Visualizzazione post con etichetta garante. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta garante. Mostra tutti i post

giovedì 30 luglio 2015

A volte ritornano

Dopo il Circo Clini anche Escpoooosito, il garante comico napoletano, torna per poche ore sul palcoscenico Ilva per sfornare un'altra pizza!
Per chi ha un paio di minuti da gettare, consigliamo comunque di evitare di leggerla.
Noi la mettiamo agli atti di questa farsa epocale.

I giudici distinguano tra processo e azienda


Gli articoli sulla questione dell’Ilva di Taranto, comparsi a firma di Paolo Bricco su Il sole 24 ore del 24 e 25 luglio, si inseriscono sul più ampio dibattito suscitato dalle dichiarazioni del vice Presidente del Consiglio superiore della magistratura sulla necessità che il giudice sappia valutare gli effetti delle proprie decisioni
L’esigenza di tener distinte le vicende del processo dal destino dell’azienda, sottolinea un dato che è sinora sfuggito al dibattito: la quasi totalità delle condanne che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha inflitto al nostro Stato è stata determinata proprio da tale omessa valutazione.
È sfuggito al confronto che incombe sul giudice un inderogabile obbligo giuridico: quello di tutelare tutti i diritti, a chiunque appartenenti, che possono venire in discussione ed essere lesi nell’esercizio, pur legittimo e doveroso, dell’azione penale.
Strumento di protezione degli interessi che in un determinato momento sono ritenuti dai governanti meritevoli di tutela, il processo penale può risolversi – e storicamente si è risolto – in un arnese di oppressione o prevaricazione dei diritti fondamentali appartenenti anche a persona diversa da quella oggetto del procedimento.
I diritti che vengono in discussione sono quelli del rispetto della vita privata (art. 8 della Convenzione europea), delle libertà e sicurezza (art. 5), del principio di sicurezza giuridica (art. 7), della tutela della proprietà con riferimento a sequestri e confische (art. 1 del 1° protocollo aggiuntivo alla Convenzione). E ciò senza considerare le reiterate violazioni delle regole del giusto processo e dei canoni del processo celere (art. 6).
Nella mia non felice esperienza, nel 2013, di Garante per l’attuazione dell’Aia dell’Ilva di Taranto non mancai di segnalare (e gli atti sono ancora tutti consultabili sul sito dell’Ispra) come, secondo la Corte di Strasburgo, il sistema assicurato dalla Convenzione europea in materia ambientale riposasse su due capisaldi: quello della Corporate governance (dovere primordiale dello Stato di dotarsi di un quadro legislativo ed amministrativo mirante ad una prevenzione efficace e avente una idoneità dissuasiva) e quello dell’obbligo e di incriminazione e di esercizio dell’azione penale; il primo di carattere preventivo, l’altro di carattere successivo e repressivo.
Ma al contempo denunciavo come la peculiarità della situazione consistesse nella circostanza che, a quel momento, i due profili di tutela apparissero tra loro concorrenti e non tra loro temporalmente ordinati.
Ed ammonivo come in quella confusa situazione venissero in discussione il diritto alla salute, all’ambiente, al lavoro, alla conservazione del posto di lavoro, all’iniziativa economica e privata ed alla stessa tutela della proprietà; diritti che trovano, secondo la giurisprudenza di Strasburgo, la loro tutela, secondo i casi, nel diritto alla vita (art. 2 Conv.), o in un largo concetto del rispetto alla vita privata (art. 8), o in una concezione sociale dei beni (art. 1 del citato 1° protocollo).
Resta da parte mia il rammarico per essere stato da pochi percepito il ruolo neutro del Garante di indiscussa indipendenza (come era detto nella legge istitutiva), equidistante tra gestore e governo, tra controllato e controllore: garante, quindi, non del governo o dell’Ilva, ma garante della legge nei confronti della collettività.
Oggi l’incancrenirsi della situazione può aprire uno scenario tale da far scolorire completamente quello relativo a Punta Perotti di Bari (caso Sud Fondi, sentenza della Corte del 20 gennaio 2009), che pur costituisce, ancora oggi, un buco nero di dimensioni inestimabili per le nostre finanze.
Ma nessuno – ad onta persino dei morti e del dolore – diventerà rosso di vergogna, anzi paonazzo, come nessuno lo divenne, quando, sotto questo titolo, Alessandro Pizzorusso commentò, la prima sentenza di condanna dell’Italia (caso Artico, sentenza della Corte del 13 gennaio 1980).

Vitaliano Esposito è stato garante dell’Aia per l’Ilva di Taranto (Sole24h)

venerdì 2 agosto 2013

Sull'Ilva o sui tarantini?

Tre spade di Damocle sull’Ilva

Richard Westall
Secondo una leggenda, sopra la testa di Damocle pendeva una spada affilata sostenuta da un esile crine di cavallo. L’Ilva ha sopra il capo ben tre di queste spade. La legge appena approvata vorrebbe salvarla dall’incubo di queste tre spade. Vi vorrei spiegare come e perché.
Partiamo con il dire che la conversione in legge del Decreto n.61 disciplina il commissariamento straordinario di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale la cui attività produttiva comporti pericoli gravi e rilevanti all’ambiente e alla salute, a causa dell’inottemperanza alle disposizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
In teoria quindi appare come il temporaneo trasferimento in mani “affidabili” (quelle dello Stato) di un’azienda privata “inaffidabile”. Ma è proprio così? No, assolutamente no. In realtà questa legge – va ricordato – nasce per scongelare i beni sequestrati alla famiglia Riva dalla magistratura di Taranto. Il GIP Patrizia Todisco aveva infatti firmato il 22 maggio 2013 un decreto di sequestro per equivalente di beni per 8,1 miliardi di euro, cifra che corrisponderebbe, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, al notevole vantaggio economico corrispondente alla mancata attuazione degli interventi per la protezione e salvaguardia dell’incolumità dell’ambiente, degli operai e dei cittadini di Taranto. Fu un atto che i politici filogovernativi non digerirono.
Il Procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, dichiarò: ”Se volete fermarci fate un’altra legge“.
E così è stato. Questa è quindi una ciambella di salvataggio statale per mettere nuovamente fuori gioco la magistratura. C’era già stata la legge 231/2012 per mettere fuori gioco la magistratura: fu la prima legge che venne definita “Salva Ilva“. Vi ricordate cosa prometteva quella legge? Quella legge doveva “garantire” la realizzazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e, per darne la “certezza assoluta”, incorporava nella legge le prescrizioni dell’AIA stessa. Si disse che quella legge “cristallizzava” l’AIA e la imponeva con la forza della legge: dura lex sed lex. Dietro questa burbera facciata - che serviva a incassare il parere positivo della Corte Costituzionale – si nascondevano la propaganda e l’ipocrisia.
Oggi infatti – con la solerte benedizione di Napolitano – quell’AIA potrà essere modificata. Quell’AIA rigida come l’acciaio nella cosiddetta “Salva Ilva 1″ oggi diventa morbida come il burro alla luce della attuale legge, rinominata “Salva Ilva 2″.
Ma perché era così urgente fare proprio questa nuova legge? Ed ecco che torniamo alle tre spade di Damocle di cui parlavamo prima. Sulla testa dell’Ilva pende infatti la prima spada di Damocle: il decreto di sequestro “per equivalente” finalizzato alla confisca, disposto dalla magistratura.
Inoltre pende – strano a dirsi! – la seconda spada di Damocle delle sanzioni conseguenti alla mancata attuazione della “Salva Ilva 1″. Stanno infatti scattando le sanzioni di legge per inadempienza alle prescrizioni dell’AIA.(cfr. http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/aia-e-controlli/diffida-ministeriale-per-inosservanza-delle-prescrizioni-autorizzative-e-comunicazioni-conseguenziali);
L’obbligatorietà delle sanzioni contro l’Ilva era stata ricordata dal Garante dell’AIA il 18 luglio. Risultato? Il Garante nella presente legge viene rimosso perché scomodo ostacolo.
Quella che si preannuncia è la predisposizione di un Piano Industriale che non potrà rispettare la tempistica dell’AIA, come ha dichiarato più volte il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi. Questa legge annullerà a breve l’AIA “rigida come  l’acciaio” e la sostituirà con un più malleabile piano industriale che viola lo stesso “principio di equilibrio” fra diritti che era stato dichiarato inderogabile dalla Corte Costituzionale, invaghitasi delle certezze dell’AIA “rigida come l’acciaio”.
Dall’equilibrio garantito (per la Corte Costituzionale) da quell’AIA si passa in tal modo allo “squilibrio” fra diritti, a danno del diritto alla salute.
E stiamo per arrivare – tenetevi forte – alla terza spada di Damocle. A rendere infatti difficile la vita all’azienda c’è un’ordinanza di otto pagine, datata 1 giugno 2013, con cui il GIP di Taranto Patrizia Todisco aveva annunciato all’allora legale rappresentante dell’Ilva Bruno Ferrante l’esecuzione di ispezioni anche notturne da parte dei carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) e dei custodi giudiziari nelle aree degli impianti posti sotto sequestro al fine di verificare l’attuazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e per controllare che non permanessero situazioni di pericolo per la salute e l’ambiente.
Questo provvedimento del Gip – la terza spada di Damocle – contiene delle importanti considerazioni in merito all’interpretazione che la magistratura di Taranto intende dare della sentenza della Corte Costituzionale che il 9 aprile 2013 ha sostanzialmente dichiarato che la legge 231/2012 (definita da più parti “Salva Ilva”) non violerebbe la Costituzione.> In questo atto il GIP Patrizia Todisco sottolinea come tale legge (pur dichiarata costituzionale dalla Consulta) non consente tuttavia una mera prosecuzione incondizionata della produzione ma una facoltà d’uso condizionata alla puntuale osservanza dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Conferma quindi il sequestro degli impianti inquinanti e delle aree del parco minerali, delle cokerie, dell’agglomerato, degli altoforni, delle acciaierie e del GRF (reparto di taglio e recupero materiali ferrosi). Pertanto la legge 231/2012 – secondo l’interpretazione del GIP che cita vari passaggi della sentenza – subordina la facoltà d’uso alla “puntuale, scrupolosa e costante osservanza dell’AIA”.
In pratica alla non osservanza dell’AIA poteva seguire non solo la sanzione economica (che potrebbe arrivare fino ad un decimo del fatturato dell’Ilva) ma un nuovo sequestro degli impianti senza facoltà d’uso per violazione dell’AIA. La legge appena approvata permetterà di modificare in peggio l’AIA, con deroghe e proroghe, in modo che formalmente l’llva risulti in regola, una volta manomesse le prescrizioni.
Ossia la si mette in regola non imponendole l’obbedienza alle prescrizioni ma modificando le prescrizioni stesse.
Ci sembra assolutamente grottesco che la nuova legge, approvata perché l’AIA era stata ripetutamente violata per sei mesi, serva proprio a modificare l’AIA e non a garantire l’osservanza della legge. La nuova legge può rendere legale ciò che prima era “fuori norma”. La nuova legge ha pertanto il fine di avviare una sanatoria per mettere al riparo l’azienda da sanzioni che erano già pronte. Si veda la Diffida Ministeriale per inosservanza delle prescrizioni autorizzative.
E’ una vicenda complessa. Ma chi la sa seguire fino in fondo comprende che in questo caso la legge viene continuamente rimodellata per uno scopo primario che purtroppo non è quello di tutelare la salute e la vita ma è al contrario quello di tutelare un’azienda e i suoi lucrosi profitti messi sotto sequestro.
Nel Manifesto del Partito Comunista (1848), Marx ed Engels affermarono che ”il potere esecutivo dello stato moderno non è altro che un comitato per gestire gli affari comuni della borghesia nel suo complesso”. Giorgio Napolitano, che da giovane ha studiato con passione Marx ed Engels, oggi sembra quasi voler verificare la fondatezza di quelle analisi. Analisi che, attualmente, sarebbero considerate rozze, vecchie e ormai superate. (A. Marescotti - FQ)

venerdì 26 luglio 2013

Bambino o vecchio?

L'Ilva, un bambino che dice le bugie con le mani sporche di minerale difeso dai genitori complici al Governo
La gestione dei minerali Ilva fa acqua da tutte le parti: le prescrizioni AIA non rispettate, i fog cannon made in tarock, lo scarico del minerale dalle navi, i nastri trasportatori e il trattamento delle acque.
Il tempo delle bacchette sulle mani come punizione subita a scuola da un maestro autoritario è finito da molto, anche se non è una leggenda, rimane una storia vera raccontata ancora da molti genitori mentre oggi quando accade che una maestra precaria trascrive una nota sul registro di classe alle scuole medie si trova richiamata dalla preside che a sua volta ha subito le lamentele dei genitori dell'alunno discolo. La maestrina precaria, in bilico tra un affitto e il ritorno da bambocciona a casa dei genitori, viene rimproverata e per "tirare a campare" rimane senza strumenti per educare i suoi alunni che nel frattempo sono stati legittimati a comportarsi in maniera più arrogante e maleducata di quanto abbiano potuto imparare dai loro genitori.
Accade la stessa cosa a questo biricchino stabilimento Ilva di Taranto, tutte le volte che è stato richiamato dai cattivoni che volevano semplicemente fargli rispettare la Legge, con le mani sporche e le finte lacrime, è andato di corsa dai suoi genitori che abitano in un lussuoso feudo romano. Una famiglia allargata e numerosa con mamma e papà, zii e nonni pronti a difendere gli affari di famiglia. Il capo famiglia, un nonno oramai senza memoria, e se ce ne fosse andrebbe distrutta, assicura che tutto proceda per il verso giusto firmando carte e palesando l'illecito del bambino.
Ma è davvero così bugiardo e cattivo questo piccolo di nome Ilva che con le sue marachelle arricchisce la sua famiglia e gente di cui forse non conosciamo neanche il nome anche se questo profitto provoca un disastro ambientale in una terra dove la gente è destinata a morire in silenzio?
Si poteva scegliere un nome differente per questo bambino? Almeno si sarebbe evitato di accostare uno scenario apocalittico, quale è lo stabilimento tarantino, ad un'isola meravigliosa come l'isola d'Elba. Allora vediamo cosa succede.
In questi ultimi giorni si è parlato molto degli strumenti utilizzati nello stabilimento Ilva di Taranto per ottemperare alle prescrizioni AIA che obbligano l'azienda ad utilizzare, ed in alcuni casi migliorare ed intensificare, sistemi di bagnatura e filmatura nelle zone interessate dai cumuli di minerale. Prima di entrare nello specifico degli strumenti utilizzati, ed il modo in cui si utlizzano, ci soffermiamo su una domanda legata all'elemento principale che caratterizza queste operazioni e cioè l'elemento ACQUA
Dove vanno a finire le migliaia di litri di acqua utilizzati per la bagnatura nel parco minerali? In caso di pioggia, invece, come vengono trattate le acque?  
Nell'attesa di capire quale possa essere la giusta risposta e dopo aver inoltrato la domanda  per i canali istituzionali leggiamo quanto segue:
L’art. 113 del Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 (titolo III, capo IV: Ulteriori misure per la tutela dei corpi idrici) afferma che
“ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le Regioni, previo parere del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, disciplinano e attuano le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate; i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l’eventuale autorizzazione”.
Continua a leggere...

domenica 21 luglio 2013

Abbiamo capito già tutto. C'erano dubbi?

L'ennesima gita...
Le commissioni parlamentari a Taranto per il decreto sull'Ilva

A un anno dal sequestro degli impianti, avvenuto il 26 luglio del 2012, comincia domani una nuova settimana importante per l'Ilva di Taranto. In primo piano, il decreto legge 61 con il quale il governo, lo scorso 4 giugno, ha commissariato la società con la nomina di Enrico Bondi. Una rappresentanza delle commissioni Industria e Ambiente del Senato sarà prima all'Ilva e poi in Prefettura a Taranto. In fabbrica i senatori effettueranno una visita agli impianti, mentre in Prefettura terranno una serie di audizioni. I parlamentari incontreranno anche il commissario Enrico Bondi. L'obiettivo della visita è costruire un quadro di informazioni e di conoscenze che torni utile nell'esame del decreto legge. Per la visita delle commissioni parlamentari sono previste misure di sicurezza attorno alla Prefettura di Taranto con l'istituzione di un'area-filtro.
La rappresentanza del Senato sarà guidata dai presidenti della commissione Industria, Massimo Mucchetti (Pd), e Ambiente, Giuseppe Marinello (Pdl). Nella prossima settimana le commissioni dovrebbero concludere l'esame in sede referente del decreto legge 61 la cui discussione in aula al Senato è in calendario per il 29 luglio. Il decreto riguarda l'Ilva, ma si applica a tutte le aziende ritenute di interesse strategico nazionale alle prese con problemi ambientali e occupazionali che abbiano più di mille dipendenti, anche in cassa integrazione ma da almeno un anno. Con una serie di emendamenti, il decreto ha avuto l'ok dalla Camera l'11 luglio.

La conversione in legge deve avvenire entro il 3 agosto. Anche in Senato sono stati presentati numerosi emendamenti. I senatori, fra l'altro, sono chiamati a decidere se confermare o meno la revoca della figura del Garante dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) così come deciso dalla Camera. Attualmente è infatti previsto che le funzioni di informazione in merito all'Aia nei confronti dei cittadini passino dal Garante al commissario - Enrico Bondi è affiancato da un sub commissario per l'ambiente, l'ex ministro Edo Ronchi - ma le polemiche scoppiate negli ultimi giorni proprio sul ruolo di Bondi potrebbero indurre il Senato a modificare quest'aspetto del decreto. (RepBa)


Caso Ilva a Taranto. Mucchetti: Meglio Bondi del garante dell'Aia

«Capisco lo scetticismo dei cittadini di Taranto che hanno il diritto, anzi il dovere, di esigere la tutela dell’ambiente ma con il commissariamento dell’Ilva il quadro è cambiato. E quello che dev’essere fatto, sarà fatto». Firmato Massimo Mucchetti (Pd), presidente della commissione Industria del Senato che insieme alla commissione Ambiente domani e martedì sarà a Taranto per visitare lo stabilimento siderurgico e per tenere alcune audizioni in Prefettura. Alle 20 di martedì, a Roma, il commissario Bondi verrà audito a Palazzo Madama dalle due commissioni.
Senatore Mucchetti, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, chiede di introdurre nuovamente il Garante dell’Aia, figura soppressa dal decreto che presto sarà discusso e votato proprio in Senato per la sua conversione in legge. Lei che ne pensa?
«La figura del Garante Aia era giustificata nella prima fase. Ma ora Enrico Bondi ed il sub commissario, Edo Ronchi, garantiscono più e meglio del Garante. Questa figura, poteva avere un senso nel momento in cui l’attuazione dell’Aia era affidata alla proprietà ma ora ci sono dei commissari governativi. Ripristinarla, sarebbe uno spreco. Ecco, quei 300mila euro potrebbero essere recuperati e dati in parte all’Ispra, che già svolge il suo ruolo con poteri di polizia giudiziaria ed esegue gli accertamenti del caso, e anche all’Arpa, che avrà lavoro supplementare».
Il commissario Bondi è stato, però, di recente travolto dalle polemiche per quella relazione dei consulenti Ilva in cui si associava l’incremento delle morti per tumore all’amianto ed al fumo delle sigarette...
«Sono polemiche che mi lasciano freddo. Il problema, quello vero, è darsi piuttosto delle regole e dei criteri - standard che individuino le diverse fonti di pericolo nel tempo e che siano validi ovunque in Italia: a Taranto, Brindisi, Porto Marghera ed a Gela».
Si riferisce alla legge sulla Valutazione del danno sanitario approvata dal Consiglio regionale pugliese?
«Sì. La legge pugliese è meritoria. I criteri e le modalità di accertamento, tuttavia, devono essere definiti dal ministero della Salute, sentito il ministero dell’Ambiente, per poter essere universali. Diversamente, si rischia di tutelare meno bene la salute dei cittadini e magari di finire davanti alla Consulta».
La Commissione europea ha avviato un’indagine per la lesione del diritto alla vita ed alla proprietà nei confronti del Governo italiano per le attività dell’Ilva.
«Ottimo l’interesse della commissione Ue. Purché non ci dimentichiamo che in Europa esistono forti interessi per la chiusura dell’Ilva».(GdM)



Ilva: su perizia azienda e sanzioni aia un doppio scontro

Le proteste per la soppressione del ruolo del Garante dell'Aia Ilva - incarico assegnato all'ex procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito - erano nate nelle scorse settimane da parte degli ambientalisti ma sono aumentate dopo la diffusione di una perizia inviata dall'Ilva alla Regione in risposta alla Valutazione di danno sanitario da inquinamento. Diverse, infatti, le voci che hanno chiesto le dimissioni di Bondi dall'incarico di commissario dell'Ilva e il ripristino della figura del Garante. Intervenuti in proposito anche il sindaco di Taranto, Ezio Stefáno, e il governatore della Puglia, Nichi Vendola.
  Per quest'ultimo, Bondi non risulta nemmeno formalmente dimesso dalla carica di amministratore delegato dell'Ilva, incarico che a metá aprile gli venne conferito dalla famiglia Riva, proprietaria della societá siderurgica. Contro Bondi anche i parlamentari di Sel e Cinque Stelle, nonche' alcuni esponenti del Pd. Ma anche tra Bondi e Garante e' scontro duro: il primo chiede uno stop sulle sanzioni Aia nei confronti dell'Ilva essendoci un nuovo decreto che prevede anche un nuovo piano dei tempi dell'Aia, il secondo risponde dicendo che il relativo procedimento va avanti perche' le violazioni sull'Aia sono state accertate prima delle nuove disposizioni.
  Invece nella perizia inviata alla Regione, l'Ilva contesta sia la Valutazione di danno sanitario prevista da una legge regionale ritenendola una sovrapposizione rispetto alla legislazione nazionale, sia il nesso fra la mortalitá per tumore registrata a Taranto negli anni e l'inquinamento del siderurgico.
  Per i periti dell'azienda, nell'analisi della mortalitá si deve tenere conto che Taranto, cittá marittima e portuale, ha avuto negli anni '70 un consumo di sigarette maggiore rispetto a molte altre realtá, e quindi i tumori sarebbero dovuti al fumo. Inoltre, c'e' da cosiderare l'impatto dell'amianto con la relativa esposizione di tutti coloro che hanno lavorato nei cantieri navali e nell'Arsenale della Marina Militare.
  Investito dalle polemiche, Bondi ha in seguito precisato che la perizia e' precedente il commissariamento e che questa, comunque, non inciderá sul mandato prioritario del commissario che e' risanare lo stabilimento.
  Vendola, dal canto suo, ha rilanciato su scala nazionale la necessitá di introdurre la Valutazione di danno sanitario per l'inquinamento dei poli industriali, scrivendo al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e ai presidenti delle Regioni.
  Squinzi gli ha risposto affermando che le imprese di Confindustria sono giá impegnate sul versante dell'ambiente e che sul tema specifico della Valutazione del danno sanitario serve un quadro d'insieme che consideri le "prassi europee". Vendola e Squinzi saranno a confronto a Taranto nel pomeriggio del 25 luglio nell'assemblea di Confindustria Taranto alla quale parteciperá anche il ministro della Coesione territoriale, Carlo Trigilia. (AGI).

venerdì 19 luglio 2013

Bondi ne ha combinata un'altra!!

Grave scontro fra Garante Ilva e Bondi


E' grave lo scontro - di cui abbiamo appreso da pochissimo - fra il Commissario dell'Ilva Enrico Bondi e il Garante dell'ILVA Vitaliano Esposito.
L'argomento del contendere è la validità della Diffida Ministeriale per la quale l'Ilva viene riconosciuta inadempiente rispetto alle prescrizioni dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e quindi passibile di sanzioni.
Bondi ha scritto il 17 luglio al Garante per dichiarare - alla luce del decreto 61/2013 in via di conversione in legge - sostanzialmente non più valida tale Diffida Ministeriale per inosservanza delle prescrizioni autorizzative.
Le prescrizioni e le tempistiche indicate nella diffida per inosservanza sarebbero quindi per Bondi un ricordo del passato, mentre per il Garante dell'AIA sono ancora in vigore. E il garante poco fa ha messo in chiaro - con una lettera pubblicata sul suo sito - che la Diffida pende ancora sull'azienda.
Vedere http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/aia-e-controlli/notaGarante972013del18luglio2013.pdf
Inutile dire che il Garante dell'AIA ha perfettamente ragione.
Pertanto sosteniamo il Garante dell'AIA Ilva che ha dimostrato rigore e imparzialità. E condanniamo questo tentativo di usare come una clava il nuovo decreto 61/2013 per demolire l'AIA e metterne fuori gioco le sanzioni.
Dichiarare questa AIA ormai un soprammobile è indice dei come ormai stia procedendo l'ìntera vicenda, violando lo stesso spirito della sentenza della Corte Costituzionale che aveva messo al centro le attuali (seppur blande) prescrizioni autorizzative a garanzia del diritto alla salute.
Stiamo traducendo il rapporto del Garante dell'AIA e domani sarà sul tavolo della Commissione Europea in modo che l'Europa proceda ad acquisire tutta la documentazione su questa storia incredibile e sgradevole in cui il Garante viene messo nell'angolo.
E' gravissimo che i parlamentari vogliano abolire il Garante che rimane l'unico riferimento di imparzialità e giustizia.
Questo è il testo della DIFFIDA MINISTERIALE
http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/aia-e-controlli/diffida-ministeriale-per-inosservanza-delle-prescrizioni-autorizzative-e-comunicazioni-conseguenziali

Comunicato stampa - A. Marescotti - Peacelink

giovedì 18 luglio 2013

Sempre peggio

Ilva. Il decreto passa all’esame del Senato. Anche Rossi chiede legge nazionale per il "danno sanitario"

Il 29 luglio l’Aula del Senato inizierà la votazione del decreto-legge 61/13, recante nuove disposizioni urgenti a tutela dell'ambiente, della salute e del lavoro nell'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale, già approvato in prima lettura e modificato dalla Camera dei deputati, che al momento è all’attenzione delle Commissioni riunite Industria e Ambiente.
Le modifiche apportate da Montecitorio, rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi, riguardano la possibilità del Commissariamento per un solo ramo d’azienda o stabilimento in caso di “pericoli gravi e rilevanti” per l'ambiente, e non più quindi dell'intero gruppo industriale. E in più il commissario potrà intervenire solamente nei siti industriali di interesse strategico nazionale con più di mille dipendenti (cassa integrazione compresa).
Per la parte riguardante le emergenze ambientali di carattere industriale il passaggio alla Camera ha abrogato la figura del Garante per l'attuazione dell'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale); prevedendo che sarà lo stesso commissario, d'intesa con gli enti locali, a informare cittadini sulle operazioni di risanamento.
Tra le modifiche accolte dall'Assemblea prima di consegnare il testo al Senato figura anche l'allentamento del Patto di stabilità interno della Regione Puglia per favorire le azioni di bonifica.
Sempre con gli emendamenti approvati direttamente dalla Camera arriva la qualifica agli ispettori dell'Ispra di ufficiali giudiziaria, mentre all'Istituto sono assegnati 90mila euro l'anno per le nuove attività di controllo affidate. Sono state inoltre votate alcune norme relative all'applicazione delle prescrizioni dettate dall'Autorizzazione integrata ambientale: le commissioni di merito, Ambiente Ll.Pp. e Attività produttive, avevano precisato che può essere modificata nei tempi di attuazione ma non nei contenuti, dall'Assemblea è giunto il termine di 36 mesi alla sua attuazione. E nemmeno la Valutazione del danno sanitario (Vds) potrà infine modificare le prescrizioni Aia; le Regioni potranno tuttavia chiederne il riesame.
  Proprio sulla valutazione del danno sanitario si sono scatenate le regioni in particolare la Puglia. Nichi Vendola ha scritto infatti due lettere inviate al Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e a tutti i Presidenti di Regione, oltre che al Presidente della Conferenza delle Regioni per chiedere in sostanza: una normativa nazionale che generalizzi il concetto di Valutazione del Danno Sanitario, una richiesta di partecipazione delle grandi industrie italiane a giocare la partita del cambiamento per praticare un nuovo rapporto con il territorio e una richiesta al Senato di ripristino della figura del Garante dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per l'Ilva di Taranto.
  Alle parole di Vendola ha fatto eco il presidente della Toscana Enrico Rossi ritendendo condivisibile la proposta sul danno sanitario “la questione posta dal presidente Vendola è condivisibile e noi siamo interessati a sostenerla”, ha detto Rossi  che ha poi aggiunto “Riteniamo che la sede migliore per discuterne e per dare uno sbocco operativo a questa iniziativa sia la Conferenza delle Regioni, che, tra l'altro, si riunisce proprio domani”. Ovvero oggi. (Quotidianosanita)

venerdì 12 luglio 2013

Addio Esccpoosito, una maschera in meno nella farsa di Stato!

Ilva, silurato il garante. «Sull’Aia lavoro a rilento»

eleonora albanese


La coincidenza è del tutto casuale, ma significativa. Nelle stesse ore in cui Montecitorio approvava gli emendamenti al decreto Ilva per licenziare alla fine il testo (che passerà ora all’esame del Senato) al ministero dell’Ambiente si riunivano con Andrea Orlando il commissario per l’Ilva Enrico Bondi e il sub commissario Edo Ronchi, il presidente Nichi Vendola, accompagnato dall’assessore Lorenzo Nicastro, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano e il garante (ancora per poco tempo) Vitaliano Esposito. L’oggetto della riunione: fare il punto sull’applicazione dell’Aia, partendo dalla constatazione che in questi mesi, da quando a gennaio è entrata in vigore la legge 231 - in via di modificazione con il decreto in corso di attuazione - si è fatto molto poco. E, del resto, lo ha ammesso lo stesso ministro Orlando quando, a proposito dell’eliminazione nel nuovo testo della figura del garante che avrebbe dovuto sorvegliare l’applicazione dell’Aia, ha dichiarato: «Non si può dire che non si sia fatto proprio niente, Esposito ha segnalato le difficoltà, ma certamente gli obiettivi della tabella di marcia non sono stati rispettati e la formula che affidava la gestione alla proprietà e prevedeva un garante non ha funzionato. Avere la presenza pubblica all’interno dell’azienda attraverso il commissariamento è quindi un elemento di maggior garanzia».

Enrico BondiEnrico Bondi
Accanto a Bondi è Ronchi, il quale ha snocciolato, con grande senso pratico proprio di chi le questioni ambientale le maneggia da tempo, una serie di notizie tutte importanti. Intanto si sta lavorando al piano industriale, quindi si sta predisponendo il piano finanziario e, grazie al supporto della Mc Kinsey, si sta aprendo una linea di credito con la Bei ed altre banche per ottenere 1,8 miliardi: 300 milioni andranno alla bonifica di acqua, rifiuti e discariche, il resto servirà all’applicazione dell’Aia, perché «è questa la cifra che abbiamo valutato sia necessaria». Naturalmente a restituire i soldi non sarà lo Stato, «non c’è dotazione pubblica», ma l’azienda. Quindi, «sono in una fase di progettazione esecutiva gli interventi prioritari come la copertura dei parchi minerari», ha aggiunto Ronchi. Quarto: si sta mettendo in piedi una struttura tecnica per l’utilizzo di tecnologie avanzate, formata, anche in raccordo con le università pugliesi, da giovani consulenti selezionati dalla Price, per creare «quel know-how ambientale utilizzabile anche dopo l’adozione delle misure», a Taranto come negli altri siti di interesse strategico nazionale. Insomma, l’Ilva - è l’opinione di Orlando - rappresenta «una sfida ambiziosa, unica strada per rispondere alla crisi ambientale e sociale di Taranto». Ma non tutti sono usciti soddisfatti dall’incontro. Il sindaco Stefano, per esempio, ha parlato di «sette mesi persi, Taranto non ha visto ancora un minimo vantaggio». Quanto al governatore, mentre i deputati di Sel si astenevano sul decreto, ha ricordato la sua vecchia richiesta di commissariamento dell’Ilva; ha poi sottolineato con favore il ruolo che gli enti territoriali svolgeranno nell’attuazione del risanamento (materia per la quale la Regione Puglia potrà sforare il patto di stabilità interna per 1,3 milioni nel 2013 e per 40 milioni nel 2014 per le spese necessarie agli interventi previsti dal decreto) e quindi ha concluso parlando di "svolta, perché come hanno detto Bondi e altri l’Ilva può essere l’occasione per trasformare la fabbrica, la cultura industriale e scientifica». E Bondi? Come nel suo stile non ha aperto bocca, lasciando a precipizio il ministero al termine della riunione.
Rosanna Lampugnani CdM

giovedì 9 maggio 2013

E Ilva continua a dare i numeri...

L'Ilva scrive al garante dell'Aia «Ottemperate 78 delle 94 prescrizioni»

L'Ilva ha presentato al garante per l'applicazione dell'Aia, Vitaliano Esposito, la seconda relazione trimestrale contenente un aggiornamento dello stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali.
Il periodo di riferimento è compreso tra il 27 gennaio e il 27 aprile 2013. Nel documento di 91 pagine, trasmesso a ministero dell'Ambiente, Ispra, Regione Puglia, sindaci di Taranto e Statte, Provincia di Taranto e Arpa Puglia, l'azienda fa presente di aver ottemperato a 78 delle 94 prescrizioni contenute nel decreto di riesame Aia. Nella tabella sono indicate le prescrizioni e la tabella riepilogativa delle azioni intraprese nella colonna 'Evidenza oggettiva dello stato di attuazione'.
Quanto alla copertura dei parchi primari, da realizzarsi entro 36 mesi dal rilascio del provvedimento, l'Ilva sottolinea che ''con nota del 26 aprile 2013 sono stati trasmessi quattro progetti possibili per la realizzazione della completa copertura dei parchi redatti dalle societa' Paul Wurth, Cimolai, Semat e Anmar''. L'azienda ha infine trasmesso una relazione contenente le indicazioni relative ai terreni interessati dall'intervento (Quotidiano)



Ilva, quattro i possibili progetti per la copertura dei parchi minerali di Taranto

Sono quattro i progetti possibili per la copertura dei parchi minerali dell’Ilva. Lo dice l’azienda nella relazione sullo stato di attuazione dell’Aia inviata all’Ispra, al ministero dell’Ambiente e al Garante dell’Aia, nonché alle istituzioni locali. I progetti fanno capo alle società Paul Wurth, Cimolai, Semat e Anmar.
La copertura dei parchi chiesta espressamente dall’Aia dovrà servire a contenere la diffusione delle polveri minerali a seguito della movimentazione delle materie prime. L’Ilva inoltre fa sapere che è stato emesso l’ordine relativo “alla costruzione di coperture piramidali presso i parchi agglomerato Sud e Nord oltreché per i cumuli di calcare Pca.
Si dichiara inoltre di aver inoltrato in data 28 gennaio 2013 – afferma ancora l’Ilva nella sua relazione – al Comune di Taranto l’istanza per l’ottenimento dei permessi a costruire delle coperture dei depositi dei parchi Omo e Nord Coke di cui ancora non si dispone dell’autorizzazione a costruire. Per tali interventi sono state completate le indagini geotecniche”. Per quanto riguarda poi le barriere frangivento, anche queste con finalità mirate ad arginare la diffusione delle polveri e la cui realizzazione è già stata prevista dall’Aia rilasciata all’Ilva nell’agosto 2011, l’azienda fa sapere “che sono riprese le attività di realizzazione con previsione di conclusione entro il mese di giugno 2013″.
La barriera frangivento, che dovrà proteggere soprattutto il rione Tamburi di Taranto, il più esposto all’inquinamento dell’Ilva a causa della sua vicinanza allo stabilimento industriale, è comunque un “intervento utile alla gestione del transitorio sino alla realizzazione delle coperture dei parchi” precisa l’azienda nella relazione sull’Aia. (Paesenuovo)


lunedì 22 aprile 2013

Il garante stabilmente in Puglia?

Grande connubio in vista tra Esciposito e Florido...
La massima collaborazione!!! (per cosa?)

www.natalepanaro.it
Ilva: Taranto, ufficio garante Aia avra' sede in palazzo Provincia

Per consentire al garante dell'Autorizzazione Integrata ambientale per l'Ilva di svolgere le sue funzioni nelle migliori condizioni logistiche possibili, la Provincia di Taranto mettera' a disposizione di Vitaliano Esposito alcune stanze al quarto piano del Palazzo del governo dove, di fatto, avra' appunto sede il suo ufficio. Lo hanno annunciato oggi allo stesso Esposito il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido e l'assessore provinciale all'Ambiente, Giampiero Mancarelli che lo hanno ricevuto nella sede dell'ente locale in via Anfiteatro. L'Aia prevede una serie di prescrizioni e un timing per l'ambientalizzazione della fabbrica siderurgica. Florido e Mancarelli hanno confermato ''la piena disponibilita' della Provincia di Taranto ad assicurare al dottor Esposito la massima collaborazione''. Della questione, in particolare per gli aspetti organizzativi e logistici, e' stato interessato anche il capo di Gabinetto della Provincia di Taranto Stefano Semeraro, presente all'incontro. (RepBA)

sabato 20 aprile 2013

Riva ancora senza "tesssoro" se la prende con Bonelli e ignora l'AIA

Inammissibile per mancanza di fondamento giuridico: con questa motivazione il gip del Tribunale di Taranto Parizia Todisco ha detto ancora di 'nò al dissequestro dei prodotti finiti e semilavorati dell’Ilva (un milione e 700 mila tonnellate, valore commerciale secondo l’ azienda di un miliardo di euro, ma non più di 800 milioni per i custodi giudiziari) bloccati dal 26 novembre dello scorso anno. Il diniego si riferisce all’istanza presentata dai legali dell’ Ilva il 10 aprile scorso, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità sulla legge 231/2012 'salva Ilvà sollevate dallo stesso gip e dal Tribunale di Taranto.
Il giudice, nel provvedimento fatto notificare ai legali dell’azienda a Milano, rileva che non è ancora pervenuta dalla Consulta copia della sentenza del 9 aprile scorso con la quale è stata confermata la costituzionalità della legge 231. Fino ad oggi c'è solo un comunicato dell’ufficio stampa della Consulta, pubblicato sempre il 9 aprile sul sito web della Corte Costituzionale, che ufficializza la decisione.
Analogo rilievo era stato fatto dalla Procura di Taranto, alla quale l’istanza di dissequestro dei prodotti era stata inizialmente presentata allegando il comunicato della Consulta: i pm si erano dichiarati incompetenti trasmettendo la richiesta dell’Ilva al giudice per le indagini preliminari. Quella del 10 aprile era una nuova istanz: una simile era stata già presentata nei mesi scorsi alla Procura, che aveva espresso parere negativo trasmettendo gli atti al gip Patrizia Todisco. Quest’ultima, ravvisando presunti elementi di incostituzionalità della legge 231, aveva sospeso il giudizio, rinviando gli atti alla Consulta, che ha poi deciso il 9 aprile. (GdM)


L'ex presidente dell'Ilva Emilio Riva, attualmente agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta per disastro ambientale della procura di Taranto, ha citato in giudizio il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, consigliere comunale a Taranto, chiedendo i danni per dichiarazioni ritenute lesive. Bonelli terrà una conferenza stampa per spiegare le sue ragioni. Intanto, il Comitato ambientalista 'Donne per Taranto' solidarizza con il leader ecologista. (Rep)

giovedì 4 aprile 2013

Ancora una (inutile?) bacchettata!

AIA Ilva: la Commissione Europea “bacchetta” il Governo italiano
Legambiente: il Governo fornisca subito alla Commissione Europea tutte le informazioni richieste. Piena solidarietà alla magistratura tarantina di fronte all'esposto-denuncia dell'Ilva
Un carteggio tra Commissione Europea e Governo italiano rivela i ritardi di quest'ultimo nel rispondere alla Commissione Europea che lo sollecitava a fornire informazioni nell'ambito di un Caso EU Pilot relativo allo stabilimento Ilva di Taranto.


Il progetto EU Pilot, operativo dall'aprile 2008, mira a fornire risposte più rapide e complete a quesiti riguardanti l'applicazione del diritto dell'UE, in particolare quelli rivolti da cittadini o imprese. Il sistema è stato concepito per migliorare la comunicazione tra i servizi della Commissione e le autorità degli Stati membri e trovare soluzioni ai problemi riguardanti l'applicazione del diritto dell'UE o la conformità con quest'ultimo della legislazione di uno Stato membro nella fase iniziale, prima cioè dell'avvio di una procedura d'infrazione .
Ogni qualvolta si prospetti un possibile ricorso alla procedura d'infrazione, di norma si ricorre a EU Pilot prima che la Commissione dia avvio alla prima fase del procedimento.
La Commissione "bacchetta" il Governo italiano in data 1 marzo 2013 per aver risposto – solo dopo un sollecito inviato dalla Commissione stessa - con dodici giorni di ritardo rispetto al termine previsto, nonché per aver fornito risposte e informazioni insufficienti in merito ad alcune delle richieste formulate, nonostante le stesse fossero state già poste fin dal 20 settembre 2012. Di fronte all'evasività di frasi che invocano la mancanza di competenza o il non possesso di informazioni, la Commissione ribadisce che "non è ragionevole che l'onere di interpellare le diverse autorità nazionali spetti alla Commissione, in quanto ciò compete all'autorità italiana di contatto e "minaccia" l'apertura di una procedura d'infrazione in caso di mancanza di quella "leale cooperazione" prevista dai trattati europei da parte del Governo italiano.

Legambiente valuta positivamente due elementi che emergono dall'ampio carteggio:
1) il sistema dei controlli (Ispra e Arpa Puglia) funziona e fa il suo dovere nel segnalare le criticità al ministero dell'Ambiente, nonché all'autorità giudiziaria;
2) la Commissione Europea tiene l'Ilva e la sua Autorizzazione Integrata Ambientale sotto la lente d'ingrandimento e questo è sicuramente un elemento di rassicurazione ulteriore in merito alla verifica della completa e tempestiva attuazione delle prescrizioni Aia da parte dell'Ilva.
Non solo. La Commissione chiede anche conto dello stato delle bonifiche all'interno e nel territorio circostante l'Ilva facendo esplicito riferimento alla Direttiva sulla responsabilità ambientale (2004/35/CE) "applicabile al caso in esame nella misura in cui sia stato causato un danno significativo a risorse naturali mediante l'esercizio dell'impianto dal maggio 2007" .
Legambiente ritiene che l'eventuale apertura di una procedura d'infrazione sarebbe un pericoloso sintomo di colpevole disattenzione da parte del Governo di fronte alla drammaticità della situazione di Taranto e chiede pertanto che il Governo italiano risponda nel più breve tempo possibile fornendo tutte le informazioni richieste alla Commissione Europea.
Cogliamo l'occasione per esprimere la nostra piena solidarietà alla magistratura tarantina a fronte dell'esposto-denuncia presentato da Ilva alla Procura di Potenza affinché accerti se pm e gip abbiano compiuto abusi nell'inchiesta sullo stabilimento siderurgico. Se, finalmente, la drammatica situazione di Taranto comincia ad essere affrontata lo si deve, oggi, all'operato della magistratura tarantina: Ilva si preoccupi di attuare pienamente e nel rispetto dei tempi previsti le prescrizioni dell'AIA, invece di presentare esposti. (legambiente)

domenica 31 marzo 2013

E daje co' 'sto lupo!

Il Garante certifica al Governo e al Prefetto violazioni dell’AIA da parte dell’Ilva. Legambiente: l’Ilva “perde il pelo, ma non il vizio”. Intollerabili i ritardi sull'AIA; il Governo diffidi l'azienda, il Prefetto la sanzioni 


In una segnalazione inviata il 26 marzo al Presidente del Consiglio, al Ministro dell'Ambiente, al Ministro della Salute e al Prefetto di Taranto il Garante dell'AIA Ilva ha trasmesso una nota dell'Ispra in cui vengono certificate le criticità e le inadempienze riscontrate nel corso dell'ispezione effettuata nei giorni 5-7 marzo. Tali criticità riguardano sia gli interventi di adeguamento degli impianti, sia le pratiche operative utilizzate.

L'ISPRA ha accertato le seguenti violazioni dell'Aia:
- superamento della durata delle emissioni visibili durante il caricamento della miscela nelle batterie 9 e 10 della cokeria,
- superamento del limite di 20 mg/Nmc di concentrazione di polveri per le batterie 9 e 10 e superamento degli stessi limiti di concentrazione di polveri e del limite di 300 mg/Nmc di concentrazione per l'SO2 per le batterie 3, 4, 5, 6 nell'ultimo trimestre di esercizio prima della chiusura,
- superamento del valore di 25g/t coke nell'emissione di particolato in uscita dalle torri di spegnimento 1 e 3 asservite alle batterie 3, 4, 5, 6 e della torre di spegnimento 7 asservita alle batterie 11 e 12, attualmente in funzione,
- omesse comunicazioni (...) relativamente alle non conformità ai limiti emissivi di cui ai precedenti punti.

L'ISPRA ha accertato inoltre che alcune prescrizioni non risultano rispettate alla data del controllo, ovvero a circa 4 mesi dal rilascio dell'Aia:
- realizzazione di una nuova rete di idranti per la bagnatura dei cumuli,
- nebulizzazione di acqua mediante fog-cannon per la riduzione delle particelle di polveri sospese generate dalla movimentazione e stoccaggio nei parchi primari,
- depolverazione stock house dell'AFO/2,
- minimizzazione delle emissioni gassose e fuggitive,
- sistema di nebulizzazione di acqua per l'abbattimento delle particelle di polveri sospese generate dalle emissioni diffuse, nelle more della realizzazione di interventi di copertura di alcune aree.

A ciò va aggiunto che "gli interventi di chiusura dei nastri e cadute di materiali sfusi risultano non completati entro il 27/1/2013" e che, in merito, l'Ilva ha chiesto una modifica dell'Aia con un nuovo crono-programma che sposta alla fine del 2014 l'ultimazione di circa il 90% degli interventi e al 2015 il completamento.
"L'Ilva perde il pelo, ma non il vizio" commenta Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto.
Per noi di Legambiente le violazioni dell'AIA sono gravi e i ritardi nella sua applicazione intollerabili.
Continuiamo a ritenere che lo stabilimento siderurgico possa essere reso compatibile con l'ambiente e la salute, dopo interventi che ne modifichino profondamente gli impianti e con pratiche operative corrette e applicate con continuità. I dati delle rilevazioni Arpa dell'ultimo quadrimestre 2012 - che attestano un significativo decremento della concentrazione in aria di particolato fine, benzene e Idrocarburi Policiclici Aromatici da mettersi in relazione alla variazione delle pratiche operative - ci confortano nella convinzione che l'adeguamento degli impianti alle prescrizioni dell'Aia, unito a una riduzione della produzione, potrà dare risultati anche clamorosi in termini di diminuzione dell'inquinamento a Taranto.
Per questo continueremo a insistere senza rassegnarci: l'Ilva deve investire per risanare e rispettare pienamente le prescrizioni AIA e lo deve fare subito. Non sono ammessi sconti e perdite di tempo, ce ne sono state fin troppe come la Magistratura sta dimostrando con chiarezza.
Per questo chiediamo al Prefetto di Taranto di sanzionare da subito la mancata osservanza delle prescrizioni, così come previsto dalla legge cosiddetta "salva Ilva", avendone la competenza esclusiva come sottolineato dal Garante nella segnalazione del 26 marzo.
Per questo chiediamo al Governo di dare immediatamente seguito a quanto proposto dall'ISPRA - e fatto proprio dal Garante - diffidando l'Ilva ad operare affinché sia garantito quanto richiesto dall'Ispra nei termini temporali dalla stessa specificati (30-60 giorni).

mercoledì 13 marzo 2013

Le emissioni fuggitive continuano a sfuggire!

Mentre l'ARPA locale fa osservare deviazioni pericolose dal cronoprogramma AIA, l'ISPRA nazionale non si accorge che il richiesto controllo delle emissioni fuggitive è ... sfuggito! E con lui tutta la possibilità di garantire la sicurezza ambientale sulle sostanze cangerogene disperse dalle cokerie!
E intanto il GARANTE si fa na bella spaghettata alla faccia nostra?
uè uè... Escipositoooo, ma u vò ffà 'o ggarante o nnò?


Ilva, prescrizione n. 89 su emissioni fuggitive. Qualcosa non torna…

C’è qualcosa che non torna. Spulciando tra le prescrizioni Aia imposte all’Ilva, contenute nella tabella trimestrale* (ottobre 2012-gennaio 2013) che riassume lo  stato di attuazione, ci imbattiamo nella numero 89, relativa al controllo delle emissioni fuggitive nelle cokerie. Ecco cosa dice: “Si prescrive all’azienda di implementare, nei tempi tecnici strettamente necessari da comunicare all’Ente di controllo, un sistema di monitoraggio in continuo di IPA E BTEX e campionamento polveri sulle macchine caricatrici e sfornatrici delle cokerie, il quale consenta un prelievo mediato lungo l’intero sviluppo delle batterie, e di adottare un sistema di monitoraggio ad alta risoluzione temporale lungo tutto il perimetro dello stabilimento (Fence monitoring)”.
Questa prescrizione ha come scadenza il 27 ottobre 2012. Eppure, in data 25 gennaio 2013, l’azienda comunica che l’attività è ancora “in corso”. Facendo riferimento ad una richiesta d’acquisto (la n. 45643/2012), l’Ilva dichiara di aver interpellato quattro aziende: Project Automation, Loccioni, Environnement e Prisma. Questo il nuovo termine indicato dall’Ilva: 30/06/2013. Fin qui quanto riportato nel sito del Garante. A InchiostroVerde, però, risulta un retroscena importantissimo. In una comunicazione datata 31 gennaio 2013, quindi solo pochi giorni dopo (è un caso?), l’Ilva fornisce nuove informazioni al ministero dell’Ambiente, all’Ispra e ad Arpa Puglia.
A siglare il documento è l’ormai ex direttore dello stabilimento tarantino Adolfo Buffo. Facendo riferimento proprio alla prescrizione numero 89, relativa “all’implementazione di un sistema di monitoraggio in continuo di IPA e BTEX  e campionamento polveri sulla macchine caricatrici e sfornatrici delle cokerie”, Buffo spiega che sono state contattate quattro ditte fornitrici di sistemi di monitoraggio ambientali con l’obiettivo di individuare la soluzione tecnica per ottemperare alla suddetta prescrizione.
Buffo riferisce che “tutte le ditte interessate hanno evidenziato di ritenere impraticabile la realizzazione del suddetto sistema di monitoraggio in continuo principalmente per la presenza di vibrazioni e shock meccanici anche di forte intensità che non permetterebbero l’operatività della strumentazione oltre a problematiche connesse all’eventuale posizionamento della strumentazione sulle macchine caricatrici e sfornatrici”. In base a quanto afferma l’azienda, “una delle quattro ditte interessate si è però resa disponibile ad effettuare un’attività sperimentale della durata di due mesi con un sistema di monitoraggio ambientale”. Questa la decisione comunicata da Buffo ai destinatari della nota: “Alla luce di quanto sopra esposto si evidenzia che si procederà nella suddetta attività sperimentale”.
Morale della favola: ai cittadini che consultano il sito del Garante per l’Aia si dice che l’attuazione della prescrizione n. 89 è “in corso”, mentre agli enti (ministero dell’Ambiente, Ispra e Arpa) si comunica che essa è impraticabile e che al massimo ci si potrà affidare ad una sperimentazione di un paio di mesi. Senza dimenticare, ovviamente, che tale prescrizione aveva come termine previsto il 27 ottobre 2012. A questo punto, vorremmo conoscere il parere del dottor Vitaliano Esposito, a cui i tarantini chiedono di esercitare attivamente il suo ruolo di garante. Senza concedersi distrazioni e, soprattutto, senza praticare un ingiustificato buonismo nei confronti di un’azienda che finora non ha dato prova di sufficiente affidabilità. (A. Congedo - Inchiostroverde)


domenica 10 marzo 2013

Caro garante ti scrivo...

Ecco i contatti per comunicare con il garante per l'AIA Ilva

Per scrivere email al Garante:
     garanteilva@isprambiente.it

Sede presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri:
Largo Chigi, 19 - 00187 Roma
Tel.: +39 0667792513

Sede presso l'ISPRA:
Via Vitaliano Brancati, 48 - 00144 Roma
Tel.: +39 0650072349

Sede provvisoria presso la prefettura di Taranto:
Via Anfiteatro, 8 - 74123 Taranto

Il sito e'
http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva

domenica 24 febbraio 2013

Non cambia nulla sotto il cielo nero e rosso di Taranto

Le fredde notti invernali dell'Ilva di Taranto

COMUNICATO STAMPA


Il 23 agosto 2011 è entrata in vigore la prima Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che prevedeva entro il 23 agosto 2012 il monitoraggio delle emissioni fuggitive della cokeria.

Chiediamo al Garante dell'AIA Vitaliano Esposito: è entrato in funzione questo monitoraggio?

Segnaliamo al Garante dell'AIA questo filmato notturno girato il 24 febbraio 2013
E' un filmato impressionante girato da Luciano Manna (PeaceLink). Lo consegneremo alla Procura della Repubblica in quanto sono evidenti le emissioni fuggitive e ci chiediamo se siano state monitorate secondo la prescrizione dell'AIA. E se siano stati effettuati i lavori per bloccare le emissioni fuggitive.

Sulla base della prima AIA la prescrizione del monitoraggio delle emissioni fuggitive dovrebbe essere già operativa. La prescrizione è chiara:
"Il Gestore dovrà presentare all'Autorità Competente e a ISPRA e ARPA Puglia, entro dodici mesi dal rilascio dell'AIA, un progetto cantierabile per la valutazione e monitoraggio delle emissioni fuggitive di polveri, IPA e benzene che possono manifestarsi nelle differenti configurazioni di esercizio della cokeria".
Chiediamo pertanto al Garante:
- se siano state quantificate le polveri, gli IPA e il benzene che si sono riversati sui lavoratori e sulla città con queste emissioni fuggitive;
- se disponga di tali dati;
- se possa assicurare che le emissioni fuggitive (ben visibili nel filmato) non siano dannose per la salute;
- se possa pertanto certificare - persistendo emissioni fuggitive di tale evidenza - che sia stata assicurata "l'immediata esecuzione di misure finalizzate alla tutela della salute e alla protezione ambientale" come dichiara in premessa la legge 231/2012.
Per PeaceLink: Fulvia Gravame, Alessandro Marescotti
 

venerdì 11 gennaio 2013

Saranno le solite Cariatidi di Stato?

Un quasi ottantenne non proprio di "primo pelo"...
Che vi aspettavate?

Ilva, un super giudice per l'Aia nominati Garante e Commissario

Il Consiglio dei ministri di oggi ha nominato Vitaliano Esposito, ex procuratore generale della Cassazione, Garante per il monitoraggio dell'esecuzione delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione integrata ambientale per l'Ilva, la figura prevista dall'Aia che vigilerà sugli interventi per il miglioramento delle prestazioni ambientali degli impianti e sul rispetto dei tempi stabili nel ricorso alle migliori tecnologie previste per settore della siderurgia.

La possibilità che fosse scelto un alto magistrato per il ruolo di Garante, vista la delicatezza e i poteri che gli vengono affidati, era una delle certezze sin dalla prima ora. Questo perché la normativa prevede sanzioni durissime in caso di mancato rispetto del cronoprogramma stabilito dall'Aia. Sono previste infatti le sanzioni in prima battuta del 10 per cento del fatturato dell'anno di esercizio precedente fino a giungere alla possibilità di esprorio.

Con decreto non sottoposto a delibera del Consiglio - si legge ancora nella nota diffusa da Palazzo Chigi al termine del Cdm - Alfio Pini, già capo del corpo nazionale dei Vigili del fuoco,  è stato nominato Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto. Sarà lui a gestire i 336 milioni di euro stanziati dal governo e Regione per risanare Taranto e rilanciare il territorio. Cade dunque l'ipotesi che potesse essere il governatore NIchi Vendola a ricoprire quest'ultimo ruolo, come da più parti era stato auspicato.(LaRepubblica)

Chi è questo Esposito?
Beh, dalle recenti vicende della sua carriera si fa presto a capire che è uno caro all'establishment, amico di Nicola Mancino (si proprio quello del patto con la mafia) e nelle grazie delle destre:

"Un Csm spaccato ha nominato Vitaliano Esposito, 71 anni, napoletano, nuovo procuratore generale della Cassazione. Attualmente avvocato generale in Cassazione e per cinque anni «difensore» dell’Italia davanti alla Corte europea di Strasburgo, Esposito ha avuto la meglio sull’ex parlamentare Salvatore Senese, che fu tra i fondatori di Magistratura democratica. Esposito è passato con 15 voti, contro gli 11 andati al suo concorrente. Ha ottenuto il sostegno delle correnti della magistratura più moderate, Unicost e Magistratura indipendente, dei laici del centrodestra, del vice presidente del Csm Nicola Mancino, del pg uscente della Cassazione Mario Delli Priscoli e della laica dei Ds Celestina Tinelli. Per Senese hanno votato invece i togati di Magistratura democratica e del Movimento per la Giustizia e tutti gli altri laici del centrosinistra, oltre al primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone.
...E' il consigliere Livio Pepino a manifestare il disappunto del gruppo dopo la nomina... E' stata scritta una pagina buia; il Csm è diventato di una parte ed è una sconfitta": Magistratura Democratica, la corrente di sinistra delle toghe, protesta dopo la nomina di Vitaliano Esposito a procuratore generale della Cassazione... tenuto conto della superiorità del profilo professionale di Senese, Pepino aveva parlato del "riemergere di una convetio ad excludendum nei confronti degli incarichi proposti da Magistratura Democratica". E aveva rilevato che la scelta di preferire Esposito a Senese esprimeva la volontà di "cancellare una parte della rappresentanza della magistratura e di trasformare questo Csm in un Consiglio della maggioranza". (ANSA)

Per sapere il ruolo di Esposito nella vicenda Stato-Mafia clicca qui:

Stato-mafia, Napolitano al telefono con Mancino Che cosa si saranno detti?
I nastri del Presidente sono segreti, non quelli di D’Ambrosio. Il consigliere del Quirinale all'ex ministro: "Il presidente sa tutto, dice se lei ha parlato con martelli". I tre mesi che sconvolsero il Colle.

Sulla "vicinanza" di Esposito a certi ambienti berlusconiani:

I consiglieri del Csm e soprattutto il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito fanno quadrato per difendere Francesco Iacoviello, il pm che ha chiesto e ottenuto dalla Corte di Cassazione l’annullamento della condanna di Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa.

... E anche dei suoi parenti stretti:

Le cene con Nicole Minetti potrebbero costare qualche grana al sostituto procuratore di Milano Ferdinando Esposito, il nipote dell’ex procuratore generale della Suprema Corte, Vitaliano Esposito.

A quanto pare il nostro Vitaliano è un jolly ricorrente nelle "rogne" di stato, visto che ad aprile era persino stato proposto come presidente RAI


Di Alfio Pini invece, si sa che sa spegnere il fuoco, come recita il suo curriculum, ma non pare che si sia mai occupato di bonifiche in tutta la sua vita:

"L’Ing. Alfio Pini nasce a Cremona il 29.05.1949. Entra in carriera nel Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco il 18.10.1976 e dopo il superamento del corso di Formazione, svolto presso le Scuole Centrali Antincendi di Roma, viene assegnato al Comando Provinciale di Milano (11.05.1977), poi Parma, Napoli, Emilia Romagna, Veneto, Trentino, e infine Roma e il Lazio.
Dal 01.04.2010, è Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco."

Pare che anche Alfio sia uno che ha imparato subito le "prerogative" dei dirigenti... come scrive il Manifesto su alcuni strani lavori a Roma

 

Ne vedremo delle.... solite!
Niente di nuovo da Roma, respirate tarantini, respirate!

venerdì 21 dicembre 2012

Il governo monti ha creato: 1 posto di lavoro (precario)...

...e ha devastato migliaia di vite, le casse dello Stato e quelle dei cittadini!

E quale sarebbe questo nuovo posto di lavoro?
Quello che nasce dalla conversione in legge del decreto salva Riva che ieri in senato ha avuto il suo suggello criminale.
La legge, infatti, prevede che per 3 anni (beh, che pretendevate, anche un posto fisso?) un garante nominato a Roma nel nuovo circo in costruzione segua l'applicazione dell'AIA dell'Ilva...

E quanto ci costa?
Il garante percepirà 200.000 euro l'anno!!!
Ecco, ora il circo Clini e tutti i buffoni di palazzo possono andare a depositare le loro dimissioni dal loro amico, al Quirinale. La prossima campagna elettorale tutti i pagliacci potranno presentarsi con qualsiasi neoformato cespuglio politico con le tasche piene: per loro si ripartirà da +1 posto di lavoro!! (ma si, le centinaia di migliaia di posti persi si sa che non fanno notizia...)

E i malati di Taranto? Ma come, non sapete chei ricoveri e le malattie fanno crescere il pil?
Forza, tutti a spendere per medicine e attrezzature che sennò le case farmaceutiche s'incazzano!

Speriamo almeno che un po' di ricchezza babbo natale Riva la debba scucire a forza (se nel frattempo non gli fanno qualche altra leggina pret-a-porter per pararsi il forziere): ad oggi, infatti, sono 149 tra enti e cittadini i soggetti che hanno promosso una causa civile all'Ilva per i danni subiti dall'inquinamento e il conseguente deprezzamento delle abitazioni e delle proprietà.

Chi invece se la passa male è la città di Taranto (come al solito) dal momento che sono stati stimati 6 miliardi di euro per il danno complessivo al territorio e all'ecosistema, dei quali 700.000 già elemosinati dal Comune (che se dovesse ottenerli li utilizzerà per realizzare chilometri di strade, fogne e parcheggi nel deserto per permettere ai palazzinari di costruire nuovi quartieri dormitorio mentre il centro crolla e i depuratori vomitano escrementi).

Infine ci sono le risorse – valutate in circa 3,5-4 miliardi di euro – per rispettare quanto richiesto dal provvedimento di riesame dell'Autorizzazione integrata ambientale del 26 ottobre scorso, in termini di disinquinamento, risanamento degli impianti e bonifica delle aree inquinate che dovrebbe mettere Riva.
Riva ha detto che lo farà.
Rispetterà l'AIA.
Si, si ha promesso.
Lo ha detto anche dal posto dove si è nascosto perchè è ricercato dai magistrati.
Ha scritto che lui "è a disposizione!"

Intanto ci ha mandato una cartolina, eccola:



martedì 11 dicembre 2012

Garantire il garante?

Postiamo una lettera aperta ricevuta da un tarantino
Concittadini, 
Credo che quel che si sia verificato nel corso dei mesi in città, relativamente alle vicende del siderurgico, meriti una riflessione approfondita sulla questione e le scelte che ci si pongono di fronte. Molto di quel che davvero determina la realtà delle cose, a mio parere, è rimasto inespresso.
E non consente chiarezza nell’oggi e nel domani.
Provo qui a riassumere quel che so, chiedendo scusa per eventuali imprecisioni, difficilmente evitabili in questioni così complesse, allo scopo precipuo di avanzare una proposta concreta alla cittadinanza, come ai suoi, spesso inerti, rappresentanti.
Sorvoliamo su quello che le intercettazioni hanno definitivamente acclarato, di là di ogni conseguenza penale che la magistratura voglia a esse correlare. Più importante della sanzione penale, infatti, è la sanzione sociale, volta a stigmatizzare comportamenti civilmente e moralmente dannosi, anche laddove non integrino specifiche fattispecie di reato. Definiamo questi ultimi, nell’insieme, una rete di relazioni determinate dai reciproci vantaggi, no necessariamente rilevanti penalmente, ma che certo ben poco avevano a che fare con la rappresentanza politica degli elettori, la responsabilità dell’informazione professionale, la trasparenza della tecnica, la corretta distanza tra controllati e controllanti.
Siamo liberi di ritenere, pertanto, che detta rete abbia condizionato e alterato la percezione della realtà nei tarantini e abbia contribuito in maniera decisiva al cronicizzarsi di mali che ci conducono oggi in questo cul de sac. Siamo anche liberi di ritenerci non sufficientemente garantiti dai nostri parlamentari, sindaci, presidenti, sindacalisti, giornalisti.