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mercoledì 20 febbraio 2013

Procedura inquietante

Trivelle Eni, VIA libera dal ministero dell’Ambiente

Il nome dell’istanza è un codice incomprensibile: “d 67”. Il fine sembra però molto semplice: “Permesso di ricerca in mare”. Che a leggerla così, si potrebbe davvero essere indotti a pensare si tratti di qualcosa di positivo. La data di presentazione dell’istanza è abbastanza datata: 19 giugno 2009. La superficie dell’area (quella nella foto qui accanto e che si estende da Leporano sino oltre Maruggio, definita zona “F” ndr) è abbastanza estesa: 449,4 kmq. Il problema, anche se definirlo così è un semplice eufemismo, è il nome della società richiedente del permesso: Eni S.p.A. A quel punto, non ci sono più dubbi: si chiede ancora una volta di ricercare nel nostro mare idrocarburi. Ovvero petrolio.
L’iter dell’istanza è stato abbastanza complesso. Dopo la presentazione della richiesta nel giugno 2009, il 31 luglio dello stesso anno c’è la pubblicazione sul BUIG (il Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse). Il 18 marzo 2010 arriva il parere favorevole del CIRM (la Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie). Il 27 aprile il ministero dello Sviluppo Economico invia all’Eni la comunicazione del parere favorevole del CIRM invitando la stessa società a presentare la VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) al ministero dell’Ambiente ed alla Regione Puglia. Ma la relazione che l’Eni invia non convince i tecnici del ministero: tant’è che il 30 novembre del 2010 arriva alla società il “preavviso di rigetto” della VIA presentata.
A quel punto l’Eni prova a correre ai ripari presentando, siamo al 25 febbraio del 2011, un’istanza “interlocutoria” nella quale presenta una richiesta di superamento dei “motivi ostativi al conferimento” della VIA. Ma per non restare con un pugno di mosche in mano, la stessa società, appena tre giorni dopo, il 28 febbraio, presenta ricorso al TAR (modus operandi classico delle grandi industrie del nostro territorio). Passano i mesi e il 16 settembre del 2011 il ministero dell’Ambiente invia all’Eni una richiesta di “Riperimetrazione” dell’area riguardante l’istanza ai fini dell’applicazione del decreto legislativo n.121 del 7 luglio del 2011: “Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente, nonché della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni per violazioni”.

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