Visualizzazione post con etichetta elezioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta elezioni. Mostra tutti i post

mercoledì 3 giugno 2015

Sotto processo? Forse assessore regionale!

fonte
E magari anche all'ambiente!!
Ipotesi tutt'altro che impossibili nel paese "normale" dell'era PD...

Nel governo regionale 4 posti al Pd
3 alle civiche, 2 ai vendoliani, 1 all’Udc

Lo schema sarebbe questo: 4-2-2-1-1. Il calcio non c’entra, la politica sì, riguarda la possibile fisionomia della prossima giunta regionale. Il totale fa dieci - gli assessori - ma si dovrà aggiungere un’undicesima casella, quella del presidente del Consiglio. Dunque: 4 sarebbero appannaggio del Pd, 2 della lista Sindaco di Puglia, un paio dei vendoliani di Noi a sinistra, 1 dei Popolari (Udc) e 1 della lista Emiliano per la Puglia. Più la presidenza dell’Assemblea. Il governatore eletto Michele Emiliano tace e si limita a dettare il metodo: gli assessori saranno designati da cosiddette «primarie», animate dagli iscritti alle Sagre, ossia le assemblee informali che hanno fornito spunti per il programma.
È facile intuire che non saranno elezioni vere: perché la nomina degli assessori, competenza del governatore, è soggetta ad una serie vincoli geografici (provenienza), politici (partito di espressione) e di competenza. Ma soprattutto perché la platea di coloro che potranno essere «eletti» è ristrettissima. Lo Statuto prevede che solo due dei dieci assessori potranno essere esterni, gli altri 8 dovranno provenire dal Consiglio, cioè dalla platea dei 29 consiglieri di maggioranza, visto che la grillina Antonella Laricchia ha ancora una volta declinato l’offerta di fare l’assessora all’Ambiente. Insomma: 8 su 29 saranno assessori, uno su tre ha già in tasca la nomina. A Bari, tra i Pd, vengono indicati i super votati Marco Lacarra, Mario Loizzo e Gianni Giannini. Ma il primo è alla prima esperienza, Emiliano potrebbe chiedergli di aspettare. Gli altri due sono leali sostenitori di Emiliano dalla prima ora (2004): Loizzo, assessore ai Trasporti nella prima giunta Vendola, non vedrebbe male tornare al ruolo. Che oggi è retto da Giannini. Potrebbero finire entrambi in giunta, dirottando Giannini allo Sviluppo economico. A margine si ipotizza la presidenza del Consiglio per Loizzo. Da Brindisi potrebbe essere chiamato il capogruppo uscente Pino Romano.
A rappresentare Taranto potrebbe essere Donato Pentassuglia. Non sarà facile: i suoi rapporti con Emiliano non sono idilliaci, è gravato da una imputazione nel processo Ilva, ma è difficile trascurare i suoi quasi 13 mila voti.
Sarà nell'esecutivo certamente Sergio Blasi, salentino, mister preferenze. Ha già chiesto, in un’intervista al «Nuovo Quotidiano», considerazione per il Pd e il Salento, invocando la vice presidenza. Per lui si prospetta la Cultura, sul resto si vedrà. È molto probabile, in effetti, che la vice presidenza tocchi alla Provincia di Lecce. Ma potrebbe essere destinata all’udc Totò Negro, rieletto con i Popolari (ha chiesto che si tenga conto di «rappresentanza territoriale e equilibri interni») Se la presidenza dell’Assemblea non toccasse a Loizzo, potrebbe essere destinata a Guglielmo Minervini, Noi a sinistra, maggior suffragato di quella lista. Emiliano non lo vorrebbe in giunta, visti i trascorsi burrascosi alle Primarie. Se potrà, lo destinerà alla presidenza dell’Aula, secondo la prassi pluridecennale che il capo della giunta e il presidente del Consiglio appartengano a partiti diversi, consuetudine interrotta da Vendola negli ultimi 5 anni. Foggia sarà rappresentata da Leo di Gioia (Sindaco di Puglia). Il suo collega di partito Antonio Nunziante, barese, ex prefetto, sarà con lui in giunta: si ipotizza l’Ambiente rifiutato dai grillini. In alternativa si prospetta per Nunziante la presidenza dell’Aula. C’è, tuttavia, un terzo nome della medesima lista, il notaio Sabino Zinni, eletto nella Bat, che potrebbe aspirare al ruolo di assessore. In caso contrario, quel posto, secondo lo schema iniziale, andrebbe ad Alfonso Pisicchio (Emiliano per la Puglia). Restano i due posti da assessore esterno. Emiliano intende indicare due donne e compensare così la mancata elezione di consigliere in maggioranza. Si dice di una tecnica, l’architetta Anna Maria Curcuruto, capo della Ripartizione urbanistica a Bari, e di una politica da farsi indicare dai vendoliani. Ma anche di una pd da recuperare dopo il flop elettorale: Loredana Capone o Anna Rita Lemma. Quest’ultima ipotesi, va da sé, toglierebbe spazio ai maschi dello stesso partito. (CdM)

lunedì 1 giugno 2015

La cittadinanza inattiva e le promesse da mantenere



Metà degli elettori pugliesi restano a casa, vanno al mare o allo stadio.
Meno di un quarto di questi credono in Emiliano.
A Taranto  siamo al di sotto della metà dei votanti. 
Un record di indifferenza nel momento di maggiore sbando economico e incertezza per il futuro.
E' la palude di quelli che si lasciano trascinare inermi e fatalisti come le anime perse degli ignavi danteschi. Una poltiglia putrida e pesante che si trascina a fondo anche l'immagine di tanti cittadini impegnati che in questi anni hanno fatto diventare Taranto il fulcro del dibattito sul futuro di un intero Paese. Se ne sono accorti a Bari e a Roma, ma non qui!
Questa purtroppo, è ancora una città di eroi.
Gli altri, per volontà o per omissione, se la vendono al primo offerente nel mercato globale degli speculatori.

Puglia, il vincitore Emiliano: Ilva e Xylella le priorità

Per il neo governatore della Puglia, Michele Emiliano, sono tre le prime riunioni da convocare urgentemente: una sulla Xylella, il batterio killer che sta decimando gli ulivi nel Salento; la seconda per affrontare la questione dell’Ilva e la terza con i candidati presidenti ‘avversarì per «concordare con loro disegni di legge condivisi». A caldo nella notte, quando la vittoria è netta con oltre il 47% delle preferenze (anche se con dati ancora parziali), il nuovo presidente della Regione Puglia individua in questi temi le emergenze da affrontare senza indugio e conferma la sua intenzione di collaborare anche con gli avversari. Primo tra tutti, il Movimento 5 Stelle e la sua candidata presidente, Antonella Laricchia, che Emiliano intende portare in giunta offrendole l’assessorato all’Ambiente.
«Ha avuto una affermazione che era prevista e in qualche modo auspicata – dice ai giornalisti – e il Pd e il M5s hanno in comune gli interessi per la salvaguardia dell’Ambiente». E quando l’offerta viene respinta a stretto giro di interviste («non è ancora eletto e già pensa alle poltrone», ha detto Laricchia) Emiliano non si scoraggia: «ho la testa dura – dice – insisterò». «È una vittoria sfolgorante, mai il centrosinistra aveva vinto con tanto distacco sul centrodestra in Puglia» – ha detto commentando l’esito del voto a scrutinio ancora in corso – vinciamo per la sesta volta consecutiva, in grandi elezioni locali. Dal 2004 ad oggi abbiamo vinto tre volte consecutive al Comune di Bari e tre volte consecutive alla Regione, e questa era una volta definita l’Emilia Nera».
Ma si tratta di una vittoria leggermente ombrata dall’alto astensionismo perchè un elettore su due non è andato a votare. »È stata una campagna elettorale scontata – spiega Emiliano – ora possiamo dirlo, da dicembre sapevamo che avremmo stravinto le elezioni, che non c’era partita, abbiamo vinto con oltre venti punti di vantaggio e questo i pugliesi lo sapevano. E poi in questo momento la Puglia è come tutta l’Italia, c’è molta gente che pensa che sia inutile andare a votare, naturalmente si sbaglia». »È vero che viene voglia di festeggiare – ha detto poi rivolgendosi ai suoi sostenitori invitandoli a non esultare troppo – ma lo leggerete sul mio volto, c’è poco da festeggiare e moltissimo dal lavorare, e non è una frase fatta». Lo Slai Cobas commenta così i dati: «Stravince il partito dell’astensione, del rifiuto del voto, del boicottaggio elettorale, noi soli abbiamo fatto esplicita campagna per questo. E Taranto ha il dato nazionale più alto a livello pugliese e nazionale. Non votare  è stato legittimo e sacrosanto atto di sfiducia in questo Stato e in queste Istituzioni». (Inchiostroverde - ANSA)

martedì 26 maggio 2015

Inciviltà d'alto livello

Vota Antonio La Trippa: storie da una campagna elettorale

 
Comunicato stampa di Ammazza che Piazza
 
In questi giorni ci troviamo a subire l’ultima settimana di fantomatiche promesse ; 19 liste per 7 candidati alla carica di presidente della regione Puglia e 133 personaggi politici reclutati nelle varie liste anche sul territorio tarantino per la propaganda , volantini elettorali che volano a pacchi sull’asfalto dai finestrini delle auto, radio, giornali e televisioni invase da messaggi elettorali e per finire manifesti elettorali attaccati ovunque .
Vorremmo capire dove sono andati a finire gli addetti della polizia municipale del comune di Taranto, ATTENTI e RESPONSABILI, che multarono Ammazza che piazza con ben 8.000 euro, e che oggi consentono a questi personaggi politici il LOCANDINAGGIO SELVAGGIO.
Ma soprattutto con quale spirito i cittadini di Taranto dovrebbero dirigersi alle urne, in una città dove la politica ha praticamente FALLITO, portando il comune in dissesto e dimostrando di essere incompetenti nelle tematiche ambientali e nello sviluppo del territorio ?
Il nostro è un sistema politico corrotto , da destra passando per il centro fino a sinistra, come compare anche nelle ultime indagini di AMBIENTE SVENDUTO che vede coinvolta nel MALAFFARE la politica locale, regionale fino ai vertici nazionali , enti e agenzie di controllo ambientale , agenti della polizia di stato (sezione digos) , dirigenti ,imprenditori, personaggi pubblici , A DISCAPITO DELLA SALUTE E DEL LAVORO, creando una ragnatela fitta che è arrivata a manipolare una città intera per anni, consentendo la fortuna di pochi imprenditori e la MORTE di una comunità intera.
Un sistema di mala politica che è ancora presente sul territorio e che ha portato la città di Taranto alla desertificazione, riducendo il numero di abitanti nel giro di pochi anni da 210.000 a 180.000 abitanti , con ben 30.000 concittadini costretti ad andare via nel giro di qualche anno , per cause di malattia , per lavoro e per studio, oltre a chi ha pagato con la vita.
Ancora una volte ci sono problematiche come la mancanza di idee alternative all’industria, la mancanza di adeguate strutture sanitarie per far fronte all’emergenza malati , le linee ferroviarie ridotte, lo scalo aereo di Grottaglie condannato all’inutilità, l’ archeologia occultata , il turismo negato, le università mal gestite e il deturpamento del territorio, che vengono USATE dalla nostra classe politica in campagna elettorale e poi affrontate una volta occupate le poltrone con la COMPLETA ASSENZA.
Quindi concludiamo con questa citazione, invitando la cittadinanza a riflettere, e a capacitarsi che alla fine le campagne elettorali sono solo parole e discorsi fatti, e che il cambiamento di una collettività parte noi tutti dal nostro impegno come cittadini attivi e non da una delega altrui.
Se fai parte di una società che vota, allora vota. Forse non ci saranno candidati e decisioni per cui votare... ma senza dubbio ce ne saranno di quelli contro cui vorrai votare. Nel dubbio, vota contro. (Robert A. Heinlein)
AMMAZZA CHE PIAZZA

domenica 28 settembre 2014

Il presidente degli inceneritori e non solo...

 
Grazie ad un plateale inciucio di Michele Pelillo, Michele Mazzarano e Donato Pentassuglia e dei loro compagni di merende PD, il sindaco che più si è distinto nel riempire il suo comune (Massafra) di discariche ed inceneritori, è oggi il nuovo presidente di una delle province più tossiche d'Italia.
Giustamente ci voleva un esperto...
In bocca al lupo e... complimenti per la scelta!

Martino Tamburrano, sindaco berlusconiano del comune di Massafra, è il nuovo presidente della provincia di Taranto. Un’elezione già preannunciata e sostenuta anche da buona parte del Partito Democratico ionico. Non è bastato, quindi, lo “stop” imposto dal segretario regionale Michele Emiliano per bloccare le “larghe intese” tra democratici e forzisti. Nella provincia dell’Ilva, evidentemente, non è stato un deterrente nemmeno il fatto che su Martino Tamburrano penda una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio. E’ stato il sostituto procuratore Remo Epifani, infatti, a chiedere il processo per il primo cittadino di Massafra e altri 28 imputati, tra i quali i dirigenti comunali e imprenditori. L’accusa di aver favorito un’associazione temporanea di imprese alla quale era stata affidata in project financing la realizzazione di un silos parcheggio. Nell’avviso di conclusione delle indagini, il pm Epifani ha specificato che gli amministratori avrebbero intenzionalmente procurato un “ingiusto vantaggio patrimoniale alla società Inedil srl capogruppo mandataria dell’associazione temporanea di imprese” attraverso l’affidamento in concessione ai tre imprenditori della realizzazione di un silos parcheggio con annesso centro commerciale e direzionale.
Non solo. All’immobile, secondo quanto emerso dalle indagini sarebbe stato “pretestuosamente attribuito il carattere di opera pubblica” e soprattutto del centro direzionale in costruzione sarebbe stato garantito agli imprenditori “anche il diritto di proprietà”. Del resto, a sottoscrivere l’accordo per alcune parti del Partito democratico con il sindaco forzista, sono stati il parlamentare Michele Pelillo, il consigliere regionale Michele Mazzarano e l’assessore regionale Donato Pentassuglia. A eccezione di Pelillo, quindi, i due nomi rimanenti sono noti alle cronache: Mazzarano, infatti, è stato rinviato a giudizio per illecito finanziamento ai partiti e millantato credito; Pentassuglia, invece, è accusato dalla Procura di Taranto – che ne ha chiesto il rinvio a giudizio – di favoreggiamento nei confronti dell’ex dirigente Ilva Girolamo Archinà nell’inchiesta “Ambiente svenduto”
All’esito delle votazioni, Tamburrano è stato eletto con il 63,8% di preferenze contro il 36,2% di Gianfranco Lopane, sindaco di Laterza e candidato (renziano) dagli esponenti del Pd contro la delibera della direzione provinciale che a maggioranza aveva deciso di “verificare le condizioni per la più ampia convergenza di forze politiche disponibili e per il più qualificato ruolo protagonista del Pd ionico”. Una frase che, nei fatti, prevedeva addirittura la “grande coalizione” con Forza Italia attraverso un listone unico. La polemica dei giorni successivi e l’intervento di Emiliano, però, hanno bloccato l’operazione, ma solo in apparenza. Già, perché nel segreto delle urne i democratici hanno comunque scelto Tamburrano. Il “tradimento” è provato dai numeri: i candidati consiglieri nelle due liste a sostegno di Lopane hanno ottenuto oltre 52mila voti ponderati, mentre quelli dell’unica lista per Tamburrano si sono fermati a quota 43mila. Insomma il candidato democratico Lopane avrebbe potuto vincere, ma evidentemente le “larghe intese” piacciono troppo ai consiglieri comunali di centrosinistra, che hanno optato per il voto disgiunto.
Piacciono talmente tanto da aver dimenticato che nella lista di centrodestra compariva il nome di Cito, figlio dell’eterno rivale Giancarlo – ex sindaco ed ex parlamentare condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa – che pochi mesi fa ha scelto di far confluire la sua “At6 – Lega d’Azione Meridionale” nelle fila berlusconiane. Per Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale dei Verdi e consigliere comunale di Taranto, è “l’inciucio peggiore di quelli che venivano fatti nella Prima Repubblica. Non è solo un voto di larghe intese tra PD-NCD-FI e la lista di Cito, ma di larghi interessi. Che cosa farà – ha chiesto Bonelli – il presidente del Pd pugliese Michele Emiliano? Prenderà provvedimenti contro questo vergognoso inciucio che ha visto i consiglieri comunali del PD votare un esponente di Forza Italia su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio?”. (FQ)

A Taranto il Pd elegge il candidato di Forza Italia. Caos in Puglia in vista delle elezioni regionali

Non solo il clamoroso calo d’affluenza alle primarie in Emilia-Romagna. C’è un altro voto che agita le acque in casa Pd: in Puglia, a Taranto, nel weekend si sceglieva il nuovo presidente della provincia. Ha vinto Martino Tamburrano, candidato di Forza Italia (su cui tra l’altro pende una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio). Ma la notizia è che a rendere possibile l’elezione sono stati anche e soprattutto i voti dei delegati del Partito Democratico. Un ribaltone che si spiega con quanto accaduto nelle scorse settimane: i vertici locali del partito volevano le larghe intese col partito di Berlusconi. E dopo l’intervento del direttivo regionale, che ha imposto la presentazione di Gianfranco Lopano come candidato della coalizione di centrosinistra, tanti hanno indicato come nuovo presidente l’esponente del centrodestra.

martedì 17 dicembre 2013

Tanto paga coi soldi degli "amici" Riva...


Ilva:Fiom sconfitta,elezioni Rsu valide

Il tribunale di Taranto ha rigettato il ricorso d'urgenza della Fiom Cgil che chiedeva di dichiarare illegittimo il rinnovo delle Rsu dell'Ilva di Taranto in seguito alle votazioni del novembre scorso ed ha condannato i metalmeccanici della Cgil alle spese connesse al procedimento giudiziario. La Fiom aveva contestato a Fim Cisl e Uilm le modalità elettorali individuate per il rinnovo della Rsu e chiesto prima di 'posticipare la data delle elezioni', e poi di adottare 'il sistema elettorale puro nella proclamazione degli eletti'. (ANSA)

sabato 30 novembre 2013

RSU Ilva: la sconfitta della Fiom e l'exploit dell'Usb

Forse non hanno ascoltato bene o per niente le intercettazioni tra la sindacalista Daniela Fumarola della Cisl tarantina e Archinà (da cui  si faceva dettare la linea su come Fim dovesse gestire le elezioni dei delegati sindacali dentro l’Ilva) oppure sebbene consapevoli sono semplicemente  indifferenti a ciò che gli succede intorno, o piuttosto sono  complici di un sistema di potere che le tante inchieste hanno fino ad oggi svelato.
Alle elezioni per il rinnovo delle Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu)e dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) dello stabilimento Ilva di Taranto, gli operai che nel 2010 avevano scelto  la Cisl - Fim hanno ribadito, nonostante tutto, il loro voto facendo della Fim il secondo sindacato in Ilva.
La Uilm si conferma invece primo sindacato con 41 seggi seppur con un leggero calo registrato rispetto alle passate elezioni.
La novità è invece rappresentata dall'exploit dell'Usb che ha  preso quota e consensi tutto a svantaggio della FIOM. Sfiduciati, o male rappresentati? certo è che gran parte degli operai che un tempo votavano la Fiom oggi sono passati a votare USB. Il sindacato metalmeccanico della CGIL dovrebbe a questo punto porsi una serie di questioni a partire dal segretario della Fiom Cgil di Taranto Rosario Rappa.
Rappa oggi  cerca di individuare le ragioni di questa sconfitta considerando "necessario che la Fiom avvii un'ampia riflessione a tutti i livelli dell'organizzazione, dagli organismi nazionali a quelli territoriali, coinvolgendo i delegati eletti e gli iscritti, aprendo una fase di profonda discussione sia nel rapporto con la fabbrica e i lavoratori, sia con la citta' e la sua popolazione"(Adnkronos).
Se  non è riuscita ad avviare un minimo di confronto e dialogo con gli operai come un sindacato di sinistra avrebbe dovuto fare,  la Fiom di Taranto ha fallito  nel rapportarsi con la città. In effetti non lo ha mai fatto.  E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.


 Hanno votato 9.187 addetti pari 80,61% degli aventi diritto. La Uilm ha ottenuto 41 seggi (48,80% dei consensi), la Fim 24 (28,57%), l'Unione sindacale di base 12 seggi (14,28%), la Fiom 7 seggi (pari ad 8,39%) - corriere del mezzogiorno

"Avevamo ragione, oggi gli oltre 11.000 lavoratori dell'Ilva hanno la possibilita' di scegliere le proprie rappresentanze sindacali. A chi in questi giorni ha chiesto, inneggiando alla democrazia, il rinvio delle elezioni, la risposta e' stata una buona affluenza ai seggi dei lavoratori Ilva che evidentemente come abbiamo sempre sostenuto hanno voglia di impegnarsi per il risanamento ambientale, la sicurezza sui posti di lavoro e le garanzie occupazionali". Lo afferma il rappresentante legale provinciale dell'Unione sindacale di Base di Taranto, Francesco Rizzo, a proposito dei risultati delle elezioni delle Rsu all'Ilva che vedono il sindacato autonomo all'esordio raggiungere il 20% dei voti.
L'Usb Lavoro Privato, precisa che "l'attuale Rsu, eletta a maggio 2010, e' scaduta da tempo e non puo' essere tollerato un ulteriore rinvio; dal 2012 il panorama sindacale all'interno dello Stabilimento si e' profondamente modificato con la presenza ed il consolidamento di altre organizzazioni sindacali, a cominciare da Usb". Per l'Unione sindacale di Base c'e' "la necessita' improcrastinabile di ridare la parola ai lavoratori che hanno il sacrosanto diritto ad eleggere nuovamente i propri rappresentanti sindacali nello stabilimento, visto che l'azienda sta attraversando una situazione estremamente difficile a causa non solo delle vicende giudiziarie ma anche di una dirigenza responsabile di quanto accaduto ed oggi assolutamente inadeguata; non a caso, come Usb sin dalla scadenza naturale a maggio 2013 abbiamo attivato le procedure per il rinnovo della Rsu, riscontrando la contrarieta' delle altre organizzazioni".
Rizzo ribadisce che la Usb "da sempre si e' opposta ad accordi e meccanismi elettorali che prevedono la riserva di 1/3 dei seggi alle organizzazioni sindacali sottoscrittrici dei contratti nazionali e dei quali, tuttavia, tutte le sigle confederali hanno goduto per circa 20 anni. Cio' detto, riteniamo comunque che non ci si puo' trincerare dietro aspetti tecnico-procedurali per rimandare 'sine die' un momento importante di partecipazione diretta dei lavoratori. Pertanto, prendendo spunto proprio dalle affermazioni della Fiom a sostegno delle proprie tesi - afferma - chiediamo a Fim e Uilm di formalizzare la propria rinuncia alla riserva della citata quota del 33% e conseguentemente alla Fiom di ritirare il ricorso presentato, in modo da sgombrare il campo da qualsiasi 'sospetto impedimento'. Sarebbe questo un concreto ed inequivocabile segnale di disponibilita' - conclude rizzo - sicuramente apprezzato dai lavoratori".(Adnkronos)

martedì 26 febbraio 2013

Numeri dalla città morta

Una cosa almeno è certa dopo queste elezioni: il Grande Circo Clini sta impacchettando tutto sui camion e presto partirà la carovana tecnico-fascista che ci ha imposto la legge più antidemocratica della dittatura Monti.



Partirà per tornare negli ingranaggi della burocrazia ministeriale dove Clini è despota incontrastato e burattinaio di tanti politici inetti che si susseguono al dicastero del (finto) ambiente.
Il Circo Clini lascia la scena pubblica e riprende a frequentare i salotti privati dove è stato concepito, tra quei pochissimi potenti che decidono per un popolo di decerebrandi che forse non imparerà mai a votare.
Ci vuole tanto a collegare una faccia pubblica al milione di porcate di cui tutti si lamentano dal parrucchiere?

Tra lavoro e ambiente Taranto sceglie Grillo

In una città piegata dalle vittime per il cancro, divisa tra chi vuole chiudere la «fabbrica della morte» e chi invece vuole continuare a lavorarci «perché l’alternativa è la fame». Una città di 200 mila abitanti su cui incombe la mannaia di 6.500 cassa integrati, a partire dal 3 marzo, s’impone la voglia di riscatto. Il desiderio di rompere gli schemi, di disarcionare i privilegi di una politica distante dai problemi della gente che qui continua a piangere chi di Ilva si ammala fino a morire.
La strepitosa vittoria di Grillo - primo partito con il 30% dei consensi - è in sintonia con il resto del Paese, ma qui più che altrove è sinonimo di una parola: basta. Basta con le chiacchiere, basta con le promesse, ma basta anche con un’anima dei cortei che tanto hanno infiammato la coscienza civile la scorsa estate. Né il centrosinistra, né il verde Bonelli (candidato con Ingroia che non raggiunge il 3%), né soprattutto il Movimento Liberi pensanti riescono a farsi una ragione del responso delle urne. Alle 10 e mezzo della sera i dati non sono ancora definitivi, ma il senso è chiaro. «Io non sono neppure andata a votare» dice Silvia Naccarati, 36 anni, laureata in storia dell’arte, uno dei tre portavoci di Liberi pensanti, che sostituiscono il carismatico Cataldo Ranieri che ha ceduto il campo per amor di «rotazione democratica». «Nessuno dimostra veramente interesse ai nostri problemi» prosegue Silvia che rilancia l’immagine di una Taranto «più concentrata su cultura e turismo invece che sull’industria». Un altro portavoce, Nicola Ordini insiste sull’esigenza «di una democrazia partecipata, che nasca dalla base». Stile grillini? «No, quelli non ci convincono».
Eppure persino a Tamburi, il quartiere a ridosso dell’Ilva, persino nell’area praticamente sotto i parchi minerari da cui «è più facile che si propaghino le sostante tossiche come la diossina», ha vinto il Movimento5stelle.

Il segretario della sezione Pd di Tamburi, Egidio Di Todaro, non si dà pace: «Grillo s’è preso buona parte di chi una volta votava per noi. Certo mi sciocca l’idea che sia il primo partito, perché qui noi come Pd raggiungiamo il 27% alla Camera e come coalizione sfioramo il 30%. E mi fa male anche il 30% del Pdl. Ma come? La Prestigiacomo negava le esalazioni tossiche e ora prendono quanto noi?». Nel complesso i dati dell’intera città non cambiano granché. Il centro sinistra, alla Camera, crolla dal 37,2% delle politiche del 2008 al 28% con il Pd attestato al 22%. E perde anche il Pdl che 5 anni fa aveva conquistato il 47,7% mentre oggi rasenta il 30% «anche se un buon 10% - dice con rammarico un pidiellino doc - è dovuto all’ex sindaco Cito, che mai ha aderito a Forza Italia e successive trasformazioni».

Vincenzo Curcio, 32 anni, da 10 operaio all’Ilva, sposato, un figlio di 2 anni e un altro in arrivo rappresenta il triunvirato dei Liberi pensanti: «Grillo? Le nostre aspettative dal nuovo governo, se mai ce ne sarà uno vista l’instabilità, sono pari a zero. Taranto sta morendo e noi abbiamo fame di salute e di giustizia. Che non deve fare a pugni con il diritto al lavoro».
Marianeve Santoiemme, 43 anni, un lavoro ce l’ha: educatrice per i disabili. Ma da ieri e sul Lago di Garda a cercarne uno nuovo: «Mia figlia, a 7 anni, è invalida al 100% per un’asma causata dall’Ilva. Noi a Taranto non possiamo più vivere. Il nuovo governo? Mah, ho paura ci riservino le solite chiacchiere».(LaStampa)

lunedì 21 gennaio 2013

C'è latitanza e latitanza!



 
Tutti si domandano OGGI dove sia finito Fabrizio Corona, condannato per estorsione aggravata ai danni del calciatore David Trezeguet, in fuga chissà per quale paese... La latitanza del famoso fotografo, cacciatore di  piccantissimi scoop, ha avuto tutta l'attenzione da parte di tg- prime pagine di quotidiani... eh sì perchè  la latitanza di Corona fa notizia, non fa notizia invece la latitanza di Fabio Riva....






vicepresidente dell'Ilva, condannato per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, emissione di sostanze nocive, avvelenamento da diossina di sostanze alimentari, e ancora omissione di cautele in materia di sicurrezza sul lavoro e corruzione. Fabio Riva manca all'appello, lo ricordiamo, dal 26 novembre.
Ma gran parte del mondo della comunicazione, e del giornalismo, preferisce evitare di fare troppe domande sulla sua "irreperibilità"... perchè è questa la parola troppo spesso usata da giornali, web, e stampa (con le dovute eccezioni!) per definire una fuga irresponsabile, una sottrazione volontaria alla cattura: condizione non omologa dal punto di vista della situazione procedimentale, a quella di irreperibilità (che necessita di essere controllata dal legislatore,potendo risolversi con l'individuazione  di un domicilio dell'interessato - (Cass. Pen. Sez. IV, 22.08.1996, Turchetti, CP , 1998, 1155).
Se ancora OGGI si tende ad usare questo tipo di linguaggio, come a voler assolvere il latitante dai  peccati-reati commessi, significa che a poco sono servite le scomode verità venute a galla con l’inchiesta per corruzione in atti giudiziari, da cui è emerso il metodo clientelare Riva che tesseva come un ragno tra più velenosi e pericolosi, una ragnatela fatta da intricatissimi rapporti con politici, sindacati, Chiesa, e pure di "certa e corrotta stampa". Ciò che conta è il bottino post elezioni da spartire: allora il nuovo compito per riuscire in questa impresa  da impartire al mondo della comunicazione sarà quello ( e già sta avvenendo con successo) di addomesticare ancora una volta non solo l'opinione pubblica, ma soprattutto i "dipendenti" diretti e indiretti del Gruppo Riva.
A cominciare dai massimi rappresentanti del governo dimissionario, Monti, Passera e Clini, fino al Presidente della Regione Puglia, e al candidato premier Bersani, per non parlare poi del PDL, da destra a sinistra: tutti a spendere buone parole per un'Azienda che ad oggi ha fatto profitti sulle spalle dei lavoratori e degli abitanti di Taranto.
Ed ecco che queste "buone" e "positive" parole  che offrono la redenzione ad un'Azienda che ha mietuto e continua a mietere le sue vittime per l'inquinamento, si traducono in titoloni da prima pagina. Senza nessun contradditorio, le dichiarazioni a favore dell'Ilva entrano nella testa degli italiani, grazie ad un ottimo lavaggio del cervello, e con un'azione di ripetizione martellante fanno opera di convincimento: L'azienda va salvata, la legge va applicata, la magistratura rispetti la legge!  Insomma è questo il concetto errato che arriva fino a noi: ad essere fuorilegge non è l'azienda, ma la magistratura! Ad essere latitante non è Fabio Riva, lui è irreperibile, sebbene  ci sia a suo carico un mandato di cattura europeo! ma Fabio Riva non è Corona: c'è latitanza e latitanza!

tgcom24: Ilva, Monti rassicura: "Pagherà gli stipendi"
L'azienda: "La magistratura rispetti la legge" Incontro a palazzo Chigi tra governo, parti sociali ed enti. "In attesa della Consulta la legge va applicata", recita una nota. "Solo sbloccando i prodotti potremo pagare", replica l'Ilva.

la repubblica: Ilva, spunta l'ipotesi del lodo 'Vendere l'acciaio e pagare interventi'
Vendola: "Non si risolve la questione a colpi di provvedimenti. L'azienda deve poter vendere i prodotti finiti per corrispondere gli stipendi e attuare le prescrizioni dell'Aia". Bersani: "Applicare la legge"

l'avvenire: Ilva, Clini: la legge è chiara
Prodotti finiti ad azienda

tg rai1. Ilva, Passera: "Su blocco prodotti magistrati sbagliano"

sabato 5 gennaio 2013

Il pelato coop


Dopo il danno, la beffa.

Taranto è la città dove il PD ha sempre espresso il peggio di sè.


Squallidi partitocrati piccoli piccoli si sono venduti anche le madri per bustarelle da pezzenti.
Un ex sessantottino diventato grasso e tracotante siede alla camera nel nome di questa città, sotto le bandiere del PD. Dalle intercettazioni telefoniche apprendiamo che lui, tarantino, voleva far "gettare il sangue" (traduzione letterale di "scettà 'u sangh", un'espressione tarantina usata come metafora per esprimere il desiderio di vedere qualcuno eliminato in modo violento e doloroso) a Della Seta, un collega di partito e parlamentare, che difendeva il diritto alla giustizia nei confronti di alcune delle infinite umiliazioni che la grande industria ha inferto al territorio.


Qui il partito ha mandato un altro parlamentare, siciliano, a intascare crediti di voti guadagnati chissà con quali promesse. Nella sua regione era impresentabile per uno scandalo di squallida corruzione in cui è invischiato il marito.

Qui il PD domina la provincia con la giunta più ignava della storia del territorio, che ha dovuto allontanare l'assessore all'ambiente, anche lui PD, perchè talmente marcio da far pensare che passasse più tempo a lavorare per l'Ilva che per i suoi concittadini.
Per non parlare del presidente, con interessi familiari all'Eni...

E stendiamo pure un velo pietoso sul comune e sugli affari del PD (sanità, alloggi popolari, centri commerciali...)

E oggi che ci riserva il PD?

Una bella spalmata di manifesti elettorali con il Pelato Coop.
Il pelato che voleva "donare" alla città il rigassificatore che non volevano i brindisini, quello che ha accettato l'obolo (98000 euro) dei Riva per la sua personale campagna elettorale.

Oggi ammorba con un manifesto dalla grafica scontatamente coop tutte le strade della città, sorridendo sotto i baffi, con una faccia di bronzo da fare invidia alle statue di Riace.

Fate la provvista, cari pecoroni tarantini, comprate il pelato coop, costa solo 99000 euro!

----------
“Caro Pierluigi, mi rivolgo a lei per un episodio di cui è stato protagonista il senatore Roberto Della Seta (PD)”. Comincia così una lettera inviata nel 2006 a Bersani da Emilio Riva patron dell’Ilva su suggerimento di Gerolamo Archinà, direttore dei rapporti istituzionali dell’Ilva, per segnalargli che il suo senatore intendeva assumere una iniziativa contro il decreto salva-Ilva che il governo Berlusconi stava per varare.
Continua a leggere...

venerdì 6 luglio 2012

Il nemico molla? I sindacati se la fanno sotto!

Lascia il direttore Ilva manduriano Luigi Capogrosso



Sindacati sorpresi
Cosa succede all’Ilva? Le dimissioni dalla carica di direttore dello stabilimento siderurgico di Luigi Capogrosso, più del trasferimento alla Fiat del direttore delle relazioni industriali del Gruppo Riva, Pietro De Biasi, sollevano domande. Alcuni interrogativi sono legati alla crisi economica, altri all’emergenza ambientale e ai riflessi dell’inchiesta della magistratura su inquinamento e salute. «Di De Biasi sapevamo, mentre l’uscita di Capogrosso, dopo 15 anni alla direzione dello stabilimento, è stata una sorpresa» commenta il segretario generale della Uilm, Antonio Talò. Il posto di De Biasi sarà occupato dal direttore dell’area ghisa Salvatore De Felice.
«L’avvicendamento di Capogrosso era nell’aria» sottolinea il segretari della Fim Cisl Mimmo Panarelli: «Se questo ha legami con l’inchiesta della magistratura (Capogrosso è indagato, ndr)? Non saprei rispondere. All’Ilva la preoccupazione per quel che potrebbe succedere è palpabile. Noi siamo preoccupati pensando ai lavoratori e al muro contro muro magistratura-Riva. Lo spettro di un sequestro degli impianti e di una reazione aziendale - mobilità, licenziamenti - agita i sonni dei sindacalisti. Come ha ricordato in un recente intervento proprio il segretario della Uilm Talò, nelle assemblee gli operai hanno mostrato ai sindacati i loro timori. «L’Ilva potrebbe fermare tutto perché già la crisi morde e ha quasi interrotto la produzione a freddo dei tubi e dei treni nastri, riducendo quella a caldo di un buon 40 per cento. Gli effetti potremmo vederli anche sugli stabilimenti del Nord, a Genova per esempio» ricorda Talò. In realtà una domanda corre, fuori dalle dichiarazioni ufficiali. (Manduriaoggi)

Metalmeccanici: in Ilva Taranto consenso a ipotesi Fim e Uilm

Con 6417 si', 1056 no, 351 schede tra bianche e nulle, i lavoratori dell'Ilva di Taranto hanno espresso il loro consenso all'ipotesi della piattaforma contrattuale proposta da Fim e Uilm. "Si tratta di un risultato importante che dimostra l'apprezzamento per il buon lavoro svolto e per un risultato positivo ottenuto nella fase piu' acuta della crisi economica", commenta il segretario di settore Ilva della Fim Cisl di Taranto, Vincenzo Castronuovo. In termini percentuali, rispetto al numero degli elettori che si sono recati alle urne al termine di ogni assemblea consumatasi nello stabilimento Ilva di Taranto dal 18 giugno al 5 luglio, i si' corrispondono all'82,01%, i no al 13,50%. "Un dato senza dubbio positivo", aggiunge. "La consultazione ha prodotto un risultato importante, soprattutto in considerazione della crisi economica e produttiva che stiamo attraversando", spiega Castronuovo. "L'ipotesi della piattaforma per il rinnovo del contratto proposta rappresenta un forte avanzamento per la tutela dei diritti e per il salario, nel settore dei metalmeccanici", prosegue. "Questo risultato carica di ulteriore responsabilita' le organizzazioni sindacali di Fim e Uilm, le quali, facendo propria ogni esigenza in termini di rinnovo contrattuale, danno continuita' al contratto vigente siglato il 15 ottobre 2009 e, attraverso l'azione congiunta, intendono, a partire da oggi, aprire il negoziato con Federmeccanica, affinche' si possa giungere entro dicembre 2012 alla stesura del nuovo contratto. Tale azione - conclude Castronuovo - consentirebbe a tutti i lavoratori metalmeccanici di ottenere gia' da gennaio 2013 i nuovi aumenti contrattuali".(Libero)

martedì 22 maggio 2012

Sindaco a mano armata

Il sindaco festeggia, sbuca la pistola: impazza foto di Stefàno armato
I mortaretti fatti esplodere per strada, per festeggiare la vittoria, non li ha graditi, Ezio Stefàno. E tuttavia al suo comitato elettorale in via Principe Amedeo, ai festeggiamenti per la riconferma a sindaco di Taranto, si è presentato con fondina e pistola. IL SINDACO - «Sono passato di là soltanto per pochissimi minuti e per invitare tutti a non festeggiare, visto che a Brindisi si stavano celebrando i funerali di Melissa Bassi. Sono stato lì per pochi secondi». In quel gigantesco bailamme formatosi nell’angusto locale abitualmente utilizzato come sede di Sds, il suo movimento politico, stretto tra l’attrezzatura sistemata lì da ben due emittenti per le rispettive dirette televisive e la folla, districandosi tra le urla di giubilo dei militanti e le richieste di commenti da parte dei cronisti, Stefàno come accade in queste circostanze, si è scatenato, ha saltato, ha sollevato le braccia in segno di vittoria e dispensato baci e pacche sulle spalle a chi l’ha sostenuto. SPUNTA L'ARMA - In tutto questo movimento, spunta la pistola, ben ancorata, assicura lui e per la quale il sindaco il porto d’armi da trent’anni. Per difesa personale. Fotocamere e telecamere immortalano Stefàno che festeggia e la sua pistola. Stefàno non è il primo sindaco armato di Taranto. Mentre sul web si scatena la polemica sull’opportunità, per l’appena rieletto sindaco, di presentarsi davanti alle telecamere con la pistola nella cintura, qualcuno ricorda quando fu l’ex sindaco ed ex parlamentare Giancarlo Cito (oggi in galera per diverse condanne passate in giudicato) ad agitare un’arma. E a suscitare un’ondata di sdegno. «Non c’è da far paragoni tra me e Cito – risponde seccato Stefàno -. Io ho una pistola soltanto per difendermi. Sono stato minacciato, anche di recente, perché rinunciassi a correre per la riconferma a sindaco, ma non mi sono fatto intimorire. Io non ho mai fatto del male a nessuno. Né ho mai inteso farlo. Ma avendo rinunciato alla scorta, avrò almeno il diritto di difendermi?». (CdM)

lunedì 21 maggio 2012

Stefano l'anestesista...

La rassegnazione tarantina riconferma il sindaco dell'ignavia amico delle genti (soprattutto palazzinari, bulletti, e grandi industriali). Era stato il campione della primavera rossa tarantina... Ora di rosso ci resta solo questo... e per moooolto tempo, pare!
Auguri!!!

mercoledì 9 maggio 2012

Il pollo di Trilussa...

Gli operai con Stefàno per salvare la fabbrica La benedizione della Fiom sull'esito del primo turno. Landini:«Con l'Ilva troveremo un'ecocompatibilità» Stefàno andrà al ballottaggio con CitoStefàno andrà al ballottaggio con Cito TARANTO - E’ stata la morte, ma resta ancora la vita. Alla fine, a Taranto, nell’urna ha vinto la Grande Fabbrica. L’Ilva e tutto il comparto industriale sul quale si è polarizzato lo scontro elettorale hanno fatto la differenza. Gli ottomila operai scesi in strada alla fine di marzo per difendere il posto di lavoro, non il "padrone" - gente delle cokerie, degli altiforni, tute verdi e beige e rosse assieme a quelle blu - hanno inciso sul voto. E’ il male necessario con il quale convivere, la fabbrica. E la chiusura, in cambio del lavoro di bonifica delle aree compromesse - così come suggeriva il fronte ambientalista - non è stata giudicata una sufficiente garanzia di sopravvivenza per gli operai, con lo spettro di Bagnoli ad appena qualche centinaio di chilometri di distanza. Non è un caso, allora, che a 24 ore dal risultato elettorale la Fiom - con il segretario nazionale, Maurizio Landini e i vertici regionali - ha deciso di far tappa a Taranto. Un tempismo perfetto: nessuna interferenza nelle giornate del voto ma, all’indomani della consultazione, il sindacato arriva a dire la sua. L’occasione formale è stata il rinnovo dei quadri sindacali che sta toccando tutta la Penisola, ha spiegato lo stesso Landini, pronto a rimettere linfa vitale nell’organizzazione di categoria dei metalmeccanici (per Taranto la proposta è quella di Donato Stefanelli). «Inutile negare che l’elettorato tarantino - ha spiegato il segretario generale della Cgil di Taranto, Luigi D’Isabella - nell’urna ha dato una risposta soprattutto al problema dell’Ilva. E l’ha fatto in una maniera ragionata, dando soltanto il giusto spazio a quel fronte ambientalista che voleva chiudere la fabbrica in tutto o in parte. E’ nostro interesse che le emissioni siano controllate e solleciteremo il Governo ad intraprendere la strada delle bonifiche. E’ stato proprio Monti a ricordarci che questa fabbrica è importante per l’Italia, non solo per Taranto». Gli fa eco Rosario Rappa da poco eletto segretario regionale della Fiom Sicilia: «Uno dei quartieri che ha votato di più per il sindaco uscente Stefàno è stato proprio il rione Tamburi, quello a ridosso dello stabilimento». Come a dire: fa più paura la fame che le polveri. Trentamila mila posti di lavoro (12.500 solo all’Ilva più 4.000 di indotto e la restante parte fra Cementir e l’intero comparto), tanto conta il settore industriale a Taranto. E se si aggiunge la vicina aeronautica a Grottaglie si capisce su cosa, per la gran parte, si basi l’economia della città. «L’Ilva è la più grande fabbrica dell’acciaio in Europa - spiega Landini - e, naturalmente, la dimensione nazionale pone problemi che vanno affrontati ben oltre l’ambito locale. In questa chiave è necessario rendere compatibile la produzione, che deve continuare, con l’impatto ambientale. E per questo sono impegnati i vertici della Fiom nazionale e della Cgil». Tradotto in termini più chiari, la Fiom intende sedersi ad un tavolo di trattativa nazionale e sollecitare le forze politiche e il Governo «ad un piano straordinario di investimenti» pubblici e privati sulla fabbrica. «E sul piano della compatibilità ambientale - spiega il segretario nazionale Fiom - le proposte arriveranno a breve, perchè ci stiamo lavorando da tempo e saremo in grado di offrirle presto al Governo». Il paragone, va da sè, è quello della Ruhr, in Germania, la più grande regione industriale d’Europa (intorno alle miniere di carbone si concentrano acciaierie, cokerie, laminatoi, industrie chimiche, del vetro, delle ceramiche, ma la Ruhr è anche una delle zone più ecologiche: 100 milioni di marchi investiti per riconvertire l’area delle ex acciaierie Thyssen in uno dei più grandi polmoni verdi d’Europa). «Se è possibile produrre acciaio nel cuore dell’Europa e consentire a chi ci lavora di operare in un ambiente ecosostenibile, potrà essere possibile anche a Taranto», attacca Landini. Per questo la Fiom ha già preso contatti con il sindacato tedesco per costruire un modello di fabbrica nella siderurgia che sia possibile duplicare nell’intero territorio dell’Unione. In questa chiave, la Puglia fa da apripista con la sua legge regionale antidiossina. «Non è vero che in Europa non si produce più acciaio - attacca Landini - è vero invece che le fabbriche si stanno qualificando su acciai speciali». La siderurgia non muore, quindi, si riqualifica per stare sul mercato. Però, per farlo occorrono investimenti statali. «In Italia - continua Landini - non si è lavorato per costruire una filiera produttiva. Basta guardare il settore delle energie alternative». All’Ilva, di 12.500 operai solo la metà - ha spiegato Rappa - sono iscritti al sindacato. Di questi, mille alla Fiom, che si vede superata da Uilm e Fim. Anche per questo è cominciato il ricambio interno: «Gli operai, soprattutto i giovani, devono tornare al sindacato», ha assicurato Landini. Lorena Saracino Corsera

giovedì 19 aprile 2012

Candidati facciaffaccia

Confronto sulle questioni ambientali tra i candidati a Sindaco del Comune di Taranto
Legambiente vi invita a partecipare

Venerdì 27 aprile 2012
Sala della Biblioteca civica Pietro Acclavio
Piazza Dante, 8 - Taranto - ore 17.30


Il Circolo Legambiente di Taranto organizza un confronto pubblico tra i candidati alla carica di Sindaco per il Comune di Taranto il giorno 27 aprile alle ore 17.30 presso la Sala della Biblioteca civica Pietro Acclavio in Piazza Dante 8 a Taranto.
Al centro del confronto le questioni ambientali che Legambiente ritiene prioritarie per la città.
Hanno finora assicurato la loro presenza Angelo Bonelli, Dante Capriulo, Massimiliano Di Cuia, Alessandro Furnari, Patrizio Mazza, Ippazio Stefano.
Riteniamo il confronto di sicuro interesse per tutti i cittadini e vi invitiamo a partecipare.

mercoledì 11 aprile 2012

Il Grillo parlante

Prima del comizio, il camper. É lì che Beppe Grillo incontra Alessandro Furnari, il candidato sindaco del MoVimento 5Stelle.
Il comico-tribuno sta attraversando l’Italia su quattro ruote abitabili. Lo incontriamo a bordo mentre la folla si accalca all’esterno e le digitali puntano sul parabrezza.
Parte dal paradosso, Grillo. E poi tira diritto, sferzante e irriverente. Ce n’è per tutti, anche per Dio. «Qui non ho niente da dirvi: sapete già tutto di ciò che non va. Ma qui accadono cose strane: ho incontrato gente sana!». Ci sarebbe da ridere ma non ride nemmeno lui. «Mi sento responsabile, ragazzi. Sono genovese: vi abbiamo ceduto l’area a caldo delle nostre acciaierie. E adesso siete afflitti da una patologia degna di un neuropsichiatra: lavoro contro salute!».
Secondo Grillo, chiudere lo stabilimento sarebbe una sciagura. E il paradosso raddoppia. «Taranto senza siderurgia? A parte i lavoratori… che fine farebbero le pompe funebri, i barellieri, i falegnami, i fiorai, i marmisti, le farmacie, i radiologi». E c’è una protesta da raccogliere, indirizzare. Ma qui da vent’anni le proteste s’intrecciano. Hanno assunto colori e forme diverse: i grillini arrivano tardi? La piazza è piena, però. Tutto esaurito per Grillo e le sue 5Stelle.
«C’è sempre spazio per rivendicare il futuro. Tutto è sempre possibile. Dipende da noi. In Belgio, senza Governo stanno risolvendo i loro guai. L’Islanda chiude due banche mentre i cittadini riscrivono la Costituzione. Qui a Taranto e a Lecce la wireless non va, però si produce carbone. Si brucia il coke: roba vecchia. C’è la diossina qui… e comunicare è utopia. Giriamo a vuoto, ragazzi! Il veleno lo s’ingoia già nella culla e ti insegnano che farne a meno è anche difficile. Eppure, cambiare si può. Mandiamo a casa chi dice e non fa, ad esempio. Chi divide i cittadini sull’evasione fiscale, mettendoci uno contro l’altro».
Antipolitica a basso costo, anzi gratis? «Certo che no – ribatte Grillo – la nostra è un’idea, non un partito. Non contestiamo i fondi pubblici: non li prendiamo e basta. Siamo quello che diciamo. E facciamo quello che diciamo. Questa è politica».
Nel camper ci sono due collaboratori. Uno siede al volante, l’altro è di fronte al computer. Twitter e Facebook sono gli altoparlanti di Grillo che ogni giorno, con un post, tiene vivo il MoviMento.
«Taranto è un paradiso distrutto. Si potrebbe vivere col minimo, con la nuova agricoltura: eravate il granaio dei romani, altro che carbone!».
Taranto senza Ilva possibile? E l’Italia senza… «gli italiani, se possibile». Grillo alla battuta non rinuncia. Nasce comico e della politica continua a ridere urlando per rabbia.
«L’economia sta bruciando soldi con una rapidità pazzesca mentre il ragioner Monti continua a fare il contabile. Chi lavora in un grattacielo newyorkese decide per noi.. che intanto viviamo di voto di scambio. Dobbiamo sognare un altro futuro che non sia la sopravvivenza. Sembra difficile ma a lungo termine alcuni obiettivi ce li possiamo anche dare: energia pulita e agricoltura, perchè no? Non sono qui ad insegnare. I nostri candidati hanno entusiasmo e sono incensurati. Noi siamo fatti così».
Grillo lascia il camper e si concede alla folla. Battuta-stoccata-battuta-stoccata: ce n’è per tutti, da Casini a Vendola, passando per Monti. Anche Dio è nel copione. «Scendi da lì -urla Grillo fissando il balcone del Carmine – vieni tra noi ma non mandare tuo figlio: stavolta non è roba per bambini». (CdG)

martedì 17 gennaio 2012

Signor Sindaco ma lei è davvero in buona fede?

Le poniamo questa domanda dopo aver ascoltato la trasmissione di Radio1 non tanto per le inesattezze che ha riportato quanto per aver nascosto quella parte di Verità che avrebbe cambiato totalmente lo scenario delle sue dichiarazioni, atte a crearsi un’immagine di paladino dell’ambiente e della salute che le sta lentamente scivolando sotto le scarpe.
Sono mesi che il “Comitato Donne per Taranto” le sta indirizzando lettere per avere risposte riguardo all’ordinanza del Quartiere Tamburi e che stiamo affermando, con dati alla mano, che le sue dichiarazioni sono fuorvianti e dal nostro modesto punto di vista “pericolose” per la salute dei bambini; ma ciò che ci lascia allibite è la sua capacità di continuare su questa linea. E allora ci chiediamo se davvero lei sia in buona fede!
La sua laurea in medicina (con tesi annessa) è davvero un valore aggiunto o solo il suo coniglio nel cilindro da tirar fuori da abile prestigiatore, nei momenti in cui mancano le argomentazioni ed è necessario stupire in qualche modo il pubblico? E sì signor sindaco perché un medico dovrebbe sapere che la concentrazione di sostanze nel terreno come quelle ritrovate sono pericolose per la salute, in modo particolare quella dei bambini e un medico non può, non deve, dire il contrario.
Ma andiamo per ordine.
Anzitutto lei continua a parlare di “Ordinanza del Berillio”.
Le vogliamo ricordare, per l’ennesima volta, che dalla relazione tecnica descrittiva dei suoli redatta a giugno 2010, si evidenzia che il suolo profondo è contaminato non solo da Berillio (come lei imperterrito continua a dichiarare), ma anche da Antimonio, Idrocarburi, Arsenico, Cromo, Nichel, Cobalto, e il suolo superficiale (per intenderci quello che i bambini toccano, ingeriscono, respirano..) oltre che da Berillio (che a quanto pare a lei piace molto) anche da Piombo, Antimonio, Zinco, PCB, Idrocarburi, tutti con valori che vanno ben oltre quelli tabellari previsti dal D.lgs 152/06, tanto da configurarsi come rischio sanitario non accettabile.
Non dimentichi che l’analisi di rischio parlava di rischio tossico non accettabile anche per il Piombo, dato che l’Arpa non ha mai contestato e che quindi va ritenuto fuori da ogni contestazione.
Il Piombo, come lei medico dovrebbe sapere, è un elemento che può causare numerosi effetti indesiderati, come anemia, danni ai reni, danni al sistema nervoso, danni cerebrali, diminuzione della capacità di apprendimento, disturbi comportamentali nei bambini, come aggressività, comportamento impulsivo ed iperattività, oltre a poter entrare nel feto attraverso la placenta della madre e causare serio danneggiamento del sistema nervoso e del cervello nei bambini non nati.
Ma lei che è un medico, tutte queste cose le sa, ed è per questo che le poniamo la domanda: “ma lei è davvero in buona fede?”
Il fatto che si ostini a parlare SOLO di Berillio, con fare da prestigiatore, dimenticando o meglio volendo far dimenticare che ci sono altre sostanze PERICOLOSE per la salute dei bambini, come la vede? Si dia da solo la risposta perché noi ce la siamo già data!
Inoltre lei continua ancora ad affermare che le istituzioni hanno dichiarato che non c’è pericolosità per quei terreni ma lei sa benissimo che questa non è la Verità o per lo meno non è TUTTA la Verità!
Le Istituzioni avevano chiesto che le analisi fossero ripetute, cosa che a distanza di oltre un anno e mezzo NON ci risulta sia stato fatto.
Vorremmo ricordarle quanto veniva dichiarato da Arpa Puglia ad agosto 2010 con documento indirizzato a Regione Puglia, Comune e Provincia: “è necessario verificare la correttezza dei dati, ripetendo le analisi…” e ancora: “nel caso in cui la ripetizione delle prove analitiche dovesse confermare il dato, bisognerebbe effettuare una serie di campioni nel suolo superficiale all’intorno dei due hot spot al fine di circoscrivere il plume di contaminazione, sia orizzontalmente che verticalmente e intervenire con misure di messa in sicurezza di emergenza nell’area interessata dalla contaminazione”.
Lo stesso Istituto Superiore di Sanità in data 7/09/2010 dichiarava: “per quanto riguarda i superamenti dei valori di PCB, si concorda pienamente sulla ripetizione delle analisi nei punti contaminati” e ancora: “si suggerisce di effettuare uno studio per la determinazione dei valori di fondo per il parametro Berillio in zone non impattate dalle attività industriali di Taranto…”
Allora Signor Sindaco la domanda iniziale ha un senso perché davvero non capiamo se a lei queste cose sfuggono o se, pur conoscendole, preferisce non prenderle in considerazione.
Ci chiediamo con quale coraggio lei continua a dire che “è tutto a posto” che non ci sono problemi” quando, invece, le ripetizioni delle analisi non sono state effettuate?
Quando, nonostante tutto, quei terreni non sono stati MAI messi in sicurezza?
Lei sa benissimo che sta omettendo una parte di Verità che cambierebbe il senso delle sue dichiarazioni!
In tutto questo tempo di “attese”, lei è così sicuro che tutti i bambini entrati in contatto con quel terreno non siano stati contaminati da queste sostanze e non possano essere potenziali “malati”?
E’ così convinto che la sua opera di minimizzazione (e non solo la sua) e la mancanza di verità e di coraggio nel prendere decisioni, coerenti anzitutto con la sua professione (che sbandiera in ogni dove) e poi con il suo ruolo di tutore della salute pubblica, non abbiano contribuito a rendere i figli di quel Quartiere, per esempio affetti da Deficit di Attenzione ed Iperattività (ADHD)? Una delle tante malattie per cui è stata accertata la relazione con la contaminazione da Piombo.
E’ questo è solo uno dei tanti scenari di patologie possibili per quei bambini!
Tutto ciò signor Sindaco la lascia davvero dormire tranquillo mentre continua la sua scalata per le prossime elezioni?
E allora ci risponda: lei è davvero in buona fede?

Se a questo punto come dichiara quell’ordinanza “è stata vana” e quindi non ha più motivo di esistere, perché non ha il coraggio di ritirarla?
Non le sembra anche questo un atteggiamento alquanto privo di ogni logica?
La nostra domanda iniziale assume poi un sapore ancor più amaro in riferimento alla sua ultima affermazione, quando cioè dichiara “stiamo lavorando per spostare le scuole o le residenze così come spostare quelle persone che abitano proprio in vicinanza della grande Industria!”
Ma se per un attimo ascoltasse le sue dichiarazione come semplice cittadino, non si renderebbe conto da solo che stridono parecchio?
Non si accorgerebbe da solo che c’è una sorta di ambiguità e di controsenso?
Nell’arco di 5 minuti lei afferma che “non c’è pericolo” che “la grande industria non inquina più” ma, contemporaneamente, che è necessario spostare gli abitanti prossimi alla grande Industria.
Paradossale, non le sembra?!!
Questo è tutto ciò che è capace di mettere in atto?
La deportazione di una fetta di cittadinanza che si sta vedendo negare diritti fondamentali quali la Salute, la Vita e ora anche la LIBERTA’?!
No, signor Sindaco noi non ci stiamo (e siamo in tanti a non “starci”!): se “qualcuno” si deve spostare o meglio deve “sloggiare” (deve CHIUDERE!) non sono certo gli abitanti dei Tamburi;
e se a lei questa lettera non è andata giù, sappia che è solo un antipasto perché ad ogni affermazione lontana dalla Verità, da oggi in poi, ci troverà sempre pronti a chiederle: ma lei è davvero in buona fede?”

Comitato Donne per Taranto
Ail Taranto

lunedì 2 gennaio 2012

Acciaio, acciaio e ancora acciaio

Economia a Taranto. L’acciaio stretto tra crisi e doppio voto

Da oggi riprende la sua marcia il treno nastri numero 1 all’Ilva. La notizia, già anticipata nei giorni scorsi, coincide con l’inizio dell’anno e con altri passaggi congiunturali della produzione siderurgica di segno opposto, come la riduzione da 10 a 5 turni imposta dalla crisi di commesse al tubificio 1 e al tubificio Erw. Che il 2012 si aprisse in chiaroscuro per lo stabilimento siderurgico si sapeva. In ottobre si è temuto, addirittura, un nuovo ricorso alla cassa integrazione e aleggiava lo spettro di una permanente riduzione della domanda di acciaio tale da imporre una corrispondente riduzione della produzione e, quindi, una revisione dei numeri degli occupati. Del resto, più volte, Fabio Riva, vicepresidente del Gruppo, ha dichiarato che lo stabilimento siderurgico di Taranto poteva marciare solo a pieno regime per la sua natura (il ciclo integrale) e per le necessità legate al mercato. Una riduzione produttiva poteva essere considerata solo come temporanea altrimenti avrebbe comportato una revisione sensibile degli assetti occupazionali.

L’ultima «istantanea» sullo stato del mercato dell’acciaio Fabio Riva l’ha offerta a fine novembre, quando a Taranto ha presentato il Rapporto ambiente e sicurezza. «Situazione pesante, pesantissima» aveva detto. E in un altro intervento, sempre in quell’occasione, Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai, aveva aggiunto: «Il 2011 è stato un anno pessimo e prevediamo che nel 2012 le cose possano andare anche peggio». Restano dunque le incertezze per i prossimi dodici mesi, ma si prova a guardare con minor pessimismo al futuro se non altro per il dato complessivo della produzione che, nel 2011, è salita da cinque a sei milioni di tonnellate d’acciaio. Solo, però, fra qualche settimana si potrà capire quale corso prenderanno le cose.

Il 2012, tuttavia, sarà un anno importante non solo dal punto di vista economico. Ci sono appuntamenti importanti legati al rapporto tra fabbrica e territorio. A Taranto si vota per il rinnovo del Consiglio comunale e dell’Amministrazione civica. Nella temperie elettorale molto conterà la materia ambientale. Gli ultimi dati dell’Arpa sulle emissioni di diossina certificano una decisa riduzione dell’inquinante in atmosfera, addirittura al di sotto della media prevista dalla legge regionale del 2008. Proprio nei giorni scorsi ci sono movimenti politici (i grillini) o ambientalisti di lungo corso (Fabio Matacchiera) che hanno polemizzato con l’Arpa e con la Regione Puglia, in particolar modo con il presidente Nichi Vendola, ritenendo discutibili le rilevazioni effettuate dall’Ag enzia regionale per l’ambiente.

Questo sembra dirla lunga sul clima dei prossimi mesi e sulle polemiche a sfondo elettorale che potrebbero prendere il sopravvento facendo perdere di vista tutta una serie di obiettivi importanti come il monitoraggio in continuo della diossina (previsto inizialmente dalla stessa legge regionale) o la riduzione di altri pericolosi inquinanti come il benzoapirene. Temi, questi ultimi, assai importanti sul cammino della eco-compatibilità delle industrie: un percorso assai difficile e complesso sul quale molti si spendono con grandi esercizi verbali, ma che deve essere affrontato concretamente, passo dopo passo, altrimenti rimane nell’alveo degli slogan. C’è, infine, la partita del referendum sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva. Il comitato «Taranto futura» si batte perché sia indetta dal Comune la consultazione e si è rivolto al presidente della repubblica perché, sulla base dell’ultima sentenza del Consiglio di Stato, il Comune acceleri sull’organizzazione del voto. Un’altro passaggio importante per la città. E per la fabbrica. Su cui misurarsi in questo 2012 che è appena cominciato. (GdM)

domenica 11 settembre 2011

Una riunione di Altamarea

AltaMarea domani decide il suo futuro

Altamarea domani sera decide il suo futuro. L’appuntamento è per le 18, nel salone del Centro Giovanile Universitario, in via Viola. L’assemblea generale dovrà eleggere il nuovo Consiglio composto da 21 persone. Il “parlamentino” successivamente nominerà i sette componenti del direttivo che eleggeranno il nuovo presidente.
Il sodalizio ambientalista, attualmente, è guidato da Biagio De Marzo cui toccherà aprire i lavori. «Si tratta di un appuntamento importante – sottolinea – non solo per l’elezione del Consiglio e la conseguente costituzione degli organi previsti dallo statuto, con l’assegnazione dei vari incarichi, ma anche perchè sarà occasione per relazionare su tutto quanto è stato fatto e sui risultati ottenuti in questi mesi ed ancor di più per parlare delle prospettive e degli obiettivi futuri».
E’ questo, infatti, l’aspetto su cui si concentrerà la maggiore attenzione e, intorno al quale, probabilmente, si svilupperà il dibattito. Già nei mesi scorsi, a conclusione della vicenda Aia Ilva, AltaMarea aveva lasciato intendere di voler percorrere altre strade. Sul “che fare” si sono svolti anche una serie di incontri tra le anime dell’ambientalismo ionico nel tentativo di giungere ad una linea condivisa. Nonostante gli sforzi, le divisioni restano, anche se le associazioni hanno tacitamente sancito tra loro un patto di non belligeranza. Domani AltaMarea chiama a raccolta il suo popolo: i circa 250 iscritti ma anche simpatizzanti e quanti, in ogni caso, si sentono idealmente vicini alle battaglie sostenute dall’associazione. Un percorso cominciato trionfalmente a novembre del 2009 con la marcia dei trentamila che costrinse il Consiglio regionale ad approvare la legge antidiossina. Non fa mistero dell’importanza del momento Luigi Boccuni che interverrà dopo la relazione del presidente. «A mio modo di vedere – dice - abbiamo il dovere morale di illustrare al popolo di Altamarea cosa abbiamo in mente: è arrivato il momento di coagulare intorno a noi quanta più gente possibile, desiderosa di provare a cambiare i destini della nostra amata città e dei suoi figli. Ci siamo assunti la responsabilità di consegnare una prospettiva degna alle future generazioni e allora mi appello alla coscienza di tutti affinchè possiamo in questa fase dare quel qualcosa in più, ognuno nel suo piccolo. La nostra assemblea è aperta a tutti ed a costo di avere problemi logistici chiediamo di partecipare a tutti i cittadini che condividono le nostre battaglie. Sarebbe il primo passo per uscire dalle nostre stanze e far vedere con i numeri che abbiamo le potenzialità per ambire ad un progetto così elevato. Sarebbe inoltre una spinta importante anche per noi stessi, per pensare che ce la possiamo fare davvero. Vogliamo trasmettere alla gente l’entusiasmo e la voglia necessarie per credere fermamente alla meravigliosa utopia che abbiamo in testa».
AltaMarea, quindi, dopo aver acceso il movimento ahttp://www.blogger.com/img/blank.gifmbientalista e dopo essere stata la spina dorsale delle battaglie contro l’inquinamento in questi anni, cambia veste. O per lo meno ci prova chiamando a raccolta il suo popolo e chiedendone il sostegno. Una scelta che farà, sicuramente, discutere e che animerà il dibatitto cittadino nei prossimi mesi. (CdG)

domenica 30 maggio 2010

Uilm vince all'Ilva

ILVA: UILM VINCE ELEZIONI RSU DI TARANTO. ORA RIAPRIRE SU INTEGRATIVO

(ASCA) - Roma, 29 mag - "La Uilm ha vinto le elezioni per il rinnovo delle Rsu nello stabilimento dell'Ilva di Taranto e si e' riconfermata la prima organizzazione sindacale nella fabbrica piu' grande d'Italia che e' anche il sito siderurgico piu' vasto d'Europa. Qui lavorano circa 12.000 addetti".
Lo annuncia Rocco Palombella, il Segretario generale della Uilm dopo lo scrutinio delle schede terminato nella tarda serata di ieri.
Le liste della Uilm hanno ricevuto 4.259 consensi (pari al 44,82% dei voti), conquistato 39 seggi delle Rappresentanze sindacali unitarie ed accresciuto di un paio di delegati la rappresentanza degli eletti rispetto alla precedente consultazione elettorale.
Nella fabbrica tarantina dell'Ilva, di proprieta' della famiglia Riva, si sono recati per votare nei 45 seggi, aperti per la consultazione tenuta tra mercoledi' e venerdi' scorsi, 9.869 lavoratori che hanno trovato sulle liste ben 350 candidati distribuiti nelle liste di sette collegi elettorali: i voti validi sono stati 9.755 e 100 le schede bianche e nulle.
Alle spalle della Uilm, la Fiom con 3.063 preferenze (29,88% dei consensi) e 26 seggi Rsu conquistati; ancora dietro la Fim con 25,28% dei consensi (25,28%) e 22 seggi Rsu.
"E' stato un grande momento democratico- sottolinea Palombella- e la Uilm ha conseguito un grande successo.
L'azienda nel corso della 'campagna elettorale' ha mostrato un atteggiamento avverso nei confronti della prima organizzazione sindacale in fabbrica e Fiom e Fim hanno alzato il livello della competizione nei confronti dei nostri candidati. Sforzi vani rispetto ad un esito del voto che premia un gruppo dirigente metalmeccanico di qualita' come quello guidato da Antonio Talo'. Ora aumenta ancor di piu' l'impegno verso la citta' e nei confronti dei lavoratori che hanno permesso una nuova vittoria delle nostre liste a Taranto. La Uilm ora onorera' quanto contenuto nella propria piattaforma elettorale: l'apertura della vertenza sul contratto integrativo scaduto da 2008, perche' le imprese siderurgiche stanno faceno utili col mercato dell'acciaio che tira ed i lavoratori vanno premiti. Poi, e' bene che i 500 lavoratori somministrati dell'Ilva vengano stabilizzati e che gli impianti della fabbrica completino le procedure di ammodernamento".
Il leader della Uil, Luigi Angeletti "stata la prima persona che mi ha chiamato- conclude Palombella- al termine dello scrutinio. E' rimasto un metalmeccanico come noi, sindacalisti che stanno tra la gente e continuano a confrontarsi sempre coi lavoratori".

venerdì 28 maggio 2010

Promesse e realtà

Da una nota di P.F. su facebook

Verba volant, scripta manent....(il programma politico del nostro Sindaco)

Tanti meriti vanno riconosciuti alla indiscutibile moralità della azione politica che caratterizza questa amministrazione.
Il difetto più grande, sicuramente, aver perso completamente la memoria sulle questioni ambientali.
Sembra impossibile, ma il Sindaco diceva queste cose in campagna elettorale e lo scriveva nel Programma Politico che tutti quanti possono visualizzare seguendo questo link
....
Riporto alcuni passaggi, quelli che oggi appaiono i più drammaticamente esilaranti se osservati con la impietosa memoria storica che la rete consente.........
Verba volant, scripta manent......eppure i medici il latino lo studiano!!!

--------------------------

Il Comune di Taranto deve recuperare l’autorevolezza necessaria per rinegoziare il suo ruolo di interlocutore privilegiato nei confronti della grande industria, degli enti, delle istituzioni, della Marina Militare; deve dimostrare grande attenzione alla diversità dei bisogni della gente; deve saper cogliere e concretizzare tutte le occasioni di sviluppo; deve, con la sua azione di governo, ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini.
Queste saranno le caratteristiche dell’amministrazione che dovrà ridare alla città la dignità, la dimensione ed il ruolo di città europea.
E’ fondamentale oggi un ritorno alle passioni della politica intesa come partecipazione vera, che scaldi i cuori della gente semplice dando loro la speranza e la volontà di cambiamento.
Il dr. Stefàno è la persona giusta, con la sua storia umana, professionale e politica che non ha oggi eguali nella nostra città. Egli può determinare la svolta indispensabile e noi che lo sosteniamo impegneremo tutte le nostre forze.

--Taranto, l’Ilva e il sistema delle grandi industrie

a)
dall’emergenza ambientale allo sviluppo ecocompatibile
L’ambiente, come parametro del cambiamento di una comunità che non deve più inseguire i problemi ma anticiparne e governarne i processi di trasformazione, è qualità della vita ma anche inevitabile passaggio del nostro territorio da una dimensione macroindustriale ad un grande terziario complesso, che per un lungo periodo dovranno convivere. Ambiente e sviluppo si incrociano e il governo di questa convivenza ed i tempi e i modi di questa trasformazione saranno il banco di prova della nuova classe dirigente cittadina e del suo buon diritto a rappresentarne gli interesi.
Noi ci troviamo oggi a dover convivere con una doppia realtà: da un lato quella macroindustriale, rappresentata principalmente dall’Ilva e dall’Agip, dall’altra quella del macro-terziario, rappresentato dallo sviluppo della portualità e retroportualità. Una situazione questa che nei prossimi anni tenderà a creare una conflittualità che avrà bisogno di essere governata. Noi rifiutiamo con forza di prendere in considerazione l’unico, obbligato futuro che ci propina Riva: acciaio, più acciaio e sempre ancora solo acciaio.
-----omissis-----
Di converso per avere solo un’idea di quanto sia drammatica ed in piena emergenza ambientale la nostra situazione basti sapere che dai camini dell’Ilva viene fuori il 10% di tutto l’ossido di carbonio diffuso nell’atmosfera dell’intera Europa, il 9% di piombo, il 9% di diossina, l’8% di idrocarburi policiclici aromatici. A comporre un quadro ancora più preciso, oltre a questa miscela micidiale di emissioni, c’è la collocazione dell’Ilva di Taranto al vertice della classifica per la quantità e qualità di fumi dannosi per la salute e l’ambiente che esce da un solo impianto.
Sono dati questi che, per l’autorevolezza della fonte, rapporti dell’Eper (il registro europeo sulle emissioni inquinanti) devono costringerci ancora una volta a stare con i piedi per terra evitando di lanciare improvvidi quanto assolutamente strumentali messaggi di inversione della tendenza in atto che abbiamo sentito riecheggiare proprio alcune settimane orsono in occasione del tavolo di verifica sull’atto di intesa. Questi sono dati che internet fa viaggiare in tutto il mondo e contribuiscono ad ingenerare nell’immaginario collettivo come conseguenze: una città ed un territorio poco accogliente e non salubre e con scarsa capacità attrattiva di investimenti esterni.

b) Un presidio forte ed autorevole al servizio esclusivo di una comunità indifesa.

La nuova amministrazione comunale marcherà chiari segnali di discontinuità con il comportamento assunto dalle passate amministrazioni ma anche con l’inazione che fin dal suo insediamento sta caratterizzando la gestione della Provincia. La scelta di rinuncia alla costituzione di parte civile nei recenti procedimenti giudiziari da parte di Comune e Provincia è stata scellerata e sciagurata poiché ha privato la comunità tarantina di un forte potere di condizionamento verso la grande industria in direzione di interventi ben più incisivi e significativi che non quelli prodotti con gli atti di intesa, assolutamente poco rilevanti rispetto alla complessità della problematica..
Spetta alla nuova amministrazione erigere un presidio forte, autorevole e non condizionato, sul piano sia politico che economico, né dal ricatto occupazionale, erigere un presidio al servizio esclusivo di una comunità indifesa.
-----omissis ...
Intanto vogliamo provare a rompere il silenzio imbarazzante che ha avvolto l’entrata in funzione delle batterie 3/6. Come è noto dopo le ordinanze del 2001 ed i decreti di sequestro disposti dal Magistrato da diversi mesi quegli stessi impianti sono tornati in marcia. Anche chi non è esperto di siderurgia sa ben quale sia la differenza fra gli impianti sottoposti a revamping (operazioni che sono state effettuate) e realizzazione di nuovi impianti con tecnologie innovative. Viene da chiedersi a cosa sia servito tutto questo tempo se non a sopportare la sequela di lamentazioni e la diffusione di quella specie di leggenda metropolitana con contorno di ricatti occupazionali periodici sulla mancanza di coke.
Dopo ordinanze e sequestri, a garanzia della tutela ambientale ci dobbiamo accontentare delle prescrizioni della Regione a firma dell’ex governatore Fitto che accompagnano il provvedimento autorizzatorio alla ripresa delle attività di queste batterie ovvero: “la ditta è tenuta a mantenere le emissioni sotto i limiti imposti dalla normativa vigente ed a contenere, in ogni caso, le emissioni stesse ai livelli più bassi possibili a seguito dell’utilizzo cui è tenuta dalla migliore tecnologia man mano disponibile”. Chi si era illuso che al posto delle batterie 3/6 una volta spente dovessero essere realizzate una o due batterie completamente nuove e tecnologicamente avanzate dal punto di vista dell’ecocompatibilità si è sbagliato. Nulla sappiamo né alcuno chiede ai tavoli di verifica sull’applicazione dell’atto d’intesa del tipo di lavori che sono stati fatti ed in particolare se, e quali sono le caratteristiche, siano stati installati efficienti dispositivi di captazione ed abbattimento polveri e fumi in particolare durante le operazioni di sfornamento. Dispositivi che erano assenti nelle vecchie batterie e che, peraltro è abbondantemente noto, non funzionano o funzionano male nelle altre. Il controllo secondo queste prescrizioni è affidato all’installazione dell’impianto di monitoraggio in continuo di polveri, anidride solforosa e ossido di azoto secondo i parametri indicati dall’assessorato regionale all’ambiente e alla trasmissione dei dati on-line al dipartimento Arpa di Taranto. Ovviamente di tutto questo non c’è traccia. Questa del monitoraggio è un’altra farsa che ci trasciniamo da anni. Le batterie ripristinate sono ormai in funzione da quesi due anni ma nessuno ci dice se l’impianto di monitoraggio funziona e quali dati abbia finora prodotto. Nessuno lo dice semplicemente perché non si è fatto assolutamente nulla.
Continua la farsa che da ben oltre 8 anni dalle prescrizioni della Giunta regionale del luglio 1998 non uno solo dei 6 camini annessi alla cokeria e lo stesso camino E312 dell’impianto di agglomerazione è stato collegato per il monitoraggio in continuo. Continua quella presa in giro nei confronti della comunità secondo cui l’organo di controllo oggi l’Arpa, si limita ad acquisire i certificati analitici relativi ad analisi in autocetrtificazione sugli oltre 200 punti di emissione convogliata senza che mai ci sia stata alcuna campagna di riscontro sia pure a campione sugli impianti più critici dal punto di vista della tipologia e quantità delle emissioni inquinanti. La verità, la scomoda ed inquietante verità è che i controlli non si fanno pur essendoci ormai leggi e prescrizioni che ne dettagliano le modalità.
----omissis-----
L’intesa con l’Asl per realizzare un luogo fisico (inagibili i locali in cui è attualmente la sezione Arpa di Taranto) dove legare ricerca e didattica per un sistema integrato dei controlli ambientali non basta. Nel riscrivere l’atto d’intesa, che è obiettivo prioritario della prossima amministrazione, va posto con forza la necessità di realizzare un luogo fisico all’interno dello stabilimento siderurgico ove far operare una adeguata task-force formata da tecnici e ricercatori dell’Arpa, dello Spesal aperta a ricercatori delle facoltà universitarie di Scienze Ambientali ed Ingegneria Ambientale.
-----omissis -----
Rispetto alla situazione attuale il Piano a regime prevede praticamente stabilmente in marcia n.4 altiforni al max della loro capacità produttiva, le 10 batterie di forni a coke, gli impianti di agglomerazione, le due acciaierie. E’ naturale che l’intensificazione dei processi di combustione e/o di trasformazione delle materie prime (altiforni, cokerie e agglomerazione), o di trasformazione della ghisa in acciaio (acciaierie) determina conseguentemente la liberazione da queste attività di una maggiore quantità di inquinanti sia sotto forma di gas che di particolato sottile oltre che allo stato liquido. Uno scenario assolutamente incompatibile con l’attuale situazione ambientale del territorio i cui strati bassi dell’atmosfera, non va mai dimenticato, sono già saturi di inquinanti allo stato gassoso tanto che per alcuni di essi, in particolare gli idrocarburi policiclici aromatici, il loro diradamento necessita mediamente di oltre 50-60 anni.
D’altro canto questo scenario è assolutamente incompatibile anche con le recenti prescrizioni comunitarie conseguenti alla cosiddetta accelerazione degli impegni legati alla Conferenza di Kyoto e che prevedono l’abbattimento di oltre il 20% come prima tranche iniziale nei prossimi anni di CO2. Uno scenario che vanificherebbe gli stessi risultati, tutti da verificare, attesi dall’introduzione rigorosa e puntuale delle BAT.
-----omissis
Proporremo la creazione di un tavolo permanente costituito da un comitato tecnico-politico cui demandare il compito di valutare periodicamente i dati dei diversi monitoraggi ambientali, a partire da quelli relativi alla qualità dell’aria, già sufficientemente disponibili, e predisporre una sorta di protocollo di azioni da intraprendersi e a cui devono attenersi le grandi imprese quali ad esempio periodiche riduzioni di marcia di alcuni impianti. Il comitato potrebbe essere formato dal Presidente della Regione, dal Presidente della Provincia, dal Sindaco di Taranto, dal Direttore generale dell’Arpa, dal Direttore del Dipartimento di Prevenzione, dai Presidi delle facoltà di Ingegneria Ambientale e di Scienze Ambientali.
-----------------------------------------------------------------------------

ma udite....udite....il pezzo forte è questo:


Al fine di non far gravare indiscriminatamente su tutte le fasce sociali i costi del risanamento verranno riviste tutte quelle misure adottate dal commissario straordinario di incrementi ai massimi livelli di imposte e tariffe, senza le riduzioni, le graduazioni e le agevolazioni pure previste a favore delle fasce più deboli. In particolare per l’incremento dell’addizionale comunale dallo 0,4 allo 0.8% dovrà essere definito in reddito minimo da esentare. Anche in considerazione dell’emergenza determinatasi con l’incremento dell’Ici nella misura massima occorre rapidamente porre mano alla revisione degli estimi e delle rendite catastali degli immobili del quartiere Tamburi sui quali si abbatte devastante l’azione di degrado e di svalutazione patrimoniale a seguito dell’inquinamento da parte della grande industria, ponendo a carico di Ilva la differenza del mancato introito nelle casse comunali.

Caro SIndaco,
ci avevo creduto........e per questo avevo scelto Lei.