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lunedì 30 settembre 2013

Cambiamo software al cervello?

Taranto. La salute dopo l’Ilva. Sviluppare ricerca per proteggere benessere dei cittadini

Alla fine della mattinata di lavori, concluse le relazioni scientifiche, il pubblico raccolto nella sala dell’Università si alza per una pausa. Restano seduti, abbracciati e in lacrime, un uomo e una donna. È un’immagine inconsueta in un convegno di medicina, ma assolutamente comprensibile in questo caso.
Perché il convegno Salute, ambiente, lavoro nella città dell’acciaio ha raccolto interventi e dati sulla salute a Taranto, dove gli stabilimenti e i loro fumi sono parte del panorama quotidiano e dove le preoccupazioni non sono astratte, ma concretissime e riguardano la propria vita e quella delle generazioni future.
Non si tratta di fare “allarmismo”, come ha ripetuto più volte Cosimo Nume, presidente dell’Ordine dei medici di Taranto e organizzatore del convegno insieme a Emanuele Vinci, presidente dell’Ordine di Brindisi. Si tratta piuttosto di raccogliere i dati, perché, come ha detto Vinci: “Ora non si può non sapere”.
Introdotto da Valentina Petrini, giornalista di Piazza Pulita, è Agostino Di Ciaula (della sezione ISDE di Taranto, tra i promotori del convegno) che ricorda come i primi dati siano ormai del 1987, e oggi mostrano un aumento di incidenza per carcinomi e Bpco e un elemento in pericolosa controtendenza: l’aspettativa di vita media in quest’area si è abbassata di due anni, mentre nel resto del Paese continua a crescere. E Raffaella Depalo (Policlinico di Bari) aggiunge dati che mostrano un aumento dell’infertilità, che raggiunge il 20-25%, mentre un numero crescente di donne che arrivano anticipatamente alla menopausa.
A spiegarne le ragioni è Alberto Mantovani (Iss) che illustra come gli agenti inquinanti, e in particolare gli interferenti endocrini, entrino nel ciclo ambientale, arrivando agli alimenti e quindi ad interagire con l’organismo umano.
Un’interazione che, come illustra Ernesto Burgio (presidente del comitato scientifico ISDE) investe gli esseri umani, ma ancor più embrioni, feti e gameti. Secondo questa lettura epigenetica, Burgio ha detto che “quel che si genera adesso lo percepiremo tra 20 anni”, citando in particolare l’aumento di incidenza dell’autismo, per il quale Lancet parla ormai di pandemia nelle zone fortemente inquinate.
Un dato che purtroppo è confermato a Taranto, come hanno ricordato molti interventi del pubblico, numeroso, composto dai medici provenienti da tutta Italia (il convegno ha avuto il sostegno della Fnomceo e sono quindi affluiti rappresentanti da tutti gli Ordini provinciali) e da medici, studenti e cittadini della regione.
E molti interventi hanno sottolineato la necessità di sviluppare maggiori ricerche sulla realtà sanitaria della zona, anche offrendo maggiori servizi alla popolazione locale. Purtroppo, come ha spiegato Depalo, per i suoi studi sono stati utilizzati in un primo tempo fondi privati e solo in un secondo momento si è attivato un progetto ministeriale, mentre non c’è stato alcun intervento da parte della Regione.
Ma perché, pur conoscendo ormai la situazione di rischio, non abbiamo ancora messo in campo misure adeguate? Al di là delle ragioni politiche, giuridiche ed economiche, affrontate nella seduta pomeridiana del convegno guidata da Sandra Amurri (il Fatto quotidiano), potrebbe esserci una ragione antropologica. Il nostro cervello, ha spiegato Paolo Rognini (Università di Pisa) ha un software vecchio, capace di riconoscere solo i pericoli materiali, ma che non si attiva invece davanti a pericoli resi evidenti solo da dati scientifici non percettibili attraverso i sensi.
Eppure, qualcuno si è reso conto del rischio già molti anni fa. Come Alessandro Leccese, ufficiale sanitario a Taranto negli anni in cui si costruiva l’Italsider, o come Alberto Arrò, medico di famiglia e primo presidente della sezione Isde di Taranto. I due medici sono stati ricordati nel corso del convegno attraverso la voce di Michele Riondino, attore noto al pubblico televisivo e tarantino doc. (Quotidianosanità)

venerdì 20 settembre 2013

Medici in prima linea


INTERVISTA AL PRESIDENTE ODM TARANTO

A pochi giorni dal convegno "Salute, ambiente, lavoro nella città dell’acciaio", che si terrà il prossimo 28 settembre a Taranto, il presidente dell’Ordine dei medici di Taranto, Cosimo Nume, ha rilasciato al portale Fnomceo quest’intervista nella quale illustra i contenuti del workshop. L’evento è solo una tappa dell’attenzione che il mondo ordinistico ha rivolto già da lungo tempo alle problematiche che segnano così profondamente la città pugliese, “perché in questi anni siamo riusciti a rappresentare degnamente le prerogative di indipendenza e autorevolezza della professione, tant’è che l’ultima grande manifestazione sull’ambiente qui a Taranto si è aperta proprio con i medici e con i nostri striscioni. Con ogni possibile limite, la gente ha fiducia in noi, ci vede alleati suoi e non dei poteri che hanno dilaniato la carne viva di questa città”.
Vediamo nelle parole di Nume quali saranno i punti nevralgici dell’evento.

Presidente Nume, l'Ordine di Taranto sta promuovendo un workshop nazionale su ambiente, lavoro e salute. Non è un evento "qualsiasi" vista la situazione che la città di Taranto vive da anni: ci può spiegare quali sono gli obiettivi del convegno?
Come abbiamo scritto nella locandina, scopo del convegno è l’apertura di un dialogo fra più attori della scena sociale, non soltanto locale, in cui la voce della professione ha l’obbligo di ribadire in ogni passaggio che il proprio dovere è sempre è comunque la tutela della salute individuale e collettiva, e di porre questo principio deontologico come presupposto di ogni proprio intervento e di ogni integrazione con altri protagonisti della complessità del problema. Per la verità sarebbe meglio dire che questo dialogo non si apre ora ma prosegue, dopo altri eventi da noi organizzati ben prima che la questione Taranto emergesse in tutta la sua drammaticità a seguito della corretta ed apprezzabile azione della Magistratura.

Avete dato una forte caratterizzazione formativa all'evento: ciò significa che ormai per il mondo medico acquisire competenze in ambito del rapporto "ambiente e salute" è elemento ritenuto essenziale per la professione medica?
L’integrazione, l’interdipendenza inestricabile fra persona e ambiente non sfuggiva neppure ai protomedici della storia e del mito, a Esculapio come agli sciamani o ai druidi; figuriamoci se il medico di oggi può permettersi il lusso di ignorare questa verità assoluta. Il problema è che nella messe di nozioni, non tutte attendibili, nello scatenarsi di polemiche accademiche su dati e cifre, si corre il rischio di perdere di vista il connotato fondamentale della nostra professione, che deve esercitarsi per l’uomo, al di fuori di conflitti d’interesse, essere capace di tradurre cifre, dati e studi in azioni positive e proattive. Per questo abbiamo invitato autorevoli relatori a parlare ai colleghi – ma anche alla cittadinanza – di quanto oggi si conosce dell’azione degli inquinanti ambientali sull’apparato endocrino e riproduttivo. Volutamente abbiamo messo da parte per un attimo la questione più nota e pressante in questa città, quella delle neoplasie; per quelle i miei bravissimi colleghi del territorio, dell’ematologia, dell’oncologia, della radioterapia, di tutte le strutture di diagnosi e cura sono impegnati allo stremo delle proprie possibilità, ogni giorno, con umanità e altissima professionalità, nonostante perdurino alcune inadeguatezze strutturali e organizzative che non dipendono da noi. Non vogliamo “non” parlare di tumori, in questo convegno; vogliamo far sapere che ci sono anche altre problematiche, non meno gravi e pericolose, legate all’inquinamento, su cui è necessario intervenire ora che la coscienza ambientale di questa città si è finalmente risvegliata, per non subire domani l’insulto di malattie che avremmo potuto probabilmente prevenire con azioni mirate sui determinanti di salute.

L'evento vedrà la partecipazione di forze eterogenee, dell'Isde, di giornalisti, economisti ed osservatori. Ma allo stato attuale non avete previsto la partecipazione di istituzioni. Come mai questa scelta sicuramente insolita e coraggiosa?
Leggevo sulla stampa locale, alcuni giorni fa, lo stralcio dell’interrogatorio di uno degli ultimi soggetti arrestati nell’ambito dell’inchiesta che la Magistratura tarantina sta svolgendo dall’estate dello scorso anno. Si trattava di uno dei cosiddetti “dirigenti ombra” che per conto della proprietà avrebbero dettato regole “parallele” all’interno dello stabilimento in termini di produzione e sicurezza. A un certo punto l’interrogato afferma (non cito testualmente) che “quello che abbiamo fatto a Taranto, a Genova non ci avrebbero permesso di farlo”; quando il magistrato chiede perché, l’incolpato tace. Ecco, in quel silenzio c’è tutto il significato della nostra scelta, e permettetemi di non aggiungere altro.

L'Ordine dei medici in questi anni ha assunto un ruolo "terzo" ben riconosciuto da tutte le forze sociali di Taranto. Quale sarà la risposta dei cittadini a questo vostro workshop?
Mi auguro nutrita e attenta, come è stato per l’evento del 2011. Credo di non poter essere smentito se affermo che in questi anni siamo riusciti a rappresentare degnamente le prerogative di indipendenza e autorevolezza della professione, tant’è che l’ultima grande manifestazione sull’ambiente qui a Taranto si è aperta proprio con i medici e con i nostri striscioni. Con ogni possibile limite, la gente ha fiducia in noi, ci vede alleati suoi e non dei poteri che hanno dilaniato la carne viva di questa città. E il fatto che al convegno partecipino l’intero Comitato Centrale della Fnomceocon il suo presidente Amedeo Bianco e la Commissione nazionale Ambiente, presieduta da Emanuele Vinci, è testimonianza che l’attenzione a Taranto e ai suoi problemi, più in generale alla necessità di intervenire sulla questione ambientale ovunque si sviluppi, non è soltanto un impegno dei medici tarantini e brindisini, bensì il comune sentire dell’intera professione.

Quali sono gli obiettivi di ricaduta sociale e civile che vi attendete da questo evento?
Taranto non è più, se mai lo è stato, un problema dei tarantini, ma dell’intero Paese, dell’Europa addirittura, e la cronaca di questi giorni, nel bene o nel male, lo testimonia. Vogliamo essere una voce in questo dibattito, con tutto il peso delle nostre conoscenze e del nostro impegno professionale e civile, e con la consapevolezza che da questa palude si potrà uscire soltanto quando cesserà l’abitudine alla politica urlata o, peggio, inerte, e si ritornerà a parlare di tutele e di diritti con le giuste proporzioni e con totale indipendenza da altri interessi che non siano il bene comune e l’obbligo che abbiamo di disegnare un futuro migliore per i nostri figli. (
QUOTIDIANO SANITA')