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lunedì 30 novembre 2015

Polveri in dossier

Ilva, Peacelink: inquinanti sulla città, fermare cokerie

In occasione della riunione odierna del Consiglio comunale di Taranto, l’associazione ambientalista Peacelink è tornata a chiedere al sindaco Ippazio Stefano l’emissione di una ordinanza urgente per fermare la cokeria dell’Ilva di Taranto almeno fino al 10 dicembre in quanto il centro urbano è investito senza sosta, secondo le previsioni meteo, da vento proveniente dall’area industriale che favorisce i picchi di Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) cancerogeni e Pm10 (polveri sottili).
L’associazione ambientalista, che ha presentato un dossier corredato da foto e video realizzati dalle ecosentinelle, ricorda che "il 99% delle emissioni Ipa secondo Arpa derivano dall’Ilva e per il 98% dalle sue cokerie (4 su 10 sono ancora in funzione attualmente)".
All’Azienda sanitaria locale si chiede di lanciare le allerta Ipa e di creare un sistema di "Wind Days per i cittadini" in modo da avvisarli quando si prevedono picchi di aria cancerogena. "Basta consultare le previsioni meteo – osservano gli ambientalisti – e avvisare la popolazione: non è difficile. Questo servizio di prevenzione servirebbe ai cittadini per effettuare il ricambio dell’aria in casa quando non vi sono i picchi cancerogeni. Il cambio dell’aria in casa è un’operazione importante. Cambiare l’aria durante i momenti di picco degli significa riempire la casa di aria cancerogena". (GdM)

giovedì 26 novembre 2015

Meteoropatia conclamata!

urka

Vento forte da nord est fino al 10 dicembre, Peacelink, "Fermare la cokeria Ilva per due settimane"

"Chiediamo al sindaco di Taranto di emanare un'ordinanza urgente per fermare la cokeria dell'Ilva di  per almeno due settimane".
Per due settimane, infatti, il centro urbano del capoluogo ionico, sarà investito senza sosta da vento proveniente dall'area industriale."In tali condizioni meteo il quartiere Tamburi sarà particolarmente esposto a picchi di Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) cancerogeni e PM10 (polveri sottili) che possono avere effetti avversi sulla salute con possibili conseguenze sanitarie anche a breve termine sulle fasce più fragili della popolazione (bambini, donne in stato di gravidanza, anziani, asmatici, cardiopatici, ecc.)". Commenta e mette in guardia il professor Marescotti.
In tali condizioni meteo "l'AIA dell'Ilva prevede una riduzione della produzione della cokeria.
Recentemente l'Arpa, su sollecitazione di PeaceLink, - continua il presidente dell'associazione - ha ritenuto opportuno che in tali giornate, i cosiddetti "wind days", la popolazione, e non solo l'Ilva, venga avvisata. L'Arpa ha chiesto alla Asl di Taranto di avvisare la popolazione durante i wind days e di dare consigli ai cittadini sulle opportune precauzioni per la tutela della salute".
Dalle 16 di domani 27 novembre fino al 10 dicembre 2015 "le previsioni meteo (disponibili solo fino al 10 dicembre) indicano un ininterrotto flusso di vento da nord-nordovest e quindi i cittadini di Taranto non avranno scampo: saranno costretti a respirare aria potenzialmente cancerogena - afferma Marescotti - per almeno due settimane, senza interruzione alcuna".
"Chiediamo al indaco di Taranto di assumersi le sue responsabilità come ufficiale sanitario, oltre che, deontologicamente, come pediatra. Le previsioni meteo, che attualmente sono disponibili fino al 10 dicembre prossimo, e che indicano vento da nord-nordovest senza soluzione di continuità, descrivono un evento eccezionale e riteniamo che a questo - cocnlude Marescotti -  debba seguire, oltre ad un'allerta informativa alla popolazione, anche un provvedimento come l'ordinanza sindacale contingibile e urgente prevista dalla legge". (Tarantosette)

giovedì 20 agosto 2015

Re Giorgio, il rassicuratore!

Ma siamo sicuri che i tecnici dell'ARPA siano andati nel posto giusto? 

Arpa Puglia: Ilva non inquina. Qualità dell'aria con valori nella norma

A Taranto "non solo i valori sulla qualità dell’aria sono nella norma, ma sono intrinsecamente molto bassi perchè la principale sorgente di emissioni (le cokerie, ndr), purtroppo per la produzione e per fortuna per i cittadini, è spenta. Quindi, per questo, il benzo(a)pirene è bassissimo e la situazione è accettabile". Lo ha detto Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia, l’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente, ribadendo i dati forniti nella relazione tecnica inviata al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano dopo l’evento emissivo del 13 agosto relativo all’altoforno 1 dell’Ilva di Taranto, segnalato dagli ambientalisti.
Assennato, in un incontro con la stampa tenuto nella sede barese dell’Arpa in videoconferenza con le sedi di Taranto e Brindisi, ha spiegato che "nella relazione abbiamo evidenziato che l’avvio del nuovo impianto di granulazione e condensazione vapori dell’Altoforno 1 è stato interrotto dalle 14.30 del 12 agosto alle 9.30 del 13 per un problema tecnico e questo ha prodotto vapori".
"Quello che però succederà quando si riattiveranno tutte le batterie di cokerie – ha detto il direttore – non possiamo dirlo. Ci auguriamo che la situazione sia tanto avanzata dal punto di vista tecnologico da determinare un rimbalzo molto modesto, altrimenti denunceremo come abbiamo fatto con la nostra valutazione del danno sanitario, in cui abbiamo chiarito che pur realizzando tutte le prescrizioni dell’Aia, con quella capacità produttiva di 8 milioni di tonnellate di acciaio, il rischio sanitario sarebbe comunque inaccettabile e sarebbe necessario fare ulteriori interventi di tipo tecnologico e di tipo gestionale per riportare il livello entro limiti accettabili".

LE POLEMICHE CON PEACELINK - Le dichiarazioni di Assennato seguono quelle rilasciate nei giorni scorsi dal presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, che ha denunciato emissioni anomale dall’Ilva.
"Quelle dichiarazioni – ha detto Assennato – hanno scosso la pace estiva e hanno ragionevolmente innescato delle contro reazioni che hanno poi portato a questa sequenza di eventi e di interventi. Ma noi non ci facciamo scuotere perchè il nostro compito come organo tecnico-scientifico è quello di tutelare e monitorare il territorio, informare i cittadini e aprirci a contraddittori quando richiesti".
"Non mi sento sotto attacco - ha continuato il numero uno di Arpa Puglia – sono il direttore di una organizzazione complessa con 380 dirigenti e funzionari nella quale ciascuno fa la propria attività professionale con elevato livello di qualità, sempre pronti al confronto. Dispiace viceversa che qualcuno ci neghi questa possibilità di confronto, bypassandoci e rivolgendosi direttamente al potere politico, questo è controproducente per gli interessi degli ambientalisti". (GdM)

martedì 18 agosto 2015

Re Giorgio temporeggia in attesa che sfornino il coke

Assennato: "Ilva, resta tantissimo da fare"

DIRETTORE Assennato a che punto è l'ambientalizzazione dell'Ilva?
"Per la verità qualcosa è stato fatto ma tantissimo rimane da fare e bisogna ammettere che sono le cose più importanti, costose e difficili da realizzare come la copertura dei parchi minerali ed il completamento della copertura dei nastri trasportatori. Si tratta nel primo caso di coprire un'area gigantesca con piramidi di polveri ferrose alte decine di metri. Un'opera costosissima e difficile anche da progettare. Nel secondo caso va completata la copertura dei binari che trasportano le materie prime dal porto fino agli impianti del siderurgico. E' una ferrovia di diverse decine di chilometri. Secondo la prima previsione, nell'ottanta per cento rientrava poco più della metà dei lavori di copertura ma non sappiamo a che punto sono realmente ".
Quando si faranno questi lavori?
"La verità è che nessuno lo sa. La scadenza diciamo naturale, secondo l'Autorizzazione integrata ambientale sarebbe stata l'anno prossimo ma l'ultima legge ha affidato ad un decreto del presidente del Consiglio il cronoprogramma del 20 per cento rimanente di lavori dopo il completamento dell'ottanta per cento".
Lei ed il suo ufficio tempo fa avete avanzato dubbi perfino sul raggiungimento dell'ottanta per cento dei lavori Aia. La soglia di legge è stato raggiunta?
"Al momento non siamo in grado di dirlo. E' il ministero che deve dirlo dopo aver stabilito i criteri. Noi a luglio dicemmo che non c'era chiarezza nella comunicazione fra Ilva e ministero per l'Ambiente e pubblicammo le comunicazioni. Noi abbiamo fatto la nostra parte collaborando con Ispra e ministero ed abbiamo fatto l'ispezione nel siderurgico prima di fine luglio. Dai nostri calcoli mancava qualcosa ".
Veniamo all'altoforno 1, lei ha criticato fortemente la comunicazione dell'Ilva.
"E lo ribadisco. La politica della propaganda è autolesionistica. Non fa bene all'Ilva e neanche alla città di Taranto. Questi proclami sono assurdi e suicidi, generano anticorpi".
Fra i diffidenti c'è anche il presidente Emiliano.
"Certo. Sul web giravano delle foto con una nube rossastra. Siamo andati a controllare e fortunatamente possiamo dire che si è trattato di un falso allarme: era semplicemente vapore fotografato con la luce del primo mattino".
Ilva dice che l'altoforno 1 appena riaperto inquinerà di meno.
"Sicuramente ci sono stati miglioramenti perché i lavori sono stati fatti ma è presto per stime e bilanci. Come dice il presidente Emiliano, ovviamente la riapertura dell'altoforno comporta aumento di emissioni. Infatti durante i controlli di Ferragosto abbiamo trovato qualche problema sulle polveri però bisogna anche ammettere che il sistema non è calibrato, è stato appena installato e va calibrato. Peraltro gli autocontrolli non sono sanzionabili. Il monitoraggio dell'altoforno 1 e dei suoi camini è una delle nostre priorità. Fra tre mesi è prevista una nuova visita ispettiva e faremo nuovi campionamenti, questa volta più precisi e con valore legale. Significa che se ci sono sforamenti, l'Ilva subirà sanzioni ".
Quanto può incidere sull'ambiente la riapertura dell'altoforno 1.
"È molto difficile che l'apertura di un altoforno possa incidere sull'ambiente. Lo diciamo da sempre: il 99 per cento del rischio cancerogeno deriva dalle cokerie, non dagli altoforni. Quando riapriranno le batterie delle cokerie capiremo veramente come sta la situazione ". (RepBa)

mercoledì 1 aprile 2015

Non è un pesce d'aprile

Ilva, cade su piattaforma incandescente: operaio ustionato alle mani e al volto

Un operaio dell'Ilva ha riportato ustioni alla faccia e alle mani cadendo su un piano di carica delle batterie 11 e 12 del reparto Cokerie. Il fatto è accaduto nella tarda serata di ieri, alla vigilia della visita del ministro dell'Ambiente Galletti. Lo si apprende dalla Fim Cisl di Taranto, che ha chiesto un incontro all'azienda per capire l'esatta dinamica dell'incidente. Non è chiaro, infatti, se l'operaio sia caduto a causa di un malore oppure sia scivolato. L'uomo è stato trasportato prima nell'infermeria dello stabilimento e poi ricoverato in ospedale.
La piattaforma in cui è avvenuto l'incidente, informa il sindacato, "è bollente e per questo il lavoratore ha riportato ustioni". Sono stati alcuni colleghi

a dare l'allarme. L'operaio in seguito alla caduta è svenuto. Sull'episodio stanno svolgendo accertamenti i funzionari dello Spesal, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell'Asl.
Il ministro ha partecipato alla Santa Messa per le festività di Pasqua nello stabilimento intorno alle 11, e nel primo pomeriggio ha fatto un sopralluogo di alcuni impianti produttivi. (RepBA)

giovedì 24 luglio 2014

Tanto per dire...

Ilva, Arpa Puglia boccia dl del governo: “Va contro il lavoro degli ultimi anni”

Il nuovo decreto sull’Ilva di Taranto approvato dal Governo Renzi è in ‘antitesi’ con il Piano ambientale del comitato di esperti e con alcune disposizioni dei precedenti provvedimenti varati in questi due anni. E’ quanto ha sostenuto in una lettera inviata all’onorevole Alessandro Bratti, membro della commissione Ambiente della Camera, il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato. Nella missiva di quattro pagine, infatti, il capo dell’agenzia ambientale pugliese ha bocciato una serie di aspetti del nuovo provvedimento che, dopo l’approvazione dell’esecutivo è diventato un emendamento al decreto sulla competitività e, nelle prossime ore, dopo le modifiche delle commissioni Ambiente e Industria del Senato, arriverà in aula con la questione d fiducia posta dal Governo.
Per Assennato, intanto, il nuovo decreto “mostra alcune criticità” causate “dall’introduzione di ulteriori genericità” rispetto al piano ambientale. Questo, infatti, “definiva le azioni e, soprattutto, i tempi necessari a garantire il rispetto delle prescrizioni impartite ad Ilva spa” dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata nell’ottobre 2012. Il nuovo provvedimento, invece, allunga i tempi di alcune misure che invece appaiono necessarie per ambientalizzare gli impianti dello stabilimento ionico. Come nel caso dell’Altoforno 5, il più importante della fabbrica. Fino a poco prima dell’approvazione dell’ultimo decreto la fermata di questo impianto doveva avvenire entro l’8 novembre prossimo, ma ora l’Afo5 “deve essere messo fuori produzione e le procedure per lo spegnimento” dovranno essere avviate entro il 30 giugno 2015. Ma in realtà lo spegnimento è subordinato al ripristino di un altro altoforno.
Un’opzione che secondo Arpa Puglia, come per alcuni impianti del reparto Cokeria, aprirebbe due scenari: il primo riguarda la possibilità che lo spegnimento non avvenga (proprio perché condizionato dall’efficienza di un altro impianto), il secondo, invece, prevedendo solo lo spegnimento dell’Afo5, non vincola l’Ilva a predisporre un “adeguato piano di dismissione, bonifica con deposito delle garanzie di fideiussione nel caso in cui non avvenga il riavvio”. In sostanza una serie di cavilli che potrebbero lasciare immutata la situazione costringendo i tarantini a convivere per anni con le emissioni nocive che ancora si diffondono dall’acciaieria. Non solo.
Il dg Assennato, nel dettaglio, ha spiegato che il nuovo decreto concede alla fabbrica anche la “piena autonomia” sull’80% di prescrizioni da realizzare entro il 31 luglio 2015, “non consentendo al legislatore – spiega il dg Arpa – di aver alcuna consapevolezza degli effetti della norma stessa che si va ad approvare, dato che non si conosce il 20% delle prescrizioni derogate”. Insomma chi controlla le decisioni dell’Ilva? Secondo Arpa Puglia, ancora, l’ultimo provvedimento concederebbe anche “troppa autonomia nel chiedere finanziamenti senza certezza che vengano impiegati per l’esclusivo fine dell’attuazione delle prescrizioni ambientali” e non conterrebbe indicazioni “alla quantificazione economica globale degli interventi e le relative fonti finanziarie”. Infine il dg Assennato ha sottolineato la mancanza di fondi stanziati dall’esecutivo che consentirebbero l’assunzione di nuove unità per garantire lo svolgimento del carico di lavoro sopportato quotidianamente dall’agenzia. Una bocciatura senza appello, quindi, di un decreto salva Ilva, il sesto in meno di 24 mesi, che potrebbe rivelarsi l’ennesimo regalo alla fabbrica a danno degli operai e dei cittadini. (FQ)

giovedì 17 luglio 2014

Ipa, ipa, ipa, coccoipa, chicchiripa!!!

Ecco uno dei diagrammi di emissione Ipa diffusi dal ministro!

Ilva: sulle rilevazioni IPA il M5S chiede chiarezza al Ministro Galletti

Il deputato del Movimento 5 Stelle Diego De Lorenzis ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti per fare luce suii dati contrastanti tra la cokeria ed il confinante quartiere Tamburi di Taranto. E’ di pochi  giorni fa infatti la notizia relativa alle rilevazioni dei livelli di IPA (idrocarburi policiclici aromatici), inquinanti tra cui si annida il pericolosissimo Benzo(a)pirene, delle centraline all'interno dello stabilimento ILVA di Taranto che riportavano dati inferiori rispetto a quelle registrate nel vicino quartiere Tamburi. “Il Ministro – dichiara il politico salentino - dovrà spiegarne i motivi ai cittadini tarantini ma anche allo stesso sub-commissario Ronchi, il quale ha incredibilmente dichiarato che l'aria di Taranto è 'buona'. Confidiamo nel fatto che Galletti non offenderà la nostra intelligenza, evitando di raccontarci che è solo una questione di spifferi o correnti d'aria”. “Gli stessi dati ARPA degli ultimi 9 mesi – sottolinea - lo sconfesserebbero. La sopportazione ad una perenne presa in giro ha un limite anche per un territorio colonizzato e occupato forzatamente come quello di Taranto: tale limite è stato raggiunto e non può più esser tollerato. Dopo il regalo ottenuto dal Governo di centrodestra con la legge 155/2010 sulla liberalizzazione senza limiti di uno dei più pericolosi IPA, il benzo(a)pirene, i cittadini del territorio tarantino continuano ad ammalarsi ed a morire". “Una conferma che giunge anche dal recente aggiornamento dello studio ‘Sentieri’ – precisa il pentastellato - in cui si attesta che a Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale nonché si registra un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni pari al 54%. Sulle rilevazioni all'interno dello stabilimento ILVA, vi è l'attenzione della stessa ARPA Puglia che, sul proprio sito internet, ha precisato che "sull'analizzatore IPA della stazione cokeria sono in corso ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici al fine di verificarne l'accuratezza". "Il Ministro  - esorta De Lorenzis - non sia evasivo e non provi a convincerci che i livelli così bassi siano dovuti ai lavori per l'Autorizzazione Integrata Ambientale, quando l'ultima ispezione dell'ISPRA ha rilevato, per l'ennesima volta, la costante disattesa delle prescrizioni”. “Pretendiamo dal Ministero dell'Ambiente risposte esaurienti di fronte a questa situazione paradossale che ha conseguenze dirette e drammatiche sulla salute dei cittadini e dei lavoratori".  “Il Ministro Galletti – prosegue - dovrà rispondere se, a fronte di quanto sostenuto da ARPA Puglia in merito agli ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici sull'analizzatore della stazione "cokeria",  ritenga pienamente affidabile il sistema di rilevazione ambientale, ovvero quali provvedimenti intenda adottare se la presenza di margini di errore rendono inefficace il monitoraggio. Quali siano, alla luce dei molteplici rilievi sulla affidabilità delle rilevazioni effettuate presso lo stabilimento dell'ILVA di Taranto, le apparecchiature utilizzate, quale sia il loro grado di accuratezza e di sicurezza e quali attività di verifica siano state poste in essere da parte dei soggetti deputati al controllo ambientale, con riferimento a ciascuna delle apparecchiature citate e se possa indicare chi siano i soggetti che possono fisicamente avere accesso ai sistemi di rilevazione ambientale. Se, inoltre, condivida quanto sostenuto da ARPA Puglia in merito alle criticità e al nuovo apporto emissivo aggiuntivo che si avrebbe con la riattivazione delle batterie di forni a coke attualmente fermi e, a fronte di ciò, adoperarsi per impedirne la riaccensione. E, infine – conclude -se ritenga sufficiente, come metro di controllo dell'attività inquinante dell'Ilva, la sola rilevazione della qualità dell'aria attraverso i sistemi di rilevazioni ambientali attualmente utilizzati”. (Cosmpolismedia)

giovedì 3 luglio 2014

Andiamo tutti a vivere nell'Ilva!

Ilva, sei volte meno inquinata della città di Taranto

Record positivo dell’Ilva di Taranto: la cokeria praticamente non inquina più.
La cokeria era sul banco degli imputati, la raccontavano come un reparto malsano. E invece ora dobbiamo dire che è cambiato tutto.
Gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) non hanno più il loro centro di diffusione nella cokeria dell’Ilva.
E’ la città che inquina l’Ilva. E – udite udite – fra tutti i posti dell’Ilva, la cokeria è diventato il più sano e pulito.
Nell’Ilva nel giro di pochi mesi è stata smentita la letteratura tecnico-scientifica che aveva sempre considerato la cokeria il posto più inquinato e più inquinante di un’acciaieria. Guardate qui, è un vero miracolo, i numeri parlano chiaro:
 
Cokeria IPA 2 
Direzione  IPA 8 
Meteo Parchi IPA 5 
Portineria C  IPA 5 
Riv1  IPA 7 
Tamburi  IPA 12 
I numeri sono in nanogrami a metro cubo. E’ tutto online sul sito dell’Arpa Puglia. I dati sono quelli del 1° luglio 2014, i più aggiornati.
La cosa che rincresce è che il miracolo potevano farlo prima, evitando che Vendola andasse sotto inchiesta e patisse 7 ore di interrogatorio.
Dovete sapere che dentro gli Ipa si annida quel micidiale benzo(a)pirene cancerogeno che – riferiva Archinà ai Riva – avrebbe fatto infuriare Vendola. “Così com’è l’Arpa Puglia può andare anche a casa perché hanno rotto”.
E il nodo erano proprio quei malefici nanogrammi. Vendola era proprio preoccupato per tutti quegli Ipa e per quel benzo(a)pirene. Nel 2010 infatti uno zelante rapporto Arpa datato 4 giugno accusava l’Ilva di essere la fonte da cui proveniva il 99% degli Ipa del quartiere Tamburi. La sola cokeria emanava il 98% del benzo(a)pirene presente in quel quartiere, secondo quel rapporto Arpa che è poi diventato un punto nevralgico dell’inchiesta giudiziaria.
Dopo quattro anni da quel rapporto, ora tutto si è ribaltato.
Grazie al miracolo, Ilva ha ora valori di Ipa sei volte inferiori della città.
Non è una burla: sono dati ufficiali.
Cosa mai vista in nessuna parte del mondo. Pur non rispettando l’autorizzazione Aia, l’Ilva ottiene risultati migliori di altre acciaierie che rispettano l’Aia.
Edo Ronchi, responsabile del piano ambientale dell’Ilva, ne va giustamente orgoglioso. “I dati – sono parole di Ronchi – non li invento io, sono quelli dell’Arpa. E se dicono che i tarantini godono dell’aria tra le migliori d’Italia, c’è da crederci”.
Ma la Divina Provvidenza ha fatto ancora di più: fra tutti i tarantini ha scelto di portare la sua grazia fin fra gli operai della cokeria. Con soli 2 nanogrammi a metro cubo di Ipa (a cui corrisponde zero benzo(a)pirene) non solo lavorano ma hanno il privilegio di vivere in un’oasi di benessere. Vivere con aria così buona non è da tutti. Quei lavoratori fortunati non avranno bisogno di una mascherina antismog, al limite la regaleranno a casa ai loro meno fortunati figlioli. (Marescotti - FQ)

Accade oggi a Taranto: il vento proviene dall'area industriale e l'inquinamento aumenta

Vi presentiamo le misurazioni effettuate stamattina da PeaceLink con l'analizzatore portatile Ecochem PAS 2000 CE
Questa è la foto dell'aria pessima misurata stamattina con l'analizzatore IPA.
QUALITA' DELL'ARIA PESSIMA IN CITTA'.

IL VENTO PROVIENE DALLA ZONA INDUSTRIALE A 10 KM/H.
In questo momento, a 5 chilometri dall'ILVA, gli IPA cancerogeni oscillano fra i 20 e i 30 nanogrammi a metro cubo.
Se potete, portate al mare i vostri figli.
Il cielo appare così.
Questa è la foto dell'aria pessima misurata stamattina con l'analizzatore IPA.

PeaceLink è dotatata di un analizzatore portatile di IPA, modello Ecochem PAS 2000 CE, identico a quello utilizzato da ILVA e ARPA, con il quale ha condotto una costante rilevazione degli IPA a Taranto.
Questi sono i dati raccolti stamattina (centro abitato sottovento rispetto all'area ILVA) e comparati con quelli racconti ieri (centro abitato sottovento rispetto all'area ILVA).
Il primo grafico (solo colonne rosse) rappresenta 25 misurazioni effettuate in mattinata oggi in un luogo privo in interferenze confondenti.
Questi sono i dati IPA misurati stamattina (25 campionamenti). Calcolati in nanogrammi/metrocubo.
Confrontando le misurazioni degli IPA effettuate ieri a 5 km dall'Ilva con quelle effettuate oggi (entrambe nella zona Bestat, via Dante, lontane dal traffico) si può notare la netta differenza delle concentrazioni quando l'abitato è sopravento (colonne blu) e quando è invece sottovento (colonne rosse).
Queste misurazioni contrastano con le dichiarazioni di Edo Ronchi, subcommissario dell'ILVA che si occupa del Piano Ambientale, secondo il quale a Taranto vi sarebbe un'ottima qualità dell'aria.



Questa è la comparazione fra ieri (città sopravento) e oggi (città sottovento rispetto alla zona ILVA). La differenza la fa la direzione del vento.
Interessante il terzo grafico che compara le concentrazioni di IPA di oggi con quelle riscontrabili in una stanza dove è stata fumata una sigaretta.
Le colonne rosse sono le misurazioni di oggi, le colonne blu sono quelle relative al fumo passivo.
In questo ultimo caso alcune misurazioni sono comparabili con il fumo passivo di sigaretta.

Sulle ordinate (asse verticale) i valori sono riportati nell'unità di misura nanogrammi/metrocubo (ng/m3).
Superando il valore di 20 ng/m3 di IPA è altamente probabile che venga superata la soglia di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene. (Daniele Marescotti - Peacelink)
Questa è la comparazione fra l'aria che vedete nella foto e gli IPA del fumo passivo di una sigaretta.

venerdì 9 maggio 2014

Finalmente il Piano Ambientale Ilva in Gazzetta Ufficiale!

3 miliardi... Sarà un caso che viene pubblicato durante la festa di San Cataldo? Cercasi miracolo!


Il DPCM 14 marzo 2014 riporta non solo il Piano delle attività per lo stabilimento ILVA, ma anche la conclusione dei procedimenti di riesame e modifiche dell'AIA e raccomandazioni per la predisposizione del Piano industriale.
 In Gazzetta il DPCM 14 marzo 2014 che riporta (in allegato) il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria previsto dal Decreto legge 4 giugno 2013, n. 61 (Decreto sul commissariamento dell'Ilva di Taranto), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.

Si riporta nel Decreto l'esito dei procedimenti di riesame e modifiche dell'AIA del 26/10/2012 e si dispone che "le modalità di costruzione e di gestione delle discariche, nonché le modalità di gestione e smaltimento dei rifiuti del ciclo produttivo dell'ILVA S.p.A. saranno quindi individuate conformemente a quanto previsto dall'art. 12 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito con legge 30 ottobre 2013, n. 125. Il riesame per la parte inerente alla gestione delle acque e' da ritenersi concluso, mentre per le restanti aree ed attività dello stabilimento non considerate, non essendo presenti in merito le necessarie indicazioni nella proposta di piano del Comitato di esperti del 21/11/2013, l' ILVA dovrà presentare entro 12 mesi dall'entrata in vigore del decreto (entrato in vigore il giorno della pubblicazione - art.4) che approva il piano ambientale, una proposta organica di miglioramento ambientale. Tale proposta dovrà tenere conto anche delle modifiche di cui ai procedimenti ID 90/472 e ID 90/599 che sono da ritenersi conclusi.

L'Art. 3 contiene specifiche raccomandazioni per la predisposizione del Piano industriale: il Commissario straordinario dovrà considerare innovazioni tecnologiche tese all'eliminazione o comunque alla sostanziale riduzione della fase di produzione del coke tramite: uso di materia prima ferrosa costituita da ferro preridotto acquisito dall'esterno o anche della Direct Reduction, che comporta il trattamento del minerale di ferro con gas naturale; tecnologia di Smelting Reduction (Corex - Finex).
Inoltre, dovrà indicare la tempistica per la definizione dei progetti definitivi per gli interventi riportati nel piano ambientale nonché la puntuale previsione della ripartenza degli impianti; il riavvio di impianti non in esercizio o per i quali è prevista una fermata, dovrà essere valutato dall'Autorità competente sulla base di apposita richiesta da parte dell'Azienda.

Riferimenti normativi:
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 14 marzo 2014
Approvazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, a norma dell'articolo 1, commi 5 e 7, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.
(GU Serie Generale n.105 del 8-5-2014)




Il Piano ambientale Ilva: «Si elimini o riduca il carbon coke»

Eliminare o ridurre sostanzialmente la produzione del coke e l'uso dello stesso nell'attività dell'Ilva di Taranto. É una delle "raccomandazioni" per il piano industriale indirizzate al commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e contenuta all'articolo 3 del Dpcm, firmato dal premier Matteo Renzi e controfirmato dal ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, col quale si approva il piano delle misure ambientali dell'Ilva.

venerdì 7 marzo 2014

I tramonti al coke

Ilva, vapore e veleni – La relazione di Arpa Puglia sui fenomeni visivi ed emissivi di Capodanno

Vi ricordate la sera del 1 gennaio, quando Taranto venne avvolta da una cappa di nuvole, umidità e vapore tanto per ricordarle che il cambiamento tanto agognato è ancora molto lontano? Bene. Ieri ARPA Puglia ha pubblicato sul sito ufficiale una relazione su quanto accadde quel giorno. Nella relazione, alla quale è anche allegato il verbale del sopralluogo effettuato dai tecnici il 10 gennaio, si legge che “il nuvolone rossastro (che riproponiamo nella foto in pagina, anch’essa allegata alla relazione) che staziona sopra Ilva, ha assunto verosimilmente questo colore per il riflesso del tramonto e/o delle luci rossastre dell’Ilva. Le colonne di emissioni che si levano dallo stabilimento sembrano costituite essenzialmente da vapore, e almeno in un caso sembrano provenire dallo sfornamento della cokeria (si intravede l’estremità di una torre di spegnimento del coke)”.
Nella relazione ARPA sostiene che la rete della qualità dell’aria non ha registrato significative criticità sino alle 19 del 1 gennaio, “ora a partire dalla quale si sono osservati i alcuni incrementi nella concentrazione di determinate sostanze”. Certamente quel giorno ci si è messo di mezzo anche il clima (con una media di umidità nell’aria del 91% ed un vento pressoché nullo a velocità media di 6 km/h).
L’ARPA infatti sostiene che “il fenomeno atmosferico è stato singolare: passando alle ore 19,30 circa in auto nella Città Vecchia, si osservava giungere, dall’area industriale, una serie di pennacchi di vapore che investivano direttamente la città ad altezza d’uomo, tanto che in un punto, passando all’interno di uno di questi pennacchi, sembrava (per pochi metri) che ci fosse una nebbia fitta”. Ciò detto, come riportammo su queste colonne il 4 gennaio, quelle colonne di fumo non contenevano soltanto vapore (come impudentemente sostenuto da qualche politico locale, a cominciare dal parlamentare del Pd, Pelillo).
I tecnici ARPA infatti, nei giorni a seguire, hanno proceduto ad esaminare l’andamento delle concentrazioni di inquinanti e dei parametri meteo rilevati dalle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria dell’area di Taranto. Evidenziando in primis un aspetto che dovrebbe far riflettere su quanto ancora oggi non sia stato fatto a Taranto in termini di tutela ambientale, anche solo dal punto di vista dei macchinari che gli enti preposti al controllo dei fenomeni emissivi dovrebbero avere a disposizione: “Riguardo al fenomeno meteorologico osservato, si fa presente che, per tentare di interpretare il fenomeno osservato, sarebbe necessario disporre ora per ora di una caratterizzazione delle condizioni meteorologiche lungo la verticale che solo i profilatori e/o i sondaggi ci possono dare. Purtroppo a Taranto attualmente non si dispone di queste informazioni”. Dunque, questo vuol dire soltanto che nel 2014 siamo ancora lontani dal poter avere una visione a 360° di quanto avviene nell’aria-ambiente.
I tecnici ARPA passano poi ad analizzare il fenomeno atmosferico ricordando che “Ilva emette fumi umidi (che contengono, quindi, vapore a diverse quote a partire anche dal suolo (emissioni diffuse). Il vapore condensa quando le condizioni atmosferiche di temperatura ed umidità sono favorevoli al processo di condensazione. Si osserva come i fumi caldi ed umidi siano riusciti per galleggiamento (in assenza di vento) a raggiungere una certa altezza, al di sopra della quale l’aria era satura e quindi da qui la formazione della nube. La colorazione di quest’ultima viene accentuata sia dall’ora (il tramonto) che dalla tipica luce “arancione” della rete di illuminazione pubblica”. Successivamente alle ore 19:30 però, le condizioni atmosferiche favorevoli alla condensazione, unite all’innescarsi di una inversione termica in prossimità del suolo, “hanno fatto sì che la “nube” si formasse molto più in basso. In tali condizioni (favorevoli all’accumulo) è molto probabile che si osservi un aumento delle concentrazioni degli inquinanti”.
Per quanto riguarda i dati della rete della qualità dell’aria dell’Ilva, si è avuto un incremento degli inquinanti Black Carbon (particolato carbonioso) e Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) intorno alle 20 della serata dell’1/01/14 e la mattina del 02/01/14 intorno alle 7 nelle centraline di “Tamburi” e “Parchi”. Per quanto riguarda invece le centraline di qualità dell’aria dell’Arpa, risultavano spente dalla mattina del 1 gennaio le stazioni del Testa, di Piazza Garibaldi e di Via Archimede (per le quali sono stati aperti tempestivamente i ticket per il ripristino); nelle altre non è stata registrata alcuna criticità. Infine, come testimoniato anche dal verbale predisposto dal DAP Arpa di Taranto della visita ispettiva in Ilva del 10 gennaio, si è rilevato che non sono stati registrati da Ilva fenomeni di slopping nelle acciaierie nel periodo dall’1 all’8 gennaio.
La relazione dunque, certifica sia il particolare fenomeno atmosferico, che alcuni superamenti di alcuni inquinanti. Come riportammo infatti su queste colonne, le emissioni a cui si è assistito il 1 gennaio, sono infatti dovute alla fase di “spegnimento del coke” che avviene nel reparto “Cokeria” dell’Ilva. Il vapore che si genera in tale processo viene diffuso in atmosfera mediante un’apposita torre che rappresenta la fonte di emissione in atmosfera: in pratica ciò che accade diverse volte nell’arco di ogni singola giornata da decenni.
Ma come già segnalato, non si pensi che tale processo non sia normato: tutt’altro. Per questa operazione, la prescrizione n. 49 dell’AIA riesaminata nell’ottobre del 2012, recita testualmente: “Si prescrive all’azienda che l’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento sia inferiore a 25 g/t coke. Si prescrive, altresì, di presentare, entro 6 mesi dal rilascio del provvedimento di riesame dell’AIA, un progetto esecutivo per il conseguimento di un valore inferiore a 20 mg/Nm3. Si prescrive all’azienda di eseguire, con frequenza mensile, il monitoraggio delle emissioni diffuse di polveri da tutte le torri di spegnimento con metodo VDI 2303 (Guidelines for sampling and measurement of dust emission from wet quenching)”. Data di scadenza per la consegna del progetto, 24 aprile 2013: termine ovviamente rispettato.
Tant’è vero che anche nel verbale di verifica dell’attuazione delle prescrizioni AIA redatto dall’ISPRA dopo la terza ispezione avvenuta il 10 e 11 settembre dello scorso anno, si leggeva che “in base alle registrazioni fornite da Ilva e relative al periodo aprile-giugno 2013, sono state riscontrate emissioni di particolato, in alcuni casi superiori a 25 g/t coke, per le torri di spegnimento n.4 e n.5, asservite alle batterie 7-8, sia per le torri n.6 e n.7, asservite alle batterie 11-12, attualmente in funzione”. I problemi di questa operazione sono due: il primo è che le torri di spegnimento non sono dotate di filtri che trattengano il particolato del coke che il vapore trascina con sé. L’unica “limitazione” alle polveri emesse infatti, è “garantita” dalle delle così dette “persianine”, che altro non sono che delle sporgenze interne alle torri, su cui la polvere “dovrebbe” depositarsi.
Secondo problema: l’Ilva non è dotata dello spegnimento a secco del coke (“dry quenching”) che viene utilizzato in diversi impianti siderurgici europei, che consente da un lato un notevole risparmio energetico e dall’altro l’eliminazione delle nubi di vapore che portano con se il particolato del coke. ARPA Puglia, nel corso del processo istruttorio della commissione IPPC di riesame dell’AIA, aveva proposto di esaminare la possibilità di adozione di tale procedimento: ma il suggerimento, nemmeno a dirlo, non fu accolto.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 07.03.2014)

mercoledì 22 gennaio 2014

Ilva "trucca" la centralina

L’area della centralina piazzata nella cokeria Ilva viene trattata con una assidua bagnatura. E questo va ad inficiare la tenuta del monitoraggio della qualità dell’aria interna all’Ilva, al punto che l’Arpa continua a non convalidare gli esiti di quei controlli.

Così la centralina della discordia finisce pure nel mirino dell’Ispra, dopo le vibranti censure del direttore di Arpa Giorgio Assennato. Proprio a quella postazione, che rientra nel sistema di monitoraggio della qualità dell’aria all’interno dello stabilimento, è dedicata una delle numerose osservazioni in cui si dilunga la relazione stilata dopo l’ispezione effettuata ai primi di dicembre per verificare il cammino degli interventi stabiliti dal cronoprogramma dell’Autorizzazione integrata ambientale.
Nel rapporto si stigmatizzano i ritardi, ma si fa anche la radiografia di quanto avviene nella zona della centralina, sulla quale l’Arpa ha una posizione critica al punto da non accendere il semaforo verde ai dati partoriti dal sistema di monitoraggio. “E’ stata visionata la centralina nell’area cokeria” – si legge nel documento che porta la firma di Alfredo Pini. “Si è osservato – continua la nota – che il gestore (Ilva) ha autonomamente provveduto all’installazione di un sistema permanente di bagnatura del tratto stradale immediatamente prospiciente la cabina di misura, tramite il posizionamento di ugelli e relativa tubazione di distribuzione di acqua al livello del piano stradale. Tale installazione – si rileva nel rapporto – non appare omogenea con tutte le altre installazioni delle cabine di monitoraggio”.
Insomma per quella centralina è in atto proprio la “politica di protezione” di cui aveva parlato Assennato nei mesi scorsi, con una bagnatura che finisce per alterare i risultati del rilevamento nei pressi di quel reparto. In realtà Ilva ha spiegato l’accorgimento con la volontà di “distinguere il contributo proveniente dal traffico di veicoli di servizio interno nei pressi della centralina”.
Argomenti che si scontrano con le valutazioni del numero uno di Arpa. “Ho spiegato anche al subcommissario Ronchi che questa politica non porta da nessuna parte e che noi continueremo a non convalidare quei risultati. E’ necessario – spiega Assennato – che tutte le centraline operino nelle medesime condizioni. Alterare gli esiti di quella postazione, significa far saltare il sistema e soprattutto non rispettare la prescrizione Aia.
Quei dati non servono e si ottiene solo il risultato di seminare altra diffidenza verso un cammino e una gestione che deve risanare e abbattere l’impatto ambientale”. In pratica il sistema fotografato dall’ispezione Ispra conferma le osservazioni fatte da Arpa sul funzionamento “corretto” della centralina della cokeria. “E’ ridicolo quello che sta avvenendo – insiste Assennato – perché con il sistema della bagnatura si realizza una specie di isola felice proprio nei pressi della cokeria. A guardare i dati, lì la presenza di Ipa, idrocarburi policiclici aromatici, risulta essere inferiore rispetto a qualsiasi altra zona della fabbrica. Una cosa incredibile visto che la cokeria è la fonte delle emissioni inquinanti”. (Diliberto- Quotidiano)

sabato 18 gennaio 2014

fanno quello che vogliono!

L’Ilva inquina ancora. Per legge – Ecco l’esito dell’ultima ispezione Ispra e Arpa

Il vulnus giuridico è sempre lo stesso. Per effetto dell’art. 1 comma 3 del decreto di Riesame dell’AIA del 26 ottobre 2012 (incorporato nella legge 231/2012 meglio conosciuta come ‘salva Ilva), ogni trimestre i tecnici di ISPRA ed ARPA Puglia si recano nello stabilimento siderurgico Ilva per verificare lo stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali previsti dal riesame dell’AIA: l’ultima ispezione è avvenuta il 3 e 4 dicembre scorsi (le precedenti si sono svolte il 5-6-7 marzo, il 28-29-30 maggio e il 10-11 settembre dello scorso anno).
Puntualmente i tecnici hanno riscontrato diverse violazioni, segnalate all’azienda ed al ministero dell’Ambiente all’interno di diffide con le quali s’intimava all’Ilva di “mettersi in regola” (diffide del 14 giugno, 22 luglio e 21 ottobre). Cosa peraltro mai avvenuta. A quel punto, secondo quanto previsto sia dal Codice Ambientale (Dlgs. 152/2006) che dal riesame AIA e dalla legge 231/2012, sarebbero dovute partire le sanzioni nei confronti dell’azienda, il cui importo avrebbe potuto raggiungere come tetto massimo, il 10% del fatturato.
Tutto questo non è mai accaduto. Per diversi motivi. Il primo, ed è per questo che parliamo di “vulnus giuridico” (che su queste colonne abbiamo segnalato più volte negli ultimi mesi), è dovuto a quanto previsto dalla legge 89 del 4 agosto scorso. Perché se è vero che la stessa prevede che la progressiva adozione (lasciata appositamente in una terminologia ambigua) delle misure indicate nelle prescrizioni AIA sia affidata al commissario Enrico Bondi, è altrettanto vero che quella stessa legge ha previsto la nomina da parte del ministero dell’Ambiente di tre esperti, a cui è stato affidato il compito di stilare un piano di lavoro che rimodulasse la tempistica della realizzazione delle prescrizioni stesse (piano presentato lo scorso 10 ottobre e che il decreto 136 del 3 dicembre scorso prevede debba essere approvato tramite decreto del ministro dell’Ambiente entro il prossimo 28 febbraio).
Oggi, come nei mesi scorsi, la domanda che ci sorge spontanea è sempre la stessa: perché mandare i tecnici di ISPRA ed ARPA all’interno dell’Ilva per accertare la scontata violazione di prescrizioni che è stato stabilito per legge siano attuate in tempi diversi rispetto a quanto prescritto dal riesame AIA dell’ottobre 2012? Visto che tra l’altro il commissariamento del siderurgico si è reso necessario proprio per la mancata attuazione delle prescrizioni AIA da parte del gruppo Riva? Del resto, se la maggior parte delle tempistiche previste inizialmente dall’AIA sono state tutte rimodulate nel tempo, è sulle “nuove prescrizioni” che Bondi deve garantire la progressiva attuazione, non su quelle “vecchie”. Quindi, come scrivemmo nei mesi scorsi, è come se all’Ilva questi ultimi 8 mesi fossero stati del tutto “condonati”.
Per mettere un punto sulla querelle, il decreto 136 dello scorso 3 dicembre che la Camera si appresta a votare, si occupa proprio di questo “vulnus giuridico”. Esattamente al punto “F” dell’art. 12, dove si legge che non ci sarà “nessuna sanzione speciale per atti o comportamenti imputabili alla gestione commissariale dell’Ilva se vengono rispettate le prescrizioni dei piani ambientale e industriale, nonché la progressiva attuazione dell’Aia”. Il governo ha chiarito che “la progressiva adozione delle misure” (prevista dalla legge 89 del 4 agosto) è intesa nel senso che la stessa è rispettata se la qualità dell’aria nella zona esterna allo stabilimento “non abbia registrato un peggioramento rispetto alla data di inizio della gestione commissariale” e se “alla data di approvazione del piano, siano stati avviati gli interventi necessari ad ottemperare ad almeno il 70% (un emendamento accolto nei giorni scorsi ha alzato l’asticella all’80%) del numero complessivo delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni integrate ambientali, ferma restando la non applicazione dei termini previsti dalle predette autorizzazioni e prescrizioni”.
Dunque, ciò che conta sarà “dimostrare” di aver avviato l’80% degli interventi, senza priorità alcuna sull’importanza degli stessi e sull’effettiva conclusione (tanto c’è sempre l’ipotesi del fallimento dietro l’angolo, prevista dalla legge 89 del 4 agosto). Inoltre, le sanzioni riferite ad atti imputabili alla gestione precedente al commissariamento, ricadranno sulle “persone fisiche che abbiano posto in essere gli atti o comportamenti”, i Riva, e non saranno poste a carico dell’impresa commissariata “per tutta la durata del commissariamento”: dunque, nel caso l’azienda ritorni al gruppo lombardo, saranno i Riva a farsene carico. Sia di quelle che saranno eventualmente erogate dal ministero dell’Ambiente, sia quelle che arriveranno dal Prefetto. Tutto ciò detto, entriamo nel merito dell’ispezione dello scorso dicembre. Che ha evidenziato per la quarta volta di fila l’inadempienza delle solite prescrizioni. Per questo, ci concentreremo sulle “novità” o i dati in più presenti nel verbale dell’ispezione.
Per quanto concerne la prescrizione n. 4 (“Per le aree di deposito di materiali polverulenti, prioritariamente per il parco Nord coke e per il parco OMO, si prescrive l’avvio dei lavori per la costruzione di edifici chiusi e dotati di sistemi di captazione e trattamento di aria filtrata dalle aree per lo stoccaggio di materiali polverulenti”), si apprende che Ilva lo scorso 22 novembre ha presentato istanza di modifica non sostanziale per “rinuncia all’utilizzo dell’area parco Nord Coke”, pur avendo inoltrato la documentazione di un progetto per l’area in questione appena lo scorso 29 luglio. I tecnici hanno verificato infatti che il parco è risultato sgombro di materiale per larga parte della sua superficie.
Per quanto riguarda la prescrizione n. 5 (“Sistemi di scarico per trasporto via mare con l’utilizzo di sistemi di scarico automatico o scaricatori continui coperti” per evitare le emissioni di polveri derivanti dalla movimentazione di materiali presso gli sporgenti 2 e 4 del porto), l’Ilva ha ordinato un nuovo scaricatore a tazze per il secondo sporgente, in aggiunta ad uno analogo utilizzato sul quarto sporgente, ma si continua a sottolineare che l’azienda “non ha trasmesso, entro 30 giorni dalla data di ricezione della diffida del 14/06/13, il progetto esecutivo corredato dal relativo crono programma degli interventi”. E l’adozione di sistemi di scarico automatici da completare con benne chiuse (ecologiche) da installare negli esistenti scaricatori automatizzati dov’è finita?
Discorso analogo per la prescrizione n. 6 (“Interventi chiusura nastri e cadute”, mediante la chiusura completa (su tutti e quattro i lati) di tutti i nastri trasportatori”): i lavori sono in corso con una percentuale di completamento dichiarata dall’Ilva pari a circa il 28% di lunghezza lineare coperta rispetto al totale (in tutto parliamo di 90 km). Giova a tal proposito ricordare che l’azienda ha ottenuto una corposa proroga sulla tempistica prevista (l’accoglimento dell’istanza di modifica non sostanziale con nota del 17/12/2012 da parte della Commissione IPPC ha previsto che i 90 km di nastri che andavano coperti entro gennaio scorso fosse posticipata ad ottobre 2015).
Nel piano di lavoro dei tre esperti, si legge però che “il termine fissato dal Gestore per il completamento dell’intervento era indicato ad ottobre 2015”. Era, appunto. Ora, per la realizzazione della copertura totale dei nastri, si dovrà attendere giugno 2016. E pensare che nel “Rapporto Ambiente e Sicurezza” Ilva del 2011, i nastri trasportatori figuravano tra le opere di “ambientalizzazione” già effettuare dall’azienda, il cui costo rientrava nel famoso miliardo investito dal gruppo Riva dal ’95 al 2012.
Per quanto riguarda la prescrizione n. 16 riguardante l’AFO/2 (“Depolverazione Stock House”, che consiste nell’abbattimento delle polveri generate nel processo di lavorazione dell’acciaio) la cui ultimazione era prevista per gennaio 2014, l’Ilva è in attesa di ricevere il nulla osta dal ministero dell’Ambiente “per l’effettuazione degli scavi per le fondazioni del camino e del filtro”. Dopo essere stato fermato nel mese di luglio, AFO/2 è ripartito lo scorso novembre. Nel penultimo verbale redatto dai tecnici ISPRA ed ARPA in merito all’ispezione del 10 e 11 settembre, era stata verificata l’ultimazione degli interventi di chiusura per la “stock house”.
Come riportammo nello scorso ottobre però, nel piano redatto dai tre esperti a proposito dei lavori previsti per AFO 2 si leggeva quanto segue: “il forno AFO/2 è stato fermato per motivi di mercato (indipendentemente dalle prescrizioni AIA), e ne è previsto il riavvio nel gennaio 2014; gli interventi di depolverazione sono stati riprogrammati temporalmente e con la previsione di installazione di filtri a tessuto. L’ultimazione degli interventi deve avvenire entro il 31 marzo 2014. Il riavvio sarà eseguito dopo la conclusione delle opere”. Questo significa che Ilva ha fatto ripartire un altoforno senza che prima siano stati effettuati tutti i lavori previsti dall’AIA. Durante l’ispezione di settembre l’Ilva, a fronte delle contestazioni dei tecnici ISPRA e ARPA, rispose di essere “in attesa della definizione delle proposte del piano degli esperti”: ma prima ancora che il piano sia stato approvato con apposito decreto ministeriale, l’azienda ha fatto ripartire un impianto che lei stessa aveva previsto di rimettere in marcia nel gennaio 2014 (e che per il piano degli esperti doveva ripartire a lavori ultimati non prima del prossimo mese di marzo).
E veniamo ora alle ulteriori note dolenti. Per quanto riguarda la prescrizione n. 49 (“L’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento sia inferiore a 25 g/t coke. Presentare, entro 6 mesi dal rilascio del provvedimento di riesame dell’AIA, un progetto esecutivo per il conseguimento di un valore inferiore a 20 mg/Nm3. Eseguire, con frequenza mensile, il monitoraggio delle emissioni diffuse di polveri da tutte le torri di spegnimento con metodo VDI 2303 (Guidelines for sampling and measurement of dust emission from wet quenching”), di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi per via del caso scoppiato con le emissioni del 1 gennaio scorso, nel verbale d’ispezione è segnalato il perdurare del superamento del valore imposto dall’AIA di 25 grammi per tonnellata. Lo si apprende dalle registrazioni fornite dalla stessa Ilva relative al periodo luglio-settembre 2013, dove in alcuni casi è stato registrato il superamento dei limiti per le torri di spegnimento n. 5 asservite alle batterie 7-8, sia per le torri n. 6 asservite alle batterie 11-12, attualmente in funzione. Inoltre, non risultano aggiornamenti per il progetto per ridurre ulteriormente le emissioni.
I problemi di questa operazione (fisiologica per un siderurgico) sono due come evidenziammo tempo addietro: il primo è che le torri di spegnimento dell’Ilva non sono dotate di filtri che trattengano il particolato del coke che il vapore trascina con sé. L’unica “limitazione” alle polveri emesse infatti, è “garantita” dalle delle così dette “persianine”, che altro non sono che delle sporgenze interne alle torri, su cui la polvere “dovrebbe” depositarsi. Secondo: l’Ilva non è dotata dello spegnimento a secco del coke (“dry quenching”) che viene utilizzato in diversi impianti siderurgici europei, che consente da un lato un notevole risparmio energetico e dall’altro l’eliminazione delle nubi di vapore che portano con se il particolato del coke. ARPA Puglia, nel corso del processo istruttorio della commissione IPPC di riesame dell’AIA, aveva proposto di esaminare la possibilità di adozione di tale procedimento: ma il suggerimento, nemmeno a dirlo, non fu accolto.
Ancora peggio per quanto riguarda la prescrizione n. 70 secondo punto, nella parte relativa alla eliminazione del fenomeno di “slopping” tramite interventi di natura gestionale. Lo scorso 15 novembre l’Ilva dichiarava di aver ultimato l’intervento di implementazione su tutti i convertitori del nuovo sistema ISDS, come evoluzione del sistema RAMS finalizzato alla prevenzione dei fenomeni di “slopping”. ISPRA ed ARPA però, segnalano come permanga ancora inevasa la richiesta del protocollo operativo del nuovo sistema RAMS (come peraltro già evidenziato dalla diffida del 14 giugno scorso).  Dal febbraio al dicembre 2012 si verificarono ben 240 fenomeni di “slopping” nelle due acciaierie.
Dal verbale dell’ultima ispezione, si apprende che sono stati analizzati alcuni episodi anomali nel periodo che va dal 1 settembre all’11 novembre 2013: gran parte degli episodi di emissioni anomale dal tetto delle acciaierie (oltre l’80%), hanno avuto luogo tra le ore 20 e le ore 6 del mattino. Di 21 eventi di emissione straordinaria dal tetto dell’acciaieria annotati sul registro elettronico, ben 17 hanno avuto luogo in quell’intervallo di tempo: in pratica quando, venuta meno la luce del giorno, è pressoché impossibile osservarli ad occhio nudo. A tal proposito è stata richiesta all’Ilva una relazione di approfondimento soprattutto sulle cause tecniche ed ambientali che hanno provocato tali eventi, corredata da una quantificazione degli effetti ambientali.
Infine, la prescrizione n. 85. Che prevedeva, entro 6 mesi dal rilascio del provvedimento di riesame dell’AIA, “una rete di monitoraggio in continuo della qualità dell’aria attraverso l’adozione di 6 centraline di monitoraggio da ubicare in prossimità del perimetro dello stabilimento; la stessa rete, da integrare con la rete regionale secondo le modalità che saranno indicate da ARPA Puglia, sarà implementata da un sistema di monitoraggio d’area ottico spettrale “fence line open-path”, costituito da 5 postazioni DOAS complete e 3 sistemi LIDAR completi”. Lo scorso settembre, ARPA aveva verificato che erano terminate le installazioni delle strumentazioni nelle centraline di stabilimento per il monitoraggio della qualità dell’aria e che i relativi dati vengono trasmessi all’Agenzia per la successiva validazione.
Il problema, come segnalato nei mesi scorsi anche da un’associazione ambientalista locale, riguarda la centralina installata nell’area cokeria. Prima stranezza, il fatto che la recinzione metallica di delimitazione dell’area asservita alla cabina, dove sono ubicati i deposi metri per la caratterizzazione delle polveri, è risultata con cancello aperto e senza lucchetto. Inoltre, viene segnalato il fatto che l’Ilva, del tutto autonomamente, abbia provveduto ad installare un sistema permanente di bagnatura del tratto stradale prospiciente la cabina, cosa che nelle altre aree dove sono installate le altre centraline non avviene. In questo modo, è impossibile stabilire il contributo dell’inquinamento proveniente dall’esercizio degli impianti rispetto a quello dovuto al traffico di veicoli che esercitano in quell’area. La stessa ARPA ha evidenziato all’ISPRA che “il sistema di irrigazione rende l’area della cokeria immediatamente adiacente alla centralina differente rispetto alla situazione ambientale del resto dell’impianto, producendo così una eliminazione del contributo di “fondo” locale ai dati misurati, e quindi rendendo poco significativa la correlabilità dei dati della centralina rispetto alla situazione dell’impianto”.
Quello che sconcerta, al di là del fatto che tali eventi continuano a contribuire all’inquinamento, è il fatto che anche gli enti preposti come ISPRA ed ARPA sono in attesa di capire quale amministrazione debba accertare lo stato di qualità dell’aria e se i termini del rispetto della stessa debbano essere intesi come scadenze temporali o più in generale come prescrizioni. Così come si attende di comprendere quale sarà la nuova procedura di accertamento, contestazione e notifica delle sanzioni. Insomma, si brancola nel buio. Come se si fosse in una zona franca dove nessuno sa esattamente cosa fare. Auguri.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 18.01.2014)

martedì 5 novembre 2013

L'eccellenza assennata dei Tamburi a casa dei Vendolini. Botta e risposta sulla stampa



“Sulla base dei dati io dico che la qualità dell’aria ora al rione Tamburi di Taranto è eccellente”.
Sono le parole pronunciate il 24 ottobre scorso da Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, annoverato tra i 53 indagati nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto.

Il dirigente il 30 ottobre è stato accusato di favoreggiamento a seguito delle pressioni su di lui esercitate dal governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, indagato per concussione, perché ammorbidisse le sue posizioni sull’Ilva. Neppure una settimana prima dell’informazione di garanzia, Assennato ha partecipato alla conferenza “Ilva, tra salute, ambiente e lavoro”, organizzata dalla sezione tarantina di Sel. E le sue parole inequivocabili sullo stato ambientale del rione Tamburi hanno scatenato vibranti proteste e durissime contestazioni tra il pubblico. “E’ uno scandalo dire queste cose”, ha urlato qualcuno. “Non lo dico io, lo dicono i dati. E sono dati trasparenti”, ha replicato il funzionario, visibilmente imbarazzato nella ridda delle grida di dissenso. E alla fine ha sbottato: “Guardate che non ho nessuna paura. Comunque, vi dico che sono un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. E chiedo alle forze dell’ordine, se presenti, di identificare chi ha parlato, perché risponderà delle accuse infamanti che fa”. Il monito non ha sortito gli effetti sperati, ma al contrario ha arroventato la bagarre e scatenato un “buuh” all’unisono. “Basta, io non ho paura di nessuno” – ha rincarato Assennato – “né di chi alza la voce, né di chi alza le mani. Dico sempre che qualche anno fa telefonarono ai miei e dissero: ‘I fascisti hanno fracassato la testa a tuo figlio’. Per fortuna non era vero, ma mia madre si spaventò. Non ho certamente paura di due teppistelli locali, non ho assolutamente paura” (Gisella Ruccia-Fattoquotidiano)


Taranto, Assennato (Arpa Puglia): "L’aria è eccellente (fischi) quando le cokerie sono spente"

"Quando io dico, sulla base dei dati, la qualità dei dati è eccellente, è evidente, sono chiuse sei batterie (cokerie) su dieci". Lo ha affermato, il 24 ottobre scorso, Giorgio Assennato direttore generale dell’Arpa Puglia alla conferenza “Ilva, tra salute, ambiente e lavoro” organizzata dalla sezione tarantina di Sel. Fa discutere il modo, però, il modo in cui è stato presentato il video elaborato da il fatto quotidiano.it, senza citarne la fonte da cui ha tratto le immagini. Per dare profondità all’argomento e restituirne il senso al lettore, riportiamo il discorso del direttore dell’Arpa Puglia Assennato fino al punto in cui arriva la contestazione, rimandando alla parte della querelle all’articolo di Gisella Ruccia del fatto quotidiano.it, per poi nuovamente riportare la parte finale del discorso omessa, relativa cioè ai dati della qualità dell’aria.
“Non possiamo affrontare il problema (quello della qualità dell’aria di Taranto, ndr)- ha introdotto Assennato - se non chiariamo il contesto. Un contesto particolarmente non piacevole poiché è stato affrontato dal Governo a colpi di decreti legge, con una serie di misure imposte dall’esterno sulla città e anche sulle istituzioni. Non è stata una bella logica. Questi provvedimenti si inseriscono in una lunga logica di decisioni “romane” caratterizzate esattamente dal contrario di quanto si dovrebbe fare. Si dovrebbe fare trasparenza, pianificazione, crono programmi, e invece si fa il contrario. Nell’ultima legge (Legge n. 89 del 4 agosto 2013), il compito dei tre esperti, secondo una riduttiva impostazione ministeriale, si limita a definire gli spostamenti dei tempi di prescrizione dell’Aia dell’Ilva. Cioè cambiare l’Aia dell’Ilva, allungandone i tempi di prescrizione in funzione della constatata incapacità dell’Ilva a rispettarne i limiti temporali. I tre esperti hanno fatto anche questo, e all’Arpa Puglia non piace, perché non sufficientemente motivato, ma hanno anche inquadrato la situazione in un modello concettuale unitario che lega ambiente e salute, che lega l’ambiente di lavoro all’ambiente di vita. Ora tutto questo dovrà essere recepito dal Piano Industriale. E quello che definirà le prospettive sarà il piano industriale, e finché non lo vedremo, non sapremo. Quello che vediamo ora, dunque, è una realtà distorta. Quando io dico, sulla base dei dati, la qualità dei dati è eccellente, è evidente, sono chiuse sei batterie (cokerie) su dieci.
(Fischi e bagarre, leggi se sei interessato l’articolo del fatto quotidiano).
“Ovviamente quando si chiudono le cokerie - ha infine affermato Assennato - i livelli di benzopirene si abbassano ai livelli di soglia” consentiti dalla legge. I nostri dati (quelli dell’Arpa Puglia, ndr) – ha detto Assennato – piacciono quando mostriamo dei dati “alti” di benzopirene, ma vanno accettati “anche quando mostriamo dei dati “bassi”.
“E’ ovvio che sono bassi – ha infine spiegato – sono chiuse le cokerie! Quando si chiudono le cokerie si abbassa il benzo(a)pirene. Anche le polveri sottili (Pm10) sono molto basse, analogamente perché sono chiuse le cokerie”.
Quando il fattoquotidiano.it. non sussiste. L’articolo di Gisella Ruccia, offre una limitata e parziale, omettendo i motivi per i quali sarebbe “eccellente” la qualità dell’aria. La giornalista del Fatto Quotidiano.it, nell’articolo che ha pubblicato ieri sera, ha dimenticato di inserire tutte le frasi più rilevanti dal punto di vista “giornalistico” che “tecnico”, sulla qualità dell’aria nel quartiere Tamburi di Taranto che emergono nel video, (ri)tagliato e montato in modo tale da non farne comprendere il senso. Per acquisire profondità rimandiamo alla fonte originale, pubblicato su you tube da Massimo Turco, “SEL Taranto 24 /10 /13 Prof Giorgio Assennato ARPA Puglia”.
Eco dalle città riporta, tra i commenti scaturiti dall’articolo, quello dell’internauta “Taranto” che riesce non solo a restituire il senso dell’accaduto, ma anche a portare avanti il dibattito sulla qualità dell’aria a Taranto:
«Credo che Assennato abbia qualche problema di comunicazione: un giorno afferma che "la qualità dell'aria è eccellente", un altro giorno invece afferma che le attuali misure ambientali sono totalmente falsate "dal fatto che ora c'è la chiusura degli impianti di 6 batterie su 10 delle cokerie dell’Ilva e quindi in qualche modo il dato ambientale è drogato. La valutazione sanitaria sulla base di dati ovviamente positivi, legati alla chiusura degli impianti è priva di senso". Se dicesse entrambe le cose lo stesso giorno, farebbe chiarezza e non genererebbe confusione. Chissà quando potrà spiegare come mai le misurazioni degli IPA (idrocarburi policiclici aromatici, ndr) in continuo all'interno dello stabilimento ancora non funzionano». (Ecodallecittà)

domenica 22 settembre 2013

Un titolo ambiguo...



Pare brutto, nel 2013, pensare di "buttare via" tutti quei soldi per migliorare (manco risolvere) la compatibilità ambientale? Costavano meno quattro tarantini tumorati e una fetta d'Italia trasformata in discarica per sempre?
E come "scongiuriamo" l'infrazione, col certificato medico taroccato come gli studenti che si assentano nel giorno delle interrogazioni?
Ah, che brutta cosa il giornalismo ambiguo (e manco troppo...)!

L'ilva produrrà acciaio pulito. Ma a che prezzo?
A Taranto si produrrà acciaio pulito. Quando non si sa. Nel frattempo, gli scarichi dell’Ilva finiscono sotto la lente della Commissione europea che, salvo dietrofront dell’ultimo minuto, giovedì prossimo aprirà una procedura di infrazione in materia ambientale contro l’Italia. Contraddizioni, ennesime, di una vicenda, quella dello stabilimento siderurgico più grande d’Italia, che è ben lontana da una soluzione.
Circa 2 milioni di tonnellate annue, sulle otto in totale concesse dalla nuova Aia, potrebbero essere prodotte con una tecnologia che non avrà più bisogno dell’agglomerato e delle cokerie. Il vantaggio è quello di un drastico abbattimento dell’inquinamento e un incremento della produttività degli altoforni. Saranno usati pallets di ferro preridotto e metano al posto del carbon coke. Inoltre, verrebbero ridimensionati i parchi minerali e lo spolverio, purtroppo tipico di queste aree, subirebbe una riduzione complessiva dovuta anche al fatto che il preridotto si presenta in forma spugnosa.
“Una sfida - ha detto il sub commissario Edo Ronchi - non solo per risanare la fabbrica, ma anche per produrre acciaio in modo pulito”. E annuncia un accordo con un pool di banche da 2,4 miliardi di euro per finanziare i lavori dell’Autorizzazione integrata ambientale. Un miliardo e 800 milioni per la stessa Aia in tre anni, il resto, invece, per manutenzioni e innovazioni impiantistiche.
LA SIDERURGIA ECOLOGICA IN EUROPA
Taranto, quindi, come la siderurgia austriaca. Il siderurgico di Linz è stato in grado, nel tempo, di adeguare le sue tecniche produttive alle migliori disponibili al momento diventando punto di riferimento normativo a livello europeo in materia ambientale. Inoltre, è riuscito a mantenere competitiva la propria produzione nei confronti della concorrenza degli operatori dei paesi emergenti. La città austriaca ospita un’acciaieria che produce più della metà dell’acciaio che si produce a Taranto. Eppure Linz è la seconda città dell’Austria per salubrità dell’aria.
O come a Dortmund, conosciuta come la città dell’acciaio e della birra nella Ruhr più profonda e industrializzata. Ma al giorno d’oggi non ci sono più minatori all’opera e gli altiforni sono ormai raffreddati da tempo. Restano in città le ex fabbriche diventate musei e luoghi di ritrovo culturale. E ancora Duisburg ed Essen, completamente riconvertite e ora fiori all’occhiello della cultura tedesca.
Metz, in Francia, Bilbao, in Spagna, Heerhungowaard, in Olanda. Tutte città riconvertite all’acciaio pulito. Tutte, tranne Taranto, dove invece si è ad un punto di non ritorno: o la salute o il lavoro.
VIOLATI I LIMITI, ITALIA A RISCHIO INFRAZIONE
“L’Ilva ha violato i limiti di vari permessi ambientali concessi dalle autorità italiane, e l'Italia non ha monitorato a sufficienza queste violazioni e non ha preso misure adeguate”, spiega una fonte della Commissione Ue. Al ministero dell’Ambiente, che è in costante contatto con la Commissione sui vari temi ambientali, al momento non è ancora arrivata nessuna comunicazione ufficiale. Però, secondo quanto apprende l’agenzia Ansa, già nelle prossime ore il ministro Orlando invierà una lettera al commissario all’ambiente Janez Potocnik, con tutti gli aggiornamenti inerenti la salvaguardia ambientale dell’Ilva, resi possibili dal commissariamento dell’azienda.
Dal marzo 2012 è attivo un fitto carteggio tra la Commissione e l’Italia finalizzato all’acquisizione, da parte di Bruxelles, delle informazioni necessarie a valutare la situazione. Le risposte italiane date finora non sono però bastate a rassicurare la Commissione sul rispetto delle norme europee in materia di ambiente. Tanto che la proposta di avvio della procedura d’infrazione ha superato la fase istruttoria ed è pronta per essere esaminata dal collegio dei commissari. Si lavora per scongiurarla. (panorama)

mercoledì 11 settembre 2013

Tutto "sotto"controllo

Ilva Taranto, cokeria fuori controllo

Potremmo sintetizzare: siamo di fronte all’8 settembre dei sistemi di monitoraggio ambientale in cokeria. 
Sembra una disfatta.
Infatti a Taranto l’8 settembre 2013 è avvenuto il blocco totale di tutti i sistemi di rilevazione ambientale nella cokeria Ilva previsti dalle prescrizioni AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).
Cosa è accaduto esattamente? Negli scorsi giorni una dopo l’altra hanno smesso di funzionare le varie centraline che dovevano rilevare gli inquinanti della cokeria. Parliamo di uno degli impianti che il GIP Patrizia Todisco aveva posto sotto sequestro senza facoltà d’uso.
Il sistema di monitoraggio traballava da giorni. Finché l’8 settembre tutte le centraline della cokeria sono andate in tilt per rimanere fino ad ora in silenzio, prive di dati.

Dall’8 settembre infatti non funzionano più le centraline di rilevazione dell’acido solfidrico, degli idrocarburi policiclici aromatici, del PM 10, del PM 10-ENV, del PM 2,5, del benzene, del biossido di zolfo, del biossido d’azoto e del monossido di carbonio. E anche per la postazione dei Tamburi sono saltati tutti i sistemi di rilevamento degli inquinanti sopra elencati.
Dopo che è stata cancellata la figura del Garante dell’AIA non si capisce a chi comunicare tutto questo.
Ma consultando il sito di Arpa Puglia - dove in bella vista si trova un bottoncino per controllare a distanza i dati interni degli inquinanti dell’Ilva – si scopre che le centraline per rilevare gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) nell’Ilva continuano a non funzionare. La rete degli analizzatori IPA in continuo (che potevano registrare fino a un dato ogni dieci secondi) doveva essere il fiore all’occhiello della nuova AIA garantendo il controllo in tempo reale sui cancerogeni più insidiosi liberati dalle emissioni diffuse e fuggitive. E invece le centraline degli IPA, dopo aver dato vari valori sballati che PeaceLink ha segnalato prontamente (i valori di concentrazione degli IPA della cokeria risultavano inferiori a quelli del quartiere Tamburi!), alla fine si sono bloccate tutte assieme, rivelandosi inefficienti dopo essere risultate inaffidabili proprio nei punti cruciali.
E’ opportuno osservare che negli scorsi giorni le due centraline del Pm 10 della cokeria hanno costantemente registrato concentrazioni elevate di polveri sottili fino a sfiorare i 140 microgrammi a metro cubo, per poi smettere di funzionare.  Tutto questo verificatelo voi stessi consultando il sito dell’ARPA dove è presente la “Rete di monitoraggio della Qualità dell’Aria interna allo stabilimento ILVA di Taranto“.
Ancora una volta si constata l’assenza di qualsiasi intervento da parte del Sindaco di Taranto.
Taranto è abbandonata mentre l’AIA si rileva un colabrodo. (FQ)

giovedì 2 maggio 2013

Tra il dire e il fare..

Conferenza stampa di PeaceLink (2/5/2013)

“Inquinamento: è arrivata la svolta o siamo solo alla pausa?”

Ci risulta che almeno 11 navi piene di carbon coke sono attraccate a Taranto nel 2013 e hanno rifornito l'Ilva. Questo significa che le emissioni del benzo(a)pirene (frutto della cottura del carbon coke nella cokeria) sono destinate a calare drasticamente nel quartiere Tamburi di Taranto. Ma l'inquinamento complessivo continua a rimanere preoccupante per via della composizione chimica (più tossica che in altre città) delle polveri sottili (PM10) che continuano ad essere inalate dagli abitanti del quartiere Tamburi e anche nei quartieri più distanti di Taranto.
Alessandro Marescotti


Si allega la documentazione distribuita nella conferenza stampa. In essa sono emersi cinque elementi di conoscenza.
1) Per i lavori prescritti dall'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) l'Ilva ha fermato le batterie più inquinanti della sua cokeria. Le batterie fermate sono anche le più vicine al fronte urbano. Rimangono in funzione solo quelle più lontane dalle case. Per poter ovviare alla mancata produzione della propria produzione di carbon coke negli ultimi mesi sono arrivate almeno 11 navi per rifornire l'Ilva di carbon coke.
 2) E' ragionevole pensare che - per la prima volta a Taranto - possa essere registrato nel quartiere Tamburi (il più vicino all'Ilva) un calo drastico del benzo(a)pirene, il che confermerebbe il nesso che lega le emissioni della cokeria alla presenza di benzo(a)pirene nell'aria che si respira in quel quartiere, storicamente considerato il simbolo dell'inquinamento di Taranto. Siamo in attesa pertanto dei dati dell'Arpa sul benzo(a)pirene per verificare se al fermo delle batterie più inquinanti corrisponde un calo significativo del benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi, il che sarebbe un importante elemento ai fini delle indagini della Procura.
3) L'alleggerimento dell'inquinamento è tuttavia transitorio. Non è il risultato "miracoloso" dell'AIA ma deriva semplicemente del fermo tecnico delle batterie più vicine e più inquinanti. Quando la produzione ritornerà come prima, l'inquinamento tornerà verosimilmente a salire.
4) L'aria del quartiere Tamburi tuttavia rimane non salubre. Lo dimostriamo con i dati del PM10 (polveri sottili) della centralina dell'Arpa di via Machiavelli nel quartiere Tamburi. Tali dati sono stati moltiplicati per il "coefficiente di tossicità" di quelle polveri sottili, pari a 2,226. Grazie a questo calcolo possiamo dichiarare che chi vive nel quartiere Tamburi è ancora a rischio, nonostante il calo della concentrazione del PM10. Ad esempio 32 microgrammi di PM10 nel quartiere Tamburi di Taranto hanno effetti sanitari, in termini di mortalità, equivalenti a 70 microgrammi di PM10 a Milano, a Torino o a Bologna. Ma mentre a Milano, Torino o Bologna il valore di 70 segnerebbe uno sforamento del limite di legge, a Taranto il valore di 32 risulta "a norma", pur rappresentando lo stesso pericolo in termini di mortalità. Ciò è causato dalla composizione chimica delle polveri ddi Taranto, come affermato dall'Istituto Superiore della Sanità. Nel file allegato vi sono ulteriori elementi di documentazione di tale affermazione.
5) PeaceLink chiede al Centro Ambiente e Salute di Taranto (in cui confluiscono le competenze di Asl e Arpa) di fornire i dati della mortalità e dei ricoveri mese per mese, suddivisi per quartiere, età, sesso, causa e professione. Ad oggi invece i morti vengono resi noti solo dopo tre anni mentre i ricoveri non vengono comunicati al pubblico, evidentemente per una scelta politica: quella di non allarmare la popolazione. E soprattutto ciò non viene fatto, evidentemente, per non indagare sul nesso fra danni alla salute e inquinamento. A tal fine nel file allegato riportiamo imporanti informazioni che dimostrano come è possibile studiare il nesso fra ricoveri ed emissioni di un'acciaieria nell'Utah (Stati Uniti).

Allegati

Ed ecco cosa hanno "voluto capire" i giornalisti:

Ilva, Peacelink: “Centralina Arpa troppo lontana da fabbrica. Dati sottostimati”

La centralina Arpa di via Machiavelli (quartiere Tamburi) è troppo lontana dall’Ilva e i dati sono sottostimati. Ad esempio nel 2012 i dati del benzopirene sono arrivati a 0,9 nanogrammi a metro cubo, ma avrebbero sicuramente superato la fatidica soglia di 1 nanogrammo a metro cubo se vi fosse stata un’altra centralina posizionata più vicina all’Ilva”.
 Lo ha sottolineato il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti nel corso di una conferenza stampa. Stessa considerazione – ha proseguito – si può fare per il PM10 (polveri sottili). Chiediamo pertanto l’attivazione di una nuova centralina collocata nei pressi delle case più vicine all’Ilva oppure accanto alla scuola elementare Deledda, una delle più inquinate del quartiere Tamburi su cui dovrà intervenire la bonifica”.
“La centralina Arpa di via Machiavelli – ha aggiunto – dista ben 1700 metri dalla cokeria e circa 1000 metri dal parco minerali dell’Ilva”. Peacelink, inoltre, non ritiene appropriata l’informazione che viene fornita dall’Arpa sul PM10 (ossia le polveri sottili): “il sistema informativo dell’Ilva fornisce dati di ‘buona qualità dell’aria anche quando viene registrata una concentrazione di 32 microgrammi a metro cubo”. Per Marescotti “il potenziale tossico delle polveri di Taranto è di gran lunga superiore al potenziale tossico delle polveri di altre città italiane. Per costruire un indice di qualità dell’aria su basi scientifiche è necessario conoscere e far conoscere il rischio sanitario associato alla concentrazione delle polveri sottili. Lo stato attuale delle conoscenze in ambito epidemiologico – conclude – è sufficiente per dire che le alle polveri sottili ad esempio del quartiere Tamburi di Taranto è associabile un rischio sanitario più che doppio rispetto alla stessa concentrazione di Milano o di Torino”. (PaeseNuovo)

venerdì 15 marzo 2013

Se n'è accorta anche l'ISPRA: l'Ilva sbuffa da tutti i pori

...e per fortuna che il Ministero del Circo Clini ha detto che va tutto bene!


Taranto, ispettori Ispra nelle cokerie Ilva: emissioni oltre i limiti

Emissioni fuori legge dall’Ilva, in particolare dalle cokerie. A segnarlo, per ora solo al ministero dell’Ambiente in attesa di inviare una circostanziata relazione alle autorità competenti, è l’Ispra a seguito della tre giorni di ispezione (dal 5 al 7 marzo) compiuta nell’Ilva per verificare lo stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali previsiti dalla nuova Aia. Gli ispettori dell’Ispra, in particolare, avrebbero accertato alcune violazioni dei limiti emissivi prescritti dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale. I funzionari dell’Isti - tuto superiore per la protezione e la ricerca ambientale fanno riferimento al «rispetto della durata delle emissioni visibili durante il carimento della miscela nelle batterie 3-4-5-6-9-10 della cokeria perché i tempi sono quasi sempre superiori ai 30 secondo previsti».
Inoltre, non vengono rispettate «le prestazioni emissive per il parametro polveri nel reparto cokefazione con il superamento del limite di 20 microgrammi di concentrazione di polveri per le batterie 9-10 della cokeria, con particolare accentuazione al superamento nella giornata di wind days verificatosi il 3 marzo. Per le batterie 3-4-5-6 ora ferme, sono stati inoltre verificati il superamento dei limiti emissivi prima della chiusura».
I tecnici dell’Ispra censurano, inoltre, «l’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento 1 e 2, asservite alle batterie 3-4 e 5-6 della cokeria non più in esercizio, emissione superiore ai limiti prima della fermata delle batterie; superamenti sono stati registrati anche per la torre di spegnimento 7 asservita alle batterie 11-12, attualmente in funzione, esaminando i monitoraggi mensili delle emissioni diffuse di polveri». L’Ilva, insomma, continua ad inquinare, visto che dopo la comunicazione di notizia di reato fatta dall’Arpa alla Procura della repubblica a metà febbraio e ancora coperta da diversi omissis, ora anche l’Ispra segnala la violazione dei limiti emissivi previsti dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale.
Tutta da verificare è la perseguibilità penale del «nuovo» inquinamento considerato che la legge salva-Ilva di fatto consente all’azienda di utilizzare gli impianti per 36 mesi dal rilascio dell’Aia, senza incorrere nel rischio di vederseli sequestrare senza facoltà d’uso come avvenne il 26 luglio scorso, quando fu eseguito il provvedimento firmato dal gip Patrizia Todisco che decise così di porre fine alle emissioni, causa di malattie e morte per operai e cittadini. (GdM)