Ilva-Taranto: una sfida ai movimenti. Quanto siamo pronti a scardinare un sistema?
di Lucia Varasano
Diffuso senso d’ingiustizia,
rivendicazioni, territorio da difendere, salute e popolazione da
tutelare. Gli ingredienti affinché possa nascere un movimento nazionale a
sostegno della causa dei tarantini, ci sono tutti, eppure, la questione
Ilva-Taranto, pur essendo stata portata in altre città ed in altre
sedi, grazie alle associazioni ambientaliste ed in prima linea al
Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, fatica a veder
nascere un movimento nazionale. L’esperienza dell’Ilva di Taranto è
qualcosa di totalmente nuovo, ma è prematuro parlare di un movimento
nazionale? Chi si pone la domanda, sul perché non esista ancora un
movimento nazionale (come il NO TAV, No Dal Molin per citarne qualcuno),
in grado di portare alle istituzioni sorde la questione civile, forse
starà sottovalutando qualche aspetto.
L’IDENTITÀ
COLLETTIVA E I VOLTI DEL CONFLITTO. Verosimilmente fino allo strappo
con i sindacati è stato difficile inquadrare cosa chiedesse questa fetta
di popolo, e si sa quanto l’identità collettiva giochi a favore della
nascita di movimenti locali, poi delocalizzati, e quanto essi fungano da
catalizzatori del mutamento sociale. Il No Ilva, non è stato fin
dall’inizio un secco “no”, ma piuttosto la ricerca di un’alternativa
capace di mettere un punto all’eterno conflitto salute-lavoro.




















