Visualizzazione post con etichetta Cosimo Martucci. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cosimo Martucci. Mostra tutti i post

giovedì 19 novembre 2015

Fu operaio

Ilva, Cataldo Ranieri: «Così muore un lavoratore»

«Io come lavoratore sono morto». In quanti modi può morire un lavoratore? Schiacciato da un grosso tubo d’acciaio, come Cosimo Martucci, martedì mattina appena. Travolto da un mezzo meccanico, come Angelo Iodice, il 4 settembre 2014. Schiacciato mentre agganciava la motrice ai vagoni, come Claudio Marsella, il 30 ottobre 2012. Investito da una colata di ghisa incandescente, come Alessandro Morricella, morto dopo quattro giorni di agonia il 12 giugno di quest’anno. Precipitando da circa dieci metri d’altezza per un intervento di manutenzione, come Ciro Moccia, il 28 febbraio 2013. Finendo in mare a trenta di metri di profondità intrappolato nella cabina di una gru, come Francesco Zaccaria, ritrovato dopo due giorni di ricerche il 30 novembre 2012. «Sono morto insieme a Francesco» racconta a Inchiostro Verde Cataldo Ranieri del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, il giorno dopo l’ultimo incidente mortale all’Ilva di Taranto. Il sesto in tre anni. Ci spiega che un lavoratore muore anche quando è vittima delle ritorsioni subite perché difende i propri diritti e chiede sicurezza sui reparti, proprio come è successo a lui.
incidentePaga l’operaio, paga la famiglia – Il pensiero di Ranieri corre prima a Martucci e alla sua famiglia. «La morte di un operaio non fa più notizia, ma è morto un padre di famiglia, un marito, un fratello, è morta una persona, per che cosa? A cosa è servita quella morte? Alla fine la produzione continua, l’azienda guadagna, paga l’operaio e la sua famiglia. Esprimiamo le nostre condoglianze e la nostra solidarietà alla famiglia, non abbiamo altre parole». Ne bastano poche per spiegare che cos’è l’Ilva oggi nelle mani dello Stato. «La situazione è peggiorata rispetto all’era Riva, addirittura. Le procedure di sicurezza sono considerate delle lungaggini. I lavoratori che obiettano problemi di sicurezza vengono presi di mira e quindi diventano per tutti quanti un esempio di come non bisogna comportarsi. Quando si persegue chi obietta un problema di sicurezza, i più deboli poi non obiettano più e vanno a lavorare anche in condizioni precarie».
Il prezzo della verità – La morte di Francesco Zaccaria è un ricordo durissimo per Ranieri. «Io come lavoratore sono morto. Sono morto insieme a Francesco quando è caduta la gru. Ho raccontato delle verità che non stavano emergendo: si stava dando la colpa esclusivamente al vento mentre invece c’erano delle responsabilità per la mancata sicurezza e per la mancata manutenzione. E perché il mio collega era sulla gru nonostante l’allarme meteo?». Parole che hanno dato fastidio all’azienda e che gli sono costate care. «Da due anni e mezzo non esisto, mi hanno messo tutti i lavoratori contro: sono arrivato al punto che chiedo di essere messo in solidarietà perché non ce la faccio». 
ranieriNonostante questo ha continuato con i Liberi e Pensanti «a dire agli operai le cose come stanno. Sia l’azienda che i sindacati in questi anni hanno lavorato per metterci contro tutti i lavoratori con l’onta del fango. Abbiamo denunciato il sistema dei fiduciari, abbiamo denunciato i capireparto, abbiamo fatto e facciamo emergere ancora oggi tante cose che magari non emergerebbero. Ogni giorno succedono mancati incidenti mortali, poi c’è la volta che va male e quindi si piange il morto». Come adesso con Martucci. Come con Morricella pochi mesi fa. «Quella volta è successa una cosa gravissima: l’azienda ha detto ai sindacati che non c’è rimedio, che non può intervenire. Praticamente si rischia la vita e per decreto si può rischiare la vita: se succede di nuovo è un danno collaterale». 
Ranieri ha lasciato da tempo il sindacato. «Ho dato le dimissioni dalla Fiom perché era un muro che non riuscivamo a sfondare. Nel 2007, quando ero segretario, abbiamo messo al corrente la Fiom nazionale dello schifo che stava accadendo a Taranto, compreso il Vaccarella. La risposta è stata: “mettiamo tutto a tacere”. Ne siamo usciti schifati. Ora il sindacato è impegnato soltanto nella guerra alla delega, nemmeno un comunicato per smentire il 91% dell’Aia applicata che è una vergognosa bugia. Se è stato applicato il 91% dell’Aia perché il 40% dei lavoratori è ancora in solidarietà? Perché non si parla più di copertura dei parchi minerali?».
2 agostoDue agosto 2012, un nuovo punto di partenza – «Nessuno sapeva di quel tre ruote» che sarebbe entrato in piazza della Vittoria con a bordo un gruppo di lavoratori pronti a confrontarsi con i sindacati. Due giorni prima della manifestazione avevano chiesto di partecipare e di poter intervenire, ma non ci fu risposta. Delle altre tute blu che gremivano il centro di Taranto «nessuno ci ha contrastato, nessuno ci contraddiceva perché stavamo dicendo la verità. Hanno una buona stima di noi perché quando eravamo in Fiom non siamo mai scesi a compromessi. Sappiamo che scendere a compromessi con questi poteri forti è come avere un debito da saldare». Su quel tre ruote salì anche Raffaele Cataldi che oggi fa sempre parte del Comitato e porta avanti «senza delegare» la sua battaglia per un «diritto non riconosciuto» in fabbrica. «Non abbiamo mai fatto una protesta per tutti i lavoratori che si sono ammalati e sono morti, non abbiamo mai fatto una protesta per i bambini di Taranto che a causa dell’inquinamento si ammalano: abbiamo fatto proteste solo quando c’è stato a rischio il posto di lavoro e questo non è normale».
I Liberi e Pensanti spezzano le catene del ricatto occupazionale – «Nessuno parlava delle persone che morivano e muoiono ancora d’inquinamento» dice Ranieri mentre riavvolge il nastro su questo pezzo di storia personale e di movimento nato dal basso. «Non abbiamo mai detto chiudiamo l’Ilva e andiamo a casa ma sappiamo che gli impianti non possono essere risanati perché ci vogliono tanti soldi, chi li deve mettere? Il privato ha fatto capire di no perché sarebbe un investimento a fondo perduto. L’unico modo di fare acciaio a Taranto è uccidendo le persone. Noi difendiamo il lavoro e i lavoratori, non l’Ilva. Perché non cominciamo a trovare le alternative? Senza una chiusura programmata si creerebbe un disastro: perché non si investono i soldi sequestrati per salvare i lavoratori? Bonifica e riqualificazione, un piano speciale per una no tax area: questa è la strada».
ranieri 2 agosto La risposta della città – «Nonostante gli sforzi, la passione che ci abbiamo messo, alla fine la gente delega lo stesso. Ci aspettiamo che cominci davvero a partecipare». Non a caso dal 2012 ad oggi sembra essersi un po’ placata quella contaminazione positiva che si era creata attorno alle sorti della città: il concerto del primo maggio organizzato dai Liberi e Pensanti rappresenta uno straordinario momento di partecipazione con un pubblico di oltre 150mila presenze, ma soprattutto dà respiro all’economia di Taranto. Ma è l’eccezione, è soltanto per un giorno. Dopo cosa accade? «Ognuno pensa al suo orticello». E l’attenzione dei Liberi e Pensanti è rivolta al quartiere Tamburi, ai bambini che ci vivono. «Ci sono 1.200 bambini nelle scuole a 200 metri dai parchi minerali. Quei bambini respirano veleni. Come si fa con l’inizio delle bonifiche a non prevedere un sistema di filtraggio dell’aria nelle scuole? Lo abbiamo chiesto al sindaco invitandolo poi a dimettersi. Nel 2013 Alfio Pini disse che i lavori di bonifica per Taranto cominciano con otto milioni e mezzo di stanziamento e si parte dalle cinque scuole dei Tamburi: sono mai arrivati questi soldi? Dove li hanno spesi? Cosa è cambiato in questi tre anni al quartiere Tamburi? Le bonifiche che stanno facendo sono un’offesa all’intelligenza delle persone. Due milioni di euro di soldi pubblici buttati. Quei soldi potevano essere spesi per esempio per curare i Tamburi, per fare le pulizie ogni giorno, per far lavorare i giovani disoccupati».
Una possibile candidatura – Forse per questo i tempi sono maturi per il Comitato per dare una prospettiva al proprio impegno e alle proprie idee. Convogliare le forze in un progetto politico, quindi candidarsi per offrire un’alternativa di governo alla città. «Sì, ne abbiamo parlato perché si prospetta la possibilità di lasciare questa città in mano a chi l’ha governata per tanti anni e ci ha ridotto in queste condizioni». La volontà comune sarebbe quella di «fare politica senza clientelismo, senza promesse, occupandosi dei problemi della collettività e non è facile. Sarebbe una decisione da ponderare non una ma centomila volte perché se dovessimo decidere di fare questo passo sarebbe per fare qualcosa di buono e fare qualcosa di buono con questo sistema italiano è difficile». Dunque «spetta alla politica pretendere una svolta per Taranto. Investiamo sul porto, Ilva non è più il futuro. Taranto ha pagato per il Pil nazionale e adesso vogliamo risorse per le alternative, non per buttarle in un ferro vecchio».

mercoledì 18 novembre 2015

La parodia dei sindacati e gli incidenti veri

Taranto, esplosione in un reparto dell'Ilva, operaio sotto choc in infermeria

Nuovo incidente all'Ilva a 24 ore da quello in cui è morto Cosimo Martucci, 49 anni, colpito in testa da una tubatura. Per fortuna senza conseguenze per i lavoratori. Una esplosione al reparto colata continua è stata avvertita dai lavoratori. Si è trattato di una "reazione durante la fase di colaggio" riferiscono Rsu del reparto, "che ha procurato un'esplosione con la fuoriuscita di un quantitativo di acciaio fuso". Un lavoratore, per il forte spavento, è stato portato in infermeria.

Terminato intanto lo sciopero indetto dai sindacati per lavoratori diretti e dell'indotto Ilva alla notizia della morte di Cosimo Martucci, dipendente della Pitrelli, colpito alla testa da un tubo scivolato dal camion durante le operazioni di scarico nell'area agglomerato del siderurgico.  L'astensione dal lavoro ha registrato una bassa adesione, intorno al 20%, almeno nei primi due turni. Alcuni operai, però, hanno deciso di devolvere il corrispettivo di ore alla famiglia del collega deceduto.

L'area è interessata dai lavori previsti dall'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale necessaria allo stabilimento per continuare a produrre. "L'adesione si è fermata al 25-30 per cento - spiega Mimmo Panarelli della Fim Cisl - perché l'astensione è stata dichiarata d'urgenza e molti di noi erano fuori azienda per un convegno con i colleghi sindacalisti della siderurgia di tutta Europa".

Una quarantina di delegati sindacali siderurgici  belgi, olandesi, austriaci, tedeschi, slovacchi, britannici, finlandesi, svedesi, italiani, francesi e spagnoli oggi depone una corona di fiori sul luogo dove si è verificata la tragedia per poi visitare gli impianti.

Fra i dipendenti tornano paura e dubbi sulle misure di sicurezza all'interno dell'Ilva. "I nostri lavoratori - commenta Antonio Taló della Uilm - sono dei professionisti. Anche se c'è paura e sgomento per un incidente assurdo, se si considera che trasporti di tubature si fanno ogni giorno in Ilva, stamattina si sono presentati al lavoro pronti con tuta e casco".

Intanto carabinieri, ispettori del lavoro e vigili del fuoco indagano sull'incidente costato la vita a Martucci. Il lavoratore era piegato a sganciare le fasce che trattenevano due enormi tubi di sezione quadrata, raccontano alcuni testimoni, quando l'imbragatura di una delle condutture ha ceduto facendola inclinare violentemente su di un lato. La conduttura ha colpito mortalmente il lavoratore alla testa. Gli investigatori sospettano che le due condutture fossero sistemate male sul pianale e che la presenza di due enormi tubi anziché uno solo possa essere la causa dell'incidente. L'intera area è finita sotto sequestro (Rep)

martedì 17 novembre 2015

L'ennesima vittima di otto decreti di Stato

Schiacciato da un tubo
muore un operaio all'Ilva
Area sequestrata e sciopero

Un operaio della ditta d’appalto 'Pitrellì è morto in un incidente sul lavoro avvenuto nel reparto Agglomerato dell’Ilva di Taranto. La vittima è Cosimo Martucci, 49enne di Massafra (Taranto). È rimasto schiacciato da una grossa condotta metallica utilizzata per l’aspirazione dei fumi che si è sganciata dall’imbracatura, travolgendolo. L’incidente è avvenuto in un piazzale nei pressi del reparto Agl2 (Agglomerato) dello stabilimento siderurgico. 

L’operaio pare sia morto poco dopo l’arrivo dell’ambulanza. Personale dello Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) dell’Azienda sanitaria locale sta raccogliendo informazioni per stabilire le cause dell’incidente.

AREA SEQUESTRATA - La procura di Taranto ha aperto un fascicolo d’inchiesta sulla morte di Cosimo Martucci. L’area dove è avvenuto l'incidente è stata sottoposta a sequestro in attesa degli accertamenti per stabilire la dinamica dell’accaduto.

Sul posto si sono recati il procuratore Franco Sebastio e il sostituto procuratore Rosalba Lopalco. L’ultimo incidente, prima di quello di oggi, che costò la vita a un operaio all’interno dello stabilimento si era verificato l’8 giugno scorso. Quattro giorni dopo (il 12 giugno) morì per le gravissime ferite riportate il 35enne Alessandro Morricella, che era stato investito da una fiammata, mista a un getto di ghisa incandescente, mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2. Il 4 settembre 2014, in un altro incidente, morì Angelo Iodice, di 54 anni, originario della provincia di Caserta, della ditta 'Global Servicè dell’appalto Ilva, che fu travolto sui binari da un mezzo meccanico nell’area dell’Acciaieria 1.

PROCLAMATO LO SCIOPERO IMMEDIATO - Le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero immediato degli operai dell’Ilva e delle ditte appaltatrici in seguito all’incidente.

 «Ancora una volta rivendichiamo duramente e fermamente le ragioni di sicurezza in fabbrica indiscutibilmente messe in discussione da tutte una serie di ritardi e carenze organizzative, più volte denunciate dalle organizzazioni sindacali». Lo scrivono le Rappresentanze sindacali unitarie di Fim, Fiom, Uilm ed Flmu annunciando lo sciopero dei lavoratori dell’Ilva e delle ditte dell’appalto fino alle 7 di domani mattina in seguito all’incidente in cui ha perso la vita il 49enne operaio di Massafra Cosimo Martucci, della ditta Pitrelli, nelle vicinanze del reparto Agl 2 (Agglomerato). Il lavoratore, scrivono i sindacati, è rimasto schiacciato «durante le manovre di sistemazione di un tratto di carpenteria metallica».

Riguardo al tema dei contratti, ha proseguito Barbagallo, «noi avevamo avanzato una proposta a febbraio, il 25 novembre si confronteranno i nostri segretari» dei diversi sindacati «che si occupano di contrattazione e speriamo che tirino fuori un progetto».

Ad ogni modo, sul versante di una proposta unitaria, ha argomentato ancora il segretario generale della Uil, «noi siamo pronti da tempo, mi pare che il confronti sui tavoli contrattuali di categoria stia andando avanti ed è opportuno che i nostri responsabili che seguono la contrattazione il 25 riescano a fornirci materia per definire una proposta unitaria alla controparte».

Anche perchè, ha aggiunto, «adesso è arrivato il momento per confrontarci, per trovare una soluzione unitaria per andare al tavolo con le controparti. Il 25 - ha ribadito - ci sarà un incontro con i tecnici ed i segretari che seguono la contrattazione: bisogna vedere se ci sarà una sintesi per una proposta unitaria - ha concluso -: la stiamo aspettando da febbraio».

USB - «Questo ennesimo incidente mortale è la riprova del fallimento totale della gestione commissariale, una gestione che non mette in condizione i lavoratori di operare in sicurezza e che finora ha pensato di andare avanti a colpi di falsi proclami». Lo sottolinea in una nota Francesco Rizzo, coordinatore dell’Usb (Unione sindacale di base) di Taranto commentando la notizia dell’incidente avvenuto stamani nel reparto Agglomerato 2 costato la vita al 49enne operaio della ditta Pitrelli Cosimo Martucci, schiacciato dalla condotta metallica per l’aspirazione dei fumi.

«Nel momento in cui giungeva la notizia del decesso del povero collega Cosimo - spiega Rizzo - eravamo intenti a segnale agli enti competenti la mancanza di Dpi, i dispositivi di protezione, all’interno dello stabilimento: questa è la situazione in cui viviamo tutti i giorni nello stabilimento. E' oramai chiaro che la gestione commissariale ci sta stritolando nella contraddizione salute-sicurezza o lavoro». Qualche giorno fa, conclude il coordinatore dell’Usb, «il commissario Gnudi, intervenendo a Bari, ha esplicitamente detto che sfidava chiunque a fare meglio di quanto ha fatto lui. Questo è il risultato caro commissario».

INTERROGAZIONE AL GOVERNO - Il deputato tarantino Gianfranco Chiarelli (Conservatori e riformisti) ha presentato una interrogazione urgente ai ministri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e dell’Economia sulla questione Ilva, che abbraccia sia la situazione ambientale sia la questione della sicurezza dopo l’incidente di oggi costato la vita al 49enne operaio Cosimo Martucci. Chiarelli, in particolare, chiede di sapere se i rappresentanti del governo siano a conoscenza "delle condizioni di lavoro che sottopongono chi opera all’interno dello stabilimento siderurgico a gravi rischi, come conferma l'ennesimo incidente mortale", se siano "a conoscenza dei gravi ritardi accumulati nella realizzazione del piano di rilancio ed ambientalizzazione dell’Ilva di Taranto" e "dell’allarme lanciato dall’Arpa Puglia in relazione ai picchi di emissioni nocive registrate negli ultimi tempi, ed in particolare nelle giornate di vento".

Il deputato ricorda poi la crisi dell’indotto e chiede "quali provvedimenti intendano adottare per affrontare tali gravi emergenze, e se ritengano di valutare la necessità di intervenire nei confronti degli attuali commissari e del management aziendale, apportando ogni utile cambiamento, atteso l'evidente mancato raggiungimento degli obiettivi". (gdm)