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mercoledì 16 dicembre 2015

Gli acciacchi di "Indottolo"

Ilva, doccia fredda per l’indotto, il governo stoppa revisione aiuti

Doccia fredda per l’indotto dell’Ilva. Il governo, col vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, ha infatti respinto l’emendamento presentato nella legge di Stabilità dai gruppi Pd delle commissioni Attività produttive e Finanze della Camera finalizzato a rivedere e a snellire la modalità di accesso delle imprese al Fondo di garanzia. La possibilità di attingere al Fondo, che allo scopo prevede un budget di 35 milioni di euro, resta quindi quella approvata dal Senato nelle scorse settimane. «Una misura insufficiente» l’aveva già definita Confindustria Taranto, affermando che lo stato economico-finanziario delle aziende è così deteriorato a causa dei mancati pagamenti dell’Ilva nel periodo antecedente l’amministrazione straordinaria, da non consentire alle stesse aziende, per mancanza di una serie di requisiti, la possibilità di usufruire del Fondo di garanzia. «Con l’emendamento alla Camera avevamo allargato le maglie del Fondo di garanzia – spiega il capogruppo Pd nella commissione Finanze, Michele Pelillo, uno dei proponenti – in modo che alle tante imprese fornitrici dell’Ilva fosse assicurato sostegno. Il viceministro Morando ha invece detto di no. Un piccolo emendamento avrebbe risolto un grande problema. Ma non ci fermiamo – aggiunge Pelillo –. Riproporremo la stessa misura alla Camera quando arriverà, per la conversione in legge, l’ultimo decreto sull’Ilva».
«Un brutto segnale»: così Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, definisce lo stop all’emendamento salva-indotto. «Riuniremo presto le aziende e decideremo il da farsi – annuncia Cesareo –. Non escludo conseguenze pesanti, anche la messa in libertà del personale, perché la situazione sta saltando. Si consolida purtroppo la valutazione che si voglia salvare l’Ilva, ammesso che si riesca, e non anche tutto il sistema che vi ruota attorno e che è fatto da imprese e migliaia di posti di lavoro».
Gli aiuti all’indotto Ilva hanno avuto un cammino difficile. Furono introdotti, col meccanismo del Fondo di garanzia, nella legge 20 dello scorso marzo ma non hanno funzionato proprio perché i criteri di accesso hanno sbarrato la strada a gran parte delle aziende. Il Governo è quindi reintervenuto ad ottobre, inserendo la misura nella legge di Stabilità varata da Palazzo Chigi, ma nel testo trasmesso al Parlamento è poi scomparsa. L’ha quindi reintrodotta il Senato, ma le imprese hanno protestato dicendo che era inefficace: era solo una riedizione di quanto non aveva funzionato con la legge 20. Allora i gruppi Pd di due commissioni della Camera hanno provato a correggere il tiro con un ulteriore emendamento ma il Governo ha detto no. E adesso l’indotto – già esposto per 250 milioni di mancati pagamenti, di cui 150 relativi a Taranto – è di nuovo in tensione. (Sole24h)

domenica 1 novembre 2015

Emiliano fa il moralizzatore a casa di Forza Italia: è il pulpito giusto per una predica tutta da verificare?

Emiliano: «L’Arpa dirà se l’Ilva può proseguire»

Sull’Ilva la Regione Puglia adotterà la «stessa logica che utilizza la Magistratura. Non si può chiudere la fabbrica, ma c’è un organo ispettivo, l’Arpa Puglia, che è in grado di comunicare al Governo se può proseguire o no. Gli otto decreti varati finora sul siderurgico sono una cosa sconvolgente dal punto di vista giuridico». E poi i commissari dell’Ilva che sì, «sono supermanager, ma che c’entrano con l’acciaio?», «l’operazione verità» da fare dentro la fabbrica, la conferma che «non sono i magistrati a dover salvare l’Ilva», l’idea di una produzione industriale «con tecniche diverse».
Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, del Pd, interviene a tutto campo sulla vicenda del siderurgico ospite del convegno «Ilva e sistema impresa in Puglia» organizzato a Bari da Forza italia. All’incontro sono intervenuti, come relatori, anche Francesca Franzoso consigliere regionale, Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, Valerio Elia, docente di Ingegneria economica dell’Università del Salento, e Luigi Vitali commissario regionale del partito di Berlusconi. Ha moderato l’incontro il giornalista della «Gazzetta», Franco Giuliano.
«Al momento - dichiara Emiliano - non abbiamo notizie chiare di ciò che avviene dentro l’Ilva. Il presidente della Regione non sa dove andare a parare in una vicenda così complessa. Quando avremo cognizione esatta di ciò che è accaduto, quando applicheremo alla nuova fabbrica i sensori e sapremo che la pericolosità è cessata, potremo rispondere alla domanda sul futuro dell’Ilva. Se dovessimo cominciare a controllare in modo severo, così come faremo tra poco ho impressione che, allora, il re è nudo» aggiunge Emiliano, che annuncia anche le nuove nomine al vertice dell’Arpa Puglia (il mandato del dg Giorgio Assennato è in scadenza dopo dieci anni).
«L’Ilva, dal punto di vista imprenditoriale - spiega il governatore - si sta spegnendo visto che con la gestione commissariale perde 50 milioni al mese. Quando ho detto che l’azienda va subito riconsegnata a professionisti dell’acciaio è chiaro che ho fatto arrabbiare qualcuno».
Insomma, la questione è complessa ecco perché - va avanti Emiliano - bisogna «provare a fare un’operazione verità che aiuti il Governo. Ci sono dati epidemilogici pesanti e rischi che vengono dall’Unione Europea per le infrazioni ambientali. E se ci si dovesse accorgere che il miliardo e 200 milioni, quelli sequestrati ai Riva e oggi in Svizzera, non possono essere utilizzati perché sarebbero aiuti di Stato? E’ evidente che bisogna fare attenzione».
Poi Emiliano va ancora a raffica sui commissari: «Sono supermanager, ma cosa hanno a vedere con un settore strategico come l’acciaio?». «Bisogna spiegare ai commissari - incalza il governatore della Regione Puglia - che non si possono prendere gli ex direttori dei giornali e metterli a capo del personale. Mica si possono buttare dentro le persone come si buttavano dentro l’Amtab di Bari».
Quindi sul lavoro della Magistratura: «Non si può chiedere di adeguare l’azione penale all’economia. Su questo ci hanno fatto la settimana scorsa un convegno qui a Bari. Non sono i magistrati a dover salvare l’Ilva. Il loro compito è neutro. Sarebbe mostruosa una magistratura politicamente orientata».
E infine, sulla possibilità in futuro di produrre con tecniche nuove, passando al preridotto del minerale di ferro al posto del coke, Emiliano afferma: «Potrebbe essere un’idea e, a quanto mi risulta, è nella testa del Governo». Un’ipotesi di riconversione, questa, avanzata dalla Franzoso a cui Emiliano dice: «Condivido dalla prima all’ultima parola il discorso della consigliera. E so che dicendolo non ti faccio un favore».
Franzoso, nel suo intervento, richiama gli studi sul ciclo produttivo introdotti dall’ex commissario Enrico Bondi «capaci di modificare la struttura produttiva, in grado di mantenere inalterata la produzione e abbattere in modo incisivo e definitivo le emissioni industriali ben al di sotto del limiti di legge, introducendo il preridotto del minerale di ferro nel processo fusorio di altoforno e acciaieria».
«Serve subito - aggiunge Franzoso - una soluzione per il recupero dei 2 miliardi e mezzo di debiti lasciati dai commissari senza i quali molte aziende collaterali a ilva non avranno futuro».
Franzoso quindi definisce l’Ilva di oggi un «gigante senza testa» ed infine aggiunge che «è necessario che nella cabina di regia della crisi ci siano persone competenti a determinare gli obiettivi definiti dal Governo. Non supermanager prestati temporaneamente alla politica, ma persone di comprovata esperienza. Obiettivi chiari e funzionali alla salvaguardia dell’impresa pienamente ecocompatibile, così da trasferirli in un piano industriale che trovi il consenso di tutte le parti istituzionali e sociali coinvolte». (GdM)

mercoledì 7 ottobre 2015

il solito "pittimismo"!

Appello al governo sul caso Ilva

Il Governo riprenda subito la gestione del caso Ilva perché la situazione è drammatica. È il nuovo appello lanciato da Confindustria Taranto con una lettera al premier Matteo Renzi. Sulla stessa linea anche i sindacati metalmeccanici e il governatore della Puglia, Michele Emiliano. Nel giro di poche settimane la situazione dell’azienda si è ulteriormente deteriorata e anche se gli stipendi di settembre, in scadenza tra qualche giorno, non appaiono per ora a rischio, altri elementi si sono invece aggravati e delineano un quadro complesso.
Da alcuni giorni la produzione è stata ridotta a seguito della crisi di mercato: ora è assestata su 14.500 tonnellate quotidiane. Quest’anno l’Ilva stima di chiudere con 4,8 milioni di tonnellate, 600mila in meno rispetto ai 5,4 milioni previsti due mesi fa. Ma quasi la metà rispetto al potenziale produttivo. Questo inciderà sul peggioramento dei conti che già scontavano sul piano previsionale un’Ebitda negativo per 280-310 milioni di euro, mentre le perdite mensili sono ora calcolate tra i 40 e i 50 milioni di euro. In quanto alla newco con la partecipazione del nuovo fondo di turnaround, non ci sono tempi certi. Era stata annunciata per settembre con l’obiettivo di traghettare l’azienda verso una nuova fase.
Un punto interrogativo è anche il rientro in Italia dalla Svizzera del miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva, soldi destinati ai lavori ambientali del siderurgico. Mentre l’indotto di Taranto, oltre a denunciare mancati pagamenti per 150 milioni di euro, adesso solleva altri due problemi.
«Gli aiuti che la legge dello scorso marzo ha previsto per le imprese creditrici dell’Ilva non hanno funzionato – dichiara Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto –. Si è previsto l’accesso al credito tramite il Fondo di garanzia, la sospensione della quota capitale dei mutui e dei finanziamenti per gli anni dal 2015 al 2017 e la moratoria sino a dicembre delle cartelle esattoriali e dei tributi erariali, ma in realtà questi strumenti possono essere usati solo da una minima parte di aziende. Tutte le altre hanno un rating così sofferente a causa della crisi Ilva da essere fuori gioco». «Pensiamo che il Governo – aggiunge Cesareo - debba fare una specie di check up alla legge di marzo e vedere con attenzione tutto quello che non sta funzionando. Non si può più tardare».
«L’Ilva si sta spegnendo» sottolinea il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ieri ha incontrato i sindacati e condiviso la loro richiesta di incontro urgente col Governo e i commissari. Emiliano fa riferimento a due aspetti: quello tecnico-giudirico, dove il mancato completamento del risanamento ambientale provocherebbe inevitabilmente un nuovo intervento della Magistratura, e quello economico-produttivo, segnato dalle perdite e dal venir meno del mercato a causa della crisi generale. «Spero che il miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva arrivi presto – dice Emiliano –, ma lasciare il destino dell’Ilva ad una decisione della Svizzera fa venire i brividi. E in ogni caso questi soldi nulla hanno a che vedere con le perdite». «Serve che la fabbrica sia seguita da esperti dell’acciaio con una visione globale », insiste ancora Emiliano, riprendendo così la denuncia fatta lo scorso 24 settembre a Taranto dal Consiglio generale di Confindustria che ha esplicitamente chiesto che l’Ilva sia affidata a chi di mestiere produce l’acciaio.
«La perdita di competitività dell’Ilva è deleteria – interviene Cosimo Panarelli, segretario della Fim Cisl Taranto –. Si mettono a rischio occupazione, risanamento ambientale e rilancio industriale».

giovedì 24 settembre 2015

E se Squinzi fosse l'emblema di come Confindustria non sappia fare impresa?

Squinzi (Confindustria): «Taranto è l'emblema della difficoltà di fare impresa in Italia e al Sud» 

Il Consiglio generale di Confindustria, che si è riunito oggi a Taranto alla presenza del presidente nazionale, Giorgio Squinzi e del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, in vista della presentazione del prossimo disegno di Legge di Stabilità e del Masterplan per il Mezzogiorno che il governo si appresta ad adottare, ha approvato una serie di proposte per l'industria del sud. Innanzitutto, "un credito di imposta - come ha spiegato il vicepresidente Alessandro Laterza - per l'acquisizione di beni strumentali nuovi, da parte di imprese delle otto regioni del Mezzogiorno, di durata almeno triennale, il rifinanziamento dei contratti di sviluppo, finalizzati all'attrazione di investimenti di medio utilizzo garanzia per favorire l'accesso al credito delle imprese meridionali, il potenziamento, attraverso l'utilizzo dei fondi strutturali europei, degli strumenti di garanzia per favorire l'accesso al credito delle imprese meridionali".
Confindustria propone, inoltre, "l'utilizzo di voucher per l'internazionalizzazione da parte delle imprese del Mezzogiorno per migliorarne la capacità di esportare, la conoscenza dei mercati esteri e per favorire l'incontro con operatori internazionali specializzati, la definizione di un piano per le infrastrutture che dia attuazione, con tempi e risorse certi, agli interventi già definiti in materia di ferrovie, porti, aeroporti, strade-autostrade, dissesto idrogeologico, beni culturali, edilizia scolastica, riqualificazione urbana". L'associazione invoca, infine, "la previsione di un adeguato stanziamento per il 2016 di risorse destinate al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, da dedicare in particolare al finanziamento di infrastrutture, l'accelerazione del processo di riparto di tutte le risorse del Fondo per il periodo e la definizione della governance della politica di coesione, attribuendo le deleghe a livello nazionale, costituendo la Cabina di Regia e rendendo pienamente operativa l'Agenzia per la Coesione"

L'ILVA - "Il consiglio generale di Confindustria oggi si è riunito eccezionalmente a Taranto che, per le vicende dell'Ilva, è diventata l'emblema delle difficoltà di fare impresa in Italia e, soprattutto, al Sud". Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. "Il problema è reale - ha aggiunto - perché la questione Ilva è fondamentale per il futuro dell'industria manifatturiera italiana che non può rinunciare all'industria siderurgica senza retrocedere e quindi rischiamo di passare da Paese di primo rango a un Paese di rango decisamente inferiore. Noi abbiamo sposato questa battaglia fin dall'inizio, offrendo un contributo forte anche grazie alle associazioni come Federacciai e vogliano continuare a darlo, a beneficio delle imprese e di tutta la rete, nazionale, dell'indotto, che è ancora più grande come dimensioni rispetto alle imprese stesse".
"La produzione dell'Ilva si è dimezzata da 10 milioni a 5 milioni di tonnellate di acciaio l'anno - ha poi detto Squinzi - e ritengo che le perdite siano consistenti in questo periodo, nella misura di diverse decine di milioni di euro". "Pensiamo - ha proseguito - che si debba cercare di recuperare, anche in un momento congiunturale difficile come quello attuale per cui i consumi sono calati non solo sul mercato italiano. Occorre recuperare il più possibile e tornare vicino alle capacità reali di produzione dell'Ilva, tenendo presente - ha spiegato Squinzi - che il calo importante di produzione si riflette immediatamente sul conto economico per tutta una serie di costi che possono essere ammortizzati soltanto con i volumi di vendita".
"Oggi le aziende dell'indotto Ilva registrano, a livello nazionale, un passivo di 250 milioni di euro: 150 riguardano Taranto e la sua provincia. Una cifra che incombe gravemente sui bilanci di quelle realtà che, contrariamente ad altre, sono ancora in piedi e che hanno retto l'onda d'urto della crisi dell'Ilva, con tutti gli strascichi che la stessa ha prodotto". Lo ha sottolineato il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, nella relazione letta nell'ambito del Consiglio generale dell'associazione che si sta svolgendo nel capoluogo ionico alla presenza del presidente nazionale. Giorgio Squinzi.
"Senza queste aziende - ha aggiunto - il sistema Ilva perde una parte importante della sua identità e la città rischia di perdere un pezzo fondamentale del suo tessuto produttivo. Non basta assicurare la produzione. Non basta far andare avanti le pur indispensabili, fondamentali opere di risanamento e di bonifica. E' un intero sistema - secondo Cesareo - che va recuperato e di questo sistema le nostre aziende sono parte integrante e fondamentale". Il governo, ha poi affermato il presidente di Confindustria Taranto, "non è riuscito a garantire a queste aziende il ristoro, anche parziale, di quelle risorse che pure hanno consentito all'azienda dell'acciaio di andare avanti quando la situazione era già fortemente compromessa".
Infine Cesareo ha ricordato a Squinzi il "Progetto di sviluppo per l'Area di Taranto" in cui si "ipotizza una visione più ampia del concetto di sviluppo, partendo dal riconoscimento di Taranto quale 'area in situazione di crisi industriale complessa', da portare alla condivisione del governo centrale e delle istituzioni: Regione, Provincia e Comune". Da questo documento, che tiene conto di progetti di riconversione e riqualificazione industriale, è scaturita la "road map anticrisi" che Confindustria Taranto ha sottoscritto con Cgil, Cisl e Uil provinciali. (GdM)

domenica 2 agosto 2015

Solito piagnucolamento confindustriale

Ilva: allarme indotto, Confindustria Taranto chiede confronto

Se sul fronte produttivo la situazione dell'Ilva comincia a migliorare, e' nel rapporto con l'indotto siderurgico che emergono nuovi problemi. Indotto che esprime qualche centinaio di imprese e circa 4-5mila addetti.
  Venerdi' c'e' stato un incontro in Confindustria Taranto per un punto della situazione e per domani e' atteso un documento.
  Esattamente un anno fa 2mila persone, tra imprenditori dell'appalto e loro dipendenti, su iniziativa di Confindustria Taranto, scendevano insieme in strada, per la prima volta, per lanciare un allarme all'opinione pubblica e alle istituzioni locali sulla loro situazione. Nel corteo che attraverso' parte della citta' e si concluse sotto la Prefettura, c'erano anche i mezzi aziendali. Era quello il punto piu' alto della crisi di liquidita' dell'Ilva e delle relative conseguenze per le aziende collegate.
  Piero Gnudi si era insediato come commissario dell'Ilva - in sostituzione di Enrico Bondi, durato in carica un anno - da poco piu' di un mese. L'azienda, senza soldi in cassa, aveva fatto slittare da luglio ad agosto il pagamento del premio di produzione al personale di tutto il gruppo e non aveva soldi per pagare l'indotto, a secco da mesi e notevolmente esposto con le banche. Poi, con l'arrivo in due tranche dei 250 milioni del prestito ponte ottenuto da Gnudi dalle banche - garantite, a loro volta, dalla prededuzione concessa con decreto legge - l'Ilva fu in grado di dare "ossigeno" all'indotto. Difatti, nelle settimane successive, alle imprese arrivarono i primi pagamenti a saldo dell'arretrato. Adesso, pero', la situazione sembra complicarsi di nuovo. "Chiediamo un confronto immediato con l'Ilva e con i commissari - dichiara il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo - perche' i pagamenti relativi alla gestione corrente vanno a singhiozzo. Da prime valutazioni, l'Ilva ha accumulato di nuovo un arretrato di diversi milioni solo per le imprese associate a Confindustria e solo per i lavori fatturati dal 21 gennaio in poi, data in cui l'azienda e' entrata in amministrazione straordinaria. Se poi allarghiamo il giro anche alle imprese non associate a Confindustria, ai trasportatori e alla piu' generale platea dei fornitori, i numeri salgono di molto. Stiamo facendo una ricognizione su questo, ma la situazione e' preoccupante".
 
Per il presidente di Confindustria Taranto "e' vero che all'Ilva sono arrivate risorse in questi mesi, tra le misure previste dalla legge di marzo, prestito da 400 milioni garantito dallo Stato e nuove linee di credito bancarie, ma questi soldi pensiamo che l'azienda li abbia soprattutto finalizzati ai progetti dell'Aia e agli investimenti industriali, oltre a pagare stipendi e premi, come lo scorso 12 luglio, ai suoi 16mila dipendenti. A noi indotto, invece, e' andato molto poco". "Avevamo visto una schiarita dopo l'amministrazione straordinaria, nel senso che per qualche tempo - spiega Cesareo - i pagamenti sono stati puntuali da gennaio in poi. Dopodiche', il meccanismo si e' di nuovo inceppato e adesso le aziende sono ripiombate in uno stato di difficolta'. Accade che se emetti all'Ilva una fattura poniamo 100, loro ti pagano 60 o 70 di quella fattura e poi ti saldano il resto quando emetti un'altra fattura per un'altra prestazione. Ma cosi' non reggiamo - sottolinea il presidente di Confindustria Taranto -, perche', rispetto ad un anno fa, le aziende si sono indebolite ulteriormente, sono piu' esposte con le banche, non hanno piu' margini di credito e, fatto rilevante, non sanno se e come prenderanno i soldi dei lavori pregressi, intendo quelli fatti sino a meta' gennaio scorso.
  Questa massa e' infatti finita nello stato passivo dell'Ilva sul quale la competenza e' del giudice delegato del Tribunale di Milano, sezione fallimentare. Tra lavoratori, imprese e fornitori, anche esteri, ci sono 20mila creditori da soddisfare. Persino il giudice delegato - osserva il presidente di Confindustria Taranto - ha detto che alla sezione fallimentare di Milano non si e' mai vista una cosa di queste dimensioni, superiore anche al caso Parmalat. Tant'e' - aggiunge Cesareo -, proprio perche' e' stato necessario piu' tempo per istruire le varie pratiche e accedere allo stato passivo dell'Ilva, che il giudice ha rinviato dal 29 giugno a fine novembre la prima adunanza dei creditori a Milano e non e' detto che non ci sia un altro rinvio. Se e' questa la situazione, che speranza allora - conclude il presidente di Confindustria Taranto - hanno le imprese di rivedere i soldi anticipati per i lavori fatti all'Ilva mesi addietro e non pagati?". (AGI).

lunedì 23 marzo 2015

L'arte del rinvio e i giorni traslanti

Bonifiche aree rione Tamburi al via

Dopo una serie di rinvii, entrano nel vivo dalla prossima settimana i lavori di bonifica di un'area del quartiere Tamburi di Taranto. Si comincerà con una prima fase di caratterizzazione, si passerà agli interventi di risanamento: terreni contaminati delle aree verdi e delle scuole Giusti, Gabelli e Vico del quartiere Tamburi di Taranto, il più vicino allo stabilimento Ilva. Il progetto prevede anche la realizzazione di una tensostruttura dalle dimensioni di 40 metri per 40 in cui saranno depositate le frazioni dei terreni contaminati. La ditta incaricata  - l’Axa Servizi Ambientalì di Lecce - procederà allo scavo dei terreni perimetrati e alla rimozione di 30 centimetri di terreno contaminato, sostituito con nuova terra e fertilizzante. L'intervento di bonifica deve concludersi entro 150 giorni ma dalla Axa, non escludono di far prima.
Intanto, Confindustria Taranto e Dipar (il Distretto produttivo dell’ambiente che mette insieme 193 imprese del settore) hanno firmato un accordo-convenzione col Cnr in materia di bonifica dell’area di Taranto. Gli obiettivi proposti prevedono: tutela ambientale,  compatibilità ambientale,  bonifica, monitoraggio ambientale, nonché la creazione di spin off e di ‘smart technologies’ applicate all’ambiente. La convenzione, spiega il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, “è lo strumento operativo sotto il quale far nascere attività che si occupino di ambiente sfruttando le più avanzate e moderne tecnologie da sperimentare sul campo”. (Cosmopolismedia)

venerdì 30 gennaio 2015

L'economia di Cesareo si spegne!


Il presidente indotto che non vede estesa tutta la sua induzione all'intera città si domanda perché i Tarantini non scendano in piazza per difendere la "sua" fonte di reddito.
Evitiamo di elencare qualche decina delle mille "ragionevoli ragioni" che ad ognuno di noi balzerebbero alla mente e gli giriamo una domanda.
Dov'erano lui, l'indotto, le masse di operai, i sindacati, i camion, e tutti quelli che lavoravano zitti zitti con lo stipendio assicurato quando la città manifestava per chiedere leggi certe sulla grande industria?
Forse era a pranzo in qualche buon ristorante? 
Forse preparava comunicati stampa per sostenere le tesi dei Riva sulla mortalità dei Tamburi per fumo di sigarette?
Forse collaborava a mandare in strada migliaia di operai con gli striscioni prestampati e i sacchetti per il pranzo? 
Lo sa lui.
E il suo amico Indottolo che oggi si guarda intorno e non trova nessuno.

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. 
Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. 
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. 
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. 
Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare."
(B. Brecht)

Crisi dell'indotto, Cesareo: «l'Ilva rischia di chiudere ma la città è indifferente»

Nonostante ci siano state nei giorni scorsi, rassicurazioni da parte dei commissari Carruba e Laghi circa le criticità del comparto, ad oggi non si hanno garanzie. Nel frattempo Gnudi intima il rientro al lavoro per l'esecuzione dei contratti pena l'inadempimento da parte delle imprese, «dimenticando però- commenta Cesareo- che il primo inadempiente è proprio l'Ilva perché è venuta meno al pagamento degli stipendi da diversi mesi».
Nonostante gli sforzi delle imprese «la problematica dei crediti che vantano le nostre imprese, non è stata adeguatamente risolta dal Governo». Per tali ragioni, gli industriali temono che « lo stabilimento in assenza di un'iniezione di liquidità immediata rischia di spegnersi per mancanza di materie prime». Le imprese, come più volte annunciato, sono al collasso, colpa anche di un Governo che «ci ha buggerato per oltre due anni, dal momento che non ci sono mai stati garantite le risorse necessarie. Il governo non può chiedere senza dare nulla ai tarantini». Il presidente di Confindustria chiede il sostegno anche delle altre associazioni di categoria della città, dai commercianti agli artigiani. «Rischia di venir meno un elemento portante dell'intera economia del territorio. - queste le sue parole- Si tratta non solo di una disdetta ma della morte per Taranto». Cesareo poi precisa che «ci rifiutiamo di chiudere l'Ilva e faremo tutto il possibile, fino all'ultimo giorno, per tenerla in vita, ma nessuno potrá addebitare alle imprese di Taranto la responsabilità della sua chiusura». Prevarrà quindi il senso di responsabilità degli industriali. Gli imprenditori faranno ancora una volta forza sulle loro risorse personali, almeno finché potranno.
Cesareo si scusa poi con i cittadini, per i disagi che le manifestazioni dei lavoratori dell'indotto hanno creato la scorsa settimana, «ma dispiace ancora di più – prosegue- che una città intera non partecipi alla soluzione del problema e che sia invece completamente assente ed indifferente nel dimostrarci il proprio sostegno. Sembra che il problema sia solo degli imprenditori, ma il tema dell'Ilva interessa l’economia dell'intera Provincia e Regione. Tutta la comunità dovrebbe insorgere, tutti dovrebbero interrogarsi sulla prospettiva di una città la cui economia si spegne». (Cronachetarantine)

giovedì 29 gennaio 2015

Il Comitato per Taranto oggi a Radio3



Tutta la città ne parla, trasmissione del 29/1/2015  

Da Taranto al Pireo, tra Stato e privato

Ascolta
La questione infinita dell'Ilva e di Taranto: il rapporto pubblico/privato, la questione ambientale, la battaglia per il lavoro, la corruzione, l'azienda da far ripartire senza mezzi, le incognite per l'indotto. E intanto in Grecia dal nuovo governo Tsipras arriva lo stop alle privatizzazioni, tra le quali quella del porto del Pireo che ha fatto saltare sulla sedia gli investitori cinesi. 

Gli ospiti di oggi

 
Domenico Palmiotti, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, scrive sul Sole24OreGianni Venturi, coordinatore Fiom per la siderurgia Vincenzo Cesareo, presidente Confindustria TarantoLuigi Oliva, ricercatore, attivista del Comitato per TarantoAndrea Nicastro, inviato in Grecia del Corriere della Sera, ci racconta lo stopo alle privatizzazioni del nuovo governo greco, tra le quali quella del porto del Pireo

Per scaricare il programma in Podcast clicca qui


Questa mattina un membro del Comitato è stato contattato dalla redazione del programma "Tutta la città ne parla", in onda ogni mattina su Radio Rai 3, che affronta le questioni più attuali consultando protagonisti, cittadini, ascoltatori.
Come si legge dalla scheda, l'intervento è stato inserito all'interno di un dibattito che vedeva protagonisti: 
  • il giornalista Palmiotti, noto filoindustriale, spesso su posizioni palesemente antiambientaliste, che scrive per il Sole24h e la Gazzetta del Mezzogiorno;
  • il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, cofondatore della Comes Group SpA, azienda che ha tra i suoi principali committenti la stessa Ilva;
  • il sindacalista Fiom Gianni Venturi, coordinatore nazionale per la siderurgia.
Va detto che la modalità del contatto è stata piuttosto improvvisa e alienante. L'intervenuto, chiamato telefonicamente, non è stato messo al corrente dal conduttore sull'orientamento che aveva preso la trasmissione e sugli ospiti presenti, ma semplicemente sottoposto ad una domanda secca. 
Il nostro intervento è stato interrotto prima di giungere alle proposte concrete che il Comitato, come tanti altri gruppi organizzati di cittadini attivi che sosteniamo e promuoviamo sui post di questo blog, hanno formulato in questi anni per la vertenza Taranto. 
Proposte che non si limitano a contare gli zeri dell'ennesimo intervento statale (con tutti i dubbi sulla gestione nazionale e locale di questi fondi), ma che parlano di pianificazione, di partecipazione, di trasparenza, di gestione democratica del territorio, di rispetto delle leggi e dei diritti, di iniziative dal basso. 
Purtroppo, la telefonata è stata chiusa senza dare ulteriori possibilità di ascolto, di precisazione o di replica, facciamo un "nostra culpa" per l'inesperienza riguardo ai tempi e modi della comunicazione radiofonica...
Nel diffondere la trasmissione, resa accessibile sul sito Rai, abbiamo ritenuto di dare un'idea del backstage di questi programmi. Non per giustificare o scusarsi di mancanze, ma per condividere con chi ci legge e ci ascolta, come sempre, ogni momento del nostro impegno per la città.

Parole e tregua con Indottolo


Rassicurazioni sì, crediti ancora no tra Ilva e indotto la tregua è armata

Disponibilità, collaborazione, impegni, ma ancora nulla di garantito per le imprese dell’indotto in credito con Ilva per fatture scadute da sei mesi. Ieri due dei tre commissari straordinari della società, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, hanno esaminato la situazione del sistema degli appalti con i rappresentanti di Confindustria Taranto. Era assente Piero Gnudi per un’indisposizione. «Ilva – dice il presidente degli industriali Vincenzo Cesareo, facendo il punto dopo l’incontro - ha assicurato il pagamento dei crediti che matureranno dal 21 gennaio in poi. Lo farà con mezzi propri derivanti dall’attività industriale, con le risorse di Fintecna e con eventuali nuove aperture di credito del sistema bancario». Fin qui si tratta di una conferma di quanto anticipato da Gnudi nella lettera del 23 gennaio indirizzata alle imprese con la sollecitazione a ritornare al lavoro, in base ai contratti sottoscritti, e non far scattare così l’accusa di inadempienza.
Ma la partita che maggiormente interessa la vasta platea delle ditte appaltatrici che hanno lavorato negli ultimi mesi per tenere in funzione gli impianti Ilva a Taranto è il volume dei crediti pregressi, quelli accumulati per 150 milioni negli ultimi sei mesi e il cui mancato pagamento sta mettendo in ginocchio tutto il sistema. Per questi, anche ieri pomeriggio, non è arrivata alcuna garanzia dai commissari. C’è la procedura concorsuale dell’amministrazione straordinaria che impone le sue norme. Si dovrà procedere all’accertamento della massa passiva riconoscendo i singoli crediti. Si lavora sull’ipotesi di presentare emendamenti al settimo decreto, che sta per essere convertito in legge, per introdurre soluzioni che agevolino il riconoscimento dei debiti accumulati da Ilva e consentire il loro pagamento. «L’azienda ci è sembrata aperta a ricercare la soluzione migliore per risolvere il problema – è sempre il commento di Vincenzo Cesareo – il rapporto con Confindustria è buono nonostante il confronto su un tema sensibile, si sono detti grati perché il nostro sistema ha continuato a lavorare in tutti questi mesi anche senza essere pagato. Noi aspettiamo, in ogni caso, che entro breve tempo sia individuata la via d’uscita da questa situazione». Ilva ha poi chiesto a Confindustria di allentare le tensioni e riaprire la possibilità di collaborare, interrompendo la protesta e facendo rientrare i lavoratori in fabbrica. Su questo punto Confindustria non ha potuto fornire garanzie perché l’eventuale adesione a questo invito verrà fuori da un dibattito interno. Per tornare al lavoro le imprese appaltatrici dovrebbero assicurare con risorse proprie per due-tre mesi, il tempo necessario al governo di perfezionare il provvedimento per Ilva, le attività all’interno del centro siderurgico. In sostanza la marcia degli impianti, la loro manutenzione e altri servizi dovrebbero essere ancora a spese dell’indotto. In serata Ilva ha diramato un comunicato. «I commissari – è scritto - hanno ribadito l’auspicio di un rapido rasserenamento delle criticità legate alle forniture e alle tensioni nell’indotto. Come già emerso nelle settimane scorse nel corso dell’audizione al Senato del commissario straordinario Piero Gnudi, la procedura di amministrazione straordinaria garantisce i pagamenti legati alle nuove forniture anche nella prospettiva delle risorse finanziarie che, si prevede, potranno essere disponibili. Per quanto riguarda il pregresso, i commissari hanno assicurato tutta la loro disponibilità a identificare soluzioni che garantiscano l’indotto locale». Hanno inoltre confermato il pagamento degli stipendi di gennaio e l’impegno ad accelerare lo sblocco delle risorse Fintecna e dei capitali sequestrati alla famiglia Riva.
In mattinata i due commissari avevano incontrato il prefetto Umberto Guidato, il sindaco Ezio Stefàno e l’arcivescovo Filippo Santoro. In piazza Municipio non ci sono state reazioni da parte dei lavoratori verso i commissari i quali non hanno voluto fare alcuna dichiarazione dicendo soltanto che «noi stiamo lavorando». In serata, dopo Confindustria, hanno avuto un confronto con i custodi giudiziari. Nella tarda serata, infine, è cominciato il confronto tra i rappresentanti sindacali dei metalmeccanici ionici e i dirigenti aziendali, che hanno riconfermato il ricorso ai contratti di solidarietà. (CdM)

martedì 27 gennaio 2015

Indottolo forse non scende alla prossima

Ilva senza risorse, rischio di fermata

   L’indotto sempre più alle corde per i mancati pagamenti e lo stabilimento dell’Ilva che rischia di fermarsi perché sono quasi a zero liquidità, risorse e materie prime.
    A un mese dal decreto legge del governo, Taranto vive un momento complicatissimo e non si intravvede a breve una schiarita. Ieri le imprese appaltatrici hanno ricevuto la comunicazione che l’Ilva è in amministrazione straordinaria con la legge Marzano. E proprio questo spaventa le aziende, che temono di non riavere più i loro crediti o di vederli ridimensionati. Sono 150 milioni accumulati nel tempo solo dalle realtà di Taranto. Soldi che se venissero a mancare, porterebbero le imprese, già molto esposte con le banche, a chiudere e a licenziare. Una situazione che ieri gli imprenditori associati a Confindustria Taranto, guidati dal presidente Vincenzo Cesareo, hanno nuovamente evidenziato al prefetto Umberto Guidato col quale si sono incontrati dopo aver effettuato un sit-in sotto la Prefettura. E mentre i rappresentanti delle imprese manifestavano, lavoratori dell’indotto e sindacati occupavano la statale Taranto-Reggio Calabria. Un blocco durato sino al tardo pomeriggio e che ha avuto effetti pesanti sulla raffineria dell’Eni. Nessuna autocisterna è infatti entrata o uscita per tutto il periodo della protesta e quindi c’è stato uno stop di diverse ore nell’approvvigionamento di carburanti.
    Oggi non si prevedono blocchi stradali. La mobilitazione si esprimerà in forme meno dure. I lavoratori, infatti, terranno due presidi, uno dinanzi alla portineria imprese del siderurgico, l’altro davanti al municipio dove è in corso già da alcuni giorni. L’indotto, invece, continuerà a rimanere in attesa di rassicurazioni dal governo e dall’amministrazione straordinaria dell’Ilva. Già da lunedì dell’altra settimana le imprese, oltre a mettere in cassa integrazione il personale (3mila unità coinvolte), hanno anche sospeso ogni attività nello stabilimento all’infuori di quelle urgenti come i ripristini degli impianti e la loro messa in sicurezza. Disponibilità che ieri Confindustria Taranto ha riconfermato al prefetto e all’azienda. «Se si pensa che i soldi possano sbloccarsi subito, si commette un errore – afferma il senatore Pd, Salvatore Tomaselli, relatore del decreto legge –. Con i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, si sta lavorando agli emendamenti al decreto lungo le linee note: rendere esigibili i 150 milioni di Fintecna che saranno la liquidità immediata dell’amministrazione straordinaria, garantire l’indotto tra i fornitori strategici e dargli anche un plafond di 150 milioni assistito dal Fondo centrale di garanzia, utilizzare per il risanamento quanto sequestrato ai Riva. È vero, ci vorrà ancora un mese perché il decreto deve poi andare alla Camera – conclude Tomaselli –, ma questi emendamenti saranno legge».
   Stasera, intanto, i commissari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi incontreranno al Mise i sindacati e chiederanno la cassa integrazione per tutto il gruppo. Per Taranto si parla di 5mila unità a rotazione come numero massimo. Nel siderurgico deve fermarsi a breve per lavori il grande altoforno 5 e non si sa, proprio perché non ci sono risorse, se prima ripartirà l’altoforno 1 fermato a dicembre 2012. I sindacati chiedono che l’Ilva continui ad usare i contratti di solidarietà e non ricorra alla cassa. L’azienda dice di non esser contraria alla solidarietà ma i vincoli dell’amministrazione ordinaria impediscono di prorogarla. L’Ilva ha già posto il problema al ministero del Lavoro chiedendo di seguire la strada percorsa a Piombino dove la Lucchini ha usato la solidarietà con l’amministrazione straordinaria. (Sole24h)

Ilva, l’azienda dice sì a solidarietà. «Confermati gli stessi numeri»

Secondo quanto emerso dall’incontro, che si è appena concluso, a Taranto proseguono i contratti di solidarietà con i numeri attuali. I commissari hanno anche garantito il pagamento degli stipendi di gennaio e confermato l’impegno a trovare le risorse per i lavoratori degli appalti, su questo tema c’è attesa per la conversione in legge del decreto di dicembre che sbloccherebbe ingenti risorse per Taranto. Quanto ai fondi Fintecna, i commissari hanno riferito ai sindacati che per il via libera dei 150 milioni previsti è necessaria una modifica al decreto Ilva. La modifica potrebbe arrivare con gli emendamenti che devono essere presentai entro domani. Sempre domani i tre commissari andranno a Taranto e incontreranno il prefetto, il sindaco, il vescovo e i dirigenti dell’Ilva.
Marco Bentivogli della Fim-Cisl, in una nota, sottolinea che sui numeri dei contratti di solidarietà, «i commissari ci hanno dichiarato l’impossibilità di stimarne l’entità in quanto correlata alle verifiche in corso e al reperimento delle risorse». La Fim-Cisl quindi richiama «ancora una volta il Governo affinché si recuperi maggiore tempestività vista la drammaticità che si aggrava giorno per giorno dell’Ilva e del suo indotto». «L’incontro con i commissari straordinari dell’Ilva è stato positivo», afferma Rocco Palombella della Uilm. «È evidente - ha continuato Palombella - che andranno compiute le dovute verifiche presso il dicastero del Lavoro, ma la decisione è presa». (CdM)

domenica 16 novembre 2014

Pianto cesareo

Emergenza Ilva, ieri mattina incontro nella sede di Confindustria a Taranto, con i rappresentanti di istituzioni, parlamentari, aziende, associazioni e sindacati.
Non è il primo incontro con il quale l'associazione degli industriali chiama a raccolta il territorio. La situazione è drammatica, non è più il caso di perdere tempo a fare altri "tavoli". Occorre agire nel più breve tempo possibile. Nell'incontro di ieri, durato tre ore circa, scorrono titoli già noti. Ma il film non è più lo stesso, i toni sono ogni volta più drammatici. Lo stesso presidente di Confindustria, Enzo Cesareo, che aveva accolto positivamente lo sblocco dei fondi per Taranto, quale parziale riconoscimento dei lavori svolti dalle aziende impegnate nell'indotto Ilva, ieri in uno sfogo ha usato parole forti. «Non è più il tempo delle parole - ha detto Cesareo - occorre passare ai fatti, dobbiamo far fare fatturato alle aziende, far quadrare gli stipendi, far lavorare gli autotrasportatori; dobbiamo lavorare, basta "tavoli"; sono sufficienti quattro persone a definire il da farsi, purchè lo facciano, e in fretta».
La situazione appare disperata. Lo stesso presidente in un primo momento smorza i toni. «Non so se è disperata - dice - ma le nostre aziende continuano a soffrire, nonostante l'Ilva abbia in buona parte rispettato gli accordi assunti con noi: ha erogato la tranche dei pagamenti come previsto, ma questo fino a luglio scorso; oggi siamo tornati a maturare un credito di cinquanta milioni di euro, le aziende non possono più permettersi di attendere - intanto perchè non sono più in condizione di farlo - non possiamo più pagare stipendi, contributi e quant'altro».
Non solo, Cesareo aumenta il suo disappunto. «Non credo si possa continuare ad assistere a uno scempio simile, privare una città di un futuro; stiamo assistendo a una lenta agonia, e questo non possiamo più consentircelo: abbiamo necessità di guardare al futuro con una luce diversa, avendone le potenzialità; è questo uno dei motivi in virtù dei quali ho inteso invitare amici, colleghi, istituzioni e i nostri parlamentari».
L'invito che torna spesso negli interventi di Cesareo, dei parlamentari, degli imprenditori presenti nell'incontro svoltosi nella sede di via Dario Lupo, è sostanzialmente lo stesso. «Dobbiamo fare sistema - osserva ancora Cesareo - mostrare una volta per tutte che il territorio è unito, non è più tempo di tavoli, è necessario invece piegarsi, lavorare duramente, perchè questa crisi una volta per tutte venga risolta definitivamente: abbiamo bisogno di uno stabilimento ecocompatibile, dunque che i lavori di ambientalizzazione partano immediatamente; i cittadini hanno il sacrosanto diritto che questo avvenga con l'impegno dello Stato italiano».
Infine, Cesareo nel suo lungo e appassionato confronto con la stampa, successivamente nel dibattito, fa accenno ad alcune ipotesi ventilate. Un riferimento al commissario Gnudi. «Ho sentito parlare di Cassa depositi e prestiti - ha concluso il presidente di Confindustria - di imprenditori e new company: serve la garanzia dello Stato italiano, una exit-strategy di lungo respiro; il commissario si sta dannando alla ricerca di danaro; non credo che in queste condizioni si possa fare molta strada: non è, però, alla strategia di uscita che dobbiamo ispirarci, ma quella di rilancio del sistema siderurgico».

giovedì 7 agosto 2014

Potature estive?


Gianmario Leone è una delle penne più argute e analitiche del desolante giornalismo locale.
E' quasi fuori luogo in un panorama caratterizzato da strutturati copincollisti semianalfabeti.
Ha la capacità di guardare avanti e indietro contemporaneamente ed una precisione chirurgica nell'uso del passato.
A volte però sembra oltrepassare il suo ruolo ed indugia in un tono svelatamente profetico, un po' saccentino, che rovina la sua esposizione.
Peccati di gioventù o deliri di onniscenza che, a volte, verrebbe quasi voglia di giustificarli, considerata l'infima caratura culturale e morale di tanti suoi colleghi e di moltissimi personaggi, tra politici, industriali, sindacalisti, ecc., con cui si interfaccia ogni giorno in questa plaga sottindustriale.
A prescindere dal tono, però vogliamo diffondere questa sua ultima "non notizia", ovvero questo bilancio prefestivo, che come tanti suoi contributi, ha il pregio di dare nomi, sigle e date a diverse comuni nefandezze locali, facendo "pruriginare il deretano" di non pochi protagonisti.
Solo, a questo punto, se non è troppo, ci viene da chiedere al Nostro se, stando davvero così le cose, alla fine di tutta quest'analisi, ritenga possibile che questi famigerati rami secchi potranno mai essere tagliati!
Forse - anche noi umilmente profetici - abbiamo il timore di intuire la risposta.
Buona lettura.

Taranto, se vuoi rinascere taglia i rami secchi


Per anni su queste colonne abbiamo invocato l’unità tra le varie anime della città. Non fosse altro per una questione banalmente pratica: uniti, si presume, è più facile raggiungere determinati obiettivi, specie se quello in questione riguarda il cambiamento radicale di una città. Per anni, nonostante i tanti fallimenti, gli errori e le delusioni, abbiamo battuto sul tasto dell’unità. Oggi, però, a distanza di due anni dalla famosa estate del 2012 e di quanto accaduto nelle ultime settimane, è arrivato il momento di tornare a parlarci chiaramente come non avviene da tempo.
Per questo, al posto dell’unità tanto invocata ma mai davvero realizzata, l’unico vero obiettivo che resta a questa città per provare davvero a rinascere dalle macerie di decenni in cui è accaduto di tutto e il suo contrario, è quello di tagliare i rami secchi in ogni ambito e settore. Un taglio netto, radicale, senza tentennamenti. Come in un prima e un dopo. Dove quello che c’è stato non ci sia più. Può sembrare una forzatura, ma in realtà è l’unica strada realmente percorribile. Del resto, chi si aspettava o invocava nell’estate del 2012 rivolte popolari, sommosse o rivoluzioni, è rimasto clamorosamente deluso e a guardare lo schermo del suo pc. Perché, come sempre, ha aspettato che fossero gli altri a muoversi per primi. Quando in realtà ognuno ha “lavorato” affinché nulla cambiasse realmente. Pensando a difendere il proprio cortile evitando qualsivoglia contaminazione esterna per giungere ad un sintesi efficace: in pratica, esattamente il contrario di quanto si dovrebbe fare in momenti di lotta.
Prendiamo, ad esempio, la manifestazione di Confindustria del 1 agosto. Solo a Taranto infatti può accadere che gli imprenditori, gli industriali e i lavoratori più “fedeli”, scelgano di manifestare per strada a sostegno di un’idea indefinita. Cosa vuol dire infatti lo slogan “No alla città dei no”? Nulla. Specialmente se a sostenere quest’idea è Confindustria Taranto. Il cui presidente Vincenzo Cesareo, tanto per fare un nome ed un esempio, con la sua ditta “Comes Group” lavora da anni all’interno dell’Ilva e dell’Eni. Dunque trae direttamente profitto dalle industrie presenti sul territorio. Come lui, tanti altri. Da anni ed anni. Decenni in cui Confindustria Taranto ha appoggiato l’attività della grande industria senza alcuna remora. Pur sapendo perfettamente quali e quanti danni essa provocasse ai lavoratori, alla salute dei cittadini ed all’ambiente circostante.

sabato 31 maggio 2014

Crisi a pioggia e sprazzi di sole

Ilva, intesa sui debiti con le ditte appaltatrici

Un’intesa è stata trovata. Le ditte dell’indotto potranno rifiatare. Le banche pagheranno le fatture che Ilva riconoscerà. Il vertice di ieri mattina in Prefettura a Taranto è stato dunque positivo. «Le banche - dice Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto - s’impegnano, attraverso la mediazione di Interfidi, a creare nuova finanza, nuove linee di credito, a condizione che l’Ilva certifichi l’esigibilità del credito e accetti la canalizzazione. È un accordo che ci soddisfa».
La crisi di liquidità dell’Ilva ha generato una situazione insostenibile «con un monte crediti pari a 46 milioni di euro che riguarda le imprese pugliesi e tarantine», ha aggiunto Cesareo.Al vertice, che si è concluso poco dopo mezzogiorno, hanno partecipato non solo banche, Confindustria, Prefetto e Ilva, ma anche Interfidi provinciale, Camera di Commercio e Comune di Taranto. Era stato proprio Cesareo, nelle scorse settimane, ad andare in pressing per tentare un punto d’incontro con le banche, visto l’allarme lanciato dalle ditte dell’indotto, alcune sono impegnate in cantieri Aia, che, a causa della paralisi economica della fabbrica, erano entrate in una spirale d’incertezza e preoccupazione.
Un indotto che a Taranto e provincia, conta circa 6 mila dipendenti. Cesareo aveva parlato di una «situazione esplosiva», poiché i pagamenti da parte di Ilva sono in ritardo di almeno quattro mesi e dunque in arretrato sono anche le retribuzioni dei lavoratori. La crisi dell’Ilva non riguarda solo l’indotto. Se da un lato sono stati assicurati i pagamenti ai lavoratori diretti per il mese di maggio, l’arrivo dei bonifici è previsto il 12 giugno, dall’altro nei reparti si vive un clima di ansia e precarietà.
Il presidente degli industriali ionici, 24 ore prima del vertice in Prefettura, ha partecipato all’assemblea nazionale di Confindustria che si è svolta a Roma. In una riunione privata, ha detto chiaramente ai soci, che «se crolla l’Ilva, crolla l’intera industria manifatturiera italiana». Per questo ha chiesto al presidente Squinzi «la massima attenzione per il Caso-Ilva e per Taranto». E mentre ieri mattina in Prefettura veniva siglata un’intesa per far rifiatare le imprese, un gruppo di lavoratori della Itas srl, ditta dell’indotto che conta una sessantina di operai, ha protestato davanti alla direzione Ilva a causa del mancato stipendio. Il loro obiettivo era fermare l’emorragia dell’arretrato.
Ecco perché ieri mattina hanno deciso di organizzare un sit-in. «La situazione qui è complessa - spiega Francesco Rizzo, coordinatore provinciale Usb, che all’interno della ditta, rappresenta almeno la metà dei dipendenti - La Itas srl è totalmente inaffidabile». E per confermare questa affermazione divulga il contenuto dell’incontro avuto con l’Ilva a margine della protesta. Un incontro chiarificatore. «L’Ilva stamattina ci ha riferito che dal 1° aprile al 28 maggio, ha versato alla Itas srl, 540 mila euro - spiega Rizzo - La ditta ora vuole solo pagare lo stipendio di marzo e non aprile, ma questo vuol dire che 4 lavoratori, ad esempio, avranno una busta paga con “zero” euro, e oltre una ventina solo 500 euro».
Da qui la richiesta dell’Usb, che ha accolto il grido di allarme degli operai. «Ora noi chiediamo alla Itas - conclude Rizzo - a fronte del denaro ricevuto dall’Ilva, che venga corrisposto anche lo stipendio di aprile, per far rifiatare i lavoratori. Intanto stiamo già preparando la lettera di diffida e le ingiunzioni al pagamento immediato. Ad Ilva invece chiediamo, di bloccare il prossimo pagamento alla Itas srl, che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, almeno fino a che non saranno saldati gli arretrati ai dipendenti». (GdM)

giovedì 16 gennaio 2014

Lotta tra avvoltoi e sciacalli!

Il loro "grande amico" Riva li snobba e loro piangono davanti ai giornalisti.
La dignità infinitamente piccola dei (micro)confindustriali tarantini.

Bonifiche, più attenzione alle imprese locali


Le bonifiche, il risanamento ambientale dell’Ilva, l’ammodernamento degli altri impianti dell’area industriale, i lavori al porto, sono una reale occasione di sviluppo e di cirescita per Taranto e per le sue imprese?
A confrontarsi su questo tema ieri mattina le commissioni Attività produttive e Ambiente del Comune di Taranto ed i vertici di Confindustria. Il presidente Vincenzo Cesareo ha lamentato lo scarso coinvolgimento delle realtà produttive locali.
A cosa è dovuto questo atteggiamento?
«Abbiamo sottoscritto dei protocolli sulla sicurezza in Prefettura che, però, non ci risultano essere attuati. In parallelo notiamo che il dialogo con le maggiori stazioni appaltanti è lontano. Ci sono, comunque, realtà che stanno operando per cui immaginiamo che a breve questa lacuna sarà colmata. Bisogna garantire condizioni di sviluppo al nostro sistema imprenditoriale che è pronto ad affrontare opere importanti e vuole sfuggire alla logica del mero sub appalto».
Avete chiesto impegni precisi al Comune?
«In verità sono gli Enti locali che, con grande sensibilità, si stanno facendo portavoce delle nostre istanze. Deve essere chiaro che noi non vogliamo alcuna forma di protezionismo: quello che viene assegnato alle nostre imprese è il risultato di un duro lavoro sul campo fatto di competenza e professionalità. E questo vale soprattutto in una prospettiva di lungo periodo. Quando l’emergenza delle bonifiche sarà alle spalle, il tessuto imprenditoriale dovrà essere più pronto e più preparato ad affrontare le nuove sfide».
Durante la discussione è stato sollevata la questione legata alla copertura dei parchi minerali dell’Ilva.
«Sicuramente indicando la Cimolai è stata compiuta la scelta migliore, però avremmo gradito non apprenderlo dalla stampa ed affrontare con l’Ilva l’argomento in sede preventiva. In questo modo avremmo potuto presentare una rosa di fornitori qualificati che avrebbero potuto affiancare Cimolai con positive ricadute sul territorio».
Si è trattato di mancata comunicazione o c’è sfiducia nei confronti delle imprese di Taranto?
«Non c’è sfiducia, anzi. Forse non si sono create ancora le condizioni per un dialogo costruttivo con Confindustria. Abbiamo più volte invitato il commissario Bondi ed il sub-commissario Ronchi ma ancora non abbiamo ottenuto risposte. Siamo fiduciosi, però, sul fatto che si possa continuare il percorso comune già tracciato su altri aspetti da Ilva, Confindustria e sindacati». (CdG)