Baghdad città murata
“Distruzione creativa è il nostro soprannome, sia nella nostra società che nelle altre nazioni. Noi distruggiamo quotidianamente l'ordine esistente, dagli affari alla scienza alla letteratura all'arte all'architettura al cinema alla politica e alla legge.”
Questo ha scritto il neoconservatore Michael Ledeen in un suo libro, in cui propugnava i principi di conquista e i predominio sul mondo che Cheney i Rumsfeld avrebbero cercato di mettere in atto, dal 2001 in poi, con le loro guerre di invasione in Afghanistan e Iraq.
“Da sempre i nostri nemici detestano questo vortice di energia e creatività, che minaccia le loro tradizioni, qualunque esse siano, e che li umilia per la loro incapacità di tenere il passo. Vedendo l'America che smantella le società tradizionali, essi ci temono perché non vogliono essere smantellati. Essi devono attaccarci per sopravvivere, esattamente come noi dobbiamo distruggere loro, per portare avanti la nostra storica missione”.
Se queste erano le intenzioni, bisogna riconoscere che la guerra in Iraq è stata un successo totale.
Massimo Mazzucco
Visita il sito: http://luogocomune.net
Per vedere il filmato clicca qui!
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mercoledì 29 aprile 2009
martedì 24 marzo 2009
Continua il nostro sostegno per Gaza
Ecco due comunicazioni riguardanti le attività che a livello di cittadini e associazioni si stanno promuovendo in Italia per dare aiuto alle popolazioni oppresse di Gaza.
Dopo un breve periodo di rodaggio, finalmente siamo riusciti a mettere a regime il blog di Urgenza Sanitaria Gaza. Sara’ tenuto in costante aggiornamento da Marcello Sordo, attualmente impegnato con l’associazione all’ospedale Al Awda di Jabaliya, a nord di Gaza City.
Se siete alla ricerca di testimonianze dirette sulla situazione quotidiana nella Striscia, iscrivetevi come lettori fissi a www.usg2009.blogspot.com
Appello per una presenza permanente e internazionale a Rafah
Non lasciamo morire Gaza
Dopo il massacro della popolazione di Gaza da parte dell’esercito israeliano, iniziato il 27 dicembre 2008, il mondo si è commosso per la sorte dei Palestinesi. Ma il territorio resta chiuso, quasi ermeticamente, i convogli umanitari si accumulano alle frontiere ed un’infima parte è autorizzata ad entrare. Ugualmente, cittadini di diversi Paesi, compresi numerosi Palestinesi, sono bloccati in Egitto.
Noi, cittadini del mondo, ci opponiamo a questo blocco illegale ed assassino, tollerato, per non dire incoraggiato, dalla maggioranza dei governi. Ancora una volta, sembra che solo la società civile sia capace di mobilitarsi per esigere l’applicazione del diritto internazionale ed il rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ( 10 dicembre1948).*
Per questi motivi, facciamo appello ad ogni individuo o gruppo (associazione, organizzazione,partito, ecc.) affinchè partecipi, nella misura dei suoi mezzi, a stabilire una presenza permanente e internazionale sul posto di frontiera di Rafah, per fare pressione sul governo egiziano, ma anche sulla «comunità internazionale», fino all’apertura definitiva della frontiera fra Gaza e l’Egitto, ermettendo la libera circolazione delle merci e delle persone.
PER LIBERARE GAZA, PER ROMPERE L’ASSEDIO, PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE
* Articolo 13 : 1. Ogni persona ha il diritto di circolare liberamente e di scegliere la propria residenza all’interno di uno Stato.
2. Ogni persona ha il diritto di lasciare ogni Paese, compreso il proprio, e di tornare nel suo Paese.
E' importante che l'appello raccolga il maggior numero possibile di firme, di organizzazioni o di personalità. L'indirizzo a cui mandare le adesioni è assediamolassedio@libero.it e l'elenco verrà aggiornato sul sito del Forum Palestina.
Dopo un breve periodo di rodaggio, finalmente siamo riusciti a mettere a regime il blog di Urgenza Sanitaria Gaza. Sara’ tenuto in costante aggiornamento da Marcello Sordo, attualmente impegnato con l’associazione all’ospedale Al Awda di Jabaliya, a nord di Gaza City.
Se siete alla ricerca di testimonianze dirette sulla situazione quotidiana nella Striscia, iscrivetevi come lettori fissi a www.usg2009.blogspot.com
Appello per una presenza permanente e internazionale a Rafah
Non lasciamo morire Gaza
Dopo il massacro della popolazione di Gaza da parte dell’esercito israeliano, iniziato il 27 dicembre 2008, il mondo si è commosso per la sorte dei Palestinesi. Ma il territorio resta chiuso, quasi ermeticamente, i convogli umanitari si accumulano alle frontiere ed un’infima parte è autorizzata ad entrare. Ugualmente, cittadini di diversi Paesi, compresi numerosi Palestinesi, sono bloccati in Egitto.
Noi, cittadini del mondo, ci opponiamo a questo blocco illegale ed assassino, tollerato, per non dire incoraggiato, dalla maggioranza dei governi. Ancora una volta, sembra che solo la società civile sia capace di mobilitarsi per esigere l’applicazione del diritto internazionale ed il rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ( 10 dicembre1948).*
Per questi motivi, facciamo appello ad ogni individuo o gruppo (associazione, organizzazione,partito, ecc.) affinchè partecipi, nella misura dei suoi mezzi, a stabilire una presenza permanente e internazionale sul posto di frontiera di Rafah, per fare pressione sul governo egiziano, ma anche sulla «comunità internazionale», fino all’apertura definitiva della frontiera fra Gaza e l’Egitto, ermettendo la libera circolazione delle merci e delle persone.
PER LIBERARE GAZA, PER ROMPERE L’ASSEDIO, PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE
* Articolo 13 : 1. Ogni persona ha il diritto di circolare liberamente e di scegliere la propria residenza all’interno di uno Stato.
2. Ogni persona ha il diritto di lasciare ogni Paese, compreso il proprio, e di tornare nel suo Paese.
E' importante che l'appello raccolga il maggior numero possibile di firme, di organizzazioni o di personalità. L'indirizzo a cui mandare le adesioni è assediamolassedio@
martedì 27 gennaio 2009
Amnesy International. Quale memoria?
...sempre(maledettamente)verde!
"Il gioco della guerra consiste nella distruzione fisica dell'avversario. Per questo vi ho ordinato di massacrare senza pietà qualsiasi uomo, donna o bambino che non appartenga alla vostra razza. Così soltanto potremo ottenere lo spazio fisico che ci abbisogna".
...
"Troverò qualche spiegazione per lo scoppio della guerra. Non importa se plausibile o no. Al vincitore non verrà chiesto, poi, se ha detto la verità. Nell'iniziare e nel condurre una guerra non è il diritto che conta, ma il conseguimento della vittoria".
...
"Non si può parlare né di uguaglianza né di fraternità tra gli uomini; tali idee sono inaccettabili perché contro natura. E' giusto invece che certi individui e certe razze - quelli superiori - si impongano sugli altri e li costringano a obbedire."
...
"Il terrore è lo strumento politico più efficace. Non me ne lascerò privare soltanto perché una massa di stupidi smidollati borghesi pretende di esserne offesa. E' mio dovere usare ogni mezzo per addestrare il popolo tedesco alla crudeltà e per prepararlo alla guerra".
...
"Chiunque è così codardo da non sopportare il pensiero che qualcuno che gli è vicino debba soffrire, farebbe meglio ad entrare in un'associazione di sartine anziché iscriversi al mio partito".
...
"Chiudete dunque il cuore alla pietà! Agite brutalmente! Il più forte ha ragione. Siate duri senza scrupoli! Siate sordi ad ogni moto di compassione! Chiunque abbia riflettuto sulle leggi di questo mondo sa che esse significano il successo dei migliori raggiunto attraverso la forza".
Adolf Hitler, Mein Kampf
"Il gioco della guerra consiste nella distruzione fisica dell'avversario. Per questo vi ho ordinato di massacrare senza pietà qualsiasi uomo, donna o bambino che non appartenga alla vostra razza. Così soltanto potremo ottenere lo spazio fisico che ci abbisogna".
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"Troverò qualche spiegazione per lo scoppio della guerra. Non importa se plausibile o no. Al vincitore non verrà chiesto, poi, se ha detto la verità. Nell'iniziare e nel condurre una guerra non è il diritto che conta, ma il conseguimento della vittoria".
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"Non si può parlare né di uguaglianza né di fraternità tra gli uomini; tali idee sono inaccettabili perché contro natura. E' giusto invece che certi individui e certe razze - quelli superiori - si impongano sugli altri e li costringano a obbedire."
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"Il terrore è lo strumento politico più efficace. Non me ne lascerò privare soltanto perché una massa di stupidi smidollati borghesi pretende di esserne offesa. E' mio dovere usare ogni mezzo per addestrare il popolo tedesco alla crudeltà e per prepararlo alla guerra".
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"Chiunque è così codardo da non sopportare il pensiero che qualcuno che gli è vicino debba soffrire, farebbe meglio ad entrare in un'associazione di sartine anziché iscriversi al mio partito".
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"Chiudete dunque il cuore alla pietà! Agite brutalmente! Il più forte ha ragione. Siate duri senza scrupoli! Siate sordi ad ogni moto di compassione! Chiunque abbia riflettuto sulle leggi di questo mondo sa che esse significano il successo dei migliori raggiunto attraverso la forza".
Adolf Hitler, Mein Kampf
Giornata della memoria corta...
"La mia famiglia distrutta dal fosforo" i superstiti raccontano le armi proibite ALBERTO STABILE per La Repubblica
Un caccia israeliano su Gaza
GAZA - A piedi nudi e a capo coperto, con le lunghe vesti che lambiscono l'acqua, le donne della famiglia Abu Halima cercano di cancellare i segni della devastazione che si è abbattuta sulla loro casa di Beit Lahiya. Ogni centimetro di pavimento, ogni palmo di parete vengono puliti con scope, spazzole e chili di detersivo, ma quell'odore che pervade le stanze resiste anche al vento che irrompe dalle finestre senza infissi. L'odore nauseante, dicono gli esperti, del fosforo bianco.
Sull'uso di questa sostanza, non vietato se adoperata in campo aperto, ma illegale se usata contro le persone o in ambienti densamente abitati, l'esercito ha annunciato l'apertura di un'inchiesta, affermando, tuttavia, di aver sempre agito nell'ambito della legalità. Amnesty international, invece, ha dichiarato di essere in possesso di "prove indiscutibili" che Tsahal abbia utilizzato ordigni al fosforo in modo indiscriminato. Da qui l'accusa di aver commesso "crimini di guerra".
Il governo israeliano ha subito reagito e, dopo aver imposto la censura sui nomi di soldati e ufficiali coinvolti nell'operazione, ieri ha annunciato di aver approvato uno scudo legale protettivo a favore dei militari israeliani nel caso dovessero essere chiamati a rispondere d'aver commesso violazioni dei diritti umani da qualche tribunale straniero. "Israele - ha detto Olmert - darà pieno sostegno ai comandanti e ai soldati che sono stati mandati a Gaza, così come loro hanno protetto noi con i loro corpi durante l'operazione". Il Guardasigilli e il ministro della Difesa, oltre ad un gruppo di legali, faranno parte di questo "ombrello" protettivo.
Omar Abu Halima, 18 anni, uno degli figli di Sabah e Sadallah Abu Halima, racconta quel pomeriggio d'inferno. I carri armati israeliani erano a un centinaio di metri dalla palazzina di famiglia di tre piani che sorge, allineata ad altre quattro o cinque case delle stesse dimensioni, nella zona chiamata Atara, dove finisce l'abitato di Beit Lahiya e cominciano le serre e i campi coltivati. Zona di fragole e agrumi, ma anche, qua e là, data la vicinanza al confine israeliano, di lanci di Qassam.
"Ero nella casa accanto, da un mio zio, quando abbiamo sentito tre o quattro esplosioni, una dietro l'altra. Mi sono precipitato. La nostra casa era avvolta da un fumo denso e bianco che non faceva respirare e dalle fiamme. Sono salito al secondo piano e ho visto mia madre avvolta nel fuoco. Nel corridoio c'erano i miei fratelli Abed di 14 anni, Said di 10, Hamza di 8 abbracciati a mio padre Sadallah, che di anni ne aveva 45. Bruciavano. Hamza diceva: voglio pregare, voglio pregare, ma subito dopo morì. Gli altri erano già morti. Mio padre non aveva più la testa". Nel reparto ustioni dell'ospedale Shifa, dove è ricoverata Sabah Abu Halima, la madre, anche lei di 45 anni, il primario Nafez al Shaban, laureato a Glasgow, specializzato negli Stati Uniti, è certo che a provocare le ustioni subite dalla donna e da altri feriti sia stato il fosforo. Racconta di essersi trovato per la prima volta nella sua carriera di fronte a piaghe che continuavano a bruciare, anche dopo ore, emanavano un odore insopportabile e soprattutto resistevano al normale trattamento di chirurgia plastica. "Tanto che - dice - su suggerimento di colleghi giordani ed egiziani che avevano avuto esperienze simili in Libano, abbiamo dovuto amputare".
Una tragedia nella tragedia è rappresentata dalla mancanza di soccorsi, sia nel caso degli Abu Halima, che in quello della famiglia Abd Rabbo, nel villaggio di Jabaliya (vicino all'omonimo campo profughi). Per dirla in breve, morti e feriti della famiglia Abu Halima sono stati messi su due macchine e su un trattore. La macchina con i morti, secondo il racconto dei sopravvissuti, bloccata al primo posto di blocco israeliano, è stata capovolta da un caterpillar militare. I cadaveri sono rimasti per giorni sull'asfalto. Sabah Abu Halima, la madre ferita, ha potuto raggiungere l'ospedale su un carro trainato da un asino.
Inutile chiedere se in zona ci fossero miliziani di Hamas. "Qui siamo tutti al Fatah - dice Osam, un vicino che era inquadrato nell'Autorità palestinese e continua a prendere lo stipendio da Ramallah -. Se ci fosse stato qualcosa ce ne saremmo andati". Anche se la domanda: "Andati dove?", resta senza risposta.
A Gaza, in questi giorni, non si parla soltanto di armi proibite, ma anche di armi sconosciute, come il missile che ha ucciso otto ragazzi, tre femmine e cinque maschi davanti alla Educational School dell'Unrwa, in pieno centro. Un ordigno che diffonde una pioggia di schegge piccolissime, taglienti come rasoi, di forma quadrata, dal lato di due o tre millimetri come quelle che brillano controluce, nella radiografia del braccio e del ginocchio di Adib al Rais, che si è salvato perché era all'interno del negozio. Il missile, all'impatto, ha provocato un buco sull'asfalto largo dieci centimetri e profondo trenta. Ma sul muro distante tre metri, sulle porte di ferro del piccolo supermercato e sui corpi delle vittime hanno infierito le schegge, grandi come coriandoli.
Un caccia israeliano su Gaza
GAZA - A piedi nudi e a capo coperto, con le lunghe vesti che lambiscono l'acqua, le donne della famiglia Abu Halima cercano di cancellare i segni della devastazione che si è abbattuta sulla loro casa di Beit Lahiya. Ogni centimetro di pavimento, ogni palmo di parete vengono puliti con scope, spazzole e chili di detersivo, ma quell'odore che pervade le stanze resiste anche al vento che irrompe dalle finestre senza infissi. L'odore nauseante, dicono gli esperti, del fosforo bianco.
Sull'uso di questa sostanza, non vietato se adoperata in campo aperto, ma illegale se usata contro le persone o in ambienti densamente abitati, l'esercito ha annunciato l'apertura di un'inchiesta, affermando, tuttavia, di aver sempre agito nell'ambito della legalità. Amnesty international, invece, ha dichiarato di essere in possesso di "prove indiscutibili" che Tsahal abbia utilizzato ordigni al fosforo in modo indiscriminato. Da qui l'accusa di aver commesso "crimini di guerra".
Il governo israeliano ha subito reagito e, dopo aver imposto la censura sui nomi di soldati e ufficiali coinvolti nell'operazione, ieri ha annunciato di aver approvato uno scudo legale protettivo a favore dei militari israeliani nel caso dovessero essere chiamati a rispondere d'aver commesso violazioni dei diritti umani da qualche tribunale straniero. "Israele - ha detto Olmert - darà pieno sostegno ai comandanti e ai soldati che sono stati mandati a Gaza, così come loro hanno protetto noi con i loro corpi durante l'operazione". Il Guardasigilli e il ministro della Difesa, oltre ad un gruppo di legali, faranno parte di questo "ombrello" protettivo.
Omar Abu Halima, 18 anni, uno degli figli di Sabah e Sadallah Abu Halima, racconta quel pomeriggio d'inferno. I carri armati israeliani erano a un centinaio di metri dalla palazzina di famiglia di tre piani che sorge, allineata ad altre quattro o cinque case delle stesse dimensioni, nella zona chiamata Atara, dove finisce l'abitato di Beit Lahiya e cominciano le serre e i campi coltivati. Zona di fragole e agrumi, ma anche, qua e là, data la vicinanza al confine israeliano, di lanci di Qassam.
"Ero nella casa accanto, da un mio zio, quando abbiamo sentito tre o quattro esplosioni, una dietro l'altra. Mi sono precipitato. La nostra casa era avvolta da un fumo denso e bianco che non faceva respirare e dalle fiamme. Sono salito al secondo piano e ho visto mia madre avvolta nel fuoco. Nel corridoio c'erano i miei fratelli Abed di 14 anni, Said di 10, Hamza di 8 abbracciati a mio padre Sadallah, che di anni ne aveva 45. Bruciavano. Hamza diceva: voglio pregare, voglio pregare, ma subito dopo morì. Gli altri erano già morti. Mio padre non aveva più la testa". Nel reparto ustioni dell'ospedale Shifa, dove è ricoverata Sabah Abu Halima, la madre, anche lei di 45 anni, il primario Nafez al Shaban, laureato a Glasgow, specializzato negli Stati Uniti, è certo che a provocare le ustioni subite dalla donna e da altri feriti sia stato il fosforo. Racconta di essersi trovato per la prima volta nella sua carriera di fronte a piaghe che continuavano a bruciare, anche dopo ore, emanavano un odore insopportabile e soprattutto resistevano al normale trattamento di chirurgia plastica. "Tanto che - dice - su suggerimento di colleghi giordani ed egiziani che avevano avuto esperienze simili in Libano, abbiamo dovuto amputare".
Una tragedia nella tragedia è rappresentata dalla mancanza di soccorsi, sia nel caso degli Abu Halima, che in quello della famiglia Abd Rabbo, nel villaggio di Jabaliya (vicino all'omonimo campo profughi). Per dirla in breve, morti e feriti della famiglia Abu Halima sono stati messi su due macchine e su un trattore. La macchina con i morti, secondo il racconto dei sopravvissuti, bloccata al primo posto di blocco israeliano, è stata capovolta da un caterpillar militare. I cadaveri sono rimasti per giorni sull'asfalto. Sabah Abu Halima, la madre ferita, ha potuto raggiungere l'ospedale su un carro trainato da un asino.
Inutile chiedere se in zona ci fossero miliziani di Hamas. "Qui siamo tutti al Fatah - dice Osam, un vicino che era inquadrato nell'Autorità palestinese e continua a prendere lo stipendio da Ramallah -. Se ci fosse stato qualcosa ce ne saremmo andati". Anche se la domanda: "Andati dove?", resta senza risposta.
A Gaza, in questi giorni, non si parla soltanto di armi proibite, ma anche di armi sconosciute, come il missile che ha ucciso otto ragazzi, tre femmine e cinque maschi davanti alla Educational School dell'Unrwa, in pieno centro. Un ordigno che diffonde una pioggia di schegge piccolissime, taglienti come rasoi, di forma quadrata, dal lato di due o tre millimetri come quelle che brillano controluce, nella radiografia del braccio e del ginocchio di Adib al Rais, che si è salvato perché era all'interno del negozio. Il missile, all'impatto, ha provocato un buco sull'asfalto largo dieci centimetri e profondo trenta. Ma sul muro distante tre metri, sulle porte di ferro del piccolo supermercato e sui corpi delle vittime hanno infierito le schegge, grandi come coriandoli.
mercoledì 14 gennaio 2009
Per chi non ci crede...
Il Comitato ha inoltrato la petizione contro il massacro di Gaza a moltissimi contatti presenti nelle rubriche degli aderenti ricevendo apprezzamenti e qualche critica.
Le critiche sottolineano il diritto di Israele alla repressione dei terroristi.
Personalmente non ritengo condivisibile l'idea preistorica (peraltro tristemente più volte tornata in auge nel corso del XX secolo) di sterminare un popolo per eliminare dei presunti terroristi democraticamente eletti (non perché non li voglia considerare tali per preconcetto, ma perché secondo la convenzione dei diritti umani nessuno può condannare un uomo senza giusto processo).
Anche se in mezzo a quelle persone ci fossero dei veri assassini, ciò non autorizzerebbe gli israeliani a colpire scuole, moschee, ospedali e tantomento le loro stesse residenze ove dimorano anche bambini che hanno la sola colpa di vivere in quel posto.
Mi rattrista profondamente rilevare che, come accadde nella metà del secolo scorso, un popolo stimatissimo per civiltà e cultura possa, facendo leva su panegirici politici e apparentemente razionali argomentazioni, arrivare a giustificare e fomentare la discriminazione, la segregazione e l'eccidio etnico.
Tutto il resto può essere condiviso o meno, ma resta la sostanza di una gabbia di pochi chilometri quadrati, contenente un milione e mezzo di persone, in massima parte innocenti, pesantemente sottoposta a bombardamenti e distruzioni. Resteranno, ancora una volta, le anime dei morti senza giustizia, trasportati dal vento fino nelle nostre coscienze.
Se le avessi, vorrei inviare a tutti coloro che considerano giusto questo massacro le foto degli oltre 900 morti per guardare uno ad uno i loro volti martoriati e riflettere su chi, in questo momento, sia il vero terrorista.
Cerchiamo di tenere saldi, in questa gravissima situazione, i nostri valori di umanità e dialogo. Con la speranza di una riflessione profonda.
Il Comitato per Taranto
Le critiche sottolineano il diritto di Israele alla repressione dei terroristi.
Personalmente non ritengo condivisibile l'idea preistorica (peraltro tristemente più volte tornata in auge nel corso del XX secolo) di sterminare un popolo per eliminare dei presunti terroristi democraticamente eletti (non perché non li voglia considerare tali per preconcetto, ma perché secondo la convenzione dei diritti umani nessuno può condannare un uomo senza giusto processo).
Anche se in mezzo a quelle persone ci fossero dei veri assassini, ciò non autorizzerebbe gli israeliani a colpire scuole, moschee, ospedali e tantomento le loro stesse residenze ove dimorano anche bambini che hanno la sola colpa di vivere in quel posto.
Mi rattrista profondamente rilevare che, come accadde nella metà del secolo scorso, un popolo stimatissimo per civiltà e cultura possa, facendo leva su panegirici politici e apparentemente razionali argomentazioni, arrivare a giustificare e fomentare la discriminazione, la segregazione e l'eccidio etnico.
Tutto il resto può essere condiviso o meno, ma resta la sostanza di una gabbia di pochi chilometri quadrati, contenente un milione e mezzo di persone, in massima parte innocenti, pesantemente sottoposta a bombardamenti e distruzioni. Resteranno, ancora una volta, le anime dei morti senza giustizia, trasportati dal vento fino nelle nostre coscienze.
Se le avessi, vorrei inviare a tutti coloro che considerano giusto questo massacro le foto degli oltre 900 morti per guardare uno ad uno i loro volti martoriati e riflettere su chi, in questo momento, sia il vero terrorista.
Cerchiamo di tenere saldi, in questa gravissima situazione, i nostri valori di umanità e dialogo. Con la speranza di una riflessione profonda.
Il Comitato per Taranto
Fermiamo il massacro a Gaza: una petizione di Avaaz

Lo spargimento di sangue a Gaza sta crescendo--le fatalita` si aggirano intorno alle 800 persone di cui quasi la meta` cibvili e piu` di 250 bambini. Gli Israeliano grazie a areoplani e artiglieria bombardano aree urbane densamente popolate, scuole delle Nazioni Unite incluse, migliaia i feriti a piu` di 1.5 milioni di civili terrorizzati non hanno via di scampo da questo territorio prigione -- i confini sono stati sigillati. Hamas continua a combattere e a lanciare razzi su Israele: 11 Israeliani sono morti, anche da fuochi amici.
La nostra chiamata mondiale per un cessate il fuoco internazionalmente garantito sta iniziando a farsi sentire chiara e forte, guadagnandosi il supporto dei leaders d`Europa, del Medio Oriente e senza dubbio: le fondamenta per un accordo stanno diventando chiare. Ma israele continua a rifiutare la via della tregua, e l`ex presidente Bush sta bloccando un cessate il fuoco negoziato dalle Nazioni Unite , cercando invece di imporre un alternativa incline al renedere legittima da parte di Israele il soffocamento e isolamento di Gaza.
Quel che e` troppo e` troppo. Non possiamo permettere che Bush & Co. blocchino un giusto cessate il fuoco. 250,000 hanno firmato la petizione per il cessate il fuoco, arriviamo a mezzo milione--lo pubblicheremo con un duro-colpo avviso sul Washington Post e lo consegneremo ai membri Consiglio della Sicurezza delle Nazioni Unite durante riunioni -- segui il link sotto per vedere l`avviso, firma la petizione, e inoltra questo messaggio a tutti i tuoi amici e familiari:
http://www.avaaz.org/it/gaza_
martedì 13 gennaio 2009
Uranio impoverito: il primo risarcimento!
"La recente sentenza del Tribunale di Firenze che ha condannato il ministero della Difesa a risarcire con 545mila euro un militare toscano affetto da un linfoma dopo una missione all'estero, vittima di possibile contaminazione da uranio impoverito, e' un importante apripista che consentira' ai numerosi militari pugliesi e non solo che vivono lo stesso dramma di avere finalmente giustizia". Lo dichiara l'avvocato Bruno Ciarmoli del Foro di Bari, che da alcuni anni assiste diversi malati e familiari di vittime anche attraverso il sito di denuncia e contatto 'vittimeuranio.com'.
"La Puglia - spiega Ciarmoli - e' in assoluto la regione italiana che ha pagato con il maggior numero di militari deceduti il prezzo di questa assurda guerra. Sono infatti sei i morti. Tre in provincia di Lecce, Andrea Antonaci scomparso nel 2000, Alberto Di Raimondo (2005), Giorgio Parlangeli (2007). E poi ricordiamo Roberto C. della Provincia di Taranto, morto nel 2007, Crescenzo D'Alicandro della Provincia di Brindisi, scomparso nel 1996, e il militare della Provincia di Foggia Corrado Di Giacobbe, morto nel 2001".
"Almeno altrettanti - conclude - sono i malati, tra cui Carlo Calcagni di Guagnano e Luca Giovanni Cimino di Copertino che ha chiesto di essere indennizzato dopo aver scoperto un tumore osseo in seguito al servizio prestato nel Poligono di Torre Venere, sempre in Provincia di Lecce". (Libero)
"La Puglia - spiega Ciarmoli - e' in assoluto la regione italiana che ha pagato con il maggior numero di militari deceduti il prezzo di questa assurda guerra. Sono infatti sei i morti. Tre in provincia di Lecce, Andrea Antonaci scomparso nel 2000, Alberto Di Raimondo (2005), Giorgio Parlangeli (2007). E poi ricordiamo Roberto C. della Provincia di Taranto, morto nel 2007, Crescenzo D'Alicandro della Provincia di Brindisi, scomparso nel 1996, e il militare della Provincia di Foggia Corrado Di Giacobbe, morto nel 2001".
"Almeno altrettanti - conclude - sono i malati, tra cui Carlo Calcagni di Guagnano e Luca Giovanni Cimino di Copertino che ha chiesto di essere indennizzato dopo aver scoperto un tumore osseo in seguito al servizio prestato nel Poligono di Torre Venere, sempre in Provincia di Lecce". (Libero)
sabato 3 gennaio 2009
Se questa è guerra...
Piccoli i nostri problemi nella tragedia dell'umanità che uccide sè stessa.Grande è il male di non riconoscere noi negli altri.
Peggio, forse, tacere o lavarsene le mani.
Ieri eravamo ebrei nei campi di sterminio.
Oggi siamo palestinesi nel macello di Gaza.
Domani vorremmo avere la dignità e l'orgoglio di essere noi stessi.
Assemblea domenica 4 Gennaio, alle ore 18, presso la sede del Comitato di Quartiere "Città Vecchia".
Migliaia di persone in tutta Europa hanno manifestato oggi per protestare contro i bombardamenti israeliani a Gaza. Cortei si sono svolti anche in Italia, a Roma, Torino, Vicenza, Milano.
E intanto a Gaza dopo otto giorni di bombardamenti aerei e uno di martellamento con l'artiglieria pesante che ha causato nuove stragi di civili, l'operazione "Piombo fuso" passa alla seconda fase. Intorno alle 20 (ora locale) è iniziato l'attacco di terra. I carri armati di Israele hanno varcato il confine e sono penetrati nella Striscia da due località a nord, nei pressi di Beit Lahiya: proprio dove nel pomeriggio è stata colpita una moschea piena di fedeli, con 16 morti e molti feriti. In serata, nei combattimenti a terra i morti tra i palestinesi sono già decine mentre l'aviazione ebraica continua a bombardare, come pure l'artiglieria e le navi da guerra israeliane schierate al largo delle coste palestinesi.
venerdì 26 dicembre 2008
Dopo vent'anni...
Finalmente lo Stato Italiano riconosce ufficialmente gli effetti mortali dell'uranio impoverito e delle nanopolveri inalate dai militari.
Dopo anni di negazionismo e di perizie tecniche "di parte" viene confermato l'effetto cancerogeno delle armi attuali.
«Uranio impoverito», la strage di pugliesi per le vittime finalmente c'è un Fondo
L’altro giorno, in Puglia, moltissime persone hanno fatto un sorriso triste. Dopo anni di «viaggi della speranza», funerali e battaglie legali per veder riconosciuto il nesso causa-effetto tra la malattia e la morte dei loro cari, finalmente (nelle pieghe della legge di rifinanziamento delle missioni militari all’estero), il governo ha approvato un fondo di 30 milioni di euro, da spalmare in 3 anni, interamente dedicato ai militari chi si ammalano e muoiono a causa del cosiddetto «uranio impoverito». Non si tratta di molti soldi ma, almeno, è il segnale che la Difesa ha smesso di nascondersi dietro il dito di tesi «negazioniste», prediligendo la linea d’una fattiva sensibilità istituzionale.
Resta un sorriso amaro per chi è stato lasciato solo a lottare contro neoplasie e leucemie (per non parlare dei casi di infertilità e progenie deforme). In Puglia, soprattutto. Una delle regioni in cui si conta il maggior numero di morti e malati tra i reduci. Quanti? Non è possibile avere un elenco completo. A livello nazionale si parla di circa 200 ragazzoni finiti al cimitero e duecentomila ammalati (sono le cifre riferite dal presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Edouard Ballaman, tra i politici più impegnati sul fronte «uranio impoverito»).
LA STRAGE DI PUGLIESI
Il metallo pesante (radioattivo e tossico) è ancora oggi presente nel munizionamento Usa e GB e, quando i dardi esplodono, ha la caratteristica di frammentarsi in particelle minuscole e volatili. È stato impiegato sempre, dalla Guerra del Golfo della «Operation Desert Storm», in poi. Era il 1991. Cinque anni dopo moriva quello che oggi viene ricordato come uno tra i primi militari pugliesi che hanno perso la vita stramaledicendo l’«uranio impoverito».
...
LOTTA PER LA VITA
Ancora più difficile stilare un elenco completo dei malati. Sia per il loro numero, sia per evidenti motivi di ritrosia degli interessati. Il loro silenzio merita rispetto ma bisogna sottolineare che è anche grazie alla testimonianza dei militari che non hanno taciuto se oggi esiste un Fondo a tutela dei malati con le «stellette».
Il ministro Ignazio Larussa, commentando il nuovo provvedimento di legge ha detto che è un «regolamento sui termini e le modalità di riconoscimento delle cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni all’estero, nei conflitti e nelle basi militari nazionali: in pratica stiamo parlando delle vittime dell’uranio impoverito e delle nano-particelle».
MARISA INGROSSO su La Gazzetta del Mezzogiorno (leggi l'articolo completo)
Dopo anni di negazionismo e di perizie tecniche "di parte" viene confermato l'effetto cancerogeno delle armi attuali.
«Uranio impoverito», la strage di pugliesi per le vittime finalmente c'è un Fondo
L’altro giorno, in Puglia, moltissime persone hanno fatto un sorriso triste. Dopo anni di «viaggi della speranza», funerali e battaglie legali per veder riconosciuto il nesso causa-effetto tra la malattia e la morte dei loro cari, finalmente (nelle pieghe della legge di rifinanziamento delle missioni militari all’estero), il governo ha approvato un fondo di 30 milioni di euro, da spalmare in 3 anni, interamente dedicato ai militari chi si ammalano e muoiono a causa del cosiddetto «uranio impoverito». Non si tratta di molti soldi ma, almeno, è il segnale che la Difesa ha smesso di nascondersi dietro il dito di tesi «negazioniste», prediligendo la linea d’una fattiva sensibilità istituzionale.Resta un sorriso amaro per chi è stato lasciato solo a lottare contro neoplasie e leucemie (per non parlare dei casi di infertilità e progenie deforme). In Puglia, soprattutto. Una delle regioni in cui si conta il maggior numero di morti e malati tra i reduci. Quanti? Non è possibile avere un elenco completo. A livello nazionale si parla di circa 200 ragazzoni finiti al cimitero e duecentomila ammalati (sono le cifre riferite dal presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Edouard Ballaman, tra i politici più impegnati sul fronte «uranio impoverito»).
LA STRAGE DI PUGLIESI
Il metallo pesante (radioattivo e tossico) è ancora oggi presente nel munizionamento Usa e GB e, quando i dardi esplodono, ha la caratteristica di frammentarsi in particelle minuscole e volatili. È stato impiegato sempre, dalla Guerra del Golfo della «Operation Desert Storm», in poi. Era il 1991. Cinque anni dopo moriva quello che oggi viene ricordato come uno tra i primi militari pugliesi che hanno perso la vita stramaledicendo l’«uranio impoverito».
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LOTTA PER LA VITA
Ancora più difficile stilare un elenco completo dei malati. Sia per il loro numero, sia per evidenti motivi di ritrosia degli interessati. Il loro silenzio merita rispetto ma bisogna sottolineare che è anche grazie alla testimonianza dei militari che non hanno taciuto se oggi esiste un Fondo a tutela dei malati con le «stellette».
Il ministro Ignazio Larussa, commentando il nuovo provvedimento di legge ha detto che è un «regolamento sui termini e le modalità di riconoscimento delle cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni all’estero, nei conflitti e nelle basi militari nazionali: in pratica stiamo parlando delle vittime dell’uranio impoverito e delle nano-particelle».
MARISA INGROSSO su La Gazzetta del Mezzogiorno (leggi l'articolo completo)
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domenica 15 giugno 2008
"Incensurata!"
Questa serie di spot è stata trasmessa soltanto una sera da MTV.
Il giorno dopo è stata censurata...
Contro le censure alla libertà di pensiero:Read this document on Scribd: Pub MTV
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