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mercoledì 16 aprile 2014

Metonimia di una città. Ilva=Taranto

Ilva, Bruxelles incalza Italia:Taranto fuorilegge

La Commissione Ue incalza l'Italia sullo stabilimento siderurgico di Taranto. Nel quadro della procedura di infrazione già aperta sull'Ilva, Bruxelles si appresta a inviare a Roma una nuova lettera di messa in mora 'complementarè per la violazione di alcuni articoli delle direttive sulle Emissioni industriali (che dal gennaio 2014 sostituisce la normativa Ue sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento Ippc) e Seveso. Secondo quanto si apprende, la nuova iniziativa della Commissione nasce dall'analisi dettagliata della risposta inviata a Bruxelles dall'Italia a dicembre 2013 in seguito alla prima lettera di messa in mora, risalente al settembre 2013.
I contenuti del documento atterrato sulle scrivanie dei tecnici della dg Ambiente, invece di fornire rassicurazioni, dimostrerebbero al contrario che l'Ilva di Taranto non sta attuando molte delle condizioni previste dall'autorizzazione integrata ambientale, e che lo stabilimento provoca ancora «inquinamento significativo». Inoltre, nonostante vi sia prova che la violazione delle condizioni previste dall'autorizzazione pongono questioni di pericolo immediato per la salute umana e importanti effetti negativi per l'ambiente, l'Italia non ha sospeso l'attività dello stabilimento. Ma lo stesso permesso Ippc «è inadeguato», secondo Bruxelles, poichè non prevede tutti i requisiti necessari in merito alle discariche nel sito dell'Ilva, alla gestione dei sottoprodotti e dei rifiuti, al trattamento delle acque reflue, alla protezione e al monitoraggio del suolo e delle acque sotterranee. Come se tutto questo non bastasse, l'Italia viene accusata anche di violazione della direttiva Seveso, poichè risulta che l'aggiornamento della relazione sulla sicurezza dello stabilimento, iniziata nel 2008, non è stata ancora conclusa, mentre secondo la normativa, il report deve essere rivisto, e dove essere necessariamente aggiornato, ogni cinque anni.
Nel settembre scorso, in occasione dell'apertura della procedura di infrazione, il commissario Ue all'Ambiente Janez Potocnik aveva evidenziato come il caso Ilva sia «un chiaro esempio del fallimento nell'adozione di misure adeguate per proteggere la salute umana e l'ambiente». Da allora ad oggi sono trascorsi più di sei mesi, ma vista da Bruxelles la situazione non sembra essere molto cambiata. A quanto si è appreso, la decisione sulla messa in mora complementare dell'Italia per il caso Ilva è stata presa oggi dall'esecutivo europeo e potrebbe essere ufficializzata domani.

lunedì 16 dicembre 2013

Altri dati per la Commissione

Ilva, Commissione europea indaga su emissioni in mare

Nell’ambito della procedura di infrazione già avviata contro l’Italia il 26 settembre scorso per i mancati controlli sull'inquinamento prodotto dall’Ilva di Taranto, la Commissione europea sta compiendo accertamenti anche sulle emissioni in mare. Lo rende noto il comitato Legamjonici, che aveva informato la stessa Commissione Europea dell’esistenza di uno studio in grado di attribuire possibili responsabilità sulla contaminazione dei mitili del primo seno di Mar Piccolo anche all’Ilva di Taranto, integrando una denuncia già presentata sull'inquinamento del mare.
"Legamjonici – sottolinea in una nota la portavoce Daniela Spera – ha fatto notare alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea che l’Ilva di Taranto è fonte inquinante ancora attiva e che continua a contaminare i terreni circostanti e le acque. Per questa ragione abbiamo chiesto l’intervento immediato delle Autorità Europee".
Nella lettera di risposta, la Commissione europea fa presente che le informazioni trasmesse da Legamjonici "saranno prese in considerazione nell’ambito della procedura d’infrazione". Uno studio allegato dal comitato ambientalista, condotto dal Dipartimento di Ingegneria Civile Idraulica del Politecnico di Bari in merito alla circolazione degli inquinanti nel Mar Piccolo, spiega "che il flusso d’acqua degli scarichi Ilva in Mar Grande, combinato con l’effetto dell’idrovora che preleva l'acqua da Mar Piccolo, condiziona la circolazione idrica in tutto il bacino, determinando la possibilità che gli inquinanti scaricati nel canale arrivino, tramite l’effetto del vento e delle maree, in 15 giorni nel Mar Piccolo, contaminando quindi le cozze". (GdM)

lunedì 9 dicembre 2013

Storie di monnezza e monnezze d'uomini

Ilva, pressing sulla commissione rifiuti

Un percorso studiato per mostrare i “gioielli” della fabbrica ed evitare i reparti inquinanti, una relazione che mettesse in evidenza gli investimenti realizzati in campo ambientale e qualche parlamentare amico per svolgere le pressioni giuste.
Nella fitta rete tessuta da Girolamo Archinà, l’ex public relation dell’Ilva sotto inchiesta nell’ambito di Ambiente svenduto, finì anche la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Dal 13 al 15 settembre del 2010, l’organo parlamentare arrivò in missione a Taranto. L’attività dello stabilimento siderurgico fu uno dei motivi della visita.
La circostanza mise in fibrillazione l’apparato dell’Ilva. Ma Archinà sembrava avere una soluzione per tutto. Il 10 settembre, telefona all’on. Pietro Franzoso (Pdl), tragicamente deceduto a novembre del 2011. Franzoso oltre ad essere un parlamentare della provincia di Taranto, è componente della Commissione rifiuti con funzioni di segretario. L’incontro tra i due avviene durante la cerimonia di inaugurazione della Fiera del Levante a Bari. Per quanto informale, la riunione sembra sortire gli effetti desiderati tanto che il giorno dopo Archinà istruisce il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso (anch’egli indagato), sui comportamenti da tenere con la Commissione. «Mi sono visto con… la persona qui (è evidente che si tratta dell’on. Franzoso – scrivono gli inquirenti)… dovremmo porre più attenzione ad alcuni interventi impiantistici che attengono l’ecologia, tipo l’impianto urea, piuttosto che un altro impianto e poi porre l’attenzione ai flussi che vanno verso l’esterno… tipo… come abbiamo fatto con la questione Pcb».
Capogrosso prende nota ed il giorno prima della visita, relaziona a Fabio Riva (anch’egli sotto inchiesta) il quale ordina «mi raccomando mettiamo tutto in ordine». Capogrosso lo tranquillizza forte delle indicazioni avute da Archinà: «avremmo messo giù un percorso… che adesso mettiamo su carta… perchè dall’informazione di Archinà noi volevamo far vedere l’impianto di Urea con la relativa gestione delle polveri… poi l’impianto di bricchette quelle di Ambruoso, che passiamo li davanti».
Nella conversazione viene fuori il nome dell’on. Gaetano Pecorella, presidente della Commissione. «Ah Pecorella, quello della Franzoni», esclama Fabio Riva che forse lo confonde con l’avv. Carlo Taormina.
Ma è proprio su Pecorella che si svolge il pressing maggiore perchè, a conclusione dei lavori rilascia una dichiarazione alla stampa affermando che i costi delle bonifiche debbano gravare sui responsabili dell’inquinamento. A complicare ulteriormente le cose interviene anche il noto ambientalista Fabio Matacchiera che in quei giorni denuncia l’incompatibilità dell’on. Franzoso in seno alla Commissione perchè la moglie è l’amministratrice della Iris di Torricella (comune di residenza di Franzoso), una delle maggiori aziende dell’appalto Ilva.
Archinà quindi tenta di correre ai ripari ne parla prima con Capogrosso e poi con lo stesso Franzoso. «Il discorso che stamattina gli devo fare avere alla persona – dice a Capogrosso – il discorso se il concetto che dice il Presidente che varrebbe… è il privato che deve bonificare, allora perchè è intervenuta la Regione per bonificare le aree di Matra e Cemerad?»
Gli stessi dubbi vengono riportati al parlamentare di Torricella. Archinà gli suggerisce di «aiutare il presidente Pecorella ad essere oggettivo» ed a tal fine Archina e Franzoso concordano sul fatto che sia necessaria una precisazione sulla questione. (Tursi - CdG)

sabato 20 luglio 2013

Poco in-Clini al miglioramento

“ILVA, IL RISANAMENTO DI CLINI NON FERMERÀ LA STRAGE DI TARANTO”
Il medico, ascoltato in commissione Ambiente, smonta i dati contenuti nell’autorizzazione ambientale del governo: “Questa legge non basta per la sicurezza dei cittadini. In 12 mila resteranno a rischio elevato di cancro”


L’Aia è in grado, se attuata completamente e nel rispetto della tempistica indicata, di assicurare la ‘sostenibilità’, del processo produttivo dell'Ilva con l'ambiente”. È quanto ha detto il ministro Orlando, in audizione in commissione Ambiente alla Camera. Dopo pochi giorni la Commissione, presieduta da Ermete Realacci del Pd, su invito del M5S ha ascoltato il dottor Agostino Di Ciaula di Isde per l'Italia (International Society for Digital Eatth-Medici per l'ambiente) che con l'obiettività delle evidenze scientifiche ha dimostrato l'esatto contrario. Ma le sue parole sono rimbalzate sulle facce annoiate dei deputati: ”Ho fatto il mio dovere - racconta - ora nessuno potrà dire ‘non potevo sapere’” dice al Fatto . “Questo disegno di legge è da tutti i punti di vista insufficiente per ristabilire minime garanzie sanitarie della popolazione e il pieno rispetto degli articoli 32 e 41 della Costituzione. Per il governo, la prosecuzione dell’attività industriale è condizione preliminare e necessaria per assicurare l’effettiva realizzazione degli investimenti per il risanamento ambientale. Dal punto di vista medico è come se un paziente con cirrosi alcolica si facesse pagare le cure dal suo venditore di superalcolici, a condizione che continui a comprarli e consumarli. Ormai – prosegue – hanno perso il contatto con la realtà, rendendo la salute umana un bene negoziabile. La lettura del ‘rapporto sulla valutazione del danno sanitario’ redatto dall'Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente, ndr) Puglia
che confronta i danni attuali con quelli che si avranno se e quando la famigerata Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr), tanto sbandierata da Clini, che dovrebbe conciliare ‘salute’ ed ‘esigenze produttive’, verrà applicata, è sconvolgente.
Ed è sottostimata. Ora – spiega il medico – rischia di avere un tumore (solo per l’inalazione degli inquinanti) una popolazione di 22.500 tarantini, una volta attuata l’Aia, entro il 2016, almeno 12.000 persone continueranno a essere sottoposti a rischio elevato di tumore maligno a causa dell’inquinamento industriale prodotto dalI’Ilva”.
Lei sta dicendo che nel rapporto dell’Arpa c’è scritto che nonostante i provvedimenti migliorativi dell'AIA saranno emessi ancora
69,2 Kg/anno di benzo(a) pirene?
Esattamente. Concentrazione che consentirà alla Puglia di mantenere il primato nazionale, forse europeo, di emissioni della sostanza cancerogena.
E c’è scritto anche che l’impianto emetterà 1.273 Kg/anno di cadmio, 22 g/anno di diossine, 46 g/anno di Pcb, solo per citarne
alcuni?
Addirittura ci sarà un incremento di concentrazione al suolo dei Pcb, che, come le diossine e i metalli pesanti, a differenza degli inquinanti gassosi, sono sostanze tossiche persistenti nell’ambiente, in quanto non sono biodegradabili. Si accumulano (“vivono” oltre un secolo) nei terreni, nei prodotti agricoli, nelle carni, nel latte animale e umano e in ogni altro tessuto biologico. Aumenterà l'emissione in atmosfera del nichel, del cromo e del benzene, noti agenti cancerogeni. Il piombo resterà inalterato con buona pace dei tumori e dei disturbi cognitivi dei bambini.
L'Aia concede all’Ilva, concentrazioni di diossina fino a 0,3 ng al m3, se si considera che ogni camino può produrre sino a
500.000 m3 all'ora di fumi, si può affermare che ogni ora, da ogni camino dell’Ilva, saranno emessi da 10.000 a 150.000 ng di
diossine. Una concentrazione assai pericolosa.
ma è una prospettiva drammatica...
Questa è solo una parte della verità: gli inquinanti sono cancerogeni anche e soprattutto per ingestione, perché entrano nella catena alimentare, vengono introdotti con il cibo. Per le donne passano la barriera placentare e vengono trasmessi al feto, entrano nel latte materno e vengono “somministrati” ai neonati. E il passaggio di inquinanti attraverso la placenta determina, come è ben noto, l’insorgenza sia di varie malattie non neoplastiche che di tumori per le due generazioni successive a quella della madre esposte durante la gravidanza. Dà l'idea di come si sia potuto ancora una volta, spudoratamente, sacrificare vite umane sull’altare del profitto privato e far passare questo scempio per un’operazione salvifica?
Continuare, dunque, a sostenere che l’Aia risolverà i problemi è una menzogna, un insulto ai tanti malati e morti di tumore?
Certamente. I tarantini continueranno ad ammalarsi e a morire con o senza Aia fino a quando non verrà chiusa l'area a caldo. Il dottor Di Ciaula, a conclusione, ripensa alla sua audizione alla Camera e dice: “Ho dimostrato ogni mia parola. Mi torna
in mente Alexander Dubcek: ‘La democrazia non è solamente la possibilità e il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere’.
Non si può continuare a mettere pezze alle falle aperte da miserabili mercenari, né si può chiedere ai tarantini di continuare a subire tutto questo. E al commissario Enrico Bondi – conclude il medico – vorrei dire che i tumori del polmone nei non fumatori hanno caratteristiche epidemiologiche e istologiche completamente diverse da quelli che insorgono nei fumatori”. (
Sandra Amurri - FQ)

venerdì 17 settembre 2010

Altamarea e vigiliamo consultati sulle ecomafie

Il 14 settembre, sono stati ascoltati dalla Commissione d'inchiesta sulle Ecomafie l'ing. Biagio DE MARZO ALTAMAREA e l'avvocato Antonio LUPO di VIGILIAMO PER LA DISCARICA ed ALTAMAREA, ecco le interviste:
(Fonte: Tutto il resto è noia)

Ricordiamo che della commissione fa parte il parlamentare tarantino Pietro Franzoso...



venerdì 10 settembre 2010

ECOMAFIE!!!

Ecomafie, la commissione parlamentare indaga sulle aziende di Taranto e Brindisi Sopralluoghi su Ilva, Eni e Cementir di Taranto, sul termovalorizzatore di Massafra e l’Enichem di Brindisi dal 14 al 16 settembre

TARANTO - Arrivano a Taranto e Brindisi, dal 14 al 16 settembre prossimi i delegati della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti per un ciclo di audizioni e sopralluoghi per un approfondimento dell’inchiesta concernente la gestione dei rifiuti nella Regione Puglia. I sopralluoghi interesseranno gli stabilimenti Ilva, Eni e Cementir di Taranto, il termovalorizzatore di Massafra e l’Enichem di Brindisi.
La Commissione ascolterà a Taranto il prefetto e il questore del capoluogo jonico, il presidente della Regione Puglia e l’assessore regionale all’Ambiente, i vertici delle procure di Taranto e Lecce i responsabili delle forze dell’ordine e degli enti locali e delle associazioni ambientaliste. Saranno ascoltati anche i responsabili della discarica Vergine, dell’Ilva, della raffineria Eni e della Cementir. La mattina del 16 settembre, a conclusione della tre giorni di lavoro, la delegazione terrà una conferenza stampa presso la Prefettura di Taranto. (CdM)

lunedì 19 ottobre 2009

Riunione rinviata

La riunione con la commissione Ecologia del Comune di Taranto su “ Problematiche ENI relative agli aumenti produttivi e processi di trasformazione. Stabilimento ENI S.S. 106 “, prevista per questo pomeriggio alle 15.00, è stata rinviata per un lutto che ha colpito il Consiglio Comunale.

sabato 17 ottobre 2009

Cittadini e associazioni al Comune!

Spett/li Associazioni:
Legambiente
PeaceLink 12 Giugno
Alta Marea
Taranto Futura
L o r o S e d i

Oggetto: Invito presenza Commissione Ecologia – Ambiente.

Questa Commissione Ecologia/Ambiente nell’ambito delle proprie attribuzioni, ha deciso di invitare le SS.LL. alla seduta che si terrà il g. 19 c.m. alle ore 15.00 presso gli Uffici di Palazzo Latagliata 2° piano per discutere del seguente O.d.G:

“ Problematiche ENI relative agli aumenti produttivi e processi di trasformazione. Stabilimento ENI S.S. 106 “

Si ringrazia per la collaborazione e si porgono distinti saluti.
Il Presidente
F.to Gabriele PUGLIESE

venerdì 27 febbraio 2009

CACCIA APERTA

Riceviamo ed inoltriamo da LIPU - Taranto:

Il Disegno di legge del senatore Franco Orsi:
una lista di orrori senza fine.

Dalla Commissione Territorio e Ambiente del Senato della Repubblica parte in questi giorni uno dei più gravi attacchi alla Natura, agli animali selvatici, ai parchi: un disegno di legge di totale liberalizzazione della caccia. E' firmato dal senatore Franco Orsi (PDL).
Animali usati come zimbelli, caccia nei parchi, riduzione delle aree protette, abbattimenti di orsi, lupi, cani e gatti vaganti e tante altre nefandezze.
La legge 157/1992, l’unica legge che tutela direttamente la fauna selvatica nel nostro Paese, sta per essere fatta a pezzi. Ecco la lista degli orrori:

Sparisce l’interesse della comunità nazionale e internazionale per la tutela della fauna.
L’Italia ha un patrimonio indisponibile, che è quello degli animali selvatici, alla cui tutela non è più interessato!
Scompare la definizione di specie superprotette.
Animali come il Lupo, l’Orso, le aquile, i fenicotteri, i cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più delle particolari protezioni previste dalla normativa comunitaria e internazionale.
Si apre la caccia lungo le rotte di migrazione.
Un fatto che arrecherà grande disturbo e incentiverà il bracconaggio, in aree molto importanti per il delicatissimo viaggio e la sosta degli uccelli migratori.
Totale liberalizzazione dei richiami vivi
Cosa sono i richiami vivi? Gli uccelli tenuti “prigionieri” in piccolissime gabbie per attirarne altri. Già oggi questa pessima pratica è consentita, seppure con limitazioni. Ma il senatore Orsi vuole liberalizzarla totalmente. Sarà possibile detenerne e utilizzarne un numero illimitato.
Spariranno gli anelli di riconoscimento per i richiami vivi. Sarà sufficiente un certificato.
Tutte le specie di uccelli, cacciabili o non cacciabili, potranno essere usate come richiami vivi.
700 mila imbalsamatori
I cacciatori diventeranno automaticamente tassidermisti, senza dover rispettare alcuna procedura. Animali uccisi e imbalsamati senza regole. Quanti bracconieri entreranno in azione per catturare illegalmente animali selvatici e imbalsamarli?
Mortificata la ricerca scientifica
L’Autorità scientifica di riferimento per lo Stato (l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA) rischia di essere completamente sostituta da istituti regionali.
Gli istituti regionali rilasceranno pareri su materie di rilevanza nazionale e comunitaria.
Potenziale impossibilità di effettuare studi, ricerche e individuazione di standard uniformi sul territorio nazionale.
Si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili.
Un’incredibile formulazione del Testo Orsi rende possibile la caccia in deroga (cioè la caccia alle specie non cacciabili) addirittura nei Parchi e nelle altre aree protette!
Saranno punite le regioni che proteggono oltre il 30% del territorio regionale!
Norma offensiva! Chi protegge "troppa" natura sarà punito. Come se creare parchi dove la gente e gli animali possano vivere e muoversi sereni, fosse un reato!
Licenza di caccia a 16 anni.
Invece che educare i ragazzi al rispetto, ecco a voi i fucili!
Liberalizzato lo sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti eccetera!
Un articolo incredibile, che dà a i sindaci poteri di autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli animali, in barba alle più elementari norme europee. Basterà che un singolo animale “dia fastidio”.
Un vero e proprio Far West naturalistico.
Leggi regionali per cacciare specie non cacciabili.
Non sono bastate quattro procedure di infrazione dell’Unione europea, non sono bastate due sentenze della Corte Costituzionale. Il senatore Orsi regalerà a Veneto e Lombardia, ovvero agli ultrà della caccia, la possibilità di continuare a cacciare specie non cacciabili, e di farlo con leggi regionali. E le multe europee le pagheremo noi!
Caccia con neve e ghiaccio.
Si potrà cacciare anche in presenza di neve e ghiaccio, cioè in momenti di grandi difficoltà per gli animali a reperire cibo, rifugio, calore.
Ritorno all’utilizzo degli uccelli come zimbelli!
Puro medioevo! Le civette legate per zampe e ali e utilizzate come esca!
Ridotta la vigilanza venatoria.
Le guardie ecologiche e zoofile non potranno più svolgere vigilanza! Nel Paese con il tasso di bracconaggio tra i più alti d’Europa, cosa fa il Senatore Orsi? Riduce la vigilanza!
Cancellato l’Ente Nazionale Protezione Animali dal Comitato tecnico nazionale.
Le associazioni ambientaliste presenti nel Comitato sulla 157 saranno ridotte da quattro a tre. L’ENPA, storica associazione animalista italiana, viene del tutto estromessa.
E altro, tanto altro ancora.

Leggi la lettera delle associazioni al Sen. Orsi.