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lunedì 23 novembre 2015

La gru di Chichibio. Un corteo di barche in memoria di Francesco




ph. A. Leone
A distanza di un anno dall'incidente, la gru crollata in mare dal quarto sporgente del porto di Taranto gestita dall'Ilva non è stata ancora recuperata. Lo denunciano le eco-sentinelle dell'associazione Peacelink, che hanno postato su Facebook le foto della gru, che trascinò in mare un lavoratore, mentre un collega rimase intrappolato nella cabina. Entrambi furono recuperati dai vigili del fuoco senza gravi conseguenze, ma alcuni testimoni parlarono di "scena apocalittica". (ANSA)

Il 28 novembre 2015 alle ore 10,00 ci sarà un corteo di imbarcazioni che partirà dal porto
S.eligio , con destinazione proprio sotto queste gru per depositare una corona in mare.
Organizzata dal Comitato 12 giugno
e i Maestri del Lavoro, il luogo dove fu ritrovato Francesco sarà simbolico e la cerimonia avrà il fine di commemorare i caduti sul lavoro.
Le imbarcazioni saranno messe a disposizione dalle varie istituzioni per tutti coloro che volessero partecipare.

venerdì 30 gennaio 2015

Motori al minimo

Ilva: annunciato stop di altri impianti a Taranto

Nuove fermate all'Ilva di Taranto per mancanza di materie prime e difficolta' negli approvvigionamenti a causa della crisi finanziaria dell'azienda, da alcuni giorni in amministrazione straordinaria.
Incontrando stamattina i sindacati metalmeccanici, l'Ilva ha fornito un nuovo quadro di blocco impianti. Il laminatoio a freddo continua a restare fermo tranne l'impianto minislitter. Dopo il Treno Nastri 1, fermato nei giorni scorsi, dalle 7 del 2 febbraio si ferma anche il Treno Nastri 2 sino a data da destinarsi. In quest'impianto 150 lavoratori saranno inattivi tra ferie e solidarieta' e 76 al lavoro per varie attivita'.
Nell'area degli impianti marittimi, dove cioe' ci sono gli sporgenti e le gru per lo scarico delle materie prime della produzione (minerali di ferro e fossili) e dei prodotti finiti, a Ima est fa oggi si ferma il terzo turno e domani il 50%o dei turni programmati. Dal terzo turno di domani sino al 3 febbraio, 100 lavoratori inattivi per quest'impianto. Sempre per gli impianti marittimi dell'Ilva, a Ima ovest dal terzo turno di oggi 121 assenti e 50 presenti.
  Dal terzo turno di domani i presenti scenderanno invece a 31 e gli assenti saliranno a 140. Queste nuove fermate, precisano i sindacati, si aggiungono a quelle del laminatoio a freddo,del treno nastri 1, del tubificio 2, dei rivestimenti e delle zincature 1 e 2. Anche in questi casi lo stop e' dovuto a mancanza di materie prime. Questi impianti sono fermi gia' da alcuni giorni. Il tubificio 1 sta invece marciando a passo molto ridotto: cinque turni a settimana, uno al giorno dal lunedi' al venerdi'. Nei giorni precedenti, sempre per il problema materie prime, l'Ilva aveva fermato a rotazione, ciascuno per 48 ore, gli altiforni 2, 4 e 5.
"L'Ilva - dichiara Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl di Taranto - ci ha comunicato un nuovo programma di fermata impianti ma ci ha pure detto che la situazione e' in evoluzione. Tutto dipende dai rifornimenti e dalla materie prime. Se si sblocca la situazione e lo stabilimento torna verso la normalita', la nuova fermata potra' anche essere revocata".(AGI).

venerdì 12 dicembre 2014

Bum!




Questa è la gru prima e dopo l'incidente. ci sono circa 5 tonnellate di olio idraulico contenuti nell'impianto della gru e la gru è in mare, fortunatamente, si parla sempre di fortuna, al momento quest'olio rimane contenuto nell'impianto idraulico della gru. ilva doveva avere entro ottobre 2 benne ecologiche secondo il crono programma del piano ambientale, questa benna aveva un sistema chiuso a tazze ma era stata montata nel 2008, commissionata alla Tenova Takraf. ora non c'è più neanche questa. strano che era in manutenzione qualcosa che per il piano ambientale doveva essere pronto a ottobre. inoltre a gennaio, sempre secondo il piano ambientale, deve essere pronta una terza benna ecologica. al momento neanche l'ombra, pertanto ci chiediamo, cosa già denunciata presso le autorità competenti, come ilva sta (non) ottemperando alla prescrizione del piano ambientale, al momento totalmente disattesa. per una casualità, la nave fotografata nel 2013 con la gru è la stessa ormeggiata al molo quando questa è andata in mare. la gru accanto a quella crollata è quella colpita dal tornado nel 2012 dove però in quell'occasione morì un operaio ilva. (luciano manna, peacelink)







Cede una gru al molo Ilva: feriti due operai, uno è stato recuperato in mare. Ispezione subacquea della Capitaneria

La Capitaneria di porto di Taranto ha compiuto una ispezione subacquea dello specchio acqueo prospiciente il tratto di banchina in cui ieri sera si è spezzata una gru all'altezza del quarto sporgente del porto in concessione all'Ilva, causando il ferimento di due operai. L'ispezione è avvenuta per valutare le condizioni in termini di sicurezza della navigazione dell'area portuale e stabilire i conseguenti relativi limiti operativi. Le risultanze saranno analizzate in una riunione tecnica con i servizi portuali, e saranno così stabiliti i provvedimenti da adottare per assicurare il ripristino della piena operatività dell'area portuale, fermo restando il rispetto delle norme di sicurezza della navigazione.
La Capitaneria di porto già ieri sera ha disposto l'intervento a titolo precauzionale della società 'Ecotaras', per il posizionamento in mare attorno alla gru semisommersa di panne assorbenti nell'eventualità si fosse verificata la fuoriuscita di olio idraulico dalla motrice della gru. Nessun danno è stato registrato alla nave mercantile ormeggiata allo sporgente, per la quale si è reso necessario soltanto il rinforzo dei cavi di ormeggio di prua tranciati dalla stessa gru durante il crollo.
Questa mattina il coordinamento provinciale dell'Usb di Taranto ha proclamato 24 ore di sciopero in seguito all'incidente avvenuto ieri sera nell'area del quarto sporgente del porto in concessione all'Ilva, dove si è spezzata in due una gru denominata 'Dm7'. Un operaio è caduto in mare ed è stato successivamente recuperato e tratto in salvo. Un altro lavoratore, rimasto intrappolato nella parte della gru rimasta sulla banchina, è stato recuperato dai vigili del fuoco. Il capo-turno Orazio Pignatelli e il suo collega, Giuseppe Bufano, operaio della manutenzione elettrica, si trovavano all'interno della cabina di comando della gru, che è crollata per cause in corso di accertamento. La magistratura ha disposto il sequestro del mezzo e dell'area interessata (Quotidiano)

giovedì 27 marzo 2014

Il lupo perde il pelo

Immemori della devastazione provocata dagli uragani e dalle avversità meteo, ancora una volta  il maltempo fa danni all'Ilva (commissariata o meno), senza che vengano prese o verificate le opportune precauzioni. Per fortuna nessuno è rimasto ferito.
Ecco il comunicato diffuso dai Cittadini e lavoratori liberi e pensanti che hanno raccolto le testimonianze degli operai.
Storie dalla fabbrica del secolo scorso (a volte anche di quello prima!)


Stamani all'#ilva di #Taranto presso il reparto IMA 2 si è ribaltata una pala meccanica.
 Il vento forte avrebbe traslato un DM4, una gru simile a quella dove perse la vita il giovane operaio Zaccaria, e la benna avrebbe fatto ribaltare il mezzo che in quel momento fortunatamente era senza conducente.Anche sulla gru in quel momento non erano presenti operatori per via dell'allerta meteo. Può una grú di notevoli dimensioni essere spostata dal forte vento? Alla luce di quanto accaduto, non dovrebbe forse essere fornita di un sistema di blocco automatico in caso di precarie condizioni meteo?
 Si registra intanto la dispersione di materiale dai nastri trasportatori finiti su tutta la banchina e in mare. Fenomeno, anche questo, mai risolto e che aumenta in giornate ventose come quella di oggi.
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Aggiornamenti in merito all'episodio verificatosi questa mattina nel reparto IMA2 dello stabilimento #ILVA S.p.a di #Taranto:
 Siamo stati messi a conoscenza del fatto che la gru denominata DM4 è provvista di un sistema di blocco con pinze sui binari che, evidentemente, non ha funzionato.
 Spinta dal forte vento di oggi, infatti, ha travolto con la propria benna un escavatore fermo lì nei pressi tanto da ribaltarlo e finendo la sua corsa contro i respingenti della gru gemella denominata DM4.
 Inoltre, nonostante l'allerta #meteo ricevuta, nessuna comunicazione ufficiale è stata diffusa ai #lavoratori a tutela della loro incolumità. I lavoratori, di loro iniziativa, non sono saliti sulle gru per evitare pericoli legati al maltempo.
 Ci rincresce notare che gli incidenti mortali avvenuti nel siderurgico tarantino sino a non molti mesi fa, non hanno insegnato nulla.
 Tutto questo avveniva mentre l’Ilva S.p.a. di Taranto diffondeva un comunicato stampa in cui si millantava la “MASSIMA ATTENZIONE ALLA SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE E DEL LAVORO”.
Qui, dove il termine #lavoro è sinonimo di produzione, di #disoccupazione e di #ricatti, giungendo infine a #infortuni e morti.
 Al momento alcuna notizia, frattanto, è giunta dalle organizzazioni #sindacali in merito a quanto accaduto.

sabato 12 gennaio 2013

L’orologio dell’ILVA

È stato danneggiato nel tornado del novembre scorso: oggi è diventato il simbolo di quel giorno e dei morti sul lavoro a Taranto

Danneggiato in più punti, l’orologio che pendeva dal muro della mensa operaia dell’ILVA sventrata dal tornado del 28 novembre scorso è rimasto fermo all’ora del disastro: le 10 e 46. Non scandiva più i tempi del pasto, le pause, agli impianti marittimi dell’ILVA di Taranto. Il tornado aveva danneggiato mezzi e impianti; e ucciso un gruista di 29 anni: Francesco Zaccaria.
I colleghi di Zaccaria hanno raccolto l’orologio, incastrato fra quel che resta di due pezzi di lamiere, conservandolo negli uffici dell’area marittima dell’ILVA quasi distrutta dal tornado. Anziché finire tra i rottami, col passare dei giorni, ha acquistato un significato importante per i gruisti che scaricano le materie prime necessarie agli altoforni dalle navi.
Francesco Zaccaria è scomparso in mare, trascinato dal vento mentre si trovava all’interno della cabina di una gru. Il suo corpo è stato recuperato solo il primo dicembre, tre giorni dopo la sciagura. La magistratura ha aperto un’inchiesta, la gru è sequestrata. Una cosa sola è certa: il giovane operaio era lì a quaranta metri da terra, “aggrappato” al suo lavoro che solo due giorni prima aveva temuto di perdere.
L’ILVA, infatti, dopo gli arresti e i sequestri giudiziari del 26 novembre scorso nell’inchiesta sul disastro ambientale, aveva messo in libertà oltre cinquemila dipendenti dell’area “a freddo” (impianti marittimi compresi), ritirando il provvedimento dopo lo sciopero del 27 novembre.
Qualche giorno fa un collega e amico di Zaccaria, Mauro Liuzzi, sindacalista e consigliere comunale di Grottaglie, centro in provincia di Taranto, ha proposto al sindaco del suo paese, insieme ai compagni di squadra di Francesco, di chiedere all’ILVA la consegna dell’”orologio della memoria”. A Grottaglie è in costruzione un monumento ai caduti sul lavoro. Liuzzi e gli altri operai ritengono simbolica la presenza dell’orologio nel monumento, anzi: pensano sia esso stesso monumento perché testimonianza dell’incidente mortale e di tutti gli altri infortuni sul lavoro.
Non c’è un dato che fornisca il numero esatto di operai deceduti all’interno dello stabilimento siderurgico dalla sua nascita, nel 1960. Nel libro “Generazione ILVA”, il giornalista Tonio Attino confronta le cifre ufficiali dei primi tredici anni di attività della fabbrica con quelle pubblicate dagli organi d’informazione, rilevando una differenza assai ampia. Dal 1960 al 1963, ufficialmente, spiega Attino, sono morti 71 operai; sui quotidiani, contando le vittime dalla costruzione dello stabilimento, si arriva a 286. Una media di 26 all’anno, due al mese.
Dal 1993 a oggi il lavoro insicuro ha ucciso 45 persone all’ILVA. La privatizzazione, il passaggio alla famiglia Riva, cade nel 1995. Dal 2008, data dell’ultimo incidente mortale, vittima un operaio polacco delle aziende dell’appalto, non si sono registrati più decessi all’interno dello stabilimento siderurgico. In un mese, dal 30 ottobre al 28 novembre 2012, sono morti due lavoratori. Prima del tarantino Francesco Zaccaria è morto il brindisino Claudio Marsella, operaio 29enne del reparto movimentazione ferroviaria schiacciato tra i respingenti di una motrice e di un vagone durante le operazioni di aggancio. (IlPost)

giovedì 20 dicembre 2012

La sorpresa sotto l'albero

... eppure i soldi c'erano sempre quando bisognava pagare i pullman per portare migliaia di operai in corteo, quando c'era da stampare decine di striscioni immensi, e persino per distribuire a tutti i cestini per il pranzo e la cena!
Per non parlare dei soldi che ci sono per gli avvocati, per le perizie farsa, per tutti i progetti di bonifica mai attuati,  per le bustarelle di Archinà e... perfino per gli hotel a 10 stelle all'estero, dove il ricercato Fabio Riva se la spassa alla faccia degli operai!


All'Ilva di Taranto slitta la tredicesima

 Salta la tredicesima degli operai. Anzi, no: l’Ilva pagherà il 24 dicembre e non oggi, scadenza tradizionale. C’è chi non si fida, ritenendo l’emergenza figlia del solito «ricatto occupazionale» e di un impennarsi della tensione, dopo l’attacco mosso dal presidente Ferrante alla magistratura. Si teme il peggio: un rinvio dei pagamenti solo per tener buona la piazza. L’emergenza liquidità, dopo il sequestro dei prodotti finiti, avrebbe avuto conseguenze ora tangibili. Ma come mai, s’interrogano i sindacati, denunciare le difficoltà a reperire denaro liquido e poi dopo quattro giorni dire che tutto va bene?
Solo una cosa non sfugge: l’amaro Natale per gli operai dello stabilimento siderurgico, nemmeno addolcito dal panettone donato alla vigilia delle feste. L’azienda ha rinunciato anche a quello. L’elenco dei guai è lungo... Ieri il Gruppo Riva ha comunicato alle segreterie di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm anche l’aumento dei numeri della cassa integrazione: dai 2mila previsti inizialmente, ora sono 2mila 400 i lavoratori spalmati su tre procedure aperte per crisi, calamità naturale e cassa in deroga nell’area a freddo.
Tornando alllo slittamento della tredicesima, va detto che per i lavoratori con un conto corrente postale, ragioni burocratiche dilateranno il ritardo nel pagamento: dal 20 al 27 dicembre. La reazione degli operai è stata di sconforto. Disattendere mutui e prestiti avrebbe conseguenze altrettanto drammatiche. Altre due emergenze legate alla sicurezza dei lavoratori all’interno dello stabilimento Ilva sono quella dei macchinisti del Mof e quella dei gruisti al porto. Le aree sono state teatro di due incidenti mortali nell’arco di un mese. La situazione dei gruisti è complicata e genera un effetto domino: procede molto a rilento lo scarico del minerale perché si utilizzano solo le gru radiocomandate, i lavoratori chiedono garanzie di sicurezza, gli altoforni lavorano a singhiozzo per mancanza di materie prime. L’Ilva ha trasferito ai reparti marittimi cinque capiturno dell’altoforno 1 e di questa vicenda parleranno di nuovo dirigenza aziendale e sindacati oggi pomeriggio.
Ieri assemblea al Mof, reparto di movimentazione ferroviaria. I lavoratori insistono a voler operare in due nelle fasi di aggancio delle macchine per motivi di sicurezza. Fiom, Fim e Uilm ritengono che non si possa tornare indietro rispetto all’accordo che riduceva a uno il numero degli operai impegnati. L’Usb ha chiesto di superare l’intesa. Le altre sigle sindacali pensano a un documento nel quale siano inclusi lavori di miglioramento della sicurezza nel reparto. Le posizioni divergono, ma ora almeno si parla dopo mesi di gelo. Fulvio Colucci (GdM)

Continua...

lunedì 3 dicembre 2012

Le gru di Chichibio

Operai Ilva: "Non risaliamo su quelle gru"

Reportage da Taranto. I lavoratori: "Macchinari troppo vecchi, l'azienda ci ricatta". "Eravamo intorno alla salma di Francesco. Il direttore, a Ferrante: tranquillo, gli diamo un aumento e tornano a lavorare"


Hanno recuperato nella mensa devastata l'orologio fermo sull'ora della tromba d'aria: le 10 e 46. "Lo terremo, come quello della stazione di Bologna, per ricordarcene". Sulla morte di Francesco Zaccaria, operaio gruista, e il ferimento di suoi compagni, la magistratura ha aperto un'indagine. Possono aiutarla le cose che ho ascoltato dagli operai degli impianti marittimi dell'Ilva. "Sulle gru non ci risaliamo. Ce l'hai una macchina fotografica con uno zoom? Vieni al 4° Sporgente, dov'è successo il fatto, e fotografa la ruggine che copre le macchine".

"Il mestiere di gruista è uno dei più delicati e responsabili: figurati con i mastodonti che maneggiano carico e scarico sui pontili marittimi. Nessuno di noi ha ricevuto una qualsiasi formazione: il passaparola. Chi è gruista mostra a quello nuovo come si fa, e basta". "Ci sono dieci motori elettrici, se ne rompe uno, chiamo la manutenzione, la manutenzione chiama l'ufficio scarico, questo chiama il fiduciario e si fa la trafila al contrario e ti dicono di andare avanti. Fino a che ti riduci con tre, due motori, le gru con le zampe zoppicanti: allora quando devi fermarti? E la traslazione zoppa incide sull'attrito, le vibrazioni, le oscillazioni. È tutto risparmio...". "I fiduciari non firmano niente, sono marziani - vengono dalle valli lombarde, non
risultano nella gerarchia ma stanno sopra i capireparto, a volte sono ex operai mandati giù, come nelle colonie, hanno una tuta anonima grigia, ogni tanto qualcuno sbarella, come quel C. che diede in escandescenze e si mise a gridare "africani" agli operai del rivestimento. Da noi erano due: R. e uno più giovane, A., ora sono spariti". "I macchinari sono vecchissimi, di decenni, usati allo spasimo nel ciclo continuo, esposti a variazioni di temperatura fortissime e alla salsedine. Sono lesionati. Sono fuori da qualunque normativa aggiornata: scale alla marinara, strettoie, piani di calpestio con dislivelli bruschi". "Sono pieni di olio e grassi: se devi scappare raccomandati l'anima a Dio". "Un po' meno di un anno fa gente della Asl è venuta e se n'è andata. Era ancora il tempo in cui Archinà smentiva gli allarmi sui giornali firmandosi Angelo Battista, professore ambientalista!".

"L'evento inaudito? Io - dice Antonio Carrozzo, pensionato, vuole che scriva il nome - lavoravo sulla stessa gru, DM5, di Francesco, diciotto anni fa, ci fu una tromba d'aria, quella volta veniva da terra, finì addosso all'altra macchina. Quando arrivarono pompieri e ambulanze mi davano per disperso. I binari finivano una ventina di metri prima della testa del molo. Ora a un metro. Ora sarebbe andata a mare". "Quelle gru - dice Cataldo Ranieri, lui tiene al nome - non passerebbero nessun collaudo serio. Mi mandano a fare le ispezioni, benché non abbia nessun titolo, riferisco, tutto resta a voce, mai niente di scritto. Se succede qualcosa, finisce che il responsabile sono io, coi miei 15 anni di lavoro, la mia fama di turbatore dell'ordine, e il mio eterno 3° livello. Si fanno riunioni sulla sicurezza, le sole cose scritte sono un numero e le nostre firme: non ti danno nemmeno una copia del registro, che possa capire che cosa hai firmato. Come mai gli operai stavano sulle gru, con quel tempo, che era spaventoso già prima della tromba d'aria? Altri, come la Terminal container, non hanno fatto salire gli operai. C'è l'anemometro: e che cosa c'è a fare se non è intervenuto con un vento simile?". "Le cose che non vanno? Tutte. I freni, per esempio. E devi regolarti a occhio, nessuno ti dice qual è il tempo di frenata: 3 secondi, 5, chissà?". "Ci dicono di guardare che cosa fa quell'altro e fare come lui!". "Su uno stesso binario lavorano tre, anche quattro gru. Succede che due gru siano a pochi metri, una col braccio che ruota a sinistra l'altra a destra: come è possibile, se il dispositivo di sicurezza anticollisione funzionasse? E con quel mare non balla solo la gru, balla la nave". "Il sequestro ha ridotto sempre più le scorte, ecco perché fanno lavorare anche contro le trombe d'aria". "Non c'è il fumo rosso: sarebbe il filo d'Arianna per la cabina caduta in mare, invece di stare a girare per giorni nella tempesta".

Alessandro Martini, che lavora alla Lucchini di Piombino (già Magona, Italsider, Severstal...) da 25 anni, e da 18 nella mansione di Francesco Zaccaria, mi ha detto di macchine vetuste anche lì, o nuovissime, assemblate e lasciate a deperire in un piazzale. "Però da noi non si lavora con la gru in moto quando il vento supera i 70 kmh, e con la gru ferma quando supera i 100. Che si lavorasse col vento di Taranto non so capirlo". Nemmeno a Cornigliano. "Da noi - dice Armando Palombo, responsabile Fiom - c'è dal 2004 una "Scuola siderurgica" interna che abilita alle mansioni. Sulla sicurezza le cose sono cambiate, dai terribili 950 infortuni su 2.700 lavoratori del 2003: hanno capito anche loro che una miglior sicurezza li fa risparmiare. E le macchine dopo la chiusura dell'area a caldo e l'Accordo del 2005 sono in gran parte nuove...".

Dunque: "Sulle gru noi non ci risaliamo". Sul sagrato della chiesa di Talsano è finita la commossa messa per Francesco, i compagni si attardano ribadendo quello che dicevano sul molo: dunque non era solo lo sfogo di un giorno? "Non ci risaliamo. Lassù nessuno di noi può sentirsi sicuro". Alcuni mancano. Simone S. è in ospedale: anche la sua cabina è stata travolta, ha una lesione vertebrale, aveva con sé un altro, Francesco S., un operaio della mensa, perché è così che si diventa gruisti, uno che mostra a un altro come si fa sotto il tornado. Da una terza cabina estirpata e scaraventata sul ponte di una nave, Vincenzo M. è riuscito a uscire in tempo, e si è aggrappato a una trave fino a che la tromba d'aria è calata. "Vorrebbero farci ricominciare al 2° sporgente, con le macchine che hanno "traslato" anche là, le une addosso alle altre. E la gru "salvata" è ancora più vecchia...".

Ora sono uniti, gli operai, e il tempo in cui era l'azienda a indire scioperi (pagati) e cortei è finito, grazie al cielo e alla terra e al mare, ma le divisioni ci sono. Taranto è lacerata da divisioni, di opinioni, di concorrenze, di vecchi conti: è il più gran peccato. Mauro Liuzzi, delegato Uilm agli impianti marittimi, pensa che la cosa più importante è che le cose cambino da oggi, piuttosto che recriminare e incriminare: non so se abbia ragione. Ha ragione quando dice che bisogna verificare l'agibilità delle macchine, ma soprattutto l'agibilità delle persone, per così dire, che sono state ferite nel profondo. Lunedì mattina, quando leggerete queste righe, si sarà saputo che cosa hanno fatto davvero. Uno di loro mi prende da parte, è scettico: "Eravamo al pontile attorno alla salma di Francesco, erano venuti anche i grandi capi, il presidente Ferrante e il direttore Buffo. Ferrante gli chiedeva se gli operai se la sarebbero sentita di rimontare sulle gru. L'altro ha risposto: "Gli diamo il passaggio di livello, qualche incentivo in denaro, la cosa si risolve"". E se la cosa non si risolve? Dicono gli operai: "Taranto era sempre l'ultima ruota del carro, e ora di colpo è strategica, e se chiude Taranto Genova non sopravvive una settimana, e via dicendo. Be', se è vero che se si ferma Taranto si ferma l'acciaio in Italia, è vero anche che se ci fermiamo noi al porto si ferma tutto. Tutto comincia da qui, dal carico fossile e del minerale, e finisce qui, allo scarico del prodotto lavorato".

Denunciare il passato (non è affatto passato, del resto) o voltare pagina? Le due cose insieme, probabilmente, e l'unità maggiore, all'Ilva e nella città, che ne può venire. Nella messa per Francesco si sentiva come la chiesa attinga ancora a un retaggio di parole piene (lasciamo stare gli atti) che i linguaggi speciali del diritto e della società non hanno, e che la politica ha perduto. "Se consideri le colpe...". Ecco, se le consideri... "Verso coloro che non sapevano che cosa facevano...". Ai miei tempi, dice il donchisciottesco Giovanni Guarino, l'Italsider aveva tutte le colpe, ma non c'erano né le regole né le tecnologie che sono venute dopo: l'Ilva dei Riva dopo sapeva quello che faceva. È stato un funerale toccante, quello di Talsano, come troppi altri. Uno zio di Francesco, inaspettatamente, ha gridato davanti alla bara deposta davanti all'altare: "Signore e signori, questo è Francesco". Forse un uso nuovo da tifosi di calcio, da vittime di motorini? Poi mi è sembrato che volesse dire: "Ecce homo" (Repubblica)

venerdì 30 novembre 2012

Ritrovato il corpo di Francesco Zaccaria:ennesima vita spezzata all'Ilva

Era al lavoro, su una gru, a 20 metri d'altezza. Lavorava per l'Ilva di Taranto, Francesco Zaccaria, di soli 29 anni, quando è stato travolto dal tornado che ha provocato devastazioni e feriti tra Taranto e Statte.
Il suo corpo è stato spazzato via. Disperso nelle acque agitate del mare di Taranto. E' stato ritrovato questa mattina, all'interno della cabina guida della gru, sepolta da una coltre di fango, a 30 metri di profondità.



Dopo la morte del suo collega operaio, Claudio Marsella, anche lui 29 anni,  Francesco è' l'ennesima vita spezzata all'Ilva, per cui la dirigenza dovrà ancora nuovamente dare delle risposte e spiegazioni. Risposte e spiegazioni per questa ingiusta morte le dovrà dare alla famiglia di Francesco e alla sua città. Per ora resta solo un profondo dolore per questa perdita, ed un vuoto incredibile da colmare.

giovedì 7 gennaio 2010

Città Vecchia: e se la bombardassimo?

Ci risiamo con la scoperta dell'acqua calda.
E' possibile che ogni "geniale" idea del primo scaldapoltrone che spara la sua balla sulla Città Vecchia di Taranto e disegna scenari da sogno utopistici, debba essere osannata da quattro giornali che non sanno neanche dove sta di casa l'urbanistica?
Andiamo con ordine.
Qualche mattina fa, il neoassessore alla Città Vecchia si sveglia e decide che regalerà il patrimonio del comune ai privati. Un ottimo ex-comunista, non c'è che dire, di quelli che si sono venduti oltre agli ideali anche la ragione e ora, come le Di Bello di un tempo e il Berlusconi-D'Alema di oggi, invocano il "buon privato" come grande soluzione di tutto!
Secondo la teoria del nostro bravo assessore, io, privato danaroso, dovrei prendere un rudere nel quartiere più abbandonato e pericoloso d'Italia, lo dovrei poi restaurare come un bene culturale di pregio (cosa che costerebbe un occhio della testa se fatto seriamente, ma pochi euro se invece di restaurare si fanno le porcate alla tarantina con tanto di moltiplicazione di livelli e volumetrie a base di laterocementone!) e poi, dopo 20 anni, andrei a bussare al municipio per restituirne le chiavi al primo sindaco che incontro??? Una stretta di mano ed amici come prima...
Peccato che siamo nella città dove le barriere sociali si possono tracciare con il bisturi sulla maglia ortogonale. Peccato che a Taranto esistano due appartamenti per abitante (nonostante la giunta comunista si stia dando da fare a rinnegare ogni promessa di riqualificazione e a dare via libera ai palazzinari alla Salinella e Paolo VI...). Peccato che la città vecchia sia un ridente mostro in putrefazione a 200 metri in linea d'aria dalle fabbriche pestilenziali. E lo spaccio? E gli impianti?
La realtà è che l'elefante del menefreghismo e dell'ignoranza goffa ha partorito per l'ennesima volta il topolino, e lo ha tirato fuori dal cilindro dell'ultimo politico senza coscienza e senza il senso della storia. Se solo Nistri avesse letto almeno un libro del padre...(cui dobbiamo sicuramente, però, il merito di un tale assessore...).
Per tornare al nostro giornalista "colto" che ha scritto questo bell'articolo. Se solo avesse letto il piano Blandino che tanto osanna, si renderebbe conto che la "boutade" di Nistri è in assoluto contrasto con la logica di piano che vedeva nell'intervento pubblico l'unica affidabilità in termini di restauro degli immobili di pregio e non. Non a caso fu proprio il "tanto studiato piano" (se solo il giornalista sapesse che Blandino al contrario di quanto si continua a millantare, non se lo caga proprio nessuno nelle università italiane e figurarsi in quelle straniere! c'è giusto un rigo in qualche enciclopedia tuttologica, ma non di più del rituale di accoppiamento dell'opossum, e solo perchè nel resto del sud non arrivavano i soldi industriali...) che, nell'intento di strappare di mano ai privati un bene così rilevante sul piano storico-urbanistico, lo spezzettò in stralci senza senso e deportò tutti i veri tarantini nelle eterne case parcheggio, a marcire là per sempre con la loro incantevole cultura materiale e insediativa millenaria, persa irrimediabilmente! Soldi di esproprio, di costruzioni di case di cartone, di spopolamento e demolizioni, betoniere di cemento hanno stravolto, scrostandola fino nelle pietre più intime, la meraviglia che affascinò i viaggiatori sette-ottocenteschi e i dotti Benedetto Croce, Cesare Brandi, Roberto Pane (già affranti per i primi scempi...).
Basta con il clichè del premio olandese, basta con il piano esemplare: quello è un frutto inacidito di cinquanta (50) anni fa!!! Ma chi di voi si farebbe costruire una casa con un progetto di 50 anni fa??? l'urbanistica da allora è infinitamente cambiata, nuovi strumenti sono a disposizione e nuovi metodi di approccio scientifico ma anche architettonico e soprattutto sociologico al delicatissimo tema della complessità urbana. Nuovi si, ma a Taranto ancora avveniristici. Ad Amsterdam, dai tempi del premio Blandino, per fare una metafora, oggi usano l'Iphone. A Taranto, con questo piano, siamo fermi al telefono con la manovella di Totò!
Per favore, giornalisti, se proprio non ne capite una mazza di urbanistica, limitatevi alla cronaca e non dite "ingenuità"!


Per non parlare della Gru killer... a Firenze Pacciani, a Taranto la gru! Ognuno ha i suoi mostri! Se solo si avesse il coraggio di dare un nome a chi ammazza gli operai!