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martedì 6 ottobre 2015

Il parroco amico dell'Ilva e la chiesa dormitorio

Don Marco Gerardo, una vecchia conoscenza di Archinà e dei Riva ora in veste filoperaista

Taranto, operai occupano chiesa: prete dona i materassi

Gli operai occupano la chiesa e il parroco acquista i materassi per dare loro una sistemazione dignitosa di notte. Prosegue nella parrocchia del Carmine a Taranto il presidio di un gruppo di operai di Taranto Isolaverde, la società partecipata della Provincia e messa in liquidazione, che non ricevono lo stipendio da sette mesi. Don Marco Gerardo ha acquistato materassi nuovi per allestire la cappella in cui i lavoratori stanno trascorrendo giorno e notte in attesa di avere risposte positive in merito alla loro vertenza. (RepBa)

sabato 25 luglio 2015

Il pastore e la pecorella smarrita

«Ilva, la salute viene prima di tutto» 

L’arcivescovo della diocesi di Taranto, monsignor Filippo Santoro, si è insediato in città nel gennaio del 2012. Sei mesi dopo, è scoppiato il caso Ilva. Se c’è una memoria storica di questi tre anni, questa è certamente la sua.
Eccellenza,Taranto è ancora divisa tra chi chiede il rispetto del diritto alla salute e chi difende il diritto al lavoro. Sono posizioni così inconciliabili?
Il governo ha degli orientamenti economici da mantenere e salvare, perché per l’Italia la produzione dell’acciaio è strategicamente importante e c’è un problema lavorativo che coinvolge migliaia e migliaia di persone. La magistratura è interessata a rispondere a delle precise denunce sulla violazione della salute. Come diocesi siamo sempre stati rispettosi per l’intervento della magistratura, perché siamo per la difesa della vita, della salute e dell’ambiente. Tre mesi prima che scoppiasse il caso Ilva, ad aprile 2012, alla presenza di Emilio Riva, allora patron dello stabilimento, durante il precetto pasquale in fabbrica, dissi che venivo a celebrare per essere vicino ai lavoratori ma che avevo negli occhi gli ammalati di cancro dell’ospedale Moscati e mi straziava il cuore il dolore di tanti bambini.
Secondo lei, come se ne esce?
Io apprezzo l’intervento della magistratura, che ha fatto diventare nazionale il caso Taranto ed esigo che il governo passi dalle promesse ai fatti nella questione dell’adeguamento degli impianti di Ilva, della bonifica del territorio e della difesa delle condizioni di sicurezza sul luogo di lavoro.
Quali sono i suoi timori?
Il timore è quello della rassegnazione della gente, che pensa che alla fine non si risolverà nulla.
E le speranze?
La posizione chiara della magistratura per me è un segno di speranza, perché difficilmente una denuncia così forte può essere elusa. Ed anche l’impegno economico promesso dal governo mi fa ben sperare.
Prima c’era Riva, oggi c’è lo Stato. È cambiato il rapporto tra la fabbrica e i cittadini di Taranto?
Qualche segnale positivo è stato dato, per esempio dal commissario per le bonifiche Vera Corbelli, ma non basta. Sarebbe auspicabile che i progressi nel rendere sicuri gli impianti fossero resi noti. La gente non va informata solo quando succedono disastri. Per molte persone, giustamente o ingiustamente, non c’è differenza tra il comportamento dei Riva e l’attuale gestione dello Stato. Certo, sono processi lenti, ma dall’Ilva devono dare segni chiari che la salute della gente è la prima delle preoccupazioni dell’attuale dirigenza. Nello spirito dell’ultima Enciclica di Papa Francesco, è importante ribadire che il primo degli interessi non deve essere quello produttivo ma l’attenzione alle persone, alla comunità ed agli stessi lavoratori.
E vede germogli di rinascita?
La ricostruzione umana ed urbanistica della Città vecchia di Taranto, che sostengo anche con il restauro di edifici della Curia di valore storico. Sperando che serva di esempio per il Comune, che latita.
Giovedì i 47 rinvii a giudizio. Si fatica a leggere certi
nomi tutti insieme…
Da questa vicenda viene fuori tutta la fragilità di una politica che esige una riscossa della società nelle sue componenti più sane, migliori, per un riscatto sociale, ambientale e culturale.
Tra i condannati, con rito abbreviato, anche un sacerdote diocesano, don Marco Gerardo. La città si aspetta provvedimenti…
La fondata speranza, come abbiamo detto in una
nota ufficiale, è che ci sia una valutazione positiva in sede di Appello, approfondendo tutti gli elementi. È chiaro che nell’ipotesi di una condanna, ci regoleremo di conseguenza. Quella di don Marco, comunque, è una posizione che non ha direttamente a che fare con l’inquinamento ambientale (è stato condannato per favoreggiamento verso Archinà, uomo delle pubbliche relazioni dell’Ilva,
ndr).
Taranto può essere anche altro dall’Ilva?
Certo. Occorre che sia rivalutata la sua vocazione turistica, agricola ed artigianale. È necessario un investimento forte su questi altri settori. Un corpo malato o si amputa o si cura. L’amputazione è un ricorso estremo che aprirebbe gravissimi problemi sociali.(Avvenire)

venerdì 24 luglio 2015

La guida spirituale dell'alta borghesia tarantina: un uomo esemplare!

fonte
Don Marco Gerardo, parroco della chiesa del Carmine e guida spirituale della Confraternita del Carmine (che gli aveva riservato il bagno di folla nella foto al tempo del primo rinvio a giudizio)


Come segretario dell'arcivescovo Benigno Papa è stato condannato a 10 mesi con rito abbreviato per favoreggiamento personale, per aver coperto una tangente di 10mila euro che l’Ilva ha versato all’ex preside della facoltà di ingegneria di Taranto, Lorenzo Liberti.  
Don Marco avrebbe cioè avvalorato la tesi dell’ex responsabile delle relazioni esterne del siderurgico, Giacomo Archinà, secondo cui la somma da lui prelevata era servita per una donazione alla curia tarantina. 
Secondo la Procura, invece, la mazzetta è finita nelle tasche dell’ingegnere Liberti, in cambio di una benevola relazione sulle fonti d’inquinamento in qualità di consulente dell’ufficio del pubblico ministero.

fonte

Altra condanna è quella ad un pesce piccolo, Roberto Primerano, condannato a tre anni e quattro mesi per falso ideologico. Uno dei tanti professionisti locali invischiati tra le maglie delle reti a strascico della connivenza con (il portafoglio generoso del) l'Ilva.




Ilva: disastro ambientale, 47 a giudizio, anche Vendola: "A processo con coscienza pulita"

Il gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone fisiche e tre società per l'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. Tra gli imputati rinviati a giudizio c'è anche l'ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso. Altri due imputati sono stati condannati con rito abbreviato: sono don Marco Gerardo, ex segretario dell'ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa, e l'ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano. Al sacerdote, accusato di favoreggiamento personale, sono stati inflitti 10 mesi di reclusione (stessa richiesta della Procura); Primerano è stato condannato tre anni e quattro mesi per falso ideologico e assolto dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari. E' stato invece assolto l'ex assessore regionale all'Ambiente Lorenzo Nicastro dall'accusa di favoreggiamento personale. Il processo comincerà il 20 ottobre.
Secondo l'accusa, Vendola avrebbe esercitato pressioni sul direttore generale di Arpa Puglia (Agenzia regionale di protezione ambientale), Giorgio Assennato (a sua volta a giudizio per favoreggiamento personale), per far "ammorbidire" la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall'Ilva. In questo modo, sostiene la Procura, Vendola avrebbe consentito all'azienda di continuare a produrre senza riduzioni di emissioni inquinanti, come invece suggerito dall'Arpa in una nota del 21 giugno 2010 stilata dopo una campionatura che aveva rilevato picchi di benzoapirene.
Sempre secondo l'accusa, Vendola avrebbe 'minacciato' la non riconferma di Assennato, il cui mandato scadeva nel febbraio 2011. I fatti contestati sono compresi nel periodo che va dal 22 giugno 2010 al 28 marzo 2011. La concussione aggravata è contestata a Vendola in concorso con l'ex responsabile Rapporti istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà, l'ex vice presidente di Riva Fire Fabio Riva, l'ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto Luigi Capogrosso e il legale dell'Ilva Francesco Perli.
I due imputati condannati - Condannati con rito abbreviato sono don Marco Gerardo, ex segretario dell'ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa, e l'ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano. Al sacerdote, accusato di favoreggiamento personale, sono stati inflitti 10 mesi di reclusione (stessa richiesta della Procura); Primerano è stato condannato tre anni e quattro mesi per falso ideologico e assolto dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari.
Vendola, vado a processo con coscienza pulita - "Sarei insincero se dicessi, come si usa fare in queste circostanze, che sono sereno. Sento come insopportabile la ferita che mi viene inferta da un'accusa che cancella la verità storica dei fatti: quella verita' e' scritta in migliaia di atti, di documenti, di fatti. Io ho rappresentato la prima e l'unica classe dirigente che ha sfidato l'onnipotenza dell'Ilva e che ha prodotto leggi regionali all'avanguardia per il contrasto dell'inquinamento ambientale a Taranto". Lo afferma il leader di Sel ed ex governatore della Puglia Nichi Vendola.
"Io ho rappresentato, in un territorio colonizzato dai Riva, - prosegue Vendola - la politica che non ha preso soldi e non si e' piegata. Io ho rappresentato la prima e unica istituzione che ha posto sotto monitoraggio i camini del grande siderurgico e che, con la produzione dei dati dell'inquinamento, ha consentito alla magistratura di procedere nei confronti dell'Ilva: la quale ha inquinato anche nei cinquant'anni precedenti al mio governo, senza che alcuna autorità se ne occupasse. L'unica mia colpa e' di aver cercato di costruire un doveroso equilibrio tra diritto alla salute e diritto al lavoro: ma non credo che questo sia un reato. Mi aspettavo che l'inconsistenza del teorema accusatorio producesse il mio proscioglimento già a conclusione dell'udienza preliminare. Per chi come me crede nei valori della giustizia e della legalità oggi e' un giorno di delusione e di amarezza. Ma vado a processo con la coscienza pulita - conclude Vendola - di chi sa di aver sempre operato per il bene comune. Come sempre mi difendero' nel processo e non dal processo. Nel contempo non posso non esprimere viva soddisfazione per la piena assoluzione dell'ex Assessore regionale all'Ambiente Lorenzo Nicastro, che rispondeva di un'accusa che offendeva la sua storia di uomo e di magistrato".
Il procuratore: nostra testi accolta quasi in toto da gup - ''Sembra, anche se poi dobbiamo leggere le motivazioni, che l'istanza accusatoria portata avanti dal mio ufficio abbia trovato quasi completo accoglimento''. Lo ha detto il procuratore di Taranto Franco Sebastio commentando la decisione del gup Vilma Gilli sui rinvii a giudizio e i riti abbreviati degli imputati dell'inchiesta per il disastro ambientale dell'Ilva. ''Da una parte - ha aggiunto - per noi è un motivo di tranquillità. Siccome noi siamo sempre preoccupati per il fatto di poter commettere errori, sempre dietro l'angolo. Questa prima pronuncia, che va inquadrata nei tempi contenuti e ridotti di un provvedimento di rinvio a giudizio, ci rassicura, ci rasserena. A quanto pare errori, quanto meno madornali, non ne abbiamo commessi, fermo restando - ha osservato Sebastio - che ci sarà un approfondimento dibattimentale e poi si andrà alle decisioni di merito''. (ANSA)

martedì 12 maggio 2015

Santo subito!

Taranto, processo Ilva: chiesta la condanna a due anni per don Gerardo

Il procuratore aggiunto di Taranto Pietro Argentino, nel giudizio abbreviato che si celebra per alcuni imputati nell'ambito dell'udienza preliminare dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva, ha chiesto due anni di reclusione (con l'esclusione delle attenuanti generiche) per don Marco Gerardo, all'epoca dei fatti segretario personale dell'ex arcivescovo Benigno Luigi Papa, accusato di favoreggiamento nei confronti dell'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà.
Le accuse al sacerdote ruotano attorno alla vicenda della presunta tangente di diecimila euro che l'Ilva avrebbe pagato all'allora consulente della Procura Lorenzo Liberti per 'ammorbidire' una perizia sulle emissioni del Siderurgico. Archinà sostiene di aver dato i soldi alla Curia e le dichiarazioni di don Marco, secondo la procura, configurerebbero il reato di favoreggiamento.
La giornata - Nella palestra del comando provinciale dei vigili del fuoco di Taranto si sono concluse le arringhe odierne nell'udienza preliminare, dinanzi al gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli, dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. Sono state fissate per il 28 maggio prossimo, invece, le ultime arringhe del collegio difensivo. In quella sede parleranno l'avv. Pasquale Annicchiarico per Nicola Riva, gli avvocati Filippo Sgubbi e Angelo Loreto per l'Ilva in amministrazione straordinaria (che attendono dal ministero per lo Sviluppo Economico l'autorizzazione a proporre istanza di patteggiamento) e l'avv. Loiacono per Riva Fire. Ultimata la discussione, il giudice Gilli fisserà l'udienza per eventuali repliche, la decisione sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla Procura e la sentenza per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.(Quot)

mercoledì 23 aprile 2014

Le due città

L'megghie

Ecco un'immagine emblematica postata sulla pagina facebook di "L'megghie" (che in tarantino significa "i migliori"). 
Si tratta di Don Marco Gerardo, parroco del Carmine, ex segretario di mons. Benigno Papa, vescovo di Taranto prima dell’arrivo di Filippo Santoro, rinviato a giudizio nell'inchiesta Ambiente Svenduto sull'Ilva di Taranto per favoreggiamento nei confronti di Girolamo Archinà, ex pierre dell’Ilva.
Il segretario del vescovo (all’epoca dei fatti mons. Benigno Papa), secondo l’accusa, avrebbe coperto una tangente di 10mila euro che l’Ilva avrebbe versato all’ex preside della facoltà di ingegneria di Taranto, Lorenzo Liberti. Don Marco avrebbe cioè avvalorato la tesi dell’ex responsabile delle relazioni esterne del siderurgico, Giacomo Archinà, secondo cui la somma da lui prelevata era servita per una donazione alla curia tarantina. Secondo la Procura, la mazzetta era finita nelle tasche dell’ingegnere Liberti, in cambio di una benevola relazione sulle fonti d’inquinamento in qualità di consulente dell’ufficio del pubblico ministero.
Fino a condanna definitiva è innocente... ma per i "confratelli  del Carmine e i parrocchiani" l'assoluzione è evidente!
Si ha l'impressione che ci sia molta Taranto che vorrebbe cancellare le verità degli ultimi anni e rimettere tutti in libertà per continuare a vivere delle briciole dei Riva.
Poi, tanto, ci si lamenta di tutto e di niente quando si vedono i figli partire per sempre e i prodotti della terra e del mare vengono bruciati negli inceneritori. Quando si fa la fila al reparto oncologico dell'Ospedale Nord.
Viva Don Gerardo, il parroco di tutti!

giovedì 6 marzo 2014

Bel team!

Ambiente Svenduto, Ilva: “Tutti a processo”

Ricalcando l’emissione degli avvisi di conclusione delle indagini, sono 53 le richieste di rinvio a giudizio nell’indagine sul disastro ambientale causato dall’Ilva: si tratta delle persone indagate e delle tre società coinvolte.
Concussione ai danni del direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, è l’accusa per il presidente della Regione, Nichi Vendola.
Nell’elenco ci sono, con contestazioni a vario titolo, politici, funzionari ministeriali e regionali, oltre alla famiglia Riva ed ai vertici del Siderurgico. Chiesto il processo per l’assessore regionale all’Ambiente, l’ex magistrato Lorenzo Nicastro, l’ex assessore alle politiche giovanili ed oggi parlamentare di Sel Nicola Fratoianni, accusati di favoreggiamento nei confronti di Vendola, come il direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato. Nella lista c’è Donato Pentassuglia, consigliere regionale Pd accusato di favoreggiamento nei confronti dell’ex pierre Ilva Girolamo Archinà. Favoreggiamento nei confronti di Archinà è la contestazione per don Marco Gerardo, segretario dell’ex arcivescovo monsignor Papa (l’ex vescovo non risulta indagato).
Sul fronte aziendale, spiccano i nomi degli arrestati del 26 luglio 2012, il patron Emilio Riva, di suo figlio Nicola Riva, oltre che di Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento, Marco Andelmi, capoarea parchi, Angelo Cavallo, capo area agglomerato, Ivan Dimaggio, capo area cockerie, Salvatore De Felice, capo area altoforno e Salvatore D’Alò, capo area acciaieria 1 e 2 e capo area Crf, che rispondono del disastro ambientale, oltre a Fabio Riva, Luigi Capogrosso e il già citato Archinà; il presidente dell’azienda, Bruno Ferrante, e il direttore Adolfo Buffo, vennero denunciati nell’ambito dell’operazione che porta al sequestro dell’acciaio prodotto quando la fabbrica era sotto sequestro senza facoltà d’uso. Altro uomo Ilva di cui emerge il nome è quello dell’avvocato Francesco Perli, che avrebbe avuto i contatti con Luigi Pelaggi, membro della commissione ministeriale guidata da Dario Ticali, che stilò l’Aia del 2011.
Non manca l’ex presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, insieme all’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, con l’accusa di aver fatto pressione su alcuni dirigenti perché concedessero all’Ilva l’autorizzazione all’utilizzo delle discariche interne - cosa fatta poi, per decreto, dal Governo. Per omissione in atti d’ufficio è indagato il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno. Per Cataldo De Michele, ispettore in servizio alla Digos, l’ipotesi di reato sarebbe rivelazione di segreti d’ufficio. Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone, gli uomini di fiducia dei Riva in fabbrica, rispondono del cosiddetto ‘governo ombra’. Indagato per la presunta mazzetta consegnatagli da Archinà è l’ex rettore del Politecnico di Taranto, e consulente della Procura, Lorenzo Liberti.
Ora parola passa al Gup. (TarantoBuonasera)

 

venerdì 13 dicembre 2013

Cominciamo bene...

Ilva:rinviati primi due interrogatori

Sono stati rinviati sine die i primi due interrogatori degli indagati nell'inchiesta per disastro ambientale a carico dell'Ilva. E' stato il legale di don Marco Gerardo (già segretario dell'ex arcivescovo mons.
Benigno Luigi Papa) e dell'ex perito del tribunale Roberto Primerano a presentare stamani istanza di rinvio alle Fiamme Gialle. Il sacerdote è accusato di favoreggiamento personale; Primerano di falso ideologico, disastro doloso e avvelenamento di acque o sostanze alimentari. (ansa)

martedì 27 novembre 2012

E venne finalmente l'ora di Stefano e della Curia!

La cosa incredibile è che il sindaco Stefàno anche quando puzza di marcio riesce sempre a fare la figura del cretino: è normale che dovendo fare un'ordinanza contro l'Ilva il sindaco chieda all'Ilva stessa per telefono i dati necessari per redigerla??
Stefàno, sei un c.......!!

Ilva/ Indagati a Taranto anche il sindaco e un sacerdote

La procura di Taranto ha iscritto nel registro degli indagati i nomi del sindaco di Taranto Ippazio Stefàno e del sacerdote Marco Gerardo, segretario dell'ex arcivescovo di Taranto monsignor Benigno Luigi Papa. Oltre al sindaco ed all'esponente della curia, risultano indagate altre tre persone.
Il primo è indagato per omissione in atti d'ufficio, un atto dovuto dopo la denuncia del consigliere comunale Aldo Condemi che il mese scorso denunciò la mancata azione del sindaco a tutela della salute pubblica e la mancata costituzione di parte civile in un processo che si è concluso con la condanna dei vertici di Ilva.
Il sacerdote è indagato per false dichiarazioni al pubblico ministero al quale ha raccontato di alcune elargizioni da parte dell'Ilva alla curia locale. Il sacerdote sarebbe stato smentito dallo stesso monsignore circa i diecimila euro che secondo l'accusa sarebbero stati consegnati da Archinà, arrestato ieri, al professor Liberti, all'epoca consulente della procura. Archinà disse agli investigatori che quella somma era destinata alla curia, cui faceva donazioni a Pasqua e a Natale.
La guardia di finanza, inoltre, su delega della procura ionica sta eseguendo accertamenti a Bari e a Roma per far luce sulla concessione dell'Aia rilasciata il 4 agosto 2011 dal ministero per l'Ambiente. (firstonline)

Sull’inchiesta che ipotizza pressioni da parte dell’Ilva sui politici, compreso il sindaco, Stefano ha risposto: “Se ci sono state pressioni non hanno avuto effetto perché il professor Giorgio Assennato, presidente dell’Arpa, e ancora lì, quindi evidentemente queste pressioni sono rimaste inascoltate”. Sui suoi rapporti con l’ex responsabile delle Relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Alchinà indagato per corruzione in atti giudiziari, Stefano ha affermato: “Nel periodo clou delle indagini sono andato in procura a chiedere come mi dovessi comportare perché il procuratore ci aveva scritto una lettera in cui chiedeva di attuare ogni cosa che era nelle nostre possibilità. Io ho chiesto alla Procura ‘posso parlare con l’imprenditore?’. Mi hanno risposto che potevo farlo. Tant’è vero che uno dei nemici così definiti dai media dell’Ilva è l’Arpa. Nelle intercettazioni quando io chiedevo informazioni per poter agire, Archinà mi ha detto che dovevo rivolgermi al Presidente dell’Arpa”. (Agenparl)