerie nazionali. Per il sito di Taranto, accreditato di un notevole potenziale, l’ENI, nel tempo, ha presentato progetti di nuove iniziative per migliorare la situazione economica, adottando, però, la miope “tecnica del carciofo” (un tema alla volta) invece di presentare l’intero pacchetto con una visione di largo respiro. Messa la sordina sul raddoppio della raffineria, un primo progetto riguardava la produzione di energia elettrica da metano da realizzarsi attraverso la sostituzione della vecchia centrale elettrica di Enipower, che alimenta la raffineria, con una centrale di nuova generazione e molto più potente di modo che fosse possibile immettere nella rete elettrica nazionale il surplus di energia rispetto alle esigenze della raffineria. Un secondo progetto, denominato Tempa Rossa, riguardava il grezzo estratto in Basilicata da trasportare in oleodotto fino al pontile ENI di Taranto da allungare e da imbarcare su petroliere.
Entrambi i progetti sono stati valutati positivamente dai Ministeri romani, dalle Regioni interessate e dagli Enti locali ad eccezione del Comune di Taranto il cui Consiglio comunale si è espresso negativamente all’unanimità.
Il progetto della nuova centrale ora è “in sonno”; Enipower si è dissociata dall’affare; la vecchia centrale ancora attiva, è tornata di proprietà della raffineria e ne seguirà le sorti.
Per Tempa Rossa è fissata una riunione generale, petrolieri inclusi, a Roma, a settembre, per trovare una soluzione definitiva su un progetto di grande importanza strategica ed economica, poiché non è verosimile che il grezzo venga lasciato nelle viscere della Basilicata, con i pozzi già pronti per estrarlo.
Anche in questo caso, come per l’Ilva, si è di fronte alla contrapposizione tra interessi strategici ed economici nazionali e aspettative territoriali focalizzate sul timore di pericoli sanitari ed ambientali, parecchio strumentali ed immotivati rispetto a quanto registrato in 50 anni di vita di una raffineria ben più complessa di un semplice terminale petrolifero.
Con la crisi attuale, Tempa Rossa sarebbe  accolta a braccia aperte in altre città. A Taranto, invece,  si è in presenza di molteplici manifestazioni contro quel progetto, ultima la contestazione ambientalista della manifestazione organizzata da Confindustria Taranto per il superamento degli attuali blocchi alle grandi industrie di Taranto.
Il motivo del diniego comunale nasce da una situazione particolare: la paura della popolazione nei confronti della grande industria. Le persone sono impaurite per quanto si è appreso a seguito dell’intervento della magistratura nei confronti del Siderurgico. Su questioni di tanta gravità il populismo impazza, soprattutto in un contesto generale poco preparato tecnicamente e poco propenso a valutare prospetticamente le conseguenze delle proprie posizioni.
Emerge anche il grave errore commesso da ENI. Ha sottovalutato le difficoltà in cui si trova da anni la città di Taranto e non ha fatto quanto poteva, sia in termini di comunicazione che di contenuti, rassicurazioni e benefici supplementari.
Il governo della città appare alla mercé degli estremismi radicali. Classe dirigente in senso lato ed Istituzioni ignorano (o sottovalutano) le notizie che rimbalzano sulle pubblicazioni economiche internazionali e che fanno ormai di Taranto una “città off limits”, dove nessun imprenditore internazionale verrà a insediarsi.
Impressiona anche l’attuale silenzio assoluto di ENI. Si può azzardare una risposta alla domanda sul perché di tale silenzio. Convinta che non possa cambiare il parere negativo dell’Amministrazione comunale condizionata dagli estremismi radicali, ENI non punta più a realizzare a Taranto l’ipotizzato polo strategico ed aspetta di essere “rifiutata e cacciata via” dalla città. La raffineria, senza aggiornamenti, sarà obsoleta e definitivamente fermata in pochi anni. Impedito l’arrivo di Tempa Rossa a Taranto, oleodotto e pontile saranno abbandonati. Il grezzo della Basilicata sarà estratto comunque e, aggiungendo un tratto all’oleodotto esistente, sarà inviato in un altro porto, ionico o calabrese che sia, che non ha i problemi di Taranto. In tal modo, nessuno potrà dire che ENI “ha abbandonato una realtà ad altissimo potenziale, umano, sociale, impiantistico, portuale, in Italia, in casa propria, nel centro del Mediterraneo”: una vera follia, tranne che per i pochi o tanti tarantini che stapperanno spumante, inneggiando all’impoverimento della città.
 
Dr. Vittorio Ugo Carone, già petroleum refining engineer, chimico di porto, assessore ambiente del Comune di Taranto (anni ’90).
Ing. Biagio De Marzo, già ufficiale di Marina, dirigente industriale, presidente di Altamarea

sabato 10 maggio 2014

Il degrado quotidinano protocollato!

COMUNICATO STAMPA
10 maggio 2014
Conferenza stampa degli abitanti della città vecchia di Taranto.






Sono passati più di ottant’anni da quando, con un colpo di piccone, il regime fascista inaugurò la politica di distruzione del centro storico di Taranto, mascherandola con le esigenze del “risanamento”. La demolizione del pittaggio Turripenne, insieme al quale caddero a centinaia, case, slarghi, postierle, vicoli e chiese, rappresentò piuttosto l’esigenza di svuotare l’isola del suo contenuto umano e sociale più formato e combattivo, dove più forti erano il radicamento territoriale e la coscienza popolare. Politiche che anche nell’era democratica, purtroppo, non hanno mancato di sferrare i loro colpi mortali all’isola, con la diaspora degli abitanti della città vecchia costretti ad emigrare verso altri quartieri dormitorio in seguito ai crolli (tra tutti quelli di Vico Reale nel 1975 e, non ultimo, quello di vico Fanuzzi previsto ormai da anni in seguito ad una richiesta protocollata in data 15 ottobre 2012 – documento e foto in allegato - ) e l’abbandono coatto di pesca, tradizioni, socialità, memoria storica.

Questa operazione giunge sino ai giorni nostri con interventi di cosiddetto “restauro urbano”: dai Piani Urban alla cosiddetta “Rigenerazione Urbana” nulla, infatti, rimane dei roboanti proclami di recupero ambientale e socio culturale del centro storico e, nel mentre si continuano a sostenere scellerati progetti di ampliamento ad est (da Sircom al San Cataldo passando per Cimino - Auschan), la città vecchia continua a crollare pezzo dopo pezzo, i suoi vicoli ad essere murati, il suo enorme patrimonio storico artistico e culturale ad essere disperso o svenduto.

A causa dell’abbandono e del degrado delle condizioni urbanistiche e architettoniche dell’isola e a causa dell’interruzione di acqua pubblica per molte ore della giornata, gli abitanti della città vecchia denunciano le precarie condizioni igieniche nelle quali vivono -  peggiorate dalla presenza di animali e insetti - richiedendo attenzione su una situazione costretta a degenerare.

A nulla servirà il monumento bronzeo celebrativo al carabiniere, voluto da Sindaco e Giunta Comunale per riportare il senso dello Stato e della legalità tra i vicoli, interpretando i sentimenti di non si capisce quale popolazione. Soldi pubblici sprecati, in questo particolare momento storico ed in un quadro talmente emergenziale, per un’opera che appare tanto incomprensibile quanto inutile. La volontà popolare si esprime a sfavore della suddetta opera proponendo di reinvestire quei soldi in opere di riqualificazione, seppur minime, della piazza retrostante la chiesa di San Giuseppe laddove emerge la necessità di avere spazi di aggregazione di socialità ad oggi inesistenti o inutilizzati:  i campi da calcio della San Giuseppe e il teatro della chiesa potrebbero ritornare ad essere vissuti e gestiti dalla popolazione.
E’ volontà popolare che i campi di calcetto siano aperti per più ore durante la giornata e che l’accesso sia gratuito per i bambini che non hanno altri spazi per giocare. È volontà popolare riqualificare il teatro della chiesa utilizzandolo quotidianamente come luogo di socialità per tutte le età e nel quale poter realizzare attività ludiche e ricreative.

PER LA REALE RIGENERAZIONE DEL QUARTIERE I SOLDI PUBBLICI DEVONO ESSERE INVESTITI SECONDO LA VOLONTÀ POPOLARE.

I cittadini e le cittadine della città vecchia di Taranto contro l’abbandono e il degrado dell’isola.

giovedì 24 aprile 2014

Diabete e diossine? Parliamone!

Contro il diabete alimenti "dioxin free" e bonifica del territorio

   Oggi a Taranto si svolgono screening gratuiti contro il diabete nell'ambito della campagna "visitiamo la tua città".
   Cogliamo l'occasione per evidenziare un aspetto non ancora affrontato e discusso con la sufficiente attenzione: il possibile nesso fra diabete e diossine.
   Le diossine sono in grado di esercitare un effetto tossico sul sistema immunitario con effetti di depressione delle difese immunitarie. Nell’animale e nell’uomo è stata dimostrata la capacità delle diossine di interferire con il sistema endocrino (tiroide, sistema riproduttivo). Sono oggetto di studio gli effetti nocivi a livello epatico, sull’induzione dell’endometriosi, sugli effetti neurotossici, sull’induzione del diabete mellito. (1)
   Quando si parla di diossine si è fatto spesso riferimento in questi anni soprattutto all'effetto cancerogeno. Più si è esposti a elevate concentrazioni e più elevata è la probabilità di sviluppare linfomi, tumori al fegato, alla mammella e alla tiroide. Recentemente è stata evidenziata in città la correlazione fra endometriosi e diossina.
   Ma ancora poco noto è il possibile legame della diossina con il diabete di tipo 2 (patologia squisitamente endocrina).
   Le diossine, come anche i PCB, sono infatti "interferenti endocrini".
   In anatomia il sistema endocrino è un apparato che comprende l'insieme delle ghiandole e delle cellule che secernono nel sangue gli ormoni.
   Gli studi effettuati hanno evidenziato la complessità dei possibili rischi ambientali e sanitari associati agli interferenti endocrini, riguardanti sia la salute riproduttiva, sia lo sviluppo e la funzionalità del sistema nervoso e immunitario, sia la modulazione del rischio di patologie tumorali. (2)
   A Seveso, ma anche in Giappone, a Taiwan, in Svezia, negli Stati Uniti, in Belgio, è stato riscontrato un aumento dei casi di diabete mellito tra i soggetti contaminati dalla diossina, specie tra le donne. (3)
   Diversi studi epidemiologici hanno evidenziato una possibile correlazione fra esposizione alle diossine e insorgenza del diabete di tipo 2, che è il più diffuso. Nonostante ciò, gli effetti delle diossine sulla funzione secretoria delle cellule beta del pancreas non sono stati ancora studiati in maniera approfondita. (4)
   Gli studi fino ad ora effettuati dimostrano che all’aumentare della dose di TCDD (il congenere più tossico fra le diossine), si osserva un progressivo declino della sopravvivenza cellulare delle cosiddette cellule beta pancreatiche, quelle che secernono l'insulina, che è l'ormone regolatore dei livelli di glucosio nel sangue. In particolare, una drammatica riduzione della sopravvivenza cellulare si verifica in seguito all’esposizione a dosi di TCDD elevate. (5)
   Fino a ora è stata posta molta attenzione agli stili di vita nella prevenzione del diabete. Riteniamo tuttavia che sia giunto il momento di avviare una strategia di prevenzione che si concentri anche sull'inquinamento ambientale e quindi sull'esposizione alle molecole che interferiscono con il sistema endocrino, come le diossine e i PCB, sostanze che, come è noto, entrano nel corpo umano soprattutto attraverso l'alimentazione.
   In tal senso occorre avviare una bonifica del territorio di Taranto, pesantemente contaminato dalle diossine, e definire al più presto un marchio "Dioxin Free" per i prodotti controllati, come da tempo PeaceLink ha richiesto.

Alessandro Marescotti - Presidente di PeaceLink
Fulvia Gravame - Responsabile nodo PeaceLink di Taranto

--- Fonti di riferimento ---
(1) Arpa Veneto http://www.arpa.veneto.it/glossario_amb/htm/diossine.asp
(2) "La sorverglianza dell'esposizione a interferenti endocrini" http://www.governo.it/biotecnologie/documenti/interferenti_endocrini.pdf
(3) FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) http://alimentazione.fimmg.org/approfondimenti_mese/2009/gennaio/effetti_diossine.htm
(4) Luisa Martino, "Meccanismi della tossicità acuta della diossina in cellule INS-1" (tesi di laurea) http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=15645
(5) Meccanismi della tossicità acuta della diossina in cellule INS-1 http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=15645
(6) PeaceLink: "Dioxin Free si classifica primo progetto in Italia" http://lists.peacelink.it/news/2012/04/msg00019.html

venerdì 14 febbraio 2014

Le minacce urlate nel secchio

Ilva, dopo il decreto: è tempo di indicazioni chiare e di atti concreti.

L'interesse manifestato nei confronti dell'Ilva da parte del gruppo franco-indiano Arcelor-Mittal e, secondo quanto dichiarato dal sub commissario dell'Ilva Edo Ronchi, da altri gruppi industriali, può essere una buona notizia per Taranto se arriverà a tradursi, complessivamente, nell'arrivo delle risorse finanziarie necessarie ad applicare finalmente quanto previsto dall'A.I.A. e a modificare il ciclo produttivo riducendo l'utilizzo degli impianti che hanno maggiore impatto sull'ambiente e la salute dei cittadini di Taranto.
L'annuncio arriva a pochi giorni dalla conversione in legge del decreto su Terra dei Fuochi e Ilva, che ha sancito l'ennesimo slittamento in avanti dei tempi previsti dall'ultima A.I.A. e dal precedente decreto; slittamento determinato, con tutta evidenza, dalla mancanza delle risorse finanziarie necessarie che l'Ilva –da sola- non è in grado di generare. Le prime nuove scadenze sono il 28 febbraio per il Piano Ambientale e il 15 aprile per il Piano Industriale: il loro sforamento è semplicemente inconcepibile e dall' assoluto rispetto di entrambe passa la possibilità che nei tarantini torni a fare capolino la fiducia nella possibilità di porre davvero fine ad una storia infinita di danno alla salute e inquinamento ambientale, attraverso il risanamento dello stabilimento.
Entro queste date le voci e le ipotesi su un diverso assetto produttivo dell'Ilva, con il ridimensionamento dell'area a caldo e l'utilizzo di altre tecnologie produttive, più rispettose per la salute e l'ambiente, dovranno trovare conferma in ipotesi concrete ed uscire dal novero delle indiscrezioni e delle dichiarazioni d'intenti.
Non è un fatto marginale, ma il fulcro di qualunque ragionamento sul futuro dell'Ilva e, quindi, di Taranto. Abbiamo detto più volte che la produzione di 8 milioni di tonnellate annue, autorizzata dall'attuale AIA, non è compatibile con la piena e certa salvaguardia del diritto alla salute se realizzata sulla base esclusiva dell'attuale ciclo produttivo. Vanno in questa direzione anche le indicazioni date da ARPA Puglia nella sua valutazione di danno sanitario. L'utilizzo del metano e del ferro preridotto può consentire di mantenere quella capacità produttiva: in mancanza, continuiamo a ritenere necessario che essa venga ridotta entro limiti che garantiscano la compatibilità con la salute e con l'ambiente.
Il Piano Industriale non potrà quindi non fare luce sul buco nero con cui ci si scontra fin dal primo momento: l'entità delle risorse necessarie per attuare l'AIA e modificare il ciclo produttivo. Su questo aspetto il decreto interviene in maniera fortemente innovativa, delineando un percorso e strumenti a disposizione del Commissario per il loro delle risorse suddette: l'effettiva efficacia di tali misure non potrà però che essere valutata entro la fine dell'anno in corso, secondo quanto previsto dal decreto stesso.
Ma il 2014 non può essere un anno di attesa: la credibilità dell'azione di risanamento passa tutta attraverso la concreta attuazione, anche nell'anno in corso, degli interventi previsti dall'AIA. L'indicazione contenuta nel decreto circa la necessità che siano stati avviati, entro la data di approvazione del Piano Ambientale, gli interventi necessari ad ottemperare almeno all'80% del numero complessivo delle prescrizioni dell'AIA ha, con tutta evidenza, il solo valore di salvaguardare la struttura commissariale da ritardi ad essa non addebitabili, ma nessuno può pensare di utilizzarla per affermare che "siamo a buon punto: si coprirebbe solo di ridicolo.
C'è bisogno di sapere cosa verrà concretamente realizzato quest'anno.
A partire dalla copertura dei parchi minerali, una questione che noi, ma crediamo buona parte dei tarantini, consideriamo essenziale per comprendere se davvero si procede in direzione del risanamento o se si sta solo prendendo - e perdendo - tempo. Perché le polveri dei parchi impattano in modo inaccettabile sulla vivibilità della città, a partire dal quartiere Tamburi. Perché l'entità della spesa quantificata dal Commissario è tale che la copertura può essere attuata sulla base delle risorse attualmente disponibili. Per questo non va perso un solo giorno da nessuno dei soggetti, a vario titolo, interessati. La copertura dei parchi minerali è il simbolo dell'Ilva che cambia davvero. O che rimane, tragicamente, uguale
La certezza dei tempi di attuazione degli interventi previsti dall'AIA, unitamente al puntuale monitoraggio della qualità dell'aria e delle altre matrici ambientali, ed alla verifica dell'efficacia delle misure adottate, costituiscono una necessità assoluta.
Legambiente Puglia - Legambiente Taranto

martedì 10 dicembre 2013

Legambiente fa il punto della situazione

Decreto ILVA: inaccettabile l'ulteriore allungamento dei tempi per l'adozione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria

Lo schema del Piano è stato reso pubblico l'11 ottobre 2013, circa un mese dopo la scadenza indicata dalla  legge 89 per la sua predisposizione e proposta al Ministro dell'Ambiente, (il termine indicato nella L. 89 è sessanta giorni dalla nomina del comitato di tre esperti incaricati della redazione).
L'11 novembre è scaduto il termine per la presentazione di eventuali Osservazioni, che avrebbero dovuto essere valutate dal comitato ai fini della definitiva proposta entro il termine di centoventi giorni dalla nomina del comitato stesso.
Dalla data di presentazione della proposta definitiva, sempre secondo la legge 89, decorrono i 15 giorni entro i quali il Piano, che equivale a modifica dell'A.I.A. - limitatamente alla modulazione dei tempi di attuazione delle relative prescrizioni - andrebbe approvato con decreto del Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Regione competente.
L'art. 7 del nuovo Decreto Ilva,  in esame in Parlamento,  stabilisce che la proposta del Ministro dell'Ambiente sia formulata "non oltre quarantacinque giorni dal ricevimento della proposta del comitato di esperti" e che il Ministro dell'Ambiente, al fine della formulazione della proposta, acquisisca il parere del Commissario straordinario e quello della Regione competente (da rendere entro sette giorni dalla richiesta, decorsi i quali la proposta del Ministro può essere formulata anche senza i pareri richiesti).
Lo stesso articolo indica inoltre che il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria sia approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'Ambiente, entro quindici giorni dalla proposta e comunque entro il 28 febbraio 2014.
Di fatto, senza alcuna motivazione, i tempi di adozione del Piano vengono posposti, rispetto alle indicazioni originarie, di oltre tre mesi.
Allo stato, tra l'altro, la proposta definitiva del comitato degli esperti non è stata resa ancora nota. (Legambiente)Pur considerando il ritardo conseguente alla pubblicizzazione solo in data 11 ottobre dello schema del Piano, riteniamo che, decorso ormai quasi un mese dalla scadenza del termine previsto per l'invio delle Osservazioni, sia necessario procedere con urgenza alla presentazione della versione definitiva del Piano stesso da parte del comitato degli esperti (che ci auguriamo accolga le Osservazioni presentate da Legambiente e protocollate con nota CSE086/2013) ed alla sua definitiva approvazione.
Solo dopo, infatti, scatterà il termine di ulteriori trenta giorni entro cui il Commissario straordinario dovrà predisporre il piano industriale che consenta la continuazione dell'attività produttiva nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza contenute nel Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria. Dalla presentazione del piano industriale decorreranno poi gli ulteriori 15 giorni assegnati al Ministro dello Sviluppo Economico per la formulazione della relativa proposta e solo dopo si potrà avere l'approvazione con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
E' evidente che lo slittamento dei termini di approvazione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria comporta inevitabilmente un ulteriore slittamento dell'adozione del Piano Industriale e quindi delle concrete indicazioni temporali ed economiche di attuazione degli interventi necessari al risanamento dello stabilimento.
E' un fatto grave: le continue proroghe stanno determinando un crollo della fiducia dei tarantini verso le istituzioni e alimentando l'angoscia di una città colpita nel suo diritto a coniugare salute, ambiente e lavoro. La certezza dei tempi di attuazione degli interventi previsti dall'AIA, unitamente al puntuale monitoraggio della qualità dell'aria e delle altre matrici ambientali, ed alla verifica dell'efficacia delle misure adottate, costituiscono una necessità assoluta.
Torniamo infine a denunciare quella che non esitiamo a definire una drammatica beffa, ossia il decreto interministeriale sulla Valutazione del Danno Sanitario (VDS) approvato definitivamente lo scorso 23 agosto che indica criteri - peraltro fortemente contestati su un recente numero di Epidemiologia e Prevenzione in un saggio di Bianchi - Forastiere – Terracini- che consentono una valutazione delle ricadute sulla salute solo ad AIA completamente attuata. Ne consegue quindi che se le misure attuate si rivelassero inefficaci a minimizzare entro i limiti consentiti l'impatto sanitario, la regione Puglia potrebbe chiedere la riapertura dell'AIA solo nel secondo semestre del 2016.
Nella legge regionale pugliese è previsto invece che la VDS sia fatta anche sulla base di proiezioni dei risultati attesi sulla salute dall'attuazione di determinate misure di protezione ambientale, proiezioni effettuate con metodiche largamente utilizzate a livello internazionale in paesi come gli USA per esempio.
Pertanto, nonostante la VDS effettuata da ARPA PUGLIA ci consegni un quadro ad AIA attuata non ancora accettabile per la salute dei cittadini, non sarà comunque possibile per la Regione Puglia (e in generale per le Regioni interessate da impianti di interesse strategico nazionale) chiedere la riapertura dell'AIA prima del 2016 e cioè solo dopo aver contato eventuali altri morti e malati a causa dell'inquinamento prodotto dagli impianti.
Chiediamo pertanto che si introducano norme che modifichino quel decreto interministeriale facendo proprie le indicazioni della legge adottata in materia dalla Regione Puglia.

giovedì 28 novembre 2013

Tempi biblici nonostante la puzza sotto il naso

L’ARPA certifica:  la puzza proviene dalla discarica “Vergine”!

E’ stato diffuso, qualche giorno fa, il monitoraggio dell’ARPA relativo alla discarica per rifiuti speciali non pericolosi denominata “Vergine S.p.A.” situata a circa due chilometri dal centro abitato di Lizzano. Il monitoraggio si riferisce al periodo compreso tra il 17 giugno ed il 23 luglio 2013 ed è stato effettuato attraverso due centraline poste, una nei pressi della scuola elementare “A. Frank”, l’altra nei pressi della discarica che hanno monitorato essenzialmente l’acido solfidrico. I controlli furono chiesti  a gran voce agli inizi del marzo scorso dai genitori degli alunni delle scuole elementari di Lizzano poiché  i cattivi odori, avvertibili soprattutto durante le ore notturne in tutto il centro abitato lizzanese che  si riteneva provenissero dalla discarica “Vergine”, si concentravano nelle aule, arrecando soprattutto nei bambini, evidenti disturbi alla loro salute: bruciore agli occhi, alla gola, nausea, vomito.
Nacque allora un comitato spontaneo per la salvaguardia del diritto alla salute, composto dai genitori degli alunni, da cittadini, dall’Associazione AttivaLizzano. A seguito di ciò, durante un incontro sul tema  che si tenne nell’aula consiliare di Lizzano, alla presenza del Sindaco Dario Macripò, del Dirigente scolastico Filippo Coppola, dell’Assessore provinciale all’Ambiente Giampiero Mancarelli e della Dirigente dell’ARPA Maria Spartera, fu promesso alla cittadinanza che sarebbe stato effettuato un monitoraggio dell’aria per individuare la provenienza della puzza.
Il monitoraggio ha ulteriormente accertato con strumenti scientifici ciò che i nostri nasi e il buon senso ci avevano sempre suggerito. A Lizzano la puzza c’è, fa male, e proviene dalla discarica “Vergine S.p.A.”.
I risultati del monitoraggio rappresentano un importante passo avanti per i cittadini di Lizzano e mettono in luce, in modo evidente, la faziosità di quanti in questi anni hanno sostenuto che la puzza provenisse da altre fonti.
Infatti dalla relazione risulta che: “alla luce delle osservazioni riportate, si può affermare che i risultati ottenuti confermano le indicazioni già avute in passato riguardo all’influenza delle attività di discarica rispetto alle segnalazioni di molestia olfattiva presso l’abitato di Lizzano”.
E ciò malgrado che: “ in merito ai dati di conferimento dei rifiuti in discarica trasmessi dal gestore, si è rilevata una riduzione dei quantitativi conferiti nell’anno 2012 e nei mesi precedenti di alcune tipologie di rifiuti caratterizzati da un odore "molesto" e che possono liberare nell' aria composti odorigeni.
Ed inoltre l’ARPA afferma che: “ le concentrazioni rilevate durante il monitoraggio, e l’odore associato, sebbene non siano causa di effetti tossici in senso stretto, possono essere responsabili di disturbi reversibili alla salute e, comunque, di effetti negativi per la qualità della vita della popolazione esposta”.
A fronte di tali risultati nessuna istituzione può sottrarsi alle proprie responsabilità e pertanto chiediamo al Comune di Lizzano, al Comune di Taranto, alla Provincia e alla Regione Puglia di porre fine all’attività di questo ecomostro.

  AttivaLizzano

martedì 26 novembre 2013

Comunicato stampa
PeaceLink e Fondo Antidiossina informano le istituzioni EU della grave situazione attuale di Taranto
 Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Fabio Matacchiera (Peacelink e Fondo Antidiossina)

PeaceLink e Fondo Antidiossina informano le istituzioni EU della grave situazione attuale di Taranto
in allegato foto e video 
video: http://youtu.be/3kX5xH4jYag  (link)


In relazioni agli ultimi preoccupanti eventi di questi ultimi giorni, PeaceLink e Fondo Antidiossina hanno comunicato stamane alla Commissione Europea ed al Parlamento Europeo che la situazione all'ILVA di Taranto e di conseguenza in città resta particolarmente grave.
 Le alte concentrazioni di IPA registrate nelle ultime settimane e le imponenti colonne di fumi neri rilasciati nell'aria da fenomeni di slopping nella giornata di ieri sono state ampiamente documentate e dettagliate nelle relazioni inviate a Bruxelles.
PeaceLink e Fondo Antidiossina invitano le autorità italiane a prendere posizione rispetto a questi eventi fuori norma e preoccupanti, in particolare il Ministero della Salute il cui silenzio, in una vicenda che tocca direttamente la salute di tutti i cittadini di Taranto, rimane inspiegabile.
Invitiamo inoltre le istituzioni europee a considerare la piena gravità degli eventi che continuano a susseguirsi a Taranto e di cui cittadini e lavoratori pagano direttamente pesantissime conseguenze sulla propria salute.

martedì 19 novembre 2013

Mentre tutti si accapigliano per il paroliere di Terlizzi, qualcuno tiene i piedi per terra

COMUNICATO STAMPA
OSSERVAZIONI PROGETTO ENI
(Termine ultimo per la presentazioni delle osservazioni del pubblico: 19/11/2013)
“Adeguamento della centrale di cogenerazione di Taranto”
Raffineria Eni di Taranto
eni
Il Comitato Legamjonici in data odierna ha inviato al Ministero dell’Ambiente nuove osservazioni sul progetto della centrale a metano della Raffineria di Taranto.
Nelle osservazioni è stata segnalata la produzione di quantitativi di monossido di carbonio (CO) pari a 5 volte quelli prodotti dalla centrale attuale ad olio combustibile. Il monossido di carbonio è definito come agente inquinante pertanto l’aumento della sua produzione è da considerarsi un aspetto peggiorativo delle prestazioni ambientali rispetto alla centrale ad olio combustibile, anche tenuto conto che l’abbattimento di NOx non sarà rilevante rispetto alla produzione attuale. In particolare il monossido di azoto (NO), analogamente al monossido di carbonio, interferisce con la normale ossigenazione dei tessuti da parte del sangue. L’esposizione continuata a NO e CO possono causare effetti cronici quali diminuzione delle prestazioni fisiche ed intellettuali, aumento di cardiopatie e di disturbi circolatori, in un’area già fortemente compromessa sotto l’aspetto sanitario. Nello studio presentato dal proponente è infatti assente una corretta valutazione epidemiologica che tenga conto degli effetti sulla salute a breve e a lungo termine.
Legamjonici ha anche sottolineato la mancanza di analisi di rischio di incidente rilevante per il nuovo impianto e nel contesto dell’intera raffineria, anche in considerazione dell’evento meteorologico del novembre 2012 (tornado).
Pertanto il comitato Legamjonici ritiene il progetto non conforme ad una finalità di miglioramento delle prestazioni ambientali. Il progetto inoltre ignora completamente le valutazioni sul rischio di incidente rilevante.
Alla luce di quanto esposto, Legamjonici ritiene necessario non autorizzare progetti incompatibili con la salute pubblica.
Comitato Legamjonici - La responsabile Dottoressa Daniela Spera.

giovedì 31 ottobre 2013

Per i Liberi e pensanti: non c'è nulla da festeggiare!


Comunicato stampa dei Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Si sono appena concluse le indagini preliminari dell'inchiesta Ambiente Svenduto.
La notizia dei 53 indagati ha scatenato una felicità collettiva tale da porre in secondo piano un'amara realtà: l'Ilva continua a produrre e soprattutto a inquinare.
Sempre nella stessa giornata il Senato ha approvato il ddl n. 1015-B che dispone l'autorizzazione di due discariche in località Mater Gratiae per rifiuti anche pericolosi senza aver consultato l'Arpa Puglia.
Come se non bastasse è stato approvato anche un 'emendamento che, in caso di sequestro preventivo di qualsiasi disponibilità di aziende che gestiscono stabilimenti di interesse nazionale, relega la figura del custode giudiziario a mero controllore dell'operato della gestione che resta nelle mani degli organi societari.
A conclusione del quadro è necessario ricordare che in data 30/10/2013 si è verificato un incidente presso l'acciaieria 1 che ha coinvolto 15 operai dell'Ilva, costretti a ricorrere al servizio dell'infermeria per intossicazione da fumo nocivo.
Fino a quando gli impianti inquinanti resteranno attivi fingendo inutili opere di bonifica e non saranno salvaguardate la salute ed il lavoro dei tarantini, noi non avremo nulla da festeggiare.

Il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti pretende che alla nostra città venga restituita la dignità.
Sì ai diritti, No ai ricatti.

domenica 6 ottobre 2013

Alla città serve un sindaco non un imboscato cacasotto!


Taranto: il presidio fuoridalcomune cambia pelle – La risposta al sindaco Stefàno

La foto di gruppo finale viene scattata intonando “Taranto libera”. E non poteva andare diversamente. C’è chi si commuove e avverte già la nostalgia dei giorni passati al presidio, dei confronti animati nel cuore della notte, delle amicizie nate magari dopo un’incazzatura. Per quasi trenta giorni, il nostro sito ha raccolto le  testimonianze  e gli stati d’animo di questi tarantini #fuoridalcomune, che a costo di non pochi sacrifici hanno voluto lanciare un segnale di vitalità  a istituzioni inadeguate e concittadini indolenti.
Da domani, la loro iniziativa cambierà pelle: non saranno più protagonisti di un presidio permanente davanti a Palazzo di Città,  ma “agitatori itineranti” per le vie e le piazze di Taranto.  Il cambio di strategia è stato anticipato questa mattina nel corso di una conferenza stampa tenuta dal dottor Mimmo Cassetta, Ezia Mitolo, Ada Le Noci e Antonio Lenti, portavoce del movimento.  E oggi è arrivata anche la risposta alla recente lettera del sindaco Ippazio Stefàno sui cinque punti-obiettivo indicati dai cittadini #fuoridalcomune il 9 settembre scorso. (Inchiostroverde)


Comunicato stampa dei Cittadini #fuoridalComune

La città e i cittadini #fuoridalcomune meritano un Sindaco fuori dal Comune.
Noi CITTADINI FUORI DAL COMUNE, in considerazione della totale condivisione affermata e sottoscritta nella cortese e solerte risposta del Sindaco, arrivata l’1 Ottobre, in merito ai 5 punti fissati come obiettivo del presidio iniziato il 9 Settembre, invitiamo lo stesso a farsi ufficialmente portavoce delle nostre richieste, e a schierarsi per la prima volta al nostro fianco.
Pur consapevoli dei limiti di intervento sulle problematiche proposte, ma valutando altresì che “Il sindaco è autorità sanitaria locale”, come riportato nel Regolamento Comunale d’igene e sanità pubblica del ‘98. noi CITTADINI FUORI DAL COMUNE pretendiamo che il Sindaco si faccia carico di trovare gli strumenti, presso le sedi competenti, necessari all’ attuazione degli obiettivi che Egli stesso ha dichiarato di condividere.
Rispondendo puntualmente alle obiezioni sollevate, chiediamo a gran voce:
1. Che il Sindaco si faccia ambasciatore della città verso il Governo regionale, affinché lo stesso attivi la richiesta di una legge speciale per Taranto, come avvenne per Seveso, che accolga in pieno le richieste espresse nel documento (in allegato) del R.S.T. e quindi preveda, tra le altre cose, un’esenzione ticket straordinaria relativa allo screening di patologie riconducibili all’inquinamento.
Le basi del danno sanitario, già accertato, sono da ricercare, tra l’altro, nello Studio Sentieri del Ministero della Salute, dall’indagine epidemiologica condotta dal Tribunale della Procura di Taranto e dalla procedura di infrazione della C.E.
Che il primo cittadino inoltre dia l’esempio, innanzitutto come medico e pediatra, firmando pubblicamente l’RST in una conferenza stampa da indire entro il 20 Ottobre, e promuova presso il Consiglio Comunale e la città tutta la raccolta firme.
2. Che il Sindaco si attivi in prima persona al fianco della città a ricercare un percorso finalizzato alla revoca dell’attuale Aia che non tutela in nessun modo l’ambiente e la cittadinanza
3. Che il Sindaco apra un tavolo con l’amministrazione comunale di Statte per avere contezza delle intenzioni riguardo la riapertura della discarica Mater Gratiae e che alla cittadinanza venga riconosciuta, come previsto dalla legge, la possibilità di parteciparvi.
4. Che in merito alla vertenza lavoro il Sindaco si faccia portavoce presso la Provincia della necessaria partecipazione dei cittadini al tavolo del lavoro già in attività.
5. Visto il totale ed assoluto riconoscimento del quinto punto del nostro documento, in cui ricordiamo aver richiesto il fermo delle fonti inquinanti ed il reimpiego dell’intera forza lavoro nelle attività di bonifica, invitiamo il Primo Cittadino ad adoperarsi affinché venga realizzato il comune e condiviso obiettivo di un “contesto territoriale ricondotto, come giusto che sia, ad una condizione di assoluta normalità sotto il profilo ambientale e della qualità della vita”. (cit. Dott. Ippazio Stefàno, ancora Sindaco della città di Taranto)
Ricordiamo al Sindaco che queste richieste non provengono da un comitato costituito ma dalla città che Egli rappresenta.

domenica 1 settembre 2013

Epidemiologia trilussiana

Comunicato stampa: Taranto, area industriale: ogni 18 abitanti uno ha il cancro

PeaceLink e' entrata in possesso dei dati attuali degli ammalati della citta' Taranto: sono 8916.
Tante risultano le persone che hanno l'esenzione dal ticket per malattie tumorali, ossia il "codice 048".
Nel distretto sanitario 3, che comprende i quartieri più vicini all'area industriale (quartiere Tamburi, Paolo VI, Citta' Vecchia e parte del Borgo), c'e' un malato di cancro ogni 18 abitanti.
Per la precisione 4328 malati su 78mila abitanti.
Questo significa che se venti persone si riuniscono in una stanza nel quartiere Tamburi almeno una ha un tumore.
Nei restanti quartieri, quelli più lontani dalle industrie, c'e' un malato di cancro ogni 26. Infatti nel distretto sanitario 4 che comprende il resto della citta' vi sono 4588 malati di tumore su 120mila abitanti.
Questa e' situazione attuale.
Ovviamente tali dati non possono calcolare tutti coloro che potrebbero avere un tumore latente o non diagnosticato.
Il sindaco di Taranto - che e' un medico - avrebbe potuto compiere questa ricerca. Perche' non lo ha fatto?
Facciamo appello all'ordine dei medici perche' venga compiuto un opportuno approfondimento su questi dati in modo da individuate le categorie di persone più esposte.
E' venuto i momento di avere dati istantanei su tutte le malattie gravi, le diagnosi e i ricoveri.
Disporre di un dato istantaneo e conoscerne la sua evoluzione temporale e' un primo passo per compiere ulteriori indagini più affinate da un punto di vista epidemiologico.
Avere un situazione aggiornata e' possibile con i sistemi informatici in rete.
Occorre in particolare conoscere il dato aggiornato della mortalita' quartiere per quartiere, in modo che la magistratura possa intervenire li' dove le autorita' politico-amministrative non lo facessero.
Purtroppo invece conosciamo solo dati vecchi di anni e i politici di governo ripetono come un mantra che la situazione sta migliorando.
Se avessimo dati istantanei non si potrebbe più ignorare il dolore che la citta' vive.

Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink

mercoledì 24 luglio 2013

Profonde!

Decreto ILVA bis. Legambiente: sono necessarie profonde modifiche
Decreto ILVA bis: si rischia un altro provvedimento scritto sotto dettatura dell'azienda che sarebbe la pietra tombale per il risanamento degli impianti. Durante l'audizione a Taranto con i rappresentanti delle Commissioni Ambiente e Industria del Senato LEGAMBIENTE ha presentato le proprie Osservazioni e Proposte di emendamento al decreto chiedendo profonde modifiche

Osservazioni e proposte di Emendamenti pubbicate integralmente negli allegati al link
http://www.legambientetaranto.it/index.php/industria/item/221-decreto-ilva-bis-sono-necessarie-profonde-modifiche-si-rischia-un-altro-provvedimento-scritto-sotto-dettatura-dell'azienda-che-sarebbe-la-pietra-tombale-per-il-risanamento-degli-impianti.html

"La scelta del commissariamento dell'Ilva di Taranto, inevitabile conseguenza delle gravi e reiterate inadempienze dell'azienda nell'applicazione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, è stata accolta da Legambiente come l'unica, estrema possibilità di affrontare il risanamento degli impianti e del territorio tarantino senza chiudere la fabbrica. Il Decreto 61, che andrà in discussione al Senato nella versione modificata in senso peggiorativo dalla Camera dei Deputati, rischia di diventare la pietra tombale del risanamento degli impianti se non verrà profondamente emendato. Nel testo in discussione si conferma ancora una volta, infatti, l'uso di particolare solerzia e sensibilità per i provvedimenti che garantiscono l'azienda e la produzione mentre si posticipano, se non si omettono del tutto, le attività a difesa della salute e dell'ambiente".
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lunedì 22 luglio 2013

Casa pulita per gli ospiti illustri

Comunicato stampa - Taranto, 22/07/2013

Poche ore fa si è tenuta, davanti la portineria A dell'ILVA di Taranto, la conferenza stampa del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.
La conferenza è stata incentrata su importanti notizie relative alla visita delle commissioni ambiente e industria del Senato nello stabilimento tarantino in data 22 e 23 luglio.
Il Comitato ha denunciato una e-mail "interna" inviata da un fiduciario ai coordinatori dei reparti interessati dalla visita delle commissioni (di sicuro quindi non gli altoforni, non le discariche e non i parchi minerali!), la quale "avvertiva" dell'arrivo dei "Parlamentari" e invitava tutti a rispettare determinate regole (in elenco nella mail), disposizioni che in realtà dovrebbero essere rispettate e applicate tutti i giorni nel rispetto delle pratiche operative degli impianti.
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti


Vogliamo, inoltre, sottolineare che procedono le operazioni di pulizia straordinaria di tutto lo stabilimento iniziate, presumibilmente, in previsione dell'arrivo dei parlamentari. Molti operai sotto contratto di solidarietà sono stati richiamati a lavoro e addirittura in prestazione lavorativa STRAORDINARIA per espletare le azioni specificate nella mail di cui sopra.
Il Comitato, nelle parole di uno dei suoi portavoce, si è proposto per accompagnare le commissioni in visita all'interno della fabbrica per mostrare loro la MANCATA REALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI PREVISTI PER L'ADEGUAMENTO DEGLI IMPIANTI.

Un altro caso anomalo. In data 27 luglio 2006 un'ordinanza a cura del Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione U.O. di Taranto e Martina Franca, Prot. n. 01342/7/06, richiedeva il ripristino delle bottigliette d'acqua sigillate (sostituite con erogatori di acqua potabile risultati, sulla scorta di una serie di esami, carenti dal punto di vista igienico sanitario) negate dall'azienda perché "causa di inquinamento ambientale", azione già denunciata precedentemente da alcuni operai della fabbrica. Nonostante l'ordinanza prefettizia, gli erogatori d'acqua restano in fabbrica fino ad una settimana fa quando, dopo quasi 7 anni, la direzione ne ha sollecitato la rimozione, quasi in concomitanza con l'arrivo delle commissioni ambiente e industria del senato.

In conclusione, si comunica che il forte boato avvertito la scorsa notte intorno alle ore 2:45 è stato causato dall'avvio contemporaneo, azione del tutto straordinaria, di tutti i fog cannons (i "cannoni" che sparano acqua sui parchi minerali per limitarne lo spolverio in aria).

Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

mercoledì 17 luglio 2013

L'arte della polemica strumentale nel paese delle lobby

Dopo oltre un anno dalla presentazione nell'incidente probatorio (in cui Ilva si guardò bene dal presentare controperizie), il Bondi Show ha riaperto il dibattito sulla perizia epidemiologica che inchioda la dirigenza alle sue responsabilità sanitarie.
Da una parte i periti super partes nominati dal GIP, che dopo aver prodotto le loro analisi le hanno sottoposte al dibattito scientifico internazionale.
Dall'altra Bondi, ex amministratore delegato Ilva (!), ora diventato commissario neutrale (?) per conto dello Stato (??) messo lì a tutela dei cittadini (???) difeso dai consulenti scientifici (pagati con i soldi) dell'Ilva (????)
In mezzo la comunità scientifica e milioni di indignati da questo spettacolo ridicolo! 

Comunicato stampa dell'AIE sull'ILVA di Taranto

Sul caso ILVA si sta facendo un uso distorto e strumentale delle evidenze scientifiche

Il Commissario Straordinario dell’ILVA Enrico Bondi ha trasmesso un documento firmato dai consulenti dei Riva nel quale si contestano i dati relativi all’impatto sanitario delle emissioni inquinanti e si sostiene che a Taranto l’aumento dell’incidenza di tumori e patologie croniche respiratorie e cardiovascolari non sarebbe da attribuire all’inquinamento ambientale prodotto da ILVA bensì agli stili di vita, in particolare che l’aumento del tumore del polmone sia da attribuire all’abitudine al fumo di sigaretta.
Eppure il legame tra inquinamento ambientale e tumore polmonare è noto da anni e indipendentemente dagli altri fattori di rischio (come la maggiore abitudine al fumo). Tale legame è stato ribadito la scorsa settimana con la pubblicazione su Lancet Oncology  dei risultati dello studio  europeo ESCAPE “European Study of Cohorts for Air Pollution Effects”, condotto  su 17 coorti europee (inclusa l’Italia) che ha evidenziano come l’esposizione prolungata all’inquinamento da polveri sottili (PM10 e PM2.5) sia associabile ad un aumento del rischio di tumore del polmone (specialmente l’adenocarcinoma) in popolazioni esposte. Per ogni incremento di 10 µg/m³ di PM10 viene stimato un aumento  del rischio di tumore al polmone pari a circa il 22 % (HR pari 1.22, 95%CI 1.03–1.45) (http://www.thelancet.com)
Tutti gli studi condotti fino ad oggi mostrano inoltre che non esiste un livello-soglia al di sotto del quale non siano evidenziabili effetti dell’inquinamento sulla salute. Proprio nei giorni scorsi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito che anche al di sotto dei limiti di legge previsti per il particolato, vi sono effetti sanitari sulle popolazioni esposte (documento “Review of evidence on health aspects of air pollution – REVIHAAP” (interim report) disponibile  sul sito www.euro.who.int)
E’ grave che nel nostro Paese possa essere sostenuta una posizione apertamente in contrasto  con le evidenze scientifiche prodotte da studi internazionali e consolidate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Posizioni pseudo-scientifiche, basate sull’opinione di singoli ricercatori che sono in chiara condizione di conflitto di interessi (periti di parte dell’ILVA).
L’Associazione Italiana di Epidemiologia sulla base dei numerosi studi condotti fino ad oggi a Taranto, ribadisce che:
  • I dati ambientali hanno dimostrato che la popolazione di Taranto  è stata esposta per decenni ad elevati livelli di  diverse sostanze chimiche con effetti cancerogeni noti e  ben documentati in letteratura.
  •  studi epidemiologici multicentrici e di impatto sanitario  hanno documentato nelle popolazioni residenti nell’area che l’inquinamento atmosferico ha determinato un aumento della mortalità e morbosità per malattie cardiache e respiratorie; 
  •  lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato  un eccesso di mortalità per il tumore del polmone nella popolazione di Taranto pari a circa il 30%, in entrambi i generi (Pirastu et al. 2011);
  • gli studi epidemiologici più recenti hanno documentando danni alla salute a breve e lungo termine (mortalità per cause cardiache ed eventi coronarici acuti ed un incremento significativo della mortalità per patologie respiratorie e per tumori nella popolazione 0-14 anni), con effetti più forti nei quartieri più inquinati (Tamburi e Borgo) rispetto all’intero comune di Taranto (Mataloni et al, 2012).
L’Associazione Italiana di Epidemiologia esprime una forte preoccupazione per l’uso distorto e strumentale di dati pseudo-scientifici con  l’obiettivo di  invalidare le evidenze prodotte fino ad oggi attraverso gli studi epidemiologici ed a  misconoscere l’impatto sanitario delle emissioni dell’ ILVA sulla popolazione e sui lavoratori.
L’AIE sottolinea che i risultati dei molti studi condotti nell’area di Taranto e le evidenze ben consolidate di letteratura devono costituire la base per effettuare una Valutazione di Impatto Sanitario (Health Impact Assessment), che rappresenta uno  strumento di indagine utile per caratterizzare i possibili effetti sanitari presenti e futuri di un sito, di un’opera infrastrutturale, di un  impianto industriale.
AIE sostiene infine che i dati prodotti fino ad oggi siano sufficienti a considerare urgente e non più rinviabile l’attuazione di interventi di abbattimento dei livelli di inquinamento presenti nell’area di Taranto, e di bonifica dei siti inquinati, a salvaguardia della salute della popolazione residente e di quella delle generazioni future.(dal sito AIE)

Emergenza Ilva e i medici che la pensano come Bondi
“L’ipotesi che l’Ilva sia la causa di tutti i tumori evidenziati è in disaccordo con le evidenze scientifiche riportate dalle più grandi agenzie di ricerca sul cancro del mondo. La tipologia dello studio Sentieri non è idonea a investigare le cause delle malattie, ma solo a descriverne la frequenza”. E' l'idea di Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia medica dell'Istituto tumori di Aviano , e Diego Serraino, direttore della struttura complessa di Epidemiologia e biostatistica del medesimo istituto. Che a Panorama.it aggiungono all'unisono: “Si tratta di uno studio descrittivo che serve a formulare ipotesi sulle cause delle malattie, in questo caso dei tumori, ma non serve a stabilire relazioni. Su questo punto i ricercatori di Sentieri sono d’accordo”.
Dunque, secondo gli esperti del centro friulano, la relazione dei consulenti Ilva e le dichiarazioni del commissario Bondi potrebbero avere un fondamento, sostenute anche da una indagine presentata nel 2012, in collaborazione con l'Istituto tumori Pascale di Napoli , che evidenziava nell'aria di Taranto una mortalità per tumori uguale alla media delle altre provincie del sud Italia. Tirelli e Serraino non sembrano né sorpresi né contrari alle affermazioni del commissario Ilva. Per quali motivi? “Se per scoprire le cause dei tumori bastasse usare i tassi di incidenza o di mortalità non ci sarebbe bisogno del National Cancer institute, dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul Cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità, l’Università di Oxford o il Karolinska Institute di Stoccolma, o il New England Journal of Medicine. Senza contare le decine di migliaia di ricercatori nel mondo che studiano i tumori e pubblicano le loro ricerche”, sottolineano.
"Purtroppo non è così. Gli studi descrittivi sono solo la prima fase di un lungo processo conoscitivo che deve necessariamente passare per gli studi di epidemiologia analitica in cui è possibile misurare le esposizioni individuali – dicono i due medici - . Questo è uno dei punti cruciali, negativi secondo noi, di Sentieri: la residenza al momento della diagnosi del tumore è usata come proxy della esposizione ai carcinogeni ambientali. Si da, cioè, per scontato, che le persone abbiano sempre abitato lì, e che siano state esposte ai vari carcinogeni nel corso di almeno tre decenni, tempo medio necessario per lo sviluppo dei carcinomi, e che questi vari carcinogeni abbiano causato il cancro e queste persone siano per il resto paragonabili a chi non abita li”.
CRITERI EPIDEMIOLOGICI
Tirelli spiega che le malattie neoplastiche sono circa 230 tipi diversi tra loro per eziologia, patogenesi, presentazione clinica, prognosi: pensare che i fattori di rischio per i tumori dell’apparato respiratorio siano gli stessi per i tumori dell’apparato digerente o urinario o riproduttivo non ha fondamento scientifico.
Per alcune sedi neoplastiche, innanzitutto l’apparato respiratorio, è più che plausibile che l’inquinamento ambientale abbia aumentato il rischio di malattia mentre per altre è, in base alle conoscenze attuali, molto poco probabile. Ma per un'analisi epidemiologica più ampia si dovrebbe, ad esempio, usare almeno la georeferenziazione degli indirizzi, che andrebbero associati ai residenti in modo uninominale per mappare le residenze nel tempo. “Bisogna partire dai dati del Rapporto Sentieri per identificare ipotesi di lavoro e procedere con studi epidemiologici analitici. Ci sono voluti 50 anni di studio e decine di migliaia di lavori scientifici per stabilire l’associazione tra fumo e tumori, tra infezione da HPV e tumore della cervice – aggiunge il direttore di Oncologia medica -. Le scorciatoie non servono allo scopo e sono dannose perché spostano l’attenzione dai veri fattori di rischio noti, accertati e accettati”.
Cosa salvare dunque del Rapporto Sentieri e cosa dire ai tarantini che combattono contro un inquinamento sempre maggiore? “E' una ottima indagine descrittiva che serve a produrre ipotesi di lavoro, ma non va oltre. Il fatto che tutti la ritengano un modello è limitato al nostro Paese e ai media. Penso che l’ideologia abbia giocato e giochi un ruolo molto negativo da questo punto di vista – conclude Serraino -. La scienza non deve essere tirata per la giacca, non è di destra o di sinistra. Le conoscenze attuali delle cause del cancro dicono che l’inquinamento ambientale ha un ruolo marginale nei tumori per l'1-2 per cento. C’è qualcuno in grado di dimostrare che a Taranto questa percentuale è del 400 per cento come pubblicato da alcuni giornali nel 2012?”. Una domanda che non tarderà di avere una risposta. (Panorama)

Il comitato scientifico di ISDE Italia stigmatizza le affermazioni del commissario Bondi

Il Commissario dell’Ilva, Enrico Bondi, è stato nominato dal Governo per rappresentare gli interessi di tutti. Tuttavia le sue recenti affermazioni, che riprendono una perizia di parte aziendale, sono lungi dall’essere imparziali. Nella sua relazione al Presidente della Regione Puglia, Bondi cita infatti una relazione dei periti aziendali (Boffetta et al), secondo cui: “E’ noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni ’70”. La frase sottintende che non vi sarebbe un eccesso di tumori dovuti all’inquinamento ma tale eccesso sarebbe
attribuibile al consumo di sigarette.
Contestiamo questo modo di porre il problema:
(a) il Commissario non può sposare un tesi di parte, in modo peraltro superficiale;
(b) la relazione consegnata dai Periti della Procura di Taranto e degli Enti pubblici preposti (Istituto Superiore di Sanità, ISPRA, ARPA Puglia, Agenzia Regionale Sanitaria Pugliese) contiene un’analisi approfondita della mortalità per tumori a Taranto e nei suoi quartieri, e va considerata nella sua interezza.
La parzialità e la superficialità delle dichiarazioni di Bondi sono coerenti con il decennale disinteresse delle nostre classi dirigenti per i danni che l’inquinamento ambientale arreca all’ambiente e alla salute umana.
Sia il Commissario sia la perizia di parte sembrano ignorare le prove del fatto che l’inquinamento atmosferico è causa del cancro del polmone anche nei non fumatori. L’autorevole rivista Lancet Oncology pubblica in questi giorni i risultati di un grande studio epidemiologico europeo che dimostra come l’inquinamento atmosferico svolga un ruolo importante nell’aumentare il rischio di cancro del polmone anche nei non-fumatori.
Se Bondi, come sarebbe stato suo dovere, si fosse preoccupato di informarsi sulle prove scientifiche nel loro insieme, e non solo sul parere dei periti di parte, avrebbe tratto delle conclusioni diverse. In tal modo avrebbe dimostrato rispetto per i cittadini, per i lavoratori e per gli operatori sanitari anziché agire sulla base di un’agenda precostituita.
Sulla base di queste semplici riflessioni ISDE Italia chiede al Governo Italiano di provvedere a ristabilire la verità e a richiamare i suoi rappresentanti a un maggiore equilibrio e senso della giustizia.(agoramagazine)

martedì 16 luglio 2013

Sotto le ciminiere al tabacco

COMUNICATO STAMPA DEL SINDACO DI TARANTO, DELLA ASL DI TARANTO E DI ARPA PUGLIA

A seguito della conferenza stampa tenuta stamattina presso la Direzione Generale della Asl di Taranto dal Sindaco di Taranto, dr. Ippazio Stefano, dal Direttore Generale della ASL di Taranto, dr. Fabrizio Scattaglia e dal Direttore Generale di Arpa Puglia prof. Giorgio Assennato si è convenuto di produrre il seguente comunicato in riferimento alla lettera del dr. Bondi inviata il 27 giugno u.s. ad Arpa Puglia e al Presidente della Regione Puglia e agli allegati tecnici redatti dai consulenti di ILVA.
Innanzitutto si chiarisce che il procedimento della Valutazione del Danno Sanitario (VDS) ex legge regionale n. 24 del 21 luglio 2012 prevede che la prima versione della VDS sia inviata al gestore (in questo caso ILVA) che ha 30 giorni di tempo per far pervenire le proprie osservazioni. Ricevute le quali, gli organi tecnici competenti (Arpa Puglia, Asl di Taranto e Arespuglia) provvedono a redigere la versione definitiva della VDS alla Regione Puglia per gli ulteriori provvedimenti ( eventuale riesame dell’AIA, eventuale obbligo di riduzione delle emissioni).
La bozza di VDS è stata inviata ad ILVA il 30 maggio u.s. ed il 27 giugno Il dr. Bondi ha inviato la nota di trasmissione del documento dei consulenti. Occorre innanzitutto rilevare che, facendo proprio il contenuto della consulenza tecnica, il dr. Bondi se ne è assunta personalmente la responsabilità, tanto da consentirgli di evidenziare “numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell’attendibilità scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte”. Non ha quindi alcun significato il fatto che lo stesso dr. Bondi neghi di aver personalmente affermato il ruolo primario del fumo di sigaretta nell’eccesso di tumori polmonari che ancor oggi si riscontra nella città di Taranto. Se il dr. Bondi si fosse limitato a trasmettere la consulenza senza alcun commento, forse la sua responsabilità ( comunque oggettiva) sarebbe stata minore. La sua esplicita condivisione del documento tanto da indurlo ad una critica irrituale del lavoro di tre enti pubblici non ammette ripensamenti, a meno che non ci sia un esplicito ritiro del documento tecnico allegato.
L’articolato tecnico, lungi dall’essere basato su mere osservazioni sulla bozza di VDS ricevuta, è invece caratterizzato da un approccio difensivistico, più consono al supporto tecnico proprio di un processo penale, in cui si ipotizzano addirittura presupposti psicologici tipici dell’intendimento percepito come persecutorio della magistratura inquirente che ad un atto endoprocedimentale di tipo amministrativo. Oltre ad alcune osservazioni che saranno puntualmente valutate in sede di documento finale di VDS, il documento contiene critiche aspre nei confronti della stessa legge regionale e del relativo regolamento approvato dalla giunta regionale pugliese ( totalmente fuori luogo nel contesto della procedura) ed un paragrafo di critica ancor più aspra nei confronti del progetto Sentieri, progetto scientificamente realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, organo tecnico del Ministero della Salute. La relazione presentata dal ministro per la Salute a Taranto il 22 ottobre 2012 è largamente fondata sull’elaborazione dei dati del progetto Sentieri.
Ne consegue che, facendo proprio tale documento, formulato dai consulenti di ILVA s.p.a., il Commissario dr. Enrico Bondi non poteva non rendersi conto dell’incompatibilità tra la sua funzione di commissario nominato per l’interesse pubblico dal Governo Italiano e un documento che costituisce un attacco frontale contro il Ministero della Salute. Tali rilievi formali sono ben più gravi delle risibili conclusioni a cui pervengono i tecnici, nel tentativo di convincere una inesistente giuria popolare della innocenza di ILVA rispetto agli effetti sanitari che un ben consolidato corpo di evidenza scientifica ( e non solo) consente di attribuire specificamente alle emissioni (anche recenti) di tali impianti.
Il Sindaco di Taranto
Il Direttore generale di ARPA Puglia
Il Direttore generale della ASL