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mercoledì 17 giugno 2015

Non sai che fare? Spara una Newco!

Porto Taranto, Governo pensa a newco con Fs logistica e operatore terminalista

Ora che il capitolo di Taranto container terminal è definitivamente chiuso, con gli azionisti che il 12 giugno hanno messo in liquidazione la società che gestiva in concessione l'infrastruttura portuale e ieri avviato la mobilità per i 540 addetti, Governo e Autorità portuale lanciano un'attività di scouting per verificare i nuovi operatori disponibili a subentrare a Tct che dal 2001 sino ad oggi è stata nel porto di Taranto. Da ora in poi, quindi, i contatti in corso saranno intensificati al fine di giungere ad una soluzione che da un lato rimetta sul mercato il terminal container di Taranto, senza più traffico da molti mesi, e dall'altro tuteli i 540 operatori che, finita la cassa integrazione lo scorso 28 maggio, sino all'altro ieri erano in ferie e adesso sono in mobilità.
Lo annuncia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, che oggi pomeriggio ha presieduto a Palazzo Chigi un nuovo vertice con ministero del Lavoro (c'era il sottosegretario Teresa Bellanova), sindacati, Authority e Comune di Taranto. La traccia che si vuole approfondire è quella di una newco in cui mettere insieme Fs Logistica e un terminalista importante. Da rilevare che tempo addietro alcune compagnie, tra cui Msc, si erano già affacciate al terminal container di Taranto. Ora si tratta di vedere se quest'interesse può tramutarsi in un progetto di intervento vero. De Vincenti in proposito annuncia che il presidente dell'Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete, ha già prospettato al ministro delle Infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio - che oggi al vertice non c'era - “una serie di indicazioni riguardo la logistica del porto di Taranto. L'obiettivo è attrarre investitori della logistica all'interno del piano nazionale”.
Per De Vincenti, “la newco dovrebbe presentare un piano industriale indicando le attività che porta su Taranto, i ritmi di assorbimento dei lavoratori e gli investimenti che dovranno andare in parallelo con il piano infrastrutturale” che sta interessando il terminal tra adeguamento della banchina e dragaggio dei fondali e il porto più in generale con la piattaforma logistica. “Dobbiamo verificare nei prossimi giorni se e come riusciamo a costruire la newco e come questa - aggiunge il sottosegretario alla presidenza del Consiglio - diviene titolare della concessione del terminal. Oggi non possiamo dare certezze perché fin quando non c'è nero su bianco non sarebbe corretto. Ma entro i 75 giorni speriamo di arrivare a dare risposte ai lavoratori”. I 75 giorni sono infatti quelli che prevede la procedura prima che la mobilità e quindi il licenziamento dei 540 lavoratori sia effettivo.
“Avendo a disposizione 1.500 metri di banchina, verifichiamo se è possibile far arrivare nuovi traffici nel momento in cui Tct non avrà più la concessione del terminal” suggerisce infine Daniela Fumarola, segretario Cisl Taranto, mentre il sottosegretario al Lavoro, Bellanova, propone di verificare la possibilità di un bando in attesa di un nuovo concessionario. (Sole24h)

mercoledì 3 giugno 2015

Liquefazione?

Governo su Terminal container Taranto: possibile liquidazione di Tct, prepariamo alternative

«Ci stiamo confrontando con Taranto container terminal sulle nuove prospettive che avrà il porto di Taranto una volta che gli investimenti infrastrutturali e la piastra logistica saranno completati, ma prende sempre più piede un atteggiamento di disimpegno della società». Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, ha introdotto stasera a Palazzo Chigi il nuovo vertice - il terzo in un poco più di un mese - sulla crisi del terminal container di Taranto, presenti il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio, il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, il Mise, il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, il presidente dell'Autorità portuale, Sergio Prete, e i sindacati.
La situazione è delicata: dal 28 maggio i 540 addetti al terminal sono in ferie forzate perchè la cassa integrazione è scaduta e non è stata ancora rinnovata. Inoltre dalla società Tct - partecipata da Hutchinson, Evergreen e gruppo Maneschi - non sono giunti segnali nè sulla volontà di restare nel porto di Taranto, nè di accettare la pre-intesa siglata alla presidenza del Consiglio lo scorso 11 maggio.

«Dobbiamo prepararci a soluzioni alternative - dice De Vincenti -, in particolare il passaggio chiave è quello della concessione. Se Tct confermerà il pre-accordo del 18 maggio bene. Diversamente, se ufficializzeranno l'abbandono, la concessione dell'infrastruttura verrà ritirata e tornerà al Governo e all'Autorità portuale. Che intendono - aggiunge De Vincenti - utilizzare al meglio l'asset del porto di Taranto. Non sarà facile ma il posizionamento di Taranto e la logistica sono favorevoli per qualsiasi imprenditore. Facendo leva sulla concessione, si possono aprire fasi nuove. Verificherò nei prossimi giorni perchè non siamo disposti a perdere quest'occasione».

«Sembra vicina la liquidazione della società Taranto container terminal - annuncia il ministro Delrio -. Il Governo punta a dare un percorso ai lavoratori e cercare un nuovo operatore che possa al meglio utilizzare le opportunità. Per vari motivi, Tct ormai non ci crede più. Il Governo ha messo a disposizione tutto di Tct, ma loro poi hanno scelto altro. Non vanno sprecati gli investimenti fatti, gli operatori devono cominciare a fare qualcosa, e bisogna mantenere un clima sociale tranquillo perchè dobbiamo costruire delle soluzioni».

«Chiediamo chiarezza da Tct essendo titolare della concessione ma allo stesso tempo diciamo che forse è tempo di aprire anche ad altri avendo la disponibilità di una banchina così lunga e con un pescaggio adeguato» sottolinea Daniela Fumarola, segretario Cisl Taranto. «Ora la priorità è mettere i lavoratori in sicurezza con una prospettiva - aggiunge Giancarlo Turi, segretario Uil Taranto -. Bisogna governare l'emergenza e trovare una soluzione che rassereni gli animi per non arrivare ad una situazione sociale ingovernabile». (sole24h)

giovedì 28 maggio 2015

Ri-Porto?

Porto, il giorno della verità. Vertice a Tct sul “piano Taranto”: col fiato sospeso 550 lavoratori 

L’ok al pre-accordo siglato a Roma a Palazzo Chigi potrebbe arrivare nel primo pomeriggio di oggi. Non si è tenuta ieri l’assemblea dei soci della Taranto Container Terminal, indetta in prima convocazione. Oggi dovrebbe essere la chiamata decisiva, con la seconda convocazione degli azionisti. E si dovrebbe conoscere quindi, in via definitiva, la volontà di chi regge le sorti della società terminalista del molo polisettoriale di Taranto. La pre-intesa è stata siglata l'11 maggio a Palazzo Chigi nel corso di un incontro in aggiornamento all’accordo sul traffico containerizzato nello scalo jonico. Azionisti di Tct sono le compagnie multinazionali Hutchinson (col 50% del pacchetto azionario), Evergreen (col 40%) e il gruppo Maneschi che detiene il 10%.
In attesa di questa importante riunione a Taranto la tensione sale. Alle stelle fra gli oltre 550 dipendenti diretti della società portuale che aspettano con ansia di conoscere le determinazioni della loro proprietà sul futuro impegno a Taranto. Inoltre, all’approvazione del piano proposto dal Governo ai privati, è legata anche la concessione in proroga della cassa integrazione straordinaria, a zero ore e per un altro anno, dei lavoratori Tct. Nonostante le rassicurazioni che sono arrivate dal ministero del lavoro (anche per il tramite del sottosegretario Teresa Bellanova, brindisina, che ha partecipato all’ultimo vertice romano, gli ammortizzatori coprono i lavoratori soltanto per questa settimana. Quello in partenza da giugno sarebbe l’ultimo rinnovo. Anche se il presidente dell’Authority, Sergio Prete, aveva lasciato aperto qualche spiraglio: «Dovrebbe essere l’ultimo anno di cassa anche se si è compreso che esistono altri strumenti. Detto questo, noi faremo in modo che sia l’ultimo anno perché vogliamo che non ce ne sia più bisogno», aveva detto recentemente.
Ecco perché il vertice tra gli azionisti è un punto di snodo importante. Se l’accordo raggiunto nei giorni scorsi è stato già ratificato e sottoscritto dalla parte pubblica (l’ok è già arrivato dal sindaco Ippazio Stefàno e dal presidente dell’Autorità portuale Prete) altrettanto dovrà fare quella privata. La società, nonostante i ritardi nella consegna delle infrastrutture portuali, deve impegnarsi a fare tornare le linee transoceaniche a Taranto a conclusione delle opere al porto. Inoltre deve confermare gli investimenti che riguardano la manutenzione degli impianti, il revamping delle gru su tutti. Il traffico dei container, in base a questo pre-accordo, dovrebbe tornare nello scalo jonico a partire dal 2017. Fino a quella data nemmeno le navi piccole di collegamento con il Pireo, dove le linee erano state trasferite, perché il servizio feeder è stato creato dal porto di Bari.
E dunque le movimentazioni a Taranto sono ormai ferme. Pari a zero. Nel 2011 il porto tarantino movimentava 604 mila teus (l’unità di misura dei container), nel 2012 il crollo a 263mila, nel 2013 a 197mila, nel 2014 a 148mila. Anche a regime, a conclusione delle opere portuali dal terminal container non si prevede uno sviluppo superiore al milione e mezzo di teus. Nell’attesa però c’è un lungo purgatorio. E non si sa se mai si vedrà la luce in fondo a questo percorso. (Quot)

martedì 24 marzo 2015

Bifasica o afasica?


Ilva, due fasi per rilanciare lo stabilimento: prima stabilizzazione e poi lo sviluppo

Due fasi di gestione industriale, una di stabilizzazione e normalizzazione e un'altra di rilancio e sviluppo. Nella prima ci sarà l'avvio dei più importanti cantieri previsti dalle prescrizioni del garante dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per il secondo trimestre, tra cui il rifacimento dell'alto forno 1, la cui ripartenza è prevista per il terzo trimestre. Nel quarto trimestre prenderanno nuovamente il via i cantieri dell’acciaieria. Mentre per il 2016 si prevede la ripartenza dell'alto forno 5.
Sono questi i punti definiti dal direttore generale dell'Ilva di Taranto Massimo Rosini, oggi al vertice che si è tenuto al ministero dello Sviluppo economico al quale hanno partecipato le sigle sindacali, i tre commissari speciali per le acciaierie tarantine, il ministro Federica Guidi e il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova. Nella seconda fase di rilancio, ha reso noto ancora Rosini, sarà quindi necessario recuperare capacità produttiva e quote di mercato perdute in questi anni.
Sul fronte delle risorse economiche, il commissario Enrico Laghi ha comunicato che nei prossimi giorni saranno disponibili le risorse del contenzioso con Fintecna, pari a 156 milioni di euro. Servirà ancora attendere un provvedimento del gip e della camera di Consiglio, invece, per 1,2 miliardi di risorse sequestrate dai Riva. Ci sono poi 175 milioni di euro custoditi al Fondo Unico della giustizia.
Inoltre si attendono le mosse delle banche che nei prossimi giorni dovranno manifestare le loro disponibilità nel riaprire linee di credito.
Infine sulla newco, inizialmente prevista per marzo, il ministro Guidi ha annunciato come imminente l’avvio di un decreto che prevederà l’istituzione di un fondo di turnaround che sarà operativo attraverso la newco per la prossima estate e si occuperà, alla sua partenza, di Ilva come primo intervento. (adnkronos)