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venerdì 9 maggio 2014

Finalmente il Piano Ambientale Ilva in Gazzetta Ufficiale!

3 miliardi... Sarà un caso che viene pubblicato durante la festa di San Cataldo? Cercasi miracolo!


Il DPCM 14 marzo 2014 riporta non solo il Piano delle attività per lo stabilimento ILVA, ma anche la conclusione dei procedimenti di riesame e modifiche dell'AIA e raccomandazioni per la predisposizione del Piano industriale.
 In Gazzetta il DPCM 14 marzo 2014 che riporta (in allegato) il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria previsto dal Decreto legge 4 giugno 2013, n. 61 (Decreto sul commissariamento dell'Ilva di Taranto), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.

Si riporta nel Decreto l'esito dei procedimenti di riesame e modifiche dell'AIA del 26/10/2012 e si dispone che "le modalità di costruzione e di gestione delle discariche, nonché le modalità di gestione e smaltimento dei rifiuti del ciclo produttivo dell'ILVA S.p.A. saranno quindi individuate conformemente a quanto previsto dall'art. 12 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito con legge 30 ottobre 2013, n. 125. Il riesame per la parte inerente alla gestione delle acque e' da ritenersi concluso, mentre per le restanti aree ed attività dello stabilimento non considerate, non essendo presenti in merito le necessarie indicazioni nella proposta di piano del Comitato di esperti del 21/11/2013, l' ILVA dovrà presentare entro 12 mesi dall'entrata in vigore del decreto (entrato in vigore il giorno della pubblicazione - art.4) che approva il piano ambientale, una proposta organica di miglioramento ambientale. Tale proposta dovrà tenere conto anche delle modifiche di cui ai procedimenti ID 90/472 e ID 90/599 che sono da ritenersi conclusi.

L'Art. 3 contiene specifiche raccomandazioni per la predisposizione del Piano industriale: il Commissario straordinario dovrà considerare innovazioni tecnologiche tese all'eliminazione o comunque alla sostanziale riduzione della fase di produzione del coke tramite: uso di materia prima ferrosa costituita da ferro preridotto acquisito dall'esterno o anche della Direct Reduction, che comporta il trattamento del minerale di ferro con gas naturale; tecnologia di Smelting Reduction (Corex - Finex).
Inoltre, dovrà indicare la tempistica per la definizione dei progetti definitivi per gli interventi riportati nel piano ambientale nonché la puntuale previsione della ripartenza degli impianti; il riavvio di impianti non in esercizio o per i quali è prevista una fermata, dovrà essere valutato dall'Autorità competente sulla base di apposita richiesta da parte dell'Azienda.

Riferimenti normativi:
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 14 marzo 2014
Approvazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, a norma dell'articolo 1, commi 5 e 7, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.
(GU Serie Generale n.105 del 8-5-2014)




Il Piano ambientale Ilva: «Si elimini o riduca il carbon coke»

Eliminare o ridurre sostanzialmente la produzione del coke e l'uso dello stesso nell'attività dell'Ilva di Taranto. É una delle "raccomandazioni" per il piano industriale indirizzate al commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e contenuta all'articolo 3 del Dpcm, firmato dal premier Matteo Renzi e controfirmato dal ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, col quale si approva il piano delle misure ambientali dell'Ilva.

lunedì 7 aprile 2014

Si copre l'OMO?

Sono oltre 40 i cantieri avviati dall'Ilva nello stabilimento di Taranto in ottemperanza alle prescrizioni Aia: lo riferisce la stessa azienda annunciando l'avvio del cantiere per la copertura del parco secondario 'Omo' (acronimo di omogeneizzato, frutto della miscela di più minerali). L'azienda spiega che questi cantieri "segnano il cambiamento in atto nello stabilimento di Taranto sottoposto a commissariamento straordinario''. Commissariamento che rimane: il Tar del Lazio, infatti, ha deciso che non ci sono motivi per sospendere il provvedimento con il quale a gennaio è stato confermato il decreto di commissariamento dell'Ilva e quindi ha respinto la nuova richiesta di sospensione del decreto, proposta dal Comitato ambientalista 'Taranto Futura', già promotore del referendum sulla chiusura dell'Ilva.
Complessivamente i cantieri, riferisce l'Ilva, coinvolgono giornalmente nell'impianto siderurgico oltre 800 persone dipendenti delle circa 60 aziende appaltatrici che hanno ricevuto gli incarichi tramite procedure di gara avviate dal commissario straordinario dell'Ilva, Enrico Bondi. Tra i cantieri attualmente operativi, l'azienda ricorda quelli per i nastri trasportatori ("oltre 20 imprese hanno già completato la copertura di circa 21 chilometri, pari a oltre il 35% del totale"), la copertura di edifici ("otto progetti completati, mentre sette sono in corso d'opera, su un totale di 19") e gli altoforni ("in corso il rifacimento dell'altoforno Afo1 e l'installazione degli impianti di depolverizzazione dell'Afo2"). E ancora i cantieri per le cokerie ("in completamento il rifacimento della batteria 9"), le Linee di agglomerazione ("lavori all'impianto di filtrazione dei gas di processo, di depolverizzazione ambientale e installazione di cappe sul macchinario di processo") e le acciaierie ("chiusura dei fabbricati per le desolforazioni e impianti per la filtrazione delle emissioni secondarie dai convertitori dell'Acciaieria 1"). Inoltre, sono in corso le Conferenze dei servizi per l'autorizzazione dei parchi principali (minerali e fossile) e del parco loppa. (ANSA)

giovedì 13 marzo 2014

Ora anche Nicastro fa il grande paladino!

Ilva: assessore Ambiente, definire tempi e sicurezza falda

"Le risultanze della conferenza di servizi per la copertura dei parchi minerari del siderurgico di Taranto oltre a assoggettare a Via del Ministero dell'Ambiente l'intervento ha lasciato aperti una serie di elementi sui quali, come Regione, abbiamo chiesto una scansione certa dei tempi". A dichiararlo e' l'assessore alla Qualita' dell'Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, in merito alla vicenda dei parchi minerari recentemente assoggettata a Valutazione di impatto ambientale dal Ministero. "Di fatto - sottolinea Nicastro - rimane non definito il timing per gli interventi di caratterizzazione del suolo su cui si dovranno realizzare le coperture e le procedure di messa in sicurezza di emergenza della falda sottostante. Due aspetti tutt'altro che secondari rispetto all'intervento da mettere in campo".
  "Siamo in attesa di integrazioni documentali al progetto indispensabili perche' gli enti competenti, tutti presenti alla conferenza di servizi a Roma - rileva ancora l'assessore - possano utilmente esprimere il proprio parere rispetto agli interventi da realizzare. I nostri tecnici - prosegue Nicastro - hanno ad esempio evidenziato la necessita' di potenziare il sistema di areazione all'interno dei capannoni per limitare le conseguenze dello spolverio interno per garantire la sicurezza dei lavoratori che in quell'area dovranno operare. Auspichiamo che i successivi passi e le procedure di valutazione - conclude - si compiano in tempi ragionevoli oltre che definiti chiaramente e rispettati nelle varie fasi che ci separano dalla copertura". (AGI)

domenica 8 dicembre 2013

Boutade da Altritalia?

Una proposta per l'Ilva un polmone verde sui parchi minerari

In Puglia abbiamo avviato un percorso innovativo sul tema delle «città attive» in cui le politiche dello sport si integrano con le politiche della salute e dell’ambiente per immaginare città a misura d’uomo garantendo un’adeguata qualità della vita.
Abbiamo avviato percorsi virtuosi a Bari, a Lecce ed in altre città pugliesi ma, tutti noi, abbiamo un grande debito nei confronti di Taranto.
La città di Taranto ed il suo territorio hanno subito un’aggressione ambientale senza pari in Italia che si ripercuote drammaticamente sulla salute delle persone e sulla qualità della vita oltre che sull’ambiente devastato dai giganteschi insediamenti industriali dell’Ilva.
Le proteste dei cittadini e le conseguenti vicende giudiziarie hanno determinato finalmente l’imposizione di interventi di bonifica ambientale e di protezione dei processi produttivi in modo da creare condizioni di lavoro pulito eliminando l’inquinamento o riducendolo in maniera sostanziale. È necessario investire molto e bene ma questo investimento va considerato una compensazione, se pur minima e tardiva, all’enorme danno procurato alla popolazione e al territorio.
Purtuttavia gli interventi di bonifica vanno progettati non soltanto guardando al risultato tecnico ovvero la riduzione dell’inquinamento da polveri, ma devono anche garantire una qualità progettuale di alto profilo sul piano umano, sociale, ambientale ed architettonico. Il progetto di bonifica deve proiettarsi con lungimiranza su un percorso di riqualificazione creando un’inversione di tendenza attraverso un approccio sistemico ed integrato.
Vorrei fare un esempio concreto con riferimento al progetto per la copertura dei parchi minerari: un’area di oltre 70 ettari di minerali ferrosi e altamente inquinanti esposti ancora (e da decenni) agli agenti atmosferici provocando la dispersione delle polveri su un territorio vastissimo. La bonifica imposta dal ministero obbliga alla copertura dei questa enorme area ma il progetto proposto dall’Ilva prevede comuni coperture di tipo industriale (in sostanza grandissimi capannoni metallici).

Esiste invece un metodo diverso di progettare utilizzando la «green architecture» ovvero immaginando una copertura ecosostenibile dei parchi minerari: un’enorme copertura «verde» costituita da supporti geostrutturali per una vegetazione naturale che costituisca il più grande parco di Taranto. Forse uno dei più grandi parchi d’Italia. Le tecnologie esistono e sono ben collaudate per la realizzazione di tetti giardino e orti urbani con spessori minimi dello strato colturale vegetale che possono sostenere piante mediterranee di vario genere e perfino alberature.
Una siffatta copertura bio-tecnologica, oltre ad impedire la dispersione delle polveri minerali, potrebbe diventare un polmone verde fornendo ossigeno all’ambiente urbano in maniera naturale. Non ha paragone l’effetto estetico e l’immagine di «rinaturalizzazione» che si potrebbe determinare.
Non è fantascientifico immaginare anche di rendere praticabile e fruibile una parte dell’immensa copertura realizzando campetti sportivi e parchi giochi accessibili anche ai cittadini. Il grande parco urbano dovrà integrarsi con la città trasformando una minaccia e un luogo di morte in un luogo che simboleggi la rinascita e la rigenerazione sociale ed ambientale della città.
La bonifica dell’Ilva, sotto la guida della Regione Puglia e soprattutto dei cittadini di Taranto, dovrebbe dimostrare che vi sono metodologie e idee innovative che affrontano la riqualificazione ambientale in modo multidisciplinare guardando con rispetto agli uomini ed alle future generazioni.
Si potrebbe cogliere l’opportunità, sul piano culturale, per spiegare come sia possibile realizzare interventi di bonifica industriale con maggiore attenzione all’ambiente, alla bellezza ed alla qualità architettonica, alla sostenibilità sociale ed economica.
Sarebbe una possibilità di compensazione per l’enorme danno ambientale accusato dalla città di Taranto in questi 50 anni ma è necessario che insieme alla tecnica ed alla burocrazia vi sia grande sensibilità ambientale e una cultura tecnologica al passo con i tempi.
Elio Sannicandro - Presidente regionale del Coni e assessore all’Urbanistica ed alla qualità edilizia di Bari (GdM)

martedì 26 novembre 2013

Verde o marrone? Per i sindacati sempre bellissima!

Una gigantesa scatola di acciaio per contenere le polveri dell'Ilva

Ecco i progetti per la copertura dei parchi minerali dell'Ilva di Taranto. Le foto di come saranno le strutture che dovrebbero salvare la popolazione dalle polveri nocive del siderurgico sono state presentate dalla dirigenza dell'Ilva ai segretari territoriali e provinciali di Fim, Fiom e Uilm di Taranto. Un investimento da oltre 100 milioni di euro per i progetti - per la copertura del parco del gruppo Cimolai di Pordenone  e per i parchi della loppa (sottoprodotto del ciclo di produzione della ghisa, del valore di 35,8 milioni) assegnato alle aziende Somir (capofila), Semat e Bedeschi - illustrati ai rappresentanti sindacali dai responsabili del personale e delle relazioni istituzionali dell'Ilva, Enrico Martino e Domenico Liurgo, in un incontro svoltosi stamani per fare il punto sullo stato di attuazione dei lavori previsti nell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata all'Ilva nell'ottobre 2012.


"Dalle parole - ha dichiarato il segretario provinciale della Fim Cisl, Mimmo Panarelli - si passa ai fatti. L'azienda ci ha presentato il progetto dei parchi primari con la fotografia dell'opera e il progetto dei parchi della loppa. Inoltre la ditta alla quale sono stati assegnati i lavori per i quattro parchi secondari Omo, Calcare e Agglomerato nord e sud, ha precisato di essere già nelle condizioni di realizzare le opere, ma mancano le autorizzazioni del Comune". Il vero problema, osserva Panarelli, "è quello di velocizzare le autorizzazioni perché il rischio è che si allunghino i tempi per intoppi di natura burocratica".
Per i parchi primari, il gruppo Cimolai "ha scritto nella relazione che, una volta ricevute le autorizzazioni, necessita di 20 mesi per realizzare l'opera". Dall'incontro odierno, riferiscono sempre i sindacati, è emerso che l'Ilva ha chiesto ai ministeri competenti anche pareri e autorizzazioni per l'impatto visivo e ambientale che determina la copertura dei parchi. "Era necessario - spiega il segretario della Fim - perché parliamo di un'opera mastodontica: 700 metri di lunghezza, 264 di larghezza e 80 di altezza".
I dirigenti Ilva Martino e Liurgo, al cui fianco c'erano due ingegneri che si occupano degli interventi previsti dall'Aia, secondo quanto riferiscono i sindacati, non hanno fatto alcun riferimento alla copertura finanziaria. "Problemi - ha concluso Panarelli - non ce ne dovrebbero essere. Il commissario Bondi sta facendo tutto quello che deve fare e il discorso delle risorse è legato al piano industriale che dovrebbe essere presentato entro fine dicembre. Non pongono tanta attenzione alle risorse quanto alle autorizzazioni".
I lavori dovrebbero esaurirsi in poco più di due anni. Il cantiere sarà aperto dopo il rilascio delle autorizzazioni amministrative, che dovrebbero arrivare entro tre mesi. Poi sarà avviata la costruzione della mastodontica copertura nella quale saranno impiegate 33mila tonnellate di acciaio, in larga parte prodotte dallo stesso stabilimento tarantino. Un intervento imponente che si è aggiudicato il gruppo leader a livello mondiale attualmente è impegnato nella realizzazione dell'Hub del World Trade Center, nel raddoppio delle paratie del canale di Panama e nella costruzione dello stadio di Brasilia in vista dei campionati mondiali di calcio. (RepBa)


La commessa – che ottempera alle prescrizioni A.i.a. - è stata assegnata con procedura di gara a Bedeschi spa, Semat srl e Somin srl, raccolte in A.T.I.
ILVA annuncia che in data odierna è stato assegnato l’incarico per la costruzione della copertura del parco loppa – sottoprodotto del ciclo di produzione della ghisa – situato all'interno dello stabilimento di Taranto. La realizzazione dell’opera avviene in ottemperanza alle prescrizioni previste dall'Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.).
La commessa, del valore di 35,8 milioni di euro, è stata assegnata tramite una procedura di gara avviata dal Commissario Straordinario dell’ILVA. Le società aggiudicatrici sono la Bedeschi S.p.A., la Semat S.r.l. e la Somin S.r.l. che si sono raccolte in Associazione Temporanea d’Impresa (A.T.I.) per partecipare alla realizzazione del progetto. Le tre aziende sono società con grande esperienza, anche a livello internazionale, rispettivamente nel settore della costruzione di macchinari per la movimentazione di materiali, di opere edili complesse e di attrezzature meccaniche e strutture metalliche.
Oltre alla copertura, le aziende forniranno anche i servizi ausiliari e le macchine di movimentazione che permettono lo spostamento della loppa. La loppa d’altoforno viene stoccata nel parco per essere poi rivenduta da ILVA alle industrie del cemento, grazie alla possibilità del prodotto di essere impiegato in campo edilizio.
La copertura del parco avrà dimensioni di 280 metri di lunghezza, 98 metri di larghezza e un’altezza di circa 35 metri. Il deposito si estenderà quindi su una superficie di oltre 26.000 mq per una capacità di accumulo di 230.000 tonnellate.
I lavori avranno inizio una volta ricevute le necessarie autorizzazioni amministrative.
Con il conferimento di questo incarico, sono stati assegnati gli ordini per 7 su 8 dei parchi coperti da realizzare: Omogeneizzato, Agglomerato Sud e Nord, Calcare 1 e 2, Minerale, Loppa. Per quanto riguarda il parco Fossili/coke il progetto è in fase di stesura avanzata. (Manduriaoggi)

giovedì 14 novembre 2013

San Cimolai pensaci tu?


Ilva:assegnati lavori copertura parchi

La commessa ottempera alle prescrizioni previste dall’A.i.a. ed è stata assegnata, con procedura di gara, alla Cimolai s.p.a, che ha sede a Pordenone
ILVA annuncia che in data odierna è stato assegnato l’incarico per la costruzione della copertura del parco minerali situato all'interno dello stabilimento di Taranto.La realizzazione dell’opera avviene in ottemperanza alle prescrizioni previste dall'Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.).La commessa è stata assegnata alla Cimolai S.p.A tramite una procedura di gara avviata dal commissario straordinario dell’ILVA.
Il progetto prevede la copertura del parco minerali dello stabilimento di Taranto che ha dimensioni di 700 metri di lunghezza e 260 metri di larghezza, per un’altezza di circa 80 metri. Per la realizzazione dell'opera saranno impiegate circa 33.000 tonnellate di acciaio, la maggior parte delle quali sarà prodotta dalla stessa ILVA nell’impianto di Taranto.
Le attività necessarie alla redazione della Specifica Tecnica,coordinate dal Dipartimento AIA, in collaborazione con gli Enti di Stabilimento, hanno richiesto un grande impegno, viste le dimensioni e l’unicità dell’opera.
Il progetto definitivo sarà consegnato entro dicembre 2013 secondo quanto previsto nella Proposta di Piano degli Esperti nominati dal MATTM. I lavori, della durata di circa 26 mesi, avranno inizio una volta ricevute le necessarie autorizzazioni amministrative che, nella Proposta di Piano, si stimano avvenire in 60-90 giorni.
Cimolai è un Gruppo con sede a Pordenone - nato nel 1949 - tra i più avanzati nelle costruzioni metalliche, operante in Italia e all’estero e specializzato – fra le numerose attività – nella costruzioni di edifici civili e industriali, infrastrutture militari e infrastrutture per le industrie off-shore e navali.
Il Gruppo Cimolai attualmente impiega circa 1.750 dipendenti e ha un fatturato stimato per il 2013 di oltre 500 milioni di euro. Attualmente Cimolai è impegnato nella realizzazione di grandi opere civili tra cui, l’HUB del World Trade Center a New York, la Torre Intesa San Paolo a Torino, le paratoie per il raddoppio del Canale di Panama, le paratoie del Mose a Venezia, la copertura a protezione della centrale nucleare di Chernobyl, lo stadio di Brasilia per i campionati mondiali di calcio del 2014 e il nuovo Molo C dell’Aeroporto di Fiumicino.(Manduriaoggi)

Il progetto, si legge nella nota, prevede la copertura del parco minerali dello stabilimento di Taranto che ha dimensioni di 700 metri di lunghezza e 260 metri di larghezza, per un'altezza di circa 80 metri. Per la realizzazione dell'opera saranno impiegate circa 33.000 tonnellate di acciaio, la maggior parte delle quali sara' prodotta dalla stessa Ilva nell'impianto di Taranto. Il progetto definitivo sara' consegnato entro dicembre 2013 secondo quanto previsto nella Proposta di Piano degli Esperti nominati dal Mattm. I lavori, della durata di circa 26 mesi, avranno inizio una volta ricevute le necessarie autorizzazioni amministrative che, nella Proposta di Piano, si stima arriveranno in 60-90 giorni. (ASCA)

lunedì 21 ottobre 2013

Piazzisti ignoranti!

Ma Arrigoni non faceva marmellate ad Asiago?
Forse era meglio!!
La celebre barriera di cui si vantano i loro omonimi putignanesi infatti non è buona manco a trattenere i passerotti. Le condizioni delle polveri sui Tamburi non sono migliorate di un grammo, come dimostrarono le osservazioni fatte anni fa!
In compenso sono servite ai Riva and friends a guadagnare tempo per la soluzione al problema delle polveri e a risparmiare i miliardi della copertura dei parchi minerali, l'unica misura funzionale per risolvere il problema!
Ci dispiace per Arrigoni, ma qui, da Taranto, tutta la sua piazzata, non solo pare irrispettosa nei confronti della gente che ancora oggi respira polveri di carbone e minerali, ma è un segno della profonda arretratezza miserabile dell'industria italiana che non ha neanche la decenza di tacere quando diventa complice di certe operazioni!
Se vi mettevate a far marmellate di lampascioni forse vi sarebbero venute meglio!
Vergognatevi!!

Barriera antipolvere Arrigoni per l’ILVA di Taranto
ARRIGONI S.P.A.
La produzione dell’azienda siderurgica ILVA di Taranto, inizia con materie grezze (minerale di ferro – fondenti – carbon fossile).
Negli ultimi tempi sono stati parecchi i problemi che l’azienda ha avuto, a livello legale e ambientale, proprio causati dalla dispersione delle polveri rosse realizzate dalla lavorazione dei suoi prodotti nelle aree limitrofe allo stabilimento.
Le polveri sollevate dai venti molto frequenti nella zona, hanno creato enormi problemi d’inquinamento nelle aree adiacenti il parco minerario, in particolar modo nel quartiere Tamburi di Taranto, densamente popolato.
ilva2
Dopo attenti studi – effettuati con la collaborazione del Tavolo Tecnico istituito (di concerto con la Regione Puglia, l’ISPRA, l’ARPA e l’Ilva) dal Ministero dell’Ambiente – si è concluso che un eccellente soluzione – con un ottimo rapporto risoluzione del problema/prezzo finale – fosse la costruzione di un’ampia barriera antipolvere – alta 21 metri e lunga quasi 2.000 metri – con un rapporto di permeabilità all’aria pieno/vuoto di 66-34%.
La rete, con la sua porosità, oltre che a rallentare la velocità del vento, effettua anche un’azione di intrappolamento delle polveri.
ilva3
ILVA ha prescelto Arrigoni quale fornitore del tessuto tecnico utilizzato per la realizzazione della barriera posta al confine tra i parchi minerari e la confinante strada provinciale. L’obiettivo di questa barriera è quello di contenere la diffusione di polveri pesanti dalla zona dei parchi minerali verso l’esterno. La rete tecnica 2382 Libeccio 70 è stata fabbricata nello stabilimento Arrigoni di Putignano (Bari), certificato ISO 9001:2000 eISO 14001.
Per tutti i lavoratori è stato motivo di orgoglio aver fabbricato un tessuto che ha contribuito a risolvere un grave problema d’inquinamento nella propria regione.
ilva4
La rete 2382 Libeccio 70 è realizzata a partire da granuli di HDPE fabbricati da Lyondellbasell.
Arrigoni ha effettuato nei propri stabilimenti tutti i cicli di produzione: dal granulo al monofilo Arlene® (high tenacity and long lasting tecnical monofilament) e successivamente l’operazione di tessitura con telai della Karl Mayer. La rete è stata confezionata in teli aventi dimensioni diverse richieste dall’uffico tecnico dell’Ilva.
E’ stata rifinita con il metodo “super premium” che prevede l’inserimento sul perimetro di una guaina di rinforzo di larghezza mm 50, cucitura quadrupla e occhielli in metallo (Infobuild)


lunedì 12 agosto 2013

Pioggia ricca

Che fine fa l'acqua che cade sull'Ilva?
E l'acqua con cui vengono bagnati i parchi minerali?

In Italia persino un parcheggio per essere autorizzato deve essere dotato di un sistema di trattamento delle acque di prima pioggia. E la più grande acciaieria d'Europa possiede o no un sistema di trattamento delle acque di prima pioggia? Spinti da questo dubbio abbiamo chiesto al Garante dell'AIA se Ilva fosse in regola. Il Garante ha chiesto lumi ad Arpa. Altoforno Ilva Altoforno Ilva Chiudi E finalmente abbiamo la risposta ufficiale che alleghiamo a questo comunicato.

 Oggi giunge infatti la risposta ufficiale dell'ARPA alla richiesta di PeaceLink. Eccola: "Si comunica che attualmente la struttura del sistema fognario asservito allo stabilimento Ilva spa di Taranto non consente la raccolta delle acque di prima pioggia, le quali vengono fatte confluire insieme agli altri scarichi dello stabilimento nei canali di scarico (canali Primo e Secondo), che l'azienda considera sedimentatori longitudinali". Questo è quanto scrivono Giorgio Assennato e Massimo Blonda, rispettivamente Direttore Generale e Direttore Scientifico dell'Arpa Puglia al già Garante dell'AIA Vitaliano Esposito. L'ARPA Puglia specifica di avere chiesto gli opportuni interventi "già dalla prima AIA" del 2011.

 L'inerzia che ne è seguita a questo punto è sotto gli occhi di tutti, alla luce del lapidario comunicato dell'ARPA. E' inquietante che in tutto questo tempo un sistema indispensabile per la protezione delle acque (che tra l'altro non è una "migliore tecnologia" ma è un vero e proprio obbligo di legge) sia rimasto inattuato. E' stato proprio il dott. Vitaliano Espostito (e poi ARPA in giornata) a comunicare per email questa imbarazzante informazione all'ISPRA e all'Ilva, oltre che a PeaceLink.

Al Commissario dell'Ilva spa
Al Direttore generale dell'Ispra
Si trasmette, per quanto di competenza, l'allegata nota dell'Arpa Puglia in risposta alla richiesta del prof. Marescotti del 26 luglio u.s. Vitaliano Esposito, già Garante dell'Aia per l'Ilva. Tale informazione era stata specificamente richiesta da PeaceLink con questa email del 4 luglio scorso: Gentile Garante, vorremmo sapere se Ilva è in regola con la normativa nazionale che prevede l'adozione di sistemi di trattamento delle acque di prima pioggia. Vorremmo sapere pertanto se i liquidi per l'irrorazione dei parchi minerali e la pioggia stessa sono raccolti e trattati per evitare che trasferiscano in mare gli inquinanti. Vorremmo sapere se l'irrorazione dei parchi minerali incontra un adeguato strato di impermeabilizzazione o se i liquidi percolano nella falda.
Con osservanza Alessandro Marescotti Presidente di PeaceLink

Ma che cosa prevede la legge a questo riguardo? L'art. 113 del Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 (titolo III, capo IV: Ulteriori misure per la tutela dei corpi idrici) è molto chiaro nel prevedere che "ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le Regioni, previo parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, disciplinano e attuano le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate".
Quindi è competenza della Regione predisporre e applicare la normativa. La Regione Puglia, con Deliberazione di Giunta del 19 giugno 2007, n. 883, ha adottato, ai sensi dell'art. 121 del D. Lgs. n. 152/2006, un "Piano di tutela delle Acque". Tale piano impone che "le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne che dilavano dalle pertinenze di stabilimenti industriali, di cui alla definizione, devono essere raccolte in vasche a tenuta stagna e sottoposte ad un trattamento depurativo appropriato in loco tale da conseguire il rispetto dei limiti di emissione previsti dalla tab. 3 di cui all'allegato 5 del D.Lgs. 152/99, per le immissioni in fogna e nelle acque superficiali; il rispetto dei limiti di emissione previsti dalla tab. 4 di cui all'allegato 5 del D.Lgs. 152/99, nel caso di scarico sul suolo. Inoltre, le acque di dilavamento successive a quelle di prima pioggia, che dilavano dalle pertinenze di stabilimenti industriali e che non recapitano in fognatura, devono essere sottoposte, prima del loro smaltimento, ad un trattamento di grigliatura, disoleazione e dissabbiatura".

Il piano regionale prevede delle sanzioni: "Chiunque non ottempera alla disciplina dettata dalle Regioni ai sensi dell'articolo 113, comma 1, lettera b), è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da millecinquecento euro aquindicimila euro". L'art. 137, comma 9 D.Lgs. 152/06, dichiara che "chiunque non ottempera alla disciplina dettata dalle Regioni ai sensi dell'articolo 113, comma 3 (ossia chiunque apra o comunque effettui nuovi scarichi di acque reflue industriali, senza autorizzazione, oppure continui ad effettuare o mantenere detti scarichi dopo che l'autorizzazione sia stata sospesa o revocata), è punito con l'arresto da due mesi a due anni o con l'ammenda da millecinquecento euro a diecimila euro".

A questo punto la domanda è d'obbligo: chi non ha agito fino a ora per applicare la legge? Ci sono responsabilità politiche visto che l'organo tecnico aveva già segnalato il problema? La questione sarà portata all'attenzione della Procura della Repubblica.

Peacelink (Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Luciano Manna, Alessandro Marescotti)

venerdì 26 luglio 2013

Bambino o vecchio?

L'Ilva, un bambino che dice le bugie con le mani sporche di minerale difeso dai genitori complici al Governo
La gestione dei minerali Ilva fa acqua da tutte le parti: le prescrizioni AIA non rispettate, i fog cannon made in tarock, lo scarico del minerale dalle navi, i nastri trasportatori e il trattamento delle acque.
Il tempo delle bacchette sulle mani come punizione subita a scuola da un maestro autoritario è finito da molto, anche se non è una leggenda, rimane una storia vera raccontata ancora da molti genitori mentre oggi quando accade che una maestra precaria trascrive una nota sul registro di classe alle scuole medie si trova richiamata dalla preside che a sua volta ha subito le lamentele dei genitori dell'alunno discolo. La maestrina precaria, in bilico tra un affitto e il ritorno da bambocciona a casa dei genitori, viene rimproverata e per "tirare a campare" rimane senza strumenti per educare i suoi alunni che nel frattempo sono stati legittimati a comportarsi in maniera più arrogante e maleducata di quanto abbiano potuto imparare dai loro genitori.
Accade la stessa cosa a questo biricchino stabilimento Ilva di Taranto, tutte le volte che è stato richiamato dai cattivoni che volevano semplicemente fargli rispettare la Legge, con le mani sporche e le finte lacrime, è andato di corsa dai suoi genitori che abitano in un lussuoso feudo romano. Una famiglia allargata e numerosa con mamma e papà, zii e nonni pronti a difendere gli affari di famiglia. Il capo famiglia, un nonno oramai senza memoria, e se ce ne fosse andrebbe distrutta, assicura che tutto proceda per il verso giusto firmando carte e palesando l'illecito del bambino.
Ma è davvero così bugiardo e cattivo questo piccolo di nome Ilva che con le sue marachelle arricchisce la sua famiglia e gente di cui forse non conosciamo neanche il nome anche se questo profitto provoca un disastro ambientale in una terra dove la gente è destinata a morire in silenzio?
Si poteva scegliere un nome differente per questo bambino? Almeno si sarebbe evitato di accostare uno scenario apocalittico, quale è lo stabilimento tarantino, ad un'isola meravigliosa come l'isola d'Elba. Allora vediamo cosa succede.
In questi ultimi giorni si è parlato molto degli strumenti utilizzati nello stabilimento Ilva di Taranto per ottemperare alle prescrizioni AIA che obbligano l'azienda ad utilizzare, ed in alcuni casi migliorare ed intensificare, sistemi di bagnatura e filmatura nelle zone interessate dai cumuli di minerale. Prima di entrare nello specifico degli strumenti utilizzati, ed il modo in cui si utlizzano, ci soffermiamo su una domanda legata all'elemento principale che caratterizza queste operazioni e cioè l'elemento ACQUA
Dove vanno a finire le migliaia di litri di acqua utilizzati per la bagnatura nel parco minerali? In caso di pioggia, invece, come vengono trattate le acque?  
Nell'attesa di capire quale possa essere la giusta risposta e dopo aver inoltrato la domanda  per i canali istituzionali leggiamo quanto segue:
L’art. 113 del Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 (titolo III, capo IV: Ulteriori misure per la tutela dei corpi idrici) afferma che
“ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le Regioni, previo parere del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, disciplinano e attuano le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate; i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l’eventuale autorizzazione”.
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giovedì 9 maggio 2013

E Ilva continua a dare i numeri...

L'Ilva scrive al garante dell'Aia «Ottemperate 78 delle 94 prescrizioni»

L'Ilva ha presentato al garante per l'applicazione dell'Aia, Vitaliano Esposito, la seconda relazione trimestrale contenente un aggiornamento dello stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali.
Il periodo di riferimento è compreso tra il 27 gennaio e il 27 aprile 2013. Nel documento di 91 pagine, trasmesso a ministero dell'Ambiente, Ispra, Regione Puglia, sindaci di Taranto e Statte, Provincia di Taranto e Arpa Puglia, l'azienda fa presente di aver ottemperato a 78 delle 94 prescrizioni contenute nel decreto di riesame Aia. Nella tabella sono indicate le prescrizioni e la tabella riepilogativa delle azioni intraprese nella colonna 'Evidenza oggettiva dello stato di attuazione'.
Quanto alla copertura dei parchi primari, da realizzarsi entro 36 mesi dal rilascio del provvedimento, l'Ilva sottolinea che ''con nota del 26 aprile 2013 sono stati trasmessi quattro progetti possibili per la realizzazione della completa copertura dei parchi redatti dalle societa' Paul Wurth, Cimolai, Semat e Anmar''. L'azienda ha infine trasmesso una relazione contenente le indicazioni relative ai terreni interessati dall'intervento (Quotidiano)



Ilva, quattro i possibili progetti per la copertura dei parchi minerali di Taranto

Sono quattro i progetti possibili per la copertura dei parchi minerali dell’Ilva. Lo dice l’azienda nella relazione sullo stato di attuazione dell’Aia inviata all’Ispra, al ministero dell’Ambiente e al Garante dell’Aia, nonché alle istituzioni locali. I progetti fanno capo alle società Paul Wurth, Cimolai, Semat e Anmar.
La copertura dei parchi chiesta espressamente dall’Aia dovrà servire a contenere la diffusione delle polveri minerali a seguito della movimentazione delle materie prime. L’Ilva inoltre fa sapere che è stato emesso l’ordine relativo “alla costruzione di coperture piramidali presso i parchi agglomerato Sud e Nord oltreché per i cumuli di calcare Pca.
Si dichiara inoltre di aver inoltrato in data 28 gennaio 2013 – afferma ancora l’Ilva nella sua relazione – al Comune di Taranto l’istanza per l’ottenimento dei permessi a costruire delle coperture dei depositi dei parchi Omo e Nord Coke di cui ancora non si dispone dell’autorizzazione a costruire. Per tali interventi sono state completate le indagini geotecniche”. Per quanto riguarda poi le barriere frangivento, anche queste con finalità mirate ad arginare la diffusione delle polveri e la cui realizzazione è già stata prevista dall’Aia rilasciata all’Ilva nell’agosto 2011, l’azienda fa sapere “che sono riprese le attività di realizzazione con previsione di conclusione entro il mese di giugno 2013″.
La barriera frangivento, che dovrà proteggere soprattutto il rione Tamburi di Taranto, il più esposto all’inquinamento dell’Ilva a causa della sua vicinanza allo stabilimento industriale, è comunque un “intervento utile alla gestione del transitorio sino alla realizzazione delle coperture dei parchi” precisa l’azienda nella relazione sull’Aia. (Paesenuovo)


mercoledì 8 maggio 2013

Due...

Secondo incidente...
 
Ritardo nei soccorsi degli operai Ilva feriti terminato lo sciopero

E' terminato alle 7 di questa mattina lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto indetto alle 11 di ieri mattina da Fim, Fiom e Uilm e da Usb per protestare contro il ritardo nei soccorsi ad uno dei due operai feriti ieri in distinti incidenti sul lavoro avvenuti nel siderurgico. Il primo operaio – che ha riportato alcune fratture - dopo essere precipitato da un ponteggio del reparto acciaieria 1 a seguito del cedimento di una pedana, è finito nel piano di colata del convertitore 3 ed è stato recuperato dopo oltre due ore dai vigili del fuoco in quanto il punto in cui è avvenuto l'incidente era accessibile solo tramite un ascensore di servizio, che risultava fuori servizio.

Ieri sera poi si è verificato un altro infortunio sul lavoro nell’area dei parchi minerali. Un dipendente dell’impresa appaltatrice 'Decà è stato colpito da un grosso tubo mentre, insieme ad alcuni colleghi, stava posizionando l’impianto che servirà all’irrorazione delle materie prime stoccate nei parchi minerali per contenere il fenomeno della dispersione delle polveri. Probabilmente è saltata una giunzione facendo muovere un tubo dalla sua originaria collocazione. L’operaio, condotto dal 118 all’ospedale 'Santissima Annunziatà, ha riportato un trauma toracico addominale. I sindacati hanno chiesto un incontro con l’azienda per porre il problema della sicurezza alla luce degli ultimi incidenti. (GdM)

giovedì 6 dicembre 2012

Da oggi i Riva fanno il c... che vogliono!!!

Umiliata la magistratura e annientato il parlamento.
Comprati i sindacati con quattro caramelle e collanine colorate.
Annientate le sacche di resistenza e di pensiero attraverso la bacchetta dura del governo dittatoriale amico.

Ora che la "famigghia" ha capito che l'Italia è nelle mani di un salotto di amici al piano nobile, mentre tutti gli altri sono rinchiusi in soffitta o nelle cantine.
Ora che il Circo Romano ha smontato le tende, dopo l'ultimo spettacolo definitivo.

Now the show must go on!

Il padrone manda i suoi dispacci da Londra tra uno champagne e un'ostrica mentre il leccese tutto d'un pezzo dal volto 4stagioni spazza gli ultimi sparuti segni della resistenza.
Tutti agli ordini ora, c'è da produrre e guadagnare!
Chi deve lavorare per il padrone lavori, chi disturba, sequestra e ancora intralcia la libera attività inquinante è pregato di uscire a testa bassa e di stare zitto per sempre!


Ilva, Riva scrive ai pm dall’Inghilterra: ‘A disposizione delle autorità d’Oltremanica’


Una lettera ai magistrati di Taranto arrivata dall‘Inghilterra. Il vicepresidente di Riva Group, Fabio Riva, ne è l’autore. Riva è tra i destinatari delle sette ordinanze di custodia cautelare emesse nell’ambito delle inchieste tarantine sull’Ilva e irreperibile dal 26 novembre. Lo ha rivelato il Tg1. “Ho saputo – scrive – che è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare nei miei confronti. Quando questo è accaduto mi trovavo in Inghilterra. Ho deciso di mettermi a disposizione delle autorità inglesi”.
Tornando in Italia, in un’intervista all’Espresso il direttore dell’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente della Puglia (Arpa), Giorgio Assennato, parla di un “effetto Sarajevo” in seguito al decreto legge in vigore. “Questo decreto – dice – farà saltare completamente la coesione sociale a Taranto perché contiene nuovi elementi di frattura fra le istituzioni”. E continua: “Il premier Monti, i giornali, tutti parlano di assenza di controlli negli anni passati. Assenza un cavolo! E’ dal 2006 che monitoriamo più di quanto saremmo tenuti a fare. I nostri dati sono addirittura più severi di quelli dei pm. Ma noi siamo un organo tecnico. Sono le amministrazioni a decidere. Noi dell’Arpa diciamo dal 2008 che gli impianti dell’Ilva emettono nell’aria quantità eccessive di un sicuro cancerogeno, il benzo(a)pirene. Ma nell’agosto del 2010 il Parlamento ha approvato una legge che rimanda al 2013 il rispetto dei limiti per questo inquinante. E insiste: “Nel rilasciare un’autorizzazione ambientale non si considera mai l’impatto sanitario della produzione, ma solo il rispetto di alcune soglie di emissione. Sull’Ilva la magistratura ha provato che esiste un pericolo attuale e permanente per la salute delle persone. Per risponderle non è sufficiente quindi firmare una nuova Aia, che si basa solo sui limiti di legge: bisogna dimostrare che non esiste un rischio sanitario per gli abitanti di Taranto. Il ministero – conclude – avrebbe potuto e dovuto riprendere in mano la questione ad agosto, quando glielo chiesi io stesso. In quel caso l’Arpa avrebbe avuto tempo per definire la tipologia di produzione più nociva e stabilirne i limiti, basandosi però sulle conseguenze per i cittadini, non su dei parametri teorici”.
Nel frattempo si apprende che il valore dei beni bloccati all’Ilva per effetto del sequestro disposto dalla magistratura prima dello scorso 26 novembre ammonta a poco meno di un miliardo di euro. Si tratta, in particolare, di un milione e 700mila tonnellate tra prodotti finiti e semilavorati. Lo ha reso noto il presidente del’Ilva Bruno Ferrante. Tutto questo sta determinando l’inagibilità dei piazzali e delle aree di movimentazione dei prodotti, con ripercussioni  sugli impianti dell’area a freddo che l’Ilva ha fatto ripartire due giorni fa.
E proprio per il 6 dicembre è previsto l’incontro fra azienda e sindacati per affrontare la situazione di emergenza per lo sbarco delle materie prime. Le scorte di carbon coke e di minerale di ferro sono ormai al limite e consentono all’Ilva un’autonomia di qualche giorno. Dopo l’azienda sarà costretta a fermare gli impianti. Inoltre le gru addette allo scarico delle materie prime sono bloccate. Gli addetti si rifiutano di salirvi sopra se prima non si verificano le condizioni di sicurezza. I gruisti hanno assunto questa posizione dopo la morte di un loro collega, il 29enne Francesco Zaccaria, colpito dal tornado mentre era al lavoro. La conseguenza è, al momento, lo stallo nello scarico delle materie prime che servono all’Ilva. (Fattoquotidiano)

Ferrante: "Lontana la piena operatività"

'Se noi non abbiamo a disposizione questo materiale dobbiamo ritardare la piena operatività dell'impianto... CONTINUA...

martedì 20 novembre 2012

I custodi? L'Ilva li ridicolizza sui media.

Difficile per l'Ilva continuare con il gioco delle menzogne e degli allarmi quando hai tre "spie" dentro la fabbrica che hanno carta bianca per rivoltare gli impianti come un calzino.
Che si fa allora?
Si usa la vecchia tecnica di ridicolizzare e di intimidire...
Tanto di amici, i Riva, ne hanno tanti...


Ilva, i custodi giudiziari;alla Procura di Taranto "Non c'è riscio chiusura"

Cinque relazioni riguardanti lo stato dell’arte all’interno dello stabilimento siderurgico, le possibili soluzioni per accelerare lo spegnimento e il rifacimento degli impianti e il paventato, dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, rischio di chiusura della fabbrica il 14 dicembre per mancanza di materie prime. A depositarle al procuratore capo Franco Sebastio sono stati nel primo pomeriggio di ieri i quattro custodi giudiziari (Barbara Valenzano, Claudio Lofrumento, Emanuela Laterza e Mario Tagarelli) nominati dal gip Patrizia Todisco il 26 luglio scorso, giorno del sequestro dell’area a caldo dell’acciaieria di proprietà del gruppo Riva.
I tre ingegneri, in particolare, hanno chiarito alla Procura che il rischio di chiusura a metà dicembre è infondato, dimostrando, tabelle alla mano, che il taglio dei rifornimenti di materie prime è stato adottato unicamente per limitare le giacenze nei parchi minerali che si trovano a ridosso nel rione Tamburi e dunque evitare la possibile dispersione di polveri nelle vicine abitazioni, e non per provocare addirittura lo spegnimento incontrollato degli impianti. Nelle relazioni dei custodi, poi, ci sarebbero aspetti sui quali i pubblici ministeri titolari dell’inchiesta per disastro ambientale lavoreranno nelle prossime ore perché a quanto pare sarebbero diversi gli spunti degini di approfondimento.
Sarà discusso, intanto, il 16 gennaio il ricorso presentato in Cassazione dagli avvocati Egidio Albanese, Adriano Raffaelli e Francesco Mucciarelli contro l’arresto di Emilio Riva, suo figlio Nicola e l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso. Mimmo Mazza (GdM)

 
Ilva, tensione per arrivo custodi 

Tensione all'Ilva di Taranto. Una cinquantina di capi e lavoratori dell'altoforno 5, muniti di tute, caschi bianchi e cartelloni, si sono radunati ai piedi del grande impianto dell'acciaieria tarantina, dove questa mattina, secondo le voci diffuse in fabbrica tra i lavoratori, sono attesi i custodi giudiziari incaricati dalla procura per un controllo. I dipendenti Ilva si stanno radunando nel piazzale antistante alle porte d'accesso dell'altoforno assieme ad alcuni capi e dirigenti dell'azienda con l'intenzione di dimostrare la loro contrarietà al lavoro dei custodi. Non è chiaro se la loro intenzione sia quella di impedire l'accesso agli impianti.
Gino Martina (CdM)


Ecco perfino il "panettone dei tre custodi"... Messo in rete per farsi due risate.

domenica 18 novembre 2012

Cominciano le letterine

Ed eccoci alle minacce serie: SIGNORI SI CHIUDE!
Ilva gioca a fare l'offesa e danneggiata. Ma di materie prime, anche recentemente, se ne son viste passare... O era terriccio per trasformare le colline di minerali in un paesaggio toscano?

Ecco la letterina di natale alla città scritta dall'uomo 4 stagioni, ma prima... ecco quattro secondi di commento:



Ilva, Ferrante lancia l'allarme «Rischioso chiudere il 14 dicembre»
Lettera del presidente alla magistratura E dal 19 novembre lavoratori in ferie forzate

L'impianto Ilva di Taranto potrebbe chiudere il 14 dicembre per mancanza di materie prime e ciò comporterebbe gravissimi rischi per la sicurezza. È quanto sostiene il presidente Bruno Ferrante, che lancia un allarme con una lettera inviata alla magistratura.
LA LETTERA - L'applicazione delle disposizioni dei custodi giudiziari, in ordine allo scarico delle materie prime al porto di Taranto, causa il pericolo che si fermino «tutti gli impianti dell'area a caldo dello stabilimento» con gravissimi rischi per la sicurezza. Lo stop forzato dovuto alla mancanza di materia prime - i custodi impongono uno stoccaggio massimo di 15 giorni - comporterebbe una fermata non in sicurezza con conseguente «esposizione a gravissimi rischi di incidente rilevante e danni irreparabili agli impianti». Nella lettera si legge ancora che «la verifica dell'applicazione della disposizione dei custodi allo sbarco delle materie prime, evidenzia la palese incompatibilità delle stesse con i programmi operativi dello stabilimento per il periodo in esame e noti ai custodi. È del tutto evidente che l'applicazione della disposizione dei custodi giudiziari allo sbarco delle materie prime determinerà effetti devastanti per l'Ilva dovuti alla fermata, non in sicurezza, di tutti gli impianti dell'area a caldo con conseguente esposizione a gravi rischi di incidente rilevante e danni irreparabili agli impianti, scenario questo già comunicato verbalmente agli stessi. È solo il caso di sottolineare - conclude il presidente Ferrante - che dal 12 novembre, data di comunicazione delle disposizioni dei custodi giudiziari, ad oggi sono stati accumulati maggiori oneri di Ilva per le controstallie per 850 mila dollari». Da segnalare anche il tema dei costi di gestione. Le modalità di sbarco di materiali - si legge nella lettera - secondo le prescrizioni dei custodi, calcolate in accordo con le movimentazioni navi, comportano una previsione di costo aggiuntivo per le attese navi pari a 12,37 milioni di dollari. A questa cifra sono da aggiungere i costi per movimentazione aggiuntiva delle navi, pari a 50 mila dollari per ciascuna movimentazione, costi dovuti anche all'utilizzo dei rimorchiatori, ormeggiatori e piloti. È prevedibile - conclude Ferrante -, visti i lunghi tempi di sosta che deriverebbero dalla applicazione delle disposizioni dei Custodi, che gli armatori possano chiedere al gestore la detenzione che comporta un costo maggiore rispetto alla controstallia».
FERIE FORZATE - E da lunedì prossimo 19 novembre l'Ilva metterà in ferie forzate i lavoratori del reparto Produzione lamiere 2, a cui si aggiungeranno da mercoledi 21 quelli del Tubificio 2, circa 500 operai. Lo si apprende da fonti sindacali alle quali la notizia è stata comunicata oggi dall'azienda. I reparti interessati dalle ferie forzate sono tra quelli per i quali nei giorni scorsi è stata chiesta la cassa integrazione ordinaria per 1940 lavoratori dell'area a freddo per crisi di mercato e mancanza di commesse. Sul provvedimento non c'è ancora accordo tra azienda e sindacati. Martedì è previsto un nuovo incontro tra le parti. (CdM)

lunedì 8 ottobre 2012

Ilva fa i capricci...

Non fa i compiti
Dice le bugie
Promette e non mantiene
Fa minacce e poi le rimangia
Nega quello che le rimproverano
E dice che le cose le fa solo quando dice lei

Ma chi è, una ragazzina viziata?
Si, si chiama Ilva, Ilva di Taranto!

... e se lo dice anche il suo amico Sole 24 ore...

Ilva pronta e replicare: non è vero che non collaboriamo con la magistratura


«Non è vero che l'Ilva non ha fatto nulla e che le prescrizioni della Procura e dei custodi sono rimaste lettera morta». A 48 ore dalla direttiva che impone all'azienda di avviare entro cinque giorni - e quindi scadenza l'11 ottobre - le operazioni di spegnimento degli impianti siderurgici perchè non si può continuare ad inquinare, l'Ilva scende in campo e affida al direttore del siderurgico di Taranto, l'ingegner Adolfo Buffo, il compito di replicare alla Magistratura. Alle 17 una conferenza stampa.
I contenuti
Da quel che si apprende, Buffo fornirà elementi finalizzati a dimostrare che non è vero, come sostengono Procura e custodi giudiziali, che l'Ilva non collabora neutralizzando di fatto il sequestro dell'area a caldo ordinato dalla Magistratura il 25 luglio scorso. Viene annunciato che Buffo darà ai giornalisti anche un cronoprogramma che indica le cose già fatte e quelle da fare. Rispetto alle ultime conferenze stampa dell'Ilva, tutte tenute dal presidente Bruno Ferrante, stavolta l'Ilva fa scendere in campo il direttore dello stabilimento di Taranto e questo lascia pensare che per il momento si voglia circoscrivere la risposta aziendale alle accuse specifiche mosse dai custodi nell'ultimo vertice con i magistrati della Procura. Giovedì scorso, infatti, i custodi hanno lamentato la mancata collaborazione dell'azienda e questo ha poi portato la Procura il giorno dopo a scrivere la direttiva, notificata sabato all'azienda, che impone all'Ilva di cominciare le operazioni di spegnimento entro 5 giorni, precisando che se l'azienda non lo farà, saranno i custodi a farlo attraverso tecnici esterni e che ogni omissione o ritardo verrà segnalato all'autorità giudiziaria.
Per ora non ci sono ancora novità sul più impegnativo fronte della vicenda Ilva: ovvero quanto l'azienda intende spendere per risanare gli impianti sotto il profilo ambientale. Un tema più volte posto all'attenzione di Ferrante e al quale, però, sinora non sono state date risposte. L'Ilva dice di voler attendere la completa definizione dell'Autorizzazione integrata ambientale prima di fare ulteriori passi.(Sole24h)

L'altoforno 1 dell'Ilva di Taranto sarà spento entro il 1 dicembre 2012 e poi sarà ricostruito. Insieme ad esso verranno fermate le batterie 5 e 6 del reparto cokeria, ad esso collegate. Dal piano presentato oggi si apprende che Ilva aveva già in programma di fermare e ricostruire l'altoforno.
Allo studio lo spegnimento dell'altoforno 5
Tempi diversi invece per l'altoforno 5, il più grande d'Europa. Nonostante la procura ionica ed i custodi giudiziari abbiano intimato al siderurgico lo stop immediato dell'impianto (che è sotto sequestro dal 26 luglio scorso) il direttore dello stabilimento Buffo dichiara di aver affidato alla società Wurth l'incarico di studiare lo spegnimento, dopo aver ricevuto i piani progettuali dai giapponesi della Nippon Steel che a suo tempo lo costruirono. Secondo i programmi illustrati dal direttore, l'altoforno 5 dovrà essere spento e ricostruito a partire dal luglio fino al dicembre del 2015.
La copertura dell'area Grf
Il direttore dell'Ilva di Taranto Adolfo Buffo ha anche affrontato il tema della situazione delle batterie, offrendo un quadro analitico sostenendo che le batterie 5 e 6 «sono stati definiti le attività e i controlli preliminari per lo svuotamento dei forni e la messa in sicurezza dell'impianto».
Per la copertura dell'area GRF (gestione rottami ferrosi) Ilva ha dato mandato ad alcune società di ingegneria italiane ed europee di eseguire uno studio preliminare finalizzato a realizzare la copertura, la conclusione dello studio é prevista per il 31 dicembre prossimo con l'obiettivo di realizzare l'opera entro il 2013».
Le altre questioni aperte
Per quanto concerne la videosorveglianza nella stessa area una società ha inviato, lo scorso 2 ottobre, «un 'offerta tecnica in fase di valutazione, tale offerta - ha precisato Buffo - é stata inviata anche ai custodi, tempi previsti per la fornitura é di otto mesi». Inoltre - ha aggiunto ancora Buffo - per quanto riguarda «il campionamento continuo della diossina al camino E312 e l'adozione di un idoneo sistema di controllo, lo scorso 19 settembre la ditta incaricata dell'installazione delle apparecchiature di monitoraggio di lungo termino ha installato la strumentazione». (Sole24h)

Con la fermata dell’Altoforno 1 e delle batterie 5-6, l’Ilva ha previsto un esubero di 942 unità lavorative «che però saranno completamente ricollocate o utilizzate in maniera differente nello stesso stabilimento di Taranto». Lo afferma il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante.
 “Tutte le attività prescritte sono state realizzate e comunicate ai custodi giudiziari”: ha detto il direttore dello stabilimento tarantino dell’Ilva Adolfo Buffo, in una conferenza stampa nel pomeriggio, precisando che gli operai da impiegare per il risanamento dello stabilimento sono a disposizione dei custodi giudiziari da fine luglio. Ecco nei particolari le attività già avviate da Ilva, secondo il direttore, e quelle in fase di progettazione: per i parchi minerari è stato dato incarico alla società di ingegneria Paul Wurth di progettare la copertura dei 700 mila metri quadrati (come cento campi di calcio uno accanto all’altro) entro fine anno. Con il fermo delle navi i cumuli dell’area parchi primari sono stati ridotti di un metro e mezzo di altezza, che vuol dire del 20% della giacenza, abbattuta da 2 milioni di tonnellate di materiale, ad 1,6 milioni. (LaStampa)


mercoledì 19 settembre 2012

Clini, il ministro di che?

Parla di tutto tranne che di ambiente!  

CLINI, NO MISURE FISCALI AD HOC MA INCENTIVI RICERCA -

"Di misure fiscali ad hoc per Taranto sicuramente non ne abbiamo in mente. Invece misure di incentivazione e di investimenti in ricerca e innovazione sì, e queste possono essere riferite anche agli investimenti che Ilva vorrà ancora fare". Lo ha spiegato il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, interpellato a Milano, a margine della firma di un accordo con la maison Gucci, circa il piano presentato dal presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante

Sì dell'Aula della Camera al decreto legge sull'Ilva di Taranto. Il testo, approvato a Montecitorio con 430 sì, 49 no e sette astenuti, passa al Senato. Contro il provvedimento hanno votato solo i deputati della Lega, i radicali si sono astenuti.
Il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante ha depositato alla Procura della Repubblica di Taranto un piano di interventi immediati di risanamento degli impianti dell'area a caldo sotto sequestro.
Ferrante ha depositato in Procura anche una istanza nella quale si chiede se l'azienda può continuare a produrre, sempre rimanendo in linea con quanto stabilito dal tribunale del riesame che ha confermato il sequestro senza facoltà d'uso degli impianti.
Nel suo piano l'Ilva prevede di coprire i depositi di minerali, considerati tra le fonti prime d'inquinamento a Taranto. La società Paul Wurth è stata incaricata di presentare un sistema per la copertura dei parchi minerari. Gli interventi previsti nei parchi minerali, specifica l'azienda, dovrebbero ridurre le polveri del 70-90%. La società Paul Wurth è leader mondiale nella progettazione di impianti siderurgici.
Prevede investimenti per 400 milioni di euro circa il piano di interventi immediati redatto dall'Ilva e consegnato oggi da Ferrante in procura. La cifra è quella già resa nota ieri dal ministro Corrado Clini.
"Ci auguriamo che il piano e l'istanza vengano valutati positivamente dalla procura e dai magistrati", ha detto Ferrante. "Chiediamo di attuare - ha aggiunto - le decisioni del tribunale del riesame e quindi di seguire la strada che il tribunale del riesame ci ha indicato".
I provvedimenti annunciati ieri dai custodi giudiziari dell'Ilva non implicano la chiusura dello stabilimento: lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. "Non siamo di fronte alla chiusura ma ad un passaggio del risanamento - ha aggiunto - e mi auguro che con le iniziative del ministero, dei giudici e dell'azienda, si costruisca un percorso concreto. Ho parlato a lungo in modo costruttivo stamattina con il procuratore capo di Taranto".
All'Ilva "è stimabile che servano almeno 3-4 anni pieni per completare tutti gli interventi", ha sottolineato Clini. "Sono interventi imponenti - ha spiegato il ministro - che devono cambiare non solo la pelle ma l'attuale cuore dell'impianto industriale di Taranto".
"Non posso pensare che l'Ilva chiuda. Se ciò accadesse, chiuderebbe mezzo Paese", ha affermato il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, oggi a Genova. "Il problema va affrontato con impegno - ha aggiunto - garantendo il lavoro".
"Allo stato attuale c'é un provvedimento che esclude qualsiasi uso degli impianti ai fini produttivi e dunque noi dobbiamo eseguirlo. Se ci saranno istanze, richieste" da parte dell'azienda "sarà il giudice competente a valutare e decidere". Così il procuratore capo di Taranto Franco Sebastio nel corso di un'audizione in Commissione Ecomafie alla Camera. Le indagini non sono ancora concluse, ha ribadito Sebastio ricordando che sono ben 150 le denunce arrivate alla Procura, tra cui una del sindaco "molto circostanziata", due anni fa. Non possiamo escludere che a parte questi reati di pericolo, e cioé l'inquinamento, il prosieguo delle indagini possano evidenziare anche reati di danno".
"Il presupposto per la bonifica del territorio" di Taranto "é che si sia posta fine alla fonte dell'inquinamento". Sebastio sottolinea che "lo stato non può finanziare il rifacimento degli impianti". Se lo facesse, aggiunge, "non solo andrebbe contro quanto previsto dalla Corte dei Conti ma commetterebbe anche un'infrazione alla legislazione della Ue".
I nuovi dati sulla mortalita' nel sito dell'Ilva di Taranto saranno resi noti il 12 ottobre. Lo ha affermato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, arrivando alla conferenza di presentazione del progetto Sentieri. ''Stiamo attendendo conferme relative a tre profili - ha affermato Balduzzi - La prima e' che su un arco di 12 anni c'e' una variazione dell'esposizione per alcune patologie. Inoltre stiamo elaborando i risultati di un monitoraggio biologico per valutare una criticita' relativa ai prodotti caseari. Infine, saranno presentati i risultati di uno studio nazionale sull'inquinamento dei mitili. Tutti questi dati - ha concluso il ministro - dovrebbero essere presentati il 12 ottobre''. (ANSA)

mercoledì 12 settembre 2012

Il sequestro di Pulcinella?

Comunicato stampa del Comitato 'Donne per Taranto'

Questa mattina dopo diverse segnalazioni giunte, ci siamo recate nei pressi del porto per verificare lo stato delle navi che scaricano materie prime per l'Ilva. Abbiamo cosi' appurato, come da documentazione fotografica, che ancora oggi ci sono al secondo e al quarto sporgente 2 navi che scaricano regolarmente. 
I custodi giudiziali esattamente 6 giorni fa - ricorda - avevano formalizzato all'Ilva il blocco dei parchi minerali. Una direttiva specifica consegnata all'azienda che riprende quanto affermato dal procuratore della Repubblica, Franco Sebastio al termine del vertice a Palazzo di Giustizia preannunciando che si sarebbe passato immediatamente all'attuazione di tutte le misure per mettere in atto la fase operativa del sequestro. Ci chiediamo chi debba vigilare su tale azione dal momento che il Noe di Lecce, sollecitato da questo Comitato, ci ha comunicato che ad oggi non e' ancora stata emessa un Ordinanza in merito e che pertanto loro, cosi' come gli altri organi competenti, non sono in grado d'intervenire.
Il comitato 'Donne per Taranto chiede chiarezza nelle decisioni da prendere oltre che linearita' nella comunicazione. Riteniamo che informazioni discordanti come quelle che in queste ultime ore stanno circolando riguardo ad un 'non blocco' delle materie prime sia l'ennesimo schiaffo a questa citta' che attende azioni sicure e certe e che sta riponendo nelle azioni della Magistratura fiducia e speranza. In questa fase delicata di un sequestro senza facolta' d'uso - evidenzia il Comitato - ci aspettiamo azioni precise per passare dalla fase delle 'carte' a quella delle azioni. Taranto attende giustizia. Taranto attende ancora Giustizia.


Ilva, Matacchiera: “Nonostante blocco continuano ad arrivare navi con materie prime” 

 “Sono sorpreso e sgomento nell’apprendere che, presso il Comando della Guardia Costiera di Taranto, non sia ancora arrivata alcuna notifica da parte della Procura, in merito al fermo dei rifornimenti delle materie prime per l’Ilva, così come è stato disposto dai custodi giudiziari e dallo stesso Procuratore Capo, Dott. Franco Sebastio, circa una settimana fa’’: è quanto dichiara in una nota il presidente del Fondo Antidiossina Taranto Onlus Fabio Matacchiera
“Il provvedimento – prosegue l’ambientalista nel comunicato – è stato notificato ai vertici aziendali e ha imposto ai responsabili dell’area Altiforni e dell’Ufficio Tecnico di approvvigionamento delle materie prime, di interrompere immediatamente le operazioni di carico del materiale che dal molo di Taranto, attraverso i nastri trasportatori, arriva quasi quotidianamente nelle aree sequestrate. Tutto questo consente all’Ilva s.p.a. di continuare a far giungere a Taranto navi adibite al trasporto di carbone, pet coke e minerale di ferro in quantità enorme. Basti pensare che ieri, martedì 11 settembre, il mercantile “Sea Roses”, partito da Riga (Lettonia) il 6 settembre scorso, ha scaricato c.a 8000 tonnellate di carbone (presso il secondo sporgente) e che il giorno 15 settembre giungerà a Taranto la nave da carico “Gemma” (proprietà Ilva), il più grande mercantile italiano dalla stazza lorda di 315.000 tonnellate, che rifornirà di minerale di ferro il siderurgico (quarto sporgente). In questo momento (ore 15,00), mentre scrivo questo comuncato stampa, la nave “Asti SNUG” sta scaricando presso il secondo sporgente circa 117.000 tonnellate di minerale di ferro. Anche se con l’ordinanza di cui sopra (del 7 settembre scorso), è stato tuttavia disposto che le navi già giunte nella rada di Mar Grande siano autorizzate a consegnare il materiale trasportato all’Ilva, con gli eventi che si sono, invece, verificati in seguito a tale dispositivo giudiziario e a quelli che, presumibilmente, si verificheranno nei prossimi giorni (vedasi arrivo del super cargo “Gemma”), ci chiediamo, con grande preoccupazione, quali potrebbero essere le conseguenze di ciò e se sia ravvisabile un aggravamento della posizione giudiziaria della società ILVA spa. Inoltre – conclude Matacchiera – con altrettanta preoccupazione, ci domandiamo come mai la Procura di Taranto non abbia ancora dato (così ci risulta) disposizioni alle autorità marittime (Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, ecc) di vigilanza ed interdizione alla navigazione ed all’attracco dei mercantili da carico di materie prime presso i moli dell’Ilva’’.(Ilquotidianoitaliano)

sabato 8 settembre 2012

Le oggettive distanze tra Riva e salute...

C'era una volta il prescelto dal Padrone mandato a trattare con gli indigeni.
Scense dalla nave come fece Colombo approdato nelle Americhe
Estrasse dalla sacca di pelle delle collanine di perline di vetro con fare maestoso.
Le offrì ai poveri ignoranti come fossero oggetti inestimabili in cambio di oro, cibo, donne....

Scusi Dottore, quanto vale la vita di un tarantino per la tasca del padrone? Due, tre o addirittura quattro collanine?

Ilva: oggettive distanze tra Procura Taranto e azienda

L'Ilva manifesta disponibilita' a collaborare e a fare gli investimenti necessari a ridurre l'inquinamento del siderurgico di Taranto ma intanto la Procura della Repubblica va avanti col sequestro e da' attuazione immediata a quelle che sono le misure previste. L'incontro di ieri sera a Palazzo di Giustizia fra il procuratore capo Franco Sebastio, l'aggiunto Pietro Argentino e i sostituti del pool Ilva, i custodi giudiziali responsabili delle aree sequestrate, e il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, non ha accorciato quelle che appaiono oggettive distanze fra le parti.
  L'Ilva ha presentato alla Procura una serie di proposte che partendo dai parchi minerali, soggetti a blocco, si allargano poi ad altre situazioni critiche. La Procura non si e' ancora espressa su questi interventi ma da indiscrezioni sembrerebbe che le proposte presentate non convincerebbero i magistrati.
  Non e' una novita', d'altra parte, che sul parco minerali la Procura da tempo abbia detto che intensificare la filmatura o l'irrorazione con acqua non e' una vera soluzione, anzi c'e' il rischio che, non esistendo a valle un sistema di convogliamento delle acque di scarico, si aggravi anche l'inquinamento a seguito di quest'intensificazione. Un altro punto di contrasto emerso ieri e' che l'Ilva presenta le sue proposte alla Procura ma quest'ultima gli ha fatto presente che il suo ruolo e' quello di organo di esecuzione delle misure del giudice delle indagini preliminari e quindi ogni possibile ed eventuale variazione che riguardi le misure stesse del sequestro va presentata e discussa con lo stesso gip. E tuttavia pare molto difficile che la Magistratura possa concedere qualcosa all'Ilva.
  Se c'e' un punto sul quale il procuratore capo Franco Sebastio e' stato chiarissimo e' che il sequestro non prevede facolta' d'uso e che devono rapidamente cessare le emissioni inquinanti. Inoltre, nella conferenza stampa del 26 luglio, quando fu illustrata ai giornalisti l'ordinanza di sequestro dell'area a caldo dell'Ilva, sia il procuratore Sebastio, che il procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola, dissero: l'Ilva ci presenti proposte che vadano nella direzione di quello che c'e' scritto nell'ordinanza del gip e noi siamo disposti a prenderle in considerazione. A questo pero' non si e' arrivati ancora, ne' le proposte presentate ieri sera sembrano andare in questa direzione, visto che l'Ilva ha deciso di attendere che si definisca il quadro della nuova Autorizzazione integrata ambientale prima di mettere in campo investimenti pia' consistenti dei 146 milioni di euro deliberati dal consiglio di amministrazione di qualche settimana fa. Il fatto che l'Ilva sia tutt'altro al riparo da una stretta del sequestro con riflessi anche sulla produzione e' condiviso anche dai sindacati, che la prossima settimana torneranno a chiedere l'incontro ai custodi e all'azienda. I sindacati mettono in evidenza come a fronte delle dichiarazioni rassicuranti del premier Monti, dei ministri Clini e Passera e dello stesso Ferrante, i quali dicono che l'azienda non puo' chiudere e che non c'e' blocco, la realta' presenti un'altra situazione perche' "dall'accelazione data sabato scorso dal procuratore si e' poi passati alle misure specifiche sui parchi e nulla esclude che altre misure a breve possano essere adottate sugli altri impianti. Questo vuol dire che la quadratura sul caso Ilva e' stata tutt'altro che trovata".(AGI). 

 Sfrattati i parchi minerali. I custodi: vanno trasferiti

Spostamento dei parchi minerali lontano dal quartiere Tamburi e stop alla costruzione della barriera anti polveri. È il preciso orientamento dei custodi giudiziari che ieri hanno dato disposizioni scritte all’azienda di procedere secondo queste linee. L’hanno fatto nel giorno in cui il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, depositava nelle mani del procuratore Franco Sebastio la proposta di ridurre i parchi minerali del venti per cento. Un tema a lungo discusso nei giorni scorsi tra i custodi nominati dal gip e i tecnici dell’azienda che proponevano l’abbassamento dei cumuli e lo stop allo scarico delle materie prime dopo lo svuotamento delle navi in arrivo al porto. La misura, evidentemente, è ritenuta insufficiente per eliminare le emissioni nocive, a cominciare dalle polveri che invadono le case e i polmoni dei cittadini di Taranto, secondo quanto richiesto dai magistrati. E i custodi hanno così ordinato il provvedimento più drastico. Un’operazione complessa, che richiede tempo, ricerca di nuovi enormi spazi e investimenti per centinaia di milioni. Sulla carta si tratta di disposizioni tassative anche se l’azienda auspica un confronto nel merito. Sempre ieri la procura ha comunque autorizzato lo scarico di materiale dalle navi in arrivo al porto di Taranto a conclusione dello svuotamento delle stive delle due già attraccate da giorni ai pontili 2 e 4 dell’Ilva. Poi scatterà il fermo dei rifornimenti di minerali e fossili per alimentare i parchi. La seconda disposizione riguarda la sospensione della realizzazione della barriera frangivento che Ilva aveva cominciato a costruire per arginare e intercettare le poveri. Si tratta di una struttura lunga 1700 metri, alta 21 con tre segmenti di sette metri, estesa per 31.526 metri quadrati. Dovrebbe essere sostenuta da 132 pali in acciaio da inserire in fondazioni profonde alcuni metri. Proprio l’analisi dell’argilla scavata è ritenuta indispensabile dai custodi che così ne hanno bloccato la realizzazione. Settimana di compiti a casa, nel frattempo, per la commissione incaricata di riscrivere l’autorizzazione integrata ambientale per l’Ilva. Nei prossimi giorni i componenti del gruppo non saranno a Taranto e cercheranno di stringere i tempi che, non per loro responsabilità, rischiano di allungarsi. I vincoli e le misure da inserire nella nuova Aia sono frutto di confronto e di approfondimenti per rispondere appieno alle prescrizioni del gip, alle norme europee varate nel marzo scorso e alle leggi regionali. I sopralluoghi sugli impianti, inoltre, hanno subito qualche stop imprevisto perché, trattandosi di aree sotto sequestro, possono essere ispezionate solo con la presenza dei carabinieri. La scadenza del 30 settembre posta dal ministro Clini appare ardua da rispettare tanto che la commissione ha posto all’attenzione di Roma questo problema. (CdM)

giovedì 6 settembre 2012

Ricominciamo dai parchi...

Ilva, procuratore di Taranto: "Completato il sequestro dei parchi minerali"

I custodi giudiziali ''hanno completato il verbale di sequestro dell'area dei parchi minerali, gia' iniziato in precedenza, che prevede il divieto di scarico di materiale''. E' quanto spiega all'Adnkronos il procuratore capo di Taranto Franco Sebastio a proposito della vicenda dello stabilimento siderurgico Ilva. Questo significa che, a causa dello stop all'ingresso delle materie prime necessarie a produrre acciaio, anche la produzione potrebbe presto fermarsi.
''Ho sentito e letto ipotesi fantasiose di blocco delle navi in mare che trasportano il materiale ma non e' cosi''', precisa. ''E' come quando si sequestra una discarica'', aggiunge Sebastio. ''Si impedisce da quel momento che vengano effettuati nuovi scarichi''.
Quanto all'ipotesi di bagnare i parchi minerali per 24 ore, secondo quanto riferito ieri dall'azienda ai sindacati, come soluzione per fermare l'emissione di polveri inquinanti e quindi andare incontro a una delle prescrizioni del gip Patrizia Todisco per ambientalizzare l'azienda, il capo della Procura di Taranto mantiene ''allo stato'' le sue perlpessita' sull'utilita' della contromisura, basata, sottolinea, ''non sulla mia opinione ma su alcune sentenze della magistratura giudicante che negli anni scorsi, in diverse occasioni'', di fronte alle controdeduzioni dei legali del siderurgico, ''ha ritenuto inutile la 'bagnatura' dei parchi minerali per una serie di condizioni''. E gli stessi tecnici e custodi giudiziali avrebbero manifestato scetticismo su questa metodologia. ''Naturalmente puo' darsi che ci siano delle tecniche nuove'', ipotizza Sebastio. Tecniche cioe' che possano rendere utile la bagnatura. ''Ma questo ce lo diranno i tecnici e non gli articoli dei giornali o i convegni. E gli stessi tecnici dovranno chiarirci cosa fare del materiale gia' accumulato negli stessi parchi'', conclude. (Adnkronos)