lunedì 5 dicembre 2011
giovedì 31 marzo 2011
Fortuna che UE'
(ASCA) - Roma, 31 mar - ''La condanna europea nei confronti dell'Italia e' ineccepibile. In Italia, infatti, ci sono tuttora grandi impianti industriali che continuano ad emettere inquinanti in aria, acqua e suolo e ad operare al di fuori delle regole decise a livello comunitario''. Cosi' Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente ha commentato la condanna dell'Italia da parte della Corte europea di giustizia per la violazione della direttiva sulla prevenzione e riduzione integrate delle emissioni inquinanti dagli impianti industriali (direttiva Ippc, 2008/1/CE).
'Ancora molti siti industriali italiani - ha aggiunto Ciafani - sono privi delle nuove Autorizzazioni integrate ambientali (Aia) che dovevano essere rilasciate gia' dalla fine del 2007. Ne e' esempio l'Ilva di Taranto, uno dei piu' grandi complessi industriali d'Europa, noto negli anni scorsi per le sue elevate emissioni di diossina e per quelle di benzo(a)pirene. Ma anche per questo cancerogeno invece di intervenire per abbassarne le emissioni, il Governo con il recente Dlgs 155/2010 ha prorogato l'entrata in vigore del valore limite al 2012. Ci auguriamo pertanto che, dopo questa condanna, la Commissione Aia e il Ministero dell'Ambiente concludano al piu' presto le procedure di autorizzazione, evitando scorciatoie pericolose, che al danno farebbero seguire una imperdonabile beffa'.
Ritardi anche per quanto riguarda i registri Ines (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) e E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register) previsti sempre dalla Direttiva Ippc per il censimento delle emissioni inquinanti provenienti dagli impianti industriali.
'Anche in quest'ambito - denuncia Legambiente - l'Italia e' in forte ritardo: la sua validazione dei dati e' ferma al 2006 e ancora non ha aggiornato il registro nazionale con i dati del 2007 e 2008'.
sabato 26 giugno 2010
Codice Ambientale più "ambientale"!
Il provvedimento era stato approvato in via preliminare dal CdM dello scorso 13 maggio, ha quindi acquisito i pareri che prevedono modifiche, presentati negli ultimi giorni dalle competenti commissioni di Camera e Senato e dalla Conferenza Unificata Stato/Regioni, convocata appositamente in seduta straordinaria il 22 giugno scorso, dato che i tempi per le modifiche sarebbero scaduti entro il prossimo 30 giugno.
Le nuove modifiche intervengono innanzitutto a chiarire una questione di principio: l'ambiente è un bene meritevole di tutela in sé e non più in quanto strumentale alla qualità della vita umana. E i principi generali sono adottati in attuazione del dettato costituzionale, degli obblighi derivanti dal diritto internazionale e dal diritto comunitario. Eventuali deroghe, modifiche o abrogazioni sono previste purché garantiscano anche il rispetto delle competenze delle regioni e degli enti locali.
Il correttivo nella parte I delle disposizioni comuni richiama e codifica i principi fondamentali dell'azione ambientale: il principio di precauzione, la nozione di prevenzione, il principio della correzione dei danni provocati all'ambiente, il principio ‘chi inquina paga' che individua i soggetti che hanno l'obbligo di farsi carico dei costi derivanti dall'attività di prevenzione dei rischi nonché di riparare i danni eventualmente provocati, siano esso soggetti pubblici o privati. E recepisce inoltre anche il principio, in linea con alcune sentenze della Consulta, che nei casi in cui è previsto il potere sostitutivo del Governo, rimane salvo il potere delle regioni di prevedere poteri sostitutivi, in caso di inerzia o inadempimento di un ente competente, come può essere il comune.
Nelle modifiche alla Parte II spicca l'ingresso ufficiale della disciplina sull'autorizzazione integrata ambientale (Aia) nel Codice ambientale.
L'Aia, nel caso di opere di competenza statale viene assorbita dalla procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), pertanto quando questa è obbligatoria, il proponente è dunque obbligato a presentare da subito la documentazione delle informazioni richieste anche per l'Aia.
L'ultima parte del correttivo si riferisce alla Parte V, ovvero quella che riguarda la tutela della qualità dell'aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera.
In questo caso le novità riguardano una revisione concettuale della nozione di impianto.
Da quanto scrive Italia oggi, infatti, nel correttivo non si parla più di impianto, inteso come elemento singolo che svolge una determinata attività, ma di stabilimento, ovvero il complesso di uno o più impianti presenti in una determinata area. Una rivisitazione importante ai fini delle emissioni e che sembra destinata a portare una rivisitazione a cascata di tutte le norme che attualmente regolano la materia e che si riferiscono ai singoli impianti.
Le modifiche attribuiscono poi al ministero dell'Ambiente il controllo delle piattaforme off-shore e dei terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto off-shore.
Cambia anche la durata dell'autorizzazione ai limiti di emissione non più di quindici ma di dieci anni e l'autorità competente può imporre il rinnovo anche prima della scadenza se risulti necessario per rispettare i valori prescritti dai piani regionali.
Sarà un nuovo decreto del ministero Ambiente a rivedere gli attuali valori limite alle emissioni previsti negli allegati del dlgs 152/2006, con la possibilità però da parte delle autorità competenti di stabilire valori limite più stringenti in sede di adozione dei piani e dei programmi di qualità dell'aria.
Quindi i piani regionali di qualità dell'aria acquisiscono il potere di imporre nuovi requisiti tecnico-costruttivi e valori limite di emissione più severi di quelli statali.
Servirà poi un'autorizzazione anche per le modifiche degli impianti, così come il trasferimento di uno stabilimento da un luogo ad un altro, a differenza di quanto previsto nel testo approvato a maggio che lo imponeva solo per i nuovi impianti.
Nel correttivo vengono infine elencati gli impianti e le attività in deroga, in particolare per gli impianti termici civili si precisa che la disciplina speciale si applica soltanto a quelli con potenza termica nominale inferiore a 3 MW, mentre sono invece sottoposti alla disciplina ordinaria gli impianti con potenza termica nominale uguale o superiore a 3 MW in quanto non si differenziano, sul piano delle emissioni in atmosfera, dai normali impianti industriali. (greenreport)
martedì 13 aprile 2010
L'Italia ferita nell'ambiente dalle parole dei ragazzi
Brevi reportage sulle condizioni dei fiumi. Analitici racconti sulla distruzione delle sempre più rare isole di verde in città. Sondaggi sulle opinioni dei giovani effettuati nei centri commerciali. Testimonianze di amarissimi disvelamenti sulla condizione della propria città e accorate dichiarazioni d'amore nei confronti degli animali e degli spazi a rischio nel nostro territorio. Tantissimi gli articoli che sono arrivati dalle oltre seimila scuole che partecipano al progetto di Repubblica@Scuola in occasione del concorso indetto dal Festival internazionale di giornalismo di Perugia e dal nostro giornale.
A vincere il concorso è Clara Macor, studentessa del Liceo Classico Alessandro Volta di Como. Clara sarà così l'inviata di Repubblica.it al festival e, il 21 aprile a Perugia, potrà incontrare e intervistare Leo Hickman, "firma" del Guardian ed esperto mondiale di ambiente.
Le colpe dell'Italiano Medio. Nel suo articolo, dall'esplicativo titolo "L'Italiano Medio", la studentessa ha messo in evidenza le contraddizioni, in tema d'ambiente, tra le opinioni e i comportamenti di ciascuno di noi: "Si fuma l'ultima sigaretta, la finisce e butta il mozzicone a terra, l'Italiano Medio. L'Italiano Medio si lamenta riguardo il "problema rifiuti", eppure non contribuisce a risolverlo. L'Italiano Medio si sposta solo ed esclusivamente in macchina. L'Italiano Medio odia lo smog. Egli pensa: "Non va bene così", ma non muove un dito per cambiare la situazione. Dal nord, al sud. Nessuno si salva. Dal petrolio nel Po alla Napoli dei rifiuti. L'Italiano Medio sa che ci vogliono anni per smaltire la plastica, la carta e tutto il resto. L'Italiano Medio butta piattini e fazzoletti di carta nell'erba fresca. L'Italiano Medio è così pigro che, anche con il cestino a mezzo metro di distanza, preferisce far cadere i suoi rifiuti sul terreno. "Tanto da solo non posso cambiare il Mondo" dice: e non li raccoglie. Questa è l'Italia".
Diossina a Taranto
di alkor2a (Medie Inferiori ) scritto il 27.03.10
Sono nato e cresciuto in una città chiamata Taranto: per me è sempre stata una città meravigliosa e nessuna è come lei. Mi piace perché ha due mari, Mar Grande e Mar Piccolo che i cittadini sfruttano coltivando i mitili più buoni di tutto il bacino mediterraneo; mi piace perché ha una grande storia, capitale della Magna Grecia e acerrima nemica dell’Impero Romano; mi piace anche per via dei suoi bei colori sfumati sul rossastro.
Da quando sono nato c’è una enorme industria siderurgica chiamata inizialmente Italsider e poi Ilva, che emana fumi da alcune ciminiere che per me sono quasi parte integrante della cittadina e ne esaltano le caratteristiche. Mi hanno sempre affascinato anche quelle piccole polveri trasportate dal vento, che coprono strade, palazzi, muri, monumenti……. e li rendono di un colore rossastro che tanto mi piace.
Pensavo inizialmente che tutti questi fossero una caratteristica “speciale” di Taranto: ma invece no. Crescendo ho scoperto che in tutta Italia le città sono molto diverse dalla mia. Avendo la possibilità di viaggiare ho scoperto che alcune città italiane sono più pulite, senza quei nuvoloni rossi sulla città, ma soprattutto hanno un aria più leggera rispetto alla nostra. Infatti tornando a casa ho notato che molte volte non riuscivo proprio a respirare per via dell’aria pesante che c’è in città.
Guardandomi intorno per la città ho notato strane cose. Sui balconi dei palazzi ho letto vari slogan tra cui il più comune è “Ti svegli la mattina respirando la diossina”. Questi slogan li ho ritrovati anche in alcune manifestazioni cittadine contro l’Ilva per la diossina che emana nell'atmosfera. Io, però, prendendo parte a queste manifestazioni sentivo sempre e ovunque parlare di diossina e mi chiedevo: Cosa è la diossina?
Essendo un po’ più grande mi sono documentato leggendo libri a riguardo, leggendo quotidiani cittadini, ma soprattutto facendo ricerche su internet ed ho potuto dare tante risposte alla mie domande. Ho scoperto che la diossina è il problema principale della mia città perché si va ad accumulare nei grassi degli esseri viventi, e anche se ne respiriamo poca, ne mangiamo tanta.
Mi chiedevo: Come si mangia la diossina? Semplice, intorno allo stabilimento dell’Ilva ci sono grandi pascoli di ovini, bovini e suini che mangiano il foraggio lì coltivato: è come se gli animali mangino solo diossina che poi automaticamente si trasferisce sulle nostre tavole causandoci gravi danni alla salute. Ho anche letto che Taranto è la città che emana circa il 93% della diossina prodotta in Italia e circa l’8,8% di quella europea, pertanto ha il primato della città più inquinata al mondo. Ho scoperto anche che Taranto emana una quantità di diossina all’anno che è quasi il triplo dei limiti imposti dall’Unione Europea; inoltre a Taranto ci sono circa 1200 decessi l’anno per via dei tumori causati dall’inquinamento. Ma ancor più grave, il WWF e la Legambiente hanno denunciato il Comune, la Provincia e l’Ilva per aver firmato un accordo che ha concesso all’Ilva il permesso speciale per emanare più diossina di un inceneritore, ma a questi incontri ed in tribunale non si è mai presentato nessuno. Quindi è evidente che nessuno vuole risolvere il problema.
L’inquinamento di Taranto non è dovuto solo alla diossina ma anche alle polveri sottili prodotte dai parchi minerali lasciati all’aperto dall’Ilva: quando si alza il vento, le polveri volano per tutta la città andando a ricoprire tutto ciò che incontrano sul loro cammino. Solo ora so cosa è quella polvere rossastra che tinge le nostre nuvole e ricopre la città, che mi sembrava tanto speciale. Ma ancor più grave è sapere che queste polveri causano tumori se respirate. La gente del luogo si chiede: Perché i parchi minerali devono essere all’aperto? Questo è quello che mi chiedo anch’io. A Taiwan, per esempio, sede di un’altra grossa industria siderurgica, le polveri minerali vengono messe al coperto evitando dunque questi problemi. Forse la copertura non si può realizzare perché costa troppo, ma almeno si eviterebbe di danneggiare la salute dei cittadini.
Costruendo l’Ilva si è tralasciato il problema della salute dei cittadini, infatti dal 1971 al 1996 il numero dei morti a causa dei tumori è quasi raddoppiato: si è pensato solamente all’arricchimento di alcune persone e della città, dando lavoro a migliaia di operai.
Penso che l’Ilva abbia dato molte opportunità di lavoro però abbattendola definitivamente si verrebbero a creare nuovi posti di lavoro, per esempio operai addetti allo smantellamento dell’area. Per me, chiudendo l’Ilva, Taranto potrebbe ridiventare una città pulita, bella e con una grande storia, e successivamente piena di turisti. Sicuramente togliendo l’Ilva verrebbero meno i posti di lavoro però la salute dei cittadini è certamente la cosa più importante per una città. Inoltre mi lamento di un’altra cosa: se l’Ilva deve essere presente sul nostro territorio perché non si controllano i livelli di inquinamento? Oppure perché, data questa situazione, non intervengono il Governo italiano e l’Unione Europea?
Spero che i miei desideri vengano esauditi perché nessuno in Italia e nel mondo sa come noi tarantini viviamo e spero che il territorio tarantino diventi una meta turistica grazie alla rivalutazione delle sue risorse naturali, storiche e culturali. Per ora sono solo desideri e chissà se verranno esauditi. Io sento di amare ancora la mia città ma vorrei che lei amasse di più me.
(clicca qui per andare al sito di Repubblica e votare questa lettera)
mercoledì 3 marzo 2010
Buon viaggio...
Il nuovo libro di Luca Carra e Margherita Fronte ripercorre il Paese seguendo il filo conduttore del rapporto tra inquinamento ambientale e salute.
Qual è davvero il legame tra ambiente e salute? Si può affermare che esiste un rapporto di causa diretta fra l'inquinamento, in qualunque sua forma, e l'incidenza delle malattie? E qual è lo stato di salute dell'Italia dal punto di vista dell'inquinamento ambientale? Luca Carra e Margherita Fronte hanno cercato la risposta queste e ad altre domande. Il risultato è un libro uscito di recente, "Polveri & veleni. Viaggio tra salute e ambiente in Italia", Edizioni Ambiente.
In trenta capitoli e trenta aree tematiche gli autori risalgono la penisola attraverso i territori interessati dai temi dell'inquinamento e della salute, passando per i siti industriali di bonifica e le zone con intense attività industriali, come Gela, Porto Marghera, l'Ilva di Taranto, fino alle grandi aree avvelenate dalla diossina. "Sono siti molto estesi - spiega Luca Carra, giornalista che da anni si occupa di scienza e medicina e presidente di Italia Nostra Milano -, messi insieme occupano il 3 per cento del territorio nazionale. Abbiamo cercato di studiare il rapporto tra l'inquinamento ambientale e tumori, malformazioni, ricoveri in ospedale, decessi".
Un rapporto che ha decine di declinazioni, anche le meno conosciute e divulgate. "Non solo il traffico che avvelena l'aria nelle città e in Pianura Padana - continua Carra -, ma anche gli effetti della diossina e di sostanze simili, che interferiscono sul sistema endocrino e causano malattie ormonali. E ancora i veleni del suolo, dell'acqua, la differenza tra l'agricoltura fatta con i pesticidi e l'agricoltura biologica, l'impatto sulla salute dell'inquinamento acustico e quello dell'inquinamento elettromagnetico, i cui termini sono ancora poco definiti". Senza dimenticare l'effetto sull'organismo dell'alimentazione e degli stili di vita, del fumo, dell'alcol e dello stress.
Ma quanto influisce l'inquinamento sulla salute degli italiani? "Secondo l'Oms - risponde Carra -, almeno il 10-13 per cento delle malattie ha causa ambientale. Tuttavia raramente la causa ambientale è monofattoriale nel determinare la patologia, più spesso è uno dei fattori scatenanti. Per questo è difficile stabilire con precisione il rapporto tra ambiente e salute, l'epidemiologia ambientale è una disciplina molto complessa. È un argomento da trattare con equilibrio, senza catastrofismi. Ma di certo l'intreccio tra inquinamento e salute è molto stretto e migliorando l'ambiente si ottengono effetti positivi sull'organismo e sulla vita delle persone". (humanitasalute)
martedì 2 febbraio 2010
Vendola: note di dissenso
Gigi Zazzera (Terranostra)
So che sto per dare grosse delusioni ai supporters di Vendola e, di riflesso, fiato alle trombe degli elettori di destra, ma qui è in gioco il futuro della mia città e, sinceramente, non me ne frega niente delle battaglie per la conquista delle regionali pugliesi. Spero anche che (per un pò) non mi si accuserà di puntare il dito solo contro Ponzio Pilato Romani, visto che sto per parlarvi di Vendola, lo smemorato di Terlizzi. Tutti ci siamo sentiti rassicurati dalla presenza di Vendola al corteo No-Petrolio e dalle parole da lui pronunciate il giorno prima: “Qualunque ritorno a una idea antica di crescita economica fondata sullo stupro ambientale da noi sarà rigettata con fermezza e determinazione… Il nostro petrolio sono i giovani, sono i ricercatori, sono i talenti.” Belle parole, perché i FATTI o le OMISSIONI sono di tutt’altro segno da parte di TUTTI, destra e sinistra, Romani e Leoci, Prestigiacomo e Vendola. Vendola, dicevo… Mi è costata fatica (e tempo) spulciarmi qualche annata del Bollettino Ufficiale della Regione Puglia, anche perchè la lettura (in puro burocratese) di leggi e decreti non è particolarmente piacevole: ho altri gusti letterari e lo slalom fra note ed allegati, relazioni e proposte, alla mia età mi sfianca. Ma ne è valsa la pena. Il giorno che Vendola deve aver cancellato dalla sua memoria (ma noi stiamo qui a rinfrescargliela) è quello del 12 febbraio 2008, quando la GIUNTA Regionale Pugliese si riunisce e delibera (nella stessa seduta) ben 6 provvedimenti a favore dello “stupro ambientale” per usare le parole del Nichi. Le delibere (ripeto, tutte del 12 febbraio 2008) sono le seguenti:
* n.131 Istanza permesso di ricerca idrocarburi “Fiume Bradano”
* n.132 Piano Regionale Attività Estrattiva – Proroga termini prosecuzione attività estrattiva.
* n.133 Concessione di coltivazione idrocarburi “Torrente Celone” Istanza variazione integrativa programma lavori.
* n.134 Istanza permesso di ricerca idrocarburi “Monte Carbone”
* n.135 Istanza permesso di ricerca idrocarburi “Manduria”
* n.136 Istanza permesso di ricerca idrocarburi “Massafra”
In TUTTI i sei casi la “Giunta delibera di esprimere il proprio ASSENSO” su relazione dell’Assessore all’Ecologia, Prof. Michele LOSAPPIO. Non ho qui lo spazio per dettagliare ogni singola delibera, anche perché non voglio toglierVi il piacere (!!!) di leggervele da soli, ma un piccolo riassunto posso tentarlo. Quattro delibere (131, 134, 135, 136) si riferiscono ad Istanze di permesso di ricerca idrocarburi: in pratica sono casi gemelli di quello della famosa lettera “smarrita”. In questo caso la Regione non ha smarrito nulla e ha dato il proprio assenso ai campi petroliferi (in terraferma) denominati “Manduria”, “Massafra”, “Fiume Bradano” e “Monte Carbone”. Quest’ultimo (delibera n.134) si riferisce ad una zona a cavallo tra le province di Bari, Taranto e Matera ed interessa i comuni pugliesi di Altamura, Santeramo, Laterza e Ginosa; prevede entro tre anni lo scavo di un pozzo esplorativo della profondità di 4.000 metri, Sotto il coperchio “Manduria” (delibera 135), che interessa una zona di 959,40 Kmq, ci sono 30 comuni, quasi tutti ricompresi nel versante orientale della Provincia di Taranto, capoluogo compreso (Manduria, Maruggio, Avetrana, Crispiano, Statte, San Giorgio, Monteiasi, San Marzano, Sava, Grottaglie, Carosino, Monteparano, Torricella, Lizzano, Faggiano, Rocca Forzata, Fragagnano, Montemesola. Tra i Comuni di Brindisi e Lecce vi sono San Pancrazio Salentino, Francavilla Fontana, Oria, Villa Castelli, Erchie, Torre S. Susanna, Porto Cesareo, Salice Salentino e Nardò). Sotto il titolo “Massafra” (956,20 Kmq da esplorare) per un investimento di oltre 6 milioni di euro, i comuni interessati sono 14 distribuiti tra le province di Bari, Taranto e Matera ed includono Ginosa, Laterza, Altamura, Santeramo, Acquaviva, Gioia, Castellaneta, Mottola, Palagianello e Palagiano. La delibera 133 si riferisce ad un’area che è a soli 6 chilometri a sud di Foggia. Per finire volevo pregare il vice presidente del Consiglio regionale, Luciano Mineo (Democratici di Sinistra) e il consigliere regionale Paolo Costantino (Democratici di Sinistra), che sono entrambi tarantini di dare una mano a Vendola perché gli torni la memoria. All’epoca dei fatti tennero anche una conferenza stampa, nella quale garruli e queruli dichiararono testualmente: «L´annuncio di questi investimenti corposi è un dato positivo in sé, la Puglia potrebbe addirittura configurarsi a nuovo Texas d´Europa anche se questi sono solo dati futuribili, peraltro relativi a fonti fossili di incerta entità ed esistenza. L´eventuale scoperta di giacimenti fossili può aprire nuovi scenari».
martedì 8 dicembre 2009
Chi specula sull'ambiente a Roma?
Conflitto di interessi sulla delicata materia dei programmi sulle bonifiche in Sicilia.
Un altro italico caso di potenziale conflitto d’interessi. Che, stavolta, si consuma nelle stanze del ministero dell’Ambiente. Nel silenzio. Per l’ennesima volta, “controllore” e “controllato” vengono a sovrapporsi, se non addirittura a coincidere. Una coincidenza che questa volta riguarda la gestione dei fondi per la tutela dell’ambiente. Il soggetto competente a gestire gli interventi di bonifica e ripristino era, infatti, fino a due anni fa, il ministero. Poi, nell’Accordo di programma (11/2008) per gli interventi sul Sito di interesse nazionale “Priolo” (Siracusa), risulta che a gestire le sostanziose risorse finanziarie sarà la società in house del ministero, la Sogesid (art. 4 sui soggetti attuatori: il ministero si avvarrà della collaborazione della Sogesid, nonché di Ispra, Iss e Arpa Sicilia).
Il presidente della Sogesid è un noto avvocato di Siracusa ( feudo elettorale della Prestigiacomo), e uno dei componenti è il capo della segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente. Una materia molto delicata, quella dei programmi sulle bonifiche. Che parte da lontano. L’Unione europea, per almeno 15 anni, ha discusso sul come rendere applicabile un principio centrale del Trattato: “Chi inquina paga” (art.174). Libro Verde e Convenzione di Lugano sulla responsabilità civile nel 1993, libro bianco nel 2000 e direttiva 35 del 2004. In Italia esistono 12mila siti inquinati e l’urgente necessità di intervento su alcuni di essi che costituiscono una minaccia per i cittadini e le risorse ambientali. La normativa italiana ha dunque recepito il principio del “chi inquina paga”, in base al quale il responsabile della contaminazione deve assumere l’onere della bonifica. Il ruolo dello Stato dovrebbe essere di tipo notarile (approvazione del progetto di bonifica).
Quasi sempre però accade che i responsabili degli inquinamenti non siano individuabili a causa di un’insufficiente normativa di applicazione. Lo Stato, allora, si assume il costo degli interventi di messa in sicurezza, disinquinamento e rispristino ambientale. Il risultato è che le aree subiscono interventi prevalentemente di messa in sicurezza, ma spesso vanno incontro solo al degrado. Le 50 aree di interesse nazionale che necessitano di interventi di bonifica urgenti (36 industriali, 8 discariche, 6 con inquinamento da amianto) coinvolgono 316 Comuni e circa 7 milioni di abitanti. Le risorse finanziarie stimate per la bonifica (relative a 41 siti) ammontano a circa 3 miliardi di euro. Spesso in ogni sito conta minato all’inquinamento del terreno e dell’atmosfera è associato quello della falda, dei corpi idrici e delle coste.
Gli interventi di bonifica e ripristino ambientale di Porto Marghera (VE), dei sedimenti lagunari e di aree inquinate ad esse collegate, hanno un costo stimato di oltre 750 milioni e interessano circa 480 ettari di canali. Nel Sulcis Iglesiente sono coinvolti 34 Comuni della provincia di Cagliari; il sito Napoli Orientale interessa 820 ettari di acque costiere. Gli interventi sull’area industriale e sulle discariche annesse di Manfredonia, in Puglia, interessano 8.600 ettari di mare, mentre le aree di Taranto e Statte riguardano 7.310 ettari di mare e 9.800 ettari di saline. La vera, prima opera pubblica di cui l’Italia avrebbe bisogno è quindi proprio questa: bonificare il territorio da decine di anni di sfruttamento e avvelenamenti. Ma sembra davvero una fatica di Sisifo. Innanzitutto, le risorse finora stanziate dallo Stato ammontano a meno di un quinto di quello che serve. Ma non è tutto.
L’ambiente diventa materia di un’ennesima, forse meno macroscopica ma ugualmente dannosa, strategia d’accentramento dei poteri. In due parole: un nuovo conflitto d’interesse. Dalla pluralità di incarichi svolti, infatti, il capo della segreteria tecnica del ministero è persona ubiquitaria e supercapace; è infatti anche avvocato in Roma, commissario all’emergenza idrica alle Eolie, membro del CdA di Sogesid e del CdA dell’Acea di Roma. Ed è verosimilmente prevedibile che anche le risorse per il dissesto idrogeologico saranno gestite da Sogesid. Un’altra dimostrazione della frantumazione delle regole e degli organismi di Garanzia. A perdere saranno solo l’ambiente e i cittadini portatori del diritto naturale alla salute.
Erasmo Venosi (Terranews)
lunedì 16 novembre 2009
Ci sono ancora gli operai di una volta
Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata da un gruppo di operai ILVA:Non firmeremo questa lettera, sperando che non si consideri ciò un atto vile. Riteniamo opportuno seguire una strategia per raggiungere un obbiettivo comune: liberare Taranto da questa morsa che la rende la città più inquinata e dissestata d’Italia e forse d’Europa. Non demonizziamo la fabbrica ma speriamo sia possibile renderla ecocompatibile e cioè che possa soddisfare le nostre esigenze senza compromettere quelle delle generazioni future ma, se questo non fosse possibile, se continueremo a permettere di distruggere il nostro ambiente finiremo col distruggere noi stessi. Per tanto crediamo che la nostra generazione abbia il dovere di impegnarsi e approfondire le questioni ambientali. Per rimediare a 50 anni di scelte che hanno di fatto distrutto questo territorio, non possiamo più accettare il ricatto occupazionale, l’occupazione a qualunque costo, per dare un alternativa ai nostri figli, che non siano costretti come noi a scegliere tra la fabbrica o andare via , come hanno già fatto molti nostri fratelli.
Apprendiamo comunque con piacere la volontà da parte dei nostri colleghi di essere disposti a manifestare, anche se con mezzi discutibili (bloccare la città), per vedere rispettati i propri diritti. Allo stesso tempo ci chiediamo come abbiamo fatto a rimanere inermi d’avanti all’abuso di 52 settimane di cassa integrazione ordinaria e ancora di più altre 52 di straordinaria che nessuno sa come andrà a finire, da parte di un gruppo che fino al 2008 proclamava record su record elargendo premi anche cospicui ma solo per pochi?
Taranto 13/11/2009
martedì 7 aprile 2009
Quant’è difficile informare sull’ambiente
Com’è possibile che il problema ambientale sfugga all’informazione? Perché se ne parla nei documentari, nei libri, e non lo si legge sui giornali? Perché si stendono veli sulla questione delle ecomafie? Queste alcune delle domande emerse durante il seminario “Il giornalismo di inchiesta ambientale”, tenutosi a Perugia in seno al Festival Internazionale del Giornalismo.
A parlarne Andrea Purgatori, giornalista e scrittore nonché moderatore dell’incontro, Silvie Coyaud, giornalista scientifica, Maso Notarianni, direttore di PeaceReporter, Carlo Vulpio, inviato del Corriere della Sera e Giuseppe Ruggiero regista del documentario Biùtiful Cauntri.
...
Di risposte certe per il futuro non ce ne sono. Di certo c’è solo che i giornalisti che subiscono censura sui giornali, trovano nella scrittura di libri - come Vulpio con il libro “Roba nostra” – o nella realizzazione di documentari - come Ruggiero con il film “Biùtiful Cauntri” - un modo per veicolare le notizie. D’esempio negativo è la questione dell’Ilva - impianto siderurgico con emissioni di diossina fuori dai limiti consentiti, che ha reso la città di Taranto la più inquinata d’Europa - di cui fino a poco tempo fa l’opinione pubblica ignorava la gravità.
A renderci speranzosi sono le parole degli ospiti intervenuti tra cui la Coyaud e Ruggiero: “Noi guadagniamo davvero poco rispetto al giro d’affari che c’è intorno a determinate case farmaceutiche, giornali o case di produzione cinematografica, ma siamo orgogliosi di lottare per la verità, anche senza soldi”.
Leggi l'articolo completo di Stefania Oliveri su Step1
domenica 29 marzo 2009
Salute e ambiente. Un libro di Laura Corradi
Salute e ambiente. Diversità e disuguaglianze sociali di Laura Corradi
Questo volume ha per oggetto le differenze e le disuguaglianze nella salute. Non solo quelle nella sanità, spesso alla ribalta delle cronache nel nostro paese proprio per la loro evidenza. Una iniquità di trattamento viene perpetrata infatti ai danni delle persone malate delle classi più svantaggiate in termini economici e di istruzione: coloro che entrano nel sistema sanitario pubblico senza raccomandazioni, senza l'esperienza necessaria, senza potere di negoziazione con l'istituzione sono più frequentemente vittime di negligenza e abusi.
Sarà presente l'autrice.
Il Comitato di quartiere "Città Vecchia" Taranto, si trova in Arco Paisiello G18 (nei pressi del nuovo ufficio postale). Info: 0994716012
Visualizza la mappa su Google Maps
lunedì 9 marzo 2009
Un convegno storico!
Il Convegno “Emissione Colposa – Salute Pubblica: Nessi di causa ed effetto tra agenti inquinanti e danni alla salute ed ambientali” si terrà sabato 14 marzo 2009 ore 16.00, presso la Corte D'Appello di Taranto nel quartiere Paolo VI, è stato organizzato e promosso dal Comitato per Taranto, insieme all'Ail Taranto, Medicina Democratica Brindisi, Imid Association, Associazione 12 giugno, Cittadinanza Attiva, Associazione Libera

La conferenza stampa di presentazione è fissata per mercoledì 11 marzo 2009 alle ore 11.00, presso la sede dell’AIL (Associazione Italiana Leucemie) sezione di Taranto, in via De Cesare 3, verrà presentato il Convegno .
Saluto dei Magistrati dott. Giuseppe Lanzo - Presidente preposto della sede distaccata della Corte d'Appello
Istanze e proposte delle associazioni sanitarie e ambientaliste della Puglia Michele Carone, Paola D'Andria, Mariangela Stasi, Cosimo Semeraro, Giancarlo Girardi, Saverio De Florio
La tutela del cittadino - la risarcibilità del danno avv. Marina Venezia - dirigente nazionale Cittadinanzattiva
Il ruolo della collettività nella difesa della salute pubblica dott.sa Anna Maria Quaranta - dirigente Corte d'Appello di Taranto
Lo sviluppo economico avverso la salute pubblica dott. Antonio Fernando D'Angelo, medico igienista Presidente Medicina Democratica ing. Riccardo Rossi - ricercatore ENEA - Medicina Democratica sezione di Brindisi
Criticità nell'accertamento delle responsabilità penali e civili da emissioni inquinanti avv. Angelo Esposito - Presidente Ordine degli Avvocati della Provincia di Taranto
Danni alla salute tipici e riferibili agli agenti inquinanti dott. Patrizio Mazza - Direttore Servizio di Ematologia Ospedale Moscati Taranto
Metodo scientifico per risalire alle fonti inquinanti causa di malattia ambientale dott. Mauro Minelli, Direttore Centro IMID di Immunologia Clinica - Ospedale Campi Salentina Lecce
Impatto e conseguenze sulla salute delle polveri sottili nel breve e lungo periodo dott. Maurizio Portaluri - Direttore Servizio di Radioterapia Oncologica Ospedale Perrino Brindisi
Tipologia delle emissioni industriali pugliesi e ricadute epidemiologiche Conclusioni del Direttore Generale ARPA Puglia prof. Giorgio Assennato
Nota stampa: OGGETTO: Convegno “Emissione colposa Salute pubblica” - sab. 14 marzo 09, ore 16.00
Tornano in campo le associazioni pugliesi per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Sull’onda della grande indignazione suscitata dalla possibilità che i danni inflitti alla collettività ed al territorio dai grandi gruppi industriali e nell’ipotesi paventata che i costi, malgrado i favolosi utili realizzati negli ultimi anni dagli stessi gruppi, ricadano come sempre unicamente sulle spalle dei cittadini, le associazioni iniziano a svelare i primi particolari del lavoro compiuto negli ultimi mesi volto ad inaugurare una giusta ed inderogabile campagna di risarcimenti.
Allo scopo, le associazioni sono riuscite a chiamare a raccolta una task-force costituita da decine di avvocati, magistrati, ingegneri, biologi, tecnici del territorio, esperti ambientali e soprattutto dei più noti nomi della medicina pugliese impegnati nella denuncia degli attentati alla salute pubblica e tra i pochi in grado di dimostrare il collegamento diretto tra la dispersione degli agenti inquinanti e l’incremento delle malattie sul territorio. Una task-force costituita in vista di un obiettivo storico e affidata a noti professionisti qualificati provenienti dalle provincie di Taranto, Brindisi, Lecce e Bari tutti presenti al convegno che si terrà il giorno 14 marzo p.v. alle ore 16.00 presso l’Aula Bunker della Corte di Appello di Taranto (Paolo VI).
Dopo il primo storico risultato ottenuto imponendo alla classe politica l’impianto della legge regionale per l’abbattimento delle emissioni di diossine, la città prepara ora una nuova e determinante campagna di lotta per l’accertamento delle effettive responsabilità dei vari inquinanti nella determinazione dei danni alle persone ed all’ambiente.
Il comitato civico ha inoltre individuato ed illustrerà le criticità dell’attuale sistema legislativo che fino ad ora non ha consentito di determinare appieno le responsabilità e gli indennizzi. Inoltre si vuole indicare, in tal senso, il proficuo ricorso alle attuali normative di tutela. Nel corso del convegno saranno svelati i meccanismi secondo cui più emissioni “a norma” di inquinanti possano ugualmente produrre danni consistenti alla popolazione sfruttando un effetto cumulativo e sinergico non previsto dall’attuale sistema normativo. Saranno inoltre evidenziate le gravi inadempienze di alcuni enti pubblici che in passato non hanno consentito di produrre quegli atti indispensabili per l’accertamento delle responsabilità a cui i cittadini avrebbero potuto fare riferimento per salvaguardare i propri diritti, la propria salute e ottenere i giusti risarcimenti.
Questo convegno rappresenta un primo appuntamento di carattere tecnico che prelude ad un successivo dibattito pubblico che metterà la cittadinanza nelle condizioni di sfruttare appieno le prove e le perizie già prodotte, al fine di conseguire gli indennizzi semplificando e rimuovendo ogni ostacolo dell’iter giudiziario.
Alla conferenza stampa prenderanno parte i rappresentanti di
Comitato Per Taranto –Michele Carone, Alessandro Marescotti
Ail Taranto - Paola D'Andria
IMID Malati Infiammatori Cronici – Esther Paola Tattoli, Saverio De Florio
Cittadinanzattiva – Marina Venezia
Associazione 12 Giugno – Cosimo Semeraro, Mariangela Stasi
Associazione Libera – Anna Maria Bonifazi, Giancarlo Girardi
sabato 20 dicembre 2008
Questa sera “Riprendiamoci un Sogno”
Piazza della Vittoria – Taranto

Il progetto “RIPRENDIAMOCI UN SOGNO” nasce dalla volontà di creare un’ attenta e cosciente sensibilizzazione ad un fenomeno che all’ interno della città di Taranto (e non solo) stà assumendo delle dimensioni preoccupanti, e cioè quello dell’ inquinamento ambientale. I casi tumorali infantili, sono in costante aumento, le neoplasie nei soggetti adulti subiscono delle impennate che non hanno confronti rispetto ad altre città industrializzate. Volontà degli organizzatori è quella di creare una sorta di happening musicale con l’ intervento di un nutrito numero di band musicali ed artisti tarantini, ma anche quella che un’ intera città possa tornare a respirare a pieni polmoni un’ aria più pulita!!! La manifestazione sarà condotta da una coppia di brillanti presentatori, che alternando la presentazione delle varie band alle svariate testimonianze di medici, operatori delle varie associazioni e semplici cittadini, potranno evidenziare grazie ai vari interventi, tutto ciò che di utile si può fare per la realizzazione di questo sogno. Caratteristica fondamentale sarà il totale spirito sociale e di volontariato di tutti i partecipanti all’ evento, nessun tipo di accostamento a qualsivoglia sigla, cartello o colore politico, e il rigetto totale di ogni tipo di strumentalizzazione da qualsiasi parte essa provenga. Inoltre s’intende donare all’intera cittadinanza, una serata ricca di momenti di spettacolo gratuito, in un fase di grave crisi economica come quella attuale.
venerdì 19 dicembre 2008
sabato 6 dicembre 2008
Certificazione IGQ all”ILVA: una autocertificazione?
L’Ilva di Taranto ha ricevuto il 03 ottobre 2008 dall’Ente certificatore IGQ (Istituto Garanzia di Qualità) accreditato Sincert, il riconoscimento di conformità del proprio Sistema di gestione della Sicurezza e Salute del Lavoro alle Linee Guida Uni-Inail 2001 e alla norma British Standard Ohsas 18001 del 2007. Si tratta della normativa internazionale per la prevenzione e il controllo dei rischi relativi alla salute e alla sicurezza dei lavoratori.
L’articolo 30 del Testo Unico sulla Sicurezza 2008 stabilisce che “in sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione definiti conformemente alle Linee Guida Uni-Inail 2001 (…) o al British Standard Ohsas 18001:2007 si presumono conformi ai requisiti di cui al presente articolo per le parti corrispondenti” , e pertanto hanno “efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società…”.
Questo articolo interviene a modificare le condizioni stabilite un anno prima dalla legge 123 del 2007 che estendeva la responsabilità amministrativa per le imprese ai reati di “omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime,commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro”.
Queste importanti certificazioni su ambiente e sicurezza sono state rilasciate all’Ilva SpA di Taranto dalla relativa Commissione dell’IGQ, di cui fa parte Renzo Tomassini dirigente dell’Ilva di Taranto, con incarichi per l’azienda sempre legati, nel corso degli anni, ai temi dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro.
Tomassini è stato anche referente per l’ Ilva alla commissione IPPC di competenza statale che ha il compito di fornire un parere istruttorio conclusivo per il rilascio all’Ilva stessa, dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale).
L’Ingegner Tomassini è però, allo stesso tempo, componente nell’IGQ della Commissione per la certificazione dei sistemi di gestione ambientale e della sicurezza dei lavoratori e del Comitato Scientifico “l’organo di controllo tecnico e scientifico dell’Istituto per quanto concerne le attività di valutazione e certificazione”.
Tra i compiti del Comitato Scientifico quello di coordinare e riesaminare l’attività delle commissioni deliberando il rilascio, la sospensione e la revoca delle certificazioni. “I suoi membri ” - si legge nel sito dell’IGQ - “sono scelti in modo tale da assicurare, oltre ad una adeguata competenza, un’equilibrata rappresentanza dei soggetti interessati alla certificazione in modo da evitare che prevalgano interessi di parte”.
Tra i quattro componenti della stessa Commissione di cui fa parte l’Ing. Renzo Tomassini, troviamo anche Flavio Bregant, dal 12 novembre 2008, Direttore Generale di Federacciai, l’Associazione delle imprese siderurgiche italiane, all’interno della quale è ,per le sue dimensioni, com’è ovvio preponderante la rilevanza del Gruppo Riva.
Ascolta lo speciale a cura di Marcello Galati e Antonietta Podda con intervista a Filippo Trifiletti direttore generale della Sincert
Per andare al servizio clicca qui
sabato 22 novembre 2008
C'erano una volta le riunioni sindacali davanti ai cancelli e negli scantinati...



... oggi quelle schifezze le fanno gli operai!
I sindacalisti si riuniscono negli alberghi a 4 stelle, con il tavolo in radica, l'impianto audio ad alta fedeltà, le poltrone di velluto e la ferrarelle (non troppo liscia, non troppo gassata...) nei bicchieri di cristallo!
I lavoratori, intanto, sgobbano all'inferno e le mogli mettono da parte pochi spiccioli per far fronte alla cassa integrazione e alle visite mediche.
E pensare che c'è un regista che grazie alla CGIL ha dichiarato di aver preso 750.000 euro cash da Riva in persona per fare un filmetto che è rimasto nell'archivio di casa...
E pensare che la CGIL è arrivata a farsi finanziare un bel librone grosso grosso per celebrare i propri cent'anni di attività a Taranto insieme ad una caterva di altre iniziative, indovinate un po' da chi? Dall'Ilva! (peccato che in tutte quelle pagine patinate non sia riuscito a leggere neanche un'intervista ad un operaio!)
Cin cin al convegno sindacale FIOM CGIL al Grand Hotel Delfino (leggete qui sotto): altri cento di questi anni!
Ilva, 24/11 a Taranto convegno Fiom su ambiente e sicurezza
Si terrà lunedì 24 novembre a Taranto un convegno promosso dalla Fiom e dalla Cgil su “Lavoro, Ambiente, Sicurezza: Taranto e l’Ilva”. I lavori, aperti alla stampa, si svolgeranno presso l’hotel Delfino dalle ore 9,30 alle ore 14. Con questa iniziativa, la Fiom e la Cgil, sia a livello territoriale che nazionale, “vogliono affrontare concretamente la questione dell’impatto, sull’ambiente e sul territorio, di attività industriali quali la siderurgia, con particolare riferimento all’Ilva di Taranto”. (Fonte: Rassegna.it)
sabato 1 novembre 2008
Quello che non fanno i partiti e la piazza...
02.11.08 Aggiungo un commento a questo post che merita di farne parte:
"Non solo i tarantini sono interessati a quello che succede all'ILVA e a quei bellissimi posti lì, ma anche a tutti quelli a cui sta a cuore l'ambiente ed il sud.
Ciao da Guglielmo da Milano "
Clicca e guarda i video "citati" nell'articolo:Taranto - morte di una città
Taranto la città malata
L'incubo diossina a Taranto
Taranto nella merda
Arrivederci a Taranto
La fabbrica delle nuvole
mercoledì 29 ottobre 2008
Scordatevi ambiente e salute: agli industriali italiani servono soldi!!!
di Lucia Venturi
In un periodo di vacche magre il primo a rimetterci è l’ambiente. Lo fa notare oggi Giovanni Sartori in un editoriale sul Corriere della sera, riassumendo quello che sta avvenendo rispetto agli impegni sul protocollo di Kyoto e sul pacchetto clima energia dell’Unione europea. Una storia già vista, potremmo sottolineare, ma questa volta il rischio è che a rimetterci non sia solo l’ambiente o la credibilità del nostro paese in uno scenario internazionale. Il rischio è che a perderci potrebbe essere l’intera economia del paese, che finita (quando sarà) la crisi economica planetaria si ritroverà con le pezze sia sull’ambiente sia sul sistema industriale e quindi sull’intero sistema economico e sociale. In altre parole si sarà giocato insieme all’idea di futuro anche il futuro stesso.
I segnali sono tanti e non riguardano solo le immediate conseguenze della crisi finanziaria sull’economia reale, con cassa integrazione per centinaia di lavoratori e chiusura definitiva di stabilimenti. Comprendono anche quelle situazioni che già erano in difficoltà prima ancora della crisi e lo erano proprio per una incompatibilità- ormai portata all’estremo- tra i processi obsoleti e l’impatto generato sull’ambiente.
E’ stato così per il polo petrolchimico di Porto Marghera, che rischia la definitiva chiusura con effetto domino su tutti gli altri distretti della chimica italiana, è così per le acciaierie Ilva di Taranto, dove la necessaria ambientalizzazione dello stabilimento, sta producendo (per ora) poco più che uno scontro tra competenze regionali e nazionali.
Ma più che sbagliato sarebbe esiziale riportare il dibattito sulla contrapposizione tra ambiente e sviluppo, come fa oggi Jaoquin Navarro Valls, sulle pagine di Repubblica, ovvero su una visione novecentesca del problema. «Per poter inquinare bisogna prima produrre» dice Valls e aggiunge: «affinché la questione ecologica diventi un criterio etico fondamentale di una seria e moderna politica industriale è necessario che vi sia un sovrabbondante sviluppo». Come dire se non c’è sviluppo non ci sono fondi per pensare all’ambiente, in una logica in cui pensare alle questioni ecologiche equivale (semmai) solo a ripulire ciò che si è sporcato.
Appunto una logica del secolo scorso... (leggi l'articolo)
lunedì 13 ottobre 2008
Le pagelle urbane di Legambiente
Gli indicatori utilizzati servono dunque a pesare la sostenibilità ambientale della città e quindi, in particolare, il carico che le attività economiche e gli stili di vita generano sulle risorse ambientali e la qualità delle risposte messe in atto.
Nel corso degli ultimi anni l'insieme delle città italiane ha mostrato un leggero miglioramento sulla gran parte dei parametri relativi alla qualità ambientale ed alla gestione, mentre sono incrementati i carichi ambientali, in particolare consumi energetici, carburanti e rifiuti.
E' fondamentale, però, ricordare che la complessiva "qualità ambientale" di una città include una molteplicità di fattori non sempre misurabili. Si pensi, ad esempio, a tutta una serie di aspetti - come la struttura urbanistica, l'integrazione tra spazi verdi ed edificato, la qualità e l'aspetto degli edifici, il clima - che sono difficilmente riconducibili ad un indicatore numerico.
L'obiettivo sostanziale che si pone Ecosistema Urbano è quello di misurare in qualche modo la "febbre" ambientale delle città e l'efficacia delle prescrizioni messe in atto: lungi dal rappresentare un Oscar assegnato alla qualità ambientale complessiva di un'area, esso vuole essere una sorta di "termometro" della sostenibilità.
Taranto si colloca al 66° posto nella classifica generale ma è tragicamente ultima nella Raccolta differenziata e gestione ecologica dei rifiuti (nonostante la coppia d'assi che dirige e consiglia l'AMIU...)
I tassi di impatto ambientale della struttura urbana sono irrealmente limitati al traffico veicolare e ai consumi energetici degli abitanti.
Lo si capisce dagli inquinanti analizzati (PM10 e biossido di azoto). L'industria pesante non è considerata per il suo impatto reale e, pertanto, potremmo a buon titolo immaginare che questo sarebbe l'indice ambientale della città se non fossimo affogati da fumi e scarichi altrui...
L'ARPA ha inoltre ufficialmente posto delle riserve sugli indici, rilevando come non ci sia stato tutto questo miglioramento...
Infine, il risparmio idrico, che ha innalzato il carattere virtuoso della città... è prevalentemente frutto del razionamento cui ci ha costretto la siccità per otre 5 mesi!
Scarica il documento
martedì 7 ottobre 2008
Maxifinanziamento per le centrali a carbone che tengono sottoterra l'anidride carbonica
confermati i tagli alle emissioni di CO2
Articolo su Repubblica.it
venerdì 3 ottobre 2008
Ambiente è relazione interno-esterno
Cosa c'è del nostro patetico essere tarantini, cittadini e eterni aspiranti borghesi (piccoli) che stride nella logica di chi ci osserva da fuori?Ci sarebbe tanto, ma una cosa è più evidente delle altre: il cortocircuito interno-esterno del nostro ambiente quotidiano.
Questo fenomeno fa sì che attraversiamo lo spazio di una delle più brutte e venefiche città italiane (e finiamola con 'sta capitale della Magna Grecia!) senza batter ciglio, in totale attegiamento di indifferenza, blasè.
Non ci stupisce la sporcizia per le strade, il disordine civile della condotta di automobilisti, passeggiacani, abusivi, sputacchioni ecc. che farebbero rizzare i capelli a chiunque provenga da luoghi vivibili.
Non ci preoccupiamo più di tanto delle contaminazioni da camera a gas rilevate nella nostra aria dall'Arpa o dalla diffusione tragica di mali di origine ambientale (tumori, asma, allergie, intolleranze, demenza).
Il nostro ambiente reale è quello delle quattro mura domestiche, dove ci coccoliamo di beni di consumo fino all'indebitamento, rimuoviamo le polveri con costanza maniacale, irroriamo profumi ed essenze, moltiplichiamo i filtri e le chiusure con l'esterno in modo da avvertire con maggior stupore il contrasto.
Rispondiamo solo di casa nostra!
E' lì che temiamo il giudizio di ospiti, amici e conoscenti perchè ne siamo responsabili direttamente.
L'esterno è pubblico, è di tutti, mica mio!
Se ho una casa in campagna, per esempio, ci costruisco tutti gli annessi (abusivi) per renderla una reggia, butto acqua potabile a vanvera per innaffiare le palme in modo che crescano rigogliose anche a Martina, scavo un buco qualsiasi e lo uso come pozzo nero a perdere, mi chiudo dietro un bel cancello scorrevole col telecomanto e mi recingo con un finto muretto a secco fatto con pietre africane e anima in cemento armato (così dura in eterno e non ci vanno dentro le schifosissime lucertole): la cosa importante e sollazzarsi e fare bella figura con gli amici. Fuori, a due passi: ruderi, incendi, strade bucate, cani randagi...
L'esterno insomma è altra cosa, non è mio! La mia città è una dimensione che si esaurisce sull'uscio di casa, non posso fare niente oltre quella soglia, al limite mi accontento di qualche angolo rimasto decente per organizzare una passeggiata ogni tanto (sperando che nel frattempo non ci abbiano costruito una casa o scaricato un camion di eternit!)
Ma quali sono le tendenze mondiali?
Beh, a parte la millenaria civiltà norditaliana e nordeuropea che restano pur nella loro concretezza il nostro irrisolvibile complesso del pene, in Giappone, il Paese dove da sempre la dimensione domestica è considerata un luogo a parte dall'esterno, sta scoprendo l'unità ambientale tra dentro e fuori e sperimenta qui in Italia, a due palmi dal nostro naso, la creazione dell'esterno nell'interno in vista di un mondo (non il nostro) nel quale sentirsi serenamente a casa!
Padiglione Giapponese a VeneziaArchiportale
Sono un architetto “scapigliato” e un professore emerito dell’Università di Tokio a rappresentare quest’anno il Giappone alla 11ª Biennale di Venezia.
Il primo, Junya Ishigami, ha lavorato per lo studio SANAA, ed è ben noto per i suoi avanguardistici progetti-installazione, al confine tra arte e architettura. Il secondo, Hideaki Ohba, è nato a Tokyo nel 1943, ed ha condotto ricerche in area botanica praticamente in tutto il mondo, dall’Himalaya al Deserto del Sahara.
Il lavoro coordinato dei due ha messo in luce alcune delle attuali tendenze speculative nell’architettura d’avanguardia giapponese. Anzitutto Ishigami ha scelto di ricorrere ad un “metodo alternativo” per presentare i suoi progetti. Bypassando le modalità espositive più tradizionali, dove i progetti vengono riprodotti attraverso modelli, immagini e disegni, l’architetto ha presentato i suoi lavori in scala 1:1.
Si tratta di piccole serre dalle pareti in vetro che circondano tutto il padiglione Giappone. La scelta di un volume di tal fatta non è una casualità: in omaggio al Crystal Palace, prima sede dell’Esposizione Internazionale, ed alla portata rivoluzionaria dei lavori che in esso erano esposti, Ishigami ha scelto di progettare delle serre in vetro. “Per pensare all’architettura del futuro è necessario guardare indietro”, ha asserito l’architetto.
Il lavoro di Ishigami è decisamente metafisico e rimarca la necessità di superare il tradizionale modo d’intendere come sinonimi, o quasi, i concetti di “costruzione” ed “architettura”. Il progettista gioca sull’idea di pieno e vuoto, interno ed esterno, interiore ed esteriore, reale ed apparente e su quanto possano essere labili i confini tra gli opposti.
Per fare questo, il progettista ha stabilito delle particolari condizioni. Anzitutto nel padiglione non ci sono barriere fisiche o sbalzi climatici che possano in qualche modo differenziare l’interno dall’esterno della mostra, evitando così che le sale vengano immediatamente percepite come “ambiente artificiale”.
La precarietà del confine “dentro-fuori”genera un’ambigua miscela di elementi ambientali, ulteriormente amplificata dalla varietà di vita vegetale presente nelle serre, accuratamente selezionata da Hideaki Ohba, che differisce da quella già presente attorno al padiglione e che, proprio per questo, genera un leggero disturbo nella percezione del paesaggio del parco.
Il risultato finale è che, paradossalmente, lo spazio interno alle serre, con il loro volume trasparente, come “pieno d’aria”, è avvertito dal visitatore a mò di spazio esterno, al contempo lo spazio esterno appare come “paesaggio interiore”, mentre l'interno del Padiglione, quasi vuoto, mette a nudo la struttura originaria dell’area espositiva.
Uno spazio doppio, ibrido, emozionale ed ossimorico, dove gli opposti coesistono. Questi i presupposti dell’architettura del futuro secondo il Giappone alla Biennale 2008.
