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mercoledì 5 dicembre 2012

La legge non è uguale per tutti

Continua il gioco del “cerino”


E’ amaro e disperante sapere che, dopo il Decreto “salva Ilva”, firmato nella versione definitiva dal Presidente della Repubblica, a Taranto parecchi sono stanchi di parlare e manifestare soltanto e invano e decidono di uscire di scena, come i morti e gli ammalati, per dedicarsi a chiedere, a modo loro, di avere almeno strutture degne per curare i malati e i sopravvissuti e per lenire le ferite inferte alla salute ignorata e calpestata, ricordata solo perchè c'era qualcuno che il suo dolore lo metteva in piazza. Questo accade mentre assistiamo al “gioco del cerino” tra Ilva e Istituzioni su chi e come deve dire BASTA e a quale prezzo. L’AIA dell’Ilva, divenuta legge con il Decreto legge 207/2012 del 3 dicembre 2012, assicura “la più adeguata tutela dell’ambiente e della salute secondo le migliori tecniche disponibili”. Non è vero, per questioni giuridiche e di incostituzionalità e per questioni di contenuto. Il magistrato Roberto Rossi, membro dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) il cui Presidente è proprio il Presidente della Repubblica, osserva che “una legge deve regolare delle situazioni ma non può dire che una cosa è vera o falsa. E’ come se ci trovassimo di fronte a una legge che dicesse: l’utilizzo delle bombe a mano non è pericoloso per la salute dei cittadini”. Egli aggiunge: “La cosa diventa ancora più grave perché in realtà quanto emerge dall’indagine penale rileva che quell’AIA, anche nella nuova forma, non è idonea a tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori”. L’AIA divenuta legge non è idonea anche per grossolane carenze nelle prescrizioni tecniche di alcuni impianti (ad esempio le acciaierie), per insistite superficialità (ad esempio la capacità produttiva annua fissata quasi allo stesso valore della produzione annua effettiva degli ultimi anni o il “regalo” di un anno sulla durata dell’AIA). Ci sono anche evidenti omissioni, ad esempio si omette di precisare che si intendono incluse nell’AIA e quindi nel Decreto le prescrizioni derivanti dalla seconda parte del "riesame" dell'AIA datata 4 agosto 2011 relativamente a acque, discariche e bonifiche. Altre importanti omissioni sono quella relativa alla fideiussione di garanzia da parte di Ilva e, in alternativa, quella relativa a provvedimenti in caso di non accettazione dell’AIA da parte di Ilva.
Noi restiamo convinti che sia sbagliata e non risolutiva la strada imboccata con il Decreto “salva Ilva”, motivata dalla prevalente preoccupazione per la salvaguardia dei livelli occupazionali e per l’ordine pubblico: è solo un modo per prendere tempo, non per risolvere il problema che, onestamente, non si sa come risolvere senza morti e feriti, in ogni senso.

Il Direttivo di Altamarea Luigi Boccuni, Mino Briganti, Simona Carone, Biagio De Marzo, Pierpaolo Fiume, Giacomo Raffaelli, Massimiliano Saracino.

sabato 1 dicembre 2012

Il paese dei Temporeggiatori

Comunicato stampa
Con il Decreto legge "salva Ilva" il Governo prende tempo con la "disputa giuridica" 

Il Decreto legge "salva Ilva" emanato dal Presidente della Repubblica sulla vicenda Ilva di Taranto fino a questo momento è noto solo nella versione pubblicata su siti di quotidiani on line. Lo abbiamo letto e riletto più volte: non c'è una sola parola che richiami il fatto più drammatico della vicenda: nell'incidente probatorio nel Tribunale di Taranto è stato accertato che il funzionamento degli impianti dell'area a caldo di Ilva Taranto è correlato con la morte e la malattia di tante persone. Da questo fatto traggono origine i provvedimenti del G.i.p. che il Decreto vorrebbe neutralizzare al di là di ipocrite dichiarazioni.
Altrettanto stupefacente è che il Consiglio dei Ministri abbia approvato il Decreto pur sapendo che stava per essere emanato il provvedimento del G.i.p. sulla richiesta di dissequestro degli impianti da parte di Ilva e pur conoscendo il parere negativo già espresso in merito dalla Procura della Repubblica. Un minimo di rispetto istituzionale avrebbe dovuto indurre il Consiglio dei Ministri ad aspettare e valutare il provvedimento del G.i.p. prima di licenziare il proprio Decreto.
Lasciamo ad altri, sicuramente più competenti di noi, la disputa sull'incostituzionalità del Decreto. Quello che ci sconvolge come cittadini è contatare che il Governo italiano, in questa drammatica vicenda, ha scelto la strada della "disputa giuridica", attraverso la quale prendere tempo, ricorrendo a tutte le pieghe di ambiguità di cui le norme italiane sono stracolme, cioè la stessa strada per eludere la soluzione dei problemi  seguita finora dal Gruppo Riva da quando è diventato proprietario dell'Ilva di Taranto.
Sarebbe stato meglio se il Consiglio dei Ministri avesse detto la verità, cioè dire che a fronte di tanti morti ed ammalati passati e futuri hanno preferito salvaguardare oggi decine di migliaia di posti di lavoro ed evitare gravi problemi di ordine pubblico.
Hanno ragione quegli operai, semplici nella loro sapienza, che, a botta calda, hanno detto che con quel Decreto il problema non è risolto. Essi lo sanno meglio di chiunque altro.
Troviamo conforto nelle parole pronunciate per la Magistratura dal segretario nazionale dell'Associazione Nazionale Magistrati: al loro operato presente e futuro va tutta la nostra solidarietà e fiducia illimitate e su di essi facciamo affidamento.
Ora si pone il tema della reazione della cittadinanza di Taranto colpita a morte: assodato che non è accettabile questo Decreto, cosa dobbiamo proporre? Non si può solo dire solo no, affermando contemporaneamente che vogliamo decidere anche noi del nostro destino: dobbiamo avere la capacità e il coraggio di dire cosa vogliamo ed accettiamo che accada domani, avendo chiara la visione prospettica delle conseguenze positive e negative di quello che sapremo indicare.

Il Direttivo di Altamarea Luigi Boccuni, Mino Briganti, Simona Carone, Biagio De Marzo, Piepaolo Fiume, Giacomo Raffaelli, Massimiliano Saracino.

venerdì 16 novembre 2012

Altamarea in Senato

In Senato il “Piano B” di Altamarea


Altamarea in Senato dopo Ilva
Una delegazione di Altamarea, comprendente anche membri delle associate AIL e Cittadinanzattiva,  il 13 novembre 2012 ha partecipato all’audizione su “TARANTO E ILVA” presso la Commissione Lavoro e Previdenza Sociale del Senato. Cittadini volontari, liberi da appartenenze partitiche, fiduciosi di poter essere utili, hanno illustrato, nei punti focali, una memoria di 7 pagine, corredata da un CD contenente i 73 più importanti documenti prodotti su “TARANTO E ILVA”.
Altamarea ha relazionato dopo Ilva e così ai Senatori è arrivata subito la sconfessione delle minacciose affermazioni dell’azienda pur presentate in guanti di velluto.

Il dramma di Taranto viene da lontano
L’incredibile e generale sottovalutazione del problema Ilva di Taranto si è interrotta solo dopo i rigorosi provvedimenti della Magistratura del 26 luglio 2012 che ha ordinato gli arresti domiciliari per i massimi vertici aziendali ed il sequestro preventivo senza facoltà di uso degli impianti della cosiddetta “area a caldo” con conseguenze sull’intero stabilimento. E’ emerso così il conflitto tra il valore strategico nazionale dell’acciaio prodotto a Taranto e il diritto individuale della tutela della salute di una comunità che per quella produzione subisce morti e malattie ormai certificate anche dalle massime autorità sanitarie.
Il dramma di Taranto, però, viene da lontano e si incentra sulla impossibile convivenza tra una immensa industria fortemente inquinante ed una città medio-piccola. Esso è figlio di 50 anni di negligenza, incuria e trascuratezza dello Stato e dell'intera classe politica e dirigente e di 17 anni di strapotere della famiglia Riva, divenuta proprietaria del Centro siderurgico di Taranto, già statale.

Gravissima crisi sanitaria e sociale di Taranto
L’inquinamento non ha provocato solo morti e malattie di cittadini e di lavoratori ma ha azzerato anche interi settori economici come mitilicoltura, allevamento, agricoltura. Il nuovo presidente Ilva dice invece che a Taranto non c’è nessuna emergenza sanitaria. Quali sono i suoi parametri di riferimento? quale numero di morti per inquinamento è accettabile per lui?
Nel sindacato c’è stato qualcuno che, con impudenza, ha detto: l’Ilva di Taranto è strategica per l’Italia, assicura tante migliaia di posti di lavoro per cui è bene che continui a produrre; i tarantini hanno subito l’avvelenamento per oltre 40 anni, possono continuare a subirlo per altro tempo. Il G.i.p. e il Tribunale del riesame sostengono, invece, che l’inquinamento deve cessare subito ed hanno sequestrato gli impianti senza facoltà d’uso. Tocca, quindi, ad altri, soprattutto all’azienda e al Governo, trovare la risposta alla domanda su cosa fare del personale e dello stabilimento incompatibile con la città per ragioni sanitarie e “non ambientalizzabile” per ragioni tecniche o economiche che siano.

Valore “salvifico” dell’AIA
Il presidente di Ilva, forse all’oscuro delle intercettazioni telefoniche che mettono in luce come l’Ilva ha ottenuto l’AIA del 4 agosto 2011, ha cercato di attribuire a quell’AIA “fasulla” un “valore salvifico” per l’Ilva e per i suoi proprietari agli arresti domiciliari. In questi giorni, contando su una supposta “copertura governativa”, egli dichiara che il dissequestro degli impianti è pregiudiziale per la sottoscrizione della nuova AIA “riesaminata”, che secondo noi invece è omissiva ed insufficiente. Egli aggiunge che, non avendo facoltà di uso degli impianti, non si possono elaborare piani e progetti di risanamento, come se quelle “carte” fossero prodotte dagli impianti e non da volontà e cervelli umani. D’altro canto, con l’AIA “riesaminata” anche il Governo punterebbe implicitamente a far modificare le attuali disposizioni giudiziarie. Il contesto economico, politico e sociale ha molta influenza sui governanti, specie se non toccati direttamente da fatti sanitari.

Il conflitto tra Governo e Magistratura
Il conflitto tra Governo e Magistratura si avvicina sempre più. Suscitano sconcerto le recenti dichiarazioni del Ministro dell’ambiente che ventila ricorsi contro “la Procura di Taranto per la mancata applicazione dell’AIA”. L’eventuale ricorso del Ministro dell’ambiente dovrebbe essere contro la Magistratura giudicante, non contro la Procura che cura l’esecuzione del provvedimento giudiziario. Un Ministro, inoltre, non può ignorare l’enorme differenza che c’è tra un atto amministrativo (AIA) e un provvedimento giudiziario conseguente a reati gravissimi. L’abnorme e velleitario ricorso, comunque, avrebbe solo il risultato di allungare i tempi per il redde rationem e di permettere ad Ilva di organizzare al meglio “la ritirata”. Riteniamo, insomma, che nessuno avrebbe il cinismo di imporre ai cittadini di Taranto ed ai lavoratori dell’Ilva di continuare a sopportare, ope legis, le morti e le malattie che subiscono da decenni.

I provvedimenti di Ilva, nero su bianco
A tutti chiediamo di non accontentarsi del comportamento dialogante del nuovo presidente Ilva che, però, non ha i cordoni della borsa dei Riva. Ilva deve mettere nero su bianco se intende risolvere i notissimi problemi impiantistici dello stabilimento di Taranto: prese a mare da sempre prive di valutazione di impatto ambientale; scarichi a mare e relativi controlli a monte; bonifica dei terreni e delle falde; discarica dalle navi e parchi primari; cokerie, agglomerati, altiforni e acciaierie; mare magnum incontrollato di emissioni convogliate, diffuse e fuggitive presenti in uno stabilimento più esteso del quartiere EUR di Roma.
Occorre uscire dall’incertezza e dall’ambiguità. Siamo, invece, in presenza di un incredibile marasma di mezze verità, omissioni e mistificazioni che vanno spazzate via. Occorre avere un’idea completa del “conto della spesa” e prospettare il futuro.

Cosa fare di questo stabilimento – Il “Piano B”
In estrema sintesi, l’inquinamento prodotto nell’area a caldo non è abbattibile, per ragioni tecniche o economiche, come sarebbe necessario per tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori. L’area a caldo, quindi, va fermata, ma senza di essa un ciclo siderurgico integrale delle dimensioni di quello di Taranto non può sopravvivere. Su questo bisogna ragionare.
La partita, però, non va giocata nelle aule giudiziarie ma in viale Certosa, sede del Gruppo Riva, e nei palazzi di Roma dove, sulla prevalenza chiara e netta del diritto alla vita espressa dalla Magistratura, rischiano di prevalere, al di là di ipocrite affermazioni di maniera, gli aspetti strategici, economici e sociali. Occorre impedire che il governo “tecnico” si comporti come il precedente Governo “politico” che a ferragosto 2010 emise il famigerato decreto legislativo 155/2010 sul benzo(a)pirene, definito “salvazienda”, che impedì così che si affrontasse allora il problema delle emissioni cancerogene delle cokerie dell’Ilva di Taranto.
E’ necessario desistere dall’ “accanimento terapeutico” che vuole tenere in vita uno stabilimento che, nella mostruosa configurazione attuale, è estremamente pericoloso per la salute ed è privo di futuro per ragioni tecnico-economiche. Occorre mettere mano al suo ripensamento totale, a un “Piano B”.
A nostro parere i Riva, spinti dal Governo, invece di pensare alla fuga, dovrebbero pensare a un piano industriale di riconversione, ristrutturazione e diversificazione che abbia un futuro. Esso potrebbe essere basato su: riduzione importante della capacità produttiva; produzione di acciaio liquido da forni elettrici, Corex, Finex, ecc.; ridimensionamento della laminazione; logistica integrata portuale convertendo le enormi aree di cui dispone in zona porto incluso un pontile attrezzabile subito per l’attracco di portacontainer di ultima generazione senza aspettare i dragaggi; business della rottamazione navale dato che l’agenzia ONU International Maritime Organization sta mettendo fuori legge nel mondo migliaia di navi mercantili; utilizzo dei rottami nello stabilimento “convertito”. Tra l’altro, a Taranto sono in abbandono da decenni gli ex cantieri navali Tosi, ristrutturabili per la rottamazione navale, per non parlare di eventuale utilizzazione di strutture dell’Arsenale Marina Militare in odore di dismissione. Se i Riva non ci stessero, occorrerebbe  passare ad altri.

La legge speciale per Taranto
La complessità e l’urgenza sono tali che non si vede altra via che quella di una legge speciale per Taranto che affronti l’insieme dei problemi, non solo quello enorme dei lavoratori dell’Ilva ma anche quelli dei mitilicoltori, allevatori, agricoltori, sanitari, disoccupati giovani e vecchi. A Taranto si rischia un conflitto esplosivo. “In altri tempi, in altri contesti le piazze sarebbero già incendiate, con effetti laceranti.” 

venerdì 19 ottobre 2012

L'Aia su misura per i polli di Taranto

LETTERA APERTA

                                               Al        Presidente della Repubblica
                                                           Presidente del Senato
                                                           Presidente della Camera dei deputati
                                                           Presidente del Consiglio dei Ministri
                                                           Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura
                                               e, pc    Stampa e TV


Il rilascio dell’AIA “riesaminata” è un delitto contro taranto e statte

La situazione attuale di Taranto, a tutti nota anche in virtù del grande clamore mediatico nazionale, è quella che dal 26 luglio 2012 vede 6 settori impiantistici della cosiddetta area a caldo sotto “sequestro preventivo senza facoltà di uso” e Emilio Riva, Nicola Riva e Luigi Capogrosso agli arresti domiciliari incolpati di disastro ambientale.
Il 18 ottobre 2012 la delegazione di Altamarea ha partecipato alla Conferenza dei Servizi convocata dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per le determinazioni sul Parere Istruttorio Conclusivo sul riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale di Ilva Taranto rilasciata il 4 agosto 2011, già da noi giudicata erronea, ingannevole, inidonea e del tutto inadeguata per ridurre l’inquinamento di origine industriale con i suoi effetti disastrosi sull’ambiente e sulla salute dei cittadini e degli stessi lavoratori.
Il ministro Corrado Clini, che non ha partecipato alla Conferenza dei Servizi, nella tarda serata dello stesso 18 ottobre ha indetto la conferenza stampa con l’annuncio del rilascio dell’AIA “riesaminata” che diverrà operante appena pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Tale annuncio è avvenuto a pochissimi minuti dalla fine della Conferenza dei Servizi, senza che ci fosse stato materialmente il tempo per far conoscere compiutamente al ministro quello che era accaduto nelle sei ore di durata della CdS.. Ciò dimostra che tutto era stato deciso prima e che la CdS era una meschina foglia di fico per cercare di nascondere inguardabili brutalità.
Siamo, quindi, in presenza di atti e comportamenti dittatoriali, fatti dietro il paravento di ossequio formale alle regole, degni di personaggi autoritari che si travestono da democratici.
Contro il PIC si erano pronunciati in maniera argomentata tutte le associazioni e ad esso si erano opposti anche i custodi giudiziari nominati dal Tribunale. Tutto inutile.
Chi ha approvato quel PIC e quindi il rilascio dell’AIA “riesaminata” è complice di coloro i quali si sono macchiati e si macchieranno dei delitti individuati e perseguiti dalla Magistratura.
Di quello che ha detto il ministro Clini conosciamo solo i virgolettati dei giornali. Di essi il più inquietante è: “Vuol farmi dire se il provvedimento va in conflitto con l’azione della magistratura? Le rispondo che l’azienda deve comportarsi in base alla legge, e l’AIA per legge autorizza l’impresa a produrre.” Cos’altro vuol dire se non che l’Ilva deve continuare a produrre anche con gli impianti sequestrati senza facoltà di uso? Il ministro sbaglia completamente: la legge stabilisce che le aziende siano autorizzate a produrre, ma non dice che l’autorizzazione può essere concessa senza il rispetto delle norme. Noi da cinque anni sosteniamo e documentiamo che l’AIA del 4 agosto 2011 e quella “riesaminata” sono piene di inosservanze di norme vigenti.
Siamo stanchi di documentare le illegalità, le falsità e i soprusi commessi o tollerati dalle Istituzioni nella vicenda Ilva in cui sono in corso anche indagini su possibili atti corruttivi che coinvolgono parecchie persone. Siamo stanchi di dover portare queste vicende nelle aule dei Tribunali normali o amministrativi in cui, spesso, sulla verità e sul buon senso prevalgono i cavilli e gli artifici giuridici che, comunque, dilatano a dismisura i tempi.
Se il Governo e tutte le Istituzioni coinvolte, con il rilascio dell’AIA “riesaminata” hanno deciso di accelerare lo scontro con la Magistratura e, implicitamente, di innescare una rivolta civica dalle conseguenze inimmaginabili, sappiano che noi saremo dalla parte della Magistratura e che attiveremo ogni forma di disobbedienza civile, ben sapendo che anche i regolamenti militari prevedono la non obbedienza a ordini illegittimi.
Il Governo e tutti quelli che hanno approvato o approveranno quell’AIA “riesaminata” abbiano il coraggio e l’onestà di dire ai cittadini di Taranto e di Statte che essi sono e continueranno ad essere l’agnello sacrificale immolato all’idolo della mala politica industriale dell’Italia.
Biagio De Marzo presidente di “ALTAMAREA” 

giovedì 18 ottobre 2012

Cronache dal Circo Ministeriale

Ilva, al via tra le polemiche il vertice su Aia
Ferrante: "Per ora non lasciamo Taranto"

"Per il momento non è ipotizzabile lasciare Taranto": il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, non esclude più l'opzione di chiudere il siderurgico nel capoluogo jonico se non dovesse andare in porto la nuova Aia, l'autorizzazione integrata ambientale. Ferrante lo ha detto lasciando il ministero dell'Ambiente, dove è in corso la conferenza di servizi per il rilascio del provvedimento. Una "maratona" cominciata tra le polemiche.
La bozza
Il provvedimento, che dovrà essere firmato dal ministro Corrado Clini, impone all'azienda siderurgica più grande d'Europa una serie di prescrizioni ambientali e di investimenti da fare nel giro di un triennio affinchè siano ridotte le emissioni inquinanti nell'aria, che a luglio scorso hanno portato la magistratura a sequestrare tutti gli impianti dell'area a caldo con l'accusa di disastro ambientale. Presenti al ministero, oltre a Ferrante, anche l'assessore all'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, il direttore dello stabilimento Adolfo Buffo. Tra i rappresentanti degli enti locali è invece arrivato il sindaco di Statte Angelo Miccoli che ha ribadito la necessità di un rinvio di 90 giorni dell'approvazione dell'Aia così come l'inserimento nel documento del danno sanitario.
Gli ambientalisti
In mattinata al ministero una serie di associazioni ambientaliste hanno depositato le loro osservazioni
all'Aia. Tutte chiedono modifiche ampie e sostanziali. Peacelink, uno dei movimenti ambientalisti, chiede per esempio che il rilascio dell'Aia sia prorogato di 90 giorni, mentre il ministro dell'ambiente, Corrado Clini intende firmare il provvedimento a conclusione di questa fase istruttoria, ed evidenzia, altresì, come per una serie di inquinanti - Ipa, Pm10 e piombo - è solo prevista la loro misurazione ma non c'è un limite alle emissioni come nel caso della diossina.
Altamarea chiede invece che l'Ilva consegni alla pubblica amministrazione "una fideiussione bancaria per un importo non inferiore al costo stimato di tutti gli investimenti necessari per rispettare le prescrizioni inserite nell'Aia". Altri movimenti ambientalisti chiedono invece ai rappresentanti delle istituzioni locali di non firmare l'Aia denunciando quelle che ritengono essere carenze e omissioni. Contestato è anche il fatto che l'Aia si concentri solo sulle emissioni nell'aria, non è quindi un'autorizzazione integrata osservano gli ambientalisti, e rinvii a provvedimenti successivi - peraltro già scadenzati - i nodi relativi ad emissioni delle centrali, discariche, rifiuti e acque.
Gli enti locali
Alla conferenza odierna partecipano anche Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto e Comune di Statte. La Regione vuole che l'Aia inglobi gli obblighi della legge regionale sulla valutazione relativa al danno sanitario provocato dall'inquinamento oltre a un riesame dell'Aia a fronte di criticità che dovessero emergere.
L'azienda
L'Ilva fa presente come già l'attuale produzione minima del siderurgico di Taranto sia di 8,6 milioni di tonnellate di acciaio l'anno e non 8 milioni che rappresenta il tetto della nuova Aia. Inoltre, rileva l'Ilva, anticipare di un anno da luglio 2015 a luglio 2014 la fermata per rifacimento del grande altoforno 5 "avrebbe riflessi negativi sull'occupazione" perchè questi lavori all'impianto "richiedono congrui tempi di progettazione, fornitura e costruzione di componenti". Se l'altoforno 5 si dovesse fermare prima, sottolinea l'Ilva, non si escludono riflessi per l'occupazione, ma l'azienda dice anche che il fermo immediato e contestuale di quattro batterie delle cokerie - 3, 4, 5, e 6 - "non è compatibile con la marcia dei restanti altiforni in quanto verrebbe a non essere più disponibile il coke necessario". Più tempo poi l'Ilva chiede per progettare la copertura parziale o totale dei parchi minerali: sei mesi anzichè i due dell'Aia con ultimazione dei lavori a marzo del 2016. L'Aia ha lo scopo di 'mettere a norma' sotto il profilo ambientale l'Ilva di Taranto, imponendo un taglio all'inquinamento, ma è tutto da vedere quale sarà il giudizio che ne darà la Procura di Taranto, che sul tema si è infatti riservata, e soprattutto se questo sarà sufficiente a bloccare lo spegnimento immediato degli impianti chiesto e ribadito dalla stessa Procura.
Le proteste
Sul fronte del lavoro non si placa la proresta. "L'arma degli operai non è il sostegno a Riva e Governo ma quella della lotta. Noi vogliamo uno sciopero unitario e di massa contro Riva e Governo per una reale messa a norma". E' quanto propongono gli operai del siderurgico aderenti allo Slai Cobas per il sindacato di classe ai colleghi e alle organizzazioni sindacali presenti in fabbrica. I Cobas propongono lo stato di agitazione dal 19 ottobre.
"Noi - sostengono - consideriamo la nuova Aia ancora insufficiente per una vera messa a norma dello stabilimento, a tutela di salute e sicurezza. Ci sono tempi ancora troppo lunghi per fermo impianti e rifacimento, per la copertura parchi minerali, e i volumi produttivi previsti sono troppo alti". "Gli operai - osservano - devono far sentire la loro voce autonoma in tutte le forme possibili fuori dall'aziendalismo servile, ma anche da quell'ambientalismo che vuole solo la chiusura della fabbrica come soluzione. Siamo contrari a piani di fermata e cronoprogramma che non mettano al primo posto la tutela del lavoro e del salario per tutti gli operai Ilva-indotto, senza cassa integrazione straordinaria ed esuberi". (Repubblica)


Ilva Taranto. Parere favorevole al documento Aia. Nicastro soddisfatto

“Oggi abbiamo compiuto un altro passo in avanti. Gli enti locali dopo che la conferenza di servizi ha fatto proprie le prescrizioni della Regione hanno dato parere favorevole al documento di Aia. Come si ricorderà siamo arrivati in Conferenza con un documento con le nostre prescrizioni approvato dalla giunta in cui avevamo codificato la richiesta di inserire come prescrizione l'esame delle risultanze della prima valutazione del danno sanitario in corso di redazione e che, in caso di criticità rilevate, il Ministero dell'Ambiente si faccia carico di riesaminare l'Aia alla luce dei dati emersi. Questo vuol dire che l'Autorizzazione lungi dall'essere il punto di arrivo diventa un punto di partenza, un provvedimento amministrativo cui l'azienda si deve attenere in tempi certi e sotto un controllo stretto. Un provvedimento che, laddove dovessero emergere nuovi elementi, dovrà essere riaperto”. Così l'Assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro al termine della Conferenza di Servizi presso il Ministero dell'Ambiente. “A questo punto – conclude Nicastro – credo che la questione sia una ed una soltanto: Ilva se non vuole lasciare Taranto ha come unica via quella degli investimenti congrui e correttamente finalizzati”. (Newspuglia)


Ilva: sindaco Taranto, ho firmato Aia ma con vincolo 3 mesi

"Ho firmato ma con un vincolo a tre mesi: cio' significa se entro il 31 gennaio prossimo non toccheremo con mano dei risultati concreti, ritireremo la nostra fiducia. La chiamo fiducia perche' vogliamo dare fiducia al Governo sugli impegni presi". E' quanto ha affermato il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, uscendo dalla Conferenza dei servizi sull'Ilva di Taranto (AGI)

ILVA, l’Aia non piace a nessuno e potrebbe saltare

I Verdi, attivissimi in questo periodo, hanno annunciato una denuncia alla Procura di Roma contro il Governo in quanto, supportati dai pareri di Legambiente, Peacelink, Altamarea ed alcune associazioni di medici, ritengono non sufficienti i provvedimenti licenziati dal Ministero dell’Aia 2012, sono state rilevate criticità ed in sostanza questa autorizzazione non consente di risolvere il problema che sta alla base della questione, e cioè che i tarantini continuano a morire per i fumi dell’ILVA. Per salvare capre e cavoli infatti, si finirà con il continuare a far ammalare i cittadini, riducendo però gli utili dell’azienda che, con tutti gli interventi che dovrà sostenere, rischia forse persino il fallimento. Facendo morire la capra e facendo marcire i cavoli. (ecologiae)


Ilva:su Aia necessari supplemento d'istruttoria e integrazioni

 Il WWF Italia è intervenuto alla Conferenza dei Servizi convocata presso il Ministero dell'Ambiente per deliberare sull'Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA) sull'ILVA di Taranto e ha chiesto un supplemento di istruttoria, indicando puntualmente gli ambiti di miglioramento del provvedimento.
Quattro i punti essenziali sollevati nel corso dell'incontro:
1.La riduzione complessiva degli inquinanti viene calcolata in termini virtuali e non effettivi. Le emissioni massime ammissibili vengono infatti stimate sulla base di una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio pari al 30% in meno rispetto ad una produzione di oltre 11 milioni di tonnellate. Quest'ultimo dato però non trova riscontro poiché le produzioni dell'ILVA dell'ultimo decennio attestano il picco massimo di produzione nel 2006 con poco più di 10 milioni di tonnellate e un picco negativo di produzione nel 2009 con meno di 5 milioni di tonnellate. Poiché le produzioni attuali risultano essere di poco superiori agli 8 milioni di tonnellate sembrerebbe che i dati siano stati elaborati per essere 'vestiti' su misura sull'azienda.
2.Le sostanze inquinanti con effetti patogeni (ed in particolare cancerogeni) vengono considerati in funzione dei loro "parametri conoscitivi": è quindi difficile credere che possano costituire limiti rigidi e vincolanti, basati sull'applicazione del principio comunitario di precauzione. A tale proposito il WWF ha chiesto alla Commissione di assumere come riferimento gli studi dell'Istituto Superiore di Sanità.
3.Le interferenze delle attività produttive con le falde acquifere dev'essere altrimenti trattata. A tale proposito il WWF ha ricordato che l'AIA deve contenere tutte le valutazioni di dettaglio delle autorizzazioni specifiche che altrimenti si sarebbe dovuto richiedere, compresa quella sulle acque. Non è dunque condivisibile, sia da un punto di vista sostanziale che metodologico, il rinvio a valutazioni successive dell'analisi sulla cosiddetta "matrice acqua".
4.Tempi troppo lunghi. I termini di adeguamento alle prescrizioni in alcuni casi sono pluriennali mentre in realtà la gravità della situazione renderebbe necessari interventi più urgenti (adempio esempio sono previsti 3 anni per la copertura del parco geominerario, 6 mesi servirebbero per la realizzazione di 6 centraline ambientali per il monitoraggio in continuo, numero insufficiente secondo il WWF, tempo insufficiente secondo l'ILVA che chiede addirittura 10 mesi; considerati eccessivi i tempi anche per gli interventi agli apparati produttivi).
Il WWF ha inoltre evidenziato altri due problemi di carattere generale che nel testo in discussione trovano risposte solo parziali: il tema dei controlli sull'attuazione delle prescrizioni e quello di un maggiore coordinamento con le procedure di bonifica.
1. I controlli vengono rimessi a relazioni trimestrali dell'ILVA e a successivi controlli da parte delle Istituzioni preposte. A tale proposito il WWF ha ricordato che tutta la storia, prima dell'Italsider e poi dell'Ilva è costellata da ritardi e inadempienze. E' quindi opportuno non soltanto prevedere il meccanismo dei controlli ma anche le contromisure che devono essere assunte in caso che questi riscontrassero inadempienze o applicazioni scorrette.
2. Il coordinamento delle prescrizioni contenute nell'Autorizzazione Integrata Ambientale con le azioni e gli obblighi indicati negli accordi relativi alla bonifica secondo il WWF appare fondamentale proprio per meglio legare l'Autorizzazione all'attività della fabbrica ad un'azione di recupero a favore di tutto il territorio.
Nell'intervento il WWF ha sottolineato l'importanza del ruolo del Ministro dell'Ambiente che sin dal 1990 con un proprio decreto aveva dichiarato "Area ad elevato rischio ambientale" l'allora stabilimento Italsider con le zone contigue dei comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte. Questa dichiarazione imponeva un processo di riqualificazione e risanamento che in realtà non è mai avvenuto nonostante il Ministero abbia reiterato l'atto nel 1997 e nonostante l'ENEA abbia prodotto nel 1998 un piano d'intervento in gran parte recepito, sempre nel '98, da un decreto del Presidente della Repubblica denominato "Piano di disinquinamento del territorio nella provincia di Taranto". Il Ministero ha poi con proprio decreto del 2000 definito il territorio dell'ILVA e le aree immediatamente circostanti come Sito di bonifica di Interesse Nazionale e ha tal fine perimetrato 32 kmq di aree pubbliche e private, 73 kmq per aree a mare, 9,8 kmq a Salina Grande; il tutto per una linea di costa interessata per circa 17 km. Da questa dichiarazione sono scaturite decine di riunione e incontri, progetti, accordi e programmi e tutto ciò non ha portato ad una vera e propria azione di riqualificazione ambientale.
A titolo di mero esempio, il WWF ha ricordato che la prima condanna della Magistratura per inquinamento da polveri dell'allora stabilimento Italsider è stata messa nei confronti dell'allora direttore dello stabilimento a 15 giorni di reclusione nel 1982. Da allora il problema sembra essersi di gran lunga complicato e proprio perché il WWF ritiene che la permanenza dello stabilimento dipenda dal rigore con cui la questione ambientale e della salute pubblica viene affrontata e gestita, ha chiesto maggiori specifiche nel provvedimento AIA e quindi un supplemento d'istruttoria per necessari approfondimenti. (alternativasostenibile)


 
Aia per Ilva di Taranto. Legambiente: "Servono  modifiche all'AIA per voltare definitivamente pagina"

La chiusura dell’altoforno 5 non può essere rimandata di 20 mesi e manca la previsione di chiusura immediata di alcune batterie delle cokerie e di alcuni altiforni, in evidente e inaccettabile difformità con le prescrizioni della Magistratura. Tre anni per la copertura dei parchi minerali sono un tempo eccessivamente lungo, e la riduzione della produzione di acciaio è un imperativo necessario per limitare le emissioni inquinanti in atmosfera e nel mare. Serve quindi adeguare la nuova autorizzazione anche a tutte le prescrizioni che la magistratura ha imposto all'azienda con il sequestro dell'impianto di fine luglio, senza le quali l'Aia non sarebbe efficace per la riduzione delle rilevantissime emissioni in atmosfera.
Questi, in estrema sintesi, i punti contestati da Legambiente alla nuova Aia per gli stabilimenti dell’Ilva di Taranto, nelle osservazioni  presentate in Conferenza dei Servizi.
“Il riesame – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani presente alla Conferenza dei Servizi – avrebbe dovuto tenere maggiormente conto dell’attuale contesto e quindi delle legittime aspettative dei cittadini esasperati dalla situazione sanitaria e ambientale. Seppure crediamo che questa nuova Aia presenti alcuni passi avanti importanti rispetto al passato, non possiamo accettare la sua incompletezza e quindi il rimandare a momenti successivi la definizione delle soluzioni relative al problema dei rifiuti, alla depurazione delle acque e alla gestione delle discariche”.
Per Legambiente è necessaria quindi un’Aia maggiormente rigorosa, definita sulla base delle valutazioni del danno sanitario indotto dall’esercizio dello stabilimento; l’adozione delle migliori tecnologie in assoluto e la prescrizione all’azienda di una fidejussione di importo adeguato per eventuali futuri interventi di dismissione e bonifica.
la mappa delle osservazioni Legambiente all’Aia
https://maps.google.it/maps/ms?msid=213993048453995818548.0004cc19cc6772d2c4df2&msa=0&ll=40.511189,17.200985&spn=0.104539,0.247192

ASSEMBLEA PUBBLICA: LUCI ED  OMBRE DELLA  NUOVA  AIA PER L’ILVA DI TARANTO
lunedì 22 ottobre,  dalle ore 17.30 alle ore 20.30 sala conferenze Biblioteca Comunale Acclavio(Piazzale Bestat - Taranto), intervengono Leo Corvace  Legambiente Taranto  Giorgio Assennato Direttore Generale Arpa Puglia coordina Lunetta Franco Presidente Legambiente Taranto

domenica 12 agosto 2012

La salute non si svende

L’Apocalisse che v0rremmo evitare

Abbiamo letto il Provvedimento di sequestro preventivo degli impianti dell’area a caldo emesso dal G.i.p. Patrizia Todisco, il Dispositivo del Tribunale del Riesame, i successivi Provvedimenti del G.i.p. ed il fiume di commenti che ha invaso stampa e TV nazionali e locali. Quasi tutti unanimi nell’attacco alla dr.ssa Todisco colpevolizzata per avere rotto l’incantesimo del supposto superamento del contrasto tra diritto alla salute e diritto al lavoro, risoltosi, secondo i più, a favore del mantenimento del posto di lavoro. Il G.i.p. Todisco, con i Provvedimenti del 10 e 11 agosto, indipendentemente dalle dispute giuridiche, ha riaffermato che il diritto alla salute è prevalente su tutti gli altri.
Comunque vada a finire, perchè non è finita ancora, saranno dolori per tutti. Siamo alla ripetizione delle posizioni già espresse dai potenti all’apparire del primo provvedimento giudiziario, rispettosi (ipocritamente) dell’autonomia della Magistratura ma di fatto tutti "contro il Gip" che ha avuto la pretesa, secondo noi il merito, di provare a supplire alla “ignavia e alla latitanza dei sistemi cui le società democratiche affidano di solito il governo delle complessità”. E Taranto è un’enorme complessità.
Allo stato delle cose, noi riteniamo che in Italia non ci sia nessuno che abbia la forza di obbligare i Riva a rimanere a Taranto e ad investire le decine di miliardi di euro necessari per un “vero risanamento” dell'area a caldo, indipendentemente dalla "facoltà d'uso degli impianti". Per averne conferma basterebbe cominciare ad elencare quali sono i punti dove effettuare un “vero risanamento”. Nella preparazione di tale elenco dovrebbe esserci quel “pubblico interessato” che quei punti li ha sviscerati nei quattro anni di presenza nel procedimento per il rilascio dell'AIA ad Ilva, “pubblico” ignorato dalla Commissione IPPC e dalle remissive strutture dei Ministeri coinvolti. Quando vedranno “il conto della spesa” i Riva potranno decidere di andarsene lasciando solo morti e feriti e territorio disastrato. Che è quello che noi paventiamo da anni, con nessun ascolto, chiedendo una "exit strategy" per evitare che prima arrivi l'Apocalisse: lo abbiamo scritto anche al Presidente Monti e al Ministro Clini in occasione della convocazione del primo “tavolo tecnico” per Taranto e della “riapertura” dell’AIA di Ilva.
A nostro parere per i Riva c’è un’alternativa alla fuga, se è vero che vogliono restare a Taranto: mettere mano ad un piano industriale di riconversione, ristrutturazione e diversificazione (produzione di acciaio non da ghisa di altoforno, ridimensionamento della laminazione, logistica integrata portuale – c’è un pontile attrezzabile per l’attracco di portacontainer di ultima generazione -, business della rottamazione in campo navale, aereo e automobilistico con riutilizzo nello stabilimento “convertito”, ed altro). Utopia contrapposta all’Apocalisse?

Taranto 12 agosto 2012          Biagio De Marzo presidente di Altamarea

mercoledì 1 agosto 2012

C'è una città? Ci sono i cittadini?

Nel delirio di manifestazioni imposte dai sindacati nazionali e fiaccolate religiose, tra presìdi e occupazioni di strade, sembra che la maggioranza dei cittadini di Taranto sia scomparsa. Sembrerebbe che siano andati tutti in vacanza e che abbiano abbandonato la città come set cinematografico buono per terrorizzare psicologicamente l'opinione pubblica nazionale.


In viaggio per l'Italia, nei giorni scorsi, abbiamo sondato l'opinione pubblica nazionale per capire cosa è passato oltre provincia del "caso Taranto".
In un momento di crisi generale ha fatto breccia il terrorismo psicologico della frase "sequestro degli impianti", dichiarato come già operativo dai media e associato alla chiusura definitiva, all'incubo della fine della produzione nazionale di acciaio, alla messa in strada di 15-20 mila operai...
Scenari da apocalisse che nelle parole dei commentatori e dei copincollisti dei comunicati nazionali, con più o meno giri di parole, trovano un'unica ragione. Quella di sempre. Quella che dai tempi di Craxi sembra l'uscita di emergenza da ogni vergogna pubblica: è colpa della magistratura!

"Le procure vogliono prendere il posto della politica e dei sindacati" dicono alcuni, altri delineano con disprezzo perfino il profilo dei magistrati che si sono permessi di tagliare il cordone ombelicale di connivenza, corruzione, sfacelo, spreco di denaro pubblico per il profitto privato, disastro ecologico e anche economico...
Ma che si sono messi in testa? Di applicare la legge? In Italia???
Perché questa violenza mediatica? Perché evidentemente fa paura ai tutori del sistema che, in tutti questi anni, le "cavie" di Taranto, invece di accontentarsi delle caramelline elemosinate da Regione, Stato, ASL, ARPA, sindacati e padroni (leggi inapplicate, studi segretati, procedure inceppate, scioperi a salve), le cavie di Taranto hanno rosicchiato le gabbie poco a poco fino a creare una rivoluzione di portata europea!

Dalla piccola voce di questo blog di un comitato che ha partecipato attivamente agli ultimi 5 anni di  vita della città vogliamo far rimbalzare il più lontano possibile le ragioni di tutti, la realtà delle cose.
Qui si è prodotta tanta ricchezza per anni. La gran parte di questa ricchezza ha incrementato il PIL nazionale. Qui si è salvata l'industria siderurgica nazionale mentre per le stesse ragioni di salute e obsolescenza si chiudevano Genova e Bagnoli. Qui si è tenuto il passo (produttivo) con il resto d'Europa. Qui però, come sempre, i soldi sono stati sprecati, le prescrizioni ignorate, la salute è stata messa in ultimo piano e, per la logica di massimizzazione del profitto privato, nessun investimento lungimirante è stato fatto per stare al passo non solo produttivo ma anche tecnologico con gli altri paesi industrializzati.

Tutti sapevano. Ma questo meccanismo all'italiana trasposto su una scala di mercato da diversi miliardi di euro è diventato una macchina incontrollabile: nessuno degli ingranaggi ha mai il coraggio di reagire.
L'iniziativa è partita dai cittadini.
Dalla gente stanca, e non è retorica, di accompagnare malati e di sentirsi prendere in giro da promesse di turismo e sviluppo quando la realtà è quella di miasmi putridi di fabbrica e polveri piene di sostanze mortali. Nessuna alternativa all'industria pesante da cinquant'anni!
E' stata una forza crescente, fatta di piccoli progressi, di voglia di comunicare e di ascoltare.
E' nata una coscienza civica e il frutto di tante piccole battaglie combattute con le clave contro i sottomarini nucleari dei poteri multinazionali. E' stato il riconoscimento, garantito dalla Costituzione, dalla Legge, del diritto di essere tutelati. Tutelati, con pari diritto, nel lavoro, nel territorio, nella salute, nei servizi. 
Insomma, le cavie nazionali hanno alzato la testa e si sono rifiutate di farsi inoculare veleni per arricchire tutti tranne loro!
E hanno avuto la fortuna di incontrare giudici motivati e rigorosi, periti sinceri e incorruttibili, gente coraggiosa che ha svolto il proprio lavoro con onestà tra mille condizionamenti.

Ora queste piccole cavie sono state tramortite dall'onda scagliata dal sistema che attua tutte le contromisure possibili per annegare con violenza questa rivolta di civiltà.
E le piccole cavie rivelano tutta la loro debolezza. Hanno paura, sono divise, sconcertate, spavetate.
Sono sparite le grandi sigle che incoraggiavano a scendere in piazza e l'opinione si è frammentata in una serie di rivoli sempre più piccoli, fino ad essere assorbita dalla terra arsa, tra gli schiamazzi tronfi dello Stato, dell'Industria pesante, di sua maestà lo Spread.
E' normale avere paura quando la Storia dello Stato passa sotto casa tua e travolge chi incontra.
Ma il nostro ruolo, non per leadership, ma solo per l'esperienza e la coscienza della strada intrapresa anni fa, è quello di continuare a dare l'esempio. A restare aperti a tutti per cercare di restare sereni e decisi.

Il Comitato per Taranto continuerà a fare pressione sulle associazioni per ritrovare unità e forza.
Non si può bruciare così il lavoro di oltre dieci anni.
Intanto un piccolo segno vogliamo darlo anche noi. Senza costringere nessuno a risse, lotte ed estenuanti manifestazioni agostane tra urla stimolate ad arte per coprire ogni voce pacata e riflessiva.

Vi invitiamo ad essere cittadini, ad essere Città.

Noi metteremo fuori dal nostro balcone un lenzuolo bianco. 

Il nostro sogno sarebbe quello di una città che si vestisse di bianco in questi giorni in cui si decide il suo destino.
Non è il bianco che ricopre il sepolcro putrido di biblica memoria. E' la voglia di giustizia e di speranza nel futuro!

Tra Don Camillo e Peppone

Una cartolina a Guareschi da Taranto
Comunicato stampa di Altamarea
ANDIAMO TUTTI ALLA FIACCOLATA CON L’ARCIVESCOVO
ALTAMAREA risponde con calore all’invito dell’Arcivescovo di Taranto a partecipare alla “veglia e fiaccolata”. L’auspicio è quello di essere presenti tutti, senza distinzione di fede, classe, categoria, associazione, appartenenza, tutti accomunati dall’universale spirito francescano "salvaguardiamo il Creato". Tutti insieme manifesteremo la volonta' di tenere viva la fiammella della speranza per la nostra citta', per un domani migliore per le nostre famiglie, per i nostri bambini.
In questi momenti drammatici per tutta la città e la provincia di Taranto; anche ai laici compete capire e ripetere ovunque che Giustizia e Pace costituiscono la salvaguardia del Creato e che solo la Verità ci farà liberi.
“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. Questo è l’insegnamento del Fraticello d’Assisi rivolto all’umanità tanti secoli fa. Ad esso, nell’attualità, fa seguito quello di Papa Benedetto XVI: “La comparsa del movimento ecologico è un grido che anela all’aria fresca e che non si può ignorare né accantonare. Persone giovani si sono rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va, che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, che la terra stessa porta in sé la propria dignità e che quindi dobbiamo seguire le sue indicazioni. Perciò l’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa e dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente.”
A tutti i tarantini l’appuntamento a cui ci chiama Mons. Santoro è per mercoledì 1 agosto alle 20 in piazzale Democrito (di fronte al Gambero), attrezzati con fiaccole e luci.

martedì 17 aprile 2012

Due morti al mese per i veleni dell'Ilva

Gli ambientalisti accusano, oggi vertice con Monti
«Ecco come risanare salvando i nostri operai»

«L’inquinamento dell’Ilva a Taranto pesa tre volte di più dei residenti. Circa 250 chilogrammi di inquinanti per ogni cittadino e due decessi al mese per inquinamento». A sostenerlo è il presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti, che ha citato i dati delle perizie, chimica e medica, in mano alla procura nell’ambito dell’inchiesta a carico dei vertici e dei dirigenti dell’azienda per disastro ambientale. Ieri pomeriggio, alla vigilia del vertice tra i rappresentanti degli enti locali pugliesi e tarantini con il premier Mario Monti, i rappresentanti del mondo ambientalista tarantino, a Roma, nella sala stampa della Camera dei deputati, hanno parlato di «Ilva: emergenza ambientale e occupazionale a Taranto». Al centro il progetto di messa in sicurezza della falda acquifera che potrebbe rendere protagonisti del disinquinamento «gli stessi lavoratori Ilva che oggi rischiano la cassa integrazione in caso di sequestro, da parte della magistratura, di alcuni impianti dell’area a caldo». Con questa iniziativa «si potranno tenere insieme le diverse esigenze: combattere l’inquinamento, la salute dei cittadini e l’occupazione».

Oggi pomeriggio, intanto, Taranto avvia con il governo-Monti il confronto sul futuro della città. Al centro del dibattito la grande questione ambientale e il rapporto con la grande industria, ma il discorso non rimarrà confinato e ristretto a questo ambito. I rappresentanti degli enti locali vogliono introdurre il concetto del risarcimento come unica soluzione capace di restituire ai tarantini quanto hanno dato nei decenni all’Italia in termini di servitù militari e aree per l’industria, ricevendone in cambio stipendi e redditi, ma anche inquinamento e malattie. A fronte dei danni ambientali, oggi certificati, Taranto chiede con forza un sostegno al governo nazionale per portare avanti una complessiva azione di risarcimento ambientale da porre al servizio di una nuova stagione di sviluppo e di diversificazione produttiva. Il passaggio centrale è l’indispensabile e massiccio finanziamento delle bonifiche del suolo e dell’acqua avvelenati da decenni di presenza industriale senza controlli sulle emissioni. A Palazzo Chigi saranno presenti il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, l’assessore Lorenzo Nicastro, il sindaco di Taranto Ezio Stefàno, il presidente della Provincia Gianni Florido e una delegazione di parlamentari pugliesi. Assenti, perché non convocate, le organizzazioni sindacali, anche se Fim e Uilm hanno organizzato un presidio in piazza Montecitorio. I due sindacati di categoria intendono ribadire «l’esigenza di ottenere risposte idonee e concrete capaci di garantire il miglioramento della situazione ambientale attraverso la bonifica dei siti inquinati e programmi in grado di coniugare ambiente, lavoro e continuità produttiva». Saranno presenti anche i verdi e gli ecologisti insieme ai cittadini di Taranto. I Verdi chiedono «impegni immediati e tangibili per far partire la bonifica di un’area dove, secondo la procura di Taranto, inquinamento provoca malattia e morte». L’incontro con il premier Mario Monti è il frutto di un’iniziativa bipartisan.
Cesare Bechis (CdS)

IL SIT-IN - E’ previsto a partire dalle ore 15, in Piazza Montecitorio (dietro l’Obelisco), un sit-in dei Verdi e degli Ecologisti insieme ai cittadini di Taranto. “Chiediamo che la città più inquinata d’Europa torni a respirare”. Dichiara il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che chiede al Governo “impegni immediati e tangibili per far partire la bonifica di un’area dove, secondo la procura di Taranto, inquinamento provoca malattia e morte. Taranto, città che tanto ha sofferto in termini di vite umane, a causa dell’inquinamento va avviato un processo di conversione ecologica. Bisogna fare quello che è già stato fatto a Pittsburgh e a Bilbao, città che non solo hanno chiuso con l’inquinamento ma che sono diventate esempio di qualità della vita e di innovazione – conclude Bonelli -. I cittadini di Taranto hanno diritto ad un futuro diverso ed è un dovere del governo porre le basi per uscire, finalmente, da un’economia alla diossina che provoca ‘malattie e morte’”.(inchiostroverde)

mercoledì 11 aprile 2012

Niente tavolo senza cittadini!

Taranto 10 aprile 2012

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Sen. Mario Monti

Palazzo Chigi – Roma

e, p.c. Ministri interessati

Presidente Regione Puglia

Presidente Provincia di Taranto

Sindaco di Taranto

Sindaco di Statte

Redazioni stampa e TV

Prot. AIL/PEC 041 del 10/04/2012

Oggetto: “Pubblico interessato” di Taranto – Partecipazione al “Tavolo tecnico” del 17 aprile 2012 su “Emergenza Taranto”.

Le associazioni e comitati qui rappresentati chiedono di partecipare, con una propria delegazione, in qualità di “pubblico interessato”, alla riunione del “Tavolo tecnico” sulla “Emergenza Taranto” convocato per il 17 aprile 2012 presso il Presidente del Consiglio dei Ministri.

La presente richiesta è proposta in osservanza della Direttiva Comunitaria nr. 96/61 modificata dalla Direttiva Comunitaria nr. 2003/35, che, recependo i principi sanciti dalla Convenzione di Aarhus del 1998, ha stabilito il diritto ed accesso del pubblico alle informazioni, il diritto del pubblico ad influenzare le decisioni, nonché il diritto ed accesso alla giustizia, al fine di favorire la partecipazione del pubblico con l’impegno dell’Autorità competente ed in ossequio dell’art. 118, ultimo comma della Costituzione Italiana.

La questione all’Ordine del Giorno della riunione non riguarda il “pronto soccorso” da mettere in campo a fronte di un singolo evento catastrofico ed improvviso, ma riguarda la necessità di deliberare urgentemente il Piano Straordinario per porre rimedio alla tragedia del presente e del futuro della città di Taranto e della sua provincia. Tale tragedia è la conseguenza di cinquanta anni di insipienza dello Stato e dell'intera classe politica e dirigente di Puglia e di Taranto e di oltre un decennio di strapotere della famiglia Riva, ora proprietaria del Centro siderurgico Ilva di Taranto.

I costi di uno sviluppo selvaggio e maldestro sono ricaduti sulla collettività, sono stati pagati da tutti i cittadini in termini di inquinamento, danni alla salute e all’integrità sociale, da tempo denunciati dall’associazionismo tarantino ed ora certificati dalle recenti perizie tecnico-chimiche ed epidemiologiche ordinate dal Tribunale di Taranto.

Negli ultimi anni su Taranto c’è stato un susseguirsi di “Atti di intesa”, “Accordi di programma”, procedimenti ministeriali e regionali assolutamente improduttivi di risultati, tutte azioni condotte da istituzioni e forze politiche, sindacali e sociali che mai hanno reso partecipe delle loro decisioni il “pubblico interessato” che di contro ha portato alla luce del sole verità e fatti accuratamente nascosti o colpevolmente sottovalutati, relativi ad una città che è risultata la più inquinata d’Italia per la presenza di grandissime aziende inquinanti.

Il “pubblico interessato” vuole evitare che anche questo “Tavolo tecnico” produca per Taranto l’ennesimo, inconcludente documento programmatico senza affrontare il problema dei problemi, insito nella contrapposizione tra il valore strategico nazionale delle grandi aziende presenti nel territorio ma sanitariamente ed ecologicamente incompatibili con l’adiacente abitato e l’incomprimibile valore individuale del diritto alla salute degli abitanti e degli stessi lavoratori.

L’enormità della questione, finora, ha paralizzato tutti, indipendentemente dalla buona o mala fede dei singoli protagonisti, più o meno consapevoli che il perdurare della paralisi non può che portare alla scomparsa della città. Dalla paralisi occorre uscire con una terapia d’urto dolorosa ma efficace, l’unica che ha un futuro per la città.

In maniera inequivocabile è accertato il danno, causato dall’inquinamento di origine industriale, arrecato ad aria, acqua, suolo e sottosuolo, fin nella falda, di Taranto. Il “pubblico interessato” chiede il giusto risarcimento per la città e la garanzia della sopravvivenza dei cittadini e dei lavoratori innanzitutto attraverso la realizzazione della bonifica delle aree e delle acque inquinate.

Necessiterà molta mano d’opera, per la gigantesca messa in sicurezza della falda e per l’enorme decontaminazione dei terreni. Nel complesso è una «Grande Opera» di cui si dovrà fare carico sia chi ha inquinato impunemente negli anni passati, sia chi, in tempi più recenti, ha continuato a produrre ed inquinare, realizzando profitti non confrontabili con i pochi oneri effettivamente impiegati per la tutela ambientale

Come “pubblico interessato” desideriamo sostenere direttamente queste ragioni, anche con la presentazione di memorie e documenti specifici, perché sappiamo che la gran parte della cittadinanza tarantina non si sente rappresentata, per la storia passata e presente, né dai Parlamentari, né dalle Istituzioni regionali e locali, né dalle forze sociali e sindacali: tutti sono stati omissivi e conniventi con gli avvelenatori a danno dei cittadini.

Per

A.I.L. sez. Taranto Onlus – Altamarea - Ammalati cronici ed immunitari Cittadinanzattiva/Tribunale del malato Taranto - Comitato Vigiliamo per la discarica Donne per Taranto - Fondo antidiossina Taranto Onlus - Impatto zero - Mondomare Italia Nostra sez. Taranto – Peacelink - WWF Sez. Taranto

il Presidente di AIL sez di Taranto Onlus

Paola D’Andria

giovedì 29 marzo 2012

Facinorosi?

Mentre gli operai vengono fomentati ad arte (e pagati in giorni di "filone"?) per fare chiasso a favore del padrone (vedi post sotto), quelli che sono sempre bollati come gruppuscolo di "facinorosi ambientalisti" (leggi "rompiballe perditempo") dimostrano di essere molto più maturi e pacifici di chi dovrebbe con maturità accettare l'evidenza e riconoscere quanto male ha fatto ai cittadini per porvi rimedio al più presto!

Comunicato

Il giorno 30 aprile si terra' l'udienza presso il Tribunale di Taranto per discutere la perizia epidemiologica.
Esprimiamo il nostro sostegno alla magistratura in questo importante passaggio di accertamento della verita'.
Invitiamo chi ha a cuore lo svolgimento sereno del procedimento a non manifestare in prossimita' del Tribunale per non offrire alcun pretesto a chi in questo momento delicato soffia sul fuoco per esacerbare gli animi.
Ci uniformiamo alle direttive della Questura che si sta adoperando per garantire il regolare e sereno svolgimento delle udienze nel Tribunale.
Siamo consapevoli dell'importanza e della delicatezza del momento. Non dobbiamo e non possiamo cadere nel tranello di chi oggi punta ad una strategia della tensione, proprio ora che finalmente si sta accertando la verita' sull'inquinamento a Taranto.

Fabio Matacchiera
Fondo Antidiossina Taranto

Alessandro Marescotti
PeaceLink

martedì 27 marzo 2012

MTV, non solo musica! (per fortuna!)

L'ambiente siamo noi!: La storia di Cesare

Cesare vive a Taranto, nel quartiere Tamburi, che a causa del polo industriale, è una delle zone più inquinate d’Italia. È impiegato marittimo, si occupa del monitoraggio antinquinamento delle acque del porto e fa parte del comitato ambientalista “Alta Marea”.
Alle 20.30 del 31 marzo si celebra l’ora della terra, l’evento globale promosso dal WWF contro il cambiamento climatico. Per un’ora si spegneranno simbolicamente le luci di città, monumenti ed abitazioni in tutto il mondo.

giovedì 1 marzo 2012

Teatrino tarantino

ALTAMAREA – Comunicato stampa
Il guascone pasticcione e smemorato e l’orco forzuto ed astuto



Il comunicato stampa emesso da Ilva il giorno 1 marzo 2012 è un altro capitolo della sceneggiata in programmazione nel teatro tarantino da oltre quattro anni con protagonisti il sindaco Stefàno e l’Ilva Taranto. I tarantini ormai non si fanno incantare dai giochi di abili registi. Come sono in grado di non abboccare all’amo di fervidi difensori dell’ambiente, siano essi di destra, centro e sinistra, svegliatisi dal lungo sonno al suono delle campane elettorali.

“Rispetto all'ordinanza ( NdR: nr. 14 del 25 febbraio 2012) emessa dal sindaco di Taranto Ippazio Stefano, la direzione Ilva di Taranto comunica la propria volontà a procedere con l'ottemperanza di quanto richiesto, pur riservandosi nei prossimi giorni un supplemento di indagine sui profili legali”. E’ questo l’incipit del comunicato Ilva, un capolavoro del “qui lo dico e qui lo nego”. Né il Sindaco Stefàno, né la direzione Ilva ce la danno a bere: l’uno ordina perentoriamente di fare in trenta giorni cose che, se fatte sul serio, richiederebbero anni di tempo e miliardi di euro da investire; l’altra dice che ha “la volontà di procedere con l’ottemperanza di quanto richiesto”, formula scaltra per prendere tempo nei confronti di impegni mai presi in passato.

Insomma, ancora una volta il sindaco guascone, smemorato e pasticcione, spara a salve contro l’orco forzuto ed astuto. La sua guasconata, che è anche elettoralistica, nasce dalla grande paura indottagli dalla lettera del Procuratore della Repubblica di Taranto che, con argomentazioni pacate ma fermissime, ha chiesto alle Istituzioni locali di fargli sapere cosa hanno fatto o intendono fare in termini di prevenzione per evitare i danni alla salute dei cittadini derivanti dall’inquinamento.

Il Sindaco, con la sua ordinanza tecnicamente inconsistente e improduttiva di risultati efficaci e giudiziariamente fallace come le precedenti ordinanze sul berillio e sul benzo(a)pirene, fornisce un “assist” al destinatario dell’intimazione, che può interpretare la parte del bravo imprenditore ossequioso dei voleri del sindaco.

Oltre che “guascone e pasticcione” il nostro sindaco è anche “smemorato”: non si ricorda di avere firmato il 29 gennaio 2009, insieme al suo collega di Statte e a 15 associazioni ambientaliste una lettera al Ministero dell’ambiente di 5 pagine zeppe di prescrizioni da inserire nell’AIA. A febbraio/luglio 2011, i due sindaci si sono guardati bene dall’ottenere che quelle prescrizioni fossero inserite nell’AIA, pur avendone il potere, checché ne dica l’assessore Romeo difensore dell’indifendibile. Alcune di quelle prescrizioni non inserite nell’AIA sono indicate nell’ordinanza sindacale ma sono diventate semplici “inviti all’azienda” e non secche imposizioni.

Provvederemo ad inviare quella lettera di gennaio 2009 al Procuratore della Repubblica perché la valuti in un’ottica giudiziaria, “pesando” nel contempo l’attuale ordinanza. La stessa cosa faremo nei confronti del presidente e dei membri della Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti pericolosi, tutti sconcertati e preoccupati dall’audizione del Procuratore della Repubblica di Taranto. Ci risulta che quei parlamentari abbiano posto l’attenzione sulla discrasia tra le prescrizioni contenute nell’AIA di recente rilasciata all’Ilva e i provvedimenti tecnici “indicati” nella perizia tecnica presentata in sede di incidente probatorio contro Ilva. Se le “indicazioni tecniche” dei periti non sono “sovrapponibili” con le “prescrizioni” dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, per i parlamentari si pone un problema con chi ha rilasciato l’AIA. Il dr. Sebastio, con un pizzico di ironia, nell’audizione in Commissione ha detto solo che l’Ilva ha fatto ricorso al TAR per alcune “prescrizioni” dell’AIA.

E’ auspicabile che il dr. Franco Sebastio inserisca quella lettera nell’incidente probatorio in corso, di modo che tutti i protagonisti sappiano che a Taranto ci sono occhi aperti da tempo e menti e voci pronte a contrastare e denunciare eventuali pressioni sottotraccia, com’è avvenuto a ferragosto 2010 quando è stata “sfilata” dalle norme vigenti quella che avrebbe bloccato le eccessive emissioni di benzo(a)pirene che invece continuano a deliziare i Tarantini..

mercoledì 1 febbraio 2012

Periti e deperiti...

Perizia Ilva - L'evidenza scientifica ora c'è - Vendola e Stefàno e ora?

Con oltre 500 pagine di dettagliata relazione, arrivano le prime conclusioni (la perizia tecnico-scientifica, questa, cui seguirà quella medico-legale) in merito all’indagine a cui capo c’è il Giudice per le Indagini Preliminari Dott.ssa Patrizia Todisco, nell’ambito del processo che vede i massimi dirigenti del siderurgico ILVA accusati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.
Non sta a noi dover trarre le conclusioni, ma è nostro dovere diffondere queste informazioni, rimanere vicini alle parti offese di questo procedimento ed offrire il nostro sostegno e dimostrare la nostra riconoscenza alla Dott.ssa Todisco, GIP di questo procedimento, così come ai periti e consulenti che stanno dimostrando in maniera chiara ed inequivocabile quanto noi di Altamarea, insieme a tutte le altre anime ambientaliste ed insieme ai singoli cittadini, stiamo denunciando ormai da anni, nella sordità assoluta, fino ad oggi, di chi poteva e doveva intervenire.
Finalmente possiamo leggere nero su bianco, e questa volta non sono stati certo gli eco-allarmisti espressione di una “minoranza livorosa e rancorosa” così come definiti dal Governatore Vendola, una verità incontrovertibile.
L’industria Ilva Spa è una acciaieria estesa tre volte la Città di Taranto e situata, potremmo dire, nella Città di Taranto che nulla mai renderà compatibile, figuriamoci se eco-compatibile.
L’Ilva, in attesa che l’Ing. Buffo abbia il tempo (per lui pagato) di leggere l’intera perizia dichiara che “è presto per dare giudizi sulla perizia dei chimici”, ma nel contempo la stessa Ilva si dichiara “contenta che sia stato riconosciuto che tutti i livelli emissivi sono nei limiti di legge”.
Noi “eco-allarmisti” la perizia l’abbiamo letta tutta, mossi unicamente dal desiderio di rendere verità e giustizia ai cittadini di Taranto, ai suoi morti e alle famiglie di allevatori, agricoltori e pescatori che hanno visto vanificare negli ultimi anni il frutto di anni di lavoro e le certezze per il futuro delle loro famiglie e dei loro figli, vogliamo quindi aiutarlo nella sintesi ma soprattutto in una piu’ genuina interpretazione.
Leggiamo ancora nella perizia “relativamente alla conformità alle norme nazionali e regionali, i valori dello stabilimento Ilva con gli auto controlli effettuati dal Gestore nell’anno 2010 risultano conformi…”
Consigliamo però all’Ing Buffo di continuare a leggere il capoverso che segue dove troverà scritto anche che “poichè allo stato attuale alle emissioni derivanti da questi impianti non sono installati i sistemi di controllo in continuo né viene verificato il rispetto dei limiti dei parametri inquinanti previsti dal D.M. 5 febbraio 1998 sopra detti, tali emissioni non risultano conformi a quanto previsto dalla normativa nazionale… (omissis) …Inoltre poiché ai suddetti camini non sono installati i sistemi di controllo in continuo alle emissioni, non cìè alcun elemento che dimostri il rispetto dei limiti… ”
Ha ragione l’Ing Buffo quando dice che non è il momento della soddisfazione, non lo è ancora neppure per noi. Non possono esser soddisfatti quei quattro ciarlieri quaqquaraquà al bar, che da sempre lottano per vedere riconosciuto un diritto della cittadinanza tutta, a dispetto di chi vuol farli apparire sempre più divisi, contrapposti, quasi inutili. Non può esserlo per chi si è visto sempre rispondere con eloquenti dissertazioni economiche, da un professore di Storia dell’Industria e non certo di Economia, ma senza mai la prospettiva di una soluzione che non fosse a vantaggio dell’industria ed a discapito della salute dei tarantini.
Il deposito della Perizia del Gip è solo il primo atto, un momento di un intera vicenda processuale a cui seguiranno altri passaggi. Siamo fiduciosi nel lavoro della Magistratura e confidiamo in un altro pezzo di verità che sarà rappresentato dall’imminente prossimo passaggio processuale rappresentato dal completamento della Perizia con gli approfondimenti epidemiologici. Temiamo i tecnicismi giuridici e processuali che nel recente passato hanno visto concludere vicende processuali a carico degli odierni indagati con strumenti di diritto come la prescrizione che non renderebbero certo giustizia sostanziale alla nostra Città.
Ci attendiamo quindi sin da subito una netta presa di posizione, al di là delle vicende processuali, da parte delle istituzioni locali, Comune, Provincia e Regione dopo che anche loro avranno avuto il tempo, senza fretta, di leggere la perizia per far proprie le verità scientifiche, se non ancora processuali che da tempo, troppo tempo tutto il mondo ambientalista cerca di far comprendere ad una classe politica sin troppo distratta.
Non possiamo aspettare altro tempo, il Sindaco ha ora le evidenze scientifiche, gratuitamente fornite dalla Procura della Repubblica e non più il semplice ingiustificato sospetto di un manipolo di esagitati eco-allarmisti per convincersi che la salute dei suoi concittadini viene quotidianamente messa in pericolo. Può quindi decidere di iniziare fare il suo mestiere, difendere la sua Città o continuare a voltare lo sguardo facendo finta di non sapere, deciderà per lui la sua coscienza, per noi deciderà la nostra matita, tra qualche mese.

Altamarea

martedì 22 novembre 2011

L'Ilva fa melina!

E se un giorno incontrassimo Riva che semina fagioli cotti nel campo di grano accanto all'Ilva?
Che altro potrebbero inventarsi ancora?