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sabato 24 ottobre 2015

Oltre il fondo del barile

Trivelle nel Golfo di Taranto: l’Italia ancora generosa con i petrolieri. In primis la Shell

Le prime ad essere approvate sono a favore della Shell, che dopo essersi ritirata in quattro e quatt’otto dall’Artico, adesso trova i più ospitali mari italiani, con una accoglienza a braccia aperte. Si tratta delle due concessioni d73 FR SH e d74 FR SH, entrambe fra le province di Cosenza, Matera e Crotone. La prima si estende per 730 chilometri quadrati, la seconda per 620. E cioè regaliamo alla Shell 1350 chilometri quadrati di mare.
E anche se non sembra, ad approvare il tutto non è il Ministero del Petrolio, ma quelli del Turismo e dell’Ambiente d’Italia.
Verranno qui eseguite ispezioni sismiche con tecniche airgun, che offriranno una immagine in 3D di eventuali giacimenti petroliferi. Gli studi sismici – ripetuti violenti spari di aria compressa intervallati di 10-15 secondi – dureranno per circa sei settimane. Il decreto che approva l’airgun nel golfo di Taranto ricorda che è tutto “temporaneo” e che non verranno realizzate “opere permanenti” in mare o in terra. E quindi, come sempre, tuttapposto.
Ma a chi vogliono darla a bere. La Shell non fa ispezioni sismiche perché vuole regalare immagini scintillanti dei fondali marini al governo italiano. La Shell fa ispezioni sismiche perché vuole trivellare, e l’airgun è solo il primo passo verso la realizzazione di scellerati progetti.
Mentre la concessione d73 FR SH è più a largo, la d74 FR SH sarà a 6 miglia da riva e a un miglio da un sito di importanza comunitario, il SIC 9310053 detto “Secca di Amandolara”. Un solo miglio! Ma questo non importa perché secondo la “Commissione Tecnica di Verifica” sulla Via della Shell non “emergono incidenze negative”.  Poi però si ricorda che la stessa Commissione ha imposto una “fascia di rispetto di 12 miglia” dal “perimetro esterno di tutte le aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette”.
Non è ben chiaro come il miglio di distanza dall’area protetta possa essere compatibile con la fascia delle dodici miglia. Mistero dei ministeri.
Oltre al Sic di cui sopra, c’è n’è un altro, il Sic IT 9310048 detto “Fondali Crosia-Pietrapaola-Cariati”, a sei miglia dalla stessa concessione d74 FR SH e quindi anche questa entro la fascia delle 12 miglia di protezione.
La Regione Puglia e Basilicata hanno espresso parere negativo su entrambe le concessioni. Della regione Calabria non c’è traccia. Ma nonostante il parere negativo di ben due Regioni, ci sono state delle misteriose “controdeduzioni” che hanno portato a soprassedere il parere delle Regioni interessate. Come dire: ne sa di più un Ministero di Roma o la Shell che le Regioni Puglia e Basilicata delle criticità dei mari, e delle aspirazioni del popolo di Puglia e Basilicata. Non molto democratico, no?
E poi, non ho capito perché, come sempre, ai petrolieri sia stato concesso di fare controdeduzioni. Non è una partita alla pari quella in cui i petrolieri hanno la prima e l’ultima parola. Perché Puglia e Basilicata non hanno potuto fare contro-controsservazioni? Se ai petrolieri sono concessi due interventi, perché ai cittadini e alle Regioni no? O meglio ancora, un one shot game. L’avrò detto milioni di volte. In un sistema democratico, uno fa la proposta e l’altro fa le osservazioni e poi si decide. E poi basta. Non che ad alcuni è concesso di rispondere ad infinitum ed ad altri no.
Ci sono delle ridicole prescrizioni – presentazioni di scartoffie varie, la presenza di osservatori marini che devono presentare il loro curriculum, la compilazione di un rapporto in italiano con elencate tutte le specie marine che si sono incontrate in mare con ora, temperatura, numero di esemplari, il fermo in caso siano avvistati mammiferi, ed evitare che le tartarughe marine Caretta Caretta possano intrappolarsi nelle apparecchiature di rilievo sismico. Ma veramente quelli del Ministero credono che i petrolieri faranno tutte queste cose? E chi controllerà il tutto?
Ma due sono le cose che più mi fanno pensare.
Intanto, secondo le prescrizioni dei ministeri in questione la Shell deve eseguire l’airgun fuori dal periodo di deposito delle uova, della riproduzione e del reclutamento delle principali specie ittiche commerciali. Questo vuol dire che lo sanno anche loro che l’airgun può incidere sulla pesca.
E soprattutto, noto che in tutte queste labirintine prescrizioni, non viene stabilita la potenza massima utilizzabile. Dicono solo che si deve usare “la minor potenza acustica necessaria”. Cioè sparate quanto più volete basta che sia, secondo voi, necessario.
Interessante che la Basilicata abbia espresso parere negativo e che anzi, il governatore lucano, Marcello Pittella, del Pd, sia anche il capofila, delle Regioni referendarie. Cosa farà adesso Marcello Pittella? Griderà allo scandalo? Andrà su tutte le televisioni di Basilicata e d’Italia a dire che è inaccettabile che il governo, Pd o non Pd, prenda decisioni così contrarie alla volontà sua e della sua Regione? O semplicemente farà finta di niente, e resterà in un salomonico silenzio finché tutto l’approvabile sia stato approvato, ispezionato, trivellato? (FQ)

Altro airgun, altri 620kmq di mare regalato alla Shell nel golfo di Taranto

D 74 FR SH -- Shell, 620kmq - Approvata 13 Ottobre 2015
 d 73 FR SH -- Shell, 730kmq - Approvata 13 Ottobre 2015




Restano in bilico queste altre della Global Petroleum e della Global Med qui e' tutto global :) 

 d 80 FR GP -- Global Petroleum, 745kmq - In fieri

d 81 FR GP -- Global Petroleum, 750kmq - In fieri


d 82 FR GP -- Global Petroleum, 746kmq - In fieri

 d 83 FR GP -- Global Petroleum, 746kmq -  In fieri

d 85 FR GP -- Global Med 748kmq  - In fieri
d 86 FR GP -- Global Med 748kmq -  In fieri
d 87 FR GP -- Global Med 737kmq  - In fieri
d 89 FR GP -- Global Med 745kmq - In fieri
d 89 FR GP -- Global Med 749kmq - In fieri

domenica 18 ottobre 2015

Sparatevele voi!

Golfo di Taranto, ecco i danni che può provocare la ricerca di idrocarburi

Il ministero dell’Ambiente continua a rilasciare autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi nel Golfo di Taranto. Pezzo dopo pezzo, buona parte del Golfo sta per essere ceduta ai petrolieri che hanno in mente di bombardare il nostro mare dalla Puglia alla Calabria, su traiettorie lunghe migliaia di chilometri. Il loro scopo è quello di scoprire se nel sottofondo marino esistono giacimenti di idrocarburi sfruttabili e lo fanno utilizzando i micidiali air-gun che generano spaventose esplosioni di aria compressa.
Le esplosioni effettuate ogni 5-15 secondi per settimane e settimane, originano onde sonore che arrivano sul fondo del mare, lo attraversano e, in base a come vengono riflesse o rifratte, forniscono informazioni sulla presenza degli idrocarburi. Il livello sonoro raggiunto dalle esplosioni è impressionante e può arrivare fino a 260 decibel! Si tratta di un rumore difficile anche da immaginare, basti pensare che la soglia del dolore per l’orecchio umano è fissata a 130 decibel e il rumore generato da un tornado arriva a 250 decibel.
corallo 3
Le impressionanti onde sonore investono tutti gli animali marini che nei casi migliori scappano via terrorizzati, nei peggiori perdono l’udito o subiscono emorragie interne che ne provocano la morte. Gli animali più colpiti dalle esplosioni sono i cetacei dal delicatissimo apparato uditivo, ma anche molti invertebrati, pesci e rettili marini. L’air-gun produce seri danni anche alle attività di pesca che si sostengono con le specie ittiche locali come dimostrato in uno studio condotto nell’oceano Atlantico, dove è stato evidenziato che le catture del merluzzo bianco e dell’eglefino sono diminuite dal 40% all’80% in tutta l’area sottoposta a prospezione. Altri studi evidenziano come l’impatto maggiore delle esplosioni di aria compressa venga esplicato sulle larve e sugli avannotti delle specie ittiche che mostrano purtroppo un alto tasso di mortalità.
Questa evidenza indica come gli air-gun siano disastrosi nelle aree di nursery, ovvero in tutte quelle aree sottomarine scelte dagli animali per riprodursi e dove i giovani individui trascorrono le prime fasi della loro vita. Il Golfo di Taranto racchiude moltissime aree di nursery che tra l’altro sono considerate Habitat prioritari di salvaguardia per la Convenzione di Barcellona
 corallo
e Habitat di interesse comunitario per la Direttiva Habitat 92/43/CEE. Le più importanti aree di nursery sono le praterie di Posidonia oceanica, il coralligeno e le scogliere madreporiche a coralli bianchi nel piano batiale che si trovano anche a oltre 1000 metri di profondità e sono sconosciute ai più. E proprio queste ricche barriere coralline di profondità si trovano spaventosamente vicino alle aree che saranno sottoposte alle distruttive ricerche petrolifere. La biodiversità del nostro mare, le specie minacciate come i magnifici cetacei che popolano il nostro Golfo e che attirano turisti e amanti della natura da ogni dove, le popolazioni ittiche che sostengono la pesca locale, gli habitat profondi ancora in parte sconosciuti alla scienza, il cui studio alimenta gli enti di ricerca presenti sul territorio, insomma i nostri beni più grandi sono stati venduti per soddisfare gli interessi dei petrolieri.
Rossella Baldacconi, Dottore di Ricerca (PhD) in Scienze Ambientali

giovedì 16 luglio 2015

Lo stato che va a rubare le caramelle ai bambini

Ministro Guidi:'la ricerca di petrolio nel mar Jonio si farà'

“Il governo Renzi per il tramite del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, conferma la decisione di autorizzare le esplorazioni per la ricerca di idrocarburi nel mar Ionio. In particolare il ministro ha specificato che sono state autorizzate le ricerche con la tecnica ‘air gun’ negando gli impatti ambientali sia sulla fauna che sui fondali marini”. Lo ha dichiarato Cosimo Latronico, commentando la risposta ricevuta in aula dal ministro dello Sviluppo Economico all’interrogazione sulla procedura di valutazione d’impatto ambientale per la fase di indagini sismiche 3D del permesso di ricerca di idrocarburi localizzato nel golfo di Taranto, richiesto dalla societa’ Enel Longanesi. “ Il ministro ha, però, sostenuto che non c’è da preoccuparsi per il futuro, perché le attività minerarie e quelle turistiche possono convivere come dimostrano le aree dove questo avviene. Inoltre, la risposta chiarisce che il governo Renzi intende proseguire il progetto di ricerca e di sfruttamento delle risorse minerarie nell’arco ionico lucano, pugliese e calabrese ritenendo che queste attività non siano in contrasto con la vocazione turistico ed ambientale della costa ionica. Ad ogni modo ho contestato al governo di procedere senza una visione strategica e seguendo spinte particolaristiche, peraltro non si capisce perché escludere dalle attività petrolifere il golfo di Venezia e ritenere compatibile l’arco ionico.
Spero che i presidenti delle Regioni Basilicata, Puglia e Calabria, oltre che alla pubblica opposizione, facciano seguire atti amministrativi efficaci per modificare le determinazioni del governo, chiedendo l’immediata sospensione dei permessi di ricerca nel mare ionio e l’inclusione del golfo dello Ionio tra le aree di protezione ambientale dove sono inibite sia attività di ricerca di ricerche che di estrazione. Al ministro ho fatto rilevare, nella replica, che il Mezzogiorno e la Basilicata non possono essere utilizzate per attività minerarie ad alto impatto ambientale, considerato peraltro che al momento i due terzi del territorio lucano sono già asserviti a concessioni e permessi di ricerca mineraria, senza che questo territorio e le sue popolazioni abbiano conosciuto dinamiche di sviluppo e di valorizzazione ambientale. Continuerò in Parlamento con il coinvolgimento degli altri colleghi a svolgere ogni azione per contrastare i propositi del governo Renzi che rischiano di infliggere un duro colpo alle risorse ambientali ed allo sviluppo del Mezzogiorno”. (La Siritide)

giovedì 25 giugno 2015

Trivellate palazzo Chigi!

Puglia, Basilicata e Calabria battaglia contro le trivelle «Sarà un’altra Scanzano»


Sarà un’altra Scanzano Jonico come contro il nucleare. Il Governo guidato da Matteo Renzi deve fare marcia indietro sulla prima autorizzazione alla ricerca di idrocarburi nel Golfo di Taranto rilasciata alla compagnia Enel Longanesi Developments srl. Il nostro è un no, secco e deciso, alle trivelle nello Jonio.Lo hanno dichiarato ieri, nel municipio del centro del Metapontino, nel corso di un incontro «operativo» convocato dal sindaco di casa Rocco Leone, l’assessore all’ambiente della Regione Basilicata, Aldo Berlinguer; gli amministratori, oltre che della città ospitante, di Scanzano Jonico, Nova Siri, Rotondella, Pisticci, Bernalda, Tursi, Taranto, dell’alto Jonio cosentino (Roseto Capo Spulico, Cassano allo Jonio, Rossano Calabro), più ambientalisti e operatori turistici.
Tutti hanno contestato l’autorizzazione rilasciata il 12 giugno scorso dal ministero dell’Ambiente, di concerto con il ministero dei beni culturali e del turismo, alla Enel Longanesi.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Siamo incazzati neri», hanno detto Vincenzo Baio, assessore all’ambiente di Taranto; il sindaco Leone; e Rodolfo Alfieri, assessore di Rossano Calabro. «Taranto – ha spiegato Baio - ha già l’Ilva e il progetto Tempa Rossa, che aumenterà l’inquinamento generale. Ora il regalo della Enel Longanesi. Così, distruggendo la speranza alternativa al nostro sviluppo rappresentato dal mare, il disastro sarà completato». E Leone: «Sottolineo l’attacco alla storia e alla cultura. Le trivelle nelle acque della Magna Grecia profaneranno luoghi sacri». «Basta – ha aggiunto Alfieri – col Sud terra di conquista. Invece che darci infrastrutture ci rifilano lo sfruttamento del territorio».
Tutti hanno assicurato che i loro Comuni proporranno ricorso al Tar contro la concessione già rilasciata. D’accordo anche su una manifestazione di protesta. «E se non ci ascolteranno - ha promesso Alfieri - bloccheremo la Statale 106 cosi l’Italia si accorgerà della nostra battaglia». Toni duri sono stati usati anche da Felice Santarcangelo, portavoce di Noscorie Trisaia, organizzazione nata nei frangenti del battaglia contro il deposito delle scorie nucleari a Scanzano Jonico e da allora impegnata su più fronti tra cui quello anti trivelle.
«Il petrolio come i rifiuti radioattivi? - si è chiesto Santarcangelo - No, è peggio. Anche perchè l’autorizzazione concessa prevede l’uso della tecnica di ricerca “Air gun”. Bombe di aria compressa esploderanno sotto i fondali per verificare la presenza di giacimenti. Una tecnica che può mettere in movimento gli ipotizzati carichi di ordigni carichi di sostanze chimiche smaltiti nel Mediterraneo affondando le «famose» navi dei veleni e la frana accertata dal Cnr e da tre università. E quali danni subirebbero i cetacei che hanno il loro habitat nel nostro mare? Un disastro. Vogliamo lo Jonio libero dalle trivelle». E Sigismondo Mangialardi, operatore turistico, si è detto «sicuro che il governo Renzi ripenserà alle trivelle nello Jonio».
«Noi, però, è bene che facciamo sentire e teniamo alta la nostra voce di protesta». Ha concluso l’assessore regionale Berlinguer che con il governatore Marcello Pittella ha firmato una lettera-appello inviata al ministro Galletti per invitarlo a ripensarci: «La Regione Basilicata non da oggi ha detto no alla ricerca di idrocarburi nel mar Jonio. Le trivelle sono incompatibili con le attività di sviluppo che abbiamo già finanziato. Riteniamo l’arco jonico un’area di grande pregio naturalistico e turistico. Non ci saranno concessioni da parte nostra su questo aspetto. Siamo contrari. E faremo forza comune con Calabria e Puglia. Non si possono fare scelte simili sulla testa dei territori». (GdM)

«Petrolio, non c’è il via libera»

«Non esiste alcuna autorizzazione a svolgere attività di prospezione sismica, sui fondali dell’Adriatico, alla ricerca di petrolio». Lo sostiene il deputato barese Dario Ginefra (Pd) che, assieme alla collega Colomba Mongiello, ha incontrato la sottosegretaria allo Sviluppo economico Simona Vicari e il direttore generale del dicastero, il pugliese Franco Terlizzese.

venerdì 19 giugno 2015

Il Governatore tuona se gli toccano l'Adriatico

fonte

Trivelle in Adriatico, Emiliano impugnerà legge del governo dinanzi alla Consulta: “No a ricerche per accontentare lobby”

Michele Emiliano nel solco di Nichi Vendola. Nonostante tutto. Il neo governatore della Regione Puglia ha confermato e ribadito la decisione di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale il decreto del governo riguardante le trivellazioni in mare Adriatico. Il presidente regionale (nonché segretario pugliese del Pd) contro un provvedimento del governo a matrice democratica: dopo le frizioni con Matteo Renzi sulla riforma della scuola, la storia si ripete. E questa volta la portata è decisamente più istituzionale. “In questo momento serve soprattutto ragionamento e un approccio scientifico alla decisione politica. Bisogna dimostrare a cosa servono queste trivellazioni” ha detto Emiliano a margine di un incontro tra i sindaci pugliesi contrari alla scelta del governo. Non solo, perché l’ex sindaco di Bari ha anche spiegato il motivo della sua presa di posizione ufficiale: “Se lo scopo è semplicemente accontentare qualche lobby, peraltro ancora sconosciuta e indeterminata, nella speranza che non lo trovi neanche il petrolio, a me sembra un modo non preciso di ragionare” ha continuato il governatore. Il quale, per quanto riguarda i tempi dell’impugnazione dinanzi alla Consulta dello Sblocca Italia, ha anche precisato che “se l’avvocatura regionale giudicasse necessario procedere all’impugnativa anche prima del mio insediamento, col presidente Vendola abbiamo già determinato che questa cosa avverrà”.
“Governi sottoposti a pressioni, ma questa scelta è rischiosa”
“Capisco bene che i governi sono sottoposti a tante pressioni però penso che i parlamentari pugliesi, i parlamentari italiani in generale, debbano considerare che questa strada della ricerca del petrolio nel mar Mediterraneo è molto rischiosa” ha proseguito Emiliano. Per il segretario pugliese del Pd la decisione di Renzi è sbagliata “perché si tratta di un mare centrale dal punto di vista strategico e culturale, e soprattutto che è un mare chiuso. Quindi è molto rischioso giocare con il petrolio nel Mediterraneo”. Emiliano, poi, dopo aver sottolineato di voler difendere pesca, turismo e qualità delle acque, ha ricordato che uno dei suoi obiettivi è quello di “andare verso un modello energetico diverso, non fondato sui combustibili fossili. Anche perché la Puglia dal punto di vista energetico è autosufficiente, e quindi non abbiamo bisogno di cercare altre fonti pericolose di combustibili fossili”. A chi gli chiedeva se la battaglia contro le trivelle si sposterà a livello europeo, Emiliano ha riposto: “Innanzitutto dobbiamo tenere insieme tutti i popoli dell’Adriatico e, probabilmente, anche dello Ionio, che rischiano di trovarsi coinvolti in questa storia senza avere deciso né voluto queste trivellazioni”. “Questo processo politico sarà un processo istituzionale – ha spiegato – nel quale noi ci muoveremo come Regione Puglia, senza considerare il fatto che a Roma c’è una maggioranza di governo certo diversa da quella che governa la Puglia che ha un modello diverso, ma rappresentando soprattutto gli interessi del territorio“.
Incontro a Polignano a Mare contro le trivelle
Le parole di Emiliano sono arrivate a margine di un incontro interistituzionale convocato dal sindaco di Polignano a Mare (Bari), Domenico Vitto, per concordare una strategia comune contro le trivelle, in particolare contro il provvedimento recente di autorizzazione da parte del ministero all’Ambiente a prospezioni geosismiche al largo della costa tra Mola e Fasano. All’incontro erano presenti i rappresentanti delle istituzioni dei comuni costieri, i consigli comunali e rappresentanti dei movimenti ambientalisti. Nel corso della riunione il presidente uscente del consiglio regionale Introna ha ribadito la richiesta al presidente uscente della Regione Puglia, Nichi Vendola, per l’immediato, e a Michele Emiliano per il prossimo futuro affinché venga presentato al più presto il ricorso contro le decisioni del ministero, ricordando che la Regione Puglia è tra le Regioni italiane che ha presentato ricorso alla Corte costituzionale contro le norme dello ‘Sblocco Italia’ che ‘aprono’ alla scelta della ricerca di idrocarburi in mare. Emiliano ha confermato di aver concordato con Vendola una linea comune che prevede il ricorso “contro tutti i provvedimenti che minacciano il nostro mare”. Il neo governatore ha inoltre annunciato “una legge sulla partecipazione attiva che renderà più difficile – ha detto – attentare all’ambiente”. (FQ)

domenica 23 giugno 2013

La corsa al petrolio

L'alto Jonio ancora terra di conquista per le multinazionali del petrolio.
Con tutti gli effetti  negativi sulle specie marine e, in caso di estrazione, sull'intero ecosistema.
Da un lato si pubblicizzano i delfini su trasmissioni di Stato come LineaBlu, dall'altro si autorizzano prospezioni che devastano il loro habitat e li devastano con gli ultrasuoni!
Invitiamo tutti i lettori a vedere ed eventualmente formulare osservazioni di qualunque tipo da inviare al Ministero dell'Ambiente o, se preferite, a noi, che le inoltreremo a nome vostro e del Comitato per Taranto.


Ecco la pagina di informazione dal sito del Ministero:
Opera:  Permesso di ricerca idrocarburi "d 68 F.R-.TU"
Progetto:  Permesso di ricerca di idrocarburi in mare "d 68 F.R-.TU"
Descrizione:  Attività di acquisizione di dati geofisici, condotta attraverso l’utilizzo di una strumentazione denominata air-gun. L’area denominata d361 CR-.TU è situata nel Golfo di Taranto tra Policoro (MT) e Trebisacce (CS). Lo specchio d'acqua interessato ha un'estensione complessiva di 623,47 Kmq e ricade all'interno delle zone marine convenzionalmente denominate ''D'' ed ''F''
Proponente:  Transunion Petroleum Italia S.r.l.
Tipologia di opera:  Ricerca idrocarburi
Data di scadenza presentazione osservazioni da parte del pubblico:  13/07/2013 invia osservazioni
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Territori interessati ed aree marine interessate
Regioni: Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia
Province: Cosenza, Crotone, Lecce, Matera, Taranto
Comuni: Albidona, Alliste, Amendolara, Bernalda, Calopezzati, Cariati, Cassano all'Ionio, Castellaneta, Castrignano del Capo, Ciro', Ciro' Marina, Corigliano Calabro, Crosia, Crucoli, Galatone, Gallipoli, Ginosa, Leporano, Lizzano, Mandatoriccio, Manduria, Maruggio, Massafra, Montegiordano, Morciano di Leuca, Nardo', Nova Siri, Palagiano, Patu', Pietrapaola, Pisticci, Policoro, Porto Cesareo, Pulsano, Racale, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Rossano, Rotondella, Salve, Sannicola, Scala Coeli, Scanzano Jonico, Taranto, Taviano, Torricella, Trebisacce, Ugento, Villapiana
Aree marine: Stretto di Sicilia
Iter amministrativi
Procedura: Valutazione Impatto Ambientale
Data presentazione istanza:     14/05/2013
Data pubblicazione avviso sui quotidiani:     10/05/2013
Termine presentazione Osservazioni del Pubblico:     13/07/2013
Stato procedura:     Verifica amministrativa 

Altro link sul procedimento

Istanza di Permesso di Ricerca in Mare: d 68 F.R-.TU
Dirigente responsabile del procedimento: elda.fiorillo@mise.gov.it

Nome istanza   d 68 F.R-.TU
Tipo di istanza   Permesso di Ricerca in Mare
Data di presentazione   31/07/2009
Superficie622,6 Kmq
TavolaVisualizza tavola
RichiedentiNAUTICAL PETROLEUM
TRANSUNION PETROLEUM ITALIA

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mercoledì 2 novembre 2011

"Pistole ad aria" puntate ancora una volta su di noi

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
Trivellazioni in Adriatico
Le associazioni ambientaliste: in pericolo la biodiversità


Le associazioni WWF Puglia, Ambiente e/è Vita, Folgore e Demetra lanciano un appello affinchè si blocchi la ricerca di idrocarburi in mare. Nel comunicato stampa in allegato, riportato integralmente di seguito, si elencano le motivazioni.


Difendere la biodiversità del mare Adriatico. È questo l’imperativo delle associazioni ambientaliste WWF Puglia, Ambiente e/è Vita, Folgore e Demetra che denunciano l’imminente invasione “straniera” per la ricerca di idrocarburi al largo delle coste adriatiche.
AIR GUN, UNA PISTOLA PUNTATA CONTRO LA VITA
Sono tre le società estere che hanno presentato al Ministero dell’Ambiente ed al Ministero dello Sviluppo Economico le istanze di permesso per la ricerca di idrocarburi in mare: la Petroceltic Else per la zona marina delle Isole Tremiti, la Northern Petroleum per il tratto di mare antistante le coste che vanno da Bari fino a Leuca e la Spectrum Geo per tutta la costa pugliese. Quest’ultima trivellerà al largo delle coste della provincia di Barletta – Andria – Trani, in prossimità del Posidoneto S. Vito, mediante l'utilizzo di air-gun, ovvero cannoni pneumatici che sparano onde acustiche sui fondali per valutare la risposta sismica.
Una tecnica invasiva che verrà utilizzata in tutto il Mar Adriatico meridionale per una lunghezza di 3.898 Km, pari ad una superficie complessiva di 30.297 Km2, il 23% di tutto il bacino, costeggiando in toto le coste pugliesi per una superficie 16.169 Km2 (Immagine 1).
ALLARME BIODIVERSITA’
È evidente l’allarme per le sorti delle nostre coste, considerando la vastità di superficie marina che si vuole sottoporre all’attività di prospezione con una tecnica che è notoriamente riconosciuta come fonte di inquinamento ad alto impatto sull’ecosistema marino, già flagellato dall’Ostrepsis ovata (alga tossica), dal fenomeno dell’inquinamento chimico (dicloroetano e acrilonitrile) e dallo smaltimento dei residuati bellici (iprite).
Per la caratteristica della salinità delle sue acque, dovuta all’abbondanza di fiumi che vi sfociano e la varietà dei fondali, spesso sabbiosi e poco inclinati ma non di rado anche rocciosi, il mare Adriatico rappresenta una vera e propria riserva di biodiversità che ospita molluschi bivalvi come le vongole (Chamelea gallina), le telline (Tellina spp.) la sogliola (Solea vulgaris) e la tracina (Trachinus draco). Importantissima è la presenza di grandi vertebrati come le tartarughe marine, i delfini e i cetacei, specie che negli ultimi anni hanno subito durissimi colpi dall’impatto antropico devastante. Ricordiamo lo spiaggiamento dei capodogli a Cagnano Varano (FG), la morte di circa cinquanta delfini nel 2011 solo lungo le coste pugliesi e il recupero di centinaia di esemplari di Caretta caretta in agonia. L’air-gun, influenza con effetti devastanti il comportamento e l'attività vitale della flora e della fauna presenti nella zona di mare interessata.
CONTRARI E COMBATTIVI
Il WWF recentemente si è opposto dinnanzi al TAR ed ha ottenuto la sospensione delle attività di trivellazione per la ricerca di idrocarburi nel mare delle Isole Tremiti (Foggia) fino al 22 marzo prossimo. Le associazioni Demetra, Folgore e Ambiente e/è Vita hanno denunciato pubblicamente con numerosi interventi questa situazione. Le istituzioni solo nel caso delle Tremiti si sono costituite in giudizio, mentre il Consiglio Regionale ha varato la proposta di legge rivolta alle Camere dei Deputati e del Senato: “Divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque del mare Adriatico, applicato anche ai procedimenti autorizzatori avviati e non conclusi alla data di entrata in vigore della presente legge” (pubblicata nel B.U.R.P. n.126 del 11agosto 2011.
L’APPELLO
Ma evidentemente tutto questo non basta, la minaccia incombe ed è imminente. Gli Enti locali, i rappresentanti del mondo politico, pescatori, commercianti, operatori turistici, sindaci ed assessori all’ambiente, unitamente ai rappresentanti della società civile e ai cittadini pugliesi devono manifestare la propria contrarietà alla presenza di infrastrutture petrolifere nei propri litorali, richiedendo l'annullamento dei permessi di ricerca già rilasciati ed il diniego a rilasciarne altri.
Se è vero che l’Assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro ha dichiarato “siamo di fronte ad una frenetica corsa all’oro, come del resto testimoniano le numerosissime richieste pervenute in Regione” gli chiediamo di impegnarsi a sostenere le nostre istanze di blocco delle trivellazioni. Analogo appello rivolgiamo al Presidente Vendola che in passato si è dimostrato sensibile alle nostre legittime rivendicazioni.
Non escludiamo di avviare una raccolta firme per petizione popolare in tutta la BAT per difendere l’ambiente, l’ecosistema marino, il turismo e l’intero territorio pugliese. A tal fine abbiamo contattato la Prof.ssa Maria Rita D'Orsogna, ricercatrice presso la California State University at Nordhoff St., Mathematic Department Los Angeles (USA), che ha aderito alla nostra iniziativa.

lunedì 8 agosto 2011

Trivelle nell'Adriatico: ecco come reagire!

La Società Northern Petroleum (UK) Limited programma di avviare il suo iter burocratico per trivellare le coste del basso Adriatico.
Le località interessate sono individuate nei progetti e negli Studi di Impatto Ambientale come “zona F”, ben nove concessioni sono in giacenza
presso il Ministero dell'Ambiente e dei Beni Culturali per l'approvazione di ispezioni sismiche e successiva perforazione di pozzi esplorativi, allo scopo di estrarre petrolio per decenni. L'area interessata si estende per circa 6,600 chilometri quadrati a circa venticinque chilometri da riva, da Bari fino a Santa Maria di Leuca.

In particolare le Istanze di Permesso di Ricerca per idrocarburi denominate “d71 F.R-. NP” e ““d149 D.R-. NP” prevedono indagini esplorative con la tecnica dell'air-gun e l'installazione, nella seconda fase di tale operazione, di pozzi estrattivi a poche decine di miglia dalla costa, in zone altamente turistiche e naturalistiche con ben nove aree protette: Bari, Monopoli, Polignano a mare, Brindisi, Fasano, Cisternino, Ostuni, Carovigno, Meledugno, Otranto, Giurdignano, Uggiano La Chiesa, Torre Guaceto, Macchia San Giovanni, Punta della Contessa, Foce Canale Giancola, Rauccio, Aquatina Frigole, Torre Veneri, Le Cenesi, Torre dell’Orso, Palude dei Tamari, Laghi Alimini, Santa Marina di Leuca, Posidonieto Capo San Gregorio, Punta Ristola.
Tali attività, avanzate da numerose ditte straniere, hanno già visto la Comunità Abruzzese e di Capitanata impegnate nella lotta contro la petrolizzazione dell’Adriatico attraverso campagne di informazione e petizioni per coinvolgere i cittadini nelle osservazioni ai SIA e nei ricorsi al TAR per fermare tali attività. La risposta è stata positiva e si sono raggiunti ottimi risultati. Le attività petrolifere oltre a danneggiare l’ecosistema e la Biodivesità locale e più in generale Adriatica (già fortemente minacciate su più fronti dall’inquinamento antropogenico al sovrasfruttamento delle risorse ittiche) risultano incompatibili con l’attuale assetto della costa pugliese e con la politica pugliese leader in Italia che tutela e promuove l’uso delle energie pulite e rinnovabili.
Inoltre c’è da sottolineare che tali operazioni costituiscono una forte minaccia all’economia basata sul turismo, fiore all’occhiello d’Italia apprezzato in tutto il Mondo, alla salute dei residenti, e anche dei turisti, e non garantirebbero nessun guadagno e vantaggio all’economia locale ed Italiana (solo il 4% delle royalties è destinato alla comunità mentre il restante può essere deliberatamente venduto al miglior offerente).
Come riferisce la Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna, Fisico docente al Dipartimento di Matematica della California State University da sempre in prima linea nella difesa dell’ambiente attraverso campagne di inchiesta e interventi di denuncia contro l’inquinamento che ha gentilmente messo a disposizione del pubblico la sua esperienza e le sue conoscenze: “ Le estrazioni di petrolio non hanno portato ricchezza a nessuna comunità estrattiva, in nessuna parte del Mondo!”
Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare deve ancora rilasciare il suo nulla osta per autorizzare queste attività petrolifere e c'è la possibilità per enti, comuni e cittadini di far sentire la propria voce relativamente alle concessioni “d149” e “d71” secondo quanto previsto da leggi italiane ed europee. Ogni cittadino ai sensi dell’articolo 6, comma 9 della legge 8 Luglio 1986 n.349, può presentare le proprie osservazioni sui progetti sottoposti a Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) e ai sensi del trattato di Aarhus. Quest’ultimo, recepito anche dall’Italia, afferma che le popolazioni hanno il diritto di esprimere la propria opinione su proposte ad alto impatto ambientale e che l’opinione dei cittadini deve essere vincolante. Per cui maggiore sarà la partecipazione maggiore sarà l’influenza!

Il Ministero assicura, in via non ufficiale, di ricevere le osservazioni ad oltranza nonostante la scadenza fosse stabilita il 2-3 Agosto. Sarebbe importante contribuire anche con una semplice lettera di dissenso a nome della vostra Associazione, dunque da parte di chi “ha le mani in pasta” oltre che da cittadino. Ricevere numerose osservazioni richiama all’attenzione ottenendo validi risultati, come già successo in precedenza. Sicuramente prevenire è meglio che curare e questa occasione costituisce inoltre un diritto costituzionale e una forma di democrazia partecipata e attiva!
Qui l’indirizzo del blog della Prof.ssa D’Orsogna con tutti i dettagli sulla questione:

http://dorsogna.blogspot.com/2011/07/affondiamo-la-northern-petroleum.html

http://dorsogna.blogspot.com/2011/08/la-northern-petroleum-nei-mari-di.html

Qui l’indirizzo web del Ministero relativo ai nuovi permessi:

http://www.dsa.minambiente.it/via/home.aspx

Qui l’indirizzo per le osservazioni:

http://www.dsa.minambiente.it/via/InviaOsservazione.aspx

Qui l’indirizzo della raccolta delle osservazioni pervenute finora alla Prof.ssa D’Orsogna (che continua ad offrire i propri mezzi nella speranza di diffondere tali informazioni e di renderli trasparenti e accessibili a tutti) dove troverete la mia osservazione, quella tecnico-scientifica della stessa Prof.ssa D’Orsogna e quelle di altre Associazioni e comuni cittadini:

http://www.csun.edu/~dorsogna/nodrill/NorthernPetroleum_D.149.DR.NP/

Ad ogni modo è a disposizione l’indirizzo di posta elettronica certificata mio e della Prof.ssa D’Orsogna, inoltrando la propria osservazione a noi si provvederà ad inoltrarla per tempo senza nessun costo. Per qualsiasi altra richiesta o informazione la Prof.ssa D’Orsogna è sempre lieta e disponibile a essere contattata all’indirizzo e-mail: dorsogna@csun.edu

La “Rete di Associazioni per la Difesa e Valorizzazione del Mar Adriatico e Mar Jonio” si è già attivata costruendo un ponte con il Salento ed offrendo la propria esperienza reduce di altri permessi, osservazioni e ricorsi al Tar. Purtroppo trovandoci nella stagione estiva l’attenzione e la risposta attiva non è ancora sufficiente specialmente da parte della Puglia, che dovrebbe essere la più attenta perché toccata in prima persona. Nella speranza di una continua e propizia collaborazione in relazione ai propri e importantissimi impegni lavorativi ringrazio per il prezioso e indispensabile contributo.

Guido Pietroluongo, +39 320 4753594 (wind), docdolittle@hotmail.it

venerdì 30 aprile 2010

Per le Sette Sorelle l'italia si cala le braghe!

2 permessi alla Shell per ricerche nel Golfo di Taranto

ROMA - Non bastava la polemica innescata dal via libera ad analisi nel mare delle Tremiti a caccia di eventuali giacimenti petroliferi, oggi una nota di Shell Italia annuncia che la società petrolifefa ha ottenuto dall'Ufficio Nazionale Minerario Idrocarburi Geotermia del Ministero dello Sviluppo Economico l'accettazione di due istanze di permesso di ricerca offshore nel Golfo di Taranto, presentate lo scorso novembre.
La società ha precisato che di tratta dei blocchi ''d73F.R.-SH'' (Mare Jonio, zona F) e ''d74F.R.-SH'' (Mare Jonio, zona D e F), che coprono un'area di 1356 km quadrati. Shell ''confida di poter eseguire presto una campagna di acquisizione sismica dei dati; i dati raccolti con l'attivita' sismica saranno la base per valutare ogni decisone su eventuali pozzi esplorativi''.
''L'Italia e' decisamente posizionata sulla mappa del Gruppo Royal Dutch Shell come uno dei paesi piu' importanti per l'Europa continentale - ha commentato Marco Brun, Country Manager Shell in Italia e CEO Shell Italia E&P - con opportunita' di crescita nel settore dell'esplorazione e produzione di idrocarburi. Siamo gia' fortemente impegnati nel Paese e siamo felici, con questa nuova opportunita' nel Golfo di Taranto, di poter ulteriormente espandere i nostri interessi esplorativi offshore oltre alla presenza gia' in essere dall'inizio dello scorso anno nel Canale Di Sicilia. Speriamo davvero che entrambe le opportunita' esplorative possano porre le basi per un futuro di crescita in Italia'.(GdM)

giovedì 25 febbraio 2010

Questa è giustizia!

TAR Lecce sospende il progetto della Northern Petroleum ltd al largo delle coste pugliesi
Legambiente Puglia: “Soddisfatti per la decisione del Tar perchè è indubbia l'incompatibilità ambientale del progetto”

Con ordinanza in data odierna (130/2010) il Tar di Lecce ha sospeso gli effetti delle autorizzazioni ambientali rilasciate dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e dal Ministero Per i Beni e Le Attività Culturali per l'esecuzione dei sondaggi petroliferi previsti al largo delle coste pugliesi. Il Tar ha accolto i rilievi dei Comuni di Fasano e Ostuni e della Regione Puglia, evidenziando vizi di procedura e carenze sostanziali, inerenti l'insufficiente valutazione degli impatti ambientali previsti. Legambiente Puglia si accinge ad intervenire al fianco delle istituzioni pugliesi e a sostenere le loro azioni per la tutela del territorio e dell'ambiente marino.
“Oggi, Legambiente Puglia può esprimere piena soddisfazione per la decisione del Tar - dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia – e lo stesso sentimento è condiviso dai sindaci dei comuni coinvolti dallo scempio, da tutti i cittadini e dalle associazioni che hanno partecipato in massa alle manifestazioni di protesta del 23 gennaio a Monopoli e del 20 febbraio ad Ostuni. L'intero progetto presentato dalla società petrolifera, a partire dalla tecnica di prospezione geofisica denominata Air-gun, è fortemente impattante per l'ambiente, le attività produttive e il turismo delle coste pugliesi, come ha palesato il Tar nell'ordinanza.”

giovedì 22 ottobre 2009

Chi ha mai parlato di trivellazioni?

Uno dei sistemi della retorica classica per sviare l'attenzione e andare avanti con quanto proposto prevede che si rassicuri, si minimizzi e soprattutto si neghi qualcosa che di fatto non era neanche in discussione!
Che l'ENI abbia ottenuto dal ministero l'autorizzazione ad effettuare sondaggi nel mare di Taranto e non trivellazioni, questo lo sanno tutti! Ciò che è grave è che per i sondaggi autorizzati si parla testualmente della tecnica "air gun", che comporta danni molto seri all'ambiente marino e alla fauna ittica... Ma l'ENI rassicura tutti dicendo che si tratta di "una barchetta che tira dietro una sonda"...
Recentemente un raggiro dell'ENI alla città è stato sbugiardato ufficialmente dall'ARPA. Pare che l'ENI non perda il "vizietto" di considerarci ignoranti e creduloni!

«Niente trivellazioni»
L’Eni assicura e chiarisce: per ora solo indagini teoriche

[fulvio colucci]
• Trivelle in mar grande? L’Eni dice no, almeno per ora.
In una riunione svoltasi nei giorni scorsi con i sindacati e servita a fare il punto sulla nuova centrale Enipower, sulla costruzione del metanodotto e sul rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale, l’azienda ha chiarito che «non si sta svolgendo nessuna perforazione in mar grande» e che «è stata chiesta soltanto l’auto - rizzazione a sviluppare studi su un’area a circa 60 chilometri dalla costaper avere idea della possibile, eventuale, presenza di giacimenti».
Durante la riunione i dirigenti dell’Eni hanno precisato che «l’autorizzazione (chiesta ai ministeri competenti, ndr) riguarda solo uno studio che verrebbe sviluppato a San Donato Milanese». Si tratterebbe di «uno studio teorico di analisi geologiche e fisiche supportato al massimo da un’”ecog rafia” del fondale da effettuarsi solo dopo aver presentato la richiesta di Valutazione d’impatto ambientale (con l’ausilio di una barchetta che tira dietro una sonda)».
L’Eni ha precisato ancora che «le fasi necessarie per lo studio d’indagine vera e propria ed ancor più la fase di perforazione prevederanno due distintie fasi di autorizzazione con annessa Valutazione d’impatto ambientale». I tempi si dilateranno sicuramente. «Appare evidente - hanno spiegato i dirigenti dell’Eni ai sindacati - che la fase è assolutamente di studio teorico e che vi siano tutte le fasi autorizzative prima di procedere a qualsiasi attività in mare». L’Eni ha precisato che le attività di autorizzazione prevederebbero tre fasi con un allungamento dei tempi.
Si allontana, almeno per il momento, lo spettro di un’immediata trivellazione dei fondali di mar grande che è sembrato concretizzarsi rapidamente dopo il rilascio delle prime autorizzazioni ministeriali.
(La Gazzetta di Taranto, p.VII)