Morì di mesotelioma, il tumore causato
dall'amianto, lavorando all'Ilva di Taranto, ma per l'Inail i figli non
hanno diritto ad alcun riconoscimento per il decesso da malattia
professionale: solo l'assegno di 2.000 euro per le spese funerarie. E'
quanto denuncia Luciano Carleo, presidente dell'associazione
'Contramianto onlus', che rivolge un appello ai parlamentari per
modificare l'art. 85 del Dpr 1124/65, il Testo unico per infortuni e
malattie professionali.
La legge sull'assicurazione da infortuni e
malattie da lavoro limita il diritto di rendita al solo coniuge nella
misura del 50%, ai figli conviventi non occupati il 20% sino al 21esimo
di età, se studenti universitari sino al 26esimo anno. "Nessun
riconoscimento Inail - scrive Carleo - sarà corrisposto ai figli di un
elettricista del siderurgico di Taranto morto di cancro pleurico per
esposizione all'amianto perché, essendo vedovo (aveva perso la moglie
alcuni anni addietro di tumore), il diritto non può andare ai figli
maggiorenni e occupati: questo è quanto previsto dall'art. 85 del Dpr
1124/65. Una vera ingiustizia. Per questo - conclude il presidente di
Contramianto Onlus - chiediamo ai parlamentari di Camera e Senato di
mobilitarsi affinché la norma venga cambiata per ripristinare il giusto
diritto". (Rep)
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lunedì 17 novembre 2014
martedì 17 giugno 2014
Dalla parte civile
Le associazioni Contramianto e altri rischi onlus e Osservatorio Nazionale Amiantosi si costituiranno parte civile nell’udienza preliminare del processo Ambiente Svenduto sull’ILVA
che si terrà al Tribunale di Taranto il prossimo 19 giugno. Il Giudice
per l’Udienza Preliminare Vilma Gilli dovrà decidere sul rinvio a
giudizio degli indagati, richiesto dal Pubblico Ministero.
Al procedimento penale in atto sono interessate tre società e 49 persone, ex dirigenti del siderurgico tarantino, politici, imprenditori e funzionari della regione. Contramianto sarà assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.
I reati contestati (e che dovranno essere accertati nel corso del processo) riguardano danni ambientali e alla salute di cittadini e lavoratori. Le ipotesi di reato riconducono questi danno all’inquinamento provocato dall’ILVA. Tale situazione avrebbe determinato un intreccio di presunti illeciti, di cui si sarebbero resi colpevoli gli imputati. Ora, dopo le indagini, l’avvio di un processo che finalmente dovrà chiarire quale sia stato il ruolo del siderurgico sui danni a persone e habitat del territorio.
L’ILVA di Taranto è il maggiore centro siderurgico d’Europa di produzione e trasformazione dell’acciaio costruito negli anni ’60. Si ritiene che l’ILVA sia la possibile causa delle maggiori fonti inquinanti industriali dell’area jonica: in oltre mezzo secolo, le emissioni possono aver determinato effetti nocivi sull’uomo e sull’ambiente.
Per Contramianto, occorre monitorare costantemente la situazione, avviando anche una radicale azione di bonifica ambientale. L’associazione, inoltre, chiede di istituire a Taranto un Polo sanitario nazionale per le patologie da inquinanti industriali: un centro di eccellenza sanitaria in cui confluiscano le esperienze del mondo scientifico.(Ambienteambienti)
Al procedimento penale in atto sono interessate tre società e 49 persone, ex dirigenti del siderurgico tarantino, politici, imprenditori e funzionari della regione. Contramianto sarà assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.
I reati contestati (e che dovranno essere accertati nel corso del processo) riguardano danni ambientali e alla salute di cittadini e lavoratori. Le ipotesi di reato riconducono questi danno all’inquinamento provocato dall’ILVA. Tale situazione avrebbe determinato un intreccio di presunti illeciti, di cui si sarebbero resi colpevoli gli imputati. Ora, dopo le indagini, l’avvio di un processo che finalmente dovrà chiarire quale sia stato il ruolo del siderurgico sui danni a persone e habitat del territorio.
L’ILVA di Taranto è il maggiore centro siderurgico d’Europa di produzione e trasformazione dell’acciaio costruito negli anni ’60. Si ritiene che l’ILVA sia la possibile causa delle maggiori fonti inquinanti industriali dell’area jonica: in oltre mezzo secolo, le emissioni possono aver determinato effetti nocivi sull’uomo e sull’ambiente.
Per Contramianto, occorre monitorare costantemente la situazione, avviando anche una radicale azione di bonifica ambientale. L’associazione, inoltre, chiede di istituire a Taranto un Polo sanitario nazionale per le patologie da inquinanti industriali: un centro di eccellenza sanitaria in cui confluiscano le esperienze del mondo scientifico.(Ambienteambienti)
mercoledì 8 gennaio 2014
Due nuovi casi di morti per mesotelioma: lavoravano all'Ilva
Ieri scrivevamo perchè è importante essere presenti all'assemblea indetta dalla rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio l'11 gennaio a Taranto. Oggi lo ribadiamo, e soprattutto oggi che l'associazione Contramianto ha reso noto che altri due lavoratori dell’Ilva di Taranto che avevano ottenuto il
riconoscimento dell’esposizione all’amianto, sono morti per mesotelioma. I due operai di 57 e 69 anni avevano lavorato tra il
1970 e la metà degli anni 90, come manutentori
elettricisti ed addetti alla colata continua dell'Acciaieria
Ilva di Taranto.
'Sono centinaia - afferma il presidente dell'Associazione Luciano Carleo- i casi di
mesotelioma e patologie asbesto-correlate registrati nel
personale Italsider-Ilva di Taranto''.
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