"Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti non possa cambiare il mondo. In fondo è cosi che è sempre andata ». (Margaret Mead)
Ilva, i commissari confermano gli investimenti nel 2016
A Genova i commissari confermano gli investimenti per lo stabilimento
Ilva di Cornigliano. E se ieri Piero Gnudi, insieme agli altri
commissari Enrico Laghi e Corrado Carrubba, ha partecipato ad un vertice
in prefettura nel capoluogo ligure, oggi lo stesso commissario sarà a
Bari per partecipare ad un dibattito sull’Ilva. Da Nord a Sud si
conferma la volontà dell’amministrazione straordinaria di non gettare la
spugna sul gruppo siderurgico anzi di rilanciare la produzione nei due
stabilimenti di punta: Taranto e Genova.
Un investimento di circa 6-8 milioni di euro entro il 2016 per
l’adeguamento della linea 4 della zincatura che dovrebbe portare al
riassorbimento di 80-100 lavoratori dell'Ilva di Cornigliano dei 750
oggi in solidarietà è l’impegno che il commissario straordinario Laghi
ha preso ieri nell'ambito del collegio di vigilanza sull'accordo Ilva.
L'incontro era stato convocato dal prefetto genovese Fiamma Spena sul
futuro dello stabilimento e vi hanno partecipato, appunto, anche Gnudi e
Carrubba.
«Riteniamo che Genova sia strategica per Ilva e che quindi possono
essere attivati una serie di investimenti compatibilmente con le risorse
a disposizione che diano sempre maggiore centralità allo stabilimento
di Cornigliano» ha detto Laghi.
L’incontro durato circa due ore ha visto la partecipazione delle
istituzioni locali e della Regione Liguria . Sull'altro investimento
importante chiesto dai sindacati e dalle istituzioni locali, quello
relativo alla banda stagnata e che vale circa 120 milioni di euro, Laghi
ha detto che si tratta di un investimento che «si sta studiando ma il
volume di investimenti necessario per tutto il gruppo è molto ingente,
quindi occorre muoversi con gradualità a partire dalle risorse a
disposizione». Abbastanza soddisfatti i sindacati. «Solo la ripartenza
della zincatura - spiega il segretario genovese della Fiom Bruno
Manganaro - potrebbe far rientrare 80-100 persone. È sicuramente un
passo avanti ed è un messaggio positivo il fatto che a Genova siano
venuti tutti e tre i commissari dell'Ilva e i responsabili
dell'azienda».
E se i commissari presto incontreranno i sindacati in un vertice che
sarà convocato a breve, non si spengono le polemiche sul loro operato,
arrivate dal presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi,
ancora l’altro ieri. Sul tema interviene Forza Italia: «Confindustria
oggi boccia i commissari dello stabilimento siderurgico Ilva, ma si
tratta di una circostanza ormai assodata e condivisa. C’è un dato che,
però, non possiamo non stigmatizzare ed è il silenzio del governo
nazionale. Non sappiamo se nell’agenda di Renzi ci sia una visione per
non disperdere un valore straordinario rappresentato dalla siderurgia
italiana nè se ci sia la previsione di interventi seri per rilanciare il
connubio salute-lavoro. È evidente che qualcuno abbia deciso di non
decidere, lasciando che il polo tarantino navighi senza un comandante al
timone», afferma in una nota Luigi Vitali, coordinatore regionale del
partito.
«Per questo - aggiunge - abbiamo organizzato un incontro sul tema con i
rappresentanti pugliesi di Confindustria, Michele Emiliano e mondo
universitario il 30 ottobre scorso. Lo abbiamo fatto perché quando si
parla di una realtà che costituisce il 4% del Pil regionale bisogna
tenere l'attenzione ai massimi livelli. I commissari sono inadeguati e
l'Ilva perde 59 milioni di euro l'anno». «È il momento - conclude
Vitali- dopo anni di giri a vuoto, di mettere il governo nazionale
all'angolo: Renzi deve dire cosa intende fare ai cittadini. Lo deve a
migliaia di lavoratori e ad un'intera Regione che, come la Puglia, ha
veramente troppo da perdere».
Anche il segretario nazionale dell'Italia dei Valori Ignazio Messina è
tornato sul caso siderurgico. L’occasione è stata una conferenza stampa
organizzata a Bari. «Diciamo convintamente sì a una newco per il
rilancio dell’Ilva di Taranto, ipotesi che peraltro coincide con la
proposta sulla quale da tempo insiste l’Italia dei Valori. Occorre poi
fare il più presto possibile per giungere ad un serio risanamento
ambientale - ha precisato il leader dell'Idv - e nel contempo è
prioritario utilizzare i soldi dei Riva, pari a un miliardo e cento
milioni di euro, necessari per la complessiva riqualificazione
dell'impianto. Non vorremmo che i cittadini siano beffardamente
obbligati a pagare due volte: la prima perché sono stati danneggiati e
la seconda perché costretti a pagare di tasca propria il risanamento». (Quot)
Ilva, firmato il decreto sulle garanzie per gli investitori
E' stato firmato, e registrato alla Corte dei conti, il Dpcm relativo
alle condizioni della garanzia per gli investitori nella societa' di
turnaround, che potrebbe essere utilizzata anche per l'Ilva. Lo ha
annunciato il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, in audizione alla
commissione Industria del Senato. Il ministro ha sottolineato che si
tratta di un "veicolo utile per accompagnare di piu' e meglio alcune
societa' a un'uscita rispetto ai piani di ristrutturazione" e si e'
augurata che possa essere utilizzato anche per l'Ilva.
La societa' di turnaround, ha spiegato il ministro, e' uno strumento
"che il governo ha pensato di mettere in campo per accompagnare molte
aziende che si trovano in una fase di completamento di piani industriali
che necessitano ancora di un percorso e che hanno condizioni
finanziarie non perfette". La societa', ha aggiunto, "avra', immagino,
fra le sue operazioni da valutare un'eventuale newco per l'Ilva, ma
verra' messa a disposizione di tutti i soggetti con determinate
caratteristiche".
Piu' in generale, la Guidi ha avvertito che per far ripartire Ilva
"servono buone soluzioni ma anche tempo per metterle in campo": "Stiamo
cercando di ricostruire, con pazienza e determinazione, le condizioni
che consentono ad Ilva di operare", ha sottolineato. Tra le altre azioni
su cui si sta lavorando, il ministro ha ricordato l'istituzione di una
riserva di 35 milioni del Fondo centrale di garanzia per sostenere
l'accesso al creduto delle pmi fornitrici di beni o servizi connessi al
risanamento ambientale, il riavvio dei rapporti con oltre 50 fornitori,
la pianificazione delle attivita' di riavvio dell'altoforno 1 e di
rifacimento dell'altoforno 5, il riavvio di tutti i cantieri.
Il ministro ha fatto il punto sull'Ilva inserendo il ragionamento nello
scenario generale del mercato siderurgico, in forte difficolta': "Dal
2006 a oggi - ha sottolineato - la produzione di acciaio nel nostro
Paese si e' ridotta di 7 milioni di tonnellate (-25%) e il consumo
interno di acciaio si e' contratto di circa 11 milioni di tonnellate.
Cio' ha fatto emergere una sovracapacita' produttiva teorica di circa 15
milioni di tonnellate". Inoltre "la redditivita' della gestione
industriale si e' ridotta di circa l'80% rispetto al periodo pre-crisi"
ma "l'occupazione ha subito un calo di 3.500 unita', cioe' solo del 9%,
grazie alla rete di protezione degli ammortizzatori sociali". Malgrado
tutto, ha avvertito, "la siderurgia italiana continua ad occupare il
secondo posto in Europa". (Quot)
L'Ilva e' a caccia di 4 miliardi di euro per evitare il
crack. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera oggi in edicola,
il gruppo siderurgico avrebbe bisogno di capitali freschi necessari "ad
affrontare gli investimenti per il risanamento degli impianti e la
prosecuzione della gestione industriale".
Operazione che sarebbe prevista nel piano industriale del commissario
Enrico Bondi. Come si legge sul Corriere, per trovare i soldi "occorre un
aumento di capitale di 1-1,5 miliardi, oltre a un'analoga disponibilita'
chiesta alle banche. Il resto dovrebbe essere generato dalla stessa Ilva". (CdS)
Bando investimenti innovativi: altri 90 milioni per i siti di interesse nazionale
Con decreto direttoriale 7 febbraio 2014
è stata integrata la procedura di presentazione delle domande relative
al bando “Investimenti innovativi nelle regioni Convergenza –
(“Macchinari”)”, al fine di consentire l’accesso alle ulteriori risorse
finanziarie (90 milioni di euro) destinate al sostegno degli
investimenti da realizzare nei seguenti Siti di Interesse Nazionale (SIN):
Taranto
Napoli Orientale
Napoli Bagnoli
Crotone
Gela
Priolo
Milazzo
I SIN sono aree del territorio nazionale definite in relazione alle
caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti
presenti, all’impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio
sanitario ed ecologico e di pregiudizio per i beni culturali e
ambientali. I SIN sono individuati e perimetrati con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
d’intesa con le Regioni interessate.
Condizioni di ammissibilità
Sono le stesse del bando “Investimenti innovativi nelle regioni
Convergenza – (“Macchinari”)”, cui si aggiungono le seguenti condizioni: a) il programma di investimento è realizzato in unità produttive localizzate in uno dei SIN sopra elencati; b)
l’impresa richiedente deve aver avviato le attività di bonifica e
presentato almeno i risultati della fase di “caratterizzazione
ambientale”; c) il programma di investimento determina effettivi miglioramenti ambientali con riferimento a:
emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti, per le quali è fatto
obbligo alle imprese beneficiarie di installare specifiche centraline di
misurazione, ove non presenti;
efficientamento dei consumi energetici;
efficientamento dei consumi idrici.
Il mancato rispetto delle specifiche condizioni di ammissibilità non
preclude l’accesso alle risorse già previste dal decreto 29 luglio 2013
(150 milioni di euro).
Ripartizione delle risorse finanziarie
Le risorse sono ripartite tra i diversi SIN in base:
all’attribuzione di 30 milioni di euro al SIN di Taranto già
prevista dal Protocollo d’intesa del 26 luglio 2012, finalizzato alla
riqualificazione dell’area;
per i restanti SIN, al numero delle imprese che, sulla base dei dati
comunicati dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, hanno avviato le attività di bonifica e già presentato i
risultati della fase di caratterizzazione ambientale.
Nella tabella seguente sono indicate le risorse attribuite, sulla base dei predetti criteri, a ciascun SIN.
Sito
Risorse (in euro)
Taranto
30.000.000,00
Napoli orientale
22.560.000,00
Napoli Bagnoli
960.000,00
Crotone
19.200.000,00
Gela
2.400.000,00
Priolo
12.000.000,00
Milazzo
2.880.000,00
Totale
90.000.000,00
Per ogni SIN rimane valida la riserva per le PMI, pari al 60% di ciascuna specifica assegnazione.
Ilva: Bondi, 1,8 mld stima impegno azienda 2013-2015 per Aia
''A seguito delle prescrizioni Aia connesse alla Legge 231/2012 e delle
necessita' derivanti da impegni gia' previsti dall'azienda per quanto
concerne acqua e rifiuti, e' stato stimato un impegno economico di circa
1.800 milioni di euro sul triennio 2013-2015''. Questo quanto si legge
nel testo di supporto all'audizione del commissario straordinario
dell'Ilva Enrico Bondi alle commissioni riunite Ambiente e Attivita'
produttive.
La natura degli investimenti - recita il testo portato da Bondi in
audizione - ha portato "ad una loro concentrazione sul 2014 e 2015", per
soluzioni che "rappresentano in alcuni casi una 'prima mondiale' e
rendono necessari studi ingegneristici ad hoc e ricerche di mercato".
In particolare, "il Piano di investimenti prevede per il 2013 325
milioni (erano stati 151 nel 2012), 855 milioni per il 2014 e 620
milioni per il 2015". A metà maggio 2013 "l'impegno economico consuntivo
derivante dagli interventi di allineamento all'Aia è pari a circa 130
milioni di euro, ovvero il 40% dell'impegno previsto per il 2013)".
Gli interventi si sono focalizzati principalmente sul rifacimento delle
cokerie (40 milioni), sulla limitazione delle emissioni diffuse in
acciaieria e altoforni (35 milioni per riduzione e 15 milioni per
monitoraggio), e sulla copertura dei parchi secondari (40 milioni).
Dal 1995 al 2011 "gli investimenti del Gruppo sono stati pari a 6.323
milioni di euro, di cui 1.140 per ambiente e sicurezza".
SARANNO RAFFORZATE LE RISORSE PER IL RISANAMENTO
Rafforzamento delle risorse per il risanamento connesso ad una
valutazione delle criticità e di quanto arriva dalla Magistratura.
Questo in sintesi quanto contenuto in un testo di supporto all'audizione
del commissario dell'Ilva Enrico Bondi in commissione riunite Ambiente e
Attività produttive. "Dopo una attenta valutazione di criticità e
priorità della situazione ambientale e una verifica dello stato di
attuazione dell'Aia, delle prescrizioni della Magistratura e degli
organi di controllo - si afferma nel documento - saranno mobilitate e
rafforzate le risorse aziendali dedicate al risanamento, al fine di
supportare la predisposizione del nuovo piano di interventi ambientali
(previsto dal decreto del 4 giugno 2013), connesso e integrabile con il
Piano industriale". Secondo quanto si legge ancora nel testo, infine,
"il tema dell'impatto ambientale rimane rilevante e critico, e
conseguentemente permane il tema di principale attenzione". Per quanto
riguarda "i picchi sopra la norma di PM10, registrati nel periodo
gennaio-maggio 2013, sono in gran parte riconducibili a cause esterne
(sabbia sahariana) e che il numero degli eventi di sloping (la nube
inquinante rossastra) è notevolmente diminuito rispetto ai primi cinque
mesi del 2012". (Ansa)
''I fatti parleranno''. Sono le uniche
parole del commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, al termine
dell'audizione alle commissioni riunite Ambiente e Attivita'
produttive alla Camera. Per il subcommissario Edo Ronchi, che si
e' già recato a Taranto, ''il clima è collaborativo, anche
perché probabilmente l'azienda si rende conto che questa per
loro è l'ultima possibilità". Per Ronchi, tra le criticita'
sull'applicazione dell'Aia ci sono "i tre mesi di tempo per
coprire i nastri trasportatori". (Ansa)
Mentre
i legali dell’Ilva hanno ripreso la battaglia legale per conto del
gruppo Riva con la Procura di Taranto, l’attività produttiva del
siderurgico tarantino, seppur a rilento, procede. Lo dimostrano le due
navi giunte ieri alla banchina del porto di Genova in dotazione al
gruppo Riva, che hanno consegnato i coils prodotti dall’Ilva dal 4
dicembre scorso, dunque al di fuori del sequestro. Il materiale
consegnato ieri rimette in marcia lo stabilimento di Cornigliano che, al
di là delle futili minacce dell’azienda e dei funesti presagi del
segretario generale della Uilm di Taranto Antonio Talò, non si fermerà.
Accidenti che cattivi che siamo! In tutti questi mesi di inchiesta noi perfidi, in combutta con la magistratura, abbiamo impedito che questi imprenditori illuminati potessero dire quello che in tanti anni avremmo voluto più vedere che sentire: che tengono tanto a Taranto, alle sue sensibilità ambientali e che non perderanno un secondo ad investire tutto quello che possono affinchè dalle ciminiere escano essenze al mughetto e i parchi minerali possano diventare l'ambientazione del prossimo spot dell'acqua Levissima! Ora, finalmente possono parlare, gli hanno tolto il bavaglio che li soffocava e le catene pesanti che illividivano le loro carni. Gli hanno dato un piatto di minestra calda ed una coperta. E subito pensano a noi. Grazie per le vostre parole cariche di verità. Grazie per la vostra bontà e per l'animo delicato... ...delicato come innocenti pecorelle!
Ilva, i Riva pronti a investire
In cinque mesi di bufera giudiziaria, la famiglia Riva, proprietaria
dell'Ilva, non aveva mai parlato. Travolta dagli arresti del capostipite
Emilio e dei figli Nicola e Fabio (i primi due ai domiciliari e il
secondo in carcere), tutti accusati di associazione a delinquere
finalizzata al disastro ambientale, la famiglia ha pensato soprattutto a
difendersi, anche se Emilio e Nicola restano ancora ai domiciliari da
fine luglio e Fabio è inseguito da un mandato europeo di arresto dopo
che ha fatto sapere di trovarsi in Inghilterra. Ieri, però, all'indomani
del definitivo via libera del Parlamento alla legge sull'Ilva, la
famiglia Riva si è espressa ed ha affidato ad una nota il suo pensiero.
«La legge che il Parlamento ha approvato ci fa guardare con fiducia al
futuro - scrive la famiglia -. Il Governo e il Parlamento hanno
riconosciuto il ruolo strategico dell'Ilva e hanno dato fiducia al
management e alla proprietà. Nell'Ilva vediamo il presente e il futuro
della siderurgia italiana, una siderurgia che vuole coniugare rispetto
dell'ambiente e della salute con il lavoro. In Italia, come in Europa,
si deve evitare che l'industria e il lavoro entrino in conflitto con le
giuste sensibilità ambientali».
«Non abbiamo mai voluto lasciare Taranto» dicono i Riva e ricordano di
aver investito in 17 anni nel sito siderurgico 4,5 miliardi.
Sottolineano poi che «lo stabilimento di Taranto sta attuando le
prescrizioni della nuova Aia. Gli investimenti richiesti sono ingenti.
Stiamo lavorando per assicurare questi investimenti e siamo fiduciosi di
riuscirci». «In questi mesi il futuro dell'Ilva è stato in pericolo -
affermano i Riva -. Abbiamo sempre e solo chiesto di poter produrre e
vendere i nostri prodotti adeguandoci ai tempi previsti dalle nuove
norme. Nessun ricatto occupazionale. Nessuna pressione diretta o
indiretta - affermano i Riva -. Solo un fatto molto semplice e logico:
senza produzione e vendita una fabbrica non può sopravvivere. Siamo
fiduciosi che ora in Italia vi sia una nuova strada».
E quella di ieri per l'Ilva di Taranto è stata la prima giornata di
tregua dopo un lungo periodo di tensione. Dai lavoratori ai sindacalisti
per finire ai dirigenti, tutti ritengono un punto fermo la legge che
consente al siderurgico di continuare a produrre, mettere a norma gli
impianti (i primi interventi sono già cominciati) e vendere quanto
prodotto nelle settimane precedenti e sequestrato dalla magistratura. Da
quel punto fermo ora l'Ilva di Taranto vuole ripartire.
Procura e gip, però, non rinunciano alla loro battaglia. Attendono di
leggere il testo definitivo della legge, dopodichè solleveranno il
conflitto di attribuzione la cui messa a punto sarebbe in fase avanzata.
Per l'eccezione di incostituzionalità aspetterebbero invece la sede in
cui sollevarla. E magari potrebbe essere l'8 gennaio quando al Tribunale
dell'appello si discuterà del ricorso dell'Ilva per il dissequestro dei
semilavorati e prodotti finiti. Oppure, se l'Ilva dovesse rinunciare
all'appello - ritenendolo superato dopo la legge che consente la
commercializzazione dei beni sequestrati - attendere la presentazione,
da parte dell'azienda, dell'istanza di dissequestro. Perchè, anche se
c'è la legge, comunque la pronuncia di un giudice dovrà togliere i
«sigilli» da quei beni (Sole24h)
Ilva: la riconversione che non c'è, già pagata dall'Europa? Il "segreto" svelato dalla Bei
La saga dell'Ilva di Taranto continua, tra il dramma per la salute
dei cittadini e quello dei lavoratori dell'impianto. Prodotti
semilavorati e finiti ancora sotto sequestro, difficoltà di scarico
delle materie prime, disperazione tra gli operai e indagini a tutto
campo della magistratura che inseguono anche all'estero i membri della
famiglia Riva. Su tutto poi i dubbi su quanto il decreto del governo,
ancora in via di conversione in un Parlamento di fine legislatura, possa
risolvere la situazione nel medio e lungo termine e dare un futuro
possibile al sogno di una "filiera dell'acciaio sostenibile".
Tutto
ruota, infatti, sull'applicazione dell'autorizzazione integrale
ambientale, e in particolare intorno a chi dovrebbe pagare bonifica e
riconversione, se ancora possibile, dell'impianto dell'Ilva - per non
parlare delle compensazioni per la popolazione locale. Continua...
I proprietari della fabbrica di Taranto sostengono di
aver investito tutti gli utili in azienda, per renderla meno
inquinante. Invece un bel gruzzolo è stato trasferito in una loro
holding
L'Ilva
paga, Riva incassa: ecco le consulenze d'oro dei padroni
dell'acciaieria di Taranto. Dal 2008 al 2011 una holding controllata da
Emilio Riva insieme a figli e nipoti ha ricevuto almeno 190 milioni di
euro a titolo di compensi per servizi di varia natura prestati al grande
gruppo siderurgico. Lo rivela il settimanale L'Espresso nel numero in
edicola domani, venerdì 26 ottobre. In pratica, i Riva si sono
trasformati in consulenti di se stessi, profumatamente pagati, con i
soldi dell'acciaieria di Taranto. Un'operazione in conflitto d'interessi
su cui nessuno tra i sindaci o gli amministratori di Ilva ha avuto
nulla da obiettare. La holding Riva Fire – rivela l'inchiesta pubblicata
da L'Espresso - ha siglato anni addietro ricchi contratti di consulenza
con Ilva, che paga di conseguenza. In questo modo la famiglia
ha ricevuto decine di milioni ogni anno. "Abbiamo sempre reinvestito
nell'azienda tutti profitti dell'Ilva", ripetono da anni Emilio Riva e i
figli. Niente dividendi, quindi. Ma non ce n'era bisogno perché grazie
ai contratti di consulenza la famiglia di industriali lombardi ha
comunque prelevato decine di milioni dalle casse dell'Ilva. Nel giugno
scorso, all'assemblea dei soci del gruppo siderurgico, la famiglia
Amenduni, azionista con il 10 per cento, ha chiesto chiarimenti sulla
natura delle consulenze e sulla congruità dei compensi. La risposta dei
Riva è stata che la loro holding fornisce una serie di servizi all'Ilva,
un colosso con oltre 15 mila dipendenti e centinaia di dirigenti, in
cambio dei quali riceve pagamenti definiti "conformi a un campione
significativo di gruppi italiani". Vittorio Malagutti (L'Espresso)
La magia di capitan Ferrante e l'aiutino mediatico degli amici del Sole 24 ore ritentano per l'ennesima volta dai tempi degli accordi di programma e della prima AIA a trasformare magicamente gli investimenti in spese per l'ambiente!
E noi chi siamo! Gli scemi del villaggio? O pensano che Taranto e l'Italia siano un villaggio di scemi?
Ilva, utili per 1,4 miliardi 1,1 investiti per l'ambiente
Una redditività netta complessiva pari a 1,4 miliardi di euro,
interamente mantenuta all'interno dell'azienda. Un totale di 6,1
miliardi di euro investiti, di cui 1,1 destinati alla salvaguardia
ambientale. Questo, al di là di qualunque valutazione di merito sulla
qualità o la correttezza degli interventi fatti, dicono i numeri dei
diciassette anni di gestione Riva dell'Ilva.
Analizzando i bilanci del gruppo siderurgico negli ultimi anni (si veda
la tabella accanto) emerge, innanzitutto, la capacità dell'Ilva di
generare ricchezza. In questi anni ci sono stati periodi bui
(soprattutto quelli più recenti), ma anche cicli di grande crescita. I
numeri dicono che nonostante le note difficoltà vissute dal mercato
siderurgico negli ultimi tre anni (durante i quali l'azienda di Taranto
ha perso 1,1 miliardi di euro), la gestione industriale ha prodotto,
durante gli anni della famiglia Riva, un reddito pari a 2,1 miliardi di
euro: la redditività netta complessiva, dal 1995 al 2011, è stata in
particolare pari a 1,4 miliardi di euro, nonostante negli ultimi tre
anni sia risultata negativa per 446 milioni di euro.
Per quanto riguarda gli interventi, un'analisi dei bilanci evidenzia
come, negli ultimi diciassette anni di gestione, l'Ilva abbia effettuato
investimenti in immobilizzazioni materiali (terreni e fabbricati,
impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali e altri
beni) per 6,1 miliardi. Il 90% di queste spese deriva da
autofinanziamento: oltre agli utili reinvestiti (1,4 miliardi di euro),
l'azienda ha provveduto con gli ammortamenti (4,1 miliardi). Altri 620
milioni di euro, però, sono le risorse investite attraverso debiti
contratti nei confronti di altre società del gruppo Riva e con le
banche. Nello stabilimento di Taranto sono stati investiti ad oggi 4,6
dei 6,1 miliardi di euro complessivi: la somma destinata alla
salvaguardia ambientale ammonta a 1,1 miliardi di euro.
Dal punto di vista finanziario, invece, l'aumento dei mezzi propri (il
patrimonio netto in questi anni si è praticamente quadruplicato, salendo
dai 621 milioni di euro del 1995 ai 2,4 miliardi del 2011) è stato
controbilanciato da un incremento dei debiti finanziari, che oggi
sfiorano i 3 miliardi (2,9) contro i 379 milioni di diciassette anni fa.
I debiti finanziari sono aumentati soprattutto nell'ultimo quadriennio,
da 1,8 a 2,9 miliardi di euro, a causa della riduzione dei flussi di
cassa provocata dai risultati negativi della gestione industriale (per
circa 805 milioni). La contrazione del cash flow ha rallentato così gli
investimenti in immobilizzazioni materiali, quasi dimezzati rispetto al
triennio precedente.
L'ultimo bilancio di Ilva spa, relativo al 2011, evidenzia una perdita
netta di 35,5 milioni, nonostante un aumento dei volumi rispetto
all'anno precedente, quando il risultato finale era stato positivo per
43,7 milioni di euro.
L'anno scorso i ricavi hanno superato i 6 miliardi di euro, oltre il 30%
in più (l'incremento è giustificato dall'aumento dei volumi, ma anche
dall'aumento dei prezzi medi di vendita) rispetto ai 4,6 miliardi
dell'anno prima. Anche alla voce costi, però, si registra una crescita: i
costi delle materie prime fanno segnare un incremento (+36,1%)
superiore a quello dei ricavi. Come diretta conseguenza, il margine
operativo lordo della gestione industriale è peggiorato, passando da 121
milioni di euro a 36 milioni. Al netto di ammortamenti e
accantonamenti, il reddito operativo finale è negativo per 360 milioni,
contro il «rosso» di 261 milioni dell'anno prima.
In 17 anni di gestione Riva, Ilva ha investito complessivamente 6,1
miliardi: 1,4 provengono dagli utili reinvestiti, 4,1 sono riconducibili
agli ammortamenti. In aggiunta all'autofinanziamento, Riva ha sborsato
una somma di 620 milioni, riferita a debiti contratti nei confronti di
banche e di altre società del gruppo
Praticamente quadruplicato, in questi anni, il patrimonio, salito dai
621 milioni di euro del 1995 ai 2,4 miliardi del 2001. Per contro, però,
i debiti finanziari sono saliti a 2,9 miliardi, contro i 379 milioni di
euro di diciassette anni fa
L'anno scorso Ilva spa ha generato una perdita netta di 35,5 milioni di
euro, contro l'utile di 43,7 milioni maturato alla fine dell'esercizio
precedente. Alla fine del 2011 i ricavi ammontavano a 6,026 miliardi di
euro, in forte incremento rispetto ai 4,6 miliardi di fine 2010 (Sole24h)
Ferrante ripropone per l'ennesima volta la pappa scaldata degli Atti d'Intesa vecchi di 10 anni con i quali l'Ilva proponeva grandi lavori di ambientalizzazione mai fatti (ad eccezione di quelli che servivano a migliorare la produttività dell'impianto e la qualità dell'acciaio da vendere...). I custodi non se la sono bevuta e il vecchio bluff ritorna al mittente. Che farà? Intanto la prima reazione dell'Ilva è lo "sciopero padronale" di "una cinquantina" di operai davanti ai cancelli.
Taranto, il piano dell’Ilva bocciato dai custodi: ecco i motivi (punto per punto)
Gli interventi proposti dall’Ilva non sono sufficienti a far cessare le emissioni nocive. E’ questa l’opinione dei custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, dopo aver analizzato il piano di interventi proposto dal presidente del cda Bruno Ferrante al pool di magistrati tarantini.
L’insieme
di interventi da 400 milioni di euro, allegato alla richiesta per
ottenere una “minima capacità produttiva”, ora è al vaglio del giudice
per le indagini preliminari Patrizia Todisco. Sulla
scorta del parere fornito dai custodi, appare altamente improbabile che
il gip Todisco possa accogliere la richiesta dell’Ilva. La richiesta
infatti parte dal concetto che per poter effettuare gli interventi sugli
impianti questi debbano essere in funzione a un
livello di equilibrio che possa salvaguardarne l’integrità, permettendo
l’esecuzione delle misure tecniche per eliminare le situazioni di
pericolo.
Insomma, la produzione d’acciaio servirebbe come
elemento esseziale per tenere in piedi la “strategica capacità
produttiva” e i “livelli occupazionali“. In nessuno dei
passaggi dell’istanza tuttavia, Ferrante accenna a misure nuove che
possano aver mutato la situazione rispetto al 26 luglio. Quella minima
produzione, quindi, inquinerebbe? Sì. A guardare le relazioni finora
depositate dai custodi a Palazzo di Giustizia, infatti,
è evidente la lontanza tra i provvedimenti annunciati dall’azienda e
quelli indicati dai custodi come necessari per eliminare l’inquinamento. Ecco perché. PARCHI MINERALI. L’Ilva ha chiesto l’autorizzazione a impermeabilizzare
i parchi, completare il barrieramento e ha annunciato che per la
copertura è in corso uno studio preliminare per valutarne la
fattibilità. Per i custodi, al contrario, l’unica misura efficace ad evitare l’arrivo di polvere nocive verso il quartiere Tamburi resta proprio la copertura dei parchi, peraltro prevista dall’Aia in corso di riesame. AREA ALTIFORNI. Nel piano di investimenti l’Ilva ha previsto per l’altoforno 1
l’adeguamento degli impianti di depolverazione del campo di colata, la
realizzazione di un nuovo impianto di depolverazione e la realizzazione
di un nuovo impianto di condensazione dei vapori prodotti nella fase di
granulazione della loppa. Anche per l’altoforno 2 l’Ilva pensa alla
realizzazione del nuovo impianto di depolverazione. Per lo staff guidato
da Barbara Valenzano, invece, per abbattere le emissioni nocive e risanare gli impianti del reparto è necessario l’immediato spegnimento o il rifacimento completo degli altiforni 1 e 5 e di dismettere e bonificare l’altoforno 3, fermo da tempo. COKERIE. L’ilva vorrebbe intervenire solo su 2 batterie (numero 5 e 6) per sostituire i rigeneratori
e realizzare un nuovo piano di carica. Per i tecnici nominati dal gip
Patrizia Todisco, invece, le misure immediate sono il fermo, finalizzato
al rifacimento, di 7 batterie e la programmazione di interventi sostanziali sulle 3 rimanenti. AGGLOMERATO. L’azienda punta a sostituire l’impianto di depolverazione secondaria delle linee di agglomerazione
E e D, a cambiare la tecnologia dei filtri elettrostatici con la
tecnologia dei filtri a tessuto , concludere le attività per il
migloramento dei raffreddatori rotanti delle due linee. Per i tecnici,
invece, è necessaria la dismissione di quella parte di
impianto non in funzione e la bonifica di quell’area oltre
all’adeguamento all’abbattimento delle emissioni primarie derivanti dai gas di scarico delle linee di sinterizzazione mediante un filtro a manica e una serie di altri significativi interventi. ACCIAIERIA. Nelle acciaierie
l’Ilva prevede di realizzare un sistema di aspirazione e desolforazione
della ghisa in siviera oltre alla chiusura e copertura della Acciaieria
n. 1 e la costruzione di un nuovo filtro a tessuto. Per i custodi
tecnici, invece, per raggiungere gli obiettivi imposti dal tribunale del riesame
e quindi per eliminare le situazioni di pericolo è necessario lo
spegnimento e il completo rifacimento dell’Acciaieria n.1, oltre
all’adeguamento con interventi strutturali nell’Acciaieria n.2. AREA GESTIONE MATERIALI FERROSI. L’azienda guidata da Bruno Ferrante sarebbe intenzionata a utilizzare un impianto costituito da fog cannon:
si tratta di un sistema in grado di abbattere la polvere eventualmente
in sollevamento dall’area. L’Ilva, inoltre, ha annunciato di aver
richiesto a una società di ingegneria un piano per la copertura
dell’area dove avviene lo svuotamento delle paiole. I custodi invece
ritengono necessario l’immediato fermo delle attività nell’area per il
completo rifacimento delle strutture.
Una netta bocciatura,
quindi, che tuttavia appariva evidente anche in considerazione dei
fondi messi a disposizione dall’Ilva. Bruno Ferrante, infatti, ha
spiegato che i 400 milioni di euro sono destinati alla realizzazione dei
primi e più immediati interventi e che altri fondi arriveranno per
ottemperare alle prescrizioni contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale.
Ma secondo indiscrezioni i custodi avrebbero stimato in oltre un
miliardo di euro gli interventi da realizzare solo nel reparto cokerie.
Un dato che da solo basta a spiegare la distanza fra gli interventi
proposti dall’Ilva e quelli necessari per considerarsi ecocompatibili.
Senza dimenticare che il tribunale del riesame, lo stesso citato più
volte dai legali dell’Ilva nei passaggi più favorevoli all’azienda, ha
scritto che l’attività produttiva potrà riprendere solo “in condizioni
di piena compatibilità ambientale, una volta eliminate del tutto quelle emissioni illecite, nocive e dannose per la salute dei lavoratori e della popolazione”. (Ilfattoquotidiano)
"Ilva sta chiudendo i reparti". Lavoratori in agitazione, l'azienda smentisce
Una cinquantina di lavoratori dell'Ilva si sono radunati all'interno
dello stabilimento, nell'area della direzione, sulla statale Appia, e
stanno protestando perché l'azienda avrebbe "iniziato a spegnere le luci
e a interrompere l'erogazione dell'acqua nei reparti sottoposti a
sequestro". Lo si apprende da fonti sindacali, divise però sulla
protesta. Dalla manifestazione si è dissociata la Fim Cisl, spiegando
che la protesta sarebbe stata incentivata dagli stessi responsabili
aziendali dopo il no dei custodi giudiziali al piano presentato
dall'Ilva e l'invio della notifica con la quale si sospendono e
l'attività dell'altoforno 1 e delle batterie 5 e 6. Dello stesso tenore
le dichiarazioni del segretario provinciale della Fiom Cgil di Taranto
Donato Stefanelli. "I capi stanno istigando alla rivolta contro la
magistratura e i sindacati stanno dicendo cosa fare". Da parte sua,
l'azienda smentisce categoricamente qualsiasi avvio di procedure di
spegnimento o di chiusura nei reparti dell'area a caldo.
"C'è
fermento in fabbrica, c'è molta agitazione. Qualcuno vorrebbe che i
lavoratori lasciassero i reparti per andare a protestare", accusa il
segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli partecipando a
Taranto all'attivo provinciale del sindacato. "Noi - aggiunge - siamo
completamente estranei a una iniziativa di questo genere. Siamo
un'organizzazione sindacale che usa buon senso e cervello anche quando
lotta". Il fermo di alcuni degli impianti sottoposti a sequestro sembra
imminente
dopo l'ultima direttiva dei custodi giudiziari, che peraltro hanno bocciato il piano di investimenti per il risanamento ambientale presentato dall'azienda.
"Come
Fiom - spiega Stefanelli - riteniamo che si debbano fare quanto prima
assemblee con tutti i lavoratori per far partire la vertenza nei
confronti dell'Ilva, che deve smetterla con il gioco d'azzardo che sta
facendo, con questa guerriglia giudiziaria che non ci interessa, e deve
cacciare fuori i soldi per fare un vero piano di risanamento". (Repubblica)
Ilva Taranto - Che senso ha bloccare una città?
A breve, anzi a brevissimo gli operai dell'Ilva saranno
chiamati a raccolta dai loro superiori per bloccare per l'ennesima volta
questa città.
Lo faranno quasi certamente senza nessuna richiesta di autorizzazione alle forze dell'ordine e nella più totale illegalità.
Le ultime volte che ciò è accaduto, oltre a gente che ne ha
approfittato per bere innumerevoli birre durante tutta la durata dei
blocchi, si sono verificati "inconvenienti" che poco hanno a che fare
con il diritto allo sciopero, il diritto al lavoro ed il diritto alla
salute.
Inconvenienti che hanno danneggiato "SOLO I CITTADINI E I
LAVORATORI", come se questi non fossero già stati abbastanza danneggiati
dall'Ilva S.p.a. in oltre cinquanta anni di attività inquinanti.
Talvolta è stato tollerato troppo, anche dalle forze dell'ordine,
durante queste manifestazioni selvagge messe in atto dai dipendenti del
siderurgico in una città invece blindata durante le manifestazioni
autorizzate e legali organizzate dal Comitato Cittadini e Lavoratori
Liberi e Pensanti.
Vedasi la pensilina costruita con tubi innocenti montati sul ponte
girevole (dove sono i permessi e la DIA per tale sovrastruttura montata
su un bene appartenente alla città di Taranto?) e vedasi anche i furgoni
immatricolati Ilva S.p.a. che andavano scorazzando per la città privi
di targhe (dove era la polizia stradale? e quella municipale? perchè non
è stato sequestrato alcun autoveicolo come è prassi in casi simili?).
La città e i cittadini vanno rispettati. E vanno rispettate anche le leggi di questo paese in cui il furbo la fa franca e l'onesto paga, tanto da passare per stupido. Lavoratori e cittadini non sono nemici tra loro, dovrebbero essere anzi una cosa sola.
Gli ultimi blocchi sono stati "telecomandati" da sindacati, fiduciari e capi reparto.
Operai a migliaia come burattini senz'anima nè dignità hanno percorso
chilometri e partecipato ai blocchi di TUTTE le vie d'accesso della
città senza neanche conoscere i motivi che li spingessero a tali azioni.
Muniti di kit da scioperante (ndr: l'Ilva ha fornito trombette da
stadio, striscioni e tute pulite) non hanno permesso ad altri lavoratori
di raggiungere i loro posti di lavoro, ai malati di ricevere cure e
assistenza a domicilio, hanno impedito insomma lo svolgersi della
regolare quotidianità di persone che nulla hanno fatto per meritare un
tale trattamento.
Non abbiamo memoria di scioperi indetti dalla dirigenza di una fabbrica e svolti da operai.
Un'altra stranezza del tutto eccezionale sta nel fatto che gli operai
sono stati invitati a "manifestare" con la promessa che l'azienda li
avrebbe ripagati con il rimborso della giornata lavorativa, anche se in
realtà si è trattato di "scioperi a favore dell'azienda", per poi
ritrattare in fase di elaborazione delle paghe."Se non hai timbrato il cartellino nè in entrata e nè in uscita, eri assente e non ti spetta la giornata di retribuzione".
Il nemico numero uno dei dipendenti Ilva non sono nè i cittadini, nè gli altri lavoratori, nè i liberi e pensanti nè i malati. Il loro nemico è il nostro nemico e si chiama Emilio Riva. Lui, ed insieme a lui politici e sindacati troppo silenziosi,
hanno messo a repentaglio la tranquillità dei lavoratori non
adeguandosi di volta in volta a prescrizioni minime che garantissero una
tutela ovvia per la salute dei dipendenti e dei cittadini. Se ora siamo
giunti a questo punto non è a causa dei dipendenti e neanche dei
cittadini e per questo non saremo noi a pagarne le conseguenze.
(N.B.: L'AIA rilasciata illegalmente 13
mesi fa prevedeva la copertura dei parchi minerali, Ferrante ancora oggi
blatera a riguardo di retine acchiappamosce da installare intorno ai
parchi minerali). Questa è la tutela della salute dei cittadini? questa è la tutela del lavoro degli operai?
Chi ha un pizzico di cervello ed è sveglio capirà benissimo che non
può e no deve più prestarsi al ricatto occupazionale che è l'arma
vincente di Riva & Co da svariati anni, questo gli ha permesso di
ignorare le richieste di qualsiasi istituzione, associazione e
sindacato.
Se un dipendente Ilva vuole giustamente salvaguardare il
proprio reddito può andare a manifestare a Roma, anzi possiamo andarci
insieme.
O può farlo sotto casa dei Riva che sono agli arresti
domiciliari ed anche in questo caso possiamo farlo insieme, o può unirsi
a noi che cerchiamo di far rispettare anche i loro diritti che sono i
diritti minimi che ogni singola persona di Taranto e provincia dovrebbe
pretendere.
Se qualcuno vi chiede di uscire per scioperare e bloccare la città non fatevi fregare questa volta.
Lo sciopero fatelo in fabbrica, disertate, ribellatevi,
organizziamoci per manifestare in altre città, non siate dei burattini
nelle mani di pochi eletti. Siamo con gli operai, solo che ancora non lo hanno capito.
...e se chiamassimo anche gli chef migliori per proporre bellissimi e gustosi piatti a base di cozze, formaggio e diossina? Ancora una boutade vincente di Ferrante che si aggiudica la seconda "Medaglia d'Oro del Circo Taranto" consecutiva! Ma dov'è Clini? Mica voleva vincere soltanto dicendo che a Taranto non ci sono studi approfonditi sulla mortalità? Quella battuta l'ha copiata da tutti gli amministratori precedenti! Balduzzi poi... lasciamo stare!
Ilva, 400 milioni per il risanamento
"Ma lasciateci produrre"
Presentato il piano dell'azienda, disposta a investire per rispettare le disposizioni della magistratura. Ieri l'alt dei custodi che hanno ordinato di spegnere parte degli impianti
di MARIO DILIBERTO
Sono arrivati in Procura presto e hanno consegnato il
loro piano da 400 milioni di euro per il salvataggio dell'Ilva,
chiedendo ai magistrati che hanno imposto lo spegnimento di parte degli
impianti di lasciare la 'facoltà d'uso'. Il presidente Bruno Ferrante,
accompagnato dai legali dell'azienda, ha depositato un cronoprogramma di
interventi immediati di risanamento degli impianti dell'area a caldo
sotto sequestro, diventati ancora più urgenti dopo la notizia di ieri
della decisione dei custodi-amministratori giudiziali dello stabilimento
siderurgico (Barbara Valenzano, Claudio Lofrumento, Emanuela Laterza)
che hanno notificato un provvedimento all'azienda copn cui si dispone lo spegnimento
delle batterie delle cokerie 3-4-5-6 e il rifacimento delle batterie
9-10-11, lo spegnimento delle torri dalla 1 alla 7, lo spegnimento
completo degli altoforni da 1 e 5, il primo dei quali da avviare subito,
lo spegnimento dell'acciaieria 1, il rifacimento dell'acciaieria 2 e il
rifacimento completo del reparto Gestione rottami ferrosi. Si tratta di
alcuni dei reparti sequestrati dal gip Patrizia Todisco il 25 luglio
scorso. Il personale in esubero, dicono i custodi, deve essere collocato
nella bonifica. Tensione tra i lavoratori, anche se per ora non c'è
nessuna protesta, né sono stati indetti scioperi, così come accadde a
fine luglio quando arrivò l'ordinanza del gip Patrizia Todisco che mise
sotto sequestro mezza fabbrica, ma tuttavia c'è un clima teso.
Fonti
sindacali affermano di voler meglio conoscere nei dettagli la direttiva
dei custodi, forse durante l'incontro di oggi pomeriggio col presidente
Ferrante, nel quale l'azienda presenterà il piano di interventi per 400 milioni di euro.
Sarà assicurata l'informativa agli operai attraverso i delegati
sindacali di fabbrica. I sindacati, pur prendendo atto dell'incisività
della stretta impressa dai custodi e rilevando che c'è ormai una
progressione di atti della magistratura in relazione all'attuazione del
sequestro, evidenziano tuttavia che passare all'applicazione concreta
delle misure contenute nella direttiva di ieri sera dei custodi
giudiziali richiederà molto tempo. Solo per lo stop ai due altoforni -
l'Ilva resterebbe solo con il 2 e il 4 perché il 3 è già dismesso da
molti anni - occorreranno non meno di due mesi, considerato che gli
altoforni fondono i minerali per produrre la ghisa, poi inviata alle
acciaierie per la trasformazione in acciaio, ad una temperatura di
almeno 1800 gradi e per "raffreddare" l'impianto e decelerarne la marcia
operativa è necessario un lungo tempo tecnico.
Tutti gli
impianti che rientrano nella nuova direttiva dei custodi richiedono
molte settimane per essere disattivati, precisano ancora fonti
sindacali, per cui la valutazione delle organizzazioni metalmeccaniche è
che i tre custodi espressione della Procura abbiano voluto
ulteriormente mettere alle strette l'Ilva. Un segnale molto forte,
insomma. "L'azienda è con le spalle al muro, non può scappare. I custodi
hanno detto chiaramente cosa faranno a partire da subito. Lo faranno, è
chiaro, progressivamente e gradualmente ma lo faranno - rilevano i
sindacalisti - l'unico modo che ha l'Ilva per sottrarsi a questa
tenaglia è quella di mettere subito in cantiere il piano per risanare e
mettere a norma il siderurgico partendo appunto dagli impianti inseriti
nella direttiva dei custodi". La decisione , quindi viene interpretata
come un atto di pressione oltre che un adempimento dovuto dopo la
disposizione dei giorni scorsi del procuratore capo della Repubblica,
Franco Sebastio che aveva ribadito che "all'Ilva è inibita qualsiasi attività produttiva" e gli impianti vanno utilizzati solo per essere risanati.
Altri
interventi sono previsti sulle batterie delle cokerie e sui parchi
minerali, dove si penserebbe anche alla costruzione di particolari
cupole come quelle già esistenti in alcune centrali elettriche, coinvolgendo anche architetti famosi,
per avere opere che, oltre ad essere utili ed efficaci, abbiano anche
un impatto non invasivo.
L'orientamento dell'azienda sembrerebbe essere quello di coinvolgere un
architetto di grido, un archistar, per realizzare una struttura
esteticamente gradevole oltre che utile. Una struttura che possa
diventare un elemento gradevole dello skyline della città. Ci
sarebbe anche qualche nome che potrebbe essere coinvolto nel progetto:
si parlerebbe di architetti del livello dello spagnolo Santiago
Calatrava, della super-archistar italiana Renzo Piano o forse
addirittura del britannico Norman Foster. Altri nomi potrebbero essere
coinvolti. Il risultato dell'intervento di copertura dei parchi
minerali potrebbero essere delle cupole, dei domè come vengono chiamate
queste strutture, sul tipo di quelle realizzate in alcune centrali a
carbone per evitare la dispersione di polveri. Strutture, per fare un
esempio, come quelle del carbonile della centrale Enel di
Torrevaldaliga nord.
Per cokerie e parco minerali si tratta in
particolare di bloccare le emissioni diffuse di sostanze inquinanti e la
diffusione delle polveri delle materie prime stoccate all'aperto.(Repubblica)
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GIALLO SU DATI ISS: "ILVA MORTALITA’+10%",
“Sono ipotesi che hanno
bisogno di verifica; ci sono margini di incertezza sul rapporto
causa-effetto della mortalità per tumori a Taranto”.
Così il ministro dell’Ambiente, Clini, sui dati del progetto Sentieri
dell’Istituto Superiore di Sanità, che indicherebbero un’aumento della
mortalità del 10% nell’area di Taranto.
“Negli ultimi 30-40 anni-ha precisatola situazione ambientale di Taranto
è migliorata”.E: Vogliamo risanare l’Ilva proteggere i cittadini,senza
allarmismi (Studioromano)
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Ilva, Balduzzi: «Nuovi dati il 12 ottobre»
Il ministro chiarisce il giallo: «Non credo che la magistratura abbia elementi diversi da quelli di cui disponiamo»
MILANO - I nuovi dati sulla mortalità nel sito dell'Ilva di Taranto saranno resi pubblici il 12 ottobre. È il ministro della Salute Renato Balduzzi a fare chiarezza su annunci e smentite di lunedì, a margine della presentazione del progetto "Sentieri" coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità. «Stiamo attendendo conferme relative a tre profili - spiega il ministro -. La prima è che su un arco di 12 anni c'è una variazione dell'esposizione per alcune patologie. Inoltre stiamo elaborando i risultati di un monitoraggio biologico per valutare una criticità relativa ai prodotti caseari. Infine, saranno presentati i risultati di uno studio nazionale sull'inquinamento dei mitili. Tutti questi dati dovrebbero essere presentati il 12 ottobre».
I NUMERI - «Non credo che la magistratura abbia elementi diversi da quelli di cui disponiamo e che sono frutto delle indagini di questi anni» ha aggiunto Balduzzi. Nell'area dell'Ilva, tra il 1995 e il 2002, si è registrato un aumento tra il 10% e il 15% della mortalità generale e per tutti i tumori, sia negli uomini che nelle donne. (Corsera)
Ilva "eccellenza italiana" con € 164.400.000 di capitale sociale in Lussemburgo
Ma in arrivo ci sono 336 milioni di Euro pubblici per bonificare i
danni degli impianti (privati) Il notaio Lussemburghese? Ironia della
sorte: Monsieur Hellinckx, lo stesso di Nucera e Geotea
Leggendo l'accattivante brochure del Gruppo Riva si avverte la
fragranza di "una storia italiana", una specie di mulino bianco dove si
macina carbone per colare l'acciaio da vendere. Per guadagnare soldi,
semplicemente.
L'ILVA è stata "privatizzata" dalla vecchia Italsider, dove navigò il
buon Gambardella della Margonara. Italsider fece senz'altro un buon
affare vendendo Ilva ai Riva, tanto che i Riva ci cavarono palate di
miliardi, a quel punto privati.
Grati, investirono così tanto per non appestare il luogo, che la
magistratura, nonostante ogni tipo di tentativo di portar dalla loro
stampa e controllori, anche facendo perder la faccia ad una persona
perbene come l'ex prefetto Bruno Ferrante, gli sequestrò lo
stabilimento.
L'ilva è controllata totalmente dai Riva, attraverso la RIVA FIRE
Spa, dove "FIRE" non sta per fuoco in inglese ma per una cosa tipo
Finanziaria Industriale Riva Emilio.
Ed è con questo nome che all'inizio della vicenda provammo a vedere
se esisteva nel paradiso fiscale europeo per eccellenza - il Lussemburgo
- senza successo. Bene, pensammo. almeno qualcuno che sta davvero in
Italia, anche fiscalmente.
Poi fummo colti da un pensiero: ma vuoi veder cosa combina il senso
d'onnipotenza? E cercammo nel Granducato fiscale - banalmente - alla
voce "ILVA"
ed eccola lì,
ILVA INTERNATIONAL S.A. costituita il 05/02/2004, in rue de la chapelle (la strada della cappella) pure al civico 17
tra
1)
ILVA SpA, ayant son siège à Viale Certosa 249, I-20151 Milan
rappresentata da Monsieur Michel Comblin, conseil fiscal, demeurant à
Glabais (Belgique), en vertu d’une procuration sous seing privé, lui
délivrée à Milan, le 5 décembre 2003.
2)
PARTICIPATIONS ET FINANCEMENTS EXTERIEURS S.A., en abrégé PARFINEX
S.A., ayant son siège à L-1325 - Luxembourg, 17, rue de la Chapelle,
ici représentée par Monsieur Claude Zimmer, conseil fiscal, demeurant
à Luxembourg
Per un totale di 16.440.000 actions de EUR 10 chacune, totalisant EUR 164.400.000
Centosessantaquattro milioni di Euro, oltre trecento miliardi di
vecchie £ire. Non esattamente una mancia pro forma per una scatola
vuota.
Si, ma i Riva che c'entrano? Leggiamo oltre alla voce Amministratori
2. Sont appelés aux fonctions d’administrateur non rémunéré:
a) Monsieur Fabio Riva, entrepreneur, né à Milan, le 20 juillet 1954, demeurant professionnellement à I-20151 Milan, Viale Certosa 249.
b) Monsieur Angelo Riva, industriel, né à Milan, le 19 octobre 1966, demeurant professionnellement à L-20151 Milan Viale Certosa 249.
c) Monsieur Hans-Hinrich Muus, conseiller d’entreprise, né à Hamburg, le 13 octobre 1937, demeurant à D-20148
A rivedere i conti una vecchia conoscenza come DELOITTE & TOUCHE S.A.
E il notaio che redige l'atto? Naaaa: Henri Hellinckx, lo stesso della GEO di Nucera e della Geotea (Ecosavona & Bossarino) di Bagnasco
Bravi tutti.
In appendice:
Tra il 1994 e il 1995, a cavallo tra i governi Ciampi, Berlusconi I° e
Dini va in porto la privatizzazione dell'ILVA (che dopo aver aperto il
bijoux di Taranto cambiò il nome in Italsider)
Erano appena trascorsi gli anni belli di Giovanni Gambardella, che
tentò la Margonara. Il Corriere della Sera nel 1993 ricorda così:
"Celebri manager pubblici e privati, una volta rimossi da poltrone di
prestigio, si mettono in proprio e ricominciano, si fa per dire, da
zero. E cosi' ha fatto in sordina anche Giovanni Gambardella, l' ex amministratore delegato dell' Ilva travolto dalle perdite della siderurgia pubblica."
archiviostorico.corriere.it/1993/agosto/11/rispunta_Gambardella_messo_proprio_co_0_9308115220.shtml
Condensando in una riga: lo Stato sbologna l'Ilva, i Riva se la
acchiappano. Chi avrà fatto l'affare. Segue uno schema dei dati
economici del Gruppo Riva nei quali curiosamente il Lussemburgo pare
proprio non compaia. Fonte: il Gruppo Riva
ma se l'ITALSIDER era così in perdita... com'è che, passata ai Riva...
Caso Ilva, Taranto capitale dei tumori "Mortalità record per quelli ai polmoni"
L'incidenza delle malattie nell'area del siderurgico è
maggiore del 15 per cento, del 30 quella riferite a quelle polmonari. I
dati dello studio saranno consegnati a settembre al ministro della
Salute
Taranto capitale dei tumori. Lo dice anche il ministero.
E' maggiore del 15% l'incidenza dei tumori nell'area del sito dell'Ilva
di Taranto, con un picco del 30% in più per quelli al polmone. E'
quanto si legge nell'indagine epidemiologica 'Sentieri', coordinata
dall'Istituto Superiore di Sanità - anticipata da Repubblica
- che verrà presentata il 18 settembre al ministero della Salute. Un
dato legato all'inquinamento prodotto dall'Ilva: ''Molteplici studi di
monitoraggio ambientale e campagne di misura delle emissioni industriali
effettuati nell'area di Taranto - sottolinea il rapporto - hanno
evidenziato un quadro di inquinamento ambientale diffuso, ma anche il
contributo rilevante del polo industriale cittadino, in particolare il
complesso dell'acciaieria, ai livelli ambientali di inquinanti di
interesse sanitario''. Il ministro Renato Balduzzi riceverà nei
prossimi giorni anche nuovi dati sul rischio dal Centro per il controllo
delle malattie. Lo studio dell'Iss è stato già pubblicato sulla rivista
Epidemiologia e Prevenzione e riguarda tutti i Siti di interesse
nazionale per le bonifiche (Sin), 44 in tutto. La ricerca ha trovato per
l'area di Taranto un "eccesso di circa il 30% nella mortalità per
tumore del polmone, per entrambi i generi, un eccesso compreso tra il
50% (uomini) e il 40% (donne) di decessi per malattie respiratorie
acute", e un aumento de 10% nella mortalità per le malattie dell'apparato respiratorio. E
intanto sembra sempre più lontana la bonifica dell'impianto più grande
d'Europa, fra i più grandi del mondo: 336 milioni per la
riqualificazione ambientale, anni di lavori, circa otto mesi solo per
fermare l'impianto, durante i quali, nel corso delle progressive
procedure di spegnimento, l'inquinamento però non diminuirà. Per
completare l'operazione di risanamento, per la quale lo scorso lunedì è
stato avviato il tavolo di lavoro con il ministro Clini i tempi sono
incerti. Servirà ordinare materiali e macchinari e la loro disponibilità
potrebbe incidere profondamente sulla tempistica totale dell'operazione
di risanamento dell'area dalla quale arrivano 10 tonnellate di acciaio
l'anno, più di un terzo del totale prodotto in tutta Italia (la
produzione totale è di 29 milioni di tonnellate d'acciaio l'anno). A
spiegarne le tappe delle procedure è Donato Firrao, docente di
metallurgia del Politecnico di Torino. Si parte dalla cokeria: è il
settore più inquinante dell'impianto dove si fonde il carbone.
L'altoforno a Taranto è appena stato rimesso a nuovo secondo i criteri
più moderni e i convertitori a ossigeno emettono al massimo ossidi di
ferro, che non sono pericolosi, ha spiegato l'esperto. Per questa
ragione, secondo Firrao, l'ipotesi migliore sarebbe quella di chiudere
solo la cokeria e comprare il suo prodotto, il coke, sul mercato,
continuando così la produzione e facendo diminuire le emissioni. Molto
più problematico lo spegnimento dell'area a caldo che provocherebbe la
'morte' dell'impianto. Tecnicamente esiste la possibilità di
sostituzione gli impianti con modelli meno inquinanti. Un caso a cui far
riferimento è quello della Siemens che ha realizzato delle acciaierie
ad emissioni molto meno inquinanti, ma richiederebbero la costruzione
anche di nuovi edifici L'operazione per molti è di una complessità
straordinaria: "non è mai accaduto nel mondo un evento come questo - ha
spigato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia - si tratta di
una vera e propria rivoluzione considerata anche la sfavorevole
congiuntura economica che in questo momento ha fatto ridurre del 20-30%
la domanda di acciaio". Sono molte le complessità tecniche che
gli esperti dovranno affrontare come ad esempio anche la 'semplice'
copertura delle aree di stoccaggio dei minerali, che spiega Tabarelli,
in tutto il mondo restano scoperti, ma dai quali partono le polveri
rosse che 'sporcano' l'area attorno. Sul piano messo a punto dalla task
force guidata dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini per l'Ilva lo
scorso 26 luglio, ora bisognerà stabilire un percorso con 'tempi certi'.
Il testo del documento - siglato dal ministro dell'Ambiente e da quello
dello Sviluppo economico Corrado Passera, insieme con il governatore
Nichi Vendola, il sindaco della città Ippazio Stefano e il presidente
della provincia Gianni Florido - parla di "certezza degli obiettivi e
dei tempi di approvazione e realizzazione". Il protocollo
d'intesa 'per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e
riqualificazione di Taranto' prevede risorse per "interventi di
riqualificazione ambientale" pari a "un importo complessivo di 336
milioni di euro": 329 pubblici e 7,2 privati. Di questi, 119 milioni
vanno alle bonifiche, 187 milioni per interventi portuali, e 30 milioni
per il rilancio industriale per investimenti produttivi caratterizzati
da un elevato livello tecnologico. (La Repubblica)
Bonelli: «Nel decreto soldi per l’Ilva e solo 8 milioni ai Tamburi»
Un
decreto-beffa. «Perché sovverte il principio secondo il quale chi
inquina paga. E fa pagare ai cittadini i costi dell’inquinamento
prodotto da aziende come Ilva ed Eni». Il diavolo si nasconde nei
dettagli secondo il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. Spulciando le
carte del disegno di legge presentato dal governo Monti (il decreto per
Taranto che attiva le bonifiche con 336 milioni di euro), il consigliere
comunale ha scoperto che «i finanziamenti a tasso agevolato previsti
nel decreto legge 83 del 2012 per le aziende della green economy, che si
occupano cioè di energie alternative, vengono estesi anche alle aziende
che realizzeranno interventi di ambientalizzazione e riqualificazione
nell’area Sin di Taranto, il Sito di interesse nazionale. Praticamente,
Ilva ed Eni potranno accedere a questo fondo di 70 milioni di euro. E
pensare che aziende come l’Ilva negli ultimi anni hanno realizzato utili
per due miliardi di euro. Insomma, il principio chi inquina paga viene
sovvertito. Lo Stato, cioè i cittadini contribuenti, pagheranno i danni
ambientali di aziende come l’Ilva. È assurdo».
Bonelli ha poi
criticato aspramente la scelta di stanziare risorse addirittura ridotte
per alcuni interventi strategici. «Per bonificare il quartiere Tamburi
(quello dove un'ordinanza stabilisce che i bambini non possono toccare
la terra a causa dell'inquinamento) sono previsti - ha sottolineato il
presidente dei Verdi - solo 8 milioni di euro (una cifra assolutamente
ridicola) mentre per il Mar Piccolo sono stati destinati solo 21
milioni. Ricordiamo che con un analogo protocollo d'Intesa del 2005
erano stati destinati 50 milioni di euro per la bonifica del quartiere
Tamburi e 25 milioni per quella del Mar Piccolo: soldi spariti nel nulla
e che a Taranto non sono stati mai utilizzati. Invece, il grosso delle
risorse, circa 170 milioni, sono per il porto anche per la costruzione
della diga foranea ». Bonelli ha concluso con una stilettata al governo:
«Invece di dare contributi alle imprese avrebbe fatto meglio a creare
un fondo per la tutela della salute dei cittadini di Taranto e ad
avviare immediatamente un monitoraggio sanitario anche attraverso le
analisi su sangue ed urine della popolazione tarantina, che da decenni
deve subire il peso insostenibile dell'inquinamento». (Fulvio Colucci - GdM)
Quanti ne abbiamo visti o letti nella storia di questo fazzoletto
di mondo di proclami e di feste. Ogni volta era il Progresso, sua maestà
la regina delle prostitute del capitalismo, che veniva a baciarci e a
farci fare un balzo nell'avvenire. Abbiamo sempre dato tutto per lei, terra, mare, dignità, libertà. Sta
appena cominciando l'agonia della grande industria che porterà lo
strascico di lutti e devastazioni ed ecco che già il sindaco, il
presidente della provincia, prefetti, politici, sindacati, assessori,
ministri sono pronti con il frac a righe, le bretelle e la camicia
inamidata sul molo più lungo del porto di Taranto a stappare sciampagni
costosissimi per festeggiare! Intanto i dirigenti delle
multinazionali scendono dalle loro grandi navi e vanno verso di loro
come fecero gli uomini di Colombo con gli indios: grandi sorrisi e
perline di vetro da regalare (i fucili ben nascosti dietro la schiena). Cosa si festeggia? Quello
che per noi poveri terroni ignoranti e arretrati è presentato come
ricchezza e progresso ma che per altre realtà e la quotidianità della
lotta contro i giganti: sono i fondali arati e scavati per far passare
mostri immensi carichi di ogni bene di consumo e di ogni scarico, che
sia per pulire i motori o le stive, per muovere le navi, o che sia il
malaugurato incidente che statisticamente segna ciclicamente la storia
di giornate fatte di movimenti di centinaia di colossi del mare. Ora avremo tutto, en plein!
l'acciaieria più grande d'europa
la raffineria più performante d'italia
l'hub portuale più trafficato del mediterraneo
la base navale più moderna e nucleare.
Come si fa a rendere tutto questo compatibile con quelle
formichine inutili che si chiamano tarantini e con la loro terra
ridicolizzata? Ma è elementare watson! E' come far salire i famosi quattro elefanti nella cinquecento: due davanti e due dietro!!!
Una
volta ci si faceva il segno della croce... Ma noi la Chiesa della
Croce, quella che guarda il porto, la stiamo facendo pure crollare!
Appena qualche mese fa erano diverse le voci che dal fronte politico e sindacale sollecitavano la revoca della concessione del molo polisettoriale a Taranto container terminal. «Non hanno mantenuto i patti, quel milione di container promesso non s’è visto, e adesso spostano le navi al Pireo e licenziano il personale»: ecco, quindi, la richiesta di revoca che via via si faceva più pressante nei confronti dell’Autorità portuale. E invece oggi a Roma il porto di Taranto centra un altro risultato e aggiunge un nuovo tassello all’operazione rilancio.
A mezzogiorno, nella sala polifunzionale della presidenza del Consiglio, si firma infatti un accordo generale che da un lato avvia una serie di opere a Taranto e dall’altro prefigura, da qui a due anni da parte di Tct, un movimento di 700 mila container che, dopo un altro anno, dovranno diventare un milione. L’accordo ha una dote finanziaria di circa 260 milioni: un centinaio verranno da Tct, che fa capo ai colossi del traffico Hutchinson ed Evergreen, e 160 dalla parte pubblica fra Stato e Autorità portuale che ne metterà circa 90.
Nel dettaglio, la società pubblica Sogesid effettuerà i dragaggi nella zona di mare antistante il molo polisettoriale e la relativa bonifica, l’Autorità portuale consoliderà la banchina dello stesso molo in modo che i fondali possano avere una profondità maggiore, compresa fra 16,50 e 15 metri, mentre Taranto container terminal sottoporrà a manutenzione le sue attrezzature e soprattutto installerà le nuove gru capaci di lavorare sulle navi da 14mila container, quelle di ultima generazione. In più, l’Autorità portuale darà a Tct altri 500 metri di banchina del molo polisettoriale nel giro di un anno, ammodernerà questo tratto oggi occupato da altre società, realizzerà la diga foranea a protezione dello stesso molo, mentre Tct, oltre a far decollare il traffico, ricorrerà alla cassa integrazione straordinaria per 2 anni per 500 addetti anzichè, come aveva paventato, licenziarne 160 con la mobilità.
L’accordo che oggi a Roma firmano i ministri delle Infrastrutture, della Coesione territoriale e dell’Ambiente, insieme a Tct, Authority, Regione, Provincia e Comune di Taranto, è all’interno di un percorso che prima ha visto prima Sergio Prete, presidente dell’Autorità portuale di Taranto, diventare anche commissario per l’accelerazione di un altro gruppo di interventi, poi sbloccare le opere della piastra logistica per 219 milioni di euro. E in mezzo gli accordi che il porto di Taranto ha stretto negli ultimi tempi con Rotterdam, che vuole farne il primo scalo in Italia, e con Shangai. Parla di «giornata storica» Guglielmo Minervini, assessore regionale ai Trasporti, per il quale «Taranto diverrà il porto più infrastrutturato d’Italia. I servizi logistici e la piastra logistica consentiranno infatti di aprire i container, lavorare le merci e quindi generare nuova economia e soprattutto nuova e qualificata occupazione». E Mario Ciaccia, vice ministro delle Infrastrutture, aggiunge: «Quello che stiamo mettendo in cantiere permetterà il rilancio del porto di Taranto, che da qualche mese è tornato tra gli scali strategici dei corridoi europei».
Domenico Palmiotti (GdM)
Per soli 500 posti di lavoro tra Italia e Turchia... Che saranno pure ridotti per risparmiare!
Cementir/ Caltagirone jr: A stabilimento Taranto circa 150 milioni. Decisione finale entro l'estate
Il gruppo Cementir deciderà entro l'estate se investire circa 150 milioni per ammodernare lo stabilimento di Taranto. Lo ha detto il presidente Francesco Caltagirone Junior durante l'assemblea degli azionisti. "Stiamo prendendo la decisione finale che ci sarà entro l'estate è allo studio - ha affermato - il finanziamento per l'investimento che è di circa 150 milioni. Un investimento che sarebbe il più importante in Italia". Lo stabilimento di Taranto ha circa 50 anni e, ha spiegato Caltagirone, "non garantisce elasticità nella gestione e necessità perciò di essere efficientato". Il presidente di Cementir ha poi fatto riferimento al programma di riduzione dei costi che prevede un taglio di 60 milioni complessivi al 2011. "Nel 2009 - ha sottolineato - la riduzione è stata di 30 milioni e per centrare l'obiettivo ne mancano altri 30. L'obiettivo dovrebbe essere centrato entro i prossimi due esercizi, cioè a fine 2011. L'efficientamento riguarda Italia e Turchia attraverso ristrutturazioni industriali e taglio del personale. Nel 2009 abbiamo ridotto il personale italiano di 36 unità. Ora produciamo 2 milioni di tonnellate di cemento con 500 persone, cioè 5mila tonnellate per addetto: un parametro di assoluta eccellenza". (virgilio)
Il gruppo Cementir e' pronto a investire 150 milioni di euro circa per portare a termine il rifacimento dello stabilimento di Taranto. Lo ha detto il presidente della societa', Francesco Caltagirone junior, parlando nel corso dell'assemblea. Il progetto di ammodernamento dello stabilimento, ha detto Caltagirone, e' in fase avanzata di studio e prima dell'estate verra' presa una decisione definitiva. Per finanziare il progetto la societa' sta valutando anche l'ipotesi di ottenere un finanziamento dalla Bei (che il Comitato per Taranto aveva già segnalato, clicca qui per vedere le condizioni) con una durata di 10-12 anni. Grazie al rinnovamento dello stabilimento di Taranto, Cementir si attende benefici nell'ordine di 10-12 milioni di euro. (Sole24ore)
Visualizza altro http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-802539/cementir-caltagirone-pronti-150mln/#ixzz0ld8GkZ46
Intanto è sicuro che in Turchia i Caltagirone si buttano nel business dei rifiuti:
Cementir: Caltagirone jr., pronti 50 mln in 2 anni in Turchia ROMA (MF-DJ)--"Abbiamo in progetto di investire nei prossimi due anni 50 milioni di euro in Turchia per la gestione dei rifiuti".
Lo ha affermato Francesco Caltagirone jr., presidente di Cementir, nel corso dell'assemblea, spiegando che l'investimento "dovrebbe dare dal 2012 effetti positivi sull'Ebitda per 20 milioni di euro, solo dalla gestione dei rifiuti". (Borsaitaliana)
Energia alternativa, il business su cui investire Pubblicato da Gordon Gekko in Energia, In Evidenza. Martedì, 16 Giugno 2009.
Sempre più l’energia rinnovabile sta diventando un business centrale e sempre meno marginale. Se ne sono accorti anche in Borsa, quando nelle ultime sedute due titoli, Uni Land e Alerion, hanno messo a segno guadagni in doppia cifra perché le aziende sono entrate nel business del fotovoltaico.
Uni Land è un’azienda attiva nel settore immobiliare e dei terreni edificabili. Ha appena raggiunto un accordo per la realizzazione di un parco eolico di 36 Mw nel Comune di Monghidoro, in Emilia Romagna. La convenzione ha una durata di 35 anni e può essere prorogata di altri 35 anni. L’importo complessivo per l’intera costruzione sarà di circa 57 milioni di euro. La notizia non è passata inosservata sul mercato azionario e il titolo alla fine della seduta ha messo a segno un balzo del 10%. Da inizio anno il titolo ha messo a segno una performance dell’80% Ma non è una eccezione. A poche ore dall’accordo di Uni Land ecco che esce la notizia che Alerion Clean Power, società quotata alla Borsa Italiana e attiva nel settore delle energie rinnovabili, raggiunge un accordo per realizzare a Castellaneta, in provincia di Taranto, di uno dei più grandi impianti fotovoltaici d’Italia con una potenza complessiva di 14 Mw. Il valore complessivo dell’impianto comporterà un investimento di circa 50 milioni di euro, che verranno finanziati tramite project financing. All’uscita della notizia il titolo ha fatto segnare un balzo del 7% e dall’inizio dell’anno l’azione ha messo a segno un rialzo del 25% circa. Quindi per i prossimi mesi sarà interessante seguire con attenzione l’andamento non solo di questi titoli, ma anche delle azioni di società che hanno a che fare con le energie alternative, come fotovoltaico, energia eolica, e carburanti alternativi. La Borsa Italiana ancora scarseggia di presenze in questo settore, ma le Borse estere, in particolare americana, abbondano di aziende concentrate su questo business. (Vostrisoldi)