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sabato 15 febbraio 2014

La nuova legge Ilva/Terra dei fuochi

Ilva sfida Bruxelles
 
La legge n.6 del 6 febbraio 2014, cosiddetta “legge ILVA/Terra dei Fuochi”, approvata in Senato qualche giorno fa, é una norma che fa storia nella giurisprudenza italiana ed europea perché rappresenta un attacco al bilanciamento dei poteri sancito dalla Costituzione ed una contrapposizione netta al diritto comunitario europeo.
I risvolti di questa recente sanatoria sono molteplici, con importanti conseguenze a livello nazionale ed europeo, che vanno ben al di là della realtà locale di Taranto.
Il primo punto che desta preoccupazione riguarda la flagrante violazione della direttiva europea IPPC (Riduzione e Prevenzione Integrate dell’Inquinamento) e la sua applicazione nel diritto italiano perché, se la direttiva obbliga il governo alla messa a norma degli impianti inquinanti di Taranto attraverso il rispetto dell’AIA (autorizzazione intergrata ambientale), tuttavia con la legge n. 6 si autorizza l’ILVA a non attuare il 20% delle prescrizioni dell’AIA stessa e quindi della direttiva IPPC.
Il comma d dell’articolo 7 sancisce, infatti, che gli stabilimenti di Taranto potranno continuare a produrre anche solo avendo avviato l’adozione dell’80% del numero complessivo delle prescrizioni. In quel 20% di prescrizioni esentate a priori, l’ILVA ed il governo – che controlla e dirige ILVA attaverso la struttura di commissariamento- potranno includervi prescrizioni importanti quali la copertura del parco minerali o la riduzione delle emissioni non controllate della cokeria, che hanno degli effetti potenzialmente molto pericolosi sulla salute della popolazione, dimostrati negli studi scientifici e nelle perizie del Tribunale di Taranto.
Il governo ha deciso quindi di porsi al di là del rispetto della legge e della direttiva europea IPPC e di andare anche contro la sentenza della Corte Costituzionale di maggio scorso (n.85/20) che, nel sancire la persistenza del vincolo cautelare sulle aree ed impianti dello stabilimento ILVA posto sotto sequestro il 25 luglio 2012, ha riaffermato che “l’attività produttiva è ritenuta lecita alle condizioni previste dall’AIA riesaminata. … la cui inosservanza deve ritenersi illecita e quindi perseguibile ai sensi delle leggi vigenti”. ...

domenica 7 aprile 2013

Sempre più "esposto"!

Comunicato del comitato Legamjonici

E’ stato depositato presso la Procura di Taranto un esposto-denuncia che ha come oggetto il mancato rispetto della normativa A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) e la omessa applicazione dell’articolo 29-decies del D.lgs. 128/2010, che costituisce l’attuale recepimento della direttiva comunitaria 2008/1/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC).
Nell’esposto si fa riferimento all’Ilva, al Ministero dell’Ambiente e della Salute, al Ministro dell’Ambiente attualmente in carica Corrado Clini, al Sindaco e al Prefetto di Taranto.
I sottoscrittori chiedono che l’Autorità Giudiziaria proceda nei confronti dei soggetti sopra menzionati, nonché di tutti gli altri che eventualmente dovessero risultare responsabili con particolare riferimento a fatti, azioni e omissioni in danno della salute pubblica.

mercoledì 17 ottobre 2012

Bla bla bla (mix elettorale)

Aia Ilva, Giunta delibera su prescrizioni 
 
Oggi la Giunta Regionale ha delegato, per la Conferenza di Servizi convocata presso il Ministero dell'Ambiente in relazione al procedimento amministrativo per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per lo stabilimento Ilva di Taranto, l'Assessore Lorenzo Nicastro, l'ing. Antonello Antonicelli direttore d'Area politiche ambientali, l'ing. Giuseppe Tedeschi dirigente dell'ufficio Rischio Industriale ed il dott. Roberto Giua direttore dell'Unità operativa semplice Aria di Arpa Puglia.
Il documento approvato dalla giunta fa propri gli elementi tecnici del documento prodotto dal comitato istruttore della Commissione IPPC/Aia e contiene anche le prescrizioni che la delegazione regionale rappresenterà in sede di conferenza di servizi: nello specifico codifica la necessità che nella eventuale nuova Aia siano inserite le misure contenute nel piano di intervento per il risanamento della qualità dell'aria del quartiere Tamburi di Taranto e le indicazioni delle Bat conclusion 2012 e che, infine, siano assorbite le valutazioni ambientali e sanitarie contenute nella perizia chimica ed epidemiologica disposta dalla magistratura di Taranto. La maggiore novità deliberata dalla giunta Regionale consiste nella richiesta di inserire come prescrizione l'esame delle risultanze della prima valutazione del danno sanitario in corso di redazione e che, in caso di criticità rilevate, il Ministero dell'Ambiente si faccia carico di riesaminare l'Aia alla luce dei dati emersi. Infine, tra le altre prescrizioni, degne di nota sono ancora la volontà della Regione di dar seguito alla richiesta - da più parti giunta - di rendere di evidenza pubblica i dati sui monitoraggi effettuati, a beneficio di tutte le istituzioni deputate alla tutela della salute pubblica oltre che dei cittadini interessati e la volontà di istituzionalizzare, attraverso un gruppo di controllo formalmente costituito, il monitoraggio sullo stato dell'arte relativamente all'ottemperanza da parte dell'Azienda delle prescrizioni contenute nell'eventuale Aia perché sia rispettato il crono-programma stabilito in sede di conferenza dei servizi. (Pressregione)

domenica 14 ottobre 2012

La solita porcata...

Ilva, ambientalisti: "Il limite Aia è un bluff" Esposto in procura, cittadini in piazza

Polemica sull'abbassamento del 50 per cento della capacità produttiva dello stabilimento rispetto alla precedente autorizzazione. Bonelli: "Documento sovrapponibile alle proposte dell'azienda". Peacelink: "Garantita la produzione attuale dovuta alla crisi, e resta l'inquinamento". In nodo delle migliori tecnologie: "La commissione ammette la propria incompetenza, ma autorizza"
TARANTO - La nuova Autorizzazione ambientale per l'Aia non convince gli ambientalisti che si rivolgono nuovamente alla magistratura, dopo la presentazione del documento da parte del ministro Corrado Clini. Mentre i cittadini di Taranto scendono in pizza per chiedere ancora garanzie di salute e lavoro, Verdi e associazioni spulciano nelle carte e puntano il dito contro un passaggio dell'Aia in cui la commissione si dichiara incompetente a valutare l'efficacia dell'impiego delle "migliori tecnologie disponibili"; tecnologie che comunque, in base agli studi scientifici presentati dagli ambientalisti non sono comunque in grado di abbattere le emissioni in misura significativa.

DOCUMENTI LA NUOVA AIA PER L'ILVA
Nuova Aia Ilva

GUARDA LE IMMAGINI DELLA MANIFESTAZIONE

"Un bluff quel limite alla produzione" - "Il ministro fornisce un annuncio che non garantisce riduzioni di inquinamento in quanto, anche con 7 milioni di tonnellate/anno, nel quartiere Tamburi di Taranto è stato sforato il limite di 1 nanogrammo/m3 di benzoapirene, che è un pericoloso cancerogeno emesso in massima parte dalla cokeria Ilva". Lo sostiene Alessandro Marescotti, presidente
di Peacelink Taranto, riferendosi ai contenuti della nuova Autorizzazione integrata ambientale per l'azienda siderurgica. Autorizzazione che appena sarà ufficiale, verrà esaminata dalla magistratura. "Formalmente il provvedimento dell'Aia all'Ilva ancora non c'è nel senso che non è ancora ufficiale e definitivo - ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio - quando ci sarà, lo leggeremo e lo esamineremo con molta attenzione".

Il no degli ambientalisti - Secondo il presidente dell'associazione ambientalista, l'annunciata riduzione "della produzione da 15 a 8 milioni di tonnellate di acciaio all'anno è un bluff. L'attuale crisi internazionale dell'acciaio - aggiunge Marescotti - non consente di produrre oltre le 8 milioni di tonnellate di acciaio all'anno in quello stabilimento. L'Ilva non riesce a produrre tecnicamente più di 10 milioni di tonnellate/anno". "Non ha impianti sufficienti per produrre 15 milioni di tonnellate/anno e infatti - conclude Marescotti - non è mai arrivata a tali risultati produttivi". Sulla stessa linea il commento di Angelo Bonelli, leader dei Verdi, per il quale "il massimo della vergogna però è l'aver deciso di tenere fuori dall'istruttoria la questione sanitaria e dati epidemiologici, che ancora oggi non sono stati resi pubblici". "Il parere istruttorio Aia non risolve problemi ma li sposta nel tempo - sostiene Bonelli - ed è sovrapponibile alla proposta dell'Ilva presentata alcuni giorni fa dal direttore del Polo siderurgico Buffo. Questa Aia consente a Ilva di mantenere inalterata l'attuale attività produttiva, e l'altro scandalo è il rifiuto da parte del ministero dell'Ambiente di introdurre le migliori tecnologie in assoluto così come previsto dal codice ambiente".

Il nodo delle migliori tecnologie, nuova denuncia in Procura - Al centro della polemica il documento del ministero e la questione delle migliori tecnologie, indicate come Bat nel testo. "L'efficacia delle Bat non è di competenza della Commissione nell’ambito della procedura di Aia", si legge a pagina 124 della documentazione. Di qui, la decisione di Peacelink di presentare un esposto in Procura: "Avevamo inviato alla Commissione AIA - si legge in un comunicato dell'associazione - uno studio scientifico che documentava con apposite misurazioni come anche l’adozione di migliori tecnologie disponibili non è in grado di assicurare, nel raggio di 1700 metri da una cokeria dotata di Bat, un valore concentrazione di benzo(a)pirene inferiore a 1 nanogrammo a metro cubo. Appare evidente che di fronte a una situazione di pericolo segnalata la commissione Aia non dà risposte sulla sussistenza o sulla eliminazione del pericolo stesso ma dichiara che non è di sua competenza valutare l'efficacia delle migliori tecnologie disponibili che a tale pericolo dovrebbero dare una risposta. E' un'esplicita ammissione di inadeguatezza e ciò nonostante si autorizza un impianto che la Procura della Repubblica considera pericoloso. PeaceLink ha pertanto deciso di portare tutte le proprie informazioni sugli impianti alla Procura della Repubblica unitamente alla documentazione Aia con l'evidenziazione delle carenze osservate". (Repubblica)


Ilva, la Procura chiede garanzie

Adesso che l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l'Ilva c'è e le sue prescrizioni ferree sono note (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), a Taranto ci si chiede: basterà questo provvedimento, che obbliga l'azienda a risanare, ad evitare la chiusura della fabbrica da parte dei magistrati? Il procuratore capo della Repubblica, Franco Sebastio, non si sbilancia, nè risponde al ministro Corrado Clini che l'altra sera ha auspicato la possibilità di superare ogni conflitto. «Il giudizio sull'Aia non possiamo certo darlo adesso – osserva il procuratore – per il semplice fatto che il provvedimento definitivo non c'è. Esiste solo una bozza che deve compiere ancora qualche passaggio prima di diventare decreto. Quando l'atto sarà ufficiale, lo studieremo e valuteremo».
E tuttavia qualche paletto, inteso come garanzia di attuazione, Sebastio sembra porlo quando dice che «bisogna anche intendersi sulla realtà che abbiamo difronte. Ovvero se pensiamo che lo stabilimento non sia pericoloso, allora gli diamo tempo, anni e forse anche decenni per mettersi a norma, ma se tutti conveniamo, come mi pare, che il pericolo c'è, allora la situazione è diversa». Insoluto è l'interrogativo se l'Ilva possa risanare producendo, e l'Aia (che sarà esaminata in Conferenza dei servizi il 18 ottobre) si muove senza dubbio in questa direzione, oppure se la produzione potrà riprendere solo a risanamento compiuto, dopo l'eliminazione delle emissioni nocive, la fonte del reato, che, a luglio, ha fatto scattare l'ordine di sequestro.
«Leggo – osserva ancora Sebastio – che l'Ilva dovrebbe scendere con la produzione di acciaio da 15 milioni a 8 milioni di tonnellate l'anno. Non sono un tecnico ma vado a memoria perchè vivo a Taranto: anche negli anni migliori, l'Ilva si è sempre attestata intorno ai 9 milioni. Poi, se sto al Tribunale del Riesame, la cui pronuncia non è stata appellata dall'azienda in Cassazione, l'Ilva nemmeno 1 milione di tonnellate potrebbe produrre».
In verità, già un mese fa Sebastio è stato molto esplicito quando ha detto, proprio per spazzare via ogni equivoco, che all'azienda è «inibita» la produzione, e coerente con questa direttiva è anche l'ultimatum di sabato scorso dei custodi all'Ilva: avviate entro cinque giorni le operazioni di spegnimento.
Sembrerebbe difficile un allentamento della tensione. Però, più volte lo stesso Sebastio ha manifestato piena disponibilità ad esaminare le proposte dell'Ilva, per cui non è azzardato pensare che un nuovo piano aziendale attuativo dell'Aia, con cronoprogramma e finanziamenti, potrebbe aprire scenari diversi. Dalle prossime mosse dei custodi si capirà in quale direzione si va. (Sole24h)

mercoledì 15 agosto 2012

Era ora!

Certo che sarebbe una grande soddisfazione se La Repubblica riconoscesse che la questione dell'idoneita' dei membri della commissione IPPC per l'AIA Ilva venne sollevata da questo blog... 
Sul presidente Dario Ticali clicca qui 

Ilva, autorizzazioni pilotate e corruzione
adesso la Finanza indaga sull'azienda

L'inchiesta della Guardia di Finanza gira intorno all'Aia, l'autorizzazione che nel 2011 fu rilasciata dal governo Berlusconi. In alcune foto il passaggio di 10 mila euro al perito del tribunale. Il figlio del patron accusato di corruzione  di MARIO DILIBERTO e GIULIANO FOSCHINI


L'AIA
Il centro dell'inchiesta della Guardia di finanza gira attorno all'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale che il 4 agosto del 2011 il governo Berlusconi rilasciò dopo quasi otto anni di discussione. Bene, il sospetto delle Fiamme gialle è che in quel documento (che ora il ministro Clini vuole rivedere al più presto) i limiti di inquinamento siano stati disegnati appositamente sulle emissioni dell'Ilva. E' un fatto, viene ricostruito in un'informativa, che l'allora capo delle relazione esterne dell'azienda, Girolamo Archinà (rimosso ora dal prefetto Bruno Ferrante) fosse in rapporti con i membri di quella commissione. "L'effettiva e la buona riuscita dei contatti - annota la Finanza - si rileva, come si accennava in precedenza, dai costanti aggiornamenti che egli fornisce ai vertici aziendali, con i quali ovviamente condivide le strategie da porre in atto, recependo le direttive che di volta in volta vengono
impartite. Nello specifico emerge come anche a livello ministeriale fervano i contatti non proprio istituzionali per ammorbidire alcuni componenti della Commissione IPCC AIA; con i predetti le relazioni vengono mantenute da tale Vittoria Romeo e in parte anche dall'avvocato Perli"", entrambi consulenti dell'azienda. Ed è un fatto che l'avvocato milanese Franco Perli parlando con Fabio Riva dice: "La Commissione ha già accettato il 90% delle loro osservazioni e che non vi saranno sorprese, anche se la visita va un po' pilotata".

Vittoria Romeo parla al telefono con Fabio Riva e spiega le loro modalità di movimento.
R.: "Allora dicevo ad Archinà, se Palmisano che è quello della Regione, tira fuori l'argomento in Commissione, siccome l'Arpa deve ancora dare il parere sul barrieramento e a noi serve un parere positivo per continuare a dimostrare che non dobbiamo fare i parchi...".
Riva: "E' chiarissimo. Però siccome noi non possiamo assolutamente coprire i parchi perché non è fattibile... tanto vale rischiarla così".
R.: "Valutiamo se la cosa in questi giorni la teniamo al livello di Ticali, Pelaggi, Mazzoni (ndr, presidente e membri della commissione) oppure...".
Riva: "No, picchiamo.... picchiamo duro....".

Fabio Ticali era il presidente di quella commissione Aia. La sua nomina destò un certo scalpore: proprio Repubblica raccontò che furono fatti fuori esperti e messi nella commissione Aia signori nessuno, quasi tutti siciliani, come l'allora ministro Stefania Prestigicomo. E che fu scelto il trentenne Ticali a capo della commissione che aveva come pubblicazione più importante una sul ravaneto stradale.

LA CORRUZIONE
L'attenzione della Finanza si è concentrata prima sull'incontro tra Archinà e il perito del pm, il professor Lorenzo Liberti. Secondo l'accusa ci fu un passaggio di diecimila euro (documentato da alcune fotografie) per ammorbidire una perizia. Secondo gli investigatori anche Fabi o Riva sapeva, tanto da essere ritenuto responsabile di concorso morale nella corruzione.

Riva: "Ieri come è andata?".
A.: "E' andata secondo le aspettative...".

Archinà, appunta la Finanza, "dice al Fabio Riva che consegnando in anteprima le analisi, potrà iniziare a lavorare (sul Liberti) affinché non nasconda che il profilo è identico, bensì che attesti che comunque le emissioni di diossina prodotte dal siderurgico siano in quantitativi notevolmente inferiori a quelli accertati all'esterno".
I Riva quindi vogliono addomesticare le perizie. E forse lo fanno con il denaro. Capita anche che conoscano i risultati in anticipo. Al telefono parla ancora una volta Fabio Riva.

Riva: "La perizia tecnica sembrava andasse tutto bene... non lo so che caz... è successo... Però è succulenta la cosa di beccare un Riva giovane.. eh papà...".

FUMO NEI COMUNICATI
Agli atti c'è anche un incontro tra Nichi Vendola, Fabio Riva, Girolamo Archinà e il direttore dell'Ilva Capogrosso. Proprio Fabio Riva ne parla con il figlio Emilio (omonimo del nonno) che suggerisce: "Facciamo un comunicato stampa fuorviante, tanto per vendere fumo dicendo che va tutto bene e che Ilva collabora con la Regione". Proprio i giornalisti sono un problema per l'azienda. Tanto che ci sarebbero rapporti "pericolosi" (la Procura sta inviando gli atti all'ordine). Archinà è molto seccato delle notizie sui giornali. "Mi sto stufando perché fino a quando io sò stato accusato di mantenere tutto sotto coperta, però nulla è mai successo... nel momento in cui abbiamo sposato la linea, la trasparenza, non ci raccogliamo più.... La situazione è complicata e se non si ha l'umiltà di dire ritorniamo tutti a nascondere tutto".  (La Repubblica)

venerdì 22 luglio 2011

Bonelli "espone" alla procura sull'Ilva

ILVA: TARANTO; BONELLI (VERDI), ESPOSTO ALLA PROCURA DI ROMA SU AIA
GRAVISSIMO CHE NON SIA STATA PRESA IN CONSIDERAZIONE NOTA DEL NOE
INVIATO ALLA COMMISSIONE IPCC IL GIORNO PRIMA DEL PARERE FAVOREVOLE ALL'AIA


"Ho presentato un esposto alla Procura di Roma affinché si verifichi se sono stati commessi reati di omissione in atti d'ufficio e falso nel rilascio dell'Aia (Autorizzazione Integrata ambientale) all'Ilva di Taranto". Lo dichiara il Presidente Nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che ha deciso di rivolgersi alla magistratura dopo aver appreso che il giorno precedente alla riunione che ha dato il disco verde all'autorizzazione il Noe (Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri) aveva inviato una nota al ministero dell'Ambiente in cui si segnalavano gravi irregolarità riscontrate nel corso dei 40 giorni di indagini e appostamenti riguardanti lo stabilimento dell'Ilva che non sarebbe stata presa in considerazione.
"Il non aver preso in considerazione i rilievi del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri ci preoccupa fortemente perché dimostra che si voleva concedere l'autorizzazione a prescindere da tutto, in questo caso anche dell'inquinamento e della salute dei cittadini di Taranto - conclude Bonelli -. Ci saremmo aspettati che la Commissione IPCC e la Conferenza di servizi rinviassero la decisione in base alle gravi contestazioni e informazioni contenute nella nota dai Carabinieri. Invece si è preferito chiudere il procedimento con un parere 'espresso' come se nulla fosse accaduto e per questa ragione noi Verdi abbiamo deciso di presentare un esposto a Giovanni Ferrara, capo della Procura di Roma alla Procura di Roma, affinché si accertino i fatti e si verifichi se ci sono stati reati".
"Quanto è accaduto con l'Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva ha dell'incredibile - dichiara il presidente dei Verdi della provincia di Taranto Gregorio Mariggiò - Gli unici a pagare le conseguenze di quest'autorizzazione, che abbiamo contestato dal primo momento, sono i tarantini che da decenni devono fare i conti con l'inquinamento più alto d'Italia".

Comunicato stampa FEDERAZIONE NAZIONALE VERDI

sabato 23 aprile 2011

AIA Ilva: Tentativi di raggiro "alla romana"!

Lettera aperta, Prot. 017/2011 Taranto 21 aprile 2011

Al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
Via Cristoforo Colombo 44 – 00147 ROMA
c.a. Dott. Giuseppe Lo Presti
FAX 06/57225068 e aia@pec.minambiente.it

Presidente della Regione Puglia
Presidente della Provincia di Taranto
Sindaco di Taranto
Sindaco di Statte
Direttore Generale ARPA Puglia
ISPRA (ex APAT )
Procuratore della Repubblica di Taranto
Redazioni di stampa e TV

OGGETTO: AIA per Ilva Taranto – Riunione del Gruppo istruttore del 27 – 28 aprile

Abbiamo appreso che per il 27 – 28 aprile 2011 a Roma presso ISPRA è stata convocata la riunione del gruppo istruttore della commissione IPPC responsabile del “Parere istruttorio” nel procedimento relativo al rilascio o diniego dell’AIA per Ilva SpA stabilimento di Taranto.
All’OdG della riunione c’è l’audizione/confronto solo con il Gestore Ilva e non anche quello con AltaMarea, ARPA Puglia e Regione Puglia in merito alle osservazioni presentate sul “Parere” già espresso dalla Commissione e duramente contestato nella Conferenza dei Servizi del 22 febbraio 2011. Si sta organizzando un nuovo colpo di mano governativo, analogo a quello fatto a Ferragosto del 2010 sul benzo(a)pirene?
Ricordiamo innanzitutto al dr. Giuseppe Lo Presti, Presidente della Conferenza dei Servizi, nonché Responsabile Unico del Procedimento, che secondo il verbale della Conferenza dei Servizi del 22 febbraio, contro le perplessità manifestate dal legale di Ilva, la Conferenza, all’unanimità, deliberò che le “osservazioni presentate (NdR: da AltaMarea ed altre associazioni) debbano essere prese in esame puntualmente dalla Commissione IPPC, che dovrà esprimersi in merito”. Per agevolare l’esame delle numerose relazioni inviate in occasione della Conferenza dei Servizi del 22 febbraio 2011, AltaMarea ha trasmesso una sintesi delle principali tematiche trattate nelle relazioni (vedi lettera di AltaMarea prot. 016/2011 del 3.4.2011).
Al dr. Lo Presti ricordiamo anche che nella cartella distribuita in sede di Conferenza dei Servizi erano presenti i seguenti documenti di ARPA Puglia e Regione Puglia, tutti acquisiti dal Ministero dell’ambiente:
1) ARPA Puglia prot. 0008931 del 21.2.2011, nel quale l’Agenzia contesta le richieste formulate dal Gestore Ilva con nota DIR 12/2011 pervenuta al Ministero con prot. DVA – 2011 0002609 del 7/2/2011;
2) ARPA Puglia prot. 0008920 del 21.2 2011, nel quale l’Agenzia contesta il fatto che nel Parere istruttorio conclusivo della Commissione IPPC risultano non citate né esaminate le proprie note prot. 45900 del 23.12.2009 e prot. 1565 del 14.1.2010 ed evidenzia i 10 punti fondamentali che debbono “essere assicurati per il rilascio dell’AIA in ossequio ai principi fondamentali della normativa IPPC;
3) Regione Puglia fax prot. 134 del 16.2.2011, nel quale l’Assessore alla Qualità dell’ambiente della regione Puglia, quale comunicazione preliminare in vista della Conferenza di Servizi del 22 febbraio 2011, formula pesanti contestazioni al Ministero e alla Commissione IPPC per la difformità di comportamento nei confronti del Gestore del quale si prendono in esame con sollecitudine le osservazioni mentre le osservazioni della Regione vengono completamente ignorate;
4) ARPA Puglia prot. 1365 del 14.1.2010, nel quale l’Agenzia, a integrazione della nota prot. 45900 del 23.12.2009, allega documentazioni di fondamentale importanza per le determinazioni dell’Autorità Competente (Ministero dell’ambiente) in sede di rilascio dell’AIA allo stabilimento Ilva SpA di Taranto per evitare gravi fenomeni di inquinamento del mare;
5) ARPA Puglia prot. 45900 del 23.12.2009, nel quale l’Agenzia fornisce al Ministero, come da sua richiesta, le osservazioni al Parere ed al Piano di Monitoraggio e Controllo elaborati dalla Commissione IPPC e trasmessi al Ministero con nota DSA – 2009 – 0030259 del 12.11.2009;
6) ARPA Puglia – Rapporti di prova del 2008, nel quale l’Agenzia presenta i risultati di validazione per PCDD/E e PCB in campioni di top-soil. Dal confronto tra i rapporti di prova di ARPA e quelli del laboratorio del soggetto obbligato emerge che ci sono parecchi risultati molto difformi tra di loro.

A conclusione dei lavori del 22 febbraio in merito a “Parere istruttorio” e “Piano di monitoraggio e controllo”, “La Conferenza all’unanimità delibera di aggiornare i propri lavori, dando mandato alla Commissione IPPC di esaminare puntualmente, entro trenta giorni, quanto concordato in corso di seduta, eventualmente aggiornando il parere istruttorio conclusivo”.
Dal 22 febbraio ad oggi sono già passati due mesi contro i 30 giorni entro i quali la Commissione IPPC doveva ottemperare alle decisioni della Conferenza dei Servizi, passando attraverso tavoli tecnici e confronti vari. Nulla di tutto ciò è stato fatto. Non possiamo che ribadire il giudizio estremamente negativo nei confronti di questa commissione il cui comportamento complessivo è all’opposto di quello che prescrivono norme e direttive europee e relativi adeguamenti nazionali.
Chiediamo al dr. Lo Presti, Presidente della Conferenza dei Servizi nonché RUP, di intervenire con energia per far rispettare le decisioni collegiali da un organismo di semplice consulenza e supporto tecnici che, invece, opera ritenendo di poter fare quello che vuole solo perché è stato scelto e nominato direttamente dal ministro dell’ambiente, ignorando il fatto che anche i ministri devono rendere conto dell’operato proprio e di quello delle persone da essi nominate, non solo politicamente ma anche giuridicamente.
Noi riteniamo che la Conferenza di Servizi deve dare una spiegazione ben argomentata e puntuale, cioè punto per punto di ciascun documento da essa acquisito, sul perché la Commissione IPPC, di fatto, li ha ignorati finora.
Chiediamo che venga convocata immediatamente una riunione con tutti gli interessati per il confronto, alla luce del sole, sugli importantissimi problemi tecnici posti da AltaMarea, ARPA Puglia e Regione Puglia.
Nel contempo invitiamo i Sindaci di Taranto e Statte a dare precise istruzioni ai propri rappresentanti nel “Gruppo istruttore” perché facciano valere le prescrizioni contenute nella nota, con annessi allegati, del Comune di Taranto prot. 709 del 29 gennaio 2009, firmata congiuntamente dai Sindaci di Taranto e Statte e da 15 associazioni di volontariato e sottoscritta da 68 organizzazioni della provincia di Taranto, tutte in qualità di “pubblico interessato”. Tali documenti, regolarmente protocollati dal Ministero dell’ambiente (prot. DSA – 2009 – 0003214 del 12/2/2009 e prot. DSA – 2009 – 0004667 del 26/2/2009), sono stati ignorati dalla Commissione IPPC senza dare in merito alcuna motivazione.
Ci auguriamo vivamente che i cittadini di Taranto e provincia non siano traditi proprio dai loro amministratori.
AltaMarea

martedì 9 febbraio 2010

Ludovico Vico a caccia di voti...

Certe "presenze" ritornano periodicamente... (e poi spariscono di nuovo!)

Buongiorno, Codici!

INQUINAMENTO, TARANTO: PER L’ILVA NESSUNA AUTORIZZAZIONE RILASCIATA IN CONFORMITA’ ALLA DIRETTIVA IPPC
IPPC Integrated Pollution Prevention and Control
IN ITALIA CI SONO TROPPE NEGLIGENZE SOCONDO LA COMMISSIONE EUROPEA
CODICI: CHE L’ILVA APPLICHI IN TOTO LA DIRETTIVA PER LA PIENA REGOLARITA’ DELLO STABILIMENTO


A livello nazionale ed europeo, il nome della città di Taranto è sempre più legato alla questione ‘ Ilva ed Inquinamento’. Un binomio che ha riempito le pagine dei giornali locali , che ha fatto nascere diverse associazioni scese in campo per dare un senso al nostro territorio e alla salute dei cittadini.
Rimbombano ancora nelle nostre menti, i dati degli scorsi anni presenti nel registro INES: a Taranto ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, si respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Il 7% dell’inquinamento è di fonte civile, il restante 93%, è di origine industriale e soprattutto a Taranto si produce l'8,8% di diossina di quella europea e il 92% di diossina del totale nazionale. Tuttavia, numerosi passi in avanti si sono fatti: primo fra tutti l'inaugurazione dell'impianto Urea, che avrebbe consentito di ridurre del 50% le emissioni di diossina e furani prodotte dallo stabilimento siderurgico. E poi ancora un risultato impensabile da raggiungere fino a qualche tempo fa: l’applicazione del secondo step della legge antidiossina. Sì, infatti, l'Ilva dovrà adeguarsi a scendere sotto i limiti europei entro la fine del 2010, precisamente al limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo.
Ma qualcosa manca ancora ed è proprio la Commissione Europea a sostenerlo: si tratta dell’attuazione conforme della direttiva IPPC.

Che cos'è l'IPPC?
L'IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) è una nuova strategia in favore dell’ambiente, comune a tutta l’Unione Europea, per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento industriale degli stabilimenti soggetti ad autorizzazione.
I principi generali alla base dell'IPPC sono i seguenti:
• prevenire l’inquinamento utilizzando le migliori tecniche disponibili;
• evitare fenomeni di inquinamento significativi;
• evitare la produzione di rifiuti o, ove ciò non sia possibile, favorirne il recupero o l’eliminazione;
• favorire un utilizzo efficace dell’energia;
• organizzare il monitoraggio in modo integrato;
• prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze;
• favorire un adeguato ripristino del sito al momento della cessazione definitiva dell’attività.

E’attraverso il D.Lgs. 18/02/2005 n. 59 avente per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento che l’IPPC trova la sua applicazione.
Secondo la Commissione Europea, in tal senso, in Italia ci sono ancora troppe negligenze e carenze nell’attuazione della direttiva IPPC. Già nel maggio 2008, era stata aperta una procedura d'infrazione contro l'Italia per violazione della direttiva in diversi impianti. L’Ilva, rientrando pienamente nei requisiti per l’applicazione di tale direttiva, deve colmare alcune carenze. Infatti, malgrado la sua applicazione, ancora nessuna autorizzazione è stata rilasciata come l'articolo 5, paragrafo 1 della direttiva stessa impone, per la piena conformità dello stabilimento.
Pertanto, Codici appoggia l’UE e chiede che la direttiva IPPC venga applicata in TOTO dallo stabilimento siderurgico tarantino in difesa e tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

giovedì 14 gennaio 2010

AIA Ilva: scoperto il bluff!

LA “BENEDIZIONE MINISTERIALE” A ILVA DI TARANTO NON CI SARÀ
Minambiente respinge il “Parere” della propria Commissione IPPC



Il “Parere” della Commissione IPPC sull’AIA di Ilva Taranto va rifatto
"In relazione alle argomentazioni contenute nei predetti documenti (NdR: di Alta Marea del 15.12.2009, di ARPA Puglia del 23.12.2009 e di Ilva Taranto del 21.12.2009 e 7.1.2010) si rimette in istruttoria alla Commissione il suddetto parere, affinchè quest’ultima possa emanare il nuovo parere istruttorio che sarà successivamente inviato ai destinatari per la presentazione di eventuali osservazioni.” E’ quanto ha scritto il Ministero dell’ambiente con nota protocollo n. ex DSA – 2010 – 0000011 del 12.1.2010, a firma del dr. Giuseppe Lo Presti, Dirigente Divisione VI-RIS – ex Direzione Salvaguardia Ambientale nonché Responsabile del procedimento, ed inviata ufficialmente anche ad ALTA MAREA presso la Sezione AIL di Taranto.

La mobilitazione civile e “tecnica” sta dando i suoi frutti
Quella del dr. Lo Presti è una saggia, inaspettata ma auspicata decisione che, tra l’altro, getta nuova luce sull’adeguatezza della Commissione IPPC. La mobilitazione civile e “tecnica” dei cittadini di Taranto e provincia sta dando i suoi frutti ed ha contribuito in maniera determinante alla inusuale decisione del Ministero che sconfessa l’operato della Commissione IPPC, fermamente voluta e nominata dal Ministro Prestigiacomo. Ad Alta Marea, che rappresenta tale mobilitazione, viene riconosciuta la funzione di “destinatario” ed interlocutore del procedimento in corso, cioè titolato a presentare eventuali osservazioni sul nuovo parere istruttorio che sarà formulato dalla Commissione. In tale prospettiva, nella riunione del Comitato di coordinamento del 13 gennaio 2010, ALTA MAREA ribadirà i “punti irrinunciabili” da prescrivere con forza nella Autorizzazione Integrata Ambientale di Ilva Taranto. Su tali “punti irrinunciabili” dovrà essere confermata la già manifestata condivisione di Regione, Provincia e Comuni di Taranto e Statte.

La strategia vincente
Operando in tal senso, e in continuità con l’azione iniziata ad agosto 2007 e portata avanti con tenacia e rigore tecnico da ambientalisti e società civile, sarà possibile che lo Stato ottenga dall’Ilva l’effettiva realizzazione della netta e sicura riduzione dell’inquinamento industriale prodotto dai suoi impianti. Dalle ultime “mosse” di Ilva (apertura al confronto con il “pubblico interessato” e adozione immediata di tecnologie che abbattano le emissioni di diossina al di sotto del limite di 0,4 TEQ ng/Nmc fino a poco fa dichiarato irraggiungibile a Taranto) ci sembra di capire che anche in “Casa Riva” qualcosa sia cambiata: ci auguriamo che anch’essi si convincano definitivamente che il muro contro muro non porta da nessuna parte e tanto meno alla salvezza dello stabilimento di Taranto, unanimemente riconosciuto “strategico” per l’Italia, non solo per il Gruppo Riva.
Per parte nostra, ripetiamo quello che diciamo da anni: “la sfida a tutela dell’ambiente e del lavoro” a Taranto può essere vinta solo con un grande progetto ed un piano pluriennale per l’uscita della città dallo stato di grave emergenza ambientale, piano condiviso e programmato in maniera cadenzata e verificabile da tutti gli interessati, come fu, ad esempio, quello impostato e realizzato anni fa per salvare Hamilton in Canada, allora la città siderurgica più inquinata del mondo. Progetto e piano elaborati, però, a quattro mani, tutte legittimate ad operare, senza prevaricazioni di sorta: lo Stato, i Riva, le Istituzioni regionali e locali ed il “pubblico interessato”.
Peacelink COMUNICATO STAMPA del 13 gennaio 2010

Altamarea contesta la commissione IPPC Ilva

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martedì 29 dicembre 2009

L'Arpa risponde alla commissione AIA sull'Ilva

ARPA Puglia
Osservazioni sul parere della Commissione Istruttoria IPPC e dell'allegato Piano di Monitoraggio e Controllo (PMeC) nell'ambito dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) relativa allo Stabilimento Ilva Spa di Taranto.

Parere Arpa Puglia Su Ippc Ilva Taranto

venerdì 11 dicembre 2009

AIA Ilva, cosa fanno le istituzioni?

Comunicato stampa AltaMarea su procedimento rilascio Aia all'Ilva

Altamarea pretende che nel procedimento AIA chiesto da ILVA s.p.a., si valutino puntualmente, dandone effettiva e concreta contezza nella motivazione del provvedimento finale, tutte le ragioni esposte nei 19 documenti presentati dalle associazioni ambientaliste tarantine, nonché da quello firmato anche dai Sindaci dei Comuni di Taranto e Statte. Qualora anche solo una osservazione o un singolo aspetto delle osservazioni e/o delle prescrizioni dei Sindaci di Taranto e Statte , non fosse adeguatamente valutato e/o considerato, ciò non solo sarebbe illegittimo, ma offenderebbe la sensibilità dei cittadini di Taranto e Provincia, costretti a subire i potenti inquinamenti di industrie pesanti come quelle dell’ILVA s.p.a. e non solo.
In questa prospettiva, pertanto, Altamarea, nei limiti in cui il parere reso dalla Commissione IPPC presso il Ministero dell’Ambiente e il piano di monitoraggio e controllo proposti, disattendono, non considerino, non valutino o non motivino sulle ragioni per cui ci si è discostati dalle osservazioni, dai documenti e dalle prescrizioni delle associazioni ambientaliste e dai Sindaci dei Comuni di Taranto e Statte, respinge con sdegno tale azione e diffida il responsabile del procedimento AIA per l’ILVA e il dirigente che emetterà il provvedimento finale, a correggere l’orientamento che si profila.
Altamarea, inoltre, ribadisce che il procedimento per il rilascio dell’AIA all’ILVA è tutt’altro che concluso, non essendo stata ancora convocata la conferenza dei servizi a seguito della emissione del parere reso dalla Commissione IPPC presso il Ministero. Pertanto, non si raccolgono le polemiche, del tutto pretestuose, seguite alla falsa notizia divulgata circa il presunto rilascio dell’AIA all’ILVA.
Altamarea sottolinea, ancora una volta, la necessità di creare un fronte comune nella lotta contro l’inquinamento.
Pertanto Altamarea rilancia uno dei punti della propria piattaforma, che prevede, nel rilascio dell’AIA all’Ilva s.p.a. e alle altre industrie site nel territorio, l’adozione delle prescrizioni più severe e tetti di emissioni notevolmente inferiori a quelli ordinariamente stabiliti dalla legge, attesa la peculiarità, le dimensioni dell’inquinamento e la necessità di rispettare comunque e innanzitutto la salute dei cittadini.

martedì 8 dicembre 2009

AIA all'Ilva???

L'Aia assegnata all'Ilva grazie al ritardo delle BREFs, mentre a Taranto si continua a morire...

BRUXELLES. La notizia positiva è che recentemente l'Ilva di Taranto (la più grande acciaieria d'Europa e tra le più grandi al mondo) ha ricevuto dal ministero dell'Ambiente l' Aia (Autorizzazione integrata ambientale), il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto secondo i requisiti garantiti dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n.56, di recepimento della direttiva comunitaria 96/61 CE, relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC).
La notizia negativa è che a Taranto ci si continua ad ammalare per inquinamento dell'aria e delle acque. L'area metropolitana, insieme a Brindisi, è stata definita "ad elevato rischio ambientale" dal Consiglio dei Ministri: «Gli ambiti territoriali e i tratti marittimi prospicienti sono caratterizzati da gravi alterazioni degli equilibri ambientali nei corpi idrici, nell'atmosfera o nel suolo, che comportano rischio per l'ambiente e la popolazione».
Questa condizione di rischio per la popolazione è stata accertata da indagini epidemiologiche condotte dal Centro europeo ambiente e salute dell'Organizzazione mondiale della sanità.
A Taranto vivono circa 280.000 abitanti (circa il 39% dei residenti della provincia). Nel capoluogo risiede circa l'83% della popolazione dell'intera area a rischio.

Il rapporto sui dati ambientali pubblicato a novembre 2009 da ARPA Puglia ha riscontrato una mortalità generale per gli uomini del 10,6% in più della media regionale e dell'11,6% sui casi tumorali.
Riscontrato un eccesso di mortalità significativo per:
• malattie del sistema cardiocircolatorio (eccesso del 7%),
• dell'apparato digerente (eccesso del 17%),
• del sistema nervoso (eccesso del 48%),
• per tumore del polmone (eccesso del 33%),
• per mesotelioma (rischio più di 4 volte superiore ai dati regionali).

Nel 1998, per la presenza di imponenti insediamenti industriali nella zona, è stato istituito il Registro tumori dell'area ionico-salentina sotto la responsabilità scientifica del prof. Giorgio Assennato, direttore Generale ARPA Puglia, e in collaborazione con le AASSLL di Brindisi e Taranto
Un'ulteriore conferma del rischio è data da uno studio condotto dall'Istituto superiore di sanità in collaborazione con l'Azienda sanitaria locale di Taranto. I siti considerati sono l'impianto e il deposito Ip, il cementificio, le acciaierie, il deposito minerario e i cantieri navali.
Per il tumore del polmone è stata evidenziata un'associazione con la distanza della residenza dei casi di 58 malati dalle acciaierie (numero di casi tanto maggiore quanto la residenza era prossima al sito) e dai cantieri navali.
Elementi critici anche per quanto riguarda le patologie non associate direttamente all'inquinamento atmosferico, come le malattie respiratorie e le broncopneumopatie cronico-ostruttive.
Secondo Arpa Puglia, la qualità delle acque è preoccupante. La presenza di elevati valori di ammoniaca durante l'anno evidenzia l'impatto generato da scarichi civili ed industriali. La situazione peggiora se si analizzano i dati dei sedimenti di idrocarburi ed altre sostanze organiche.
Ma allora, com'è possibile che allo stabilimento Ilva sia stata accordata l' Autorizzazione integrata ambientale?
L'Aia è il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto imponendo misure tali da evitare oppure ridurre le emissioni nell'aria, nell'acqua e nel suolo per conseguire un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo complesso. L'autorizzazione integrata ambientale sostituisce ad ogni effetto ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione. Sono fatte salve le disposizioni relative al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.
Affinché venga rilasciata l'AIA, un dato impianto industriale si deve dotare delle cosiddette BREFs (Best Available Techniques Reference Document) che, a loro volta, contengono le BAT (Best Available Techniques) volte a limitare al massimo l'impatto ambientale. Queste BREFs vengono stabilite a livello europeo da un gruppo di lavoro internazionale composto dalle autorità ambientali dei 27 Paesi membri, industrie, università, NGOs, istituti di ricerca e tecnici specializzati, il tutto coordinato dall'Institute for Prospective Technological Studies (IPPC Bureau) dipendente dalla DG Environment della Commissione europea e con sede a Siviglia (Spagna). Le BREFs sono in totale 33, ognuna per ogni settore industriale produttivo. Le Best Available Techniques vengono stabilite per un periodo che va dai 5 ai 10 anni. Nel caso degli stabilimenti siderurgici, una nuova "lista di tecnologie" era attesa per i primi mesi del 2008, ma ad oggi - Novembre 2009 - siamo ancora in alto mare.
Questo vuol dire che l'ILVA, nonostante i passi avanti fatti negli ultimi anni, sarà tenuta ad adeguarsi a delle tecnologie che sono "datate".
Di chi è la colpa di questo ritardo? A quanto pare non dell' IPPC Bureau, che non può fare altro che lavorare sui dati forniti dai componenti del panel di esperti (Stati membri, industrie, NGOs....). A quanto pare, a qualcuno fa comodo ritardare la messa a punto e, quindi, l'entrata in vigore, delle nuove BREFs. Inutile sottolineare che il mercato siderurgico, e di conseguenza le lobbies e gli interessi che ci stanno dietro, sono tra i più potenti d'Europa. (Greenport)

domenica 15 novembre 2009

Inquinamento di Stato a Taranto

La bocciatura del Tar delle nomine delle Commissioni del ministero dell’Ambiente provoca una vacatio legis circa la limitazione delle attività inquinanti della grande industria. A pagare le conseguenze maggiori, ancora la Puglia.


L’ultima sentenza del Tar sulle nomine dei componenti delle Commissioni indicate dal ministero dell’Ambiente rischia di consegnare alla confusione più totale i vincoli normativi predisposti per limitare le attività inquinanti dell’industria. Una vacatio legis che potrà provocare enormi danni all’ambiente e al territorio. Ed è proprio Taranto, una delle città più inquinate d’Italia a causa della presenza dell’impianto siderurgico dell’Ilva, che rischia di pagarne presto le conseguenze. Il pericolo è inequivocabilmente verificabile nella vicenda dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale): introdotta con direttiva 61/96 (direttiva Ippc), è lo strumento cardine della Ue per l’attuazione di politiche ambientali che mirano a realizzare la riduzione complessiva dell’inquinamento prodotto dal settore industriale.
Tecnicamente l’Aia attua un approccio preventivo e integrato che punta a evitare, o se non è possibile a ridurre, le emissioni intervenendo nelle varie fasi del processo, alla sua fonte. L’Aia riguarda anche l’efficienza dell’uso dell’energia e «le misure necessarie per prevenire gli incidenti». La prima “anomalia” del legislatore è il parziale recepimento della direttiva, nel 1999. A seguito di procedura d’infrazione, viene delegato il governo nel 2003 e il recepimento avverrà due anni dopo. Il legislatore comunitario attraverso la direttiva si prefigge di attuare la riduzione integrata dell’inquinamento nell’aria, nell’acqua e nel suolo. La centralità Ippc nelle politiche comunitarie trova piena conferma nel VI Programma comunitario per l’ambiente: “Ambiente 2010 il nostro futuro, la nostra scelta”. Nell’obiettivo generale “ambientesalute” è specificato che occorre «ottenere una qualità dell’ambiente tale che i livelli di contaminanti di origine antropica non diano adito a conseguenze o a rischi per la salute umana».
Tutte le aziende italiane, circa 8.000, dovevano ottenere l’Aia entro l’ottobre 2007. I grandi impianti di competenza statale sono 200: a tutt’oggi le Aia concesse ammontano a circa 30. Emblematico e cinico, si diceva, è il caso della martoriata Taranto. Dichiarata per legge “città a elevato rischio di crisi ambientale”, e con una emissione di diossina pari al 90 per cento del totale prodotto in Italia. In Europa il limite diossine in un metro cubo di aria è di 4 diecimiliardesimi di grammo. In Italia con una furbata “aggregativa” (media tra 200 congeneri diversi di diossine e simili) si è stabilito un limite enormemente superiore. E da nessuno è stato mai modificato. Diciotto mesi fa un accordo tra ministero dell’Ambiente ed enti locali fissava in 300 giorni il tempo massimo per l’ottenimento dell’Aia ai 7 impianti maggiormente inquinanti di Taranto.
Secondo i dati dell’Ines (Inventario nazionale delle emissioni e delle sorgenti), oltre alla diossina, a Taranto l’industria immette in atmosfera il 95 per cento degli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) prodotti da tutto il settore industriale italiano, oltre al 57 per cento di mercurio e rilevanti quantitativi di cadmio e cromo. L’Aia, congiuntamente ai Piani regionali di risanamento e tutela della qualità dell’aria e dell’acqua, può arginare gli effetti di quel “mattatoio”, silente e cinico. Intanto, i numeri dimostrano quanta indifferenza possa essere mostrata dalla politica e dalle istituzioni: la commissione Aia del ministro Prestigiacomo ha concesso 26 Aia.
Pur nell’evidente emergenza di Taranto, su 157 Aia complessive il maggiore emettitore di inquinanti, l’Ilva, è stato posto come ordine di intervento al 113esimo posto, al 13esimo la raffineria Eni, al 96esimo la centrale Edison, al 118esimo Enipower. Taranto dovrà sorbirsi patologie e inquinamento almeno per un altro lustro, considerando il ritmo di produzione di 26 Aia della Commissione. E ora la confusione normativa non potrà che dilatare i tempi. Eppure i 7 impianti hanno prodotto complessivamente negli ultimi quattro anni utili annui per circa un miliardo di euro. Con grande gioia dei proprietari delle industrie. Tra cui lo Stato con Eni ed Enel.
Erasmo Venosi su Terra

Il Comitato per Taranto aveva paventato questo rischio quando si espresse sul presidente della commissione IPPC, il "giovane siciliano" Dario Ticali. Poco dopo l'intervista di Antonietta Podda per RPS e l'inchiesta di Sandra Amurri sull'Espresso portarono alla "rimozione" di Bonaventura Lamacchia - colui che doveva occuparsi dell'Ilva di Taranto - per problemi giudiziari.

Prestigiacomo bocciata e noi...fregati!

MINISTERO. Il Tribunale amministrativo del Lazio giudica illegittime le nomine fatte dal ministro Prestigiacomo per le commissioni Via, Ippc e Covis. A rischio decine di autorizzazioni per grandi opere, tra cui la centrale di Porto Tolle.

Il Tar del Lazio ha bocciato venerdì scorso le commissioni del ministero dell’Ambiente che devono dare il via libera alle centrali elettriche e delle dighe e dare l’autorizzazione alle industrie a funzionare. La nomina dei commissari fatta dall’attuale ministro Stefania Prestigiacomo è illegittima: i vecchi membri delle commissioni hanno fatto ricorso alla giustizia amministrativa e l’hanno vinto. Non potevano essere “licenziati”, perché i loro contratti erano ancora validi e per i tecnici non vale lo spoil system. E ora, al ministero, si aprono due bei problemi - come denuncia il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che parla di «grave approssimazione ». Il primo riguarda le decine di attività su cui le commissioni hanno deliberato: sono, ad esempio, illegittime le opere su cui la commissione Valutazione di impatto ambientale (Via) ha dato parere positivo? Il secondo gira attorno al danno economico che lo Stato si vedrà probabilmente costretto a risarcire.
Nel giugno 2008, infatti, il ministro rimandava a casa i membri di ben tre commissioni di primaria importanza: Via, Covis (danno ambientale) e Ippc (inquinamento industriale). Gli esperti, naturalmente, erano stati nominati dal ministro Pecoraro Scanio ma per le funzioni tecniche non esiste un meccanismo di avvicendamento politico e il loro contratto non era in scadenza, ma il nuovo responsabile del dicastero - rispondendo all’appello alla contrazione della spesa pubblica - aveva diminuito di 10 unità i membri delle tre commissioni. Un motivo valido, secondo il ministro, per rifarle da zero. Ma il Tar ha deciso diversamente. «La Corte ha giudicato incostituzionale la norma - spiega l’avvocato Valentina Stefutti, che ha patrocinato i ricorrenti - ma questo è addirittura un argomento secondario.
Semplicemente, ha riconosciuto che la commissione era la stessa. O veniva confermata o si spiegava la ragione per cui non si confermava ». Insomma, un passo azzardato. Che ora mette a rischio, almeno teorico, anche gli atti compiuti dalla nuova commissione. Solo per quello che riguarda la valutazione di impatto ambientale, un pacchetto di 44 opere tra cui la centrale a carbone di Porto Tolle e altri 11 impianti energetici, per un totale di oltre 5.000 megawatt (gli impianti nucleari previsti dal governo, per fare un paragone, dovrebbero produrne 4.000); dighe; autorizzazioni alla ricerca di idrocarburi; elettrodotti; raffinerie; ampliamenti di porti e aeroporti.
E poi, il danno economico. Se il giudizio del Tar verrà confermato dal Consiglio di Stato (nel caso probabile in cui il ministero ricorresse), i membri dovranno essere reintegrati e pagati, oppure semplicemente pagati. La sola commissione Via costa circa 7 milioni di euro l’anno, di cui una parte consistente (quasi il 70%) va agli emolumenti dei commissari. È ipotizzabile un costo per l’erario di 3-4 milioni aggiuntivi. A meno che non venga riconosciuto - come è successo in altre cause sempre contro il ministero dell’Ambiente - anche il danno biologico. In quel caso è ipotizzabile addirittura un raddoppio della cifra. Chi lo pagherà? (Terra)

Leggi anche:
Tutto daccapo per la commissione Via-Vas (Villaggio globale)
Min. Ambiente, Tar dà ragione ad ex membri commissione tecnica (Reuters)
Prestigiacomo sconfessata. "Nuove nomine illegittime" (La Repubblica)

venerdì 31 luglio 2009

AIA AIA!

IL RICORSO CI SI È RIVOLTI ALLA COMMISSIONE UE: LE AZIENDE DELL’AREA INDUSTRIALE POTREBBERO NON TENER CONTO DELLE PRESCRIZIONI
«L’Europa indaghi sull’Aia»
«Altamarea» critica lo Stato: ritardi nel rilascio della concessione
FULVIO COLUCCI (La Gazzetta di Taranto, 31 luglio 2009, p.III)

• Il ricorso all’Unione Europea c’è. e «Altamarea», il cartello delle associazioni ambientaliste che lo ha presentato (e illustrato ieri alla stampa) spiega: «Chiediamo l’intervento della Commissione europea, nelle forme previste dai regolamenti vigenti, nei confronti dello Stato italiano per il mancato rilascio delle Autorizzazioni integrate ambientali nei tempi previsti dalla normativa europea e italiana».
Cosa è successo? Secondo gli ambientalisti, il ritardo nel rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale «Ha aggravato e sta aggravando la posizione italiana nella procedura di infrazione già in atto nei confronti dell’Italia da parte della Commissione europea». Ma non si tratta solo di un problema legato ai tempi e alle leggi.
Ieri, durante una conferenza stampa, Biagio De Marzo per Peacelink, Paola D’Andria per l’Ail, Leo Corvace e Lunetta Franco per Legambiente, hanno ricostruito il sofferto percorso dell’Aia, partendo dalla proroga al 31 marzo del 2008 dei termini per il rilascio delle autorizzazioni. Da quella data il silenzio è calato sulle pratiche. O quasi. L’accordo stipulato ad aprile dello scorso anno dal governo e dalle aziende della zona industriale (Ilva, Eni, Cementir, Sanac, Enipower, Edison) concedeva altri 300 giorni perché gli impianti fossero messi a norma nel rispetto delle leggi. Anche questo termine è scaduto senza risultato. «Il mancato rilascio dell’Aia nei tempi previsti - hanno ricordato ieri i rappresentanti delle associazioni ambientaliste riunite nel cartello «Altamarea» - di fatto si traduce in un’ulteriore proroga concessa alle imprese del territorio in assenza di uno specifico provvedimento legislativo. Ciò ha gravi ripercussioni sul territorio ionico in termini di impatto ambientale e di ricadute sulla salute dei cittadini poiché ne ritarda il risanamento e ne procrastina, invece, lo stato di crisi ambientale tra i più rilevanti a livello europeo come attestato dal registro delle emissioni “Eper” e dal riconoscimento del territorio tarantino come area ad elevato rischio ambientale nel 1990 e nel 1998». Gli ambientalisti ricordano anche un altro aspetto assai rilevante: «Il ritardo nella concessione dell’Aia può consentire alle aziende di realizzare gli interventi previsti nei loro cronoprogrammi anche in mancanza del rilascio dell’autorizzazione e anche prima delle conclusioni dell’istruttoria da parte della commissione Ippc (commissione di controllo integrato per la prevenzione dell’inquinamen - to). Insomma le aziende potrebbero non tenere conto delle prescrizioni che saranno contenute nell’Aia».
«Questo documento lo abbiamo inviato a un centinaio di deputati e senatori, alla Regione, alla Provincia e al Comune - ha commentato Biagio De Marzo di Peacelink - perché riteniamo sia necessario smuoverli da un certo torpore che produce una inerzia dannosa per i cittadini. Lo Stato non può ignorare le condizioni in cui versano territorio e comunità. Il 28 novembre 2009 con una nuova manifestazione “Al - tamarea” tornerà alla carica».

giovedì 4 dicembre 2008

Mai piccoli abbastanza, per la Grande Europa!

Ecco il testo di una lettera di una cittadina tarantina alla Comunità Europea per denunciare la situazione di questa città e chiedere l'intervento comunitario cui l'ufficio addetto ha prontamente risposto! (e qui?)

Dear Mr.Dimas, I call for a speed and strong european political action to save Taranto and stop the italian government. If you coluld come here and see what Ilva is doing to our lives, our health and environment, you will not believe it. Hundreds of people live too close to the biggest european steel industry eating dioxine and breathing poison. I hope you can act as soon as possible. Thank you very much

Ed ecco la risposta:

venerdì 28 novembre 2008

Riunione d'alto livello

E se fosse la riunione Ministeriale della Commissione IPPC per l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) all'Ilva di Taranto?

martedì 25 novembre 2008

ILVA: L'Europa bacchetta il Ministero e prosegue la procedura di infrazione


(Fonte: Adambra su Agora Vox) Qualche settimana fa sono rimasto colpito leggendo dall’articolo sul sito del Corriere della Sera di Carlo Vulpio, A 13 anni ha il tumore da fumo. «E’ la diossina», dalla gravità della situazione a Taranto, di cui si è occupato in diverse occasioni anche Il Salvagente

Vulpio si chiedeva se Bruxelles era al corrente che Taranto fosse la città più inquinata d’Italia e dell’Europa occidentale per i veleni delle industrie. Ho deciso quindi di chiederlo direttamente ai diretti interessati, interrogando la Commissione Europea sulla questione.

La risposta, che riporto qui di seguito è riassunta nel titolo di questo post, e conferma ancora una volta come troppo spesso chi ci amministra faccia i conti senza l’oste, “dimenticando” che esistono norme comunitarie da cui (FORTUNATAMENTE) non si puo’ scappare!

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COMMISSIONE EUROPEA DIREZIONE GENERALE AMBIENTE
Direzione C - Cambiamento climatico e qualità dell’aria
Env.c.4 - Emissioni industriali e protezione dello strato di ozono

Bruxelles, 24 Nov 2008

Oggetto: risposta alla lettera di informazioni in merito all’acciaieria ILVA di Taranto, Italia

Gentile Sig D’Ambra,
La ringrazio della Sua lettera del 22 Ottobre 2008 e delle informazioni sull’acciaieria ILVA di Taranto, che abbiamo letto con la massima attenzione.
L’allegato I della direttiva 2008/1/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (di seguito “direttiva IPPC”) elenca le categorie di attività industriali rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva. Si tratta di impianti per la produzione e trasformazione dei metalli, quali gli impianti di arrostimento o sinterizzazione di minerali metallici, compresi i minerali solforati (punto 2.1), gli impianti di produzione di ghisa o acciaio (fusione primaria o secondaria, compresa la relativa colata continua di capacità superiore a 2,5 tonnellate all’ora (punto 2.2) e di impianti destinati alla trasformazione dei metalli ferrosi (punto 2.3à. Anche le cokerie rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva IPPC (allegato I, punto 1.3).L’impianto dell’ILVA S.p.a. di Taranto s volge tutte queste attività.
La direttiva IPPC dispone che gli impianti rientranti nel suo ambito di applicazione siano tenuti a operare conformemente ad autorizzazioni che includono valori limite di emissioni basati sulle migliori tecniche disponibili (le cosiddette BAT, Best Available Techniques). La prevenzione o la riduzione delle emissioni nell’aria, nell’acqua o nel suolo deve pertanto essere oggetto delle autorizzazioni ambientali rilasciate conformemente alla direttiva IPPC. Gli impianti esistenti, ossia gli impianti già in servizio prima del 30 Ottobre 1999, dovevano essere messi in conformità ai requisiti della direttiva IPPC entro il 30 Ottobre 2007.
La informo che sulla base delle ultime informazioni ricevute dalla Commissione, l’ILVA S.p.a. non ha ancora ottenuto l’autorizzazione integrata conformemente alla direttiva IPPC.
In merito alla mancanza di progressi nelle procedure di autorizzazione in Italia, compreso il caso dell’impianto dell’ILVA S.p.a., l’8 Maggio 2008 la Commissione ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. La risposta dell’Italia alla lettera di messa in mora è attualmente all’esame.
Qualora fosse necessario, la Commissione prenderà tutte le misure del caso per proseguire la procedura di infrazione a carico dell’Italia per assicurare il recepimento e l’applicazione integrali della direttiva IPPC.

Distinti Saluti, Marianne ZENNING, Capo Unità