di Antonella Zezza
L’associazione Linea 5, ad un anno di attività e ad un anno dall’incidente mortale alla Truck Center, torna sul tema della sicurezza sul lavoro che è il filo rosso che intesse quasi tutte le iniziative dell’associazione nata poco dopo l’incidente alla Thyssenkrupp di Torino.
L’intento è quello di esprimere un preciso atto di responsabilità politica e intellettuale: sottrarre la morte sul lavoro all’eccezionalità, alla casualità, per collocare il diritto al lavoro e alla sicurezza nel cuore della esistenza collettiva e quotidiana. Come scriveva il giornalista Valentino Parlato nel 2007: «La quotidianità dei morti sul lavoro dovrebbe indurci ad una considerazione seria sul mondo nel quale viviamo e sul sistema capitalistico ancora dominante - riferendosi a Prodi che aveva usato l’espressione “martiri del lavoro”, Parlato aggiungeva - evitiamo di parlare di martiri e diciamoci: ordinarie, normali e previste e scontate uccisioni del nostro processo di produzione allargata».
Nel 2007 1210 morti, nel 2008 1060 morti, nel 2009: dal 1 gennaio al 28 febbraio 82 morti, degli infortunati o malati non si sa quasi nulla.
In anteprima nazionale è stato proiettato il documentario “Legami d’acciaio. 626 dove sei…” realizzato dalla giornalista Danila Bellino presente in sala. La giornalista ha dedicato il suo documentario alle tragedie sul lavoro dall’Italia meridionale in su, soffermandosi sui luoghi divenuti simbolo: la Thyssenkrupp di Torino, l’Ilva di Taranto e la Truck Center di Molfetta.
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lunedì 9 marzo 2009
sabato 6 dicembre 2008
Grande corteo per la Thyssen: Taranto rappresenta la Puglia dei morti sul lavoro
TORINO - «Tutti sono responsabili delle morti sul lavoro: dobbiamo spingere i nostri politici a fare di più e i sindacalisti a tutelare la sicurezza del lavoro». E’ l'appello di Francesca Caliolo, vedova di un operaio morto all’Ilva di Taranto nell’aprile del 2006, che oggi ha partecipato al corteo per le vittime della Thyssen. Prendendo la parola di fronte al Palagiustizia di Torino, dove si è concluso il corteo promosso dall’associazione 'Legami d’acciaiò, Francesca Caliolo ha detto: «Ho fatto più di mille chilometri per essere qui perché sono vicina alle famiglie dei sette operai morti nel rogo della Thyssen. Mio marito è morto due anni e otto mesi fa, ma il processo non si è ancora avviato. Vorrei che ci fosse un Guariniello per proteggere tutti i lavoratori d’Italia, ma purtroppo non è così». La donna si è poi rivolta ai giovani: «Scusateci perché non siamo capaci di proteggervi – ha detto loro – ma voi non dovete arrendervi, dovete lottare per ottenere quello che noi non siamo riusciti ad avere».
UN LUNGO CORTEO DOLOROSO
Un applauso davanti al Palagiustizia di Torino per ricordare le sette vittime della Thyssen ad un anno dalla tragedia. Così si è concluso il corteo promosso dall’associazione 'Legami d’acciaio' a cui hanno partecipato, secondo gli organizzatori, circa 5.000 persone, tra famigliari delle vittime, compagni di lavoro, studenti e rappresentanti di altre realtà industriali, dalla Eternit di Casale, all’Ilva di Taranto, al Molino Cordero di Fossano, nel cuneese, dove una esplosione è costata la vita a cinque operai. Tra i numerosi striscioni anche quello degli studenti anche liceo scientifico 'Darwin' di Rivoli dove qualche settimana fa è morto un giovane 17enne pre il crollo di una controsoffittatura. «Di scuola e di lavoro non si può morire, da Rivoli alla Thyssen per non dimenticare», recitava la scritta a fianco a quelle di associazioni e sindacati autonomi che chiedevano più sicurezza sui luoghi di lavoro.
Il lungo corteo a cui hanno aderito Prc, Comunisti italiani e Sinistra critica, dallo stabilimento di corso Regina Margherita ha raggiunto il tribunale torinese ed è stato scandito da testimonianze di famiglie di vittime del lavoro, non solo della Thyssen ma anche di altre realtà italiane che hanno voluto raccontare le loro esperienze.
La manifestazione ha fatto seguito alla cerimonia religiosa svoltasi questa mattina nella cappella del cimitero monumentale di Torino. Una messa a cui hanno partecipato famigliari e amici dei sette operai morti sulla linea 5, che poi si sono uniti al corteo dopo aver sostato davanti all’albero totem di fronte allo stabilimento insieme ad una delegazione di lavoratori dell’azienda.
«Siamo soddisfatti, è stata una manifestazione riuscita - ha commentato al termine Ciro Argentino, uno dei rappresentanti dell’associazione 'Legami d’acciaiò- ed è un’iniziativa che cercheremo di ripetere ogni anno, rendendola magari itinerante per raggiungere i luoghi dove maggiori sono le criticità. Se c'è un rammarico -ha aggiunto Argentino - è che ci aspettavamo una maggiore partecipazione del popolo operaio che da sempre caratterizza il capoluogo piemontese. Per questo rinnoviamo l’appello a partecipare numerosi al processo che si aprirà il prossimo 15 gennaio». (La Gazzetta del Mezzogiorno)
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