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mercoledì 21 novembre 2012

Non ci credono neanche più i sindacati!

Ilva, la nuova sfida ai magistrati
"Dissequestro degli impianti o chiusura"

Nell'istanza presentata al tribunale l'azienda pone come condizione per il rispetto delle direttive Aia il dissequestro dell'area a caldo: "Altrimenti l'attività sarebbe insostenibile". Ma dalla Procura si profila un nuovo no

TARANTO - "Se il sequestro preventivo dovesse permanere, pur a fronte del mutato quadro autorizzatorio, l'ovvia insostenibilità economico-finanziaria condurrebbe inevitabilmente alla definitiva cessazione dell'attività produttiva e alla chiusura del polo produttivo". Lo dicono il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, e l'avvocato Marco De Luca di Milano nell'istanza di dissequestro degli impianti dell'area a caldo del siderurgico presentata ieri alla Procura di Taranto.
Il dissequestro, per l'azienda, è funzionale all'attuazione di quanto l'Autorizzazione ambientale prescrive. Solo l'attività di impresa, dice l'Ilva, "può generare le risorse necessarie alla relativa ottemperanza" dell'Aia. L'Ilva fa altresì presente che l'assolvimento degli obblighi dell'Aia, che pone una serie di interventi ambientali e impiantistici, richiede necessariamente il ricorso al credito che "risulta impossibile in presenza di provvedimenti limitativi della proprietà e della gestione dello stabilimento". Il vincolo sull'area a caldo, dice l'Ilva con riferimento al sequestro giudiziario, "diviene, da subito, economicamente insostenibile".
Secondo indiscrezioni, tuttavia, sarà negativo
il parere della Procura della Repubblica di Taranto sull'istanza di dissequestro degli impianti dell'area a caldo. Per questo motivo, la decisione sull'istanza di dissequestro non sarà presa dalla Procura ma dal gip del Tribunale, al quale gli stessi pm gireranno l'istanza con il parere negativo motivato. Tutto questo dovrebbe avvenire domani, la decisione probabilmente in settimana.
Una doccia fredda per la città e per gli operai del siderurgico. Tra la spada di Damocle delle ferie forzate e della cassa integrazione da una parte, e l'incubo dei veleni che dalle cimieniere dello stabilimento si riversano sulla città provocando inquinamento e morte. Proprio stamattina è stato aggiornato al 27 novembre il confronto tra Ilva e sindacati metalmeccanici per discutere della cassa integrazione ordinaria per 2mila persone per il siderurgico di Taranto chiesta dall'azienda per crisi di mercato. L'incontro odierno è finito in un nulla di fatto e i sindacati dichiarano che molto probabilmente si va "verso un mancato accordo perchè non esistono i presupposti per il ricorso alla cassa nell'Ilva". Domani i sindacalisti tarantini di Fim, Fiom e Uilm saranno a Roma per partecipare alla riunione del coordinamento sindacale nazionale del gruppo Ilva ed è già partita la lettera con cui Cgil, Cisl e Uil nazionali e Fim, Fiom e Uilm nazionali, su sollecitazione delle organizzazioni locali, chiedono l'intervento di Palazzo Chigi nel caso Ilva.
"C'è una situazione davvero singolare - commenta Cosimo Panarelli, segretario Fim Cisl Taranto - nel senso che l'Autorizzazione integrata ambientale è stata rilasciata, il ministero dell'Ambiente ha approvato il piano dell'Ilva sull'Aia e l'azienda resta ferma e non fa partire i lavori di messa a norma della fabbrica sotto il profilo ambientale perchè, afferma, c'è il sequestro giudiziario che glielo impedisce. Da questa situazione bisogna uscire al più presto facendo chiarezza".
Da lunedì scorso non essendoci ancora stato l'accordo sulla cassa integrazione, all'Ilva sono scattate le ferie forzate per circa 500 operai della produzione lamiere e del rivestimento tubi, ed entro fine settimana, si è appreso oggi nell'incontro azienda-sindacati, dovrebbe fermarsi anche il tubificio 2, la cui fermata inizialmente era stata collocata tra oggi e domani. Nel momento in cui si fermerà il tubificio 2 il numero dei lavoratori Ilva in ferie forzate salirà a circa 700 anche se l'Ilva proprio oggi ha detto ai sindacati che per quest'area dello stabilimento si apre qualche prospettiva in quanto sono in via di formalizzazione due nuovi ordini di lavoro. Ci vorranno però una ventina di giorni ancora tra perfezionamento dell'ordine, avvio della produzione delle lamiere necessarie a fabbricare i tubi, e rientro del personale interessato al lavoro. I sindacati premono affinchè l'Ilva faccia chiarezza su quanto accadrà nel siderurgico nel momento in cui partiranno i lavori dell'Aia. Il primo a fermarsi sarà a dicembre l'altoforno 1, dove inizialmente l'azienda aveva prospettato una ricollocazione all'interno di circa mille esuberi, mentre ora la situazione è cambiata.
'L'Ilva - spiegano i sindacalisti -ci ha detto che tutto il personale dell'altoforno 1 sarebbe stato rioccupato all'interno qualora la fermata dell'impianto fosse stata consensuale, cioè tra azienda e custodi giudiziari, invece l'impianto ora si sta fermando, ci dice sempre l'azienda, perchè l'hanno ordinato i custodi. E sarà uno stop senza il conseguente rifacimento". Nei giorni scorsi l'Ilva, nell'ambito del piano per l'Aia, aveva cercato anche di far passare la fermata dell'altoforno 2, che dall'Aia non è invece prevista, sostenendo che, fermando l'altoforno 1 e le batterie di cokeria 3-4-5-6, avrebbe avuto problemi di approvvigionamento di coke anche sull'altoforno 2. Il ministero dell'Ambiente ha respinto la fermata dell'altoforno 2, dichiarando che è una misura non prevista dall'Aia, la quale per quest'impianto prevede solo interventi di depolverazione. L'Ilva, si apprende da fonti sindacali, è stata invitata dal ministero ad approvvigionarsi all'esterno di coke qualora dovesse avere problemi in proposito. (La Repubblica)

lunedì 19 novembre 2012

Le ferie sotto la pioggia

 Ilva: da oggi 500 dipendenti dell'area a freddo in ferie forzate

Da stamattina all'Ilva sono iniziate le ferie forzate del personale dell'area a freddo a causa della crisi di mercato e della mancanza di ordini di lavoro soprattutto per i tubifici. Cinquecento i lavoratori coinvolti in questa prima fase. A fermarsi gia' da oggi sono il reparto produzione lamiere, dalle quali vengono poi prodotti i tubi di vario diametro, e i rivestimenti tubi. Tra mercoledi' e giovedi' tocchera' al Tubificio 2. I cinquecento lavoratori sono destinati insieme ad altri 1500 alla cassa integrazione ordinaria. Questa, infatti, la richiesta dell'Ilva ai sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm, solo che non essendoci sinora stato accordo fra le parti benche' ci siano gia' stati due incontri, si e' partiti con le ferie forzate. - La richiesta di uno stop temporaneo alla cassa e' stata avanzata dai sindacati in attesa di avere maggior chiarezza sul futuro del siderurgico e su quanto accadra' sul versante dell'Autorizzazione integrata ambientale e della risposta della Magistratura, visto che l'Ilva intende chiedere alla Procura il dissequestro degli impianti dell'area a caldo per attuare le prescrizioni ambientali e impiantistiche della stessa Aia. L'Ilva ha provvisoriamente messo da parte il ricorso alla cassa integrazione ma ha comunque fermato gli impianti e avviato le ferie forzate. Domani l'azienda incontrera' i sindacati per vedere se e' possibile concludere l'accordo sulla cassa destinata complessivamente a 2mila addetti dell'area a freddo, che non e' sottoposta a sequestro. E' stata annullata infine la partenza per Roma dei consiglieri comunali che sarebbe dovuta avvenire stasera a mezzanotte in pullman da Taranto. I consiglieri, insieme ai capigruppo di maggioranza, avrebbero dovuto stazionare domattina davanti a Palazzo Chigi con gonfalone del Comune di Taranto per sollecitare il Governo a convocare il "Tavolo istituzionale" per Taranto insediato dal premier Mario Monti lo scorso 17 aprile e da allora, rilevano i consiglieri, mai piu' riconvocato "nonostante la gravita' dei problemi e il caso Ilva". A far revocare la partenza per Roma e' stato l'arrivo a Palazzo di Citta' di una lettera del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, nella quale si annuncia come imminente un vertice del Governo. Domani sara' a Roma il solo sindaco di Taranto, Ezio Stefano, che verra' ascoltato dalla commissione Lavoro del Senato nell'ambito di un ciclo di audizioni gia' programmato sui temi della sicurezza sul lavoro nel siderurgico. Nei giorni scorsi la stessa commissione aveva ascoltato anche il procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, e il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante. (AGI) .