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venerdì 27 novembre 2015

Un po' di storia

Genova - Un pezzo di storia d’Italia, un pezzo di storia di Genova, nel segno dell’economia, ma anche della cultura e del percorso sociale. «L’Ilva non solo rappresenta uno dei pilastri dell’industria siderurgica italiana, ma è anche capace di raccontare come siano cambiati i processi economici e sociali nel nostro Paese in quest’ultimo secolo», racconta Claudia Cerioli, curatrice dell’inventario “Archivio Ilva: 1882-1994”, pubblicato dalla Fondazione Ansaldo con prefazione di Marco Doria.

«Un volume che arriva al termine di tre anni di lavoro in cui sono stati raccolti e analizzati tutti i documenti di un archivio molto vasto - sottolinea Cerioli – non solo si ripercorre la cronologia industriale dell’impresa, ma si fanno emergere anche gli aspetti più curiosi nei confronti dei propri dipendenti. Si parte dai suoi inizi, passando per gli assorbimenti storici fra i quali anche quelli degli stabilimenti di Campi e Cornigliano, assumendo il nome di Italsider, arrivando fino alla privatizzazione negli anni ’90 con il gruppo Riva. Non si dimenticano anche le iniziative culturali, si pensi per esempio al supporto ai lavori cinematografici di Eugenio Carmi e Kurt Blum, al contributo sostanziale nella costruzione di case popolari a Sturla e San Martino fino alla progettazione del dopolavoro e delle vacanze».

Sudore, lavoro e organizzazionemeticolosa della vita dei proprilavoratori. «L’Ilva, quando era pubblica, aveva un’organizzazione oggi impensabile – continua Cerioli – per alcune frange sindacali era fin troppo totalizzante: per i propri lavoratori costruiva case popolari negli anni ’50, molto diverse da quelle del boom economico di vent’anni dopo, offrivasvago e organizzava vacanze per la famiglia. Una presenza molto forte, che oggi sembra parte di un altro mondo».

L’archivio Ilva, costituito da cinquemila unità, è uno dei complessi archivistici tra i più importanti dell’intero patrimonio documentale della Fondazione Ansaldo. Già dichiarata di notevole interesse storico il 30 giugno del 1983, quando ancora era conservata all’archivio storico Nuova Italsider, la parte più consistente della documentazionevenne ceduta in comodato dall’Ilva Spa, nel 1993, all’allora Archivio Storico Ansaldo. (secoloxix)

mercoledì 4 novembre 2015

Genova zinca zinca!

Ilva, i commissari confermano gli investimenti nel 2016 

A Genova i commissari confermano gli investimenti per lo stabilimento Ilva di Cornigliano. E se ieri Piero Gnudi, insieme agli altri commissari Enrico Laghi e Corrado Carrubba, ha partecipato ad un vertice in prefettura nel capoluogo ligure, oggi lo stesso commissario sarà a Bari per partecipare ad un dibattito sull’Ilva. Da Nord a Sud si conferma la volontà dell’amministrazione straordinaria di non gettare la spugna sul gruppo siderurgico anzi di rilanciare la produzione nei due stabilimenti di punta: Taranto e Genova.
Un investimento di circa 6-8 milioni di euro entro il 2016 per l’adeguamento della linea 4 della zincatura che dovrebbe portare al riassorbimento di 80-100 lavoratori dell'Ilva di Cornigliano dei 750 oggi in solidarietà è l’impegno che il commissario straordinario Laghi ha preso ieri nell'ambito del collegio di vigilanza sull'accordo Ilva. L'incontro era stato convocato dal prefetto genovese Fiamma Spena sul futuro dello stabilimento e vi hanno partecipato, appunto, anche Gnudi e Carrubba.
«Riteniamo che Genova sia strategica per Ilva e che quindi possono essere attivati una serie di investimenti compatibilmente con le risorse a disposizione che diano sempre maggiore centralità allo stabilimento di Cornigliano» ha detto Laghi.
L’incontro durato circa due ore ha visto la partecipazione delle istituzioni locali e della Regione Liguria . Sull'altro investimento importante chiesto dai sindacati e dalle istituzioni locali, quello relativo alla banda stagnata e che vale circa 120 milioni di euro, Laghi ha detto che si tratta di un investimento che «si sta studiando ma il volume di investimenti necessario per tutto il gruppo è molto ingente, quindi occorre muoversi con gradualità a partire dalle risorse a disposizione». Abbastanza soddisfatti i sindacati. «Solo la ripartenza della zincatura - spiega il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro - potrebbe far rientrare 80-100 persone. È sicuramente un passo avanti ed è un messaggio positivo il fatto che a Genova siano venuti tutti e tre i commissari dell'Ilva e i responsabili dell'azienda».
E se i commissari presto incontreranno i sindacati in un vertice che sarà convocato a breve, non si spengono le polemiche sul loro operato, arrivate dal presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi, ancora l’altro ieri. Sul tema interviene Forza Italia: «Confindustria oggi boccia i commissari dello stabilimento siderurgico Ilva, ma si tratta di una circostanza ormai assodata e condivisa. C’è un dato che, però, non possiamo non stigmatizzare ed è il silenzio del governo nazionale. Non sappiamo se nell’agenda di Renzi ci sia una visione per non disperdere un valore straordinario rappresentato dalla siderurgia italiana nè se ci sia la previsione di interventi seri per rilanciare il connubio salute-lavoro. È evidente che qualcuno abbia deciso di non decidere, lasciando che il polo tarantino navighi senza un comandante al timone», afferma in una nota Luigi Vitali, coordinatore regionale del partito.
«Per questo - aggiunge - abbiamo organizzato un incontro sul tema con i rappresentanti pugliesi di Confindustria, Michele Emiliano e mondo universitario il 30 ottobre scorso. Lo abbiamo fatto perché quando si parla di una realtà che costituisce il 4% del Pil regionale bisogna tenere l'attenzione ai massimi livelli. I commissari sono inadeguati e l'Ilva perde 59 milioni di euro l'anno». «È il momento - conclude Vitali- dopo anni di giri a vuoto, di mettere il governo nazionale all'angolo: Renzi deve dire cosa intende fare ai cittadini. Lo deve a migliaia di lavoratori e ad un'intera Regione che, come la Puglia, ha veramente troppo da perdere».
Anche il segretario nazionale dell'Italia dei Valori Ignazio Messina è tornato sul caso siderurgico. L’occasione è stata una conferenza stampa organizzata a Bari. «Diciamo convintamente sì a una newco per il rilancio dell’Ilva di Taranto, ipotesi che peraltro coincide con la proposta sulla quale da tempo insiste l’Italia dei Valori. Occorre poi fare il più presto possibile per giungere ad un serio risanamento ambientale - ha precisato il leader dell'Idv - e nel contempo è prioritario utilizzare i soldi dei Riva, pari a un miliardo e cento milioni di euro, necessari per la complessiva riqualificazione dell'impianto. Non vorremmo che i cittadini siano beffardamente obbligati a pagare due volte: la prima perché sono stati danneggiati e la seconda perché costretti a pagare di tasca propria il risanamento». (Quot)

mercoledì 8 aprile 2015

Operai esemplari (a Genova...)

Genova – Lavoratori Ilva ridipingono le ringhiere di corso Italia

Vernice offerta a prezzo ridotto dalla Boero Colori e mano d’opera garantita dai lavori socialmente utili dei dipendenti Ilva in cassa integrazione. Iniziano ad aprile i lavori di riqualificazione di corso Italia, con il rifacimento della ringhiera dell’intera passeggiata.
Il Comune di Genova potrà coprire le spese grazie ai risparmi sulla vernice e sulla mano d’opera offerta “gratuitamente” dai lavoratori in cassa integrazione dell’Ilva inseriti nei progetti per i lavori socialmente utili.
I lavori inizieranno al più presto e vanno ad inserirsi in un piano più vasto di interventi di ripristino che costeranno al Comune di Genova ben 100mila euro provenienti dal piano triennale dei lavori pubblici e che comprendono, tra l’altro, il ripristino della piastrellatura.
“Queste opere comportano un impegno economico consistente ma necessario per la nostra promenade – ha commentato il presidente Alessandro Morgante – una strada di pregio che ospita molte iniziative, tra cui la prossima edizione di Apriamo Corso Italia, prevista per il 19 aprile in occasione della Mezza Maratona di Genova”. (Liguriaoggi)

Operai Ilva in cig ristrutturano scuola

"Il lavoro anche quando è in crisi, come è avvenuto per l'Ilva, dimostra di essere ancora una volta una grande risorsa per la città". Simone Leoncini, presidente del Municipio Centro Est di Genova, riassume così l'opera di una squadra di 7 lavoratori di Ilva in cig che impegnati in lavori socialmente utili hanno ristrutturato un'ala della scuola Mazza, in via Napoli. (ANSA)

giovedì 2 ottobre 2014

Socialmente utili e remunerati. Punti di vista a Genova!

Ilva, sì di massa al lavoro in Comune

I siderurgici dell’Ilva hanno aderito in massa alla proposta del Comune di svolgere lavori di pubblica utilità: ieri su 765 dipendenti entrati in cassa integrazione già 700 si sono presentati alla Sala Chiamata del Porto e di questi solo 28, il 4%, hanno detto no.
Tutti gli altri, il 96%, hanno accettato la proposta di andare a lavorare nei cimiteri, alle manutenzioni o negli uffici per conto del Comune, di Aster o Amiu in modo da guadagnarsi l'integrazione al reddito che permetterà loro di raggiungere assieme alla cassa circa il 78% dello stipendio di un sesto livello. Gli altri 65 verranno ascoltati ancora fra oggi e domani, poi entro sabato tutti verranno assegnati ai singoli progetti e verranno informati dove dovranno presentarsi lunedì mattina per iniziare il loro nuovo lavoro, trenta ore la settimana su cinque giorni, dal lunedì al venerdì.
"Gli uffici comunali stanno facendo i salti mortali per completare tutto il lavoro in così poco tempo  -  spiega Franco Oddone, assessore allo sviluppo economico del comune di Genova  -  abbiamo predisposto progetti modulari, che possono accogliere più o meno persone a seconda delle disponibilità, delle qualifiche e delle attinenze. Il tentativo è quello di soddisfare se possibile anche le preferenze dei singoli, vogliamo che la gente possa venire al lavoro motivata e che si renda conto che questa è un'opportunità per loro ma anche per rendere un servizio importante alla città". Ieri così i lavoratori hanno trovato alla sala Chiamata del Porto ben quindici banchetti con due tecnici comunali ciascuno, sopra un cartello che indicava la lettera del cognome, a tutti è stato chiesto in primo luogo se intendevano aderire e poi un po' di notizie in più su eventuali capacità non inserite nella scheda o preferenze.
Già ieri le adesioni sono state molto alte, mentre nel 2005 al momento della chiusura dell'area a caldo su 550 persone avevano aderito ai lavori socialmente utili non più di 400. Questa volta la crisi morde di più e quasi tutti hanno dato la loro disponibilità, chi non l'ha fatto l'ha giustificato con motivi personali gravi, come ad esempio una mamma anziana a carico dove costa meno restare a casa e non prendere l'integrazione che assumere una badante. Da sabato sera quindi si conosceranno i numeri esatti delle persone impiegate sui singoli progetti, tute e materiale antinfortunistico sarà messo a disposizione dall'Ilva e da lunedì si inizia. "I lavoratori hanno accolto positivamente questa soluzione  -  dice ora Bruno Manganaro, segretario Fiom  -  deve essere chiaro però che sono in aggiunta, non possono essere messi a coprire lavori svolti da altri, per esempio magari lasciando a casa dei precari. Su questo vigileremo, perché come abbiamo tutelato i siderurgici tuteliamo anche i lavoratori del pubblico impiego". (Rep)

Ilva, dieci anni dopo allo stesso punto

Vincenzo Ferraro si affaccia nella sala gremita, per mano porta il figlio. «È un giorno di lavoro per tutti, non sapevo a chi lasciarlo...e speriamo mi porti anche un po’ di fortuna». C’era Vincenzo, che all’Ilva lavora dal 2003, ma non c’era il piccolo quando, era il 2005, si diede inizio a una rivoluzione che non è mai stata.

mercoledì 16 ottobre 2013

Asset, produzione e strategie: quando il sindacalista parla da capitalista convinto!

«Taranto e Genova destino comune»

«Dalla Legge di stabilità ci aspettiamo seri tagli al cuneo fiscale, perchè siamo stanchi delle tasse che gravano sul lavoro e che rallentano costumi ed investimenti. Quindi ci auguriamo che il governo eserciti un agire concreto da questo punto di vista».
Lo ha detto Rocco Palombella, tarantino, già numero uno della Uilm ionica e ora segretario generale della Uilm nazionale.
Il sindacalista ha parlato a Genova in un incontro con i metalmeccanici liguri. Tra Taranto e Genova c’è un denominatore comune che si chiama Ilva. E sulle sorti dello stabilimento siderurgico si è soffermato Palombella. «Salvaguardare gli impianti produttivi dell’Ilva a Taranto – ha proseguito – significa garantire quelli di Cornegliano a Genova per evitare ogni tipo di effetto domino che ci faccia soccombere rispetto ad altri produttori emergenti sui nostri segmenti di mercato».
Nel corso della riunione sono stati affrontati anche i temi al centro dell’agenda del Governo a cominciare dai provvedimenti in favore del lavoro.
Secondo Palombella «ci vuole ponderazione ed equilibrio perchè gli interventi a favore del lavoro devono essere incisivi, ma non devono gravare poi sugli stessi lavoratori con ulteriori restringimenti a voci fondamentali per la loro vita, come le spese sanitarie».
Il leader della Uilm ha toccato poi i punti di crisi relativi ai problemi del navalmeccanico e al settore civile di Finmeccanica. «La cantieristica – ha sottolineato – affonda gran parte del proprio retroterra produttivo in questa regione. Mai come ora occorre sostenerla». E alle preoccupazioni dei metalmeccanici liguri risponde: «Occorre salvaguardare gli asset strategici dei settori di trasporti ed energia costituiti da Ansaldo Energia, Ansaldo STS e Ansaldo Breda».
Quanto alla necessità di salvaguardare il settore siderurgico, secondo Palombella «senza la produzione d’acciaio – ha concluso – si paralizza il manifatturiero all’interno del perimetro nazionale e la nostra industria non sarà più in grado di competere a livello internazionale». (CdG)

lunedì 28 gennaio 2013

Fenomenologia italiana

Ovvero la catena indissolubile tra l'assenza (interessata ed omertosa) di senso della realtà di chi parla per i lavoratori e i lavoratori che vengono mandati a casa.

Genova - Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom-.Cgil ha dichiarato questa mattina il suo auspicio verso un intervento pubblico-privato per salvare ILVA

"Ci auguriamo che sia possibile che tra procura e governo si possa trovare dissequestro parziale dei materiali stoccati in banchina a Taranto, sequestrando poi i soldi dei Riva per investirli dentro l'azienda ma pensiamo che l'assetto proprietario non sia più in grado e non abbia la credibilità di garantire investimenti e rilancio. Quello che si dovrebbe fare è decidere che ci sia un intervento diretto publico nella gestione dell'impresa e nel pacchetto azionario ma ci rivolgiamo anche alle altre imprese siderurgiche del Paese. Sarebbe utile pensare a una joint venture che garantisse la riorganizzazione dell'Ilva gli investimenti e rilanciarla".
Ha proseguito poi Landini, "Naturalmente non può essere che la famiglia Riva semplicemente assista e quindi c'é bisogno che chi ha inquinato dia un contributo per risanare". Insomma, "il blocco definitivo dell'Ilva non è il modo per difendere e risanare l'azienda. Un intervento pubblico assieme all'intervento privato: se davvero gli imprenditori hanno interesse che la siderurgia resti nel paese devono intervenire". (Primocanale)

Ilva, scatta la cassa integrazione nell'indotto

Cassa integrazione per tredici settimane alla Omev, azienda elettromeccanica dell'indotto Ilva che opera a Vado Ligure. Il provvedimento è stato deciso per la situazione di stallo nella quale versa l’Ilva di Taranto, uno dei principali clienti dell'industria del ponente savonese.
“Speriamo – ha detto il direttore dello stabilimento Franco Poggio – che si possa acquisire una serie di commesse che facciano rientrare al piu' presto questo periodo di cassa. Ma siamo preoccupati per la situazione che si sta delineando per l'Ilva per la quale sono in gioco in tutta Italia 50 mila posti di lavoro”. Preoccupati anche i sindacati: “Nel Savonese abbiamo ormai raggiunto quota 25.000 disoccupati, e 2.000 su 3.500 metalmeccanici sono in casa integrazione” ha detto Andrea Pasa della Fiom/Cgil. (Savonanews)

Ilva, sindacati sul piede di guerra. "L'azienda paghi gli stipendi"

Per i lavoratori dell'Ilva si apre oggi un'altra settimana cruciale. Dovrebbero essere affrontati, infatti, i nodi degli stipendi di febbraio e della nuova cassa integrazione negli stabilimenti Ilva di Taranto, Genova e Novi Ligure. L'azienda l'ha prospettata per 7-8mila lavoratori a causa della particolare situazione determinatasi a Taranto, ma il Governo l'ha temporaneamente fermata perché vuole prima approfondire il dossier Ilva e vedere se la permanenza del sequestro giudiziario delle merci e la scelta aziendale di non far ripartire gli impianti dell'area a freddo a Taranto sono vincoli insormontabili o c'è ancora uno spazio di mediazione in modo da alleggerire la situazione. Preoccupa soprattutto la possibilità che l'azienda non possa fronteggiare la scadenza degli stipendi che è immediata e per la quale servono ogni mese 78 milioni di euro.
Questo tipo di verifica è cominciata già giovedì scorso, all'indomani della decisione della Procura di Taranto di respingere anche l'ultima richiesta di dissequestro vincolato fatta dall'Ilva e probabilmente proseguirà anche nei primissimi giorni della prossima. I sindacati dei metalmeccanici attendono una convocazione dell'azienda per capire quali sono gli scenari a breve termine, chiedono la puntuale corresponsione delle retribuzioni, e pongono un paletto affermando che non c'è alcuna disponibilità a trattare su un'eventuale nuova cassa integrazione al buio. Se trattativa deve esserci, precisano i sindacati, può avvenire solo su una cassa straordinaria dovuta alla ristrutturazione del sito di Taranto e alla sua messa a norma ambientale.
In ogni caso, dicono ancora i sindacati, dovrà essere una cassa inferiore rispetto ai numeri prospettati dall'azienda e prioritariamente ci dovrà essere la ripartenza a Taranto degli impianti dell'area a freddo (laminatoi, tubifici, produzione lamiere) che sono  fermi da quasi due mesi. L'Ilva, infatti, aveva fermato questi impianti già a metà novembre ricorrendo alla cassa per crisi di mercato. Dopo che la magistratura, alla fine dello stesso mese, ha sequestrato anche un milione e 700mila tonnellate fra coils e lamiere, ha deciso di rinviarne la ripartenza a data da destinarsi. Governo e sindacati sono in pressing sull'Ilva per rimettere in marcia l'area a freddo della fabbrica. In questo modo, spiegano i sindacati, "ci sarebbe una ripresa del lavoro, parte degli addetti lascerebbero la cassa integrazione per tornare in produzione, e soprattutto non si perderebbero più altre commesse di lavoro dopo che è stata già persa quella americana che prevedeva la fornitura di 25mila tonnellate di tubi per un valore di 25 milioni di dollari".
Sinora l'azienda ha fatto cadere ogni invito a far ripartire questo settore del siderurgico, sostenendo che l'occupazione di piazzali e magazzini da parte delle merci sequestrate preclude la possibilità di stoccare le merci di nuova produzione. Tuttavia, piazzali e magazzini potrebbero essere sgomberati nei prossimi giorni se la magistratura desse via libera alla vendita delle merci sequestrate.
La vendita partirebbe dalle merci più a rischio deterioramento e sarebbe gestita da uno dei custodi giudiziari-amministratori nominati tempo addietro dal gip di Taranto, Patrizia Todisco. Le relative risorse, però, non andrebbero all'Ilva ma sarebbero congelate in un deposito, essendo le merci sequestrate soggette ad eventuale confisca.
Coils e lamiere andrebbero o ai legittimi acquirenti o, qualora questi ultimi le rifiutassero, a nuovi compratori. Prima di dar via a quest'operazione, la Procura attende due riscontri tecnici: effettiva deteriorabilità delle merci e reale valore commerciale (l'Ilva ha dichiarato un miliardo). Nel caso specifico, a ordinare la vendita sarebbe lo stesso gip Todisco, al quale ora spetta l'ultima parola sull'istanza di dissequestro vincolato presentata martedì scorso dall'azienda. La Procura, infatti, ha espresso un parere negativo e chiesto al gip di sollevare anche un'eccezione di incostituzionalità in merito alle legge 231, ma al gip resta comunque il verdetto definitivo. Intravedere la luce in fondo al tunnel rimane un'impresa. (Repubblica)

sabato 5 gennaio 2013

Le prospettive economiche Ilva

Mentre i legali dell’Ilva hanno ripreso la battaglia legale per conto del gruppo Riva con la Procura di Taranto, l’attività produttiva del siderurgico tarantino, seppur a rilento, procede. Lo dimostrano le due navi giunte ieri alla banchina del porto di Genova in dotazione al gruppo Riva, che hanno consegnato i coils prodotti dall’Ilva dal 4 dicembre scorso, dunque al di fuori del sequestro. Il materiale consegnato ieri rimette in marcia lo stabilimento di Cornigliano che, al di là delle futili minacce dell’azienda e dei funesti presagi del segretario generale della Uilm di Taranto Antonio Talò, non si fermerà.

sabato 8 dicembre 2012

Solidarietà muliebre

Dietro le azioni bellicose degli uomini, e la loro rumorosa violenza, una sottile linea femminile trova le radici comuni della sofferenza.
Se solo si riuscisse ad affrontare le questioni complicate senza le complicazioni cerebrali e con l'istinto alla solidarietà, sicuramente ci sarebbero più risposte e meno finte verità!
 

giovedì 6 dicembre 2012

Una provocazione?

Pubblichiamo un commento lasciato da un lettore al post Le gru di Chichibio
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Nei giorni scorsi, ho appreso con sconcerto gli esulti che gli operai dell'ILVA di Genova,
hanno manifestato in modo aperto, per questo ignobile decreto.

A mio avviso, nessuna legge - se pure fatta per presunta necessità - dovrebbe scavalcare leggi costituzionali,
e meno che mai diritti fondamentali dell'uomo come quello alla salute
(indipendentemente che questi vengano predicati da Amnesty Internetional o meno).

Esiste inoltre, un'altra questione non meno importante sulla manifestazione di entusiasmo,
che si riallaccia alla famosa sindrome di NIMBY !
Non sono stati proprio gli operai di Genova a non volere più i reparti di cokeria nella loro bella città,
perchè li ritenevano troppo inquinanti ?
Perchè allora non li riaprono, e ricominciano a lavorare con la loro area a caldo ?

Forse ognuno di noi dovrebbe guardarsi un po' dentro e cercare di fare luce
sul "pezzo di ...... leghista" che aleggia in se stesso.
Fino a quando non capiremo di essere abitanti della stessa terra e fruitori della stessa aria
(in tutto il mondo), non riusciremo mai ad "utilizzare" quella forza che si chiama COSCIENZA COLLETTIVA,
la quale, se impiegata, metterebbe i politici
(o chi per loro decida arbitrariamente sulla vita delle persone),
davanti ad una forza non convenzionale, contro la quale nulla e' possibile,
se non arrendersi e prendere atto di ciò.

Per cui, a conclusione del mio intervento,
lancio una provocazione che spero possa far riflettere gli operai Genovesi
(che godono della mia stima in quanto lavoratori).

Visto che gli operai Tarantini, in questi giorni hanno deciso di scioperare,
pur di non salire sulle gru che non sono a norma,
e sulle quali rischierebbero di morire,
perchè non accettate voi il rischio,
e venite a manovrare quelle gru che servono per spedirvi il materiale utile al proseguimento del vostro lavoro ?
(So che qualche operaio Genovese - se potesse - lo farebbe, ma per fortuna la mia è solo una provocazione!)

Un Tarantino

mercoledì 5 dicembre 2012

Parliamoci!

Lettera aperta agli operai di Genova da parte del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Operai, cittadini e mamme di Genova, siamo venuti a conoscenza, tramite giornali e televisioni nazionali, delle vostre proteste dovute alle notizie di messa in “libertà” degli operai dei vostri stabilimenti del gruppo ILVA. Sempre tramite i media abbiamo addirittura appreso di festeggiamenti dopo l’emanazione del decreto SALVA-ILVA. 

Noi operai, cittadini e mamme di TARANTO vi poniamo alcune domande:
1. Come vi sentireste se a causa delle malattie dovute all’inquinamento molte donne fossero impossibilitate ad allattare i propri figli o addirittura fossero costrette a rinunciare alla maternità?
2. Come vi sentireste se le persone a voi più care, in particolare neonati e bambini, fossero colpite da patologie oncologiche e non, strettamente collegate all’inquinamento industriale?
3. Come vi sentireste se ai vostri figli venisse vietato, per ordinanza emessa dal sindaco a causa dell’inquinamento industriale, di giocare nei giardini pubblici?
4. Come vi sentireste se vietassero il pascolo delle vostre greggi per un raggio di 20 km e distruggessero mitilicoltura e pescicoltura poiché il terreno e il mare risultano  contaminati in profondità di sostanze tossiche, se mutilassero così il vostro territorio delle sue risorse naturali ed economiche più peculiari, privando totalmente migliaia di famiglie del loro sostentamento e  impedendo di fatto  anche lo sviluppo futuro  di lavoro alternativo?
5. Come vi sentireste voi operai se i primi ad essere colpiti dall’inquinamento industriale e dal ricatto occupazionale foste voi?
Ricordando che in un recente passato la vostra città ed i paesi limitrofi hanno dovuto lottare per i problemi sopra citati e che a seguito di queste lotte (portate avanti in particolare dal COMITATO DONNE DI CORNIGLIANO) i vostri diritti sono stati giustamente rispettati: 

Chi meglio di voi può comprendere i nostri problemi?
Chiediamo con questo di moderare il vostro sentimento di gioia e di comprendere e possibilmente partecipare alle nostre iniziative di sensibilizzazione affinché i nostri DIRITTI vengano rispettati come lo sono stati i vostri.

Non dobbiamo pagare NOI insieme a VOI, con il ricatto occupazionale, una situazione che sappiamo bene da chi è stata provocata, ossia GRUPPO RIVA e  STATO ITALIANO che devono farsi carico del reddito di tutti gli operai coinvolti, garantendo da subito un LAVORO PULITO, in tutti gli stabilimenti ILVA ITALIANI.
Pertanto, ribadiamo con forza, convinti di essere nel giusto e di incontrare la vostra solidarietà, il nostro NO al decreto legislativo denominato SALVA ILVA in quanto anticostituzionale e privo di risoluzione ai problemi occupazionali e di reddito, ambientali e di salute.

TARANTO a questo decreto che salvaguarda solo i profitti del GRUPPO RIVA risponderà con una manifestazione il 15 dicembre ed invita voi e chiunque voglia  unirsi a sostenere questo corteo.
SI AI DIRITTI,  NO AI RICATTI 

Il comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti

sabato 1 dicembre 2012

Autorizzata a produrre e guadagnare per 6 anni!!!

Avete presente quando un bambino fa un dispetto ad un altro e la loro mamma interviene rimproverandolo e facendo finta di punirlo (mentre lui, complice, se la ride sotto i baffi e finge di lamentarsi)?
Ecco, questo è il governo Monti, debole coi forti e forte coi deboli. Per addolcire la pillola della legge ad ilvam fa girare a mezzo stampa tutte le bojate sulle multe, il garante, il commissariamento, i posti di lavoro...
Intanto Riva a Miami stappa lo champagne più costoso pagato con la salute dei tarantini. La bottiglia è grande, molto grande: ce n'è pure per i ministri, per i sindacati e per gli amministratori locali.
Nello stesso istante gli operai d'Italia fanno festa per pochi spiccioli, stappano lo spumantino del discount senza sapere che ieri, 30 novembre 2012 è stata sancita la sconfitta del mondo operaio, delle ragioni delle popolazioni, e della stessa giustizia sociale. Se ne accorgeranno nei prossimi mesi...
Ora, ironia della sorte, uno dei protagonisti della colonizzazione industriale di Taranto (parliamo dell'Italsider dell'IRI), Giorgio Napolitano, è chiamato a mettere la sua firma di Presidente sotto la seconda legge di schiavitù.
Taranto città necessaria ancora per 6 anni (più le immancabili proroghe all'italiana...). Il suo nome è destinato a tornare nell'oblio di un'incollocabile agglomerato disordinato di case in Terronia. Posto puzzolente dove si discarica il brutto strategico perchè altre coste, altri paesaggi siano puliti e a prova di turisti.
Una sottile speranza si chiama giustizia...

Ilva, dl autorizza produzione previste multe 10% fatturato. Ma ora Riva rischia l'esproprio
Procura valuta costituzionalità


Via libera dal Consiglio dei ministri al decreto legge per l’Ilva. Lo si apprende da fonti di governo. Il decreto legge “stabilisce che la società ILVA abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell’AIA”. “Qualora non venga rispettato il piano di investimenti necessari alle operazioni di risanamento, il decreto introduce un meccanismo sanzionatorio che si aggiunge al sistema di controllo già previsto dall’AIA”. E’ quanto si legge nel comunicato stampa che illustra il decreto varato dal Cdm.
MONTI, E' DECRETO SALVA AMBIENTE, SALUTE, LAVORO
Qualcuno l’ha chiamato “decreto salva-Ilva” ma io parlerei di decreto “salva ambiente, salute e lavoro”. "Non possiamo ammettere che ci siano contrapposizioni drammatiche tra salute e lavoro, tra ambiente e lavoro e non è neppure ammissibile che l’Italia possa dare di sè un’immagine, in un sito produttivo così importante, di incoerenza". Lo ha detto Mario Monti al termine del Consiglio dei ministri che ha varato il decreto Ilva. "L'intervento del governo è stato necessario perchè Taranto è un asset strategico regionale e nazionale", ha aggiunto Monti. "Credo abbia portato a un provvedimento che cerca di mettere in armonia" diverse esigenze, "ma in modo duro: sono convinto che in tanti casi non siano le leggi ad essere mancate, ma una seria e tempestiva applicazione delle leggi". 
MONTI, CASO PLASTICO DI ERRORI REITERATI"Questo caso è la plastica dimostrazione per il passato degli errori reiterati nel tempo e delle incoerenze di molte realtà, sia imprenditoriali che pubblico-amministrative, che si sono sottratte, nel corso del tempo, alla regola della responsabilità, dell’applicazione e del rispetto della legge". Così Mario Monti sull'Ilva.
MONTI, NELL'APPLICAZIONE IL DL E' BLINDATO“Abbiamo una creatura blindata dal punto di vista della sua effettiva applicazione". Così il presidente del Consiglio Mario Monti, presentando il decreto legge sull'Ilva durante la conferenza stampa a palazzo Chigi. 


Continua...

martedì 27 novembre 2012

Grand Guignol!


Chiude Ilva Taranto, sciopero e tensione.
Occupati gli uffici, Clini: 'Decreto giovedì'
Badge disattivati, Confindustria di Genova: 'Per motivi di sicurezza'. Alle 7 iniziato lo sciopero proclamato da Fim, Fiom e Uilm. Manifestazione anche a Genova

Dalle 7 è iniziato lo sciopero proclamato da Fim, Fiom e Uilm all'Ilva di Taranto dopo l'annuncio dell'azienda di chiusura dello stabilimento in seguito ai provvedimenti di ieri della magistratura, tra i quali il sequestro dei prodotti finiti e semilavorati con divieto di commercializzarli. Lo sciopero durerà almeno 24 ore. Dinanzi alle portinerie sono in atto sit-in di lavoratori, mentre qualche momento di tensione si è registrato tra chi voleva entrare e chi invece invitava a scioperare. Ieri l'azienda ha anche comunicato la chiusura dell'area a freddo, facendo rimanere a casa i lavoratori di quell'area.
E dopo la proclamazione dello sciopero gli uffici della direzione dell'Ilva di Taranto sono stati occupati da alcune centinaia di operai. Gli operai, dopo aver organizzato un corteo interno al quale hanno partecipato sia quelli impiegati nell'area a caldo sia quelli dell'area a freddo, hanno occupato di fatto tutta la palazzina che ospita la direzione dello stabilimento e ora stanno decidendo come proseguire la protesta. Intorno alle ore 9 alcuni appartenenti al movimento 'Cittadini e lavoratori liberi e pensanti' insieme ad operai dell'Ilva di Taranto hanno forzato i varchi della portineria D dello stabilimento e sono entrati nella direzione del siderurgico sulla statale 100, occupandola.
La situazione è tenuta sotto controllo da agenti della Digos. Davanti alla direzione simbolicamente occupata si tiene un sit-in di protesta dei lavoratori. "Non hanno voluto trovare una soluzione, governo e azienda continuano ad usarci - dicono alcuni di loro - e a rimetterci siamo soltanto noi e questa città. Così non può continuare." Al momento gli operai non sembrerebbero intenzionati a mettere in atto blocchi stradali, anche se attendono l'esito dell'incontro con i vertici dell'azienda. "Cosa accadrà? Non lo sa nessuno - dicono - qui si naviga a vista".

Dopo aver occupato la direzione dello stabilimento Ilva di Taranto, gli operai hanno convinto anche gli impiegati dell'Ufficio personale a lasciare gli uffici. Una delegazione di una decina di persone è poi riuscita a salire al primo piano della palazzina per parlare con il direttore dello stabilimento. I cancelli sono aperti e non c'é alcun controllo. Continuano i presidi nei pressi di alcune portinerie. Lo sciopero è stato proclamato da Fim Fiom e Uilm, ma non ci sono bandiere sindacali.

Domani si terrà il consiglio di amministrazione dell'Ilva ed é confermato, sempre per domani, l'incontro tra azienda e sindacati, già programmato per discutere della cassa integrazione annunciata per 1.942 dipendenti, prima della nuova bufera giudiziaria. Per giovedì è fissato un incontro tra governo, sindacati ed enti locali a Palazzo Chigi.

"Quello di giovedì non sarà un incontro interlocutorio. Contiamo di uscire con un provvedimento, lavoriamo a un decreto per l'applicazione dell'Aia". Così il ministro dell'Ambiente Clini sull'Ilva. "Stiamo lavorando con Monti e i ministri ad una soluzione per l'applicazione dell'Aia, unica strada per il risanamento".
Appuntamento alle ore 15:00 a Palazzo Chigi. Alla riunione saranno presenti per il Governo il Presidente del Consiglio e i Ministri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, del Lavoro e della Salute. Parteciperanno il Presidente dell’Ilva, il Sottosegretario allo Sviluppo economico e l’Avvocato generale dello Stato. Per le parti sociali sono invitati il Segretario generale della Cgil, della Cisl, della Uil e dell’Ugl. Sono inoltre invitati il Presidente della Regione Puglia, il Presidente della Provincia di Taranto, il Sindaco di Taranto, il Senatore Nicola Latorre e gli Onorevoli Raffaele Fitto e Salvatore Ruggeri.

Stamani alcune centinaia di operai dell' area dello stabilimento tarantino dell'Ilva hanno tentato di accedere al loro posto di lavoro, nonostante l'annuncio della fermata dell'area a freddo, ma non è stato loro possibile, giacché i badge per gli ingressi sono disattivati sin da ieri sera.
OPERAI CONTESTANO SINDACATI: "CI AVETE SVENDUTO PER UN PANINO E UNA BOTTIGLIA D'ACQUA" - I rappresentanti sindacali di Fim Cisl, Uilm e Fiom dell'Ilva sono stati contestati da un gruppo di operai al termine dell'incontro avuto con i rappresentanti dell'azienda. "Ti ha dato il panino il padrone - hanno urlato un gruppetto di lavoratori appena i rappresentanti sindacali sono scesi nel cortile della direzione per riferire ai circa mille operai presenti i risultati dell'incontro - ci avete svenduto per un panino e una bottiglia d'acqua". "Una decisione giusta per noi - hanno proseguito i contestatori urlando "venduti" e chiedendo le dimissioni - non l'avete presa. Avete lavorato solo per l'azienda e noi qui a farci il culo". I rappresentanti dei sindacati sono poi riusciti a spiegare l'esito dell'incontro in un'assemblea all'aperto caratterizzata da una tensione costante.

CONFINDUSTRIA GENOVA, BADGE DISABILITATI PER SICUREZZA - All'Ilva di Taranto i badge dei cinquemila dipendenti sono stati disabilitati per motivi di sicurezza. Lo ha rilevato il presidente di Confindustria Genova, Giovanni Calvini in una dichiarazione. "Le decisioni dei pm hanno costretto l'ILVA a bloccare da subito gli impianti a freddo dello stabilimento di Taranto, fatto che ha determinato la messa in ferie di 5000 dipendenti, ai quali, per motivi di sicurezza, sono stati disattivati i badge di ingresso". "Inevitabilmente - ha sottolineato Calvini - la decisione di bloccare vendita e produzione causerà non solo il blocco dello stabilimento di Genova, ma di innumerevoli altre aziende che senza le forniture dell'ILVA non possono produrre". "Dispiace che mentre l'azienda stava cercando di dare attuazione all'AIA, chiedendo il dissequestro degli impianti, necessario per poter implementare il piano industriale, la magistratura abbia preso una decisione così drastica - ha aggiunto il presidente di Confindustria Genova -. Si tratta di uno scenario drammatico che richiede interventi urgenti e straordinari ai massimi livelli istituzionali per ripristinare immediatamente l'operatività degli impianti.

GENOVA: IN 1.500 IN CORTEO VERSO RAMPA AEROPORTO - Circa 1.500 metalmeccanici dello stabilimento Ilva di Genova, dopo una breve assemblea, sono usciti dallo stabilimento in corteo e si stanno dirigendo verso l'aeroporto di Genova. Con loro anche i cassa integrati dello stabilimento metallurgico. Il traffico è bloccato. Presenti al corteo anche i cassintegrati e circa 12 motrici di mezzi pesanti delle ditte appaltatrici

giovedì 11 ottobre 2012

FIOM coerente...

ILVA: MANGANARO (FIOM), MAI BOICOTTATO SCIOPERO GENOVA

"Volevamo che i lavoratori conoscessero un documento, siglato ieri nello stabilimento di Novi Ligure, in cui Fim, Fiom e Uilm, unitariamente, si impegnano a valutare eventuali iniziative da assumere solo dopo le indicazioni che l'Ilva comunichera' a fronte dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia, ndr), attesa entro il 16 ottobre. In questi giorni tutti ci hanno cercato per sapere come mai non scioperassimo e la nostra posizione sembrava imcomprendibile. L'azienda ci invita ad aspettare l'Aia e a Taranto ha garantito che non ci sara' nessun esubero nonostante la chiusura dell'altoforno uno. Nessuno puo' presentare la posizione della Fiom come un'anomalia. Noi pensiamo che l'azienda sia un gruppo unico. Se qualcuno pensa solo nella dimensione genovese, secondo noi fa un errore. Il giorno in cui si parlera' posti di lavoro a rischio - ha concluso Manganaro - noi scenderemo in piazza e faremo le lotte necessarie, portando a casa i risultati". (AGI)

domenica 19 agosto 2012

Ma i portafogli sono ben chiusi...

... elemosine a parte!

Il prof. Federico Valerio: «L’Ilva vende ancora fumo»

Ho l’impressione che dopo la visita di due ministri, l’Ilva continui a vendere fumo. Ad esempio, è un pannicello caldo quello che l’Ilva vuol fare per ridurre la polverosità dei grandi depositi di materie prime: aggiungere un legante all’acqua con cui ora tengono umidi i cumuli di carbone all’aperto!
L’immagine che segue, più di tanti discorsi, da’ una chiara idea a che livello di arretratezza sia la più grande acciaieria d’Europa (foto in  basso), confrontata con le scelte impiantistiche di una acciaierie della Corea del Sud (foto in alto), un nostro concorrente sul mercato mondiale dell’acciaio.
E questo riguarda solo il parco minerali che, dal punto di vista sanitario, è un problema minore, in quanto le dimensioni delle polveri di carbone e di ossido di ferro che si disperdono durante la movimentazione sono molto grandi e non in grado di entrare nelle vie respiratorie. I veri problemi di Taranto sono le vecchie cokerie, che l’ ILVA ha rimesso in funzione, e il reparto Agglomerazione.
E da qui che escono i cancerogeni (benzene, benzopirene, diossine) e per garantire la salute di lavoratori e cittadini non c’è altra soluzione che chiudere entrambi, al più presto possibile.
La verità è che, se Taranto deve ancora produrre acciaio,  bisognerebbe rifare tutto l’impianto, di sana pianta.
E per fare questo bisogna chiudere, ma nessuno andrebbe a casa, in quanto la chiusura, la bonifica e la ricostruzione di nuovi moderni impianti richiede lavoro e operai, ma anche capitali e qui temo, Riva non ci sente: per fare affari bisogna che tutto continui come ora, con un pò di fumo negli occhi dei politici di turno e del sindacato.
Dal blog del prof. Federico Valerio, chimico ambientale, perito dell’accusa nel procedimento che portò alla chiusura della cokeria Ilva di Genova
http://federico-valerio.blogspot.it/

martedì 31 luglio 2012

Una più del diavolo

L’Ilva e i lenzuoli delle donne. Per Taranto c’è una terza via: vivere 

Quando mise in bocca a Cassandra queste parole (tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere) lo fece pensando alla guerra. Le donne dello Scamandro, lontane dal palazzo reale dove la natura era bandita, e con essa la vita, sapevano che era necessario, pena la fine dell’umanità, “combattere il male prima, quando ancora non si chiama guerra”. Una visione, questa, mai abbastanza valorizzata e praticata nella quale, negata la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, non si nega invece il motivo del conflitto, ma lo si pone al centro, affinché lo si riconosca, lo si dipani e quindi si costruisca l’alternativa.
Uso questa intuizione preziosa della studiosa tedesca per provare a ragionare sul drammatico caso di Taranto, città che da decenni vive l’atroce contrapposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute, identico dilemma vissuto anche in altri luoghi della penisola, (solo per citare i casi più noti nel tempo): l’Acna di Cengio, le acciaierie di Cornigliano, l’amianto di Casale Monferrato, il progetto Dal Molin, l’alta velocità in Val Susa, il terzo valico in Liguria.
In ognuno di questi casi lavorare ha significato (e significa) contemporaneamente garantirsi un salario ma anche avvelenarsi, e avvelenare la comunità circostante: parlo della diossina all’Acna, delle polveri cancerogene a Genova, dell’asbestosi a Casale, dell’avvelenamento delle falde acquifere a Vicenza, di nuovo dell’amianto per la Val Susa, delle polveri sottili per il terzo valico, tralasciando per brevità molte altre negatività per la salute e i gravi danni ambientali irreversibili in tutte queste situazioni.
Al contrario di altri paesi europei, nei quali lavorare sì, ma non a costo di morire e far morire del medesimo lavoro malsano che sfama, è diventata una priorità senza ombre da molti anni, in Italia siamo ancora alla tragedia della, (in apparenza), insanabile contraddizione tra lavoro e salute, quindi tra lavoro e vita. La parola ‘riconversione’ è ancora un tabù.
Non è un mistero che, oltre e accanto alla scellerata e cinica politica industriale di molti imprenditori, ai quali non importa nulla della salute di chi lavora, ci sono state anche responsabilità sindacali nel non avere in modo limpido e puntuale costruito una cultura del lavoro e dei diritti che connettesse indissolubilmente, senza contrapporre, lavoro e salute: a Genova, per esempio, è noto che negli anni ’80 c’era tensione tra ecologisti e settori sindacali sulla questione delle acciaierie di Cornigliano.
Il lavoro non si tocca, dicevano, l’ambiente viene dopo. Rigettare il discorso ecologista contrapponendo il diritto al lavoro a qualunque altra priorità arriva a dei punti di tragico paradosso: recentemente un sindacalista genovese ha dichiarato, parlando di Taranto, che anche la cioccolata in dosi massicce fa male, minimizzando così la tragedia di vivere immersi nelle polveri nere respirate ogni giorno. Il lavoro, qualunque lavoro e a tutti i costi, la monetizzazione della salute: una forma grottesca di mors tua vita mea, che non vede come sia follia chiudere gli occhi davanti alla inciviltà di una produzione industriale non sicura e malsana.
Come non fare un parallelo con la miope e perversa concezione della vita fine a se stessa e senza qualità? Penso ai temi etici quali l’autodeterminazione nelle scelte riproduttive e di fine vita, che sono state le donne a porre al centro stimolando una riflessione sui limiti e la qualità di quella che dai fondamentalisti di ogni religione viene pensata come vita purchessia, senza definizioni.
‘Vita’ quella di Eluana Englaro, ‘vita’ quella appena concepita, da contrapporre alla donna che la porta in grembo, con la creazione della soggettività dell’embrione portatore di diritti.
E’ stato il movimento delle donne a porre come centrale la necessità di partire dall’esperienza concreta dei corpi per ragionare sui temi etici della vita, della morte e del limite e anche sull’intreccio tra diritto al lavoro e diritto alla salute sono state, (e sono ancora), delle donne a dire parole di verità svelando contraddizioni e aprendo fecondi conflitti.
Donne erano quelle che, negli anni ’80 a Genova, nel quartiere di Cornigliano, non senza fatica e dovendo superare l’ostilità di molti uomini, (spesso i loro stessi compagni, mariti e figli), fondarono il Comitato salute e ambiente.
Iniziarono mostrando i lenzuoli stesi ai davanzali anneriti dalla polvere dell’acciaieria, la stessa che finiva dritta nei polmoni delle loro bambine e bambini, così come oggi le donne di Taranto mostrano la micidiale materia nera che raccolgono in casa, mentre raccontano di vietare ai figli e figlie di giocare nel cortile nelle giornate di vento. Sono maestre le genovesi della scuola Villa Sanguineti, la materna che il progetto Tav del Terzo valico prevede di chiudere perché ne intralcia il percorso: nel caso in cui non la si cancelli i piccoli e il resto della popolazione dovranno ingoiare per anni idrocarburi e polveri sottili a causa dei lavori e del passaggio costante di camion. Sono state le donne di Vicenza a sfilare in silenzio con dei bastoni per le vie della bella città veneta nella quale si sta sviluppando il mostruoso insediamento del secondo aeroporto militare, mormorando il nome del fiume che lentamente morirà nel cemento. Ancora donne le parenti dei morti d’amianto a chiedere che non si ripeta mai più lo scempio velenoso e silenzioso sui corpi di altri esseri umani. Come può essere onesto, compatibile e giusto un lavoro che ammala e uccide?
Sono davvero civiltà e progresso, questi, nei quali o si lavora o si inquina, e si crea contrapposizione tra lavoro e salute, mettendo contro due diritti inalienabili? (Monica Lanfranco - Il fatto quotidiano)

sabato 10 marzo 2012

C'era una volta l'Ilva... di Genova!

Tratto dal Secolo XIX

Cornigliano, c’era una volta l’Ilva



Con questo video-reportage inauguriamo la rubrica “Le Storie” del secoloxix.it, una serie di mini-documentari con cui il Decimonono racconta in maniera più approfondita vicende che arrivano da varie parti della Liguria.
Genova - C’era una volta una Cornigliano famosa per le sue ville sul mare e la sua spiaggia. C’era una volta e non c’è più, sostituita da una Cornigliano in bianco e nero, quello della polvere che ogni giorno usciva dalle Acciaierie Ilva per depositarsi sui balconi e le finestre del quartiere.
Qui raccontiamo la storia di questa parte della città, diviso tra il benessere che una grande azienda regalava e l’inquinamento che faceva ammalare ogni giorno nuove persone: «Quando l'azienda occupava 12mila persone - raccontano oggi molti abitanti - a Cornigliano c’erano tante botteghe, bar e ristoranti. Nessuno aveva il problema di arrivare a fine mese». Ma si stava comunque molto peggio di adesso: «Tre o quattro volte al giorno - raccontano le signore come Teresa ai giardinetti - dovevamo soffiare via la polvere nera dai davanzali. E la biancheria stesa la sera, al mattino era completamente nera».
Eppure, c’è chi l’Ilva la ricorda con grande nostalgia. Chi vi ha lavorato per una vita ricorda la mancanza di sicurezza e le condizioni di lavoro “al limite”, ma sottolinea anche le battaglie sindacali che hanno portato a importanti conquiste: «Questa - ricordano con orgoglio Anselmo e Gianfranco, pensionati delle Acciaierie - era la fabbrica di Guido Rossa».
Orgoglio operaio, battaglie per la sicurezza, malattie mortali, inquinamento: la storia del Secolo XIX prova a raccontare tutto questo in attesa della Cornigliano del futuro, in costruzione dopo la bonifica dell'area delle Acciaierie.

mercoledì 31 agosto 2011

Genova: Ilva 2.0!

Cornigliano, oggi la demolizione della seconda palazzina nell’area dell’Ilva


Cornigliano. Dopo la prima demolizione, oggi verrà fatta saltare in aria la seconda palazzina all’interno dell’area industriale Ilva di Cornigliano. Ieri pomeriggio una sirena è risuonata nell’aria e subito dopo il botto dell’esplosione, infine, la palazzina di quattro piani in una nube di polvere si è accartocciata su se stessa. Oggi toccherà al secondo edificio.
Come ha spiegato l’azienda, “la demolizione fa parte del progetto di conversione industriale avviato nel 2005 con la chiusura dell’area a caldo e l’insediamento di nuove attività”. Al posto dei due edifici saranno costruiti nuovi magazzini di prodotto zincato che sarà prodotto dalla nuova linea (zincatura 4). L’operazione di demolizione, secondo la tecnica del collasso su se stesso, è stata effettuata dalla Siag di Parma.(genova24)

lunedì 31 maggio 2010

Manco la sagra delle cozze...

Scoprire Genova per ripensare Taranto
Il confronto tra due città simili che hanno scelto – finora – percorsi opposti


Scoprire Genova per ripensare Taranto. Il confronto tra queste due realtà, così apparentemente lontane, è inevitabile per chi conosce la storia (industriale) di entrambe. Ci penso mentre attraverso il Porto Antico della città ligure, abbagliata dal sole e da una moltitudine di stimoli visivi. La mia attenzione viene subito catturata dall’immagine del “Neptune”, un antico galeone realizzato come scenografia principale del film “I pirati” di Roman Polanski, ormai da tempo aperto al pubblico. È ormeggiato accanto al secondo Acquario più grande d’Europa, un museo vivente che ospita circa 6.000 esemplari di 600 specie marine diverse (pesci, crostacei, rettili, piante). La fila di visitatori all’ingresso fa intuire che gli affari vanno più che bene.
Pochi attimi dopo il mio sguardo va a posarsi su due originali e imponenti creazioni dell’architetto Renzo Piano: la Sfera e il Bigo. Nella prima è stato ricostruito l’ambiente tropicale con numerose piante, piccoli animali e farfalle; il secondo è un monumento moderno in metallo. Riproduce in scala ingrandita una grande gru da carico, simile a quelle montate sulle navi. La sua struttura sorregge un grande ascensore rotante che offre una vista panoramica dell’intero Golfo.
Sempre nella zona del Porto Antico ci sono altri importanti centri di attrazione turistica: il Galata, il più grande museo marittimo del Mediterraneo; la piazza delle Feste, palaghiaccio d’inverno e location di manifestazioni sportive e musicali d’estate; il Museo Nazionale dell’Antartide, grande vetrina del continente bianco; la Città dei Bambini, il più grande e completo spazio esistente in Italia per bambini e ragazzi dai 2 ai 14 anni.
Il fermento che si respira sul lungomare genovese è inebriante. Non è soltanto una sensazione personale affidata alla suggestione del momento. La conferma arriva dai numeri. Oltre 1 milione di persone, ogni anno, si reca in visita all’Acquario. Gente proveniente da ogni dove, che poi si riversa nelle strutture ricettive adiacenti e nei vicoli del centro, lasciando moneta sonante nelle casse di trattorie e negozi. Un business pulito, vantaggioso per l’intera comunità. In termini di fatturato, l’Acquario, La città dei bambini e il Museo del Mare incassano circa 25 milioni di euro all’anno.
Ad ogni passo Genova mi fa immaginare la Taranto che vorrei. Ad ogni passo, mi ricorda che il nostro presente è ancora troppo simile al suo passato. Un passato fatto di veleni e cieli opachi, di gente che si ammala e quartieri ingrigiti, archiviato con la chiusura delle cokerie Ilva nel 2002 e con quella dell’altoforno nel 2005. Una svolta epocale seguita da un radicale miglioramento delle condizioni ambientali. Ma i genovesi non hanno aspettato la chiusura dell’area a caldo del siderurgico per rimboccarsi le maniche. Hanno cominciato ad investire in progetti alternativi alla grande industria almeno un decennio prima.
Nel 1995, infatti, il Comune ha affidato alla “Porto Antico di Genova SpA” la concessione (fino al 2050) dei 130.000 mq di spazi del Porto Antico. La società – partecipata al 51% dal Comune, al 39% dalla Camera di Commercio e al 10% dall’Autorità Portuale – è nata con l’obiettivo di restituire l’area alla città rendendola vivibile e godibile tutto l’anno. Nel corso degli ultimi anni, è stata perseguita una politica di riempimento e di occupazione degli spazi graduale e ponderata, all’insegna della qualità e della coerenza delle concessioni. Molto si è fatto anche in periferia: Cornigliano, il quartiere che ospitava l’area a caldo è interessato da una serie di interventi di bonifica e riconversione tesi a salvaguardare l’occupazione dei lavoratori.
Una realtà consolidata per Genova, un sogno ad occhi aperti per Taranto. Viene spontaneo chiedersi (ma è solo un esercizio retorico) cosa faceva la nostra classe dirigente mentre gli architetti liguri gareggiavano tra loro per presentare i progetti più originali e i politici elaboravano formule in grado di valorizzare al meglio il loro territorio. Quanto tempo abbiamo perso e quante occasioni abbiamo mancato? Basti pensare al destino dell’Isola dei Delfini o al Teatro dell’Innovazione: tramontati ancor prima di sorgere.
Eppure seguire l’esempio della città ligure, duplicare il suo “fare sistema”, è ancora possibile. L’Area Vasta Tarantina può rappresentare un’occasione di riscatto per una classe politica che ha l’obbligo di mostrarsi più lungimirante e combattiva, soprattutto per ottenere tutti i finanziamenti necessari al cambiamento. Solo così potremo vedere – con qualche decennio di ritardo rispetto ad altre realtà – i frutti di progetti ambiziosi come il Polo Museale Marittimo e l’Acquario.

L’ultima, clamorosa, opportunità è sfumata di recente. Tra il 9 e il 13 giugno, infatti, il Mar Piccolo avrebbe dovuto ospitare il Festival Internazionale della Marineria “I Miti del Mare”, una manifestazione popolare di primo livello che punta alla riscoperta della cultura del mare come risorsa economica, turistica e di sviluppo, con uno sguardo alla salvaguardia dell’ambiente. Un evento che avrebbe attirato nel porto ionico velieri e vascelli provenienti da tutta Europa e due navi scuola della Marina italiana: “Vespucci” e “Palinuro”.
Oltre a prevedere gare di off shore, raduni di idrovolanti, catamarani ed altre imbarcazioni, il programma includeva molte attività collaterali: un’intera area dedicata alla pesca, l’apertura di diverse zone del Castello Aragonese e una mostra a tema del fotografo Renato Balsamo. Il modello di riferimento scelto era quello delle grandi manifestazioni nordiche, con afflussi di pubblico eccezionali. In Liguria una manifestazione simile aveva attirato circa 300.000 visitatori. A noi sarebbero bastati molti meno per brindare al successo.
Il miraggio di vivere in una città diversa, almeno per cinque giorni, è svanito lo scorso 3 maggio, quando gli organizzatori hanno comunicato la decisione di spostare la manifestazione altrove fornendo la seguente motivazione: “Dopo sette mesi dalla presentazione ufficiale, che riscosse un notevole gradimento, nessun segnale concreto e positivo è pervenuto da parte degli enti istituzionali ospitanti; in particolare la Provincia di Taranto, interessata già dal mese di ottobre 2009, non ha a tutt’oggi concesso il patrocinio”.
La Provincia, attraverso l’assessore al turismo Giovanni Longo, ha risposto così: “Gli organizzatori ci hanno chiesto 300.000 euro e noi non possiamo assolutamente permetterci di sborsare una cifra così elevata”. Una spiegazione confermata anche da altri rappresentanti del Tavolo per il Turismo di Taranto, a partire dalla Camera di Commercio. A detta degli organizzatori, invece, la quota richiesta agli enti locali era inferiore. Il resto doveva essere coperto attraverso il coinvolgimento di altri soggetti, sia pubblici che privati.
Ma non è tanto la carenza di fondi a stupire, quanto il fatto che si sia parlato dell’entità del contributo solo alla fine di aprile, quando l’evento era già stato programmato da tempo e pubblicizzato su diversi siti internet dedicati al turismo. Approssimazione? Superficialità? Disinteresse? Resta il fatto che “I miti del Mare” sono andati persi, come tutti quei turisti che avrebbero approfittato dell’occasione per conoscere la nostra città, per soggiornare nei nostri alberghi, per mangiare nei nostri ristoranti e spendere nei nostri esercizi commerciali. E ora come pensiamo di recuperarli? Forse con qualche sagra della cozza?

Alessandra Congedo

venerdì 26 marzo 2010

Sotto l'acciaio niente...

Ecco un servizio fotografico apparso su La Repubblica che mostra in chiave drammatica (ma per noi tarantini appare sicuramente diverso...) il paesaggio trasformato dalla dismissione degli impianti Ilva di Cornigliano (GE).

"Parafrasando Adriano Celentano, là dove c'era l'erba ora c'è una città, a Cornigliano dove c'era una cittadella industriale è il niente. Resta di tubi e capannoni e camini, rotaie una pressa, gigantesca, "almeno un gasometro potevano tenerlo, farne un museo d'arte contemporanea come è accaduto altrove", commenta Elisabeth Hölzl (Merano, 1962), che ha documentato le trasformazioni in una raccolta di fotografie Vakuum, il vuoto, ora allestite alla Galleria Il Vicolo"

lunedì 15 marzo 2010

Per il diritto di dissentire

GIORNATA IN FAVORE DELLE LOTTE.
INIZIATIVA SABATO 20 MARZO ALLE 17:30.
SIETE TUTT* INVITATI A PORTARE BANCHETTI INFORMATIVI SULLE VOSTRE LOTTE E SUI PERCORSI CHE STATE FACENDO

Nel mondo, oramai, si e' evidenziato maggiormente il divario tra
chi gestisce e si appropria delle risorse, per trarne i propri profitti e chi reclama a gran voce una società più giusta per essere protagonisti attivi nell'esercizio di un reale cambiamento.
Questa categoria sociale eterogenea ha dato vita a momenti come quelli di Seattle, di Genova, delle grandi mobilitazioni contro le guerre, per la salvaguardia dei territori e la difesa degli spazi di agibilità politica.
Proprio Genova, nelle giornate del luglio 2001 ha rappresentato un passaggio fondamentale dove la guerra non fu dichiarata dal movimento bensì dalle forze dell'ordine, e prima ancora da un potere sovranazionale tanto vuoto di positività da doversi blindare, recingere. Cariche violentissime
contro chiunque passasse per le vie della città, lacrimogeni
sparati ad altezza d'uomo, colpi di arma da fuoco, blindati
lanciati a tutta velocità contro la folla, un giovane manifestante ammazzato, il blitz sanguinoso alla scuola Diaz in notturna, la
tortura reintrodotta nelle caserme di Bolzaneto e Forte S.
Giuliano... Questo fu Genova: lo stato di diritto fatto a pezzi. Da quel luglio 2001 ad oggi, l'impressione che quella sia una data che abbia segnato uno spartiacque e' forte: da un lato l'esercizio della gente di affrontare collettivamente il bisogno comune,
(esperienze come No Tav, No Dal Molin,il Presidio contro le Discariche di Grottaglie o nelle tante mobilitazioni dei cittadini di Taranto e Provincia a difesa di salute, ambiente,a tutela del diritto al lavoro o contro la piaga endemica del precariato); dall'altro l'esercizio scientifico di rendere tutto plasmabile innescando paure e pregiudizi, polverizzando i diritti elementari, carcerando intere fette di società.
Per coprire delle enormi porcherie servono i capri espiatori da
mostrare in pubblica piazza; ciò funge da esempio e serve a
comprimere le liberta' individuali e collettive, svuotando di
contenuti proprio quelle enormi mobilitazioni che ci hanno visto in gran parte protagonisti.
Ed ecco che ciò si rende possibile attraverso "l'eccezione" che diventa una regola nelle aule dei tribunali, in quelle parlamentari e quotidianam ente per le strade.
Una storia che come si diceva iniziò alle soglie del 2000.
A Taranto le strutture di base denunciavano il malaffare della politica tarantina, il disastro ambiente e l'intreccio tra affaristi senza scrupoli e politici massoni. Cittadini che praticavano quotidianamente il cambiamento reale in questa città. No nei salotti bene, ma per le strade, nei posti di lavoro e nei quartieri.
La risposte sono state: vari arresti e un processo durato otto anni ternimatosi con l'assurda richiesta di condanna da parte del pubblico ministero Perrone per 18 Tarantini (per un totale di 44anni) per associazione sovversiva. Associazione che si “poggerebbe” su reati ridicoli come un lancio di uova, di slogan, scritte di contestazione, la partecipazione alle mobilitazioni di quegli anni tra le quali quelle di Napoli e Genova durante i vertici del Global Forum e del G8.
Da allora un movimento plurale ed eterogeneo viene colpevolizzato e portato nelle aule dei tribunali. Un vero e proprio schiacciamento dei diritti, anche di quelli più elementari, che incontrano sistematicamente una risposta violenta, negligente e collusiva: lavoratori picchiati, precettati e licenziati; immigrati espulsi, carcerati vessati in condizioni sempre più disumane, leggi ad personam, speculazioni sulle catastrofi naturali e privatizzazione dei beni pubblici. Muovendoci in questo quadro sarebbe stupido non accorgersi come questa categoria sociale repressa sia diventata così grande laddove l'applicazione sistematica, proprio di quella eccezione che diventa norma, trova la sua più diffusa estensione. È l'agibilità politica ad essere minata, compressa e osservata in maniera a ttenta e scrupolosa finalizzata a colpire le pratiche politiche "incompatibili”.
Per questo motivo chiamiamo tutte le forze che lottano quotidianamente sui nostri territori a partecipare a un momento di piazza dove tutti e tutte portino i loro percorsi di lotta.
Un microfono aperto dove ognuno possa parlare del clima repressivo che in questi anni è andato crescendo ogni giorno di più per riaffermare il valore delle lotte nel nostro territorio contro il restringimento degli spazi democratici.
Invitiamo tutt* quindi a partecipare al Presidio di Sabato prossimo 20 Marzo in Piazza Maria Immacolata alle ore 17.30

COMITATI DI QUARTIRE, COBAS CONFEDERAZIONE TARANTO
info e adesioni: processotaranto@yahoo.it, tel: 099 4716012