Ecco la denuncia di Gianni Lannes, giornalista con il vizio dell'inchiesta scomoda, il cui giornale online, Italia Terra Nostra è stato illecitamente oscurato nonostante che il tribunale di Parma abbia rigettato l'istanza di sequestro richiesta dalla Barilla che non voleva si sapessero troppe cose sui suoi soci e affari.
In emergenza, Lannes ha attivato un blog dal titolo "Io sto con GIANNI LANNES e la VERA informazione!!!" che vi invitiamo a visitare e diffondere per contribuire a sostenere il lavoro di questo giornalista.
Barilla: cancellate Italia Terra Nostra
di Gianni Lannes
La Barilla dei noti fratelli delega il professor avvocato Vincenzo Mariconda con studio a Milano per il lavoro sporco. Invece di rimuovere l’amianto fuorilegge (legge 257/1992) che imbottisce lo stabilimento di merendine e biscotti a San Nicola di Melfi in Lucania, tentano illegalmente di far cancellare il sito del giornale online ITALIA TERRA NOSTRA. Invece di denunciare alla magistratura per l’eventuale reato di diffamazione a mezzo stampa, tutto da dimostrare o citarci in giudizio in sede civile per un risarcimento danni, chiedono ad Aruba di oscurarci. Questa è la democrazia di chi è socio degli Anda-Buhrle (dall’anno 1979), noti soggetti trafficanti a livello internazionale di armi e ordigni. Se si tiene ad una voce libera è il momento di agire nel solco della legalità per rivendicare concretamente il diritto alla libertà di espressione. Tra l’altro sul caso sono state presentate diverse interrogazioni ancora senza risposta dal governo Berlusconi. BOICOTTIAMO LA BARILLA. SOS: pubblicate sul web e diffondete le inchieste di ITN sull’amianto alla Barilla di San Nicola di Melfi. (per il post originale clicca qui)
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domenica 14 novembre 2010
domenica 10 ottobre 2010
Rifiuti e sanità: l’affare san Raffaele
Il giornalista Gianni Lannes ritorna a Grottaglie
Rifiuti e sanità: l’affare san Raffaele
La denuncia: Il san Raffaele di Milano prima inquina, poi fa affari sui tumori
“Le logiche di chi mette in pericolo salute e ambiente nella provincia jonica sono le stesse di chi vuole realizzare affari e speculare su sanità ed ecologia”: così la prof.ssa Etta Ragusa, da sette anni coordinatrice del Comitato “Vigiliamo per la discarica” di Grottaglie ed ispiratrice di “Rinascita civica”, ha introdotto ieri, 8 ottobre, nell’auditorium, gremito di gente, del Castello, l’incontro: “Rifiuti e sanità: l’affare san Raffaele”. Relatore, il giornalista Gianni Lannes, presenza familiare ai tanti cittadini che, da tutta la provincia, hanno partecipato alle tre ore di incontro con dibattito sugli intrecci tra interessi speculativi e costruzione di un nosocomio privato di don Verzè nella città di Taranto.
Un evento che inserisce un ulteriore tassello nel percorso di “Vigiliamo”: studio, denuncia, prontezza a rinunciare al quieto vivere, per mettere le professionalità al servizio del bene comune. Un incontro di politica, quella con la P maiuscola, che non parla difficile, ma che coagula le persone, perché pone al centro della discussione problemi che interessano tutti, senza distinzione di schieramento. Un’occasione per ribadire la solidarietà al gruppo “Attiva Lizzano”, la cui sede di recente è stata violata due volte in poche ore: ennesimo atto di intimidazione contro chi ha alzato la testa per vigilare su una discarica per rifiuti speciali … che “puzza”.
“Abbiamo le prove che la fondazione san Raffaele del monte Tabor di Milano ha trasferito rifiuti pericolosi in questa provincia” ha dichiarato Lannes. Alle sue spalle, come dannati di un girone infernale, le foto delle migliaia di fusti abbandonati da decenni nel raggio di pochi chilometri dalla città di Taranto. La fondazione che, nell’immaginario dei tarantini, porterà l’eccellenza della ricerca sul cancro in un’area che conta in media 40.000 malati di tumore l’anno, è la stessa che ha prodotto rifiuti radioattivi smaltiti nella nostra provincia dalla Smarin s.p.a. Uno strano intreccio che ha il sapore di conflitto di interessi. Protagonista, il milanese Giuseppe Grossi, nel consiglio d’amministrazione del san Raffaele e titolare della Smarin s.p.a., società che ha cessato le sue attività nel giugno scorso, un mese dopo la costituzione a Taranto, davanti a notaio, della “Fondazione san Raffaele del Mediterraneo”.
Con un “piccolo” anticipo di denaro pubblico, 120 milioni di euro, dunque, una “fondazione con scopo di lucro” - come ha ricordato lo stesso Lannes – “dà il la” al progetto di costruzione di un ospedale privato nel capoluogo jonico e sentenzia la morte della sanità pubblica nell’intera provincia. Dietro l’operazione, uno schieramento trasversale di interessi, che non interviene sulle cause dell’inquinamento, ma progetta palliativi a valle. E’ la logica dell’intreccio tra politica e poteri forti, alimentata dalla sfiducia nella possibilità di invertire la rotta e dalla disinformazione che genera opinioni errate nei cittadini.
All’inchiesta di Lannes hanno fatto eco gli interventi dei presenti, rappresentanti il meglio della società civile, “vent’anni avanti rispetto ai politici, ma anche a quell’opposizione di piazza che manifesta solo contro qualcuno, che ragiona ancora per massimi sistemi ideologici – nelle vibranti parole della prof.ssa Ragusa – e a cui sfugge che il tempo delle contrapposizioni deve finire, perché politica è risolvere i problemi per il bene di tutti”.
Tra i numerosi interventi, significativa la denuncia dell’avvocato Antonio Lupo che ha definito “olocausto”, ciò che accadrà al quartiere Tamburi a seguito della cancellazione, in dieci minuti la scorsa estate, dell’obbligo di limite benzoapirene nell’aria (D.L. 155). Altrettanto sentita, la testimonianza di un’operatrice della sanità, che ha denunciato un sistema nel quale i pazienti, per la politica, sono “numeri”, nel pubblico si è costretti a lavorare sotto organico e a pagare i debiti delle strutture private.
A nome del comitato Salute pubblica di Taranto ha parlato un suo rappresentante comunicando che nel capoluogo provinciale sono attivi per far emergere la verità sull’ ”affare” s. Raffaele e sul grave rischio che sia azzerata la sanità pubblica. Altri interventi e presenze significative quelli dei rappresentanti dei comitati tarantini Malattie da inquinamento e Fondo antidiossina, della sezione provinciale di Cittadinanza attiva, del comitato AttivaLizzano.
I presenti hanno, dunque, ribadito che le indagini coraggiose di Lannes saranno supportate dalla gente attraverso presenze vigili sul territorio. “Il mutamento parte da noi stessi, come ci insegna Gandhi. Dunque, su la testa”: nelle parole conclusive di Lannes, l’impegno per tutti ad essere sentinelle attente e coraggiose, nella costruzione del bene comune, l’obiettivo della politica. (L.R.)
Rifiuti e sanità: l’affare san Raffaele
La denuncia: Il san Raffaele di Milano prima inquina, poi fa affari sui tumori
“Le logiche di chi mette in pericolo salute e ambiente nella provincia jonica sono le stesse di chi vuole realizzare affari e speculare su sanità ed ecologia”: così la prof.ssa Etta Ragusa, da sette anni coordinatrice del Comitato “Vigiliamo per la discarica” di Grottaglie ed ispiratrice di “Rinascita civica”, ha introdotto ieri, 8 ottobre, nell’auditorium, gremito di gente, del Castello, l’incontro: “Rifiuti e sanità: l’affare san Raffaele”. Relatore, il giornalista Gianni Lannes, presenza familiare ai tanti cittadini che, da tutta la provincia, hanno partecipato alle tre ore di incontro con dibattito sugli intrecci tra interessi speculativi e costruzione di un nosocomio privato di don Verzè nella città di Taranto.
Un evento che inserisce un ulteriore tassello nel percorso di “Vigiliamo”: studio, denuncia, prontezza a rinunciare al quieto vivere, per mettere le professionalità al servizio del bene comune. Un incontro di politica, quella con la P maiuscola, che non parla difficile, ma che coagula le persone, perché pone al centro della discussione problemi che interessano tutti, senza distinzione di schieramento. Un’occasione per ribadire la solidarietà al gruppo “Attiva Lizzano”, la cui sede di recente è stata violata due volte in poche ore: ennesimo atto di intimidazione contro chi ha alzato la testa per vigilare su una discarica per rifiuti speciali … che “puzza”.
“Abbiamo le prove che la fondazione san Raffaele del monte Tabor di Milano ha trasferito rifiuti pericolosi in questa provincia” ha dichiarato Lannes. Alle sue spalle, come dannati di un girone infernale, le foto delle migliaia di fusti abbandonati da decenni nel raggio di pochi chilometri dalla città di Taranto. La fondazione che, nell’immaginario dei tarantini, porterà l’eccellenza della ricerca sul cancro in un’area che conta in media 40.000 malati di tumore l’anno, è la stessa che ha prodotto rifiuti radioattivi smaltiti nella nostra provincia dalla Smarin s.p.a. Uno strano intreccio che ha il sapore di conflitto di interessi. Protagonista, il milanese Giuseppe Grossi, nel consiglio d’amministrazione del san Raffaele e titolare della Smarin s.p.a., società che ha cessato le sue attività nel giugno scorso, un mese dopo la costituzione a Taranto, davanti a notaio, della “Fondazione san Raffaele del Mediterraneo”.
Con un “piccolo” anticipo di denaro pubblico, 120 milioni di euro, dunque, una “fondazione con scopo di lucro” - come ha ricordato lo stesso Lannes – “dà il la” al progetto di costruzione di un ospedale privato nel capoluogo jonico e sentenzia la morte della sanità pubblica nell’intera provincia. Dietro l’operazione, uno schieramento trasversale di interessi, che non interviene sulle cause dell’inquinamento, ma progetta palliativi a valle. E’ la logica dell’intreccio tra politica e poteri forti, alimentata dalla sfiducia nella possibilità di invertire la rotta e dalla disinformazione che genera opinioni errate nei cittadini.
All’inchiesta di Lannes hanno fatto eco gli interventi dei presenti, rappresentanti il meglio della società civile, “vent’anni avanti rispetto ai politici, ma anche a quell’opposizione di piazza che manifesta solo contro qualcuno, che ragiona ancora per massimi sistemi ideologici – nelle vibranti parole della prof.ssa Ragusa – e a cui sfugge che il tempo delle contrapposizioni deve finire, perché politica è risolvere i problemi per il bene di tutti”.
Tra i numerosi interventi, significativa la denuncia dell’avvocato Antonio Lupo che ha definito “olocausto”, ciò che accadrà al quartiere Tamburi a seguito della cancellazione, in dieci minuti la scorsa estate, dell’obbligo di limite benzoapirene nell’aria (D.L. 155). Altrettanto sentita, la testimonianza di un’operatrice della sanità, che ha denunciato un sistema nel quale i pazienti, per la politica, sono “numeri”, nel pubblico si è costretti a lavorare sotto organico e a pagare i debiti delle strutture private.
A nome del comitato Salute pubblica di Taranto ha parlato un suo rappresentante comunicando che nel capoluogo provinciale sono attivi per far emergere la verità sull’ ”affare” s. Raffaele e sul grave rischio che sia azzerata la sanità pubblica. Altri interventi e presenze significative quelli dei rappresentanti dei comitati tarantini Malattie da inquinamento e Fondo antidiossina, della sezione provinciale di Cittadinanza attiva, del comitato AttivaLizzano.
I presenti hanno, dunque, ribadito che le indagini coraggiose di Lannes saranno supportate dalla gente attraverso presenze vigili sul territorio. “Il mutamento parte da noi stessi, come ci insegna Gandhi. Dunque, su la testa”: nelle parole conclusive di Lannes, l’impegno per tutti ad essere sentinelle attente e coraggiose, nella costruzione del bene comune, l’obiettivo della politica. (L.R.)
mercoledì 29 settembre 2010
Sanità e Rifiuti. Gianni Lannes sull' AFFARE San Raffaele: incontro a Grottaglie

Gianni Lannes: giornalista d'inchiesta, direttore di Italia Terra Nostra. Ha realizzato una serie di articoli che vi segnaliamo sull'Affare San Raffaele del Mediterraneo e che potete trovare visitando questo sito: http://www.italiaterranostra.it/?s=raffaele
Ha realizzato inoltre interessanti inchieste sul traffico dei rifiuti.
Sull'edizione de Il Fatto Quotidiano del 28 novembre 2009 si legge
| « Gianni Lannes è un giornalista che fa nomi e cognomi. A giugno ha aperto un giornale online di informazione, con sede a Orta Nova, in provincia di Foggia. [Ha subito] minacce e tre attentati: il 29 giugno, a due settimane dall'apertura, la prima lettera di minacce. Poi, a inizio luglio, un'esplosione fa saltare in aria la sua automobile. Il 23 luglio vengono manomessi i freni della sua nuova auto [rischiando la vita] [...] I primi di novembre, ancora, un attentato incendiario gli distrugge l'ennesima automobile [...] » | |
Video: Nichi Vendola risponde alle domande poste da Telese sulla sanità e sulla sua politica ambientale... in particolare sugli inceneritori. Qui nella Provincia di Taranto ne abbiamo due.... non contando i camini dell'Ilva e quello della Cementir...
quanti camini che bruciano... e noi paghiamo!
domenica 11 aprile 2010
A Grottaglie: Lannes, le discariche e il traffico di rifiuti
Sabato 17 aprile 2010 ore 19 - Auditorium Banca di Credito Cooperativo S.Marzano di S.G., via Messapia - Grottaglie, Lannes presenta il suo libro NATO:COLPITO E AFFONDATO, la tragedia insabbiata del Francesco Padre. Lannes a Grottaglie parlerà dei VELENI CHE INQUINANO LA NOSTRA TERRA E I NOSTRI MARI.
Nel corso della serata, Valentina Linoci presenterà il suo studio: IMPIANTI INDESIDERATI E MOVIMENTI DI PROTESTA: IL COMITATO "VIGILIAMO PER LA DISCARICA" DI GROTTAGLIE
L'incontro è promosso da:
* Movimento per la Rinascita Civica
* Comitato Vigiliamo per la discarica
* Casa per la pace
Nel corso della serata, Valentina Linoci presenterà il suo studio: IMPIANTI INDESIDERATI E MOVIMENTI DI PROTESTA: IL COMITATO "VIGILIAMO PER LA DISCARICA" DI GROTTAGLIE
L'incontro è promosso da:
* Movimento per la Rinascita Civica
* Comitato Vigiliamo per la discarica
* Casa per la pace
lunedì 1 marzo 2010
Cerano in numeri
A Cerano in provincia di Brindisi, in riva al Mare Adriatico sorge la centrale termoelettrica più grande d’Europa. L’impianto si estende su di una superficie di 270 ettari e vanta una potenza di 2.640 megawatt (suddivisi in quattro sezioni policombustibili). Le emissioni di anidride carbonica (CO2) della “Federico II” ammontano ufficialmente a 14,9 milioni di tonnellate annue. A poca distanza in linea d’aria l’altra centrale di Brindisi, la EdiPower emette quasi tre milioni di tonnellate di CO2. Gli effetti di questa mole inquinante sono stati rilevati con riscontri scientifici inoppugnabili. Infatti le analisi svolte dalla Direzione “qualità della vita” del ministero dell’Ambiente e validate dall’Arpa hanno riscontrato la presenza di pesticidi e metalli pesanti oltre i limiti consentiti nelle coltivazioni di ortaggi destinati alla vendita, nel sottosuolo e nella falda profonda del territorio compreso tra Brindisi e Cerano. Ossidi di azoto e di zolfo, oltre a nanoparticellle e microinquinanti di vario genere danzano allegramente nei polmoni degli ignari (o quasi) salentini. In questo scenario la città di Lecce appare colpita direttamente dalle incidenze neoplastiche diffuse dal Registro tumori jonico – salentino. La classifica delle tre province salentine configura proprio Lecce al primo posto con un’incidenza pari all’11,8 per cento dei casi di tumore alle vie respiratorie, seguita dai due poli industriali del territorio, Brindisi (9,3 per cento) e Taranto (8,3 per cento). L’impianto di Cerano è collegato tramite quattro elettrodotti a 380kV alla stazione elettrica di Tuturano, da cui si snodano le linee nazionali. Il complesso comprende quattro gruppi turbina – alternatore, quattro torri per i generatori di vapore, due sale di controllo, gli spazi dei trasformatori, un parco combustibili liquidi e un piazzale per lo stoccaggio del carbone, gli impianti per il recupero ceneri e per i condensatori, la ciminiera dove sono convogliati i fumi ed il canale di scarico in mare aperto. Già nel 1995 l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva valutato l’area di Brindisi a “grave rischio ambientale”. Nonostante gli ingenti finanziamenti europei le bonifiche non sono mai state avviate, mentre le multinazionali del crimine col beneplacito dello Stato italiano (e decreti ad hoc) continuano ad inquinare impunemente. Fitto, Palese, Poli Bortone, Vendola: il Salento non è una cartolina; sbaraccate subito i vostri teatrini. Il destino dei sudditi italiani, soprattutto meridionali è segnato: ammalarsi e morire in silenzio per soddisfare i profitti dei soliti avidi speculatori, mentre i politicanti se la spassano a nostre spese. A quando una rivolta sia pure morale? Non siete stufi di seppellire cadaveri innocenti? (da TerraNostra - di Gianni Lannes)
lunedì 22 febbraio 2010
E il ministro che farà?

Il giornale ITALIA TERRA NOSTRA invita il ministro per l’ambiente e la tutela del mare ad un confronto pubblico in sede televisiva sul seguente tema di notevole interesse pubblico: NAVI DEI VELENI: SEGRETI DI STATI E MULTINAZIONALI. Il ministro Stefania Prestigiacomo avrà a disposizione trenta giorni di tempo a partire da oggi – come prescrive la legge – per accettare il confronto dialettico prove alla mano. Il ministro godrà della facoltà di avvalersi di esperti, studiosi, scienziati, militari, addetti ai lavori (a lei favorevoli); potrà anche optare per una rete tv di suo gradimento, anche di proprietà e/o controllata da patron Berlusconi. Il giornalista Gianni Lannes sarà invece in studio da solo e fornirà soltanto prove materiali sui misfatti perpetrati in un trentennio dalle autorità e dai poteri forti. Un contraddittorio pubblico non si rifiuta mai: così vedremo chi mente agli italiani e al mondo intero. Stop alle menzogne di Stato. E’ in gioco la vita di milioni di persone. Se il ministro Prestigiacomo optasse per la latitanza, allora sarà chiaro a tutti il messaggio. (p.s. l’invito è stato recapitato oggi stesso a Salvatore Bianca, addetto stampa nonché portavoce del ministro, alla segreteria del ministro e perfino all’ufficio stampa).(Terranostra)
sabato 13 febbraio 2010
Scorie nucleari? In "buone" mani!
...
Il ministro Prestigiacomo potrebbe illustrare a stretto giro di posta agli italiani se per caso il governo Berlusconi ovvero la Sogin – incaricata dal 1999 di smantellare le centrali nucleari e i centri di ricerca – abbia per caso appaltato alla ‘Ndrangheta lo smantellamento della centrale nucleare di Caorso. Un funzionario della Sogin, tale Marco Sabatini mi ha risposto (a mezzo di posta elettronica) che gli atti intercorsi tra la Sogin e la Ecoge srl (contratto di appalto e carteggio epistolare ) sono di natura riservata e non è possibile mostrarli a un giornalista. Una classica operazione sottobanco in barba alle norme legislative italiane e comunitarie. Nel sito atomico di Caorso ho fotografato i camion della Ecoge srl (sede a Genova). I rapporti della Direzione Investigativa Antimafia, a partire dall’anno 2002, parlano chiaro: la società a responsabilità limitata dei Mamone è organica alla ‘Ndrangheta. Ergo: la più efferata organizzazione criminale attualmente operativa nel mondo è una garanzia anche per chi ha in mano le redini del Belpaese. In fondo anche il presidente pro tempore Berlusconi ha dichiarato pubblicamente a proposito della Calabria: “lo Stato italiano deve riprendersi il controllo del territorio”. Dunque ora non lo controlla e non è in atto alcuna vera lotta alle mafie. Altri elementi oggettivi e spunti di riflessione: il nucleare militare fuori dalla contabilità nazionale. Camen, Cresam, Cisam: questi acronimi suggeriscono al ministro Prestigiacomo qualcosa? Ministro Prestigiacomo perché il cancro e le malformazioni stanno divorando esseri umani e territori dove non insiste alcuna presenza industriale?
...
Il ministro Prestigiacomo potrebbe illustrare a stretto giro di posta agli italiani se per caso il governo Berlusconi ovvero la Sogin – incaricata dal 1999 di smantellare le centrali nucleari e i centri di ricerca – abbia per caso appaltato alla ‘Ndrangheta lo smantellamento della centrale nucleare di Caorso. Un funzionario della Sogin, tale Marco Sabatini mi ha risposto (a mezzo di posta elettronica) che gli atti intercorsi tra la Sogin e la Ecoge srl (contratto di appalto e carteggio epistolare ) sono di natura riservata e non è possibile mostrarli a un giornalista. Una classica operazione sottobanco in barba alle norme legislative italiane e comunitarie. Nel sito atomico di Caorso ho fotografato i camion della Ecoge srl (sede a Genova). I rapporti della Direzione Investigativa Antimafia, a partire dall’anno 2002, parlano chiaro: la società a responsabilità limitata dei Mamone è organica alla ‘Ndrangheta. Ergo: la più efferata organizzazione criminale attualmente operativa nel mondo è una garanzia anche per chi ha in mano le redini del Belpaese. In fondo anche il presidente pro tempore Berlusconi ha dichiarato pubblicamente a proposito della Calabria: “lo Stato italiano deve riprendersi il controllo del territorio”. Dunque ora non lo controlla e non è in atto alcuna vera lotta alle mafie. Altri elementi oggettivi e spunti di riflessione: il nucleare militare fuori dalla contabilità nazionale. Camen, Cresam, Cisam: questi acronimi suggeriscono al ministro Prestigiacomo qualcosa? Ministro Prestigiacomo perché il cancro e le malformazioni stanno divorando esseri umani e territori dove non insiste alcuna presenza industriale?
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sabato 6 febbraio 2010
Giornalista indesiderato
Le scioccanti rivelazioni del direttore di Terranostra sulle innumerevoli navi imbottite di rifiuti tossici e radioattivi deliberatamente affondate nei mari italiani e soprattutto nell'Adriatico.
Parte prima di quattro
Parte prima di quattro
mercoledì 23 dicembre 2009
Chi ha ucciso le “balene” nel mare Adriatico
Mare Adriatico che accarezza il Gargano quando infuria il Maestrale. “Il 9 dicembre sono stati avvistati 10 capodogli in difficoltà” rivela una elevata fonte militare italiana. Strano. Ma allora come mai la notizia è stata fatta trapelare agli organi di informazione soltanto il 10 dicembre? Che cosa è accaduto nel frattempo? Cosa ha causato lo spiaggiamento di ben 7 cetacei e la loro morte sull’istmo di Varano? Inquinamento chimico e radioattivo, o inquinamento sonoro? Che fine hanno fatto gli altri esemplari? Tutte le “balene” potevano essere salvate? Qualcuna si è per caso riversata sul litorale di Vieste? Forse, era in corso un esperimento bellico? C’è un nesso con il recente ritrovamento nelle acque dell’omonimo e adiacente lago costiero (comunicante con il mare attraverso due canali), di tracce consistenti del radionuclide artificiale cesio 137? Chi ha abbandonato scorie nucleari in quell’area “protetta”? Esiste un legame con la presenza a poche miglia dal luogo dell’insabbiamento dei cetacei di numerose navi imbottite di veleni chimici, affondate nell’ultimo trentennio (Et Suyo Maru e Panayota senza citarle tutte)?
...
Leggi l'articolo completo pubblicato su Terranostra da Gianni Lannes (a cui lo Stato ha appena assegnato la scorta in seguito alle minacce per la sua scomoda attività giornalistica)
domenica 8 novembre 2009
Solidarietà a Lannes
Comitato Vigiliamo per la discarica
Associazione Casa per la pace
COMUNICATO STAMPA
Il Movimento per la Rinascita Civica, il comitato Vigiliamo per la discarica, la Casa per la pace di Grottaglie esprimono la loro più sincera solidarietà al giornalista investigativo Gianni Lannes e deplorano con forza i vili attentati dei quali è stato fatto più volte oggetto. A Grottaglie Gianni Lannes ha tenuto una conferenza lo scorso maggio su “La penisola pugliese soffocata dalle ecomafie” e a Grottaglie viene pubblicata la versione locale cartacea del giornale on line “Italia terra Nostra”, di cui Lannes è direttore responsabile.
Apprezziamo il suo impegno coraggioso di informazione documentata e di inchieste sul campo su argomenti di tutela ambientale e su fatti per i quali non è mai stata fatta piena luce.
Nell’attuale panorama di una informazione soprattutto locale appiattita su posizioni attente a non urtare le diverse forme di potere, la professionalità del giornalista Gianni Lannes è uno stimolo per tutti coloro che nel Sud Italia e soprattutto in Puglia sono impegnati in difesa della legalità e per la tutela del territorio, e un esempio soprattutto per giovani che sono sensibili più di quanto non sembri verso coloro che spendono professionalità e impegno per ciò in cui credono.
E’ tempo che alla famiglia del giornalista Gianni Lannes e a lui stesso sia assicurata adeguata protezione dalle Istituzioni e che il Governo risponda alle interrogazioni che dai parlamentari sono state presentate fin dallo scorso luglio in occasione del primo attentato seguito alle minacce di morte. La democrazia ha il dovere di tutelare l’informazione perché l’informazione è il sale della democrazia. Etta Ragusa
Segue notizia attentato
http://www.italiaterranostra.it/?p=2667
Stanotte altro attentato mafioso a Gianni Lannes
Ennesimo attentato incendiario di stampo mafioso ai danni del giornalista Gianni Lannes. Ignoti alle ore 23,40 circa del 5 novembre hanno dato fuoco ad un’altra automobile (non assicurata contro gli incendi) del cronista impegnato nell’inchiesta sulle navi dei veleni e recentemente nell’indagine sull’inceneritore che la Caviro vuole realizzare illegalmente a Carapelle in Puglia! Nella mattinata del 5 novembre il dottor Lannes si era recato e trattenuto in tribunale a Lucera (FG) per visionare la documentazione inerente il mercantile giapponese ET SUYO MARU affondato nel basso Adriatico il 16 dicembre 1988 in circostanze nebulose. Nel pomeriggio ai parenti delle vittime del peschereccio Francesco Padre, alla presenza del cronista è stata donata la pubblicazione del libro d’inchiesta NATO:COLPITO E AFFONDATO. Il primo attentato risale al 2 luglio scorso. L’8 luglio era stata presentata un’interrogazione parlamentare dal deputato Leoluca Orlando al presidente del consiglio Berlusconi e al ministro dell’interno Maroni. A tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta governativa. Il giornalista e la sua famiglia non godono di alcuna protezione da parte dello Stato.
Associazione Casa per la pace
COMUNICATO STAMPA
Il Movimento per la Rinascita Civica, il comitato Vigiliamo per la discarica, la Casa per la pace di Grottaglie esprimono la loro più sincera solidarietà al giornalista investigativo Gianni Lannes e deplorano con forza i vili attentati dei quali è stato fatto più volte oggetto. A Grottaglie Gianni Lannes ha tenuto una conferenza lo scorso maggio su “La penisola pugliese soffocata dalle ecomafie” e a Grottaglie viene pubblicata la versione locale cartacea del giornale on line “Italia terra Nostra”, di cui Lannes è direttore responsabile.
Apprezziamo il suo impegno coraggioso di informazione documentata e di inchieste sul campo su argomenti di tutela ambientale e su fatti per i quali non è mai stata fatta piena luce.
Nell’attuale panorama di una informazione soprattutto locale appiattita su posizioni attente a non urtare le diverse forme di potere, la professionalità del giornalista Gianni Lannes è uno stimolo per tutti coloro che nel Sud Italia e soprattutto in Puglia sono impegnati in difesa della legalità e per la tutela del territorio, e un esempio soprattutto per giovani che sono sensibili più di quanto non sembri verso coloro che spendono professionalità e impegno per ciò in cui credono.
E’ tempo che alla famiglia del giornalista Gianni Lannes e a lui stesso sia assicurata adeguata protezione dalle Istituzioni e che il Governo risponda alle interrogazioni che dai parlamentari sono state presentate fin dallo scorso luglio in occasione del primo attentato seguito alle minacce di morte. La democrazia ha il dovere di tutelare l’informazione perché l’informazione è il sale della democrazia. Etta Ragusa
Segue notizia attentato
http://www.italiaterranostra.it/?p=2667
Stanotte altro attentato mafioso a Gianni Lannes
Ennesimo attentato incendiario di stampo mafioso ai danni del giornalista Gianni Lannes. Ignoti alle ore 23,40 circa del 5 novembre hanno dato fuoco ad un’altra automobile (non assicurata contro gli incendi) del cronista impegnato nell’inchiesta sulle navi dei veleni e recentemente nell’indagine sull’inceneritore che la Caviro vuole realizzare illegalmente a Carapelle in Puglia! Nella mattinata del 5 novembre il dottor Lannes si era recato e trattenuto in tribunale a Lucera (FG) per visionare la documentazione inerente il mercantile giapponese ET SUYO MARU affondato nel basso Adriatico il 16 dicembre 1988 in circostanze nebulose. Nel pomeriggio ai parenti delle vittime del peschereccio Francesco Padre, alla presenza del cronista è stata donata la pubblicazione del libro d’inchiesta NATO:COLPITO E AFFONDATO. Il primo attentato risale al 2 luglio scorso. L’8 luglio era stata presentata un’interrogazione parlamentare dal deputato Leoluca Orlando al presidente del consiglio Berlusconi e al ministro dell’interno Maroni. A tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta governativa. Il giornalista e la sua famiglia non godono di alcuna protezione da parte dello Stato.
giovedì 2 luglio 2009
Quando si vanno a toccare gli interessi politici e mafiosi...
Incendiata auto di un cronista freelance
E' successo ad Orta Nova (Foggia)
(ANSA) - ROMA, 2 LUG - Un attentato incendiario ha distrutto l'auto del giornalista freelance pugliese Gianni Lannes, direttore del giornale online 'Terra nostra'.Lo dice la stessa testata, secondo cui l'attentato sarebbe avvenuto ad Orta Nova, nel Foggiano, nella notte, a seguito di 'una minaccia di morte di stampo mafioso, armi in pugno'. Lannes, spiega 'Terra nostra',e' un 'freelance investigativo specializzato in traffico di esseri umani, armi e rifiuti pericolosi, attualmente impegnato in una delicata inchiesta'.
E' successo ad Orta Nova (Foggia)
(ANSA) - ROMA, 2 LUG - Un attentato incendiario ha distrutto l'auto del giornalista freelance pugliese Gianni Lannes, direttore del giornale online 'Terra nostra'.Lo dice la stessa testata, secondo cui l'attentato sarebbe avvenuto ad Orta Nova, nel Foggiano, nella notte, a seguito di 'una minaccia di morte di stampo mafioso, armi in pugno'. Lannes, spiega 'Terra nostra',e' un 'freelance investigativo specializzato in traffico di esseri umani, armi e rifiuti pericolosi, attualmente impegnato in una delicata inchiesta'.
Il Comitato per Taranto esprime tutta la sua solidarietà a Gianni Lannes e lo invita a non desistere!
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