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giovedì 3 ottobre 2013

Zone Franche... altri modi di porgere il cappello

Zone Franche Urbane, chiarito l’arcano fra Ministero e Regione: Taranto e Manduria sono dentro

Le Zone Franche Urbane pugliesi tornano sotto l’egida dello Stato. Il chiarimento è stato messo nero su bianco nella circolare n.32024 emessa lunedì scorso dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Sociale del Ministero per lo Sviluppo Economico. Aveva suscitato giusti allarmismi la decisione della Regione di finanziare con propri strumenti il programma di fiscalità agevolata per piccole imprese, ripescato a fine 2012. In realtà pare si sia trattato di un fraintendimento col Ministero, giacché la Regione intendeva solo includere ulteriori città, oltre a quelle già approvate nel lontano 2008 (leggi QUI il chiarimento dell’ass. regionale Capone). Allora la Regione selezionò 11 comuni sulla base delle disposizioni del Cipe, ma il Ministero diede la sua approvazione solo per tre di questi: Taranto, Lecce ed Andria. Ora il piano nazionale includerà le altre otto, fra cui anche la nostra Manduria. In particolare per Taranto la ZFU ricomprenderà le aree dell’Isola, dei Tamburi e di Paolo VI.
Pare dunque volgere al termine la telenovela delle ZFU, prima istituite, poi cancellate dal provvedimento del ministro Tremonti e ora ripescate dopo cinque anni di nulla e ben tre governi. Decisione di fondamentale importanza per il nostro territorio, sperando che i sussulti politici non le mettano nuovamente a rischio. Altro aspetto di non poco conto è che, mentre i criteri di agevolazione sono stati decisi a livello centrale, i fondi sono a carico delle regioni. La Puglia ha stanziato 134 milioni per i suoi undici comuni, occorrerà ora vigilare affinché il nostro territorio abbia quanto gli necessita per ripartire. Si tratta di agevolazioni fiscali per piccole e medie imprese, come scritto poc’anzi, ma cosa prevedono nello specifico le ZFU? eccolo spiegato: l’esonero dal pagamento delle Imposte sui redditi (IRES ed IRPEF) sino ad un massimo di € 100.000 aumentati di € 5.000 per ogni lavoratore assunto successivamente al primo anno; esonero dal pagamento dell’IRAP sul un valore massimo della produzione pari ad € 300.000 per ciascuno dei primi 5 anni di attività; esonero dal pagamento dell’ICI per quattro anni per gli immobili posseduti dall’azienda nella ZFU; esonero dal pagamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente (il 30% dei quali con residenza nella ZFU). Insomma un treno da prendere a tutti i costi, per un territorio che vuole ripartire.
 Il testo della circolare del Ministero nella parte riguardante la Puglia:“Le ZFU della Puglia, pur previste nel Piano di Azione Coesione (PAC) con cui sono stati riprogrammati i programmi cofinanziati dai Fondi strutturali 2007-2013 e al cui interno è collocata la specifica misura sulle ZFU dell’Obiettivo Convergenza, non sono state incluse nell’ elenco allegato al Decreto, in quanto la Regione Puglia aveva all’ epoca rappresentato la volontà di finanziare gli interventi nelle ZFU ricadenti nel territorio regionale con propri strumenti. Stante la successiva proposta della Regione di utilizzare per l’attuazione degli interventi lo strumento agevolativo nazionale, il Ministero procederà alla modifica del Decreto, al fine di consentirne l’applicazione anche alle ZFU pugliesi, subordinatamente all’aggiornamento del PAC stesso e alla relativa informativa al CIPE. Per pronto riferimento, è riportato in allegato alla presente circolare l’elenco di tutte le ZFU dell’Obiettivo Convergenza previste nel PAC (III aggiornamento, dicembre 2012), quindi anche di quelle ricadenti nel territorio della regione Puglia, con l’avvertenza che la singola ZFU non coincide con l’intero territorio comunale, ma include solo porzioni di esso. Il Ministero provvederà tempestivamente, in relazione ai tempi a disposizione delle imprese per la presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni, a comunicare l’esatta perimetrazione delle singole ZFU sulla base dei criteri e degli indicatori stabiliti dal CIPE con la delibera n. 5/2008”. (Inchiostroverde)

venerdì 15 marzo 2013

Non chiamatelo ERIR

L'amministrazione delle sigle e degli acronimi inscena l'ennesima farsa per fingere partecipazione.
Stavolta si presenta (bella partecipazione!) l'Elaborato tecnico sui Rischi di Incidenti Rilevanti, cioè il piano che prevede le possibili cause ed effetti di incidenti nell'area industriale e portuale e stila una serie di indicazioni urbanistiche per prevenirli/affrontarli.
Questo piano dovrebbe essere stato adottato già da almeno 13 anni... ma stiamo parlando di tempi "normali" per un comune che ha come ultimo obiettivo la salute e il bene dei suoi concittadini...
Riportiamo il testo della comunicazione e il manifesto.
Notate il linguaggio profondamente ignorante, un vero fossile di amministrativese ottocentesco, con cui il polveroso compilatore comunale ha infiorettato questo comunicato! (sentendosene sicuramente orgoglioso! - e ci pare anche di riconoscerne lo stile... dovrebbe essere tra i presentatori...).
Notate poi l'ultimo periodo, un vero capolavoro di sgrammaticatura copincollista!
Tutti in comune allora, il 22 marzo a far sentire la nostra voce!

ApQ Città 1° atto aggiuntivo_ Progetto Coordinato di Risanamento del Quartiere Tamburi a Taranto - studi e analisi ambientali_ finanziamento Delibera CIPE n.3/2006.
Redazione dell' Elaborate Tecnico inerente il Rischio di Incidenti Rilevanti ai sensi del D.M. 9 maggio 2001 e .s.m.i. (ERIR)_INCONTRO PUBBLICO DI PRESENTAZIONE

INTRODUZIONE E INQUADRAMENTO NORMATIVO

l 'art. 4 del Decreto 9 maggio 2001 "Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante" prescrive che vengano individuate e disciplinate sui territorio le aree da sottoporre a specifica regolamentazione in funzione delle attività a rischio di incidente rilevante presenti sui territorio comunale. Tale analisi viene condotta mediante lo strumento urbanistico denominate ERIR, Elaborate Tecnico "Rischio di incidenti rilevanti".
Gli strumenti urbanistici, mediante variante specifica, definiscono le aree da sottoporre a regolamentazione, tenuto canto di tutte le problematiche territoriali ed infrastrutturali dell'area.
Allo scopo, gli strumenti urbanistici contengono un Elaborate Tecnico "Rischio di lncidente Rilevante" ai fini della gestione sui territorio del rischio tecnologico ad esso associate.
Le amministrazioni comunali, hanno il compito di adottare opportuni adeguamenti ai propri strumenti urbanistici, in un continua processo iterative di verifica, generate dalla variazione del rapporto tra attività produttiva a rischio e le modificazioni della struttura insediativa del comune stesso, ivi comprese le infrastrutture ad esso asservite, eventualmente in corso di predisposizione.
La valutazione della compatibilità territoriale ed ambientale, per quanto attiene agli strumenti urbanistici, deve necessariamente condurre alla predisposizione di opportune prescrizioni normative e cartografiche riguardanti le aree da sottoporre a speciftea regolamentazione.
L'individuazione e la disciplina di tali aree si fonda su di una valutazione di compatibilità tra stabilimenti ed elementi territoriali ed ambientali vulnerabili e la definizione di una specifica regolamentazione non determina vincoli all'edificabilita dei suoli, ma distanze di sicurezza.
In questo senso i suoli eventualmente interessati dalla regolamentazione da parte del piano urbanistico, non perdono la possibilità di generare diritti edificatori.
Per quanto sopra espresso, si invita, quanti in indirizzo, alia presentazione dell'Elaborato tecnico "Rischio di Incidenti rilevanti" relativo all'ambito del Comune di Taranto che si terrà presso la sede
del Comune a Palazzo di Città - Salone degli specchi nel giorno 22 marzo 2013 dalle ore 9:30 alle 13:30 al fine di rendere noto alla cittadinanza ed ai portatori di interesse quanto riportato nell'elaborato da adottare/approvare da parte del Comune e acquisendo, eventualmente osservazioni, in merito.
I1 presente Elaborate tecnico, sarà oggetto di specifica successiva adozione/approvazione, ai fini urbanistici ai sensi di legge dopo il suddetto incontro pubblico, convocato da parte del Comune, per la presentazione dell'elaborato suddetto assicurando la dovuta informazione ai cittadini e per l'acquisizione di eventuali ulteriori contributi da parte dei portatori di interesse. Si rappresenta altresì che il presente Elaborate tecnico è richiamato, quale adempimento da promuovere e adottare, con la massima urgenza, a garanzia della salute pubblica e della sicurezza del lavoro, assicurando per legge, altresì, che i cittadini siano informati sulla problematica.
La Deliberazione di Consiglio Comunale n. 41 del 18.10 2007, di perfezionamento dell'Intesa Città Porta di Taranto e nella precedenza Delibera del Commissario straordinario n. 116/2006, quale atto l'ERIR costituisce atto propedeutico all'adozione definitiva/ approvazione del Piano Regolatore del Porta (PRP) promosso dalla Autorità Portuale di Taranto, ai sensi della legge n.84/94.

lunedì 11 giugno 2012

Cos'è il social housing?

Questa è una delle più "accattivanti" proposte del nostro sindaco per affrontare il problema della città vecchia e della periferia tarantina... Cerchiamo di capirne di più:

MILANO: LA BUFALA DEL SOCIAL HOUSING


Se da un lato si buttano via miliardi di euro nella speculazione finanziaria e immobiliare, dall’altro a Milano tutto ciò che veramente serve a chi studia o vive del proprio lavoro non funziona. Ne sono una dimostrazione gli ultimi urgenti appelli per mettere in sicurezza le scuole, sempre più a rischio crolli, o il recente ennesimo incidente tramviario verificatosi a Milano, questa volta con quattro feriti, dovuto al problema ormai cronico dell’errato funzionamento di scambi vetusti.

E sono solo due degli innumerevoli esempi che si potrebbero fare. Di fronte a questa situazione di sfascio Palazzo Marino si fa bello lanciando qua e là qualche iniziativa di “social housing” venduta al pubblico come prova della sensibilità dell’amministrazione, degli speculatori e delle banche per gli aspetti sociali. In realtà si tratta di un’operazione che punta a regalare agli speculatori anche il mercato delle abitazioni per i ceti medi (a tutto svantaggio dell’edilizia popolare ed effettivamente sociale), diventato molto appetibile in questo periodo di crisi dopo anni di “sovrapproduzione edilizia” nel settore lusso ed extralusso. Un’operazione che prevede scandalose sovvenzioni pubbliche per gli speculatori, come illustriamo più sotto.

Ma prima vediamo l’ultimo caso, quello della Social Main Street (!), cioè una torre di 14 piani interamente in legno che offrirà posti letto e bilocali in affitto nel quartiere periferico e scarsamente appetibile della Bicocca. I prezzi? 250 euro/mese per uno scarno posto letto, 480 euro per il bilocale in condivisione, cifre ben lontante dall’essere popolari.

Si tratta di un bel business per le cooperative legate a Comunione e Liberazione (ma anche per quelle della Legacoop, con la quale c’è una sempre maggiore sintonia). L’iniziativa infatti parte dalla Compagnia dell’Abitare, che fa parte della ciellina Compagnia delle Opere ed è presieduta da un personaggio ormai storico della galassia Cl, Antonio Intiglietta.

Al progetto ha collaborato lo studio di ingegneria Urbam (sempre galassia Cl) e la torre sarà amministrata dalle cooperative La Ringhiera (Compagnia delle Opere) e Auprema (Legacoop). Il progetto è stato presentato con una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, oltre a esponenti dei summenzionati soggetti, anche Roberto Formigoni (Cl) e l’assessore milanese all’urbanistica Carlo Masseroli (Cl). Ma per capire meglio il lucrativo business che c’è dietro queste operazioni bisogna spiegare cosa è il social housing. Lo facciamo riprendendo un pezzo da noi scritto nel novembre 2008, quando Milano Internazionale non era ancora su web:

“Quando in politica si comincia a parlare in inglese c’è sempre di mezzo un inganno. Lo conferma il caso del social housing (i più temerari provano a italianizzarlo a metà parlando di “housing sociale”), un termine che negli ultimi mesi politici, imprenditori e stampa stanno riversando a fiumi nel mare della propaganda che ci assale quotidianamente.

Grazie a un’ingegnosa ingegneria politico-imprenditoriale, ci viene raccontato, verranno messe sul mercato migliaia di abitazioni a prezzo “agevolato”, “calmierato”, “convenzionato”. L’idea può apparire appetibile al comune cittadino, che si trova a dovere affrontare costi esorbitanti e insostenibili per soddisfare il bisogno primario di avere un’abitazione. Ma conoscendo chi propone o sostiene questo progetto (per esempio, il summenzionato assessore Masseroli, oppure le banche) è naturale essere diffidenti. Perché mai chi ha fatto del profitto e della speculazione un motivo di vita dovrebbe all’improvviso gettarsi a capofitto in un’attività a prezzi inferiori a quelli “di mercato” (ma sarebbe meglio dire: a quelli gonfiati dalla bolla immobiliare)?

I motivi in realtà sono semplici: perché permette un ennesimo travaso di valori dal pubblico al privato, perché è un utile strumento propagandistico per nascondere altre enormi operazioni di carattere puramente speculativo e perché comunque è di per se stessa un ottimo affare.

Riguardo all’ultimo motivo, è chiaro che in questo momento di crisi mondiale del settore immobiliare e di aumento dell’incertezza i progetti di social housing sono una vera manna per gli immobiliaristi. Le loro società perdono utili, valore e capitali a tutto spiano (i 22 fondi immobiliari italiani quotati hanno perso il 18% da fine dicembre 2007 a fine agosto 2008, cioè ancora prima dell’inasprirsi della crisi) e il social housing offre rendimenti del 3% più inflazione (di questi giorni un tasso appetibilissimo), con la possibilità di eliminare ogni elemento di rischio grazie a finanziamenti agevolati e garanzie pubbliche sulla solvenza degli affittuari.

Inoltre, pressoché tutti i progetti di social housing prevedono in realtà solo una quota molto piccola di affitti calmierati, la grande maggior parte del costruito è affittabile, o vendibile, a prezzi di mercato. In molti casi si tratta poi solo di uno specchietto per allodole di stampo prettamente populista: si sbandiera il “progetto sociale”, ma in realtà grazie alla perequazione (cioè, nelle politiche attualmente applicate, la licenza di costruire, o di costruire di più, laddove non era possibile, in cambio della realizzazione di opere di utilità pubblica o sociale) si realizzano enormi affari a danno dei cittadini.

In pratica, per spiegare il concetto: l’immobiliarista/banca/fondo costruisce con finanziamenti e regali dei contribuenti 1 in social housing, comunque più che profittevole, e riceve in cambio 4, 5 o addirittura 10 in licenze di costruzione, direttamente tramutabili in profitto mediante attività edilizie o che comunque consentono una rivalutazione astronomica di terreni già posseduti. Basta prendere a esempio il “piano Milano”, citato dal Corriere Economia. Il Comune ha messo a disposizione (gratis!) otto aree per costruire 3.300 alloggi.

Chi vi costruirà, potrà vendere a prezzi di mercato fino al 75% delle case realizzate, appena un quarto invece dovrà essere a prezzo calmierato, cioè in “social housing”. Ma non è tutto. Il Comune mette inoltre a disposizione 20 milioni per abbassare i tassi di finanziamento bancario, mentre la Regione ce ne mette altri 30 per “ridurre il rischio insolvenza affitti”.

Insomma, terreni regalati dagli enti pubblici, soldi pubblici per costruire, soldi pubblici per eliminare ogni rischio di mancato incasso degli affitti e gli “investitori” possono vendere fino al 75% a prezzi di mercato – altroché social housing, questa è una vera e propria cassa di assistenza pubblica per i signori del mattone!

E le cifre in gioco sono da capogiro: secondo le stime di Sergio Urbani, della Fondazione Housing Sociale di Cariplo, il social housing in salsa pubblico-privata vale 3 miliardi all’anno di sviluppo del mercato. Cariplo (la fondazione azionista di Banca Intesa San Paolo) è per l’appunto uno dei principali attori di queste operazioni, insieme ad altre delle numerose e potenti fondazioni bancarie.

Non mancano naturalmente gli immobiliaristi, come per esempio la Pirelli Re guidata da Puri Negri, nonché le cooperative rosse e cielline – anzi, la torta è così appetibile che Legacoop e i ciellini della Compagnia delle Opere hanno superato i vecchi steccati ideologici unendo le forze per dare insieme vita alla Fondazione Abitare (che conta tra le sue fila l’avvocato Guido Bardelli, vicino a Cielle, citato a suo tempo dal Corriere della Sera come una delle possibili scelte di Moratti ad assessore per l’urbanistica).

Oltre agli enti locali, tra i finanziatori vi sarà anche lo stato tramite la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), sempre più coinvolta nel ruolo di crocerossina per i capitalisti a corto di fondi, la quale avrà un ruolo non proprio in armonia con il principio dell’inammissibilità del conflitto di interessi: la Cdp è infatti partecipata al 30% dalle fondazioni bancarie e si ritroverà, attraverso il veicolo di un’appositamente costituita Società di gestione del risparmio, a promuovere progetti di social housing tramite finanziamenti di cui godranno in molti casi… le fondazioni bancarie.

Dietro a tutto questo, naturalmente, l’assenza di ogni politica per la casa che vada a favore di chi lavora, e non di chi arraffa”.

Fonte: http://milanointernazionale.it/2009/10/29/la-bolla-che-deve-ancora-scoppiare-3/

mercoledì 16 novembre 2011

domenica 7 febbraio 2010

La mani sul Borgo?

Chi sono questi fantomatici "esperti"? Se sono gli stessi (sempre i soliti) che mettono mano sulla Città Vecchia, allora, come direbbe Totò: "siamo a cavallo"!
Triste città quella che si decide all'oscuro dei cittadini, con le conferenze stampa, senza slanci, senza partecipazione, senza memoria!
Eppure basterebbe poco a condividere tra amministratori e popolazione un'idea di città, senza mettere in mezzo sempre i soliti mediocri tecnici locali...


Taranto, una chance per rilanciare il Borgo

Il Borgo di Taranto non è più quello di una volta. Rispetto agli anni ’80 sono infatti diminuiti gli abitanti, è cresciuta la loro età media, e sono aumentati anche i palazzi fatiscenti. Ma se si sfrutteranno al meglio le opportunità offerte dalla legge regionale 21 del 2008 sullo sviluppo armonico delle città, che porta la firma dell’assessore all’Urbanistica Angela Barbanente, il centro di Taranto potrà tornare a risplendere come nel passato. Lo conferma uno studio commissionato dal Comune ad un’equipe di esperti, studio che è stato presentato venerdì sera nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città dal sindaco, Ezio Stefàno, dall’assessore all’Urbanistica e vicesindaco, Alfredo Cervellera, e dal dirigente del settore, Vincenzo La Gioia. Tema dell’incontro: «Indagini, studi e rilievi finalizzati ad individuare un sistema di interventi di somma urgenza e programmi organici di conservazione del Borgo».
«Si tratta - dichiara l’assessore Cervellera - di uno studio preliminare ad un programma di rigenerazione urbana della città. Attraverso quest’indagine è stato possibile realizzare un aggiornamento preciso e un’analisi dettagliata rispetto al piano particolareggiato redatto nel 1982 e approvato dalla giunta comunale nel 1989. Questo nuovo studio lascia intendere come il Borgo si sia trasformato in tutti questi anni, passando dai 38mila abitanti di allora ai 22mila di oggi, con una popolazione anziana ultrasessantenne del 24 per cento e ultraquarantenne del 29 per cento, che insieme superano la metà della popolazione residente in centro. Si calcolano inoltre 38 palazzi in stato di fatiscenza».
Ma lo studio presentato venerdì ha anche evidenziato che nel Borgo esistono palazzi di pregio con i relativi rilievi di carattere storico-architettonico. E’ stata infatti sovrapposta l’immagine del Borgo della fine dell’800 con quella del 1922 quando l’assetto urbanistico della zona era completo per un buon 70 per cento ma non ancora ultimato. Nel frattempo s’è aggiunta la nuova edilizia, più moderna, che in parte ha sostituito quella storica preesistente.
«Il più comune degli esempi è quello del palazzo sorto al posto del cinema Rex» afferma l’assessore Cervellera. Intanto, nuovi e interessanti scenari si profilano per il Borgo di Taranto in futuro. «Possiamo finalmente intraprendere quel discorso serio che da tanto tempo avremmo voluto avviare con il ministero della Difesa perché la Finanziaria - rileva Cervellera - ci dà la possibilità di aprire una trattativa con Invitalia per l’acquisizione di tutte le aree demaniali militari della zona. Tra queste anche l’Ospedale militare. In cambio, la Marina chiede che le stesse funzioni siano ricostruite a San Vito. Per il sito degli ex Baraccamenti Cattolici e la Caserma Mezzacapo, ci sarebbe la supplenza di Maricentro. Così noi riusciremmo finalmente a realizzare quello che immaginiamo e sogniamo da tempo».
Tra le prospettive c’è anche quella che l’Aeronautica possa lasciare Taranto. «Se pure l’area strategica attorno a Mar Piccolo si libererà, insieme alla Stazione torpediniera dell’Arsenale, alla Villa Peripato e al parco Cimino, si potrebbe finalmente completare quell’asse verde con piste ciclabili e spazi aperti che rappresenta uno dei nostri più ambiziosi progetti».
Progetti derivati da uno studio che al momento è solo sulla carta e che si spera possano vedere la luce. Il Comune ha infatti intenzione di condividere l’idea con gli Ordini professionali locali e gli altri soggetti del territorio per dare applicazione alla legge Barbanente. L’obiettivo finale è lo sviluppo armonico della città. P. Giuffrè GdM

mercoledì 28 ottobre 2009

Chiacchiere e distintivo

La torta dell'arsenale attira tanti pesci...
Tutti con la soluzione in tasca in attesa di un incarico.

lunedì 2 febbraio 2009

Sulle ceneri dell'Ilva rinasce Novi Ligure

Ceneri dell'Ilva, Piani strategici, appetibilità del territorio: cronache da Genova anno zero post-Ilva.

Dai dati riguardanti l'andamento demografico relativo al 2008 la popolazione è aumentata di 250 unità. Insomma Novi dimostra di avere ancora attrattiva. Un tempo, non lontanissimo ma che fonda le sue radici nel 1700, le famiglie nobili genovesi venivano a villeggiare nel basso Piemonte e nel centro storico cittadino sono tante le testimonianze di questo glorioso passato come i palazzi dipinti, le antiche residenze nobiliari. Oggi si è di fronte ad un nuovo interesse, diverso, i tempi, le abitudini e le esigenze cambiano ma rimane, comunque, la voglia, soprattutto per chi risiede nelle grandi città, di trasferirsi in un luogo più a "grandezza d'uomo", vicino alla campagna ma dotato di tutti i servizi.
E Novi cerca di offrire tutto questo. A dimostrazione che la casa in campagna o nella prima periferia con giardino è un prodotto che tira, sono queste le richieste pervenute alle agenzie immobiliari della città.
...
Ad attrarre poi soprattutto compratori da fuori provincia sono i prezzi «decisamente concorrenziali – puntualizza Bianchi – perché non sono mai saliti in maniera esponenziale».
E numerosi sono i liguri ed in particolare i genovesi interessati alle nuove costruzioni di Euronovi, il quartiere che sta sorgendo sulle ceneri della vecchia Ilva. «Abbiamo ottenuto già ottimi riscontri – dicono agli uffici di Euronovi – i genovesi sono molto interessati. Noi offriamo tipologie abitative varie: ville singole, a schiera, bifamiliari ed appartamenti». I lavori ad Euronovi sono partiti a giugno 2007, in primavera prenderà il via il cantiere che riguarda il secondo lotto che prevede la costruzione di un complesso residenziale e anche la realizzazione di un parco di 17 mila metri quadrati polifunzionale e custodito.
«Noi offriamo una casa in un quartiere elegante, vicino al centro, immerso nel verde. Il momento economico, però, non è positivo, per questo auspichiamo una collaborazione con il pubblico così da creare un piano strategico di sviluppo complessivo della città che la renda appetibile oltre i confini novesi». E sull'esigenza di un piano strategico è d'accordo anche Gianni Castellani, urbanista:«Occorre dare corpo al piano strategico al fine di rendere stabile l'incremento di popolazione e di posti di lavoro. A mio avviso l'aumento demografico è legato alla crescita dell'industria e all'insediamento di attività commerciale come Outlet e Retail Park».
(Il Secolo XIX)

giovedì 7 agosto 2008

Cos'è e come si fa una VAS

Pubblicata con la delibera G.R. n.981/08 la circolare contenente le note esplicative sulle procedure di valutazione ambientale strategica - VAS, secondo quanto disposto dal decreto leg.vo n.4/2008. L'atto deliberativo è inserito nel Bollettino ufficiale della Regione n.117 del 22 luglio 2008
Con questa circolare si forniscono chiarimenti essenziali relativamente ai contenuti e alle previsioni di legge vigenti in materia ambientale.
La circolare, inoltre, interviene nella individuazione dell'autorità competente, genericamente indicata dal suddetto decreto, prevedendo l'annullabilità per violazione di legge dei piani e dei programmi che, pur rientrando nell'ambito di applicazione della norma, non abbiano effettuato le prescritte procedure.

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giovedì 22 maggio 2008

Rassegna stampa

Dal Corriere del Mezzogiorno, 21 maggio 2008

- torna la "strategia del gas". Boccia dice "a Brindisi no... vediamo dove...".
Salta il cetriolo... e dove andrà a finire???

- Arriva l'estate e torna di moda l'Acquedotto Pugliese. Pronti con i bidoni?
- Diamo un'occhiata ai vicini e scopriamo che non c'è un depuratore autorizzato in tutta la Puglia. E l'Acquedotto Pugliese, da bravo privato, non ha intrenzione di "spendere soldi" per opere di pubblica utilità che non danno profitto... Grazie Governatore!
- Un augurio di Scionti per il futuro integrato del Territorio tarantino