Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post

lunedì 3 febbraio 2014

Bella favola. Non c'è più nulla da dire?

Il vescovo e il campione

Si torna da Taranto di volta in volta arrabbiati, speranzosi, spaventati. Questa volta ne sono tornato desolato: forse colpa mia, forse di Taranto. Come dopo una buriana, che lascia tronchi e lamiere e rottami, e gente che non ce la fa a rimettersi a riparare, se ne sta abbattuta e si guarda in cagnesco. Per non tornarmene del tutto a mani vuote, ho parlato con due personalità cittadine: uno è l’arcivescovo, Filippo Santoro, 66 anni, l’altro è stato campione di arti marziali, Mario Amodio, 35 anni. L’arcivescovo è pugliese, tornò due anni fa dal Brasile. Ne ha ogni tanto nostalgia, delle sfide grandiose di povertà, crescita, giovinezza, magagne. In dicembre ha incontrato papa Francesco, gli ha raccontato Taranto, i bambini del reparto di ematologia al quartiere intitolato a Paolo VI, il primo precetto all’Ilva, l’accoglienza che ricevette all’Altoforno 5, il più grande, nel settembre del 2012, dopo i primi sequestri, e il convegno che la curia, con un certo piglio politico, ha promosso a novembre per mettere assieme ministri e istituzioni, associazioni e persone locali. Il Papa sapeva della vicissitudine della città, ha detto che desidera venire, “sarebbe bello che fosse quest’anno, lasciami fare i conti con l’agenda”. L’agenda è fitta ma il desiderio è certo, dice. “Uno stile latinoamericano farebbe bene anche qui. Del resto l’esortazione apostolica Evangelii gaudium riprende molto della Conferenza dei vescovi di America Latina del 2007 ad Aparecida, in Brasile, dove l’arcivescovo Bergoglio aveva guidato la redazione finale del testo sull’evangelizzazione. Lì avevamo trascorso un mese indimenticabile, impegnati a un dialogo che senza spacciare soluzioni pronte non lasciasse le persone sole”.
Il vescovado è in un bel palazzo storico della città vecchia, adiacente alla cattedrale dedicata a San Cataldo, benché nel Borgo Nuovo sia sorta negli anni ’60 una Concattedrale, progettata da Giò Ponti, che forse preludeva all’abbandono di Taranto Vecchia: l’Italsider a un capo, l’avventurosa concattedrale dall’altro, e l’isola diroccata in mezzo, lasciata all’attaccamento di poveri e topi. Santoro dice di volerle bene, di stare dalla parte dei giovani che vogliono riaffezionare i cittadini a Taranto Vecchia, “e non solo il Venerdì Santo, nella notte del sacro e della vita”.
“In un liceo di Grottaglie dopo che ho parlato delle favelas, dei poveri senza casa, un ragazzo in gamba mi domanda: ‘Ma il cristianesimo non potrebbe essere una nostra invenzione per alleviare l’angoscia della morte?’ Gli dico: se hai fame ti piace un panino, e la capisci bene la differenza da un panino virtuale. Pensi che sarei rimasto 28 anni in Brasile per un panino virtuale? Per me decise don Giussani: ‘Andresti volentieri in Brasile?’ Dissi di sì, subito”. Alla vigilia di Natale Santoro ha incontrato Bondi e Ronchi, commissari per l’Ilva, e ha raccomandato loro gli impegni che ritiene “prioritari”: “rispettare e, possibilmente, accelerare i tempi di attuazione del Riesame dell'Aia, cominciando dalla copertura dei parchi minerali. Procedere con le bonifiche senza tralasciare la messa in sicurezza della falda, bloccata dai numerosi ricorsi al Tar, che ha dato ragione all'azienda benché la Conferenza nazionale dei servizi abbia certificato un inquinamento allarmante. Trasformare il processo produttivo tramite l'adozione delle migliori tecnologie esistenti che consentirebbero di eliminare le cokerie e l'agglomerato”, eccetera. “Il mio invito a tutti è: Almeno parlatevi, capitevi. E la legge che c’è, almeno applicatela”.
Poi, nella notte fra l’11 e il 12 gennaio i custodi giudiziari e i carabinieri del Noe hanno compiuto un’ispezione senza preavviso nell’Ilva e hanno trovato gli impianti (quelli che dovrebbero funzionare a ritmo ridotto) “tirati al massimo. Anomale accensioni delle torce dell’acciaieria non per sicurezza o emergenza ma unicamente per la combustione di gas di scarto... Emissioni diffuse in assenza di impianti per l’abbattimento delle polveri e dei fumi derivanti dal taglio dei materiali ferrosi o dalla gestione dei materiali incandescenti come nella discarica Paiole”...
Mario Amodio lo incontro in un circolo operaio, mi ci accompagna Fulvio Colucci, che ausculta storie umane e se le lega al dito. Mario ha 35 anni, il 2007, l’anno di Aparecida, fu per lui l’anno di Viareggio, dove vinse il campionato mondiale di Kick-boxing. “Mio padre era disegnatore tecnico di tubazioni, andò in America da trasfertista, ebbe un riconoscimento all’Empire State Building. Siamo stati 8 anni a New York e uno in Virginia”.
Mario è esile, ha lineamenti fini, ha lavorato all’Ilva da quando aveva 18 anni con ditte di appalto metalmeccaniche, nel 2004 è diventato dipendente diretto, prima aiutante tubista poi carpentiere, nell’officina generale. Nel 2005 gli hanno diagnosticato la sclerosi multipla. Nel 2008 un carcinoma alla lingua (“Prima ero capace di toccarmi il naso, con la lingua”). Intervento al Gemelli, recidiva nel 2009. Nel 2011 un carcinoma all’esofago, asportato con laringe e tiroide. “Fino al giugno del 2011 ho continuato a lavorare. Ho cambiato corpo, perduto le sensazioni di una volta. Ma volevo tornare a mangiare. Sono come un vaso scoperchiato, che trabocca appena mi piego. Rischio di soffocare per una doccia. Pesavo 55-56 kg, era la mia categoria; ora 40. Per la sclerosi non faccio più controlli perché è diventata la cosa meno importante. Le flebo antinfiammatorie mi buttano giù terribilmente. Nel 2012 mi hanno operato di nuovo per un linfonodo, poi una radioterapia molto pesante. Ti brucia tutto. La mia risorsa vera è mia moglie, Felicetta. A 18 anni mi sono innamorato, per un anno ho smesso la palestra per andarle dietro dappertutto, avevo paura di perderla, a 23 ci siamo sposati. Ho una pensione di inabilità al lavoro, 850 euro. Sono in causa con l’Inail, dopo l’operazione del 2011, per il riconoscimento della causa di lavoro. Sono assicurato, perché devo fare causa e perdere tanti anni?
Avevo cominciato col karate a 11 anni, per me era il migliore, la precisione: col kickboxing puoi far male, c’è meno controllo. Prima pensavo solo allo sport, era la mia vita. Uscivo dall’Ilva con la polvere minerale in gola e sulla pelle, in palestra sudavo nero, anche dopo la doccia, sembravo uno che non si lava. Si ammalano in tanti, i più non lo dicono: occorre confidenza per dire cose così, e si tiene caro il lavoro. N., per esempio, è stato operato a Pisa alla tiroide, ora ha un nuovo problema: gli hanno detto subito che c’entrava l’inquinamento industriale. Anche lui prima pensava che dipendesse dal fisico della persona, o da una predisposizione… Un esorcismo, si spera sempre –non che succeda a un altro, ma che non succeda a sé”. I casi resi noti di tiroide alla carpenteria (280 operai) sono 6, 3 di patologie nodulari, 2 di tumori papillari e 1 midollare.
Mario la voce non ce l’ha più. Mi dice queste cose, e molte altre, attraverso un mediocre laringofono appoggiato alla gola. “Uno l’ho buttato via per rabbia, poi mi sono sentito perso. L’ho ricaricato tutta la notte. Ce n’è uno al titanio, costa 800 euro, l’Asl ne dà 250”.
L’arcivescovo e il campione: mi sembra che qualcosa li riguardi, loro sapranno che cosa. Per giunta, a Mario era stato riconosciuto per 3 volte, ogni volta per due anni, l’accompagnamento. Ora, per uno scherzo improvviso, gliel’hanno tolto. Alla visita, gli hanno anche chiesto: “Lei lavora?”(Adriano Sofri - Repubblica)

lunedì 30 settembre 2013

Gli operai dell'Ilva, parlano alle Iene

Clicca sull'immagine per aprire il link al video della trasmissione andata in onda

Nella capitale del capitale!

Gli operai Ilva a Berlino
Una delegazione del Comitato Cittadini e Lavoratori dell'Ilva di Taranto incontra gli operai degli stabilimenti del gruppo siderurgico Riva in Germania.

 
Stahlwerk Ilva; Rechte: dpaStessa gestione e proprietà, ma due modi diversi di concepire il controllo pubblico di un importante sistema produttivo. Meno di un anno fa, 29 novembre 2012, Emilio Riva, fondatore dell'omonimo gruppo leader nel settore della produzione dell'acciaio in Italia, fu proclamato "imprenditore dell'anno” dall'associazione di imprenditori della Valcamonica. Né il capostipite e nessuno dei figli poté ritirare personalmente il riconoscimento: erano tutti agli arresti domiciliari per associazione a delinquere, disastro ambientale e concussione in riferimento alla gestione dell'impianto siderurgico di Taranto. Nel 2002, anche la presidenza della Repubblica federale tedesca riconobbe e premiò con una onorificenza "l'impegno in campo economico e sociale” di Riva. Dal 20 al 23 settembre, gli operai del Comitato Cittadini e Lavoratori dell'Ilva di Taranto, hanno incontrato a Berlino operai e cittadini dei due stabilimenti del gruppo Riva in Germania, operai e cittadini tedeschi allarmati dalle notizie sul "caso Ilva di Taranto” apparse anche sui quotidiani locali e nazionali. È stata un'occasione di confronto tra due sistemi di gestione e controllo pubblico, quello tedesco degli impianti del Brandeburgo e di Hennigsdorf e quello italiano di Taranto, profondamente diversi. (Funkauseuropa)

AUDIO E LINK
  • Audio: Ascolta il servizio di Gerardo Fragione

domenica 8 settembre 2013

La dirigenza del terrore

Ilva Taranto, licenziato l’operaio che aveva denunciato le irregolarità della fabbrica

E’ un atto “vile e infame”. Così l’Unione sindacale di base (Usb) ha definito il licenziamento disposto dai vertici dell’Ilva di Taranto di Marco Zanframundo, uno degli operai attivisti del sindacato che da mesi denunciava le numerose irregolarità in fabbrica. Dopo la morte del collega e amico Claudio Marsella, 29enne morto il 30 ottobre schiacciato da un locomotore nel reparto Movimento ferroviario (Mof) dell’Ilva, Zanframundo e i suoi compagni avevano immediatamente dato vita a uno sciopero a oltranza e nove mesi più tardi, dinanzi alle telecamenre del Fatto Tv avevano denunciato come le condizioni di lavoro nel reparto non erano cambiate.
Con altri colleghi avevano presentato un esposto alla magistratura per denunciare le anomalie della fabbrica, e tra queste anche la presenza dei fiduciari finiti in manette pochi giorni fa. Forse troppo per l’azienda, che lo ha ripagato con la stessa moneta contestando una serie di violazioni alle norme di sicurezza che avrebbero messo in pericolo lui e i suoi colleghi. Una contestazione disciplinare dietro l’altra che si sono concluse con il suo licenziamento.
“Me l’aspettavo – racconta l’operaio a ilfattoquotidiano.it – Le nostre denunce e i nostri comunicati hanno fatto troppo rumore e così hanno voluto punire uno di noi. Inoltre dicevamo da tempo che senza un intervento qualcuno di noi avrebbe pagato: è toccato a me. Pensa che nei bagni era scritto: qualcuno chiedeva a un mio compagno di ‘andare a piangere’ perché ritirassero il mio licenziamento e io non avevo ricevuto ancora nessuna lettera. E poi – prosegue il dirigente Usb - oramai in reparto ero isolato: alcuni colleghi evitavano anche il mio sguardo”.
Dopo la morte di Claudio Marsella, Marco aveva chiesto anche di cambiare reparto. “Il mio capo reparto mi disse che per me non era il momento, mentre per lui potrebbe addirittura essere scattare la promozione a capo area. Io sono stato quello che ha sofferto di più la morte di Claudio: noi non eravamo solo colleghi. Qualche giorno fa ho ritrovato una sua foto mentre tiene in braccio mio figlio”. I sindacati confederali non hanno detto una parola: “E che ti aspettavi? Abbiamo denunciato le loro complicità con l’azienda, figurati se venivano in mio aiuto”.
Per Francesco Rizzo, compagno del sindacato Usb, “la colpa di Marco è aver difeso il diritto alla vita, alla sicurezza aver protestato insieme ai colleghi del Mof per chiedere giustizia per il caro Claudio, essere diventato un dirigente Usb, il sindacato che ha denunciato gli abusi e le collusioni”. Il sindacato ha proclamato per i dipendenti dello stabilimento Ilva di Taranto e per i lavoratori dell’appalto uno sciopero con presidio a oltranza a partire dalle 7 di domani davanti alla portineria A dello stabilimento non solo contro il licenziamento di Marco, ma anche il licenziamento di 50 lavoratori della ditta Emmerre, messi alla porta dopo l’incidente del 28 febbraio scorso in cui morì l’operaio Ciro Moccia.
Insomma mentre la magistratura inchioda l’azienda dei Riva, ne arresta i fiduciari che per anni nell’ombra hanno spinto al massimo i vecchi impianti dell’Ilva, limitato al minimo i costi e gli investimenti e taciuto le lamentele degli operai, questi vengono licenziati. Mentre fiduciari, impiegati, tecnici, capiturno, capireparto e capi area puntano alla produzione per ottenere il ricco premio elargito dai Riva, i lavoratori “il cui apporto era ed è determinante per il raggiungimento della miglior produzione” devono smettere di denunciare. Anche quando è in ballo la loro sicurezza. (FQ)

venerdì 8 febbraio 2013

Il Clini fascista-pensiero: Cento passi indietro di 80 anni!

Ed ecco che il Ministro tutto d'un pezzo, in arte CircoClini, rivela il suo pensiero totalitario e mostra tutto l'astio nei confronti delle pratiche di cittadinanza attiva, della trasparenza, della partecipazione delle comunità alla gestione del loro territorio.
Ragione di Stato (anzi Ragione al Ministro schiavo delle lobby e delle cosche) o Morte!


Fli adotta l'agenda verde proposta dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini come programma di azione per il governo che verrà. (Adnkronos)
 
E proprio lì, il Clown più famoso del momento recita lo spettacolo del secolo:
Non sono le cosche e i faccendieri a corrompere lo stato per lucrare con i beni della collettività a spese della salute, dell'ambiente e del lavoro dignitoso e sostenibile. Sono i cittadini che bloccano queste "grandi opere" di "pubblica utilità" per favorire i mafiosi e i corrotti!
Miiiinchia, direbbero sotto l'Etna, questa trovata è la gag più forte degli ultimi mesi!!!
Neanche Andreotti, Craxi e Berlusconi avrebbero mai pensato così in grande!
Il Circo non sta scomparendo, si sta trasferendo nei ministeri!

Il ministro accusa chi specula sull'ambiente e contro le opere strutturali 

«Politiche ambientali sono un volano di sviluppo: le opposizioni in nome della protezione dell’ambiente e della salute hanno costituito terreno di coltura per il proliferare della malavita organizzata».
A parlare è il ministro dell’Ambiente Corrado Clini nell’ambito della presentazione dell’Agenda Verde di Fli, alla presenza del presidente uscente della Camera Gianfranco Fini e dell’onorevole Giulia Buongiorno.
«Le cosiddette opposizioni ambientali in nome della protezione dell'ambiente e della salute hanno costituito terreno di coltura per il proliferare della malavita organizzata. Se pensiamo a Napoli, a Palermo, a Reggio Calabria e spero non a Roma, vediamo che ci sono rifiuti per strada perchè non ci sono impianti e poi la malavita è più presente».
Quindi, il ministro sottolinea di come il lavoro di ostruzionismo operato metodicamente contro la realizzazione di opere strutturali abbia portato vantaggi a comitati e movimenti.
«Non esiste un conflitto ambiente-sviluppo, anzi le politiche ambientali sono un volano per lo sviluppo – conclude – in Italia sono state usate motivazioni ambientali per bloccare opere che invece avrebbero avuto effetti positivi sull’ambiente. A partire dagli anni Ottanta, c’è stato un fiorire di comitati e di movimenti che hanno costruito le loro fortune su queste motivazioni bloccando opere infrastrutturali. Questo vale per tutto, dai trasporti al ciclo dei rifiuti» (IlDispaccio)

Poi, da buon fascista, ricorre alle minacce e mostra i muscoletti imbottiti in un intervista a Repubblica:
"Ministro Clini, e adesso cosa succede?
"Succede che a Roma ci saranno i rifiuti in strada, perché io al commissario Sottile un'altra proroga per Malagrotta non gliela faccio firmare. Glielo metto per iscritto: gli vieto di concedere ulteriori proroghe dopo quelle già stabilite".
Vuol dire che fra due mesi Malagrotta non potrà più ospitare il cosiddetto tal quale, cioè l'immondizia non trattata, e fra cinque mesi non ci sarà più una discarica dove gettare i rifiuti?
"Esatto. I rifiuti finiranno in strada, visto che la discussione di merito del Tar è fissata per giugno. E non sarà mia la responsabilità".
... 
Leggi il resto dell'intervista su Repubblica 

lunedì 26 novembre 2012

Parole sagge per orecchie sorde

Una famiglia tra Ilva e Teleperformance
"Tre figli, un mutuo e un Natale da incubo"

La famiglia Cocco vive al Tamburi di Taranto e trema: Fabio lavora al siderurgico, Francesca al call center ed entrambi rischiano di perdere i posti di lavoro nei due colossi in crisi: "Andra avanti è un'impresa, lo facciamo per i nostri bambini"

Eccoli lì gli incubi che tormentano Taranto. Riflessi negli occhi scuri di Fabio Cocco, 39 anni, operaio delle acciaierie Ilva. E di sua moglie Francesca Martinese, 36 anni, impiegata nel grande call center Teleperformance. Manca un mese a Natale ed entrambi rischiano di veder sfumare il lavoro sul quale hanno costruito la loro vita. Perché quelle aziende minacciano di chiudere. "Ogni giorno mastichiamo preoccupazione e rabbia" - dice Fabio scuotendo la testa. Parla lentamente e lancia sguardi carichi di dolcezza alla moglie e ai tre figli, Marco, di 16 anni, Danilo, di 12, e Federica, l' ultima arrivata che ha solo quattro mesi. I fratelli coccolano quella piccola vestita di rosa. Sembra una principessa nel saloncino di casa. Centodieci metri quadri in via Orsini, nel cuore dei Tamburi, il rione martoriato dai veleni assassini dell' Ilva. L' appartamento è al secondo piano, niente ascensore, in una palazzina rossiccia.
Il colore di una moda imposta. Perché tanto le polveri della vicina fabbrica i palazzi li fa diventare rossi lo stesso. Il siderurgicoèa meno di un chilometro. Dietro il muro di cinta c' è lo stabilimento travolto da una burrasca giudiziaria, con il sequestro di sei reparti, compreso quello di Fabio. "Dopo il sequestro non è cambiato quasi nulla. Al massimo - racconta - si fa maggior attenzione ad evitare lo slopping. Prima invece non se ne curava nessuno". Per slopping si intendono le piogge di polveri rosse sprigionate dall' acciaieria.
Una delle cause dell' inquinamento killer che uccide e fa ammalare i tarantini. I giudici hanno messo l' Ilva in un angolo contestando l' accusa di disastro ambientale. Ed ora la proprietà agita lo spettro della chiusura. "Non possiamo avercela con i giudici perché stanno facendo il loro lavoro" - dice Fabio. "Come operaio e come padre di famiglia ho il dovere di mantenere la calma e di pretendere risposte. Perché tutto questo deve finire. Chi deve mettere i soldi li metta. Non è giusto vivere nell' incubo di perdere il lavoro o di ammalarsi. E peggio ancora di vedere i figli ammalarsi".
Nella casetta dei Tamburi si chiede verità.E la si chiedea tutti. Per uscire da un destino che assomiglia ad un ricatto. "Il Governo deve darci delle risposte. E anche i Riva ci devono delle risposte. Anzi ne basta una sola. Devono dirci se vogliono chiudere o restare. Noi ci regoleremo. Ai miei figli continuo a insegnare che non devono aspirare ad un lavoro in quella fabbrica". Risposte che sua moglie Francesca vuole dai manager del call center in cui lavora. Teleperfomance vuole ridurre l' orario di lavoro per contenere le perdite. Il sindacato non ci sta. E se non ci sarà accordo, il call center potrebbe gettare la spugna. "Come si fa a non avere paura - sussurra Francesca - Io rischio il lavoro e lui pure. Abbiamo un mutuo e tre bambini. La vera impresa è lasciare tutto questo fuori dalla porta di casa. E guadare avanti. Sorridendo ai nostri figli". di MARIO DILIBERTO (Repubblica)

mercoledì 8 agosto 2012

CliniClown rivela: ai Tamburi manco i cani!

Ilva di Taranto, Clini: “Non farei mai crescere mio nipote lì. Serve svolta”

Il ministro dell'Ambiente intervistato dal Fatto: "Teoricamente la tecnologia permette di abbattere le polveri, ma non è semplice. Sull'impianto servono misure urgenti da parte dell'impresa, che in passato ha sbagliato e ora ha un atteggiamento conflittuale"

Lei farebbe crescere un suo nipotino nel quartiere Tamburi di Taranto? “Sicuramente no. E non ci prenderei mai casa”. L’intervista al ministro dell’Ambiente Corrado Clini potrebbe finire qui. “Non ho altre domande”, avrebbe detto Perry Mason. Ma la vicenda dell’Ilva di Taranto è troppo drammatica per essere risolta con una sentenza.
Dunque, anche ipotizzando l’adozione delle migliori tecnologie disponibili, non è pensabile che la gente continui a vivere lì?
Teoricamente la possibilità di minimizzare la polverosità diffusa fino a rendere abitabile il quartiere Tamburi c’è, ma in pratica non è semplice.
L’Ilva dice di essere in regola con i limiti sulle emissioni. Lei è d’accordo? L’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), data all’Ilva nel 2011, dice che l’azienda deve fare molti interventi. Ci sono 462 prescrizioni, quindi l’Ilva non si può dire in regola.
Ma sulle questioni più delicate (cokeria, sinterizzazione) l’azienda dichiara che è già tutto fatto. Questo è uno dei temi di contenzioso. C’è un problema irrisolto: le emissioni non convogliate, cioè le polveri che devono essere ridotte con misure gestionali. È uno dei temi critici, su cui Ilva dovrà investire.
Lei ha chiesto la revisione dell’Aia e l’Ilva ha fatto ricorso al Tar. Sì, è andata così. Quando è uscito l’aggiornamento europeo delle migliori tecnologie disponibili ho chiesto di lavorarci, anche se c’erano quattro anni di tempo. Per questo hanno reagito.
L’atteggiamento delle industrie è sempre quello di prendere tempo, come se le norme anti-inquinamento fossero una forma di sadismo anti-industriale. E il governo dà loro ragione. Non è il mio caso. L’8 marzo è stata pubblicata la decisione europea sulle nuove tecnologie e il 12 marzo ho chiesto di riaprire la procedura Aia dell’Ilva: quattro giorni, quando potevo aspettare quattro anni.
Però quando è stato deciso il sequestro la reazione è stata del tipo “questi magistrati esagerano sempre”. Non si è sentito un esponente del governo dire che Riva, condannato già due volte per lo stesso reato, ha tirato un po’ troppo la corda.
Veramente io lo penso, eccome! La situazione ambientale di Taranto richiede una strategia di risanamento urgente. E le prescrizioni dell’Aia 2011 non bastano. Pur avendo chiaro il contesto della concorrenza, ho chiesto a Ilva di adeguare gli impianti.
Il segnale prevalente che viene dal governo è che gli interessi generali sono stati messi in pericolo dall’intervento dei pm. Non crede che, di tutto questo, ne stiamo parlando solo grazie all’intervento della magistratura?
L’intervento della magistratura ha accelerato tutto, certo. Ma la procedura di Aia è stata aperta nel 2008, dunque è da allora che stiamo lavorando sulla riqualificazione del centro siderurgico. Ritengo sbagliato che ci si sia messo tanto tempo. I tempi della legge sono 300 giorni e vanno rispettati. Quattro anni e mezzo vuol dire che c’è stata una lunghissima trattativa, e questo non va bene.
Ma non è la stessa via concertativa che lei oggi rivendica? Sì, ma io gli ho dato una settimana di tempo. L’Ilva ha smesso di protestare perché sa che non ha alternative. Non può più ridurre i costi risparmiando sull’ambiente , non può, è un reato.
Ma finora l’ha fatto? Su questo non ho un giudizio. So quello che deve fare ora.
Il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante dice che aspetta finanziamenti dal governo. È previsto dalle norme europee, ma solo per fondi europei su interventi innovativi, cioè non per stare nei termini di legge, ma per raggiungere standard più avanzati.
L’ordinanza di custodia cautelare dice che l’obbligo di tenere bagnati i materiali del parco geominerario veniva violato per risparmiare. Poi si contrappone il pensiero industrialista razionale al presunto irrazionalismo selvaggio degli ambientalisti. Non le sembra che i cittadini di Taranto abbiano diritto di sentirsi dire dal governo che il selvaggio forse è Riva?
I fatti sono quelli che dice lei, ed è un’altra delle azioni sbagliate di Ilva. Quello che mi ha colpito molto della vicenda è l’atteggiamento conflittuale. Non esiste in Europa un’industria che possa agire in conflitto con il suo territorio. Ho detto perciò a Ferrante: possiamo cominciare a parlare se la smettete con questo approccio.
Riva evidentemente ritiene che il rispetto dell’ambiente comporti un costo voluttuario che metterebbe l’Ilva fuori mercato. E lei spesso sembra condividere l’idea. Non è così. Non ho detto questo quando è uscita la direttiva europea sui nuovi standard anti-inquinamento. Io mi batto per un’industria più moderna, più pulita. La politica ambientale dev’essere il driver delle politiche industriali, se vanno in contrapposizione perdono le politiche industriali.
Ma come può progettare il futuro la più grande acciaieria d’Europa, proprietà personale di un signore di 86 anni, arrestato dopo due condanne per inquinamento? Il segnale è la nomina di Ferrante. Speriamo che questo aiuti l’Ilva ad assumere una dimensione europea.
C’è anche l’abitudine dell’Ilva di fare pressioni varie sulle autorità di controllo. Dalle intercettazioni viene fuori il nome del vostro dirigente Dario Ticali.
C’è anche l’intercettazione su di me, dove l’ex capo delle relazioni istituzionali Girolamo Archinà dice ‘Clini è uomo nostro’. Ho preso atto che Ferrante ha licenziato Archinà, e questo è positivo. Ho chiesto al direttore generale competente di riferirmi se sono state rilevate pressioni dell’Ilva su Ticali o su altri.
Nell’estate del 2010 il suo predecessore Stefania Prestigiacomo ha abolito i limiti per il benzo(a)pirene. Così l’Ilva può buttarne fuori quanto ne vuole tanto è sempre in regola. Come è potuto accadere? Non ha abolito il tetto, ha rinviato l’entrata in vigore del limite al 31 dicembre 2012. Il perché lo abbia fatto non lo so. Ho chiesto di conoscere l’istruttoria che ha portato alla decisione. Io non l’avrei fatto. Spero che la decisione sia nata da una seria struttura tecnica di ragionamento.
Giorgio Meletti - Il Fatto Quotidiano

mercoledì 24 novembre 2010

Caso Taranto a Radio Radicale

Taranto: "Un consistente e allarmante nucleo di nuova shoah". Interviste a Saverio De Florio e Roberto L’Imperio. Saverio De Florio, presidente dell’associazione tarantina "Malati infiammatori cronici e immunitari", parla dei devastanti effetti dell’inquinamento ambientale sulla salute umana. L’avvocato Roberto l’Imperio della Fiab parla delle vicissitudini della sua famiglia, di malasanità e di un sistema clientelare che nega speranze e soffoca la società. L’avvocato l’Imperio afferma: "A Taranto conviviamo con l’omertà, con le omissioni e con la morte".

Ascolta le interviste:

venerdì 17 settembre 2010

Altamarea e vigiliamo consultati sulle ecomafie

Il 14 settembre, sono stati ascoltati dalla Commissione d'inchiesta sulle Ecomafie l'ing. Biagio DE MARZO ALTAMAREA e l'avvocato Antonio LUPO di VIGILIAMO PER LA DISCARICA ed ALTAMAREA, ecco le interviste:
(Fonte: Tutto il resto è noia)

Ricordiamo che della commissione fa parte il parlamentare tarantino Pietro Franzoso...



domenica 13 giugno 2010

Mali di Taranto in onda nazionale

Lunedì 14 giugno va in onda un SERVIZIO SULL'INQUINAMENTO A TARANTO: ore 19 nel TG di Raitre (un minuto e mezzo) e ore 24 in Linea Notte (dieci minuti)

mercoledì 21 aprile 2010

Com'eravamo...

Italsider, Taranto, intervista agli operai sulla sessualità, episodio 5 del servizio:
Italiani allo specchio - Viaggio dal Nord al Sud attraverso l'Italia - realizzato nel 1983 da Lino De Fra e Cecilia Mangini - Tra giovani e vecchi di ogni classe sociale, alla scoperta di tutti gli aspetti legati all'amore. L'inchiesta si propone di scoprire i mutamenti di costume avvenuti nel paese durante il tempo.

martedì 20 aprile 2010

Vivere una vita da precario

Questa notte, per chi non dorme, un operaio tarantino parlerà della sua situazione precaria in un servizio speciale dedicato al lavoro su Raitre.


Il tema è «Vite precarie», un viaggio nel mondo del lavoro, soprattutto giovanile, sempre più incerto. Ospite della puntata è Pierfrancesco Diliberto detto Pif (foto), giornalista e conduttore delle «Iene». Tra i materiali video inviati in redazione: la testimonianza di una donna che, allo scadere dell’ennesimo contratto e con una gravidanza all’ottavo mese, si è trovata costretta a occupare una casa; le parole di un operaio dell’Ilva di Taranto licenziato in tronco; la storia di un docente universitario cui viene proposto un contratto a zero euro.
Citizen report, Raitre, ore 1.10

lunedì 30 novembre 2009

Andiamo avanti nella molteplicità

Il promotore di Peacelink: «Gli ambientalisti a Taranto sono la maggioranza»

«A me è sembrata la più grande mobilitazione a Taranto degli ultimi anni ed è bene riflettere su questo. Le persone interessate alla salvaguardia dell’ambiente e della salute, a Taranto, sono la maggioranza». Alessandro Marescotti, leader di Peacelink, difende la marcia di «Altamarea» per l’ambiente. «Non è vero che mancavano i cittadini e c’erano anche gli operai. Ma scusi un operaio deve marciare con appeso al collo la scritta: sono un operaio?».
Marescotti allora è una manifestazione tutta luci e senza ombre? «Al contrario. C’è stata la protesta dei referendari. La cosa mi ha amareggiato. Conosco Fabio Matacchiera da anni e conosco il suo impegno per l’ambiente quando nessuno parlava di ambiente a Taranto. Le sue sei querele sono, per me, sei medaglie al valore. Ma i referendari avevano detto chiaramente che non avrebbero marciato. Non era previsto prendessero la parola. Sul referendum confermo il mio pensiero: dev ’essere strumento di dibattito e non di divisione».
corteo a Taranto
E la politica? Non trova ambigua una certa solidarietà? Lo scorso anno marciavano, quest’anno no. «I politici si sono mantenuti ai margini. Meglio così. Noi abbiamo capitalizzato la fiducia dei cittadini. Per “Altamarea” si sono mobilitati commercianti, ordini professionali. In città, ripeto, siamo la maggioranza. L’ambiente è diventato questione centrale. Il giudizio complessivo sulla classe politica è negativo, ma con qualcuno, nel centrodestra e nel centrosinistra, abbiamo cominciato a parlare. La ragione sembra farsi strada».
Marescotti il movimento ambientalista ha bisogno di una leadership forte. Non può essere la politica a menare le danze. Anche perché di fronte al governo, di fronte all’Europa, visto che si parla di Ilva e di acciaio, bisogna essere pre parati… «Vero ma “Altamarea” sta discutendo della necessità di avviare un confronto a Roma per spiegare fino in fondo le ragioni dell’ambiente a Taranto carte alla mano, come si dice in questi casi. Io sulla leadership sarei cauto. Io son contento di non essere leader e di stare in un movimento dalle molte voci. Un mondo libero non ha bisogno di eroi. E sull’ambiente deve affermarsi una prospettiva “norve gese”. Qualunque sia il colore politico del governo, l’ambiente resta la questione centrale». (Fulvio Colucci Gdm)

domenica 29 novembre 2009

La voce dell'Altamarea

AMBIENTE E LAVORO PER IL SUD. LA MANIFESTAZIONE ALTAMAREA A TARANTO E CGIL A BARI
nov 28th, 2009 • RADIO POPOLARE SALENTO

Le marce per l’ambiente e per il lavoro che hanno attraversato le vie e le piazze di Taranto e Bari e che Radio Popolare Salento ha seguito in diretta a partire dalle ore 10.00. Oltre 25mila persone a Taranto e 40mila a Bari. Dalle frequenze 107.3 su Taranto, e 93.5 su Lecce ed in streaming dal sito www.radiopopolaresalento.it . Qui è possibile ascoltare le voci dei partecipanti al corteo in cui abbiamo raccontato umori, pareri, esperienze. Le riflessioni sullo stato ambientale a Taranto – sul reale cambiamento della coscienza ambientale tarantina: si conoscono realmente i punti della piattaforma? le problematiche più urgenti da risolvere? chi parteciperà al corteo? saranno presenti alla manifestazione i lavoratori delle industrie tarantine in crisi? Queste ed altre sono le domande che sono state poste ai manifestanti.

lunedì 23 novembre 2009

Alla buon ora arriva la stampa nazionale...

Taranto, le dichiarazioni choc di Riva: "I morti di tumore sono un'invenzione"
La battuta in un'intervista a una televisione locale. Gli ambientalisti: "Ora deve chiedere scusa". Il patron dell'Ilva se la prende con i giornalisti. Gli ambientalisti: deve chiedere scusa

Inutili le belle parole durante i tavoli con le istituzioni. Inutili le aperture di credito nei confronti delle associazioni ambientaliste e della politica. Emilio Riva ha sintetizzato in poche parole il suo pensiero sulla situazione di Taranto: "Il dibattito sui tumori in questa città - dice il patron dell'Ilva - è completamente inventato". La frase è dettata da Riva al giornalista Luigi Abbate di Bs Television, al termine della conferenza stampa che l'azienda ha tenuto sull'ambientalizzazione nei giorni scorsi. Appena conclusa la dichiarazione, si è avventato sul giornalista il responsabile per i rapporti istituzionali dell'Ilva, Girolamo Archinà, che ha strappato dalle mani del reporter il microfono e lo ha portato via. Le telecamere hanno però ripreso tutto. Ieri il filmato è finito su You Tube scatenando l'ira degli ambientalisti.
Da Alessandro Marescotti di Peacelink è arrivato il primo, durissimo, commento: "Di fronte a questi episodi - dice - la nostra associazione ritira ogni credito alle aperture di facciata della dirigenza Ilva al dialogo con le associazioni ambientaliste e con la società civile". Durissima anche Legambiente che con il presidente regionale, Francesco Tarantini e il direttore nazionale, Sebastiano Venneri, invita Riva a "chiedere immediatamente scusa alla gente di Taranto. Una tale arroganza non è più sopportabile". Sdegno tra la gente anche sui social network e nei forum.
Intanto prosegue l'organizzazione per la grande manifestazione del 29 novembre.
Giuliano Foschini (La Repubblica)

domenica 22 novembre 2009

Benzo...che?

Benzoapirene... un veleno assoluto per l'uomo e gli esseri viventi.
A Taranto abbonda... come mai?
Ce lo spiega questa intervista

Archinà censura un giornalista per proteggere il padrone

Ecco il video dell'azione vergognosa verso un giornalista operata nel corso della presentazione del Rapporto ambiente dell'Ilva (vedi ancehe il comunicato stampa di Peacelink)
Il giornalista, in effetti, qualcosa di sbagliato l'ha detta: Archinà non è dottore per niente!!!



Taranto, le dichirazioni choc di Riva
"I morti di tumore sono un'invenzione"

La battuta in un'intervista a una televisione locale. Gli ambientalisti: "Ora
deve chiedere scusa"

di Giuliano Foschini (GdM)

Inutili le belle parole durante i tavoli con le istituzioni. Inutili le aperture di credito nei confronti delle associazioni ambientaliste e della politica. Emilio Riva ha sintetizzato in poche parole il suo pensiero sulla situazione di Taranto: "Il dibattito sui tumori in questa città - dice il patron dell'Ilva - è completamente inventato".
La frase è dettata da Riva al giornalista Luigi Abbate di Bs Television, al termine della conferenza stampa che l'azienda ha tenuto sull'ambientalizzazione nei giorni scorsi. Appena conclusa la dichiarazione, si è avventato sul giornalista il responsabile per i rapporti istituzionali dell'Ilva, Girolamo Archinà, che ha strappato dalle mani del reporter il microfono e lo ha portato via. Le telecamere hanno però ripreso tutto. Ieri il filmato è finito su You Tube scatenando l'ira degli ambientalisti.
Da Alessandro Marescotti di Peacelink è arrivato il primo, durissimo, commento: "Di fronte a questi episodi - dice - la nostra associazione ritira ogni credito alle aperture di facciata della dirigenza Ilva al dialogo con le associazioni ambientaliste e con la società civile". Durissima anche Legambiente che con il presidente regionale,
Francesco Tarantini e il direttore nazionale, Sebastiano Venneri, invita Riva a "chiedere immediatamente scusa alla gente di Taranto. Una tale arroganza non è più sopportabile". Sdegno tra la gente anche sui social network e nei forum.
Intanto prosegue l'organizzazione per la grande manifestazione del 28 novembre.