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mercoledì 28 novembre 2012

Parole sante per la terra dei sordomuti

Dal Sito di Epidemiologia & Prevenzione, Rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia:

La salute a Taranto. Ecco cosa si deve fare.

Taranto: dopo l'inquinamento la medicalizzazione?

Cosa si deve fare ora per salvaguardare la salute dei tarantini? Indagini esaustive, prevenzione, promozione della salute e niente medicalizzazione inutile. Questo sostengono i direttori di Epidemiologia&Prevenzione nella nota editoriale che accompagna un importante articolo di Francesco Forastiere e Annibale Biggeri – periti del GIP Patrizia Todisco, del Tribunale di Taranto – in cui si descrivono gli interventi da avviare nella città dell'ILVA: sorveglianza ambientale ed epidemiologica di alta qualità e attenzione alla partecipazione dei cittadini. Come sostiene la sociologa Bruna De Marchi, a Taranto occorre costruire un progetto civico evitando 'soluzioni' calate dall'alto. Per questo il coinvolgimento della comunità locale è necessario se l'obiettivo è la realizzazione di un processo di prevenzione e di ricerca integrato e condiviso.


Dopo il vaglio di una peer review molto rigorosa, sono finalmente disponibili online gli articoli scientifici sullo stato di salute delle popolazioni residenti attorno agli impianti dell'ILVA di Taranto. I risultati, già presentati dal ministro della salute Renato Balduzzi lo scorso 22 ottobre a Taranto, saranno pubblicati per esteso sul numero di Epidemiologia & Prevenzione in uscita a metà dicembre 2012.
Immagine di pubblico dominioIl PRIMO, firmato da Comba P. et al,  Ambiente e salute a Taranto: studi epidemiologici e indicazioni di sanità pubblica contiene l'aggiornamento al 2009 dello studio Sentieri sul Sin di Taranto, un'analisi dei trend di mortalità dal 1980 al 2008, i dati dell'incidenza dei tumori negli anni 2006-07 e un approfondimento sulla mortalità infantile.

Cretive commons licenseIl SECONDO presenta i risultati di uno Studio esplorativo di biomonitoraggio condotto sugli allevatori delle masserie della provincia di Taranto, firmato da I. Iavarone et al.

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giovedì 20 settembre 2012

Disseminazione...

Ilva Taranto, fino a +400% ricoveri per residenti vicino allo stabilimento


PER LEGGERE E SCARICARE LO STUDIO SULLA MORTALITA' CLICCA QUI

(Adnkronos Salute) - Come un fiume in piena: non si ferma la forza dei numeri intorno alla salute degli abitanti di Taranto, area oggetto di diversi studi per la presenza di numerosi impianti industriali, tra cui l'Ilva. Da uno studio di coorte sulla mortalita' e morbilita' nell'area tarantina sono emersi tassi di mortalita' e ospedalizzazione piu' elevati, per alcune patologie, per i residenti nelle aree piu' vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte. Soprattutto a Tamburi e Paolo VI - quartieri limitrofi all'Ilva - si registra un eccesso di ricoveri che dal +20% raggiunge anche il +400%. Una percentuale impressionante, anche se legata a un numero ristretto di ricoveri: 33 per pneumoconiosi, malattia provocata da inalazioni di polveri.
Ma l'eccesso del tasso di ospedalizzazione, anche se in percentuali minori, riguarda un po' tutte le patologie: dalle malattie cardiovascolari ai tumori maligni, dalle infezioni delle vie respiratorie alle malattie dell'apparato digerente. Numeri che vanno purtroppo di pari passo a quelli legati alla mortalita': ad esempio, nella zona Paolo VI si registra, tra i maschi, un eccesso di mortalita' per tumori maligni pari al 42%.
Lo studio, pubblicato sulla rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia, e' stato condotto per il Gip del tribunale di Taranto da Francesca Mataloni, Massimo Stafoggia, Ester Alessandrini e Francesco Forastiere del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale Lazio; Maria Triassi dell'Universita' degli Studi di Napoli Federico II; Annibale Biggeri del Dipartimento di statistica G. Parenti, Universita' degli Studi di Firenze - Unita' di biostatistica, Ispo, Firenze. L'obiettivo e' quello di fornire un quadro di mortalita' e ospedalizzazione delle persone residenti nei Comuni di Taranto, Massafra e Statte, in particolare dei residenti nei quartieri piu' vicini ai complessi industriali, dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico. L'analisi prende in riferimento tre periodi: 1998-2001, 2002-2005, 2006-2010. La coorte e' composta da 321.356 persone (157.031 maschi, 164.325 femmine). "L'84,9% dei soggetti - riferisce lo studio - era gia' presente al 1 gennaio 1998 e il 39,1% abitava nella stessa residenza del reclutamento da piu' di 20 anni. L'indagine ha messo in evidenza un differenziale rilevante per entrambi i sessi per mortalita'/morbilita' totale, cardiovascolare, respiratoria, malattie dell'apparato digerente, tumori (in particolare stomaco, laringe, polmone e vescica) con eccessi nelle classi piu' svantaggiate. Anche dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico, sono emersi tassi di mortalita' e ospedalizzazione piu' elevati per alcune patologie per i residenti nelle aree piu' vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte". "L'analisi per quartiere - spiegano i ricercatori - e' basata sull'ipotesi che quelli situati vicino all'area industriale siano caratterizzati da un livello di inquinamento atmosferico piu' elevato". E i risultati sembrano dar manforte a questa ipotesi. "Anche dopo aver considerato i determinanti sociali,Tamburi (Tamburi, Isola, PortaNapoli, Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e Statte hanno mostrato una mortalita' totale piu' elevata (in particolare Tamburi e Paolo VI per entrambi i sessi) rispetto al riferimento". "Il differenziale maggiore nei maschi e' stato osservato a Paolo VI, con eccessi importanti per tumori maligni (+42%), tra cui il pancreas e il polmone,malattie cardiovascolari, respiratorie e del sistema digestivo. Nel quartiere Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro) si e' riscontrato un eccesso di tumori maligni nei maschi (specie la prostata) e di malattie cardiovascolari, in particolare l'infarto del miocardio. Nelle donne residenti a Paolo VI, gli eccessi sono dovuti alle patologie tumorali, in particolare del fegato, e alle malattie cardiovascolari e dell'apparato digerente". Dati impressionanti anche per quanto riguarda i ricoveri. I numeri sulla mortalita' hanno infatti trovato sostanziale conferma in quelli legati ai ricoveri. "L'analisi - si legge - indica Tamburi (con Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro) e Paolo VI come i quartieri in cui lo stato di salute della popolazione e' piu' compromesso, con eccessi compresi tra 20% e il 400% (pneumoconiosi nel quartiere Paolo VI) rispetto alle altre zone della citta'". "Anche tenendo conto degli effetti della stratificazione sociale - scrivono i ricercatori - la situazione sanitaria in termini di mortalita' e ricoveri ospedalieri non e' risultata uniforme nella citta'. In particolare, tassi piu' elevati sono stati osservati nei quartieri Paolo VI e Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro). Gli eccessi sono dovuti ai tumori, alle malattie cardiovascolari e respiratorie. E' da sottolineare che una quota dei residenti in studio, specie nel quartiere Paolo VI, e' stata occupata nelle aziende dell'area industriale; questa potrebbe essere una possibile spiegazione per alcuni eccessi di mortalita'/morbosita' riscontrati (per esempio, negli uomini, per pneumoconiosi e tumore della pleura). E ancora: "Il presente studio ha diversi punti di forza (novita' dell'indagine epidemiologica rispetto alla letteratura dell'area in studio, rigore nell'arruolamento della coorte e della caratterizzazione anagrafica, buona disponibilita' dei dati sulla storia residenziale e di georeferenziazione),ma vi sono alcuni aspetti metodologici che richiedono una discussione approfondita. Per quanto riguarda la qualita' dei dati sanitari e' da sottolineare che la validita' delle informazioni sul decesso e' stata ottimale: e' stato recuperato il 98% delle cause di morte grazie al linkage dei dati anagrafici con il database della Asl. I risultati relativi alla mortalita' si possono considerare dunque molto affidabili. Il discorso e' piu' articolato per i ricoveri ospedalieri, per i quali manca uno standard italiano di qualita'". "Il contributo dell'epidemiologia alla comprensione dello stato di salute pregresso e attuale nell'area di Taranto e nelle sue sub-aree - afferma all'Adnkronos Salute Fabrizio Bianchi, dirigente epidemiologo del Cnr di Pisa - consente di prendere delle decisioni sulle azioni di prevenzione. Permette di rimuovere le cause che hanno portato alla grave situazione, che deve rientrare nella norma".

C'era una volta il Ministro dell'Industria

... oggi si chiama Ministro dell'Ambiente!

C'è da meravigliarsi se poi qualcuno ha qualche dubbio sulla sua visione ambientale e sanitaria?

 

 

Ilva: Clini, lavoriamo per garantire continuita' produttiva

(ASCA) - Assisi, 20 set - ''Noi stiamo lavorando giorno e notte per fare in modo che si possa garantire la continuita' produttiva del piu' grande stabilimento siderurgico d'Europa''. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ad Assisi a margine del meeting internazionale 'Nostra madre terra' nel corso del quale il ministro e l'ad di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, hanno firmato un patto sul tema della mobilita' ecosostenibile.
''Per garantire continuita' produttiva - ha aggiunto Clini - stiamo riqualificando le tecnologie nei processi produttivi dello stabilimento che consentano di salvaguardare l'ambiente e tutelare la salute dei lavoratori e delle popolazioni. Cio' e' sostanzialmente - ha concluso - per l'applicazione concreta in Italia della strategia eutropea per lo Sviluppo sostenibile''.


Ilva, Clini: "Dati su tumori a Taranto manipolati con spregiudicatezza"

È una vera e propria "guerra dei numeri" quella che si sta svolgendo attorno all'Iva di Taranto. Dopo la diffusione da parte dei Verdi dei nuovi dati del progetto "Sentieri" (tumori +12% nell'area di Taranto), è il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ad andare al contrattacco: sui dati sanitari, ha detto, «non c'è nulla di segreto, nulla di nascosto. L'unica cosa evidente è che si stanno manipolando con grande spregiudicatezza dati incompleti e si sta creando una pressione sulla popolazione e sulle autorità. Non c'è nessuno oggi che può dire che c'è una relazione causa-effetto sulle attività industriali attuali dell'Ilva e lo stato di salute della popolazione - ha detto ancora Clini a Radio Anch'io -. Abbiamo bisogno di trasparenza e responsabilità».
NUOVI DATI - In più, uno studio diffuso giovedì, pubblicato su Epidemiologia e Prevenzione, rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia, riporta i dati della perizia epidemiologica richiesta dal gip del Tribunale di Taranto e depositata in Procura il 30 marzo. Nel documento si legge che la mortalità a Taranto per tutte le cause aumenta dell'8-27% (a seconda dei quartieri), i tumori maligni del 5-42%, le malattie cardiovascolari del 10-28% e le malattie respiratorie dell'8-64%. I ricoveri e la mortalità sono maggiori nei quartieri più vicini agli impianti, secondo lo studio. L'analisi per livello socioeconomico ha messo in evidenza rischi maggiori per entrambi i sessi per mortalità e per il rischio di ammalarsi di malattie cardiovascolari, respiratorie, malattie dell'apparato digerente, tumori (in particolare stomaco, laringe, polmone e vescica) «con eccessi nelle classi più svantaggiate». Ma in generale sono emersi tassi di mortalità e ospedalizzazione più elevati per alcune patologie per i residenti nelle aree più vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte. Nelle conclusioni si spiega che «i risultati di questo studio mostrano un'importante relazione tra stato socioeconomico e profilo sanitario nell'area di Taranto. Dopo aver tenuto conto di tale effetto, i quartieri più vicini alla zona industriale presentano un quadro di mortalità e ospedalizzazione più compromesso rispetto al resto dell'area studiata».
QUERELA - Mercoledì Clini, chiamato in causa dal presidente dei Verdi Bonelli per le sue recenti affermazioni («si muore più a Lecce che a Taranto»), ha dato mandato all'Avvocatura dello Stato di procedere nei confronti del leader ambientalista che ha ripetutamente accusato il ministro di nascondere i dati sulla mortalità e di fornire informazioni false sullo stato della salute della popolazione di Taranto. «Quello che mi preoccupa non è tanto la diffamazione, che pure è un reato - ha commentato Clini -, quanto la diffusione di notizie false che generano allarme tra la popolazione e mirano ad intimidire le autorità competenti in materia di protezione dell'ambiente e tutela della salute. Bonelli dovrà dimostrare le sue accuse davanti a un giudice. Senza dimenticare peraltro che, nel maggio scorso, Bonelli è già stato giudicato dalla popolazione di Taranto che lo ha sonoramente battuto alle elezioni comunali».
BONELLI - «Attendo con estrema serenità la querela annunciata dal ministro Clini perché di falso non c'è nulla - ha replicato Bonelli -. La battaglia per difendere i diritti e la salute dei cittadini di Taranto è sacrosanta e di certo non ci faremo intimidire. Clini intende denunciare anche i magistrati che a Taranto hanno disposto il sequestro? Anche i magistrati che fanno il proprio dovere fanno allarmismo?». (Corsera)

mercoledì 19 settembre 2012

La scienza pubblica, il ministro Clini?

Epidemiologia&Prevenzione anticipa online la pubblicazione dello studio condotto da Mataloni, Biggeri, Forastiere, Triassi et al. per il GIP del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, nel corso del procedimento riguardante l'Ilva di Taranto (R.G.N.R. N. 938/10 - 4868/10 G.I.P. N. 5488/10 - 5821/10).

Studio di coorte sulla mortalità e morbosità nell’area di Taranto

A cohort study on mortality and morbidity in the area of Taranto, Southern Italy

  1. Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale, Lazio
  2. Università degli Studi di Napoli Federico II
  3. Dipartimento di statistica "G. Parenti", Università degli Studi di Firenze - Unità di biostatistica, ISPO, Firenze
Francesca Mataloni -

Cosa si sapeva già

  • Precedenti studi sull’area di Taranto hanno messo in evidenza un quadro ambientale e sanitario particolarmente compromesso, con eccessi di mortalità a livello comunale per malattie dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e per diverse sedi tumorali.

Cosa si aggiunge di nuovo

  • E’ stato possibile condurre uno studio retrospettivo di coorte grazie alla disponibilità dei dati anagrafici, alla geocodifica dell’indirizzo di residenza all’inizio del follow-up e al linkage con dati di mortalità e ricovero ospedaliero.
  • Lo studio mostra un aumento della mortalità e delle ospedalizzazioni per malattie dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e per tumori nei quartieri più vicini alla zona industriale anche dopo aver tenuto conto dei differenziali sociali. 

Riassunto:

INTRODUZIONE: l’area diTaranto è stata oggetto di diversi studi per la presenza di numerosi impianti industriali e di cantieristica navale. Sono stati documentati per l’intera città di Taranto eccessi di mortalità e incidenza di patologie tumorali.Tuttavia non sono disponibili analisi epidemiologiche per le diverse aree geografiche della città che abbiano tenuto conto dell’importante effetto di confondimento della stratificazione sociale.
OBIETTIVO: fornire, attraverso uno studio di coorte, un quadro di mortalità e ospedalizzazione delle persone residenti nei Comuni di Taranto,Massafra e Statte, in particolare dei residenti nei quartieri più vicini ai complessi industriali, dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico.
METODI: utilizzando gli archivi anagrafici comunali è stata arruolata la coorte delle persone residenti al 01.01.1998, o successivamente entrate fino al 2010, nei tre comuni della zona. A ogni individuo della coorte è stato attribuito il livello socioeconomico (per sezione di censimento) e il quartiere di residenza sulla base della geocodifica degli indirizzi all’inizio del follow-up. Sono stati calcolati i tassi di mortalità e ospedalizzazione per quartiere, standardizzati per età. L’associazione tra le esposizioni di interesse (quartiere e livello socioeconomico) e mortalità/morbosità è stata valutata attraverso modelli di Cox, aggiustati per età e periodo di calendario, separatamente per maschi e femmine.
RISULTATI: la coorte è composta da 321.356 persone (157.031 maschi, 164.325 femmine). L’analisi per livello socioeconomico ha messo in evidenza un differenziale rilevante per entrambi i sessi per mortalità/morbosità totale, cardiovascolare, respiratoria, malattie dell’apparato digerente, tumori (in particolare stomaco, laringe, polmone e vescica) con eccessi nelle classi più svantaggiate. Anche dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico, sono emersi tassi di mortalità e ospedalizzazione più elevati per alcune patologie per i residenti nelle aree più vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte.
CONCLUSIONI
: i risultati di questo studio mostrano un’importante relazione tra stato socioeconomico e profilo sanitario nell’area di Taranto. Dopo aver tenuto conto di tale effetto, i quartieri più vicini alla zona industriale presentano un quadro di mortalità e ospedalizzazione più compromesso rispetto al resto dell’area studiata.
Parole chiave: coorte di popolazione, siti inquinati, archivi georeferenziati, mortalità e ospedalizzazioni
 EP5_237_art1_ Mortalita e Morbosita Taranto

venerdì 3 agosto 2012

ILVA di Taranto: cosa ne dicono gli epidemiologi?

Pubblichiamo le osservazioni di alcuni epidemiologi e di soggetti coinvolti a vario titolo nelle indagini sul funzionamento dell’impianto siderurgico di Taranto tratte dal sito di E&P.
Invitiamo i lettori a lasciare brevi commenti sul sito.
Per saperne di più: clicca qui

La deflagrazione dei diritti
di Eugenio Paci, Direttore scientifico di E&P, Ispo, Firenze

La perizia epidemiologica è stata prudente, ma i risultati parlano chiaro
di Benedetto Terracini, professore di Epidemiologia dei Tumori (ora in pensione), Università di Torino Consulente Tecnico di parte all’incidente probatorio (comune di Taranto)

Affidabilità delle perizie e comportamento dell’Azienda
di Maria Angela Vigotti, Università di Pisa
Consulente Tecnico di parte all’incidente probatorio (comune di Taranto)

Taranto, la Costituzione e il ricatto occupazionale
di Emilio Gianicolo, Istituto di fisiologia clinica del CNR , Consulente tecnico di parte (Allevatori)

ILVA di Taranto: un’altra tragedia annunciata
di Laura D’Amico, Avvocato di parte civile al Processo Eternit di Torino

Taranto: senza le associazioni avremmo continuato a mangiare e respirare diossina nel silenzio più totale e adesso si rischia che tutto torni come prima!
di Maurizio Portaluri, primario radioncologo, Ass. Salute Pubblica, Brindisi

La parola ai lavoratori
Intervista a Donato Stefanelli, segretario della FIOM di Taranto, tratta dal GR di Radio Popolare Network del 2 agosto 2012 ore 7.29.

La voce delle donne del quartiere Tamburi
Video dallo speciale di Repubblica TV dedicato all'ILVA di Taranto


La deflagrazione dei diritti


Eugenio Paci, Direttore scientifico di E&P, Ispo, Firenze
Quanto accade a Taranto, dove l’iniziativa della magistratura per l’insostenibilità della situazione ambientale ha portato al sequestro parziale dello stabilimento siderurgico è il vero naufragio italiano, terribilmente reale, non metaforico, frutto di  anni di abbandono, collusioni, incapacità e illegalità.
Epidemiologia & Prevenzione è nata quaranta anni fa dalla consapevolezza che diritto al lavoro e diritto alla salute non possono e non devono, anche costituzionalmente, essere alternativi.
Nelle forme di oggi, più consapevoli dell’impatto ambientale oltre che di quello sulla salute dei lavoratori, vi è solo una risposta possibile: ripartire dall’indispensabile compresenza di questi diritti. E’ evidente che non può essere la magistratura a risolvere i problemi, ma sta al governo nazionale e locale proporre soluzioni che avviino da  subito iniziative per uscire da questa terribile e incivile contrapposizione e che abbiano ugualmente presenti, da subito, i diritti costituzionali.
Il momento è difficile in tutta Italia, ma forse è soprattutto a Taranto che si deve dimostrare se ci sono le energie e la capacità di cambiare. La responsabilità di questo stato di cose, al di là di quelle giudiziarie, ci riguarda tutti, specchio di una grave sofferenza del nostro paese ed in particolare del Sud Italia.  Gli epidemiologi italiani contribuiscono a documentare i danni e i rischi, ma questo non può bastare. Il riconoscimento del diritto al lavoro richiede rispetto dell’ambiente e attenzione alla salute a tutti i livelli, un rispetto che in Italia, non solo a Taranto, a volte non c’è, come dimostra il recente scandaloso irrisorio risarcimento che Inail ha riconosciuto a un giovane precario, morto sul lavoro.


La perizia epidemiologica è stata prudente, ma i risultati parlano chiaro


Benedetto Terracini
professore di Epidemiologia dei Tumori (ora in pensione), Università di Torino
Consulente Tecnico di parte all’incidente probatorio (comune di Taranto)
Lo studio epidemiologico effettuato per rispondere ai quesiti  del GIP è stato condotto con rigore metodologico e le inferenze si basano su dati verificabili. Federacciai ha comprato pagine intere dei principali giornali italiani a difesa dell’ILVA affermando – tra l’altro – che i risultati della perizia epidemiologica sono “opinabili”. Tuttavia, durante l’incidente probatorio in tribunale, il 30 marzo,  i suoi periti si sono ben guardati dal sottostare ad un confronto diretto con i consulenti del GIP sulla attendibilità della stima di morti e malati  attribuibili alle emissioni dell’ILVA.   Nelle stesse pagine a pagamento,  l’unico riferimento alla salute è l’affermazione che l’azienda si sarebbe adeguata  “alle sempre nuove migliori tecnologie per la tutela della salute”.  Una affermazione  che apparentemente richiama il messaggio  lasciato trentacinque anni fa da Giulio Alfredo Maccacaro – fondatore di “Epidemiologia & Prevenzione” – secondo cui la prevenzione delle malattie inizia dall’impiantistica. Ma è anche una affermazione difficilmente conciliabile  con i  risultati delle indagini dell’autorità giudiziaria e dello studio dei consulenti del GIP.
I consulenti del GIP sono stati prudenti nella loro stima del  numero di morti e malati attribuibili all’ILVA, in quanto – per stimare il numero di casi in eccesso – hanno dovuto ipotizzare che  concentrazioni di PM10 inferiori a   20 microgrammi al m3– siano prive di effetti sanitari a breve termine, mentre tale valore è semplicemente un realistico obbiettivo enunciato  dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, al di sotto del quale le esposizioni sono tutt’altro che innocue  (la soglia di 40  microgrammi/m3 di PM10  prevista dalla normativa europea vigente e richiamata dai periti dell’ILVA prescinde dalle nozioni sugli effetti sulla salute e ha  suscitato aspre critiche da parte del milieu scientifico).
E’ del 1956 il Decreto 303 del Presidente della Repubblica che imponeva ai datori di lavoro la responsabilità di proteggere i lavoratori alle loro dipendenze dai rischi lavorativi di ogni genere e di informarli in proposito. Non pare proprio che questo sia avvenuto all’ILVA in modo sufficiente.
La questione cruciale, ora, è l’elaborazione di un programma realistico di bonifica, compatibile con la conservazione dei posti di lavoro, attuabile con la massima rapidità e trasparenza.


Affidabilità delle perizie e comportamento dell’Azienda

Maria Angela Vigotti, Università di Pisa
Consulente Tecnico di parte all’incidente probatorio (comune di Taranto)
Sono stata consulente di parte del Comune di Taranto, conosco da anni la situazione ambientale di quella città e ho potuto leggere interamente la perizia epidemiologica. Si tratta di uno studio sugli effetti a breve termine e uno studio di coorte di popolazione, costruita dai dati anagrafici.  A mio giudizio, gli studi condotti sono di notevole qualità, sono stati impostati con notevole rigore e in modo conservativo. I risultati sono importanti e hanno messo chiaramente in rilievo i danni per la salute della popolazione.
Lo studio sugli effetti a breve termine è conservativo per diverse ragioni:
  • per la costruzione dei dati giornalieri di inquinamento in cui sono state usate le mediane, per evitare di includere i massimi e i minimi, quindi in parte sottostimando l’esposizione;
  • le analisi sono suddivise per quartiere con riferimento la città, un riferimento esterno avrebbe verosimilmente fornito risultati più elevati;
  • per i quartieri sono stati usati i valori di esposizione di tutta la città, l’applicazione della esposizione puntuale avrebbe reso ancora più elevati gli effetti;
  • si è tenuto conto dei fattori sociali e che i quartieri subiscono in ogni caso  un livello medio di inquinamento che interessa tutta la città.
Pur in presenza delle scelte conservative brevemente descritte, emergono risultati molto importanti. Lo studio sulla coorte di popolazione è una notevole novità per l’epidemiologia, ed è stato realizzato grazie alla disponibilità di tutti i dati necessari: anagrafe comunale storica, flussi sanitari, elenco dei lavoratori, flussi Inps per la storia lavorativa etc. Dati disponibili solo perché richiesti dagli epidemiologi nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria, ma spesso inaccessibili agli stessi epidemiologi nel corso della loro normale attività di ricerca, che immancabilmente si trova a combattere gli ostacoli che i vari enti e soggetti frappongono ricorrendo alle  norme sulla privacy. Quello svolto a Taranto è di fatto uno studio esemplare che spero venga reso pubblico e poi replicato in altre realtà. Dimostra, tra l’altro, che non serve aspettare di avere un registro tumori per  capire le criticità sanitarie di una popolazione. La quantità e qualità dei flussi  di dati esistenti in Italia permetterebbe, se disponibile agli epidemiologi, di dire molto più di quanto a fatica si riesce normalmente a fare.
Fino a ieri molto è stato detto sull’inquinamento di Taranto dovuto all’industria, confermato dalla perizia dei chimici, meno è stato possibile dire sulla situazione sanitaria della popolazione, ma gli studi dell’OMS sulla mortalità nei siti italiani inquinati, i risultati del Progetto Sentieri e la mia analisi su Taranto nel periodo 1970-2004 denunciavano una situazione molto critica. La mortalità per patologie respiratorie dagli anni ’80 supera quella regionale anche nelle donne: un primo minimo, se pur molto parziale, intervento immediato di risanamento con la copertura dei parchi minerari verosimilmente permetterebbe  di non continuare a respirare quella odiosa polvere dispersa dal vento, vento che se da una parte aiuta la città a sopravvivere dall’altra fa sì che abbia un alto tasso di ricoveri per BPCO in età inferiore ai 50 anni e che a un bambino sia stato diagnosticata una malattia da fumatore incallito.
Come ha reagito l’industria ai risultati delle perizie? Con una campagna mediatica e non seriamente scientifica. Con una controperizia che non è mai stata depositata e quindi discussa, come riferiscono anche i giornali, con una serie di convegni organizzati dall’Azienda presso il Centro Studi Ilva in cui gli invitati cercano di dimostrare che i risultati degli studi sulla relazione tra inquinamento ambientale e salute sono deboli, nonostante l’enorme quantità di evidenze cumulate negli ultimi trent’anni. In uno di questi convegni si fanno affermazioni sorprendenti, per esempio si afferma che la curva dose-risposta che emerge dagli studi sugli effetti acuti non è plausibile: “Ce lo ha detto Paracelso che la dose fa il veleno”. Quindi se ne può dedurre che fumare poche sigarette al giorno o respirare un po’ di particolato non arreca danno. Gli illustri ricercatori stranieri  invitati a un altro di questi convegni fanno tutti parte di una società di consulenza scientifica e ingegneristica, la  Exponent, il cui obiettivo, riportato sul sito, è quello di “fornire ai nostri clienti le informazioni critiche richieste per le decisioni”. Nonostante il taglio più scientifico di queste relazioni il tono di informazione di parte emerge con chiarezza.
Concludo con una domanda, non mia, che riporto sempre come ultima diapositiva nelle presentazioni riguardanti salute e inquinamento nella città di Taranto: a fronte di quale beneficio in termini di qualità della vita i tarantini dovranno continuare a vivere nella “città necessaria” ?
Immagine tratta da wiki Commons File: Taranto-Aerial_view-2.jpg Italiano: Taranto (Puglia, Italia) dall'aereo. Autore: Kadellar. File licenziato in base ai termini delle licenze Creative Commons Attribuzione.


Taranto, la Costituzione e il ricatto occupazionale

Emilio Gianicolo, Istituto di fisiologia clinica del CNR , Consulente tecnico di parte (Allevatori)
Nel 2010, oltre 4 mila tonnellate di polveri emesse dai camini; 1,3 tonnellate di benzene; 338 kg di IPA. E poi, diossina e PCB rinvenuti negli animali abbattuti e più in generale nelle varie matrici ambientali analizzate la cui presenza “si può ricondurre all’attività aziendale di ILVA s.p.a.”. E che hanno generato
  • un aumento del 2% nella frequenza di decessi per tutte le cause per i residenti a Taranto esposti a una concentrazione di PM10 di origine industriale pari a 10 microgrammi/m3;
  • un aumento del 9% di decessi per eventi coronarici acuti;
  • un aumento dell’8% di ricoveri ospedalieri per infezioni acute delle vie respiratorie;
  • un aumento rispettivamente del 9% e del 25% di ricoveri per malattie dell’apparato respiratorio e per tumori maligni tra i bambini e le bambine con meno di 14 anni (rispettivamente 638 e 17 casi attribuibili);
  • un aumento del 20% di gravidanze con esito abortivo tra le donne residenti ai Tamburi, quartiere distante poche centinaia di metri dall’acciaieria,
dove i periti nel periodo 2004-2010 hanno stimato
  • 91 decessi attribuibili ai superamenti del limite OMS;
  • 160 ricoveri per malattie cardiache e
  • 219 per malattie respiratorie.
Questo dice la scienza. Questo è quanto autorevoli studiosi hanno riportato nelle loro perizie, sulla base di metodologie al contempo consolidate ed avanzate.
Evidenza scientifica, diritto alla salute, diritto al lavoro
A poche ore dal provvedimento di sequestro degli impianti Ilva, tuttavia, il tema del giorno non è più tanto la forza dell’evidenza scientifica che ha portato a tale provvedimento, quanto la considerazione se il diritto alla salute si possa conciliare con il diritto al lavoro.
A tal proposito, bene scrisse il Procuratore capo di Taranto, dott. Francesco Sebastio, in una sua missiva indirizzata a Comune Provincia Regione e Ministero dell’ambiente:
«Nella nostra Costituzione c'è un solo diritto che, non solo ha valore assoluto, ma non accetta il minimo contemperamento anche in presenza di altri diritti tutelati dalla Carta, ed è il diritto alla vita, ovvero alla salute». Il procuratore capo chiosava la sua garbata e quanto mai opportuna missiva chiedendo alle autorità destinatarie della comunicazione di «voler informare con la massima urgenza questa Procura delle iniziative che i soggetti interessati di questa comunicazione riterranno di adottare nell’ambito delle rispettive competenze». 
Non mi risulta che alcuno dei destinatari di questa missiva abbia mai ufficialmente risposto.
Il mio parere è che nemmeno a Taranto la salute possa essere negoziata.
Soprattutto a Taranto, la città dei due mari. Soprattutto a Taranto, la città del rosso e del blu.
Il blu del mare, seriamente contaminato, e ormai sopraffatto dal rosso delle polveri dell’acciaieria che hanno lordato finanche le tombe dei cimiteri.
A Taranto deve valere il diritto alla salute così come sancito dall’articolo 32 della Costituzione e deve valere l’articolo 41 della carta costituzionale per il quale l’iniziativa economica privata è libera ma “non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”
Ritengo, infine, che nel complesso dramma della vicenda Ilva che si è protratta per tanto, troppo tempo, confluisca il dramma dei lavoratori che, fuori dalle alte considerazioni scientifiche e dalle alte considerazioni di Diritto, soffrono sulla loro pelle e su quella dei loro familiari la condizione di candidati all’incertezza e alla precarietà economica.
Cosa fare dunque?
La risposta non può essere che una sola: abbattere le barriere che il più forte ha costruito per dividere coloro che giustamente e strategicamente si battono per un ambiente sano da coloro che il ricatto occupazionale costringe  ad una visione di breve termine; una visione quest’ultima che, pur giustificata da esigenze immediate di sopravvivenza, non può fare altro che perpetuare il sacrificio di salute sicurezza libertà e dignità umana sull’altare del profitto del più forte.


ILVA di Taranto: un’altra tragedia annunciata

Laura D’Amico, Avvocato di parte civile al Processo Eternit di Torino
Le recentissime vicende giudiziarie relative allo stabilimento ILVA di Taranto, per quanto s’è sinora potuto apprendere dalle informazioni giornalistiche, pongono in luce una situazione che, innanzitutto dal punto di vista giuridico, appare di estrema gravità.
Decenni di impiego di sostanze altamente tossiche per le persone (cittadini e lavoratori), per l’ambiente nell’assenza di precauzioni adeguate.
L’esistenza da molti decenni di una legislazione che sia con riferimento alla sicurezza negli ambienti di lavoro, che con riferimento alla tutela ambientale pone specifici obblighi giuridici la violazione dei quali costituisce reato.
Pubbliche Autorità ed Organi di Vigilanza da gran tempo raggiunti da segnalazioni e/o denunce che, a quanto è dato sapere, non hanno a tutt’oggi adottato interventi di tutela e coercitivi, quali quelli che ben avrebbero potuto, e dovuto, essere posti in essere nel rispetto della legge. Il permanere, specie negli ultimi anni, di sempre più preoccupate segnalazioni sui danni all’ambiente e sui gravi, quando non gravissimi danni alle persone, segnalazioni rimaste sostanzialmente inascoltate. Un’imprenditoria che per decenni ha spudoratamente violato la legge penale del lavoro che, sol che osservata, avrebbe consentito di evitare un così grave inquinamento sia interno che esterno all’azienda, avrebbe consentito di evitare il manifestarsi di lesioni e/o morti sulla cui origine è auspicabile che almeno ora si faccia luce  e si dia una risposta di giustizia.
In tale quadro si inseriscono i recenti provvedimenti adottati dal GIP di Taranto che, stando a quanto sinora emerso, trovano ampio fondamento in una tale pregressa situazione di palese violazione della legge.  L’auspicio è che, pur comprensibilmente preoccupati per la sicurezza del proprio posto di lavoro, i lavoratori non si facciano ignari promotori di iniziative a tutto beneficio dei responsabili dell’Ilva. Occorre invece mantenere unito il fronte di tutti coloro che, cittadini e lavoratori, sono stati sinora duramente colpiti dai gravi e reiterati comportamenti aziendali, oggi oggetto di indagini preliminari, non facendosi ostaggio nel rapporto tra indagati ed Autorità Giudiziaria.
Ai rappresentanti degli Enti Territoriali, ai rappresentanti degli organi deputati alla vigilanza (e non certo ai lavoratori e ai cittadini) il compito di trovare soluzioni  che riescano a contemperare, ove possibile, contrastanti esigenze. Impegno doveroso, anche alla luce dei troppi anni di inspiegabili assenze.


Taranto: senza le associazioni avremmo continuato a mangiare e respirare diossina nel silenzio più totale e adesso si rischia che tutto torni come prima!

Maurizio PortaluriMaurizio Portaluri, primario radioncologo
Ass. Salute Pubblica, Brindisi
 Che a Taranto ci fosse una concentrazione pericolosa e dannosa di inquinamento ambientale di origine industriale era cosa nota da decenni anche ai profani di chimica ed epidemiologia. E non solo. Gli studi epidemiologici condotti dall'OMS e da altre istituzioni nazionali denunciavano una situazione molto critica. Per esempio era già noto dagli anni '80 che anche tra le donne la mortalità per patologie respiratorie a Taranto era superiore all'atteso.
Ma come spesso accade, perché la questione assurgesse agli onori della cronaca e della verità nel modo traumatico del sequestro giudiziario, c'è voluto l'impegno scientifico di Alessandro Marescotti, fondatore un paio di decenni fa della associazione telematica per la pace Peacelink, il quale sarà pure, come precisa l'ARPA con una caduta di stile, un "insegnante di materie letterarie in un liceo tarantino", che però nel 2008 ha fatto quello che nessuna istituzione preposta alla tutela dell'ambiente e della salute aveva mai fatto: l'analisi del pecorino prodotto nei pascoli prossimi all'ILVA con evidenza di concentrazioni di diossina e PCB tre volte superiori ai limiti di legge. A seguito di questa iniziativa la ASL di Taranto ha fatto abbattere 1.300 capi di bestiame allevati a ridosso del siderurgico. A seguito della denuncia degli allevatori sono state avviate le attività giudiziarie che hanno indotto la Procura della Repubblica a disporre le indagini epidemiologiche su popolazione e lavoratori, anche queste mai effettuate fino ad allora in Puglia. Trenta morti in più all'anno attribuibili all'ILVA. Finalmente l'epidemiologia parla un linguaggio comprensibile al popolo!
Nel 2010 di nuovo Peacelink insieme ad un'altra associazione, Altamarea, evidenzia troppa diossina nelle carni di ovini e caprini. Un'ordinanza della Regione Puglia vieta il consumo di fegato di ovini e caprini cresciuti in un raggio di 20 km dall'area industriale di Taranto.