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mercoledì 4 novembre 2015

Genova zinca zinca!

Ilva, i commissari confermano gli investimenti nel 2016 

A Genova i commissari confermano gli investimenti per lo stabilimento Ilva di Cornigliano. E se ieri Piero Gnudi, insieme agli altri commissari Enrico Laghi e Corrado Carrubba, ha partecipato ad un vertice in prefettura nel capoluogo ligure, oggi lo stesso commissario sarà a Bari per partecipare ad un dibattito sull’Ilva. Da Nord a Sud si conferma la volontà dell’amministrazione straordinaria di non gettare la spugna sul gruppo siderurgico anzi di rilanciare la produzione nei due stabilimenti di punta: Taranto e Genova.
Un investimento di circa 6-8 milioni di euro entro il 2016 per l’adeguamento della linea 4 della zincatura che dovrebbe portare al riassorbimento di 80-100 lavoratori dell'Ilva di Cornigliano dei 750 oggi in solidarietà è l’impegno che il commissario straordinario Laghi ha preso ieri nell'ambito del collegio di vigilanza sull'accordo Ilva. L'incontro era stato convocato dal prefetto genovese Fiamma Spena sul futuro dello stabilimento e vi hanno partecipato, appunto, anche Gnudi e Carrubba.
«Riteniamo che Genova sia strategica per Ilva e che quindi possono essere attivati una serie di investimenti compatibilmente con le risorse a disposizione che diano sempre maggiore centralità allo stabilimento di Cornigliano» ha detto Laghi.
L’incontro durato circa due ore ha visto la partecipazione delle istituzioni locali e della Regione Liguria . Sull'altro investimento importante chiesto dai sindacati e dalle istituzioni locali, quello relativo alla banda stagnata e che vale circa 120 milioni di euro, Laghi ha detto che si tratta di un investimento che «si sta studiando ma il volume di investimenti necessario per tutto il gruppo è molto ingente, quindi occorre muoversi con gradualità a partire dalle risorse a disposizione». Abbastanza soddisfatti i sindacati. «Solo la ripartenza della zincatura - spiega il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro - potrebbe far rientrare 80-100 persone. È sicuramente un passo avanti ed è un messaggio positivo il fatto che a Genova siano venuti tutti e tre i commissari dell'Ilva e i responsabili dell'azienda».
E se i commissari presto incontreranno i sindacati in un vertice che sarà convocato a breve, non si spengono le polemiche sul loro operato, arrivate dal presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi, ancora l’altro ieri. Sul tema interviene Forza Italia: «Confindustria oggi boccia i commissari dello stabilimento siderurgico Ilva, ma si tratta di una circostanza ormai assodata e condivisa. C’è un dato che, però, non possiamo non stigmatizzare ed è il silenzio del governo nazionale. Non sappiamo se nell’agenda di Renzi ci sia una visione per non disperdere un valore straordinario rappresentato dalla siderurgia italiana nè se ci sia la previsione di interventi seri per rilanciare il connubio salute-lavoro. È evidente che qualcuno abbia deciso di non decidere, lasciando che il polo tarantino navighi senza un comandante al timone», afferma in una nota Luigi Vitali, coordinatore regionale del partito.
«Per questo - aggiunge - abbiamo organizzato un incontro sul tema con i rappresentanti pugliesi di Confindustria, Michele Emiliano e mondo universitario il 30 ottobre scorso. Lo abbiamo fatto perché quando si parla di una realtà che costituisce il 4% del Pil regionale bisogna tenere l'attenzione ai massimi livelli. I commissari sono inadeguati e l'Ilva perde 59 milioni di euro l'anno». «È il momento - conclude Vitali- dopo anni di giri a vuoto, di mettere il governo nazionale all'angolo: Renzi deve dire cosa intende fare ai cittadini. Lo deve a migliaia di lavoratori e ad un'intera Regione che, come la Puglia, ha veramente troppo da perdere».
Anche il segretario nazionale dell'Italia dei Valori Ignazio Messina è tornato sul caso siderurgico. L’occasione è stata una conferenza stampa organizzata a Bari. «Diciamo convintamente sì a una newco per il rilancio dell’Ilva di Taranto, ipotesi che peraltro coincide con la proposta sulla quale da tempo insiste l’Italia dei Valori. Occorre poi fare il più presto possibile per giungere ad un serio risanamento ambientale - ha precisato il leader dell'Idv - e nel contempo è prioritario utilizzare i soldi dei Riva, pari a un miliardo e cento milioni di euro, necessari per la complessiva riqualificazione dell'impianto. Non vorremmo che i cittadini siano beffardamente obbligati a pagare due volte: la prima perché sono stati danneggiati e la seconda perché costretti a pagare di tasca propria il risanamento». (Quot)

martedì 19 maggio 2015

Turnaround around around around

Ilva, firmato il decreto sulle garanzie per gli investitori 

 E' stato firmato, e registrato alla Corte dei conti, il Dpcm relativo alle condizioni della garanzia per gli investitori nella societa' di turnaround, che potrebbe essere utilizzata anche per l'Ilva. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, in audizione alla commissione Industria del Senato. Il ministro ha sottolineato che si tratta di un "veicolo utile per accompagnare di piu' e meglio alcune societa' a un'uscita rispetto ai piani di ristrutturazione" e si e' augurata che possa essere utilizzato anche per l'Ilva.
La societa' di turnaround, ha spiegato il ministro, e' uno strumento "che il governo ha pensato di mettere in campo per accompagnare molte aziende che si trovano in una fase di completamento di piani industriali che necessitano ancora di un percorso e che hanno condizioni finanziarie non perfette". La societa', ha aggiunto, "avra', immagino, fra le sue operazioni da valutare un'eventuale newco per l'Ilva, ma verra' messa a disposizione di tutti i soggetti con determinate caratteristiche".
Piu' in generale, la Guidi ha avvertito che per far ripartire Ilva "servono buone soluzioni ma anche tempo per metterle in campo": "Stiamo cercando di ricostruire, con pazienza e determinazione, le condizioni che consentono ad Ilva di operare", ha sottolineato. Tra le altre azioni su cui si sta lavorando, il ministro ha ricordato l'istituzione di una riserva di 35 milioni del Fondo centrale di garanzia per sostenere l'accesso al creduto delle pmi fornitrici di beni o servizi connessi al risanamento ambientale, il riavvio dei rapporti con oltre 50 fornitori, la pianificazione delle attivita' di riavvio dell'altoforno 1 e di rifacimento dell'altoforno 5, il riavvio di tutti i cantieri.
Il ministro ha fatto il punto sull'Ilva inserendo il ragionamento nello scenario generale del mercato siderurgico, in forte difficolta': "Dal 2006 a oggi - ha sottolineato - la produzione di acciaio nel nostro Paese si e' ridotta di 7 milioni di tonnellate (-25%) e il consumo interno di acciaio si e' contratto di circa 11 milioni di tonnellate. Cio' ha fatto emergere una sovracapacita' produttiva teorica di circa 15 milioni di tonnellate". Inoltre "la redditivita' della gestione industriale si e' ridotta di circa l'80% rispetto al periodo pre-crisi" ma "l'occupazione ha subito un calo di 3.500 unita', cioe' solo del 9%, grazie alla rete di protezione degli ammortizzatori sociali". Malgrado tutto, ha avvertito, "la siderurgia italiana continua ad occupare il secondo posto in Europa".  (Quot)

martedì 22 aprile 2014

La carità ad un povero miliardario!

Ilva: Bondi cerca 4 miliardi



L'Ilva e' a caccia di 4 miliardi di euro per evitare il crack. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera oggi in edicola, il gruppo siderurgico avrebbe bisogno di capitali freschi necessari "ad affrontare gli investimenti per il risanamento degli impianti e la prosecuzione della gestione industriale". Operazione che sarebbe prevista nel piano industriale del commissario Enrico Bondi. Come si legge sul Corriere, per trovare i soldi "occorre un aumento di capitale di 1-1,5 miliardi, oltre a un'analoga disponibilita' chiesta alle banche. Il resto dovrebbe essere generato dalla stessa Ilva". (CdS)

sabato 15 febbraio 2014

Trenta milioni. C'è qualche impresa pronta?

Bando investimenti innovativi: altri 90 milioni per i siti di interesse nazionale

Con decreto direttoriale 7 febbraio 2014 è stata integrata la procedura di presentazione delle domande relative al bando “Investimenti innovativi nelle regioni Convergenza – (“Macchinari”)”, al fine di consentire l’accesso alle ulteriori risorse finanziarie (90 milioni di euro) destinate al sostegno degli investimenti da realizzare nei seguenti Siti di Interesse Nazionale (SIN):
  • Taranto
  • Napoli Orientale
  • Napoli Bagnoli
  • Crotone
  • Gela
  • Priolo
  • Milazzo
I SIN sono aree del territorio nazionale definite in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, all’impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico e di pregiudizio per i beni culturali e ambientali. I SIN sono individuati e perimetrati con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con le Regioni interessate.

Condizioni di ammissibilità

Sono le stesse del bando “Investimenti innovativi nelle regioni Convergenza – (“Macchinari”)”, cui si aggiungono le seguenti condizioni:
a)    il programma di investimento è realizzato in unità produttive localizzate in uno dei SIN sopra elencati;
b)    l’impresa richiedente deve aver avviato le attività di bonifica e presentato almeno i risultati della fase di “caratterizzazione ambientale”;
c)    il programma di investimento determina effettivi miglioramenti ambientali con riferimento a:
  • emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti, per le quali è fatto obbligo alle imprese beneficiarie di installare specifiche centraline di misurazione, ove non presenti;
  • efficientamento dei consumi energetici;
  • efficientamento dei consumi idrici.
Il mancato rispetto delle specifiche condizioni di ammissibilità non preclude l’accesso alle risorse già previste dal decreto 29 luglio 2013 (150 milioni di euro).

Ripartizione delle risorse finanziarie

Le risorse sono ripartite tra i diversi SIN in base:
  • all’attribuzione di 30 milioni di euro al SIN di Taranto già prevista dal Protocollo d’intesa del 26 luglio 2012, finalizzato alla riqualificazione dell’area;
  • per i restanti SIN, al numero delle imprese che, sulla base dei dati comunicati dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, hanno avviato le attività di bonifica e già presentato i risultati della fase di caratterizzazione ambientale.
Nella tabella seguente sono indicate le risorse attribuite, sulla base dei predetti criteri, a ciascun SIN.
SitoRisorse (in euro)
Taranto 30.000.000,00
Napoli orientale 22.560.000,00
Napoli Bagnoli 960.000,00
Crotone 19.200.000,00
Gela 2.400.000,00
Priolo 12.000.000,00
Milazzo 2.880.000,00
Totale 90.000.000,00
Per ogni SIN rimane valida la riserva per le PMI, pari al 60% di ciascuna specifica assegnazione.

mercoledì 19 giugno 2013

Subcommissari della sottostima

Ilva: Bondi, 1,8 mld stima impegno azienda 2013-2015 per Aia

''A seguito delle prescrizioni Aia connesse alla Legge 231/2012 e delle necessita' derivanti da impegni gia' previsti dall'azienda per quanto concerne acqua e rifiuti, e' stato stimato un impegno economico di circa 1.800 milioni di euro sul triennio 2013-2015''. Questo quanto si legge nel testo di supporto all'audizione del commissario straordinario dell'Ilva Enrico Bondi alle commissioni riunite Ambiente e Attivita' produttive.
La natura degli investimenti - recita il testo portato da Bondi in audizione - ha portato "ad una loro concentrazione sul 2014 e 2015", per soluzioni che "rappresentano in alcuni casi una 'prima mondiale' e rendono necessari studi ingegneristici ad hoc e ricerche di mercato". In particolare, "il Piano di investimenti prevede per il 2013 325 milioni (erano stati 151 nel 2012), 855 milioni per il 2014 e 620 milioni per il 2015". A metà maggio 2013 "l'impegno economico consuntivo derivante dagli interventi di allineamento all'Aia è pari a circa 130 milioni di euro, ovvero il 40% dell'impegno previsto per il 2013)". Gli interventi si sono focalizzati principalmente sul rifacimento delle cokerie (40 milioni), sulla limitazione delle emissioni diffuse in acciaieria e altoforni (35 milioni per riduzione e 15 milioni per monitoraggio), e sulla copertura dei parchi secondari (40 milioni). Dal 1995 al 2011 "gli investimenti del Gruppo sono stati pari a 6.323 milioni di euro, di cui 1.140 per ambiente e sicurezza".

SARANNO RAFFORZATE LE RISORSE PER IL RISANAMENTO
Rafforzamento delle risorse per il risanamento connesso ad una valutazione delle criticità e di quanto arriva dalla Magistratura. Questo in sintesi quanto contenuto in un testo di supporto all'audizione del commissario dell'Ilva Enrico Bondi in commissione riunite Ambiente e Attività produttive. "Dopo una attenta valutazione di criticità e priorità della situazione ambientale e una verifica dello stato di attuazione dell'Aia, delle prescrizioni della Magistratura e degli organi di controllo - si afferma nel documento - saranno mobilitate e rafforzate le risorse aziendali dedicate al risanamento, al fine di supportare la predisposizione del nuovo piano di interventi ambientali (previsto dal decreto del 4 giugno 2013), connesso e integrabile con il Piano industriale". Secondo quanto si legge ancora nel testo, infine, "il tema dell'impatto ambientale rimane rilevante e critico, e conseguentemente permane il tema di principale attenzione". Per quanto riguarda "i picchi sopra la norma di PM10, registrati nel periodo gennaio-maggio 2013, sono in gran parte riconducibili a cause esterne (sabbia sahariana) e che il numero degli eventi di sloping (la nube inquinante rossastra) è notevolmente diminuito rispetto ai primi cinque mesi del 2012".  (Ansa)

''I fatti parleranno''. Sono le uniche parole del commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, al termine dell'audizione alle commissioni riunite Ambiente e Attivita' produttive alla Camera. Per il subcommissario Edo Ronchi, che si e' già recato a Taranto, ''il clima è collaborativo, anche perché probabilmente l'azienda si rende conto che questa per loro è l'ultima possibilità". Per Ronchi, tra le criticita' sull'applicazione dell'Aia ci sono "i tre mesi di tempo per coprire i nastri trasportatori". (Ansa)

sabato 5 gennaio 2013

Le prospettive economiche Ilva

Mentre i legali dell’Ilva hanno ripreso la battaglia legale per conto del gruppo Riva con la Procura di Taranto, l’attività produttiva del siderurgico tarantino, seppur a rilento, procede. Lo dimostrano le due navi giunte ieri alla banchina del porto di Genova in dotazione al gruppo Riva, che hanno consegnato i coils prodotti dall’Ilva dal 4 dicembre scorso, dunque al di fuori del sequestro. Il materiale consegnato ieri rimette in marcia lo stabilimento di Cornigliano che, al di là delle futili minacce dell’azienda e dei funesti presagi del segretario generale della Uilm di Taranto Antonio Talò, non si fermerà.

domenica 23 dicembre 2012

I Riva, ma che brava gente!

Accidenti che cattivi che siamo!
In tutti questi mesi di inchiesta noi perfidi, in combutta con la magistratura, abbiamo impedito che questi imprenditori illuminati potessero dire quello che in tanti anni avremmo voluto più vedere che sentire: che tengono tanto a Taranto, alle sue sensibilità ambientali e che non perderanno un secondo ad investire tutto quello che possono affinchè dalle ciminiere escano essenze al mughetto e i parchi minerali possano diventare l'ambientazione del prossimo spot dell'acqua Levissima!
Ora, finalmente possono parlare, gli hanno tolto il bavaglio che li soffocava e le catene pesanti che illividivano le loro carni. Gli hanno dato un piatto di minestra calda ed una coperta. E subito pensano a noi.
Grazie per le vostre parole cariche di verità.
Grazie per la vostra bontà e per l'animo delicato...

...delicato come innocenti pecorelle!


Ilva, i Riva pronti a investire

In cinque mesi di bufera giudiziaria, la famiglia Riva, proprietaria dell'Ilva, non aveva mai parlato. Travolta dagli arresti del capostipite Emilio e dei figli Nicola e Fabio (i primi due ai domiciliari e il secondo in carcere), tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, la famiglia ha pensato soprattutto a difendersi, anche se Emilio e Nicola restano ancora ai domiciliari da fine luglio e Fabio è inseguito da un mandato europeo di arresto dopo che ha fatto sapere di trovarsi in Inghilterra. Ieri, però, all'indomani del definitivo via libera del Parlamento alla legge sull'Ilva, la famiglia Riva si è espressa ed ha affidato ad una nota il suo pensiero.
«La legge che il Parlamento ha approvato ci fa guardare con fiducia al futuro - scrive la famiglia -. Il Governo e il Parlamento hanno riconosciuto il ruolo strategico dell'Ilva e hanno dato fiducia al management e alla proprietà. Nell'Ilva vediamo il presente e il futuro della siderurgia italiana, una siderurgia che vuole coniugare rispetto dell'ambiente e della salute con il lavoro. In Italia, come in Europa, si deve evitare che l'industria e il lavoro entrino in conflitto con le giuste sensibilità ambientali».
«Non abbiamo mai voluto lasciare Taranto» dicono i Riva e ricordano di aver investito in 17 anni nel sito siderurgico 4,5 miliardi. Sottolineano poi che «lo stabilimento di Taranto sta attuando le prescrizioni della nuova Aia. Gli investimenti richiesti sono ingenti. Stiamo lavorando per assicurare questi investimenti e siamo fiduciosi di riuscirci». «In questi mesi il futuro dell'Ilva è stato in pericolo - affermano i Riva -. Abbiamo sempre e solo chiesto di poter produrre e vendere i nostri prodotti adeguandoci ai tempi previsti dalle nuove norme. Nessun ricatto occupazionale. Nessuna pressione diretta o indiretta - affermano i Riva -. Solo un fatto molto semplice e logico: senza produzione e vendita una fabbrica non può sopravvivere. Siamo fiduciosi che ora in Italia vi sia una nuova strada».
E quella di ieri per l'Ilva di Taranto è stata la prima giornata di tregua dopo un lungo periodo di tensione. Dai lavoratori ai sindacalisti per finire ai dirigenti, tutti ritengono un punto fermo la legge che consente al siderurgico di continuare a produrre, mettere a norma gli impianti (i primi interventi sono già cominciati) e vendere quanto prodotto nelle settimane precedenti e sequestrato dalla magistratura. Da quel punto fermo ora l'Ilva di Taranto vuole ripartire.
Procura e gip, però, non rinunciano alla loro battaglia. Attendono di leggere il testo definitivo della legge, dopodichè solleveranno il conflitto di attribuzione la cui messa a punto sarebbe in fase avanzata. Per l'eccezione di incostituzionalità aspetterebbero invece la sede in cui sollevarla. E magari potrebbe essere l'8 gennaio quando al Tribunale dell'appello si discuterà del ricorso dell'Ilva per il dissequestro dei semilavorati e prodotti finiti. Oppure, se l'Ilva dovesse rinunciare all'appello - ritenendolo superato dopo la legge che consente la commercializzazione dei beni sequestrati - attendere la presentazione, da parte dell'azienda, dell'istanza di dissequestro. Perchè, anche se c'è la legge, comunque la pronuncia di un giudice dovrà togliere i «sigilli» da quei beni (Sole24h)

martedì 11 dicembre 2012

I misteri delle tasche dei Riva

Ilva: la riconversione che non c'è, già pagata dall'Europa? Il "segreto" svelato dalla Bei

 La saga dell'Ilva di Taranto continua, tra il dramma per la salute dei cittadini e quello dei lavoratori dell'impianto. Prodotti semilavorati e finiti ancora sotto sequestro, difficoltà di scarico delle materie prime, disperazione tra gli operai e indagini a tutto campo della magistratura che inseguono anche all'estero i membri della famiglia Riva. Su tutto poi i dubbi su quanto il decreto del governo, ancora in via di conversione in un Parlamento di fine legislatura, possa risolvere la situazione nel medio e lungo termine e dare un futuro possibile al sogno di una "filiera dell'acciaio sostenibile".
Tutto ruota, infatti, sull'applicazione dell'autorizzazione integrale ambientale, e in particolare intorno a chi dovrebbe pagare bonifica e riconversione, se ancora possibile, dell'impianto dell'Ilva - per non parlare delle compensazioni per la popolazione locale.
Continua...

giovedì 25 ottobre 2012

Soldi virtuali

Caso Ilva, i 190 milioni dei Riva

I proprietari della fabbrica di Taranto sostengono di aver investito tutti gli utili in azienda, per renderla meno inquinante. Invece un bel gruzzolo è stato trasferito in una loro holding

L'Ilva paga, Riva incassa: ecco le consulenze d'oro dei padroni dell'acciaieria di Taranto. Dal 2008 al 2011 una holding controllata da Emilio Riva insieme a figli e nipoti ha ricevuto almeno 190 milioni di euro a titolo di compensi per servizi di varia natura prestati al grande gruppo siderurgico. Lo rivela il settimanale L'Espresso nel numero in edicola domani, venerdì 26 ottobre. In pratica, i Riva si sono trasformati in consulenti di se stessi, profumatamente pagati, con i soldi dell'acciaieria di Taranto. Un'operazione in conflitto d'interessi su cui nessuno tra i sindaci o gli amministratori di Ilva ha avuto nulla da obiettare. La holding Riva Fire – rivela l'inchiesta pubblicata da L'Espresso - ha siglato anni addietro ricchi contratti di consulenza con Ilva, che paga di conseguenza.
In questo modo la famiglia ha ricevuto decine di milioni ogni anno. "Abbiamo sempre reinvestito nell'azienda tutti profitti dell'Ilva", ripetono da anni Emilio Riva e i figli. Niente dividendi, quindi. Ma non ce n'era bisogno perché grazie ai contratti di consulenza la famiglia di industriali lombardi ha comunque prelevato decine di milioni dalle casse dell'Ilva. Nel giugno scorso, all'assemblea dei soci del gruppo siderurgico, la famiglia Amenduni, azionista con il 10 per cento, ha chiesto chiarimenti sulla natura delle consulenze e sulla congruità dei compensi. La risposta dei Riva è stata che la loro holding fornisce una serie di servizi all'Ilva, un colosso con oltre 15 mila dipendenti e centinaia di dirigenti, in cambio dei quali riceve pagamenti definiti "conformi a un campione significativo di gruppi italiani". Vittorio Malagutti (L'Espresso)


giovedì 11 ottobre 2012

Ma il tagliando dell'auto serve per l'ambiente o per l'efficienza?

La magia di capitan Ferrante e l'aiutino mediatico degli amici del Sole 24 ore ritentano per l'ennesima volta dai tempi degli accordi di programma e della prima AIA a trasformare magicamente gli investimenti in spese per l'ambiente!

E noi chi siamo! Gli scemi del villaggio? O pensano che Taranto e l'Italia siano un villaggio di scemi?
 

Ilva, utili per 1,4 miliardi 1,1 investiti per l'ambiente



Una redditività netta complessiva pari a 1,4 miliardi di euro, interamente mantenuta all'interno dell'azienda. Un totale di 6,1 miliardi di euro investiti, di cui 1,1 destinati alla salvaguardia ambientale. Questo, al di là di qualunque valutazione di merito sulla qualità o la correttezza degli interventi fatti, dicono i numeri dei diciassette anni di gestione Riva dell'Ilva.
Analizzando i bilanci del gruppo siderurgico negli ultimi anni (si veda la tabella accanto) emerge, innanzitutto, la capacità dell'Ilva di generare ricchezza. In questi anni ci sono stati periodi bui (soprattutto quelli più recenti), ma anche cicli di grande crescita. I numeri dicono che nonostante le note difficoltà vissute dal mercato siderurgico negli ultimi tre anni (durante i quali l'azienda di Taranto ha perso 1,1 miliardi di euro), la gestione industriale ha prodotto, durante gli anni della famiglia Riva, un reddito pari a 2,1 miliardi di euro: la redditività netta complessiva, dal 1995 al 2011, è stata in particolare pari a 1,4 miliardi di euro, nonostante negli ultimi tre anni sia risultata negativa per 446 milioni di euro.
Per quanto riguarda gli interventi, un'analisi dei bilanci evidenzia come, negli ultimi diciassette anni di gestione, l'Ilva abbia effettuato investimenti in immobilizzazioni materiali (terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali e altri beni) per 6,1 miliardi. Il 90% di queste spese deriva da autofinanziamento: oltre agli utili reinvestiti (1,4 miliardi di euro), l'azienda ha provveduto con gli ammortamenti (4,1 miliardi). Altri 620 milioni di euro, però, sono le risorse investite attraverso debiti contratti nei confronti di altre società del gruppo Riva e con le banche. Nello stabilimento di Taranto sono stati investiti ad oggi 4,6 dei 6,1 miliardi di euro complessivi: la somma destinata alla salvaguardia ambientale ammonta a 1,1 miliardi di euro.
Dal punto di vista finanziario, invece, l'aumento dei mezzi propri (il patrimonio netto in questi anni si è praticamente quadruplicato, salendo dai 621 milioni di euro del 1995 ai 2,4 miliardi del 2011) è stato controbilanciato da un incremento dei debiti finanziari, che oggi sfiorano i 3 miliardi (2,9) contro i 379 milioni di diciassette anni fa. I debiti finanziari sono aumentati soprattutto nell'ultimo quadriennio, da 1,8 a 2,9 miliardi di euro, a causa della riduzione dei flussi di cassa provocata dai risultati negativi della gestione industriale (per circa 805 milioni). La contrazione del cash flow ha rallentato così gli investimenti in immobilizzazioni materiali, quasi dimezzati rispetto al triennio precedente.
L'ultimo bilancio di Ilva spa, relativo al 2011, evidenzia una perdita netta di 35,5 milioni, nonostante un aumento dei volumi rispetto all'anno precedente, quando il risultato finale era stato positivo per 43,7 milioni di euro.
L'anno scorso i ricavi hanno superato i 6 miliardi di euro, oltre il 30% in più (l'incremento è giustificato dall'aumento dei volumi, ma anche dall'aumento dei prezzi medi di vendita) rispetto ai 4,6 miliardi dell'anno prima. Anche alla voce costi, però, si registra una crescita: i costi delle materie prime fanno segnare un incremento (+36,1%) superiore a quello dei ricavi. Come diretta conseguenza, il margine operativo lordo della gestione industriale è peggiorato, passando da 121 milioni di euro a 36 milioni. Al netto di ammortamenti e accantonamenti, il reddito operativo finale è negativo per 360 milioni, contro il «rosso» di 261 milioni dell'anno prima.

In 17 anni di gestione Riva, Ilva ha investito complessivamente 6,1 miliardi: 1,4 provengono dagli utili reinvestiti, 4,1 sono riconducibili agli ammortamenti. In aggiunta all'autofinanziamento, Riva ha sborsato una somma di 620 milioni, riferita a debiti contratti nei confronti di banche e di altre società del gruppo
Praticamente quadruplicato, in questi anni, il patrimonio, salito dai 621 milioni di euro del 1995 ai 2,4 miliardi del 2001. Per contro, però, i debiti finanziari sono saliti a 2,9 miliardi, contro i 379 milioni di euro di diciassette anni fa
L'anno scorso Ilva spa ha generato una perdita netta di 35,5 milioni di euro, contro l'utile di 43,7 milioni maturato alla fine dell'esercizio precedente. Alla fine del 2011 i ricavi ammontavano a 6,026 miliardi di euro, in forte incremento rispetto ai 4,6 miliardi di fine 2010 (Sole24h)

venerdì 21 settembre 2012

Solito copione di sempre

Ferrante ripropone per l'ennesima volta la pappa scaldata degli Atti d'Intesa vecchi di 10 anni con i quali l'Ilva proponeva grandi lavori di ambientalizzazione mai fatti (ad eccezione di quelli che servivano a migliorare la produttività dell'impianto e la qualità dell'acciaio da vendere...). 
I custodi non se la sono bevuta e il vecchio bluff ritorna al mittente.
Che farà?
Intanto la prima reazione dell'Ilva è lo "sciopero padronale" di "una cinquantina" di operai davanti ai cancelli.


Taranto, il piano dell’Ilva bocciato dai custodi: ecco i motivi (punto per punto)

Gli interventi proposti dall’Ilva non sono sufficienti a far cessare le emissioni nocive. E’ questa l’opinione dei custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, dopo aver analizzato il piano di interventi proposto dal presidente del cda Bruno Ferrante al pool di magistrati tarantini.
L’insieme di interventi da 400 milioni di euro, allegato alla richiesta per ottenere una “minima capacità produttiva”, ora è al vaglio del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco. Sulla scorta del parere fornito dai custodi, appare altamente improbabile che il gip Todisco possa accogliere la richiesta dell’Ilva. La richiesta infatti parte dal concetto che per poter effettuare gli interventi sugli impianti questi debbano essere in funzione a un livello di equilibrio che possa salvaguardarne l’integrità, permettendo l’esecuzione delle misure tecniche per eliminare le situazioni di pericolo.
Insomma, la produzione d’acciaio servirebbe come elemento esseziale per tenere in piedi la “strategica capacità produttiva” e i “livelli occupazionali“. In nessuno dei passaggi dell’istanza tuttavia, Ferrante accenna a misure nuove che possano aver mutato la situazione rispetto al 26 luglio. Quella minima produzione, quindi, inquinerebbe? Sì. A guardare le relazioni finora depositate dai custodi a Palazzo di Giustizia, infatti, è evidente la lontanza tra i provvedimenti annunciati dall’azienda e quelli indicati dai custodi come necessari per eliminare l’inquinamento. Ecco perché.
PARCHI MINERALI. L’Ilva ha chiesto l’autorizzazione a impermeabilizzare i parchi, completare il barrieramento e ha annunciato che per la copertura è in corso uno studio preliminare per valutarne la fattibilità. Per i custodi, al contrario, l’unica misura efficace ad evitare l’arrivo di polvere nocive verso il quartiere Tamburi resta proprio la copertura dei parchi, peraltro prevista dall’Aia in corso di riesame.
AREA ALTIFORNI. Nel piano di investimenti l’Ilva ha previsto per l’altoforno 1 l’adeguamento degli impianti di depolverazione del campo di colata, la realizzazione di un nuovo impianto di depolverazione e la realizzazione di un nuovo impianto di condensazione dei vapori prodotti nella fase di granulazione della loppa. Anche per l’altoforno 2 l’Ilva pensa alla realizzazione del nuovo impianto di depolverazione. Per lo staff guidato da Barbara Valenzano, invece, per abbattere le emissioni nocive e risanare gli impianti del reparto è necessario l’immediato spegnimento o il rifacimento completo degli altiforni 1 e 5 e di dismettere e bonificare l’altoforno 3, fermo da tempo.
COKERIE. L’ilva vorrebbe intervenire solo su 2 batterie (numero 5 e 6) per sostituire i rigeneratori e realizzare un nuovo piano di carica. Per i tecnici nominati dal gip Patrizia Todisco, invece, le misure immediate sono il fermo, finalizzato al rifacimento, di 7 batterie e la programmazione di interventi sostanziali sulle 3 rimanenti.
AGGLOMERATO. L’azienda punta a sostituire l’impianto di depolverazione secondaria delle linee di agglomerazione E e D, a cambiare la tecnologia dei filtri elettrostatici con la tecnologia dei filtri a tessuto , concludere le attività per il migloramento dei raffreddatori rotanti delle due linee. Per i tecnici, invece, è necessaria la dismissione di quella parte di impianto non in funzione e la bonifica di quell’area oltre all’adeguamento all’abbattimento delle emissioni primarie derivanti dai gas di scarico delle linee di sinterizzazione mediante un filtro a manica e una serie di altri significativi interventi.
ACCIAIERIA. Nelle acciaierie l’Ilva prevede di realizzare un sistema di aspirazione e desolforazione della ghisa in siviera oltre alla chiusura e copertura della Acciaieria n. 1 e la costruzione di un nuovo filtro a tessuto. Per i custodi tecnici, invece, per raggiungere gli obiettivi imposti dal tribunale del riesame e quindi per eliminare le situazioni di pericolo è necessario lo spegnimento e il completo rifacimento dell’Acciaieria n.1, oltre all’adeguamento con interventi strutturali nell’Acciaieria n.2.
AREA GESTIONE MATERIALI FERROSI. L’azienda guidata da Bruno Ferrante sarebbe intenzionata a utilizzare un impianto costituito da fog cannon: si tratta di un sistema in grado di abbattere la polvere eventualmente in sollevamento dall’area. L’Ilva, inoltre, ha annunciato di aver richiesto a una società di ingegneria un piano per la copertura dell’area dove avviene lo svuotamento delle paiole. I custodi invece ritengono necessario l’immediato fermo delle attività nell’area per il completo rifacimento delle strutture.
Una netta bocciatura, quindi, che tuttavia appariva evidente anche in considerazione dei fondi messi a disposizione dall’Ilva. Bruno Ferrante, infatti, ha spiegato che i 400 milioni di euro sono destinati alla realizzazione dei primi e più immediati interventi e che altri fondi arriveranno per ottemperare alle prescrizioni contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale. Ma secondo indiscrezioni i custodi avrebbero stimato in oltre un miliardo di euro gli interventi da realizzare solo nel reparto cokerie. Un dato che da solo basta a spiegare la distanza fra gli interventi proposti dall’Ilva e quelli necessari per considerarsi ecocompatibili. Senza dimenticare che il tribunale del riesame, lo stesso citato più volte dai legali dell’Ilva nei passaggi più favorevoli all’azienda, ha scritto che l’attività produttiva potrà riprendere solo “in condizioni di piena compatibilità ambientale, una volta eliminate del tutto quelle emissioni illecite, nocive e dannose per la salute dei lavoratori e della popolazione”. (Ilfattoquotidiano)

"Ilva sta chiudendo i reparti". Lavoratori in agitazione, l'azienda smentisce
 
Una cinquantina di lavoratori dell'Ilva si sono radunati all'interno dello stabilimento, nell'area della direzione, sulla statale Appia, e stanno protestando perché l'azienda avrebbe "iniziato a spegnere le luci e a interrompere l'erogazione dell'acqua nei reparti sottoposti a sequestro". Lo si apprende da fonti sindacali, divise però sulla protesta. Dalla manifestazione si è dissociata la Fim Cisl, spiegando che la protesta sarebbe stata incentivata dagli stessi responsabili aziendali dopo il no dei custodi giudiziali al piano presentato dall'Ilva e l'invio della notifica con la quale si sospendono e l'attività dell'altoforno 1 e delle batterie 5 e 6. Dello stesso tenore le dichiarazioni del segretario provinciale della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli. "I capi stanno istigando alla rivolta contro la magistratura e i sindacati stanno dicendo cosa fare". Da parte sua, l'azienda smentisce categoricamente qualsiasi avvio di procedure di spegnimento o di chiusura nei reparti dell'area a caldo.
"C'è fermento in fabbrica, c'è molta agitazione. Qualcuno vorrebbe che i lavoratori lasciassero i reparti per andare a protestare", accusa il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli partecipando a Taranto all'attivo provinciale del sindacato. "Noi - aggiunge - siamo completamente estranei a una iniziativa di questo genere. Siamo un'organizzazione sindacale che usa buon senso e cervello anche quando lotta". Il fermo di alcuni degli impianti sottoposti a sequestro sembra imminente
dopo l'ultima direttiva dei custodi giudiziari, che peraltro hanno bocciato il piano di investimenti per il risanamento ambientale presentato dall'azienda.
"Come Fiom - spiega Stefanelli - riteniamo che si debbano fare quanto prima assemblee con tutti i lavoratori per far partire la vertenza nei confronti dell'Ilva, che deve smetterla con il gioco d'azzardo che sta facendo, con questa guerriglia giudiziaria che non ci interessa, e deve cacciare fuori i soldi per fare un vero piano di risanamento". (Repubblica)



 Ilva Taranto - Che senso ha bloccare una città?

A breve, anzi a brevissimo gli operai dell'Ilva saranno chiamati a raccolta dai loro superiori per bloccare per l'ennesima volta questa città.
Lo faranno quasi certamente senza nessuna richiesta di autorizzazione alle forze dell'ordine e nella più totale illegalità.

Le ultime volte che ciò è accaduto, oltre a gente che ne ha approfittato per bere innumerevoli birre durante tutta la durata dei blocchi, si sono verificati "inconvenienti" che poco hanno a che fare con il diritto allo sciopero, il diritto al lavoro ed il diritto alla salute.

Inconvenienti che hanno danneggiato "SOLO I CITTADINI E I LAVORATORI", come se questi non fossero già stati abbastanza danneggiati dall'Ilva S.p.a. in oltre cinquanta anni di attività inquinanti.

Talvolta è stato tollerato troppo, anche dalle forze dell'ordine, durante queste manifestazioni selvagge messe in atto dai dipendenti del siderurgico in una città invece blindata durante le manifestazioni autorizzate e legali organizzate dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.

Vedasi la pensilina costruita con tubi innocenti montati sul ponte girevole (dove sono i permessi e la DIA per tale sovrastruttura montata su un bene appartenente alla città di Taranto?) e vedasi anche i furgoni immatricolati Ilva S.p.a. che andavano scorazzando per la città privi di targhe (dove era la polizia stradale? e quella municipale? perchè non è stato sequestrato alcun autoveicolo come è prassi in casi simili?).

La città e i cittadini vanno rispettati.
E vanno rispettate anche le leggi di questo paese in cui il furbo la fa franca e l'onesto paga, tanto da passare per stupido.
Lavoratori e cittadini non sono nemici tra loro, dovrebbero essere anzi una cosa sola.

Gli ultimi blocchi sono stati "telecomandati" da sindacati, fiduciari e capi reparto.
Operai a migliaia come burattini senz'anima nè dignità hanno percorso chilometri e partecipato ai blocchi di TUTTE le vie d'accesso della città senza neanche conoscere i motivi che li spingessero a tali azioni.
Muniti di kit da scioperante (ndr: l'Ilva ha fornito trombette da stadio, striscioni e tute pulite) non hanno permesso ad altri lavoratori di raggiungere i loro posti di lavoro, ai malati di ricevere cure e assistenza a domicilio, hanno impedito insomma lo svolgersi della regolare quotidianità di persone che nulla hanno fatto per meritare un tale trattamento.

Non abbiamo memoria di scioperi indetti dalla dirigenza di una fabbrica e svolti da operai.
Un'altra stranezza del tutto eccezionale sta nel fatto che gli operai sono stati invitati a "manifestare" con la promessa che l'azienda li avrebbe ripagati con il rimborso della giornata lavorativa, anche se in realtà si è trattato di "scioperi a favore dell'azienda", per poi ritrattare in fase di elaborazione delle paghe."Se non hai timbrato il cartellino nè in entrata e nè in uscita, eri assente e non ti spetta la giornata di retribuzione".

Il nemico numero uno dei dipendenti Ilva non sono nè i cittadini, nè gli altri lavoratori, nè i liberi e pensanti nè i malati.
Il loro nemico è il nostro nemico e si chiama Emilio Riva.
Lui, ed insieme a lui politici e sindacati troppo silenziosi, hanno messo a repentaglio la tranquillità dei lavoratori non adeguandosi di volta in volta a prescrizioni minime che garantissero una tutela ovvia per la salute dei dipendenti e dei cittadini. Se ora siamo giunti a questo punto non è a causa dei dipendenti e neanche dei cittadini e per questo non saremo noi a pagarne le conseguenze.

(N.B.: L'AIA rilasciata illegalmente 13 mesi fa prevedeva la copertura dei parchi minerali, Ferrante ancora oggi blatera a riguardo di retine acchiappamosce da installare intorno ai parchi minerali). Questa è la tutela della salute dei cittadini? questa è la tutela del lavoro degli operai?

Chi ha un pizzico di cervello ed è sveglio capirà benissimo che non può e no deve più prestarsi al ricatto occupazionale che è l'arma vincente di Riva & Co da svariati anni, questo gli ha permesso di ignorare le richieste di qualsiasi istituzione, associazione e sindacato.

Se un dipendente Ilva vuole giustamente salvaguardare il proprio reddito può andare a manifestare a Roma, anzi possiamo andarci insieme.

O può farlo sotto casa dei Riva che sono agli arresti domiciliari ed anche in questo caso possiamo farlo insieme, o può unirsi a noi che cerchiamo di far rispettare anche i loro diritti che sono i diritti minimi che ogni singola persona di Taranto e provincia dovrebbe pretendere.

Se qualcuno vi chiede di uscire per scioperare e bloccare la città non fatevi fregare questa volta.

Lo sciopero fatelo in fabbrica, disertate, ribellatevi, organizziamoci per manifestare in altre città, non siate dei burattini nelle mani di pochi eletti.
Siamo con gli operai, solo che ancora non lo hanno capito.

Cittadini e lavoratori liberi e pensanti

martedì 18 settembre 2012

Architetti famosi per imbellettare l'Ilva?

...e se chiamassimo anche gli chef migliori per proporre bellissimi e gustosi piatti a base di cozze, formaggio e diossina?
Ancora una boutade vincente di Ferrante che si aggiudica la seconda "Medaglia d'Oro del Circo Taranto" consecutiva!
Ma dov'è Clini? Mica voleva vincere soltanto dicendo che a Taranto non ci sono studi approfonditi sulla mortalità? Quella battuta l'ha copiata da tutti gli amministratori precedenti!
Balduzzi poi... lasciamo stare!

Ilva, 400 milioni per il risanamento "Ma lasciateci produrre"
Presentato il piano dell'azienda, disposta a investire per rispettare le disposizioni della magistratura. Ieri l'alt dei custodi che hanno ordinato di spegnere parte degli impianti
di MARIO DILIBERTO
Sono arrivati in Procura presto e hanno consegnato il loro piano da 400 milioni di euro per il salvataggio dell'Ilva, chiedendo ai magistrati che hanno imposto lo spegnimento di parte degli impianti di lasciare la 'facoltà d'uso'. Il presidente Bruno Ferrante, accompagnato dai legali dell'azienda, ha depositato un cronoprogramma di interventi immediati di risanamento degli impianti dell'area a caldo sotto sequestro, diventati ancora più urgenti dopo la notizia di ieri della decisione dei custodi-amministratori giudiziali dello stabilimento siderurgico (Barbara Valenzano, Claudio Lofrumento, Emanuela Laterza) che hanno notificato un provvedimento all'azienda copn cui si dispone lo spegnimento delle batterie delle cokerie 3-4-5-6 e il rifacimento delle batterie 9-10-11, lo spegnimento delle torri dalla 1 alla 7, lo spegnimento completo degli altoforni da 1 e 5, il primo dei quali da avviare subito, lo spegnimento dell'acciaieria 1, il rifacimento dell'acciaieria 2 e il rifacimento completo del reparto Gestione rottami ferrosi. Si tratta di alcuni dei reparti sequestrati dal gip Patrizia Todisco il 25 luglio scorso. Il personale in esubero, dicono i custodi, deve essere collocato nella bonifica. Tensione tra i lavoratori, anche se per ora non c'è nessuna protesta, né sono stati indetti scioperi, così come accadde a fine luglio quando arrivò l'ordinanza del gip Patrizia Todisco che mise sotto sequestro mezza fabbrica, ma tuttavia c'è un clima teso.
Fonti sindacali affermano di voler meglio conoscere nei dettagli la direttiva dei custodi, forse durante l'incontro di oggi pomeriggio col presidente Ferrante, nel quale l'azienda presenterà il piano di interventi per 400 milioni di euro. Sarà assicurata l'informativa agli operai attraverso i delegati sindacali di fabbrica. I sindacati, pur prendendo atto dell'incisività della stretta impressa dai custodi e rilevando che c'è ormai una progressione di atti della magistratura in relazione all'attuazione del sequestro, evidenziano tuttavia che passare all'applicazione concreta delle misure contenute nella direttiva di ieri sera dei custodi giudiziali richiederà molto tempo. Solo per lo stop ai due altoforni - l'Ilva resterebbe solo con il 2 e il 4 perché il 3 è già dismesso da molti anni - occorreranno non meno di due mesi, considerato che gli altoforni fondono i minerali per produrre la ghisa, poi inviata alle acciaierie per la trasformazione in acciaio, ad una temperatura di almeno 1800 gradi e per "raffreddare" l'impianto e decelerarne la marcia operativa è necessario un lungo tempo tecnico.
Tutti gli impianti che rientrano nella nuova direttiva dei custodi richiedono molte settimane per essere disattivati, precisano ancora fonti sindacali, per cui la valutazione delle organizzazioni metalmeccaniche è che i tre custodi espressione della Procura abbiano voluto ulteriormente mettere alle strette l'Ilva. Un segnale molto forte, insomma. "L'azienda è con le spalle al muro, non può scappare. I custodi hanno detto chiaramente cosa faranno a partire da subito. Lo faranno, è chiaro, progressivamente e gradualmente ma lo faranno - rilevano i sindacalisti - l'unico modo che ha l'Ilva per sottrarsi a questa tenaglia è quella di mettere subito in cantiere il piano per risanare e mettere a norma il siderurgico partendo appunto dagli impianti inseriti nella direttiva dei custodi". La decisione , quindi viene interpretata come un atto di pressione oltre che un adempimento dovuto dopo la disposizione dei giorni scorsi del procuratore capo della Repubblica, Franco Sebastio che aveva ribadito che "all'Ilva è inibita qualsiasi attività produttiva" e gli impianti vanno utilizzati solo per essere risanati.
Altri interventi sono previsti sulle batterie delle cokerie e sui parchi minerali, dove si penserebbe anche alla costruzione di particolari cupole come quelle già esistenti in alcune centrali elettriche, coinvolgendo anche architetti famosi, per avere opere che, oltre ad essere utili ed efficaci, abbiano anche un impatto non invasivo.
L'orientamento dell'azienda sembrerebbe essere quello di coinvolgere un architetto di grido, un archistar, per realizzare una struttura esteticamente gradevole oltre che utile. Una struttura che possa diventare un elemento gradevole dello skyline della città. Ci sarebbe anche qualche nome che potrebbe essere coinvolto nel progetto: si parlerebbe di architetti del livello dello spagnolo Santiago Calatrava, della super-archistar italiana Renzo Piano o forse addirittura del britannico Norman Foster. Altri nomi potrebbero essere coinvolti. Il risultato dell'intervento di copertura dei parchi minerali potrebbero essere delle cupole, dei domè come vengono chiamate queste strutture, sul tipo di quelle realizzate in alcune centrali a carbone per evitare la dispersione di polveri. Strutture, per fare un esempio, come quelle del carbonile della centrale Enel di Torrevaldaliga nord.
Per cokerie e parco minerali si tratta in particolare di bloccare le emissioni diffuse di sostanze inquinanti e la diffusione delle polveri delle materie prime stoccate all'aperto.(Repubblica)

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GIALLO SU DATI ISS: "ILVA MORTALITA’+10%",

 “Sono ipotesi che hanno bisogno di verifica; ci sono margini di incertezza sul rapporto causa-effetto della mortalità per tumori a Taranto”.
Così il ministro dell’Ambiente, Clini, sui dati del progetto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità, che indicherebbero un’aumento della mortalità del 10% nell’area di Taranto.
“Negli ultimi 30-40 anni-ha precisatola situazione ambientale di Taranto è migliorata”.E: Vogliamo risanare l’Ilva proteggere i cittadini,senza allarmismi 
(Studioromano)

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Ilva, Balduzzi: «Nuovi dati il 12 ottobre»
 Il ministro chiarisce il giallo: «Non credo che la magistratura abbia elementi diversi da quelli di cui disponiamo»

MILANO - I nuovi dati sulla mortalità nel sito dell'Ilva di Taranto saranno resi pubblici il 12 ottobre. È il ministro della Salute Renato Balduzzi a fare chiarezza su annunci e smentite di lunedì, a margine della presentazione del progetto "Sentieri" coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità. «Stiamo attendendo conferme relative a tre profili - spiega il ministro -. La prima è che su un arco di 12 anni c'è una variazione dell'esposizione per alcune patologie. Inoltre stiamo elaborando i risultati di un monitoraggio biologico per valutare una criticità relativa ai prodotti caseari. Infine, saranno presentati i risultati di uno studio nazionale sull'inquinamento dei mitili. Tutti questi dati dovrebbero essere presentati il 12 ottobre». I NUMERI - «Non credo che la magistratura abbia elementi diversi da quelli di cui disponiamo e che sono frutto delle indagini di questi anni» ha aggiunto Balduzzi. Nell'area dell'Ilva, tra il 1995 e il 2002, si è registrato un aumento tra il 10% e il 15% della mortalità generale e per tutti i tumori, sia negli uomini che nelle donne. (Corsera)

lunedì 13 agosto 2012

Soldi pubblici, vizi privati: il forziere dei Riva

IL PUNTO DI MARIO MOLINARI (Savonanews)

Ilva "eccellenza italiana" con € 164.400.000 di capitale sociale in Lussemburgo

Ma in arrivo ci sono 336 milioni di Euro pubblici per bonificare i danni degli impianti (privati) Il notaio Lussemburghese? Ironia della sorte: Monsieur Hellinckx, lo stesso di Nucera e Geotea
Leggendo l'accattivante brochure del Gruppo Riva si avverte la fragranza di "una storia italiana", una specie di mulino bianco dove si macina carbone per colare l'acciaio da vendere. Per guadagnare soldi, semplicemente.
L'ILVA è stata "privatizzata" dalla vecchia Italsider, dove navigò il buon Gambardella della Margonara. Italsider fece senz'altro un buon affare vendendo Ilva ai Riva, tanto che i Riva ci cavarono palate di miliardi, a quel punto privati.
Grati, investirono così tanto per non appestare il luogo, che la magistratura, nonostante ogni tipo di tentativo di portar dalla loro stampa e controllori, anche facendo perder la faccia ad una persona perbene come l'ex prefetto Bruno Ferrante, gli sequestrò lo stabilimento.
L'ilva è controllata totalmente dai Riva, attraverso la RIVA FIRE Spa, dove "FIRE" non sta per fuoco in inglese ma per una cosa tipo Finanziaria Industriale Riva Emilio.
Ed è con questo nome che all'inizio della vicenda provammo a vedere se esisteva nel paradiso fiscale europeo per eccellenza - il Lussemburgo - senza successo. Bene, pensammo. almeno qualcuno che sta davvero in Italia, anche fiscalmente.
Poi fummo colti da un pensiero: ma vuoi veder cosa combina il senso d'onnipotenza? E cercammo nel Granducato fiscale - banalmente - alla voce "ILVA"
ed eccola lì,
ILVA INTERNATIONAL S.A. costituita il 05/02/2004, in rue de la chapelle (la strada della cappella) pure al civico 17
tra
1) ILVA SpA, ayant son siège à Viale Certosa 249, I-20151 Milan rappresentata da Monsieur Michel Comblin, conseil fiscal, demeurant à Glabais (Belgique), en vertu d’une procuration sous seing privé, lui délivrée à Milan, le 5 décembre 2003.

2) PARTICIPATIONS ET FINANCEMENTS EXTERIEURS S.A., en abrégé PARFINEX S.A., ayant son siège à L-1325 - Luxembourg, 17, rue de la Chapelle, ici représentée par Monsieur Claude Zimmer, conseil fiscal, demeurant à Luxembourg
Per un totale di 16.440.000 actions de EUR 10 chacune, totalisant EUR 164.400.000

Centosessantaquattro milioni di Euro, oltre trecento miliardi di vecchie £ire. Non esattamente una mancia pro forma per una scatola vuota.
Si, ma i Riva che c'entrano? Leggiamo oltre alla voce Amministratori
2. Sont appelés aux fonctions d’administrateur non rémunéré:

a) Monsieur Fabio Riva, entrepreneur, né à Milan, le 20 juillet 1954, demeurant professionnellement à I-20151 Milan, Viale Certosa 249.

b) Monsieur Angelo Riva, industriel, né à Milan, le 19 octobre 1966, demeurant professionnellement à L-20151 Milan Viale Certosa 249.

c) Monsieur Hans-Hinrich Muus, conseiller d’entreprise, né à Hamburg, le 13 octobre 1937, demeurant à D-20148
A rivedere i conti una vecchia conoscenza come DELOITTE & TOUCHE S.A.
E il notaio che redige l'atto? Naaaa: Henri Hellinckx, lo stesso della GEO di Nucera e della Geotea (Ecosavona & Bossarino) di Bagnasco
Bravi tutti. 
In appendice:
Tra il 1994 e il 1995, a cavallo tra i governi Ciampi, Berlusconi I° e Dini va in porto la privatizzazione dell'ILVA (che dopo aver aperto il bijoux di Taranto cambiò il nome in Italsider)
Erano appena trascorsi gli anni belli di Giovanni Gambardella, che tentò la Margonara. Il Corriere della Sera nel 1993 ricorda così:
"Celebri manager pubblici e privati, una volta rimossi da poltrone di prestigio, si mettono in proprio e ricominciano, si fa per dire, da zero. E cosi' ha fatto in sordina anche Giovanni Gambardella, l' ex amministratore delegato dell' Ilva travolto dalle perdite della siderurgia pubblica."
archiviostorico.corriere.it/1993/agosto/11/rispunta_Gambardella_messo_proprio_co_0_9308115220.shtml
Condensando in una riga: lo Stato sbologna l'Ilva, i Riva se la acchiappano. Chi avrà fatto l'affare. Segue uno schema dei dati economici del Gruppo Riva nei quali curiosamente il Lussemburgo pare proprio non compaia. Fonte: il Gruppo Riva
ma se l'ITALSIDER era così in perdita... com'è che, passata ai Riva...
 




domenica 12 agosto 2012

I tumori certi e l'elemosina del ministero

Caso Ilva, Taranto capitale dei tumori
"Mortalità record per quelli ai polmoni"

L'incidenza delle malattie nell'area del siderurgico è maggiore del 15 per cento, del 30 quella riferite a quelle polmonari. I dati dello studio saranno consegnati a settembre al ministro della Salute

Taranto capitale dei tumori. Lo dice anche il ministero. E' maggiore del 15% l'incidenza dei tumori nell'area del sito dell'Ilva di Taranto, con un picco del 30% in più per quelli al polmone. E' quanto si legge nell'indagine epidemiologica 'Sentieri', coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità - anticipata da Repubblica - che verrà presentata il 18 settembre al ministero della Salute. Un dato legato all'inquinamento prodotto dall'Ilva: ''Molteplici studi di monitoraggio ambientale e campagne di misura delle emissioni industriali effettuati nell'area di Taranto - sottolinea il rapporto - hanno evidenziato un quadro di inquinamento ambientale diffuso, ma anche il contributo rilevante del polo industriale cittadino, in particolare il complesso dell'acciaieria, ai livelli ambientali di inquinanti di interesse sanitario''.
  Il ministro Renato Balduzzi riceverà nei prossimi giorni anche nuovi dati sul rischio dal Centro per il controllo delle malattie. Lo studio dell'Iss è stato già pubblicato sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione e riguarda tutti i Siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin), 44 in tutto. La ricerca ha trovato per l'area di Taranto un "eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi, un eccesso compreso tra il 50% (uomini) e il 40% (donne) di decessi per malattie respiratorie acute", e un aumento de 10% nella mortalità per le malattie dell'apparato respiratorio.
  E intanto sembra sempre più lontana la bonifica dell'impianto più grande d'Europa, fra i più grandi del mondo: 336 milioni per la riqualificazione ambientale, anni di lavori, circa otto mesi solo per fermare l'impianto, durante i quali, nel corso delle progressive procedure di spegnimento, l'inquinamento però non diminuirà. Per completare l'operazione di risanamento, per la quale lo scorso lunedì è stato avviato il tavolo di lavoro con il ministro Clini i tempi sono incerti. Servirà ordinare materiali e macchinari e la loro disponibilità potrebbe incidere profondamente sulla tempistica totale dell'operazione di risanamento dell'area dalla quale arrivano 10 tonnellate di acciaio l'anno, più di un terzo del totale prodotto in tutta Italia (la produzione totale è di 29 milioni di tonnellate d'acciaio l'anno).
  A spiegarne le tappe delle procedure è Donato Firrao, docente di metallurgia del Politecnico di Torino. Si parte dalla cokeria: è il settore più inquinante dell'impianto dove si fonde il carbone. L'altoforno a Taranto è appena stato rimesso a nuovo secondo i criteri più moderni e i convertitori a ossigeno emettono al massimo ossidi di ferro, che non sono pericolosi, ha spiegato l'esperto. Per questa ragione, secondo Firrao, l'ipotesi migliore sarebbe quella di chiudere solo la cokeria e comprare il suo prodotto, il coke, sul mercato, continuando così la produzione e facendo diminuire le emissioni.
  Molto più problematico lo spegnimento dell'area a caldo che provocherebbe la 'morte' dell'impianto. Tecnicamente esiste la possibilità di sostituzione gli impianti con modelli meno inquinanti. Un caso a cui far riferimento è quello della Siemens che ha realizzato delle acciaierie ad emissioni molto meno inquinanti, ma richiederebbero la costruzione anche di nuovi edifici L'operazione per molti è di una complessità straordinaria: "non è mai accaduto nel mondo un evento come questo - ha spigato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia - si tratta di una vera e propria rivoluzione considerata anche la sfavorevole congiuntura economica che in questo momento ha fatto ridurre del 20-30% la domanda di acciaio".
  Sono molte le complessità tecniche che gli esperti dovranno affrontare come ad esempio anche la 'semplice' copertura delle aree di stoccaggio dei minerali, che spiega Tabarelli, in tutto il mondo restano scoperti, ma dai quali partono le polveri rosse che 'sporcano' l'area attorno. Sul piano messo a punto dalla task force guidata dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini per l'Ilva lo scorso 26 luglio, ora bisognerà stabilire un percorso con 'tempi certi'. Il testo del documento - siglato dal ministro dell'Ambiente e da quello dello Sviluppo economico Corrado Passera, insieme con il governatore Nichi Vendola, il sindaco della città Ippazio Stefano e il presidente della provincia Gianni Florido - parla di "certezza degli obiettivi e dei tempi di approvazione e realizzazione".
  Il protocollo d'intesa 'per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto' prevede risorse per "interventi di riqualificazione ambientale" pari a "un importo complessivo di 336 milioni di euro": 329 pubblici e 7,2 privati. Di questi, 119 milioni vanno alle bonifiche, 187 milioni per interventi portuali, e 30 milioni per il rilancio industriale per investimenti produttivi caratterizzati da un elevato livello tecnologico. (La Repubblica)


Bonelli: «Nel decreto soldi per l’Ilva e solo 8 milioni ai Tamburi»
Un decreto-beffa. «Perché sovverte il principio secondo il quale chi inquina paga. E fa pagare ai cittadini i costi dell’inquinamento prodotto da aziende come Ilva ed Eni». Il diavolo si nasconde nei dettagli secondo il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. Spulciando le carte del disegno di legge presentato dal governo Monti (il decreto per Taranto che attiva le bonifiche con 336 milioni di euro), il consigliere comunale ha scoperto che «i finanziamenti a tasso agevolato previsti nel decreto legge 83 del 2012 per le aziende della green economy, che si occupano cioè di energie alternative, vengono estesi anche alle aziende che realizzeranno interventi di ambientalizzazione e riqualificazione nell’area Sin di Taranto, il Sito di interesse nazionale. Praticamente, Ilva ed Eni potranno accedere a questo fondo di 70 milioni di euro. E pensare che aziende come l’Ilva negli ultimi anni hanno realizzato utili per due miliardi di euro. Insomma, il principio chi inquina paga viene sovvertito. Lo Stato, cioè i cittadini contribuenti, pagheranno i danni ambientali di aziende come l’Ilva. È assurdo».

Bonelli ha poi criticato aspramente la scelta di stanziare risorse addirittura ridotte per alcuni interventi strategici. «Per bonificare il quartiere Tamburi (quello dove un'ordinanza stabilisce che i bambini non possono toccare la terra a causa dell'inquinamento) sono previsti - ha sottolineato il presidente dei Verdi - solo 8 milioni di euro (una cifra assolutamente ridicola) mentre per il Mar Piccolo sono stati destinati solo 21 milioni. Ricordiamo che con un analogo protocollo d'Intesa del 2005 erano stati destinati 50 milioni di euro per la bonifica del quartiere Tamburi e 25 milioni per quella del Mar Piccolo: soldi spariti nel nulla e che a Taranto non sono stati mai utilizzati. Invece, il grosso delle risorse, circa 170 milioni, sono per il porto anche per la costruzione della diga foranea ». Bonelli ha concluso con una stilettata al governo: «Invece di dare contributi alle imprese avrebbe fatto meglio a creare un fondo per la tutela della salute dei cittadini di Taranto e ad avviare immediatamente un monitoraggio sanitario anche attraverso le analisi su sangue ed urine della popolazione tarantina, che da decenni deve subire il peso insostenibile dell'inquinamento». (Fulvio Colucci - GdM)

mercoledì 20 giugno 2012

L'euforia del progresso, questa puttana luccicante!

Quanti ne abbiamo visti o letti nella storia di questo fazzoletto di mondo di proclami e di feste. Ogni volta era il Progresso, sua maestà la regina delle prostitute del capitalismo, che veniva a baciarci e a farci fare un balzo nell'avvenire.
Abbiamo sempre dato tutto per lei, terra, mare, dignità, libertà.
Sta appena cominciando l'agonia della grande industria che porterà lo strascico di lutti e devastazioni ed ecco che già il sindaco, il presidente della provincia, prefetti, politici, sindacati, assessori, ministri sono pronti con il frac a righe, le bretelle e la camicia inamidata sul molo più lungo del porto di Taranto a stappare sciampagni costosissimi per festeggiare!
Intanto i dirigenti delle multinazionali scendono dalle loro grandi navi e vanno verso di loro come fecero gli uomini di Colombo con gli indios: grandi sorrisi e perline di vetro da regalare (i fucili ben nascosti dietro la schiena).
Cosa si festeggia?
Quello che per noi poveri terroni ignoranti e arretrati è presentato come ricchezza e progresso ma che per altre realtà e la quotidianità della lotta contro i giganti: sono i fondali arati e scavati per far passare mostri immensi carichi di ogni bene di consumo e di ogni scarico, che sia per pulire i motori o le stive, per muovere le navi, o che sia il malaugurato incidente che statisticamente segna ciclicamente la storia di giornate fatte di movimenti di centinaia di colossi del mare.
Ora avremo tutto, en plein!
  • l'acciaieria più grande d'europa
  • la raffineria più performante d'italia
  • l'hub portuale più trafficato del mediterraneo
  • la base navale più moderna e nucleare.
Come si fa a rendere tutto questo compatibile con quelle formichine inutili che si chiamano tarantini e con la loro terra ridicolizzata?
Ma è elementare watson!
E' come far salire i famosi quattro elefanti nella cinquecento: due davanti e due dietro!!!

Una volta ci si faceva il segno della croce... Ma noi la Chiesa della Croce, quella che guarda il porto, la stiamo facendo pure crollare! 

Ecco un po' di "rischi da porto"...








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Porto di Taranto ecco 260 milioni

Appena qualche mese fa erano diverse le voci che dal fronte politico e sindacale sollecitavano la revoca della concessione del molo polisettoriale a Taranto container terminal. «Non hanno mantenuto i patti, quel milione di container promesso non s’è visto, e adesso spostano le navi al Pireo e licenziano il personale»: ecco, quindi, la richiesta di revoca che via via si faceva più pressante nei confronti dell’Autorità portuale. E invece oggi a Roma il porto di Taranto centra un altro risultato e aggiunge un nuovo tassello all’operazione rilancio. A mezzogiorno, nella sala polifunzionale della presidenza del Consiglio, si firma infatti un accordo generale che da un lato avvia una serie di opere a Taranto e dall’altro prefigura, da qui a due anni da parte di Tct, un movimento di 700 mila container che, dopo un altro anno, dovranno diventare un milione. L’accordo ha una dote finanziaria di circa 260 milioni: un centinaio verranno da Tct, che fa capo ai colossi del traffico Hutchinson ed Evergreen, e 160 dalla parte pubblica fra Stato e Autorità portuale che ne metterà circa 90. Nel dettaglio, la società pubblica Sogesid effettuerà i dragaggi nella zona di mare antistante il molo polisettoriale e la relativa bonifica, l’Autorità portuale consoliderà la banchina dello stesso molo in modo che i fondali possano avere una profondità maggiore, compresa fra 16,50 e 15 metri, mentre Taranto container terminal sottoporrà a manutenzione le sue attrezzature e soprattutto installerà le nuove gru capaci di lavorare sulle navi da 14mila container, quelle di ultima generazione. In più, l’Autorità portuale darà a Tct altri 500 metri di banchina del molo polisettoriale nel giro di un anno, ammodernerà questo tratto oggi occupato da altre società, realizzerà la diga foranea a protezione dello stesso molo, mentre Tct, oltre a far decollare il traffico, ricorrerà alla cassa integrazione straordinaria per 2 anni per 500 addetti anzichè, come aveva paventato, licenziarne 160 con la mobilità. L’accordo che oggi a Roma firmano i ministri delle Infrastrutture, della Coesione territoriale e dell’Ambiente, insieme a Tct, Authority, Regione, Provincia e Comune di Taranto, è all’interno di un percorso che prima ha visto prima Sergio Prete, presidente dell’Autorità portuale di Taranto, diventare anche commissario per l’accelerazione di un altro gruppo di interventi, poi sbloccare le opere della piastra logistica per 219 milioni di euro. E in mezzo gli accordi che il porto di Taranto ha stretto negli ultimi tempi con Rotterdam, che vuole farne il primo scalo in Italia, e con Shangai. Parla di «giornata storica» Guglielmo Minervini, assessore regionale ai Trasporti, per il quale «Taranto diverrà il porto più infrastrutturato d’Italia. I servizi logistici e la piastra logistica consentiranno infatti di aprire i container, lavorare le merci e quindi generare nuova economia e soprattutto nuova e qualificata occupazione». E Mario Ciaccia, vice ministro delle Infrastrutture, aggiunge: «Quello che stiamo mettendo in cantiere permetterà il rilancio del porto di Taranto, che da qualche mese è tornato tra gli scali strategici dei corridoi europei». Domenico Palmiotti (GdM)

lunedì 19 aprile 2010

Cementir in bilico...

Per soli 500 posti di lavoro tra Italia e Turchia... Che saranno pure ridotti per risparmiare!

Cementir/ Caltagirone jr: A stabilimento Taranto circa 150 milioni. Decisione finale entro l'estate

Il gruppo Cementir deciderà entro l'estate se investire circa 150 milioni per ammodernare lo stabilimento di Taranto. Lo ha detto il presidente Francesco Caltagirone Junior durante l'assemblea degli azionisti. "Stiamo prendendo la decisione finale che ci sarà entro l'estate è allo studio - ha affermato - il finanziamento per l'investimento che è di circa 150 milioni. Un investimento che sarebbe il più importante in Italia". Lo stabilimento di Taranto ha circa 50 anni e, ha spiegato Caltagirone, "non garantisce elasticità nella gestione e necessità perciò di essere efficientato". Il presidente di Cementir ha poi fatto riferimento al programma di riduzione dei costi che prevede un taglio di 60 milioni complessivi al 2011. "Nel 2009 - ha sottolineato - la riduzione è stata di 30 milioni e per centrare l'obiettivo ne mancano altri 30. L'obiettivo dovrebbe essere centrato entro i prossimi due esercizi, cioè a fine 2011. L'efficientamento riguarda Italia e Turchia attraverso ristrutturazioni industriali e taglio del personale. Nel 2009 abbiamo ridotto il personale italiano di 36 unità. Ora produciamo 2 milioni di tonnellate di cemento con 500 persone, cioè 5mila tonnellate per addetto: un parametro di assoluta eccellenza". (virgilio)

Il gruppo Cementir e' pronto a investire 150 milioni di euro circa per portare a termine il rifacimento dello stabilimento di Taranto. Lo ha detto il presidente della societa', Francesco Caltagirone junior, parlando nel corso dell'assemblea. Il progetto di ammodernamento dello stabilimento, ha detto Caltagirone, e' in fase avanzata di studio e prima dell'estate verra' presa una decisione definitiva. Per finanziare il progetto la societa' sta valutando anche l'ipotesi di ottenere un finanziamento dalla Bei (che il Comitato per Taranto aveva già segnalato, clicca qui per vedere le condizioni) con una durata di 10-12 anni. Grazie al rinnovamento dello stabilimento di Taranto, Cementir si attende benefici nell'ordine di 10-12 milioni di euro. (Sole24ore)

Visualizza altro http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-802539/cementir-caltagirone-pronti-150mln/#ixzz0ld8GkZ46


Intanto è sicuro che in Turchia i Caltagirone si buttano nel business dei rifiuti:

Cementir: Caltagirone jr., pronti 50 mln in 2 anni in Turchia
ROMA (MF-DJ)--"Abbiamo in progetto di investire nei prossimi due anni 50 milioni di euro in Turchia per la gestione dei rifiuti".

Lo ha affermato Francesco Caltagirone jr., presidente di Cementir, nel corso dell'assemblea, spiegando che l'investimento "dovrebbe dare dal 2012 effetti positivi sull'Ebitda per 20 milioni di euro, solo dalla gestione dei rifiuti". (Borsaitaliana)

martedì 16 giugno 2009

Superprofitti alternativi

Energia alternativa, il business su cui investire
Pubblicato da Gordon Gekko in Energia, In Evidenza. Martedì, 16 Giugno 2009.

Sempre più l’energia rinnovabile sta diventando un business centrale e sempre meno marginale. Se ne sono accorti anche in Borsa, quando nelle ultime sedute due titoli, Uni Land e Alerion, hanno messo a segno guadagni in doppia cifra perché le aziende sono entrate nel business del fotovoltaico.

Uni Land è un’azienda attiva nel settore immobiliare e dei terreni edificabili. Ha appena raggiunto un accordo per la realizzazione di un parco eolico di 36 Mw nel Comune di Monghidoro, in Emilia Romagna. La convenzione ha una durata di 35 anni e può essere prorogata di altri 35 anni. L’importo complessivo per l’intera costruzione sarà di circa 57 milioni di euro. La notizia non è passata inosservata sul mercato azionario e il titolo alla fine della seduta ha messo a segno un balzo del 10%. Da inizio anno il titolo ha messo a segno una performance dell’80%
Ma non è una eccezione. A poche ore dall’accordo di Uni Land ecco che esce la notizia che Alerion Clean Power, società quotata alla Borsa Italiana e attiva nel settore delle energie rinnovabili, raggiunge un accordo per realizzare a Castellaneta, in provincia di Taranto, di uno dei più grandi impianti fotovoltaici d’Italia con una potenza complessiva di 14 Mw. Il valore complessivo dell’impianto comporterà un investimento di circa 50 milioni di euro, che verranno finanziati tramite project financing. All’uscita della notizia il titolo ha fatto segnare un balzo del 7% e dall’inizio dell’anno l’azione ha messo a segno un rialzo del 25% circa.
Quindi per i prossimi mesi sarà interessante seguire con attenzione l’andamento non solo di questi titoli, ma anche delle azioni di società che hanno a che fare con le energie alternative, come fotovoltaico, energia eolica, e carburanti alternativi. La Borsa Italiana ancora scarseggia di presenze in questo settore, ma le Borse estere, in particolare americana, abbondano di aziende concentrate su questo business. (Vostrisoldi)

mercoledì 7 novembre 2007

Un pò di articoli da leggere....


Articolo tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno - Invece dal Corriere del Mezzogiorno riportiamo:
Dalla Repubblica di Bari



Dal Corriere del Giorno