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sabato 3 ottobre 2015

Sanitanta

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Marco Galante e Mario Conca, hanno depositato una interrogazione urgente indirizzata al Consiglio Regionale e al Presidente della Regione Puglia in qualità di assessore alla sanità, esponendo il caso del direttore della struttura complessa SPESAL, nominato nel 2006 dal Direttore Generale dell’ASL di Taranto, a giudizio degli interroganti, in violazione dell’art. 18 dell’accordo collettivo nazionale del 1998-2001, in quanto per partecipare alle procedure di selezione per il conferimento di incarico, ai sensi dell’articolo stesso, bisogna avere la specializzazione in medicina del lavoro e appartenere alla stessa struttura complessa. Una interrogazione con oggetto analogo era stata tra l’altro già inviata al Ministro della Salute dai senatori del M5S, rimasta ad oggi senza risposta.
“Ad oggi – dichiarano i pentastellati – nonostante ci sia stato un parziale avvicendamento ai vertici dell’amministrazione dell’Azienda Sanitaria Tarantina, il suddetto direttore della struttura SPESAL ha quasi maturato, a questo punto in maniera abusiva ed illegittima, gli anni di servizio necessari che, paradossalmente, gli consentirebbero di partecipare questa volta a pieno titolo, ad un eventuale concorso per l’assegnazione del ruolo dirigenziale già attualmente occupato, sebbene tale posizione sia stata rivestita violando in maniera plateale e scandalosa la normativa citata.”
Nell’interrogazione i consiglieri pentastellati chiedono se si intenda disporre delle ispezioni presso l’ASL di Taranto alla scopo di porre fine alle scandalose e reiterate violazioni delle norme amministrative vigenti, poste in essere dalla passata amministrazione e non ancora sanate dalla presente.
“Chiediamo, qualora dall’ispezione auspicata venisse confermato quanto sopra riferito – dichiarano i due consiglieri pentastellati – che siano disposti adeguati provvedimenti sanzionatori disciplinari nei riguardi dei soggetti responsabili, con il fine di ristabilire nella azienda sanitaria delle provincia di Taranto il rispetto delle leggi nazionali e regionali volte al buon funzionamento della P.A.”
Lo SPESAL, ricordano i 5 stelle, svolge un ruolo importante e delicato poichè ad esso è deputato il controllo della salute dei lavoratori e degli ambienti di lavoro, pertanto la struttura avrebbe dovuto vigilare sulla salubrità dei lavoratori dell’area ILVA tuttavia ad oggi pare che non siano state fatte delle segnalazioni formali destinate alle autorità competenti della città di Taranto, al fine di segnalare le condizioni di pesante inquinamento che sarebbero emerse già a partire dall’anno 2008. Dal medesimo Dipartimento dipendono anche strutture fondamentali di sorveglianza come SISP e SIAN.
“Il movimento 5 stelle Puglia in questi mesi ha denunciato più volte la malagestione e la parentopoli che caratterizza le ASL pugliesi ed in particolare quella di Taranto – proseguono Conca e Galante – il Governatore Michele Emiliano con la revoca del regolamento 14 del 2015, deliberato dalla giunta Vendola in materia di riordino ospedaliero, si è già distinto rispetto al governo pugliese precedente. Noi cercheremo di lavorare assieme al direttore generale Rossi per liberare l’ASL dalle parentopoli e dalla politica e – concludono – impegneremo le nostre energie per ridisegnare la rete dei servizi socio assistenziali e perchè venga finalmente attuata quell’assistenza territoriale promessa dal governatore in campagna elettorale“. (Valleditrianews)

domenica 26 luglio 2015

I capricci del gigante

Ilva, Procura deciderà a giorni. Siderurigo rivuole l'Altoforno

Non arriverà prima di metà settimana la risposta del procuratore aggiunto Pietro Argentino e del sostituto Antonella De Luca alla istanza depositata giovedì sera dagli avvocati dell’Ilva Angelo Loreto e Filippo Dinacci, volta ad ottenere la restituzione dell’altoforno 2, posto sotto sequestro dopo l’incidente dell’8 giugno scorso costato la vita all’operaio Alessandro Morricella.La richiesta, presentata da Ilva quale terza parte interessata alla restituzione del bene sequestrato giacché l’azienda non risulta (ancora) indagata nell’inchiesta per omicidio colposo e omissione dolosa in cautele sui luoghi di lavoro, si fonda su un piano tecnico di messa in sicurezza dell’altoforno 2 che «potrebbe assicurare - il condizionale è dei legali - il contemperamento delle esigenze di sicurezza sul lavoro con quelle di continuità della produzione e tutela dell’occupazione».
Il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il sostituto Antonella De Luca hanno chiesto ai consulenti della Procura Roberto Orlando e Antonio Achille, entrambi ingegneri, al custode giudiziario Barbara Valenzano e ai funzionari dello Spesal un parere sulla fattibilità delle operazioni proposte dall’Ilva, se le stesse possano essere eseguite in modo da garantire l’incolumità degli operai e se, riguardo alle misure già attuate, vi siano condizioni di sicurezza per poter operare e proseguire la produzione nelle more dell’esecuzione degli interventi proposti dall’Ilva.
Siccome l’azienda ha però già effettuato alcuni lavori, come l’installazione di barriere protettive refrattarie e lo spostamento del punto di prelievo della temperatua della ghisa, si rende necessario un sopralluogo da parte dei consulenti che sarà eseguito tra domani e dopodomani per poi consegnare il parere alla Procura.
Come anticipato ieri dalla Gazzetta, la richiesta dell’Ilva non è stata fatta in forza del decreto varato lo scorso 4 luglio (e dai profili di sua immediata applicabilità sui quali si era consumato uno scontro tra magistratura e azienda) che consente alle imprese strategiche (come l’Ilva appunto) di poter comunque utilizzare gli impianti per i quali è stato disposto il sequestro senza facoltà d’uso per violazione di normative ambientali e di sicurezza sui luoghi di lavoro. Trattandosi di una questione meramente esecutiva, sarà la Procura a rispondere direttamente, senza passare attraverso il vaglio del giudice per le indagini preliminari Martino Rosati.
L’istanza, presentata a seguito dei tavoli tecnici Ilva-Procura svoltisi il 14 e il 22 luglio, ha ovviamente depotenziato e reso privo di valore pratico l’ordine che il custode giudiziario Barbara Valenzano aveva dato lo scorso 20 luglio, quando all’azienda era stato imposto di avviare la procedura di spegnimento dell’altoforno 2 e di presentare entro il venerdì scorso il cronoprogramma delle operazioni, adempimenti che l’Ilva non ha rispettato proprio per via nella nuova richiesta depositata a palazzo di giustizia. (GdM)

giovedì 16 luglio 2015

Il pollo di Trilussa e la corsa ai ripari dei sindacati

Il popolo degli Ilva supporters ad oltranza che vede Governo, partiti tutti, sindacati e cespugliame di giornalisti "interessati", serra i ranghi e lancia questa supernotizia positiva. 
Meno infortuni all'Ilva!!! 
Beh dopo l'impegno dello Stato con 8 leggi ad ilvam e quello dei Sindacati che scendono in piazza per tutelare la produzione, ecco una perla condivisa che ci mancava proprio.
Tutti bravi!
Ditelo alla famiglia Morricella. 
Che ringrazia con il 40% e tutta la massa di infortunati nascosti e cittadini avvelenati! 

Ilva e indotto: infortuni in calo anche del 60%

Riduzione del 60% per quanto riguarda gli infortuni nell’Ilva e del 27% nell’appalto. Sono i dati emersi, in riferimento agli anni tra il 2005 e il 2012, dall’incontro a Palazzo del Governo tra i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di Fiom, Fim e Uilm con Inail Spesal, Ilva e il prefetto Umberto Guidato.
La riunione si è tenuta in continuità con il protocollo d’intesa siglato a novembre 2013 a Taranto e assorbito da norma di legge il 14 aprile dello scorso anno. L’accordo fu firmato lunedì 11 novembre 2013 e diventò operativo dopo un paio di settimane. Il protocollo sugli interventi in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro dell’area industriale di Taranto ha due direttrici principali: da una parte la formazione, dall’altra la prevenzione.
L’accordo è impostato inizialmente su base biennale e potrà essere rinnovato. Tra le principali novità, sono previste attività di formazione, aggiornamento continuo delle misure di prevenzione e protezione predisposte dalle imprese appaltatrici, analisi e monitoraggio sia dei “mancati infortuni” che dei “quasi incidenti”.
Nel corso dell’incontro tenutosi martedì, sono stati illustrati i dati rispetto agli indici infortunistici, indici di gravità, near miss. Entrando nello specifico, i numeri spiegano che bisogna gestire meglio le interferenze e sensibilizzare al corretto utilizzo di utensili portatili.
Il gruppo di lavoro è coordinato dallo Spesal e ha compiti di orientamento, supporto, assistenza e monitoraggio nei confronti delle aziende. L’Ilva, secondo il protocollo, ha degli obblighi in termini di sicurezza e prevenzione: per esempio, richiedere alle imprese appaltatrici e subappaltatrici l’attuazione di percorsi formativi rivolti ai dipendenti, con l’elenco del personale che ha partecipato o parteciperà all’attività formativa stessa.
O ancora comunicare, trimestralmente, al Gruppo Integrato di Valutazione e Intervento, i programmi formativi svolti dalle imprese appaltatrici in favore dei propri dipendenti. I corsi di formazione e di informazione hanno particolare riferimento alle attività connesse alla presenza di cantieri edili e non, agli interventi di ambientalizzazione su aree Sin e spazi confinati, sui rischi di interferenza per presenza di più imprese e su quant’altro fosse ritenuto necessario.
Dal summit è emersa la disponibilità a continuare su questa strada di collaborazione tra le parti. A settembre ci sarà un nuovo incontro e sarà consegnata la relazione finale con tutti i dati rispetto agli studi effettuati.
E proprio nella direzione delle parole chiave sicurezza e salute vanno le dichiarazioni del segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini. Ieri, da Bari, Landini ha affermato come «in questa fase si debba andare avanti con gli investimenti, liberare le risorse, dimostrare che è possibile cominciare a produrre rispettando la vita delle persone dentro e fuori gli stabilimenti».
Sulle vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo l’Ilva e sulla contrapposizione tra magistratura e governo, Landini ha ribadito il rispetto verso «quello che la magistratura fa e anche dei provvedimenti che il governo ha preso: diventa seriamente decisivo sbloccare il miliardo e duecento milioni dei Riva, sequestrati perché erano stati evasi, che sono la condizione per fare gli investimenti. Del resto in alcune parti dello stabilimento, l’altoforno 1, gli investimenti sono stati fatti e dal primo di agosto dovrebbero cominciare».
Sì alla produzione, quindi, seguendo l’esempio di altri siderurgici: «L’obiettivo e la ragione con cui pensiamo sindacalmente di muoverci, insisto – ha concluso Landini – nel rispetto delle leggi, della Costituzione e del lavoro di ognuno, è di far produrre anche a Taranto come nel resto delle tante acciaierie nel mondo un acciaio che sia rispettoso dell’ambiente e della vita delle persone». (Quot)

domenica 18 maggio 2014

Stillicidio

Ilva, folla e lacrime per il saluto a Nicola

Pianti, lacrime. E sinistre profezie: «stiamo sempre ad applaudire uno di noi quando esce in una bara dalla chiesa. Alla fine, l’ultimo, si batterà le mani da solo». A dirlo è stato uno degli operai dell’Ilva che ieri pomeriggio hanno partecipato ai funerali di Nicola Darcante, il 39enne strappato alla vita da un tumore alla tiroide che gli era stato diagnosticato appena sei mesi fa.
Darcante lavorava nel reparto Ocm-Cap (Officina centrale di manutenzione-carpenteria) dell’Ilva di Taranto all’interno del quale operano 150 persone, 6 delle quali hanno già saputo di aver contratto il cancro.
Si tratta del reparto nel quale negli ultimi mesi si sono verificati, secondo un esposto presentato qualche settimana fa dalla Fiom Cgil al Dipartimento di prevenzione dell’Asl, allo Spesal, all’Arpa e all’Ordine dei medici, sei casi di tumore (quello di Darcante e di altri cinque) e di disfunzione alla tiroide tra gli operai.
Darcante, che lascia la moglie Stefania Corisi e due figlie, aveva scoperto di avere un carcinoma alla tiroide il 9 novembre 2013, ma aveva continuato a lavorare nello stabilimento sino a quando non era stato costretto a lasciare definitivamente l'attività per un primo intervento a Pisa, a fine novembre. All’operazione erano seguite terapie e ricoveri in diverse strutture tra le quali l’ospedale 'Moscatì di Taranto, dove è morto la notte scorsa.
«La verità - hanno detto però alcuni compagni di Darcante ieri al funerale - è che alcuni di noi non hanno ancora fatto gli accertamenti perché hanno paura di ricevere brutte notizie».

Al rito funebre, celebrato da don Nicola Preziuso nella chiesa Gesù Divin Lavoratore del rione Tamburi, ha preso parte anche il segretario provinciale della Fiom Donato Stefanelli che alcuni mesi fa aveva chiesto all’Asl e allo Spesal di effettuare verifiche in quello che si sta rivelando un vero proprio reparto della morte. «Non abbiamo mai avuto risposta dagli organi ispettivi» ha detto ieri Stefanelli, aggiungendo che «invece l’azienda dopo una serie di richieste ha effettuato anche dei carotaggi: i risultati sono stati inviati anche all’Arpa e alla Procura ma non sono stati condivisi con i sindacati».(GdM) (GdM)

Peacelink ha incontrato Nicola nella sua casa il giorno prima di partire per Bruxelles, dove abbiamo incontrato la Commissione Europea sulla questione Ilva. Avevamo promesso a Nicola di portare in quel luogo istituzionale anche la sua voce, pensiamo di aver mantenuto la promessa fatta. Alla famiglia di Nicola la redazione di Peacelink rivolge un abbraccio di solidarietà.
Emblematico è l'episodio accaduto oggi alle ore 12 nello stabilimento Ilva, mentre si registra la morte di un altro operaio lo stabilimento continua senza sosta le sue emissioni non convogliate in atmosfera, e lo fa nel migliore dei modi con uno slopping.
Emblematico perchè accade alle 12 quando si celebra il mistero dell'Incarnazione con la preghiera all'Angelus Domini nuntiavit Mariae mentre le campane delle chiese suonano. Mentre si è verificato questo episodio emissivo ci ha chiamato Alessandro, che usciva dall'ospedale Moscati dove la zia era ricoverata, la riportava a casa perchè ormai in fin di vita per la stessa malattia di Nicola.
Ci ha raccontato: "mentre uscivo dall'ospedale ed in auto portavo mia zia a casa, l'Ilva ci ha salutato così".
Ecco il video delle emissioni odierne alle ore 12 dall'Ilva. (Peacelink)


lunedì 16 dicembre 2013

Messaggi di vento, nel vento

Operai ammalati: «Riparta il dialogo tra Ilva e Taranto»

TARANTO - Se non è una «rottura» storica degli schemi consolidati all’Ilva negli ultimi vent’anni, poco ci manca. Nei giorni scorsi la Fiom Cgil ha denunciato agli organi competenti dell’Asl e all’Arpa le preoccupanti condizioni dei lavoratori del capannone dove si svolgono lavori di carpentera (noto in fabbrica con la sigla Ocm-Cap). «Ci sono stati segnalati alcuni casi di tumore alla tiroide dai lavoratori operanti nel capannone - ha scritto la Fiom allo Spesal, all’Ispesl e all’Arpa - e un lavoratore si è sottoposto a un intervento chirurgico lo scorso 19 novembre. Siamo venuti a conoscenza, altresì, che in passato vi sono stati altri casi di patologie similari che, da quanto riportatoci dagli stessi lavoratori, si aggirano intorno alla decina. Un paio di questi lavoratori, abbiamo appreso, nel tempo sono stati dichiarati inabili al lavoro per la gravità delle loro patologie».
Nel segnalare casi, non meno gravi, di lavoratori del reparto «con disfunzioni funzionali alla tiroide», la Fiom ha spiegato agli organi Asl e all’Arpa che «nei giorni scorsi è stato avviato da parte sindacale un percorso di confronto con l’azienda e la struttura sanitaria aziendale, nella persona del medico competente, che troveranno riscontro nei prossimi giorni».
La Fiom Cgil ha ritenuto tuttavia necessario segnalare immediatamente la situazione, con un tempismo - ecco d ov ’è la «rottura» - sconosciuto anche nel recentissimo passato. La vicenda riveste un’importanza decisiva nel futuro dei rapporti tra la la città e la fabbrica. Anzitutto, dal punto di vista sindacale, siamo finalmente al ripudio, dentro l’Ilva, di certe «lentezze », di certi «impacci» che, in passato, trasformavano il problema relativo alla salute dei lavoratori, in una questione «privata» tra il dipendente e l’azienda, lasciando l’operaio solo di fronte al suo destino. L’accelerazione impressa dalla Fiom ha fatto bene anche ai rapporti sindacali, aiutando la ripresa del confronto. Nei giorni scorsi, infatti, delegati Fiom e il leader dell’Usb Franco Rizzo hanno incontrato i lavoratori del capannone carpenteria in una improvvisata assemblea. L’Usb, infatti, già da qualche mese aveva messo nel mirino la vicenda, denunciando i problemi di salute degli operai.
Poi c’è l’apertura al confronto con l’Asl e l’Arpa. La lettera, per conoscenza, è arrivata all’Ordine dei medici. Il presidente Cosimo Nume ritiene positivo il passo compiuto: «Ne discuteremo in commissione Ambiente all’Ordine, ma è assai importante che questo dato sia messo in luce. Credo sia giusto chiamare in causa Asl e Arpa. Non c’è nulla di nuovo, purtroppo. È l’ennesima “perla nera” alla collana di disagio che cinge la città. Noi medici abbiamo il dovere di essere sentinelle della salute dei lavoratori e la denuncia sindacale merita un plauso. Perché dai problemi ambientali e di salute non si esce senza i lavoratori, insieme. Loro e la città». FULVIO COLUCCI GdM