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giovedì 16 luglio 2015

Il pollo di Trilussa e la corsa ai ripari dei sindacati

Il popolo degli Ilva supporters ad oltranza che vede Governo, partiti tutti, sindacati e cespugliame di giornalisti "interessati", serra i ranghi e lancia questa supernotizia positiva. 
Meno infortuni all'Ilva!!! 
Beh dopo l'impegno dello Stato con 8 leggi ad ilvam e quello dei Sindacati che scendono in piazza per tutelare la produzione, ecco una perla condivisa che ci mancava proprio.
Tutti bravi!
Ditelo alla famiglia Morricella. 
Che ringrazia con il 40% e tutta la massa di infortunati nascosti e cittadini avvelenati! 

Ilva e indotto: infortuni in calo anche del 60%

Riduzione del 60% per quanto riguarda gli infortuni nell’Ilva e del 27% nell’appalto. Sono i dati emersi, in riferimento agli anni tra il 2005 e il 2012, dall’incontro a Palazzo del Governo tra i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di Fiom, Fim e Uilm con Inail Spesal, Ilva e il prefetto Umberto Guidato.
La riunione si è tenuta in continuità con il protocollo d’intesa siglato a novembre 2013 a Taranto e assorbito da norma di legge il 14 aprile dello scorso anno. L’accordo fu firmato lunedì 11 novembre 2013 e diventò operativo dopo un paio di settimane. Il protocollo sugli interventi in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro dell’area industriale di Taranto ha due direttrici principali: da una parte la formazione, dall’altra la prevenzione.
L’accordo è impostato inizialmente su base biennale e potrà essere rinnovato. Tra le principali novità, sono previste attività di formazione, aggiornamento continuo delle misure di prevenzione e protezione predisposte dalle imprese appaltatrici, analisi e monitoraggio sia dei “mancati infortuni” che dei “quasi incidenti”.
Nel corso dell’incontro tenutosi martedì, sono stati illustrati i dati rispetto agli indici infortunistici, indici di gravità, near miss. Entrando nello specifico, i numeri spiegano che bisogna gestire meglio le interferenze e sensibilizzare al corretto utilizzo di utensili portatili.
Il gruppo di lavoro è coordinato dallo Spesal e ha compiti di orientamento, supporto, assistenza e monitoraggio nei confronti delle aziende. L’Ilva, secondo il protocollo, ha degli obblighi in termini di sicurezza e prevenzione: per esempio, richiedere alle imprese appaltatrici e subappaltatrici l’attuazione di percorsi formativi rivolti ai dipendenti, con l’elenco del personale che ha partecipato o parteciperà all’attività formativa stessa.
O ancora comunicare, trimestralmente, al Gruppo Integrato di Valutazione e Intervento, i programmi formativi svolti dalle imprese appaltatrici in favore dei propri dipendenti. I corsi di formazione e di informazione hanno particolare riferimento alle attività connesse alla presenza di cantieri edili e non, agli interventi di ambientalizzazione su aree Sin e spazi confinati, sui rischi di interferenza per presenza di più imprese e su quant’altro fosse ritenuto necessario.
Dal summit è emersa la disponibilità a continuare su questa strada di collaborazione tra le parti. A settembre ci sarà un nuovo incontro e sarà consegnata la relazione finale con tutti i dati rispetto agli studi effettuati.
E proprio nella direzione delle parole chiave sicurezza e salute vanno le dichiarazioni del segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini. Ieri, da Bari, Landini ha affermato come «in questa fase si debba andare avanti con gli investimenti, liberare le risorse, dimostrare che è possibile cominciare a produrre rispettando la vita delle persone dentro e fuori gli stabilimenti».
Sulle vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo l’Ilva e sulla contrapposizione tra magistratura e governo, Landini ha ribadito il rispetto verso «quello che la magistratura fa e anche dei provvedimenti che il governo ha preso: diventa seriamente decisivo sbloccare il miliardo e duecento milioni dei Riva, sequestrati perché erano stati evasi, che sono la condizione per fare gli investimenti. Del resto in alcune parti dello stabilimento, l’altoforno 1, gli investimenti sono stati fatti e dal primo di agosto dovrebbero cominciare».
Sì alla produzione, quindi, seguendo l’esempio di altri siderurgici: «L’obiettivo e la ragione con cui pensiamo sindacalmente di muoverci, insisto – ha concluso Landini – nel rispetto delle leggi, della Costituzione e del lavoro di ognuno, è di far produrre anche a Taranto come nel resto delle tante acciaierie nel mondo un acciaio che sia rispettoso dell’ambiente e della vita delle persone». (Quot)

giovedì 29 gennaio 2015

Parole e tregua con Indottolo


Rassicurazioni sì, crediti ancora no tra Ilva e indotto la tregua è armata

Disponibilità, collaborazione, impegni, ma ancora nulla di garantito per le imprese dell’indotto in credito con Ilva per fatture scadute da sei mesi. Ieri due dei tre commissari straordinari della società, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, hanno esaminato la situazione del sistema degli appalti con i rappresentanti di Confindustria Taranto. Era assente Piero Gnudi per un’indisposizione. «Ilva – dice il presidente degli industriali Vincenzo Cesareo, facendo il punto dopo l’incontro - ha assicurato il pagamento dei crediti che matureranno dal 21 gennaio in poi. Lo farà con mezzi propri derivanti dall’attività industriale, con le risorse di Fintecna e con eventuali nuove aperture di credito del sistema bancario». Fin qui si tratta di una conferma di quanto anticipato da Gnudi nella lettera del 23 gennaio indirizzata alle imprese con la sollecitazione a ritornare al lavoro, in base ai contratti sottoscritti, e non far scattare così l’accusa di inadempienza.
Ma la partita che maggiormente interessa la vasta platea delle ditte appaltatrici che hanno lavorato negli ultimi mesi per tenere in funzione gli impianti Ilva a Taranto è il volume dei crediti pregressi, quelli accumulati per 150 milioni negli ultimi sei mesi e il cui mancato pagamento sta mettendo in ginocchio tutto il sistema. Per questi, anche ieri pomeriggio, non è arrivata alcuna garanzia dai commissari. C’è la procedura concorsuale dell’amministrazione straordinaria che impone le sue norme. Si dovrà procedere all’accertamento della massa passiva riconoscendo i singoli crediti. Si lavora sull’ipotesi di presentare emendamenti al settimo decreto, che sta per essere convertito in legge, per introdurre soluzioni che agevolino il riconoscimento dei debiti accumulati da Ilva e consentire il loro pagamento. «L’azienda ci è sembrata aperta a ricercare la soluzione migliore per risolvere il problema – è sempre il commento di Vincenzo Cesareo – il rapporto con Confindustria è buono nonostante il confronto su un tema sensibile, si sono detti grati perché il nostro sistema ha continuato a lavorare in tutti questi mesi anche senza essere pagato. Noi aspettiamo, in ogni caso, che entro breve tempo sia individuata la via d’uscita da questa situazione». Ilva ha poi chiesto a Confindustria di allentare le tensioni e riaprire la possibilità di collaborare, interrompendo la protesta e facendo rientrare i lavoratori in fabbrica. Su questo punto Confindustria non ha potuto fornire garanzie perché l’eventuale adesione a questo invito verrà fuori da un dibattito interno. Per tornare al lavoro le imprese appaltatrici dovrebbero assicurare con risorse proprie per due-tre mesi, il tempo necessario al governo di perfezionare il provvedimento per Ilva, le attività all’interno del centro siderurgico. In sostanza la marcia degli impianti, la loro manutenzione e altri servizi dovrebbero essere ancora a spese dell’indotto. In serata Ilva ha diramato un comunicato. «I commissari – è scritto - hanno ribadito l’auspicio di un rapido rasserenamento delle criticità legate alle forniture e alle tensioni nell’indotto. Come già emerso nelle settimane scorse nel corso dell’audizione al Senato del commissario straordinario Piero Gnudi, la procedura di amministrazione straordinaria garantisce i pagamenti legati alle nuove forniture anche nella prospettiva delle risorse finanziarie che, si prevede, potranno essere disponibili. Per quanto riguarda il pregresso, i commissari hanno assicurato tutta la loro disponibilità a identificare soluzioni che garantiscano l’indotto locale». Hanno inoltre confermato il pagamento degli stipendi di gennaio e l’impegno ad accelerare lo sblocco delle risorse Fintecna e dei capitali sequestrati alla famiglia Riva.
In mattinata i due commissari avevano incontrato il prefetto Umberto Guidato, il sindaco Ezio Stefàno e l’arcivescovo Filippo Santoro. In piazza Municipio non ci sono state reazioni da parte dei lavoratori verso i commissari i quali non hanno voluto fare alcuna dichiarazione dicendo soltanto che «noi stiamo lavorando». In serata, dopo Confindustria, hanno avuto un confronto con i custodi giudiziari. Nella tarda serata, infine, è cominciato il confronto tra i rappresentanti sindacali dei metalmeccanici ionici e i dirigenti aziendali, che hanno riconfermato il ricorso ai contratti di solidarietà. (CdM)

mercoledì 28 gennaio 2015

Indottolo contagiosolo

Ilva, i commissari in missione a Taranto. Lo sciopero dell'indotto contagia il siderurgico


  I commissari straordinari dell'Ilva Corrado Carrubba ed Enrico Laghi sono arrivati a Taranto entrando nella sede della Prefettura per incontrare il prefetto, Umberto Guidato. Non c'è invece il terzo commissario, Piero Gnudi. I commissari incontreranno nel corso della giornata diverse autorità e nel pomeriggio rappresentanti del mondo imprenditoriale. I due commissari, dopo aver lasciato la Prefettura, sono andati al Comune di Taranto per incontrarsi con il sindaco, Ippazio Stefano. I lavoratori dell'indotto che stazionano da giorni davanti alla sede del Municipio non hanno avuto reazioni. I commissari non hanno voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti: "stiamo lavorando", hanno solo detto.
   L'incontro fa seguito alla riunione che si è svolta ieri sera nella sede romana dell'Ilva tra gli stessi commissari e i sindacati nazionali e territoriali, in cui l'azienda ha sostanzialmente confermato la prosecuzione dei contratti di solidarietà per i dipendenti, anche se è necessario il via libera del ministero del Lavoro. I commissari hanno garantito il pagamento degli stipendi di gennaio e confermato l'impegno a trovare le risorse per i lavoratori degli appalti. Su questo tema c'è attesa per la conversione in legge del decreto di dicembre che sbloccherebbe ingenti risorse per Taranto. Quanto ai fondi Fintecna, i commissari hanno riferito  ai sindacati che per il via libera dei 150 milioni previsti è necessaria una modifica al decreto Ilva. Oggi pomeriggio è previsto anche un incontro tra la dirigenza dello stabilimento siderurgico di Taranto, i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm e le Rsu per una valutazione della situazione produttiva e dei carichi di lavoro.
    Prosegue, intanto, la mobilitazione dei lavoratori dell'indotto che chiedono il pagamento degli stipendi arretrati e garanzie sul futuro occupazionale con assembramenti davanti alla portineria imprese dell'Ilva e davanti al Municipio. Si attende un emendamento al decreto per Taranto che fornisca rassicurazioni sui crediti vantati dalle ditte prima della procedura di amministrazione straordinaria. E' possibile in giornata che il presidio da Palazzo di città si sposti sotto la sede della Prefettura.
   A sostegno della lotta dei lavoratori dell'indotto, è iniziato alle 7 di oggi lo sciopero ad oltranza dei lavoratori dell'Ilva aderenti al coordinamento provinciale dell'Usb. "La mancanza di sensibilità
del governo e delle forze politiche rispetto alla tragica situazione - sostiene l'Usb - emerge chiaramente ogni minuto di più. I lavoratori delle ditte dell'appalto sono quelli che da più di due anni subiscono sulla loro pelle gli effetti dello scellerato comportamento dei Riva e rischiano di pagare il prezzo salatissimo dei danni fatti da altri". Oltre allo sciopero, l'Unione sindacale di base ha organizzato un presidio permanente davanti alle portinerie della fabbrica. (RepBa)

Ilva, operai dell'indotto in presidio ma azienda avverte i fornitori: "Tornate al lavoro"

   "Vi invitiamo a dare esecuzione ai contratti pendenti ... di cui siete parte, segnalandovi che l'eventuale interruzione o ritardata esecuzione delle prestazioni previste a vostro carico dai suddetti contratti costituirebbe un grave inadempimento alle obbligazioni contrattuali da voi assunte nei confronti di Ilva". Lo scrive l'Ilva in una lettera circolare ai fornitori, pubblicata dal sito di informazione on line 'Corriere di Taranto'. I commissari straordinari mettono in guardia le aziende dell'indotto che vantano crediti nei confronti del Siderurgico e che nei giorni scorsi hanno avviato la procedura di cassa integrazione per i propri dipendenti. L'Ilva avrebbe anche rassicurato le imprese per i crediti maturati a partire dal 21 gennaio 2015, che rientrano nella contabilità separata della newco. L'amministrazione straordinaria, invece, di fatto azzera i crediti precedenti e per questo imprenditori, lavoratori e sindacati chiedono un intervento del governo per garantire il pagamento delle spettanze arretrate.
   La protesta dei lavoratori dell'indotto intanto prosegue con i dipendenti che manifestano da giorni perché non percepiscono lo stipendio da mesi e chiedono garanzie sul futuro occupazionale. Oggi, presidi davanti alla portineria imprese dello stabilimento siderurgico (dove è stata montata una tenda) e davanti al municipio di Taranto, oltre all'occupazione dell'aula consiliare. Non sono previsti blocchi stradali, al contrario di quello che è avvenuto ieri dalla prima mattinata alle 18 circa sulla statale 106.
   In una lettera ai fornitori del 23 gennaio scorso con cui annuncia l'ammissione di Ilva, da parte del ministero dello Sviluppo Economico, alla procedura di amministrazione straordinaria secondo la procedura prevista dalla legge Marzano, e la nomina quali commissari straordinari di Piero Gnudi, di Corrado Carrubba e di Enrico Laghi, lo stesso Gnudi invitava le ditte che hanno rapporti economici con il colosso siderurgico fino alla data del 21 gennaio "a dare esecuzione ai contratti pendenti di cui siete parte" e segnala "che l'eventuale interruzione o ritardata esecuzione delle prestazioni previste a Vostro carico dai suddetti contratti pendenti costituirebbe un grave inadempimento alle obbligazioni contrattuali da Voi assunte nei confronti di Ilva". Gnudi sottolineava che "il decreto ministeriale di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria, subordinatamente alla dichiarazione dello stato di insolvenza da parte del Tribunale competente, determina, a partire dalla data del Decreto stesso, e quindi dal 21 gennaio 2015, l'apertura del concorso dei creditori sul patrimonio dell'impresa, con la conseguenza che tutti i crediti sorti nei confronti di Ilva fino alla data del 20 gennaio 2015 compresa dovranno essere accertati secondo le forme e con le modalità del procedimento di accertamento del passivo" previsto da alcuni articoli dalla Legge Fallimentare richiamati anche dalla legge Marzano e dal decreto legislativo 270 del 1999. Per questo i contratti pendenti al 21 gennaio 2015, cioè quelli "le cui obbligazioni principali non siano già state a tale data interamente eseguite da entrambe le parti" continuano "ad avere esecuzione senza soluzione di continuità ai sensi dell'articolo 50 del Decreto legislativo 270 del 1999".
   Inoltre Gnudi segnalava che i crediti relativi ai contratti pendenti e "derivanti dalle prestazioni regolarmente rese a Ilva a partire dal 21 gennaio 2015 saranno soddisfatti dalla procedura di amministrazione straordinaria in 'prededuzione' rispetto ai crediti maturati prima dell'apertura delle procedura". In pratica i nuovi crediti avranno precedenza rispetto ai vecchi. Anche le fatturazioni dovranno essere separate: fino al 20 gennaio e a partire dal 21 gennaio. (RepBa)

mercoledì 15 ottobre 2014

Non per gloria ma per denaro

Ilva, parti lese all'attacco pronta la richiesta danni da venti miliardi di euro

Venti miliardi di euro è il risarcimento che le 280 parti lese nel procedimento stanno per chiedere agli imputati del processo "Ambiente svenduto" che domani tornerà in aula a Taranto dopo il via libera della Cassazione. Il Comune di Taranto ha già annunciato che è pronto a presentare una richiesta di risarcimento danni da dieci miliardi. Nei prossimi giorni la formalizzeranno anche Provincia e Regione che, pur avendo i vertici imputati nel procedimento (dall'ex presidente Gianni Florido al Governatore Nichi Vendola), hanno deciso la costituzione di parte civile. C'è poi la partita dei 242 proprietari di casa del Tamburi assediate dalle polveri minarli.
Domani a Milano ci sarà uno snodo fondamentale della vicenda: il giudice dovrà decidere se permettere al commissario Piero Gnudi di utilizzare il miliardo e 800milioni sequestrati ai Riva per motivi fiscali. Gnudi ha infatti chiesto di usarli per il funzionamento dell'azienda, a partire dalla realizzazione delle opere di ambientalizzazione. Intanto la situazione patrimoniale è ballerina: le casse sono vuote e già a novembre, se le banche non sbloccano la seconda tranche del prestito ponte l'azienda andrà fortemente in sofferenza. Anche per questo si continuano a battere altre piste. Domani dovrebbe esserci un incontro con il ceo di China Development Bank da cui potrebbe svilupparsi un'offerta alternativa. Ieri intanto il commissario straordinario Gnudi, accompagnato dal subcommissario, Corrado Carrubba, ha incontrato a Taranto il prefetto Umberto Guidato e il sindaco Ippazio Stefàno per aggiornarli sul lavoro svolto negli ultimi mesi. Gnudi, dicono dall'Ilva, ha ribadito "il fermo impegno a proseguire nel piano di risanamento ambientale, visto che a oggi, Ilva ha ottemperato a circa il 75 per cento delle prescrizioni Aia".
Chi pagherà? Certo non l'eventuale nuova proprietà. Che al momento resta però sempre un'incognita. In pole posistion continua essere la multinazionale ArcelorMittal. Il principale azionista del gruppo è l'indiano Mittal ma il 46 per cento del fatturato è conseguito in Europa e il 37 per cento in America: nel 2013 sono stati i primi produttori al mondi di acciaio con 91,2 milioni di tonnellate quasi doppiano i giapponesi di Nippon Steel. Anche per questo in un primo momento si era pensato che, per limiti imposti dall'Antitrust, non potessero acquisire Ilva. Ma il problema oggi sembra risolto. Sul tavolo però restano alcuni nodi, primo tra tutti quello del costo dell'operazione. Domani a Milano ci sarà uno snodo fondamentale della vicenda: il giudice dovrà decidere se permettere al commissario Piero Gnudi di utilizzare il miliardo e 800milioni sequestrati ai Riva per motivi fiscali. Gnudi ha infatti chiesto di usarli per il funzionamento dell'azienda, a partire dalla realizzazione delle opere di ambientalizzazione. Se arrivasse un sì, arriverebbe una garanzia enorme per i futuri acquirenti e anche per le banche che devono sbloccare la seconda tranche del prestito ponte. Il prezzo d'acquisto dell'Ilva, dunque, salirebbe. Con un no invece la situazione sarebbe molto più complicata, perché dal prezzo d'acquisto dovrebbero venire anche le risorse per il risanamento. Arcelor sul punto è stata chiara: non ha nessuna intenzione di pagare le bonifiche del pregresso. Mentre si impegna a garantire per il futuro. Stesso discorso vale per il discorso occupazionale: i sei milioni di tonnellate attuali sono troppo bassi per mantenere questa forza lavoro. Se si arriva agli ot- to, previsti comunque dall'Aia, la situazione diventa diversa. Insomma tutti punti che si chiariranno soltanto domani dopo la decisione del giudice di Milano.
Intanto Gnudi però tira la cinghia. La situazione patrimoniale è ballerina: le casse sono vuote e già a novembre, se le banche non sbloccano la seconda tranche del prestito ponte (i tre istituti sono Intesa San Paolo, Unicredit e Banco Popolare) l'azienda andrà fortemente in sofferenza. Anche per questo si continuano a battere altre piste. Domani dovrebbe esserci un incontro con il ceo di China Development Bank da cui potrebbe svilupparsi un'offerta alternativa. Mentre resta da capire il ruolo dei Riva. Se da Milano arrivasse un no alla richiesta di Gnudi di utilizzare il denaro sequestrato, la famiglia italiana rientrerebbe nella partita. Non è un caso che si è mossa Mediobanca forte dell'appoggio di un gruppo di investitori stranieri.
Ieri intanto il commissario straordinario Gnudi, accompagnato dal subcommissario, Corrado Carrubba, ha incontrato a Taranto il prefetto Umberto Guidato e il sindaco Ippazio Stefàno per aggiornarli sul lavoro svolto negli ultimi mesi. Gnudi, dicono dall'Ilva, ha ribadito "il fermo impegno a proseguire nel piano di risanamento ambientale, visto che a oggi, Ilva ha ottemperato a circa il 75 per cento delle prescrizioni Aia, di recupero dell'efficienza produttiva e commerciale e di reperimento delle risorse finanziarie a supporto del raggiungimento di questi obiettivi".
  (Rep)

Ilva, riprende il processo Gnudi rivuole 1,2 miliardi. E da Bruxelles nuove accuse

Archiviata la decisione della Cassazione che ha confermato Taranto quale sede processuale, bocciando l’istanza di rimessione avanzata dai legali di una quindicina di imputati per far trasferire il processo a Potenza, domani comincerà ad entrare nel vivo l’udienza preliminare a carico dei vertici dell’Ilva, di politici, amministratori e funzionari di enti e ministeri per il disastro ambientale che sarebbe stato provocato dallo stabilimento siderurgico nella poco meno che ventennale gestione privata della famiglia Riva.
Alla sbarra ci sono 52 imputati (formalmente 53, ma l’ex patron dell’Ilva, Emilio Riva, è morto il 30 aprile scorso), ovvero 49 persone e tre società, vale a dire Ilva spa, Riva Fire (la holding del gruppo che controlla Ilva) e Riva Forni Elettrici. Tutti gli imputati sono in stato di libertà ad eccezione di Fabio Riva, all’epoca dei fatti contestati vice presidente di Riva Fire, che è in libertà su cauzione a Londra e destinatario di due ordinanze di custodia cautelare in carcere, la prima per il procedimento di Taranto e la seconda emessa dal gip del tribunale di Milano per un’altra vicenda giudiziaria.
Tra i politici imputati c'è anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in riferimento ad una vicenda legata all’Arpa Puglia. In tutto sono 286 le persone offese indicate dalla Procura nella richiesta di rinvio a giudizio, tra le quali i ministeri dell’Ambiente e della Salute, il Comune e la Provincia di Taranto e la Regione Puglia. L’udienza di domani si concentrerà sulle richieste di costituzione di parte civile e di risarcimento danni, che si preannunciano miliardarie, sulle quali dovrà pronunciarsi il gup Vilma Gilli.
Per l’Ilva sarà un fine settimana complesso che potrebbe incidere anche sul futuro del gruppo. Venerdì prossimo, 17 ottobre, dinanzi al gip del tribunale di Milano Fabrizio D’Arcangelo si terrà infatti l’udienza sull'istanza depositata dal commissario straordinario dell’Ilva, Piero Gnudi, per 'sbloccarè e trasferire nelle casse del gruppo la somma di 1,2 miliardi di euro fatta sequestrare alla famiglia Riva dalla magistratura milanese nel maggio del 2013 nell’ambito di un’inchiesta su una presunta truffa ai danni dello Stato e un presunto trasferimento fittizio di beni proprio dalle casse dell’Ilva verso altri lidi. La richiesta di Gnudi si basa sulla nuova normativa che prevede l’utilizzo dei fondi sequestrati anche in procedimenti diversi da quello per reati ambientali, in modo da poterli utilizzare per risanare gli impianti dello stabilimento tarantino.
Proprio ieri Gnudi, accompagnato dal subcommissario, Corrado Carrubba, ha incontrato a Taranto il prefetto, Umberto Guidato, e il sindaco Ippazio Stefàno per aggiornarli sul lavoro svolto negli ultimi mesi, dopo aver compiuto un sopralluogo in fabbrica. Lo sblocco di quella ingente somma di denaro potrebbe rappresentare una bocca d’ossigeno decisiva per le sorti del colosso d’acciaio.
Ma il caso Ilva torna a far parlare di sè anche a Bruxelles. La Commissione europea ha deciso di inviare alle autorità italiane un parere motivato, seconda fase della procedura d’infrazione già aperta a suo tempo, perchè non avrebbe fatto abbastanza per garantire il rispetto degli impegni assunti dall’Ilva. "In realtà, abbiamo approvato una Aia che è una delle più avanzate che esiste al mondo. La stiamo attuando, e mi sono anche un pò meravigliato che ci sia ancora questa procedura di infrazione", dice il Commissario straordinario dell’Ilva, Piero Gnudi: "andremo a Bruxelles a cercare di chiarire la nostra posizione", ha aggiunto.
L'apertura della procedura d’infrazione contro l’Italia per l'Ilva di Taranto risale al settembre 2013. Dello scorso aprile è invece l’invio di una lettera di messa in mora complementare in cui si ipotizzava la sospensione dell’attività dello stabilimento. Nella stessa lettera venivano contestate alle autorità italiane ulteriori violazioni di norme ambientali, in particolare di alcuni articoli della direttiva sulle emissioni industriali (Ied) e di quella Seveso. L’Italia ha risposto ai rilievi di Bruxelles il 26 giugno, ma le risposte non devono aver convinto il commissario Ue all’ambiente Janez Potocnik.
"La soluzione del problema è trovare un nuovo azionista", ribadisce Gnudi, in audizione al Senato. "Abbiamo in corso le trattative, in data room sono in tre. Indubbiamente la trattativa in cui siamo più avanti è quella con ArcelorMittal", poi "ci sono Jindal e Arvedi", conferma. "Non è una cosa di breve periodo: è una trattativa complicata, e come tale ci vuole tempo". In data room oggi "tutti partner industriali", ma "c'è anche un fondo che ha chiesto di entrare, e lo faremo entrare". (GdM)