Questa è una delle più "accattivanti" proposte del nostro sindaco per affrontare il problema della città vecchia e della periferia tarantina...
Cerchiamo di capirne di più:
MILANO: LA BUFALA DEL SOCIAL HOUSING
Se
da un lato si buttano via miliardi di euro nella speculazione
finanziaria e immobiliare, dall’altro a Milano tutto ciò che veramente
serve a chi studia o vive del proprio lavoro non funziona. Ne sono una
dimostrazione gli ultimi urgenti appelli per mettere in sicurezza le
scuole, sempre più a rischio crolli, o il recente ennesimo incidente
tramviario verificatosi a Milano, questa volta con quattro feriti,
dovuto al problema ormai cronico dell’errato funzionamento di scambi
vetusti.
E sono solo due degli innumerevoli esempi che si potrebbero fare. Di
fronte a questa situazione di sfascio Palazzo Marino si fa bello
lanciando qua e là qualche iniziativa di “social housing” venduta al
pubblico come prova della sensibilità dell’amministrazione, degli
speculatori e delle banche per gli aspetti sociali. In realtà si tratta
di un’operazione che punta a regalare agli speculatori anche il mercato
delle abitazioni per i ceti medi (a tutto svantaggio dell’edilizia
popolare ed effettivamente sociale), diventato molto appetibile in
questo periodo di crisi dopo anni di “sovrapproduzione edilizia” nel
settore lusso ed extralusso. Un’operazione che prevede scandalose
sovvenzioni pubbliche per gli speculatori, come illustriamo più sotto.
Ma prima vediamo l’ultimo caso, quello della Social Main Street (!),
cioè una torre di 14 piani interamente in legno che offrirà posti letto e
bilocali in affitto nel quartiere periferico e scarsamente appetibile
della Bicocca. I prezzi? 250 euro/mese per uno scarno posto letto, 480
euro per il bilocale in condivisione, cifre ben lontante dall’essere
popolari.
Si tratta di un bel business per le cooperative legate a Comunione e
Liberazione (ma anche per quelle della Legacoop, con la quale c’è una
sempre maggiore sintonia). L’iniziativa infatti parte dalla Compagnia
dell’Abitare, che fa parte della ciellina Compagnia delle Opere ed è
presieduta da un personaggio ormai storico della galassia Cl, Antonio
Intiglietta.
Al progetto ha collaborato lo studio di ingegneria Urbam (sempre
galassia Cl) e la torre sarà amministrata dalle cooperative La Ringhiera
(Compagnia delle Opere) e Auprema (Legacoop). Il progetto è stato
presentato con una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, oltre
a esponenti dei summenzionati soggetti, anche Roberto Formigoni (Cl) e
l’assessore milanese all’urbanistica Carlo Masseroli (Cl). Ma per capire
meglio il lucrativo business che c’è dietro queste operazioni bisogna
spiegare cosa è il social housing. Lo facciamo riprendendo un pezzo da
noi scritto nel novembre 2008, quando Milano Internazionale non era
ancora su web:
“Quando in politica si comincia a parlare in inglese c’è sempre di mezzo
un inganno. Lo conferma il caso del social housing (i più temerari
provano a italianizzarlo a metà parlando di “housing sociale”), un
termine che negli ultimi mesi politici, imprenditori e stampa stanno
riversando a fiumi nel mare della propaganda che ci assale
quotidianamente.
Grazie a un’ingegnosa ingegneria politico-imprenditoriale, ci viene
raccontato, verranno messe sul mercato migliaia di abitazioni a prezzo
“agevolato”, “calmierato”, “convenzionato”. L’idea può apparire
appetibile al comune cittadino, che si trova a dovere affrontare costi
esorbitanti e insostenibili per soddisfare il bisogno primario di avere
un’abitazione. Ma conoscendo chi propone o sostiene questo progetto (per
esempio, il summenzionato assessore Masseroli, oppure le banche) è
naturale essere diffidenti. Perché mai chi ha fatto del profitto e della
speculazione un motivo di vita dovrebbe all’improvviso gettarsi a
capofitto in un’attività a prezzi inferiori a quelli “di mercato” (ma
sarebbe meglio dire: a quelli gonfiati dalla bolla immobiliare)?
I motivi in realtà sono semplici: perché permette un ennesimo travaso di
valori dal pubblico al privato, perché è un utile strumento
propagandistico per nascondere altre enormi operazioni di carattere
puramente speculativo e perché comunque è di per se stessa un ottimo
affare.
Riguardo all’ultimo motivo, è chiaro che in questo momento di crisi
mondiale del settore immobiliare e di aumento dell’incertezza i progetti
di social housing sono una vera manna per gli immobiliaristi. Le loro
società perdono utili, valore e capitali a tutto spiano (i 22 fondi
immobiliari italiani quotati hanno perso il 18% da fine dicembre 2007 a
fine agosto 2008, cioè ancora prima dell’inasprirsi della crisi) e il
social housing offre rendimenti del 3% più inflazione (di questi giorni
un tasso appetibilissimo), con la possibilità di eliminare ogni elemento
di rischio grazie a finanziamenti agevolati e garanzie pubbliche sulla
solvenza degli affittuari.
Inoltre, pressoché tutti i progetti di social housing prevedono in
realtà solo una quota molto piccola di affitti calmierati, la grande
maggior parte del costruito è affittabile, o vendibile, a prezzi di
mercato. In molti casi si tratta poi solo di uno specchietto per
allodole di stampo prettamente populista: si sbandiera il “progetto
sociale”, ma in realtà grazie alla perequazione (cioè, nelle politiche
attualmente applicate, la licenza di costruire, o di costruire di più,
laddove non era possibile, in cambio della realizzazione di opere di
utilità pubblica o sociale) si realizzano enormi affari a danno dei
cittadini.
In pratica, per spiegare il concetto: l’immobiliarista/banca/fondo
costruisce con finanziamenti e regali dei contribuenti 1 in social
housing, comunque più che profittevole, e riceve in cambio 4, 5 o
addirittura 10 in licenze di costruzione, direttamente tramutabili in
profitto mediante attività edilizie o che comunque consentono una
rivalutazione astronomica di terreni già posseduti. Basta prendere a
esempio il “piano Milano”, citato dal Corriere Economia. Il Comune ha
messo a disposizione (gratis!) otto aree per costruire 3.300 alloggi.
Chi vi costruirà, potrà vendere a prezzi di mercato fino al 75% delle
case realizzate, appena un quarto invece dovrà essere a prezzo
calmierato, cioè in “social housing”. Ma non è tutto. Il Comune mette
inoltre a disposizione 20 milioni per abbassare i tassi di finanziamento
bancario, mentre la Regione ce ne mette altri 30 per “ridurre il
rischio insolvenza affitti”.
Insomma, terreni regalati dagli enti pubblici, soldi pubblici per
costruire, soldi pubblici per eliminare ogni rischio di mancato incasso
degli affitti e gli “investitori” possono vendere fino al 75% a prezzi
di mercato – altroché social housing, questa è una vera e propria cassa
di assistenza pubblica per i signori del mattone!
E le cifre in gioco sono da capogiro: secondo le stime di Sergio Urbani,
della Fondazione Housing Sociale di Cariplo, il social housing in salsa
pubblico-privata vale 3 miliardi all’anno di sviluppo del mercato.
Cariplo (la fondazione azionista di Banca Intesa San Paolo) è per
l’appunto uno dei principali attori di queste operazioni, insieme ad
altre delle numerose e potenti fondazioni bancarie.
Non mancano naturalmente gli immobiliaristi, come per esempio la Pirelli
Re guidata da Puri Negri, nonché le cooperative rosse e cielline –
anzi, la torta è così appetibile che Legacoop e i ciellini della
Compagnia delle Opere hanno superato i vecchi steccati ideologici unendo
le forze per dare insieme vita alla Fondazione Abitare (che conta tra
le sue fila l’avvocato Guido Bardelli, vicino a Cielle, citato a suo
tempo dal Corriere della Sera come una delle possibili scelte di Moratti
ad assessore per l’urbanistica).
Oltre agli enti locali, tra i finanziatori vi sarà anche lo stato
tramite la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), sempre più coinvolta nel
ruolo di crocerossina per i capitalisti a corto di fondi, la quale avrà
un ruolo non proprio in armonia con il principio dell’inammissibilità
del conflitto di interessi: la Cdp è infatti partecipata al 30% dalle
fondazioni bancarie e si ritroverà, attraverso il veicolo di
un’appositamente costituita Società di gestione del risparmio, a
promuovere progetti di social housing tramite finanziamenti di cui
godranno in molti casi… le fondazioni bancarie.
Dietro a tutto questo, naturalmente, l’assenza di ogni politica per la
casa che vada a favore di chi lavora, e non di chi arraffa”.
Fonte: http://milanointernazionale.it/2009/10/29/la-bolla-che-deve-ancora-scoppiare-3/