domenica 31 gennaio 2010

Le centrali nucleari in Puglia? solo con l'esercito!

BARI - ''Dovranno anche far venire l'esercito in Puglia per immaginare di aprire un solo cantiere di centrali nucleari”. Lo ha detto il presidente uscente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ospite di “in 1/2h” di Lucia Annunciata, su Raitre.

“Sul nucleare – ha detto Vendola – il dibattito è coperto, ma devono sapere che per noi il nucleare è il contrario di quello che la Puglia sta facendo”. Di concreto sulla questione nucleare – ha aggiunto il governatore – “ci sono le carte dell’Enea che da 50 anni dicono che: o si riaprono le vecchie centrali nucleari di Trino Vercellese, Caorso e Montaldo di Castro, oppure le nuove localizzazioni si possono fare soltanto in Puglia, per la bassa sismicità e per le caratteristiche orografiche e geomorfologiche del territorio, soprattutto quello salentino”.

fonte: gazzetta del Mezzogiorno

venerdì 29 gennaio 2010

Ringraziamo Stefàno, Romeo e De Gregorio e Pucci

A Pistoia sono ormai pubbliche ed evidenti le prove dell'ennesimo danno che Sindaco, assessore e capo monnezzaro vogliono infliggere ai cittadini di Taranto!

"L'inceneritore avvelena il latte materno"
Il Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti interviene sul caso di Pistoia.


Cosa stiamo aspettando?
Ci piacerebbe mettere di fronte tutti gli amministratori e i politici che abbiamo incontrato e ascoltato, ma che finora non hanno mosso un muscolo, con le mamme di Pistoia, il cui latte materno presenta elevati tassi di diossina.
Latte avvelenato, che passerà ai loro bambini e noi non osiamo nemmeno pensare alle conseguenze.
Vorremmo sentire da questi amministratori quale sia la loro giustificazione, quello che ancora si inventerebbero per difendere un inceneritore che mina uno dei più preziosi alimenti dell'umanità.
Il latte di una mamma.
Montale, provincia di Pistoia, dove è in funzione un modernissimo inceneritore, e nessun altro impianto che consenta di creare qualche alibi.
I campioni di latte arrivano da mamme che abitano nella zona di ricaduta dell'impianto, quelle ricadute che per Enia praticamente non esistono e sono infinitesimamente minuscole.
L'inquinante è il tristemente noto policloroibifenile, un termine intricato con il quale faremo bene ad avere confidenza.
I profili emissivi (che sono le impronte digitali delle sostanze inquinanti) sono identici a quelli che avevano già regalato al territorio i polli alla diossina, gli stessi indicati dal gestore come emissioni dell'impianto.
Eppure a Pistoia le istituzioni si esprimettero con affermazioni che oggi suonano in modo stridulo, come una campana a morte: “totale assenza di PCB nelle emissioni”.
Ma non le istituzioni hanno fatto emergere questo dramma.
No, sono stati i comitati locali di cittadini ad effettuare uno screening volontario con un laboratorio accreditato.
Inutili erano stati gli inviti e poi gli appelli alle maestranze affinché la salute dei cittadini fosse monitorata.
Un brivido ci corre nella schiena perché ci sembra di assistere in anteprima a situazioni del futuro di Parma, se l'inceneritore previsto a Ugozzolo sarà davvero portato a termine.
Un filma già visto, con la solita e molto italiana sequela di “ve lo avevamo detto” quando tutto è già accaduto e il danno è ormai arrecato.
Viva l'Italia dei cittadini onesti.
Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti

giovedì 28 gennaio 2010

Il caso sollevato da un LAVORATORE diventato sordo a causa dell’attività in fabbrica
Malattie professionali, la Cassazione dà torto all’Ilva: «Processi da rifare»
Senza valore le liberatorie fatte firmare dall'azienda agli operai con cui si impegnavano a non chiedere danni

TARANTO— Non hanno alcun valore le dichiarazioni fatte firmare agli operai al momento della risoluzione del rapporto di lavoro con le quali si solleva l'Ilva dal risarcimento di eventuali danni alla salute. In produzione Un metalmeccanico al lavoro nel centro siderugico. Nella foto piccola, Emilio Riva, proprietario dello stabilimento Lo ha stabilito in questi giorni la Suprema Corte di Cassazione con sentenza della sezione lavoro che ha ribaltato completamente l'interpretazione data nei precedenti gradi di giudizio presso tribunale e Corte d'Appello di Taranto, ai tanti casi in cui ex dipendenti liquidati, venivano indotti a firmare dichiarazioni con le quali si impegnavano a non chiedere alcun risarcimento per eventuali danni alla salute omalattie sopraggiunte a causa del lavoro svolto nello stabilimento siderurgico.

E' stato un coraggioso operaio rimasto sordo dopo anni di lavoro nell'industria pubblica dell'acc iaio a rompere una tendenza che ormai sembrava inarrestabile. Aveva lasciato la fabbrica nel 1995, qualche mese dopo che era diventata privata, acquistata dal gruppo Riva. Pur consapevole di essere diventato sordo a causa del lavoro, senza però rendersi conto di aver firmato la «famosa» quietanza che veniva proposta a tutti, l'operaio ha fatto causa all'Ilva spa. Come tanti sui colleghi di lavoro prima e dopo di lui, trovandosi davanti al fatidico assegno del trattamento di fine lavoro, aveva firmato quel foglio predisposto dall'azienda, nel quale si citava il misterioso articolo 2087. Nel 2003 il tribunale di Taranto gli ha dato torto. Due anni dopo, sempre in virtù del documento da lui sottoscritto, anche la Corte d'Appello ha bocciato la sua richiesta dando ragione all'Ilva.

Stessa amara sorte hanno avuto centinaia di lavoratori che non hanno ricevuto un centesimo per il danno biologico subìto. Si tratta di centinaia di operai ammalati di mesotelioma o morti di cancro al polmone o alla laringe ai quali oltre al danno, s'è unita la beffa della condanna a pagare fino anche a 2000 euro di spese processuali. In pochi, dopo aver subìto sconfitte e pagamenti, hanno portato avanti la battaglia fino alla Corte di Cassazione. Ieri la vittoria di Pirro, con l'annullamento di quella «maledetta» quietanza, l'annullamento della precedente sentenza ed il rinvio ad un nuovo processo in Corte d'Appello ma ormai, molti danni sono irreparabili e saranno pochi i lavoratori non risarciti che potranno ancora avvalersi di una sentenza giunta forse troppo tardi. Secondo la Suprema Corte quella quietanza che veniva fatta firmare al momento della liquidazione finale era fin troppo generica e non c'è prova che i lavoratori fossero consapevoli dei loro diritti ed intendessero volontariamente rinunciarvi. (Corriere del Mezzogiorno - Vittorio Ricapito)

mercoledì 27 gennaio 2010

Carne senza controlli

Comunicato stampa : Altamarea scrive alla Regione

Non ci sono verifiche antidiossina nei macelli regionali sulla carne di Taranto.
Altamarea invita la Regione Puglia a riprendere in mano il programma dei controlli così come era stato preventivato l'11 agosto 2009 con l'istituzione del “tavolo tecnico sulla diossina” avviato dopo una lettera del coordinamento di Altamarea.

Altamarea scrive alla Regione Puglia per richiedere controlli di routine sulla diossina nelle carni. Logo Altamarea
In particolare non risultano esserci fino a ora controlli regolari nella carne di Taranto macellata nella regione.
Non sono cioè effettuate sistematiche analisi di diossina dagli organi competenti e non sono resi pubblici eventuali autocontrolli dei produttori, se ve ne sono. E questo a tutto scapito della sicurezza alimentare e della tutela dei consumatori.
Come mai accade tutto ciò?
In questi mesi infatti l'allarme sull'influenza suina ha dirottato risorse e personale della Asl di Taranto verso il controllo della pandemia “fasulla”.
Il falso allarme dell'influenza suina, oltre allo spreco di vaccini, ha creato così un danno anche ai consumatori di Taranto.
Ricordiamo i dati sulla diossina, frutto dei controlli del Dipartimento di Prevenzione della Asl locale.
A Taranto nel 17 per cento dei campioni di latte di pecore e capre è stata trovata una concentrazione di diossina superiore ai limiti di legge. Ma quando si è passati ad analizzare la carne gli “sforamenti” per diossina sono saliti all'83 per cento. Quando poi in laboratorio è stato portato il fegato di pecore e capre il dato è stato preoccupante: nel 100 per cento dei casi è stata riscontrata diossina sopra i limiti di legge.
A luglio del 2009 la pressione della società civile e del movimento anti-diossina ha fatto sentire la sua voce inviando documentate comunicazioni agli organi competenti.
Di fronte a questi dati e a queste richieste di verifica sulla diossina nelle carni, la Regione Puglia aveva dato disposizioni di effettuare controlli sui macelli regionali.
Ma a vanificare i controlli previsti è stato il clamoroso “falso allarme” dell'influenza suina che, in buona sostanza, ha bloccato le verifiche.
Tutto questo è inammissibile se si considera che la “suina” si è rivelata una “bufala”.
Ricordiamo il clamoroso “j'accuse” del presidente della commissione Sanità del Consiglio d'Europa, Wolfang Wodarg, contro le case farmaceutiche e l'Organizzazione mondiale della sanità che hanno “gonfiato” l'allarme.
Wodarg ha definito il caso dell'influenza suina come "uno dei più grandi scandali sanitari del secolo". I numeri parlano da soli. Il totale di vittime correlato all'influenza suina è stato dello 0,005% contro lo 0,2% del tasso di mortalità dell'influenza stagionale. L'Italia ha ordinato 24 milioni di dosi di vaccino per la suina, ne sono state consegnate 10 milioni, ne sono state somministrate solo 830.403 e 34.832 seconde dosi. Adesso si parla di “smaltire” questi vaccini in Africa che avrebbe invece bisogno di vaccini e farmaci anti-malarici.
Altamarea invita la Regione Puglia a riprendere in mano il programma dei controlli così come era stato preventivato l'11 agosto 2009 con l'istituzione del “tavolo tecnico sulla diossina” avviato dopo una lettera del coordinamento di Altamarea.

Per la documentazione si veda

http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/29894.html

http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/30068.html

A proposito di sicurezza alimentare

Un caseificio abusivo e' stato scoperto e posto sotto sequestro dai militari della Guardia di Finanza di Taranto che hanno denunciato una persona e sequestrato 21 quintali di latte e prodotti derivati, un'autocisterna adibita al trasporto del latte e diversi macchinari in cattivo stato di manutenzione. I finanzieri hanno accertato che nel caseificio non veniva rispettata alcuna norma igienico sanitaria, e che conservati nella cella frigorifera, unitamente ai latticini, c'erano anche prodotti tossici.(AGI)

martedì 26 gennaio 2010

Differenziata? Manganello e manette!

Comunicato dei Disoccupati organizzati Slai Cobas per il sindacato di classe

Taranto 26 gennaio 2010: assedio al Comune. Disoccupati e cariche poliziesche
Giornata di lotta pesantissima oggi a Taranto per iniziativa dei disoccupati organizzati dello slai cobas per il sindacato di classe

La lotta era appena terminata con il blocco dei camion dell’Amiu a mezzanotte di ieri, quando a mezzogiorno di oggi è cominciato il presidio al Comune; poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa per impedire una nuova occupazione del Comune, portoni del Comune sbarrati - con inevitabile disagio anche degli impiegati praticamente sequestrati dal blocco delle forze dell’ordine. Sindaco Stefano latitante- notizie dalla Regione niente, eppure in piena campagna delle primarie lo scorso giovedì Vendola e Stefano si erano guadagnati gli applausi dei disoccupati organizzati, che avevano invaso anche questa manifestazione, dicendo che lunedì il piano sarebbe stato pronto e sarebbe pervenuto agli organi competenti: provincia, ato, comune, amiu per la sua realizzazione. Il piano è quello della raccolta differenziata porta a porta, piano pilota per Taranto finanziato con ulteriori fondi, e siamo a 4 milioni di euro, per dare occupazione ai disoccupati organizzati- lo slai cobas sostiene lavoro per 200 disoccupati- con un piano per tutta la città; il piano parla di una 80 di lavoratori impiegati in alcuni quartieri ... purchè si parta ma lunedì il piano non è arrivato e neanche questa mattina, la tensione è cresciuta, il numero dei disoccupati anche , l’assedio si è fatto insistente; un disoccupato è salito su un cornicione del balcone minacciando di buttarsi - ma la situazione non si è sbloccata, vi sono state piccole cariche tutte respinte- dopo pochi minuti i disoccupati si ricompattavano e rilanciavano l’assedio il Sindaco non si fa vedere e fa l’offeso- rifiutando di riprendere la discussione; due disoccupati passano alla benzina - minacciando di bruciarsi- ma il fuoco lambiva anche i poliziotti e partiva una carica più dura con le donne disoccupate in prima fila a risponndere intanto tutta la zona veniva militarizzata e dovevano intervenire pompieri e autombulanza per un disoccupato che si sentiva male... alle 18 la manifestazione per scelta dei disoccupati organizzati dello slai cobas per il sindacato di classe terminava si passa all’organizzazione della manifestazione a Bari per giovedì... l’acclamato Vendola e i suoi assessori dovranno spiegare se a parole corrispondono fatti: i disoccupati organizzati crescono in numero e determinazione - non si fanno dividere- comprendono e solidarizzano con la disperazione di alcuni di loro che fanno gesti estremi ma perseguono con la lotta collettiva autorganizzata gli obiettivi di lavoro
Se il piano e il lavoro non partirà - non servirà certo la repressione a fermarli. (Pugliantagonista)

Rifiuti, energia, pannelli: minestrone fruttuoso

Entrerà in servizio nel corso del corrente anno, a Taranto, un impianto fotovoltaico avente una potenza pari a ben 4 MW, perfettamente integrato a livello architettonico, e costituito in prevalenza da pannelli realizzati con l’innovativa tecnologia a film sottile. Questo dopo che Enel Green Power, la società “verde” del colosso energetico Enel specializzata nella gestione e nello sviluppo delle fonti rinnovabili, ha siglato un accordo con il gruppo Marcegaglia per la realizzazione dell’impianto sulle coperture degli stabilimenti della società operante nel settore della trasformazione dell’acciaio ma anche nella produzione di energia pulita da fonti rinnovabili.
Il gruppo Marcegaglia, controllato dalla famiglie omonima, opera infatti con la società Euro Energy Group, dal lontano 1995, nella produzione di energia elettrica da combustibile derivato dai rifiuti e dalle biomasse, mentre la società Marcegaglia Energy è la divisione specializzata nel campo della produzione di energia da fonti rinnovabili.
L’impianto che sarà realizzato a Taranto sulle coperture degli impianti del gruppo Marcegaglia sarà di proprietà al 51% da parte di Enel Green Power, e per la restante quota dal gruppo Marcegaglia. Ogni anno, in termini di abbattimento di emissioni, si risparmieranno ben quattromila tonnellate di anidride carbonica, mentre la produzione di energia elettrica, pari a ben cinque milioni di chilowattora annui, è quella che mediamente serve per coprire il fabbisogno energetico annuo di circa 1.900 nuclei familiari. (Ecologiae)

Déjà vu

Copione consueto, classico, sempreverde e nero.
Misto marcio in salsa d'abbandono.
Puzza di macerie e muffa
sono l'humus grasso di interesse e speculazione.
Portate agli assassini la bacinella per lavarsi le mani.
Dedicate una strada qualsiasi in una periferia del niente.
Spargete l'incenso e congedate l'orchestra.

Chiuso il sipario,
si comincia a contare
per dividere i proventi dell'emergenza.
Meno posto al cimitero,
più posti a tavola.

Buon appetito!


Taranto 13 maggio 1975
Sono le 14.30 del 13 maggio 1975. Nella città vecchia di Taranto crolla una palazzina di tre piani in Vico Reale. L’ennesimo crollo di una lunga serie. Muoiono 6 persone di cui tre bambini: Ettore, Teresa e Maria Palumbo, rispettivamente di 3, 5, 6 anni. Sono stati trovati dai soccorritori abbracciati accanto al nonno materno, Ettore Camerino di 70 anni.
Nella stessa palazzina troveranno la morte anche Addolorata Midea di 73 anni e Cosimo Larice di 81 anni: “si erano messi da poco a letto per il riposo pomeridiano e sono passati dal sonno alla morte.” (dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 maggio 1975).
Saranno state le 14.30. Tre meno venti precisa qualcuno. Vico Reale a quell’ora è più calma del solito: pioviggina e neppure i bambini hanno voglia di starsene nel largo a giocare…. Lì come in tanti altri luoghi della città vecchia è rimasto solo il dialetto, poche anime, tante case squassate e cadenti. sembra che la vita si svolga in una condizione di morte imminente. E infatti in Vico Reale a quell’ora sta per compiersi una tragedia autentica.
Il vico è raggiungibile da Via Garibaldi: t’infili in vico San Gaetano e dopo aver attraversato il largo omonimo, la minuscola strada con annessa piazzetta ti si presenta davanti agli occhi. Una reggia. O almeno ad una reggia fa pensare il nome che a quella stradicciola, hanno affibbiato. Alle 14.30 in quella reggia c’è il cambio della guardia. Dalla vita si passa alla morte.
”( dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 maggio 1975)
Al 14 maggio 1975 sono 210 gli appartamenti dichiarati pericolanti per altrettante famiglie pari a 1150 persone. Vico Reale ha sicuramente lasciato il segno a più di qualcuno.
Ma di questa tragedia passata, che ha lasciato tante ferite aperte, sofferenze e drammi irrisolti (dall’esodo degli abitanti di città vecchia a Paolo Sesto – alle case parcheggio – alle case della zona Bestat fino al problema del degrado socio-culturale della Città vecchia che vive ancor oggi in stato di abbandono…) cosa è rimasto nella memoria della città? (Labuat)

Crollo Favara, oggi i funerali delle bambine
Il sindaco: "L'amministrazione non ha colpe"
FAVARA (AGRIGENTO) - Si celebreranno questa mattina nella chiesa madre di Favara i funerali di Marianna e Chiara Bellavia, le due sorelline di 14 e 4 anni morte sabato nel crollo della loro abitazione. L'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, ha fatto sapere che in segno di protesta non officerà le esequie: "sarò tra la gente a pregare - ha affermato il monsignore - ma non me la sento di parlare". Il suo malessere nasce dal fatto che considera quella di Favara una tragedia annunciata per via dell'assenza di interventi sulle case pericolanti e per la mancata assegnazione degli alloggi popolari.
Intanto stamattina è tornato a parlare, intervistato da "Mattino cinque", il sindaco del comune agrigentino, Domenico Russello: "Quelli di Favara - ha detto - sono problemi storici, analoghi a quelli di tutti i centri storici della Sicilia. Il problema non riguarda solo l'abitazione che è crollata. Negli ultimi due anni e mezzo, dal momento della mia elezione a oggi, ho fatto tutto quanto era nelle mie competenze. Abbiamo lavorato con il consiglio comunale per approvare lo schema di massima del Prg e abbiamo avviato il monitoraggio del centro storico. Non mi risultava un pericolo imminente di crollo - ha aggiunto Russello - né una segnalazione in tal senso. Se ci fosse stata l'ufficio tecnico comunale avrebbe ordinato lo sgombero e la demolizione".
E a chi parla di racket degli affitti, il primo cittadino risponde: "Si sta ingigantendo il problema, si stanno facendo speculazioni", inoltre "vorrei ricordare che si tratta sempre di un edificio privato, la cui diretta responsabilità e del proprietario non dell'amministrazione".
Ma la famiglia Bellavia aveva fatto domanda per un alloggio popolare? Il sindaco risponde: "L'aveva fatta nel 2003 ma è stata esclusa perché non ha fornito una serie di documenti che avevamo richiesto. Per quanto mi riguarda abbiamo fatto tutto quanto era di nostra competenza. Da quando sono stato eletto abbiamo completato la procedura per le graduatoria, individuando le 56 famiglie, sulle 390 che avevano fatto istanza, alle quali affidare l'alloggio". E ha concluso: "Il Comune è al limite del dissesto, non abbiamo nemmeno i soldi per pagare le bollette e l'ordinaria amministrazione" (La Repubblica).


La frana di Agrigento
Il 19 luglio del 1966, quarant´anni fa, l´Italia venne battuta uno a zero dalla Corea del Nord e fu eliminata dai mondiali di calcio. Una frana, titolarono i quotidiani sportivi. Lo stesso giorno un´altra frana avrebbe segnato in profondità l´Italia. Sconvolse Agrigento e solo per un accidente non provocò vittime, ma tanta paura e la diffusa impressione di quanto fragili fossero il territorio italiano e le basi su cui era fondata una crescita economica molto concentrata sul cemento. Nel novembre di quello stesso 1966 vennero le alluvioni di Firenze e di Venezia, e l´Italia, che pure aveva assistito alle tragedie del Polesine e del Vajont, iniziò ad abituarsi ai disastri che avevano solo in parte cause naturali.
Il direttore generale dell´Urbanistica, Michele Martuscelli, aiutato da Giovanni Astengo, consegnò l´8 ottobre la relazione definitiva, dopo appena due mesi di lavoro. Quel testo emana un´energia potente: «Gli uomini, in Agrigento, hanno errato, fortemente e pervicacemente, sotto il profilo della condotta amministrativa e delle prestazioni tecniche, nella veste di responsabili della cosa pubblica e come privati operatori. Il danno di questa condotta, intessuta di colpe coscientemente volute, di atti di prevaricazione compiuti e subiti, di arrogante esercizio del potere discrezionale, di spregio della condotta democratica, è incalcolabile per la città di Agrigento. Enorme nella sua stessa consistenza fisica e ben difficilmente valutabile in termini economici, diventa incommensurabile sotto l´aspetto sociale, civile ed umano».
Martuscelli tracciava la storia del dissesto urbano di Agrigento. Era latto daccusa contro un´intera classe dirigente locale.
La relazione si concludeva con un capitolo di proposte. Alcune riguardavano Agrigento, altre l´intero territorio nazionale, perché Agrigento era l´emblema del dissesto urbano in Italia. Martuscelli chiedeva che amministratori e costruttori della città siciliana rispondessero delle loro condotte (un processo si celebrò nel 1974, ma tutti gli imputati finirono assolti con formula piena).
L´allarme lanciato dall´estremo lembo siciliano spinse Mancini a far approvare, nell´estate del 1967, un disegno di legge che diventerà noto come "legge ponte".
limitava le possibilità di edificazione nei comuni che non si erano dotati di strumenti urbanistici (il 90 per cento, allora, dei comuni italiani) e cercava di incentivare la formazione dei piani. Per i comuni inadempienti era previsto l´intervento sostitutivo degli organi dello Stato. Un´altra delle innovazioni riguardava i cosiddetti standard urbanistici, cioè le quantità minime di spazio che ogni piano doveva riservare all´uso pubblico, stabilendo che ciascun cittadino aveva diritto a un minimo di 18 metri quadrati di spazio (per asili nido, scuole, attrezzature culturali, assistenziali, amministrative, religiose, sociali, sanitarie, parcheggi pubblici, verde, gioco e sport).
dibattito parlamentare fu approvato un emendamento dei liberali che fece slittare di un anno la sua entrata in vigore: e così dal 1° settembre 1967 al 31 agosto 1968 l´Italia fu invasa da licenze edilizie (in quei dodici mesi vennero rilasciate concessioni per 8 milioni e mezzo di vani, quasi il
triplo della media annuale). (Francesco Erbani, La Repubblica extra, 14 luglio 2006)

Morte bianca, Arsenale nero. Abbaiano i sindacati

Colpito dalle lamiere, muore vigilante
Taranto, tragedia all'Arsenale militare. La vittima sommersa dai pannelli destinati al rifacimento del tetto

Stava facendo il solito giro di perlustrazione quando è stato travolto da una catasta di pannelli per la coibentazione del tetto di uno dei capannoni della prima officina polifunzionale dell’arsenale militare. Così è morto lunedì 25 gennaio, nel pomeriggio, Giovanni De Cuia, 53 anni, di Statte, dipendente dell’amministrazione militare arsenalizia. Una fatalità non senza responsabili, a sentire i sindacati che ieri pomeriggio stesso si sono espressi sull’argomento parlando esplicitamente di «ennesimo omicidio».
Il compito di accertare eventuali colpe è toccato ai tecnici dell’ispettorato provinciale del lavoro recatisi sul posto appena dopo l’incidente insieme ai carabinieri del distaccamento interno all’arsenale. I militari coordinati dal magistrato di turno, Filomena Di Tursi, hanno disposto il sequestro di tutto il cantiere per il rifacimento di uno dei due capannoni da ristrutturare. Secondo una prima ricostruzione fatta dagli investigatori, le coperture isolanti che dovevano servire a ricoprire il tetto dell’opificio, erano stati scaricati ieri mattina da una delle ditte incaricate dei lavori. Evidentemente, questo almeno è sembrato ieri, la massa di acciaio e plastica era stata posizionata in un punto inadatto che è poi franato. Altra ipotesi è che le lamiere, impilate sino a sette metri una sull’altra, non siano state legate con le apposite imbracature. Gli interventi in questione rientrano nel piano di ammodernamento degli arsenali per il quale il Ministero ha previsto uno stanziamento di 108 milioni di euro sino al 2012. A soccorrere l’uomo che è rimasto letteralmente sommerso dai pannelli, è stato l’equipaggio dell’ambulanza della Marina Militare che ha una postazione fissa proprio nell’arsenale. E’ stato il medico di bordo a constatare il decesso avvenuto quasi sul colpo per lo schiacciamento del torace. Inutili i tentativi per rianimarlo.

Immediata la reazione dei sindacati di categoria firmatari di un documento congiunto di denuncia. «Troppo spesso - scrivono - le segnalazioni rimangono inascoltate e per questo non si può parlare di casualità quando le lavorazioni e l’immagazzinamento del materiale viene effettuato senza alcun criterio e tantomeno nel rispetto delle norme di sicurezza». Più diretto è il commento del segretario della Uil pubblica amministrazione Difesa, Giuseppe Andrisano che punta l’indice contro la gestione commesse dell’arsenale «che dovrebbe permettere il controllo delle parti sociali pubbliche anche sui lavori gestiti dalle imprese private che operano nell’area». Durissima la nota diffusa dalla Camera del lavoro della Cgil di taranto. «Questo ulteriore omicidio - si legge - dimostra come, a partire dalla salvaguardia dell'incolumità fisica dei lavoratori, la sicurezza non può mai realizzarsi compiutamente senza il continuo rispetto delle normative applicate e senza i dovuti ed obbligati controlli». Anche la Marina Militare ha diramato una nota in cui si esprime il cordoglio per la famiglia del dipendente morto. L’amministrazione militare si dice pronta ad avviare «tutte le azioni necessarie per accertare la dinamica dell’incidente e le eventuali responsabilità». Per questa mattina è prevista la mobilitazione dei circa 1.600 arsenalotti con assemblea generale in cui si decideranno le forme di lotta da intraprendere. (CdM)

Guerriglia urbana?

Taranto, ritrovati 50 kg di esplosivo ad alto potenziale

Oltre cinquanta chili di esplosivo ad alto potenziale, del tipo solitamente utilizzato nelle cave, in ottimo stato di conservazione, sono stati trovati dalla polizia a Taranto nel corso di sopralluoghi in aree e casolari abbandonati della città vecchia e dell'Isola Porta Napoli.
In un cortile abbandonato di Vico Artieri-Isola Porta Napoli, dove erano stati segnalati anche dei movimenti sospetti, i poliziotti sono stati attrattati da cumuli di terreno, smosso di recente, nei pressi di un'area caratterizzata da una fitta vegetazione. L'esplosivo è stato trovato sul fondo di una buca profonda circa 50 centimetri, nascosta da arbusti, in otto buste di plastica.
Sul posto sono intervenuti gli artificieri della polizia che, dopo aver messo in sicurezza la zona, hanno preso in consegna il materiale. Sono in corso indagini in corso da parte della squadra mobile, per accertare l'uso a cui era destinato l'esplosivo. Non si esclude che fosse destinato alla pesca di frodo. (Apcom)

Incubo brindisino

lunedì 25 gennaio 2010

Con i cittadini si vince!

Approfittiamo di una scossa di democrazia per stendere un primo bilancio della vicenda elettorale in corso alla luce di quanto il Comitato per Taranto sostiene in termini di relazione tra politica e cittadinanza.

La Puglia e Taranto hanno dimostrato che quando la politica si apre alla partecipazione, i risultati e gli scenari non sono mai quelli ipotizzati dalle segreterie.

La memoria e la sensibilità delle persone, che considerano la gestione della cosa pubblica come una delega non permanente e soprattutto non autoreferenziale, non sono riconducibili allo sterile modello di "consenso elettorale interessato" che guida le propagande di destra, centro e parte della sinistra.
La frustrazione e il senso di impotenza che il partitismo ha prodotto negli animi più attivi della cittadinanza trovano sfogo immediato e naturale quando si aprono le porte della democrazia reale.

Non capire questi passaggi è, ancora oggi, una debolezza per chi rivendica l'appartenenza ad un mestiere che da sempre dovrebbe essere quello più vicino ai bisogni ed alle aspirazioni della gente comune.

Un anno fa, a Taranto, la caparbia volontà delle segreterie ha portato, dopo un giro di primarie-farsa, alla rielezione di Florido in chiave allargata all'UDC ed alle lobby dei rifiuti. Ricordiamo le gravi azioni intraprese dalla sua giunta provinciale in contrasto con la volontà popolare (nulla osta al rigassificatore, plauso alla supercentrale ENI, ritiro della costituzione di parte civile nel processo all'Ilva, apertura di inceneritori, discariche, ecc...) che contribuirono in modo determinante alla sua bocciatura come candidato sindaco.
Quella brutta pagina di partitismo, la nostra provincia la sta ancora pagando a caro prezzo in termini di difficoltà a trovare un asse di dialogo con Regione e Comune, in un momento in cui la condivisione del colore politico poteva costituire un valido strumento di pressione per affrontare uniti i gravi problemi della città, per ascoltare i bisogni dei cittadini, per contrastare la politica del governo volta solo a massimizzare il profitto di un industria coloniale.
Non è un caso che Florido appoggiasse Boccia...

Da una risicata dichiarazione proveniente da Palazzo Grazioli (a Roma: che contrasto con la consultazione popolare!...), apprendiamo che la contesa per le regionali si svolgerà tra Nichi Vendola - di cui conosciamo ormai luci ed ombre - e Rocco Palese - il luogotenente di Fitto (di cui conosciamo soprattutto le ombre lunghe) - colui che preparò 1000 emendamenti contro la promulgazione della legge diossina e condannò i due esponenti della destra che invece la votarono. Palese sostenne (su quali basi?) che non era possibile per l'Ilva applicare la legge. Dopo alcuni mesi l'Ilva stessa lo sbugiardò inaugurando a tempo di record l'impianto ad urea e presentando un piano per l'abbattimento fino a 0.1 entro i termini di legge.

Qualunque sia la storia dei due personaggi (di cui il Comitato per Taranto preparerà un dossier per informare sui trascorsi), possiamo dire fin da ora che gran parte del consenso sarà determinata dalla loro capacità di incontrare la gente, di esprimere idee al passo con le situazioni e di formulare risposte convincenti a dubbi e domande non più rinviabili.


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Dalla stampa:


"Il candidato per la presidenza della regione Puglia non viene deciso a Palazzo Grazioli, in casa del centrosinistra viene deciso da una porzione rilevante del corpo elettorale. 200.000 elettori non sono semplicemente una platea di militanti sono un segmento significativo di popolo".Plebiscito per Nichi Vendola in Puglia che ha vinto le primarie del Partito democratico con oltre il 70% dei voti. Sarà lui dunque il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni regionali in marzo e non lo sconfitto Francesco Boccia, che era appoggiato dai vertici del Pd. I due candidati hanno poi tenuto una conferenza stampa congiunta in cui Vendola percorre la strada della riconciliazione. "Nessuno si senta sconfitto" ha detto. "Un ringraziamento lo devo al Pd - ha concluso - una gratitudineche devo tributare al partito che è stato il perno della mia coalizione di governo". Grandissima l'affluenza alle urne, con quasi 200.000 votanti. (La Stampa)

Per il sindaco di Bari e presidente del Pd, Michele Emiliano " Vendola ha meritatamente vinto le primarie impartendo al nostro partito, e non a Francesco Boccia, una dura lezione che non può più essere ignorata". "Anche la più razionale delle strategie politiche non può essere calata dall'alto - ha rincarato la dose - e non può essere attuata ignorando i sentimenti di rispetto e di affetto delle persone nei confronti di quei pochi politici che nel bene e nel male sono sintonizzati con il senso comune" (La Repubblica)

«Il Partito democratico avrebbe potuto già da prima sostenere Nichi Vendola» dice Rosy Bindi, presidente del Pd, intervistata da La Repubblica. «Una seria riflessione sulla strategia generale -aggiunge Bindi- va fatta. Le regionali non devono essere per noi solo una straordinaria occasione per battere il centrodestra, ma anche per costruire il partito e definire la sua collocazione politica». (il Messaggero)

Deregulation...

Allevamento suino nella discarica abusiva
Attività priva di autorizzazioni scoperta dalla finanza durante il sequestro di due sversatoi illegali a Ginosa

TARANTO - Due aree che si estendono per complessivi 12.500 mq che erano state adibite a discariche abusive sono state scoperte e sequestrate a Ginosa Marina da militari della tenenza della guardia di finanza di Castellaneta. Per questo sono state denunciate quattro persone. Sui siti erano state stoccate 3.150 tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e, in particolare, carcasse di automezzi, batterie esauste, materiale da risulta edile, materiale plastico e ferroso, catrame ed ethernit. In una delle due aree i militari hanno scoperto un’attività abusiva di autodemolizione e un allevamento di suini privo di autorizzazioni amministrative e sanitarie. (CdS)

Amianto eterno

ACQUA. LA RIAPPROPRIAZIONE SOCIALE

In Italia la privatizzazione dei servizi idrici passa attraverso la mistificazione giuridica ed economica, “forzando” i meccanismi democratici (con la richiesta della fiducia sulla conversione del D.L. 135/09 in assenza, peraltro, del requisito dell’urgenza), ignorando la proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici (sottoscritta da oltre 406.000 cittadini, a fronte di 50.000 firme necessarie) e espropriando gli enti locali dei loro compiti e funzioni (vedi “Acqua. La mistificazione al potere”).

Per leggere l'articolo completo ed estremamente istruttivo clicca qui

Mediterre ed energia

Cambiano i tempi... Pare che Mediterre non abbia più multinazionali dell'inquinamento (tipo Gas Natural e Ilva) tra i suoi sponsor... Che sia buon segno?

domenica 24 gennaio 2010

Vo(g)liamo alt(r)o!

VOLANTINO DISTRIBUITO DAI RAGAZZI DEL CSOA CLORO ROSSO IN PIAZZA DELLA VITTORIA DURANTE L'INIZIATIVA DEL COMITATO PER VENDOLA


“Vogliamo tutto e subito” era lo slogan usato sui volantini che venivano distribuiti ai cancelli della Fiat di Mirafiori quando, a cavallo tra gli anni 60 e 70, collettivi studenteschi e comitati di operai reclamavano con forza nuove leggi in materia sindacale e di sicurezza.
Sono passati quasi quarant’anni da quel periodo e le classi politiche, locali e nazionali, che si sono susseguite hanno completamente smontato quel concetto, ribadendo fino alla noia che “volere” è eccessivo, ma “volerlo anche subito” è addirittura utopia.
E’ caso della città di Taranto.
Per oltre quattro decenni, imprenditori e amministratori locali, ci hanno fatto credere che essere la città con il più alto tasso di morti bianche e di malattie polmonari fosse una normalità, un giusto prezzo da pagare sull’altare del profitto di pochi anzi, di pochissimi.
Per fortuna, quell’incantesimo nefasto si è rotto e la città, da oltre due anni, si è svegliata da un torpore e reclama, giustamente, quel “volere”, il diritto alla salute negato da troppo tempo.
Grazie alla spinta delle due grandi manifestazioni di AltaMarea, il governo regionale, per la prima volta nella storia, ha approvato una legge che stabilisce i limiti precisi delle emissioni tossiche degli impianti industriali e, ignorando quelli altissimi consentiti dalle normative italiane, si allinea, finalmente, alle normative della maggior parte dei paesi industrializzati.
Tuttavia, pur riconoscendo il merito al presidente Vendola di aver operato in discontinuità con il passato, questa legge non è sufficiente.
Chiediamo, infatti, che in caso di vittoria alle primarie, si ponga tra le priorità della sua campagna elettorale il controllo 24 h su 24 h sulle emissioni di diossina, presente nell’articolo 3 della legge regionale ma non rispettato dall’ILVA, che potrebbe operare una mera “diluizione dei fumi con aria pulita” durante i controlli, per poi ritornare a inquinare quando i tecnici dell’ARPA tornano a casa la sera.
Noi, della tanto sbandierata ambientalizzazione, non sappiamo che farcene.
Vogliamo un nuovo modello di sviluppo in città, e lo vogliamo subito!

L'Unità o frullato?

L'Unità proprio non ce la fa...
Mette a scaldare per l'ennesima volta una poltiglia di articolo che è più vuoto ed inutile dell'acqua sporca di Ponzio Pilato. Taranto è lontana scenografia sbiadita e noiosamente consueta per un sermone che trasuda equilibrismi in salsa PD da tutti i pori.
Senza posizione, senza passione, senza ragione.
Finchè sarà questa l'ottica sulla città di questa ex-sinistra che fa il paio con quella della ex-destra, possiamo, per loro, bipolarmente soffocare e schiattare!
Grazie per la testimonianza. Taranto e i tarantini faranno da soli!


Taranto, cuore a metà tra Boccia e Nichi

Il fumo. È il fumo che ti entra in corpo, la notte ti sveglia e lo vedi lontano sopra le torrette illuminate come un cappello che pesa sulla città. Taranto è l’Ilva, l’Ilva è Taranto. Quando arrivi dalla statale 100 è quel mastodontico e spaventoso skyline che ti accoglie con le ciminiere, i tralicci, i fuochi, il recinto invalicabile. Il mostro ha dato vita e lavoro ma anche morte e povertà. Nelle strade della città è lui, il Grande Stabilimento, l’argomento di ogni giorno. «Hai sentito stanotte che puzza?». «Guardi, guardi che nuvolone lassù». Ritorna una scena del bel film di De Robilant «Mare piccolo», girato proprio qui, quando il protagonista Tiziano dice alla sua ragazza: «Stella vieni con me, lo vedi che qui non si respira?».


Negli anni Settanta dentro quel Mostro ci lavoravano trentamila operai. Oggi sono poco più di un terzo, più sette-ottomila nell’indotto. Poi c’è il porto, l’Eni, le aziende meccaniche: un sistema industriale che fa di Taranto quella che un tempo si chiamava una città operaia. Dentro questo groviglio di ciminiere si guarda a Bari con un po’ di apprensione, soprattutto nel mondo politico. Questa città ha tre aspetti che la rendono interessante nei giorni del grande duello nel Pd. Il primo è che Francesco Boccia, economista incaricato, ha risolto con bravura il dissesto finanziario del Comune, quasi un milione di euro. Il secondo è che Nichi Vendola ha avuto un’attenzione particolare all’ambiente e ha approvato una legge severissima. Il terzo è che alla Provincia Gianni Florido già sperimenta la formula dell’allargamento all’Udc. Anzi lui è andato anche oltre, perché in maggioranza c’è anche “Io Sud” la lista della Poli Bortone. Da questo mix non si sa bene quale risultato uscirà stanotte dalle urne delle primarie. Ma quasi tutti considerano la partita abbastanza aperta.

Ippazio Stefàno, 65 anni, pediatra con passione, da due anni e mezzo è sindaco di Taranto. Dice che è arrivato alla politica guardando la sofferenza della gente negli ospedali. È stato senatore del Pci, oggi sta con Sinistra e Libertà. L’ha spuntata alle elezioni proprio contro Florido che, in un altro memorabile capitolo della divisione nel centrosinistra, era sostenuto dalla vecchia Unione. Appena messo piede in Comune ha toccato con mano il disastro. «Non c’era un euro, non si seppellivano nemmeno i morti», racconta. Poi è arrivato Boccia, incaricato insieme ad altri dal governo Prodi di risanare i conti. Sono stati stanziati 120 milioni di euro. «E oggi ne stiamo uscendo – dice Stefàno – Sì, Boccia è stato prezioso, è un esperto lucido e lungimirante, ho grande stima di lui». Però, sembra quasi un paradosso, il sindaco sta con Vendola. «Lo sostengo ma senza crociate. Nichi ha saputo ascoltare la nostra sofferenza. E comunque credo che il confronto sia arricchimento».

C’è un punto su cui sono tutti d’accordo: sull’ambiente quel che ha fatto la giunta regionale è inconstestabile. Solo per dirne una: qualche mese fa è stata approvata una legge che prevede che a fine 2010 non si possano emettere più di 0,4 nanogrammi di diossina mentre la legge nazionale fissa il limite a 8. L’Ilva si sta attrezzando perché su questo non si transige. «Stiamo istallando l’impianto di depolverizzazione più grande d’Italia», dice Stefàno. Questo sindaco ha un suo fascino: non prende un euro di stipendio, non usa l’auto di servizio, nei momenti difficili ha chiesto anche agli assessori di dimezzarsi la paga. È uno che riesce a parlare anche con le frange più dure dei disoccupati organizzati. «Ci riesco perché credo alla politica sobria e non ho privilegi, loro si fidano». Che effetto avrà un personaggio così, che stuzzica i sentimenti popolari, nella battaglia di Bari?

C’è qualcuno a Taranto che lavora perché l’ago della bilancia si sposti altrove. È Gianni Florido, 58 anni, presidente della Provincia. È uno sicuro di sé, si è fatto le ossa nella Fim, il sindacato dei metalmeccanici Cisl, fa le sue battaglie anche controcorrente. Lui è l’esempio vivente della teoria dell’allargamento della coalizione sostenuta da Massimo D’Alema. Nella sua maggioranza infatti c’è l’Udc. «Finora è andato tutto bene – dice – Ma sono passati pochi mesi». Da sindacalista snocciola i dati della crisi di Taranto: 30% il tasso di disoccupazione, il 75% del Pil che viene dall’Ilva. Mostra un grafico e dice: «Vede, abbiamo 110 mila persone tra disoccupati e inoccupati e 110 mila occupati. Un dato allarmante». Non dimentica l’ambiente anche perché è stato lui per primo e da solo a parlare di sistema ecosostenibile mentre altri facevano la guerra contro l’Ilva chiedendo addirittura la chiusura. «Ma che scherziamo», commenta. Con questo bel fardello di problemi sulle spalle Florido guarda alla competizione Vendola-Boccia con un po’ di fastidio. «Mi pare uno scontro folle, una battaglia tutta barese, ho visto troppi solisti in campo. Però le dico la verità: io ci credo all’allargamento della coalizione. D’Alema ha ragione, è un grande problema nazionale».

Annuisce Luciano Santoro, quarantenne segretario provinciale del Pd: «D’Alema è generoso, fa le battaglie in cui crede, poi gli danno tutti addosso». Racconta che è arrivato alla politica con la Fgci quando c’era anche Vendola («un vero poeta»). Ma non gli piace quella «vena populista di Nichi». «L’altro giorno D’Alema ci ha raccontato che quando Prodi gli disse che voleva fare Bertinotti presidente della Camera lui, che pure era attirato da quell’incarico, fece non uno ma quindici passi indietro. E invece guardi come si è comportato Vendola». Come finirà? Uno che è interessato politicamente alla disfida di Bari si lascia scappare una previsione. Dice infatti Luigi Albissini, assessore Udc della provincia: «Nichi vince ottanta a venti. Esagero? Beh, diciamo settanta a trenta». Sarà.

Il fumo delle ciminiere non si ferma mai: all’orizzonte il cielo è sempre macchiato e sulla terra tanti poveri cristi fanno i conti con la crisi. Lo sa bene Gino D’Isabella, capo della Camera del Lavoro, che ci riporta con i piedi per terra: mille prepensionamenti, aumento della cassa integrazione, licenziamenti. «Abbiamo perso tanti posti di lavoro e su questo abbiamo aperto una vertenza con il governo. Ma non è che in Comune ci diano tanto retta». Ricorda che Taranto ha il primato delle malattie professionali. Ogni anno ci sono 30 morti riconosciuti dall’Inail mentre le domande sono il triplo, quasi cento. «La crisi c’è, però non siamo all’anno zero. L’Ilva è il punto forte di un settore strategico, ci sono progetti per lo sviluppo del Porto. Insomma l’industria non è una palla al piede. E anche sull’ambiente abbiamo fatto un bel po’ di passi avanti, evitiamo di esagerare sempre…». Certo, la Cgil non si espone sul duello Vendola-Boccia. Ma insomma ci capisce che a loro questa situazione di scontro non va tanto giù.

La parrocchia di San Francesco De Geronimo è nel quartiere Tamburi, uno di quelli più difficili di Taranto. Qui la criminalità si respira nell’aria. In questi giorni gli autisti dei bus sono sul piede di guerra: hanno paura perché qui e in altri quartieri aumentano le aggressioni. Don Nino Borsci è un prete dallo sguardo sereno. È il capo della Caritas e conosce la città come le sue tasche. «Come sta Taranto? La situazione è peggiorata. Troppi disoccupati, troppi licenziamenti: è il problema principale». Lui si rimbocca le maniche e paga le bollette a chi non ce la fa, distribuisce le bombole del gas a chi non sa come scaldarsi. «Nel nostro centro di accoglienza – dice – sono tanti quelli che hanno perso il lavoro, gente diplomata che magari si è anche separata dalla moglie». Gli occhi della Caritas vedono un’umanità dolente che non sa come sistemare la giornata, immigrati che dormono nei vagoni abbandonati, ragazzi strappati alla droga con la fatica di notti insonni. Taranto è così, sospesa tra un presente ingombrante e un futuro ancora incerto. È la sensazione che ha anche Tommaso Anzoino, un’autorità culturale della città. È stato per tanti anni preside del liceo “Archita”, quello dove ha studiato anche Aldo Moro e che ha sfornato gran parte della classe dirigente della città. «C’è stato un periodo in cui c’era il mito della classe operaia e della grande fabbrica. Oggi non c’è più nulla e non si vede la prospettiva». Si guarda attorno, nelle scuole e nelle strade, e vede uno spaventoso impoverimento. «I nostri studenti se ne vanno via, fuori, lontano da qui. E non tornano più».

Così Taranto non trova più il respiro giusto, quello di chi ha gambe forti e testa libera. Con il fumo in cielo e due mari davanti, insomma, non è facile dipanare la matassa delle primarie. Boccia perché ha risanato i conti del Comune o Vendola perché ha messo la mascherina all’Ilva? Dentro l’urna Taranto ci metterà sicuramente le sue dannazioni.

(Pietro Spataro, L'Unità)

sabato 23 gennaio 2010

Tour privilegiato?


L'acqua del governatore

Comunicato stampa del Comitato pugliese "Acqua Bene Comune"

I CANDIDATI PRESIDENTE PER LA COALIZIONE DI CENTRO SINISTRA

Il Comitato Pugliese Acqua Bene Comune, in vista delle primarie per la scelta del candidato presidente del centro-sinistra, ritiene essenziale ricordare ai cittadini le posizioni espresse dai candidati, Francesco Boccia e Nichi Vendola, rispetto al tema fondamentale dell'acqua e della gestione dei servizi idrici.
La diffusione delle posizioni espresse sull'argomento dai candidati di tutte le consultazioni elettorali è una consuetudine per il Comitato, poiché tutti hanno il diritto e la responsabilità di essere informati e di decidere su come e per quali obiettivi deve essere gestita l’acqua, il cui accesso costituisce un diritto umano inalienabile.
In questa particolare occasione non abbiamo ritenuto necessario chiedere formalmente ai candidati di esprimere la propria posizione sul tema, essendo state già espresse pubblicamente e con atti politici le rispettive convinzioni, sintetizzate nella seguente tabella e approfondite nel testo qui di seguito.
L’informazione rende il voto consapevole.
L’acqua è un bene comune non una merce. Non si può sostenere chi apre la gestione ai privati.
Candidato Presidente Coalizione di Centro-Sinistra
Gestione dei servizi idrici
BOCCIA Francesco
Sostiene l’apertura della gestione ai privati
VENDOLA Nichi
Sostiene la gestione pubblica con partecipazione sociale
Francesco Boccia ha dichiarato che l’acquedotto deve rimanere una società per azioni che dovrà essere aperta ai privati. Ha espresso dubbi sulla necessità di leggere il tema della gestione dell'Acquedotto Pugliese per tramite della dicotomia: acqua bene pubblico Vs acqua bene privato. Pur affermando che l'acqua è bene indispensabile e il relativo servizio è di pubblica utilità, ha definito surreale un dibattito che si incentri su questo punto, visto e considerato che l’Aqp è già pubblico al 100% e nulla cambia il suo configurarsi come Spa.
Nichi Vendola ha dichiarato che l’acqua, come diritto umano universale, non è assoggettabile a meccanismi di mercato e che il servizio idrico è servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica. Ha, quindi, affermato la necessità di trasformare l’acquedotto da SpA in soggetto di diritto pubblico con partecipazione sociale al fine di garantire la realizzazione dei suddetti principi e ha avviato e sostenuto il percorso del governo regionale in questa direzione. “La battaglia per la pubblicizzazione dell'acqua in Puglia è una sfida decisiva”, ha aggiunto Vendola, “io non voglio demonizzare il privato, ma è giusto che un bene pubblico debba essere gestito da un soggetto pubblico”.
Ricordiamo che l’acquedotto Pugliese è una società per azioni a capitale pubblico da 10 anni, da quando cioè, nel 1999, il governo D’Alema aveva trasformato l’Ente Autonomo in una società commerciale disciplinata dal diritto privato.
La forma giuridica dell’impresa non è neutra ma definisce gli obiettivi di gestione. Nel caso di una società disciplinata dal diritto privato (art. 2247 c.c.), come una Spa, anche se a capitale pubblico, l’obiettivo è il profitto che sarà tanto più alto quanto più elevati saranno i ricavi (cioè il prezzo) e minori i costi. Dovunque il servizio idrico è gestito con logiche privatistiche le tariffe aumentano poiché su queste deve essere “caricato” l’utile (oltre che i costi di gestione e gli investimenti). Del resto, se il profitto è l’obiettivo di gestione, un’eventuale diminuzione dei consumi (traducendosi in una diminuzione delle entrate) determina un incremento delle tariffe come avvenuto, ad esempio a Firenze, dove il servizio idrico è gestito da Publiaqua, una SpA a maggioranza pubblica, le cui azioni sono possedute 49 Comuni e da 3 imprese private.
La gestione dell’acqua non può essere garantita da società disciplinate dal diritto privato, ma al contrario deve essere espletata attraverso enti di diritto pubblico poiché le finalità riconosciute a società “commerciali” sono incompatibili con la gestione del “bene comune” acqua.
Ricordiamo che il processo di ripubblicizzazione in corso è frutto non solo del lavoro assiduo e della tenacia delle tante (180) associazioni e realtà (del mondo cattolico e ambientalista, dell’associazionismo e del volontariato) che compongono il Comitato “Acqua bene comune” quanto e soprattutto dell'impulso forte e chiaro proveniente da una parte cospicua della cittadinanza pugliese che è convinta della necessità ormai improrogabile di riappropriarsi, in quanto collettività, di un bene comune quale l'acqua, sottraendolo al pericolo di farne una merce a disposizione di qualche multinazionale (come altrove, in questa stessa Italia, è avvenuto e sta tuttora avvenendo...). Senza dimenticare l'impegno profuso dal Coordinamento pugliese degli Enti Locali per la Ripubblicizzazione dei Servizi Idrici (primo in Italia) che ha chiesto (ed ottenuto) un’audizione alla Commissione Ambiente della Camera per esprimere la contrarietà alla privatizzazione e il sostegno alla legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici, sottoscritta con delibera da circa 50 Comuni pugliesi.
Ricordiamo che oggi, più di ieri, l’attenzione e il dibattito su questo tema è vivo. Infatti, risalgono ad appena qualche settimana fa le delibere del Comune di Taranto e del Comune di Terlizzi che sanciscono i servizi idrici, come servizi di interesse generale, privi di rilevanza economica; le dichiarazioni pubbliche dei Missionari Comboniani di Lecce e dei Sacerdoti di Altamura contro la privatizzazione dei servizi idrici e a sostegno del processo di ripubblicizzazione in corso; la campagna “Salva l’acqua” con la quale è partita da novembre una petizione popolare per chiedere ai Comuni di sancire nei rispettivi Statuti l’acqua come diritto e i servizi idrici privi di rilevanza economica, che ha già raccolto decine di migliaia di firme.
A fronte dei provvedimenti legislativi nazionali di privatizzazione dei servizi idrici, si fa urgente una scelta in controtendenza di tutti gli enti locali al fine di garantire l'accesso universale all'acqua e la partecipazione alle scelte di gestione.
L'acqua è un paradigma, che richiama l’insieme delle lotte per i beni comuni, per i servizi pubblici, per la difesa del territorio e della salute, per i diritti sociali, ma è anche – e soprattutto- una battaglia per la riappropriazione della democrazia, per la rimessa in discussione dei luoghi della decisionalità politica, per superare la sempre maggiore distanza tra chi decide -e pensa, con ciò, di rappresentare automaticamente l’interesse generale - e le comunità in lotta per la riappropriazione dei beni comuni e della partecipazione democratica.
La ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese e una politica partecipata al governo dei beni comuni rappresentano le uniche scelte sostenibili per quanti ritengono l'acqua un diritto umano fondamentale.

Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
Bari, 19 gennaio 2010

Disastro trivellazioni. sintesi e proposte dal WWF

Ma dov'è il WWF tarantino?

Dal Wwf un secco no all'estrazione di petrolio nel mare pugliese

Il WWF aderisce alla manifestazione [i]“No PETROLIO - Si ENERGIE RINNOVABILI” che si terrà domani, sabato 23 Gennaio alle ore 10,00 in Piazza Vittorio Emanuele a Monopoli al fine di contrastare la costruzione di piattaforme petrolifere nel mare pugliese.
Si rende noto che il Governo nazionale ha concesso una prima autorizzazione alla Northern Petroleum al fine di svolgere prospezioni per successive eventuali perforazioni nei fondali prospicienti la meravigliosa costa monopolitana, con grave danno all’ambiente, alla salute e all’economia del territorio. La Northern Petroleum ha anche ottenuto altri due permessi relativi ad attività di ricerche ed è in attesa di risposta su altre 4 richieste per cui l’area interessata alle attività petrolifere va dalle coste prospicienti la Provincia di Bari fino a quelle prospicienti la Provincia di Brindisi, a cui devono aggiungersi altre richieste riguardanti lo Jonio, nella provincia di Taranto, delineando quindi un intervento che interessa una buona parte delle coste pugliesi e si espande alle regioni limitrofe. Una tale ipotesi di intervento nei mari pugliesi è da ritenersi assolutamente insostenibile ed in grado di arrecare danni incalcolabili all’ambiente ed ai cittadini.
L’insediamento delle piattaforme e la successiva produzione di petrolio, infatti, potrebbero generare impatti devastanti sull’ecosistema marino e delle coste nonchè alle attività economiche della pesca e del turismo. In particolare la preoccupazione deriva dal flusso continuo di inquinanti che sarebbero dispersi in mare, molti dei quali tossici come l’idrogeno solforato, il piombo, il cromo e il mercurio, e potenti cancerogeni il toluene, il benzene e lo xilene. Già nella solo fase di esplorazione dei fondali, l’utilizzo di spari di AIR-GUN potrebbe determinare diminuzioni del pescato tra il 45% e il 70% in un raggio di quaranta miglia nautiche, circa settanta chilometri. Se si considera che l’aerea sulla quale si intende intervenire è pari a 2000 Kmq è facile immaginare gli effetti devastanti che inciderebbero sia sulla qualità che sulla quantità del pescato. In ogni caso è oramai accertato che le ricerche petrolifere con la tecnica dell’AIR-GUN, ufficialmente annoverata tra le forme riconosciute di inquinamento, arrecano seri danni alla biodiversità marina, in primo luogo ai mammiferi ma anche a pesci, invertebrati e tartarughe marine, specie quest’ultime protette dalle direttive Europee presenti anche nei mari pugliesi con diversi esemplari di Caretta caretta.
L’incremento del traffico di imbarcazioni che circolerebbero in mare Adriatico a seguito delle realizzazione di tali piattaforme petrolifere determinerebbe un aumento del rischio di incidenti e di sversamento di petrolio e di altri inquinanti con ulteriori gravi conseguenze per la biodiversità marina e delle coste, in opposizione, quindi, agli sforzi per la loro tutela e conservazione, senza considerare, poi, le forti ripercussioni che si avrebbero sul turismo. E’ difficile immaginare, infatti, come poter far convivere un progetto industriale petrolifero con il turismo sostenibile su cui la nostra regione ha progettato tutto il suo futuro.
Non dimentichiamo, inoltre, che il petrolio è una fonte di energia esauribile, il cui utilizzo immetterebbe gas climalteranti in atmosfera in opposizione quindi alle politiche ed agli obblighi internazionali di contrasto dei cambiamenti climatici e di sviluppo ed incentivo delle fonti di energia rinnovabili a cui, tra l’altro, il territorio pugliese è particolarmente vocato permettendo lo sfruttamento di risorse naturali a costo zero come il sole e il vento. Appare quindi fuori da ogni logica investire ancora sul petrolio se vogliamo garantire un futuro al nostro territorio e valorizzare le bellezze e le peculiari risorse ambientali. Per questi motivi il WWF sarà al fianco del Comitato “No al petrolio - Sì alle energie rinnovabili” nel percorso di protesta e di tutela del nostro diritto al futuro e alla salute e porrà in essere tutte le iniziative volte a contrastare questo folle attacco all’ambiente pugliese.
In tal senso il WWF Italia sta inoltre valutando la possibilità di intervenire nel ricorso al TAR del Lazio che la Regione Puglia ha opportunamente proposto contro il Decreto del Ministero dell’Ambiente relativo al parere positivo di compatibilità ambientale del progetto presentato dalla Northern Petroleum, lamentando la scarsa trasparenza della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale e la carenza di studi e dati scientifici sugli impatti ambientali alla base del provvedimento autorizzatorio stesso. (Laltramolfetta)

venerdì 22 gennaio 2010

Boccia ha risposto a Peacelink?

Se a dieci domande precise (clicca qui per leggerle) si risponde con una polpetta insipida di ambientalismo politichese, con la sola eccezione del campionamento in continuo, allora possiamo tranquillamente affermare che BOCCIA NON HA RISPOSTO A PEACELINK E AI TARANTINI!

Padron Riva: dalla culla alla tomba passando per l'università


L'ultimo nato: il Fondo Antidiossina Taranto

Ecco l'ennesima associazione annunciata con comunicato un dall'incipit molto liturgico.
La sensibilizzazione ambientale ha contaminato tutti i fronti sociali e si moltiplicano i gruppi impegnati nella difesa della salute e dell'ambiente.
Se alcuni nascono, altri invece preferiscono unire le loro forze in coordinamenti più ampi, in considerazione del fatto che la condivisione delle esperienze, delle conoscenze e dell'impegno, se ben organizzata e gestita, possa moltiplicare l'efficacia delle azioni.
Il Comitato per Taranto - nell'autonomia che lo contraddistingue, legata all'apertura totale e non condizionata alla partecipazione e al confronto con tutti - segue da tempo la seconda strada, nella convinzione che tutta la cittadinanza abbia un unico fine ultimo condiviso: stare bene in una città sana!
Speriamo che presto si lavori tutti insieme!
Intanto, auguri ai nuovi nati! (c'è anche Taranto Libera, annunciata ieri)


FABIO MATACCHIERA COSTITUISCE IL FONDO ANTIDIOSSINA TARANTO:
PRIVATI ED IMPRENDITORI FINANZIERANNO.
UN MAGISTRATO E UN COMMISSARIO DI POLIZIA VIGILERANNO.
TUTTI CON PASSWORD PUBBLICA VERIFICHERANNO.

LATTE MATERNO E SANGUE DEI TARANTINI AD ESSERE PER PRIMI ANALIZZATI.
Come preannunciato nelle settimane scorse, si è costituita l’Associazione ONLUS “Fondo Antidiossina Taranto” che ha lo scopo di consentire, attraverso analisi specifiche, la ricerca delle sostanze dannose che si possono accumulare nell’organismo umano, negli animali e nei prodotti alimentari; l’indagine sarà circoscritta alla popolazione dell’area jonica di Taranto e Provincia. La ricerca si focalizzerà, in particolare, sul rilevamento di diossine, sostanze particolarmente dannose e letali. Il Fondo Antidiossina Taranto è stato fortemente voluto dal prof. Fabio Matacchiera, poiché è riconosciuto che nell’area jonica le industrie, in particolare l’ILVA, producono il 90% della quantità totale nazionale di diossina, una percentuale spaventosa di una sostanza che ormai è entrata prepotentemente nella catena alimentare, minacciando seriamente la salute della gente che è sempre più esposta ai danni da inquinamento industriale e quindi sempre più a rischio di malattie oncologiche mortali.
Anche se solo adesso l’Arpa Puglia avrebbe deciso di provvedere ad uno screening della popolazione tarantina, soprattutto riguardante la presenza dei metalli pesanti nell’organismo umano, il Fondo Antidiossina Taranto non si muove in contrapposizione all’operato degli organi istituzionali e del Servizio Sanitario Nazionale, ma intende, pertanto, fornire un contributo alla ricerca scientifica, rivolto alla tutela della salute degli stessi cittadini di Taranto e del loro ambiente. Fa sicuramente stranire il fatto che l’Arpa Puglia abbia proclamato di organizzare il predetto screening su un certo numero di volontari, dopo che il sottoscritto aveva preannunciato nelle settimane scorse che avrebbe costituito una cordata di imprenditori pronti a finanziare a proprie spese l’indagine per il rilevamento di diossine nella popolazione tarantina. E’ solo una coincidenza?

Ecco alcuni punti salienti dello Statuto della Onlus:
art.2 comma 1: Commissionare esami sul sangue e sulle sostanze organiche e fisiologiche di origine umana attraverso prelievi che saranno effettuati da personale infermieristico o comunque professionale su cittadini volontari maggiorenni che vorranno sottoporsi al prelievo o su minorenni con l’assenso dei genitori o di chi ne esercita la patria potestà. Provvedere alla ricerca di sostanze nocive negli alimenti e negli animali.

Art.3 comma 1: Raccogliere fondi, contributi, lasciti, donazioni, da enti e privati, da destinarsi esclusivamente all’indagine e alla ricerca delle sostanze dannose. A tale scopo, gli esami analitici saranno effettuati in laboratori universitari e/o specializzati che possano garantire l’attendibilità e la veridicità dei risultati.
comma 2: Far accreditare i proventi destinati al “ Fondo Antidiossina Taranto” su un conto corrente postale/bancario, la cui rendicontazione potrà essere visibile sul web attraverso una password aperta, che sarà resa pubblica tramite la rete internet ed i mezzi d’informazione, al fine di rendere accessibili i movimenti in entrata ed in uscita a tutte le persone che possano essere interessate.
comma 3: Garantire la trasparenza degli accrediti, non accettando donazioni effettuate “brevi manu” ed in contanti, ma solo quelle che possano essere visibili attraverso accrediti postali o bancari registrati.
comma 4: Garantire ulteriormente la trasparenza e la correttezza delle transazioni che prevedono il passaggio di denaro dal fondo ai centri di ricerca adibiti alle analisi di cui sopra, attraverso la nomina, da parte del fondatore e promotore, Fabio Matacchiera, di un Comitato di Garanti costituito da persone conosciute nella città di Taranto per la loro professionalità e onorabilità.
Qui di seguito vengono riportati i nomi dei Soci e dei Garanti:

CONSIGLIO DIRETTIVO
Presidente: Prof. Fabio Matacchiera (insegnante ed imprenditore)
Vice Presidente: Prof. Fulvio Zavatto (medico e docente universitario)
Segratario: Prof.ssa Silvia Abeille (Vice Preside I.C. “Pascoli” di San Giorgio J.)

COMITATO DEI GARANTI:
Prof. Tommaso Anzoino ( Dirigente Scolastico)
Dott. Augusto Bruschi (Magistrato)
Prof. Piero Massafra (docente ed editore)
Sig. Giuseppe Walter Tomaselli (Sostituto Commissario della Polizia di Stato)

Nei prossimi giorni, dopo la registrazione dell’Atto Costitutivo dell’Associazione presso l’Agenzia delle Entrate, sarà aperto ed attivato un conto corrente postale su cui destinare gli eventuali versamenti. Come già detto, inoltre, inoltre, tutti potranno visualizzare i movimenti in entrata ed in uscita, tramite una password che sarà resa pubblica attraverso tutti gli organi di stampa e dalla rete internet.

Taranto, 22 gennaio 2010
Prof. Fabio Matacchiera

A Monopoli si Marcia per l'Ambiente

Sabato 23 gennaio 2010 a Monopoli (BA), a partire dalle ore 09:30 – con partenza e conclusione in Piazza Vittorio Emanuele.

La marcia, indetta dal Comitato “No Petrolio – Sì Energie Rinnovabili”, nasce dallo spontaneo desiderio della società civile di partecipare alle scelte che investono il proprio territorio rivendicando il proprio diritto di scelta e, nel caso specifico, opponendosi al nulla osta del Ministero dell’Ambiente all’avvio dell’iter per le prospezioni di indagine sismica e la successiva installazione di piattaforme petrolifere a largo delle coste pugliesi. Questa volontà dello Stato si è espressa senza informare le popolazioni sui rischi di queste scelte e sull’esistenza di un iter in atto.
Il Comitato vuole sostenere uno sviluppo economico e sociale sostenibile, incentrato su politiche energetiche rinnovabili e su un’armonica crescita delle peculiarità ambientali della nostra regione: l’agricoltura, la pesca e il turismo. Questi pilastri della nostra economia, per poter sopravvivere, hanno bisogno del rifiuto del petrolio, del nucleare e di ogni fonte energetica che ne blocchi la crescita.
La manifestazione si svolgerà a piedi o in bicicletta, e sarà aperta da un’automobile ad alimentazione ibrida: scelte concrete per un’economia ambientale alternativa.
Il Comitato si pone come avanguardia per tutte le terre di Puglia che verranno aggredite da scelte energetiche ormai superate.
Recenti documentazioni ministeriali comprovano la presenza di ulteriori richieste in corso da parte di società petrolifere, per cui si rende necessario attuare forme civili di totale opposizione.
La Puglia ha già scelto: produce il 161% del proprio fabbisogno energetico, attraverso un notevole incremento dell’utilizzo di fonti alternative.
A questo scopo, vogliamo che le nostre terre vengano utilizzate, tutt’al più, per l’installazione di piattaforme off-shore di energie alternative, per dimostrare che un modello di sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente è possibile.
Il Comitato non ha bandiere di partito, e si identifica nel colore giallo. Tutti i partecipanti sono invitati, pertanto, a prendere possibilmente parte alla marcia con indosso un indumento o un segno distintivo di colore giallo.
In segno di consenso alle finalità della marcia, si chiede ai cittadini di esporre all’esterno delle proprie abitazioni (finestre, balconi, portoni) dei drappi bianchi o colorati.
[Il Comitato “No Petrolio – Sì Energie Rinnovabili” - ing. Giuseppe Deleonibus - 328.26.12.118 - nopetroliopuglia@gmail.com- http://nopetroliopuglia.forumup.it ]

giovedì 21 gennaio 2010

Fumata nera a Taranto: Borse contente!!!


Economia: l'acciaio Riva si rimette in moto

Il mercato da qualche tempo e' all'affannosa ricerca di segnali di ripresa in grado di confermare l'uscita dalla crisi. Uno di questi e' arrivato dal gruppo Riva, leader della siderurgia italiana (11 miliardi di ricavi), quarto in Europa e decimo al mondo. Il colosso, proprietario tra l'altro dell'Ilva, ha fatto ripartire l'altoforno numero uno di Taranto in vista di una progressiva ripresa della domanda mondiale di acciaio. La decisione e' stata appena annunciata ai sindacati che l'hanno accolta molto bene, visto che 500 dipendenti potranno uscire dalla cassa integrazione e tornare al lavoro.
Assieme all'altoforno, si legge in un articolo di MF, sono ripartite le batterie dei forni a coke 3 e 4, una colata continua e la seconda linea di agglomerazione. In pratica, la produzione di ghisa salira' al 75% delle potenzialita' dello stabilimento tarantino, che oggi rappresenta il primo polo siderurgico europeo. "Il segnale e' molto importante", spiegano fonti vicine a Riva, "perche' rappresenta una prima boccata di ossigeno dopo un biennio durissimo". A questo punto il vero banco di prova per misurare la ripresa sara' il mese di febbraio. "A meta' mese i nostri ordini si esauriranno", spiega una fonte. "Se per quella data non saranno arrivate altre commesse l'azienda sara' costretta a fermare di nuovo gli impianti". Insomma, manager e operai incrociano le dita. (Borsaitaliana)

Taranto esempio nazionale di cittadinanza responsabile

Dieci buoni motivi per non buttarsi giù

L'articolo di copertina di Metro di oggi è un invito all'ottimismo. Metro ha trovato 10 buoni motivi per affrontare a testa alta il 2010.
- Benzina meno cara. Quattro centesimi: tanto risparmieremo sul carburante. Il governo che ieri si è impegnato con i consumatori a variare settimanalmente e non più quotidianamente i prezzi alla pompa e ad aumentare i self service.
- Disastri ambientali arrivano i processi. Taranto è un esempio per quanti stanno combattendo battaglie legali. Le associazioni di Taranto. L'hanno denunciato sul Web le emissioni nocive dell'Ilva. Ieri l'Ilva ha ammesso che l'impianto presenta inconvenienti tecnici, che saranno risolti in 30 giorni. Vittoria che segue quella delle associazioni delle vittime dell'amianto che hanno ottenuto l'apertura di importanti processi: a Padova è iniziato quello contro i vertici della Marina militare, a Torino è entrato nel vivo quello contro l'Eternit; a Mantova il tribunale ha condannato l'industriale Belleli, 97 anni a risarcire quattro vittime di amianto con 2,4 milioni euro.
- La crescita economica sarà più convinta. Il governo aggiornerà le stime della crescita 2010 indicando una cifra "intorno all'1%". La stima attuale si attesta allo 0,7%.
- Pendolari, arrivano i treni privati. Dal 13 dicembre la Tav è realtà da Milano a Salerno. Il 2010 sarà quello della inedita concorrenza nel sistema ferroviario italiano. Il primato dei treni di Trenitalia sarà insidiato dalla Ntv di Della Valle & Co. E dal mercato, possiamo aspettarci concorrenza e quindi migliori tariffe. Il varo delle nuove corse è previsto per gennaio 2011.
- Stime incoraggianti per i nuovi lavori. Emergeranno figure lavorative. Lo assicura il Governo britannico che punta sulla formazione di mestieri chiave: dal medico anticancro esperto in nanoparticelle alle guide turistiche dello spazio, dai poliziotti climatici contro i ladri di nuvole all'agricoltore verticale. Per non dimenticare i green job: da oggi al 2020 saranno creati 2,8 milioni di nuovi posti di lavoro nei settori ambientali.
- Fisco, meno burocrazia. Quattro milioni di contribuenti impazziranno un po' meno. L'Agenzia delle Entrate ha annunciato la semplificazione del modello "Iva base", versione "mini" per la dichiarazione Iva ordinaria.
- Aids, in netto calo i casi di contagio. Dal 2001 al 2009 il numero di persone nel mondo che hanno contratto l'Hiv è diminuito del 17%.
- Energie alternative. In Italia è boom vero. Il fotovoltaico italiano ha chiuso il 2009 al raddoppio rispetto a fine 2008, con oltre 900 megawatt di impianti titolari ad accedere ai sussidi del "conto energia", il meccanismo che garantisce la rivendita all'operatore elettrico della corrente così prodotta a un prezzo maggiorato.
- Vivere a emissioni zero. Ora è possibile. E' quello delle Egadi il primo arcipelago a basse emissioni di CO2. Il progetto ha ottenuto un finanziamento di 1,165 milioni di euro che servirà a rendere questo paradiso il primo luogo italiano praticamente a zero emissioni.
-E' ufficiale, correre fa bene al cervello. Si invecchierà meglio grazie a un rimedio antico quanto il mondo: una corsetta al giorno per un paio di giorni di seguito aiuta il cervello a rimanere giovane. Lo dice l'Università di Cambridge.
(fonte: Metro, 20 gennaio, pag.2)

La corsa a bruciare rifiuti


Inceneritore: come il Comune e l'AMIU svendono la salute dei cittadini

Nuove regole per i porti

PORTI: IN ARRIVO UNA NUOVA RIFORMA

In pista la riforma dei porti che, in parte, affida alle Regioni il controllo di alcuni approdi. La commissione lavori pubblici del Senato ha infatti messo a punto il testo base che farà da riferimento per la modifica dell’attuale ordinamento portuale. I porti saranno divisi in tre categorie: 1) quelli finalizzati alla difesa nazionale e alla sicurezza dello Stato; 2) quelli di rilevanza economica nazionale e internazionale; 3) porti di rilevanza economica regionale e interregionale.
E saranno su questi ultimi che - ferme restando le competenze statali - “le Regioni esercitano la funzione legislativa e quella regolamentare” nel rispetto di precisi principi tra cui l’ esercizio esclusivo da parte di privati delle attività di impresa e commerciali; salvaguardia della salute dei posti di lavoro; tutela della concorrenza; rispetto della titolarità statale in materia di sicurezza della navigazione, del trasporto marittimo e della sicurezza portuale.
La riforma su cui la commissione inizierà la discussione prevede inoltre una programmazione del territorio, attraverso la messa a punto di un Piano regolatore portuale “al fine di definire le opere portuali e gli assetti territoriali della circoscrizione, stabilendo le caratteristiche e la destinazione delle aree portuali, nonche’ infrastrutture stradali e ferroviarie”. La formazione di tale piano regolatore è affidata ad una Autorità portuale che amministrerà i porti più significativi: Ancona, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Civitavecchia, Genova, La Spezia, Livorno, Manfredonia, Marina di Carrara, Messina, Gioia Tauro, Napoli, Palermo, Ravenna, Savona, Taranto, Trieste, Vemezia. Salerno, Augusta, Olbia-Golfo Aranci e Piombino. (Fuoritutto)

mercoledì 20 gennaio 2010

L'Ilva si mette il fondotinta?


Inquinamento a Taranto, le polveri sottili che ci preoccupano
Veleni "arancioni"
L'altoforno 5 dell'Ilva di Taranto oggi ha immesso nell'atmosfera fumi non convogliati. Si può dare l'Autorizzazione Integrata Ambientale a un'azienda che fa marciare gli impianti in questo modo?

Alle ore 15.46 del 20 gennaio 2010 queste sono le emissioni inquinanti dall'AFO5 dell'Ilva di Taranto. Mancano adeguate cappe di aspirazione? Non vengono attuate pratiche operative corrette? L'azienda spieghi perché escono quelle polveri anomale.
Alessandro Marescotti

AMIU fallimentare

Distruggeranno il mare di Taranto!

Solo anime?

Ecco una lettera di risposta sulla questione Divin Lavoratore che pubblichiamo per completezza.
Con una nota: è davvero la chiesa tarantina così inerme come la dipinge questa lettera? E' necessario che l'arcivescovo si dichiari contrario ai movimenti che i cittadini (il suo "gregge" evangelico) hanno creato per far rispettare il diritto al lavoro e alla salute? E' necessario che l'arcivescovo sia invece "commensale" dei Riva, che non perda occasione per dir messa nell'Ilva e per l'Ilva, nelle occasioni religiose e nelle inaugurazioni di impianti malfunzionanti? Ma questa chiesa è l'erede di Cristo o di Ponzio Pilato?
Ah quanto è lontana la Porziuncola del poverello di Assisi...!
Un denaro, oggi, vale diecimila euro. Il restauro di una chiesa costa 30 denari!

Ciak: La Svolta delle donne per Taranto

Giovedì 21 gennaio alle ore 15.00 in via Lago di Montepulciano n. 10 (interno ClubHouse, citofonare Amodio) a Taranto, si terrà la conferenza stampa di presentazione del documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva”.


Le riprese sono iniziate lunedì scorso, 18 gennaio 2010, a Taranto.
Il documentario, scritto e diretto da Valentina D’Amico, prodotto dalla Filmare srl di Foggia e realizzato con il contributo dell’Apulia Film Commission, racconterà l’Ilva dal punto di vista delle donne: mogli e/o madri di operai che sono morti nello stabilimento; dipendenti mobbizzate e licenziate per aver osato dire no; madri di famiglia ammalatesi e costrette ad una vita di sacrifici. Partendo dalle loro storie umane, si conoscerà la vita in fabbrica raccontata dagli operai, la città con i suoi quartieri soffocati dai fumi. Vite spezzate dai ritmi del
lavoro e dello sviluppo. In cambio di cosa?

Per informazioni: 329.7152379 - 380.4593503, lasvolta.donnecontrolilva@yahoo.it

La maledizione del metallo


Circa 300 persone residenti a Taranto e Palagiano (TA) saranno sottoposte a uno speciale trattamento di esposizione a metalli pesanti, quali arsenico, mercurio, manganese e diossine, per confrontare i livelli delle sostanze misurate con campioni di aree considerate non inquinate. Grazie alle analisi delle urine e del sangue tra un paio di mesi sarà possibile avere un dato significativo.
Il progetto di ricerca, presentato oggi in municipio, è stato ideato da Arpa Puglia (che la finanzierà), Dipartimento di prevenzione dell’Asl Taranto 1 e Dipartimento di medicina interna dell’Università di Bari. La Provincia di Taranto sosterrà i costi delle analisi sulle diossine. (GdM)

Precarietà e pensione

L’eterna precaria va in pensione. A 61 anni ancora senza cattedra
Lucia Longo vive a Taranto e insegna in un liceo di Laterza. 120 chilometri tra andata e ritorno a casa

«Peculiare assai», dice della sua storia. Anche questa mattina Lucia Longo si è svegliata presto, ore 6 del mattino. Vive a Taranto, insegna in un liceo di Laterza, il paese del pane buono, 120 chilometri tra andata e ritorno a casa. Le «utenze difficili » e lontane sono l’approdo annuale dei precari della scuola, specialmente al Sud. Nel 2008 le era toccata Crispiano, più vicina, prima c’erano state Grottaglie, Mottola, Massafra, e un’altra ventina di istituti. Eppure sembra una storia come tante, confusa nella massa dei duecentomila precari della scuola italiana. «Ma adesso esco dalla moltitudine — dice —. Finalmente sono prima in classifica». Ironia, molto amara. Il campionato che Lucia si appresta a vincere è quello delle precarie per sempre. A 61 anni compiuti, la professoressa Longo va in pensione dopo averne trascorsi 29 in cattedra, ma senza aver vissuto un giorno da insegnante di ruolo. È questo che fa di lei una specie di Gronchi rosa della Pubblica istruzione, un monito per chi resta. «Se non lo faccio ora, mi tocca aspettare anche per mettermi a riposo. Sinceramente, non ce la faccio più, a guardare gli altri che mi passano davanti, colleghi giovani che mi dicono "zitta, che non sei di ruolo". Chissà, forse hanno ragione loro. Forse sono una deficiente, la spiegazione è questa».
...
«Ero un’insegnante vecchio stampo, severa, ma dialogante, come si usa dire. La scuola mi mancherà. Ma a forza di aspettare, ti accorgi che è passata una vita intera ». (LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO sul Corriere della Sera)