mercoledì 5 dicembre 2012
La legge non è uguale per tutti
sabato 1 dicembre 2012
Il paese dei Temporeggiatori
Con il Decreto legge "salva Ilva" il Governo prende tempo con la "disputa giuridica"
Il Decreto legge "salva Ilva" emanato dal Presidente della Repubblica sulla vicenda Ilva di Taranto fino a questo momento è noto solo nella versione pubblicata su siti di quotidiani on line. Lo abbiamo letto e riletto più volte: non c'è una sola parola che richiami il fatto più drammatico della vicenda: nell'incidente probatorio nel Tribunale di Taranto è stato accertato che il funzionamento degli impianti dell'area a caldo di Ilva Taranto è correlato con la morte e la malattia di tante persone. Da questo fatto traggono origine i provvedimenti del G.i.p. che il Decreto vorrebbe neutralizzare al di là di ipocrite dichiarazioni.
Altrettanto stupefacente è che il Consiglio dei Ministri abbia approvato il Decreto pur sapendo che stava per essere emanato il provvedimento del G.i.p. sulla richiesta di dissequestro degli impianti da parte di Ilva e pur conoscendo il parere negativo già espresso in merito dalla Procura della Repubblica. Un minimo di rispetto istituzionale avrebbe dovuto indurre il Consiglio dei Ministri ad aspettare e valutare il provvedimento del G.i.p. prima di licenziare il proprio Decreto.
Lasciamo ad altri, sicuramente più competenti di noi, la disputa sull'incostituzionalità del Decreto. Quello che ci sconvolge come cittadini è contatare che il Governo italiano, in questa drammatica vicenda, ha scelto la strada della "disputa giuridica", attraverso la quale prendere tempo, ricorrendo a tutte le pieghe di ambiguità di cui le norme italiane sono stracolme, cioè la stessa strada per eludere la soluzione dei problemi seguita finora dal Gruppo Riva da quando è diventato proprietario dell'Ilva di Taranto.
Sarebbe stato meglio se il Consiglio dei Ministri avesse detto la verità, cioè dire che a fronte di tanti morti ed ammalati passati e futuri hanno preferito salvaguardare oggi decine di migliaia di posti di lavoro ed evitare gravi problemi di ordine pubblico.
Hanno ragione quegli operai, semplici nella loro sapienza, che, a botta calda, hanno detto che con quel Decreto il problema non è risolto. Essi lo sanno meglio di chiunque altro.
Troviamo conforto nelle parole pronunciate per la Magistratura dal segretario nazionale dell'Associazione Nazionale Magistrati: al loro operato presente e futuro va tutta la nostra solidarietà e fiducia illimitate e su di essi facciamo affidamento.
Ora si pone il tema della reazione della cittadinanza di Taranto colpita a morte: assodato che non è accettabile questo Decreto, cosa dobbiamo proporre? Non si può solo dire solo no, affermando contemporaneamente che vogliamo decidere anche noi del nostro destino: dobbiamo avere la capacità e il coraggio di dire cosa vogliamo ed accettiamo che accada domani, avendo chiara la visione prospettica delle conseguenze positive e negative di quello che sapremo indicare.
Il Direttivo di Altamarea Luigi Boccuni, Mino Briganti, Simona Carone, Biagio De Marzo, Piepaolo Fiume, Giacomo Raffaelli, Massimiliano Saracino.
venerdì 16 novembre 2012
Altamarea in Senato
venerdì 19 ottobre 2012
L'Aia su misura per i polli di Taranto
giovedì 18 ottobre 2012
Cronache dal Circo Ministeriale
Ilva, al via tra le polemiche il vertice su Aia
Ferrante: "Per ora non lasciamo Taranto"
"Per il momento non è ipotizzabile lasciare Taranto": il
presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, non esclude più l'opzione di
chiudere il siderurgico nel capoluogo jonico se non dovesse andare in
porto la nuova Aia, l'autorizzazione integrata ambientale. Ferrante lo
ha detto lasciando il ministero dell'Ambiente, dove è in corso la
conferenza di servizi per il rilascio del provvedimento. Una "maratona"
cominciata tra le polemiche.La bozza
Il provvedimento, che dovrà essere firmato dal ministro Corrado Clini, impone all'azienda siderurgica più grande d'Europa una serie di prescrizioni ambientali e di investimenti da fare nel giro di un triennio affinchè siano ridotte le emissioni inquinanti nell'aria, che a luglio scorso hanno portato la magistratura a sequestrare tutti gli impianti dell'area a caldo con l'accusa di disastro ambientale. Presenti al ministero, oltre a Ferrante, anche l'assessore all'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, il direttore dello stabilimento Adolfo Buffo. Tra i rappresentanti degli enti locali è invece arrivato il sindaco di Statte Angelo Miccoli che ha ribadito la necessità di un rinvio di 90 giorni dell'approvazione dell'Aia così come l'inserimento nel documento del danno sanitario.
Gli ambientalisti
In mattinata al ministero una serie di associazioni ambientaliste hanno depositato le loro osservazioni
Altamarea chiede invece che l'Ilva consegni alla pubblica amministrazione "una fideiussione bancaria per un importo non inferiore al costo stimato di tutti gli investimenti necessari per rispettare le prescrizioni inserite nell'Aia". Altri movimenti ambientalisti chiedono invece ai rappresentanti delle istituzioni locali di non firmare l'Aia denunciando quelle che ritengono essere carenze e omissioni. Contestato è anche il fatto che l'Aia si concentri solo sulle emissioni nell'aria, non è quindi un'autorizzazione integrata osservano gli ambientalisti, e rinvii a provvedimenti successivi - peraltro già scadenzati - i nodi relativi ad emissioni delle centrali, discariche, rifiuti e acque.
Gli enti locali
Alla conferenza odierna partecipano anche Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto e Comune di Statte. La Regione vuole che l'Aia inglobi gli obblighi della legge regionale sulla valutazione relativa al danno sanitario provocato dall'inquinamento oltre a un riesame dell'Aia a fronte di criticità che dovessero emergere.
L'azienda
L'Ilva fa presente come già l'attuale produzione minima del siderurgico di Taranto sia di 8,6 milioni di tonnellate di acciaio l'anno e non 8 milioni che rappresenta il tetto della nuova Aia. Inoltre, rileva l'Ilva, anticipare di un anno da luglio 2015 a luglio 2014 la fermata per rifacimento del grande altoforno 5 "avrebbe riflessi negativi sull'occupazione" perchè questi lavori all'impianto "richiedono congrui tempi di progettazione, fornitura e costruzione di componenti". Se l'altoforno 5 si dovesse fermare prima, sottolinea l'Ilva, non si escludono riflessi per l'occupazione, ma l'azienda dice anche che il fermo immediato e contestuale di quattro batterie delle cokerie - 3, 4, 5, e 6 - "non è compatibile con la marcia dei restanti altiforni in quanto verrebbe a non essere più disponibile il coke necessario". Più tempo poi l'Ilva chiede per progettare la copertura parziale o totale dei parchi minerali: sei mesi anzichè i due dell'Aia con ultimazione dei lavori a marzo del 2016. L'Aia ha lo scopo di 'mettere a norma' sotto il profilo ambientale l'Ilva di Taranto, imponendo un taglio all'inquinamento, ma è tutto da vedere quale sarà il giudizio che ne darà la Procura di Taranto, che sul tema si è infatti riservata, e soprattutto se questo sarà sufficiente a bloccare lo spegnimento immediato degli impianti chiesto e ribadito dalla stessa Procura.
Le proteste
Sul fronte del lavoro non si placa la proresta. "L'arma degli operai non è il sostegno a Riva e Governo ma quella della lotta. Noi vogliamo uno sciopero unitario e di massa contro Riva e Governo per una reale messa a norma". E' quanto propongono gli operai del siderurgico aderenti allo Slai Cobas per il sindacato di classe ai colleghi e alle organizzazioni sindacali presenti in fabbrica. I Cobas propongono lo stato di agitazione dal 19 ottobre.
"Noi - sostengono - consideriamo la nuova Aia ancora insufficiente per una vera messa a norma dello stabilimento, a tutela di salute e sicurezza. Ci sono tempi ancora troppo lunghi per fermo impianti e rifacimento, per la copertura parchi minerali, e i volumi produttivi previsti sono troppo alti". "Gli operai - osservano - devono far sentire la loro voce autonoma in tutte le forme possibili fuori dall'aziendalismo servile, ma anche da quell'ambientalismo che vuole solo la chiusura della fabbrica come soluzione. Siamo contrari a piani di fermata e cronoprogramma che non mettano al primo posto la tutela del lavoro e del salario per tutti gli operai Ilva-indotto, senza cassa integrazione straordinaria ed esuberi". (Repubblica)
Ilva Taranto. Parere favorevole al documento Aia. Nicastro soddisfatto
Ilva: sindaco Taranto, ho firmato Aia ma con vincolo 3 mesi
"Ho firmato ma con un vincolo a tre mesi: cio' significa se entro il 31 gennaio prossimo non toccheremo con mano dei risultati concreti, ritireremo la nostra fiducia. La chiamo fiducia perche' vogliamo dare fiducia al Governo sugli impegni presi". E' quanto ha affermato il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, uscendo dalla Conferenza dei servizi sull'Ilva di Taranto (AGI)ILVA, l’Aia non piace a nessuno e potrebbe saltare
I Verdi, attivissimi in questo periodo, hanno annunciato una denuncia alla Procura di Roma contro il Governo in quanto, supportati dai pareri di Legambiente, Peacelink, Altamarea ed alcune associazioni di medici, ritengono non sufficienti i provvedimenti licenziati dal Ministero dell’Aia 2012, sono state rilevate criticità ed in sostanza questa autorizzazione non consente di risolvere il problema che sta alla base della questione, e cioè che i tarantini continuano a morire per i fumi dell’ILVA. Per salvare capre e cavoli infatti, si finirà con il continuare a far ammalare i cittadini, riducendo però gli utili dell’azienda che, con tutti gli interventi che dovrà sostenere, rischia forse persino il fallimento. Facendo morire la capra e facendo marcire i cavoli. (ecologiae)Ilva:su Aia necessari supplemento d'istruttoria e integrazioni
Il WWF Italia è intervenuto alla Conferenza dei Servizi convocata presso il Ministero dell'Ambiente per deliberare sull'Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA) sull'ILVA di Taranto e ha chiesto un supplemento di istruttoria, indicando puntualmente gli ambiti di miglioramento del provvedimento.Quattro i punti essenziali sollevati nel corso dell'incontro:
1.La riduzione complessiva degli inquinanti viene calcolata in termini virtuali e non effettivi. Le emissioni massime ammissibili vengono infatti stimate sulla base di una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio pari al 30% in meno rispetto ad una produzione di oltre 11 milioni di tonnellate. Quest'ultimo dato però non trova riscontro poiché le produzioni dell'ILVA dell'ultimo decennio attestano il picco massimo di produzione nel 2006 con poco più di 10 milioni di tonnellate e un picco negativo di produzione nel 2009 con meno di 5 milioni di tonnellate. Poiché le produzioni attuali risultano essere di poco superiori agli 8 milioni di tonnellate sembrerebbe che i dati siano stati elaborati per essere 'vestiti' su misura sull'azienda.
2.Le sostanze inquinanti con effetti patogeni (ed in particolare cancerogeni) vengono considerati in funzione dei loro "parametri conoscitivi": è quindi difficile credere che possano costituire limiti rigidi e vincolanti, basati sull'applicazione del principio comunitario di precauzione. A tale proposito il WWF ha chiesto alla Commissione di assumere come riferimento gli studi dell'Istituto Superiore di Sanità.
3.Le interferenze delle attività produttive con le falde acquifere dev'essere altrimenti trattata. A tale proposito il WWF ha ricordato che l'AIA deve contenere tutte le valutazioni di dettaglio delle autorizzazioni specifiche che altrimenti si sarebbe dovuto richiedere, compresa quella sulle acque. Non è dunque condivisibile, sia da un punto di vista sostanziale che metodologico, il rinvio a valutazioni successive dell'analisi sulla cosiddetta "matrice acqua".
4.Tempi troppo lunghi. I termini di adeguamento alle prescrizioni in alcuni casi sono pluriennali mentre in realtà la gravità della situazione renderebbe necessari interventi più urgenti (adempio esempio sono previsti 3 anni per la copertura del parco geominerario, 6 mesi servirebbero per la realizzazione di 6 centraline ambientali per il monitoraggio in continuo, numero insufficiente secondo il WWF, tempo insufficiente secondo l'ILVA che chiede addirittura 10 mesi; considerati eccessivi i tempi anche per gli interventi agli apparati produttivi).
Il WWF ha inoltre evidenziato altri due problemi di carattere generale che nel testo in discussione trovano risposte solo parziali: il tema dei controlli sull'attuazione delle prescrizioni e quello di un maggiore coordinamento con le procedure di bonifica.
1. I controlli vengono rimessi a relazioni trimestrali dell'ILVA e a successivi controlli da parte delle Istituzioni preposte. A tale proposito il WWF ha ricordato che tutta la storia, prima dell'Italsider e poi dell'Ilva è costellata da ritardi e inadempienze. E' quindi opportuno non soltanto prevedere il meccanismo dei controlli ma anche le contromisure che devono essere assunte in caso che questi riscontrassero inadempienze o applicazioni scorrette.
2. Il coordinamento delle prescrizioni contenute nell'Autorizzazione Integrata Ambientale con le azioni e gli obblighi indicati negli accordi relativi alla bonifica secondo il WWF appare fondamentale proprio per meglio legare l'Autorizzazione all'attività della fabbrica ad un'azione di recupero a favore di tutto il territorio.
Nell'intervento il WWF ha sottolineato l'importanza del ruolo del Ministro dell'Ambiente che sin dal 1990 con un proprio decreto aveva dichiarato "Area ad elevato rischio ambientale" l'allora stabilimento Italsider con le zone contigue dei comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte. Questa dichiarazione imponeva un processo di riqualificazione e risanamento che in realtà non è mai avvenuto nonostante il Ministero abbia reiterato l'atto nel 1997 e nonostante l'ENEA abbia prodotto nel 1998 un piano d'intervento in gran parte recepito, sempre nel '98, da un decreto del Presidente della Repubblica denominato "Piano di disinquinamento del territorio nella provincia di Taranto". Il Ministero ha poi con proprio decreto del 2000 definito il territorio dell'ILVA e le aree immediatamente circostanti come Sito di bonifica di Interesse Nazionale e ha tal fine perimetrato 32 kmq di aree pubbliche e private, 73 kmq per aree a mare, 9,8 kmq a Salina Grande; il tutto per una linea di costa interessata per circa 17 km. Da questa dichiarazione sono scaturite decine di riunione e incontri, progetti, accordi e programmi e tutto ciò non ha portato ad una vera e propria azione di riqualificazione ambientale.
A titolo di mero esempio, il WWF ha ricordato che la prima condanna della Magistratura per inquinamento da polveri dell'allora stabilimento Italsider è stata messa nei confronti dell'allora direttore dello stabilimento a 15 giorni di reclusione nel 1982. Da allora il problema sembra essersi di gran lunga complicato e proprio perché il WWF ritiene che la permanenza dello stabilimento dipenda dal rigore con cui la questione ambientale e della salute pubblica viene affrontata e gestita, ha chiesto maggiori specifiche nel provvedimento AIA e quindi un supplemento d'istruttoria per necessari approfondimenti. (alternativasostenibile)
Aia per Ilva di Taranto. Legambiente: "Servono modifiche all'AIA per voltare definitivamente pagina"
https://maps.google.it/maps/
ASSEMBLEA PUBBLICA: LUCI ED OMBRE DELLA NUOVA AIA PER L’ILVA DI TARANTO
lunedì 22 ottobre, dalle ore 17.30 alle ore 20.30 sala conferenze Biblioteca Comunale Acclavio(Piazzale Bestat - Taranto), intervengono Leo Corvace Legambiente Taranto Giorgio Assennato Direttore Generale Arpa Puglia coordina Lunetta Franco Presidente Legambiente Taranto
domenica 12 agosto 2012
La salute non si svende
mercoledì 1 agosto 2012
C'è una città? Ci sono i cittadini?
Nel delirio di manifestazioni imposte dai sindacati nazionali e fiaccolate religiose, tra presìdi e occupazioni di strade, sembra che la maggioranza dei cittadini di Taranto sia scomparsa. Sembrerebbe che siano andati tutti in vacanza e che abbiano abbandonato la città come set cinematografico buono per terrorizzare psicologicamente l'opinione pubblica nazionale. In viaggio per l'Italia, nei giorni scorsi, abbiamo sondato l'opinione pubblica nazionale per capire cosa è passato oltre provincia del "caso Taranto".
In un momento di crisi generale ha fatto breccia il terrorismo psicologico della frase "sequestro degli impianti", dichiarato come già operativo dai media e associato alla chiusura definitiva, all'incubo della fine della produzione nazionale di acciaio, alla messa in strada di 15-20 mila operai...
Scenari da apocalisse che nelle parole dei commentatori e dei copincollisti dei comunicati nazionali, con più o meno giri di parole, trovano un'unica ragione. Quella di sempre. Quella che dai tempi di Craxi sembra l'uscita di emergenza da ogni vergogna pubblica: è colpa della magistratura!
"Le procure vogliono prendere il posto della politica e dei sindacati" dicono alcuni, altri delineano con disprezzo perfino il profilo dei magistrati che si sono permessi di tagliare il cordone ombelicale di connivenza, corruzione, sfacelo, spreco di denaro pubblico per il profitto privato, disastro ecologico e anche economico...
Ma che si sono messi in testa? Di applicare la legge? In Italia???
Perché questa violenza mediatica? Perché evidentemente fa paura ai tutori del sistema che, in tutti questi anni, le "cavie" di Taranto, invece di accontentarsi delle caramelline elemosinate da Regione, Stato, ASL, ARPA, sindacati e padroni (leggi inapplicate, studi segretati, procedure inceppate, scioperi a salve), le cavie di Taranto hanno rosicchiato le gabbie poco a poco fino a creare una rivoluzione di portata europea!
Dalla piccola voce di questo blog di un comitato che ha partecipato attivamente agli ultimi 5 anni di vita della città vogliamo far rimbalzare il più lontano possibile le ragioni di tutti, la realtà delle cose.
Qui si è prodotta tanta ricchezza per anni. La gran parte di questa ricchezza ha incrementato il PIL nazionale. Qui si è salvata l'industria siderurgica nazionale mentre per le stesse ragioni di salute e obsolescenza si chiudevano Genova e Bagnoli. Qui si è tenuto il passo (produttivo) con il resto d'Europa. Qui però, come sempre, i soldi sono stati sprecati, le prescrizioni ignorate, la salute è stata messa in ultimo piano e, per la logica di massimizzazione del profitto privato, nessun investimento lungimirante è stato fatto per stare al passo non solo produttivo ma anche tecnologico con gli altri paesi industrializzati.
Tutti sapevano. Ma questo meccanismo all'italiana trasposto su una scala di mercato da diversi miliardi di euro è diventato una macchina incontrollabile: nessuno degli ingranaggi ha mai il coraggio di reagire.
L'iniziativa è partita dai cittadini.
Dalla gente stanca, e non è retorica, di accompagnare malati e di sentirsi prendere in giro da promesse di turismo e sviluppo quando la realtà è quella di miasmi putridi di fabbrica e polveri piene di sostanze mortali. Nessuna alternativa all'industria pesante da cinquant'anni!
E' stata una forza crescente, fatta di piccoli progressi, di voglia di comunicare e di ascoltare.
E' nata una coscienza civica e il frutto di tante piccole battaglie combattute con le clave contro i sottomarini nucleari dei poteri multinazionali. E' stato il riconoscimento, garantito dalla Costituzione, dalla Legge, del diritto di essere tutelati. Tutelati, con pari diritto, nel lavoro, nel territorio, nella salute, nei servizi.
Insomma, le cavie nazionali hanno alzato la testa e si sono rifiutate di farsi inoculare veleni per arricchire tutti tranne loro!
E hanno avuto la fortuna di incontrare giudici motivati e rigorosi, periti sinceri e incorruttibili, gente coraggiosa che ha svolto il proprio lavoro con onestà tra mille condizionamenti.
Ora queste piccole cavie sono state tramortite dall'onda scagliata dal sistema che attua tutte le contromisure possibili per annegare con violenza questa rivolta di civiltà.
E le piccole cavie rivelano tutta la loro debolezza. Hanno paura, sono divise, sconcertate, spavetate.
Sono sparite le grandi sigle che incoraggiavano a scendere in piazza e l'opinione si è frammentata in una serie di rivoli sempre più piccoli, fino ad essere assorbita dalla terra arsa, tra gli schiamazzi tronfi dello Stato, dell'Industria pesante, di sua maestà lo Spread.
E' normale avere paura quando la Storia dello Stato passa sotto casa tua e travolge chi incontra.
Ma il nostro ruolo, non per leadership, ma solo per l'esperienza e la coscienza della strada intrapresa anni fa, è quello di continuare a dare l'esempio. A restare aperti a tutti per cercare di restare sereni e decisi.
Il Comitato per Taranto continuerà a fare pressione sulle associazioni per ritrovare unità e forza.
Non si può bruciare così il lavoro di oltre dieci anni.
Intanto un piccolo segno vogliamo darlo anche noi. Senza costringere nessuno a risse, lotte ed estenuanti manifestazioni agostane tra urla stimolate ad arte per coprire ogni voce pacata e riflessiva.
Vi invitiamo ad essere cittadini, ad essere Città.
Tra Don Camillo e Peppone
martedì 17 aprile 2012
Due morti al mese per i veleni dell'Ilva
«Ecco come risanare salvando i nostri operai»
«L’inquinamento dell’Ilva a Taranto pesa tre volte di più dei residenti. Circa 250 chilogrammi di inquinanti per ogni cittadino e due decessi al mese per inquinamento». A sostenerlo è il presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti, che ha citato i dati delle perizie, chimica e medica, in mano alla procura nell’ambito dell’inchiesta a carico dei vertici e dei dirigenti dell’azienda per disastro ambientale. Ieri pomeriggio, alla vigilia del vertice tra i rappresentanti degli enti locali pugliesi e tarantini con il premier Mario Monti, i rappresentanti del mondo ambientalista tarantino, a Roma, nella sala stampa della Camera dei deputati, hanno parlato di «Ilva: emergenza ambientale e occupazionale a Taranto». Al centro il progetto di messa in sicurezza della falda acquifera che potrebbe rendere protagonisti del disinquinamento «gli stessi lavoratori Ilva che oggi rischiano la cassa integrazione in caso di sequestro, da parte della magistratura, di alcuni impianti dell’area a caldo». Con questa iniziativa «si potranno tenere insieme le diverse esigenze: combattere l’inquinamento, la salute dei cittadini e l’occupazione».
Oggi pomeriggio, intanto, Taranto avvia con il governo-Monti il confronto sul futuro della città. Al centro del dibattito la grande questione ambientale e il rapporto con la grande industria, ma il discorso non rimarrà confinato e ristretto a questo ambito. I rappresentanti degli enti locali vogliono introdurre il concetto del risarcimento come unica soluzione capace di restituire ai tarantini quanto hanno dato nei decenni all’Italia in termini di servitù militari e aree per l’industria, ricevendone in cambio stipendi e redditi, ma anche inquinamento e malattie. A fronte dei danni ambientali, oggi certificati, Taranto chiede con forza un sostegno al governo nazionale per portare avanti una complessiva azione di risarcimento ambientale da porre al servizio di una nuova stagione di sviluppo e di diversificazione produttiva. Il passaggio centrale è l’indispensabile e massiccio finanziamento delle bonifiche del suolo e dell’acqua avvelenati da decenni di presenza industriale senza controlli sulle emissioni. A Palazzo Chigi saranno presenti il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, l’assessore Lorenzo Nicastro, il sindaco di Taranto Ezio Stefàno, il presidente della Provincia Gianni Florido e una delegazione di parlamentari pugliesi. Assenti, perché non convocate, le organizzazioni sindacali, anche se Fim e Uilm hanno organizzato un presidio in piazza Montecitorio. I due sindacati di categoria intendono ribadire «l’esigenza di ottenere risposte idonee e concrete capaci di garantire il miglioramento della situazione ambientale attraverso la bonifica dei siti inquinati e programmi in grado di coniugare ambiente, lavoro e continuità produttiva». Saranno presenti anche i verdi e gli ecologisti insieme ai cittadini di Taranto. I Verdi chiedono «impegni immediati e tangibili per far partire la bonifica di un’area dove, secondo la procura di Taranto, inquinamento provoca malattia e morte». L’incontro con il premier Mario Monti è il frutto di un’iniziativa bipartisan.
Cesare Bechis (CdS)
IL SIT-IN - E’ previsto a partire dalle ore 15, in Piazza Montecitorio (dietro l’Obelisco), un sit-in dei Verdi e degli Ecologisti insieme ai cittadini di Taranto. “Chiediamo che la città più inquinata d’Europa torni a respirare”. Dichiara il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che chiede al Governo “impegni immediati e tangibili per far partire la bonifica di un’area dove, secondo la procura di Taranto, inquinamento provoca malattia e morte. Taranto, città che tanto ha sofferto in termini di vite umane, a causa dell’inquinamento va avviato un processo di conversione ecologica. Bisogna fare quello che è già stato fatto a Pittsburgh e a Bilbao, città che non solo hanno chiuso con l’inquinamento ma che sono diventate esempio di qualità della vita e di innovazione – conclude Bonelli -. I cittadini di Taranto hanno diritto ad un futuro diverso ed è un dovere del governo porre le basi per uscire, finalmente, da un’economia alla diossina che provoca ‘malattie e morte’”.(inchiostroverde)
mercoledì 11 aprile 2012
Niente tavolo senza cittadini!
Taranto 10 aprile 2012
Al Presidente del Consiglio dei Ministri Sen. Mario Monti
Palazzo Chigi – Roma
e, p.c. Ministri interessati
Prot. AIL/PEC 041 del 10/04/2012
Oggetto: “Pubblico interessato” di Taranto – Partecipazione al “Tavolo tecnico” del 17 aprile 2012 su “Emergenza Taranto”.
Le associazioni e comitati qui rappresentati chiedono di partecipare, con una propria delegazione, in qualità di “pubblico interessato”, alla riunione del “Tavolo tecnico” sulla “Emergenza Taranto” convocato per il 17 aprile 2012 presso il Presidente del Consiglio dei Ministri.
La presente richiesta è proposta in osservanza della Direttiva Comunitaria nr. 96/61 modificata dalla Direttiva Comunitaria nr. 2003/35, che, recependo i principi sanciti dalla Convenzione di Aarhus del 1998, ha stabilito il diritto ed accesso del pubblico alle informazioni, il diritto del pubblico ad influenzare le decisioni, nonché il diritto ed accesso alla giustizia, al fine di favorire la partecipazione del pubblico con l’impegno dell’Autorità competente ed in ossequio dell’art. 118, ultimo comma della Costituzione Italiana.
La questione all’Ordine del Giorno della riunione non riguarda il “pronto soccorso” da mettere in campo a fronte di un singolo evento catastrofico ed improvviso, ma riguarda la necessità di deliberare urgentemente il Piano Straordinario per porre rimedio alla tragedia del presente e del futuro della città di Taranto e della sua provincia. Tale tragedia è la conseguenza di cinquanta anni di insipienza dello Stato e dell'intera classe politica e dirigente di Puglia e di Taranto e di oltre un decennio di strapotere della famiglia Riva, ora proprietaria del Centro siderurgico Ilva di Taranto.
I costi di uno sviluppo selvaggio e maldestro sono ricaduti sulla collettività, sono stati pagati da tutti i cittadini in termini di inquinamento, danni alla salute e all’integrità sociale, da tempo denunciati dall’associazionismo tarantino ed ora certificati dalle recenti perizie tecnico-chimiche ed epidemiologiche ordinate dal Tribunale di Taranto.
Negli ultimi anni su Taranto c’è stato un susseguirsi di “Atti di intesa”, “Accordi di programma”, procedimenti ministeriali e regionali assolutamente improduttivi di risultati, tutte azioni condotte da istituzioni e forze politiche, sindacali e sociali che mai hanno reso partecipe delle loro decisioni il “pubblico interessato” che di contro ha portato alla luce del sole verità e fatti accuratamente nascosti o colpevolmente sottovalutati, relativi ad una città che è risultata la più inquinata d’Italia per la presenza di grandissime aziende inquinanti.
Il “pubblico interessato” vuole evitare che anche questo “Tavolo tecnico” produca per Taranto l’ennesimo, inconcludente documento programmatico senza affrontare il problema dei problemi, insito nella contrapposizione tra il valore strategico nazionale delle grandi aziende presenti nel territorio ma sanitariamente ed ecologicamente incompatibili con l’adiacente abitato e l’incomprimibile valore individuale del diritto alla salute degli abitanti e degli stessi lavoratori.
L’enormità della questione, finora, ha paralizzato tutti, indipendentemente dalla buona o mala fede dei singoli protagonisti, più o meno consapevoli che il perdurare della paralisi non può che portare alla scomparsa della città. Dalla paralisi occorre uscire con una terapia d’urto dolorosa ma efficace, l’unica che ha un futuro per la città.
In maniera inequivocabile è accertato il danno, causato dall’inquinamento di origine industriale, arrecato ad aria, acqua, suolo e sottosuolo, fin nella falda, di Taranto. Il “pubblico interessato” chiede il giusto risarcimento per la città e la garanzia della sopravvivenza dei cittadini e dei lavoratori innanzitutto attraverso la realizzazione della bonifica delle aree e delle acque inquinate.
Necessiterà molta mano d’opera, per la gigantesca messa in sicurezza della falda e per l’enorme decontaminazione dei terreni. Nel complesso è una «Grande Opera» di cui si dovrà fare carico sia chi ha inquinato impunemente negli anni passati, sia chi, in tempi più recenti, ha continuato a produrre ed inquinare, realizzando profitti non confrontabili con i pochi oneri effettivamente impiegati per la tutela ambientale
Come “pubblico interessato” desideriamo sostenere direttamente queste ragioni, anche con la presentazione di memorie e documenti specifici, perché sappiamo che la gran parte della cittadinanza tarantina non si sente rappresentata, per la storia passata e presente, né dai Parlamentari, né dalle Istituzioni regionali e locali, né dalle forze sociali e sindacali: tutti sono stati omissivi e conniventi con gli avvelenatori a danno dei cittadini.
Per
A.I.L. sez. Taranto Onlus – Altamarea - Ammalati cronici ed immunitari Cittadinanzattiva/Tribunale del malato Taranto - Comitato Vigiliamo per la discarica Donne per Taranto - Fondo antidiossina Taranto Onlus - Impatto zero - Mondomare Italia Nostra sez. Taranto – Peacelink - WWF Sez. Taranto
il Presidente di AIL sez di Taranto Onlus
Paola D’Andria

giovedì 29 marzo 2012
Facinorosi?
Comunicato
Il giorno 30 aprile si terra' l'udienza presso il Tribunale di Taranto per discutere la perizia epidemiologica.
Esprimiamo il nostro sostegno alla magistratura in questo importante passaggio di accertamento della verita'.
Invitiamo chi ha a cuore lo svolgimento sereno del procedimento a non manifestare in prossimita' del Tribunale per non offrire alcun pretesto a chi in questo momento delicato soffia sul fuoco per esacerbare gli animi.
Ci uniformiamo alle direttive della Questura che si sta adoperando per garantire il regolare e sereno svolgimento delle udienze nel Tribunale.
Siamo consapevoli dell'importanza e della delicatezza del momento. Non dobbiamo e non possiamo cadere nel tranello di chi oggi punta ad una strategia della tensione, proprio ora che finalmente si sta accertando la verita' sull'inquinamento a Taranto.
Fabio Matacchiera
Fondo Antidiossina Taranto
Alessandro Marescotti
PeaceLink
martedì 27 marzo 2012
MTV, non solo musica! (per fortuna!)
Cesare vive a Taranto, nel quartiere Tamburi, che a causa del polo industriale, è una delle zone più inquinate d’Italia. È impiegato marittimo, si occupa del monitoraggio antinquinamento delle acque del porto e fa parte del comitato ambientalista “Alta Marea”.
Alle 20.30 del 31 marzo si celebra l’ora della terra, l’evento globale promosso dal WWF contro il cambiamento climatico. Per un’ora si spegneranno simbolicamente le luci di città, monumenti ed abitazioni in tutto il mondo.
giovedì 1 marzo 2012
Teatrino tarantino
Il guascone pasticcione e smemorato e l’orco forzuto ed astuto
Il comunicato stampa emesso da Ilva il giorno 1 marzo 2012 è un altro capitolo della sceneggiata in programmazione nel teatro tarantino da oltre quattro anni con protagonisti il sindaco Stefàno e l’Ilva Taranto. I tarantini ormai non si fanno incantare dai giochi di abili registi. Come sono in grado di non abboccare all’amo di fervidi difensori dell’ambiente, siano essi di destra, centro e sinistra, svegliatisi dal lungo sonno al suono delle campane elettorali.
“Rispetto all'ordinanza ( NdR: nr. 14 del 25 febbraio 2012) emessa dal sindaco di Taranto Ippazio Stefano, la direzione Ilva di Taranto comunica la propria volontà a procedere con l'ottemperanza di quanto richiesto, pur riservandosi nei prossimi giorni un supplemento di indagine sui profili legali”. E’ questo l’incipit del comunicato Ilva, un capolavoro del “qui lo dico e qui lo nego”. Né il Sindaco Stefàno, né la direzione Ilva ce la danno a bere: l’uno ordina perentoriamente di fare in trenta giorni cose che, se fatte sul serio, richiederebbero anni di tempo e miliardi di euro da investire; l’altra dice che ha “la volontà di procedere con l’ottemperanza di quanto richiesto”, formula scaltra per prendere tempo nei confronti di impegni mai presi in passato.
Insomma, ancora una volta il sindaco guascone, smemorato e pasticcione, spara a salve contro l’orco forzuto ed astuto. La sua guasconata, che è anche elettoralistica, nasce dalla grande paura indottagli dalla lettera del Procuratore della Repubblica di Taranto che, con argomentazioni pacate ma fermissime, ha chiesto alle Istituzioni locali di fargli sapere cosa hanno fatto o intendono fare in termini di prevenzione per evitare i danni alla salute dei cittadini derivanti dall’inquinamento.
Il Sindaco, con la sua ordinanza tecnicamente inconsistente e improduttiva di risultati efficaci e giudiziariamente fallace come le precedenti ordinanze sul berillio e sul benzo(a)pirene, fornisce un “assist” al destinatario dell’intimazione, che può interpretare la parte del bravo imprenditore ossequioso dei voleri del sindaco.
Oltre che “guascone e pasticcione” il nostro sindaco è anche “smemorato”: non si ricorda di avere firmato il 29 gennaio 2009, insieme al suo collega di Statte e a 15 associazioni ambientaliste una lettera al Ministero dell’ambiente di 5 pagine zeppe di prescrizioni da inserire nell’AIA. A febbraio/luglio 2011, i due sindaci si sono guardati bene dall’ottenere che quelle prescrizioni fossero inserite nell’AIA, pur avendone il potere, checché ne dica l’assessore Romeo difensore dell’indifendibile. Alcune di quelle prescrizioni non inserite nell’AIA sono indicate nell’ordinanza sindacale ma sono diventate semplici “inviti all’azienda” e non secche imposizioni.
Provvederemo ad inviare quella lettera di gennaio 2009 al Procuratore della Repubblica perché la valuti in un’ottica giudiziaria, “pesando” nel contempo l’attuale ordinanza. La stessa cosa faremo nei confronti del presidente e dei membri della Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti pericolosi, tutti sconcertati e preoccupati dall’audizione del Procuratore della Repubblica di Taranto. Ci risulta che quei parlamentari abbiano posto l’attenzione sulla discrasia tra le prescrizioni contenute nell’AIA di recente rilasciata all’Ilva e i provvedimenti tecnici “indicati” nella perizia tecnica presentata in sede di incidente probatorio contro Ilva. Se le “indicazioni tecniche” dei periti non sono “sovrapponibili” con le “prescrizioni” dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, per i parlamentari si pone un problema con chi ha rilasciato l’AIA. Il dr. Sebastio, con un pizzico di ironia, nell’audizione in Commissione ha detto solo che l’Ilva ha fatto ricorso al TAR per alcune “prescrizioni” dell’AIA.
E’ auspicabile che il dr. Franco Sebastio inserisca quella lettera nell’incidente probatorio in corso, di modo che tutti i protagonisti sappiano che a Taranto ci sono occhi aperti da tempo e menti e voci pronte a contrastare e denunciare eventuali pressioni sottotraccia, com’è avvenuto a ferragosto 2010 quando è stata “sfilata” dalle norme vigenti quella che avrebbe bloccato le eccessive emissioni di benzo(a)pirene che invece continuano a deliziare i Tarantini..
mercoledì 1 febbraio 2012
Periti e deperiti...
Con oltre 500 pagine di dettagliata relazione, arrivano le prime conclusioni (la perizia tecnico-scientifica, questa, cui seguirà quella medico-legale) in merito all’indagine a cui capo c’è il Giudice per le Indagini Preliminari Dott.ssa Patrizia Todisco, nell’ambito del processo che vede i massimi dirigenti del siderurgico ILVA accusati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.
Non sta a noi dover trarre le conclusioni, ma è nostro dovere diffondere queste informazioni, rimanere vicini alle parti offese di questo procedimento ed offrire il nostro sostegno e dimostrare la nostra riconoscenza alla Dott.ssa Todisco, GIP di questo procedimento, così come ai periti e consulenti che stanno dimostrando in maniera chiara ed inequivocabile quanto noi di Altamarea, insieme a tutte le altre anime ambientaliste ed insieme ai singoli cittadini, stiamo denunciando ormai da anni, nella sordità assoluta, fino ad oggi, di chi poteva e doveva intervenire.
Finalmente possiamo leggere nero su bianco, e questa volta non sono stati certo gli eco-allarmisti espressione di una “minoranza livorosa e rancorosa” così come definiti dal Governatore Vendola, una verità incontrovertibile.
L’industria Ilva Spa è una acciaieria estesa tre volte la Città di Taranto e situata, potremmo dire, nella Città di Taranto che nulla mai renderà compatibile, figuriamoci se eco-compatibile.
L’Ilva, in attesa che l’Ing. Buffo abbia il tempo (per lui pagato) di leggere l’intera perizia dichiara che “è presto per dare giudizi sulla perizia dei chimici”, ma nel contempo la stessa Ilva si dichiara “contenta che sia stato riconosciuto che tutti i livelli emissivi sono nei limiti di legge”.
Noi “eco-allarmisti” la perizia l’abbiamo letta tutta, mossi unicamente dal desiderio di rendere verità e giustizia ai cittadini di Taranto, ai suoi morti e alle famiglie di allevatori, agricoltori e pescatori che hanno visto vanificare negli ultimi anni il frutto di anni di lavoro e le certezze per il futuro delle loro famiglie e dei loro figli, vogliamo quindi aiutarlo nella sintesi ma soprattutto in una piu’ genuina interpretazione.
Leggiamo ancora nella perizia “relativamente alla conformità alle norme nazionali e regionali, i valori dello stabilimento Ilva con gli auto controlli effettuati dal Gestore nell’anno 2010 risultano conformi…”
Consigliamo però all’Ing Buffo di continuare a leggere il capoverso che segue dove troverà scritto anche che “poichè allo stato attuale alle emissioni derivanti da questi impianti non sono installati i sistemi di controllo in continuo né viene verificato il rispetto dei limiti dei parametri inquinanti previsti dal D.M. 5 febbraio 1998 sopra detti, tali emissioni non risultano conformi a quanto previsto dalla normativa nazionale… (omissis) …Inoltre poiché ai suddetti camini non sono installati i sistemi di controllo in continuo alle emissioni, non cìè alcun elemento che dimostri il rispetto dei limiti… ”
Ha ragione l’Ing Buffo quando dice che non è il momento della soddisfazione, non lo è ancora neppure per noi. Non possono esser soddisfatti quei quattro ciarlieri quaqquaraquà al bar, che da sempre lottano per vedere riconosciuto un diritto della cittadinanza tutta, a dispetto di chi vuol farli apparire sempre più divisi, contrapposti, quasi inutili. Non può esserlo per chi si è visto sempre rispondere con eloquenti dissertazioni economiche, da un professore di Storia dell’Industria e non certo di Economia, ma senza mai la prospettiva di una soluzione che non fosse a vantaggio dell’industria ed a discapito della salute dei tarantini.
Il deposito della Perizia del Gip è solo il primo atto, un momento di un intera vicenda processuale a cui seguiranno altri passaggi. Siamo fiduciosi nel lavoro della Magistratura e confidiamo in un altro pezzo di verità che sarà rappresentato dall’imminente prossimo passaggio processuale rappresentato dal completamento della Perizia con gli approfondimenti epidemiologici. Temiamo i tecnicismi giuridici e processuali che nel recente passato hanno visto concludere vicende processuali a carico degli odierni indagati con strumenti di diritto come la prescrizione che non renderebbero certo giustizia sostanziale alla nostra Città.
Ci attendiamo quindi sin da subito una netta presa di posizione, al di là delle vicende processuali, da parte delle istituzioni locali, Comune, Provincia e Regione dopo che anche loro avranno avuto il tempo, senza fretta, di leggere la perizia per far proprie le verità scientifiche, se non ancora processuali che da tempo, troppo tempo tutto il mondo ambientalista cerca di far comprendere ad una classe politica sin troppo distratta.
Non possiamo aspettare altro tempo, il Sindaco ha ora le evidenze scientifiche, gratuitamente fornite dalla Procura della Repubblica e non più il semplice ingiustificato sospetto di un manipolo di esagitati eco-allarmisti per convincersi che la salute dei suoi concittadini viene quotidianamente messa in pericolo. Può quindi decidere di iniziare fare il suo mestiere, difendere la sua Città o continuare a voltare lo sguardo facendo finta di non sapere, deciderà per lui la sua coscienza, per noi deciderà la nostra matita, tra qualche mese.
Altamarea
martedì 22 novembre 2011
L'Ilva fa melina!
Che altro potrebbero inventarsi ancora?
