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venerdì 24 luglio 2015

La guida spirituale dell'alta borghesia tarantina: un uomo esemplare!

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Don Marco Gerardo, parroco della chiesa del Carmine e guida spirituale della Confraternita del Carmine (che gli aveva riservato il bagno di folla nella foto al tempo del primo rinvio a giudizio)


Come segretario dell'arcivescovo Benigno Papa è stato condannato a 10 mesi con rito abbreviato per favoreggiamento personale, per aver coperto una tangente di 10mila euro che l’Ilva ha versato all’ex preside della facoltà di ingegneria di Taranto, Lorenzo Liberti.  
Don Marco avrebbe cioè avvalorato la tesi dell’ex responsabile delle relazioni esterne del siderurgico, Giacomo Archinà, secondo cui la somma da lui prelevata era servita per una donazione alla curia tarantina. 
Secondo la Procura, invece, la mazzetta è finita nelle tasche dell’ingegnere Liberti, in cambio di una benevola relazione sulle fonti d’inquinamento in qualità di consulente dell’ufficio del pubblico ministero.

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Altra condanna è quella ad un pesce piccolo, Roberto Primerano, condannato a tre anni e quattro mesi per falso ideologico. Uno dei tanti professionisti locali invischiati tra le maglie delle reti a strascico della connivenza con (il portafoglio generoso del) l'Ilva.




Ilva: disastro ambientale, 47 a giudizio, anche Vendola: "A processo con coscienza pulita"

Il gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone fisiche e tre società per l'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. Tra gli imputati rinviati a giudizio c'è anche l'ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso. Altri due imputati sono stati condannati con rito abbreviato: sono don Marco Gerardo, ex segretario dell'ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa, e l'ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano. Al sacerdote, accusato di favoreggiamento personale, sono stati inflitti 10 mesi di reclusione (stessa richiesta della Procura); Primerano è stato condannato tre anni e quattro mesi per falso ideologico e assolto dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari. E' stato invece assolto l'ex assessore regionale all'Ambiente Lorenzo Nicastro dall'accusa di favoreggiamento personale. Il processo comincerà il 20 ottobre.
Secondo l'accusa, Vendola avrebbe esercitato pressioni sul direttore generale di Arpa Puglia (Agenzia regionale di protezione ambientale), Giorgio Assennato (a sua volta a giudizio per favoreggiamento personale), per far "ammorbidire" la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall'Ilva. In questo modo, sostiene la Procura, Vendola avrebbe consentito all'azienda di continuare a produrre senza riduzioni di emissioni inquinanti, come invece suggerito dall'Arpa in una nota del 21 giugno 2010 stilata dopo una campionatura che aveva rilevato picchi di benzoapirene.
Sempre secondo l'accusa, Vendola avrebbe 'minacciato' la non riconferma di Assennato, il cui mandato scadeva nel febbraio 2011. I fatti contestati sono compresi nel periodo che va dal 22 giugno 2010 al 28 marzo 2011. La concussione aggravata è contestata a Vendola in concorso con l'ex responsabile Rapporti istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà, l'ex vice presidente di Riva Fire Fabio Riva, l'ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto Luigi Capogrosso e il legale dell'Ilva Francesco Perli.
I due imputati condannati - Condannati con rito abbreviato sono don Marco Gerardo, ex segretario dell'ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa, e l'ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano. Al sacerdote, accusato di favoreggiamento personale, sono stati inflitti 10 mesi di reclusione (stessa richiesta della Procura); Primerano è stato condannato tre anni e quattro mesi per falso ideologico e assolto dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari.
Vendola, vado a processo con coscienza pulita - "Sarei insincero se dicessi, come si usa fare in queste circostanze, che sono sereno. Sento come insopportabile la ferita che mi viene inferta da un'accusa che cancella la verità storica dei fatti: quella verita' e' scritta in migliaia di atti, di documenti, di fatti. Io ho rappresentato la prima e l'unica classe dirigente che ha sfidato l'onnipotenza dell'Ilva e che ha prodotto leggi regionali all'avanguardia per il contrasto dell'inquinamento ambientale a Taranto". Lo afferma il leader di Sel ed ex governatore della Puglia Nichi Vendola.
"Io ho rappresentato, in un territorio colonizzato dai Riva, - prosegue Vendola - la politica che non ha preso soldi e non si e' piegata. Io ho rappresentato la prima e unica istituzione che ha posto sotto monitoraggio i camini del grande siderurgico e che, con la produzione dei dati dell'inquinamento, ha consentito alla magistratura di procedere nei confronti dell'Ilva: la quale ha inquinato anche nei cinquant'anni precedenti al mio governo, senza che alcuna autorità se ne occupasse. L'unica mia colpa e' di aver cercato di costruire un doveroso equilibrio tra diritto alla salute e diritto al lavoro: ma non credo che questo sia un reato. Mi aspettavo che l'inconsistenza del teorema accusatorio producesse il mio proscioglimento già a conclusione dell'udienza preliminare. Per chi come me crede nei valori della giustizia e della legalità oggi e' un giorno di delusione e di amarezza. Ma vado a processo con la coscienza pulita - conclude Vendola - di chi sa di aver sempre operato per il bene comune. Come sempre mi difendero' nel processo e non dal processo. Nel contempo non posso non esprimere viva soddisfazione per la piena assoluzione dell'ex Assessore regionale all'Ambiente Lorenzo Nicastro, che rispondeva di un'accusa che offendeva la sua storia di uomo e di magistrato".
Il procuratore: nostra testi accolta quasi in toto da gup - ''Sembra, anche se poi dobbiamo leggere le motivazioni, che l'istanza accusatoria portata avanti dal mio ufficio abbia trovato quasi completo accoglimento''. Lo ha detto il procuratore di Taranto Franco Sebastio commentando la decisione del gup Vilma Gilli sui rinvii a giudizio e i riti abbreviati degli imputati dell'inchiesta per il disastro ambientale dell'Ilva. ''Da una parte - ha aggiunto - per noi è un motivo di tranquillità. Siccome noi siamo sempre preoccupati per il fatto di poter commettere errori, sempre dietro l'angolo. Questa prima pronuncia, che va inquadrata nei tempi contenuti e ridotti di un provvedimento di rinvio a giudizio, ci rassicura, ci rasserena. A quanto pare errori, quanto meno madornali, non ne abbiamo commessi, fermo restando - ha osservato Sebastio - che ci sarà un approfondimento dibattimentale e poi si andrà alle decisioni di merito''. (ANSA)

martedì 12 maggio 2015

Santo subito!

Taranto, processo Ilva: chiesta la condanna a due anni per don Gerardo

Il procuratore aggiunto di Taranto Pietro Argentino, nel giudizio abbreviato che si celebra per alcuni imputati nell'ambito dell'udienza preliminare dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva, ha chiesto due anni di reclusione (con l'esclusione delle attenuanti generiche) per don Marco Gerardo, all'epoca dei fatti segretario personale dell'ex arcivescovo Benigno Luigi Papa, accusato di favoreggiamento nei confronti dell'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà.
Le accuse al sacerdote ruotano attorno alla vicenda della presunta tangente di diecimila euro che l'Ilva avrebbe pagato all'allora consulente della Procura Lorenzo Liberti per 'ammorbidire' una perizia sulle emissioni del Siderurgico. Archinà sostiene di aver dato i soldi alla Curia e le dichiarazioni di don Marco, secondo la procura, configurerebbero il reato di favoreggiamento.
La giornata - Nella palestra del comando provinciale dei vigili del fuoco di Taranto si sono concluse le arringhe odierne nell'udienza preliminare, dinanzi al gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli, dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. Sono state fissate per il 28 maggio prossimo, invece, le ultime arringhe del collegio difensivo. In quella sede parleranno l'avv. Pasquale Annicchiarico per Nicola Riva, gli avvocati Filippo Sgubbi e Angelo Loreto per l'Ilva in amministrazione straordinaria (che attendono dal ministero per lo Sviluppo Economico l'autorizzazione a proporre istanza di patteggiamento) e l'avv. Loiacono per Riva Fire. Ultimata la discussione, il giudice Gilli fisserà l'udienza per eventuali repliche, la decisione sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla Procura e la sentenza per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.(Quot)

mercoledì 23 aprile 2014

Le due città

L'megghie

Ecco un'immagine emblematica postata sulla pagina facebook di "L'megghie" (che in tarantino significa "i migliori"). 
Si tratta di Don Marco Gerardo, parroco del Carmine, ex segretario di mons. Benigno Papa, vescovo di Taranto prima dell’arrivo di Filippo Santoro, rinviato a giudizio nell'inchiesta Ambiente Svenduto sull'Ilva di Taranto per favoreggiamento nei confronti di Girolamo Archinà, ex pierre dell’Ilva.
Il segretario del vescovo (all’epoca dei fatti mons. Benigno Papa), secondo l’accusa, avrebbe coperto una tangente di 10mila euro che l’Ilva avrebbe versato all’ex preside della facoltà di ingegneria di Taranto, Lorenzo Liberti. Don Marco avrebbe cioè avvalorato la tesi dell’ex responsabile delle relazioni esterne del siderurgico, Giacomo Archinà, secondo cui la somma da lui prelevata era servita per una donazione alla curia tarantina. Secondo la Procura, la mazzetta era finita nelle tasche dell’ingegnere Liberti, in cambio di una benevola relazione sulle fonti d’inquinamento in qualità di consulente dell’ufficio del pubblico ministero.
Fino a condanna definitiva è innocente... ma per i "confratelli  del Carmine e i parrocchiani" l'assoluzione è evidente!
Si ha l'impressione che ci sia molta Taranto che vorrebbe cancellare le verità degli ultimi anni e rimettere tutti in libertà per continuare a vivere delle briciole dei Riva.
Poi, tanto, ci si lamenta di tutto e di niente quando si vedono i figli partire per sempre e i prodotti della terra e del mare vengono bruciati negli inceneritori. Quando si fa la fila al reparto oncologico dell'Ospedale Nord.
Viva Don Gerardo, il parroco di tutti!

venerdì 29 novembre 2013

Alla corte di "re" Archinà

LE INTERCETTAZIONI. DALL’AMICIZIA CON CLINI ALLE RACCOMANDAZIONI DI VENDOLA: COSÌ FUNZIONAVA IL SISTEMA ILVA

Nessuno può dirsi innocente di fronte ai veleni dell’Ilva. Nel triangolo Taranto- Roma-Milano, tutto e tutti hanno avuto un prezzo. Non necessariamente economico. Tutto e tutti ne sono irrimediabilmente rimasti sporcati e dunque prigionieri. Nei trentuno faldoni di atti e nelle 50mila intercettazioni telefoniche dell’inchiesta della Procura di Taranto depositati in questi giorni e di cui Repubblica è in possesso, è la prova documentale che il Sistema Riva e il capitalismo di relazioni di cui è stato espressione hanno appestato, insieme all’aria, all’acqua, al suolo di Taranto, il tessuto connettivo della politica, della pubblica amministrazione, dei controlli a tutela dell’ambiente e della salute. A Girolamo Archinà, il Rasputin dei Riva, l’ex onnipotente capo delle relazioni esterne Ilva da qualche giorno tornato libero dopo un anno e mezzo di carcere, si sono genuflessi nel tempo segretari di partito, ministri della Repubblica, arcivescovi, sindacalisti, giornalisti. Ascoltarne la voce chioccia al telefono mentre blandisce, lusinga, minaccia i suoi interlocutori, dà la misura di quanto estesa, profonda e antica fosse la rete che ha consentito di collocare l’acciaieria in uno stato di eccezione permanente.
A DESTRA E A SINISTRA
Il cuore e il portafoglio dei Riva battono a destra. Da sempre. Dagli anni 2004-2006. È di 575mila euro il finanziamento a Forza Italia, di 10mila quello a Maurizio Gasparri e di 35mila quello all’ex governatore della Puglia e poi ministro Raffaele Fitto. Uomo cui la famiglia è particolarmente grata per aver ritirato, il giorno prima della (unica) sentenza di condanna, la costituzione di parte civile della Regione nei confronti dell’Ilva, consentendo un risparmio di qualche milione di euro. Ma il capitalismo di relazioni impone di scommettere anche sui cavalli di altra sponda.
«Bersani? Si sentono tutte le settimane», assicura Archinà a chi lo avvisa di un interesse dell’allora segretario del Pd ad un contatto con la famiglia Riva (che per altro ne ha finanziato la campagna elettorale del 2006 con 98 mila euro). Quel Pd, il cui deputato Ludovico Vico eletto a Taranto, è telecomandato come un uomo azienda. E anche con il governatore della Regione, Nichi Vendola, che pure sarà l’unico alla fine a battezzare due leggi contro i fumi dell’Ilva, è un salamelecco di “auguri sinceri” per le feste comandate, attestati di stima. Non solo nella telefonata ormai nota in cui si ghigna della protervia nell’azzittire un giornalista petulante e per la quale Vendola ha fatto pubblicamente ammenda. Ma anche in un’altra conversazione in cui Archinà si offre di fare da “mezzano” per un incontro tra il governatore e l’allora presidente di Confindustria Marcegaglia («Così diamo uno scossone al centro-destra»), cogliendo l’occasione per sollecitare un intervento «caro ai Riva» sulle nomine all’autorità portuale di Taranto. Non esattamente il core business dell’acciaieria.
«Apriamo gli occhi sull’autorità portuale di Taranto», dice Archinà a Vendola. Che risponde: «L’ammiraglio va bene. Non è un ladro. E’ una persona sobria e seria. Siccome è di destra, ho detto al ministro: “È uno vostro, ma è una persona per bene. Niente da eccepire». Ma il problema di Archinà non è «l’ammiraglio». È impedire la nomina di tale Russo, «sponsorizzato dal traditore Michele Conte». «Lei lo sa — insiste con il governatore — che Conte è passato coordinatore cittadino del Pdl?». Vendola conviene: «Michele Conte, mamma mia. Uno raccomandato da tutti. Dalle organizzazioni per la liberazione della Palestina ai gruppi comunisti estremisti. Noi abbiamo il potere di fare bene, ma il ministro ha quello di fare le scelte. Comunque grazie di questa informazione».

“IL NOSTRO AMICO CORRADO”
Non c’è ente locale o ministero dove Archinà e i Riva non possano arrivare. Dovenon si inciampi in «un amico». Come all’Ambiente, dove Corrado Clini, allora direttore generale e futuro ministro del governo Monti, architetto dell’Aia che assicurerà la sopravvivenza dell’acciaieria, viene rappresentato come uomo a disposizione. «Stamattina ho visto per altri motivi il nostro amico Corrado — confida ad Archinà tale Ivo Allegrini del Cnr — Nel casino che adesso praticamente sta investendo il ministero dell’Ambiente, ho praticamente un’opportunità. A Corrado hanno dato la delega che danno pure ad altri direttori generali no! Allora mi ha detto: “Fatemi una nota del casino che sta succedendo giù a Taranto, poiché nel limite del possibile io cerco di rimettere le cose in sesto». Una solerzia che troverebbe spiegazione — per quanto si ascolta in una seconda telefonata tra Allegrini e Archinà — in qualcosa che «sta a cuore a Clini in Brasile» e per la quale «è necessario un passaggio con i Riva».
QUEL LIBRO CON RAVASI
Già, nel Sistema Riva niente si fa per niente. Anche con gli uomini di Chiesa. Come quando don Marco dell’Arcivescovado di Taranto bussa a quattrini per la presentazione di un libro cui presenzierà Monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per i Beni culturali. «Su cosa mi devo sbilanciare?», chiede Archinà. «La sponsorizzazione totale costerà 25mila — fa di conto don Marco — E l’impresa Garibaldi ha detto che vuole contribuire per 7-8 mila. Va bene?». Naturalmente va bene. Come vanno bene i sette assegni da 15mila euro l’uno staccati alla Curia e all’Arcivescovo Monsignor Benigno Papa per rendere più liete le feste comandate e far tacere sui veleni dell’acciaieria.
IL RAGAZZO BRUNO DI AVETRANA
Del resto, per i Riva comprarsi le indulgenze sembra facile quasi quanto scegliersi i sindacalisti. E per giunta, Archinà non deve neppure chiedere. «Senti Girolamo — gli spiega al telefono Daniela Fumarola della Cisl — siccome io sto lavorando sul nuovo gruppo dirigente della Fim, mi fai sapere qualcosa rispetto al ragazzo, al delegato nostro alla Rsu, aspetta come si chiama.. quello di Avetrana.. ora mi salta il nome.. un ragazzo bruno con gli occhi neri, è giovane.. Io ce l’ho sempre a mente perché è una cosa che ti devo chiedere e ora mi è sfuggito il suo cognome. Praticamente io devo fornire indicazioni anche alla segreteria nazionale suchi puntare per il dopo Lazzaro».
UN REGALO DI GOVERNO
Non deve sorprendere, allora, che anche dati per politicamente e industrialmente morti, i Riva continuino a incassare i dividendi del loro sistema di relazioni. Ancora oggi e con un nuovo governo. È diventata recentemente legge dello Stato il decreto voluto dai ministro del governo Monti, Balduzzi (sanità) e Clini (Ambiente) sulla valutazione del danno sanitario per i cittadini di Taranto. Norme che, di fatto, di qui al 2017, lasceranno che i cittadini di Taranto, soprattutto gli abitanti del quartiere Tamburi, continuino ad ammalarsi di cancro senza che questo obblighi l’Ilva a modificare il proprio livello di emissioni. Il governo ha infatti accettato di congelare la valutazione del possibile danno sanitario alla popolazione basandosi sulle rilevazioni dei veleni liberati dall’Ilva in questa fase di produzione limitata. Peccato che, già da oggi, l’azienda sia autorizzata ad aumentare la sua produzione fino a 8 milioni di tonnellate di acciaio. Dice Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, «Il Rompicoglioni», come lo aveva battezzato Fabio Riva: «È un omicidio di Stato. Identico, nella sostanza, a quello già autorizzato dal ministro Prestigiacomo nel 2011». Contro la legge, Assennato e la Regione hanno presentato ricorso. E non sono gli unici a pensarla così. Un dirigente del ministero dell’Ambiente, in una recente riunione con l’Arpa, ha riassunto così il senso dell’ultimo regalo ai Riva: «È come quell’uomo che si getta dalla cima di un grattacielo alto cento metri e che, arrivato al sesto piano, dice: “Fino a qui, tutto bene”».(giacomosalerno)

venerdì 8 novembre 2013

Le Donne per Taranto scrivono a Papa Francesco:" venga a visitare la nostrà città-martire"

La lettera-invito a Papa Francesco scritta dalle donne per Taranto

"Buongiorno Santità,
anche questa mattina la Città in cui viviamo si è svegliata circondata da una nube tossica che giorno dopo giorno uccide noi e i nostri figli.
Anche questa mattina la fabbrica che produce "malattia e morte" continuerà ininterrottamente la sua opera di distruzione, in spregio alla Vita, con il beneplacito del Governo Italiano e, da ieri, con la nuova benedizione della Curia Tarantina e, osiamo dire, anche della Sua.
Il Convegno farsa che si è tenuto ieri a Taranto, organizzato dalla Diocesi Tarantina in collaborazione con Lumsa, Università degli studi e Politecnico di Bari, aveva come obiettivo ben preciso quello di dimostrare che lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa può essere eco-compatibile.
Ma l’Ilva, Santità, non potrà mai essere compatibile con la Vita umana.
Il Suo auspicio che, “la proficua riflessione, accompagnata da scelte concrete verso stili di vita sostenibili sul piano umano ed ecologico e da un sistema economico che promuova la piena realizzazione della persona, giunga al pieno riconoscimento dei diritti di ciascuno al lavoro, alla salute e alla pacifica convivenza", ci ha profondamente deluse, perché anche Lei, o chi per Lei, ha messo al primo posto il diritto al lavoro e non quello alla salute.
Non crediamo sia un errore o una svista, il Suo messaggio è chiaro: prima il lavoro e poi la salute.
Ma Lei veramente pensa che chi vuole la chiusura dell’Ilva non abbia a cuore il diritto al lavoro?
Le ricordiamo che la nostra Città, negli ultimi 40 anni, è stata sacrificata sull’altare del profitto senza ricevere nulla in cambio, né in termini di occupazione (Taranto e provincia contano 110 mila disoccupati) né in termini di sviluppo, né in termini di ricchezza.
E allora venga Santità, venga a vedere da vicino la nostra città-martire, bellissima e disperata, venga a vedere il "Mostro" che per vivere ha bisogno di continui sacrifici umani, venga a visitare i nostri bambini, quelli che non diventeranno mai grandi perchè qualcuno ha deciso che il PIL e il profitto sono più importanti della loro VITA, venga a consolare le loro mamme...e ci dica dove troverà le parole...
E venga a scuotere questa Chiesa silente e complice...altrimenti, Santità, invece di estendere la Sua benedizione all'intera città ci impartisca piuttosto l'estrema unzione.
per il Comitato Donne per Taranto
Balestra Rosella
Fersini Simona
Marsella Tonia
Pugliese Gabriella
Sarli Luana
Sgarra Angela

mercoledì 8 maggio 2013

Tre!

Tre operai feriti in appena 24 ore. E' la triste catena di eventi negativi che si è abbattuta sull'Ilva di Taranto.

Dopo i due incidenti di ieri con altrettanti lavoratori feriti, oggi l'ennesimo incidente: un operaio, Luigi Papa, mentre era impegnato nella chiusura di un rotolo di acciaio nell'area del terzo sporgente del porto, gestito dal Siderurgico, e' scivolato cadendo su un altro rotolo di lamiera e battendo la spalla.
I Sindacati hanno riferito che il lavoratore ha avvertito un forte dolore ed e' stato accompagnato in infermeria per accertamenti. (TaSera)

martedì 27 novembre 2012

E venne finalmente l'ora di Stefano e della Curia!

La cosa incredibile è che il sindaco Stefàno anche quando puzza di marcio riesce sempre a fare la figura del cretino: è normale che dovendo fare un'ordinanza contro l'Ilva il sindaco chieda all'Ilva stessa per telefono i dati necessari per redigerla??
Stefàno, sei un c.......!!

Ilva/ Indagati a Taranto anche il sindaco e un sacerdote

La procura di Taranto ha iscritto nel registro degli indagati i nomi del sindaco di Taranto Ippazio Stefàno e del sacerdote Marco Gerardo, segretario dell'ex arcivescovo di Taranto monsignor Benigno Luigi Papa. Oltre al sindaco ed all'esponente della curia, risultano indagate altre tre persone.
Il primo è indagato per omissione in atti d'ufficio, un atto dovuto dopo la denuncia del consigliere comunale Aldo Condemi che il mese scorso denunciò la mancata azione del sindaco a tutela della salute pubblica e la mancata costituzione di parte civile in un processo che si è concluso con la condanna dei vertici di Ilva.
Il sacerdote è indagato per false dichiarazioni al pubblico ministero al quale ha raccontato di alcune elargizioni da parte dell'Ilva alla curia locale. Il sacerdote sarebbe stato smentito dallo stesso monsignore circa i diecimila euro che secondo l'accusa sarebbero stati consegnati da Archinà, arrestato ieri, al professor Liberti, all'epoca consulente della procura. Archinà disse agli investigatori che quella somma era destinata alla curia, cui faceva donazioni a Pasqua e a Natale.
La guardia di finanza, inoltre, su delega della procura ionica sta eseguendo accertamenti a Bari e a Roma per far luce sulla concessione dell'Aia rilasciata il 4 agosto 2011 dal ministero per l'Ambiente. (firstonline)

Sull’inchiesta che ipotizza pressioni da parte dell’Ilva sui politici, compreso il sindaco, Stefano ha risposto: “Se ci sono state pressioni non hanno avuto effetto perché il professor Giorgio Assennato, presidente dell’Arpa, e ancora lì, quindi evidentemente queste pressioni sono rimaste inascoltate”. Sui suoi rapporti con l’ex responsabile delle Relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Alchinà indagato per corruzione in atti giudiziari, Stefano ha affermato: “Nel periodo clou delle indagini sono andato in procura a chiedere come mi dovessi comportare perché il procuratore ci aveva scritto una lettera in cui chiedeva di attuare ogni cosa che era nelle nostre possibilità. Io ho chiesto alla Procura ‘posso parlare con l’imprenditore?’. Mi hanno risposto che potevo farlo. Tant’è vero che uno dei nemici così definiti dai media dell’Ilva è l’Arpa. Nelle intercettazioni quando io chiedevo informazioni per poter agire, Archinà mi ha detto che dovevo rivolgermi al Presidente dell’Arpa”. (Agenparl)

martedì 10 maggio 2011

L'arcivescovo Papa sputa in faccia ai suoi concittadini morti!

Girolamo Archinà, il portavoce (e picchiatore) dell'Ilva è stato premiato con il Cataldus d'argento dalla curia tarantina per... il volontariato!!!

Garda una delle sue gesta cliccando qui

Dopo quest'ultimo schiaffo, possiamo dire che non sentiremo certamente la mancanza di Benigno Papa, arcivescovo piccolo piccolo. E' la sua ultima azione, poi si ritirerà.
Non ci mancherà la sua prostrazione ai poteri forti, la sua inerzia, il suo anacronismo, la sua inconsistenza culturale, religiosa, politica, i sospetti sulla sua gestione (clicca qui). Passerà alla storia per i trenta denari accettati da Riva per spolverare la chiesa del Gesù Divin Lavoratore sui Tamburi.
Non ne sentiranno la mancanza le anime dei morti di cancro, di asbestosi, di malattie cardiovascolari, di deformazioni e tare genetiche mutagene. Non gli ammalati della speranza nelle corsie degli ospedali d'Europa. Non gli operai costretti a mendicare senza dignità.

Quest'anno va via un Papa. Speriamo non se ne faccia un altro.
Per il bene della città.
Per il senso di un apostolato religioso.
Per non doversi vergognare ancora una volta.


Dal Corriere del Mezzogiorno

Oggi la processione a terra, l'ultima di monsignor Papa Con il ritorno nella chiesa del Carmine finisce la festa

TARANTO - Domenica la processione a mare, il Palio di Taranto e i fuochi d’artificio. Oggi la processione a terra lungo le strade della città alla quale si prevede possano assistere circa diecimila persone. I festeggiamenti per san Cataldo, il patrono di Taranto, passano dal sacro al profano e, poi, di nuovo al sacro. Oggi è il culmine, con la statua del santo portata su un carro addobbato da Largo Arcivescovado, in città vecchia, fino alla chiesa del Carmine, nel cuore del Borgo. Alle 19 l’arcivescovo Benigno Luigi Papa, alla sua ultima processione tarantina perché è già pronto il suo successore alla curia arcivescovile ionica, si rivolgerà ai tarantini tutti dal balcone di fronte a piazza della Vittoria. Pronuncerà un discorso che potrebbe anche essere quello d’addio ai suoi fedeli e, come tale, discostarsi dal classico messaggio pastorale inserito nella festa patronale.
La processione rientrerà in cattedrale scortata dagli scout, dalle confraternite e dalle associazioni cattoliche, dai parroci e dai cavalieri del Santo Sepolcro. Davanti al carro con la statua l’arcivescovo e il capitolo metropolitano, dietro le autorità civili e militari. La processione sarà preceduta dalla messa pontificale nella Basilica della città vecchia dove si svolgerà la cerimonia dell’obbedienza al successore di san Cataldo che sono chiamati a prestare i priori delle confraternite e i responsabili diocesani delle associazioni laicali. Ieri, intanto, giornata di mezzo tra l’una e l’altra processione dedicata alle premiazioni. Innanzi tutto i «Cataldus d’argento» nel salone dei vescovi del palazzo Arcivescovile. La cerimonia s’è svolta in serata con l’assegnazione dell’ambita statuetta d’argento. Cinque riconoscimenti speciali assegnati a chi s’è distinto nei settori del: Volontariato (Girolamo Archinà), Attività sociali e morali (Maria Rosaria Ladiana), Attività professionali (Antonio Raffo), attività culturali (Cosimo La Neve), attività imprenditoriali (Michele Dioguardi). Alle 21, infine, chiusura della giornata di festeggiamenti nella centralissima piazza Garibaldi.

giovedì 25 marzo 2010

Vescovo esemplare?


Taranto, mobbing all’Edas-Lumsa. Il vescovo respinge le accuse
di MIMMO MAZZA

«Devo contestare con fermezza ogni mia presunta responsabilità». Il vescovo di Taranto monsignor Benigno Luigi Papa si chiama fuori e respinge tutti gli addebiti nell’udienza preliminare che, assieme amonsignor Nicola Di Comite, presidente del consiglio di amministrazione dell’ente di studi ecclesiastici «Edas-Lumsa», lo vede accusato di maltrattamenti e lesioni personali nei confronti dell’ex segretaria dell’università «Edas-Lumsa» Cosima Matichecchia.
Papa e Di Comite rispondono di concorso con Antonio Panico, gestore del personale «Edas-Lumsa», e la docente Marinella Sibilla, nei confronti del quale però il processo è già in corso. Per Papa e Di Comite il sostituto procuratore Vincenzo Petrocelli aveva chiesto l’archiviazione, respinta però dal gip Martino Rosati che ordinò l’imputazione coatta dei due alti prelati. Il vescovo Papa e monsignor Di Comite, difesi dagli avvocati Antonio Raffo e Cesare Di Comite ieri mattina sono comparsi dinanzi al gup Pompeo Carriere. In apertura d’udienza è stato disposto l’affidamento di una perizia (che sarà conferita il prossimo 31 marzo) sui colloqui registrati dalla parte lesa, che si è costituita in giudizio, assieme a suo marito e ai suoi due figli, tramite gli avvocati Raffaele Errico e Antonio Ciaurro, chiedendo un risarcimento danni complessivo pari a oltre un milione e 600mila euro.
(leggi l'articolo completo su GdM)

sabato 16 gennaio 2010

Grassi prelati tracotanti...

L'esempio dell'ascolto e la virtù evangelica della carità rimbalzano sul ventre grasso ricoperto di abiti talari e porpore costose.
Polvere eri, polvere respirerai e polvere (presto) ritornerai.


Comunicato Stampa Cloro Rosso: NON C'E' NIENTE DA INAUGURARE..!

A Taranto si sa..la stranezza e il rovesciamento della normalità sono ormai 2 fattori imprescindibili della vita recente della Città dei 2 Mari…
Quello che abbiamo vissuto tra il 15 e 16 Gennaio 2010 si può inserire a pieno titolo nella saga degli eventi tragicomici (piu’ tragici o comici a vostro piacimento), nel superclassificone delle inaugurazioni in pompa magna ( la città di Taranto ne ha viste davvero parecchie..fontane e fontanelle, progetti urban, basi militari e altri scempi) e nell’insieme di avvenimenti descritti inizialmente come “storici” o “necessari”.
Da un lato l’inaugurazione del nuovo impianto di depolverazione dell’acciaieria 2 dell’ILVA, con tutto il tram tram di autorità, ingegneri aziendali e giornalisti, dall’altro il taglio del nastro per la ristrutturazione della chiesa Gesù Divin Lavoratore, gentilmente concessa dall’ingegner Riva, presso la circoscrizione Tamburi.
Non c’è che dire, due grossi investimenti che avranno dato finalmente un po’ di fiato all’economia jonica: 30 milioni di euro il primo, diverse centinaia di migliaia di euro il secondo.
Entrambi conditi da un alone di felicità istituzionale ed ecclesiastica ma che non possono che lasciarci quantomeno interdetti..
Per quanto riguarda l’inaugurazione del nuovo impianto di depolverazione, dipinto come un evento cruciale (addirittura una “figata” da qualche illustrissimo) verso la strada della tanto agoniata “ambientalizzazione” (a noi piace chiamarla normalizzazione e fase di passaggio), non possiamo non solo che unirci al cartello di associazioni “altamarea” che ha denunciato, con tanto di testimonianza e disponibilità alla verifica pubblica, gli “sbuffi” di polveri sottili proprio in quei frangenti , ma disprezzare quel teatrino andato in scena, dicendo che non c’è proprio niente da inaugurare.
Fino a quando non si conseguirà almeno l’obiettivo minimo del controllo 24 h su 24 h sulle emissioni di diossine, presente nell’articolo 3 della legge regionale ma non rispettato dall’ILVA, i cittadini, i movimenti, le istituzioni e le forze politiche si devono capacitare del fatto che anche l’impianto piu’ nuovo che la tecnologia attuale possa esprimere, seppur fondamentale e necessario, non servirà a niente..
Siamo contenti sicuramente della apparente buona volontà del signor Riva ma, come dice il resto delle associazioni ambientaliste, non vorremmo che “malauguratamente” si verifichi una mera “diluizione dei fumi con aria pulita” durante i controlli, per poi ritornare a inquinare quando i tecnici dell’ARPA tornano a casa la sera..
Tutto il resto è noia e teatrino elettorale e mediatico..
L’altra chicca infine arriva direttamente dal quartiere martoriato della città, quello a ridosso della grande industria, quello delle polveri rosse, quello dei bambini col tumore per fumo a 10 anni, dai Tamburi.
Sua eccellenza l'arcivescovo Benigno Papa, con tanto di schiera di consiglieri circoscrizionali e autorità ecclesiastiche, a ringraziar il colosso dell’acciaio per aver finanziato la ristrutturazione della chiesa Gesù Divin Lavoratore! E ovviamente il tutto legittimato nella sede istituzionale dove le necessità, i problemi e i bisogni dei cittadini del quartiere dovrebbero essere espressi…
Chissà se tutti gli abitanti dei Tamburi oggi si sono sentiti orgogliosi di aver visto la propria dignità nuovamente calpestata da chi li uccide quotidianamente.. Da chi pensa di comprarsi le coscienze delle persone con “contributi alla collettività”..o andando a braccetto con “l’autorità” di turno..
Noi e alcuni comitati di cittadini siamo andati a salutare sua eminenza e il consiglio circoscrizionale denunciando pubblicamente l’accaduto e dicendo che “la salute non si contratta con nessuna facciata rifatta”.
Siamo stanchi di dover aspettare, di vedere l’intelligenza delle persone calpestate e dei teatrini della politica..
Vogliamo fatti e prese di posizione.
Ci auspichiamo che questa due giorni contribuisca al dibattito all’interno del movimento ambientalista e nella coscienza di tutta la cittadinanza…

CENTRO SOCIALE OCCUPATO AUTOGESTITO CLORO ROSSO
…FINO ALL’ULTIMO RESPIRO!

giovedì 22 ottobre 2009

Processo in vista per il vescovo

Mobbing all’Università Lumsa, imputazione coatta per Papa e monsignor Di Comite

• Processo in vista per l’arcivescovo Benigno Luigi Papa, presidente onorario dell’Edas-Lumsa (Libera Università Maria Santissima Assunta) e monsignor Nicola Di Comite, ex vicario della Diocesi, ma anche presidente del consiglio di amministrazione e responsabile del personale. Il gip Martino Rosati ha ordinato l’imputazione coatta nei loro confronti (si ipotizzano, in relazione a comportamenti omissivi, i reati di maltrattamenti e lesioni colpose gravi), respingendo la richiesta di archiviazione per un presunto caso di mobbing denunciato da C.M., ex segretaria dell’Edas, istituto che rilascia titoli equipollenti al valore dei corrispondenti titoli delle Università dello Stato.
Un anno fa furono rinviati a giudizio i presunti autori dei maltrattamenti: l’ex direttore dell’Edas-Lumsa, don Antonio Panico, e l’impiegata Marinella Sibilla. I due imputati, difesi dall’avv. Egidio Albanese, avrebbero sottoposto a umiliazioni e vessazioni per 7 anni, dal 1999 al 2005, l’ex segretaria dell’Edas Lumsa.
Non valutando le conseguenze del presunto atteggiamento persecutorio, sempre secondo l’accusa, i due imputati avrebbero provocato alla impiegata lesioni colpose consistenti in consistenti in disturbi da panico e da sindrome post-traumatica da stress nonché in depressione grave e incapacità temporanea a relazionarsi con gli altri per un tempo superiore a 40 giorni.
Il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione per l’arcivescovo Benigno Papa e per l’ex vicario Di Comite, ma l’ex segretaria dell’Edas ha presentato opposizione tramite i suoi legali.
In una nota la Cisl manifesta solidarietà convinta a mons. Benigno Luigi Papa e al contempo «conferma la propria fiducia nell’operato della magistratura esprimendo, tuttavia, l’auspicio che in tempi brevi essa chiarisca l’assoluta estraneità dell’arcivescovo di Taranto ai fatti contestatigli».
Piena solidarietà all’Arcivescovo di Taranto, monsignor Benigno Luigi Papa e a monsignor Nicola Di Comite giunge anche dall’on. Pietro Franzoso, vicecoordinatore regionale del Pdl.
«La statura e l’autorità morale di mons. Papa, dimostrata anche in sede di Conferenza episcopale italiana, la devozione alla sua missione nella guida dell’arcidiocesi, la sua carità pastorale nota all’intera comunità ionica, mi convincono della sua assoluta estraneità ai fatti. Lo stesso vale per Mons. Di Comite. Convinto della serenità dell’operato della magistratura, sono certo che sia l’Ar - civescovo, che Mons. Di Comite sapranno di mostrare l’estraneità ai fatti». (La Gazzetta di Taranto,p.II)

giovedì 2 luglio 2009

Dicono dell'urea...


Ecco la chicca del "ministro" Prestigiacomo mentre pigia il "fantabottone della salute", applaudita da un vescovo chierichetto fedele!
E fortuna che credevamo che il populismo da "piccone risanatore" fosse roba del Ventennio del secolo scorso...
Corsi e ricorsi storici!
Taranto Ilva: Rassegna Urea

domenica 3 maggio 2009

Ringraziamo Dio per il dono della Provvidenza...

Questo articolo si commenta con le parole del sommo poeta... con profondo rammarico e indignazione.

Sicura, quasi rocca in alto monte,
seder sovr'esso una puttana sciolta
m'apparve con le ciglia intorno pronte;
e come perché non li fosse tolta,
vidi di costa a lei dritto un gigante;
e baciavansi insieme alcuna volta.

(Dante Alighieri, Commedia, Purgatorio XXXII, vv. 148-153)


Ilva-Taranto paga restauro del Gesù Divin Lavoratore
Lo ha annunciato l'arcivescovo di Taranto, mons.Benigno Luigi Papa

TARANTO - Il presidente dell'Ilva, Emilio Riva, ha scritto una lettera all’arcivescovo di Taranto, mons.Benigno Luigi Papa, comunicandogli che si farà carico dei lavori di consolidamento e ripristino della parrocchia Gesù Divin Lavoratore. Lo ha annunciato lo stesso arcivescovo in una missiva inviata a padre Arcangelo Catapano, parroco della chiesa del rione Tamburi.
“Vogliamo ringraziare Dio – scrive mons. Benigno Papa - per questo dono della Sua Provvidenza, che ci giunge proprio nell’occasione della vostra festa”. “Il presidente Riva mi ha espresso le motivazioni che hanno indotto il suo Gruppo a tale atto di generosa attenzione. Egli – aggiunge l’arcivescovo – mi scrive di aver aderito volentieri alla mia richiesta perché‚ riconosce alla nostra comunità ecclesiale e a questa comunità, in particolare, il merito di prestare un’indispensabile e disinteressata opera di promozione umana e sociale; attesta inoltre gratitudine ai Padri Giuseppini del Murialdo che da tanti anni sono presenti all’Ilva come cappellani ed, infine, vuole esprimere così l’attenzione costante che il suo gruppo riserva a questo quartiere dei Tamburi”.
“Ho già scritto all’ing. Riva – conclude l’arcivescovo – per esprimergli la mia e vostra riconoscenza”. (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Per i rapporti di Riva con la Chiesa si legga quanto da lui dichiarato alla stampa, clicca qui... (testo in rosso)
Per l'atteggiamento dell'Arcivescovo di Taranto verso l'Ilva clicca qui (elenco post in archivio)

Ecco l'originale
Lettera parrocchia

mercoledì 8 aprile 2009

Mangiate speranza cristiana e respirate diossina!

Mons. Papa all'Ilva: nostra vita sotto il segno della precarietà
Messa per il precetto pasquale officiata oggi all'interno dello stabilimento siderurgico tarantino

TARANTO - "Questa triste vicenda unita alla crisi economica, ci mostra come la nostra vita sia sotto il segno della precarietà: nonostante il progresso della scienza, le catastrofi naturali restano una minaccia; nonostante lo sviluppo delle scienze economiche, viviamo in una crisi senza precedenti". Lo ha detto l’arcivescovo di Taranto, mons.Benigno Papa, nel corso della messa per il precetto pasquale officiata oggi all’interno dello stabilimento Ilva.
“Tutto questo – ha aggiunto il prelato – però non ci può far soccombere. Anche in questo periodo difficile, manteniamo viva la speranza cristiana. Con voi, lavoratori di questo stabilimento, ringrazio Dio, perchè nel periodo di questa crisi potete conservare un lavoro che vi dia una qual certa sicurezza”.
“Per voi e per le vostre famiglie – ha concluso mons.Papa riferendosi alle migliaia di cassintegrati dell’Ilva – prego affinchè un superamento veloce di questa crisi possa ridarvi ogni sicurezza e serenità”. (La gazzetta del Mezzogiorno)

Intanto prosegue la trattativa sul contratto Ilva

E’ proseguita oggi, a Milano, la trattativa per il rinnovo dell’integrativo del gruppo Ilva. Lo comunicano le segreterie nazionali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil spiegando che, per quanto riguarda l’accordo quadro sulle modalità di gestione della cassa integrazione guadagni ordinaria, “sono stati fatti alcuni passi avanti che, però, devono essere verificati rispetto alla praticabilità e alle forme di applicazione di tali modalità”. “Sulla parte economica – informano ancora i sindacati dei metalmeccanici -, che copre il periodo di rinvio della parte salariale della vertenza, la proposta di un’una tantum di 640 euro in due tranches, che l’Azienda ha avanzato, è ancora insufficiente”.
La trattativa è stata aggiornata al 27 aprile, a Roma. (Rassegna.it)

lunedì 29 dicembre 2008

Ora che gli operai hanno la messa e le preoccupazioni del Papa...

... stiamo tutti più tranquilli.
(Soprattutto Riva che devotamente ringrazia)
E pensare che tra i primi entusiasti di questo presepe vivente c'è proprio la CGIL!
Ora a Taranto ci sentiamo sempre cassintegrati e avvelenati... ma tutti un po' più benedetti!
Grazie Papi!

Papa Ratzinger: «Preoccupazione per l'aumento del lavoro precario»
(L'Unità) Benedetto XVI ha espresso «preoccupazione per l'aumento di forme di lavoro precario» e ha lanciato un appello «affinché le condizioni lavorative siano sempre dignitose per tutti». Lo ha fatto domenica, dopo l'Angelus, ricordando che «nella notte di Natale di 1968 Paolo VI celebrò la Santa Messa nello stabilimento dell'Italsider, oggi Ilva di Taranto, quest’anno tristemente alle cronache per l’alto numero di lavoratori deceduti in incidenti sul lavoro. Per commemorare quell'evento - ha aggiunto il Papa - l'arcivescovo di Taranto, mons. Benigno Luigi Papa, ha presieduto stamani nel medesimo luogo la Celebrazione eucaristica. A lui e a tutti i lavoratori - ha concluso - rivolgo il mio caloroso saluto». «È di grande rilievo etico ma è anche un'indicazione precisa quella che viene oggi dal Papa»: così il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni sulla preoccupazione del Pontefice per l'aumento delle forme di lavoro precario e sull'appello affinchè ci siano forme di lavoro sempre più dignitose .

Aggiungiamo il commento che un lettore ha aggiunto ad un post precedente:
"Ricordo attraverso i racconti di mio padre la Messa celebrata da Paolo VI, ben altra cosa per il momento storico, altro significato per la città che ha assistito alla negata partecipazione alla manifestazione scorsa, della Chiesa tarantina. Evidentemente le vite umane, di tutti gli uomini e donne i bambini, che sono state colpite dai veleni e morti dentro quell'inferno, non rappresentano un monito per le loro coscienze."