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lunedì 27 gennaio 2014

E' l'ora dello scambio delle figurine

L’Ilva e i conti della serva – Giovedì incontro azienda-sindacati su esuberi

“Ricordo che nel 2014 dovremo rinegoziare la cassa integrazione e la solidarietà per diversi stabilimenti, non solo per Taranto. A Genova si tratta di 700 lavoratori e a Taranto di 2.400 persone in solidarietà: ma servono ammortizzatori anche per altri interventi minori”. Dopo che il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi pronunciò questa frase durante l’audizione in commissione Ambiente alla Camera lo scorso 27 dicembre, non ci furono grandi reazioni tra i sindacati metalmeccanici. Poi, lo scorso 20 gennaio, nella sede di Confindustria a Genova si svolse un incontro programmato tra RSU e azienda per verificare l’esistenza di strumenti alternativi al fine di compensare l’integrazione salariale che con l’ultimo dispositivo di legge scende dall’ 80 al 70%. Le RSU chiesero nell’occasione ai dirigenti Ilva una integrazione salariale o un incremento delle giornate lavorative (almeno di una settimana) per garantire la continuità salariale prevista dall’Accordo di Programma sottoscritto ad ottobre del 2005, a Villa Bombrini, con l’allora ministro Claudio Scajola.
Ma per tutta risposta, l’azienda comunicò alle RSU l’impossibilità di rispettare quanto previsto dall’Accordo di Programma, in merito alla totale garanzia occupazionale del sito produttivo di Genova. Immediato scatto l’allarme tra i lavoratori pronti a scendere di nuovo in strada. Poi, venerdì scorso, si è svolto un incontro in Prefettura, con il Prefetto che ha convocato per martedì 4 febbraio il Collegio di Vigilanza Ilva, al quale parteciperà anche il Commissario Straordinario Enrico Bondi, per la verifica dello stato di attuazione dell’accordo di Programma e lo stato del sito produttivo di Genova prima che la situazione occupazionale precipiti nuovamente.
Probabilmente quel giorno, a seconda di ciò che dirà Bondi, capiremo qualcosa in più anche sul futuro prossimo del siderurgico tarantino. Proprio la scorsa settimana infatti, Ilva e sindacati hanno iniziato a ricalcolare il numero dei potenziali lavoratori in esubero in fabbrica, procedendo reparto per reparto. Venerdì scorso, dopo la radiografia delle officine centrali, il conto è arrivato a 1679. Comprende l’acciaieria, con 795, l’area ghisa, con 400, e le officine dove sono 484. Oggi invece, sarà effettuata la ricognizione sull’area laminazione, domani su Energia e staff e poi saranno tirate le somme. Giovedì 30 infatti è in programma l’incontro tra i dirigenti dell’azienda e i rappresentanti delle segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Usb per trovare un accordo sui dati definitivi.
Ricordiamo che a metà marzo scadrà la prima intesa, siglata a Roma l’anno scorso, sui contratti di solidarietà applicati nello stabilimento tarantino per evitare la cassa integrazione straordinaria che fu annunciata e poi ritirata dall’azienda per 6.500 lavoratori. Gli addetti coinvolti in quell’accordo furono formalmente 3749, ma in realtà a finire in solidarietà furono molti di meno. Quest’anno bisognerà vedere cosa accadrà: ma le premesse non sono delle migliori.
Dodici mesi fa furono scelti i contratti di solidarietà con il taglio medio del salario del 20% con una riduzione media dell’orario di lavoro prossima al 35%. Ma dal 1 gennaio di quest’anno, le buste paga degli operai in contratto di solidarietà sono purtroppo diventare più leggere: la Legge di Stabilità approvata dal governo ha infatti stabilito che l’integrazione salariale da parte dello Stato venisse ridotta dal 20% al 10%. Ai lavoratori in Cds è sempre stata riconosciuta una retribuzione pari al 60% dello stipendio. Grazie all’integrazione statale, fino al 2013 pari al 20%, si riusciva a salvare di fatto l’80% dello stipendio; ora, per effetto del provvedimento governativo, si raggiungerà il 70%. Una decurtazione importante che nel tempo inciderà non poco sulla vita degli operai e delle loro famiglie.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 27.01.2014)

sabato 21 aprile 2012

Tempi rapidi???

Dopo il Tavolo tecnico a Roma: Tempi rapidi e misure rigorose per la nuova AIA all’IlVA Un accordo di programma e risorse certe per le bonifiche “ Il tavolo romano è stato, come si prevedeva, interlocutorio. Positivo è che le problematiche ambientali locali siano state elevate a questione nazionale, ma il rischio è che dopo i riflettori ci si incunei in percorsi dai risultati modesti e di facciata ”. Questo il commento di Legambiente dopo la riunione dello scorso 17 aprile a Roma. “E’ già accaduto nel passato con gli atti di intesa 2002/2005:” – continua la nota di Legambiente – “il tavolo parallelo sullo sviluppo insediato a Roma si perse strada facendo. Mentre all’Ilva veniva concesso - tra le proteste di Legambiente e una città silente - di incrementare produzione ed inquinamento”. La partita fondamentale, in realtà, si gioca soprattutto sulla riapertura dell’AIA . E’ in questa procedura che si decidono le modalità di gestione ambientale dell’Ilva. Legambiente si è già attivata ed attrezzata nel merito. Ha inoltrato al Ministero dell’Ambiente richiesta di partecipazione e consegnato una relazione descrittiva dei 26 punti che ritiene irrinunciabili (pur se non esaustivi) per la nuova AIA. L’associazione aveva peraltro già formulato osservazioni sui diversi pareri espressi, a partire dal 2009, dalla commissione IPPC, intervenendo anche sugli aspetti tecnici del processo produttivo dell’Ilva. Tali osservazioni sono state però scarsamente considerate da una commissione IPPC e da un ministero dell’ambiente (all’epoca Stefania Prestigiacomo) appiattiti sulle posizioni dell’Ilva. “L’obiettivo, con la riapertura dell’AIA, è sempre lo stesso” afferma Legambiente: “l’adozione delle tecnologie e delle prescrizioni più severe per poter drasticamente abbattere gli attuali livelli di inquinamento”. Legambiente, dopo i 26 punti, si predispone a redigere nuove osservazioni aggiornando quelle già presentate alla luce dei nuovi Bref (Migliori tecnologie ) approvati in sede europea. La riapertura dell’AIA per l’ILVA non è però sufficiente secondo l’associazione: occorre applicare l’accordo di programma sottoscritto l’11 aprile 2008 e riconsiderare tutte le AIA sinora concesse in rapporto alle criticità ambientali globali e tra loro interdipendenti del territorio. Infine, occorre chiarezza sulle bonifiche. Allo stato attuale non esiste alcuno studio o ricerca che quantifichi costi e personale necessario per risanare il territorio e indichi tipologie e modalità degli interventi necessari. Non solo; per quanto riguarda l’Ilva, la conferenza dei servizi sul SIN è ancora in corso e, dopo dieci anni di lavori, è ancora lungi dal concludersi. ll piano di caratterizzazione dell’Ilva non è stato ancora approvato definitivamente e di conseguenza neanche l’analisi di rischio e, men che meno, il progetto di bonifica. I provvedimenti di messa in sicurezza - sbandierati in questi giorni - imposti all’azienda da Ministero dell’Ambiente e conferenza dei servizi del SIN fin dal 2006, sono stati impugnati dall’Ilva ben cinque volte sino ad essere definitivamente affossati dal TAR con sentenza del 23 febbraio 2012. Più che la propaganda dunque, oggi occorre affrontare di petto questa situazione. Obiettivo prioritario è la stipula di uno specifico accordo di programma come già avvenuto per altre aree contaminate (il 16 aprile scorso ne è stato firmato uno sul SIN di Marghera - che ha una superficie persino maggiore di quello di Taranto - in cui, tra investimenti pubblici e privati, verranno mobilitati circa 5 miliardi di euro) e la chiusura al più presto di tutte le conferenze dei servizi sul SIN ancora in corso. Ma non basta. Se non si apporranno le dovute correzioni di ordine amministrativo, tecnico – progettuale e, se necessario, normativo, i provvedimenti assunti da conferenze dei servizi e Ministero dell’Ambiente continueranno ad essere bloccati dai vari TAR a Taranto come nel resto del Paese. E questa è ormai una vera emergenza che, se non affrontata, rischia di rendere “aria fritta” qualsiasi ragionamento sulle bonifiche in Italia. Legambiente Taranto e-mail: legambiente.taranto@legambiente.it

venerdì 26 agosto 2011

La giunta Stefano: un'opera buffa cancerogena!

Lettera aperta di ALTAMAREA al sindaco di Taranto
Stefàno ha tradito i cittadini ionici


Nell’agosto 2007 partirono da Taranto, caso unico in Italia, le “osservazioni del pubblico” nel procedimento del Ministero dell’ambiente per l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) di Ilva SpA stabilimento di Taranto. Con un documento di 87 pagine (tuttora presente sul sito di Minambiente) i cittadini dimostrarono che la documentazione presentata da Ilva era irricevibile. «Le criticità e le omissioni nella documentazione configurano un monumento alla supponenza di un’Azienda di rilievo internazionale consapevole di avere “buoni argomenti” per andare avanti per la sua strada, potendo trascurare impunemente norme, prescrizioni, raccomandazioni e impegni sottoscritti ed operare nel territorio con il piglio e l’indifferenza del “Colonizzatore”. In definitiva, la documentazione della domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale è incompleta, omissiva e non rispondente ai requisiti fissati dai D. Lgs. 59/2005 e 152/2006, ulteriormente specificati nella “Guida alla compilazione della domanda di Autorizzazione integrata ambientale” emanata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.»

Qualsiasi organismo pubblico avrebbe dovuto respingere al mittente quella documentazione ed avrebbe dovuto mettere subito in mora l’azienda. Questo non avvenne ma si firmò, in piena campagna elettorale, un inconcludente Accordo di Programma per l’area di Taranto e Statte di cui si sono perse le tracce. Poi ci fu il cambio del Governo ed iniziò un balletto di richieste di chiarimenti, integrazioni, approfondimenti e modifiche che si è protratto per 4 anni. Non è mai cessato il “pressing” dei cittadini sulle Istituzioni per ottenere dall’azienda la vera riduzione degli inquinanti emessi come è prescritto dalle norme italiane ed europee spesso recepite scorrettamente in Italia.

Nell’autunno del 2008, quel primo nucleo di “pubblico interessato” divenne “AltaMarea contro l’inquinamento”, che ha continuato ad operare su quella linea originaria, ormai apprezzata e sostenuta dall’opinione pubblica. Si ottenne la convergenza tra le amministrazioni comunali di Taranto e di Statte ed il movimento cittadino. Furono scritte le ineludibili prescrizioni che l’AIA di Ilva avrebbe dovuto contenere. Il relativo documento fu inviato al Ministero dell’ambiente a mezzo lettera/fax del Comune di Taranto prot. 709 del 29 gennaio 2009.

Quella lettera/fax fu firmata dai Sindaci di Taranto e di Statte e dai rappresentanti di 15 associazioni e comitati e fu sottoscritta da 45 Associazioni e Comitati, 5 Associazioni di categoria, 12 Ordini e Collegi professionali e 3 Sindacati che lo riconobbero come vademecum per gli interventi per la riduzione degli inquinanti emessi dallo stabilimento Ilva di Taranto. Queste cose vanno sottolineate anche come risposta alle meschinità del cosiddetto “fuoco amico”.

«I sindaci di Taranto e Statte – in virtù delle responsabilità e dei poteri ad essi attribuiti dalla vigente normativa di tutela della salute dei cittadini – ed il “pubblico ionico interessato” (associazioni ambientaliste e culturali, comitati, sindacati, ordini professionali, associazioni di categoria ed altri organismi ionici) PRESENTANO, al Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Marea, indicazioni ed osservazioni integrative sulla emananda AIA di Ilva Taranto.»

Tra le 29 indicazioni dei Sindaci citiamo:

- Incidere sui processi e sui livelli produttivi, in aggiunta ai sistemi di depurazione, in applicazione del principio di precauzione:
- Adottare per gli impianti maggiormente inquinanti misure di risanamento ambientale più incisive e supplementari rispetto alle MTD, come da art. 8 D. Lgs 59/2005;
- Imporre limiti di emissione molto più rigorosi e mirare a “ridurre al minimo l’inquinamento”;
- Adottare le migliori tecniche disponibili in assoluto, prescindendo da logiche di “compatibilità economica”;
- Applicare ad ACC/1 gli interventi di adeguamento previsti per ACC/2;
- Valutare la copertura dei parchi minerali e l’adozione di ambienti confinati per lo stoccaggio;
- Ristrutturare gli schemi idraulici prima degli scarichi a mare con monitoraggio degli inquinanti all’uscita delle singole unità;
- Non introdurre nel ciclo siderurgico l’uso del pet-coke.

Nel decreto del 4 agosto 2011 del ministro Prestigiacomo, con il quale viene rilasciata l’AIA all’Ilva, mancano anche le “Indicazioni dei Sindaci”. Di contro, il ministro sottolinea di rilasciare l’AIA avendo “rilevato che il Sindaco del Comune di Taranto non ha formulato per l’impianto specifiche prescrizioni ai sensi degli articoli 216 e 217 del Regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265”.
Il sindaco Stefàno deve chiedere scusa pubblicamente sia a quanti hanno firmato con lui o sottoscritto quei documenti che egli ha poi abbandonato, sia ai cittadini ionici che ritengono che le sofferenze ed i lutti dei loro parenti ed amici hanno molto a che fare con le emissioni in aria, acqua e suolo che provengono dagli impianti di Ilva Taranto.

L’ultima perla di questa Amministrazione comunale ce la offre il vicesindaco Cataldino. In un’intervista rilasciata il 25 agosto su un quotidiano dichiara: «Intravedo in loro (NdR: in Ilva) disponibilità a fare qualcosa di positivo per la città ma, intanto, chiedo al Gruppo Riva di accelerare gli investimenti per la sua ambientalizzazione spendendo i 400 milioni di euro previsti dall’autorizzazione integrata ambientale (AIA)». Ma da dove arrivano in Comune “bufale” come questa? Ma in Comune l’hanno letta l’AIA? In quale delle oltre mille pagine dell’AIA è scritto che Ilva farà investimenti per 400 milioni di euro per la sua ambientalizzazione? Il fatto è che forse hanno trasformato un “sono stati spesi 400 milioni” (dato che, per inciso, noi contestiamo da anni) in un “spenderanno 400 milioni”.

AltaMarea, battuta con ogni sorta di soprusi e illegittimità nella battaglia dell’AIA, non abbandonerà il campo. Intraprenderemo ogni azione giuridica ed amministrativa atta ad accertare e punire comportamenti ampiamente scorretti e illegittimi, ben sapendo che abbiamo davanti tempi lunghi ed incerti, per la presenza in ogni dove di fortissimi conflitti di interessi.

In più, ci adopreremo perché gli elettori ionici si ricordino e tengano conto del comportamento omissivo, ambiguo ed ondivago dei politici locali e nazionali di ogni schieramento e delle forze sindacali e datoriali che di fatto hanno lasciato carta bianca al ministro Prestigiacomo e alla sua inqualificabile commissione IPPC.

Quella di Altamarea è una battaglia di civiltà che potrà avere successo se sarà sostenuta da un popolo che si batte sul serio perché le “porcate” contro Taranto cessino una buona volta e perché al governo di questa città arrivino persone rigorose, preparate ed affidabili.

Taranto 26 agosto 2011

martedì 3 marzo 2009

La Regione rispetta gli impegni di Roma...

...e l'ILVA?

Con l'approvazione di un disegno di legge la giunta regionale pugliese ha deciso oggi di modificare le date entro cui i valori limite di immissione in atmosfera di Pcdd/F (diossina) degli impianti Urea esistenti in Puglia dovranno essere contenuti nel Protocollo di Aarhus. Si apprende da un comunicato della Regione Puglia. Gli esiti del Tavolo Tecnico riunito a Roma portarono, il 19 febbraio scorso, alla sottoscrizione di un Protocollo aggiuntivo all'Accordo di Programma sottoscritto a Bari l'11 aprile 2008. La Regione Puglia si impegno' a consentire allo stabilimento Ilva di Taranto l'applicazione del procedimento Urea finalizzato all'abbattimento delle diossine in un lasso di tempo prolungato sino al 30 giugno 2009. L'Ilva si e' impegnata a presentare entro il 31 dicembre 2009 un progetto ambientale per ridurre ulteriormente l'emissione di diossine fino allo 0,4 ng. Nel documento, approvato da tutte le parti sociali, si impegnava pertanto la Regione Puglia (art.1) ad emanare, entro e non oltre il 31 marzo 2009, una norma prioritaria che costituisca interpretazione autentica della legge regionale 19 dicembre 2008, il n.44. Il ddl approvato oggi - si legge nel comunicato della Regione Puglia - segna quindi il seguente calendario: a) a partire dal 30 giugno 2009: somma di Pcdd e Pcdf 2,5 ng TEQ/Nm3; b) a partire dal 31 dicembre 2010: somma di Pccd e Pcdf 0.4 ng TEQ/ Nm3.(Iris)

mercoledì 18 febbraio 2009

La "ministra" fa la preziosa...

Risposta del Ministero dell'Ambiente alla alla diffida di AIL, Comitato per Taranto, PeaceLink e UIL riguardo alla partecipazione del pubblico interessato alle procedure sull'Accordo di programma per le industrie tarantine

risposta Minambiente febbraio 2009

giovedì 12 febbraio 2009

Nuovi documenti sull'Accordo di Programma Area Industriale Taranto Statte


In data 11 aprile 2008 è stato sottoscritto a Bari, presso la Regione Puglia, un Accordo di Programma ai sensi dell’art. 5, comma 20, del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dal Presidente della Regione Puglia, unitamente a Ministero dell’interno, Ministero dello sviluppo economico, Ministero della salute, Provincia di Taranto, Comune di Taranto, Comune di Statte, APAT, ARPA Puglia, e ILVA SpA, EDISON SpA, ENIPOWER SpA, ENI SpA, Cementir Italia s.r.l., SANAC SpA e AMIU Taranto S.p.A.
In attuazione di quanto previsto all’articolo 7, comma 1, dell’Accordo di Programma i gestori firmatari hanno trasmesso al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e alla Regione Puglia il programma degli interventi previsti per adeguare gli impianti alle migliori tecniche disponibili, con i relativi termini di avvio, di attuazione e di completamento.
Tale documentazione è reperibile, per gli impianti di competenza statale, nell’apposita area Accordo di Programma all’interno della documentazione relativa al singolo impianto.

L’intera documentazione, comprendente anche gli impianti regionali, può essere consultata sull’apposito portale sul sito della Direzione Generale per la Salvaguardia ambientale:
Per visualizzarli cliccare su: www.dsa.minambiente.it
Sulla pagina web aperta cliccare su "Documenti"
Si aprirà una pagina con una tabella. Sotto la tabella, in fondo alla pagina, cercare il campo intitolato: "Sezione corrente".
Cliccare sulla freccina accanto a "Direzione Generale" e selezionare "ADP-Taranto e Statte".
Ci sono 10 pagine di documentazione su tutti i nostri mali!

sabato 10 gennaio 2009

L'ILVA dice che l'aria di Taranto è "normale"!!!

(Adnkronos) - "Per abbattere le diossine, Ilva si ferma alla sola urea? E' lecito chiederselo dato che la societa' ha inviato alla Commissione Nazionale Aia delle integrazioni al proprio progetto che sulla questione dell'abbattimento delle diossine confermano solo la volonta' di intervenire con il procedimento di additivazione dell'urea mentre escludono esplicitamente altre tecniche che pure vengono menzionate''. Lo ha dichiarato l'assessore all'Ecologia della Regione Puglia, Michele Losappio. Secondo quest'ultimo Losappio appare ''altrettanto singolare nella sua gravita', una affermazione contenuta nel capitolo delle 'considerazioni' quando Ilva afferma letteralmente che 'in definitiva nell'aria ambiente di Taranto, anche in prossimita' dell'area industrializzata, sono stati rilevati valori di Pccd/F (diossine e furani ndr) simili se non addirittura inferiori a concentrazioni riscontrabili in una qualsiasi area urbana che non giustifica quindi l'applicazione di misure restrittive di contenimento delle emissioni di Pccd/F. Questo documento si presenta pertanto - conclude Losappio - come un passo indietro perfino sulle intenzioni di intervenire entro il lontano 2014 annunciate da Ilva nel cronoprogramma e comunque come una conferma delle proprie scelte che sono in aperto contrasto con le disposizioni contenute nella legge regionale".

giovedì 30 ottobre 2008

La provincia di Collodi...pardòn, Taranto!


Si chiama Gianni Florido, è Presidente della Provincia di Taranto, è alfiere del Centro-sinistra ed è un inguaribile ottimista.
Crede infatti di aver tagliato le emissioni dell'Ilva con le sue dichiarazioni a Repubblica.
"Grazie agli atti di intesa - dice il Presidente della Provincia di Taranto - abbiamo imposto drastici abbattimenti delle emissioni".
Lo dichiara a Repubblica (cfr. http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/27593.html) ma non quantifica i "drastici abbattimenti".
Ma cliccate su http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/26188.html e scoprirete che è non è vero. Durante gli atti di intesa dal 2002 al 2005 si è verificato il trasferimento dell'area a caldo da Genova a Taranto e gli inquinanti non sono diminuiti ma aumentati, sulla base delle stime del registro INES:
Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) scaricati nell'aria: da kg 25913,9 a kg 31124,3 (+ 20,1%).
Gli IPA in mare sono passati da kg 2635 a kg 3070,9, (+ 16,5%).
Nel recente convegno del 9 maggio 2008 dell'Arpa Puglia "Taranto sotto la lente" è emerso un aggravamento dell'impatto inquinante della cokeria, la quale inquinerebbe oggi di più rispetto al periodo del suo sequestro e spegnimento (anni 2001 e 2002).
Il mercurio in mare sarebbe passato dai 118 chili del 2002 ai 665 chili stimati per il 2005.
Un file PDF con una ricerca di PeaceLink su "come siamo peggiorati" è qui www.tarantosociale.org/tarantosociale/docs/2656.pdf
Ci fermiamo qui e invitiamo solo i curiosi a spulciare i dati che sono disponibili sul registro INES (http://www.eper.sinanet.apat.it) per scoprire che quasi tutti gli inquinanti sono aumentati durante le trattative degli "atti di intesa".
In che cosa si siano intesi non è chiaro.
Ma comunque il Presidente della Provincia di Taranto merita un premio per il suo inguaribile ottimismo: merita il premio Pinocchio!

mercoledì 17 settembre 2008

Chi usa i cannoni e chi le fionde....

...in ogni caso la misura dell'aggressione all'ambiente ed alla salute è colma, la gente e le associazioni locali lo sanno ed esigono risposte.
Qualche amministratore (meglio tardi che mai) trova coraggio e alza la voce.
Qualcun'altro bisbiglia nel secchio (letterariamente tradotto dalla locuzione tarantina: parlà indr'u zzerule!).







domenica 7 settembre 2008

...ma da dove esce l'1%?

... se il limite europeo è 0,4 nanogrammi/mc? Misteri di Losappio!!!
Comunque come sempre i politici sono bravissimi ad inventare spauracchi e mamòni per evitare di "offendere la sensibilità (e le tasche) del paròn!".
Tutti contro la diossina mentre cielo e mare affogano di mercurio, pcb, metalli pesanti, nitrati, solfati e tanti gustosi idrocarburi normali o policiclici perfino aromatici!
Fieri di questa classe politica, applaudiamo e aspettiamo al varco...

da Gazzetta del Mezzogiorno

«Emissioni diossina sotto l'1% o l'Ilva sarà fuorilegge»

L'assessore regionale all'Ambiente, Michele Losappio, durante l'incontro di oggi con la direzione dello stabilimento siderurgico tarantino, ha ribadito che: se l'Ilva non riduce l'emissione di diossina al di sotto dell'1% del limite tollerabile, la Regione non firma, non dà il consenso all'Autorizzazione integrata ambientale

TARANTO - «Sull'accordo di programma la posizione della Regione Puglia, della Provincia di Taranto e dei Comuni di Statte e Taranto è univoca, cioè se l’Ilva non riduce l'emissione di diossina al di sotto dell’1% del limite tollerabile che noi abbiamo scelto come quota simbolica, noi non firmiamo, non diamo il consenso all’Autorizzazione integrata ambientale». Lo ha ribadito l’assessore regionale all’Ambiente Michele Losappio durante l’incontro avuto oggi con la direzione dello stabilimento siderurgico.
«Per andare sotto l’1% – ha sottolineato l’assessore – non basta la tecnologia dell’Urea, composto chimico da aggiungere al processo produttivo dell’agglomerato, che però può essere praticata subito, ma occorre anche innestare altre tecnologie. Noi vogliamo collaborare con il Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, ma ci sono ancora delle divergenze».
«In prefettura – ha proseguito – andremo ad analizzare la qualità degli investimenti e il cronoprogramma delle opere. Ci sono alcuni ritardi e di quanto sta accadendo chiederemo conto, anche se possono essere originati da problemi di carattere tecnico e possono avere delle giustificazioni».
Infine, Losappio ha precisato di avere chiesto all’assessore all’Ambiente del Comune di Taranto «di sbloccare quanto prima le autorizzazioni edilizie per la costruzione delle barriere nell’area dei parchi minerali. In questo modo toglieremo all’azienda ogni alibi per eventuali ritardi nel completamento delle opere di ambientalizzazione».

IL SIDERURGICO: GIA' INVESTITI 360 MILIONI
L'Ilva ha già investito 360 milioni di euro dei 470 milioni previsti con il piano di adeguamento delle migliori tecnologie per l’abbattimento delle emissioni inquinanti nello stabilimento di Taranto. Lo rende noto l'azienda in una nota con la quale illustra il programma delle opere.
“Alcuni interventi – è detto nel comunicato – sono stati realizzati, altri sono in corso di realizzazione ed altri sono da realizzare. Tra le attività più significative ai fini della riduzione delle emissioni inquinanti rientrano quelle previste per la cokeria, come l’adozione di nuove tipologie di macchine caricatrici con relativo adeguamento di piano e bocchette e l’adozione del sistema di captazione e depolverazione delle emissioni allo sfornamento coke delle batterie 3-6 con un impegno di oltre 120 milioni di euro”.
L'Ilva ricorda poi nella nota gli interventi per “l'impianto di agglomerazione con il rifacimento degli elettrofiltri e altri interventi atti a ridurre le emissioni convogliate quali la realizzazione di un impianto per l’additivazione di urea finalizzata alla riduzione degli attuali livelli di diossine nei fumi emessi dal camino E312”.
Infine, l’azienda evidenzia gli interventi per “le attività di manipolazione dei materiali solidi, tra cui la realizzazione della copertura dei nastri trasportatori delle materie prime dai moli (2ø e 4ø sporgente) ai parchi primari”.

PUGLIESE: TASSO INQUINAMENTO RESTA ALTO
«I controlli sulle emissioni di diossina vengono effettuati solo su 7 dei 278 impianti presenti all’interno dell’Ilva di Taranto e ci riferiamo alle emissioni convogliate, mentre non abbiamo dati su quelle diffuse. La situazione degli impianti è migliorata, ma il tasso di inquinamento resta alto». Lo ha detto il segretario regionale della Uil Puglia, Aldo Pugliese, nel corso del sopralluogo di verifica del protocollo d’intesa tenutosi questa mattina nello stabilimento di Taranto.
«Il programma di interventi per ridurre la diossina e ottenere il rilascio dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale – ha detto ancora – deve essere ultimato entro il 2014». «Mi sembra – ha aggiunto Pugliese – che i cittadini di Taranto non possano aspettare così tanto».
Secondo Pugliese, «le emissioni di diossina all’Ilva superano quelle di quattro paesi europei messi assieme: Gran Bretagna, Spagna, Svizzera e Francia. E non dimentichiamo che cinque aziende agricole presenti nella zona industriale di Taranto sono sotto sequestro perchè le mucche e le pecore non possono pascolare in quell'area risultata inquinata».

venerdì 29 agosto 2008

Non convince la svolta "ambientalista" di Losappio

Puglia – Quotidiano di vita regionale 28.08.2008

E quando contro se stessi?

Michele Losappio ha anticipato il rientro dalle ferie sui giornali per fare, sui rifiuti in arrivo dalla Campania in Puglia, discorsi più da ultrà dell’ecologismo che da assessore pugliese all’Ambiente. Ha detto a Repubblica di essere pronto a fare le barricate (titolo del giornale) al fianco dei cittadini di Bovino, in provincia di Foggia. Invece di essere dalla parte della Regione o della ragione (e quindi dello Stato) e di esortare i cittadini di Bovino o di altro Comune a contribuire pacificamente, come tanti altri d’Italia, ad eliminare un problema nazionale appena avviato a soluzione, Losappio non imita neppure il realismo del sindaco di Bovino.

*** Il Genio militare, com’era previsto, ha completato i lavori per attivare i binari della stazione ferroviaria. I treni merci trasporteranno i rifiuti a Bovino. Di qui, in Tir, i containers saranno trasferiti alla discarica di Savignano. I lavori sono terminati alcuni giorni fa. Quindi, treni e Tir non sono entrati in azione. “Voglio augurarmi che ci avvisino prima – dice giustamente il sindaco Dedda - altrimenti davvero ci stenderemo sui binari. Spero che tengano fede alle assicurazioni di concertare l’eventuale arrivo”.

*** Il sindaco dice di aver incontrato la settimana scorsa a Napoli il braccio destro di Bertolaso, che gli ha dato queste assicurazioni, e di essere determinato a farle rispettare, anche perché, aggiunge: “Capisco la solidarietà per la Campania, ma la Puglia ha già dato il suo contributo, bruciando le ecoballe e consentendo il transito dei camion della spazzatura sulla Candela-Accadia”. Discorso da pubblico amministratore responsabile e ragionevole, specialmente quando esprime il legittimo timore che “il provvisorio diventi definitivo”.

*** Al contrario, Losappio raccoglie quelli che Repubblica definisce i “boatos degli ambientalisti locali”, sui rifiuti che arriveranno a Bovino per i prossimi due anni. E, invece di calmare gli animi, dicendo che non può essere possibile, oppure di telefonare a Bertolaso o al suo braccio destro per verificare se questo “provvisorio può davvero diventare definitivo”, scende nelle barricate prima del sindaco e dei cittadini di Bovino. Come sempre l’ultrà dell’ecologismo sostituisce l’assessore all’Ambiente con interventi che possono creare anche problemi di ordine pubblico, per non parlare dei danni alle imprese. Basta indicare due esempi nella città de sequestri edilizi, il primo e l’ultimo: il raddoppio del porto di Bari e la ripresa dei lavori al sottoparcheggio di piazza Battisti a Bari continuano ad essere fermi da anni: la Regione di Losappio non ha la mezz’ora di tempo per completare col suo ok. l’iter di tutte le altre Amministrazioni Pubbliche.

*** Ma quello di ieri è stato un rientro incredibilmente negativo per Losappio. Un’altra sua intervista nella stessa pagina di Repubblica costringe i lettori a notare la stridente differenza tra la spazzatura in arrivo a Bovino dalla Campania e l’inquinamento dell’Ilva, nella seconda città pugliese, ormai da mezzo secolo. Come può lo stesso assessore regionale essere pronto alle barricate per i “boatos degli ambientalisti” di Bovino e non per la riduzione della diossina dello stabilimento siderurgico di Taranto?

*** Per Taranto si continua a convocare, più che a fare. Fra pochi giorni ci sarà una ennesima ricognizione in loco – spiega Losappio – per verificare come procede l’attuazione di impegni sottoscritti mesi fa, ancora una volta, dall’Ilva e quindi non onorati, se hanno bisogno di altre interminabili verifiche. Anzi, avrebbe dovuto risparmiarsele un Gruppo che è nettamente 1° in Italia, 3° in Europa e 12° nel mondo nella produzione di acciaio, dando lavoro a 25 mila famiglie e fatturando 10 miliardi di euro l’anno, con utili di 2,5 miliardi negli ultimi quattro.

*** Toccava al siderurgico provvedere da decenni al disinquinamento o essere costretto a farlo dalla Regione per prima non certo con gli incontri, le ricognizioni, eccetera. Invece siamo tuttora fermi a Losappio che a Bovino è pronto alle barricate, mentre per l’Ilva, dopo ben tre anni da assessore, si limita a dire nell’ultima sua nota riportata da Repubblica che “all’incontro del 17 l’Ilva si presenta dopo aver incassato dal ministero la sconfessione dei dati allarmanti rilevati dall’Arpa sui camini. La Regione non vuole lasciare nulla al caso”. Addirittura non vuole lasciare nulla al caso.

*** “I report che le strutture assessorili hanno fornito non sono incoraggianti: delle opere concordate è stata realizzata la metà. Un 25 per cento – spiega Losappio – sarebbe in corso: c’è da capire che fine hanno fatto i lavori dell’altro 25 per cento. Tra questi ci sarebbero le barriere vegetali che dovrebbero difendere Statte dalle polveri delle acciaiere soffiate dal vento”. E chi è pronto alle barricate per Bovino aspetta tre anni per un semplice “c’è da capire”, sulle polveri respirate non solo a Statte? E quando gli assessori come Losappio faranno le barricate finalmente contro se stessi?

martedì 5 agosto 2008

rassegna

Da non perdere la rappresentazione Terra Nera, in scena alla masseria Calvello da oggi a domenica, tratta dal romanzo dell'operaio scrittore. Un'altra classe operaia c'è e va sostenuta ed apprezzata!


Anche il Corgiorno pubblica il nostro comunicato

Ecco il comunicato soft-politichese di confindustria... L'arte di difendere gli amici senza scoprirsi troppo...

E mentre si lotta con la grande industria... la Regione apre al strada ai dissalatori...

lunedì 4 agosto 2008

Rassegna Comitato

Comunicato stampa del Comitato per Taranto

Perché morire d'acciaio, quando altrove si convive, e bene con l'acciaio?


Quando le cose diventano serie, dopo anni di denunce e di amare, inascoltate constatazioni, non ci vuole molto a capire chi è seriamente interessato al futuro di questa città e dei suoi cittadini e chi, per ignoranza, ottusità o, nulla può escludersi, colpevole connivenza, getta il fumo dell'allarmismo occupazionale a discredito e offesa degli altri.
E' il caso delle gravi accuse mosse al dott. Assennato dell'ARPA Puglia da parte di chi si fa portavoce dell'ennesimo ricatto occupazionale per screditare il lavoro di titolati professionisti e ignorare le stesse aspirazioni di tutta la cittadinanza.
In una corposa relazione, l'ARPA, valutando tutte le variabili di emissioni e le caratteristiche degli impianti di produzione, giunge alla conclusione che per determinate attività, la concomitanza con le aree residenziali, anche prevedendo tutti i sistemi di abbattimento ad oggi conosciuti, risulta incompatibile per gli effetti nocivi che comporta alle persone ed alle cose.
Da lì, sulla falsariga di illustri casi di città che hanno messo in primo piano la salute dei cittadini e l'immagine del loro territorio (che non sono chiacchiere ma si traducono in pochi anni in benessere e sviluppo), nella relazione, si prospetta il ridimensionamento di tali settori.
Da qui a parlare di licenziamenti, chiusura dello stabilimento, fallimento dell'economia urbana, il passo è lungo quanto il metro dell'ignoranza e del populismo.
Questa situazione permette al contrario all'azienda siderurgica di “prendere tempo” non rispettando pienamente gli impegni sottoscritti.
A tal proposito se da un lato l'abbassamento dei livelli di diossine e furani avvenuto contestualmente all'applicazione del procedimento dell'urea da parte dell'Ilva di Taranto, ci pare un passo in avanti, la stessa sperimentazione risulta ancora essere per noi insoddisfacente.
Si è dovuto attendere tutti questi anni e le analisi dell'Arpa Puglia perché si cominci a sperimentare la riduzione delle emissioni devastanti?
In ogni caso l'accordo di programma e il rilascio dell'AIA vertono su fatti concreti e tecniche di gestione e abbattimento che dovrebbero essere sperimentate e attuative. Gli impegni presi dall'azienda vanno comunque mantenuti e integrati ai fini del rilascio dell'Autorizzazione che, lo ricordiamo, fa riferimento a precisi regolamenti europei, il rispetto dei quali è dovuto e comporta in caso contrario pesanti sanzioni che ricadrebbero sulle “tasche degli italiani”.
Resta il fatto evidente che secondo l'ultimo rapporto redatto e pubblicato dall'ARPA Puglia, anche dopo l'applicazione di un’aggiunta di urea al materiale alimentato alle due linee, “le concentrazioni rimangono tuttavia più alte rispetto ai valori conseguibili dopo l’adozione delle BAT, e adottati quali valori limite alle emissioni di PCDD/F in altri paesi europei e nella stessa Italia”.
Questi dati dunque mostrano un quadro decisamente negativo: una situazione ambientale che suscita forti preoccupazioni.
Ed allora ribadiamo anche questa volta che è necessario abbattere l'impatto ambientale non solo attraverso l'applicazione del procedimento dell'urea ma anche mediante l'impiego di altre tecnologie oltre le note BAT.
Un esempio è rappresentato da metodi innovativi a basso impatto ambientale per l’industria siderurgica. Si tratta di sistemi per la produzione di ghisa e il trattamento dei gas di scarto della sinterizzazione che consentono di ridurre del 90% rispetto ai metodi tradizionali le emissioni di sostanze inquinanti.
La tecnologia in questione Meros - Maximized Emission Reduction of Sintering - il più moderno sistema per abbattere le emissioni nel settore - è stata adottata e applicata nello stabilimento di Linz, Austria: Il sistema consente di ridurre di oltre il 90% le emissioni di polveri, metalli pesanti, composti organici e SO2.
Nello stabilimento di Pohang, città portuale della Corea del Sud, l'impianto Finex brevettato da una nota società europea non solo fa risparmiare energia, riducendo l'inquinamento ma diminuisce anche i costi di produzione di circa il 15% rispetto ad un altoforno tradizionale. Notevole anche l'impatto ambientale: Finex genera il 90% in meno di sostanze nocive e l'inquinamento dell'acqua è sceso del 98%.
Questo ci fa capire oggi che produrre acciaio con costi ambientali ridotti è una realtà oramai consolidata non solo nei paesi occidentali ma persino in altre realtà che spesso etichettiamo come “arretrate” ma che nella capacità di essere lungimiranti, competitive e al passo coi tempi hanno riconosciuto la strategia vincente dello sviluppo.
La strada verso il recupero di un rapporto corretto con la grande industria, da noi più volte sottolineata e tecnicamente sostenuta dall'ARPA, deve passare per l'installazione di sistemi per il campionamento continuo dei macro e micro inquinanti e per il monitoraggio 24 ore su 24 delle fonti di emissione. A fronte di costi ridottissimi, si doteranno gli organi di controllo di un sistema di verifica dell'affidabilità delle strategie adottate, superando per sempre il sistema di stime, proclami, allarmismi e accuse reciproche, che contrappone il profitto all'interesse della collettività

Spesso gli ambientalisti sono tacciati come cittadini "del no", come coloro che negano sempre ogni proposta di "progresso e sviluppo" in nome di un famigerato ostruzionismo ad oltranza che vorrebbe congelare tutto.
Prendersi cura del proprio futuro e di quello della città in cui si vive vuol dire anche saper dire no a proposte che dietro il paravento dello sviluppo affossano ancora di più il territorio, ma significa anche produrre tante proposte concrete e scientifiche per migliorare in una prospettiva di medio termine.
Negare l'evidenza di un'economia dipendente dalle multinazionali, da una classe imprenditoriale straniera che brucia il territorio in nome del profitto e conserva una situazione occupazionale fatta di precariato, subappalti e mortalità diffusa, questo è il vero no che ammazza lo sviluppo. Un solo no che per decenni ci ha reso sudditi e che per la serietà e professionalità di cittadini volenterosi e di tecnici onesti, forti di leggi europee più partecipative e trasparenti, forse, sarà superato e diventerà si alla salute e all'amore per la propria terra.

mercoledì 30 luglio 2008

Caro Silvio ti scrivo...

Si trasmette in calce la lettera del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi sulla questione delle emissioni di diossina dallo stabilimento ILVA di Taranto.


Caro Presidente del Consiglio,

Taranto è una città splendida ma sofferente. La fabbrica – la grande fabbrica che doveva essere il suo polmone produttivo, simbolo e vita della città – sembra essersi rovesciata contro le attese e le speranze di una intera comunità.
Inquinamento, malattie tumorali, distruzione del territorio, lo sfregio di interi quartieri condannati a vivere senza poter aprire le finestre: queste sono le immagini che compaiono nelle lettere e nei disegni che i bambini tarantini ogni giorno mi inviano. (Lettere e disegni che ho voluto raccogliere in un libro che Le invio come un promemoria oltre che come un dono). Talmente alta è la soglia di allarme fra i cittadini che oggi qualsiasi tipo di attività e di impresa viene considerata (e contrastata) come se fosse un colpo di grazia alla tempia di una città allo stremo.
In questo contesto la Regione Puglia è intervenuta per modificare, per riequilibrare, per provare a coniugare le ragioni della salute e quelle del lavoro.
E’ stato sottoscritto un protocollo di intesa che ha coinvolto ILVA e tutte le parti sociali, un accordo di programma con il Ministero dell’Ambiente ha indirizzato le procedure di AIA (autorizzazione integrata ambientale).
Il tutto per modificare in concreto le condizioni ambientali, per ridurre l’inquinamento, per far respirare la gente e dare una speranza di futuro.
Alcuni obiettivi sono stati raggiunti: 72 progetti di risanamento ambientale in ILVA sono stati già realizzati, un’altra sessantina sono in corso o programmati, è stato rimosso l’amianto,
dismesse le apparecchiature al PCB, ridotto il cumulo di olivina, applicata una sperimentazione sulle diossine per ridurne la carica distruttiva, migliorate le emissioni in atmosfera, ma tutto questo non basta.
Altre città, come Genova, si sono semplicemente liberate della fabbrica ed hanno visto repentinamente cambiare la loro vita e riscoperto il colore del cielo.
A Taranto questo non è possibile ma non è possibile neanche continuare così, con piccoli miglioramenti segnati su un calendario troppo lungo. La città non ne può più. Il management dell’Ilva sa che abbiamo perseguito con realismo e rispetto l’obiettivo di una radicale ambientalizzazione delle strutture produttive del colosso siderurgico. E quel management non può replicare alle spasmodiche attese della città minacciando, sia pure velatamente, il ricorso al ricatto occupazionale. Occorre fare scelte coraggiose, scelte non più
procrastinabili, scelte di vita.
Ecco perché la Regione intende chiedere ed ottenere da ILVA interventi efficaci, ecco perché non possiamo accontentarci di spalmare in 5 anni una riduzione significativa delle diossine, ecco perchè Le chiedo di aiutarci cambiando quella norma che stabilisce un limite così alto a questo veleno che vi rientra tutto.
E’ la stessa richiesta che ho avanzato al precedente Governo e che Le rinnovo per conto di tutti i pugliesi. In attesa di un gentile riscontro, La saluto cordialmente.

venerdì 4 luglio 2008

L'ultimo tabù è l'ILVA!

... come non essere d'accordo...
Quando Federico Pirro va in vacanza anche il Corsera si accorge di Taranto...