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mercoledì 8 aprile 2015

Prime richieste

Processo Ilva, chiesti 10 mesi per l'assessore Nicastro

La condanna alla pena di 10 mesi di reclusione per favoreggiamento personale é stata chiesta dal pm Remo Epifani nei confronti dell'assessore all'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, magistrato in aspettativa, uno dei 52 imputati del procedimento che si sta celebrando davanti al gup di Taranto Vilma Gilli per il presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. Secondo l'accusa, Nicastro - che ha chiesto il giudizio con rito abbreviato - ha favorito il presidente della Regione Nichi Vendola, che risponde di concussione, sottacendo alcune circostanze a lui note in riferimento alle presunte intimidazioni poste in essere da Vendola nei confronti del direttore regionale dell'Arpa Puglia Giorgio Assennato per indurlo a posizioni più concilianti con la dirigenza Ilva.
Dal canto suo, invece, il legale  di Vendola ha contestato nel merito il reato di concussione, che sarebbe stato commesso in concorso con persone "che non conosce o ha visto una o due volte". L'avvocato Vincenzo Muscatiello nel corso dell'arringa a difesa del presidente della Regione ha puntato anche a minare la credibilità di Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva, che manteneva i rapporti con i politici ed era stato definito dai Riva "il maestro degli insabbiamenti". Muscatiello ha supportato l'arringa con la visione di alcune slide e l'ascolto di intercettazioni telefoniche.

Il legale per tre ore ha provato a smontare la tesi degli inquirenti secondo i quali Vendola sostenendo che proprio dalle intercettazioni telefoniche emergerebbe l'inattendibilità di Archinà. L'udienza si è chiusa con l'arringa del legale di Antonio Antonicelli, dirigente regionale del settore Ecologia, che risponde di favoreggiamento nei confronti di Vendola. La discussione dei difensori dei 52 imputati proseguirà il 15 aprile. (RepBA)

venerdì 20 febbraio 2015

Parola di Procuratore, consapevolezza di tutti!

"L'Ilva inquina come due anni fa", la procura accusa 52 tra politici e industriali

Il procuratore della Repubblica di Taranto Franco Sebastio ha formalmente reiterato la richiesta di rinvio a giudizio per 52 imputati, 49 persone e 3 società all'udienza preliminare "Ambiente svenduto" sul disastro ambientale di Taranto.
 Dirigenti ufficiali ed occulti (i così detti "fiduciari") e membri della famiglia Riva, proprietaria dell'Ilva, rischiano il rinvio a giudizio per associazione per delinquere, disastro ambientale ed avvelenamento di sostanze alimentari. Nel presentare le sue conclusioni al gup Vilma Gilli il procuratore Sebastio ha presentato un lungo elenco di prove, fra cui esposti di associazioni ambientaliste ed enti pubblici, relazioni tecniche di Asl e Spesal ed i risultati di due incidenti probatori al termine dei quali medici ed epidemiologi hanno concluso che lo stabilimento siderurgico di Taranto causa malattia e morte.
Fra le prove anche moltissime intercettazioni telefoniche dalle quali, per il procuratore Sebastio, emergono episodi di concussione, corruzione, favoreggiamento e violazione dei segreti d'ufficio. Il rinvio a giudizio è stato chiesto anche per diversi tecnici ministeriali, politici ed amministratori che avrebbero favorito il siderurgico. Fra questi il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola accusato di aver fatto pressioni sull'Arpa e l'ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, entrambi accusati di concussione. Rinvio a giudizio è stato chiesto anche per il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, accusato di abuso d'ufficio, per gli attuali assessori regionali all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, e alla Sanità Donato Pentassuglia, quest'ultimo all'epoca dei fatti presidente della commissione regionale Ambiente, nonche' per l'ex assessore regionale Nicola Fratoianni, oggi deputato di Sel, tutti accusati di favoreggiamento.
"Se oggi si decidesse di eseguire un sopralluogo nell'area delle batterie delle cokerie Ilva per verificare se ci sono stati interventi di miglioramento dell'inquinamento ambientale, potrebbe anche emergere che nulla o quasi è cambiato rispetto al 26 luglio 2012, quando gli impianti a caldo vennero posti sotto sequestro su disposizione della magistratura". E' quanto avrebbe sottolineato nel suo intervento il pm di Taranto Mariano Buccoliero, discutendo nell'udienza preliminare, in corso a porte chiuse nel capoluogo ionico, del procedimento penale per disastro ambientale a carico dell'Ilva. Lo si è appreso da fonti vicine alla Procura.
Buccoliero ha concluso il suo intervento passando la parola ad un altro pm, Giovanna Cannarile, che dovrebbe soffermarsi sui danni ambientali causati dall'inquinamento dell'Ilva agli edifici del quartiere Tamburi, a ridosso del siderurgico, e ai suoi abitanti. (RepBA)

martedì 10 giugno 2014

Boifiche? "Cavoli vostri, io me ne vado!" Parola di Pini, anzi, di Renzi

Bonifiche Taranto, il pasticcio della cabina di regia e le “dimissioni” di Pini

La questione è seria e andrà risolta nel più breve tempo possibile. La Cabina di regia istituita dal Protocollo d’intesa “per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” firmato a Roma il 26 luglio 2012, è infatti rimasta senza guida. Nell’ultima riunione svoltasi a Bari presso la Direzione Ambiente e Lavori Pubblici della Regione Puglia, e non come consuetudine nella sede del Comando dei Vigili del Fuoco di Taranto, si sono registrate le dimissioni di Alfio Pini dal ruolo di commissario straordinario e quelle di Antonio Strambaci da soggetto attuatore per l’attuazione degli interventi di bonifica. Secondo quanto dichiarato dall’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, le dimissioni del commissario Pini sarebbero dovute al sopraggiungere “del suo pensionamento”.
Al che, ci siamo subito posto la seguente domanda: ma com’è possibile che lo Stato nomini nel ruolo di commissario per l’attuazione di un Protocollo che prevede interventi così importanti, la cui durata di applicazione è prevista nel periodo di cinque anni (rinnovabili nel caso in cui gli interventi previsti non siano stati ultimati), un uomo prossimo alla pensione? Qualcosa non torna. Ed infatti, come al solito, le cose stanno in tutt’altra maniera. La risposta, come sempre, è nei documenti ufficiali. Esattamente nel decreto legge del 7 agosto 2012 n. 129, “Disposizioni urgenti per il risanamento ambientale e la riqualificazione del territorio della città di Taranto”, poi convertito dalla legge del 4 ottobre 2012 n. 171 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale 6/10/2012, n. 234), che recepiva il Protocollo sottoscritto a luglio. L’art. 1 prevede infatti che “è nominato, senza diritto ad alcun compenso e senza altri oneri per la finanza pubblica, un Commissario straordinario resta in carica per la durata di un anno, prorogabile con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”.
Dunque, al di là del fatto che proprio lo scorso 29 maggio il Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco abbia compiuto i 65 anni d’età (evento che lo ha portato alla pensione), l’incarico di commissario per le bonifiche dell’area SIN di Taranto e Statte gli andava semplicemente rinnovato dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro dell’Ambiente. La nomina di Alfio Pini avvenne nell’ambito della seduta della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’11 gennaio 2013, con decreto non sottoposto a delibera del Consiglio e registrato presso la Corte dei Conti il 13 marzo 2013 (Reg. n. 2 Fog. n. 2). Poi, lo stesso commissario, con successivo decreto (Prot. 0000002) del 24 aprile 2013, nominò quale soggetto attuatore Antonio Strambaci. Dunque, l’incarico di un anno è ampiamente stato superato. Domanda: possibile che nessuno dei soggetti facente parte la Cabina di Regia sapesse che il ruolo di Pini come commissario e quello del soggetto attuatore da quest’ultimo nominato, scadesse dopo un anno e andasse rinnovato? Possibile che nessuno al ministero dell’Ambiente abbia il compito di ricordare al ministro in carica un appuntamento del genere, visto che delle vicende di Taranto se ne parla quasi ogni settimana da almeno due anni? Mistero.
Fatto sta che al momento resta tutto bloccato. Lo stop alla Cabina di Regia “congela” infatti l’uso dei 60 milioni di euro stanziati dalla Regione Puglia per gli interventi previsti per le cinque scuole del quartiere Tamburi, per il cimitero di San Brunone, per le attività in corso sulla falda profonda e per le progettazioni avviate nel territorio del comune di Statte. Per non parlare del fatto che proprio in questi giorni, la Cabina di Regia si deve esprimere studio realizzato da ARPA Puglia, in collaborazione con CNR, Politecnico di Bari e Conisma, sullo stato reale in cui versa il bacino del I seno del Mar Piccolo. Lo studio è diviso in due parti: la prima riguarda la “Predisposizione del modello di circolazione e risospensione dei sedimenti”, mentre la seconda riguarda “l’individuazione delle fonti ancora attive e le dimensioni del loro inquinamento”. Lo studio fornirà un modello concettuale sito-specifico del sito e una stima del “rischio” ambientale associata alle varie opzioni di intervento ed indicherà le superfici del Mar Piccolo (in ettari) oggetto del/degli interventi di bonifica e/o MISE (messa in sicurezza d’emergenza), per i quali l’accordo del 2012 ha previsto una spesa totale 21.000.000 di euro (Delibera CIPE del 3 agosto 2012 n. 87). Tutto ciò detto, è sin troppo chiaro che più di qualcosa non ha funzionato e non è andata nel verso giusto. Nella speranza che chi di competenza, possa rimediare quanto prima all’ennesima commedia sull’ambiente di Taranto.  G. Leone (TarantoOggi, 09.06.2014)

giovedì 13 marzo 2014

Ora anche Nicastro fa il grande paladino!

Ilva: assessore Ambiente, definire tempi e sicurezza falda

"Le risultanze della conferenza di servizi per la copertura dei parchi minerari del siderurgico di Taranto oltre a assoggettare a Via del Ministero dell'Ambiente l'intervento ha lasciato aperti una serie di elementi sui quali, come Regione, abbiamo chiesto una scansione certa dei tempi". A dichiararlo e' l'assessore alla Qualita' dell'Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, in merito alla vicenda dei parchi minerari recentemente assoggettata a Valutazione di impatto ambientale dal Ministero. "Di fatto - sottolinea Nicastro - rimane non definito il timing per gli interventi di caratterizzazione del suolo su cui si dovranno realizzare le coperture e le procedure di messa in sicurezza di emergenza della falda sottostante. Due aspetti tutt'altro che secondari rispetto all'intervento da mettere in campo".
  "Siamo in attesa di integrazioni documentali al progetto indispensabili perche' gli enti competenti, tutti presenti alla conferenza di servizi a Roma - rileva ancora l'assessore - possano utilmente esprimere il proprio parere rispetto agli interventi da realizzare. I nostri tecnici - prosegue Nicastro - hanno ad esempio evidenziato la necessita' di potenziare il sistema di areazione all'interno dei capannoni per limitare le conseguenze dello spolverio interno per garantire la sicurezza dei lavoratori che in quell'area dovranno operare. Auspichiamo che i successivi passi e le procedure di valutazione - conclude - si compiano in tempi ragionevoli oltre che definiti chiaramente e rispettati nelle varie fasi che ci separano dalla copertura". (AGI)

giovedì 6 marzo 2014

Tutti i livelli dello Stato: Vendola, Stefano, Florido, Conserva, Nicastro, Fratoianni, Pelaggi, Assennato... E pure il prete!

Per avere un quadro più ricco, pubblichiamo alcuni articoli che riferiscono del rinvio a giudizio di 53 persone nell'inchiesta Ambiente Svenduto: il grande affaire Ilva!

“Ambiente svenduto”: cinquantatré rinvii a giudizio per l’ILVA di Taranto
 
La procura della Repubblica di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio di cinquantatré indagati, cinquanta persone e tre società, nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente svenduto”. Tra gli altri, il presidente della Regione Puglia  e per Emilio, Nicola e , proprietari dell’ di Taranto.
I governatore Vendola è imputato di accusato di concussione aggravata in concorso con Girolamo Archinà, ex dirigente dei rapporti istituzionali del siderurgico, Fabio Arturo Riva, ex vicepresidente del gruppo, Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento tarantino e Francesco Perli, legale dell’azienda.
Per i Riva, inoltre, (Fabio rifugiato in Inghilterra è in attesa di essere estradato) insieme con Capogrosso,  per le morti per amianto di operai dello stabilimento è stata chiesta una pena di quattro anni e sei mesi a testa. Tra le accuse contestate in un altro processo, l’omicidio colposo e l’omessa cautela di precauzioni necessarie per tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.
Secondo gli inquirenti, nel 2010 il presidente Vendola avrebbe fatto pressioni sul direttore generale dell’ARPA Puglia, l’Agenzia Regionale per la Protezione e Prevenzione dell’Ambiente per “ammorbidire” la posizione dell’agenzia sulle emissioni nocive dell’ILVA; rinviati a giudizio, quindi, per favoreggiamento personale Giorgio Assennato e, fra gli altri, il suo direttore scientifico Massimo Blonda, Donato Pentassuglia, presidente della commissione Ambiente alla Regione e l’assessore regionale all’Ambiente .
La richiesta di rinvio a giudizio è stata formalizzata per concussione anche per l’ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido del Pd, arrestato a maggio 2013 insieme con l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva per aver fatto pressioni insieme ad Archinà su due suoi dirigenti per facilitare il rilascio dell’autorizzazione di una discarica per rifiuti speciali all’interno dell’ILVA; e per il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, accusato di abuso d’ufficio per non aver tutelato la salute dei suoi concittadini. A processo anche un ispettore di polizia, un sottufficiale dei carabinieri, un avvocato e un parroco, coinvolti a vario titolo nelle indagini sui rapporti fra ILVA e società civile. (Ambienteambienti)

GLI ALTRI NOMI DELL'INCHIESTA - Nell'inchiesta risultano coinvolti anche il sindaco Ippazio Stefàno, il parlamentare di Sel, Nicola Fratoianni (all'epoca assessore regionale), l'attuale assessore regionale all'Ambiente Lorenzo Nicastro, il consigliere regionale del Pd Donato Pontassuglia. Gli altri avvisi di garanzia sono in corso di notifica al patron Emilio Riva e ai suoi figli Nicola e Fabio. Sono ancora coinvolti il consigliere regionale Donato Pentassuglia i dirigenti della Regione Antonicelli, Manna, Pellegrino ed anche il direttore dell'Arpa Giorgio Assennato, il direttore scientifico dell'Arpa Massimo Blonda. Ecco la lista di tutti gli indagati: Emilio Riva (1926), Nicola Riva (1958), Fabio Arturo Riva (1954); Luigi Capogrosso (1955), Marco Andelmi (1971), Angelo Cavallo (1968), Ivan Dimaggio (1969), Salvatore De Felice (1964), Salvatore D'Alò (1959), Girolamo Archinà (1946), Francesco Pervi (1954), Bruno Ferrante (1947), Adolfo Buffo (1956), Antonio Colucci (1959), Cosimo Giovinazzi (1974), Giuseppe Dinoi (1984), Giovanni Raffaelli (1963), Sergio Palmisano (1973), Vincenzo Dimastromatteo (1970), Lanfranco Legnani (1939), Alfredo Cerinani (1944), Giovanni Rebaioli (1948), Agostino Pastorino (1953), Enrico Bessone (1968), Giuseppe Casartelli (1943), Cesare Cotti (1953), Giovanni Florido (1952), Michele Conserva (1960), Vincenzo Specchia (1953), Lorenzo Liberti (1942), Roberto Primerano (1974), Marco Gerardo (1975), Angelo Veste (1938), Giovanni Bardaro (1962), Donato Perrini (1958), Cataldo De Michele (1959), Nicola Vendola (1958), Ippazio Stefàno (1945), Donato Pentassuglia (1967), Antonello Antonicelli (1974), Francesco Manna (1974), Nicola Fratoianni (1972), davide filippo Pellegrino (1961), Massimo Blonda (1957), Giorgio Assennato (1948), Lorenzo Nicastro (1955), Luigi Pelaggi (1954), Dario Ticali (1975), caterina Vittoria Romeo (1951), Pierfrancesco Palmisano (1953), Ilva spa (in persona del commissario straordinario Enrico Bondi), Riva Fire spa (in persona del consigliere delegato e legale rappresentante Angelo Massimo Riva ), Riva Forni Elettrici spa (in persona del presidente legale e rappresentante Cesare Federico Riva). (CdM)

Ilva, un sistema infetto: concussione, corruzione e disastro ambientale. 50 richieste di rinvio a giudizio

Ci sono impresentabili di serie A e impresentabili di serie Z. Campagne mediatiche per chiedere la testa di Tizio, mentre i Caio e i Sempronio rimangono al loro posto, nascondendosi dietro il dito della "presunzione d'innocenza", in Italia valida solo per i politici. 
Ieri il ministro Boschi (Riforme) ha spiegato ai pochi deputati presenti in Aula che il governo, proprio per la presunzione d'innocenza, non ha alcuna intenzione di chiedere le dimissioni dei sottosegretari indagati o imputati (Barraciu, De Caro, De Filippo, Bubbico) figuriamoci del ministro Lupi (concorso in abuso d'ufficio). Resta da capire perchè Renzi abbia sostenuto che la Baracciu non andava bene come indagata candidata governatrice della Sardegna, ma è perfetta come sottosegretario alla Cultura.  Dopo pressioni di stampa e opinione pubblica, il sottosegretario Gentile (NCD) si è dimesso. Nessuno ha fiatato (e la notizia è rapidamente scomparsa dai principali quotidiani) per il rinvio a giudizio del compagno di partito Roberto Formigoni, ex governatore della Lombardia, presidente della Commissione Agricoltura. Sul suo capo accuse di corruzione e associazione a delinquere nell'inchiesta Maugeri sulla Sanità. Bazzeccole.  
Oggi giunge notizia della richiesta di rinvio a giudizio per Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata nell'ambito dell'inchiesta sull'Ilva di Taranto, altra indagine che rischia di venire archiviata dai media con troppa fretta. Secondo gli inquirenti il governatore della Puglia avrebbe abusato del suo ruolo e, assieme al patron Fabio Riva e all'ex responsabile delle comunicazioni dell'azienda Girolamo Archinà (quello della famigerata intercettazione pubblicata dal Fatto alcuni mesi fa), avrebbe "implicitamente minacciato" con la "mancata riconferma nell'incarico"  Giorgio Assennato, direttore dell'ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), allo scopo di renderlo più 'morbido' nei confronti dell'azienda, in particolare sulle "emissioni nocive prodotte dall'impianto siderurgico dell'Ilva s.p.a. ed a dare quindi utilità a quest'ultima, consistente nella possibilità di proseguire l'attività produttiva ai massimi livelli, come sino ad allora avvenuto, senza perciò dover subire le auspicate riduzioni o rimodulazioni".  E' un'accusa gravissima di un'inchiesta che, non a caso, si chiama "ambiente svenduto". 
Oltre a quella di Vendola, ci sono altre 50 richieste di rinvio a giudizio: per i Riva (Fabio, Emilio, Nicola), Archinà, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso l'accusa è di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento di sostanze alimentari e all'omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Fabio Riva assieme ad Archinà deve rispondere anche del reato di corruzione in atti giudiziari: avrebbero versato una tangente di 10mila euro ad un professore universitario (Lorenzo Liberti) che collaborava con la Procura proprio sulle emissioni dell'Ilva. Tra i neo imputati anche Luigi Pelaggi, che nel 2011, quando venne rilasciata l'autorizzazione ambientale all'Ilva, faceva parte della commissione incaricata a decidere. Pelaggi era anche alla guida della segreteria tecnica dell'allora ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. 
Imputati anche il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno (omissioni in atti d'ufficio, non avrebbe adottato provvedimenti per "prevenire ed eliminare i pericoli" causati dall'Ilva di cui era a conoscenza) e l'ex presidente della Provincia, Gianni Florido (tentata concussione, pressioni per far ottenere l'autorizzazione alla discarica ILVA).  
L'inchiesta è partita nel 2009, ma il caso è deflagrato negli ultimi due anni, con il lungo braccio di ferro relativo alla chiusura degli impianti, fino al "sequestro per equivalente di beni, quote societarie e denaro fino alla concorrenza di 8.1 miliardi di euro nei confronti di Riva Fire e Ilva". Decisione poi annullata senza rinvio dalla Cassazione. Ma la questione Ilva si trascina da oltre un decennio. Il patriarca Emilio Riva ha già collezionato due condanne (nel 2002 e nel 2007) per l'inquinamento prodotto dall'azienda, senza che i vertici avessero messo in atto delle contromisure a tutela dell'ambiente. 
Un caso anche politico, che ha visto i governi e i vari ministri dell'Ambiente che si sono succeduti (Monti-Clini, Letta-Orlando) incapaci di fornire risposte convincenti. E con un evidente conflitto d'interessi: Enrico Bondi è stato nominato dal governo Letta commissario governativo del gruppo Ilva, un mese dopo aver lasciato il precedente incarico: amministratore delegato della stessa azienda. (IBT)


Per la  Procura di Taranto Emilio Riva e i suoi figli Nicola e Fabio (rifugiato in Inghilterra in attesa di giudizio di appello sull’estradizione), proprietari dell’Ilva,  insieme all’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, devono essere processati.  I Pm hanno infatti oggi richiesto il rinvio a giudizio per 50 persone e tre società.

L’inchiesta era stata già avviata nel 2009, ma di fatto la svolta era avvenuta nel 2012, grazie a due perizie che evidenziavano il pesante impatto dell’Ilva sull’ambiente e soprattutto sulla salute dei cittadini di Taranto. Da li partì il sequestro degli impianti e successivamente i  primi arresti. 
Le accuse  depositate oggi dalla Procura sono decisamente gravissime e riguardano non solo i proprietari dell’Ilva, ma anche i loro ‘fiduciari’ (il cosiddetto governo ombra della fabbrica). Vanno dall’associazione a delinquere, disastro ambientale, inquinamento, avvelenamento di sostanze alimentari, fino all’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni, corruzione, concussione, falso e infine abuso d`ufficio. Fra le accuse c’è anche quella di aver fatto pressioni su politici e amministratori, mass media, organizzazioni sindacali, forze dell’ordine e clero, per ridimensionare i problemi ambientali e consentire allo stabilimento di proseguire l’attività produttiva “senza il minimo rispetto anzi in totale violazione e spregio della normativa vigente”.  Ma non solo. Rinviato a giudizio per concussione aggravata  anche  il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, leader di Sel. Vendola è imputato dalla Procura per le pressioni sui vertici dell’Arpa Puglia, affinché ‘ammorbidisse’ l’azione di controllo sull’Ilva, in particolare in relazione alle emissioni nocive prodotte dall'impianto siderurgico, dando così la possibilità a quest’ultimo di proseguire indisturbato l’attività produttiva, senza dover subire riduzioni o rimodulazioni.
Riguardo al presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, ecco quanto dichiara la Procura nel fascicolo: “In concorso tra loro nella gestione dell'Ilva di Taranto operavano e non impedivano con continuità e piena consapevolezza una massiva attività di sversamento nell'aria-ambiente di sostanze nocive per la salute umana, animale e vegetale, diffondendo tali sostanze nelle
aree interne allo stabilimento, nonché rurali ed urbane circostanti lo stesso, in particolare Ipa, benzoapirene, diossine, metalli ed altre polveri nocive, determinando gravissimo pericolo per la salute pubblica e cagionando eventi di malattia e morte nella popolazione residente nei quartieri vicino al siderurgico e ciò anche in epoca successiva al provvedimento di sequestro preventivo di tutta l'area a caldo”, avvenuta il 26 luglio del 2012. 
L’ex direttore Adolfo Buffo è invece accusato di aver omesso le misure di sicurezza necessarie alla protezione dei lavoratori, e di aver quindi causato la morte di due operai a ottobre e novembre del 2012, Claudio Marsella e Francesco Zaccaria.   
Diverse, infine, le accuse,  che vanno dall'associazione a delinquere alla concussione, che coinvolgono Girolamo Archinà, l'ex consulente dell'Ilva,  licenziato ad agosto 2012 e poi arrestato a novembre 2012. Archinà è stato uno dei personaggi chiave dell'indagine, colui che manteneva infatti i rapporti con i personaggi delle istituzioni, della politica e del sindacato. Era lui quindi il cosidetto ‘maestro degli insabbiamenti’. 
La Procura ha chiesto il processo anche per il sindaco di Taranto, per omissione di atti d’ufficio e per Gianni Florido, l’ex presidente della Provincia di Taranto (Pd), dimessosi a maggio in seguito all’arresto. Florido in particolare è accusato  per le pressioni esercitate nei confronti dell’assessorato all’Ambiente affinché assumesse un atteggiamento di favore nei confronti dell’Ilva e facilitasse le autorizzazioni in materia ambientale. Oggetto di indagine anche la discarica Mater Gratiae, nell'area di Statte (Taranto) e di proprietà Ilva, che ad ottobre scorso il Parlamento ha poi definitivamente autorizzato con una legge.
A questo punto sarà compito del  Gup fissare la data dell’udienza per il rinvio o meno a giudizio delle persone per le quali la Procura ha chiesto il processo. (Dazebao)


Vendola, chiesto il rinvio a giudizio sul caso Ilva: “Concussione aggravata”

Non sono bastate oltre sette ore di interrogatorio per convincere la Procura di Taranto dell’innocenza del governatore di Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione al termine dell’inchiesta “ambiente svenduto” sull’Ilva di Taranto. Un interrogatorio caratterizzato da “troppi non ricordo”, che secondo fonti investigative oggi si sono tradotti per il leader di Sinistra ecologia e libertà nella richiesta di rinvio a giudizio che gli inquirenti hanno depositato poche ore fa. Per il pool di magistrati guidati dal procuratore Franco Sebastio, infatti, Vendola in accordo con Fabio Riva, proprietario della fabbrica, e l’ex potente responsabile delle relazioni istituzionali Girolamo Archinà ha abusato “della sua qualita di Presidente della Regione Puglia” e “mediante minaccia implicita della mancata riconferma nell’incarico” di direttore dell’Arpa Puglia, ha costretto Giorgio Assennato ad “ammorbidire” la posizione della’agenzia regionale di protezione ambientale “nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’impianto siderurgico dell’Ilva s.p.a. ed a dare quindi utilità a quest’ultima, consistente nella possibilità di proseguire l’attività produttiva ai massimi livelli, come sino ad allora avvenuto, senza perciò dover subire le auspicate riduzioni o rimodulazioni”.
Proprio Assennato, infatti, con una nota del 21 giugno 2010 aveva suggerito “sulla scorta dei risultati dei campionamenti della qualità dell’aria eseguiti dall’Arpa nell’anno 2009 che avevano evidenziato valori estremamente elevati di benzo(a)pirene, l’esigenza di procedere ad una riduzione e rimodulazione del ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico di Taranto”. Un’ipotesi che aveva mandato su tutte le furie i Riva e lo stesso Vendola che il giorno dopo, il 22 giugno 2010, in un incontro con gli assessori Nicola Fratoianni e Michele Losappio, aveva “fortemente criticato” l’operato dell’Arpa e sostenuto che ‘cosi com’è Arpa Puglia può andare a casa perché hanno rotto…’” ribadendo che “in nessun caso l’attività produttiva dell’Ilva avrebbe dovuto subire ripercussioni”. Non solo. I pm scrivono che dopo sole 24 ore Vendola ha convocato il direttore scientifico dell’agenzia, Massimo Blonda, “per ribadirgli i concetti espressi nell’incontro” del giorno precedente. Infine, il 15 luglio successivo, aveva indetto una riunione informale alla quale hanno partecipato anche i Riva, Archinà e l’allora direttore dell’Ilva Luigi Capogrosso, mentre Giorgio Assennato, “che pure era stato convocato” era stato lasciato fuori dalla stanza e “ammonito dal dirigente Antonicelli, su incarico del Vendola, a non utilizzare i dati tecnici sul benzo(a)pirene come ‘bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano’”. Accuse gravi, insomma, per le quali Nichi Vendola rischia di finire sotto processo.
La stessa richiesta è stata formulata per gli altri 49 indagati e per le tre società (Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) finite nell’inchiesta all’atto di chiusura delle indagini. La Procura di Taranto, infatti, ha chiesto il rinvio a giudizio anche per Emilio, Nicola e Fabio Riva accusati di associazione a delinquere insieme ad Archinà, al direttore Capogrosso, al consulente legale dell’azienda Francesco Perli e a cinque fiduciari, finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Non solo. Fabio Riva e Archinà dovranno rispondere anche di corruzione in atti giudiziari per aver versato secondo i pm una tangente da 10mila euro a Lorenzo Liberti, docente universitario e all’epoca dei fatti consulente della procura che indagava sulle emissioni della fabbrica.
Rischiano il processo anche il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno e l’ex presidente della Provincia, Gianni Florido. Stefàno è accusato di omissioni in atti d’ufficio, perché in qualità di primo cittadino e quindi di autorità locale avrebbe omesso di adottare provvedimenti per “prevenire e di eliminare i gravi pericoli” derivanti dall’allarmante situazione di emergenza dovuta ai veleni dell’Ilva di cui era a conoscenza. Un atteggiamento omissivo, che secondo i magistrati, avrebbe procurato alla famiglia riva e all’Ilva un vantaggio economico visto che non sono stati abbassati i livelli produttivi. Florido, finito in carcere il 15 maggio 2013 è accusato insieme all’ex assessore all’Ambiente, Michele Conserva, e ad Archinà, di tentata concussione: secondo le dichiarazioni del dirigente Luigi Romandini, Florido a Conserva avrebbero fatto pressioni perché il dirigente rilasciasse l’autorizzazione alla discarica Ilva per permettere all’azienda di smaltire i rifuti all’interno risparmiando così milioni di euro.
Richiesta di rinvio a giudizio anche per Luigi Pelaggi, ex capo della segreteria tecnica del ministro Stefania Prestigiacomo e membro della commissione che nel 2011 rilasciò l’autorizzazione a produrre all’Ilva. (FQ)




giovedì 23 gennaio 2014

Il Nicastero di Nicastro

Ilva si adegua alle norme? Il resoconto giuridico dell'Assessore Lorenzo Nicastro






E’ evidente che le criticità che oggi siamo chiamati ad affrontare in termini ambientali, sanitari e di occupazione altro non sono se non l’effetto di una cronicizzazione di mali del passato.
Nel 1965, al momento della sua inaugurazione, l’Italsider non aveva praticamente alcun presidio di tutela ambientale: solo alla fine degli anni ’60 i primi sintomi della crisi ambientale ed una nuova sensibilità ecologica nell’opinione pubblica, hanno portato a sviluppare in modo coordinato gli sforzi per la difesa ambientale, in precedenza affidati a normative ed azioni frammentarie, soprattutto in materia igienico-sanitaria, di difesa del suolo, del paesaggio e della natura.
Di fatto, le prime disposizioni organiche in materia di protezione dell’aria e dell’acqua e di gestione dei rifiuti sono state emanate a partire dagli anni ’70, quando la politica ambientale venne integrata tra i compiti delle istituzioni comunitarie. La stessa istituzione del Ministero dell’Ambiente risale al 1986 (Lex 349/1986). Solo in epoca relativamente recente sono poi state varate normative in tema di valutazione preventiva degli impatti ambientali (Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica) e di allineamento degli impianti industriali alle migliori tecniche disponibili (Autorizzazione Integrata Ambientale).
Dunque, la progettazione, la realizzazione e la successiva gestione dell’impianto ITALSIDER sono state operate in assenza di particolari accorgimenti per la mitigazione degli impatti ambientali e sanitari. Per lunghissimo tempo non è stata eseguita alcuna attività di monitoraggio e controllo delle emissioni in atmosfera, i primi dati disponibili risalgono agli inizi del 2000 e sono quelli desumibili dal Registro INES – Inventario Nazionale delle Emissioni e delle loro Sorgenti, desunti da autodichiarazioni dell’impresa. Al momento della privatizzazione dell’Italsider, nel 1995, nonostante la dichiarazione di stato di crisi ambientale per l’area di Taranto del 1990, le questioni erano tutte ampiamente aperte: e sono rimaste praticamente inalterate fino ai primi anni del nuovo millennio.

mercoledì 4 dicembre 2013

Campa cavallo, anzi muore

Mar Piccolo inquinato e Marina Militare: ritardi abissali per la messa in sicurezza dell’area ex Ip

A che punto è l’iter per la messa in sicurezza di emergenza dell’area ex Ip dell’Arsenale Militare? Da quanto ci riferiscono fonti dell’assessorato regionale all’Ambiente, il progetto definitivo è stato trasmesso dalla Marina Militare lo scorso 20 novembre ed è stato protocollato dalla Regione Puglia il 2 dicembre, solo pochi giorni fa.  Ovviamente i tecnici della Regione non hanno avuto ancora il tempo per approfondire i dettagli. La vera notizia, però, è un’altra: la consegna del documento giunge con oltre un anno di ritardo, dopo un percorso reso tortuoso anche da impicci burocratici.
Torniamo sull’argomento a distanza di qualche mese, mentre continua a persistere un’ubriacatura mediatica che vede l’Ilva come unica protagonista. Ma ad inquinare il territorio ionico hanno contribuito anche altri soggetti. La vicenda dell’area ex Ip è un caso emblematico. Si tratta di un’area situata nel primo seno di mar Piccolo ed interessata da una pesante contaminazione (metalli pesanti, pcb, inquinanti inorganici) dovuta proprio alle attività passate dell’Arsenale militare. Ce ne siamo ampiamente occupati nei mesi scorsi, quando insieme al TarantoOggi abbiamo denunciato i ritardi relativi a questo importante intervento mirato a bloccare un ulteriore contaminazione del mar Piccolo.
Lo scorso mese di febbraio eravamo rimasti colpiti dalle (fin troppo) rassicuranti dichiarazioni del capitano di vascello Fabrizio Gaeta, direttore del Genio Militare della Marina di Taranto, che in un’intervista riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno aveva affermato: «Ciò che abbiamo garantito in conferenza di servizi procede a passo spedito. E non potrebbe essere diversamente». La nostra conoscenza dei fatti, però, ci diceva altro.  L’assessorato regionale all’Ambiente aveva confermato i nostri dubbi sulla lentezza che caratterizzava l’iter per la messa in sicurezza di quell’area, nonostante le diverse sollecitazioni rivolte alla Marina.
Ma facciamo un passo indietro. La consegna del Progetto definitivo per la messa in sicurezza di emergenza delle acque di falda (Mise) era prevista per il luglio del 2012. Doveva essere un passaggio cruciale, al termine di un iter piuttosto tortuoso che aveva visto il Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica della Regione formulare una serie di osservazioni e prescrizioni sul Progetto presentato da Marigenimil. Nel corso della Conferenza dei Servizi decisoria, tenuta l’8 marzo 2012, Marigenimil aveva assicurato una programmazione finanziaria che garantiva l’avvio delle procedure per l’esecuzione delle opere entro il 2012. 
Il 30 marzo del 2012, l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro aveva annunciato che il progetto di Marigenimil aveva ricevuto l’ok dei tecnici regionali affermando, inoltre, che l’iniziativa del Genio Militare avrebbe consentito di “contenere definitivamente la contaminazione accertata nella falda acquifera”. Ma la data prevista per la consegna del progetto definitivo  – luglio 2012 – non è mai stata rispettata. Di questo slittamento, in città,  non ne parla nessuno. Come se fosse assolutamente normale che per riparare a decenni di guasti ambientali, si proceda con una lentezza tale da apparire indisponente nei confronti di un territorio già profondamente ferito.
Nei mesi scorsi avevamo denunciato anche i ritardi relativi alla presentazione della caratterizzazione integrativa del sito, richiesta al fine di avere un quadro puntuale della situazione prima dei necessari interventi. Dalla Regione fanno sapere che dopo l’ultimazione da parte dalle strutture tecniche della Marina Militare, lo scorso 23 maggio, il documento è stato trasmesso alla Regione.  Anche l’attività di rimozione dei rifiuti dall’area, stando ai report periodici che giungono agli uffici regionali, risulterebbe ultimata. I lavori si sarebbero conclusi lo scorso 15 marzo.
Persiste, invece, un alone di mistero sul sistema di mitigazione per la propagazione della falda. Lo scorso 8 febbraio – ci dicono dalla Regione – la Marina Militare aveva comunicato che pur avendo perfezionato l’affidamento dei lavori per la realizzazione degli impianti,  non si era potuto procedere perché l’area era sotto sequestro. Inoltre – fanno sapere dall’assessorato -  le attività di mitigazione richiedono un’autorizzazione di competenza provinciale per lo scarico a mare delle acque trattate, che alla data della comunicazione non risultava ancora rilasciata. Un aspetto su cui ci riserviamo di tornare per fornire ulteriori dettagli, magari anche con il contributo della stessa Marina Militare, se vorrà fornire informazioni. Ma è tutta la vicenda da tenere sotto osservazione fino al suo epilogo. Per amore del mar Piccolo, di Taranto e della verità.
Alessandra Congedo - inchiostroverde

sabato 19 ottobre 2013

Il mucchio selvaggio


Ilva, inchiesta alla fine gli indagati saranno 50

È scattato il conto alla rovescia per la chiusura dell’inchiesta avviata nel giugno del 2010 sul disastro ambientale provocato dall’Ilva. Dopo anni di indagini, arresti e sequestri, il pool di magistrati coordinati dal procuratore capo Franco Sebastio sta mettendo ordine nei 90 faldoni di atti giudiziari messi in fila sinora allo scopo di notificare agli indagati - che dovrebbero essere una cinquantina tra politici, funzionari pubblici, dirigenti e proprietari dello stabilimento siderurgico - il canonico avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio.
Negli ultimi giorni i finanzieri del Gruppo di Taranto e del Nucleo di polizia tributaria hanno dato seguito alle ultime deleghe, allo scopo di delineare al meglio le condotte di quanti hanno consentito che per anni gli impianti dell’area a caldo della più grande acciaieria d’Europa fossero causa di malattie e morte per operai e cittadini, come accertato dai consulenti del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco.
Due le direzioni seguite dagli inquirenti: Bari e Roma. Sul primo fronte, va registrato l’interrogatorio dell’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro, chiamato dai finanzieri nella veste di persona informata sui fatti per spiegare alcune vicende, risalenti all’estate del 2010, emerse nel riascolto delle intercettazioni telefoniche compiute tre anni fa a carico di Fabio Riva, il vicepresidente di Riva Group sfuggito all’arresto il 26 novembre del 2012 e tutt’ora latitante a Londra, e Girolamo Archinà, il potente consulente dell’Ilva ancora sottoposto agli arresti domiciliari. Stando a quanto si è appreso, a Nicastro sarebbe stato chiesto conto dei rapporti tra il governatore Nichi Vendola e il direttore generale dell’Arpa Giorgio Assennato, rapporti sui quali già in passato si era soffermata la Guardia di Finanza, ipotizzando addirittura la tentata concussione.
L’altro fronte caldo è quello romano e riguarda il ministero dell’Ambiente per il ruolo che politici e funzionari pubblici avrebbero avuto nel rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale firmata a favore dell’Ilva il 4 agosto 2011 dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo e dall’allora direttore generale Corrado Clini. Alcuni consulenti dell’Ilva, intercettati dai finanzieri, sostennero che quell’Aia era stata di fatto scritta da loro, una affermazione sulla quale gli inquirenti hanno lavorato per accertare eventuali complicità a livello ministeriale.
(GdM)

giovedì 29 agosto 2013

Si scrive "bonifica miliardaria", si legge "spostare rifiuti tossici di qualche metro"

Ed ecco la sceneggiata di fine agosto.
Merola Ronchi canta i rimproveri agli scugnizzi indisciplinati mentre il boss Riva esce dai domiciliari più forte e inquinatore di prima: Scetateve guagliune e malavita!!!



Ilva, è polemica sulle discariche

Il Governo autorizza per decreto legge la costruzione di due nuove discariche per rifiuti speciali (pericolosi e non) nell'Ilva di Taranto e scatta la protesta di Regione Puglia e Comuni di Taranto e Statte. Dopo il via libera dell'altro ieri all'interno del pacchetto sulla Pa, stamattina l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, incontrerà il ministro Andrea Orlando per avere chiarimenti «sul percorso legislativo che il Governo ha in mente riguardo all'Ilva».
Gli enti locali infatti - le due discariche sorgeranno in territorio di Statte, a pochi chilometri da Taranto - non accettano che si sia di nuovo utilizzata la strada del decreto per l'Ilva e sollecitano garanzie ambientali. Chiedono poi di sapere perché per i rifiuti non sia stata portata a termine un'Autorizzazione integrata ambientale specifica così come annunciato (era attesa per fine gennaio scorso), e richiamano la delicatezza dell'argomento, visto che proprio sul sito oggetto ora di autorizzazione del Governo ("Mater Gratiae"), a metà maggio ci sono stati quattro arresti per concussione. Tra questi l'allora presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido del Pd (a tutt'oggi ai domiciliari), accusato di aver fatto pressioni sui dirigenti dell'ente perchè dessero il via libera alle discariche dell'Ilva.


«Ma non ci si può chiedere da un lato di accelerare la bonifica dello stabilimento siderurgico e dall'altro sollecitare un percorso, come una nuova Aia, che porterebbe via del tempo»: così Edo Ronchi, sub commissario dell'Ilva ed ex ministro dell'Ambiente, interpellato dal Sole 24 Ore, risponde alle critiche che arrivano da Taranto. «È opinabile - afferma Ronchi - che per i rifiuti di un'industria si debba fare una specifica Aia. Quantomeno non è una prassi. L'Aia si fa per l'esercizio degli impianti industriali e comprende tutto. Per l'Ilva di Taranto l'Aia è stata rilasciata ad agosto 2011 cui è seguito un riesame ad ottobre scorso. Per le discariche, poi, parliamo di aree interne allo stabilimento che hanno già ricevuto il parere di compatibilità ambientale favorevole da anni. Non capisco perché non ci debba essere un'autorizzazione alla costruzione».
«Bisogna essere molto chiari - aggiunge Ronchi -. I lavori dell'Aia e la messa in sicurezza ambientale dello stabilimento, producono rifiuti che vanno smaltiti.
E non è praticabile la strada di portare fuori questi rifiuti, a patto anche di trovare siti disposti ad accoglierli. Se vogliamo quindi che il risanamento della fabbrica vada avanti e non si perda tempo, le discariche servono. Non c'è alternativa. L'inchiesta della magistratura? Ma i giudici non hanno contestato la creazione delle discariche in se. Ritengono, dal loro punto di vista, che siano state fatte pressioni nel procedimento amministrativo, ma certo non hanno detto che le discariche non devono esserci». Sei mesi dalla conversione in legge del decreto: questo é il tempo di massima che Ronchi stima per approntare i nuovi siti: 200mila metri cubi per il primo lotto di quella destinata ad accogliere i rifiuti pericolosi, 4 milioni di metri cubi per quella dei rifiuti non pericolosi. «Attualmente con le discariche esistenti nell'Ilva - osserva Ronchi - abbiamo ancora un margine di utilizzazione di qualche mese per i rifiuti non pericolosi mentre quelli pericolosi dobbiamo portarli all'esterno». «Posso capire i dubbi e le paure espressi da più parti, ma l'impegno assunto è quello di mettere a norma lo stabilimento applicando tutte le prescrizioni e dunque, in questa logica, costruire discariche rispettose dell'ambiente - aggiunge Ronchi -. Utilizzeremo professionalitá di rilievo e coinvolgeremo anche l'Ispra e l'Arpa Puglia».
«È evidente - commenta l'assessore Nicastro - che la Regione Puglia ritenga che lo smaltimento dei rifiuti derivanti dalla produzione debba essere svolto all'interno dello stabilimento. Devono però essere corretti i presupposti tecnici e di autorizzazione del sito». (Sole24h)

“L’INCONTRO di questa mattina con il Ministro Orlando ci ha permesso di chiarirci le idee sul percorso che si va delineando in merito alle vicende che riguardano lo stabilimento Ilva di Taranto, nello specifico le discariche interne all’area, e che tengono in apprensione cittadini ed istitiuzioni. Devo constatare innanzi tutto la celerità con cui il Ministro ci ha ricevuto all’indomani dell’approvazione del decreto relativo alle discariche segno evidente di quanto il tema sia importante non solo in Puglia ma anche a Roma”. A dichiararlo l’Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro al termine dell’incontro col Ministro dell’Ambiente. “Nel corso dell’incontro abbiamo avuto modo di rappresentare tutte le nostre perplessità su eventuali automatismi rinvenienti dalla decretazione d’urgenza e sulla compressione dei tempi di autorizzazione canonici con conseguente azzeramento dell’attività d approfondimento tecnico-amministrativo: abbiamo ricevuto rassicurazioni dal Ministro – prosegue Nicastro – che non vi sia la volontà da parte del Governo di esautorare gli enti locali dal controllo sulle attività di autorizzazione, realizzazione e conduzione dei siti di conferimento individuati all’interno del perimetro di Ilva. Nella prossima settimana tutti i soggetti interessati saranno convocati sul tema per individuare un percorso comune sulle procedure”.
“Pur confortati da questo coinvolgimento che riteniamo un naturale esercizio delle funzioni di controllo ambientale attribuite agli enti locali, abbiamo ritenuto di non cedere sull’importanza di autorizzare correttamente le discariche come Bat (Best Avaible Technologies) nell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Sul punto abbiamo recepito una disponibilità del Ministro a ripristinare questo elemento, eliminando il comma che riguarda la procedura semplificata di autorizzazione, nella fase di conversione in legge del decreto. Ci riteniamo soddisfatti di questo incontro nella misura in cui ci siamo riappropriati di una funzione di controllo importante di cui il decreto non teneva debitamente conto. La Regione – conclude Nicastro – continuerà a svolgere il proprio ruolo seguendo da vicino l’iter”.(Stato Quotidiano)

venerdì 5 luglio 2013

La schizofrenia dei Vendolini

Da un lato i SEL boys si chinano ossequiosi alla cordata di Fitto & co. per accelerare l'approvazione (magari con qualche altro regalo ai Riva) del Decreto 61, il salva-Ilva 2 (vedi post precedente)!
Dall'altro fanno finta di indignarsi quando la spocchia dei Riva umilia il (loro) direttore dell'ARPA regionale, ormai ridicolizzato dall'incoerenza sfacciata e retorica del capo Vendola.
Tra scienza e chiacchiere, tra verità e potere, al povero Assennato è capitato di avvicinarsi troppo al rogo riservato ai contestatori fino a bruciarsi i panni...

 Nicastro: preoccupa soppressione figura Garante Ilva

“Le mie perplessità sulla scelta di nominare il Dott. Bondi commissario governativo per la gestione dello stabilimento Ilva le avevo espresse prevedendo il rischio che, nuovamente, le ragioni della produzione e quelle della salute e dell’ambiente entrassero in collisione in un meccanismo non del tutto chiaro sul piano delle competenze, degli spazi di manovra e delle iniziative da prendere. Oggi quei timori della vigilia sono confermati da un atteggiamento dell’Ilva, con nota a firma del dott. Bondi, che contesta l’applicazione delle norme sul Danno Sanitario allo stabilimento adducendo come motivazione il fatto che la sovrapposizione con rilievi effettuati da altri istituti di controllo nazionali determinerebbe un clima di incertezza e di sovrapposizione che creerebbe incertezza e non consentirebbe – a dire di Bondi – un corretto ed ordinato svolgimento dell’attività di impresa. Cosa per la quale si prevede una apposita segnalazione al Ministero dell’Ambiente per le opportune valutazioni e determinazioni”.
A dichiararlo l’Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, apprendendo di una nota dell’Ilva inviata al direttore di Arpa Puglia in merito alla valutazione del danno sanitario relativo al siderurgico di Taranto.

“La questione dell’incertezza, prima normativa poi di riferimenti sui rilievi in materia di performances ambientali e della loro ricaduta sanitaria, torna ciclicamente nel rapporto dell’Ilva con i soggetti controllori. Questo mi fa tornare con la mente ad un anno fa quando il tema all’ordine del giorno, per assicurare un corretto svolgimento dell’attività di impresa, era quello della certezza normativa. Al rinnovato atteggiamento industriale di Ilva che pare avere come priorità la produzione si aggiunge il rischio di una soppressione della figura del Garante per l’Aia contenuta, stando ad anticipazioni di stampa, in uno degli emendamenti al decreto in fase di conversione in legge. Sono preoccupato – prosegue Nicastro – dell’attuale situazione in cui si rischia nuovamente una contrapposizione di cui non abbiamo bisogno e, soprattutto, che potrebbe ancora una volta veder soccombere le questioni ambientali e di salute. Il timore più grande – conclude Nicastro – è che la volontà della Regione di avviare una rivoluzione copernicana con la legge sulla Valutazione del Danno Sanitario che aveva messo al centro l’uomo e la sua salute ed in relazione ad esso il resto possa essere vanificata da un ritorno alla visione fordista della fabbrica che vuol al centro del mondo la produzione e le sue ragioni sacrificando l’uomo e le sue aspirazioni ad una vita dignitosa in una ambiente tutelato”. (IlQuotidianoItaliano)

martedì 25 giugno 2013

E Stefàno? Sempre col cappellino in mano!

Tutti gli impegni e le iniziative parlamentari e di governo sull’Ilva, commissariamento compreso, hanno senso se nelle decisioni finali si tiene conto anche delle indicazioni degli enti locali e, soprattutto, se c’è l’impegno a coprire i buchi nell’organico della sanità jonica, dove mancano 2.000 unità. E’ questo il senso dell’intervento pronunciato dal sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, ieri durante l’audizione dinanzi alle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera che stanno valutando il decreto legge del 4 giugno con il quale il governo ha disposto il commissariamento dell’Ilva per poter attuare il contenuto dell’Aia (Auutorizzazione integrata ambientale).

Sulla stessa linea il presidente della Regione Nichi Vendola e l’assessore regionale alla Qualità dell’aria Lorenzo Nicastro, per i quali è fondamentale che nelle decisioni vengano sentiti gli enti locali. «Abbiamo chiesto sostanzialmente due cose», ha spiegato Stefàno: «la deroga per le assunzioni all'Arpa e alla Sanità, perché se è vero che c'è un rischio sanitario maggiore abbiamo bisogno di più personale, visto che nella nostra Asl mancano 2.000 persone». «Chiunque è responsabile nella sanità ha il dovere di dare risposta immediata, garantendo che non ci siano liste di attesa per le diagnosi tumorali. Non possiamo diventare migranti per farci curare», ha spiegato. Poi ha aggiunto: «Abbiamo chiesto maggiore partecipazione degli enti locali ai processi decisionali».

Il presidente Vendola ha aggiunto che «il decreto migliorato dal Parlamento non solo aprirà un varco di luce per la città di Taranto ma credo che possa indurre a una riflessione globale sulla necessità di eco-compatibilizzare l'industria italiana». «Abbiamo offerto dei suggerimenti: Credo che nella cabina di regia il ministero dello Sviluppo economico debba agire di concerto con il ministero dell'Ambiente e quello della Salute e, rispetto ai passaggi operativi e decisionali, debbano esser sentiti gli enti locali». A proposito dei quali ha sottolineato che «sinora sono completamente esautorati mentre servono emendamenti per arrivare a decisioni collegiali». Il governatore rispetto al momento della nomina di Enrico Bondi come commissario per l’attuazione dell’Aia, quando aveva spiegato che era stata effettuata una scelta giusta, ma affindando il compito alla persona sbagliata, ieri ha preferito parlare solo della giustezza del commissatiamento: «Abbiamo ribadito il nostro giudizio estremamente positivo sul commissariamento del grande siderurgico. Un commissariamento che non interviene alla luce di un capitombolo di natura economico-finanziaria ma che interviene a partire dalla cognizione di un disastro ambientale. È la prima volta che avviene in Italia. È molto positivo». Per Vendola non sono da sottovalutare gli effetti: in particolare «la sostanziale estromissione della famiglia Riva dal governo di una fase in cui produzione industriale e ambientalizzazione sono, e devono, essere due facce della stessa medaglia».

L’assessore Nicastro ha introdotto durante l’audizione un altro elemento di criticità. «Perché i deputati presenti in commissione sappiano e siano consci di quello che potrebbe accadere se rimanessimo inascoltati, abbiamo ribadito la necessità di intervenire sui vincoli del patto di stabilità per liberare le risorse, disponibili ma non spendibili, necessarie a realizzare le prime opere di bonifica e riqualificazione la cui progettazione è ormai quasi ultimata. Anche rischiando di apparire come un disco rotto ribadiamo un concetto semplice: a Taranto non è più tempo di tergiversare, nel rispetto dei cittadini, dei lavoratori e del futuro di entrambi». Durante la riunione della Commissione Bilancio della scorsa settimana era stato l’onorevole Rocco Palese a segnalare la necessità che non vengano conteggiati ai fini del patto di stabilità gli investimenti previsti e finanziati per le bonifiche dell’area di Taranto.

mercoledì 17 aprile 2013

Bella gara!

Bella gara tra Esposito il Grande Commediante Campano e Nicastro, l'Oracolo Barese che, per dire un banalissimo "ragà, sentiamoci!" ha inventato la  ''la strategicita' del condividere le informazioni e le evidenze di scienza affinche' l'azione sinergica dei soggetti istituzionali coinvolti sia sufficientemente efficace''...
Un repertorio da grandi teatrini di parrocchia!

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/contemporanea/usi---curiosita/Musica-e-maccheroni.html

Ilva: assessore Puglia a garante Aia, massima collaborazione

(Adnkronos) - ''Stamane all'incontro con il Garante dell'Aia di Ilva, Vitaliano Esposito, ho ribadito la disponibilita' delle strutture tecniche regionali alla massima collaborazione con gli organi istituzionali preposti alla gestione di quel processo di normalizzazione ambientale e di adeguamento alle prescrizioni che l'Aia per il siderurgico di Taranto rappresenta''. Cosi' l'assessore alla Qualita' dell'ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, al termine dell'incontro con il garante per l'Aia (autorizzazione integrata ambientale ndr) dello stabilimento siderurgico Ilva tenutosi a Bari negli uffici regionali dell'assessorato alla Salute, con la partecipazione dell'assessore Elena Gentile e del sindaco di Taranto Ezio Stefano, dell'assessore all'Ambiente della Provincia Gianpiero Mancarelli, del direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato oltre che dei referenti di Asl Taranto e Ares. ''In particolare ho sottolineato la strategicita' del condividere le informazioni e le evidenze di scienza affinche' l'azione sinergica dei soggetti istituzionali coinvolti sia sufficientemente efficace'', ha aggiunto.

martedì 18 dicembre 2012

Assennato show e il ministro zombie

La comunicazione fredda è un bidone come la famosa fusione nucleare fredda?
Assennato sempreinpiedi... E gli ambientalisti discoli...
Ma Assennato ci può speigare perchè non si potevano fare prima le cose che si sono fatte quando la procura ha allertato i periti esterni?
E perchè in tante circostanze lo stesso Assennato ha criticato i periti che hanno abbattuto il muro della complicità criminale o incosciente che ha avvolto questa città per decenni?
E se non c'era la disponibilità di informazioni o rilevazioni, perchè non si è denunciata l'impossibilità a procedere?
C'è un grosso problema nella freddezza del tecnico: non parla alla gente, non parla alla città e finisce per essere (che lo voglia o meno) strumentalizzata per zittire gli animi con una sottile vena di superbia. Ma, caro Direttore dell'ARPA Puglia, dare dell'ignorante alla cittadinanza impegnata o etichettarla come ambientalista (una specie di talebano occidentale) vuol dire non sapersi domandare se si è davvero fatto tutto il possibile e se è stata comunicata per bene l'impossibilità a raccogliere e processare informazioni esaustive.
Ma pensava davvero che con tre campionamenti del solo camino E312 ampiamente preannunciati ed autorizzati dall'Ilva si potesse controllare le emissioni dello stabilimento?
O peggio ancora con una centralina da polveri buttata su una strada senza neanche, almeno, un dispositivo wind select? Noi crediamo di no. Anzi noi ignoranti siamo certi di no!!!
Ma il problema di Assennato (che in altre circostanze ha pure guadagnato la nostra stima) è che non si sa mai quando parla il tecnico, quando il politico, quando il barone, quando il cittadino!
Esiste un modo scientifico, non freddo, per saperlo?
Per la Camusso invece, non c'è dubbio: è venduta!!!

Su Clini una domanda: ma che ca... ci fa ancora come ministro se il governo è caduto e puzza da settimane? VATTENE A CASA!!! Siamo il paese dei ministri zombie! 


Decreto sull'Ilva, si decide a Roma. Nicastro: «Sarà un giorno triste»

Al quartiere Tamburi da gennaio a luglio la centralina ha rilevato 36 sforamenti, da agosto ad oggi nessuno

TARANTO - «Oggi a Roma sarà un giorno triste se verrà approvato il decreto legge sull'Ilva». Lo ha detto l'assessore all'Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro intervenendo agli Stati Generali dell'Arpa Puglia a Taranto. «Più che un conflitto di attribuzione tra poteri - ha aggiunto l'assessore - c'è stato uno straripamento, uno tsunami da parte del governo. È come se la Procura domani adottasse un decreto legge, cosa che non può fare. Restituire all'Ilva i prodotti finiti, che sono frutto di un reato, è come restituire la refurtiva ad un ladro».


L'ARPA - «È stato detto spesso da parte degli ambientalisti che a Taranto si è arrivati a questa situazione sul piano ambientale per mancanza di controlli, ma non è vero. Così si sono delegittimati gli organi tecnici come l'Arpa, e ora il ministro prevede nel decreto legge sull'Ilva un garante che controlli il rispetto delle norme. Grazie, ambientalisti».
Continua...

giovedì 18 ottobre 2012

Cronache dal Circo Ministeriale

Ilva, al via tra le polemiche il vertice su Aia
Ferrante: "Per ora non lasciamo Taranto"

"Per il momento non è ipotizzabile lasciare Taranto": il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, non esclude più l'opzione di chiudere il siderurgico nel capoluogo jonico se non dovesse andare in porto la nuova Aia, l'autorizzazione integrata ambientale. Ferrante lo ha detto lasciando il ministero dell'Ambiente, dove è in corso la conferenza di servizi per il rilascio del provvedimento. Una "maratona" cominciata tra le polemiche.
La bozza
Il provvedimento, che dovrà essere firmato dal ministro Corrado Clini, impone all'azienda siderurgica più grande d'Europa una serie di prescrizioni ambientali e di investimenti da fare nel giro di un triennio affinchè siano ridotte le emissioni inquinanti nell'aria, che a luglio scorso hanno portato la magistratura a sequestrare tutti gli impianti dell'area a caldo con l'accusa di disastro ambientale. Presenti al ministero, oltre a Ferrante, anche l'assessore all'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, il direttore dello stabilimento Adolfo Buffo. Tra i rappresentanti degli enti locali è invece arrivato il sindaco di Statte Angelo Miccoli che ha ribadito la necessità di un rinvio di 90 giorni dell'approvazione dell'Aia così come l'inserimento nel documento del danno sanitario.
Gli ambientalisti
In mattinata al ministero una serie di associazioni ambientaliste hanno depositato le loro osservazioni
all'Aia. Tutte chiedono modifiche ampie e sostanziali. Peacelink, uno dei movimenti ambientalisti, chiede per esempio che il rilascio dell'Aia sia prorogato di 90 giorni, mentre il ministro dell'ambiente, Corrado Clini intende firmare il provvedimento a conclusione di questa fase istruttoria, ed evidenzia, altresì, come per una serie di inquinanti - Ipa, Pm10 e piombo - è solo prevista la loro misurazione ma non c'è un limite alle emissioni come nel caso della diossina.
Altamarea chiede invece che l'Ilva consegni alla pubblica amministrazione "una fideiussione bancaria per un importo non inferiore al costo stimato di tutti gli investimenti necessari per rispettare le prescrizioni inserite nell'Aia". Altri movimenti ambientalisti chiedono invece ai rappresentanti delle istituzioni locali di non firmare l'Aia denunciando quelle che ritengono essere carenze e omissioni. Contestato è anche il fatto che l'Aia si concentri solo sulle emissioni nell'aria, non è quindi un'autorizzazione integrata osservano gli ambientalisti, e rinvii a provvedimenti successivi - peraltro già scadenzati - i nodi relativi ad emissioni delle centrali, discariche, rifiuti e acque.
Gli enti locali
Alla conferenza odierna partecipano anche Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto e Comune di Statte. La Regione vuole che l'Aia inglobi gli obblighi della legge regionale sulla valutazione relativa al danno sanitario provocato dall'inquinamento oltre a un riesame dell'Aia a fronte di criticità che dovessero emergere.
L'azienda
L'Ilva fa presente come già l'attuale produzione minima del siderurgico di Taranto sia di 8,6 milioni di tonnellate di acciaio l'anno e non 8 milioni che rappresenta il tetto della nuova Aia. Inoltre, rileva l'Ilva, anticipare di un anno da luglio 2015 a luglio 2014 la fermata per rifacimento del grande altoforno 5 "avrebbe riflessi negativi sull'occupazione" perchè questi lavori all'impianto "richiedono congrui tempi di progettazione, fornitura e costruzione di componenti". Se l'altoforno 5 si dovesse fermare prima, sottolinea l'Ilva, non si escludono riflessi per l'occupazione, ma l'azienda dice anche che il fermo immediato e contestuale di quattro batterie delle cokerie - 3, 4, 5, e 6 - "non è compatibile con la marcia dei restanti altiforni in quanto verrebbe a non essere più disponibile il coke necessario". Più tempo poi l'Ilva chiede per progettare la copertura parziale o totale dei parchi minerali: sei mesi anzichè i due dell'Aia con ultimazione dei lavori a marzo del 2016. L'Aia ha lo scopo di 'mettere a norma' sotto il profilo ambientale l'Ilva di Taranto, imponendo un taglio all'inquinamento, ma è tutto da vedere quale sarà il giudizio che ne darà la Procura di Taranto, che sul tema si è infatti riservata, e soprattutto se questo sarà sufficiente a bloccare lo spegnimento immediato degli impianti chiesto e ribadito dalla stessa Procura.
Le proteste
Sul fronte del lavoro non si placa la proresta. "L'arma degli operai non è il sostegno a Riva e Governo ma quella della lotta. Noi vogliamo uno sciopero unitario e di massa contro Riva e Governo per una reale messa a norma". E' quanto propongono gli operai del siderurgico aderenti allo Slai Cobas per il sindacato di classe ai colleghi e alle organizzazioni sindacali presenti in fabbrica. I Cobas propongono lo stato di agitazione dal 19 ottobre.
"Noi - sostengono - consideriamo la nuova Aia ancora insufficiente per una vera messa a norma dello stabilimento, a tutela di salute e sicurezza. Ci sono tempi ancora troppo lunghi per fermo impianti e rifacimento, per la copertura parchi minerali, e i volumi produttivi previsti sono troppo alti". "Gli operai - osservano - devono far sentire la loro voce autonoma in tutte le forme possibili fuori dall'aziendalismo servile, ma anche da quell'ambientalismo che vuole solo la chiusura della fabbrica come soluzione. Siamo contrari a piani di fermata e cronoprogramma che non mettano al primo posto la tutela del lavoro e del salario per tutti gli operai Ilva-indotto, senza cassa integrazione straordinaria ed esuberi". (Repubblica)


Ilva Taranto. Parere favorevole al documento Aia. Nicastro soddisfatto

“Oggi abbiamo compiuto un altro passo in avanti. Gli enti locali dopo che la conferenza di servizi ha fatto proprie le prescrizioni della Regione hanno dato parere favorevole al documento di Aia. Come si ricorderà siamo arrivati in Conferenza con un documento con le nostre prescrizioni approvato dalla giunta in cui avevamo codificato la richiesta di inserire come prescrizione l'esame delle risultanze della prima valutazione del danno sanitario in corso di redazione e che, in caso di criticità rilevate, il Ministero dell'Ambiente si faccia carico di riesaminare l'Aia alla luce dei dati emersi. Questo vuol dire che l'Autorizzazione lungi dall'essere il punto di arrivo diventa un punto di partenza, un provvedimento amministrativo cui l'azienda si deve attenere in tempi certi e sotto un controllo stretto. Un provvedimento che, laddove dovessero emergere nuovi elementi, dovrà essere riaperto”. Così l'Assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro al termine della Conferenza di Servizi presso il Ministero dell'Ambiente. “A questo punto – conclude Nicastro – credo che la questione sia una ed una soltanto: Ilva se non vuole lasciare Taranto ha come unica via quella degli investimenti congrui e correttamente finalizzati”. (Newspuglia)


Ilva: sindaco Taranto, ho firmato Aia ma con vincolo 3 mesi

"Ho firmato ma con un vincolo a tre mesi: cio' significa se entro il 31 gennaio prossimo non toccheremo con mano dei risultati concreti, ritireremo la nostra fiducia. La chiamo fiducia perche' vogliamo dare fiducia al Governo sugli impegni presi". E' quanto ha affermato il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, uscendo dalla Conferenza dei servizi sull'Ilva di Taranto (AGI)

ILVA, l’Aia non piace a nessuno e potrebbe saltare

I Verdi, attivissimi in questo periodo, hanno annunciato una denuncia alla Procura di Roma contro il Governo in quanto, supportati dai pareri di Legambiente, Peacelink, Altamarea ed alcune associazioni di medici, ritengono non sufficienti i provvedimenti licenziati dal Ministero dell’Aia 2012, sono state rilevate criticità ed in sostanza questa autorizzazione non consente di risolvere il problema che sta alla base della questione, e cioè che i tarantini continuano a morire per i fumi dell’ILVA. Per salvare capre e cavoli infatti, si finirà con il continuare a far ammalare i cittadini, riducendo però gli utili dell’azienda che, con tutti gli interventi che dovrà sostenere, rischia forse persino il fallimento. Facendo morire la capra e facendo marcire i cavoli. (ecologiae)


Ilva:su Aia necessari supplemento d'istruttoria e integrazioni

 Il WWF Italia è intervenuto alla Conferenza dei Servizi convocata presso il Ministero dell'Ambiente per deliberare sull'Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA) sull'ILVA di Taranto e ha chiesto un supplemento di istruttoria, indicando puntualmente gli ambiti di miglioramento del provvedimento.
Quattro i punti essenziali sollevati nel corso dell'incontro:
1.La riduzione complessiva degli inquinanti viene calcolata in termini virtuali e non effettivi. Le emissioni massime ammissibili vengono infatti stimate sulla base di una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio pari al 30% in meno rispetto ad una produzione di oltre 11 milioni di tonnellate. Quest'ultimo dato però non trova riscontro poiché le produzioni dell'ILVA dell'ultimo decennio attestano il picco massimo di produzione nel 2006 con poco più di 10 milioni di tonnellate e un picco negativo di produzione nel 2009 con meno di 5 milioni di tonnellate. Poiché le produzioni attuali risultano essere di poco superiori agli 8 milioni di tonnellate sembrerebbe che i dati siano stati elaborati per essere 'vestiti' su misura sull'azienda.
2.Le sostanze inquinanti con effetti patogeni (ed in particolare cancerogeni) vengono considerati in funzione dei loro "parametri conoscitivi": è quindi difficile credere che possano costituire limiti rigidi e vincolanti, basati sull'applicazione del principio comunitario di precauzione. A tale proposito il WWF ha chiesto alla Commissione di assumere come riferimento gli studi dell'Istituto Superiore di Sanità.
3.Le interferenze delle attività produttive con le falde acquifere dev'essere altrimenti trattata. A tale proposito il WWF ha ricordato che l'AIA deve contenere tutte le valutazioni di dettaglio delle autorizzazioni specifiche che altrimenti si sarebbe dovuto richiedere, compresa quella sulle acque. Non è dunque condivisibile, sia da un punto di vista sostanziale che metodologico, il rinvio a valutazioni successive dell'analisi sulla cosiddetta "matrice acqua".
4.Tempi troppo lunghi. I termini di adeguamento alle prescrizioni in alcuni casi sono pluriennali mentre in realtà la gravità della situazione renderebbe necessari interventi più urgenti (adempio esempio sono previsti 3 anni per la copertura del parco geominerario, 6 mesi servirebbero per la realizzazione di 6 centraline ambientali per il monitoraggio in continuo, numero insufficiente secondo il WWF, tempo insufficiente secondo l'ILVA che chiede addirittura 10 mesi; considerati eccessivi i tempi anche per gli interventi agli apparati produttivi).
Il WWF ha inoltre evidenziato altri due problemi di carattere generale che nel testo in discussione trovano risposte solo parziali: il tema dei controlli sull'attuazione delle prescrizioni e quello di un maggiore coordinamento con le procedure di bonifica.
1. I controlli vengono rimessi a relazioni trimestrali dell'ILVA e a successivi controlli da parte delle Istituzioni preposte. A tale proposito il WWF ha ricordato che tutta la storia, prima dell'Italsider e poi dell'Ilva è costellata da ritardi e inadempienze. E' quindi opportuno non soltanto prevedere il meccanismo dei controlli ma anche le contromisure che devono essere assunte in caso che questi riscontrassero inadempienze o applicazioni scorrette.
2. Il coordinamento delle prescrizioni contenute nell'Autorizzazione Integrata Ambientale con le azioni e gli obblighi indicati negli accordi relativi alla bonifica secondo il WWF appare fondamentale proprio per meglio legare l'Autorizzazione all'attività della fabbrica ad un'azione di recupero a favore di tutto il territorio.
Nell'intervento il WWF ha sottolineato l'importanza del ruolo del Ministro dell'Ambiente che sin dal 1990 con un proprio decreto aveva dichiarato "Area ad elevato rischio ambientale" l'allora stabilimento Italsider con le zone contigue dei comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte. Questa dichiarazione imponeva un processo di riqualificazione e risanamento che in realtà non è mai avvenuto nonostante il Ministero abbia reiterato l'atto nel 1997 e nonostante l'ENEA abbia prodotto nel 1998 un piano d'intervento in gran parte recepito, sempre nel '98, da un decreto del Presidente della Repubblica denominato "Piano di disinquinamento del territorio nella provincia di Taranto". Il Ministero ha poi con proprio decreto del 2000 definito il territorio dell'ILVA e le aree immediatamente circostanti come Sito di bonifica di Interesse Nazionale e ha tal fine perimetrato 32 kmq di aree pubbliche e private, 73 kmq per aree a mare, 9,8 kmq a Salina Grande; il tutto per una linea di costa interessata per circa 17 km. Da questa dichiarazione sono scaturite decine di riunione e incontri, progetti, accordi e programmi e tutto ciò non ha portato ad una vera e propria azione di riqualificazione ambientale.
A titolo di mero esempio, il WWF ha ricordato che la prima condanna della Magistratura per inquinamento da polveri dell'allora stabilimento Italsider è stata messa nei confronti dell'allora direttore dello stabilimento a 15 giorni di reclusione nel 1982. Da allora il problema sembra essersi di gran lunga complicato e proprio perché il WWF ritiene che la permanenza dello stabilimento dipenda dal rigore con cui la questione ambientale e della salute pubblica viene affrontata e gestita, ha chiesto maggiori specifiche nel provvedimento AIA e quindi un supplemento d'istruttoria per necessari approfondimenti. (alternativasostenibile)


 
Aia per Ilva di Taranto. Legambiente: "Servono  modifiche all'AIA per voltare definitivamente pagina"

La chiusura dell’altoforno 5 non può essere rimandata di 20 mesi e manca la previsione di chiusura immediata di alcune batterie delle cokerie e di alcuni altiforni, in evidente e inaccettabile difformità con le prescrizioni della Magistratura. Tre anni per la copertura dei parchi minerali sono un tempo eccessivamente lungo, e la riduzione della produzione di acciaio è un imperativo necessario per limitare le emissioni inquinanti in atmosfera e nel mare. Serve quindi adeguare la nuova autorizzazione anche a tutte le prescrizioni che la magistratura ha imposto all'azienda con il sequestro dell'impianto di fine luglio, senza le quali l'Aia non sarebbe efficace per la riduzione delle rilevantissime emissioni in atmosfera.
Questi, in estrema sintesi, i punti contestati da Legambiente alla nuova Aia per gli stabilimenti dell’Ilva di Taranto, nelle osservazioni  presentate in Conferenza dei Servizi.
“Il riesame – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani presente alla Conferenza dei Servizi – avrebbe dovuto tenere maggiormente conto dell’attuale contesto e quindi delle legittime aspettative dei cittadini esasperati dalla situazione sanitaria e ambientale. Seppure crediamo che questa nuova Aia presenti alcuni passi avanti importanti rispetto al passato, non possiamo accettare la sua incompletezza e quindi il rimandare a momenti successivi la definizione delle soluzioni relative al problema dei rifiuti, alla depurazione delle acque e alla gestione delle discariche”.
Per Legambiente è necessaria quindi un’Aia maggiormente rigorosa, definita sulla base delle valutazioni del danno sanitario indotto dall’esercizio dello stabilimento; l’adozione delle migliori tecnologie in assoluto e la prescrizione all’azienda di una fidejussione di importo adeguato per eventuali futuri interventi di dismissione e bonifica.
la mappa delle osservazioni Legambiente all’Aia
https://maps.google.it/maps/ms?msid=213993048453995818548.0004cc19cc6772d2c4df2&msa=0&ll=40.511189,17.200985&spn=0.104539,0.247192

ASSEMBLEA PUBBLICA: LUCI ED  OMBRE DELLA  NUOVA  AIA PER L’ILVA DI TARANTO
lunedì 22 ottobre,  dalle ore 17.30 alle ore 20.30 sala conferenze Biblioteca Comunale Acclavio(Piazzale Bestat - Taranto), intervengono Leo Corvace  Legambiente Taranto  Giorgio Assennato Direttore Generale Arpa Puglia coordina Lunetta Franco Presidente Legambiente Taranto